Archivi del giorno: 26 agosto 2010

Nei verbali di Spatuzza la storia di Schifani che fece da tramite tra Berlusconi e i Graviano | Il Fatto Quotidiano

Non mi sorprende per niente…

Fonte: Nei verbali di Spatuzza la storia di Schifani che fece da tramite tra Berlusconi e i Graviano | Il Fatto Quotidiano.

La notizia sarà pubblicata sul numero dell’Espresso in edicola domani. Le dichiarazioni dell’ex killer di Brancaccio sono al vaglio della procura di Palermo. Il senatore non risulta indagato

Ci fu un tempo in cui il senatore Renato Schifani non si occupava di politica. Faceva l’avvocato, civilista, e in questo ruolo agganciò spregiudicate conoscenze con uomini vicini a Cosa nostra. Erano i tempi in cui esibiva con orgoglio l’ormai mitico riporto in testa. Anni Ottanta, inizi dei Novanta. Epoca in cui l’allora intraprendente legale, che da lì a poco sarà eletto nel collegio siciliano di Altofonte-Corleone, avrebbe ricoperto un ruolo di prestigio, mediando i rapporti tra i fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, e il duo Berlusconi-Dell’Utri. La notizia viene riportata sul numero dell’Espresso in edicola domani. A firmare l’articolo è Lirio Abbate, ex cronista dell’Ansa che l’11 aprile 2006 fu il primo a dare la notizia dell’arresto di Bernardo Provenzano. Si parla di “ombre inquietanti” che emergono dal passato. Di “spettri” ripescati dentro a trent’anni di storia di un uomo che ha girato i tribunali di mezza Italia difendendo i patrimoni dei boss mafiosi.

Ombre e sospetti riportati a galla dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L’ex killer di Brancaccio, scrive l’Espresso, l’ottobre scorso davanti ai giudici di Firenze avrebbe parlato proprio di questo. Frasi messe subito a verbale e girate, per competenza, alla procura di Palermo. Documento top secret. Ma solo a metà. Una parte di queste pagine (le meno compromettenti) sono state messe agli atti del processo al senatore Marcello Dell’Utri (condannato a sette anni per concorso esterno).

Lo spunto, dunque, esiste. Saranno i magistrati a sviscerare il tema. Il procuratore Francesco Messineo ha già dato l’incarico agli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci e ai sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. Secondo quanto riporta l’Espresso, i magistrati hanno già messo a punto una strategia segnandosi le persone da sentire. Non c’è solo Spatuzza. Ma anche Francesco Campanella, ex segretario dei giovani dell’Udeur, già delfino di Mastella, ma soprattutto colletto bianco in nome e per conto della famiglia Mandalà. Quello stesso Campanella che grazie ai suoi appoggi nel comune di Villabate ha falsificato la carta d’identità con cui Provenzano è andato a Marsiglia per sottoporsi a esami clinici. L’elenco, però, prosegue e spunta il nome, al momento top secret, di un imprenditore condannato per riciclaggio che nominò lo stesso presidente del Senato socio in una sua impresa.

Insomma, l’ennesima gatta da pelare per Berlusconi e il suo stato maggiore. Nulla, ovviamente, è ancora stato scritto. Tantomeno Schifani risulta indagato. Ma su di lui pesa un’inchiesta (poi archiviata nel 2002) per associazione mafiosa. Indagato per tre volte, e per tre volte archiviato. Eppure le carte restano e come ha rivelato il Fatto, incastrano Schifani quantomeno a precise responsabilità politiche. A tirarlo in ballo è infatti il pentito Salvatore Lanzalaco per un appalto pilotato dalla mafia. Il sistema, come spiega Abbate, era semplice: “Lo studio di progettazione di Lanzalaco preparava gli elaborati per le gare, i politici mettevano a disposizione i finanziamenti, le imprese si accordavano, la mafia eseguiva i subappalti”.

