Archivi del giorno: 28 agosto 2010

Stiamo ancora parlando di nucleare? | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Stiamo ancora parlando di nucleare? | Il Fatto Quotidiano.

Un sistema basato su una perenne crescita economica e quindi su aumenti continui dei consumi ha costantemente bisogno di aumentare l’offerta di energia, invece che diminuirne la domanda. La proposta del nucleare si basa proprio sulla convinzione che la domanda di energia non possa non crescere. Ma questo non è un dato oggettivo su cui fare le previsioni, perché con opportune innovazioni tecnologiche la domanda di energia si può ridurre, senza deprimere gli usi finali, ma semplicemente riducendo gli sprechi e le inefficienze.

Questo è il punto di partenza di ogni politica energetica, perché produrre e usare energia comporta sempre e comunque qualche forma di inquinamento ambientale, e l’unica maniera di ridurlo è fare in modo di consumarne di meno. Come dice l’ingegner Palazzetti, l’inventore del primo micro-cogeneratore di energia, è “meglio un KW/h evitato di un KW/h sostituito, anche con fonti rinnovabili piuttosto che fossili”.

Il vantaggio di questa impostazione è che coniuga la riduzione dell’impatto ambientale con la riduzione dei costi, perché gli investimenti necessari a sviluppare quelle tecnologie che aumentano l’efficienza e riducono gli sprechi si ripagano entro un certo numero di anni con i risparmi economici che consentono di ottenere. E perché il costo di investimento per un kilowatt evitato è molto inferiore del costo di investimento per un kilowatt prodotto, qualunque sia la fonte da cui proviene.

C’è un’ultima ragione per dare preferenza a questa scelta: i tempi necessari a ridurre il consumo di energia attraverso una maggiore efficienza sono più brevi dei tempi necessari a produrre energia con fonti fossili, o peggio, nucleari. Infatti, anche ammesso e non concesso che il nucleare non comporti nessun pericolo e nessun aumento dei costi, ammesso e non concesso che il nucleare consenta una riduzione delle emissioni di CO2 (cosa non vera, perché se la produzione di energia nucleare non manda CO2 in atmosfera, lo fa la costruzione delle centrali nucleari, oltre che l’estrazione e la purificazione dell’uranio), se dobbiamo ridurne le emissioni del 20% entro il 2020 per evitare che si aggravi in maniera irreversibile l’effetto serra, anche se per un concorso di cause (in realtà non realizzabile) si riuscisse ad avviare la costruzione di alcune centrali nucleari entro il prossimo anno, il primo KW/h prodotto con questa fonte non potrebbe essere immesso in rete prima del 2021, cioè fuori tempo massimo.

Per ridurre veramente le emissioni di CO2 in atmosfera, oltre che ridurre le nostre bollette (altro cavallo di battaglia dei nuclearisti), si dovrebbe iniziare a lavorare sulla riduzione della domanda di energia piuttosto che sul costante aumento della sua offerta. Ma anche considerando un maggiore fabbisogno di energia, indipendentemente da tutte le preoccupazioni che il nucleare giustamente suscita, basta dire che non rappresenta il modo di fornire tempestivamente un’offerta aggiuntiva di energia elettrica, né, come accennato, quello di ridurre le emissioni di gas climalteranti.

Se la politica economica e industriale del governo prevedesse invece la ristrutturazione energetica delle case esistenti, i primi risultati si potrebbero vedere nel giro di sei mesi. Ciò che in questo momento ci si dovrebbe chiedere in Italia quando si sente ancora parlare di energia nucleare è quindi: meglio fare una scelta più costosa, più pericolosa e che richiede tempi più lunghi, o una scelta meno costosa, assolutamente non pericolosa e che richiede tempi molto più brevi? Non dovrebbe essere difficile rispondere a questa domanda. A meno che la visione che si ha oggi del mondo, dell’ambiente e dell’economia sia la stessa che si poteva avere negli anni sessanta.

