Archivi del giorno: 12 agosto 2010

Il Pianeta asfissiato dal “fumo passivo” | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Il Pianeta asfissiato dal “fumo passivo” | Il Fatto Quotidiano.

Un rapporto pubblicato su Science: “È come se la Terra fumasse due pacchetti di sigarette al giorno”. Le emissioni di gas serra di origine umana soffocano gli oceani

“È come se la Terra fumasse due pacchetti di sigarette al giorno”. Parola di Ove Hoegh-Guldberg, biologo marino dell’università del Queensland che ha guidato uno degli studi più esaustivi sull’influenza dei cambiamenti climatici sugli oceani: 10 anni di analisi raccolte in un rapporto pubblicato quest’estate su Science.

Il centro della ricerca è che le emissioni di gas serra di origine umana stanno soffocando gli oceani, distruggendo gli ecosistemi marini e spezzando la catena alimentare. Una serie di cambiamenti irreversibili che il pianeta non viveva da milioni di anni. A farne le spese non sono soltanto le barriere coralline o i ghiacci polari che si sciolgono, ma milioni di persone in tutto il mondo che vivono grazie alle risorse marine.

Insomma, il pianeta è asfissiato dal fumo “passivo”. Hoegh-Guldberg spiega che gli oceani sono i polmoni della Terra, producono la metà dell’ossigeno presente in atmosfera e assorbono il trenta per cento dell’anidride carbonica di origine artificiale.

Ma l’ecosistema si sta modificando. Il mare sta rapidamente diventando più caldo e acido, la circolazione oceanica sta cambiando e si stanno espandendo sempre più le cosiddette “zone morte” cioè le aree dove l’ossigeno è quasi nullo. Tutto questo si ripercuote sui principali ecosistemi marini: le barriere coralline tanto pubblicizzate nei depliant delle vacanze last minute stanno sbiancando (e morendo) a causa delle acque troppo acide, le “foreste” di alghe laminarie, grandi produttrici di ossigeno, muoiono come pure gli alberi abbattuti sulla terraferma. Tutto ciò spezza la catena alimentare: pesci sempre meno numerosi, più piccoli e più malati. “Se continuiamo a percorrere questo cammino – spiega lo scienziato – arriveremo a una condizione che noi come umani non abbiamo mai sperimentato. È chiaro che la Terra non ce la fa senza gli oceani. Questa è l’ennesima prova che siamo sulla buona strada per la prossima estinzione di massa”.

Oggi 3,5 milioni di persone basano la loro sopravvivenza sulle risorse alimentari che provengono dal mare, ma nel giro di vent’anni saranno il doppio. Da questi studi viene previsto che Paesi come il Bangladesh, lo Sri Lanka e l’Indonesia, che già si trovano sotto il livello del mare, saranno i più colpiti dall’innalzamento del livello oceanico che, in media, è già di tre millimetri l’anno, ma nell’Oceano Indiano è molto più alto.

Il mese scorso il direttore esecutivo del Programma ambiente delle Nazioni Unite (Unep) Achim Steiner ha valutato economicamente le barriere coralline, foreste e altri ecosistemi naturali: “generano servizi per un valore pari a diversi trilioni di dollari, che sorreggono la vita e l’economia della Terra”. Cifre a dodici, diciotto zeri. E secondo gli autori dello studio stiamo raggiungendo un punto di non ritorno, dopo il quale ogni sforzo sarà vano. Un cerotto anti-fumo potrebbe non bastare per un polmone allo stadio terminale.

Antimafia Duemila – Rapporto Onu sull’Afghanistan: 1200 civili uccisi nei primi 6 mesi dell’anno

A otto anni dall’inizio della guerra in Afghanistan non c’è ancora segno di pace all’orizzonte, ma che senso ha tutto cio’? Basta guerra, via le nostre truppe subito

Fonte: Antimafia Duemila – Rapporto Onu sull’Afghanistan: 1200 civili uccisi nei primi 6 mesi dell’anno.