Per Schifani, quindi, la situazione non è delle migliori. Con nuovi elementi d’accusa l’inchiesta potrebbe essere riaperta. E in questo caso gli elementi d’accusa pesano e non poco. Visto che Giuseppe Graviano è lo stesso che nel 1993 orgnizzò le stragi di Romna, Firenze e Milano e che subito dopo confidò a Spatuzza di essersi “messo il paese nelle mani” grazie alla colaborazione di Berlusconi e Dell’Utri.

La trinagolazione Graviano-Schifani- Berlusconi, a quanto scrive l’Espresso, parte, poi, da molto lontanto. Dagli anni Ottanta. Periodo in cui il presidente del Senato tra i suoi assistiti aveva Giovanni Bontate, fratello di Stefano Bontate, il principe di Villagrazia ucciso a Palermo nel 1981 e che poco prima di morire era salito a Milano per investire 20 miliardi di lire. Denaro dei clan, di cui però si sono perse le tracce. E sotto la Madonnina, stando alla fonte anonima citata dal settimanale, Schifani ci veniva già a metà degli anni Ottanta per fare visita a Dell’Utri e al premier. Incontri cordiali in cui Berlusconi aveva il vezzo di chiamarlo “contabile”. Chissà perché?

ComeDonChisciotte – SFUGGIRE ALLA TRAPPOLA DEL DEBITO SOVRANO

Leggete bene e meditate. Se le banche possono creare denaro dal nulla, perché gli stati stessi non possono farlo? Sarebbe ora che gli stati si riprendessero la sovranità monetaria nazionalizzando le banche centrali e facessero attività bancaria in proprio per finanziare il benessere pubblico.

Fonte: ComeDonChisciotte – SFUGGIRE ALLA TRAPPOLA DEL DEBITO SOVRANO.

DI ELLEN BROWN
webofdebt.wordpress.com

L’attuale crisi del credito è sostanzialmente una crisi del capitale: in un periodo in cui le banche sono carenti del capitale necessario per garantire i prestiti erogati, vengono innalzati i requisiti sul capitale. Quasi un secolo fa, la Commonwealth Bank of Australia dimostrò che le banche, in realtà, non hanno bisogno di capitale per erogare prestiti – fintanto che il loro credito viene garantito dal governo. Denison Miller, il primo governatore della banca, amava dire che la banca non aveva bisogno di capitale perché “è garantita dalla ricchezza e dal credito dell’Australia intera”. Con nient’altro che questo potere del credito nazionale, la Commonwealth Bank finanziò sia enormi progetti infrastrutturali che la partecipazione del paese alla Prima Guerra Mondiale.

Il presidente John Adams viene citato per aver detto: “Ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione. Uno è con le spade, l’altro è con il debito”. Oggi le maggiori conquiste avvengono sul campo di battaglia del debito, una guerra che sta imperversando a livello globale. Il debito costringe i cittadini a cadere nella schiavitù finanziaria nei confronti delle banche e costringe i governi a cedere la sovranità ai creditori, che alla fine sono banche private, artefici di tutto il denaro non in contanti odierno. In Gran Bretagna, dove la Banca d’Inghilterra è di proprietà del governo, il 97% dell’offerta monetaria viene emessa privatamente dalle banche sotto forma di prestiti. Negli Stati Uniti, dove la banca centrale è di proprietà di un consorzio privato di banche, la percentuale è addirittura maggiore. La Federal Reserve emette Banconote della Federal Reserve (vale a dire banconote di dollari) e le presta alle altre banche, che a loro volta le prestano ad interesse ai cittadini, alle imprese, ai governi locali e al governo federale.

Questo è vero oggi ma in passato ci sono stati dei modelli di successo nei quali il governo stesso emetteva la moneta nazionale, sia sotto forma di banconote che di credito della nazione. Un esempio lampante di questo approccio illuminato al denaro e al credito fu la Commonwealth Bank of Australia, che operò con ottimi risultati come banca di proprietà del governo per la maggior parte del ventesimo secolo. Invece di emettere “debito sovrano” – obbligazioni federali che indebitano la nazione facendole pagare interessi all’infinito – il governo, tramite la Commonwealth Bank, emetteva “credito sovrano”, credito che la nazione anticipava al governo e ai suoi organi costitutivi.

