Archivi del giorno: 22 agosto 2010

Il ritorno del bue

Vergogna alla Fininvest e solidarietà al giudice Tescaroli

Fonte: Il ritorno del bue.

Alla notizia che la Fininvest ha intrapreso una causa civile contro il giudice Luca Tescaroli, “reo” di aver scritto insieme al collega Ferruccio Pinotti il libro “Colletti Sporchi”, si resta basiti. Viene in mente la parabola del bue che dà del cornuto all’asino. Ma qui siamo di fronte ad un attacco indegno, vile. Contro un magistrato che si è distinto per aver sempre applicato il principio sacrosanto della legge uguale per tutti.

Un giudice che ha sacrificato parte della sua vita e dei suoi affetti per istruire uno dei processi più complessi che la storia giudiziaria ricordi, quello per la strage di Capaci. Ed è questo che non gli viene perdonato.
A cavallo tra gli anni ’90 e gli anni 2000 Luca Tescaroli stava indagando sui cosiddetti “mandanti esterni” a Cosa Nostra. Quei soggetti che d’accordo con la mafia avevano collaborato alla realizzazione della strage contro Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i 3 agenti di scorta assassinati il 23 maggio del ’92 (e che avrebbero partecipato ancora più attivamente nella strage di via d’Amelio e in quelle del ’93). Ma dal capo del suo stesso Ufficio di Caltanissetta gli venne impedito di poter proseguire. A tal punto che il pm di origine veneta chiese di essere trasferito alla procura di Roma.

A distanza di 10 anni le nuove indagini sui “mandanti esterni” nelle stragi del ’92 e del ’93 confermano che una delle piste intraprese da Tescaroli andava perseguita.
Anche oggi nei confronti dei nuovi magistrati che conducono queste indagini delicatissime si profilano attacchi delegittimanti, meramente politici, finalizzati a impedire che si faccia luce su quelle stragi.
Quello che ora stupisce è indubbiamente il “ritardo” della Fininvest nell’intraprendere la causa civile contro Tescaroli. Ma non certamente le finalità di un simile gesto. Degno di un “regolamento di conti” di chi non intende accettare l’autorità giudiziaria.
La Fininvest intende forse far dimenticare quei contatti “non meramente episodici” tra Dell’Utri, Berlusconi e “i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato”, di cui si accenna nella richiesta di archiviazione della procura di Firenze del 1998 nei confronti degli stessi Dell’Utri e Berlusconi?
Non sarà certo un’archiviazione a cancellare il giudizio storico su questi due personaggi.
Per non parlare di quei “contatti” tra la Fininvest e ambienti mafiosi debitamente citati nella sentenza Dell’Utri di I° grado che lo ha visto condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Usare il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi per attaccare un magistrato integerrimo è un atto che si commenta da solo.
Negli anni della sua collaborazione diverse procure hanno applicato a Cancemi il c.d. Articolo 8 (L. 203/91) che prevede attenuanti speciali in virtù della sua attendibilità.
Nella stessa requisitoria di Luca Tescaroli al processo di I° grado per la strage di Capaci (la cui sentenza è stata emessa il 26 settembre 1997 dal presidente dott. Carmelo Zuccaro) vengono riportati i riscontri alle dichiarazioni rese da Salvatore Cancemi (la disponibilità da parte del boss Raffaele Ganci di un’autovettura Audi80, il coinvolgimento nell’attentato del  mafioso Giusto Sciarabba ecc.).
Lo squallore quindi di un simile attacco rientra nella politica di chi è oggi al potere e che sferra gli ultimi colpi perchè sente il terreno franare sotto i piedi.
A Luca Tescaroli la solidarietà di tutta la redazione di Antimafia Duemila insieme al profondo ringraziamento per il suo incondizionato servizio a favore della giustizia. Che non sarà minimamente scalfito da chi è destinato unicamente all’oblio.

Giorgio Bongiovanni
e tutta la redazione di Antimafia Duemila

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: “Si vuole imporre il silenzio”

Vergogna alla Fininvest e Solidarietà al giudice Tescaroli

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: “Si vuole imporre il silenzio”.