Oltre 1.200 civili sono stati uccisi in Afghanistan nei primi sei mesi dell’anno e il numero dei civili morti o feriti e’ aumentato del 31% rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo ha annunciato oggi il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan Staffan de Mistura.

“1.271 civili sono stati uccisi e 1.997 sono rimasti feriti, per la maggior parte in modo grave”, ha detto Mistura in una conferenza stampa a Kabul.

L’Onu ha poi rilevato un aumento del 25% del numero di civili uccisi dagli insorti e dalle forze internazionali. Nei primi sei mesi del 2009 sono stati 1.013 solo gli afghani uccisi.

In totale, sempre nello stesso periodo, il numero delle vittime – sia morti che feriti – e’ aumentato del 31%.

Antimafia Duemila – Palazzolo alla ”Stampa”: ”Nelle stragi impossibile solo mano mafiosi”

Fonte: Antimafia Duemila – Palazzolo alla ”Stampa”: ”Nelle stragi impossibile solo mano mafiosi”.

«È impossibile che i mafiosi abbiano fatto tutto da soli. Come potevano sapere gli spostamenti di un magistrato che viaggiava con voli privati di Stato? E poi che interesse avevano a colpire Falcone, quando ormai si era trasferito a Roma?». Lo sostiene, in un’intervista a ‘La Stampà, Robert von Palace Kolbatschenko, al secolo Vito Roberto Palazzolo, accusato di essere la mente del riciclaggio dei profitti mafiosi, nel 1985 condannato in Svizzera a tre anni di prigione per il caso ‘Pizza Connection’. Uscito dal carcere si era trasferito in Sudafrica, dove vive ancora oggi. Da oltre vent’anni la magistratura italiana chiede, senza esito, la sua estradizione. Sull’ipotesi di una trattativa tra Stato e mafia, Palazzolo spiega che «solo i capi del Ros lo sanno». Sulle vicende giudiziarie che lo riguardano sostiene: «la mia storia processuale italiana dimostra come sia stato oggetto di una vera persecuzione giudiziaria. Mi limito a dichiarare che sono stato condannato per ‘dolo eventualè, per aver consegnato 203 chili d’oro in lingotti a persone che in quel momento non potevo escludere facessero parte dell’organizzazione dedita al traffico di droga».

Il proiettile che vaga nello Stato assente | Il blog di Daniele Martinelli

Solidarietà a MAssimo Ciancimino e alla sua famiglia

Fonte: Il proiettile che vaga nello Stato assente | Il blog di Daniele Martinelli.

Massimo Ciancimino è testimone in varie procure che indagano sul mancato arresto di Bernardo Provenzano e sui mandanti delle stragi di Milano, Firenze e Palermo in cui morirono i giudici Falcone e Borsellino. Sta svelando particolari inediti sui rapporti tra mafia, politici, forze dell’ordine e servizi segreti.
Massimo Ciancimino, figlio dell’ex mafioso sindaco di Palermo Vito, era atteso come secondo testimone al processo d’appello a carico di Marcello Dell’Utri, nel frattempo condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa perché in stretti rapporti con boss mafiosi almeno fino al ‘92.
Agli atti del processo era stato depositato uno stralcio di interrogatorio di Massimo Ciancimino reso a Firenze e 3 lettere, che negli anni a cavallo delle stragi fra il 1991 e il 1994, l’allora capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi alla vigilia e subito dopo la famosa «discesa in campo» in cui si fanno velate minacce e si parla del «contributo politico». Grandi mediatori di questa apparente trattativa, secondo Massimo Ciancimino, sono stati suo padre Vito e Marcello Dell’Utri. In aprile i giudici della Corte d’Appello di Palermo decisero di non ascoltare la testimonianza di Massimo Ciancimino chiesta dall’accusa rappresentata dal procuratore Antonino Gatto.