I risultati della banca furono particolarmente rilevanti considerando il fatto che nel corso dei primi otto anni, dal 1912 al 1920, non aveva la facoltà di emettere la moneta nazionale ed operava senza un capitale iniziale. Sir Denison Miller, governatore della banca dalla sua creazione nel 1912 al 1923, fu citato sulla stampa australiana il 7 luglio 1921 per aver detto: “Vi sono le intere risorse dell’Australia dietro a questa banca. Questo continente è forte, e forte sarà la Commonwealth Bank. Potrà essere realizzata qualsiasi cosa che i cittadini australiani concepiranno in modo intelligente e appoggeranno in modo leale”.
Non si trattava solamente di strombazzate giornalistiche. In un articolo del 2001 dal titolo “Come viene creato il denaro in Australia”, David Kiss scrisse in merito ai primi risultati raggiunti dalla banca:

“La Commonwealth Bank, costituita dal governo australiano, raggiunse risultati sorprendenti mentre era ancora la banca “del popolo”, prima di venire paralizzata da successive decisioni del governo e, infine, venduta. In un periodo in cui le banche private chiedevano un 6% di interesse per i prestiti, la Commonwealth Bank finanziò gli sforzi bellici australiani della Prima Guerra Mondiale dal 1914 al 1919 con un prestito di 700.000.000 di dollari ad un tasso di interesse inferiore all’1%, facendo quindi risparmiare agli Australiani qualcosa come 12 milioni di dollari di oneri bancari. Nel 1916 rese disponibili dei fondi a Londra per l’acquisto di 15 piroscafi mercantili per sostenere le crescenti esportazioni dell’Australia. Fino al 1924 i benefici che ricadevano sulla popolazione australiana grazie alla loro banca erano costanti. La banca finanziò consorzi per il commercio di frutta e marmellate fino a 3 milioni di dollari, trovò 8 milioni di dollari per le abitazioni australiane mentre ai governi locali, per la costruzione di strade, linee tranviarie, porti, gasdotti, centrali di energia elettrica e via dicendo erogò prestiti per 18,72 milioni di dollari. Pagò 6,194 milioni di dollari al governo del Commonwealth tra il dicembre 1920 e il giugno 1923 – i profitti del suo Dipartimento per l’Emissione di Banconote – mentre nel 1924 aveva realizzato da sola utili per 9 milioni di dollari, disponibili per riscattare il debito. Il governatore della banca dalla mentalità così indipendente, Sir Denison Miller, utilizzò il potere di credito della banca dopo la Prima Guerra Mondiale per salvare gli australiani dalla situazione di depressione che veniva imposta negli altri paesi… Nel 1931 fusioni con altre banche trasformarono la Commonwealth Bank nel più grande istituto di risparmio d’Australia, catturando il 60% dei risparmi della nazione”.

Sfruttare il potere segreto del sistema bancario per il bene pubblico

La Banca del Commonwealth fu in grado di raggiungere simili risultati con così poco perché sia il suo primo governatore, Denison Miller, che il suo primo e più fervido sostenitore, King O’Malley, erano loro stessi dei banchieri e conoscevano il segreto del sistema bancario: le banche creano il “denaro” che prestano annotando semplicemente delle voci contabili nei conti di deposito dei mutuatari.
Questo segreto bancario fu confermato da un certo numero di vecchi addetti ai lavori nell’ambiente bancario. Nel 1998, in un documento intitolato “Manufacturing Money”, l’economista australiano Mike Mansfield citò Reginald McKenna, ex Ministro del Tesoro britannico, che dichiarava agli azionisti della Midland Bank il 25 gennaio 1924: “Temo che al cittadino comune non piacerà il fatto che gli venga detto che le banche possono creare e distruggere il denaro. La quantità di denaro in circolazione varia solamente grazie all’azione delle banche che aumentano o diminuiscono i depositi e operano acquisti bancari. Sappiamo come avviene tutto questo. Ogni prestito, ogni fido, ogni acquisto bancario crea un deposito e ogni estinzione di un prestito, di un fido o di una vendita bancaria distrugge un deposito”.

