Archivi del mese: agosto 2010

ComeDonChisciotte – COME I RICCHI SPECULATORI TRAGGONO PROFITTO DAI DISASTRI.

Il turbocapitalismo è marcio, bisogna abbatterlo per fondare una società equa

Fonte: ComeDonChisciotte – COME I RICCHI SPECULATORI TRAGGONO PROFITTO DAI DISASTRI..

DI EAMONN MCCANN
Belfast Telegraph

Le calamità naturali danno ad alcuni capitalisti l’opportunità di trarre massimi profitti dalla carenza di beni alimentari

Quando la terra cuoce, i mercati vanno a fuoco.

Il caldo intenso e la più rigida siccità degli ultimi cent’anni hanno bruciato una enorme fetta di terra coltivabile in Russia che va dal Mar Nero alla Siberia, distruggendo la raccolta di grano e portando il governo di Medvedev a bloccare le esportazioni nel tentativo di assicurare le scorte.

Come conseguenza, i prezzi sono lievitati dappertutto nel resto del mondo. In Europa sono aumentati dell’80% nelle scorse sei settimane, mentre i mercati del grano a Chicago hanno visto un aumento del 25% in una settimana. Chi ha comprato il grano a prezzo fissato in anticipo ha incassato una fortuna, mentre i contadini in Russia si trovano davanti alla prospettiva di impoverimento e disperazione.

I paesi importatori e le multinazionali di beni alimentari si sono rivolti agli Stati Uniti, Australia, Argentina e alla UE. Il Financial Times commenta: “C’è abbastanza stock per coprire il buco ma manca un cuscino di sicurezza. In altre parole, le condizioni climatiche da qui alla raccolta di dicembre dovranno essere perfette”.

I consumatori devono aspettarsi di pagare di più per il pane e altri beni essenziali entro la fine dell’anno. In seguito, se il tempo non migliora, pagheranno molto di più.

Continua il FT: “I dirigenti delle aziende agricole e gli analisti dicono che la crisi probabilmente accelererà il consolidamento dell’agricoltura russa, permettendo alle grandi aziende di colpire i piccoli agricoltori che combattono”.

Per ogni cento milioni di perdenti nella lotteria dell’economia globale, c’è sempre qualche migliaio di vincitori. Uno dei più grandi a vincere recentemente è stato l’affarista londinese Anthony Ward.

Nell’ottobre del 2009 ha iniziato a stipulare contratti per iniziare la distribuzione del cacao del mese scorso. Cinque settimane fa, il suo hedge fund, Armajaro, ha preso in consegna 240,100 tonnellate, circa il 7% della produzione annuale mondiale. L’effetto è stato l’aumento dei prezzi ai livelli più alti da 30 anni, con enormi profitti per il signor Ward e i suoi investitori.

Le pagine finanziarie suggeriscono che i profitti potranno lievitare verso cime vertiginose se in Ottobre il raccolto della Costa d’Avorio andrà male così come sperano gli affaristi. In quel caso, i prezzi nel paese crolleranno – verso lo zero, secondo un commentatore – creando le condizioni per un altro lucrativo accaparramento di terre.

La Banca Mondiale affermava nei primi giorni di Agosto che “gli investitori mirano ai paesi con leggi deboli, comprano terre coltivabili a prezzi ridotti e non mantengono le promesse fatte”. Circa 124 milioni di acri di terreni coltivabili appartengono agli hedge funds.

Gli hedge funds – “macchine designate per saccheggiare navi naufragate”, secondo la memorabile definizione di un banchiere – si sono rivolti al settore del cibo, dei terreni coltivabili e delle ricchezze minerali del sud del mondo dal momento che le ricche risorse del settore immobiliare si sono prosciugate.

Il secondo più grande hedge fund del mondo, Paulson and Co., ha guadagnato miliardi scommettendo sul collasso del mercato dei subprime negli Stati Uniti. Quando il collasso è avvenuto, buttando fuori casa centinaia di migliaia di famiglie, il capo del fund, John Paulson, ha personalmente guadagnato 3.3 miliardi di dollari. Ora è accreditato come il quarantacinquesimo uomo più ricco al mondo.

Al lato di Paulson, in modo discreto, si trova l’azienda di trasporti di beni Glencore, che fa affari con terreni, grano, zucchero, zinco, gas naturale, ecc., e opera in tutto il pianeta. Anch’essa è nata dal crollo immobiliare in modo prepotente e l’anno scorso ha avuto un utile netto di 2.8 miliardi di dollari dalle sue nuove operazioni.

I prodotti delle aziende agricole di proprietà delle banche e degli hedge funds non sono destinati alle popolazioni locali ma ai mercati internazionali.

A questo fine, l’azienda londinese Central African Mining and Exploration, per esempio, ha appena acquistato 75,000 acri di terra fertile nel Mozambico per creare biocombustibile da esportare. La popolazione locale aveva capito che la terra doveva essere data o concessa in prestito a mille famiglie di coltivatori dislocate dopo che il parco nazionale era stato costituito con l’obiettivo di attrarre turisti.

Un rappresentante del governo spiega che quella gente era “confusa”. Senza dubbio.

Ciò che colpisce di queste operazioni – ce ne sono a centinaia – è l’impatto che possono avere sulla vita quotidiana di un vasto numero di persone, pur rimanendo virtualmente anonime e rimanere totalmente esenti da responsabilità.

L’idea che il profitto è l’unica cosa che conta quando si parla di produzione di alimenti potrà sembrare distorta e perfino immorale. Ma è strettamente in linea con l’etica dell’economia di mercato. Quando una piccola parte del mondo degli affari ha espresso il proprio malcontento per la monopolizzazione del mercato del cacao da parte di Anthony Ward, il Financial Times è corso in suo aiuto con un energico editoriale in cui si metteva in evidenza che egli “non ha infranto alcuna legge”.

Certamente non l’ha fatto. Sono le stesse leggi a truccare il gioco, è lo stesso sistema a generare le ingiustizie.

Titolo originale: “Fat cats profiting off disaster “

Fonte: http://www.belfasttelegraph.co.uk
Link
18.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

‘Ndrangheta: Bomba sotto casa del Pg Di Landro

Solidarietà a Di Landro, il crimine verrà battuto

Fonte: ‘Ndrangheta: Bomba sotto casa del Pg Di Landro.

Un segnale inequivocabile. L’ennesimo, inserito nell’ambito di una strategia, secondo gli investigatori messa in atto dalla criminalità organizzata calabrese per delegittimare l’operato dei magistrati di Reggio Calabria. Nel mirino questa volta il procuratore generale reggino Salvatore Di Landro. Sicuro destinatario della bomba fatta esplodere questa notte intorno alle 2 davanti al portone della sua abitazione, all’interno della quale si trovava in compagnia della moglie.

La deflagrazione, fortunatamente, non ha provocato feriti, ma ha mandato in frantumi i vetri delle finestre della casa del magistrato, che abita in un condominio, e di altre abitazioni vicine. Causando gravi danni, ovviamente, anche allo stesso portone d’ingresso…

ComeDonChisciotte – VERSO UNO SCENARIO DI III GUERRA MONDIALE ? IL RUOLO D’ISRAELE NELL’ INNESCARE UN ATTACCO ALL’IRAN

No alla guerra contro l’Iran, condividete e fate girare questo documentatissimo e preoccupante articolo. Ci dobbiamo ribellare

Fonte: ComeDonChisciotte – VERSO UNO SCENARIO DI III GUERRA MONDIALE ? IL RUOLO D’ISRAELE NELL’ INNESCARE UN ATTACCO ALL’IRAN.

DI MICHAEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Per consultare la parte I di questo saggio clicca qui sotto

Preparazione per la III guerra mondiale, colpire l’Iran
Parte I: La Guerra Globale

Part II: La Road Map Militare
di Michel Chossudovsky

Lo stoccaggio e la distribuzione di avanzati sistemi di armi contro l’Iran ha avuto inizio subito dopo i bombardamenti e l’invasione dell’Iraq del 2003. Fin dall’inizio, questi piani di guerra sono stati guidati dagli Stati Uniti, in collegamento con la NATO e Israele.

Dopo l’ invasione dell’Iraq, l’amministrazione Bush identificò l’Iran e la Siria, come la fase successiva della ” Road map per la guerra “.

Fonti militari statunitensi dichiararono che un attacco aereo contro l’Iran avrebbe potuto comportare uno schieramento  su larga scala paragonabile ai  bombardamenti  “colpisci e terrorizza”  degli Stati Uniti  sull’Iraq del marzo 2003 :

“attacchi aerei americani contro l’Iran avrebbero una portata di gran lunga superiore a quella dell’attacco israeliano del 1981 al centro nucleare di Osiraq in Iraq,  e si avvicinerebbero di più ai giorni di apertura della campagna aerea del 2003 contro l’Iraq. (Vedi Globalsecurity )

“Teatro Iran vicino al termine ”

„ Nominate in codice dai pianificatori militari degli Stati Uniti come TIRANNT, “Theater Iran near the Term-Teatro Iran vicino al termine„, simulazioni di un attacco all’Iran sono iniziate nel maggio 2003 “quando i modellatori e gli esperti di intelligence hanno raccolto i dati necessari per l’analisi del piano d’azione su grande scala per l’Iran” (William Arkin, Washington Post, 16 April 2006).

Le analisi hanno identificato parecchie migliaia di  obiettivi all’interno dell’Iran come parte di una guerra lampo del  tipo ” Colpisci e terrorizza” :

“L’analisi , denominata TIRANNT , per ” Teatro Iran vicino al termine “, era accompagnata da un finto scenario per una invasione del corpo dei marines e una simulazione della forza missilistica iraniana. I pianificatori americani e britannici hanno condotto un’esercitazione di guerra nel Mar Caspio più o meno nello stesso periodo. E Bush ha ordinato al Comando Strategico Usa di elaborare un piano di guerra globale per un attacco contro le armi di distruzione di massa iraniane. Tutto questo alla fine confluirà in un piano di nuova guerra per  “più importanti operazioni di combattimento” contro l’ Iran che fonti militari confermano ora [ Aprile 2006] esiste in forma di progetto.

… Sotto TIRANNT , Esercito e pianificatori  del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno esaminato scenari di guerra con l’Iran sia a breve termine che entro l’anno, compresi tutti gli aspetti di un’operazione di combattimento importante, dalla mobilitazione e dispiegamento di forze fino alle operazioni di stabilità nel dopoguerra dopo il cambiamento di regime “. (William Arkin, Washington Post, 16 aprile 2006)

Erano stati previsti diversi “scenari” per un attacco globale contro l’Iran: “l’esercito USA, la Marina, l’aeronautica e i marines hanno tutti preparato piani di battaglia e hanno  trascorso quattro anni a costruire basi e corsi di formazione per una “Operation Iranian Freedom”. L’ammiraglio Fallon, il nuovo capo del comando centrale USA, ha ereditato piani computerizzati sotto il nome TIRANNT (teatro Iran Near Term).” (New Statesman, 19 febbraio 2007)

Nel 2004, ispirandosi agli scenari di guerra iniziale sotto TIRANNT, il Vice Presidente Dick Cheney ha incaricato USSTRATCOM di elaborare un “piano di emergenza” per un’operazione militare su larga scala diretta contro l’Iran “puo essere impiegato in risposta ad un altro attacco terroristico tipo 9/11 contro gli Stati Uniti” sulla presunzione che il governo di Teheran sarebbe dietro la trama terroristica. Nel piano è incluso l’uso preventivo di armi nucleari contro uno Stato nucleare:

“Il piano include un attacco aereo su larga scala sull’Iran impiegando armi nucleari sia convenzionali che tattiche. In Iran ci sono più di 450 obiettivi strategici principali, tra cui numerosi siti sospettati di sviluppare il programma di armi nucleari. Molti degli obiettivi sono insensibili o sono nelle profondità sotterranee e potrebbero non essere colpiti da armi convenzionali, quindi l’opzione nucleare. Come nel caso dell’Iraq, la risposta non è condizionata al fatto che l”Iran sia effettivamente coinvolto nell’atto di terrorismo, diretto contro gli Stati Uniti. Diversi alti ufficiali dell’aeronautica coinvolti nella pianificazione, secondo qanto riferito, sono sgomenti per le implicazioni di ciò che stanno facendo — che l’Iran sia designato per un attacco nucleare non provocato — ma nessuno è disposto a danneggiare la sua carriera, ponendo obiezioni. ” (Philip Giraldi, Deep Background,The American Conservative agosto 2005)

La tabella di marcia militare: “prima l’Iraq, poi l’Iran”

La decisione di colpire l’Iran sotto TIRANNT era parte del più ampio processo di pianificazione e sequenza delle operazioni militari. Già sotto l’amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA(USCENTCOM) aveva formulato “nei piani dello scenario di guerra” di invadere prima l’Iraq  e poi l’Iran. L’accesso al petrolio del Medio Oriente era l’obiettivo strategico:

“I chiari interessi di sicurezza nazionale e gli obiettivi espressi nella strategia di sicurezza nazionale (NSS) del Presidente e nella strategia militare nazionale (NMS) del Presidente costituiscono il fondamento della strategia dello scenario del comando centrale USA. La NSS presenta l’attuazione di una strategia di contenimento duale degli Stati canaglia Iraq ed Iran, nel caso tali Stati costituiscano una minaccia per gli interessi degli USA, per gli altri Stati della regione e per i loro cittadini. Il doppio contenimento è progettato per mantenere l’equilibrio di potere nella regione senza che questo dipenda dall’Iraq o dall’Iran. La strategia USCENTCOM è basata sugli interessi e centrata sulla minaccia. Lo scopo dell’impegno degli USA, come esposto nell’NSS, è di tutelare gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione – il continuo, sicuro accesso al petrolio del Golfo.”
(USCENTCOM,http://www.milnet.com/milnet/pentagon/centcom/chap1/stratgic.htm#USPolicy, il collegamento non è più attivo, archiviato presso http://tinyurl.com/37gafu9)

La guerra contro l’Iran è stata considerata come parte di una successione di operazioni militari. Secondo l’ex comandante NATO generale Wesley Clark, la road-map militare del Pentagono consisteva in una sequenza di paesi: “[il] piano di campagna quinquennale [include]… un totale di sette paesi, cominciando con l’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan.” In “Winning Modern Wars” (pagina 130) il generale Clark afferma quanto segue:

“Quando tornai al Pentagono nel novembre 2001, uno degli ufficiali dirigenti militari aveva tempo per una chiacchierata. Sì, eravamo ancora in pista per andare contro l’Iraq, disse. Ma c’era di più. Questo era stato discusso nell’ambito di un piano di campagna quinquennale, disse, e c’erano un totale di sette paesi, cominciando con l’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan. (Vedi Secret 2001 Pentagon Plan to Attack Lebanon, Global Research, 23 luglio 2006)

Il ruolo di Israele

Si è discusso molto sul ruolo di Israele nell’innesco di un attacco contro l’Iran.

Israele è parte di un’alleanza militare. Tel Aviv non è un promotore. Non ha un’agenda militare distinta e separata.

Israele è integrato nel “piano di guerra per le principali operazioni di combattimento” contro l’Iran formulato nel 2006 dal Comando Strategico USA (USSTRATCOM). Nel contesto delle operazioni militari su larga scala, un’azione militare unilaterale non coordinata da parte di un solo partner della coalizione, cioè Israele, è da un punto di vista strategico e militare, quasi impossibile. Israele è un membro de facto della NATO. Qualsiasi azione da parte di Israele richiederebbe una “luce verde” da Washington.

Un attacco da parte di Israele potrebbe, tuttavia, essere utilizzato come “il meccanismo d’innesco”, che scatenerebbe una guerra totale contro l’Iran, come pure la ritorsione da parte dell’Iran nei confronti di Israele.

A questo proposito, vi sono indizi che Washington potrebbe prevedere la possibilità di iniziale  attacco (sostenuto dagli US) da parte di Israele, piuttosto che una pura e semplice  operazione militare contro l’Iran guidata dagli USA. L’attacco israeliano–anche se condotto in stretto collegamento con il Pentagono e la NATO–verrebbe presentato all’opinione pubblica come una decisione unilaterale di Tel Aviv. Sarebbe quindi utilizzato da Washington per giustificare, agli occhi dell’opinione mondiale, un intervento militare degli Stati Uniti e della NATO per “difendere Israele”, invece di attaccare l’Iran. Nell’ambito degli accordi di cooperazione militare esistenti, sia gli Stati Uniti che la NATO sarebbero “obbligati” a “difendere Israele” contro l’Iran e la Siria.

Vale la pena notare, a questo proposito, che fin dall’inizio del secondo mandato di Bush, (l’ex) Vice Presidente Dick Cheney accennò, in termini di certezza, che l’Iran era “proprio in cima alla lista” dei nemici “canaglia” dell’America, e che Israele, per così dire, “bombarderebbe per noi”, senza coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi esercitiamo pressioni su di loro “per farlo” (vedi Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Attack on Iran, Global Research, 1 maggio 2005): Secondo Cheney:

“Una delle preoccupazioni della gente è che Israele potrebbe farlo senza che gli venga chiesto… Dato che l’Iran ha una politica dichiarata secondo cui il suo obiettivo è la distruzione di Israele, gli israeliani potrebbero decidere di agire per primi e lasciare il resto del mondo a preoccuparsi di ripulire il pasticcio diplomatico che seguirebbe,”(Dick Cheney, citato da un’intervista di MSNBC, gennaio 2005)

Commentando l’affermazione del Vicepresidente, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski in un’intervista su PBS, ha confermato con qualche apprensione, sì: Cheney vuole che il primo ministro Ariel Sharon agisca per conto dell’America e “lo faccia” per noi:

“Credo che l’Iran sia più ambiguo. E il problema esistente non è certamente la tirannia; ma le armi nucleari. E il vice Presidente oggi in una sorta di una strana istruzione parallela a questa dichiarazione di libertà ha suggerito che gli israeliani possono farlo e infatti ha usato un linguaggio che suona come una giustificazione o anche un incoraggiamento per gli israeliani a farlo.”

Quello di cui ci stiamo occupando è un’operazione militare congiunta U.S.-NATO-Israele per bombardare l’Iran, che è stata in fase di pianificazione attiva dal 2004. Il funzionari del Dipartimento della difesa, sotto Bush e Obama, hanno lavorato assiduamente con i loro omologhi militari e di intelligence israeliani, identificando attentamente obiettivi dentro l’Iran. In termini pratici militari, qualsiasi azione da parte di Israele avrebbe dovuto essere pianificata e coordinata ai livelli più alti della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Un attacco da parte di Israele richiederebbe anche un coordinato sostegno logistico U.S. -europa-NATO, in particolare con riguardo al sistema di difesa aerea di Israele, che da gennaio 2009 è completamente integrato in quello degli Stati Uniti e della NATO. (Vedere Michel Chossudovsky, Unusually Large U.S. Weapons Shipment to Israel: Are the US and Israel Planning a Broader Middle East War? Global Research, 11 gennaio, 2009)

Il sistema radar a banda X di Israele  installato all’inizio del 2009 con il supporto tecnico degli Stati Uniti ha “integrato le difese antimissile di Israele con la rete globale americana di rilevamento antimissile [nello spazio], che include satelliti, navi Aegis sul Mediterraneo, Golfo Persico e Mar Rosso e radars Patriot e missili intercettori a terra.” (Defense Talk.com, January 6, 2009,)

Ciò significa che Washington, in definitiva, invita a colpire. Gli Stati Uniti piuttosto che Israele controllano il sistema di difesa aerea: ” ‘Questo è e rimarrà un sistema radar degli Stati Uniti,’  ha dichiarato il portavoce del Pentagono Geoff Morrell. “Così questo non è qualcosa che noi stiamo dando o vendendo agli israeliani ed è qualcosa che richiederà probabilmente personale degli Stati Uniti in loco per funzionare.” ” (Citato nel notiziario di Israele, 9 gennaio 2009).

Le forze armate USA sovrintendono al sistema di Difesa Aerea di Israele, che è integrato nel sistema globale del Pentagono. In altre parole, Israele non può avviare una guerra contro l’Iran senza il consenso di Washington. Da qui l’importanza della legislazione cosiddetta “Luce Verde” sponsorizzata al Congresso dal partito repubblicano nell’ambito della House Resolution 1553, che supporta in modo esplicito un attacco israeliano all’Iran:

“La misura, introdotta dal repubblicano del Texas Louie Gohmert e 46 dei suoi colleghi, appoggia l’uso da parte di Israele di “tutti i mezzi necessari “contro l’Iran” compreso l’uso della forza militare.”… “Siamo stati costretti ad arrivare a questo. Abbiamo bisogno di mostrare il nostro sostegno ad Israele. Abbiamo bisogno di smettere di giocare con questo alleato critico in un settore difficile.”” (Vedere Webster Tarpley, Fidel Castro Warns of Imminent Nuclear War; Admiral Mullen Threatens Iran; US-Israel Vs. Iran-Hezbollah Confrontation Builds On, Global Research, August 10, 2010)

In pratica, la proposta di legge è una “Luce Verde” per la casa bianca e il Pentagono, piuttosto che per Israele. Essa costituisce un’approvazione senza discussione per una guerra contro l’Iran sponsorizzata dagli USA che utilizza Israele come un conveniente trampolino di lancio militare. Essa serve anche come una giustificazione per fare la guerra a difesa di Israele.
In questo contesto, Israele potrebbe infatti fornire il pretesto per fare la guerra, in risposta a presunti attacchi di Hamas o Hezbollah e/o l’attivazione delle ostilità sul confine di Israele con il Libano. È fondamentale comprendere che un “incidente” minore potrebbe essere utilizzato come pretesto per innescare una grande operazione militare contro l’Iran.
Come sanno i pianificatori militari degli Stati Uniti, Israele (piuttosto che gli Stati Uniti) sarebbe il primo obiettivo di rappresaglia militare da parte dell’Iran. In linea generale, gli israeliani sarebbero vittime di macchinazioni di Washington e del loro stesso governo. È, a questo riguardo, assolutamente fondamentale che gli israeliani si oppongano con forza a qualsiasi azione da parte del governo di Netanyahu per attaccare l’Iran.

