Archivi del mese: settembre 2010

ComeDonChisciotte – LA SAGGEZZA DI GANDHI

Saggissime parole di Gandhi

Fonte: ComeDonChisciotte – LA SAGGEZZA DI GANDHI.

DI URI AVNERY
gush-shalom.org/

Facendo zapping alla tv, mi sono imbattuto in un’intervista con il nipote del Mahatma Gandhi su una rete americana (la Fox – pensate!).

“Mio nonno ci ha detto di amare il nemico anche quando si lotta contro di lui“, ha detto, “ha combattuto contro gli inglesi risolutamente, ma amava gli inglesi” (cito a memoria).

La mia reazione immediata è stata: sono sciocchezze, il pio desiderio dei buonisti! Tuttavia mi sono improvvisamente ricordato che nella mia giovinezza avevo avuto esattamente la stessa sensazione, quando mi sono iscritto all’Irgun (gruppo militante sionista che operò in Palestina dal 1931 al11948. ndt) all’età di 15 anni. Mi piacevano gli inglesi (come chiamavamo tutti i britannici), la cultura e la lingua inglese, ed ero pronto a mettere la mia vita in prima linea, al fine di cacciare gli inglesi fuori del nostro paese. Quando dissi questo alla commissione di reclutamento dell’Irgun, mentre sedevo con una fiammante bagliore nei miei occhi, fui sul punto di essere respinto.

Ma le parole del nipote mi hanno indotto ad approfondire il mio pensiero. Si può fare la pace con un avversario mentre lo odiamo? La pace è possibile senza un atteggiamento positivo verso la controparte?

A prima vista, la risposta è “sì”. Sedicenti “realisti” e “pragmatici”, diranno che la pace è una questione di interessi politici, che non dovrebbero coinvolgere i sentimenti. (Talii “realisti” sono persone che non possono immaginare un’altra realtà, e talii “pragmatici” sono persone che non possono pensare a lungo termine). Come è ben noto, si fa la pace con i nemici. Uno fa la pace, al fine di fermare una guerra. La guerra è il regno dell’odio, disumanizza il nemico. In ogni guerra, il nemico è rappresentato come un essere sub-umano, maligno e crudele per natura.

Si suppone che la pace ponga fine alla guerra, ma non che prometta di cambiare l’atteggiamento verso il nemico di ieri. Cessiamo di ucciderlo, ma questo non significa che cominciamo ad amarlo. Quando si arriva alla conclusione che è nel nostro interesse a fermare la guerra piuttosto che proseguirla, questo non significa che il nostro atteggiamento verso il nemico sia cambiato.

Quì abbiamo un paradosso insito: il pensiero della pace nasce mentre la guerra è ancora in corso. Ne consegue che la pace è pianificata da coloro che sono ancora in guerra, che sono ancora nella morsa della mentalità bellica. Ciò può distorcere il loro pensiero.

Il risultato può essere un mostro, come il famigerato trattato di Versailles con cu si è conclusa la prima guerra mondiale. Esso calpestò la Germania sconfitta, la spogliò e, peggio di tutto, la umiliò. Molti storici ritengono che questo trattato porta gran parte della colpa dello scoppio della seconda guerra mondiale, che fu ancora più devastante. (Da bambino sono cresciuto in Germania sotto l’ombra scura del trattato di Versailles, quindi so di cosa sto parlando).

Il MAHATMA GANDHI ha capito questo. Non era solo una persona dai grandi principi, ma anche molto saggia (se c’è davvero qualche differenza). Non ero d’accordo con la sua opposizione a resistere con la forza alla Germania nazista, ma ho sempre ammirato il suo genio come il leader della liberazione indiana. Si rese conto che il compito principale di un leader per la liberazione è quello di formare la mentalità del popolo che vuole liberare. Quando centinaia di milioni di indiani affrontarono alcune decine di migliaia di britannici, il problema principale non era quello di sconfiggere gli inglesi, ma di indurre gli stessi indiani a volere la liberazione e una vita in libertà e armonia. Per fare la pace senza odio, senza un desiderio di vendetta, con un cuore aperto, pronti a riconciliarsi con il nemico di ieri.

Gandhi stesso ottenne solo un successo parziale in questo. Ma la sua sapienza ha illuminato il cammino di molti. E formò gente come Nelson Mandela, che ha stabilito la pace senza odio e senza vendetta, e Martin Luther King, che invocò la riconciliazione tra i bianchi e i neri. Anche noi abbiamo molto da imparare da questa saggezza.

Questa settimana, un esperto in analisi di sondaggi di opinione è apparso su un talk show televisivo israeliano. Il prof. Tamar Harman non ha analizzato questo o quel sondaggio, ma l’insieme dei sondaggi nel corso di decenni.

Il prof. Harman ha confermato statisticamente ciò che tutti noi sentiamo nella nostra vita quotidiana: che vi sia uno spostamento continuo e di lungo periodo in Israele dai concetti della destra ai concetti della sinistra. La soluzione dei due Stati è ormai accettata a larga maggioranza. La grande maggioranza accetta anche che il confine debba essere basato sulla Linea Verde, con scambi di territorio che lascerà i grandi blocchi di insediamenti in Israele. Il pubblico accetta che gli altri insediamenti debbano essere evacuati. Esso riconosce anche che i quartieri arabi di Gerusalemme Est debbano essere parte del futuro Stato palestinese. La conclusione dell’esperto: questo è un processo dinamico continuo. L’opinione pubblica continua a muoversi in questa direzione.

Mi ricordo dei lontani giorni nei primi anni ‘50, quando abbiamo introdotto per primi questa soluzione. In Israele e nel mondo intero non c’era neanche un centinaio di persone che sostenesse questa idea. (La risoluzione delle Nazioni Unite del 1947, che ha proposto esattamente questo, era stata cancellata dalla coscienza pubblica dalla guerra, dopo di che la Palestina è stata divisa tra Israele, Giordania ed Egitto). Ancora nel 1970 ho vagato per i corridoi del potere a Washington DC, dalla Casa Bianca al Dipartimento di Stato, alla vana ricerca anche di un solo statista importante che la sostenesse. L’opinione pubblica israeliana si oppose quasi all’unanimità, e così fece l’Olp, che pubblicò anche un libro speciale sotto il titolo “Uri Avnery e il neo-sionismo”.

Ora questo piano è sostenuto da un consenso a livello mondiale, che include tutti gli stati membri della Lega Araba. E, secondo il professore, ha anche il consenso israeliano. La nostra estrema destra accusa ora Binyamin Netanyahu, sia in scritti che in discorsi, di eseguire ciò che essi chiamano il “progetto Avnery”. Così dovrei essere molto soddisfatto, felice di vedere i telegiornali che parlano di “due Stati per due popoli” come verità evidente.

Quindi, perché non sono soddisfatto? Sono un brontolone professionista?

Mi sono interrogato, e credo di aver identificato la fonte della mia insoddisfazione.

Quando oggi si parla di “due Stati per due popoli”, è quasi sempre legato all’idea di “separazione”. Come ha esposto Ehud Barak nel suo stile unico: “. Noi saremo qui e loro saranno là”. Si connette l’immagine di Israele con quella di “una villa nella giungla”. Tutto attorno ci sono bestie selvagge, impazienti di divorarci, e noi nella villa dobbiamo innalzare un muro di ferro per proteggere noi stessi.

Questo è il modo in cui questa idea viene venduto alle masse. Raccoglie popolarità perché promette una separazione definitiva e totale. Fateli uscire dalla nostra vista. Lasciate che abbiano uno Stato, per l’amor di Dio, e che ci lascino soli. La “soluzione dei due Stati”, sarà realizzata, noi vivremo nella “Nazione-Stato del popolo ebraico”, che farà parte dell’Occidente, e “loro” vivranno in uno stato che farà parte del mondo arabo. Tra noi ci sarà un alto muro, parte del muro tra le due civiltà. In qualche modo mi ricorda le parole che Theodor Herzl ha scritto 114 anni fa nel suo libro “Lo Stato ebraico”: “In Palestina … noi saremo per l’Europa una parte del muro contro l’Asia, serviremo come avanguardia della civiltà contro la barbarie”.

Questo non era l’idea nella mente del pugno di persone che hanno sostenuto la soluzione dei due Stati sin dall’inizio. Essi sono stati animati da due tendenze interconnesse: l’amore del Paese (nel senso tutta la terra tra il Mediterraneo e il Giordano) e il desiderio di riconciliazione tra i due popoli.

So che molti saranno scioccati dalle parole “amore per il Paese”. Come molte altre cose, sono stati dirottate e prese in ostaggio dall’estrema destra. Glielo abbiamo consentito.

La mia generazione, che ha attraversato il paese ben prima che lo Stato entrasse in essere, non ha trattato Gerico, Hebron e Nablus come se fossero all’estero. Li abbiamo amati. Ci appassionavano. Io li amo ancora oggi. Per alcuni, come il defunto scrittore di sinistra Amos Kenan, questo amore era diventato quasi un’ossessione.

I coloni, che incessantemente declamano il loro amore per il Paese, l’amano nel modo in cui uno stupratore ama la sua vittima. Essi violano il paese e lo vogliono dominare con la forza. Questo è espresso visibilmente nell’architettura della loro fortezze sulle cime delle colline, i quartieri fortificati con tetti in stile svizzero. Essi non amano il paese reale, i villaggi con i loro minareti, le case di pietra con le loro finestre ad arco adagiato sulle colline e la fusione con il paesaggio, i terrazzamenti coltivati al centimetro, i wadi e gli oliveti. Essi sognano un’altra terra e vogliono costruirla sulle rovine del paese amato. Kenan ha semplicemente detto: “Lo Stato di Israele sta distruggendo la Terra di Israele”.

Al di là di romanticismo, che ha un suo valore, abbiamo voluto riunire un paese lacerato, nel solo modo possibile: attraverso l’associazione dei due popoli che lo amano. Queste due entità nazionali, con tutte le loro somiglianze, sono differenti per cultura, religione, tradizioni, lingua, scrittura, modi di vita, struttura sociale e sviluppo economico. La nostra esperienza di vita, e l’esperienza di tutto il mondo, in questa generazione più che in ogni altra, ha dimostrato che tali popoli diversi non possono vivere in uno Stato. (L’Unione Sovietica, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Cipro, e forse anche il Belgio, Canada, Iraq.) Pertanto, sorge la necessità di vivere in due Stati, uno accanto all’altro (con la possibilità di una futura federazione).

Quando siamo arrivati a questa conclusione al termine della guerra del 1948, abbiamo modellato la soluzione a due Stati non come un piano per la separazione, ma, al contrario, come un piano per l’unità. Per decenni abbiamo parlato di due stati con un confine aperto tra di loro, un’economia comune e libera circolazione delle persone e delle merci.

Questi erano i motivi centrali in tutti i piani per la “soluzione dei due Stati”. Fino a quando non sono arrivati i cosiddetti “realisti” e hanno preso il corpo senza l’anima, riducendo un piano pieno di vita ad un cumulo di ossa secche. Anche a sinistra, molti erano pronti ad a adottare il programma di separazione nella convinzione che questo approccio pseudo-pragmatico sarebbe più facile da spacciare per buono alle masse. Ma nel momento della verità, questo approccio non è riuscito. I “colloqui di pace” sono falliti.

Propongo di tornare alla saggezza di Gandhi. E ‘impossibile spostare masse di persone senza una visione. La pace non è solo l’assenza di ostilità e neanche il prodotto di un labirinto di muri e recinzioni. Non è neppure un’utopia della “coabitazione del lupo con l’agnello”. Si tratta di un vero stato di riconciliazione, di collaborazione tra i popoli e tra gli esseri umani, dove ognuno rispetta l’altro, è pronto a soddisfarne gli interessi e a commerciare con lui, a creare relazioni sociali e – chissà – qua e là anche a piacersi l’un l’altro.

In sostanza: due Stati, uno futuro comune.

Uri Avnery
Fonte: http://zope.gush-shalom.org/
Link: http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1285413817/
26.09.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org ac ura di ETTORE MARIO BERNI

Blog di Beppe Grillo – Siamo tutti coinvolti. Lester Brown a Woodstock 5 Stelle

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Siamo tutti coinvolti. Lester Brown a Woodstock 5 Stelle.

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Il mondo è nelle nostre mani, le soluzioni per evitare una catastrofe ecologica esistono, applicarle è solo questione di volontà politica. Questa è un’ottima notizia. Il tempo che ci rimane per intervenire è però molto limitato, ci spiega Lester Brown uno dei più influenti ambientalisti del mondo. Se non interviene la nostra generazione, i nostri figli non ne avranno più la possibilità. Di questo si dovrebbe occupare la politica, non di puttane in Parlamento e della casa di Tulliani a Montecarlo. Le centrali elettriche a carbone vanno chiuse, ora e per sempre, sta già succedendo nel mondo, che si inizi anche in Italia. Organizzatevi, collegatevi ai movimenti internazionali che hanno già ottenuto la cancellazione di decine di centrali a carbone. Informatevi e agite per i vostri figli.

Intervista a Lester R. Brown, ambientalista, economista, scrittore:

Una coda di auto lunga cento miglia (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Salve Cesena e congratulazioni per il lancio di Woodstock Five-Star. Anche se non fisicamente, sono con voi con lo spirito. Il mio nome è Lester Brown. Lavoro alla ricerca e alla produzione di testi sulle questioni ambientali e sono il presidente dell’Earth Policy Institute, un istituto di ricerca ambientale no-profit a Washington, DC.
Poco tempo fa, abbiamo letto sui giornali e visto in televisione, un ingorgo stradale in Cina. C’era una fila di macchine lunga 100 miglia e durò nove giorni. Non potete neanche immaginare. Può sembrare comico, ma le persone bloccate in quell’ingorgo, per nove giorni, non l’hanno trovato per nulla divertente. Ciò che stiamo iniziando a vedere è una crescente richiesta delle risorse del pianeta, che si tratti di terra, acqua, sistema climatico o pesca. Tutto è sotto stress. Stiamo creando una situazione in cui il disboscamento delle foreste, lo sfruttamento dei pascoli, la pesca e la coltivazione della terra hanno raggiunto livelli molto elevati, aumentando le emissioni di CO2 rilasciate nell’atmosfera e generando così cambiamenti climatici a una velocità e con dimensioni mai viste prima e che, fino a pochi anni fa, erano inimmaginabili. La nostra sfida è di stabilizzare la relazione tra l’uomo e il sistema terrestre e questo sforzo coinvolge molte componenti. Io sto già attuando una possibile soluzione. Questo sforzo coinvolge molte componenti. Noi, all’Earth Policy Institute, lo chiamiamo Piano B. Il Piano A è business, come al solito. Il Piano A non sta funzionando molto bene. Il Piano B richiede riduzioni di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di combustibili fossili dell’80%, non entro il 2050, che è ciò che i politici amano dichiarare, ma entro il 2020. Stiamo cercando di stabilizzare la popolazione mondiale a un numero non superiore agli 8 miliardi. Un terzo elemento è eliminare la povertà: stabilizzare la popolazione ed eliminare la povertà sono elementi che vanno di pari passo. Più riusciamo a rallentare la crescita della popolazione e accelerare il passaggio a famiglie più ristrette, più facile sarà eliminare la povertà. Più eliminiamo la povertà, più facile sarà avere famiglie meno numerose e stabilizzare la popolazione mondiale. Il quarto componente del Piano B è ripristinare il naturale sistema di supporto all’economia: foreste, campi, terreni, falde acquifere, riserve di pesca. Questa è un’enorme sfida che la nostra generazione si trova a dover affrontare. Se non affrontiamo questa sfida, le prossime generazioni non avranno nemmeno la possibilità di farlo. Quando parliamo di ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020, la gente è piuttosto attonita perché si tratta di un risultato decisamente ambizioso. Perchè non ci siamo mai fatti questa domanda: “Cosa pensiamo che sia politicamente realizzabile?”. Al contrario, noi siamo partiti dalla scienza e abbiamo chiesto: “Cosa dobbiamo fare, e quanto poco tempo abbiamo, per ridurre le emissioni di anidride carbonica se vogliamo salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia? Quanto tempo abbiamo per chiudere, per esempio, gli stabilimenti alimentati a carbone se vogliamo salvare il ghiacciaio della Groenlandia?”. Il ghiacciaio continentale della Groenlandia si sta sciogliendo a una velocità sempre crescente. Se continuiamo con le nostre solite attività, quasi sicuramente perderemo il ghiacciaio groenlandese. La sfida è chiudere velocemente le centrali alimentate a carbone così da poter salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia. Se continua il disgelo, il livello del mare aumenterà di 7 metri. Questo significa che l’aumentare del livello del mare causato dallo scioglimento del ghiacciaio groenlandese potrebbe inondare molte delle città costiere di tutto il mondo, centinaia di città costiere, da Londra, a Shanghai, a New York.