Il 15 ottobre nell’aula in cui si svolge il processo Mori-Obinu sulla copertura della latitanza di Bernardo Provenzano, Massimo Ciancimino rivela che «Nicola Mancino e Virginio Rognoni erano coloro che dovevano essere a conoscenza… quelli che avevano accreditato gli ufficiali». Sarà una coincidenza che l’attuale direttore di Mediaset sport sia Ettore Rognoni figlio di Virginio?

PM: “Perché suo padre non era d’accordo con le 12 richieste proposte dai corleonesi?
M. Ciancimino: “Perché non erano fattibili a nessun livello, nemmeno sul piano legislativo. Era una specie di lodo Alfano per tutti i mafiosi … nessun ufficiale poteva presentarsi da mio padre e dire ‘aggiusto i tuoi processi, faccio a, b, c’ senza aggiungere che c’erano nomi politici a garantire. Perché il ragionamento di mio padre sarebbe stato ‘come puoi dirmi che farai questo o quello se non riesci a fare nemmeno le tue inchieste? non sei credibilé. Mi sembra logico, no?».

PM: “E qual era «l’aggiustamento» che stava più a cuore a suo padre?”
M. Ciancimino: “Il maxi-processo“.

PM: “Perché tutto questo tergiversare prima della consegna del papello ai magistrati?
M. Ciancimino: “Ci sono stati sempre degli impedimenti.

PM: “Adesso gli impedimenti non ci sono più?
M. Ciancimino: “Non può immaginare cosa non ho fatto per avere le carte che ho dato alla procura. Non posso raccontarlo ma è roba da non crederci…

Il primo febbraio scorso Massimo Ciancimino racconta che fu il medico di Totò Riina Antonino Cinà (morto nel 2006 imputato con Dell’Utri) a consegnargli il “papello” destinato alla trattativa. Era il 29 giugno 1992. L’incontro avvenne a Mondello, periferia di Palermo nei pressi del bar Caflisch. “Facemmo lì perché a Mondello c’era molto traffico, era difficile parcheggiare…

Massimo Ciancimino getta ombre sull’ex procuratore Pietro Giammanco: “Fu lui a bloccare l’inchiesta su mafia e appalti” quella su cui Giovanni Falcone aveva messo gli occhi, ripresa in mano da Paolo Borsellino poche settimane prima della sua morte. Pietro Giammanco, il procuratore “amico” di Salvo Lima, avrebbe consegnato personalmente quel rapporto, bruciando le indagini del Ros. Tanto che, nel ‘92, quando i carabinieri chiesero a Vito Ciancimino di aiutarli nella caccia ai superlatitanti, il figlio Massimo sentì il padre rispondere così: “Ma se non riuscite a fare l’inchiesta su mafia e appalti perché Giammanco ve la blocca, come potete trattare?

Il 2 febbraio Massimo Ciancimino nell’aula del carcere dell’Ucciardone racconta: “Dopo l’arresto di Provenzano mio padre (Vito ndr) si convinse che era stato sostituito, scavalcato, nella trattativa tra lo Stato e Cosa nostra. E anni dopo mi rivelò che, secondo lui, il nuovo referente istituzionale sia della mafia sia dei soggetti che avevano condotto la trattativa era Dell’Utri“. Dichiarazioni con le quali Ciancimino “traduce” uno dei tanti pizzini di Provenzano consegnati a suo padre durante la latitanza e ora nelle mani dei pm Nino Di Matteo ed Antonino Ingroia.
Nel 2001 Provenzano scriveva a Vito Ciancimino “Mi è stato detto dal nostro senatore (Dell’Utri) e dal nuovo presidente (Cuffaro) che spingeranno la soluzione delle sue sofferenze” facendo riferimento anche all’avvocato Nino Mormino, ex parlamentare berlusconiano e attuale difensore di Dell’Utri. I 3, secondo Massimo Ciancimino si sarebbero dovuti adoperare per una legge che prevedesse l’amnistia o l’indulto per favorire suo padre VIto, che dopo la condanna per mafia aveva altri guai giudiziari.