Guerra globale: Il ruolo del comando strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM)

Le operazioni militari globali sono coordinate dalle Sedi Centrali del Comando Strategico USA  (USSTRATCOM) presso la base aerea militare di Offutt nel Nebraska, in collegamento con i comandi regionali combattenti unificati (ad esempio. Comando centrale USA in Florida, che è responsabile per il Medio Oriente-regione Asia Centrale, vedi mappa qui sotto) così come le unità di comando della coalizione in Israele, Turchia, Golfo Persico e la base militare di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. La pianificazione militare e il processo decisionale a livello di  paese di singoli alleati NATO-U.S. così come “i paesi partner” sono integrati in un disegno militare globale, compresa la militarizzazione dello spazio.

Sotto il suo nuovo mandato, USSTRATCOM ha la responsabilità di “soprintendere ad un piano di attacco globale” con armi nucleari e convenzionali. In gergo militare, è previsto che svolga il ruolo di “integratore globale con missioni di Operazioni Spaziali; operazioni di informazione; Difesa Antimissile Integrata; Comando& Controllo Globale; Intelligence, sorveglianza e ricognizione; Attacco Globale; e deterrenza strategica…. ”

Le responsabilità USSTRATCOM includono: “direzione, pianificazione ed esecuzione di operazioni di deterrenza strategica “a livello mondiale, “sincronizzazione delle operazioni e dei piani di difesa missilistica globale”, “sincronizzazione dei piani regionali di combattimenti”, etc. USSTRATCOM è la principale Agenzia nel coordinamento della guerra moderna.

Nel gennaio 2005, USSTRATCOM fin dall’inizio del dispiegamento militare e stoccaggio diretti contro l’Iran, è stato identificato come “il Comando Combattente leader per l’integrazione e la sincronizzazione degli sforzi a livello del DoD nella lotta contro le armi di distruzione di massa.” (Michel Chossudovsky, guerra nucleare contro l’Iran, Global Research, 3 gennaio 2006).

Ciò significa che il coordinamento di un attacco su larga scala contro l’Iran, compresi i vari scenari di escalation all’interno ed oltre la più vasta Regione Asiatica del  Medio Oriente dovrebbe essere coordinato da USSTRATCOM.

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Mappa: Area di competenza Comando Centrale degli Stati Uniti

Armi nucleari tattiche contro l’Iran

Confermato da documenti militari come pure da dichiarazioni ufficiali, sia negli Stati Uniti che in Israele è contemplato l’uso di armi nucleari contro l’Iran. Nel 2006, l’US Strategic Command (USSTRATCOM) ha annunciato che aveva raggiunto una capacità operativa per colpire rapidamente destinazioni in tutto il mondo utilizzando armi nucleari o convenzionali. Questo annuncio è stato fatto dopo lo svolgimento di simulazioni militari USA riguardanti un attacco nucleare  contro un paese immaginario. (David Ruppe, Preemptive Nuclear War in a State of Readiness: U.S. Command Declares Global Strike Capability, Global Security Newswire, 2 dicembre 2005)

Continuità nei confronti dell’era Bush-Cheney: il Presidente Obama in gran parte ha approvato la dottrina dell’uso preventivo di armi nucleari formulata dalla precedente amministrazione. Sotto il  Nuclear Posture Review del 2010, l’amministrazione Obama ha confermato che “essa si riserva il diritto di usare armi nucleari contro l’Iran” per la sua inadempienza verso gli Stati Uniti per quanto riguarda il suo programma di sviluppo di presunte armi nucleari (inesistente). (Opzione nucleare degli Stati Uniti sull’Iran collegata alla minaccia di attacchi israeliani – ipsnews.net IPS, 23 aprile 2010). L’amministrazione Obama ha anche fatto intendere che si potrebbero usare armi nucleari nel caso di una risposta iraniana ad un attacco israeliano contro l’Iran. (Ibid.). Israele ha elaborato i propri “piani segreti” anche per bombardare l’Iran con armi nucleari tattiche:

“I comandanti militari israeliani credono che gli attacchi convenzionali non possono più bastare per annientare le strutture di arricchimento dell’uranio sempre più protette. Molte sono state costruite sotto almeno 70 piedi di calcestruzzo e roccia. Tuttavia, i bunker busters nucleari verrebbero utilizzati solo se fosse escluso un attacco convenzionale e se gli Stati Uniti rifiutassero di intervenire, hanno dichiarato fonti di alto livello.” (Revealed: Israel plans nuclear strike on Iran – Times Online, January 7, 2007)

Le istruzioni di Obama sull’uso di armi nucleari contro l’Iran e la Corea del Nord sono coerenti con la dottrina USA post 9/11, che consente l’uso di armi nucleari tattiche in un teatro di guerra convenzionale.

Attraverso una campagna di propaganda che ha ottenuto il sostegno di “autorevoli” scienziati nucleari, le mini-bombe atomiche vengono sostenute come strumento di pace, vale a dire un mezzo per la lotta contro “il terrorismo islamico” e l’installazione della “democrazia” di stile occidentale in Iran. Le armi nucleari a basso potenziale sono stata liquidate come   “per utilizzo sul campo di battaglia”. Si prevede che vengano utilizzate contro l’Iran e la Siria nella fase successiva della “guerra al terrorismo” dell’America insieme ad armi convenzionali.

“I funzionari dell’Amministrazione sostengono che le armi nucleari a basso potenziale sono necessarie come credibile deterrente contro gli Stati canaglia. [Corea del Nord, Iran, Siria] La loro logica è che le armi nucleari esistenti sono troppo distruttive per essere utilizzate, tranne in una guerra nucleare su vasta scala. Potenziali nemici potrebbero rendersi conto di questo, così che non considererebbero la minaccia di ritorsioni nucleari come credibile. Tuttavia, armi nucleari a basso potenziale sono meno distruttive, quindi presumibilmente potrebbero essere utilizzate. Questo le renderà più efficaci come deterrente.” (Opponents Surprised By Elimination of Nuke Research Funds Defense News November 29, 2004)

Le armi nucleari da utilizzare preferibilmente contro l’Iran sono le armi nucleari tattiche
(Made in America), vale a dire bombe bunker buster con testate nucleari (ad es. B61.11), con una capacità esplosiva tra un terzo fino a sei volte una bomba di Hiroshima. Il B61-11 è la versione”nucleare” della  “convenzionale” BLU 113. o la Guided Bomb Unit GBU-28. Può essere lanciata in modo molto simile alla bomba bunker buster convenzionale. (Vedi Michel Chossudovsky,http://www.globalresearch.ca/articles/CHO112C.html, vedi anche http://www.thebulletin.org/article_nn.php?art_ofn=jf03norris)
Mentre gli Stati Uniti non contemplano l’uso di armi termonucleari strategiche contro l’Iran, l’arsenale nucleare di Israele è in gran parte composto da  bombe termonucleari che vengono impiegate e potrebbero essere utilizzate in una guerra con l’Iran. Nell’ambito del sistema missilistico Jericho‐III  con una gittata tra i 4.800 km ed i 6.500 km, tutto l’Iran sarebbe entro la portata. di Israele

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Bomba bunker buster convenzionale Guided Bomb Unit GBU-27
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B61 bomba bunker buster

Ricaduta radioattiva

Il problema della ricaduta e contaminazione radiottiva, mentre casualmente viene respinto dagli analisti militari NATO-U.S., sarebbe devastante, potenzialmente interesserebbe una vasta area del Medio Oriente (Israele compreso) e la regione dell’Asia centrale.

In una logica assolutamente contorta, le armi nucleari sono presentate come un mezzo per costruire la pace e prevenire “danni collaterali”. Le armi nucleari inesistenti dell’Iran sono una minaccia per la sicurezza globale, mentre quelle degli Stati Uniti e di Israele sono strumenti di pace “innocui per la popolazione civile circostante “.

La madre di tutte le bombe” (MOAB) prevista per essere utilizzata contro l’Iran

Di importanza militare all’interno dell’arsenale di armi convenzionali USA  l'”arma mostro” di 21.500-libbre soprannominata la “madre di tutte le bombe” La  GBU-43/B or Massive Ordnance Air Blast bomb (MOAB) è stata classificata “come l’arma non-nucleare più potente mai progettata” con la resa più grande nell’arsenale convenzionale USA. Il MOAB è stato testato prima di essere distribuito nel teatro di guerra Iraq all’inizio del marzo 2003. Stando alle fonti militari statunitensi, I Capi di Stato Maggiore Riuniti  avevano informato il governo di Saddam Hussein prima di lanciare l’attacco del 2003 che la “madre di tutte le bombe” doveva essere utilizzata contro l’Iraq. (Ci sono stati rapporti non confermati che sia stata utilizzata in Iraq).

Il Dipartimento della difesa ha confermato nell’ottobre del 2009 che intende utilizzare la “madre di tutte le bombe” (MOAB) contro l’Iran. Il MOAB è considerato “ideale per colpire profondamente impianti nucleari interrati come Natanz o Qom in Iran” (Jonathan Karl, Is the U.S. Preparing to Bomb Iran? ABC News, October 9, 2009). La verità è che il MOAB, data la sua capacità esplosiva, comporterebbe perdite civili estremamente grandi. Si tratta di una convenzionale “macchina per uccidere” con una nube a forma di fungo di tipo nucleare.

L’approvvigionamento di quattro MOABs fu commissionato nell’ottobre 2009 al notevole costo di 58,4 milioni di dollari, (14,6 milioni di dollari per ogni bomba). Tale importo comprende i costi di sviluppo e test, nonché integrazione delle bombe MOAB su bombardieri stealth B-2. (Ibid.). Questa acquisizione è direttamente collegata ai preparativi di guerra in relazione all’Iran. La notifica era contenuta a pagina-93 del “promemoria per la riprogrammazione” che comprendeva le seguenti istruzioni:

“Il Dipartimento ha un urgente bisogno operativo (UON-Urgent Operational Need) di acquisire la capacità di colpire obiettivi duri e profondamente interrati in ambienti ad alta minaccia. Il MOP [Mother of All Bombs-la madre di tutte le bombe] è l’arma di scelta per soddisfare i requisiti della UON [Urgent Operational Need].” Precisa inoltre che la richiesta è approvata dal Pacific Command (che ha responsabilità sulla Corea del Nord) e dal comando centrale (che ha la responsabilità sull’Iran).” (ABC News, op cit, enfasi aggiunta). Per consultare la richiesta di riprogrammare (pdf) clicca qui

Il Pentagono sta pianificando un processo di vasta distruzione delle infrastrutture e incidenti di massa tra i civili attraverso l’uso combinato di armi nucleari tattiche e mostruose bombe convenzionali con nubi a forma di fungo, compreso il MOAB e il più grande GBU-57A/B o Massive Ordinance Penetrator (MOP), che sorpassa il MOAB in termini di capacità esplosiva.
Il MOP è descritto come “una nuova potente bomba diretta agli impianti nucleari sotterranei dell’Iran e Corea del Nord. La bomba gigantesca — più di 11 persone in piedi spalla a spalla [vedi immagine qui sotto] o più di 20 piedi dalla base alla punta “(vedi Edwin Black, “Super Bunker-Buster Bombs Fast-Tracked for Possible Use Against Iran and North Korea Nuclear Programs”, Cutting Edge, September 21 2009)
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“Madre di tutte le bombe” (MOAB)
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GBU-57A/B messa Ordnance Penetrator (MOP)

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MOAB: le schermate del test: esplosione e nube a fungo

Stato di avanzamento degli armamenti: “Guerra resa Possible attraverso nuove tecnologie”

Il processo decisionale dei militari USA in relazione all’Iran è sostenuto da Star Wars, la militarizzazione dello spazio e la rivoluzione nelle comunicazioni e sistemi di informazione. Dati i progressi della tecnologia militare e lo sviluppo di nuovi sistemi di armamenti, un attacco contro l’Iran potrebbe essere notevolmente diverso in termini di una combinazione di sistemi di armi, rispetto alla guerra lampo del  marzo 2003 lanciata contro l’Iraq. L’operazione Iran prevede l’utilizzo dei più avanzati sistemi di armi a sostegno delle sue incursioni aeree. Con ogni probabilità, saranno testati nuovi sistemi di armi.

Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano del 2000 (PNAC) intitolato Ricostruire le Difese dell’America, ha delineato il mandato dei militari americani in termini di Guerre su larga scala, per essere condotte simultaneamente in diverse regioni del mondo:

“Combattere e conquistare decisamente multipli, simultanei teatri di guerra”.

Tale formulazione equivale ad una guerra globale di conquista da parte di un’unica superpotenza imperiale. Il documento PNAC viene chiamato anche la “rivoluzione negli affari militari”, per la trasformazione delle forze da sfruttare, vale a dire l’attuazione della “guerra resa possibile grazie alle nuove tecnologie”. (Vedere il progetto per un nuovo secolo americano, Ricostruire le Difese dell’ America Washington DC, settembre 2000, pdf). Quest’ultimo consiste nello sviluppare e perfezionare lo stato dell’arte globale di una macchina per uccidere basata su un arsenale di nuove armi sofisticate, che alla fine potrebbero sostituire i modelli esistenti.

“Così, si può prevedere che il processo di trasformazione sarà infatti un processo in due fasi: prima di transizione, quindi di trasformazione più approfondita. Il punto di rottura ci sarà quando una preponderanza di nuovi sistemi di armamenti comincerà ad entrare in servizio, forse quando, ad esempio, veicoli aerei senza equipaggio inizieranno ad essere numerosi come gli aerei con equipaggio. A questo proposito, il Pentagono dovrebbe essere molto cauto nel fare grandi investimenti in nuovi programmi – carri armati, aerei, portaerei, ad esempio – che impegnerebbero le forze americane in attuali modelli di guerra per molti decenni a venire. (Idem, enfasi aggiunta )

La guerra contro l’Iran potrebbe davvero segnare questo cruciale punto di rottura, con nuovi sistemi di armi spaziali applicate al fine di disattivare un nemico che ha significative capacità militari convenzionali, tra cui più di mezzo milione di forze di terra.

Armi elettromagnetiche

Armi Elettromagnetiche potrebbero essere utilizzate per destabilizzare i sistemi di comunicazione dell’Iran, disattivare i generatori di energia elettrica, minare e destabilizzare comando e controllo, infrastrutture governative, trasporti, energia, ecc.. All’interno della stessa famiglia di armi, tecniche di modifiche ambientali (ENMOD) (guerra Meteo) sviluppate all’interno del programma HAARP potrebbero anche essere applicate. (Vedere Michel Chossudovsky, “Owning the Weather” for Military Use, Global Research, September 27, 2004). Questi sistemi di armi sono pienamente operativi. In questo contesto, il documento dell’aviazione militare AF 2025 ha riconosciuto esplicitamente applicazioni militari di tecnologie di modificazione Meteo:

“La Modifica del tempo diventerà parte della sicurezza nazionale e internazionale e potrebbe essere eseguita unilateralmente… Essa potrebbe avere applicazioni offensive e difensive ed  essere utilizzata anche per scopi di dissuasione. La capacità di generare pioggia, nebbia e tempeste sulla terra o di modificare il tempo nello spazio, migliorare le comunicazioni attraverso modifiche della ionosfera (l’uso di specchi nella ionosfera), e la produzione di Meteo artificiale fanno tutti parte di un insieme integrato di tecnologie che possono fornire una sostanziale crescita negli Stati Uniti, o degrado della capacità di un avversario, per raggiungere consapevolezza globale, capacità, e potere. ” (Air Force 2025 Final Report, Vedi anche US Air Force: Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025, AF2025 v3c15-1 | Weather as a Force Multiplier: Owning… | (Ch 1) a www.fas.org).

Radiazioni elettromagnetiche che rendono possibile “danneggiare la salute da remoto” potrebbero anche essere previste nel teatro di guerra. (Vedi Mojmir Babacek, Electromagnetic and Informational Weapons:, Global Research, August 6, 2004). A sua volta, nuovi impieghi di armi biologiche da parte dei  militari statunitensi potrebbero anche essere previsti come suggerito dal PNAC: “Avanzate forme di guerra biologica adatta a “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal Regno del terrore in uno strumento politicamente utile.” (PNAC, op. cit., p. 60).

Le capacità militari dell’Iran: missili a medio e lungo raggio

L’Iran ha avanzate capacità militari, tra cui missili a medio e a lungo raggio in grado di raggiungere obiettivi in Israele e negli Stati del Golfo. Quindi l’accento dell’Alleanza Israele-U.S.-NATO sull’uso di armi nucleari, che sono previste per essere utilizzate sia preventivamente che in risposta ad un attacco missilistico iraniano di ritorsione.

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Gittata dei missili  Shahab dell’Iran. Copyright Washington Post

Nel novembre 2006, tests dell’Iran con missili superficie 2 sono stati caratterizzati da una pianificazione precisa in un’operazione allestita con cura. Secondo un autorevole esperto di missili americano (citato da Debka), “Gli iraniani hanno dimostrato una tecnologia moderna nel lancio di missili che l’Occidente non aveva mai saputo possedesse”. (Vedere Michel Chossudovsky, Iran’s “Power of Deterrence” Global Research, November 5, 2006) Israele ha riconosciuto che “Shehab-3, la cui gittata è 2.000-km rende Israele, Medio Oriente ed Europa a portata di mano” (Debka, 5 novembre 2006)

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Secondo Uzi Rubin, ex capo del programma di missili anti-balistici di Israele, “l’intensità dell’esercitazione militare era senza precedenti… Essa è stata pensata per fare impressione–e ha fatto impressione”. (www.cnsnews.com 3 novembre 2006)

Le esercitazioni del 2006, mentre creavano agitazione negli Stati Uniti e Israele, non hanno modificato in alcun modo la determinazione U.S.-NATO-Israele a scatenarsi sull’Iran.

Teheran ha confermato in diverse dichiarazioni che risponderà se verrà attaccato. Israele sarebbe immediatamente oggetto di attacchi missilistici iraniani come confermato dal governo iraniano. La questione del sistema di difesa aerea di Israele è pertanto cruciale. USA e strutture militari alleate negli Stati del Golfo, Turchia, Arabia Saudita, Afghanistan e Iraq potrebbero anche essere prese di mira da parte dell’Iran.

Forze di terra dell’Iran

Mentre l’Iran è circondato dagli Stati Uniti e da basi militari alleate, la Repubblica islamica ha notevoli capacità militari. (Vedere mappe qui sotto) Ciò che è importante riconoscere sono le grandi dimensioni delle forze di terra iraniane in termini di personale (esercito, Marina, aviazione) se paragonate alle forze degli Stati Uniti e della NATO impegnate in Afghanistan e in Iraq.

Di fronte ad un’insurrezione ben organizzata, le forze della coalizione sono già sovrautilizzate in Afghanistan e in Iraq. Queste forze sarebbero in grado di far fronte se le forze terrestri iraniane si inserissero nel campo di battaglia esistente in Iraq e in Afghanistan? Il potenziale del movimento di resistenza agli Stati Uniti ed all’occupazione degli alleati inevitabilmente ne risentirebbe.

Le forze terrestri iraniane sono dell’ordine di 700.000 di cui 130.000 sono soldati professionisti, 220.000 sono i militari di leva e 350.000 sono riservisti. (Vedere esercito Repubblica islamica dell’Iran  – Wikipedia). Ci sono 18.000 militari nella marina dell’Iran e 52.000 nella forza aerea. Secondo l’Istituto internazionale di studi strategici, “la guardia rivoluzionaria ha un personale di 125.000 stimato in cinque rami: la Marina, l’aeronautica e le forze di terra; e la Quds Force (forze speciali).” Secondo  il CISS, Basij la forza paramilitare del volontariato dell’Iran controllata da guardie rivoluzionarie “ha una stima di 90.000 elementi in uniforme attivi a tempo pieno, 300.000 reservisti e un totale di 11 milioni di uomini che possono essere mobilitati se necessario” (forze armate della Repubblica islamica dell’Iran – Wikipedia), in altre parole, l’Iran può mobilitare fino a mezzo milione di truppe regolari e diversi milioni appartenenti alla milizia. Le forze speciali di al-Quds sono già operanti all’interno dell’Iraq.
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Strutture Militari USA e degli alleati circondano l’Iran

Per diversi anni l’Iran ha condotto i suoi addestramenti e le sue esercitazioni di guerra. Mentre la sua forza aerea ha delle debolezze, i suoi missili a lunga e media gittata sono pienamente operativi. La forza militare dell’Iran è in uno stato di allerta. Concentrazioni di truppe iraniane sono attualmente a pochi chilometri dei confini afghani e iracheni e nelle vicinanze del Kuwait. La Marina iraniana è distribuita nel Golfo Persico nelle vicinanze di USA e strutture militari degli alleati negli Emirati Arabi Uniti.
Vale la pena notare che in risposta all’accumulo militare dell’Iran, gli Stati Uniti hanno trasferito grandi quantità di armi ai loro alleati non-NATO del Golfo Persico compreso il Kuwait e l’Arabia Saudita.