Il dottor Coombs, ex governatore della Reserve Bank of Australia, affermò in un discorso ufficiale presso l’Università del Queensland il 15 settembre 1954: “Quando una banca presta denaro, questo passa nelle mani della persona che lo prende a prestito senza che nessuno ci perda alcunché. Ogni volta che una banca presta denaro vi è di conseguenza un aumento della quantità totale di denaro a disposizione”.

Ralph Hawtrey, assistente del Sottosegretario al Tesoro britannico negli anni Trenta, scrisse in Trade Depression and the Way Out: “Quando una banca presta denaro, crea questo denaro dal nulla”. Nel suo libro intitolato The Art of Central Banking, Hawtrey spiega meglio questo concetto: “Quando una banca presta denaro, crea credito. Rispetto al prestito che viene inserito nella sezione delle attività, esiste un deposito inserito nella sezione delle passività. Ma gli altri prestatori non hanno il potere mistico di creazione dal nulla del mezzo di pagamento. Ciò che prestano deve essere denaro che hanno acquisito attraverso le loro attività economiche”.

Le banche possono fare quello che nessun altro può fare: “creare dal nulla il mezzo di pagamento”. I lungimiranti fondatori della Commonwealth Bank combinarono questo segreto bancario ben custodito con il servizio pubblico.

Il crollo bancario del 1983 genera un nuovo modello di banca pubblica

La Commonwealth Bank fu fondata in una situazione simile a quella di oggi: il paese aveva da poco subito un enorme tracollo del sistema bancario. Negli anni novanta dell’Ottocento, tuttavia, non esistevano le garanzie da parte dell’FDIC, non c’era la previdenza sociale, non c’erano gli ammortizzatori sociali per i disoccupati che potessero attutire il colpo. La gente che pensava di passarsela bene improvvisamente si trovò a non avere più nulla. Non potevano ritirare i propri risparmi, emettere assegni o vendere i propri prodotti o le proprie abitazioni dato che non c’era più denaro con cui acquistarli. Cittadini disperati si gettavano nel vuoto dai ponti o si buttavano sotto ai treni.
Qualcosa doveva essere fatto.
La risposta del governo laburista fu quella di approvare un disegno di legge nel 1911 che comprendeva una norma per una banca di proprietà pubblica che sarebbe stata garantita dei beni del governo. Con un’iniziativa rara per quei tempi, la banca avrebbe avuto un’attività sia di risparmio che di gestione bancaria generale. Era anche la prima banca australiana a ricevere una garanzia del governo federale.

Jack Lang era il ministro del Tesoro australiano nel governo laburista del 1920-21 e primo ministro del Nuovo Galles del Sud nel corso della Grande Depressione. Figura controversa, fu sollevato dall’incarico dopo essersi rifiutato di ripagare prestiti contratti con i banchieri di Londra. Nel libro The Great Bust: The Depression of the Thirties (McNamara’s Books, Katoomba, 1962), Lang descrisse i trionfi e le tribolazioni della Commonwealth Bank con dettagli significativi:

“Il Partito Laburista decise che una banca nazionale, garantita dei beni del governo, non fallirebbe in periodi di tensione finanziaria. Si rese anche conto che una simile banca sarebbe stata una garanzia per la disponibilità di fondi per la costruzione di case ed altre necessità. Dopo il crollo delle imprese edili, c’era una grande scarsità di denaro per simili attività”.

“… Principale sostenitore della causa di una Banca del Commonwealth era King O’Malley, un pittoresco americano-canadese … prima di arrivare in Australia aveva lavorato in una piccola banca di New York, di proprietà di uno zio… era rimasto molto colpito dal modo in cui lo zio aveva creato il credito. Una banca poteva creare il credito, e allo stesso tempo fabbricare il debito per equilibrarlo. Questa fu la grande scoperta della carriera bancaria di O’Malley. Imbonitore nato, aveva una voglia sfrenata di fare le cose in grande. Iniziò la sua carriera politica nell’Australia meridionale sostenendo una banca commerciale. Nel 1901 fu eletto nel primo Parlamento Federale come monogruppo di pressione per costituire una banca del Commowealth, e aderì al Partito Laburista con questa intenzione”.