L’energia solare dell’Algeria (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Dobbiamo pensare a come porre un freno al nostro utilizzo di carburanti fossili, in primo luogo il carbone, ma anche il petrolio. Stiamo assistendo a una situazione in cui l’innalzamento del livello del mare, causato dallo scioglimento dei ghiacciai, da solo può inondare molte città costiere, ma anche tutte le risaie sul delta dei fiumi asiatici. A pensarci è sorprendente, ma l’idea che lo scioglimento dei ghiacci su un’isola nel lontano Nord Atlantico possa minacciare la coltivazione del riso in Asia non è immediatamente ovvio. Ma questa è la situazione in cui ci troviamo oggi. La buona notizia è che stiamo assistendo ad alcuni progressi straordinari nel mondo, sia nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili – come l’eolico, il solare e il geotermico – ma anche nella prevenzione della costruzione di nuovi stabilimenti alimentati a carbone, e cominciare a chiudere quelli esistenti. Con l’eolico, per esempio, abbiamo visto che lo stato americano del Texas, uno dei produttori leader di petrolio da almeno un secolo, è oggi il leader nella produzione dell’elettricità dal vento. Se il Texas ultimasse tutti gli impianti eolici previsti, o in costruzione, genererebbe più energia di quanto i 24 milioni di abitanti del Texas potrebbero consumare. Perciò il Texas potrebbe esportare l’energia generata dall’eolico al resto degli Stati Uniti nello stesso modo in cui, tradizionalmente, esportava il petrolio. Ma oggi la storia più eclatante sull’eolico appartiene alla Cina. Nel 2009, la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti nella capacità addizionale installata in quell’anno. La Cina ha installato 12.000 megawatt contro i 10.000 degli Stati Uniti. Ma oltre a ciò, il governo Cinese ha annunciato un programma basato sull’eolico, un programma di sviluppo dell’energia eolica su larga scala, mai visto finora. Hanno pianificato 7 mega complessi eolici che, tutti insieme, avranno una capacità di generazione di oltre 130.000 megawatt. Sarebbe l’equivalente della costruzione di un nuovo stabilimento a carbone al giorno per i prossimi due anni e mezzo. È smisurato. Non abbiamo mai visto uno sviluppo di tali dimensioni prima d’ora. Ma ancora più impressionante è il risultato di un inventario che un team cinese e americano ha fatto delle risorse eoliche della Cina: il team ha pubblicato un articolo sulla rivista “Science” in cui mostra che la Cina ha sufficiente energia eolica accumulata da poter aumentare l’attuale consumo elettrico di 18 volte. Ho voluto fare questo esempio solo per dare un’idea della dimensione dell’energia eolica accumulata. Negli Stati Uniti abbiamo 50 Stati. Tre di questi stati – North Dakota, Kansas e Texas – hanno sufficiente energia eolica accumulata da poter facilmente soddisfare i bisogni elettrici nazionali. Perciò non si tratta di capire se c’è abbastanza energia eolica o meno. Esiste una riserva enorme di energia eolica. C’è inoltre una riserva enorme di energia solare, e il più importante sviluppo in questo campo fu annunciato nel luglio del 2009, quando una dozzina di società europee annunciò un nuovo progetto per lo sviluppo delle risorse del solare del Nord Africa, e per l’integrazione del Nord Africa e dell’Europa in un’unica rete di distribuzione. Questo gruppo di aziende, dirette da Munich REA, Munich Re Insurance, insieme alla Deutsch Bank, Siemens, ABB e un discreto numero di altre aziende ben conosciute, crearono questa nuova organizzazione. Lo scopo era sviluppare una strategia per accumulare le risorse del solare del Nord Africa, con un relativo piano finanziario. L’aspetto impressionante di tutto ciò è ancora una volta la dimensione del progetto. Come ha fatto notare l’Algeria, nel loro deserto, che è la parte più vasta del loro paese, hanno accumulato sufficiente energia solare da poter alimentare l’economia mondiale. Non solo l’economia algerina o quella europea: bensì l’economia mondiale. Questa affermazione potrebbe suonare come un errore matematico, ma non lo è. È un indicatore di quanta energia solare c’è nel mondo. Nella letteratura energetica si sottolinea questo punto e si evidenzia che il sole che scalda la terra produce in un’ora abbastanza energia per alimentare l’economia mondiale per un anno. Anche se abbiamo considerato solo l’energia eolica o solare, non abbiamo nemmeno menzionato l’energia geotermica, che ha un enorme potenziale di per sé. Stiamo guardando a un futuro in cui possiamo alimentare l’economia mondiale attraverso l’energia eolica, l’energia solare e l’energia geotermica e prevedere un futuro più radioso e più pulito di quello che conosciamo ora. Possiamo farlo senza distruggere il sistema climatico della terra. Un’altra interessante nuova tecnologia è sul lato dell’efficienza. Infatti esistono due nuove tecnologie che ci permettono di aumentare drasticamente l’efficienza con cui utilizziamo l’energia. Nel campo dell’illuminazione, per la maggior parte dell’ultimo secolo, abbiamo tutti utilizzato lampadine ad incandescenza, che sono notoriamente inefficienti. Non sono cambiate di molto dalla loro prima realizzazione per mano di Thomas Edison, ormai più di un secolo fa. Ma ciò che abbiamo ora, dopo parecchi anni, è un bulbo fluorescente compatto, che riduce l’uso dell’elettricità del 75% se comparato a un’incandescente. Ma abbiamo una tecnologia ancora più efficiente, chiamata LED, o diodi a emissione luminosa. I LED, se utilizzati correttamente, combinati anche a sensori di movimento, spegneranno le luci in una stanza in assenza di persone. Inoltre stiamo puntando a una potenziale riduzione dell’uso dell’elettricità per l’illuminazione del 90% rispetto al livello di utilizzo della stessa con le lampadine a incandescenza. È un enorme vantaggio. Vediamo un simile potenziale anche nell’industria automobilistica dove, per la maggior parte dell’ultimo secolo, l’unica opzione possibile era rappresentata da un motore interno a combustione, sia esso a benzina o diesel. Ora, improvvisamente vediamo auto ibride ed elettriche apparire sul mercato. La cosa eccitante è che un motore elettrico usa solamente un terzo dell’energia adoperata da un motore a combustione interna. Così ancora, abbiamo un salto qualitativo che otteniamo se cambiamo i motori delle nostre macchine da motori a combustione interna in motori elettrici. Se siete interessati a risparmiare energia, e ad aumentare l’efficienza energetica, questo è un grande momento da vivere. Perché noi ora abbiamo nuove tecnologie che ci permettono riduzioni enormi nell’uso dell’energia. Ho fatto solo due esempi, parlando di illuminazione di trasporto. Ma potremmo parlare degli elettrodomestici per i quali sono possibili anche risparmi incredibili.

Chiudere tutte le centrali elettriche a carbone (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Nel complesso dell’intera economia possiamo ridurre drasticamente l’uso di energia e le emissioni di carbonio e nel frattempo stabilizzare il clima per le generazioni future. Spesso mi sono posto questa domanda: “Visto tutti i problemi che affrontiamo nel mondo, come può uno essere ottimista? Come potete essere speranzosi per il futuro?”. Io spesso torno indietro e rileggo la storia economica della seconda guerra mondiale. 7 dicembre 1941. Attacco a sorpresa dei giapponesi a Pearl Harbor, nelle Hawai. Una grande parte della flotta del Pacifico degli Stati Uniti era ancorata a Pearl Harbor nel momento dell’attacco. Quasi tutte quelle navi vennero affondate. Fu un’iniziativa militare molto riuscita per i giapponesi. Ma quello che fece realmente fu portare gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, sia in Asia che in Europa. Il 6 gennaio 1942, un mese dopo l’attacco a Pearl Harbor, il presidente Roosevelt, nel suo “Discorso sullo Stato dell’Unione” tracciò lo schema degli obiettivi di produzione delle armi negli Stati Uniti. Egli disse: “Noi stiamo per produrre 45.000 carri armati, 60.000 aeroplani e migliaia di navi”. Gli americani non si interessarono alla cosa perché eravamo ancora nel 1942, in piena depressione economica. Quello che Roosevelt ed i suoi consulenti sapevano era che, a quel tempo, la più grande concentrazione del potere industriale nel mondo era nell’industria automobilistica degli Stati Uniti. Così dopo il suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando presentò questi obiettivi straordinari per la produzione di armi egli chiamò i capi dell’industria e disse: “Poiché voi rappresentate una così grande parte della nostra capacità industriale, vogliamo contare molto su di voi per raggiungere questi obiettivi nella produzione di armi”. E loro dissero: “Bene Signor Presidente, noi faremo tutto quello che possiamo ma sta diventando difficile produrre automobili e anche tutte queste armi…” e lui disse: “Non capite. Stiamo per vietare la vendita delle automobili negli Stati Uniti”. Ed è quello che esattamente accadde. A partire dall’inizio del 1942 fino alla fine del 1944, sostanzialmente, non ci furono automobili prodotte negli Stati Uniti. Ma abbiamo superato ognuno di quegli obiettivi per la produzione di armi. L’obiettivo era di produrre 60.000 aerei. In realtà, producemmo 229.000 aerei. Aerei da combattimento, aerei per il trasporto delle truppe, aerei per il trasporto di merce, aerei da ricognizione, voglio dire, fu straordinario. Anche oggi, l’idea di un Paese che produce 229.000 aerei è difficile da immaginare. Il punto di questa storia è che non ci vollero decine di anni per ristrutturare l’economia industriale degli Stati Uniti. Non ci vollero anni. Fu una questione di mesi. Se quindi noi potessimo fare lo stesso, se noi potessimo ristrutturare totalmente l’economia industriale degli Stati Uniti in una manciata di mesi, allora potremmo ristrutturare l’economia energetica del mondo nei prossimi dieci anni, per stabilizzare il clima della Terra. Quello che ora è nuovo è che noi siamo in una situazione dove dobbiamo andare oltre, facendo solo dei cambiamenti nel modo di vivere. Le persone spesso mi chiedono: “Cosa posso fare?” E loro si aspettano che io dica: “Ricicli i suoi giornali, cambi le sue lampadine…“. E così via. Queste cose sono importanti, ma noi adesso dobbiamo cambiare il Sistema. Dobbiamo diventare politicamente coinvolti. Scegliete un argomento che è importante per voi. Lavorate per la chiusura della centrale elettrica a carbone nella vostra comunità. Unitevi a una delle organizzazioni che lavorano per stabilizzare la popolazione nel mondo. Sviluppate un programma sistematico di riciclaggio totale nella vostra comunità, perché, se abbiamo un riciclaggio completo, riduciamo drasticamente il nostro consumo di energia. Scegliete un argomento che è importante per voi. Trovate alcuni amici che condividono quell’interesse e lavorateci sopra. Negli Stati Uniti questo è successo negli ultimi tre anni, da quando è nato un movimento potente che vieta la costruzione delle centrali elettriche a carbone. Più di 120 centrali elettriche a carbone, che erano state progettate, ora sono state cancellate dalle liste a causa di questo sforzo. Infatti, non potremo mai più concedere una licenza per un’altra centrale elettrica a carbone negli Stati Uniti. Ora questo movimento sta entrando nella fase due del programma, che prevede di chiudere le attuali centrali elettriche a carbone. C’è una lunga lista probabilmente di almeno 30, forse più, centrali elettriche a carbone negli Stati Uniti che verranno chiuse nei prossimi anni e l’obiettivo è di chiuderle tutte, non solo negli Stati Uniti, poiché questo movimento sta diventando internazionale. Così, se volete lavorare ad un obiettivo importante, lavorate per chiudere le centrali elettriche a carbone. Possiamo rimpiazzarle con i parchi eolici, con l’energia solare, con le centrali elettriche di energia geotermica, con le centrali elettriche solari. È completamente realizzabile, ma voi ed io dobbiamo esserne coinvolti. La cosa è in questione per salvare la civiltà stessa e questo non è uno sport per spettatori. Tutti dobbiamo venirne coinvolti.

PS: Il 29 settembre gli Amici di Beppe Grillo di Roma sono in sit in davanti Montecitorio dalle ore 10 alle 20 per ricordare che la DEMOCRAZIA NON SI COMPRA e che l’8 settembre 2007 350.000 cittadini hanno firmato una proposta di legge per un PARLAMENTO PULITO che da troppo tempo è opportunamente dimenticata in un cassetto.

Rifiuti, la politica delle pezze

Fonte: Rifiuti, la politica delle pezze.

Tutto secondo copione, poco più di due anni dopo una campagna elettorale in cui l’emergenza rifiuti in Campania era stato il tema centrale dello scontro politico ed il terreno su cui si era giocato lo spostamento di milioni di voti: nei telegiornali sono tornate le immagini dei cassonetti campani stracolmi di rifiuti, della polizia in tenuta antisommossa a presidiare le discariche, dei cittadini inferociti, per i quali ci sono sempre le due solite etichette, “fiancheggiatori della camorra” oppure “pochi isolati dell’area dell’antagonismo”. Niente di nuovo sotto il sole del Golfo.

Ancora una volta, si tratta di un’emergenza che viene sovraesposta mediaticamente per un solo aspetto, quello dei rifiuti urbani. Ma è solo l’ennesima falsa emergenza, presentata da… una sola angolazione. Infatti, non è certo questo che preoccupa. A dare pensieri seri a chi è competente in materia, è semmai la totale assenza di una progettualità, di una seppure vaga idea di un ciclo integrato dei rifiuti. Certo, qui la camorra non c’entra molto, anzi quasi nulla: la storia della mancata risoluzione del problema dei rifiuti campano (e di tante altre regioni italiane) è una storia di mala politica, di mala amministrazione, piuttosto che di malavita.

In Campania la produzione di rifiuti è nota e ben misurata. Attualmente, la regione produce in un anno 2.8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e ben 4.5 milioni di rifiuti speciali di provenienza industriale, e la Campania non è certo una delle regioni più industrializzate d’Italia. Da altre parti, spesso e volentieri i rifiuti speciali sono oltre il doppio di quelli urbani, e solo per questo dovrebbe risultare alquanto sospetto che un’emergenza rifiuti riguardi i soli rifiuti solidi provenienti dalle utenze domestiche. I sospetti aumentano se si nota che in Campania non esiste né un ciclo integrato per i rifiuti urbani né uno per i rifiuti speciali, anche se di questi ultimi si tende fin troppo spesso a non parlare. Ed è proprio in questo settore, invece, che la malavita s’innesta alla perfezione.

In questo quadro, quel che trova spazio nel panorama informativo italiano sono gli attacchi con vetri rotti ai mezzi di trasporto, gli scontri con la polizia. Cioè solo ad alcuni effetti del problema, ma non certo al problema stesso. Anche quando si parla dei rifiuti, si parla solo dello stadio finale, dello smaltimento. Come se aprire una discarica, che prima o poi si esaurirà, o un inceneritore – che chiederà maggiori quantità di rifiuti e prima o poi non basterà più – possa essere la soluzione. Sarebbe certamente più serio e costruttivo parlare di politica dei processi industriali, di come modificarli affinché generino minori quantità di scarti e scorie, di politica dei materiali e tutto il resto. Ma in Italia, si sa, si preferisce alla politica la mala politica e soprattutto si preferisce fare cose che permettano spese ingenti di capitali pubblici e che facciano girare i soldi. Soldi che oggi girano per aprire una nuova discarica a Terzigno, domani da qualche altra parte.

Nel caso particolare di questi giorni, l’attuale maggioranza di governo del Paese attribuisce la responsabilità della situazione alle aziende municipalizzate: sarebbe quindi un problema organizzativo delle singole realtà municipali. Per l’opposizione, l’Esecutivo non ha fatto altro che illudere i cittadini, non fornendo un ciclo completo e virtuoso per lo smaltimento dei rifiuti. I cittadini, in realtà, per ora si chiedono dove sia la verità; anzi, a dire il vero, sono 16 anni che se lo chiedono.

Nella Campania reduce da una gestione commissariale straordinaria che dura dal febbraio 1994, la famosa “soluzione” sbandierata da Berlusconi all’indomani della vittoria elettorale del 2008 è stata quella di mettere qualche “toppa” qua e là, costituita da qualche discarica poco capiente, spesso e volentieri di rifiuti indifferenziati. Esaurita la discarica, se n’é aperta un’altra, poi un’altra ancora, sempre con spirito “emergenziale”. Facendo sempre attenzione a rimuovere bene i rifiuti dal centro-salotto del capoluogo, visitato dai turisti e a limitare la circolazione di stampa e telecamere nelle periferie. In pratica, volendo fare un paragone con una partita a scacchi, si è scelto di giocare senza un piano. E giocare a scacchi senza un piano, è sempre una strada perdente.