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: ”Si vuole imporre il silenzio”

Palermo – (Adnkronos/Ign) – Nel mirino della richiesta di risarcimento il libro ‘Colletti sporchi’ scritto insieme a Ferruccio Pinotti. Il magistrato: ”Sono senza parole. E’ in corso una campagna denigratoria”

Palermo, 21 ago. (Adnkronos/Ign) – A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del libro ‘Colletti sporchi’, edito da Rizzoli Bur, la Fininvest ha querelato uno degli autori del libro, il pm Luca Tescaroli, lo stesso magistrato che ha rappresentato l’accusa nel processo per la strage di Capaci a Caltanissetta, facendo condannare gli assassini di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo e di cinque agenti della scorta.

La Fininvest, come scrive oggi ‘Il Corriere della Sera’ chiede il risarcimento a Tescaroli “per gli ingentissimi danni non patrimoniali” procurati con la pubblicazione del libro. ‘Colletti sporchi’ è un libro intervista scritto da Tescaroli con il giornalista Ferruccio Pinotti e ripercorre, tra le altre cose, la vecchia indagine antimafia su ‘Alfa’ e ‘Beta’, nomi in codice per indicare Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Un fascicolo che è stato archiviato tempo fa. Tescaroli nel libro riporta atti giudiziari, ma anche dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Salvatore Cancemi.

Il pm Tescaroli non nasconde la propria ”sorpresa” per la richiesta di risarcimento da parte della Finivest. “Quando ho ricevuto la citazione – sottolinea all’Adnkronos – sono rimasto senza parole. Ero sorpreso per il fatto che nei confronti di un funzionario dello Stato, che ha sacrificato con senso del dovere ciò che ha di più caro, venga chiesto un risarcimento danni”. E ha aggiunto: “E’ stata comunque investita un’autorità giudiziaria che ha la competenza per decidere sulla fondatezza di quanto sostenuto nella citazione”.

“Ogni iniziativa giudiziaria deve essere rispettata – ha spiegato ancora il pm Luca Tescaroli – presenterò le mie difese al giudice che deciderà se accogliere la richiesta di citazione danni presentata dalla Fininvest”. Poi, il magistrato ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a scrivere il libro ‘Colletti sporchi’. “Innanzitutto – ha detto – volevo spiegare la pericolosità e le insidie di Cosa nostra, e in particolare dei cosiddetti ‘Colletti bianchi’ attraverso l’esperienza personale che ho maturato negli ultimi anni. Quindi, ho voluto anche rendere omaggio a tante, troppe vittime della mafia”.

Il magistrato, nel libro scritto insieme al giornalista Ferruccio Pinotti, cerca, tra le altre cose, di “descrivere la tenacia dei valori positivi dello Stato che la mafia cerca di colpire”. E ha ricordato che “un terzo del territorio nazionale, soprattutto da un punto di vista economico, continua a ricadere nel dominio di diverse organizzazioni mafiose. Infine, ho voluto mostrare come vive giornalmente un magistrato fornendo un motivo di riflessione ai cittadini”. Luca Tescaroli, che oggi è un pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, ha parlato poi della “campagna denigratoria” che si sta “attuando nei confronti dei magistrati” in Italia.

Infine, ha ricordato che già “il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Rocco Chinnici avevano capito l’importanza del parlare alla gente per indurre i cittadini ad avvicinarsi a un cammino verso la legalità”. E conclude: “Oggi si conoscono i mandanti e gli esecutori della strage di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e ai cinque agenti della scorta, direi che qualche risultato straordinario si è ottenuto se si considera che molti ‘delitti eccellenti’ dopo decenni rimangono avvolti nel mistero”.

“Piena e incondizionata solidarietà al collega Luca Tescaroli” è stata espressa dal presidente dell’Anm di Palermo, Antonino Di Matteo. “Evidentemente – dice Di Matteo all’Adnkronos – nel nostro paese diventano sempre più palesi e frequenti i tentativi di intimidire quei magistrati che ‘osano’ indagare a fondo sui rapporti tra la mafia e il potere. Argomento sul quale da troppe parti vorrebbe imporsi il silenzio”.

Blog di Beppe Grillo – I Testimoni di Bersani

Fonte: Blog di Beppe Grillo – I Testimoni di Bersani.