Cose inventate e inverosimili“.. “qualcuno vuole buttare fango su di me e su Berlsuconi” replicò quel giorno al Tg1 Dell’Utri”.

Dopo le stragi Falcone e Borsellino gli ufficiali Mori e De Donno contattarono Vito Ciancimino attraverso Massimo . Racconta Ciancimino: “Inizialmente il colonnello Mori ed il capitano De Donno chiesero a mio padre informazioni per catturare Riina e Provenzano“. Poi le trattative cambiarono. Riina, per interrompere le stragi, aveva inviato a Vito Ciancimino il famoso “papello” con una serie di richieste a favore dei mafiosi detenuti. “Ma secondo mio padre quelle richieste erano improponibili. Nemmeno Provenzano le condivideva“. Poi dopo la stage di via D’Amelio del luglio ‘92, i rapporti tra Vito Ciancimino ed i carabinieri cambiarono: “Mio padre convinse Provenzano a ‘tradire’ Riina per farlo arrestare dai carabinieri chiedendogli di riprendere le redini di Cosa Nostra perché Riina stava rovinando tutto, sia Cosa Nostra sia il consenso che essa aveva in una parte della società siciliana.” E sarebbe stato Provenzano a circoscrivere su una mappa del quartiere Uditore la via Bernini, dove si nascondeva Riina, arrestato il 15 gennaio ‘93. Ma quel “covo” non fu poi perquisito: e ciò, secondo Massimo Ciancimino, “per un preciso accordo tra i carabinieri, mio padre e Provenzano. I carabinieri sapevano che le indicazioni per l´arresto di Riina arrivavano da Provenzano, ma Riina non doveva cogliere il senso del tradimento.

L’11 febbraio 2010 Massimo Ciancimino dichiara in aula: “Alla fine degli anni ’70, la mafia avrebbe deciso di investire nel mattone dirottando un enorme flusso di denaro su Milano 2″ dell’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi.

In aprile esce il libro di Massimo Ciancimino “Don Vito” edito da Feltrinelli, presentato anche a Corleone, paese natìo di Vito Ciancimino e di Bernardo Provenzano.

Il 21 maggio Massimo Ciancimino finisce sui giornali per l’indifferente diffidenza dei bolognesi nei suoi confronti e racconta: “A Palermo, quando passo per strada, c’è gente che sputa in terra, almeno qui no.”

Il 30 giugno il Collegio San Luigi di Bologna rifiuta l’iscrizione alla prima elementare di Vitoantonio Ciancimino, 5 anni, figlio di Massimo “a causa del suo cognome.” Il preside del noto Collegio bolognese, padre Giuseppe Montesano, dice che “Bologna non è il San Luigi. Lo iscriverò in un’altra scuola.”

In tutto questo tempo di rivelazioni ai magistrati Massimo Ciancimino è stato oggetto di minacce, ma ieri gli è giunta a casa quella più pesante, più inaccettabile: un prioettile di kalashnikov di 10 centimetri in una busta indirizzata all’unico nipote di Don Vito “Vitoandrea Ciancimino, Torrearsa 5“. Allegato un papello di tre righe stampate a computer in cui si legge:

“Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli”
“Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo”
“Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto”

La notizia non ha trovato spazio in nessuna prima pagina dei quotidiani di oggi. I due principali nazionali l’hanno nascosta tra le pieghe della pubblicità. Repubblica la riporta a pagina 16, il Corriere a pagina 24.

Ultimo dettaglio: nessun uomo di governo, a partire da Silvio Berlusconi, ha espresso solidarietà a Massimo Ciancimino per quella minaccia inenarrabile rivolta a un bimbo di 5 anni. Nemmeno Marcello Dell’Utri e nessun ministro. Il loro eroe rimane Vittorio Mangano e il suo silenzio mafioso. La solidarietà la esprimono solo a Totò Cuffaro. Dannate coincidenze.