Mentre le armi avanzate dell’Iran  non si possono paragonare a quelle degli Stati Uniti e della NATO, le forze iraniane sarebbero in grado di infliggere perdite sostanziali alle forze della coalizione in un teatro di guerra convenzionale, sul terreno di Iraq o  Afghanistan. Le truppe di terra iraniane ed i carri armati nel dicembre 2009 attraversarono la frontiera per entrare in Iraq senza essere affrontati o contestati dalle forze alleate e occuparono un territorio conteso  nel settore orientale del giacimento petrolifero Maysan.

Anche nel caso di un’efficace guerra lampo, diretta contro strutture militari dell’Iran, i suoi sistemi di comunicazione, ecc attraverso massicci bombardamenti aerei, utilizzando i missili da crociera, bombe convenzionali bunker buster  ed armi nucleari tattiche, una guerra con l’Iran, una volta avviata, alla fine potrebbe condurre ad una guerra di terra. Questo è qualcosa che i pianificatori militari degli Stati Uniti senza dubbio hanno contemplato nel loro scenari di guerra simulata.

Un’operazione di questo tipo comporterebbe notevoli vittime militari e civili, in particolare se venissero utilizzate armi nucleari.

Anche il bilancio aumentato per la guerra in Afghanistan, attualmente in discussione al Congresso  è destinato ad essere utilizzato nell’eventualità di un attacco contro l’Iran.

All’interno di uno scenario di escalation, truppe iraniane potrebbero attraversare la frontiera in Iraq e in Afghanistan.

A sua volta, l’escalation militare usando armi nucleari potrebbe portarci in uno scenario di III guerra mondiale, che si estenderebbe oltre la regione dell’Asia centrale del Medio Oriente.

In un senso molto reale, questo progetto militare, che è sul tavolo da disegno del Pentagono da più di cinque anni, minaccia il futuro dell’umanità.

In questo saggio ci siamo concentrati sui preparativi di guerra. Il fatto che i preparativi di guerra siano in uno stato avanzato non implica che tali piani di guerra saranno effettuati.

L’Alleanza U.S.-NATO-Israele si rende conto che il nemico ha notevoli capacità di risposta e di ritorsione. Questo fattore di per sé è stato cruciale negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti e nei paesi alleati per la decisione di rinviare l’attacco all’Iran.

Un altro fattore cruciale è la struttura delle alleanze militari. Considerando che la NATO è diventata una formidabile forza, l’organizzazione di cooperazione Shanghai (SCO), che costituisce un’alleanza tra Russia e Cina e un certo numero di ex repubbliche sovietiche è stata notevolmente indebolita.

Le minacce militari degli Stati Uniti  nei confronti di Cina e Russia sono destinate ad indebolire la SCO e scoraggiare qualsiasi forma di azione militare degli alleati dell’Iran nel caso di un attacco america-NATO-israele.

Quali sono le forze compensative che potrebbero impedire il verificarsi di questa guerra? Ci sono numerose forze in sviluppo che lavorano all’interno dell’apparato di stato americano, il Congresso degli Stati Uniti, il Pentagono e la NATO.

La forza principale nell’impedire che si verifichi una guerra, in definitiva, proviene dalla base della società, che richiede un’azione energica anti-guerra da parte di centinaia di milioni di persone su tutta la terra, a livello nazionale ed internazionale.

Le persone devono mobilitarsi non solo contro questa agenda militare diabolica, devono essere contestati anche le autorità ed i funzionari di stato.

Questa guerra può essere evitata se le persone affronteranno con forza i loro governi, faranno pressione sui loro rappresentanti eletti, si organizzeranno a livello locale in città, villaggi e comuni, diffonderanno la parola, informeranno i loro concittadini sulle implicazioni di una guerra nucleare, avvieranno dibattiti e discussioni all’interno delle forze armate.

Lo svolgimento di manifestazioni di massa e proteste antiguerra non sono sufficienti. È necessario lo sviluppo di una rete antiguerra su una base ampia e ben organizzata che sfida le strutture di potere e autorità.

Ciò che serve è un movimento di massa di persone che contestano con forza la legittimità della guerra, un movimento di persone a livello globale che criminalizza la guerra.

Versione originale:

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=20584
13.08.2010

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2010/08/verso-uno-scenario-di-iii-guerra.html
25..08.2010

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

Nota dell’autore: Cari lettori di Global Research, gentilmente diffondete  questo testo in lungo e in largo ad amici e parenti, sui forum internet, all’interno del posto di lavoro, nel vostro quartiere, a livello nazionale e internazionale, al fine di invertire la marea di guerra. Diffondete la parola!

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ComeDonChisciotte – CASTRO: ESPERTO DEL NUCLEARE O SEGNALE D’ALLARME ?

Fonte: ComeDonChisciotte – CASTRO: ESPERTO DEL NUCLEARE O SEGNALE D’ALLARME ?.

DI KAVEH L AFRASIABI
atimes.com

“Se ci sarà un attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti, non ci sarà modo di impedire l’innesco di una guerra nucleare” – Ex Presidente cubano Fidel Castro

Castro ha pronunciato queste inquietanti parole il mese scorso, e questa settimana, non scoraggiato da un esercito di occidentali scettici, ha rinnovato il suo ammonimento al rischio di un “olocausto nucleare” facendo una delle sue rare apparizioni in parlamento.

Il fragile 84enne potrà anche aver dato le dimissioni da Presidente, ma non dal proprio ruolo nella politica internazionale, specialmente da quando è sicuro che gli Stati Uniti abbiano un leader che potrebbe essere sensibile alle sue capacità persuasive.

“Obama non darà l’ordine di attaccare se riusciamo a convincerlo, stiamo dando un contributo importante a quest’opera” ha dichiarato Castro durante il suo breve ma significativo discorso, disseminato del tipico vocabolario incentrato sull’imperialismo americano.

Si tratta di una paranoia infondata o di uno scorcio di realismo politico? Un rapido esame del possibile “scenario peggiore” in un futuro conflitto tra USA e Iran o di USA e Israele contro l’Iran è a favore dell’avvertimento catastrofico di Castro per le seguenti ragioni.

Innanzitutto, gli Stati Uniti hanno una nuova attitudine al nucleare che lascia le porte aperte ad un attacco, fatto salvo per quei paesi che rispettano le condizioni del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). La “dottrina di Obama” è, di fatto, un passo indietro verso un approccio da “grilletto facile”, nonostante le apparenze sembrino indicare il contrario, e lo sforzo di Obama è volto a ridurre l’impiego di armi nucleari nelle strategie statunitensi.

In secondo luogo, considerando possibile l’utilizzo di armi nucleari contro “stati canaglia” come l’Iran, il governo statunitense potrebbe dover attingere al proprio arsenale di missili tattici o “intelligenti” che si trovano a bordo di navi da guerra, sottomarini e bombardieri. Missili nucleari di tipo “bunker buster” [arma in grado di penetrare in profondità e di colpire un bersaglio sotterraneo, ndt] potrebbero venir sganciati con la scusa di una mancanza di alternative per raggiungere le scorte di armi di distruzione di massa iraniane nascoste nel sottosuolo.

Questa settimana è stato rilasciato nuovo materiale a supporto della teoria statunitense che vede l’Iran come “stato canaglia”, dal momento che l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), supervisore del nucleare per le Nazioni Unite, ha dichiarato che l’Iran ha violato le risoluzioni ONU allestendo un nuovo impianto in grado di arricchire l’uranio con maggiore efficienza presso una base in Natanz.

L’opera era in linea con l’annuncio da parte del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad dell’11 Febbraio scorso, in cui affermava che l’Iran era a buon punto nel suo programma di arricchimento dell’uranio al 20% allo scopo di alimentare un reattore nucleare a Theran, un portavoce del Ministro degli Esteri iraniano ha confermato queste affermazioni martedì scorso [10 Agosto, ndt] al Theran Times. Ha anche aggiunto che questa doveva essere considerata un’attività pacifica, nonché un diritto legittimo di tutti i paesi coinvolti nell’AIEA. La produzione di uranio arricchito al 20% significa che l’Iran potrebbe iniziare a costruire armi nucleari.

Un terzo motivo per cui Castro potrebbe aver ragione prevedendo che un conflitto con l’Iran potrebbe degenerare in uno scontro nucleare è che gli Stati Uniti sono al momento impegnati in due guerre e numerosi altri obblighi internazionali e, quindi, sono incapaci di sostenere una guerra prolungata con l’Iran, forse addirittura in difficoltà nell’inviare un contingente militare sul luogo. Nel caso in cui scoppi una guerra e l’Iran guadagni terreno grazie alle proprie forze armate, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere alle bombe nucleari per infliggere un danno pesante al nemico.

La quarta ragione per cui lo scoppio tra Iran e Stati Uniti potrebbe portare ad un conflitto nucleare è che una guerra con l’Iran potrebbe andare molto male, inizialmente, per USA e/o Israele. Ad esempio, gli iraniani potrebbero opporre una tenace resistenza e chiudere lo stretto di Hormuz, mettendo in pericolo l’accesso occidentale al petrolio del Medio Oriente, portando ad una reazione nucleare come rappresaglia da parte degli Stati Uniti, in nome di una soluzione rapida del conflitto.

Inoltre Israele, che possiede svariate centinaia di testate nucleari, potrebbe tirar fuori un po’ del suo arsenale, fino ad ora clandestino, per colpire militarmente l’Iran ed acquisire un’incontestata egemonia nella regione.

Infine, il presentimento di Castro circa il potenziale nucleare di un qualunque conflitto tra USA – Israele e Iran potrebbe avere origine dalla sua lunga carriera militare e dalla sua profonda conoscenza della crescita vertiginosa di una guerra imprevedibile e asimmetrica, che si potrebbe cercare di risolvere in modo rapido facendo uso di testate nucleari. Una strategia del genere assicurerebbe la cessazione dei progetti nucleari clandestini da parte degli iraniani sconfitti, mentre una guerra convenzionale potrebbe non ottenere questo risultato.

Malgrado tutto ciò, è difficile immaginare come un’offensiva nucleare unilaterale e limitata contro un Iran privo di testate nucleari possa aggravarsi al punto di diventare un “olocausto nucleare”. L’Iran non dispone di strategiche alleanze nucleari in grado di accorrere in suo aiuto per difenderlo da un attacco militare, che – è facile immaginare – sarebbe concentrato su obiettivi selezionati, con presenza limitata di popolazione civile.

La fattibilità di un attacco nucleare ai danni dell’Iran si basa sulla sua natura limitata e mirata, e sulla ragionevole sicurezza che non si otterrebbe una reazione di tipo nucleare, almeno non in un futuro prossimo.

Per l’Iran, comunque, il prezzo da pagare sarebbe esorbitante, in termini umani e fisici, quindi l’argomento merita tutta l’attenzione e la preoccupazione suggerita da Castro, il quale ha apertamente speculato che il piano di un possibile attacco statunitense ai danni dell’Iran avrebbe portata nucleare.

Tale intervento, quindi, dev’essere considerato sia tempestivo che realistico, considerando la mancanza di una smentita da parte della Casa Bianca. L’eloquente silenzio di Washington in risposta agli avvertimenti di Castro non è tanto segno di disattenzione nei confronti del rivoluzionario cubano alle prese con problemi di salute quanto la prova della riluttanza statunitense a rinunciare all’idea di un attacco nucleare contro l’Iran.

Kaveh L Afrasiabi
Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/LH12Ak01.html
12.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELLI

Blog di Beppe Grillo

Fonte: Blog di Beppe Grillo.

Odio la caccia,
chi uccide un capriolo, un gallo cedrone, una beccaccia,
chi spara ai passeri o alle cinciallegre per divertimento,
per farsi la mano,
odio chi acceca gli uccelli da richiamo, chi dissemina trappole, esche, tagliole,
odio chi usa il fucile, ma dice di proteggere la natura,
odio i boschi, i prati trasformati in poligoni da tiro,
odio l’odore del cuoio, della polvere da sparo, delle cartucce rosse, gialle e arancione
grandi spesso come il bersaglio,
odio il massacro spaventoso (*)1 di animali che ogni anno avviene in Italia,
chi spara agli uccelli migratori, ai falchi, alle rondini, agli aironi,
odio il cacciatore buono che difende l’habitat naturale
e quello incosciente che ammazza l’amico o un parroco mentre dorme,
odio i ristoranti con gli animali impagliati come trofei,
scoiattoli, marmotte, civette e gufi che ti osservano con gli occhi di vetro,
odio chi spara vicino alle abitazioni, i pallini di piombo nel tuo giardino,
odio la legge fascista (*)2 che permette di entrare nei fondi privati,
i cacciatori che si aggirano a meno di 100 metri dalle case (*)3
con il fucile e il colpo in canna quando la legge lo proibisce,
odio chi mi toglie il piacere della vista di un cervo, di una ghiandaia,
di animali che i miei figli vedranno solo allo zoo o nei parchetti,
odio non poter andare a funghi senza la paura di essere scambiato per un cinghiale
e ascoltare il rumore cupo e cadenzato delle doppiette invece che il canto degli uccelli,
odio la scomparsa dal cielo degli arabeschi formati dagli stormi,
odio l’esproprio della natura fatto per il piacere di pochi (*)4,
il non poter vedere su un tetto i nidi delle cicogne che non migrano più per l’Italia
per sopravvivere ai cacciatori,
odio i riti della caccia, i coltellacci per squartare gli animali, il cameratismo tra uomini veri,
odio chi uccide per piacere, chi definisce sport l’annientamento di una creatura,
una di quelle con cui parlava San Francesco,
odio chi caccia perché “si uccidono anche gli animali d’allevamento
odio chi libera i fagiani allevati in cortile per poi fulminarli dopo pochi metri,
odio chi usa la caccia e i cacciatori per fini politici,
odio chi non rispetta gli animali e dice di rispettare l’uomo.

(*)1. La stima è di 150 milioni di animali uccisi ogni anno
(*)2. Art. 842 Caccia e pesca – Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
(*)3. La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E’ vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
(*)4. 1.2% della popolazione italiana (dati 2007).

Cialtroni la vendetta | Il blog di Daniele Martinelli

Fonte: Cialtroni la vendetta | Il blog di Daniele Martinelli.

Il 2008 non è preistoria. Politicamente è ieri. Soltanto ieri Walter Veltroni dichiarava di avere fallito la sua esperienza di segretario del Partito democratico. Un partito senza senso, senza contenuti, senza opposizione e senza anticorpi. Un partito inutile agli italiani onesti ma un’utile stampella per Berlusconi. Veltroni aveva rinunciato ad allearsi con la sinistra radicale per accettare quella con Di Pietro. Poi nei comizi post elettorali condannava il giustizialismo. Veltroni era riuscito nel suo scopo: diventare leader di un’opposizione accomodata nei banchi del parlamento per perdere tempo. Intanto con Veltroni il Partito democratico si è trasformato in partito derelitto. Ha disperso milioni di voti e di consensi, un’emorragia che non si è arrestata nemmeno con Franceschini e con Bersani.
Ora con la crisi di governo alle porte sono molti i profittatori che provano a lanciare segnali. Veltroni è uno di questi. Uno di quei cialtroni che ritiene gli italiani tutti cretini smemorati. Ci riprova affondando le mani nella marmellata del Pd sempre che non lo intenda come partito dei deficienti. Ecco alcuni estratti della “Lettera al Paese” che Walter Cialtroni si è fatto pubblicare sulla prima pagina del Corriere, in cui ha la spudoratezza di riproporsi candidato premier per le prossime (imminenti) elezioni. La lettera, che “ha suscitato il dibattito nel Pd” ha pure prodotto i complimenti del comunista Sandro Bondi.

La mafia è politica, è finanza. La mafia compra e condiziona. La mafia invade tutto il territorio e credo che ora, guardando le cronache di Milano o di Imperia, ci si accorga finalmente che non è un problema della Kalsa di Palermo o una invenzione di Roberto Saviano, ma una spaventosa realtà che altera il mercato, distorce la concorrenza, limita la libertà delle persone.
Cialtroni ha finalmente scoperto l’acqua calda dopo aver favorito Berlusconi nel monopolio televisivo quand’era vicepremier nel ‘98, e dopo aver condotto un’inutile e perdente campagna elettorale del 2008, senza mai pronunciare una sola volta “conflitto d’interessi”.

Un Paese fermo, che ha bisogno di correre. Che ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione. Non è retorica. Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi.
L’acqua da calda diventa bollita. Cialtroni associa De Gasperi e Moro a Prodi con una castroneria da pollo: Prodi, durante i 2 anni del suo ultimo governo non è proprio riuscito a servire gli italiani. Ha lasciato intatte tutte le leggi vergogna dei precedenti governi Berlusconi e non ha nemmeno sfiorato il conflitto d’interessi.

Spero che si concluda rapidamente l’era Berlusconi. (!!) Il nostro è un meraviglioso Paese. Amare l’Italia e gli italiani dovrebbe essere una precondizione per partecipare alla vita politica. L’orgoglio che si prova pensando agli italiani che lavorano per la nazione, imprenditori od operai, insegnanti o poliziotti.”
Cialtroni dovrebbe unirsi ai lavoratori e provare almeno una volta nella vita lavorare.

Per questo il nostro Paese merita di più“. Certamente non si merita Cialtroni. “Di più della politica ridotta a interesse di un leader.” Di cui Walter Cialtroni è stato uno degli artefici, complici e protettori. “Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.” Già, è possibile a patto di non avere di nuovo Cialtroni tra i Maroni.

Democrazia è partecipazione, memoria, interesse collettivo, rispetto dei princìpi e legalità. Di cialtroni che continuano a lucrare sulla collettività per tutelare gli interessi di un corruttore piduista ne abbiamo abbastanza. Si svegli il popolo del Pd.

Passera (senz’accento)? – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Passera (senz’accento)? – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord).

Naturalmente il Passera in questione non è neppure lontano parente del Passera che, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all’affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (socia, fra l’altro, del Corriere della Sera in pieno conflitto d’interessi e sponsor del Meeting), appartiene a pieno titolo alla classe dirigente che fa indignare i cittadini, dunque non si sognerebbe mai di sputare nel piatto in cui mangia. Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino.
Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. Si è guardato allo specchio e si è detto: bravo Corrado, hai vinto un posto nella nuova Cai, complimenti. Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere. Ce ne sarebbe abbastanza per indignarsi contro questa classe dirigente, se per caso il Passera di Cai e di Intesa conoscesse il Passera di Rimini. Nel caso in cui lo conoscesse, due domande sorgerebbero spontanee. Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l’ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l’ha pure sfilata vent’anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi. Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s’è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all’altro il grande annuncio: “…E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore”. Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l’annuncio non arriva. Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana (“aspetto le reazioni”). E vedere l’effetto che fa. “Che famo, se n’annamo o restamo? Fateme sape’”. Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po’ di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta.

Il “Ritiro”

Fonte: Il “Ritiro”.

Il meme più in voga in questi ultimi giorni per quel che riguarda la politica estera è certamente l’abbandono, dopo 7 anni e mezzo dall’inizio della guerra, dell’Iraq da parte delle truppe americane. L’accordo siglato fra Washington e Baghdad prevede che dopo il 31 agosto resteranno in Iraq 50 mila militari senza funzioni di combattimento ma solo con ruolo di assistenza e di addestramento (concetto che evidentemente non è ancora stato assimilato dai soldati stessi); in seguito, entro la fine del 2011, l’insieme delle truppe americane sarà fuori dall’Iraq (le promesse elettorali erano di farlo con un anno di anticipo).

Sono necessarie due precisazioni. In primis le truppe che rimarranno in Iraq per un anno abbondante non sono composte da nuovi soldati, bensì si tratta semplicemente di un artificio neolinguistico, spiegato chiaramente… da Army Times:

I soldati della seconda Brigata di Combattimento, che compongono la 25^ Divisione di fanteria sono impiegati in Iraq come membri della Brigata di Assistenza e Addestramento, la designazione dell’Esercito per le brigate selezionate per assistere alle forze di sicurezza. Quindi mentre “l’ultima brigata statunitense di combattimento” ha lasciato l’Iraq, appena 50.000 soldati addestrati dalla fanteria e dalle brigate di combattimento rimarranno, analogamente a due divisioni dell’aviazione.

Risulta evidente che il ritiro sia più mediatico che reale se sei brigate equipaggiate per il combattimento e supportate da aerei da guerra che decolleranno dalle basi nel Golfo rimangono in territorio irakeno. Il ritiro non è sinonimo di un rimpatrio negli States, anzi, una brigata si sposterà in Kuwait e la maggior parte dei rimanenti verrà trasferita in Afghanistan. In secondo luogo, a queste divisioni di soldati addestrati a combattere si aggiungono i “soldati privati”. Nella lunga lista degli appaltatori c’è la Blackwater, che recentemente ha pagato una multa di 42 milioni di dollari per evitare conseguenze penali per aver violato l’embargo all’export di armi dall’Afghanistan (nascondendole in casse di prodotti alimentari destinati a finire in Iraq). Nessuno ha menzionato il destino degli 85,000 mercenari pagati dal contribuente americano. Secondo gli accordi tra i due Paesi gli Stati Uniti manterranno il controllo dello spazio aereo irakeno. Per far luce, o quantomeno tentare di comprendere le reali intenzioni degli Stati Uniti è necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. L’articolo che segue, tradotto dall’Independent, può esser un buon inizio:
Un accordo segreto, negoziato a Baghdad, sancirà l’occupazione militare statunitense dell’Iraq in maniera indefinita, senza alcun riguardo per le dichiarazioni durante le elezioni presidenziali di novembre. I termini di questo accordo, di cui l’Independent è venuto a conoscenza, potrebbero avere un effetto esplosivo nella politica irakena. Gli ufficiali irakeni temono che l’accordo, che stabilisce che le truppe statunitensi occuperanno permanentemente le basi militari, arresteranno gli irakeni, condurrano le operazioni militari e godranno dell’immunità dalla legge, destabilizzerà la posizione dell’Iraq in Medio Oriente e porrano le basi per un conflitto interminabile nel Paese. […]
Un ulteriore incentivo a stringere questo accordo è costituito dalla scelta del Governo americano di tenere 50 miliardi di dollari provenienti dall’Iraq nelle casse della Fed, per sollecitare l’accordo e spingere le autorità irakene ad avallare una permanenza senza limiti temporali. La fondatezza dell’esistenza di un accordo tra USA e Iraq trova riscontro non solo nel ruolo che svolgeranno le Divisioni di Fanteria, ma anche in un altro aspetto. Inizialmente gli Stati Uniti costruirono più di un centinaio di basi di diverse dimensioni e con diverse funzioni sul territorio irakeno. La domanda è, se l’intenzione di abbandonare definitivamente l’Iraq è reale, per quale motivo l’esercito sta rendendo alcune di queste basi “permanenti”?