Lo si vede in questi giorni a Terzigno: questo continuo andare a risolvere con delle toppe messe qua e la, poteva al massimo far tardare di qualche mese la venuta dei nodi al pettine e fa emergere in modo inconfutabile la mancanza di un vero e proprio ciclo integrato dei rifiuti. Questa è la situazione di oggi in Campania: una vera soluzione non è mai stata adottata, anzi addirittura neanche pensata. Si è preferito applicare delle pezze successive. In nome della situazione di emergenza, le discariche sono state imposte con la forza in luoghi dove non dovrebbero essere situate, come a ridosso di centri abitati o all’interno di un parco nazionale. Tutto è stato fatto nel nome dell’emergenza e del “fare presto”, sacrificando quindi continuamente il “fare bene” e, in fin dei conti, la legge stessa.

Anche per quanto riguarda la permeabilità del sistema dei rifiuti dalla criminalità organizzata, delle vere e proprie misure non sono mai state prese. Per tutta l’epoca commissariale si è agito, ancora una volta per “emergenza”, senza fare delle gare di appalto regolari, senza svolgere regolari controlli antimafia. Il risultato è che il ciclo criminale dei rifiuti speciali, compresi quelli tossico nocivi, ancora oggi (contrariamente a quel che sbandiera chi si ostina a negare) gode di ottima salute e si sovrappone non solo al ciclo del cemento, come avviene da trent’anni, ma sta invadendo in pieno il ciclo agricolo, facendo finire i rifiuti anche sulle nostre tavole.

Eppure le soluzioni esistono, ma tutte le buone soluzioni non possono certo essere imposte dall’alto da questo o quel prefetto, vanno invece concertate con tutta la società civile. Peccato che proprio la concertazione è venuta a mancare in Campania da almeno otto anni, provocando una gravissima frattura, tuttora non sanata, nella democrazia della regione. Sono le conseguenze di questa frattura democratica, quelle che ci fanno vedere nei TG, non certo le conseguenze di “fiancheggiatori della camorra”, che di solito si guardano bene dall’andare a fare tafferugli con la polizia fuori le discariche. Sono i segni della frattura democratica causata dal fatto che fino ad oggi si è sempre cercato di imporre dall’alto certi determinati modelli di soluzione al problema dei rifiuti, sempre limitatamente a quelli urbani. Ma sono modelli che non sono né accettati né ben visti dalla società civile e neanche dai tecnici, che di ciclo dei rifiuti ne capiscono.

Intanto, se oggi tocca alla Campania e alla Sicilia, si vedrà domani a chi toccherà: la Campania e la Sicilia non sono le uniche regioni italiane ad essere in emergenza rifiuti, sono in compagnia di Calabria, Puglia e Lazio e, prima o poi, toccherà anche ad altre regioni. D’altronde, in un’Italia che sembra aver perso ogni forma di memoria, sia storica sia a breve termine, pare che nessuno ricordi più dei primi anni ’90, quando l’emergenza rifiuti era in Lombardia e Milano era ricoperta di rifiuti. All’epoca il problema venne risolto da qualcuno che poi è andato a ricoprire un ruolo di primo piano anche nell’emergenza campana: lo fece circondando la città di inceneritori, che al passare degli anni non bastano più, perché hanno spinto tutta la società ad incrementare la mole dei rifiuti prodotti, ad usare prodotti usa e getta.

Tornando alla Campania, dove le cose sono molto più gravi che nella Lombardia di 15 anni fa, il territorio è martoriato da migliaia di discariche abusive, alcune delle quali hanno un’età talmente elevata da essere prossime al maturare una pensione INPS. Mai bonificate, con un traffico di rifiuti speciali e tossico-nocivi di provenienza extra-regionale mai terminato e che oggi si cerca addirittura di negare. Non esiste alcuna forma di gestione dei rifiuti, qualunque essi siano, ma si preferisce far notare che qualcuno va a fare a botte con la polizia, cercando di sdoganare il messaggio che la cittadinanza si oppone alla soluzione del problema ed alla rimozione dei rifiuti dalle strade.

Ottima scelta per fuorviare chi in Campania non ci vive, ma il vero risultato che si cerca di perseguire è duplice: nascondere l’incapacità, come la mancanza di volontà, di gestire seriamente il ciclo dei rifiuti urbani, magari con meno sprechi monetari, e soprattutto mantenere sotto silenzio e lontano dall’opinione pubblica quel che succede in tutta Italia con i rifiuti di provenienza industriale. Peccato che ancora una volta sia la politica del “metterci una pezza dopo l’altra”. Politica pericolosa e che non sempre paga.

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‘Ndrangheta e veleni a Milano, sotto sequestro il quartiere costruito dalle cosche | Il Fatto Quotidiano

Si tratta di un complesso residenziale a Buccinasco. In diverse aree sono stati trovati rifiuti tossici. Scavi e urbanizzazioni furono fatti dal clan Barbaro-Papalia

A Milano scoppia l’allarme rifiuti tossici. Quella che fino a ieri era un’ipotesi investigativa, è diventata certezza. Il quartiere di via Guido Rossa di Buccinasco, paese a sud-ovest della città, è contaminato da rifiuti pericolosi per la salute umana. Dopo le indagini della procura di Milano, ieri è arrivata la conferma della Polizia provinciale che ha messo “sotto sequestro preventivo” le aree verdi limitrofe al complesso residenziale. I lavori sono iniziati nel 2005. E molti costruttori, secondo i giudici, hanno fatto affari con la ‘ndrangheta…

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Processo Mori: Borsellino sapeva. Questa è l’unica cosa certa

Fonte: Processo Mori: Borsellino sapeva. Questa è l’unica cosa certa.

28 settembre 2010. Si trasformerà in una guerra tra periti e consulenti il processo che vede imputato il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in special modo per quanto riguarda i documenti prodotti da Massimo Ciancimino ed entrati nel faldone del pm per consolidarne i capi di imputazione.
L’udienza di oggi presso la IV sezione penale del Tribunale di Palermo si é aperta proprio con la richiesta del Pubblico Ministero Nino Di Matteo di risentire il figlio di don Vito in merito ad un’altra delle lettere del padre in cui si farebbe riferimento alla trattativa, elemento fondamentale per questo processo, consegnata il 13 settembre scorso ai magistrati.
Nelle due paginette formato A4 battute a macchina e con alcune notazioni di suo pugno Don Vito scrive: “Nonostante gli inviti ad andare avanti per l’unica strada possibile so che anche io sono a rischio. Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno, Lima Falcone Borsellino Salvo ancora la lista è lunga so che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. (…) Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada. Ho chiesto di potere incontrare in privato Violante. Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano (Giuseppe De Donno ndr) (…) Il piano folle messo a punto per la destabilizzazione del nostro sistema politico-affaristico – spiega l’ex sindaco – ha avuto inizio con l’inchiesta di tangentopoli. Oggi è stato compromesso tutto il sistema, Falcone aveva capito subito cosa e che fine gli sarebbe riservata dopo l’omicidio Lima.

Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno, forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto». «Perché – si chiede – Di Pietro è stato avvisato a chi serve che vada avanti? In questa logica si sta consumando il tutto» E si chiede: Che concreti rischi corre oggi mio figlio Massimo?». Prosegue poi: “Se i mafiosi temevano che Falcone avrebbe potuto pilotare le sorti del maxiprocesso in Cassazione lo avrebbero dovuto ammazzare prima dell’introduzione del sistema di rotazione. È stato ucciso per profilassi non per quello che aveva fatto, ma per quello che poteva fare da Roma». Il documento scritto a macchina si conclude con tre righe manoscritte: «In questa logica – si legge – è stato assassinato Falcone e lui lo ha capito tant’è che quando uccisero Lima ha scritto ‘Ora tocca a me’».
La difesa degli ufficiali rappresentata dagli avvocati Milio e Musco si è dapprincipio opposta per poi riservarsi il diritto di avanzare una richiesta di supplemento d’esame per sentire Ciancimino junior, non in merito alla lettera, ma anche su altre questioni.
Al centro del contendere vi è infatti l’autenticità delle missive consegnate da Massimo ai magistrati e depositate al processo, già oggetto di molte speculazioni da parte dei media. E tanto per fissare un punto fermo, il pm Di Matteo ha depositato la perizia che senza ombra di dubbio certifica la veridicità della firma di don Vito, scritta in calce a molte delle lettere in questione. Per ora si tratta dell’unico elemento provato, gli altri “pizzini” e lo stesso ormai famoso “papello” sono ancora in cerca di autore, ma nemmeno sono stati smentiti come la solita banda dei detrattori vorrebbe far credere.
E sulla veridicità dei documenti di Ciancimino si è dilungata la prima delle due dichiarazioni spontanee concesse oggi al generale Mori che, munito di Power Point, ha mostrato alla Corte come, a suo avviso, e secondo la sua fonte, il libro “Prego dottore”, scaricabile da internet, il rampollo di Ciancimino avrebbe manomesso la lettera indirizzata da Don Vito a Dell’Utri e per conoscenza a Berlusconi consegnata durante lo stesso processo l’8 febbraio scorso.
Secondo la dettagliata ricostruzione del generale la versione fornita alla Corte non corrisponderebbe a quella pubblicata sul libro “Don Vito” edito da Feltrinelli, che sarebbe invece frutto di manipolazione così come gli altri reperti che Mori non esita a definire falsi, tagliati, copiati e incollati da quello che è diventato il suo peggior nemico.
In effetti, taglia e cuci a parte, dopo che Massimo Ciancimino ha raccontato la storia della trattativa dal suo punto di vista, anticipandone la datazione, sono spuntati anche altri testimoni a confermare che l’operazione di avvicinamento a don Vito è scattata molto prima di agosto come invece sempre sostenuto dal generale.
Sul punto è stata sentita anche Liliana Ferraro, ex collega di Falcone all’Ufficio Affari penali, che questa mattina in aula, visibilmente tesa, ha sostanzialmente ripetuto in aula quanto aveva messo a verbale nei mesi precedenti.
Secondo i suoi ricordi, a circa un mese dalla strage di Capaci, il capitano De Donno le aveva confidato che si stavano battendo tutte le strade pur di arrivare agli assassini di Falcone, compreso un tentativo di dialogo con Vito Ciancimino, e per questo era venuto a chiedere una sponda politica. La dottoressa avrebbe replicato che più che rivolgersi alla politica avrebbe dovuto rivolgersi a Paolo Borsellino. Cosa che comunque fece lei stessa quando lo incontrò assieme alla moglie presso la saletta vip dell’aeroporto di Roma dove il magistrato era in attesa di rientrare da un viaggio a Bari, in compagnia della moglie.
Almeno un dato, dopo 17 anni è certo: Borsellino sapeva. Dettaglio che fino ad oggi si è sempre cercato di confutare, dettagli che il generale Subranni, citato come teste della difesa, ha cercato di rivoltare a suo vantaggio.
Smentendo il suo diretto sottoposto, Mori, circa la sua conoscenza e addirittura supervisione degli incontri con don Vito, Subranni ha cercato di sostenere che se, come attestano ormai le agende, la sera del 11 luglio 1992 Borsellino aveva cenato con lui e con gli altri ufficiali in clima di cordialità, significa che sebbene ne fosse a conoscenza, non vedeva nei “colloqui investigativi dell’ Arma con Ciancimino, l’intenzione dello Stato di trattare con la mafia”.
Peccato che in tutti questi anni si è cercato di dire e smentire l’impossibile pur di negare che Borsellino fosse al corrente di questi colloqui, persino spostando le date.
Si vorrebbe approfittare del passare del tempo per cercare di offuscare alle menti dei più la granitica integrità del giudice che mai e poi mai avrebbe tollerato scorciatoie che passassero attraverso patti con la mafia.
Tanto è vero che più volte in quei 57 giorni di vita residui più volte era tornato a casa stravolto e alla moglie aveva confessato: “Sto vedendo la mafia in diretta” e ancor più furente, a pochi giorni dalla morte: “Ho saputo che il generale Subranni è punciuto”, cioè mafioso.
Difficile a dirsi se queste rivelazioni, terribili, per il suo altissimo senso dello Stato gli siano giunte prima o dopo quella cena, se le avesse correlate tra di loro e ancor di più se non abbiano concorso a renderlo solo, vulnerabile e irrinunciabile merce di scambio.

La prossima udienza è prevista per il 12 ottobre. L’accusa ha deciso di non sentire il giudice Fernanda Contri, ma di limitarsi, con il consenso della difesa, all’acquisizione del verbale che vi riproponiamo qui di seguito in forma riassuntiva.

di Lorenzo Baldo – 28 settembre 2010 (antimafiaduemila, 28 settembre 2010)


Fernanda Contri: “Mori mi disse di Ciancimino”


Palermo.
Lunedì 18 gennaio 2010 l’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Fernanda Contri, viene sentita negli uffici della Procura nazionale antimafia di Roma dai procuratori nisseni Lari, Gozzo e Marino insieme ai funzionari della Dia di Caltanissetta Buceti e Ganci. «Ho chiesto di essere sentita dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta – esordisce la Contri – perché avendo visto a più riprese trasmissioni televisive sulla “trattativa” tra Stato e Cosa Nostra, mi sono ricordata di alcuni particolari relativi alle stragi del 1992 che ho avuto modo di ricostruire attraverso le mie due agende che esibisco in questa sede». L’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché grande amica di Giovanni Falcone, ricostruisce i suoi incontri con Mario Mori. Il primo avviene in un periodo a cavallo tra il 1986 e il 1990 quando la Contri faceva parte del Csm, ma di questo appuntamento non ha una traccia scritta se non un vago ricordo. Il mattino del 22 luglio 1992 Fernanda Contri, nella sua veste di Segretario Generale, appunta sulla sua agenda l’incontro con l’allora colonnello Mori. «Ricordo che Mori mi disse che stavano sviluppando importanti investigazioni, precisando che si stava incontrando con Vito Ciancimino, parlando di un’attività investigativa che a mio parere doveva ancora iniziare; ciò affermo sulla base di un mio ricordo personale». In occasione di un altro incontro con Mori avvenuto il 28 dicembre a Palazzo Chigi la dott.ssa Contri ricorda che in quell’occasione parlarono anche dell’arresto di Bruno Contrada avvenuto quattro giorni prima. «Mori mi confermò che stava incontrando Ciancimino; aggiungendo: “mi sono fatto un’idea che Ciancimino è il capo o uno dei capi della mafia”. Ricordo il momento molto bene anche perché l’arresto di Contrada fu un fatto eclatante; lo stesso Prefetto Parisi il giorno dell’arresto era venuto a Palazzo Chigi palesemente turbato per l’accaduto, ritenendo l’arresto un fatto assurdo». Il virgolettato di Fernanda Contri si interrompe. Sul fondo della pagina compare la scritta “omissis”. Nella pagina successiva la scritta in latino è ripetuta in alto. Poi il verbale prosegue con la Contri che ricorda un ulteriore incontro con Mori senza però riuscire a datarlo nè tanto meno a definirne i contorni. «Tengo a precisare – ribadisce successivamente l’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – che non avevo attribuito ai contenuti degli incontri con il col. Mori particolare rilevanza in quanto egli non aveva effettuato nessuna richiesta né di copertura né di altro rispetto al suo operato. Certamente mi aveva colpito la circostanza che egli avesse parlato di Vito Ciancimino come uno dei capi di Cosa Nostra». I magistrati fanno notare alla dott.ssa Contri l’anomalia di una simile confidenza fattale dal vice capo di una struttura investigativa come il Ros. L’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri non si sa spiegare la condotta di Mori e mostra appositamente agli inquirenti l’appunto dell’incontro con l’ufficiale del Ros accanto all’annotazione “capo”. Gli investigatori le chiedono quindi se la parola “capo” possa essere riferita al Presidente del Consiglio. «Escludo che con l’annotazione “capo” volessi riferirmi al Presidente del Consiglio – afferma con fermezza la Contri – in quanto in vita mia non ho chiamato mai nessuno “capo”». Sul foglio compare nuovamente la dicitura «omissis». Fine del verbale.

di Lorenzo Baldo – 28 settembre 2010

Silvio il venerabile | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Silvio il venerabile | Il Fatto Quotidiano.

In un libro un capo massone rivela: ha la sua loggia, ne fanno parte Previti e molti leader Pdl. Gioele Magaldi: “Le decisioni ufficiali del partito vengono prese in privato dagli affiliati e poi comunicate a tutti gli altri”

Dall’altro lato del pianeta massonico (…) si leva una voce che sembra dare corpo a una interpretazione molto più “forte” della P3: non si tratta di quattro sfigati (…). A sostenerlo è Gioele Magaldi, massone a capo di una nutrita corrente di dissidenti, il Grande Oriente Democratico (…) dietro di lui non meno di settemila massoni (…). Una pesante lettera aperta compare in Internet il 26 luglio, Magaldi invita il “fratello Berlusconi” a ritirare alcuni provvedimenti, in particolare il Lodo Alfano e il disegno di legge sulle intercettazioni (…) Un terremoto silenzioso. Dal premier nessuna risposta o smentita (…). La voce di Magaldi appare ferma, sicura. (…): “I rapporti di Berlusconi con la massoneria non sono mai cessati”. Ma prima fa una premessa: quello che fu scoperto nella casa di Gelli, l’elenco di 962 nomi più documenti, è solo una parte del materiale sulla P2. Il resto – secondo lui la parte più scottante – non è stato divulgato. (…) Materiale custodito in almeno quattro parti diverse, perché potrebbe avere “conseguenze piuttosto traumatiche”. (…)

E oggi, questa P3 in che rapporti sta con quella P2?