B. evasore salvo grazie al Pdl, Lega (e P3) | Il blog di Daniele Martinelli

Quale giornale chiede a berlusconi di questo furto di 165 milioni di euro di tasse non pagate allo stato?

Fonte: B. evasore salvo grazie al Pdl, Lega (e P3) | Il blog di Daniele Martinelli.

Affare fatto! Berlusconi può anche cadere, tanto, ormai, uno dei decreti salva-evasioni fiscali (sue) ha sortito gli effetti sperati. Il decreto legge 40 del 25 marzo 2010 votato da Pdl, Lega e Alleanza nazionale (col naso turato) ha risolto l’evasione da 173 miloni di tasse risalente al 1991. Un provvedimento che consente al contribuente (Berlusconi) di archiviare i processi tributari giunti in Cassazione con due sentenze favorevoli mediante il pagamento del solo 5% del valore della lite. Una sorta di condono ad personam che nel caso specifico si riduce a soli 8,6 milioni. Un decreto contestato dall’opposizione per il mostruoso conflitto d’interessi ma anche dagli stessi finiani, che dopo essersi messi di traverso per 2 anni in più occasioni, hanno chinato il capo votando il cosiddetto “Lodo Cassazione” sulle “liti pendenti“.
Dunque la più grande e importate casa editirice italiana per Silvio Berlusconi si rivelata un doppio affare: comprata praticamente senza tasse di passaggio grazie a una sentenza che gli ha confezionato il giudice corrotto Vittorio Metta in cambio di 400 milioni di lire in tangenti, che gli allungò su commissione l’ex ministro Cesare Previti.

I 173 milioni evasi richiesti alla Mondadori dall’ufficio delle Entrate (tecnicamente legato al disavanzo di fusione con Amef) erano lievitati di altri 350 con gli interessi di mora di ben 18 anni. Una cifra importante per la casa editrice di Segrate presiduta da Marina Berlusconi, che ha chiuso l’esercizio del 2009 con 34 milioni di utile netto e un giro d’affari di un miliardo e mezzo. Tanto che il piduista intercettato al telefono dai magistrati di Trani con l’ex consigliere dell’Agcom Giancarlo Innocenzi, non si lamentava soltanto di Michele Santoro e di Annozero, ma anche dei 45 milioni richiesti da sua moglie Veronica Lario nell’ambito del divorzio, paragonata al “fisco vorace che me ne chiede 900.

E invece toh! gli è andata ancora bene con questo decreto passato in marzo. A saperlo prima avrebbe potuto evitare una grana ai suoi “4 pensionati sfigati” della p3. Già perché fu il vice segretario della Cassazione Oscar Fiumara a trasferire il contenzioso dalle sezioni unite della Cassazione (troppo severe) alla Corte Suprema (più buona) in accoglimento di un’istanza presentata dalla stessa Fininvest sul ricorso al pagamento dell’evasione fiscale. L’ok dato da Fiumara alla “lite pendente” è alla lente di un’inchiesta con un’intercettazione che per i magistrati proverebbe la corruzione. Quella registrata il 5 novembre 2009, dopo una settimana dal “trasloco” del contenzioso in “mani più sicure” tra il pitriplista Pasquale Lombardi e Oscar Fiumara che lo chiama per ringraziarlo.
Fiumara: “Debbo tirarle le orecchie…” ringraziando Lombardi per le bottiglie di vino pregiato speditegli prima dello spostamento del contenzioso.
Lombardi: “Un qualcosa di raro, Bue Apis 2004…
Fiumara: “Troppa roba… ecco, via… tutte queste bottiglie sono troppe, troppe… non si ripeta mai più. Grazie“.
Lombardo: “Grazie a lei per quello che ha fatto. … Eccellenza, arrivederci.“.