Per conoscere meglio la “decrescita felice” clicca qui

Superpoteri d’ordinanza: puoi usare l’amianto | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Superpoteri d’ordinanza: puoi usare l’amianto | Il Fatto Quotidiano.

Se fossi Silvio Berlusconi, vorrei per me i poteri di Protezione civile per governare il Paese. E’ un metodo perfetto, per liberarsi dei lacci e dei lacciuoli.

Si può persino evitare alle imprese di adottare le norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto. Come a dire: per superare un’emergenza ne potrei creare un’altra. Ma che problema c’è, se tanto devo andare in fretta e sono giustificato dalla contingenza?

Sembra paradossale, ma in fondo è una cosa così comoda. Funziona così. Tu scrivi l’ordinanza di Protezione civile, con un buon consulente legale; l’ordinanza finisce sulla Gazzetta Ufficiale, non passa attraverso le noiose e burocratiche procedure del normale dibattito parlamentare, non ha alcun controllo democratico ed è subito operativa. Non solo: puoi andare in deroga a una serie di norme. Quelle che decidi tu.

Certo, ti devi mantenere all’interno del rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. Diciture talmente generiche da lasciar spazio all’interpretazione e alla fantasia del momento.

Nell’immagine, per esempio, si possono apprezzare alcune delle leggi cui si va in deroga per fronteggiare lo stato d’emergenza dovuto al maltempo in Friuli Venezia Giulia (sic). L’elenco continua per altre due pagine, e tutti dovrebbero leggersi la relativa ordinanza 3894 del 20 agosto 2010, per capire bene cosa intendo.

L’emergenza è un concetto che non compare nella nostra Costituzione. E’ perfetto per gestire tutto in deroga.

Vediamo il caso specifico: il 23 luglio 2010 il Friuli Venezia Giulia viene colpito dal maltempo; il 30 luglio si decreta lo stato d’emergenza, che durerà fino al 31 luglio 2011; in questo lasso di tempo (un anno), il Commissario delegato (in questo caso l’Assessore regionale alla Protezione civile) potrà agire con poteri speciali.

In deroga, per esempio, al contratto collettivo di lavoro del personale del comparto unico. In deroga a svariati commi della legge 241 del 7 agosto 1990 e modifiche: la legge che regola il procedimento amministrativo e il diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Per il superamento dell’emergenza friulana, i proprietari di eventuali terreni espropriati hanno solo 10 giorni di tempo per presentare opposizioni e osservazioni. Si può costruire aggirando il parere della Commissione per le valutazioni ambientali.

E, appunto, – questo, davvero, appare sorpendente a chiunque abbia un minimo di buonsenso -, si può andare in deroga all’articolo 9 della legge sulla cessazione dell’impiego dell’amianto. Un articolo che obbliga le ditte che ne facciano uso a relazionare alle Regioni a proposito dei loro lavori, incluse le procedure di smaltimento e quelle per la sicurezza dei lavoratori. E poi all’articolo 12 della stessa legge, con norme per la rimozione dell’amianto e per la tutela dell’ambiente, e ancora, al 15, quello in cui si parla delle sanzioni applicate a chi non la dovesse rispettare.

Insomma, è chiaro il meccanismo?
Comodissimo per chi gestisce il potere, lo stato d’eccezione.
Un vero ginepraio per chi voglia provare a criticarlo: il poveretto di turno deve spulciare sistematicamente tutte le norme a cui si deroga. E sono tante, come vedete.

Non si mette in dubbio, qui, la necessità di andare in fretta quando si deve superare un’emergenza reale.
Ma la sensazione è sempre la stessa: che si vada molto oltre. Che ci sia una logica secondo la quale, per governare il paese, servano procedimenti d’urgenza, dall’alto, antidemocratici, senza un progetto a lungo termine.

———————————————-

Clicca qui per ingrandire l’immagine
Per conoscere meglio Alberto Puliafito clicca qui

Uomini e bestie | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Uomini e bestie | Il Fatto Quotidiano.