Il Pdmenoelle ci offre un’occasione straordinaria per fare proselitismo. Quando verranno a bussare alla porta i Testimoni di Bersani accoglieteli nelle vostre case. Poi mostrategli il filmato in cui Violante spiega come i post comunisti hanno regalato le televisioni a Berlusconi e, se non basta, anche le dichiarazioni di D’Alema sullo Scudo Fiscale, approvato grazie all’assenza dei pdimenoellini e per finire le dichiarazioni di Bersani per la privatizzazione dell’acqua e di Chiamparino per la TAV, il nucleare e gli inceneritori. I Testimoni vi ringrazieranno, stracceranno la tessera e si iscriveranno subito al MoVimento 5 Stelle.
“Caro Beppe, leggo con un misto di divertimento e sgomento che il Partito Democratico ha annunciato che lancerà il mese prossimo “la più grande mobilitazione porta a porta che un partito abbia mai promosso”. Prosegue il comunicato di Bersani & co. “Obiettivo è raggiungere il più alto numero di italiani, casa per casa, e informarli dei danni che il governo Berlusconi ha prodotto in questi anni”. Cioè questi post occhettiani che hanno devastato e svenduto il patrimonio del PCI (anche immobiliare nel senso di luoghi di aggregazione in nome di un partito sempre più “agile”) vogliono far fare ai loro militanti i testimoni di Geova. Vogliono venirmi a rompere i coglioni a casa per dirmi quali sono i danni del governo Berlusconi, danni di cui loro sono corresponsabili direttamente o indirettamene, per inettitudine o connivenza. E fantasiosamente chiamano il tutto “operazione porta a porta”. Dev’essere difficile per te far satira su di loro più di quanto se la fanno da soli…e purtroppo prendendosi pure sul serio. Buon tutto.” Fabrizio P.

Blog di Beppe Grillo – Inceneritori in tribunale

Blog di Beppe Grillo – Inceneritori in tribunale.

Le testimonianze scientifiche sui gravissimi danni alla salute prodotti dagli inceneritori sono ormai numerose e inconfutabili, i politici che li propongono e gli industriali che li costruiscono vanno portati in tribunale.
“Caro Beppe, vorrei portare a conoscenza del blog uno studio epidemiologico di recente pubblicato (Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia sull’insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti. Lo studio ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001- 2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all’esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da 3 a quasi 6 volte l’atteso. I danni che gli inceneritori provocano sono ormai indiscutibilmente riconosciuti; nello studio di Coriano, condotto in prossimità dei due inceneritori di Forlì e ben noto ai cittadini forlivesi, non sono state purtroppo indagate le malformazioni; tuttavia, nella popolazione femminile esposta nel livello sub-massimale, il più popolato, si è avuto un incremento del rischio di abortività spontanea del 44%. Malformazioni ed abortività spontanea sono eventi strettamente correlati in quanto quest’ultima riflette l’azione nociva sull’embrione e sul feto delle sostanze tossiche cui la madre è esposta e che, qualora non si arrivi all’aborto, può esitare in malformazioni. Sempre dallo studio di Coriano si documenta, nel livello di esposizione citato e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ), infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori (stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin, vescica, cervello, leucemie). Complessivamente, nell’area esaminata si sono contati ben 116 decessi oltre l’atteso fra le donne nei 13 anni presi in esame nel raggio di soli 3.5 km. Questo non deve stupire se si pensa che nelle emissioni degli impianti sono presenti inquinanti di ogni specie (dal particolato, ai metalli pesanti, alle diossine): i veleni rimangono tali anche alzando i camini o aumentando la velocità di espulsione dei fumi… Ai cittadini forlivesi sarà offerta, con l’inizio della raccolta “porta a porta”, una imperdibile occasione: dove questo metodo è stato applicato con serietà ha dimostrato di portare subito una diminuzione consistente dei rifiuti e l’incremento della quota di riciclo. Dobbiamo vigilare perché quando mancherà il combustibile non si cerchino scorciatoie per continuare a bruciare.” Patrizia Gentilini, Presidente ISDE Forlì

ComeDonChisciotte – ARMI CLIMATICHE. MOLTO PIÙ DI UNA SEMPLICE TEORIA DEL COMPLOTTO?

ComeDonChisciotte – ARMI CLIMATICHE. MOLTO PIÙ DI UNA SEMPLICE TEORIA DEL COMPLOTTO?.