FormalmentelaP3èun’invenzione della stampa, non è una loggia regolarmente costituita all’interno del Grande Oriente d’Italia, a differenza di quanto era avvenuto per la P2. Ma sostanzialmente esiste, eccome.

Chi sta in cima?

Si dice ci sia Berlusconi, più giù Dell’Utri e ancora Verdini, Carboni, e poi gli altri, i Martino, i Lombardi. La manovalanza…

Berlusconi e la massoneria…

Non fu un fatto superficiale l’adesione di Berlusconi alla P2 di Gel-li, come tante volte si è sentito dire. Non è finita lì. Il suo interesse alla massoneria, al mondo dell’esoterismo e dell’iniziazione lo coinvolge da sempre in modo significativo. Lui, che aveva già fatto studi esoterici prima, viene iniziato ai riti massonici da Giordano Gamberini e Licio Gelli. Entrambi in rapporti organici e strutturati con la Cia. Tramite Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu è stato in grandi e costanti rapporti con Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1982 al 1990. Poi, sempre tramite Carboni, Pisanu e Corona, è stato in rapporti stretti con lo scomparso presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Questo in gioventù, e poi?

Berlusconi è una sorta di maestro illuminato che, autonomamente, ha conquistato i gradi della sua successiva iniziazione. Ha frequentato direttamente il vertice, prima Gelli, poi il Gran Maestro Corona e altri del suo entourage. Non ha fatto vita di loggia,cessata la P2 non si è iscritto altrove. Ne ha fatta direttamente una sua…

In che senso?

Nei primi anni ’90 si dice che abbia ritenuto di aver compiuto il proprio percorso di formazione massonica in modo così adeguato da poter costituire un gruppo autonomo e indipendente (…). È una persona con un’altissima percezione di sé.

Che riconoscimento ha questa “loggia fatta in casa”, da parte delle altre logge?

Berlusconi ha rapporti con tutti gli ambienti internazionali massonici. Il problema è che oggi questi rapporti sono in crisi. È il suo problema più grande: la parte maggioritaria (…) ritiene che Berlusconi sia diventato un problema per l’Italia e non una soluzione. Perché non offre un progetto strategico che possa essere in linea con l’idea massonica della società. Non ha fatto le riforme strutturali e ha attentato alle libertà fondamentali di uno Stato democratico e occidentale.

Berlusconi a capo di un gruppo autonomo. Gli altri?

È una loggia di cui farebbero parte alcuni suoi stretti collaboratori. Gustavo Raffi mi raccontò dell’affiliazione di Cesare Previti, tramite una loggia romana.

Carboni, Confalonieri, Letta, Verdini? Magaldi sorride, non si esprime ma sembra annuire. Andiamo per esclusione: Bossi, Tremonti?

No.

Bondi?

Lo escludo categoricamente

A un certo punto sembra sfuggirgli una precisazione, al nome di Dell’Utri lui specifica.

C’è chi racconta che Marcello Dell’Utri e suo fratello siano molto, diciamo, affascinati dal milieu massonico e farebbero parte di questo ambito così riservato, costituito da Berlusconi (Marcello e Alberto Dell’Utri, quindi)

Berlusconi, Verdini, Dell’Utri… sembra un normale vertice di partito, con l’anomalia d’essere fatta in casa. Perché scandalizzarsi?

Non proprio un vertice di partito. Non se si usano i paramenti e i rituali della massoneria. Non se partecipano fratelli non appartenenti alle forze politiche ufficiali o provenienti da paesi stranieri. E, soprattutto, se ne sono esclusi altri protagonisti del Pdl.

Quindi il problema sta nella cabina di regia…

Il problema è se le decisioni vengano prese in organi ufficiali del partito Pdl o vengano prese altrove. Si dice che le riunioni avvengano in luoghi significativi nelle varie case del premier. Vi sarebbe un luogo, una loggia massonica fatta in casa da Berlusconi che pianifica le strategie più importanti in ambito politico, aziendale… su tutti i piani dei suoi interessi. È li che va cercata l’origine delle decisioni, di tutto ciò che poi tracima a diversi livelli. In questo modo le riunioni del Pdl sono svuotate di vero significato, perché non c’è una discussione, ma solo distribuzione di compiti e ordini imposti.

Ci sono persone all’interno della loggia che non fanno parte dell’entourage politico?

Direi di sì (…).

Massoni e partiti politici, quanti e dove?

Sono ovunque: nel Pdl, certo, ma in tutta la politica, anche Pd.

E nella Lega Nord?

Molti leghisti hanno il dente avvelenato perché sono stati rifiutati. (…) La massoneria ha molto caro il processo risorgimentale che ha portato all’Unità d’Italia. È interessante notare quanti leghisti di giorno suonano contro la massoneria e l’Unità e di notte vengono a chiederci di poter aderire…

Parlava di massoni dell’ex Forza Italia che sarebbero in dissenso con Berlusconi…

Quelli che ci hanno contattato sinora sono un gruppetto, ma il numero è significativo, quanto basta in questo periodo per far ballare la maggioranza.

Quindi: la P3 esiste, è una loggia massonica autonoma, creata e guidata da Silvio Berlusconi, si riunisce nelle sue case dove vengono svolti riti massonici, si sovrappone e sostituisce nelle decisioni ai vertici ufficiali e legittimi del Pdl, prende decisioni sulla politica nazionale come sugli affari privati del premier e comprende i membri dell’inchiesta che abbiamo fino ad ora raccontato.
di Giusy Arena e Filippo Barone

*Autori del libro: “P3: tutta la verità” Editori Riuniti, 2010

Da il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2010

Quei simboli massonici ad Arcore e a Villa Certosa | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Quei simboli massonici ad Arcore e a Villa Certosa | Il Fatto Quotidiano.

Cerchi e dolmen nel giardino e un mausoleo per la sepoltura degli adepti a villa San Martino

Labirinti, cerchi concentrici, dolmen. Nel cuore di Silvio Berlusconi la massoneria sembra aver conservato un posto importante. Almeno dal punto di vista architettonico.

Secondo gli esperti, infatti, sia il giardino di Villa Certosa che il mausoleo fatto costruire dal presidente del Consiglio ad Arcore si ispirano alla simbologia esoterica e massonica. Esiste infatti una tomba progettata da Pietro Cascella, con un sarcofago per Berlusconi e un “dormitorio” per un’altra trentina di persone, all’interno della famosa tenuta brianzola. Ma non si tratta di una cappella di famiglia, bensì di un luogo di sepoltura per lui e i suoi collaboratori più stretti, proprio come previsto dalle regole di una setta. Composto da 12 colonne alla cui sommità si stagliano cubi, sfere e piramidi, e poi ancora compassi e squadre, tradizionali simboli massonici. Tra questi si riconosce anche una svastica, che nel paganesimo ricopre molteplici significati.

Ma il punto più alto delle rappresentazioni di origine massonica si raggiunge in Sardegna, grazie alle opere dell’architetto Gianni Gamondi. È lì che si è sfogata tutta la passione esoterica di Berlusconi: dall’anfiteatro all’orto botanico fino al lago-vulcano, che evoca il tema del battesimo del fuoco.
L’orto botanico, ad esempio, visto nelle foto dall’alto pubblicate in un servizio da L’espresso, ha una pianta quadrata ispirata a quella del Tempio di Salomone a Gerusalemme, importante per la tradizione massonica perché sarebbe stato progettato da Hiram Abif, figura allegorica di architetto, fondamentale per tutta la loggia mondiale.

Intorno al pozzo di pietra dell’Agorà, ci sono invece dodici dolmen disposti a raggiera. E poi otto pezzi di meteorite scolpiti e levigati, che Berlusconi ha acquistato da un meteorite caduto in India nel 2003 e che aveva provocato un morto. Insieme formano “la Piazza dell’altro mondo”, posti al centro di uno spiazzo circolare uno accanto all’altro, con forme che possono sembrare falliche ma in realtà richiamano le “uova cosmiche”. E della passione per questi simboli aveva parlato anche Gioele Magaldi, massone a capo della loggia Grande Oriente Democratico, nella lettera aperta al “Fratello” Silvio Berlusconi, scritta il 26 luglio:

“Di una esplicazione compiuta e filologicamente rigorosa delle realizzazioni paesaggistico-architettoniche di significato massonico-iniziatico del Fratello Silvio, ci occuperemo ben presto Noi di Grande Oriente Democratico. Per rendere effettivo omaggio al genio atomistico di questo Fratello, se non altro”.
E poi: “Vogliamo rivelare – chiede Magaldi a Berlusconi – la tua idea di come usare il “mondo delle immagini” (Maya=Magia) per formare, guidare, trasformare, manipolare pulsioni, sentimenti, convinzioni delle masse di ‘spettatori’ (…)”?

Da Il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2010

Guarda la fotogallery: il mausoleo di Arcore

ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA NASCOSTA DEGLI ESPERIMENTI DELLA CIA SUI BAMBINI

Gesù disse:

“Chi scandalizza anche uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata ad asino e fosse gettato negli abissi del mare…”

Fonte: ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA NASCOSTA DEGLI ESPERIMENTI DELLA CIA SUI BAMBINI.

DI H.P. ALBARELLI JR. E DR. JEFFREY S. KAYE
Truth-out.org

Bobby ha sette anni, ma questa non è la prima volta che viene sottoposto a elettroshock. E’ la sua terza volta. In tutto, durante il prossimo anno, Bobby sperimenterà otto sessioni di elettroshock. Posto sul tavolo, è tenuto fermo da due assistenti di sesso maschile, mentre il medico gli mette una soluzione sulle tempie. Bobby lotta con i due uomini che lo tengono giù, ma i suoi sforzi sono inutili. Grida e cerca di divincolarsi. Uno degli assistenti cerca di mettergli in bocca una spessa zeppa di gomma. Gira la testa bruscamente e grida: “Lasciami andare, ti prego. Non voglio stare qui. Per favore, lasciami andare”. Il medico di Bobby sembra irritata e gli dice: “Dai adesso, Bobby, cercare di comportarti come un ragazzo grande, sta fermo e rilassati”. Bobby gira la testa verso la donna e apre la bocca per la zeppa che gli impedisce di mordersi la lingua. Inizia a piangere in silenzio, le piccole spalle tremano e irrigidisce il corpo contro quello che sa è in arrivo.

Maria ha soltanto cinque anni. Si siede su una piccola sedia dallo schienale dritto, muovendo le gambe avanti e indietro, canticchiando le stesse quattro note continuamente. La sua testa, incorniciata in un groviglio di riccioli d’oro, si muove su e giù con ogni nota. Per i primi tre anni della sua vita, Maria ha creduto di essere una bambina per lo più normale. Poi, dopo che cominciò a comportarsi in modo strano, è stata data ad una famiglia affidataria. Il padre e la madre non la volevano più. Era diventata troppo strana per il padre, il cui alcolismo annebbiava ogni consapevolezza della sua giovane figlia.

La madre di Maria non l’aveva mai voluta comunque ed era felice di averla piazzata in un’ altra famiglia. Quando l’LSD che viene dato a Maria comincia a fare i suoi effetti, smette di muovere la testa e le gambe e si siede a guardare il muro. Non si muove affatto. Dopo circa dieci minuti, guarda il medico vicino a lei che la sta osservando, e dice: “Dio non tornerà oggi. E’ troppo occupato. Non tornerà qui di nuovo per settimane”.

Dall’inizio del 1940 al 1953, la dott.ssa Lauretta Bender, un neuropsichiatra infantile di tutto rispetto che esercitava al Bellevue Hospital di New York, usò molto una terapia con elettroshock su bambini a cui era stata diagnosticata una “schizofrenia autistica”. In tutto, fu segnalato che la Bender aveva somministrato una terapia con elettroshock ad almeno 100 bambini di età compresa tra i tre anni e i 12 anni, ma alcuni rapporti indicano che il totale potrebbe essere il doppio. Una fonte riferisce che, incluso il lavoro della Bender, il trattamento con elettroshock fu utilizzato su più di 500 bambini al Bellevue Hospital dal 1942 al 1956, e in seguito al Servizio Pediatrico del Creedmoor State Hospital dal 1956 al 1969. La Bender era una donna sicura e dogmatica, che reagiva alle critiche, spesso rifiutandosi di riconoscere la realtà anche quando essa stava nuda e cruda davanti ai suoi occhi.

Nonostante pubblicamente assicurasse buoni risultati della terapia con elettroshock, in privato la Bender diceva che era seriamente delusa degli effetti postumi apparsi nei bambini. Infatti, la condizione di alcuni dei bambini sembrava essere solo peggiorata. Un bambino di sei anni, dopo essere stato trattato più volte, è passato dall’ essere un bambino timido e chiuso a comportamenti sempre più aggressivi e violenti. Un’ altra bambina di sette anni, dopo cinque sedute di elettroshock era diventata quasi catatonica.

Anni dopo, un altro dei piccoli pazienti della Bender, che dopo circa 20 trattamenti era diventato troppo aggressivo, ormai cresciuto, fu condannato in tribunale come “pluriomicida”. Altri, in età adulta, secondo quanto riferito, furono dentro e fuori dai guai e dal carcere per una serie di piccoli crimini e violenze. Uno studio scientifico del 1954, condotto da due psicologi su 50 pazienti sottoposti da giovani a elettroshock dalla Bender, evidenziò che quasi tutti erano peggiorati dopo la “terapia” e che alcuni si erano suicidati dopo il trattamento. Uno dei bambini studiati nel 1954 era il figlio della nota scrittrice Jacqueline Susann, autrice del bestseller “La valle delle bambole”. Al figlio della Susan, Guy, fu diagnosticato l’autismo poco dopo la nascita e, quando aveva tre anni, la dott.ssa Bender convinse Susann e il marito che Guy poteva essere curato con successo sottoponendolo a terapia con elettroshock. Guy ritornò a casa dalle cure della Bender quasi senza vita. Susan raccontò poi alla gente che la Bender aveva “distrutto” suo figlio. Dopo il trattamento, Guy fu affidato alle istituzioni.

A loro merito, alcuni dei colleghi della dott.ssa Bender considerarono il suo uso con elettroshock sui bambini “scandaloso”, ma pochi si pronunciarono contro di lei, una situazione ancora oggi comune tra quelli della professione medica. Disse il dott. Leon Eisenberg, un medico ampiamente rispettato e vero pioniere nello studio dei bambini autistici, “[Lauretta Bender] ha sostenuto che alcuni di questi bambini sono guariti [a causa del suo uso di trattamento con elettroshock]. Una volta ho scritto un articolo in cui mi sono riferito a diversi studi di [dr. E. R.] Clardy. Era a Rockwin State Hospital – alle spalle di Bellevue – e ha descritto l’arrivo di questi bambini. Li considerava psicotici e forse peggiorati rispetto a prima del trattamento”. (Questo studioso non trovò neppure un caso in cui uno solo dei colleghi della Bender si fosse espresso contro il suo punto di vista decisamente razzista. La Bender disse chiaramente che riteneva che gli afro-americani fossero coloro che più si distinguevano per la loro “inclinazione alla pigrizia” e “abilità nel ballare”, essendo entrambe le caratteristiche, la Bender affermò, parte degli “impulsi cerebrali specifici” degli afro-americani).

All’incirca nello stesso periodo in cui la dott.ssa Bender conduceva i suoi esperimenti con elettroshock, stava anche ampiamente sperimentando sui bambini autistici e schizofrenici quelle che lei chiamava altre “cure alternative”. Queste includevano una vasta gamma di prodotti psico-farmaceutici, alcuni dei quali forniti dalla Sandoz Chemical Co. di Basilea, in Svizzera, come anche il Metrazol, l’ insulina per terapia sotto-shock, anfetamine e anti-convulsivanti. Metrazol era il nome commerciale del pentylenetetrazol, un farmaco usato come stimolante circolatorio e respiratorio. Dosi massicce causano convulsioni, come fu scoperto nel 1934 dal neurologo e psichiatra ungherese-americano Ladislas J. Meduna.

Il Metrazol era stato utilizzato nella terapia convulsiva, ma non era mai stato considerato efficace e gli effetti collaterali, come le convulsioni, erano difficili da evitare. Le cartelle cliniche di alcuni pazienti che erano stati rinchiusi nel Vermont State Hospital, una struttura mentale pubblica, rivelano che il Metrazol fu loro somministrato dal concessionario della CIA, il Dr. Robert Hyde, in numerose occasioni, al fine di “canalizzare un comportamento eccessivamente aggressivo”. Ad una di questi pazienti, Karen Wetmore, fu somministrato il farmaco in una serie di occasioni senza alcuna visibile ragione medica. Durante lo stesso decennio in cui fu utilizzato il Metrazol dal Vermont State Hospital, i decessi dei pazienti salirono alle stelle. Nel 1982, la FDA revocò la sua approvazione al Metrazol.

