Archivi del giorno: 29 agosto 2010

Libero Grassi: ‘Non rinuncio alla mia dignità di imprenditore’

Libero Grassi: ‘Non rinuncio alla mia dignità di imprenditore’.

Sono le sette e mezzo del mattino del 29 agosto 1991. Un uomo sulla settantina esce di casa e, come ogni giorno, si incammina verso la sua azienda di biancheria, la Sigma. È un imprenditore noto, amato e temuto dai suoi dipendenti, uscito alla ribalta grazie a qualche trasmissione televisiva che ha raccontato la sua storia e ad alcune lettere pubblicate sui giornali che sono lì, a testimonianza delle sue battaglie. La fama non gli ha portato la felicità, tantomeno gli ha attirato addosso l’invidia della gente. Puoi essere felice e invidiato se sei un calciatore, un attore, un uomo di spettacolo, ma se la tua fama è legata all’opposizione alla mafia, diventi un “famoso” al contrario: nessuno ti cerca, la maggior parte delle persone ti evita. Ma quell’uomo non si ferma, continua a camminare a testa alta, a difendere strenuamente e con orgoglio la propria libertà dalle prepotenze mafiose.

Continua a camminare, finché due uomini non lo raggiungono, gli si avvicinano, tirano fuori una pistola calibro 38 e gli sparano addosso quattro colpi. Quel corpo che ora giace inerme a terra, era appartenuto ad un uomo coraggioso, intelligente e battagliero; un uomo che si chiamava Libero.

Questi nacque a Catania il 19 luglio 1924 e visse la maggior parte della sua adolescenza a Palermo, prima di trasferirsi a Roma durante gli anni della guerra. Appartenente ad una famiglia antifascista, anch’egli dimostrò una profonda avversione nei confronti del regime di Benito Mussolini e nei confronti della politica nazista e antisemita. Per questo, dopo essersi iscritto alla facoltà di Scienze Politiche, entrò in convento come seminarista, per sfuggire alla guerra ed evitare di servire gli ideali di uomini folli. Nel ’45 tornò con la famiglia a Palermo e conseguì la laurea in Legge e, sebbene volesse intraprendere una carriera di diplomatico, prese in mano le redini dell’attività imprenditoriale di famiglia.

Tuttavia, un imprenditore a Palermo è soggetto ad una tassa in più da pagare; una tassa che non gli impone lo Stato, ma la mafia: il pizzo. E così arrivarono le prime richieste da parte degli esattori di Cosa nostra. Il lungo calvario iniziò negli anni Ottanta con una telefonata di un certo “zio Stefano”, che pretendeva cinquanta milioni di lire. Libero risponde di no, così “ignoti” ladri entrarono nella sua azienda e gli rubarono gli stipendi destinati agli operai, per un totale, neanche a farlo apposta, di cinquanta milioni. Arrivarono nuove richieste e nuove minacce, finché Libero non decise di prendere carta e penna e scrive una lettera, pubblicata sul “Giornale di Sicilia” il 10 gennaio 1991, diretta al suo estorsore, che iniziava così: “Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia.”

Il giorno dopo giornalisti e poliziotti si presentarono sotto casa sua e sulla porta delle aziende commerciali, così quel piccolo imprenditore diventò un simbolo della lotta all’estorsione e l’incarnazione vivente del sogno di una Sicilia libera dalle prepotenze mafiose.

Libero di nome e di fatto, quando gli chiedevano se avesse paura di eventuali ritorsioni da parte di Cosa nostra, rispondeva: “Paura? E perché? La paura fa il gioco della mafia. Bisogna avere il coraggio di fare scelte precise, di decidere da che parte stare. E non farsi cogliere da sentimenti irrazionali.” Eppure la punizione della mafia non si fece attendere e, il 29 agosto 1991, due sicari lo uccisero brutalmente sulla strada che lo portava al lavoro.

Il sogno di una Sicilia non più schiava del pizzo, però, non è morto del tutto e, proprio grazie all’esempio e al sacrificio di Libero Grassi, sono sorte numerose associazioni antiracket, molte delle quali intitolate allo stesso imprenditore. Comitati come Addiopizzo, l’associazione Libero Futuro, Libere Terre e tanti altri, sono la testimonianza di come il cambiamento sia possibile. Ma per essere davvero tutti partecipi di una rivoluzione delle coscienze, bisogna stare accanto a quelle persone, come Ignazio Cutrò, Pino Masciari e molti altri, che portano avanti la battaglia contro la mafia e contro il racket, con lo stesso spirito e lo stesso coraggio di Libero Grassi. Solo sostenendoli, aiutandoli, seguendo il loro esempio, onoreremo il loro impegno.
Libero Grassi è morto per affermare la propria Libertà e ci ha insegnato come si fa ad essere uomini liberi. Sta a noi scegliere se seguire il suo esempio oppure no.