King O’Malley insisteva sul fatto che la Commonwealth Bank dovesse avere il controllo dell’emissione delle proprie banconote ma tutti i suoi sforzi furono vani – fino al 1920, quando la banca rilevò l’emissione della valuta nazionale, come fu autorizzata a fare nel 1913 la Federal Reserve negli Stati Uniti. Questo rappresentò l’inizio del potere come banca centrale della Commonwealth Bank. Ma già prima di avere questo potere la banca era in grado di finanziare su vasta scala le infrastrutture e l’apparato militare, e lo aveva fatto senza avere un capitale iniziale. Questi risultati furono dovuti principalmente all’intuito e all’audacia del primo governatore della banca, Denison Miller.

Gli altri banchieri, temendo la concorrenza, avevano pensato che l’inserimento di uno dei propri uomini come governatore della banca potesse tenerla in riga. Ma non avevano fatto i conti con il loro rappresentante indipendente, che aveva visto l’opportunità di una banca garantita dal governo e si preparò per renderla il migliore istituto che il paese avesse mai conosciuto. Così Lang racconta la vicenda:

“La prima prova arrivò quando fu necessario prendere una decisione riguardo al capitale necessario per avviare una banca di quel genere. Secondo la legge, il Commonwealth aveva il diritto di vendere ed emettere titoli obbligazionari per un totale di 1 milione di sterline. Alcuni avevano addirittura pensato che quella somma sarebbe stata insufficiente, considerando quello che era accaduto nel 1893…”

“Quando Denison Miller lo venne a sapere, la sua risposta fu che non era necessario alcun capitale”.

Miller si guardò bene dall’andare dai politici a chiedere soldi. Poteva farcela senza un capitale. Come King O’Malley, sapeva come funzionava il sistema bancario (tutto questo, ovviamente, avveniva prima degli attuali requisiti sul capitale imposti da oltre frontiera dalla banca delle banche centrali, la Banca per i Regolamenti Internazionali). Lang continua:

“Miller era l’unico dipendente. Aveva trovato un piccolo ufficio… e aveva chiesto al Tesoro un anticipo di 10.000 sterline. Questa fu probabilmente la prima e unica volta che il Commonwealth prestò alla banca dei soldi. Dal quel momento in poi, tutto andò nella direzione opposta”.

“… Nel gennaio 1913, Miller aveva completato i preparativi per aprire una banca in ogni stato del Commonwealth, tra cui anche una rappresentanza a Londra. Il 20 gennaio 1913, tenne un discorso nel quale dichiarava che la nuova Commonwealth Bank apriva le proprie attività. Queste furono le sue parole:

“Questa banca è stata creata senza un capitale, perché nessun capitale è richiesto al momento, ma è garantita dalla ricchezza e dal credito dell’Australia intera”.

“In quelle poche e semplici parole risiedevano lo statuto della banca e il credo di Denison Miller, che non smetteva mai di ripetere. Aveva promesso di fornire agevolazioni per espandere le risorse naturali del paese, e che sarebbe stata sempre una banca dei cittadini. ‘Non c’è dubbio che con il tempo sarà elencata come una delle più grandi banche del mondo’ aggiunse in tono profetico.”

“… Pian piano alle banche private apparve chiaro che potevano aver allevato una serpe in seno. Erano così concentrate sui rischi di dover lottare contro la socializzazione bancaria che non si erano rese conto che avevano molto più da temere dalla concorrenza di un banchiere ortodosso, che aveva alle spalle le risorse del paese.”