Va anche notato che, durante gli anni della guerra fredda, gli investigatori della CIA e del Counter-Intelligence Corps (CIC) dell’esercito, lavorando nell’ ambito dei progetti Bluebird e Artichoke, qualche volta iniettavano grandi quantità di Metrazol in nemici selezionati o agenti comunisti con lo scopo di spaventare a morte altri agenti sospetti, costringendoli ad osservare la procedura. Gli effetti quasi immediati del Metrazol per molti sono scioccanti da guardare: i colpiti si scuotono violentemente, contorcendosi e rigirandosi su loro stessi. Tipicamente, si inarcano, sobbalzano e contorcono i loro corpi, facendo smorfie di dolore. Con il Metrazol, come con l’elettroshock, non sono rare fratture ossee – tra cui collo e schiena spezzati – e lussazioni alle articolazioni, a meno che non vengano somministrati, anticipatamente, forti sedativi.

Un articolo della rivista Time del novembre 1936 mise seriamente in dubbio i vantaggi del Metrazol, segnalando lo “shock irreversibile” come un “grande pericolo”. L’articolo descriveva una tipica iniezione di Metrazol in questo modo: “Un paziente non riceve cibo per quattro o cinque ore. Poi gli vengono iniettati nelle vene circa cinque centimetri cubici del farmaco [Metrazol]. In circa mezzo minuto tossisce, getta sguardi terrorizzati per la stanza, si scuote violentemente, emette un nitrito da cavallo, si blocca con la bocca spalancata, le braccia e le gambe rigide come assi. Poi passa alle convulsioni. In uno o due minuti le convulsioni finiscono e passa gradualmente in un stato comatoso che dura circa un’ora. Dopo una serie di scosse, la sua mente potrebbe essere libera da delusioni …. Ad un paziente, raramente vengono somministrate più di 20 iniezioni e se non si notano miglioramenti dopo dieci trattamenti, è di solito considerato senza speranza”.

L’esercito, la CIA e il Metrazol

Gli interrogatori militari CIC, che lavoravano con la CIA nei campi di prigionieri di guerra e in case protette nella Germania del dopoguerra, occasionalmente usavano anche Metrazol, morfina, eroina e LSD sui soggetti incarcerati. Secondo l’ex ufficiale CIC Miles Hunt, in alcune “case protette e aree di partecipazione appena fuori Francoforte, vicino Oberursel” – un centro di interrogatorio nazista preso dagli americani – operava una “unità speciale gestita dal capitano Malcolm S. Hilty, dal mag. Mose Hart e dal capitano Herbert Sensenig. L’unità era particolarmente nota per i suoi metodi di interrogatorio [compreso l'uso di elettroshock e Metrazol, mescalina, anfetamine e altre droghe] “. Hunt disse: “L’unità era molto orgogliosa dei suoi soprannomi, i ‘Rough Boys’ e il ‘Kraut Gauntlet,’ e non si tirava indietro all’uso di qualsiasi farmaco o tecnica … bastava nominarli e li usavano”. Hunt aggiunse: “Sensenig era davvero deluso quando vide che non poteva utilizzare nulla su Herman Goering [ex Reich], che fu processato nel campo. Goering non aveva bisogno di incentivo per parlare”.

Alla fine, gli interrogatori CIC che lavoravano in Germania furono assistiti, nel loro uso di droghe per l’interrogatorio, da vari “ex” scienziati nazisti reclutati dalla CIA e dal Dipartimento di Stato americano nell’ambito del Progetto Paperclip. All’inizio del 1952, i Rough Boys del CIC facevano sistematicamente uso di Metrazol durante gli interrogatori, così come di LSD, mescalina e di elettroshock convenzionale.

Farmaci simili al Metrazol sono ancora in uso negli interrogatori di oggi. Secondo quanto riportato da vari ex sottufficiali, che hanno fornito dettagli in un rapporto relativo alla sicurezza in Turchia, Pakistan e Romania, i farmaci che producono effetti molto simili al Metrazol sono ancora stati utilizzati nel 2010 dal Pentagono e dalla CIA su militari nemici imprigionati e soggetti trattenuti nei molti “siti neri” mantenuti in tutto il mondo. Un ex ufficiale di recente ha osservato, “Si contorcevano come fossero di gomma, nelle forme più incredibili e sobbalzavano e agitavano come pazzi, con gli occhi che quasi schizzavano fuori di testa.”

Nel 2008, su ordine dei Senatori Carl Levin, Joe Biden e Chuck Hagel e in reazione ad un articolo del marzo 2008 sul Washington Post, il Pentagono ha avviato una Relazione Ispettiva Generale sull’ utilizzo di “sostanze che alterano la mente dal personale del DoD [Dipartimento della Difesa] nel corso degli interrogatori dei detenuti e/o prigionieri catturati durante la guerra al terrore “. Non è noto se l’indagine sia stata completata. Tra i più recenti casi di uso di farmaci sui detenuti, uno riguarda l’ex presunto “nemico combattente” Jose Padilla, che era stato inizialmente accusato di voler far esplodere una “sporca bomba”. L’accusa poi decadde, ma Padilla fu tenuto in isolamento per molti mesi e fu costretto a prendere LSD o altre droghe potenti mentre era trattenuto in una prigione militare della Marina a Charleston, South Carolina.

Il governo ha compiuto sforzi enormi per nascondere al pubblico l’ uso delle droghe sui detenuti. In un articolo di Carol Rosenberg del luglio del 2010 per il McClatchy News, Rosenberg ha riferito che, mentre le commissioni militari di Guantanamo svolgevano i processi, quando la domanda su “quali droghe psicotropiche fossero state date ad un altro accusato di cospirazione per l’ l1 settembre, Ramzi bin al Shibh, il giudice del tribunale premeva un rumoroso pulsante bianco così i giornalisti che guardavano da una cabina di vetro non potevano sentire i nomi dei farmaci. Sotto le attuali istruzioni della Navy per l’uso di soggetti umani nella ricerca, il sottosegretario della Marina militare è descritto come l’ autorità responsabile della ricerca in materia di “farmaci che alterano la coscienza o tecniche per il controllo mentale, mentre, allo stesso tempo, è anche responsabile di ‘argomenti di per sé controversi’ che potrebbero attirare l’ interesse dei media o di ‘contestazioni delle parti interessate “.

La dott.ssa Bender scopre l’LSD

Nel 1955 e 1956, la dott.ssa Bender iniziò a sentire entusiastiche spiegazioni sul potenziale dell’ LSD, capace di produrre notevoli risultati in bambini affetti da disturbi psichici, autismo e schizofrenia. Il precedente lavoro della Bender, mediante la terapia con elettroshock, l’aveva portata a contatto con numerosi altri medici di primo piano che, al momento, erano contrattori segreti dei progetti MK / ULTRA e Artichoke della CIA. Fondamentali fra questi medici furono i dottori Harold R. Abramson, Paul Hoch, James B. Cattell, Elkes Joel, Max Fink, Isbell Harris e Hubbard Alfred. Alcuni di questi nomi possono essere familiare ai lettori. Il dott. Abramson, un noto allergologo che clandestinamente lavorò sia per l’ esercito americano che per la Cia fin dalla fine degli anni ‘40, fu il medico condotto a vedere Frank Olson, poco prima del suo assassinio a New York, nel novembre del 1953. Circa un anno prima, i dottori Hoch e Cattell furono gli inconsapevoli responsabili dell’ iniezione ad Harold Blazer, paziente del New York State Psychiatric Institute, di una massiccia dose di mescalina che lo uccise. Il dott. Elkes fu uno dei primi medici in Europa a sperimentare l’ LSD, dopo aver chiesto i campioni del farmaco alla Sandoz Chemical Co. nel 1949. Elkes era uno stretto collaboratore del dottor Abraham Wikler, che aveva lavorato a stretto contatto con il dott. Harris Isbell presso l’ormai chiusa fattoria-carcere di Lexington, nel Kentucky, dove centinaia di detenuti tossicodipendenti ricevevano eroina in cambio della loro partecipazione a esperimenti di LSD e di mescalina, finanziati dalla CIA e dal Pentagono. Elkes lavorò a stretto contatto con la CIA, il Pentagono e la MI6 inglese sugli esperimenti con droga in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Il dottor Fink, che fu molto ammirato dalla Bender, è considerato il padre della terapia con elettroshock negli Stati Uniti. Nei primi anni ‘50 ed oltre, Fink fu consulente a tempo pieno dell’Artichoke Project della CIA. Nel 1951, funzionari della CIA sotto la direzione di Paul Allen Gaynor e Morse dell’agenzia Security Research Service (SRS) che supervisionava Artichoke, lavorarono a stretto contatto con Fink a New York nel tentativo di esplorare a fondo i vantaggi delle tecniche di elettroshock negli interrogatori. La CIA era particolarmente interessata all’uso di apparecchiature standard per l’elettroshock al fine di procurare amnesia, inducendo i soggetti a parlare e a renderli più esposti al controllo ipnotico. Secondo un documento della CIA, Fink disse ai funzionari “un individuo potrebbero essere progressivamente ridotto, con l’impiego della terapia con elettroshock, al livello di un vegetale”.

Oltre a Fink, la Bender ammirava molto anche il lavoro del dott. Lothar B. Kalinowsky, uno psichiatra consultato spesso dalla CIA in materia di elettroshock. Kalinowsky, che era per metà ebreo ed era fuggito dalla Germania nel 1933, era intimo di Fink e, come Fink, era ampiamente riconosciuto come esperto di terapia con elettroshock. Kalinowsky incontrava spesso Allen e Gaynor della CIA e qualche volta era accompagnato dal dott. Fink al New York State Psychiatric Institute, dove lavorava insieme al dottor Hoch.

Poiché dalle carte della dott.ssa Bender risulta evidente che ella considerava anche il lavoro del “dott.” Alfred M. Hubbard di Vancouver, Canada, con l’ LSD “molto consistente e utile,” è importante chiarire che Hubbard non era un medico, né aveva avuto alcuna formazione medica. Hubbard, un personaggio gioviale che a volte lavorava con l’FBI e la CIA, era un grande assertore dell’ uso di LSD. Nonostante non avesse credenziali mediche e che una volta fosse stato in prigione per contrabbando, infinocchiò la Sandoz Chemical Co. la quale gli fornì una tale quantità di LSD, che lui poi disseminò a piene mani, che si guadagnò il titolo di “Giovannino Semidimela di LSD”. L’ uso di LSD da parte di Hubbard in una presumibile cura per l’alcolismo è ancora citata oggi. Come mai Hubbard fosse così facilmente passato come medico non è noto. Anche un documento del 1961 pubblicato dal New York Medical College, Dipartimento di Psichiatria, e scritto dal dott. A.M. Freedman, diceva che l’impiego di LSD di Hubbard con “i bambini, soprattutto delinquenti” aveva avuto successo all’85%”.

Gli altri medici che la dott.ssa Bender consultò in merito agli effetti dell’ LSD sui bambini furono i dottori Ronald A. Sandison, Thomas M. Ling e John Buckman. Questi tre lavoravano in Inghilterra, sia alla Clinica Chelsea di Londra che al Potwick Hospital di Worcestershire, fuori Londra. Sandison è ritenuto la prima persona che ha portato l’ LSD in Inghilterra, questo nel 1952 dopo aver incontrato Albert Hofmann a Basilea, in Svizzera, nei laboratori di chimica Sandoz. Hofmann consegnò a Sandison una scatola di circa 600 fiale, contenenti ciascuna 100 microgrammi di LSD. Tornato in Inghilterra, Sandison condivise il suo dono psichedelico con i soci, i dottori Ling e Buckman. Prima della fine dell’anno, Sandison introdusse anche Hubbard all’ LSD, guidandolo nel suo primo “viaggio”. Sandison iniziò anche un nuovo programma di trattamento presso il complesso gotico del Potwick dove già faceva Terapia Psicolitica. I pazienti del suo programma erano per lo più schizofrenici. Nel 1958, un’ unità di trattamento con LSD fu fissata a Potwick. Nel corso degli anni, è stato segnalato che la CIA, l’MI6 e la Fondazione Macy hanno segretamente contribuito a finanziare l’unità. Il dott. Elkes aiutò portando a circa $ 75.000 il funzionamento dell’unità. Nei seguenti dieci anni, l’unità somministrò oltre 15.000 dosi di LSD a circa 900 pazienti.

I dottori Buckman e Ling lavoravano insieme a Sandison nell’unità di Potwick. Nel 1963, Buckman e Ling scrissero in una pubblicazione che descrive i “buoni esempi” del consumo di LSD in psicoterapia psicolitica: “Le esperienze dei pazienti sotto LSD non hanno appoggiato la tesi di Marx che la religione è l’oppio dei popolo, ma piuttosto che ci sia una basilare profonda fede in un Essere Supremo, sia che la religione originaria sia cristiana, ebraica o indù “.

Il dott. Buckman lavorò anche a Londra, alla Clinica Chelsea, curando spesso gli adulti e, a volte, i bambini. Buckman credeva fortemente che la “frigidità” nella donna poteva essere trattata con successo con l’ LSD. Nel 1967, disse dell’ LSD: ” Molti terapeuti credono che un’ esperienza trascendentale – la sensazione che si viva in un mondo buono e che uno sia parte di esso – è un’ esperienza curativa di per sé”. Secondo diverse fonti ben informate a Londra, per anni l’ MI6, il servizio segreto britannico, e la CIA seguirono da vicino il lavoro condotto da Sandison, Ling e Buckman sull’ LSD.

Due sorelle, l’ LSD e il dott. Buckman.

Marion McGill, oggi avvocato e professore di college negli Stati Uniti occidentali, e sua sorella Trudy, nel 1960 furono mandate dai genitori alla Clinica Chelsea di Londra, per essere intervistate dai dottori Ling e Buckman. Allora, Marion aveva 13 anni e sua sorella ne aveva 15 anni. Marion dice che sia sua madre che suo padre erano “abbastanza presi dai benefici dell’ LSD e pensarono che anche noi avremmo tratto vantaggio dalla droga”. Entrambi i genitori erano stati sottoposti a una serie di dieci “trattamenti” di LSD presso la clinica Chelsea. Marion prosegue:

“Come 13enne, al momento, la mia capacità decisionale era molto limitata. Fui, per natura, compiacente e docile, abbastanza desiderosa di compiacere i miei genitori. Non capivo nulla di ciò che veniva proposto a me e a mia sorella di 15 anni – ossia che partecipavamo ad una sorta di ‘ricerca’ a cui anche i nostri genitori avevano entrambi partecipato. Non ricordo se la parola “esperimento” fu usata. Il termine ‘LSD’ era, tuttavia, vagamente familiare, perché i miei genitori stavano ‘prendendo’ questo farmaco come una forma di ‘terapia veloce’ – il loro modo di chiamarla – raccomandata da mio zio, uno psichiatra di una ben nota scuola di medicina orientale della costa orientale. Dal mio punto di vista, entrambi i genitori avevano bisogno di terapia Sebbene di grande successo da un punto di vista professionale, mio padre era un uomo insicuro, fortemente agitato, piuttosto arrabbiato; un accademico completo, ma un ‘prodotto industriale narcisista’, come l’ho poi chiamato. Mia madre era una donna sottomessa, obbediente, cattolica senza una sua vera identità personale, se non quella di essere la moglie di un medico.

“Io e mia sorella, tuttavia, eravamo ‘normali’ come potevano esserlo due adolescenti qualsiasi. Eravamo le più brave delle nostre classi a scuola, entrambe avevamo un sacco di amici, partecipavamo ad attività extra-scolastiche. Non avevamo bisogno di ‘terapia’. Ci era stato detto che avremmo avuto un giorno libero da scuola dopo ogni pernottamento in clinica per questo LSD. E’ stata forse la prospettiva di un giorno di vacanza da una scuola cattolica femminile, che ci persuase ad accettare. Non ero consapevole di star prendendo una ‘decisione’. Lo scopo di questo programma non ci fu mai spiegato. Dovevano esserci 10 sessioni – una volta a settimana per 10 settimane. Credo che iniziarono nel gennaio 1960.

“Le esperienze presso la clinica dove veniva somministrato l’ LSD erano abbastanza strane. Ci fu una breve ‘intervista’ del dott. John Buckman, che faceva domande banali su temi di salute (nessuno), ma che non forniva nessuna informazione su cosa aspettarsi dall’ LSD. Non vi fu alcuna menzione, ad esempio, di allucinazioni o distorsioni percettive o qualcosa di spaventoso. Non fui informata di alcun effetto persistente, come gli incubi. Certamente la possibilità di un danno permanente non fu menzionata. La parola ‘esperimento’ non fu utilizzata. In altre parole, non c’era nessun consenso consapevole di sorta o cose simili. Non mi fu detto che avrei potuto rifiutarmi di partecipare, che avrei potuto uscire in qualsiasi momento (come previsto dal Codice di Norimberga). Visto che ero al di sotto dell’ età consentita, saranno stati i miei genitori ad acconsentire a questo. In effetti, furono loro a suggerire che noi fossimo utilizzate in questi esperimenti. Altrimenti non sarebbe successo. Ma i miei genitori non hanno mai parlato di questo negli anni successivi e non hanno mai spiegato perché l’ abbiano fatto.