Misteri d’Italia – Passaparola – Voglio Scendere

Interessantissimo articolo, si intravede la testa della piovra…

Misteri d’Italia – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, questa è l’ultima puntata registrata del Passaparola, da lunedì prossimo saremo di nuovo in diretta e ci butteremo sull’attualità, immagino, anche se non lo posso dire perché è fine luglio, che non mancheranno gli spunti per raccontare qualcosa di fresco.

La strategia del terrore di Cosa Nostra
Facciamo oggi un’altra lista della spesa, la settimana scorsa abbiamo fatto quella della nostra classe dirigente, questa volta con l’aiuto di un Magistrato geniale, secondo me, Roberto Scarpinato che ho intervistato su questi temi qualche tempo fa, vorrei fare la lista della spesa di tutte le persone che sanno la verità sulla strategia politico – terroristico – mafiosa che concepì e poi realizzò le stragi.

Delitto Lima marzo 1992, strage di Capaci, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e uomini della scorta 23 maggio 1992, strage di Via d’Amelio 19 luglio 1992 Borsellino e uomini nella scorta e poi nel 1993 la strage mancata in Via Fauro contro Maurizio Costanzo nel maggio 1993 alla fine del maggio 1993 la strage purtroppo riuscita di Via dei Georgofili a Firenze, 5 morti e molti feriti e poi le stragi contemporanee di fine luglio a Milano al Pac (padiglione di arte contemporanea) di Via Palestro e a Roma alle Basiliche di San Giorgio in Velabro e San Giovanni in Laterano anche lì 5 morti e diversi feriti e infine la mancata strage dello Stadio Olimpico di Roma che fallì nel novembre – dicembre 1993 e fu poi annullata nel gennaio del 1994 in perfetta coincidenza con la discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Questa strategia fu materialmente pianificata in una riunione che si tenne alla fine del 1991, almeno per i suoi sommi capi, poi naturalmente fu modificata e ritoccata in corso d’opera, dai componenti della Commissione regionale di Cosa Nostra, la cupola regionale, tutti i capi della mafia siciliana si trovarono in un casolare delle campagne di Enna e misero a punto il da farsi, qualche tempo dopo in un santuario della Calabria lo stesso fecero i capi della ‘ndrangheta.
Roberto Scarpinato ha fatto un conto e ha detto che devono essere almeno 100, a tenersi bassi, le persone che sanno tutto da allora, da 18 anni e un pezzo, di quella strategia stragista, terroristico – politico – mafiosa e che però non parlano e allora è interessante capire questo segreto delle stragi, chi lo custodisce e perché nessuno di quelli che lo custodiscono è uscito finora a collaborare e a raccontare quello che sa, se sa tutto o la sua parte di verità, se ne sa soltanto un pezzo.

Dunque intanto ci sono tutti i membri della Commissione regionale che parteciparono a quel vertice alla fine del 1991 e quindi Riina, Provenzano e Graviano, Matteo Messina Denaro, Bagarella, Mariano Agati, i Madonia di Palermo, i Madonia di Caltanissetta, Vito Santapaola, il padre e il figlio della famiglia Ganci e poi tutti gli altri capi della mafia siciliana che facevano parte della Commissione regionale, questi a loro volta raccontarono parte di quel progetto che avevano concepito a loro uomini di fiducia, raccontarono tutto a alcuni e questi non hanno parlato, raccontarono dei pezzettini di quella strategia a altri, perché? Perché dovevano spiegare gli esecutori materiali di questo o quel delitto, qualcosa del perché si faceva quel delitto e quindi noi sappiamo da Spatuzza per quello che gli ha detto Giuseppe Graviano, sappiamo da Maurizio, Avola, da Leonardo Messina, da Filippo Malvagni e da pochi altri cosa succedeva. C’erano altri che sapevano e che non essendo affidabili sono stati soppressi come Luigi Ilardo che era confidente del Ros dei Carabinieri che poi fu ucciso, proprio quando aveva deciso di trasformare il suo rapporto da confidente a collaboratore di giustizia e poi c’è Antonino Gioè che appena arrestato nel 1993 e sospettato della strage di Capaci, fu trovato impiccato con le stringhe delle scarpe nel carcere, se non erro, di Trento, dopo avere ricevuto strane visite di uomini dei servizi segreti e di un compagno di carcere, un certo Bellini che aveva avuto rapporto con l’eversione nera e che era considerato un confidente dei Carabinieri.

Queste persone sono già una bella cinquantina, ma non c’è soltanto la mafia, ci sono anche ambienti politici romani che nello stesso periodo sapevano quasi tutto o tutto di quella strategia, le prove? Per esempio a Roma c’era un’agenzia di stampa che si chiamava Repubblica, nulla a che vedere con il quotidiano Repubblica, era un’agenzia che faceva capo a Vittorio Sbardella, un ex fascista che Andreotti aveva preso con sé e era diventato il capo degli andreottiani a Roma. Sbardella 24 ore prima della strage di Capaci, quindi il 22 maggio del 1993 scrisse che di lì a poco ci sarebbe stato un bel botto nell’ambito di una strategia della tensione che era finalizzata a far eleggere un outsider alla presidenza della Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti e proprio l’indomani ci fu quel botto terribile di Capaci, proprio in coincidenza con la vigilia dell’elezione di Andreotti che infatti si mise da parte e passò l’outsider Scalfaro.

Giovanni Brusca anni dopo al processo Andreotti ha raccontato: noi nell’attuare la strage di Capaci speravamo, per come poi è successo, che si attivassero prima che in Parlamento venissero, venisse eletto il Presidente della Repubblica e in quel periodo, siccome c’erano state delle votazioni all’interno del Parlamento che erano andate a vuoto, quindi noi speravamo che avvenisse la strage, in maniera che per l’effetto l’On. Andreotti e si vociferava che doveva andare il Presidente della Repubblica, non venisse più fatto e in effetti dopo che ci fu la strage, subito dopo venne eletto il Presidente della Repubblica On. Scalfaro, ma solo per fatti suoi, non perché c’è stata la strage, ma il nostro obiettivo era quello di non far diventare in quel momento Presidente della Repubblica l’On. Andreotti e noi ci siamo arrivati all’obiettivo con effetto della strage di Capaci, dopodiché il progetto si fermò momentaneamente in attesa di sviluppi, poi Salvatore Riina fu arrestato.

Quindi o Sbardella o chi aveva fatto quell’articolo anonimo sull’agenzia Repubblica aveva la sfera di cristallo, oppure era a conoscenza di alcuni aspetti, almeno di quella strategia stragista e aveva deciso di lanciare un messaggio in codice a altri che ne erano a conoscenza con quell’articolo sul bel botto, del resto questa Agenzia Repubblica aveva commentato il delitto Lima in modo molto particolare. Lima viene ucciso il 13 marzo 1992, l’uomo di Andreotti in Sicilia, e l’uomo di Andreotti a Roma, il Sbardella fa uscire sull’agenzia Repubblica 6 giorni dopo un articolo in cui dice che quell’omicidio era l’inizio di una strategia della tensione, all’interno di una logica separatista e autonomista volta a consegnare il sud dell’Italia alla mafia, per divenire essa stessa Stato, al fine di costituirsi come nuovo paradiso del Mediterraneo, mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di mediazione del sistema dei partiti popolari, paradossalmente aggiungeva questa agenzia Repubblica, 6 giorni dopo il delitto Lima, sapevano anche a cosa serviva “il Federalismo del nord – la Lega di Bossi – avrebbe tutto l’interesse a lasciar sviluppare un’analoga forma organizzativa al sud, lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di trasferimenti e di impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione e del reddito derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile”.

E’ interessante questa lettura del delitto Lima perché qualche anno dopo un pentito di quelli che sapevano qualcosa, Leonardo Messina ha rilevato ai magistrati e anche alla Commissione antimafia, il progetto politico secessionista di cui si era discusso in quel vertice mafioso nelle campagne di Enna alla fine del 1991, cosa dice? dice che i vertici di Cosa Nostra avevano discusso di quel progetto secessionista della Sicilia sulla base di input di altri soggetti esterni che dovevano dare vita a una formazione politica sostenuta, dice lui, da vari segmenti dell’imprenditoria, delle istituzioni della politica. E come faceva l’autore di quell’agenzia a sapere quale era il disegno da cui era partito il delitto Lima in perfetta coincidenza con quello che anni dopo ha rivelato uno dei mafiosi a conoscenza delle decisioni prese dalla cupola di Cosa Nostra? Interessante e non è mica finito, perché alla fine degli anni 90, nel 1999 Gianfranco Miglio, l’ex ideologo della Lega Nord diede un’intervista dove disse: io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta, il sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando, cos’è la mafia, potere personale spinto fino al delitto? Non voglio ridurre il meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità, c’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del sud, hanno bisogno di essere costituzionalizzate e lo disse con riferimento al progetto che aveva la Lega nei primi anni 90, è strano che ci si ponesse al nord il problema di tralasciare il sud alla mafia, esattamente come la mafia aveva deciso di propiziare con la sua strategia stragista in quel vertice nelle campagne di Enna.

Andiamo avanti perché i segni di premonizione di quella strategia non sono mica finiti qua! C’era qualcuno che sapeva addirittura prima del delitto Lima e delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, si chiama Elio Ciolini, quest’ultimo è stato coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna e 9 giorni dopo il delitto Lima, il 4 marzo 1992 scrive dal carcere dove è detenuto una lettera a un giudice, Leonardo Grassi e anticipa che nel periodo marzo – luglio del 1992 si verificheranno fatti volti a destabilizzare l’ordine pubblico con esplosioni dinamitarde e omicidi politici e puntualmente il 12 marzo, fu ucciso Lima e a maggio ci fu Capaci e a luglio ci fu Via d’Amelio e lui dice nel periodo marzo – luglio, era a conoscenza di un pezzo di quella strategia, quello che sarebbe successo tra marzo, Lima, e luglio, Borsellino.

Non solo, ma il 18 marzo, subito dopo, 6 giorni dopo il delitto Lima e un giorno prima che esca quell’articolo sull’agenzia Repubblica il 19, Ciolini aggiunge che quel piano eversivo è di matrice massonico – politica mafiosa, esattamente come poi hanno rivelato alcuni collaboratori di giustizia e ha annunciato che bisognava attendersi un’operazione terroristica per colpire un personaggio di rilievo del Partito Socialista e guarda un po’ qualche anno dopo si è accertato che la mafia aveva progettato di eliminare Claudio Martelli, attentato che poi è fallito per motivi imprevisti.
Quanti sanno e non parlano?
E non è ancora finita, perché? Perché c’è la Falange Armata, una sigla strana che compare nel 1992 e mette degli strani comunicati, mandati all’Ansa o a alcuni giornali, in cui questa Falange Armata dà delle chiavi di lettura per capire cosa sta succedendo, è l’Italia di Tangentopoli e delle bombe. Falange Armata.
Quando Martelli nel febbraio 1993 viene coinvolto nello scandalo del conto protezione, il conto svizzero su cui Gelli e Calvi avevano versati 8/9 miliardi di lire nei primi anni 80 per dare a Craxi i soldi per comprarsi il Partito Socialista, Martelli, Ministro della Giustizia nel 1993, coinvolto in quello scandalo si dimette dal Governo Amato, in seguito a dichiarazioni di confessione che hanno reso Silvano Larini che aveva messo a disposizione il conto protezione, era il tesoriere occulto di Craxi, e Licio Gelli, anche lui confessa finalmente dopo anni il suo ruolo nel conto protezione e il ruolo di Martelli. E Martelli impallinato si dimette da Ministro della Giustizia, Martelli è quello che aveva fatto il Decreto antimafia.

E’ interessante vedere le date di queste dichiarazioni contro Martelli, Larini accusa Martelli il 9 febbraio 1993, Gelli accusa Martelli il 17 febbraio 1993, Martelli si dimette subito dopo e il 21 aprile del 1993, caduto ormai o stava per cadere il Governo Amato perché aveva 5 Ministri indagati che si erano dimessi, la Falange Armata emette un comunicato dove invita Martelli a non fare la vittima e a essere grato alla sorte che anche per lui si sia potuta perseguire la via politica invece di quella militare. Deve ringraziare di essere scampato a un attentato e chi sono questi della Falange Armata, perché parlano? Cosa vogliono dire? A chi stanno parlando? Sono tutti messaggi trasversali di persone molto legate alle istituzioni e alla mafia che sanno tutto di quel piano e si parlano tra loro, in codice perché non possono dire tutto all’esterno, ma si mandano messaggi in un cifrario che conoscono soltanto loro.

Nello stesso comunicato della Falange Armata, ai avvertono anche Spadolini, Presidente del Senato, Mancino, Ministro dell’Interno e Parisi, Capo della Polizia come possibili vittime di nuovi attentati o di nuove azioni comunque contro di loro e pochi mesi dopo, guarda un po’ salta fuori lo scandalo dei fondi neri del Sisde che ha una parte di verità. Ci sono dei dirigenti del Sisde che si sono rubati i fondi neri del Sisde, ma questi vanno a attaccare davanti ai magistrati i Ministri dell’interno, degli ultimi decenni, accusandoli di avere fatto anche loro la cresta sui fondi neri del Sisde, tra i quali Scalfaro e Mancino, infatti Parisi per lo scandalo dei fondi neri del Sisde si dimette e traballano Mancino, Ministro dell’Interno, e Scalfaro che va in televisione a dire quel famoso “non ci sto” non voleva dire che non voleva le indagini su di sé, voleva dire: ho capito che c’è un piano di destabilizzazione, lo disse che quel “muoia Sansone con tutti i filistei” avviato dai capi del Sisde presi con le mani nel sacco delle ruberie, faceva parte di una strategia per destabilizzare le istituzioni e la Falange Armata lo aveva preannunciato il 21 aprile 1993.

Poi dice Scarpinato l’elenco è lunghissimo, lui oltretutto non può fare tutti i nomi di quelli che sanno, ma noi per forza dobbiamo porci il problema di quelli che sanno oltre a costoro che abbiamo nominato.
Prendete per esempio i poliziotti del gruppo del Questore di Palermo La Barbera che nel 1993 organizzano il depistaggio, costruiscono a tavolino il falso pentito Scarantino, il falso pentito Candura, il falso Andriotta, i quali sostengono di avere fatto tutto loro, compreso il furto della 126 che poi è esplosa in Via d’Amelio e solo oggi sappiamo che non era vero, perché? Perché Spatuzza si è autoaccusato e ha dimostrato di averla rubata lui quell’automobile e ha raccontato che nel momento in cui nel famoso garage veniva imbottita di esplosivo l’auto che sarebbe esplosa in Via d’Amelio era presente una persona che non c’entrava niente con la mafia, non solo non c’erano Scarantino e gli altri che si erano inventati tutto e si sono beccati l’ergastolo, loro e altri 4 che non c’entrano niente e che adesso verranno probabilmente scagionati nel processo di revisione che nasce proprio dalle dichiarazioni di Spatuzza, non solo non c’erano questi che si sono autocalunniati, mandati da chi non si sa, ma c’era un esponente dei servizi segreti che a Spatuzza è sembrato riconoscere in un funzionario del Sisde che lavorava a stretto contatto con Bruno Contrada e che adesso è indagato, si chiama Narracci, è quello che era in barca nel momento in cui esplose Via d’Amelio insieme a Contrada e ci sono 3 poliziotti della squadra di La Barbera – La Barbera è morto purtroppo nel 2002 – indagati per questo depistaggio.

Chi ha costruito questo depistaggio? Perché hanno voluto attribuire Via d’Amelio a questi quaquaraquà di Scarantino etc. che non c’entravano niente? Come hanno fatto a convincerli a prendersi la colpa e a finire all’ergastolo per un reato che non avevano commesso, mentre erano dei piccoli traffichini di provincia? Chi volevano coprire? Hanno voluto dare una versione minimalista, al ribasso della strage di Via d’Amelio per evitare che le indagini arrivassero nella direzione giusta e salissero, l’hanno fatta scendere subito in partenza e l’hanno fatto di loro iniziativa o ce li ha mandati qualcuno e chi li ha mandati il Gen. Mori e il Capitano De Donno a trattare con Vito Ciancimino? Quanti erano i Signor Franco o i Signor Carlo dei servizi di sicurezza che affiancavano Vito Ciancimino da 30 anni e l’hanno affiancato nella trattativa e gli hanno sempre detto di stare zitto? E chi sono quelli che avrebbero dovuto sorvegliare Ciancimino agli arresti domiciliari a Roma e che invece di sorvegliarlo facevano finta di non vedere quando andava a trovarlo 6 volte Bernardo Provenzano, fino a poco prima che Ciancimino morisse nel 2002, se non erro?
Vedete quante persone e quanto importanti? La trattativa non poteva essere all’oscuro dei comandi generali dei Carabinieri e del Ros e non poteva essere all’insaputa di Ministri, sottosegretari, abbiamo sentito che recentemente Massimo Ciancimino ha detto che suo padre aveva la convinzione che la trattativa era condivisa da un ex Ministro della Difesa come Rognoni che ha smentito, dal Ministro dell’Interno nuovo Mancino che ha smentito, lui dice anche da Violante, quest’ultimo smentisce, però poi si ricorda che Mori voleva fargli incontrare Vito Ciancimino a tutti i costi, perché non l’ha detto 17 anni prima e l’ha detto soltanto quando Massimo Ciancimino ha raccontato queste cose?

Quindi immaginate quanta gente c’è che sa queste cose, è stupefacente che in un Paese debole di prostata come l’Italia, dove nessuno si tiene mai niente, questo segreto che è a conoscenza di almeno un centinaio di persone: mafiosi, massoni, eversori, politici, forze dell’ordine, militari sia rimasto così impenetrabile, nessuno di questi ne ha mai fatto cenno.
Forse è proprio perché attiene a quello che Scarpinato chiama il grande War Game che si è giocato in quel periodo sulla pelle di tanti innocenti, il gioco grande per dirla con Giovanni Falcone. E’ una costante della storia italiana che delle stragi e dei loro retroscena ci siano centinaia di persone a conoscenza.
Pensate a Portella della Ginestra, hanno ammazzato decine di persone che sapevano i segreti di Portella della Ginestra da Pisciotta in avanti, pensate alle stragi della destra eversiva negli anni 70, pensate alle morti strane, pensate per esempio a quell’Ermanno Buzzi che appena condannato in primo grado per la strage di Brescia fu subito strangolato in carcere, pensate al “suicidio” in carcere di Nino Gioè, pensate a quello che racconta Nino Giuffrè, il braccio destro di Provenzano che collabora dal 2005, ha raccontato che quando era in carcere, appena iniziato a collaborare, non lo sapeva ancora nessuno, o non doveva saperlo ancora nessuno, riceveva visite di strani personaggi che lo invitavano a suicidarsi e gli dicevano: ti aiutiamo noi a toglierti la vita.

E’ anche così che si conservano i segreti, ma noi abbiamo molte persone vive che conoscono i segreti e che ogni tanto quando sono proprio costrette ne tirano fuori un pezzo: Violante, Martelli che si ricorda 18 anni dopo che il suo Ministero aveva informato Borsellino della trattativa del Ros con Ciancimino, la Dirigente del Ministero Liliana Ferraro che aveva appena preso il posto di Falcone che andò lei a avvertire Borsellino di quella trattativa e quanti altri in quel Ministero sapevano di quella trattativa? E quanti altri in quei governi del 1992/1993 sapevano di quella trattativa? Poi naturalmente ci sono quelli che hanno fatto la seconda trattativa di cui parla Massimo Ciancimino.
Dopo l’arresto di suo padre, dice Massimo Ciancimino, fu Dell’Utri a prendere il posto di suo padre come cerniera tra Cosa Nostra e Forza Italia. I giudici di Palermo hanno ritenuto provata la mafiosità di Dell’Utri fino al 1992, comprese dunque le stragi di Capaci ma non dopo, ma nel frattempo le indagini su Ciancimino sono appena iniziate, i riscontri alle parole di Spatuzza e Ciancimino li stanno cercando e trovando in queste ore, in queste settimane, in questi mesi i magistrati, quindi sulla trattativa post 1992/1993 la storia deve essere ancora scritta, basterebbe che uno di questo centinaio di persone dicesse una cosa, anche soltanto la parte che è a sua conoscenza per consentire alle indagini di fare un salto di qualità formidabile, speriamo che avvenga, in fondo è una costante dei periodi di crisi, quando il sistema entra in crisi, la gente parla più volentieri, nel 1992 parlarono addirittura Buscetta e Mannoia di Andreotti, crollata la prima Repubblica, speriamo che ora che sta crollando la seconda, qualche memoria lampo abbia improvvisamente un’illuminazione e decida di spiegarci chi ha fatto cosa.