“… Una delle prime dimostrazioni della sua fermezza arrivò quando la Melbourne Board of Works scese sul mercato alla ricerca di denaro per estinguere vecchi prestiti, e per procurarsi anche nuovo denaro. Fino a quel momento, a parte i Buoni del Tesoro e gli anticipi provenienti dalle proprie Casse di risparmio, i governi dipendevano dai prestiti oltremare provenienti da Londra… oltre ad avere dei vincoli rigidi di sottoscrizione, avevano anche scoperto che non potevano aspettarsi più di 1 milione di sterline al 4 per cento, 97,5 netto.

“Allora decisero di rivolgersi a Denison Miller, che aveva promesso di garantire condizioni speciali a quegli istituti. Miller si offrì immediatamente di prestare 3 milioni di sterline a 95, su cui si sarebbe applicato un tasso di interesse del 4 per cento. L’accordo fu concluso all’istante. Quando gli fu chiesto dove la sua giovane banca avesse raccolto tutto quel denaro, Miller rispose: ‘Sul credito della nazione. E’ illimitato’”.

Un’altra prova importante arrivò nel 1914 con la Prima Guerra Mondiale:

“La prima reazione fu il rischio che la gente potesse correre agli sportelli a ritirare i propri risparmi. La banche si resero conto che erano ancora vulnerabili se questo fosse avvenuto, avevano ancora paura di un altro Venerdì Nero. “Ci fu una riunione organizzata in fretta e furia dai principali banchieri. Alcuni riferirono che c’erano indicazioni del fatto che una corsa era già iniziata. Denisor Miller sostenne poi che la Commonwealth Bank, per conto del Commonwealth, avrebbe appoggiato ogni banca in difficoltà… Questo fece cessare il panico e collocò Miller in prima fila. Ora, per la prima volta, la Commonwealth Bank stava prendendo l’iniziativa. Gli ordini li stava dando, e non prendendo…”

“Denison Miller… controllava praticamente i finanziamenti bellici. Il governo non sapeva come si potevano ottenere questi soldi. Miller sì”.

E quest’interessante storia continua. Miller morì nel 1923 e nel 1924 i banchieri ripresero il controllo della Commonwealth Bank, strozzandone le attività e impedendole di salvare gli australiani dalle devastazioni della Depressione degli anni Trenta. Nel 1931, il consiglio di amministrazione della banca entrò in conflitto con il governo laburista di James Scullin. Il presidente della banca si rifiutava di estendere il credito, in risposta alla Grande Depressione, a meno che il governo avesse tagliato le pensioni, cosa che Scullin rigettò. Il conflitto che circondò la vicenda portò alla caduta del governo e alle richieste da parte dei laburisti di riformare la banca e un maggiore controllo diretto del governo sulla politica monetaria.

La Commonwealth Bank ricevette quasi tutti i poteri di una banca centrale grazie ad una legge di emergenza approvata nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e alla fine del conflitto bellico utilizzò questi poteri per iniziare una fortissima espansione dell’economia. In soli cinque anni vennero aperte centinaia di filiali in tutto il paese. Nel 1958 e nel 1959, il governo divise in due la banca, concedendo le funzioni di banca centrale alla Reserve Bank of Australia mentre la Commonwealth Bank Corporation conservava le proprie funzioni di banca commerciale. Entrambe le banche, comunque, rimanevano di proprietà pubblica.

Alla fine la Commonwealth Bank aveva filiali in ogni città e zona di periferia, mentre nelle zone rurali aveva una rappresentanza in ogni ufficio postale e in ogni emporio. Essendo la banca più grande del paese, stabiliva i tassi e decretava la politica, che gli altri dovevano seguire per paura di perdere clienti. La Commonwealth Bank fu ampiamente percepita come una polizza di assicurazione contro gli abusi da parte delle banche private, in modo da garantire che chiunque avesse accesso ad un sistema bancario equo. La Commonwealth Bank operò come una banca interamente di proprietà dello stato fino agli anni Novanta, quanto fu privatizzata e dunque gli interessi si spostarono verso la massimizzazione dei profitti, con una costante e massiccia chiusura delle filiali e delle agenzie, il licenziamento in massa dei dipendenti e la riduzione delle modalità di accesso ai bancomat e al pagamento in contanti alle casse dei supermercati. Ora è diventata un’altra costola del cartello bancario ma i suoi sostenitori ribadiscono che una volta rappresentava la linfa vitale del paese.