“Durante le 10 sessioni, ognuna delle quali prevedeva un’ iniezione, io e mia sorella eravamo tenute in stanze separate, buie, di solito con qualcuno presente nella stanza, ma non so chi fosse. Occasionalmente, era presente anche mia madre A volte ero così spaventata dalle allucinazioni che urlavo e cercavo di scappare dalla stanza. Ricordo che una volta effettivamente raggiunsi il corridoio e fui rimessa a letto a forza da mia madre. Vedevo una serie di immagini feroci – visioni da incubo, che a volte mi provocavano una risata isterica, seguita immediatamente da singhiozzi strazianti. Non avevo idea di quello che mi stava succedendo. Era terrificante.

“Non ci fu nessuno tentativo di consigliarci durante o dopo ciascuna di queste sessioni. Non ci fu interrogatorio, nessuna spiegazione di quanto stava accadendo o perché ci veniva fatto. Perché non mi rifiutai di partecipare, dopo averlo sperimentato la prima volta, non lo so. Ma, da adulta e poi da studiosa di etica professionale dei medici, ho riconosciuto questa mancanza di resistenza come una funzione della stessa infanzia. La maggior parte dei bambini vittime degli abusi dei genitori, non sa come resistere. A quanto pare, temono il rifiuto dei genitori più di quanto ne temano l’abuso. Il ‘differenziale di potere e’ enorme tra genitori e figli e la dipendenza dai genitori è praticamente assoluta. Al momento, vivevamo a Londra, lontano dai nostri amici. A mia sorella e me era stato detto di non parlare di quello che stavamo facendo. Eravamo cattolici, obbediente ai genitori, ecc. Nostro padre era un medico, dopo tutto – era difficile comprendere che ci avrebbe fatto del male o che lo avrebbe fatto nostra madre. I bambini non pensano in questo modo inizialmente. Di solito, la dipendenza di un bambino significa fidarsi dei propri genitori o di chi si prende cura di lui.

“Anche se ogni sessione individuale era spesso terrificante, le prolungate conseguenze dell’ LSD svanivano gradualmente. Nelle settimane immediatamente successive alla sessione finale, ho avuto incubi frequenti – visioni di insetti striscianti, maschere orribili, ecc. Non riuscivo a dormire. Avevo paura di chiudere gli occhi. Ho cominciato ad avere paura del buio. I miei genitori erano sprezzanti e insensibili. Il loro atteggiamento fu, per certi versi, più inquietante per me che gli stessi esperimenti perché voleva dire che i miei genitori era perfettamente consapevoli che l’esperimento sarebbe stato molto probabilmente spaventoso – e non se ne erano importati.

“Ho scoperto che i miei genitori sono stati disonesti e insensibili in un modo che non riuscivo a comprendere. Dissero a mia sorella e me, di non parlare degli esperimenti con l’ LSD, di non rivelare quanto era accaduto a Londra. Questo ruppe ulteriormente il nostro rapporto con loro, un rapporto che era stato, da allora, irrimediabilmente danneggiato. Ero però ancora a loro carico, e così lo era mia sorella.

“Due anni dopo questi esperimenti, durante il suo primo anno di università, mia sorella ebbe un esaurimento nervoso. Non so fino a che punto l’ LSD possa averlo condizionato. Ma la risposta dei miei genitori a quello che era probabilmente un danno di lieve entità che mia sorella avrebbe potuto recuperare, fu coercitiva e drastica. Questa volta fu lei a fare domande sull’ LSD. Era arrabbiata. Lo eravamo entrambe. Ne abbiamo parlato insieme, ma io avevo paura di affrontare i nostri genitori. Mia sorella no. Più si arrabbiava, più veniva ‘diagnosticata’ come un caso “psichiatrico” e più le venivano dati farmaci. A tutt’oggi, mia sorella è ancora in cura. Non si è mai ripresa completamente da quel primo episodio.

“I nostri genitori risposero alla rabbia di mia sorella in un modo che mi spaventò ulteriormente. Anch’io provavo un tremendo senso di colpa per non essere stata in grado di evitare gli orrori che mia sorella aveva subito. Una volta che era ‘classificata’ come una paziente psichiatrica, era perduta. Ogni cosa che le veniva fatta come ‘trattamento’ mi sembrava una forma continua di abuso e di tortura.

“Il fatto che nostro padre fosse un medico importante, di fama internazionale e ampiamente rispettato – e suo fratello, che ci aveva introdotto a questo orrore con LSD, fosse un eminente psichiatra, conosciuto a livello internazionale e ampiamente rispettato – rese impossibile esporli o andare contro di loro. Per loro la reputazione era più importante della salute e del benessere di mia sorella.

“La mia risposta fu semplicemente quella di andarmene di casa. Non mi sono mai fidata di nuovo dei miei genitori dopo l’esperienza londinese con l’ LSD. Ho scoperto molti altri modi in cui mio padre e mio zio mentivano, coprivano, dissimulavano e infine mi minacciavano, al fine di evitare che questa storia venisse raccontata.

“Su una nota positiva, l’esperienza ha influenzato le mie scelte professionali sia verso i diritti umani che verso l’etica medica, ma mi ha anche messo in allerta verso i modi in cui la medicina accademica era – ed è – danneggiata dall’ industria della droga stessa e dall’ abuso continuo su soggetti umani per favorire lo sviluppo di farmaci come armi – per il potenziale interrogatorio, ma anche per il controllo, in maniera più sottile, del comportamento su larga scala. La mia esperienza mi ha sensibilizzato anche verso la particolare vulnerabilità dei bambini e degli adolescenti in ambiente medico.

“Anche quando affrontai mio padre, con le prove che l’ LSD era stata sperimentata dalla CIA per usarla come arma militare negli anni ‘50 e ‘60, egli respinse il suo coinvolgimento, dicendo che si era trattato di un ‘esperienza illuminante, come visitare una galleria d’ arte’. Quando gli feci notare che non era stata quella la mia esperienza di bambina, lo negò, includendo la presunzione che io dovevo essere un ‘teorico della cospirazione’ per proporre una cosa del genere. All’ età di 91, ha finalmente ammesso che forse non fu una buona idea sottoporre me e mia sorella all’ LSD.

“Il dottor Buckman e Ling conoscevano i partecipanti della continua attività della CIA con farmaci che alterano la mente. “Incontrai” Buckman a Londra quando avevo 13, ma lo incontrai di nuovo anni più tardi, negli Stati Uniti presso la facoltà di medicina dove era docente.

“Andai a vedere il dottor Buckman nel suo ufficio. Gli chiesi cosa pensasse dell’ etica di utilizzare i bambini in un esperimento con l’ LSD. In un primo momento non sembrava capire chi fossi. Mi presentai come uno dei suoi ‘soggetti’ e gli diedi il mio biglietto da visita di studioso di etica medica e avvocato. Era chiaramente sconvolto, si alzò in piedi, rifiutò di parlare con me e mi disse di lasciare il suo ufficio. Poco dopo, ricevetti una telefonata da mio padre. Suo fratello, lo psichiatra e collega del dott. Buckman, era stato avvertito della mia visita improvvisa. Successivamente, sia mio zio che mio padre mi minacciarono dicendo che mi avrebbero sicuramente fatto perdere la mia posizione universitaria se avessi rivelato pubblicamente qualcosa sugli esperimenti con l’LSD a Londra.

“‘Non potrai mai lavorare in bioetica di nuovo’, dissero.

“La risposta di tutti questi uomini per la minaccia di divulgazione indica la loro mancanza di scrupoli etici, la loro mancanza di empatia, la loro stessa patologia. Non so quale potrebbe essere il termine esatto, ma sospetto che ci sia una forma di ‘sdoppiamento’ psicologico sul lavoro – il genere di cosa che è stata descritta nel libro di Robert Jay Lifton, I Medici Nazisti i quali erano in grado di ignorare il loro giuramento di Ippocrate ‘primo, non nuocere’, e di infliggere orrori inimmaginabili ad altri esseri umani.

“La perdita di mia sorella è stata causa di dolore per tutta la vita per me. Io l’ attribuiscono all’ LSD e alla sua copertura, sia che le sostanze chimiche abbiano ‘provocato’ o no la sua disgregazione. Da un punto di vista legale, questa viene chiamato ‘concausa’. Ho imparato che le persone coprono le cose più terribili, non solo all’ interno di una famiglia, ma nelle comunità, nelle università, nella ‘buona società’. Probabilmente non esiste nessuna barriera assoluta che impedisca che queste cose vengano fatte, ma esse devono essere rese note e chiamate per quello che sono, ogni volta che si verificano. “


[Un documento declassificato riguardante la sperimentazione dell'LSD durante il programma segreto CIA MK-ULTRA]

Gli esperimenti con LSD della dott.ssa Bender sui bambini

Poco dopo la scelta di iniziare i suoi esperimenti con l’ LSD sui bambini, la Bender partecipò ad una conferenza sponsorizzata da un gruppo di copertura della CIA, la Fondazione Josiah Macy. La conferenza era incentrata sulla ricerca LSD e aveva come relatore il dottor Harold A. Abramson. Nel 1960, Abramson condusse i suoi esperimenti con LSD su un gruppo di sei bambini d’ età compresa tra i 5 e i 14 anni. Pochi mesi dopo la conferenza della Fondazione Macy, alla dott.ssa Bender fu comunicato che i suoi previsti esperimenti con LSD sarebbero stati parzialmente e segretamente finanziati dalla Società per le Indagini di Ecologia Umana (Sihe), un altro gruppo di copertura della CIA che all’ epoca aveva sede a Forest Hills, New York. La Società, presieduta da James L. Monroe, un ex ufficiale dell’aviazione americana che aveva collaborato ai progetti top-secret di guerra psicologica e di propaganda, supervisionò circa 55 esperimenti top-secret finanziati dalla CIA. Questi progetti riguardavano l’ LSD, l’ ESP, la magia nera, l’ astrologia, la guerra psicologica, la manipolazione dei media e altri soggetti. A quanto pare, il lavoro della Bender con i bambini e l’ LSD sollevarono alcune preoccupazioni presso la Divisione dei Servizi Tecnici (TSD) della CIA. Una nota della TSD del 1961 scritta da Monroe metteva in dubbio i “vantaggi operativi del lavoro della dott.ssa Bender con i bambini e l’ LSD,” e chiedeva di essere tenuto “strettamente a conoscenza dei possibili legami tra il progetto della dott.ssa. Bender e quelli condotti con finanziamento separato dell’ MK / ULTRA nelle prigioni selezionate a New York e altrove “.

Nel 1960, la dott.ssa Bender diede il via ai suoi primi esperimenti con l’ LSD e i bambini. Essi si svolsero all’interno dell’ Unità Pediatrica del Creedmoor State Hospital nel Queens, New York. L’ LSD che ella usò fu fornito dal dott. Rudolph P. Bircher della Sandoz Pharmaceutical Company. (Il dott. Bircher rifornì la Bender anche con UML-491, un farmaco anch’esso prodotto dalla Sandoz, molto simile all’ LSD, ma a volte dall’effetto più “sognante” e più durevole.) Il suo gruppo iniziale di giovani soggetti era formato da 14 bambini diagnosticati schizofrenici, tutti al di sotto degli 11 anni. (Poiché i criteri diagnostici per la schizofrenia, l’autismo e altri disturbi sono cambiati nel corso dei decenni, non è possibile valutare quali fossero le condizioni effettive di questi bambini.) Erano 11 ragazzi e tre ragazze, di età compresa tra i sei e i dieci anni.

Jean Marie ha quasi sette anni. E’ venuta qui quasi un anno fa, dopo che i suoi genitori l’ hanno abbandonata alle cure di una zia che non aveva alcun interesse a tirarla su. Marie, che preferisce essere chiamato Jean, è timida, chiusa e diffidente della maggior parte degli adulti che incontra. Si rapporta che potrebbe essere stata sessualmente molestata da suo zio… Nonostante la sua natura introversa, sorride facilmente e le piace la compagnia di altri bambini. Dopo aver ricevuto l’ LSD per tre volte all’ inizio di questo mese, Marie ha smesso di sorridere a tutti e ha perso ogni interesse per gli altri della sua età … La scorsa settimana, sembrava diventare facilmente agitata e ha perso qualsiasi interesse per la lettura, cosa che sembrava piacerle molto prima del trattamento.

In un rapporto pubblicato sui suoi 196 esperimenti con LSD su 14 bambini “schizofrenici autistici”, la Bender afferma che inizialmente diede a ciascuno dei bambini 25 mcg. di LSD “per via intramuscolare, sotto continua osservazione”. Scrive: “I due ragazzi più grandi, più di dieci anni, in prossimità o durante la pubertà precoce, hanno reagito con disturbato comportamento ansioso. Il più grande e disturbato ha ricevuto 150 mg di sodio Amytal intramuscolare ed è tornato al suo comportamento abituale”. Entrambi i ragazzi furono poi esclusi dalla sperimentazione.

Ai 12 bambini rimasti furono poi fatte iniezioni di 25 mcg. di LSD e poi, qualche giorno dopo sono state date 100 mcg. di LSD, una volta alla settimana. La relazione della Bender afferma: “Poi è stato aumentato gradualmente fino a due e tre volte alla settimana in quanto non sono stati osservati pregiudizievoli effetti collaterali…. Infine, è stato dato ogni giorno e questo ha continuato per sei settimane, fino al momento della presente relazione”.

Le risultanze e le conclusioni della Bender riguardo i suoi esperimenti con LSD indicavano che ella trovava l’uso del farmaco promettente. La Bender riferiva: “In generale, essi [i bambini] erano più felici, il loro stato d’animo era ‘alto’ nelle ore seguenti l’ ingestione del farmaco … giocavano più spontaneamente con palle e palloncini … il loro colore è roseo piuttosto che blu o pallido e hanno guadagnato peso “. La Bender concludeva: “L’uso di questi farmaci [LSD, UML-401, UML-491] … ci darà più conoscenza sia per il processo schizofrenico di base che per l’autismo difensivo nei bambini e anche a riguardo della reazione di questi derivati dell’acido lisergico come stimolanti del sistema nervoso centrale autonomo e degli antagonisti della serotonina. Speriamo che queste droghe daranno un contributo anche ai nostri sforzi nel trovare migliori agenti terapeutici per la schizofrenia della prima infanzia. “

In un articolo pubblicato nel 1970, la dott.ssa Bender riportò i risultati di dosaggio di LSD su “due adolescenti che erano leggermente schizofrenici”. Ella riferì che i ragazzi sperimentarono distorsioni percettive. Pensavano che i ricercatori stavano facendo loro smorfie, che le loro matite stavano diventando “gommose”, e un ragazzo segnalò che la faccia dell’ altro ragazzo era diventata verde. I ragazzi cominciarono a lamentarsi degli esperimenti fatti su di loro. Ma anche così, la Bender e il suo socio mantennero i due adolescenti, di sesso maschile, su un regime di 150 mcg. di LSD al giorno, in dosi suddivise. Mentre uno dei ragazzi apparentemente “trasse molto beneficio” la Bender riportò che, più tardi, egli era ritornato in ospedale come ” adulto schizofrenicamente disturbato”. L’ altro ragazzo continuava a lamentarsi degli esperimenti su di lui e che smettessero di dargli l’ LSD, non a causa degli effetti del farmaco stesso, Bender spiegò, ma “a causa del comportamento del ragazzo stesso verso il farmaco”, che attribuì alla “sua personale psicopatologia”.

Gli esperimenti con LSD della dott.ssa Bender continuarono fine alla fine del 1960 e, durante quel periodo, continuò ad eseguire esperimenti multipli sui bambini con UML-401, una droga poco conosciuta, dello stesso tipo dell’ LSD fornitole dalla Società Sandoz, così come anche con l’ UML-491, altro prodotto della Sandoz. Le relazioni della Bender sui suoi esperimenti con LSD non danno alcuna indicazione se i genitori o i tutori legali dei bambini fossero a conoscenza o meno degli esperimenti, o li autorizzassero. Senza dubbio, i genitori o i tutori non furono mai informati del fatto che la CIA finanziava il lavoro della Bender. Nel corso degli anni, ci sono stati molteplici rapporti sul fatto che molti dei soggetti-bambini della Bender erano o “figli dello Stato” o orfani, ma la letteratura disponibile sugli esperimenti non rivela nulla su questo. La letteratura stessa rende evidente che i bambini venivano confinati nel Creedmoor State Hospital per lunghi periodi di tempo e che molti, se rilasciati, avevano bisogno di “case o sistemazioni adeguate nella comunità”. Non c’è alcuna prova che successivi studi furono condotti su uno qualsiasi dei bambini-cavia della dott.ssa Bender. Oggi, la dott.ssa Bender è più conosciuta e apprezzata in alcuni ambienti come creatrice del Test Bender-Gestalt, che misura le capacità motorie nei bambini.