Il che cosa però lo conosciamo già e è quel piano eversivo che poi nel 1994 ha ottenuto i risultati sperati, è riuscita a sostituire la Prima Repubblica con qualcosa di analogo, il trionfo del principe direbbe Scarpinato, il trionfo del gattopardo direbbe Tommasi di Lampedusa, passate parola!

ComeDonChisciotte – GEOINGEGNERIA ATMOSFERICA: MANIPOLAZIONI CLIMATICHE,

Interessantissimo e documentatissimo articolo sulle scie chimiche. Fonte: ComeDonChisciotte – GEOINGEGNERIA ATMOSFERICA: MANIPOLAZIONI CLIMATICHE,.

DI RADY ANANDA
Global Research

Commento sul rapporto “Case Orange”

Durante un simposio internazionale, che si è tenuto dal 28 al 29 maggio 2010 a Gand, in Belgio, gli scienziati hanno affermato che “la manipolazione del clima tramite la trasformazione dei cirri non è né un falso allarme, né una teoria cospirazionista”. Si tratta di un problema reale, che persiste da circa sessanta anni. Malgrado le modifiche ambientali ‘ostili’ siano state bandite dalla Convenzione delle Nazioni Unite nel 1978, oggi il loro impiego ‘benigno’ viene accolto con entusiasmo, perché considerato una fonte di salvezza contro i cambiamenti climatici e la scarsità di acqua e cibo. Il complesso militare-industriale potrebbe trarre beneficio dal controllo del clima.

Secondo quanto affermato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale nel 2007, “negli ultimi anni è calato il supporto alle ricerche sulle modifiche climatiche, e si è manifestata la tendenza a agire in maniera diretta, attraverso progetti concreti”.

L’unico complotto riguardante la geoingegneria è che gran parte dei governi e delle industrie si rifiutano di ammettere pubblicamente ciò che è evidente a tutti. La valutazione della ricerca può essere fatta da chiunque ne abbia interesse e sia in grado di destreggiarsi nei meandri delle riviste scientifiche. Quindi, mentre da un lato si inizia a parlare maggiormente del tema, dall’altro si sente la mancanza di chiarezza pubblica. In fondo, viene presentata una breve lista di episodi di cloud seeding (inseminazione delle nuvole), a partire dal 1915.


[Nel 1915, il ‘fabbricante di pioggia’ Charles Hatfield, cercando di provocare un temporale, distrusse gran parte della città di San Diego.]

Nominate in modi diversi (geoingegneria atmosferica, manipolazioni climatiche, gestione della radiazione solare, cuscinetti chimici, inseminazione delle nuvole, moltiplicazione della forza climatica), le irrorazioni aeree tossiche sono normalmente note come scie di condensazione. Si tratta di una delle diverse tecniche di modifica climatica, pratica largamente diffusa e generosamente finanziata

Il simposio è stato ospitato dal gruppo Belfort, che negli ultimi sette anni ha lavorato per accrescere la consapevolezza sulle irrorazioni aeree tossiche, e ha visto la partecipazione di gruppi di sensibilizzazione sulle scie di condensazione provenienti da Grecia, Germania, Olanda, Francia e Stati Uniti. Il 29 maggio, il gruppo Belfort ha pubblicato cinque video [1], e nello stesso giorno il regista Michael Murphy (“Environmental Deception and What in the world are they spraying”) [2] e l’ingegnere aerospaziale Coen Vermeeren [3] hanno fatto la presentazione più drammatica.

Il Dott. Vermeeren, della University of Technology di Delft [4], ha presentato una relazione scientifica di 300 pagine intitolata “CASE ORANGE: Contrail Science, Its Impact on Climate and Weather Manipulation Programs Conducted by the United States and Its Allies” [“Caso Orange: la scienza delle scie di condensazione, l’ impatto sul clima e programmi di manipolazione climatica degli Stati Uniti e dei loro alleati”, ndt] [5].

La relazione, preparata per il gruppo Belfort da un gruppo di scienziati, è stata presentata in maniera anonima. È stata inviata alle ambasciate, alle agenzie stampa e ai gruppi di interesse di tutto il mondo, affinché si stimolasse il dibattito pubblico.

Nel documento si parla dell’HAARP, ovvero “High Frequency Active Auroral Research Program” [“Programma di ricerca sulle radiazioni aurorali attive ad alta frequenza”, ndt] [6], un impianto militare per la ricerca sulla manipolazione ionosferica, elettromagnetica, sui campi elettrostatici e su altri sistemi in grado di modificare l’ambiente.

Per ragioni di tempistica, le conseguenze che l’inseminazione delle nuvole avranno sull’ambiente e sulla nostra salute non vengono considerate. Il rapporto Case Orange, invece, ne parla, come anche gran parte degli oratori al simposio di Belfort. Delle ricerche poco approfondite rivelano che è in corso un dibattito tra i ricercatori per quanto riguarda la tossicità delle scie chimiche, ma non si sa se si tratta di un rapporto 50-50 o 99-1.

Le scie di condensazione sono scie chimiche

Il Case Orange rifiuta il termine “scie chimiche”, perché associato ai seguaci delle teorie cospirazioniste. L’unico documento attendibile che lo utilizza è lo “Space Preservation Act H.R. 2977” [“Trattato per la Preservazione dello Spazio”, ndt] del 2001, introdotto dal rappresentante democratico dell’Ohio Dennis Kucinich [7]. L’ H.R. 2977 mirava a proibire l’impiego di armi esotiche tossiche in grado di danneggiare il clima, il tempo atmosferico, la tettonica e i sistemi biologici. Nella prima versione del decreto si faceva specificatamente riferimento alle scie chimiche, ma nella seconda versione no. Tuttavia, nessuna delle due versioni è stata approvata come legge.

Gli autori preferiscono definire il fenomeno con il termine “scie di condensa persistenti”, dal momento che le scie di condensa sono scie chimiche. L’espressione “scie di condensa persistenti” distingue le scie che contengono additivi capaci di alterare il tempo, da quelle emesse dagli aerei, che scompaiono dopo pochi minuti.

Il Case Orange rifiuta anche qualsiasi forma di misantropia dietro le scie di condensa persistenti. Il documento dimostra che la geoingegneria è operativa al 100%, ma nega che essa venga utilizzata per far ammalare le persone, dato che: 1) le agenzie di sanità pubblica hanno a cuore gli interessi della collettività; 2) l’andamento dell’economia dipende dai consumatori. Gli autori sembrano non essere a conoscenza dei numerosi casi di scontro tra le industrie farmaceutiche e le agenzie di sanità governative. Quest’ anno, si è parlato di un rilevante conflitto di interessi sulle pagine della nota rivista “British Medical Journal”, che ha alimentato il sospetto che l’influenza H1N1 e i vari vaccini fossero una truffa [8]. Gli autori non credono nemmeno che la gente malata servirà a favorire la crescita economica, in un sistema sanitario capitalistico.

Il Dott. Vermeeren ha tenuto un discorso introduttivo e uno conclusivo, ma per quasi un’ora intera ha dato informazioni già scritte nel Case Orange. Lui stesso ha ammesso l’esistenza delle scie di condensazione.

“Sappiamo che le scie chimiche esistono, in quanto utilizziamo gli spray, come quelli usati per le coltivazioni, e sappiamo che essi vengono utilizzati anche per ragioni militari. Pertanto, le scie chimiche non sono una novità. Siamo consapevoli della loro esistenza.”

LINK: Discorso del Dott. Coen Vermeeren al simposio, pomeriggio, Prima parte del video (inizio al 35° minuto), 29 maggio 2010.

“Manipolazioni del tempo attraverso la formazione di scie di condensazione… esistono e sono pienamente operative”

Il Case Orange cita materiale accessibile a tutti, che dimostra che la geoingegneria opera da almeno 60 anni. Utilizzata come arma dal Regno Unito ad Amburgo, durante la seconda guerra mondiale, è stata riutilizzata in Vietnam dagli Stati Uniti. Le controversie circa il suo impiego, rivelate dal giornalista investigativo Jack Anderson, sono state trattate alle udienze del Senato nel 1972, durante le quali gli ufficiali militari hanno negato l’uso di tecnologie di inseminazione delle nuvole. In seguito, una lettera privata del Segretario della Difesa Melvin Laird diceva che la testimonianza era falsa, e che lui stesso, stranamente, non aveva idea di cosa stesse accadendo [9].

Le tecniche di modificazione ambientale (EnMod) sono state bandite da un trattato nel 1978. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla proibizione dell’uso militare o di altra ostile natura delle tecniche di modificazione ambientale ha segnato la fine di tali programmi [10] (gli autori del Case Orange sembrano non essere a conoscenza di questo divieto internazionale, dato che è una delle loro raccomandazioni).

Comunque, con il proliferare delle notizie circa l’innalzamento della temperatura del pianeta, l’incremento della popolazione e il degrado delle risorse idriche, si sta assistendo a un crescente interesse verso le EnMod. (Vedere, ad esempio, “Top economists recommend climate engineering” [“I più grandi economisti consiglianol’ingegneria climatica”, ndt], del 4 settembre 2009 [11] e “Top science body calls for geoengineering plan B” [“Le più grandi organizzazioni scientifiche fanno un appello al piano B della geoingegneria”, ndt], dell’1 settembre 2009 [12]).


[L’equipaggio del “progetto Stormfury” del 1963. Notare la particolare parte anteriore del Douglas DC6-B, appositamente realizzata per il cloud seeding (dal Case Orange).]

Cercando di riproporre una tecnologia ormai superata, il Case Orange parla di alcuni brevetti statunitensi. Ad esempio, gli autori descrivono un brevetto del 1975, il “Powder Contrail Generation” [13], per l’invenzione di:

“uno specifico apparato di generazione di scie di condensazione, che produce polveri sottili, in grado di disperdere vari tipi di composti. Il materiale usato per l’inseminazione delle nuvole … è composto per l’85% da particelle metalliche e per il 15% da silicio colloidale e gel di silicio, in modo da produrre una scia di condensazione stabile, con un periodo di permanenza che varia da una a due settimane”.

Nel 2009, i ricercatori hanno pubblicato “Modification of Cirrus clouds to reduce global warming” (“Modificazione dei cirri per ridurre il riscaldamento globale”, ndt), in cui venivano proposti due metodi di distribuzione per la stessa proporzione di particelle, con la medesima capacità di permanenza di una o due settimane [14].

Il Case Orange tratta anche un brevetto del 1991 della Hughes Aircraft Company [15], che:

“afferma più volte l’intenzione di ridurre il riscaldamento globale attraverso l’inseminazione della stratosfera con ossido di alluminio… ossido di torio… e sostanze Welsbach…”.

Il report fa notare che lo scenario mostrato dall’ IPCC, (Gruppo Consulente Intergovernativo sul mutamento climatico) nel 2001 condivide le stesse intenzioni del brevetto della Hughes Aircraft del 1991. Nel 1997, la Hughes è stata assorbita da Raytheon, un appaltatore nel settore della difesa, che ha anche acquisito la E-systems e i brevetti della HAARP.

Il Case Orange rende evidente che Raytheon rischia di controllare il tempo, cosa che gli autori considerano ripugnante, trattandosi di una società privata. Loro suggeriscono di far causa alle società private piuttosto che ai governi. Ma i subappalti sono molto comuni per i governi e gli enti, soprattutto per l’esercito degli Stati Uniti. Il confine tra i governi e le grandi e potenti società, non è che una linea sottilissima, ignota alla popolazione civile. Allo stesso modo, è indifferente se sono i governi o le grandi società a spruzzare nell’aria nanoparticelle di metalli, prodotti chimici e biologici. Il protettivismo degli autori nei confronti dei governi non ha alcun senso.

Secondo il Case Orange, la geoingegneria ha beneficiato della paura causata dal riscaldamento globale. Si sta dando una spolverata ai vecchi brevetti, e l’interesse privato rischia di ottenere consistenti guadagni, ora che il Cap and Trade è stato considerato inutile nelle riduzione dei gas serra (nonostante i legislatori lo stiano ancora valutando, dato che il programma potrebbe diventare una fonte di guadagno: si dice che Al Gore sia diventato miliardario proprio grazie ad esso).

Dal 2007, il miliardario Bill Gates ha speso almeno 4,5 milioni di dollari nella ricerca sulla geoingegneria [16]. Poiché la riduzione delle emissioni non alletta l’industria, la geoingegneria rappresenta un ‘piano B’, in risposta ai cambiamenti climatici e alla scarsità d’acqua. Vediamo meglio in cosa consiste questo piano: aumentare il livello di inquinamento nei cieli e nelle acque per controbilanciare l’inquinamento industriale, senza però ridurre quest’ ultimo.

Il garante dei diritti umani e ambientali, ETC Group, descrive il momento che stiamo vivendo [17]:

“Il lancio della geoingegneria come ‘piano B’ si sta realizzando con abilità: prestigiosi comitati di esperti sponsorizzati da gruppi autorevoli, valanghe di articoli nelle riviste scientifiche di gennaio, e, soprattutto nei paesi nordici, schiere di politici in preda al panico, che annuiscono nervosamente agli appelli degli scienziati per la “necessità di trovare un piano B”.

L’ETC Group rivela che il maggior consulente in materia di geoingegneria di Gates ha escogitato un piano per aumentare di cento volte la ricerca nella gestione delle radiazioni solari, “da 10 milioni di dollari a 1 miliardo di dollari in dieci anni”.

Di sicuro, molti garanti, ultimamente, hanno lottato per discutere della scarsità di acqua potabile. “Alla fine di luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite voterà un’importante risoluzione proposta dal governo boliviano, che, secondo quanto riportato da Food and Water Watch, vorrebbe che l’acqua potabile e la sanità diventassero diritti umani” [18].

Il tempo come forza moltiplicatrice: dominare il tempo entro il 2025

Il Case Orange è connesso a un documento dell’aeronautica militare degli USA del 1996, “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” [19] per vari aspetti (come i programmi di emissione di spray dei governi, i provvedimenti per l’uso di composti chimici, le corrette nomenclature usate nei manuali delle compagnie aeree e gli appelli degli economisti a ricorrere all’ecoingegneria), per sostenere la sua nozione di “gran coinvolgimento del governo in progetti per il controllo del clima”.

“Owning the Weather in 2025” fornisce una linea del tempo dell’uso di tecnologie EnMod, in collaborazione con la Weather Modification Association (WMA), una società governativa che promuove l’utilizzo benefico delle modifiche ambientali [20]

2000 Introduzione di specchi ionici, in grande aumento dal 2008;

2000-2025 Uso di sostanze chimiche per l’inseminazione delle nuvole, da parte dell’aviazione civile (nonché militare);

2004 Creazione di nuvole intelligenti grazie alle nanotecnologie, con un esponenziale dal 2010;

2005 Introduzione di ‘polvere di nerofumo’.

Malgrado il Case Orange screditi la scarsità della ricerca nelle EnMod, nel 2009 la WMA ha dichiarato la sua posizione riguardo la sicurezza dell’inseminazione delle nuvole tramite lo ioduro d’argento, citando 36 rapporti di ricerche dal 1970 al 2006 [21]. Nel 2007, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha pubblicato una dichiarazione che includeva le “Guidelines for the Planning of Weather Modification Activities” (“Linee guida per la Pianificazione delle attività di Modificazione Ambientale”, ndt), riconoscendo che le moderne tecnologie di modifica del tempo, malgrado iniziate nel 1940, sono ancora oggi emergenti [22]. La OMM non condivide che la ricerca venga abbandonata a favore dell’azione.

Nonostante citi la WMA, IL Case Orange non fa alcun riferimento alla posizione e alle ricerche del gruppo. E neanche nomina la OMM, l’agenzia delle Nazioni Unite, il cui portale sulle modifiche climatiche è accessibile dal suo sito.

Alla fine della sezione “The bare necessity of geoengineering through cloud generation for survival of the planet” (“La stretta necessità della geoingegneria attraverso le generazionedelle nuvole per la sopravvivenza del pianeta”, ndt) (5.2.7), il Case Orange afferma:

“La nostra equipe di ricercatori è giunta alla conclusione che i programmi di controllo climatico, supervisionati dalle forze militari, ma approvati dai governi, vengono implementati tacitamente, in modo da evitare il peggio, cosa che ovviamente nessuno si augura. I due strumenti chiave sono il controllo della temperatura attraverso la generazione di nuvole artificiali, e la manipolazione della ionosfera tramite i riscaldatori ionosferici”.

“Entrambi sono essenzialmente strumenti militari, che hanno la possibilità di divenire offensivi se necessario. Comunque, dato che molti riscaldatori ionosferici sono installati in varie parti del globo, si presume che ci sia un’intensa collaborazione tra i governi, affinché entro il 2025 si raggiungano due obiettivi: controllare il tempo atmosferico e quindi il pianeta”.

Il documento riportava le seguenti immagini, fornite da un ex meteorologo dell’ Ontario Weather Service”, che mostrano le emissioni di spray in Europa il 6 dicembre 2008.



“Le emissioni sembrano essere organizzate in maniera logica e l’Europa intera è coperta per un periodo di 3 giorni” scrivono gli autori. Le immagini seguenti riguardano i giorni dal 3 al 5 gennaio 2010:

Il Case Orange è d’accordo sul fatto che i cambiamenti climatici rappresentino un problema che va trattato. Per quanto riguarda il Climategate, gli autori sostengono che l’ Università dell’East Anglia abbia deliberatamente manipolato i dati sul clima per preparare la popolazione mondiale a un futuro in un pianeta più caldo.

Inoltre, parlano di ricerche che confermano la tesi che i cambiamenti climatici sono un problema reale. Durante i tre giorni di blocco della maggior parte degli aerei, in seguito agli eventi dell’11 settembre, gli scienziati hanno notato un aumento della temperatura di 1,1 °C [23]. Si tratta di un aumento incredibile, in considerazione di un lasso di tempo tanto breve. L’incidenza delle accuse contro l’inseminazione delle nuvole è aumentata in maniera esponenziale da quel giorno.

Il documento del 1996, “Owning the Weather in 2025”, fornisce agli scettici del cambiamento climatico una panoramica su cosa aspettarsi nel 21° secolo:

“L’attuale trend demografico, economico e ambientale creerà delle tensioni mondiali che daranno la spinta necessaria per trasformare l’abilità di cambiare il clima in capacità. Negli Stati Uniti, le modifiche climatiche diventeranno probabilmente parte di una politica di sicurezza nazionale con applicazione sia domestica, sia internazionale. Il nostro governo intraprenderà tale politica a vari livelli, a seconda dei suoi interessi”.

Raccomandazioni

“Le scie di condensazione perenni, comunque, hanno un impatto devastante sugli ecosistemi del pianeta e, in generale, sulla qualità della vita”. Il Case Orange si unisce all’appello dell’esperto di geoingegneria di Bill Gates e della OMM, riguardo la necessità di nuovi progetti di ricerca sull’impatto sulla salute umana e sull’ambiente.

Il Case Orange raccomanda anche una maggiore informazione pubblica sulle attività di EnMod, nonché il rispetto delle leggi dell’aviazione civile.

In risposta all’interesse del mondo politico alla geoingegneria, come mezzo per controllare i cambiamenti climatici e garantire la disponibilità idrica, degna di nota è la moratoria proposta dalla sottocommissione scientifica della “Convenzione delle Nazioni Unite sulle Biodiversità” del 14 maggio 2010 [24]. La proibizione dei programmi EnMod ‘benefici’ sarà discussa alla Decima Conferenza delle Parti, che si terrà a ottobre a Nagoya, in Giappone.

Il Case Orange afferma che Cina e Russia hanno ammesso apertamente l’inseminazione delle nuvole, mentre gli Stati Uniti negano. Gli Usa consentono la sperimentazione all’aria aperta di sostanze chimiche e armi biologiche, ma non nel rispetto della legge citata dagli autori, secondo la quale il segretario della difesa può fare sperimentazioni e prove che prevedono l’uso di composti chimici e agenti biologici sulla popolazione civile.

Diritto Dubblico degli Stati Uniti, Legge 95-79, Titolo VIII, Sez. 808, 30 luglio 1977.

Codificata come 50 USC 1520, al Capitolo 32 “Chemical and Biological Warfare Program”, la Legge di Diritto Pubblico 85-79 è stata abrogata dalla Legge 105-85 nel 1997. al suo posto è stata introdotta la 15 USC 1520, che, comunque, permette la sperimentazione all’aria aperta di composti chimici e biologici, e conferisce al presidente il potere di ignorare gli avvisi e le considerazioni sulla salute pubblica per ragioni di sicurezza nazionale [25]. Gli autori del Case Orange, quindi, non sbagliano quando affermano che tali programmi, negli Usa, sono legali.

Epilogo

Avendo ascoltato teorie complottistiche per una vita, ho esitato a fare ricerche in materia di scie chimiche, mantenendo un certo scetticismo. Ho cambiato idea a marzo: era l’ora di pranzo e mi trovavo in un parcheggio con altre 30 persone, quando ho visto di persona due jet che inseminavano le nuvole. Qualcuno ha scattato delle foto col cellulare:

Le scie sono rimaste per ore, e si distinguevano notevolmente dalle altre nuvole. Da quel giorno ho iniziato a guardare il cielo e ora sono in grado di dire quando si verificano fenomeni di cloud seeding. Spesso si vede una foschia bianca al posto del cielo azzurro, anche quando le scie di condensazione perenni sono invisibili.