In Australia oggi c’è un rinnovato interesse nel ristabilire una banca di proprietà pubblica sul modello della Commonwealth Bank. Gli Stati Uniti e gli altri paesi farebbero bene anche a considerare questa possibilità.

Un ringraziamento speciale a Peter Myers per la riproduzione di ampi brani del libro di Jack Lang nella sua newsletter settimanale.

Ellen Brown
Fonte: http://webofdebt.wordpress.com/
Link: http://webofdebt.wordpress.com/2010/08/04/what-a-government-can-do-with-its-own-bank-the-remarkable-model-of-the-commonwealth-bank-of-australia/
4.08.201o

Traduzione a cura di JJULES per http://www.comedonchisciotte.org

ComeDonChisciotte – COME I RICCHI SPECULATORI TRAGGONO PROFITTO DAI DISASTRI.

Il turbocapitalismo è marcio, bisogna abbatterlo per fondare una società equa

Fonte: ComeDonChisciotte – COME I RICCHI SPECULATORI TRAGGONO PROFITTO DAI DISASTRI..

DI EAMONN MCCANN
Belfast Telegraph

Le calamità naturali danno ad alcuni capitalisti l’opportunità di trarre massimi profitti dalla carenza di beni alimentari

Quando la terra cuoce, i mercati vanno a fuoco.

Il caldo intenso e la più rigida siccità degli ultimi cent’anni hanno bruciato una enorme fetta di terra coltivabile in Russia che va dal Mar Nero alla Siberia, distruggendo la raccolta di grano e portando il governo di Medvedev a bloccare le esportazioni nel tentativo di assicurare le scorte.

Come conseguenza, i prezzi sono lievitati dappertutto nel resto del mondo. In Europa sono aumentati dell’80% nelle scorse sei settimane, mentre i mercati del grano a Chicago hanno visto un aumento del 25% in una settimana. Chi ha comprato il grano a prezzo fissato in anticipo ha incassato una fortuna, mentre i contadini in Russia si trovano davanti alla prospettiva di impoverimento e disperazione.

I paesi importatori e le multinazionali di beni alimentari si sono rivolti agli Stati Uniti, Australia, Argentina e alla UE. Il Financial Times commenta: “C’è abbastanza stock per coprire il buco ma manca un cuscino di sicurezza. In altre parole, le condizioni climatiche da qui alla raccolta di dicembre dovranno essere perfette”.

I consumatori devono aspettarsi di pagare di più per il pane e altri beni essenziali entro la fine dell’anno. In seguito, se il tempo non migliora, pagheranno molto di più.

Continua il FT: “I dirigenti delle aziende agricole e gli analisti dicono che la crisi probabilmente accelererà il consolidamento dell’agricoltura russa, permettendo alle grandi aziende di colpire i piccoli agricoltori che combattono”.

Per ogni cento milioni di perdenti nella lotteria dell’economia globale, c’è sempre qualche migliaio di vincitori. Uno dei più grandi a vincere recentemente è stato l’affarista londinese Anthony Ward.

Nell’ottobre del 2009 ha iniziato a stipulare contratti per iniziare la distribuzione del cacao del mese scorso. Cinque settimane fa, il suo hedge fund, Armajaro, ha preso in consegna 240,100 tonnellate, circa il 7% della produzione annuale mondiale. L’effetto è stato l’aumento dei prezzi ai livelli più alti da 30 anni, con enormi profitti per il signor Ward e i suoi investitori.

Le pagine finanziarie suggeriscono che i profitti potranno lievitare verso cime vertiginose se in Ottobre il raccolto della Costa d’Avorio andrà male così come sperano gli affaristi. In quel caso, i prezzi nel paese crolleranno – verso lo zero, secondo un commentatore – creando le condizioni per un altro lucrativo accaparramento di terre.