Con una cricca così in qualche modo “crakki”. P3 o ddl su misura l’affare è fatto. Ora, con soli 8,6 milioni, la Fininvest di Berlusconi e famigghia potrà dormire sonni tranquilli senza aspettare il terzo grado di giudizio, tanto gridato e decantato nel nome della “presunzione di innocenza” per l’esercito di inquisiti, corrotti, rinviati a giudizio, prescritti e condannati per mafia come i Marcello Dell’Utri, che delle fortune economiche di Forza Italia e della Fininvest sono state colonne portanti.
Berlusconi, dobbiamo ammetterlo, ha capito come gira l’Italia. Se in Mondadori ti beccano a rubare un libro ti ammanettano. Se ti rubi l’intera casa editrice la fai franca due volte. Quindi più rubi, più puoi disporre di soldi con cui corrompere chi ti sta intorno. Anche i giudici, purtroppo. In questo senso Bossi ha ragione a dire che siamo nella palude. Lui e il suo partito sono parte della melma verde complice di corruttori, corrotti ed evasori fiscali. Li attendiamo a nuove elezioni per governare ancora questo paese finito e disinformato. La banda Minchiolini assieme alle troupe televisiomafiose sono già all’opera. Sono tutti là, a Montecarlo in cerca della Ferrari di Tulliani.

Spie come loro | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Spie come loro | Il Fatto Quotidiano.

C’è un motivo preciso per cui la denuncia del deputato di centrodestra Carmelo Briguglio sullo spionaggio organizzato da spezzoni dei Servizi segreti ai danni di “parlamentari non graditi” va presa molto sul serio. Ed è un motivo talmente documentato e circostanziato che dovrebbe spingere al più presto il Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Massimo D’Alema – a convocare il premier per chiedergli, in sede istituzionale, chiarimenti e spiegazioni.

Ieri Briguglio, che è un membro del Copasir, in un’intervista al Fatto, ha rivelato come vi siano stati dei suoi “colleghi di area finiana spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi” e come su di essi siano stati “confezionati dossier”. Della cosa, ha aggiunto, se ne sta occupando proprio il Comitato che ha per questo già ascoltato Italo Bocchino. Bene, come è noto, il dossieraggio degli avversari del Cavaliere da parte di 007 non è una novità. Tra il 2001 e il 2006 materiale su chi veniva considerato un nemico di Berlusconi è stato raccolto e archiviato in un ufficio del Sismi in via Nazionale a Roma, diretto da Pio Pompa. E in qualche caso i dossier si sono poi tramutati in articoli pubblicati da Libero e da Panorama. L’intero schedario, nel quale compariva pure uno struggente fax in cui Pompa ricordava al premier di essere un “suo uomo fedele e leale”, è stato poi scoperto dalla Digos.

Dal blitz è nata a Perugia un’indagine per peculato contro Pompa e il suo superiore, Nicolò Pollari. I due però si sono rifiutati di rispondere alle domande dei pm sostenendo che per difendersi avrebbero dovuto violare il segreto di Stato. E Berlusconi per iscritto ha loro ufficialmente dato ragione. Per il capo del governo, dunque, schedare e spiare gli avversari politici rientra “tra le indispensabili attività istituzionali” dei Servizi. Una tesi da Stato sovietico che il 9 giugno ha spinto il gip a rivolgersi alla Corte costituzionale, sollevando un conflitto di attribuzione. Ma la questione non è solo giuridica. È politica. Perché attiene ai diritti e alla libertà dei cittadini. Il premier che ha avallato i dossieraggi via Nazionale e, forse, lo spionaggio dei finiani, oggi deve spiegare. E il posto giusto per farlo c’è. Si chiama Copasir. Ma deve farlo subito. Prima che la democrazia muoia, uccisa dalla sua macchina del fango.