Sull’ uso di LSD che la Bender operava sui bambini, il dottor Leon Eisenberg anni più tardi disse: “Ha fatto un sacco di cose. Lauretta Bender ha raggiunto il successo nella sua carriera molto prima che degli studi a campione controllati si fosse sentito parlare. Lei non vedeva la necessità di sperimentare farmaci perché era convinta di sapere ciò che funzionava “. (Vedi: “A History of Autism: Conversazioni con i pionieri” di Adam Feinstein, Wiley-Blanchard, 2010.) Molti altri medici, parlando in privato, furono molto meno diplomatici nel condannare il lavoro della Bender con l’ LSD, ma, ancora oggi, molti sono riluttanti a criticarla, e, incredibilmente, molti dei vecchi sostenitori delle discutibili “virtù” e “potenziali” dell’ LSD continuano a citare il suo lavoro con i bambini come scienza innovativa.

Oggi, dopo quasi 60 anni dagli orrori degli esperimenti finanziati dalla CIA della dott.ssa Bender sui bambini, poche persone sono consapevoli del fatto che essi furono eseguiti. Per molte persone, indipendentemente dalla loro consapevolezza degli esperimenti, è difficile capire come medici e scienziati intelligenti, altamente istruiti potessero partecipare a tale brutali, insensibili, immorali e illegali esperimenti sui bambini. Qual fu la base della loro motivazione? Fu forse la ricerca di una sorta di inafferrabile Graal medico? Fu per un guadagno economico? O fu semplicemente il risultato di una fuorviata ricerca per la conoscenza che appariva così infinitamente importante che qualsiasi senso di compassione e di rispetto verso i diritti e la dignità umana fu messo da parte in nome di un obiettivo più alto o buono – una ricerca, a volte così esaltante per la sensazione di essere sul punto di una scoperta importante che ogni parvenza di rispetto per il genere umano fu gettato via?

Si può facilmente arrivare ad una e tutte queste conclusioni solo leggendo i documenti professionali di scienziati e ricercatori. Nemmeno una volta uno qualsiasi di questi documenti esprime preoccupazione per i soggetti coinvolti o indica eventuali rimorsi di coscienza nel violare i giuramenti, i codici e le leggi in materia di diritti dei pazienti, di diritti umani e di dignità umana. Il fatto che il periodo più vergognoso d’America della sperimentazione sull’uomo, dagli anni 1950 fin quasi al 1979, sia scaturito sulla scia della preparazione e adozione del Codice di Norimberga, non fa che aumentare la vergogna e l’ipocrisia. Oggi, la sperimentazione umana è ancora condotta aggressivamente dai governi finanziati dagli USA e che impiegano medici e scienziati, indipendentemente da questo Codice, che deriva direttamente dalla scioccante follia dell’ era nazista. Il fatto che la sperimentazione finanziata dal governo ancora si verifichi, si fa beffe di tutti gli sforzi governativi, comunque validi, fatti per proteggere le persone da una scienza fuori controllo – e una nazione che usa i suoi giovani, i suoi figli, per tali conseguimenti è una nazione il cui impegno per i diritti umani e per i principi democratici dovrebbe essere seriamente messo in discussione e contestato.

(I nomi Marion McGill e di sua sorella, Trudy, sono pseudonimi. Marion è un avvocato molto rispettato e un professore universitario, che ha chiesto che il suo vero nome non venga usato in questo articolo. Tutti gli altri nomi in questo articolo sono reali.)

H.P. Albarelli Jr. è l’autore di “Un Terribile Errore: l’omicidio di Frank Olson e gli esperimenti segreti della CIA della guerra fredda”, (TrineDay, 2010). Il suo libro documenta e dettaglia numerosi esperimenti militari finanziati dalla CIA su persone inconsapevoli. E’ socio fondatore del North American Truth e Accountability Commission on Human Experimentation.

Jeff Kaye è uno psicologo molto rispettato a San Francisco e un esperto sulle tecniche e gli sviluppi interpretativi della tortura attuale. Scrive in materia di tortura e di altri argomenti per i siti web Firedoglake e Truthout.

Titolo originale: “The Hidden Tragedy of the CIA’s Experiments on Children “

Fonte: http://www.truth-out.org
Link
11.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO

Padre Pio sapeva del sosia di Giuliano | Blog di Giuseppe Casarrubea

Fonte: Padre Pio sapeva del sosia di Giuliano | Blog di Giuseppe Casarrubea.

Di Lello Vecchiarino

Dopo sessant’anni, il mito di «Turiddu», Salvatore Giuliano, torna a calamitare l’attenzione di storici, ricercatori e giornalisti. Si discute, infatti, se il corpo crivellato di colpi la notte tra il 4 e il 5 luglio 1950 e fatto trovare a Castelvetrano, nel cortile dell’abitazione dell’avvocato De Maria sia stato davvero quello del «re di Montelepre» come i giornali avevano preso a chiamare Salvatore Giuliano il più noto bandito d’Italia accusato di aver eseguito, insieme agli uomini della sua banda, la strage («la prima strage di Stato», si dirà in seguito) di Portella della Ginestra, avvenuta il 1maggio del ’47.

Due accreditati studiosi come Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino, che da anni si occupano di rapporti tra mafia e politica hanno consultato migliaia di documenti desecretati negli archivi americani e londinesi e sono giunti alla conclusione che il corpo senza vita fatto trovare nel cortile De Maria non era quello di Salvatore Giuliano, ma di un suo sosia. Una messinscena per «proteggere » l’espatrio clandestino di Turiddu negli Usa per evitare che in Italia potesse svelare segreti inconfessabili sugli apparati statali.

E non deve trattarsi di una semplice ipotesi di studio, quella di Casarrubea e Cereghino, visto che la stessa Procura di Palermo ha aperto un apposito fascicolo a seguito di una formale segnalazione fatta dai due al questore palermitano e poi giunta nelle mani del procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, il dinamico magistrato che si occupa di scottanti inchieste sulla mafia.

La polizia scientifica sta quindi lavorando su alcune foto che, dieci anni, fa sono state rinvenute in un archivio privato dal giornalista della Rai Franco Cuozzo. Quelle foto ritraggono il cadavere del bandito di Montelepre nel cortile di de Maria e poi quando viene portato all’obitorio. Tra quelle immagini ci sarebbero delle discrepanze; le stesse sulle quali sta lavorando il prof. Alberto Bellocco, docente di Medicina legale alla Cattolica di Milano, che è stato già sentito dai magistrati. Gli stessi magistrati che, se potessero, ascolterebbero, come persona informata dei fatti, nientemeno che Padre Pio.

Il santo del Gargano, infatti – come certificò per prima la «Gazzetta del Mezzzogiorno» attraverso testimonianze dirette e contenute nello «speciale» sui trent’anni dalla morte del Frate stigmatizzato, pubblicato il 23 settembre 1998, pag.13 – senza mezzi termini aveva parlato di un sosia, «un povero figlio di mamma» fatto morire al posto del bandito siciliano.

Il quale Turiddu, secondo i ricercatori Casarrubea e Cereghino, essendo organico alla destra in funzione anticomunista s’incontrava spesso a Roma con il principe Junio Valerio Borghese, capo della Decima Mas. Pasquale Sciortino, cognato d Giuliano, in un libro del 1985, rivela che un giovane di Altofonte, sosia di Giuliano, veniva pagato per farsi vedere in giro e confondere le acque. Ed è lo stesso che è ritratto in una foto a fianco a Junio Valerio Borghese e davanti a Mauro De Mauro, il giornalista foggiano che, quando lavorava a «L’Ora» di Palermo, fu rapito e ucciso il 16 settembre del 1970 (per quei fatti è in corso a Palermo il processo contro un unico imputato: Totò Riina).

Ma torniamo a Padre Pio. E’ ancora vivente un testimone di quei giorni. Si chiama Giovanni Siena, scrittore e giornalista. Le sue parole sono inequivocabili: «Per una ventina di volte mi sono trovato davanti alla scena, diciamo, in un salottino del convento, e Padre Pio, ogni volta che individuava fra i presenti un siciliano, un palermitano, gli poneva la questione: se lui era dell’avviso, secondo quanto pubblicato dai giornali, che Giuliano era morto. E quelli rispondevano: “Ma sì, è tanto evidente. L’abbiamo crivellato di colpi, sul catafalco, la mamma che piangeva disperatamente sul figlio morto”. Ma Padre Pio si burlava di questa versione facendo capire che sotto c’era una cosa losca, una messa in scena. Quella della cattura e dell’uccisione di Giuliano, diceva, era una messa in scena che era costata la vita a un povero innocente che gli somigliava. Salvatore Giuliano non è morto, aggiungeva. Lui ora se ne sta in America».

Evidentemente, la «santa arrabbiatura » del Frate dovette giungere in alcune stanze della Capitale, e l’allora ministro Mario Scelba giunse a San Giovanni Rotondo, voleva parlare col Frate. «Padre Pio – spiega Siena – non volle riceverlo. Si diede malato». Anche Mariannina, la sorella di Giuliano, confidandosi con Padre Pellegrino, il Cappuccino che assistette in punto di morte il Frate stigmatizzato, disse che suo fratello si trovava in America: «Gli è stato detto di tacere, altrimenti a tanti troppi pezzi grossi potrebbe nuocere».

Per un momento, quindi, la vita di un santo si è incrociata con quella di un fuorilegge, fino al punto che – come rivelò Padre Pio allo scrittore Pier Carpi – lo stesso Turiddu scrisse una lettera al Frate offrendogli l’incarico di cappellano della propria banda. E non era certo un sosia quello che, travestito da Cappuccino, giunse a San Giovani Rotondo. Era Turiddu. Possibile? «Di questo, in famiglia se ne parlava spesso», sostiene Giuseppe Sciortino Giuliano, nipote del bandito che a Montelepre gestisce l’albergo-ristorante dal nome «Giuliano’s castle».

La Gazzetta del Mezzogiorno.it

URL breve:

http://www.express-news.it/?p=46075

Studio legale camorra, la zona grigia che fa affari con il clan dei Casalesi | Il Fatto Quotidiano

Michele Santonastaso, avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere, è stato arrestato con le accuse di corruzione, falsa perizia, falsa testimonianza

Corrompeva periti per far assolvere dei colpevoli di omicidio, faceva l’ambasciatore dei messaggi tra camorristi in galera e camorristi a piede libero, suggeriva la demolizione di un capannone per alterare la scena di un crimine e mandare in cavalleria le indagini accusatorie. E se necessario faceva un passo indietro e consigliava di farsi revocare il mandato, in favore di colleghi che a suo dire avevano feeling col presidente della Corte di turno. Benvenuti presso lo studio legale di Michele Santonastaso, del foro di Santa Maria Capua Vetere, arrestato dalla Dia di Napoli con le accuse di corruzione, falsa perizia, falsa testimonianza…

Leggi tutto: Studio legale camorra, la zona grigia che fa affari con il clan dei Casalesi | Il Fatto Quotidiano.

La casetta in Canada- Blog di Beppe Grillo

…Il fatto poi che chiedergli le dimissioni sia Berlusconi è veramente strepitoso perché hanno detto che Fini deve spiegare perché ha autorizzato a vendere una casa di 50/60 metri quadrati a una società offshore e perché le case, anche dei tuoi familiari, anche in affitto le devi tenere sotto controllo, se vi capita leggete il pezzo di Antonella Mascali su Il Fatto Quotidiano che oggi è anche sul sito, dove si ricorda che Berlusconi non ha un cognato che forse è proprietario di una società offshore o forse ha affittato una casa da una società offshore , Berlusconi non ha neanche la colpa di avere autorizzato la vendita di una casa a una società offshore, Berlusconi ha o ha avuto 64 società offshore del comparto B very discrete Fininvest, creato a metà degli anni 80 e per tutti gli anni 90 dall’Avvocato David Mills per tacitare il quale fu pagata a Mills una tangente di 600 mila dollari in Svizzera, in più il Cavaliere Silvio Berlusconi possiede tra Antigua e le Bermuda, tutti paradisi fiscali, almeno 6 ville intestate tutte a società offshore, in più è proprietario di una barca di 48 metri del valore di 13 milioni di Euro intestata alla Società Morning Glory Yachting Limited sede alle Bermuda, paradiso fiscale, con tutta quella galassia di società offshore Berlusconi ha pagato tangenti a Craxi, ha pagato Previti perché pagasse i giudici della Mondadori, ha pagato le scalate Standa e Mondadori, ha eluso la legge Mammì controllando tramite prestanomi Telepiù quando non poteva avere più di 3 televisioni e ha fatto tante altre belle cosette che trovate nella sentenza Mills e nelle sentenze All Iberian, tutt’ora per quel sistema offshore Berlusconi ha in piedi il processo Mediaset e il processo Mediatrade che riguardano frodi fiscale presunte, appropriazioni indebite presunte, falsi in bilancio presunti che arrivano fino al 2005 per lui e fino al 2009 per altri dirigenti del gruppo tra cui Confalonieri, il figlio Piersilvio che era insieme alla sorella il vero proprietario delle società Century One e Universal One che stavano a Guernsey nelle isole del Canale, altro paradiso fiscale offshore e che utilizzavano queste due società per conto del padre per incamerare i fondi neri che si accumulavano nei passaggi di proprietà dei diritti televisivi acquisiti dalle major americane a Holliwood.

Questo è colui che oggi sta insegnando la morale a Fini, questo è il proprietario dei giornali che fanno la morale a Fini per le case e le società offshore, come al solito chi ha non solo una trave, ma 5, 6, 10, 20 travi nell’occhio fa la morale a quello che forse, ma non è ancora deciso, ha una pagliuzza, passate parola!

Fonte: La casetta in Canada- Blog di Beppe Grillo.

Metti fine alla corruzione!

Fonte: Metti fine alla corruzione!.

Cari amici,

Giovedì 30 settembre 2010 Silvio Berlusconi vincerà con ogni probabilità il voto in Parlamento sul programma di 5 punti che determinerà il resto del suo mandato. Ma quel programma ignora totalmente il più grande attentato alla democrazia in Italia: la corruzione.

Se sopravviverà a questo voto senza che si alzi una voce contro la corruzione, sarà in grado di portare a termine un mandato focalizzato esclusivamente sulle sue priorità politiche. Se invece faremo sentire subito le nostre voci, potremo trasformare questo momento in un punto di svolta nella battaglia per la legge anti-corruzione.

L’opposizione, i media, ma anche alcuni degli alleati di sempre di Berlusconi, stanno chiedendo maggiori sforzi per combattere la corruzione. Anche se Berlusconi vorrebbe ignorare la questione, il Parlamento può premere affinché essa sia inserita nell’agenda. E noi possiamo dimostrare al Parlamento che i cittadini italiani chiedono di agire.

Firma la petizione anti-corruzione qua sotto: sarà consegnata direttamente ai leader dei gruppi parlamentari chiave e ai media, proprio prima del voto e ogni volta che raggiungeremo altre 20.000 firme. Impegniamoci al massimo nella battaglia per una legge efficace contro la corruzione, senza accontentarci che sia discussa in Parlamento, ma perché diventi legge! Inoltra questo messaggio a tutti:

http://www.avaaz.org/it/legge_anticorruzione/?vl

Vincere questa battaglia non sarà facile, ma noi sappiamo che possiamo farcela: insieme abbiamo sconfitto la “legge bavaglio” di Berlusconi. I giornalisti, i blogger, i movimenti della società civile e le centinaia di migliaia di cittadini che hanno combattuto contro la “legge bavaglio” erano una forza troppo dirompente per essere ignorata.

E’ tempo di riprendere quella stessa energia e di vincere una battaglia ancora più grande. Ogni anno la corruzione ci costa 60 miliardi di euro. Dalla speculazione sugli appalti per ricostruire L’Aquila agli impianti eolici truffa per ottenere i fondi pubblici in Sardegna, fino al torbido tentativo di influenzare i giudici per sentenze favorevoli al Premier: la corruzione debilita la nostra economia e avvelena la nostra democrazia.

Nel marzo scorso, barcollante per numerosi scandali e messo alle strette dalle crescenti critiche dell’opinione pubblica e dei media, il Presidente del Consiglio annunciò una proposta di legge anti-corruzione, accantonata poco dopo. Questa volta non la lasceremo andare nel dimenticatoio. Dimostriamo che gli italiani ne hanno abbastanza. Firma la petizione ora e inoltrala a tutti i tuoi amici e alla tua famiglia:

http://www.avaaz.org/it/legge_anticorruzione/?vl

La scorsa primavera la comunità di Avaaz ha vinto un’incredibile battaglia contro la corruzione in Brasile, aiutando il Parlamento a votare una legge ambiziosa che vieta ai politici condannati per crimini come la corruzione e il riciclaggio di denaro dal potersi candidare. Insieme abbiamo costruito una petizione di oltre 2 milioni di firme, intrapreso 500.000 azioni on-line e fatto decine di migliaia di telefonate.