DI ANDREI ARESHEV
Global Research

Il caldo anormale nelle regioni centrali della Russia ha già causato seri danni economici. Ha distrutto, senza difficoltà, il 20% degli appezzamenti agricoli del paese e, di conseguenza, il prezzo degli alimenti è destinato chiaramente a salire il prossimo autunno. Ma la cosa più grave è che gli incendi hanno infierito sulle terre di torba intorno a Mosca. In questi giorni, la maggior parte delle previsioni sul clima sono allarmanti: siccità, uragani e inondazioni diventeranno più frequenti e pesanti. Il Direttore del programma sul clima e sull’energia del Wildlife Fund, A. Kokorin, ha detto che la tendenza corrente non è un fenomeno casuale e non bisogna aspettarsi una sua diminuzione (1).

In questo particolare contesto, la credibilità delle proiezioni diffuse dal Wildlife Fund, un’influente organizzazione internazionale che dirige in tutto il mondo iniziative designate come programmi sulla protezione ambientale, è fuori questione (2).

Il motivo sta nel fatto che il riscaldamento globale, oggetto di appassionati dibattiti accademici (o, a volte, per niente eruditi), non è necessariamente un processo senza controllo. Per lo meno, l’incidenza di temperature insolitamente alte esclusivamente in Russia e in alcuni territori adiacenti richiede spiegazioni alternative.

Negli anni ’70, Z. Brzezinski evocò nel suo Between Two Ages il tema del controllo dei fenomeni metereologici, che considerava una forma più ampia di regolazione sociale. Senza dubbio, il peso del pensiero geopolitico statunitense non doveva rivolgersi solo all’aspetto sociale in sé ma anche alle potenziali implicazioni geopolitiche dell’influenza sul clima. Non fu l’unico autore a occuparsi della questione ma, per ovvie considerazioni, è improbabile che le informazioni sugli sviluppi nella sfera delle armi climatiche superino vincoli di secretazione in un immediato futuro.

M. Chossudovsky, un professore di economia della Ottawa University, ha scritto nel 2000 che il cambiamento climatico in corso potrebbe essere stato scatenato in parte dall’uso delle armi non letali di ultima generazione. Gli USA stanno senz’altro esplorando la possibilità di controllare il clima in diverse regioni del mondo. La tecnologia corrispondente è stata sviluppata nella struttura dello High Frequency Active Aural Research Program (HAARP) (3), il cui obiettivo è di costruire un potenziale per indurre la siccità, gli uragani, le inondazioni e i terremoti. Dal punto di vista militare, si ritiene che l’HAARP crei una nuova generazione di armi di distruzione di massa e un nuovo strumento di politica espansionista, che può essere usato per destabilizzare i sistemi ambientali e agricoli dei paesi presi di mira (4).

Tecnicamente, il sistema è noto per essere un apparecchio che emana radiazioni elettromagnetiche che colpiscono la ionosfera. Comprende 360 fonti e 180 antenne alte 22 metri (5). Nel complesso la stazione emette 3.600 kW verso la ionosfera, essendo il più potente sistema del mondo nel suo genere (6). Il programma, iniziato nel 1990, è stato finanziato dallo US Office of Naval Research e dallo US Air Force Research Laboratory e implementato da diversi laboratori universitari.

È naturale che, in alcune circostanze, si sollevino ipotesi di lunga portata. H. Chavez è stato messo in ridicolo per aver attribuito il terremoto di Haiti all’effetto di HAARP ma, ad esempio, sospetti analoghi si sono insinuati per il successivo terremoto del 2008 nella provincia cinese di Sichuan. Inoltre, c’è la prova che il programma statunitense per influenzare il clima abbracci non solo un certo numero di paesi e regioni, ma in parte ha basi anche nello spazio. Ad esempio, il velivolo orbitale X-37B che orbitava il 22 aprile 2010, da quanto viene riferito, aveva nuovi tipi di armi laser. Secondo il New York Times, il Pentagono nega ogni collegamento tra l’X-37B e qualsiasi arma da combattimento ma riconosce che il suo scopo è di supportare le operazioni di terra e di manovrare un certo numero di azioni ausiliarie (7). Il velivolo è stato costruito 11 anni fa come parte di un programma della NASA a cui è subentrata 6 anni fa la US Air Force e che l’ha totalmente secretato (8).