Blog di Beppe Grillo – Camigliano, il Comune virtuoso commissariato

La camorra è al governo…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Camigliano, il Comune virtuoso commissariato.

I sindaci che danno il buon esempio, come quello di Camigliano, sono rimossi! Sono un cattivo esempio per i cittadini.
“Scusate l’OT ma questa è troppo grande: SINDACO PUNITO PER AVER DIFESO I DIRITTI DELLA GENTE . “Con decreto del ministero dell’Interno ieri il sindaco Vincenzo Cenname è stato rimosso dal suo incarico. L’epilogo giunge a conclusione della lunga battaglia intrapresa dal primo cittadino contro la legge 26 che, promulgata lo scorso mese di gennaio, introduce la provincializzazione della gestione integrata dei rifiuti. Per attuare la normativa e prevedere il passaggio di consegna, la Provincia aveva richiesto ai Comuni di fornire i dati relativi alla Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani) e alla Tia (tariffa igiene ambientale). Sui 104 sindaci del Casertano, l’unico ad opporsi alla richiesta era stato Cenname, che aveva dichiarato: “Non posso cedere ad una legge che non tutela i cittadini e che porterà a un servizio meno efficiente con un costo più elevato”. Il sindaco, ingegnere ambientale, da anni ha attuato la raccolta differenziata nel suo paese. Con grandi sforzi e senza mai aumentare la Tarsu, ha raggiunto il 65% di rifiuti differenziati. Partendo dalla consapevolezza di far bene per il suo paese il sindaco non aveva fatto dietro-front neanche quando la prefettura di Caserta lo aveva diffidato a consegnare i dati…..”
Maggiori dettagli su:http://www.retecivicanapoli.org/elgg/retecivica/weblog/5011.html” E’ sempre più urgente SPAZZARE VIA LA CRICCA!”. Paolo P.

I Fini a senso unico – Peter Gomez – Voglio Scendere

Fonte: I Fini a senso unico – Peter Gomez – Voglio Scendere.

da ilfattoquotidiano.it, 9 agosto 2010

L’insistenza con cui tutti giornali italiani chiedono spiegazioni a Gianfranco Fini sull’affaire monegasca è una cosa positiva. È un bene che pure in questo Paese chi fa politica cominci finalmente ad abituarsi all’idea di dover rispondere alle domande poste dall’opinione pubblica. Ed è un bene che anche i Tg, per una volta, seguano con attenzione un caso controverso che riguarda un potente eletto in parlamento.
Del resto, come si fa a non essere d’accordo persino con il Corriere della Sera quando, dopo aver letto l’articolato comunicato firmato presidente della Camera sulla questione dell’appartamento di Montecarlo, abbandona la sua proverbiale prudenza e scrive che, nonostante tutto, “i dubbi restano”. E poi, almeno in linea di principio, sempre il quotidiano di via Solferino, ha pure ragione quando ricorda che vendere una casa come ha fatto Alleanza Nazionale “a soggetti creati proprio per sfuggire al fisco (due società off shore ndr) non è forse il comportamento più lineare per un partito di governo”.
Tutto bene, insomma. No, perché tranne pochissime eccezioni (e noi de Il Fatto ci consideriamo tra queste) le domande scomode i giornali e le tv italiane le fanno solo a senso unico. Cioè solo ai nemici o agli avversari del presidente del Consiglio.

Eppure, se solo si volesse restare nel campo delle off shore, si potrebbe chiedere conto e ragione proprio a Silvio Berlusconi delle decine e decine di società domiciliate nei paradisi fiscali di mezzo mondo a lui direttamente riconducibili (lo ha stabilito la sentenza per la corruzione dell’avvocato inglese David Mills).
Se invece si volesse parlare di residenze estere, abitate non da parenti o affini, ma direttamente dai proprietari poi entrati in politica, ci si potrebbe sbizzarrire tra Antigua e le Bermuda dove di ville, ovviamente controllate da off shore, il Cavaliere ne possiede almeno sei. Anche sulle tasse c’è poi solo l’imbarazzo della scelta. Per essere assolto – con la formula “perché il fatto non costituisce più reato” – dall’accusa di aver accantonato, sempre all’estero, più di millecinquecento miliardi di lire di fondi neri, il premier ha dovuto far approvare una legge apposita. E nonostante le promesse che andavano nel senso esattamente contrario ha quindi aderito a più o meno tutti i condoni fiscali varati dai suoi governi.