E’ veramente difficile vivere e discutere in un Paese in cui all’impunità giudiziaria – ormai sostanzialmente totale per ricchi e potenti – si aggiunge quella disgustosa impunità morale per la quale il Capo del Governo può tranquillamente porre come condizione alla prosecuzione della legislatura il fatto che si sfasci quel pochissimo che resta della giustizia per salvare lui e i suoi amici e sodali da processi penali nei quali sono imputati per vergognosi reati commessi non da politici, ma da privati cittadini.

A questo punto del percorso sulla china dell’autodistruzione collettiva, la quantità di menzogne e imposture che vengono diffuse e ripetute come se fossero la cosa più normale del mondo è talmente grande che tentare di ricostruire un senso comune in qualche modo ancorato alla realtà appare come un’impresa titanica.

Un aspetto di tutto questo che vorrei sottolineare qui è quello relativo al fatto che la gente viene indotta a credere che la questione della legalità si possa ridurre al se dare o no un salvacondotto al dott. Berlusconi e ai suoi amici.

La questione, insomma, sembra solo la seguente: ritenete accettabile o no che il dott. Berlusconi, l’avv. Previti, il sen. Dell’Utri, l’on. Verdini, il tentato Ministro Brancher, il Sottosegretario Bertolaso e il folto stuolo dei loro parenti, amici e donnine di piacere varie la facciano franca?

Messa così, tanti (sia pure sbagliando e di grosso) pensano che in fin dei conti non si tratta di cosa troppo importante. E si rendono di fatto disponibili a consentire quella impunità.

Si rendono complici di essa, come lo sono stati per anni e molto attivamente quei “finiani” che oggi “scoprono” cosa hanno contribuito a costruire e blindare. Mentre ancora si dichiarano disponibili a un “Lodo Alfano costituzionale” (??!!).

La tragedia è che la questione non è affatto quella.

Il tema della legalità, il fabbisogno di legalità di un paese non è affatto problema riducibile alla giusta pena per chi commette reati.

La legge serve a caratterizzare e qualificare la vita stessa dell’intera comunità.

Perché i rapporti fra le persone possono essere regolati solo in due modi. Non esiste – nonostante provino con tutte le loro forze a farcelo credere – una “terza via”.

I rapporti fra le persone in qualsiasi società possono essere regolati solo o dalla legge o dalla forza.

O si farà secondo le regole o si farà come vuole il più forte.

O l’appalto lo vince l’impresa in grado di fare il lavoro meglio e con meno spesa, o lo vince l’impresa che ha i soldi per pagare le mazzette pretese dal politicante di turno e la spregiudicatezza per pagare una donna a un amministratore pubblico che non riesce ad avere una vita sentimentale e sessuale decente.

O il posto di primario ospedaliero si dà al medico più titolato e più capace o a quello che ha la tessera del partito più potente.

O gli appalti per la ricostruzione de L’Aquila si danno all’impresa più titolata, o li prende l’imprenditore che è capace di ridere sulla morte dei terremotati ed è pronto a pagare questo e quello e magari comprare case all’insaputa (!!??) dei beneficiati.

E così via.

In una società complessa la forza, in alternativa alla legge, ha moltissime facce.

C’è la forza delle armi dei mafiosi, ma c’è – ed è molto più diffusa – quella del denaro, quella dell’appartenenza a un partito o a un ceto sociale (perché siamo ancora ampiamente classisti) o a una razza (perché siamo sempre più schifosamente razzisti) e così via.

Dunque, o c’è e si riesce a fare applicare la legge o vince sempre il più forte.

E questa è la distinzione fra una società di umani e un branco di bestie.

Fra le bestie vince il più forte, il più cattivo, il più spregiudicato. Il caimano.

Fra gli umani chi ha ragione o ha più ragioni.