Pochi giorni fa mi è stato inviato un link ai video del simposio di Belfort, con la presentazione del rapporto Caso Orange fatta dal Dott. Vermeeren. Per quattro ore non ho staccato gli occhi dallo schermo. In quel momento ho deciso di dedicarmi seriamente alla questione. Per chi si è avvicinato da poco alla questione, il Case Orange è un documento molto informativo; tutte le ricerche serie sul tema rivelano che ciò che dicono questi ‘filosofi del complotto’ è vero: stanno riempendo il cielo di gas spray e ce lo tengono nascosto.

Scoprire che sul sito dell’ Organizzazione Meteorologica Mondiale c’è la scritta “Weather Modification” mi ha scioccato. Leggere che sono contrari al fatto che i governi stiano continuando con le operazioni, invece di fare più ricerca, ha confermato ciò che pensavo. E ciò è stato pubblicato nel 2007!

Quindi, malgrado nessuno ce lo dica, le informazioni sono disponibili pubblicamente anche ai ricercatori alle prime armi.

Entrare in gioco così tardi mi ha fatto guadagnare comprensione per gli altri. Per secoli i leader dell’esercito hanno affermato che piove sempre dopo una dura battaglia, ma approfittare di tali potenziali, senza provocare un diluvio come quello del 1915 a San Diego, non è stato facile. Ho scoperto altre storie come questa durante le mie ricerche: uragani, guerre agricole, alluvioni distruttive e debris flow. Non c’è da stupirsi che ci siano tanti libri sul tema. Non c’è da stupirsi che sia stato scritto un saggio di 3000 parole.

Le scie di condensazione non sono un falso allarme; ho passato un sacco di tempo alla ricerca di fonti nuove. Il record è stato raggiunto con le notizie sugli inizi del moderno programma EnMod. Se la sua nascita viene fatta risalire al successo della Gran Bretagna del 1943, quando utilizzò le window (fogli di alluminio tagliati precisamente a un quarto della lunghezza d’onda del radar) per confondere i radar nemici, il programma vanta 67 anni. Una lunga storia da mantenere segreta a molte persone; ciò si riflette negativamente sulle tradizionali fonti di informazione, che teoricamente dovrebbero svelare le disonestà del governo.

Una breve panoramica sul fenomeno del cloud seeding.

Il cloud seeding, come progetto di ricerca militare degli Stati Uniti, è iniziata nei primi anni ’30, secondo quanto affermato dal professor James R. Fleming del Colby College [26]. Prima del 1915 non si erano verificati successi nel tentare di provocare la pioggia.

1915 Per porre fine a una lunga siccità, San Diego chiamò il noto ‘fabbricante di pioggia’ Charles Hatfield, il quale sosteneva che l’evaporazione del suo composto segreto, sopra a delle torrette di legno, avrebbe attratto le nuvole. San Diego fu ripagata con un diluvio di 17 giorni, che ha prodotto circa 70 cm di acqua. L’acquazzone mortale spazzò via più di 100 ponti, rese tantissime strade inaccessibili, distrusse le vie di comunicazione e lasciò migliaia di persone senza casa [27].


[San Diego, 1915: il temporale di Charles Hatfield distrusse una diga, provocando dozzine di morti.]

1943 “Il primo uso operativo delle window risale al luglio 1943, quando Amburgo venne devastata da un bombardamento aereo. Gli schermi radar furono infastiditi dai riflessi delle window e la difesa aerea venne completamente accecata” [28].

1946 Vincent Schaefer, della General Electric, sganciò circa 3 Kg di ghiaccio secco in una nuvola fredda sopra il monte Greylock nel Berkshires, causandone un aumento esplosivo [29].


[La tempesta di ghiaccio secco di New York nel 1946 (Life Magazine)]

1947 I meteorologi australiani hanno ripetuto con successo l’esperimento [30].

1949 “Progetto Cirrus”: Il premio Nobel Irving Langmuir e il ricercatore della General Electric Vincent Schaefer riempirono con quasi 300 grammi di ioduro d’argento un cannello ossidrico, facendo cadere miliardi di litri di pioggia su metà Nuovo Messico, da un deserto vicino Albuquerque [31].

1950 Il meteorologo di Harvard, Wallace Howell, inseminò i cieli di New York con ghiaccio secco e fumo di ioduro d’argento, riempendo quasi del tutto i bacini idrici cittadini [32].

1952 L’ “Operazione Cumulus” del Regno Unito si concluse con un totale di piogge di 250 volte superiore al normale, provocando morti e distruzioni [33].

1962-1983 “Operazione Stormfury”, un programma di modifica degli uragani, ebbe successo nella riduzione dei venti fino al 30% [34].

1966-1972 Il progetto “Intermediary Compatriot” (poi rinominato “Popeye”) ha avuto successo nell’ inseminare le nuvole di Laos. La tecnica divenne parte delle operazioni militari di Cambogia, Vietnam e Laos, dal 1967 al 1972, secondo quanto rivelato da Jack Anderson nel Washington Post, il 18 marzo 1971 [35].

1986 Grazie all’inseminazione delle nuvole, l’ aeronatica sovietica riuscì ad evitare che il disastro di Chernobyl raggiungesse Mosca; Belarus, invece, venne colpita [36].


[Il razzo del tempo della Cina (ImpactLab, 2008)]

2008 Il governo cinese ha usato 1104 missili per l’inseminazione delle nuvole, per eliminare la minaccia pioggia in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino [37].

2009 L’aureola di Mosca. Il Case Orange cita questo evento come prova dell’inseminazione delle nuvole, ma altri sospettano che si tratti di un fenomeno elettromagnetico. Le autorità russe hanno detto che era solo un’illusione ottica [38].

Questa non è una lista completa; ovviamente esistono moltissimi volumi dedicati al tema.

NOTE: La lista completa delle note e delle fonti è disponibile al link originale dell’articolo. N.d.r.

Titolo originale: “Atmospheric Geoengineering: Weather Manipulation, Contrails and Chemtrails”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
30.06.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di STEFANIA MICUCCI

Inchiesta G8, nuove accuse al pm Toro: ‘È lui la talpa’

Fonte: Inchiesta G8, nuove accuse al pm Toro: ‘È lui la talpa’.

‘Così fu avvertito Balducci’. E al Parlamento la richiesta di procedere contro l’ex-ministro Lunardi

Un testimone ha confermato l’incontro, alla presenza di Balducci, nel quale venivano rivelati segreti dell’indagine. Si aggrava così la posizione di Achille Toro, l’ex procuratore aggiunto di Roma, accusato dai pm di Perugia di corruzione e rivelazione del segreto istruttorio. Il magistrato non partecipò direttamente all’incontro, ma l’ipotesi dell’accusa è chiara: Toro era la “talpa” in procura. C’è un fatto nuovo, quindi, nell’inchiesta sulla “cricca” del G8, che giovedì ha trasmesso al Senato, per la precisione alla Giunta per le autorizzazioni, la richiesta di poter procedere nei confronti dell’ex ministro Pietro Lunardi, anch’egli indagato, insieme con il cardinale Crescenzio Sepe, per corruzione. E il fatto nuovo – supportato da alcune testimonianze – sembra confermare che Toro, per il tramite di suo figlio Camillo, abbia informato Balducci – l’ex presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, ai vertici della “cricca” – delle indagini che lo riguardavano.

Nelle telefonate intercettate dal Ros di Firenze si parla di un “incontro” tra Camillo Toro ed Edgardo Azzopardi. “Ci dobbiamo vedere ?”, chiede Azzopardi. “Sì cazzarola …”, risponde Toro. “Senti ci vediamo .. ci vediamo alle 11… vengo dove sono venuto ieri”. “Va bene”, conclude Toro. I pm di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi in questi mesi hanno interrogato sia l’avvocato Azzopardi, sia il braccio destro di Balducci alle Infrastrutture, Massimo Sessa. E proprio da quest’ultimo sarebbero giunte le conferme di un “incontro” nel quale Balducci sarebbe stato informato delle indagini che lo riguardavano. L’ipotesi è che Toro abbia rivelato a suo figlio Camillo segreti d’indagine. Questi, a sua volta, li avrebbe poi raccontati ad Azzopardi che, infine, avrebbe rivelato il tutto a Balducci. Fin qui, la pista investigativa tracciata dalle intercettazioni, fin quando un testimone ha confermato l’incontro, al quale era presente, e il contenuto delle conversazioni. Fatto doppiamemente rilevante: rafforza la competenza della procura di Perugia per l’inchiesta che vede, tra gli indagati, anche il cardinale Sepe, l’ex ministro Pietro Lunardi, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e l’imprenditore Diego Anemone.

La vicenda che riguarda Lunardi è nota. Nel 2004 compra un palazzetto in via dei Prefetti a Roma. L’acquisto avviene con la società di famiglia, la Immobiliare San Marco Spa, che compra l’immobile da  Propaganda Fide, per 3 milioni, 600 mila euro in contanti, il resto con un mutuo. Propaganda Fide era diretta da Sepe, cardinale vicino a Balducci, che di lì a poco Lunardi nomina Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici. Si scoprono però due fatti sospetti. L’appartamento acquistato dai Lunardi vale almeno il doppio. E pochi mesi dopo l’acquisto – siamo nel 2005 – i ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture –  guidato da Lunardi – stanziano 5 milioni di euro a Propaganda Fide per restaurare la sede della Congregazione e per una pinacoteca mai realizzata. Secondo i pm perugini, nell’acquisto del palazzo, Balducci ebbe un ruolo decisivo. E da giovedì gli atti sono al Senato che deciderà se autorizzare la procura a procedere sul parlamentare Lunardi che ieri ha commentato: “Non è certo un rinvio a giudizio, sono tutte accuse da verificare”.

Antonio Massari (Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2010)

Il ritorno del bue

Vergogna alla Fininvest e solidarietà al giudice Tescaroli

Fonte: Il ritorno del bue.

Alla notizia che la Fininvest ha intrapreso una causa civile contro il giudice Luca Tescaroli, “reo” di aver scritto insieme al collega Ferruccio Pinotti il libro “Colletti Sporchi”, si resta basiti. Viene in mente la parabola del bue che dà del cornuto all’asino. Ma qui siamo di fronte ad un attacco indegno, vile. Contro un magistrato che si è distinto per aver sempre applicato il principio sacrosanto della legge uguale per tutti.

Un giudice che ha sacrificato parte della sua vita e dei suoi affetti per istruire uno dei processi più complessi che la storia giudiziaria ricordi, quello per la strage di Capaci. Ed è questo che non gli viene perdonato.
A cavallo tra gli anni ’90 e gli anni 2000 Luca Tescaroli stava indagando sui cosiddetti “mandanti esterni” a Cosa Nostra. Quei soggetti che d’accordo con la mafia avevano collaborato alla realizzazione della strage contro Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i 3 agenti di scorta assassinati il 23 maggio del ’92 (e che avrebbero partecipato ancora più attivamente nella strage di via d’Amelio e in quelle del ’93). Ma dal capo del suo stesso Ufficio di Caltanissetta gli venne impedito di poter proseguire. A tal punto che il pm di origine veneta chiese di essere trasferito alla procura di Roma.

A distanza di 10 anni le nuove indagini sui “mandanti esterni” nelle stragi del ’92 e del ’93 confermano che una delle piste intraprese da Tescaroli andava perseguita.
Anche oggi nei confronti dei nuovi magistrati che conducono queste indagini delicatissime si profilano attacchi delegittimanti, meramente politici, finalizzati a impedire che si faccia luce su quelle stragi.
Quello che ora stupisce è indubbiamente il “ritardo” della Fininvest nell’intraprendere la causa civile contro Tescaroli. Ma non certamente le finalità di un simile gesto. Degno di un “regolamento di conti” di chi non intende accettare l’autorità giudiziaria.
La Fininvest intende forse far dimenticare quei contatti “non meramente episodici” tra Dell’Utri, Berlusconi e “i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato”, di cui si accenna nella richiesta di archiviazione della procura di Firenze del 1998 nei confronti degli stessi Dell’Utri e Berlusconi?
Non sarà certo un’archiviazione a cancellare il giudizio storico su questi due personaggi.
Per non parlare di quei “contatti” tra la Fininvest e ambienti mafiosi debitamente citati nella sentenza Dell’Utri di I° grado che lo ha visto condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Usare il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi per attaccare un magistrato integerrimo è un atto che si commenta da solo.
Negli anni della sua collaborazione diverse procure hanno applicato a Cancemi il c.d. Articolo 8 (L. 203/91) che prevede attenuanti speciali in virtù della sua attendibilità.
Nella stessa requisitoria di Luca Tescaroli al processo di I° grado per la strage di Capaci (la cui sentenza è stata emessa il 26 settembre 1997 dal presidente dott. Carmelo Zuccaro) vengono riportati i riscontri alle dichiarazioni rese da Salvatore Cancemi (la disponibilità da parte del boss Raffaele Ganci di un’autovettura Audi80, il coinvolgimento nell’attentato del  mafioso Giusto Sciarabba ecc.).
Lo squallore quindi di un simile attacco rientra nella politica di chi è oggi al potere e che sferra gli ultimi colpi perchè sente il terreno franare sotto i piedi.
A Luca Tescaroli la solidarietà di tutta la redazione di Antimafia Duemila insieme al profondo ringraziamento per il suo incondizionato servizio a favore della giustizia. Che non sarà minimamente scalfito da chi è destinato unicamente all’oblio.

Giorgio Bongiovanni
e tutta la redazione di Antimafia Duemila

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: “Si vuole imporre il silenzio”

Vergogna alla Fininvest e Solidarietà al giudice Tescaroli

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: “Si vuole imporre il silenzio”.

Mafia, Fininvest querela pm Tescaroli. Anm: ”Si vuole imporre il silenzio”

Palermo – (Adnkronos/Ign) – Nel mirino della richiesta di risarcimento il libro ‘Colletti sporchi’ scritto insieme a Ferruccio Pinotti. Il magistrato: ”Sono senza parole. E’ in corso una campagna denigratoria”

Palermo, 21 ago. (Adnkronos/Ign) – A distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del libro ‘Colletti sporchi’, edito da Rizzoli Bur, la Fininvest ha querelato uno degli autori del libro, il pm Luca Tescaroli, lo stesso magistrato che ha rappresentato l’accusa nel processo per la strage di Capaci a Caltanissetta, facendo condannare gli assassini di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo e di cinque agenti della scorta.

La Fininvest, come scrive oggi ‘Il Corriere della Sera’ chiede il risarcimento a Tescaroli “per gli ingentissimi danni non patrimoniali” procurati con la pubblicazione del libro. ‘Colletti sporchi’ è un libro intervista scritto da Tescaroli con il giornalista Ferruccio Pinotti e ripercorre, tra le altre cose, la vecchia indagine antimafia su ‘Alfa’ e ‘Beta’, nomi in codice per indicare Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Un fascicolo che è stato archiviato tempo fa. Tescaroli nel libro riporta atti giudiziari, ma anche dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Salvatore Cancemi.

Il pm Tescaroli non nasconde la propria ”sorpresa” per la richiesta di risarcimento da parte della Finivest. “Quando ho ricevuto la citazione – sottolinea all’Adnkronos – sono rimasto senza parole. Ero sorpreso per il fatto che nei confronti di un funzionario dello Stato, che ha sacrificato con senso del dovere ciò che ha di più caro, venga chiesto un risarcimento danni”. E ha aggiunto: “E’ stata comunque investita un’autorità giudiziaria che ha la competenza per decidere sulla fondatezza di quanto sostenuto nella citazione”.

“Ogni iniziativa giudiziaria deve essere rispettata – ha spiegato ancora il pm Luca Tescaroli – presenterò le mie difese al giudice che deciderà se accogliere la richiesta di citazione danni presentata dalla Fininvest”. Poi, il magistrato ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a scrivere il libro ‘Colletti sporchi’. “Innanzitutto – ha detto – volevo spiegare la pericolosità e le insidie di Cosa nostra, e in particolare dei cosiddetti ‘Colletti bianchi’ attraverso l’esperienza personale che ho maturato negli ultimi anni. Quindi, ho voluto anche rendere omaggio a tante, troppe vittime della mafia”.

Il magistrato, nel libro scritto insieme al giornalista Ferruccio Pinotti, cerca, tra le altre cose, di “descrivere la tenacia dei valori positivi dello Stato che la mafia cerca di colpire”. E ha ricordato che “un terzo del territorio nazionale, soprattutto da un punto di vista economico, continua a ricadere nel dominio di diverse organizzazioni mafiose. Infine, ho voluto mostrare come vive giornalmente un magistrato fornendo un motivo di riflessione ai cittadini”. Luca Tescaroli, che oggi è un pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, ha parlato poi della “campagna denigratoria” che si sta “attuando nei confronti dei magistrati” in Italia.

Infine, ha ricordato che già “il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Rocco Chinnici avevano capito l’importanza del parlare alla gente per indurre i cittadini ad avvicinarsi a un cammino verso la legalità”. E conclude: “Oggi si conoscono i mandanti e gli esecutori della strage di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e ai cinque agenti della scorta, direi che qualche risultato straordinario si è ottenuto se si considera che molti ‘delitti eccellenti’ dopo decenni rimangono avvolti nel mistero”.

“Piena e incondizionata solidarietà al collega Luca Tescaroli” è stata espressa dal presidente dell’Anm di Palermo, Antonino Di Matteo. “Evidentemente – dice Di Matteo all’Adnkronos – nel nostro paese diventano sempre più palesi e frequenti i tentativi di intimidire quei magistrati che ‘osano’ indagare a fondo sui rapporti tra la mafia e il potere. Argomento sul quale da troppe parti vorrebbe imporsi il silenzio”.

Blog di Beppe Grillo – I Testimoni di Bersani

Fonte: Blog di Beppe Grillo – I Testimoni di Bersani.

Il Pdmenoelle ci offre un’occasione straordinaria per fare proselitismo. Quando verranno a bussare alla porta i Testimoni di Bersani accoglieteli nelle vostre case. Poi mostrategli il filmato in cui Violante spiega come i post comunisti hanno regalato le televisioni a Berlusconi e, se non basta, anche le dichiarazioni di D’Alema sullo Scudo Fiscale, approvato grazie all’assenza dei pdimenoellini e per finire le dichiarazioni di Bersani per la privatizzazione dell’acqua e di Chiamparino per la TAV, il nucleare e gli inceneritori. I Testimoni vi ringrazieranno, stracceranno la tessera e si iscriveranno subito al MoVimento 5 Stelle.
“Caro Beppe, leggo con un misto di divertimento e sgomento che il Partito Democratico ha annunciato che lancerà il mese prossimo “la più grande mobilitazione porta a porta che un partito abbia mai promosso”. Prosegue il comunicato di Bersani & co. “Obiettivo è raggiungere il più alto numero di italiani, casa per casa, e informarli dei danni che il governo Berlusconi ha prodotto in questi anni”. Cioè questi post occhettiani che hanno devastato e svenduto il patrimonio del PCI (anche immobiliare nel senso di luoghi di aggregazione in nome di un partito sempre più “agile”) vogliono far fare ai loro militanti i testimoni di Geova. Vogliono venirmi a rompere i coglioni a casa per dirmi quali sono i danni del governo Berlusconi, danni di cui loro sono corresponsabili direttamente o indirettamene, per inettitudine o connivenza. E fantasiosamente chiamano il tutto “operazione porta a porta”. Dev’essere difficile per te far satira su di loro più di quanto se la fanno da soli…e purtroppo prendendosi pure sul serio. Buon tutto.” Fabrizio P.

Blog di Beppe Grillo – Inceneritori in tribunale

Blog di Beppe Grillo – Inceneritori in tribunale.

Le testimonianze scientifiche sui gravissimi danni alla salute prodotti dagli inceneritori sono ormai numerose e inconfutabili, i politici che li propongono e gli industriali che li costruiscono vanno portati in tribunale.
“Caro Beppe, vorrei portare a conoscenza del blog uno studio epidemiologico di recente pubblicato (Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia sull’insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti. Lo studio ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001- 2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all’esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da 3 a quasi 6 volte l’atteso. I danni che gli inceneritori provocano sono ormai indiscutibilmente riconosciuti; nello studio di Coriano, condotto in prossimità dei due inceneritori di Forlì e ben noto ai cittadini forlivesi, non sono state purtroppo indagate le malformazioni; tuttavia, nella popolazione femminile esposta nel livello sub-massimale, il più popolato, si è avuto un incremento del rischio di abortività spontanea del 44%. Malformazioni ed abortività spontanea sono eventi strettamente correlati in quanto quest’ultima riflette l’azione nociva sull’embrione e sul feto delle sostanze tossiche cui la madre è esposta e che, qualora non si arrivi all’aborto, può esitare in malformazioni. Sempre dallo studio di Coriano si documenta, nel livello di esposizione citato e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ), infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori (stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin, vescica, cervello, leucemie). Complessivamente, nell’area esaminata si sono contati ben 116 decessi oltre l’atteso fra le donne nei 13 anni presi in esame nel raggio di soli 3.5 km. Questo non deve stupire se si pensa che nelle emissioni degli impianti sono presenti inquinanti di ogni specie (dal particolato, ai metalli pesanti, alle diossine): i veleni rimangono tali anche alzando i camini o aumentando la velocità di espulsione dei fumi… Ai cittadini forlivesi sarà offerta, con l’inizio della raccolta “porta a porta”, una imperdibile occasione: dove questo metodo è stato applicato con serietà ha dimostrato di portare subito una diminuzione consistente dei rifiuti e l’incremento della quota di riciclo. Dobbiamo vigilare perché quando mancherà il combustibile non si cerchino scorciatoie per continuare a bruciare.” Patrizia Gentilini, Presidente ISDE Forlì

ComeDonChisciotte – ARMI CLIMATICHE. MOLTO PIÙ DI UNA SEMPLICE TEORIA DEL COMPLOTTO?