Serena Verrecchia

Domenica mattina, 29 agosto, per ricordare Libero Grassi a diciannove anni dalla morte, il comitato Addiopizzo, l’associazione antiracket Libero Futuro e la Fai, saranno presenti in massa in via Alfieri alle 10.
”Il modo migliore per onorare la memoria di Libero è quello di essere numerosi anche per dare una risposta ferma a coloro che in queste ultime settimane hanno inviato messaggi di morte sia a uomini delle istituzioni che a semplici testimoni.
Nel futuro libero che vogliamo non c’è posto per i mafiosi e le loro cupe minacce.”
(Confindustria, ANCE e Lega delle cooperative parteciperanno massicciamente)

L’evento su facebook

ComeDonChisciotte – JOSEPH STIGLTZ CRITICA LE STRATEGIE PER USCIRE DALLA CRISI

Fonte: ComeDonChisciotte – JOSEPH STIGLTZ CRITICA LE STRATEGIE PER USCIRE DALLA CRISI.

DI LAURENT PINSOLLE
Agoravox

L’autore, premio Nobel 2001 per l’economia e critico radicale delle pratiche del FMI, denunciate nel libro La globalizzazione e i suoi oppositori (Globalization and its discontents), ha appena pubblicato Freefall: America, Free Markets, and the Sinking of the World Economy[non ancora tradotto N.d.T.].

Un’analisi della crisi

Joseph Stiglitz fornisce una sintesi della crisi centrata sugli Stati Uniti. Secondo Stiglitz l’origine della crisi è finanziaria: “…la bolla è scoppiata, ed ha lasciato una scia di devastazione. Questa bolla è stata alimentata dai mutui di bassa affidabilità concessi dalle banche, che hanno accettato in pegno beni il cui valore è stato gonfiato. “Recenti innovazioni finanziarie hanno consentito alle banche di nascondere gran parte di questi prestiti mettendoli fuori bilancio e hanno incoraggiato l’uso dell’effetto leva, il che ha ingigantito la bolla e amplificato il caos che ne è derivato quando è scoppiata“.

«La crisi che ha sconvolto i mercati finanziari non è “capitata”; è un fenomeno di produzione umana: Wall Street l’ha inflitto a sé e al resto della società.». Stiglitz denuncia il ruolo avuto da Alan Greenspan, scelto da Ronald Reagan per promuovere la deregolamentazione alla quale Paul Volcker [il precedente Presidente della FED N.d.T.] era meno favorevole. Denuncia la rincorsa delle banche ai profitti trimestrali (profitto di brevissimo termine) e la cartolarizzazione, che consente loro di incassare commissioni molto alte e rende difficile la valutazione dei prestiti messi in questo modo fuori dal bilancio.

Descrive un mondo finanziario distorto, dove vari interessi spingono i protagonisti a comportamenti sbagliati. I prestiti ipotecari sono stati progettati per massimizzare i guadagni delle banche e la cartolarizzazione ha consentito loro di non valutare il rischio correlato al rimborso. Infine, i modelli utilizzati per fornire valutazioni del rischio sono stati mal studiati prevedendo che: ” un crollo delle borse simile a quello del 19 ottobre 1987 potesse verificarsi ogni 20 miliardi di anni“…

L’autore denuncia gli eccessi di un sistema sbilanciato, poiché il reddito reale mediano delle famiglie dal 2000 al 2008 ha perso circa il 4%, mentre sono saliti alle stelle i prezzi del mercato immobiliare e il PIL per abitante è cresciuto del 10%, a riprova che solo una piccola minoranza ne ha beneficiato. La crescita è stata trainata dal credito, potendo le azioni di recupero delle ipoteche delle famiglie rappresentare fino al 7% del PIL annuo. E questo sbilanciamento si ritrova negli aiuti concessi alle banche, mentre invece le famiglie indebitate si sono viste pignorare la casa : “gli speculatori sono trattati meglio dei lavoratori.

Una feroce critica dell’amministrazione Bush e Obama

Joseph Stiglitz ha il dente avvelenato con il precedente Presidente, ne elenca le dichiarazioni puntualmente smentite dalla realtà. L’analisi dettagliata del TARP (Troubled Asset Relief Program) (piano di salvataggio delle Banche) mette i brividi: 150 miliardi di dollari per assicurarsi i voti al Congresso, 180 miliardi per AIG. Arriva a dire che i contribuenti sono stati “derubati”. Denuncia i rimborsi di titoli “tossici”, finanziati al 92% dallo Stato, che si accolla le perdite e riceve solo il 50% dei profitti, mentre il resto viene intascato dal settore privato che così può anche disfarsi dei titoli peggiori.

Non è meno duro con l’amministrazione di Barack Obama, la cui strategia definisce come “navigazione a vista” …”è incredibile come il Presidente Obama, che durante la campagna elettorale aveva assicurato il cambiamento, si sia limitato a modificare la disposizione delle sedie sul ponte del Titanic “. Due pesi e due misure di una gestione per la quale, da una parte i contratti dei dirigenti di AIG erano sacrosanti, mentre gli accordi salariali degli operai delle aziende che avevano ricevuto gli aiuti dovevano essere rinegoziati.