Dunque, chi ci toglie la legge – abrogandola o vanificandola, rendendola nei fatti inapplicabile o inutile (come fa da anni massicciamente la classe politica al potere) – ci toglie umanità e speranza. Ci trasforma in bestie.

Perché una società senza legge e senza giustizia non ha niente di umano.

Né gli ipermercati e le new town possono rendere umane bestie che ridono alle tre di notte, mentre la radio comunica che decine di persone muoiono sotto le macerie di un terremoto.

In qualunque altro paese il Capo del Governo, per restare al suo posto, promette più giustizia, più legalità, la persecuzione degli evasori fiscali, la cacciata dal Governo e dal Parlamento di corrotti e magnacci.

Nel nostro paese il Capo del Governo, per restare al suo posto, promette, nella sostanza, l’esatto contrario.

Questo ci dice molte cose su di lui, ma anche su tutti noi.

In qualunque altro paese un mafioso assassino viene chiamato “mafioso assassino” e i giudici che lottano contro il crimine “eroi”.

Nel nostro paese è il mafioso assassino a essere definito eroe dal più intimo collaboratore del Capo del Governo e il Capo del Governo in persona pensa dei giudici: «Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana» (Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003).

La crisi del nostro paese a questo punto è definita da questo problema: individuare facilmente e in maniera tendenzialmente condivisa la “razza umana”, così da potere distinguere agevolmente un uomo da una bestia.

E poterci così rendere conto che, da furbi che crediamo di essere, ci siamo fatti rubare – sotto il naso e con la nostra complicità –, per la seconda volta in un secolo, la dignità, la speranza, la vita stessa.

Bollette nucleari

E’ dimostrato, il nucleare è più caro che le altre fonti…

Fonte: Bollette nucleari.

Ritorno al nucleare, il Governo parla di indennizzi alle aziende qualora in futuro l’Italia innestasse la retromarcia. Vuol mettere un’ipoteca sul nostro futuro, insomma.

Intanto un’analisi appena effettuata da Standard & Poor’s (società di ricerche finanziarie) e relativa agli Stati Uniti dice che senza finanziamenti pubblici il nucleare non è in grado di reggersi in piedi. Non è competitivo.

La deduzione? La scelta nucleare è un piacere che questo Governo fa alle imprese. Non certo alla gente.

Le cose con ordine. La possibilità di indennizzi… alle aziende in caso di dietrofront dell’Italia sul nucleare è stata annunciata dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia. Un sottosegretario che è quasi quasi un ministro: infatti da oltre tre mesi e mezzo (dimissioni di Scajola) la carica è vacante, e il primo ministro Berlusconi regge l’interim.

Saglia ha dichiarato che si sta valutando “una sorta di indennizzo” per le imprese nel caso in cui il programma del Governo sul ritorno al nucleare “non dovesse completarsi o un governo successivo dovesse contraddire la decisione già presa”.

Traduzione. I soldi per il nucleare verranno estratti dalle tasche dei contribuenti anche qualora si verificasse un soprassalto nazionale di buonsenso.

E in ogni caso per il nucleare è indispensabile il denaro pubblico. Il denaro dei contribuenti. Lo dice un’analisi di Standard & Poor’s relativa alla situazione negli Stati Uniti. E’ stata pubblicata sul sito di informazione sui mercati Platts, che è in gran parte riservato agli abbonati, ma Greenreport ne ha ripreso il succo.

Dice che il nuovo sviluppo nucleare degli Stati Uniti dipende da sostegni federali come prestiti di garanzia, “loan guarantees”, senza i quali la costruzione delle centrali nucleari non sarebbe economicamente competitiva.

Si può anche aggiungere che Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari nel mondo, ha già smentito le rosee previsioni del Governo italiano: con l’energia nucleare la bolletta dell’elettricità sarà più salata, e non più leggera.

Non la pensate come me, e ritenete invece che il nucleare sia sicuro e che non inquini? Guardate il vil denaro, allora. E chiedetevi chi lo perde, e chi lo guadagna.

blogeko