La Banca Mondiale affermava nei primi giorni di Agosto che “gli investitori mirano ai paesi con leggi deboli, comprano terre coltivabili a prezzi ridotti e non mantengono le promesse fatte”. Circa 124 milioni di acri di terreni coltivabili appartengono agli hedge funds.

Gli hedge funds – “macchine designate per saccheggiare navi naufragate”, secondo la memorabile definizione di un banchiere – si sono rivolti al settore del cibo, dei terreni coltivabili e delle ricchezze minerali del sud del mondo dal momento che le ricche risorse del settore immobiliare si sono prosciugate.

Il secondo più grande hedge fund del mondo, Paulson and Co., ha guadagnato miliardi scommettendo sul collasso del mercato dei subprime negli Stati Uniti. Quando il collasso è avvenuto, buttando fuori casa centinaia di migliaia di famiglie, il capo del fund, John Paulson, ha personalmente guadagnato 3.3 miliardi di dollari. Ora è accreditato come il quarantacinquesimo uomo più ricco al mondo.

Al lato di Paulson, in modo discreto, si trova l’azienda di trasporti di beni Glencore, che fa affari con terreni, grano, zucchero, zinco, gas naturale, ecc., e opera in tutto il pianeta. Anch’essa è nata dal crollo immobiliare in modo prepotente e l’anno scorso ha avuto un utile netto di 2.8 miliardi di dollari dalle sue nuove operazioni.

I prodotti delle aziende agricole di proprietà delle banche e degli hedge funds non sono destinati alle popolazioni locali ma ai mercati internazionali.

A questo fine, l’azienda londinese Central African Mining and Exploration, per esempio, ha appena acquistato 75,000 acri di terra fertile nel Mozambico per creare biocombustibile da esportare. La popolazione locale aveva capito che la terra doveva essere data o concessa in prestito a mille famiglie di coltivatori dislocate dopo che il parco nazionale era stato costituito con l’obiettivo di attrarre turisti.

Un rappresentante del governo spiega che quella gente era “confusa”. Senza dubbio.

Ciò che colpisce di queste operazioni – ce ne sono a centinaia – è l’impatto che possono avere sulla vita quotidiana di un vasto numero di persone, pur rimanendo virtualmente anonime e rimanere totalmente esenti da responsabilità.

L’idea che il profitto è l’unica cosa che conta quando si parla di produzione di alimenti potrà sembrare distorta e perfino immorale. Ma è strettamente in linea con l’etica dell’economia di mercato. Quando una piccola parte del mondo degli affari ha espresso il proprio malcontento per la monopolizzazione del mercato del cacao da parte di Anthony Ward, il Financial Times è corso in suo aiuto con un energico editoriale in cui si metteva in evidenza che egli “non ha infranto alcuna legge”.

Certamente non l’ha fatto. Sono le stesse leggi a truccare il gioco, è lo stesso sistema a generare le ingiustizie.

Titolo originale: “Fat cats profiting off disaster “

Fonte: http://www.belfasttelegraph.co.uk
Link
18.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

‘Ndrangheta: Bomba sotto casa del Pg Di Landro

Solidarietà a Di Landro, il crimine verrà battuto

Fonte: ‘Ndrangheta: Bomba sotto casa del Pg Di Landro.

Un segnale inequivocabile. L’ennesimo, inserito nell’ambito di una strategia, secondo gli investigatori messa in atto dalla criminalità organizzata calabrese per delegittimare l’operato dei magistrati di Reggio Calabria. Nel mirino questa volta il procuratore generale reggino Salvatore Di Landro. Sicuro destinatario della bomba fatta esplodere questa notte intorno alle 2 davanti al portone della sua abitazione, all’interno della quale si trovava in compagnia della moglie.

La deflagrazione, fortunatamente, non ha provocato feriti, ma ha mandato in frantumi i vetri delle finestre della casa del magistrato, che abita in un condominio, e di altre abitazioni vicine. Causando gravi danni, ovviamente, anche allo stesso portone d’ingresso…