Sotto accusa sono anche gli aiuti dei quali ha profittato Goldman Sachs grazie al salvataggio di AIG [Goldman Sachs ha ricevuto 12,9 miliardi di dollari dal governo federale per il piano di salvataggio di AIG; N.d.T.] o i bonus miliardari distribuiti da società che sopravvivono solo grazie agli aiuti dello Stato; denuncia la politica delle banche che sfruttano le loro dimensioni [troppo grandi per fallire N.d.T.] per scaricare sulla collettività le loro perdite e trattenere i profitti. Critica anche i regali della Fed a tutto il sistema bancario, in linea con la logica dei piani di salvataggio del FMI che protegge i creditori occidentali…

La spietata analisi di Joseph Stiglitz denuncia la responsabilità delle banche che prima di essere salvate dello Stato hanno conseguito enormi profitti mentre i cittadini hanno patito tre volte: la perdita delle loro case, la fattura per il TARP e la perdita del lavoro.

Fonte: Joseph Stiglitz « Freefall: America, Free Markets, and the Sinking of the World Economy»

Titolo originale: “Joseph Stiglitz, pourfendeur des plans de sortie de la crise “

Fonte: http://www.agoravox.fr
Link
17.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RAFFAELLA SELMI

VEDI ANCHE: JOSEPH STIGLITZ – PERCHE’ DOBBIAMO CAMBIARE IL CAPITALISMO

ComeDonChisciotte – IN EUROPA, RIBELLARSI PAGA

Si bisogna ribellarsi, ma bisogna anche farlo puntando ai veri problemi che non sono il 5,48% di interessi sul debito dell’Irlanda contro il 5% della Grecia, ma la legittimità stessa del debito: se le banche possono creare il denaro dal nulla per poi prestarlo, perché gli stati quando hanno bisogno di denaro lo chiedono alle banche?

Gli stati devono riprendersi la sovranità monetaria e creare il denaro secondo le necessità come fanno le banche.

Inoltre gli stati devono avere le proprie banche e concedere prestiti ai privati a tasso zero o comunque molto basso. Questo aiuterebbe molto l’economia che in questo momento manca di liquidità. I profitti per l’attività bancaria verrebbero comunque dal giochetto legale della riserva frazionaria che consente di moltiplicare enormemente il denaro.

Il Fondo Monetario Internazionale è di proprietà delle banche private ed è solo uno strumento per spremere tramite il debito le economie dei paesi che si sottopongono alle sue cure.

Tutti i paesi che si sono affidati al FMI sono stati dissanguati, si veda il tracollo dell’Argentina, che poi quando si è ribellata al FMI ha cominciato una fase di crescita vicina al 10% annuo.

Fonte: ComeDonChisciotte – IN EUROPA, RIBELLARSI PAGA.

DI AMBROSE EVANS -PRITCHARD
blogs.telegraph.co.uk

Per restituire i prestiti, l’Irlanda dovrà pagare più della Grecia.

Prendendo delle misure preventive, Dublino ha giocato secondo le regole, cercando di compiacere i mercati e l’Unione Europea. Ha fatto il lavoro del Fondo Monetario Internazionale senza il bisogno del suo intervento. Anzi: ha fatto più di quanto il FMI avrebbe osato chiedere.

Ha imposto misure di austerità draconiane. Il senso di solidarietà del paese è stato notevole: niente rivolte o minacce terroristiche.

Eppure, a partire da oggi pagherà il 5,48% su dieci anni di prestiti, circa l’8% reale, fattorizzata la deflazione. Una situazione paralizzante, capace di gettare il paese sulla via di un debito insostenibile, qualora dovesse durare a lungo.

La Grecia sta beneficiando di prestiti al 5% dall’UE e dal FMI, ad un tasso sfalsato molto al di sotto di questo (comunque troppo alto ai fini di un’effettiva efficacia della misura adottata, ma questo è un altro paio di maniche). Questi erano gli accordi sulla restituzione dei 110 miliardi di euro.

Oltre il danno, la beffa: l’Irlanda dovrà SOVVENZIONARE la Grecia per aiutarla a corrispondere la sua quota del pacchetto aiuti.

Capirete bene quanto ciò sia assurdo. È un chiaro esempio di azzardo morale, e mostra cosa succede quando un sistema che non funziona più comincia ad impelagarsi in miriadi di sotterfugi invece di affrontare il problema principale.

Sì, so bene quanto le scadenze greca e irlandese siano diverse, ma il fatto è che la Grecia ha ottenuto condizioni migliori lasciando che la situazione sfuggisse di mano.

Il Pasok di George Papandreou ha beneficiato dell’esitazione relativa al primo piano di misure di austerità, e – giusto per non avere peli sulla lingua – insultato i tedeschi richiedendo riparazioni di guerra. Per condire il tutto, qualche testa calda ha messo a ferro e fuoco Atene e Salonicco.

Se fossi irlandese, – (e in qualche modo lo sono: Sir John Parnell era il mio trisavolo) – sarei un tantino infastidito.

Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk
Link: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100007444/it-pays-to-riot-in-europe/
25.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRO SARDONE (www.asardone.it)