ComeDonChisciotte – ARMI CLIMATICHE. MOLTO PIÙ DI UNA SEMPLICE TEORIA DEL COMPLOTTO?.

DI ANDREI ARESHEV
Global Research

Il caldo anormale nelle regioni centrali della Russia ha già causato seri danni economici. Ha distrutto, senza difficoltà, il 20% degli appezzamenti agricoli del paese e, di conseguenza, il prezzo degli alimenti è destinato chiaramente a salire il prossimo autunno. Ma la cosa più grave è che gli incendi hanno infierito sulle terre di torba intorno a Mosca. In questi giorni, la maggior parte delle previsioni sul clima sono allarmanti: siccità, uragani e inondazioni diventeranno più frequenti e pesanti. Il Direttore del programma sul clima e sull’energia del Wildlife Fund, A. Kokorin, ha detto che la tendenza corrente non è un fenomeno casuale e non bisogna aspettarsi una sua diminuzione (1).

In questo particolare contesto, la credibilità delle proiezioni diffuse dal Wildlife Fund, un’influente organizzazione internazionale che dirige in tutto il mondo iniziative designate come programmi sulla protezione ambientale, è fuori questione (2).

Il motivo sta nel fatto che il riscaldamento globale, oggetto di appassionati dibattiti accademici (o, a volte, per niente eruditi), non è necessariamente un processo senza controllo. Per lo meno, l’incidenza di temperature insolitamente alte esclusivamente in Russia e in alcuni territori adiacenti richiede spiegazioni alternative.

Negli anni ’70, Z. Brzezinski evocò nel suo Between Two Ages il tema del controllo dei fenomeni metereologici, che considerava una forma più ampia di regolazione sociale. Senza dubbio, il peso del pensiero geopolitico statunitense non doveva rivolgersi solo all’aspetto sociale in sé ma anche alle potenziali implicazioni geopolitiche dell’influenza sul clima. Non fu l’unico autore a occuparsi della questione ma, per ovvie considerazioni, è improbabile che le informazioni sugli sviluppi nella sfera delle armi climatiche superino vincoli di secretazione in un immediato futuro.

M. Chossudovsky, un professore di economia della Ottawa University, ha scritto nel 2000 che il cambiamento climatico in corso potrebbe essere stato scatenato in parte dall’uso delle armi non letali di ultima generazione. Gli USA stanno senz’altro esplorando la possibilità di controllare il clima in diverse regioni del mondo. La tecnologia corrispondente è stata sviluppata nella struttura dello High Frequency Active Aural Research Program (HAARP) (3), il cui obiettivo è di costruire un potenziale per indurre la siccità, gli uragani, le inondazioni e i terremoti. Dal punto di vista militare, si ritiene che l’HAARP crei una nuova generazione di armi di distruzione di massa e un nuovo strumento di politica espansionista, che può essere usato per destabilizzare i sistemi ambientali e agricoli dei paesi presi di mira (4).

Tecnicamente, il sistema è noto per essere un apparecchio che emana radiazioni elettromagnetiche che colpiscono la ionosfera. Comprende 360 fonti e 180 antenne alte 22 metri (5). Nel complesso la stazione emette 3.600 kW verso la ionosfera, essendo il più potente sistema del mondo nel suo genere (6). Il programma, iniziato nel 1990, è stato finanziato dallo US Office of Naval Research e dallo US Air Force Research Laboratory e implementato da diversi laboratori universitari.

È naturale che, in alcune circostanze, si sollevino ipotesi di lunga portata. H. Chavez è stato messo in ridicolo per aver attribuito il terremoto di Haiti all’effetto di HAARP ma, ad esempio, sospetti analoghi si sono insinuati per il successivo terremoto del 2008 nella provincia cinese di Sichuan. Inoltre, c’è la prova che il programma statunitense per influenzare il clima abbracci non solo un certo numero di paesi e regioni, ma in parte ha basi anche nello spazio. Ad esempio, il velivolo orbitale X-37B che orbitava il 22 aprile 2010, da quanto viene riferito, aveva nuovi tipi di armi laser. Secondo il New York Times, il Pentagono nega ogni collegamento tra l’X-37B e qualsiasi arma da combattimento ma riconosce che il suo scopo è di supportare le operazioni di terra e di manovrare un certo numero di azioni ausiliarie (7). Il velivolo è stato costruito 11 anni fa come parte di un programma della NASA a cui è subentrata 6 anni fa la US Air Force e che l’ha totalmente secretato (8).

Le richieste di svelare i dettagli del programma sperimentale messo in pratica in Alaska vengono espresse sia dagli USA sia da molti altri paesi. La Russia non si è mai unita al coro, ma l’impressione è che gli sforzi mirati a un deliberato cambiamento climatico non siano un mito, e che in un futuro immediato la Russia – insieme al resto del mondo – fronteggerà un nuovo genere di minaccia. Al momento le armi climatiche possono raggiungere il loro scopo ed essere usate per causare siccità, distruggere i raccolti e provocare vari fenomeni anomali in alcuni paesi.

NOTE

(1)Odnako. – 2010. – № 28. – p. 33.

(2)Per i dettagli sulla Wildlife Fundation, vedi: http://www.globoscope.ru/content/aricles/2892/

(3)Program site: http://www.haarp.alaska.edu/. La stazione HAARP è situata in Alaska, 250 km a nord-est di Ankoridge.

(4)Chossudovsky M. Washington’s New World Order Weapons Can Trigger Climate Change // http://www.mindfully.org/Air/Climate–Change–Weapons.htm

(5)http://www.haarp.alaska.edu/haarp/gen.html

(6)http://www.kp.ru/daily/24494/648410/

(7)Surveillance Suspected as Spacecraft’s Main Role. Di William J. Broad // http://www.nytimes.com/2010/05/23/science/space/23secret.html? r= 1&hp

(8)Il Times ha affermato che lo strumento segreto potrebbe collaudare armi laser: http://www.newsru.com/world/24may2010/kosmorazvedhtml

Titolo originale: “Climate Weapons. More Than Just a Conspiracy Theory?”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
31.07.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FEDERICA DI EGIDIO

Quanto costa l’esercito di carta di B. | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Quanto costa l’esercito di carta di B. | Il Fatto Quotidiano.

Costano tanto i manganelli mediatici dei berlusconiani. Il paradosso di Libero e de Il Giornale, i due giornali più liberisti e antistatalisti è che non potrebbero stare sul mercato. Senza i soldi regalati dagli azionisti dovrebbero dimagrire o chiudere i battenti. Nel caso di Libero c’è l’aggravante del contributo statale: 20 milioni di euro negli ultimi tre anni. Il consigliere Maurizio Belpietro dovrebbe licenziare tutti i giornalisti per fare tornare i conti in ordine e permettere così al direttore Maurizio Belpietro di scrivere con la coscienza pulita i suoi editoriali affilati contro gli aiuti ai terroni spreconi. Anche Panorama fa segnare un calo delle vendite reali e dei ricavi in edicola. Se non contasse sulle promozioni che abbattono il prezzo non potrebbe sostenere i costi ingenti delle sue (sempre più rare) inchieste.
La politica nei bilanci
Per comprendere l’anomalia dell’editoria italiana più che agli articoli dei media berlusconiani bisogna leggere i loro bilanci. Basta confrontare le vendite di Libero e del Giornale con le spese per capire che non siamo di fronte a due imprese commerciali ma politiche, per fonti di finanziamento e finalità. Solo con l’interesse politico dell’editore si può spiegare il fenomeno più unico che raro di un quotidiano che perde copie ma non taglia il personale. Solo con la forza politica dei padroni si può spiegare il paradosso dei ricavi pubblicitari che schizzano alle stelle solo per loro nel periodo più nero della storia. Merito della concessionaria di pubblicità Visibilia di Daniela Santanché, sottosegretario del Governo Berlusconi.

Il Giornale smentisce tutte le favole sull’abilità imprenditoriale dei Berlusconi. La Sei, Società Europea Edizioni, che lo controlla ha perso 68 milioni di euro negli ultimi tre anni. Nel 2009 il rosso è stato di 17,7 milioni di euro, nel 2008 era a meno 22,7 milioni e nel 2007 raggiungeva addirittura 23,2 milioni. A soffrire è soprattutto la controllante Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria: l’indebitamento superava i 100 milioni nel 2006 ed è sceso solo a 77 milioni nel 2008, grazie alle iniezioni degli azionisti. L’arrivo di Vittorio Feltri ha portato un aumento di copie ma anche del fondo rischi per le cause legali salito da 2,1 milioni a 2,65 milioni. Per il 2010 si prevede una perdita a due cifre, nonostante il boom di vendite dello scoop sulla casa di Montecarlo. L’analista Paolo Sassetti ha studiato i conti degli ultimi dieci anni per concludere che la perdita è strutturale. Solo i continui aumenti di capitale dei soci hanno permesso di non attaccare al chiodo il costoso manganello del premier. Le inchieste e le cause perse costano. E a pagare scoop e bufale sono i familiari del beneficiario politico.

Il Giornale è controllato per il 63 per cento da Paolo Berlusconi (46 per cento con la sua Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria e il 17 per cento mediante la Arcus Multimedia) il restante 37 per cento è dalla Mondadori, guidata da Marina Berlusconi e controllata da Silvio e dai suoi figli. La perdita di decine di milioni all’anno si stempera e diluisce nel flusso degli utili della divisione libri (quella che può contare sulle vendite di Roberto Saviano, tra gli altri). E non si può certo dire che la divisione periodici sia aiutata dal settimanale Panorama. La diffusione del magazine rimane sopra le 400 mila copie ma la domanda è drogata con vendite a prezzi stracciate che hanno costretto il glorioso settimanale a offrirsi come una semi-free press a 0,99 euro in edicola e con il 70 per cento di sconto in abbonamento.
Il miracolo di Libero

Mondadori è un colosso dalle spalle larghe che può sopportare sia la crisi di Panorama che le perdite del Giornale. Dal 2005 al 2008 ha incamerato perdite per 70 milioni di euro, solo nel 2008 ne ha contabilizzate ben 16,6 milioni di euro. Non ci vuole un mago della contabilità per capire che Paolo Berlusconi non ha i soldi e nemmeno le ragioni imprenditoriali per continuare a investire sul Giornale che invece giova molto al fratello Silvio.

Anche Libero non sarebbe in grado di sopravvivere sul mercato. Sono lontani i picchi toccati nel 2006 con 144 mila copie diffuse. Il calo era cominciato con Vittorio Feltri che ha lasciato la sua creatura a 115 mila copie. Da agosto a dicembre, nella prima fase della direzione Belpietro alla direzione, le vendite sono crollate a 79 mila copie portando la media di vendita del 2009 a 92 mila copie. L’emorragia non si ferma e a dicembre del 2009 Libero era inchiodato a 70 mila copie, una posizione che – secondo le previsioni degli amminitratori – resterà valida per tutto il 2010.

La struttura del giornale è però cresciuta mentre le copie si dimezzavano e così il quotidiano controllato dalla famiglia Angelucci ha superato quota cento giornalisti dipendenti. Come fanno a pagare otto milioni di euro di stipendi ogni anno? I giornalisti che scrivono spesso contro Roma Ladrona sono interamente pagati grazie al contributo della presidenza del consiglio dei ministri. Nel 2007 il giornale allora diretto da Feltri aveva incassato 7,8 milioni di euro grazie a uno stratagemma è intestato alla Fondazione San Raffaele, controllata ovviamente dagli Angelucci (che quest’anno hanno generosamente contribuito alle casse del giornale con 5,6 milioni di euro) ma equiparata a un ente benefico.

Gli amministratori prevedono di incassare per il 2009 altri 6 milioni di euro ma nella relazione di accompagnamento al bilancio gli amministratori scrivono che il contributo per il 2008 non è stato ancora liquidato. Ci deve essere qualche problema con la documentazione anche se la società ha fornito tutte le sue delucidazioni. Se entrerà in vigore la riforma del settore, ci sarà un milione e mezzo di euro in meno. Per fortuna c’è Daniela Santanché che si occupa di raccogliere la pubblicità su Libero, con la sua Visibilia. Nel 2009, mentre il mercato italiano scendeva del 18,6 per cento la Santanché regalava a Libero un bel più 26 per cento portando il bottino pubblicitario a 10,8 milioni di euro. Una performance inspiegabile alla luce del crollo delle copie del quotidiano. E da quando Feltri è passato al Giornale, la Santanché lo ha seguito garantendo a entrambi i quotidiani la sua preziosissima pubblicità.

La bancarotta della Terra- Blog di Beppe Grillo

Fonte: La bancarotta della Terra- Blog di Beppe Grillo.

L’uomo sta consumando la Terra. Quanto manca perché un qualsiasi Paese vada in default per fame? Perché si diffonda la bancarotta alimentare? Le decine di “Stati Falliti” dal punto di vista economico non sono nulla in confronto a quelli che falliranno per la mancanza di sostenibilità del loro territorio. Gli Stati morti di fame. Mathis Wackernagel ogni anno ci informa di quando cade l’ “Overshoot Day“, il giorno in cui sono state utilizzate tutte le risorse prodotte dalla Terra in un anno. Nel 2010 cade oggi, il 21 agosto, quattro mesi prima della fine dell’anno e un mese prima rispetto al 2009. Ci vorrebbe un pianeta e mezzo per coprire l’attuale fabbisogno pari al 150%.
Non abbiamo scelta: o emigriamo su Marte, come suggerisce Stephen Hawking, o usiamo le risorse in modo responsabile. Il cemento non si mangia e il CO2 non si respira.

Intervista a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network.

“Sono Mathis Wackernagel del Global Footprint Network. Il 21 agosto raggiungeremo il giorno dell’Overshoot Day 2010, il giorno in cui le risorse utilizzate a partire dal primo gennaio 2010 saranno pari a ciò che la Terra è in grado di rigenerare in un anno intero. Calcoliamo integralmente gli indicatori dell’impronta ecologica ogni anno per tener conto dei nuovi dati e del miglioramento delle metodologie di calcolo. Il nostro metodo tenta di non sovrastimare il calcolo del giorno dell’overshoot. Ogniqualvolta non c’è certezza, sottostimiamo il sovraconsumo di risorse da parte dell’umanità.
Oggi c’è una maggiore consapevolezza del fatto che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è dovuto all’aumento delle emissioni di CO2 da parte degli esseri umani, le riserve di pesca sono minacciate, le riserve di acqua potabile sono sempre più scarse in molti luoghi del mondo, abbiamo città più popolose, eccetera. Questi sono i sintomi ecologici. Tali sintomi si manifestano in economia in primo luogo nelle economie vulnerabili. Posti dove le risorse diventano davvero scarse vedono aumenti repentini del prezzo del cibo, come si è visto poco tempo fa, anche a causa dell’aumento del costo dell’energia. Le persone ai margini sono maggiormente colpite da questi fenomeni.
Haiti, per esempio, si trovava in una situazione molto debole fin da prima del terremoto. Poi è stata colpita da questa disastrosa calamità. È molto difficile per un Paese così uscire dalla condizione di scarsità di risorse e devastazione economica.
È però possibile affrontare questo problema. Tutto dipenderà dalle priorità e dal valore che assegneremo alle azioni sulle quali intendiamo investire. Se non si considera come massima priorità invertire il trend, sarà molto difficile per qualsiasi Paese migliorare la propria situazione.
Ciò che mi sorprende maggiormente è il fatto che i Paesi non hanno ancora preso consapevolezza di quanto tutto ciò li interessi. Se non si adattano oggi le economie dei Paesi alla scarsità di risorse che si prospetta all’orizzonte, i Paesi non saranno pronti.
Non c’è bisogno di un accordo internazionale per preparare il proprio Paese. Si potrebbe dire: “Aspetta il consenso globale e manda all’aria il tuo futuro!“. Se si guarda al trend di consumo di risorse del proprio Paese, ci si rende conto che obiettivi più stringenti per la riduzione del consumo rispondono agli interessi del Paese stesso meglio di quanto accordi come quello di Cancun o altri saranno mai in grado di fare”. Mathis Wackernagel

Legittima difesa: Falcone e Faccia da mostro

Fonte: Legittima difesa: Falcone e Faccia da mostro.

Segreto dopo segreto, se si scorrono le vicende delle indagini antimafia alla fine si arriva sempre a un boss e a un agente segreto sfigurato

E’ in galera dal 2001. Per otto anni aveva fatto impazzire la Dda di Palermo, che lo riteneva al centro di un traffico di droga costruito sull’asse Stati Uniti – clan dei Vernengo in Sicilia – Nord Italia. Ma per otto anni si era come volatilizzato. Scomparso. E oggi sarebbe probabilmente su una spiaggia a godersi il sole, se non si fosse fatto beccare a Chiavari per il tentato omicidio di un’ottantaduenne in cambio di 250 milioni di lire. Una storiaccia di raggiri ai danni di ricchi anziani, convinti a firmare testamenti a favore di una banda di magliari. Una storiaccia dove nessuno pensava mai che potesse finirci dentro uno del suo calibro.

Si chiama Gaetano Scotto (nella foto a sinistra, ndr), boss dell’Arenella, ed è tra i condannati per la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. Sembra il grottesco epilogo di un killer di Cosa Nostra caduto in disgrazia. E forse è così.  Forse. Di certo alla Procura di Caltanissetta stanno riscrivendo ciò che accadde nelle stragi del ’92, in una trama molto complessa: parte dal lontano fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone nell’89, affronta presunte trattative tra lo Stato e la mafia, depistaggi, e personaggi che nemmeno ad uno scafato scrittore di thriller verrebbero in mente.

L’intreccio è fitto di ombre di servizi segreti deviati. Ma in questo scavare a ritroso tra fatti e 007 invisibili, si finisce sempre per incontrare lui, Gaetano Scotto, capace di mandare in tilt i cacciatori di latitanti per otto anni, ma di finire miseramente in galera per aver tentato di ammazzare una pensionata. E allora la domanda è inevitabile: chi è davvero? Per scoprirlo, forse, bisogna mettere insieme tanti piccoli pezzi di un puzzle.

Del suo passato si sa poco o nulla. Pare curasse gli interessi di Cosa Nostra in Emilia Romagna. A dargli un ruolo preciso per la prima volta è il pentito Vito Lo Forte: lo ricorda nel riciclaggio alla fine degli anni ottanta nella Svizzera degli introiti della coca. Dice che Scotto ripuliva il denaro di Gaetano Fidanzati, il ras della droga in Lombardia che aveva portato Cosa Nostra a Milano, allestendo riunioni nei bar del quartiere Lorenteggio con un nutrito gruppo di pezzi da novanta: da Pietro Vernengo a Totuccio Contorno, dai fratelli Grado a Vittorio Mangano. Roba grossa insomma. Fiumane di denaro sporco, che passava il confine per essere lavato e reinvestito. Un giro tale che, racconta lo stesso Lo Forte, fu proprio per fermare le indagini sul riciclaggio in Svizzera che venne organizzato l’attentato all’Addaura, dove Giovanni Falcone aveva affittato casa: sarebbero dovuti morire i due magistrati elvetici che indagavano, Claudio Lehmann e Carla Dal Ponte, ospiti quel giorno del giudice. In tutto questo, se e quale ruolo potesse aver avuto all’Addaura l’uomo che ripuliva il denaro della droga, Gaetano Scotto, resterà per un bel pezzo un mistero. Fino ad oggi.

Tre anni fa la madre di un poliziotto, Nino Agostino, misteriosamente ammazzato con la moglie nell’agosto del 1989, ossia tre mesi dopo il fallito attentato all’Addaura, ne riconosce la foto su un giornale: sostiene che era lui, Gaetano Scotto, a pedinare il figlio. Magari si sbaglia. Ma non è l’unica ad accostarne il nome al poliziotto ucciso: un altro collaboratore di giustizia, Oreste Pagano, racconta infatti che Scotto si vantava di aver ammazzato Agostino, reo di aver scoperto un legame tra mafia e questura.

Sembrano due storie diverse, quelle in cui l’uomo senza passato appare: da una parte il riciclaggio di soldi in Svizzera, dall’altra le voci sulla morte di un agente. Ma i magistrati hanno ora collegato l’omicidio di Agostino all’attentato all’Addaura, proprio il luogo dove, per il pentito Lo Forte, dovevano morire i giudici impegnati nel caso del riciclaggio della droga in Svizzera. Ed è qui che la strada di Gaetano Scotto si incrocia, nelle indagini, con quella di un personaggio inquietante, la cui esistenza non è mai stata provata.

Poco prima che venisse piazzato l’esplosivo all’Addaura, una donna notò nei paraggi un uomo con la “faccia da mostro”. Pare che lo avesse visto pure un tizio, Francesco Paolo Gaeta, ma finì crivellato di colpi. È un uomo di cui ha parlato anche Massimo Ciancimino: un uomo delle istituzioni, dice. Ma mica se lo ricorda solo lui. Lo descriveva così anche il confidente Luigi Ilardo, che fu presto assassinato: tra le tante stranezze narrate al colonnello dei carabinieri Michele Riccio — tipo il mancato arresto di Provenzano — raccontò che c’era un agente con la faccia da mostro che si aggirava sempre in posti strani, come quando avevano ucciso proprio il poliziotto Nino Agostino. Una specie di fantasma di Stato. Un fantasma che però conoscono in tanti: lo ricordano infatti anche a casa della stesso Agostino, prima che il giovane venisse trucidato.