Le richieste di svelare i dettagli del programma sperimentale messo in pratica in Alaska vengono espresse sia dagli USA sia da molti altri paesi. La Russia non si è mai unita al coro, ma l’impressione è che gli sforzi mirati a un deliberato cambiamento climatico non siano un mito, e che in un futuro immediato la Russia – insieme al resto del mondo – fronteggerà un nuovo genere di minaccia. Al momento le armi climatiche possono raggiungere il loro scopo ed essere usate per causare siccità, distruggere i raccolti e provocare vari fenomeni anomali in alcuni paesi.

NOTE

(1)Odnako. – 2010. – № 28. – p. 33.

(2)Per i dettagli sulla Wildlife Fundation, vedi: http://www.globoscope.ru/content/aricles/2892/

(3)Program site: http://www.haarp.alaska.edu/. La stazione HAARP è situata in Alaska, 250 km a nord-est di Ankoridge.

(4)Chossudovsky M. Washington’s New World Order Weapons Can Trigger Climate Change // http://www.mindfully.org/Air/Climate–Change–Weapons.htm

(5)http://www.haarp.alaska.edu/haarp/gen.html

(6)http://www.kp.ru/daily/24494/648410/

(7)Surveillance Suspected as Spacecraft’s Main Role. Di William J. Broad // http://www.nytimes.com/2010/05/23/science/space/23secret.html? r= 1&hp

(8)Il Times ha affermato che lo strumento segreto potrebbe collaudare armi laser: http://www.newsru.com/world/24may2010/kosmorazvedhtml

Titolo originale: “Climate Weapons. More Than Just a Conspiracy Theory?”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
31.07.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FEDERICA DI EGIDIO

Quanto costa l’esercito di carta di B. | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Quanto costa l’esercito di carta di B. | Il Fatto Quotidiano.

Costano tanto i manganelli mediatici dei berlusconiani. Il paradosso di Libero e de Il Giornale, i due giornali più liberisti e antistatalisti è che non potrebbero stare sul mercato. Senza i soldi regalati dagli azionisti dovrebbero dimagrire o chiudere i battenti. Nel caso di Libero c’è l’aggravante del contributo statale: 20 milioni di euro negli ultimi tre anni. Il consigliere Maurizio Belpietro dovrebbe licenziare tutti i giornalisti per fare tornare i conti in ordine e permettere così al direttore Maurizio Belpietro di scrivere con la coscienza pulita i suoi editoriali affilati contro gli aiuti ai terroni spreconi. Anche Panorama fa segnare un calo delle vendite reali e dei ricavi in edicola. Se non contasse sulle promozioni che abbattono il prezzo non potrebbe sostenere i costi ingenti delle sue (sempre più rare) inchieste.
La politica nei bilanci
Per comprendere l’anomalia dell’editoria italiana più che agli articoli dei media berlusconiani bisogna leggere i loro bilanci. Basta confrontare le vendite di Libero e del Giornale con le spese per capire che non siamo di fronte a due imprese commerciali ma politiche, per fonti di finanziamento e finalità. Solo con l’interesse politico dell’editore si può spiegare il fenomeno più unico che raro di un quotidiano che perde copie ma non taglia il personale. Solo con la forza politica dei padroni si può spiegare il paradosso dei ricavi pubblicitari che schizzano alle stelle solo per loro nel periodo più nero della storia. Merito della concessionaria di pubblicità Visibilia di Daniela Santanché, sottosegretario del Governo Berlusconi.

Il Giornale smentisce tutte le favole sull’abilità imprenditoriale dei Berlusconi. La Sei, Società Europea Edizioni, che lo controlla ha perso 68 milioni di euro negli ultimi tre anni. Nel 2009 il rosso è stato di 17,7 milioni di euro, nel 2008 era a meno 22,7 milioni e nel 2007 raggiungeva addirittura 23,2 milioni. A soffrire è soprattutto la controllante Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria: l’indebitamento superava i 100 milioni nel 2006 ed è sceso solo a 77 milioni nel 2008, grazie alle iniezioni degli azionisti. L’arrivo di Vittorio Feltri ha portato un aumento di copie ma anche del fondo rischi per le cause legali salito da 2,1 milioni a 2,65 milioni. Per il 2010 si prevede una perdita a due cifre, nonostante il boom di vendite dello scoop sulla casa di Montecarlo. L’analista Paolo Sassetti ha studiato i conti degli ultimi dieci anni per concludere che la perdita è strutturale. Solo i continui aumenti di capitale dei soci hanno permesso di non attaccare al chiodo il costoso manganello del premier. Le inchieste e le cause perse costano. E a pagare scoop e bufale sono i familiari del beneficiario politico.