Roba vecchia, diranno in molti. Berlusconi negli anni è cambiato. Sarà. Fatto sta che solo la legge sul legittimo impedimento lo mette oggi al riparo dal processo Mediatrade. Un procedimento in cui è accusato di “appropriazione indebita” e “frode fiscale” per aver concorso nel 2002-2005 (mentre era presidente del Consiglio) a rubare 34 milioni di euro dai bilanci di Mediaset (società quotata) e a frodare il fisco per 8 milioni di euro con effetti tributari sensibili ancora fino al settembre 2009.
Ovviamente l’elenco delle domande che andrebbero fatte a Berlusconi (e che nessuno nei Tg e in quasi tutti i giornali fa) è molto più lungo. Se solo se ne avesse il coraggio, si potrebbe parlare con lui di mafia e di mazzette. O si potrebbero addirittura contestare al premier le ostentate frequentazioni con un pregiudicato per corruzione giudiziaria: l’avvocato Cesare Previti che comprò i giudici del caso Mondadori con soldi, e in nome e per conto, del suo più celebre cliente. In fondo l’accusa mossa al coordinatore del Pdl, Denis Verdini, almeno dal punto di vista politico, è una sola: essersi visto ripetutamente con un tipaccio (amico di Berlusconi e Dell’Utri) come Flavio Carboni.

Intendiamoci, tutto questo non sposta di una virgola il dovere di Fini di spiegare, meglio di quanto non abbia fatto finora, che cosa è successo nel principato di Monaco. Ma chiarisce bene il motivo per cui le tv generaliste perdono ormai un milione di telespettatori all’anno e la stampa italiana è sempre più in crisi. I lettori e i telespettatori a poco a poco il gioco (sporco) dei media lo stanno capendo. E per tutti diventa ormai evidente come in Italia, quando si parla di giornalisti, ma non solo, il problema sia sempre quello evidenziato molti anni fa da Leo Longanesi: “Qui non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

ComeDonChisciotte – TASSARE I PIÙ RICCHI:

E’ garantito a tutti dalla Dichiarazione di Indipendenza. Se ‘felicità’ è una parola dal significato poco definito, l’infelicità causata dalla profonda disuguaglianza economica è stata oggetto di dimostrazione da parte di Richard Wilkinson e altri, i quali hanno mostrato che essa porta a un incremento degli omicidi, dell’obesità, dell’uso di droghe, di problemi mentali, dell’ansia, di gravidanze in età adolescenziale e del tasso di abbandono scolastico. La gente ha bisogno del lavoro per poter operare in modo sicuro e soddisfatto quale parte della società.

Questo è il motivo per cui dovremmo tassare i più abbienti. Non è socialismo. E’ un discorso tanto americano quanto la Dichiarazione di Indipendenza…

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ComeDonChisciotte – LA MORTE NATURALE DEL CAPITALISMO

Cala il sipario sul mondo unipolare che conosciamo e ora si pone urgente la questione se, come e quando le vere forze della democrazia, dei diritti umani, della pace e civiltà potranno dissipare la nube che ha coperto quello che una volta poteva essere considerato un modo di vivere decente.

La lunga discesa nel capitalismo totalitario interessato esclusivamente al profitto corporativo sta per finire il suo ciclo. La festa è finita e la bancarotta si avvicina. Non sappiamo però quanto durerà questa caduta libera dell’economia…

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