Non si sa chi esattamente sia, faccia da mostro. Ma ne parla infine il solito pentito Lo Forte; lo chiama il “bruciato”, per via del volto ustionato. E spiega che aveva rapporti, coincidenza curiosa, con Gaetano Scatto. ll boss dell’Arenella senza passato e l’agente segreto senza nome.

A Caltanissetta gli inquirenti stanno cercando da un pezzo di capire chi sia. Intanto, hanno messo insieme alcuni pezzi del puzzle. E hanno indagato Scotto per i fatti dell’Addaura. È venuto fuori infatti che Nino Agostino, uno che aiutava, pare, i servizi segreti ad acciuffare i latitanti, si trovasse all’Addaura il giorno dell’attentato. E che lo avesse sventato insieme a un giovane in prova al Sisde, Emanuele Piazza, capace di infiltrarsi fra i mafiosi per stanarli uno a uno.

Sarebbe stato per questo che entrambi furono ammazzati: Agostino prima e Piazza poi. Quest’ultimo fu sciolto nell’acido il 16 marzo del 1990 dal picciotto Francesco Onorato: a lui infatti era stata svelata l’identità segreta di Piazza. Segreta evidentemente non per tutti. A Onorato l’aveva spifferata addirittura l’attendente di Riina, Salvatore Biondino, un tipo sempre bene informato. O quasi. Entrambi sono stati condannati come esecutori materiali dell’attentato all’Addaura, ma Biondino, quando l’avevano predisposto, si era detto sicuro: «Abbiamo le spalle coperte». Chi glielo avesse assicurato non si sa. Ma l’aspetto sinistro è che in teoria nessuno fuori dagli uffici istituzionali, tantomeno Gaetano Scotto e Salvatore Biondino, doveva sapere dei compiti di Piazza e Agostino; così come in teoria nessuno fuori dagli uffici istituzionali doveva conoscere l’allora incensurato Biondino e l’uomo senza passato dell’Arenella. Nessuno, naturalmente, tranne le talpe. Palermo non sarà Milano, ma è perennemente avvolta nella nebbia.

Prima di rivedere uscire ancora una volta il volto di Gaetano Scotto legato a un altro, sconosciuto, 007 bisogna seguire un percorso tortuoso, che parte sempre da lì, tre anni prima, all’Addaura.

“L’attentato del 1989 doveva avvenire un giorno prima del ritrovamento dell’esplosivo, il 20 giugno, quando Falcone aveva previsto di fare un bagno, e solo alla line decise con i magistrati elvetici di cambiare programma. Ma questo era noto a pochissime persone, un aspetto cruciale per capire cosa accadde”. Luca Tescaroli è stato pubblico ministero per la strage di Capaci ed è convinto, come lo era Falcone, che dietro all’attentato ci fossero “menti raffinatissime”. “Fu un periodo particolare sotto il profilo istituzionale. C’erano le lettere delatorie del Corvo e l’anomalia della supplenza giudiziaria dell’Alto Commissariato, che si occupò della relativa indagine. E ancora: si diffondevano notizie mai risultate vere, che intossicavano l’ambiente, come l’incontro a Palermo tra Buscetta, De Gennaro e il barone D’Onufrio, poi assassinato. Un attentato doveva di fatto impedire la cooperazione investigativa tra Falcone e i magistrati svizzeri sul riciclaggio dei soldi della droga in Italia e in America, e sull’ipotesi di alcune collusioni con particolari elementi dello Stato”.

Pochi mesi dopo il fallito attentato, mentre si trova nel carcere di massima sicurezza di Full Sutton (Inghilterra) il boss Francesco Di Carlo riceve la visita, per due volte, di alcuni esponenti di servizi segreti di diversi Paesi stranieri — mai si saprà chi con precisione, nonostante le rogatorie internazionali — che gli chiedono un appoggio per ammazzare Falcone. Lui indica Antonino Gioè, all’epoca ignoto boss di Cosa Nostra, che in effetti sarà tra gli esecutori materiali di Capaci. Poco prima della strage, Gioè è protagonista di una curiosa trattativa dei carabinieri con Cosa Nostra, attraverso l’intermediazione dell’estremista di destra Paolo Bellini, per il recupero di opere d’arte rubate. Tuttavia Gioè non può raccontare se fu contattato dai servizi segreti stranieri che incontrarono Di Carlo, se la strage di Capaci fu fatta anche con l’appoggio di uomini delle istituzioni e se fu la continuazione del progetto dell’Addaura. A dire il vero Gioè non può dire proprio più nulla. Muore impiccato in carcere poco dopo l’arresto, lasciando un bigliettino in cui scrive che Bellini era un infiltrato dello Stato. Quel che è inquietante è che, stragi a parte, una scia di morti e di tunnel sotterranei paiono collegare ancor di più la mafia allo Stato. Cosi vale anche per l’ultimo dettaglio: per tenere i contatti per la strage di Capaci Gioè adoperò dei telefoni clonati Nec P300 usando numeri ufficialmente inesistenti eppure attivati in una stranissima filiale Sip, dietro cui, secondo il consulente della Procura di Caltanissetta di allora Gioacchino Genchi, c’era una base coperta dei servizi. Nessuno ne saprà più nulla.

Le ombre dei servizi si materializzano dunque all’Addaura con faccia da mostro, nelle soffiate per ammazzare Agostino e Piazza, perfino nel carcere di Full Sutton e poi a Capaci, nell’attivazione dei telefoni clonati degli esecutori materiali. Ma è su via D’Amelio che le ombre prendono corpo. E quando lo fanno, sono sempre alle spalle dell’uomo senza passato, il boss dell’Arenella, Gaetano Scotto.

Siamo nel luglio del 1992. Paolo Borsellino appunta le dichiarazioni esplosive del boss Gaspare Mutolo sulle collusioni istituzionali. Segna tutto su un’agenda rossa. Vede il boss l’ultima volta il giorno 17. Due giorni più tardi, una Fiat 126 imbottita di Semtex lo uccide in via D’Amelio, sotto casa della sorella. L’agenda rossa sparisce. Passano due ore. E arriva sul luogo della strage il commissario capo Gioacchino Genchi. Si sta già occupando dell’agenda elettronica e dei pc di Falcone: ha scoperto che la prima è stata cancellata e che i secondi sono stati manomessi, ma solo dal loro sequestro. È maledettamente curioso, pensa. Ma non maledettamente curioso come quanto sta per vedere. Il fumo è ancora alto. E i pompieri in azione. Si guarda intorno chiedendosi da dove i mafiosi possano aver attivato il telecomando per la strage, cosa che in effetti non si saprà mai. Osserva, gira gli occhi. Poi salta in macchina e sale sul Monte Pellegrino, punto in cui la visuale è perfetta. Lì sopra c’è il castello Utveggio. E all’interno, un centro studi per manager, il Cerisdi. Almeno ufficialmente. Genchi scopre che dentro non ci sono solo futuri dirigenti. In alcuni uffici si alternano infatti ex persone dell’Alto Commissariato e ufficiali dei carabinieri recuperati nell’amministrazione civile, e c’é pure un centro massonico o paramassonico — spiegherà poi in aula — guidato da un funzionario della Regione Sicilia. Infine c’é un telefono perennemente collegato alla base coperta Gus, servizi segreti di Roma.

Borsellino non vedeva di buon occhio il castello, diceva alla moglie Agnese di chiudere le tende, perché non voleva essere spiato. E’ un caso sicuramente, ma dai tabulati che Genchi analizza risulta abbiano chiamato il Cerisdi pure due mammasantissima di rango, difficilmente interessati a corsi scolastici: uno é Giovanni Scaduto, killer di Ignazio Salvo. E l’altro è proprio Gaetano Scotto, il boss che lavava i soldi della droga in Svizzera, l’uomo che pedinava il poliziotto dell’Addaura Nino Agostino e che secondo un pentito si vantava di averlo ucciso. L’uomo che, un’altra voce vuole collegato all’agente segreto con la faccia da mostro.

Genchi si segna tutti i dati. Ma non ha terminato il suo compito. Ancora bisogna capire come abbiano fatto i mafiosi a sapere dell’arrivo di Borsellino a casa della sorella, per prendere la madre. E scava scava, Genchi trova altri due elementi di grande interesse: il primo è un altro telefono clonato, i cui tracciati hanno seguito quel giorno, passo passo dall’albergo di Villa Igea, il percorso di Borsellino fino in via D’Amelio. Si tratta di un telefono clonato i cui contatti appartengono allo stesso circuito del suicida Gioè. ll secondo elemento è invece un uomo, un uomo il cui nome dà da pensare. E’ un operatore telefonico della ditta Sielte, che avrebbe potuto intercettare con un’operazione rudimentale casa Borsellino. Indizi, tracce, niente di più. Ma il tipo della Sielte è uno che va avanti e indietro dalle pendici di Monte Pellegrino, uno che Genchi crede possa portarlo avanti nell’indagine. Tuttavia, dichiarerà alla Dia di Caltanissetta nel 2003, si sorprende quando il suo superiore Arnaldo La Barbera, a capo del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino sulle stragi, convoca il direttore del Cerisdi, il prefetto Verga, “palesandogli sostanzialmente l’oggetto dell’indagine” sul castello, come riferiscono Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci ne II Patto (Chiarelettere). Da lì a poco gli strani uffici al Cerisdi vengono infatti smobilitati. E i servizi smentiranno sempre di esserci stati.

Passa poco. La notte tra il 4 e il 5 maggio del ’93 rutto precipita: Genchi litiga furiosamente con La Barbera; gli chiede almeno di non arrestare il telefonista della Sielte o difficilmente si arriverà ai mandanti. La Barbera, dirà Genchi, scoppia a quel punto a piangere, gli spiega che diventerà questore e che per lui é prevista una promozione per meriti sul campo. Ma il commissario capo non ci sta: sbatte la porta e lascia per sempre il gruppo Falcone-Borsellino. Genchi va via. E l’operaio della Sielte viene così arrestato: si chiama Pietro Scotto, ed è il fratello di Gaetano, il boss senza passato. Pietro Scotto é uno che, ha riferito Genchi ricordando le parole del pentito Lo Forte, sarebbe stato in grado di avvertire i mafiosi quando questi finivano intercettati.

Con l’uscita di Genchi le indagini su via D’Amelio prendono un’altra strada, seguono le indidicazioni del pentito Vincenzo Scarantino, l’uomo che ammette di essere stato il ladro della 126 che poi fu imbottita di esplosivo. E’ grazie alle sue parole che viene consentito l’arresto immediato di Pietro Scotto. Scarantino diventa il punto di forza del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino, che lo ha scovato grazie a tre rubagalline che ne hanno rivelato il ruolo. Anche se qualcun altro vuole assumersi il merito di averlo scoperto: “Realizzammo una sorta di schedatura degli esponenti della famiglia Madonia. Cercammo di individuare l’officina dove l’auto venne imbottita dl tritolo. Accertammo anche i rapporti tra Scarantino, appena arrestato, e alcuni esponenti mafiosi». Sono le parole dell’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, riportate dall’Ansa al suo processo il 25 novembre 1994. Scarantino in effetti confessa; é stato lui a rubare la 126 esplosiva. Tuttavia, nonostante le schedature di Contrada, nessuno dentro Cosa Nostra pare conoscerlo, almeno come uomo d’onore. Tutti lo rinnegano, dicono anzi che una sua amante sia tale Giusy la “sdilabbrata”, un trans: e un uomo d’onore non lo farebbe mai. Scarantino confessa e poi ritratta, accusando esplicitamente di pressioni l’ex capo della mobile ora al vertice del gruppo Falcone-Borsellino Arnaldo La Barbera. E’ un viavai di dichiarazioni. Alla fine Pietro Scotto viene assolto. Gaetano no: é condannato, ma solo in appello, quando ormai ha fatto perdere le tracce che verranno riprese a Chiavari.

Passano diciassette anni e scoppia il caso del killer Gaspare Spatuzza, uomo dei Graviano. Si autoaccusa del furto della 126, smentendo così in toto la ricostruzione di Scarantino, scagionando alcuni, tirando in ballo altri. Le sue tesi sono note. Buona parte del gruppo Falcone-Borsellino viene oggi indagata. Nel libro I misteri dell’agenda rossa (Aliberti) Francesco Viviano e Alessandra Ziniti riportano un documento che alla luce dei fatti appare devastante: é l’appunto di un anonimo funzionario di Stato in cui veniva suggerito ciò che Scarantino avrebbe dovuto dire. Sembra sia tutto da rifare: resta da chiedersi se si trattò di errore giudiziario o di depistaggio, anche se ben tre persone accusarono Scarantino, prima che lui crollasse.

Ma non basta. Ci sono ancora tre elementi che hanno dell’incredibile. Il primo: pare che gia all’epoca l’uomo che coordinò le indagini sulle stragi, Arnaldo La Barbera, fosse un agente dei servizi, con il nome in codice di Catullo. Il secondo elemento é il misterioso signor Franco, che avrebbe fatto da trait d’union tra lo Stato, don Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. Infine, il terzo elemento, ciò che più conta in questa storia e che conduce ancora una volta all’uomo senza passato. E a una frase di Spatuzza: “Mentre veniva imbottita di esplosivo la Fiat 126 nel garage, tra noi c’era uno elegante, biondino, mai visto prima”. Sembra si trattasse di un agente dei servizi, l’ennesimo. Sembra. Di certo, prosegue il killer, “parlava con Gaetano Scotto”. Sempre lui, dall’Addaura a via D’Amelio, il boss che appare e scompare a fianco di personaggi in divisa tanto improbabili quanto sinistri. Di Scotto Genchi ha tutti i tabulati. Sono chiamate che portano lontano, a medici, futuri politici, imprenditori, favoreggiatori importanti. Contatti che magari non vogliono dire niente. Perché magari erano semplici conoscenti. ll fatto strano è che nessuno li abbia mai guardati per diciotto anni. Forse perché in fondo, per stabilire la verità, c’era già Scarantino. E forse perché la storia di Gaetano Scotto è solo la storia di un killer di mafia caduto in disgrazia. Forse.

Edoardo Montolli (fonte: il mensile IL – Il machile del Sole24Ore, n° 22, 20 agosto 2010)

La (c)ricca massoneria sull’altare di CL | Il blog di Daniele Martinelli

Fonte: La (c)ricca massoneria sull’altare di CL | Il blog di Daniele Martinelli.

Non lontano da casa mia c’è una strada intitolata a Felice Cavallotti, fondatore del partito Radicale. La sua frase più celebre è “Non è vero che tutti i massoni sono delinquenti, ma non ho mai conosciuto un delinquente che non fosse anche massone“. Poco male se poi il massone Cavallotti morì ucciso da un confratello in un duello alla sciabola. Quando (di rado) ci passo e leggo quella targa, penso alla massoneria e al suo significato di associazione segreta di persone, più o meno economicamente influenti, che tesse e persegue i propri privati obiettivi utilizzando le istituzioni a svantaggio della collettività.
La Loggia P2 di Berlusconi e Cicchitto è l’unica nella storia repubblicana che è stata riconosciuta eversiva e fuorilegge, tanto da far cadere ben 2 governi nel 1981 (anno della sua scoperta) nonostante il suo Piano di rinascita democratica abbia ormai perseguito uno dei suoi obiettivi, quello dell’uniformazione del pensiero che ha spostato la percezione dei fatti tramite l’utilizzo del potente mezzo televisivo controllato dal piduista Berlusconi.
La P2 col suo trionfo, non solo tiene attualissimo il ruolo della massoneria sopravvissuta a tutti i cataclismi e alle pestilenze umane, ma ne ha pure rivoluzionato il significato nella sua componente “segreta”.

Il Grande Oriente d’Italia è una loggia fiera di esistere e di palesarsi con tanto di sito internet. Il suo gran Maestro Massimo Bianchi si è intromesso nell’inchiesta che coinvolge il coordinatore del Pdl Denis Verdini dicendo che alla massoneria ufficiale il “democristiano di merda” (U. Bossi) non è mai stato iscritto. La dichiarazione di Bianchi dimostra la bontà delle indagini del procuratore di Roma Capaldo nei confronti di Verdini e dei “4 vecchi sfigati“: ossia per un’associazione segreta nuova, che tra le altre cose cercava di interferire nel ruolo dei giudici della Consulta.
Marcello Dell’Utri qualche mese fa disse che persino i Rotary possono essere considerate logge, e io sono d’accordo con lui perché le logge massoniche moderne, a differenza dell’antica rituaità dell’affiliazione e dell’utilizzo dei cappucci, oggi si palesano e si autocelebrano sotto l’egida della cultura e della conoscenza. Sono logge di potere che fanno breccia in un discreto numero di elettori che da quella Loggia traggono profitti diretti o indiretti.

Comunione e Liberazione della buonanima di Don Giussani è una di esse. E’ una setta di piduisti sorridenti che brandiscono il crocifisso. E’ la più potente, da 30 anni si apre al mondo profano organizzando il proprio meeting a Rimini. Coinvolge esponenti di destra e di sinistra: dal leader del Pd Bersani fino all’ex tesoriere del Pci Ugo Sposetti, secondo cui “Le Feste dell’Unità ormai dovrebbero imparare da CL“.
Comunione e Liberazione ha le mani nelle ostie della sanità e negli appalti. Professa valori di umanità e carità per voce di ricchi e autoreferenziali politici spesso corruttori, corrotti, bancarottieri, mafiosi, prescritti, patteggiatori, tangentari, abusatori di ufficio e in qualche caso anche di bimbi/e.

Comunione e Liberazione ha un suo codice di prestigio e una sua scala di valori che con la carità e il merito fa a pugni. Un peccato che reitera spavalda pur di mantenere vivi e – poco caritatevoli – i propri affari, che hanno incancrenito di interessi privati settori strategici di stretta osservanza pubblica (senza utili) come gli ospedali. Svuotati della loro funzione in favore delle cliniche private degli affiliati di CL nonostante in Lombardia la sanità pubblica costi la bellezza di 16 miliardi l’anno spesi senza controlli adeguati e nonostante non ci sia clinica privata lombarda che non sia finita sotto incniesta.
Dalla predica domenicale alla razzola settimanale i ciellini fanno i froci col culo di Gesù. Le loro icone sono i prescritti per mafia come Giulio Andreotti (riferimento trentennale della setta), bancarottieri come Cesare Geronzi, affaristi da rifiuto come Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche fresco di benedizione a San Vittore e patteggiato con l’area di Santa Giulia grazie a una corposa “bonifica” in soldoni, affaristi a nero di truffatori come Giancarlo Abelli, rampante ex consulente lanciato verso l’assessorato alla sanità formigoniana da Poggi Longostrevi, nonché marito di Rosanna Gariboldi, appena uscita di galera dopo aver restituito un maltolto da 1,2 milioni di euro nell’affaire Grossi.

Amici di CL sono guru della sanità come i direttori dell’Asl di Monza e di Pavia, che spediva mail con scritto “votate Abelli“, entrambi coinvolti nella maxi inchiesta dei 300 arresti per infiltrazioni di ‘Ndrangheta. Trattavano centinaia di milioni di appalti col capoclan Pino Neri, sostenitore del solito ciellino Abelli. Del resto i ciellini sono maestri in fatto di lottizzazione. Pullulano di imprenditori che incassano convenzioni tanto che Bossi, nel 2005, incaricò inutilmente l’ex assessore alla sanità lombarda Alessandro Cè di opporsi all’andazzo. Cè fu sfiduciato da Formigoni perché giudicava il sistema di potentato sanitario formigoniano un orrore.
Altri amici di CL sono ex direttori di ospedali come Carlo Lucchina, per il quale il pm Gittardi ha chiesto 3 anni e 4 mesi per truffa e abuso d’ufficio per aver appaltato lavori a Varese alla ditta Russello di Gela (indagata per mafia e a un prezzo superiore) senza fornire alla Prefettura la certificazione antimafia. Lucchina è stato promosso direttore generale dell’assessorato alla sanità lombarda dalla fattucchiera Roberto Formigoni, che lo ha benedetto di fiducia e stima. Gliela ribadirà anche in questi giorni al meeting ciellino di Rimini, che Formigoni ha finanziato con 234 mila euro di tutti i lombardi (anche quelli atei) di cui 168mila della direzione relazioni esterne che fa capo a Formigoni, 50mila della direzione della Famiglia di suo cognato Giulio Boscagli, e 16.200 della direzione delle Infrastrutture che dipende dall’assessore regionale ciellino Raffaele Cattaneo.

Del resto se Formigoni vorrà conquistarsi l’andreottiana leadership trentennale nel mondo dei Maurizio “Lupi” di CL, dovrà almeno dimostrarsi fedele scroccone della collettività! L’autorità per le comunicazioni ha da poco condannato il Pirellone per aver utilizzato l’agenzia regionale “Lombardia notizie“ a favore della campagna elettorale di Formigoni. Quello che telefonava ad Arcangelo Martino della P3 per invocargli intercessioni dell’amico Lombardi e per chiedere “passeggiatine” degli ispettori al tribunale di Milano, che gli aveva bocciato la Lista Formigoni” presentata con le firme false.
Comunione e Liberazione nel paradiso delle ricchezze ha già assolto Formigoni. Anzi, Formigoni è uno dei suoi eroi. Un eroe della nuova massoneria ricca, palese e sorridente. Mi ritorna in mente la frase di Cavallotti…