Il Giornale è controllato per il 63 per cento da Paolo Berlusconi (46 per cento con la sua Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria e il 17 per cento mediante la Arcus Multimedia) il restante 37 per cento è dalla Mondadori, guidata da Marina Berlusconi e controllata da Silvio e dai suoi figli. La perdita di decine di milioni all’anno si stempera e diluisce nel flusso degli utili della divisione libri (quella che può contare sulle vendite di Roberto Saviano, tra gli altri). E non si può certo dire che la divisione periodici sia aiutata dal settimanale Panorama. La diffusione del magazine rimane sopra le 400 mila copie ma la domanda è drogata con vendite a prezzi stracciate che hanno costretto il glorioso settimanale a offrirsi come una semi-free press a 0,99 euro in edicola e con il 70 per cento di sconto in abbonamento.
Il miracolo di Libero

Mondadori è un colosso dalle spalle larghe che può sopportare sia la crisi di Panorama che le perdite del Giornale. Dal 2005 al 2008 ha incamerato perdite per 70 milioni di euro, solo nel 2008 ne ha contabilizzate ben 16,6 milioni di euro. Non ci vuole un mago della contabilità per capire che Paolo Berlusconi non ha i soldi e nemmeno le ragioni imprenditoriali per continuare a investire sul Giornale che invece giova molto al fratello Silvio.

Anche Libero non sarebbe in grado di sopravvivere sul mercato. Sono lontani i picchi toccati nel 2006 con 144 mila copie diffuse. Il calo era cominciato con Vittorio Feltri che ha lasciato la sua creatura a 115 mila copie. Da agosto a dicembre, nella prima fase della direzione Belpietro alla direzione, le vendite sono crollate a 79 mila copie portando la media di vendita del 2009 a 92 mila copie. L’emorragia non si ferma e a dicembre del 2009 Libero era inchiodato a 70 mila copie, una posizione che – secondo le previsioni degli amminitratori – resterà valida per tutto il 2010.

La struttura del giornale è però cresciuta mentre le copie si dimezzavano e così il quotidiano controllato dalla famiglia Angelucci ha superato quota cento giornalisti dipendenti. Come fanno a pagare otto milioni di euro di stipendi ogni anno? I giornalisti che scrivono spesso contro Roma Ladrona sono interamente pagati grazie al contributo della presidenza del consiglio dei ministri. Nel 2007 il giornale allora diretto da Feltri aveva incassato 7,8 milioni di euro grazie a uno stratagemma è intestato alla Fondazione San Raffaele, controllata ovviamente dagli Angelucci (che quest’anno hanno generosamente contribuito alle casse del giornale con 5,6 milioni di euro) ma equiparata a un ente benefico.

Gli amministratori prevedono di incassare per il 2009 altri 6 milioni di euro ma nella relazione di accompagnamento al bilancio gli amministratori scrivono che il contributo per il 2008 non è stato ancora liquidato. Ci deve essere qualche problema con la documentazione anche se la società ha fornito tutte le sue delucidazioni. Se entrerà in vigore la riforma del settore, ci sarà un milione e mezzo di euro in meno. Per fortuna c’è Daniela Santanché che si occupa di raccogliere la pubblicità su Libero, con la sua Visibilia. Nel 2009, mentre il mercato italiano scendeva del 18,6 per cento la Santanché regalava a Libero un bel più 26 per cento portando il bottino pubblicitario a 10,8 milioni di euro. Una performance inspiegabile alla luce del crollo delle copie del quotidiano. E da quando Feltri è passato al Giornale, la Santanché lo ha seguito garantendo a entrambi i quotidiani la sua preziosissima pubblicità.