Quella campagna era spinta dagli stessi ideali fondamentali che condividiamo con le persone in ogni dove: per la trasparenza, la responsabilità e la giustizia nei nostri governi. Dimostriamo che possiamo combattere la corruzione anche in Italia!

http://www.avaaz.org/it/legge_anticorruzione/?vl

Con speranza e tanta determinazione,

Luis, Giulia, Ricken, Ben, Mia, Emma, Iain e tutto il team di Avaaz (27 settembre 2010).

Cari amici,

Giovedì Berlusconi vincerà con ogni probabilità il voto in Parlamento sul programma che ignora totalmente il più grande attentato alla nostra democrazia: la corruzione. Non permettiamogli di portare a termine un mandato focalizzato esclusivamente sulle sue priorità politiche: trasformiamo questo momento in un punto di svolta nella battaglia per la legge anti-corruzione.


Firma la Petizione!


PER APPROFONDIMENTI:

Il Sole 24 Ore, “La corruzione in Italia è una tassa occulta da 60 miliardi l’anno e grava anche sui neonati”:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-07-06/corruzione-italia-tassa-occulta-094757.shtml?uuid=AYEsnT5B

La Repubblica, “Così imprese in odor di mafia si preparavano a sfruttare la ricostruzione de L’Aquila”:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/13/cosi-imprese-in-odore-di-mafia-si.html

La Repubblica, “P3, su Lodo Alfano e Mondadori facevamo pressione su Cassazione e Consulta”:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/13/cosi-imprese-in-odore-di-mafia-si.html


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Blog di Beppe Grillo – Siamo vivi! Siamo vivi! Siamo vivi!

Bellissimo discorso di Beppe Grillo, ha pienamente ragione, avanti gente, se lo vogliamo veramente la piovra e la casta possono essere sconfittte!

Blog di Beppe Grillo – Siamo vivi! Siamo vivi! Siamo vivi!.

Siamo vivi, vivi! Siamo usciti dalle catacombe. Siamo sopra e oltre. Sopra al nulla della politica, oltre questa civiltà basata sul denaro e sul consumismo. Sopra e oltre. Io ci credo, voi ci credete. La Rete ci ha unito. Possiamo cambiare la società, il mondo solo se lo vogliamo. Cosa abbiamo da perdere? Ognuno vale uno. Chiunque di voi può fare la differenza, essere un leader. Ognuno è un leader se riesce a trasformare i suoi sogni in realtà. Oggi, qui, ci sono migliaia di ragazze e di ragazzi. Siete l’avanguardia di una Nuova Italia, un posto più bello di questo, onesto, più leggero, senza odi, senza mafie. Voi avete il vostro destino nelle mani, non fatevi comprare, non perdetevi dietro a falsi valori. Quando vi ricorderete di Woodstock, magari tra trent’anni, e vi domanderete cosa avete fatto per voi e per gli altri, che cosa vi risponderete? Cosa direte ai vostri figli? Potrete guardarvi allo specchio?
Noi siamo vivi in un Paese di morti, di vecchi che occupano ogni spazio e si credono eterni, che si nutrono di potere e si sono fottuti la vita. Noi non siamo in vendita, non siamo merce, non crediamo a una società basata sul profitto, sul PIL. Vogliamo tutto perché non abbiamo più niente. Non l’aria pulita, non l’acqua pubblica, non una scuola di eccellenza, neppure la sicurezza di un lavoro e quando lavoriamo la sicurezza di non morire sul lavoro. Gli operai di oggi sono al fronte, sono loro i partigiani che combattono per dare da mangiare ai loro figli e muoiono come topi nelle cisterne.
L’Italia non è una democrazia, il cittadino non è rappresentato in Parlamento, non può votare il proprio candidato. Il Parlamento è eletto dalla mafia, dalla massoneria, dai vertici dei partiti, non dai cittadini. Sei persone decidono per tutto il Paese. L’Italia è un sistema capitalistico/mafioso con le pezze al culo, basato sul debito pubblico e sulle concessioni dello Stato. Ogni italiano è indebitato per 30.000 euro.Il debito aumenta di 100 miliardi di euro all’anno, stiamo andando verso il default. Quando i soldi contaminano la politica, la politica diventa merda, si fa politica per i soldi, non per servizio civile, come dovrebbe essere. Il MoVimento 5 Stelle non vuole i soldi, vuole poter volare alto, far volare le sue idee. Non ha ideologie, ma idee. I partiti prendono un miliardo di euro di finanziamenti elettorali nonostante un referendum che li abbia proibiti, nessuno si scandalizza, passano tutti all’incasso.
L’equazione è semplice senza soldi spariscono i partiti, sono fatti di soldi, di niente. Che dignità può avere un parlamentare che matura la pensione dopo due a anni e mezzo di fronte a milioni di persone che la pensione non la vedranno mai, che moriranno prima di andarci, che devono maturare 40 anni di contributi?
Ci sono voluti tre anni perché la proposta di legge Parlamento Pulito venisse discussa alla Commissione del Senato. Tre anni, trentasei mesi, più di mille giorni perché quattro senatori muovessero il culo per ascoltare 350.000 cittadini che al rimo Vday di Bologna chiedevano delle cose semplici, scontate in un Paese appena normale: nomina diretta del candidato, due legislature, nessuno condannato in via definitiva. Ci hanno definiti populisti, demagoghi, qualunquisti, violenti, volgari solo perché volevamo riaffermare il principio di democrazia in questo Paese. I partiti sono morti, zombie che camminano, strutture del passato, costruzioni artificiali. Sono diventati barriere tra le persone e lo Stato. Lo Stato siamo noi, non i partiti. E’ finito il tempo della delega in bianco. Il cittadino deve entrare nelle istituzioni come servizio civile per un periodo limitato e poi tornare alla propria attività. Non esiste il politico di professione, esistono i mantenuti a vita di professione come Chiamparino, Fassino, D’Alema, come Maroni, Bossi e tutta la sua grande famiglia, come Andreotti, il prescritto per mafia che ha detto di Ambrosoli, uno dei pochi eroi di questo Paese, “Se l’è cercata!”.
Noi siamo vivi e loro sono morti, in decomposizione, se li tocchiamo moriremo anche noi. Parlano di alleanze, di percentuali, di schieramenti, ma in realtà parlano sempre e soltanto di una cosa: come conservare il loro potere. Il MoVimento 5 Stelle farà alleanze, anche una al mese, una alla settimana, ma solo con i cittadini, con i movimenti per l’acqua pubblica, per una libera informazione non finanziata dallo Stato, contro la TAV in Val di Susa, contro le centrali nucleari, contro la base americana di Dal Molin. L’Italia ripudia la guerra e spende più per armamenti che per opere di pace. Persino Bono degli U2 ci ha mandato a fanculo, non manteniamo le promesse di aiuti umanitari e spendiamo 15 miliardi di euro per 131 caccia bombardieri dagli Stati Uniti, finanziamo la più grande industria bellica del mondo e chiudiamo le scuole.
Il MoVimento 5 Stelle ha preso mezzo milione di voti senza finanziamenti, senza media, giornali, televisioni, ogni voto è costato solo 8 centesimi al MoVimento, nulla ai cittadini, grazie alla Rete, al passaparola. La Rete è anticapitalista, la politica si fa con le idee, non con il capitale.
Il portale del Movimento 5 Stelle è il luogo di incontro, di creazione delle idee, della condivisione delle proposte. Chiunque non sia già iscritto a un partito può iscriversi gratis. Gli iscritti potranno creare una lista civica, proporre un candidato e in futuro modificare il programma in stile Wikipedia, collegarsi in una rete sociale come in Facebook, scambiarsi esperienze. Gli iscritti al MoVimento 5 Stelle sono circa 100.000. 100.000 persone informate e motivate possono trasformare il Paese. Noi siamo “Altri” non esistiamo nei sondaggi, ma siamo gli unici ad avere un Programma creato in Rete, questo Programma va stampato, diffuso, discusso. Il MoVimento coincide con le sue proposte, con le sua azioni civili, con il suo Programma. Chi dice che facciamo proteste e non proposte è in malafede o un imbecille inconsapevole.
“Ora che il governo della Repubblica è caduto nelle mani di pochi prepotenti … ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze, che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti e che a molti manchi il necessario per vivere? Che costruiscano case e case l’una appresso all’altra e che molti non abbiano un tetto per la propria famiglia? Per noi la miseria in casa, i debiti, triste l’oggi e incerto il domani. Che abbiamo, insomma, se non l’infelicità del vivere?”
Non l’ho detto io, non è l’Italia di oggi, sono le parole di Catilina pronunciate nel 64 prima di Cristo a Roma. L’Italia non è cambiata in duemila anni, per questo può cambiare oggi, solo i pazzi credono nell’impossibile e noi siamo i pazzi della democrazia. Il MoVimento 5 Stelle è nato il giorno di San Francesco, 4 ottobre del 2009, Francesco era chiamato il pazzo di Dio, noi siamo i pazzi della democrazia. Crediamo sia possibile un mondo basato sull’equità sociale, sulla solidarietà, sul rispetto dell’altro, sul diritto alla felicità, in cui chiunque può volare.
Vogliamo tutto e lo vogliamo subito. Cosa abbiamo da perdere? Perché non crederci? Perché non lottare per il nostro futuro? Non abbiamo altro. Non abbiamo scelta.
Ognuno deve impegnarsi, ognuno conta uno.
Sopra e avanti.

ComeDonChisciotte – GOOD BYE USA-KINEH

In quanto a barbarie gli USA competono con l’Iran. No alla pena di morte, senza se e senza ma.

Fonte: ComeDonChisciotte – GOOD BYE USA-KINEH.

DI GABRIELE ADINOLFI
noreporter.org

Qui la civiltà; i barbari stanno fuori

Teresa Lewis (nella foto) è morta in Virginia, lo Stato guida di quel sud che fu “liberato” un secolo e mezzo fa dagli apostoli del progresso.
E’ morta di notte perché nei civilizzatissimi States non si ha più l’abitudine di offrire al condannato l’ultima alba.
E’ stata giustiziata perchè, accusata di aver avuto una qualche complicità nell’uccisione del marito, fu riconosciuta colpevole, esattamente come l’iraniana Sakineh e malgrado i suoi ritardi psichici lasciassero adito a più di un dubbio. La mobilitazione per salvare la Lewis non ha avuto paragone con quella ancora in atto per la detenuta iraniana.
L’Occidente si scandalizza per l’orribile pena cui quest’ultima è destinata: la lapidazione.

E’ giusto inorridire per la lapidazione.
La Lewis invece è stata eliminata pulitamente. L’hanno soppressa con un’iniezione letale.
Detta così potrebbe lasciar pensare ad una sorta di sonnifero per cui uno si addormenta e non si sveglia più. Invece si tratta di ben altro fenomeno. Il composto iniettato nelle vene, quello che porta all’annunciato “arresto cardiaco” produce un progressivo irrigidimento delle membra, dei muscoli, l’atrofia dei polmoni, fino ad un senso insopportabile di soffocamento. Un’agonia ignobile e interminabile.
Non ha l’aspetto barbaro delle pietre scagliate su di una persona sepolta fino al collo, ma non è pratica migliore.
Negli Usa, nel paradiso democratico, nella nazione guida del fondamentalismo biblico in salsa liberal, c’è di peggio. Si può venire fritti a fuoco lento su di una sedia elettrica, oppure soppressi in un’agonia di ore nella camera a gas. Un modo di morire così lungo e complesso che dovrebbe indurre a riflettere. Oppure si può semplicemente venire impiccati. Un sistema rapido, secco: con l’osso del collo che si spezza di colpo? Non proprio. Basti pensare che i boia di Norimberga si attrezzarono per far durare ogni agonia più di tre quarti d’ora. E, non contenti, fecero le botole così strette che le vittime si contusero e si ferirono in sopraggiunta. Solo ogni tanto c’è un po’ dignità umana nelle esecuzioni americane – che comunque avvengono solitamente dopo quindici o vent’anni di galera – ed è nei pochi casi in cui il condannato viene fucilato.

Questo almeno è un modo pulito, l’unico che non mette in evidenza innanzitutto e solo la perversione subumana del carnefice veterotestamentario.
Tutto questo non è però oggetto d’indignazione pubblica. Gli Usa sono gli Usa, il mondo di Hollywood e della Cnn, il mondo dei telefilms, quello dei Buoni. Quando si tratta di loro, al massimo ci si mobilita per “sensibilizzarli”.
Per inorridirsi no. Per quello abbiamo il mostro, quello che dobbiamo tenere lontano dalle nostre case e che a questo scopo ci fa acclamare ed amare le stelle le strisce del Grande Fratello.
Salvo poi, sulla falsa riga delle demagogie di Fini e Vendola, invitarlo in casa nostra fino ad offrirgli la nazionalità. Secondo l’ultima bestemmia internazionalista che confonde il sangue, il suolo, i Lari e la cultura con il codice fiscale e la partita Iva.

Noi, politicamente corretti e quotidianamente idioti, non dobbiamo pensare ma soltanto reagire emotivamente a comando, e possiamo inorridire solo per ciò che è ufficialmente barbaro.
E nemmeno sempre per quello. Bisogna che l’oggetto di violenza del barbaro sia una categoria che fa lobby: le donne, i gay, o gli animali (quelli per interposta persona ovviamente).
Perché il mondo liberal è così. Non soltanto si è stratificato su di una serie di orrori quotidiani che Attila non avrebbe neppure osato immaginare, non soltanto è ingiusto, sperequativo e liberticida come nemmeno il più fantasioso Polpot avrebbe osato sognare, ma concede la possibilità di lamentarsi per le libertà, per le dignità delle minoranze, vere o presunte che siano.
Le libertà e le dignità, cavalli di battaglia delle generazioni della nevrosi postsessantottina, hanno ucciso, nella pluralità indifferenziata, la libertà, la dignità. E non c’è più alcuna possibilità di difesa per chiunque sia un cittadino comune. Il quale può solo indignarsi per Sakineh e mugugnare un po’ per la Lewis, ma non potrà impedire di essere sepolto sotto i detriti del progresso.

Gabriele Adinolfi
Fonte: http://www.noreporter.org
Link: http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14814:good-bye-usa-kineh&catid=7:alterview&Itemid=13
24.09.2010

Paolo Franceschetti: I servizi segreti nell’ambito dei tre poteri dello Stato.

Che i servizi segreti siano al servizio della P2 e non della costituzione è chiaro da tempo

Fonte: Paolo Franceschetti: I servizi segreti nell’ambito dei tre poteri dello Stato..

Ovvero: La bufala della teoria della tripartizione.

Paolo Franceschetti

Sommario. 1. Premessa. La teoria della tripartizione. 2. Come funzionano i servizi segreti in teoria. 3. Come funzionano i servizi segreti in pratica. 4. Il vero potere dello stato il potere economico. 5. Conseguenze e ricadute giuridiche. 6. Conclusioni e prospettive di riforma. 7. Una storia finale.

1. Premessa. La teoria della tripartizione.
Come abbiamo più volte sottolineato in questo blog, e come è noto a chi si informa da fonti non ufficiali, ogni cittadino, non solo italiano, viene bombardato di false notizie fin dall’infanzia, in modo che non abbia chiara la percezione di come funziona il mondo.
La disinformazione fa da padrona anche nell’Università, che in teoria dovrebbe essere il tempio del sapere.
Per quanto riguarda la facoltà di legge, una delle bufale che ci propinano fin dal primo anno, all’esame di diritto costituzionale, è quella della teoria della tripartizione.

Questa teoria risalirebbe a Montesquieu, e sarebbe valida ancora oggi perché lo stato moderno sarebbe fondato, secondo tutti gli studiosi concordi, sui suoi principi.

In base ad essa i poteri dello stato sarebbero tre:
legislativo (il parlamento);
esecutivo (il governo);
giudiziario (la magistratura).

Tale teoria la troviamo trasposta anche nella Costituzione, ove la parte II si intitola infatti “Ordinamento della Repubblica”, ed è divisa in: Parlamento, Governo, Magistratura.

Questi tre poteri sarebbero direttamente riconducibili alla volontà popolare, secondo l’articolo 1 che enuncia: “la sovranità appartiene al popolo”.
Il popolo infatti eleggerebbe i rappresentanti in parlamento: i politici eletti farebbero le leggi; il governo dovrebbe eseguire le leggi; e la magistratura dovrebbe vigilare sulla corretta applicazione delle leggi.
Tutti i poteri in altre parole discenderebbero dal popolo, che sarebbe, appunto, sovrano.

Questa ricostruzione è una balla colossale per due ragioni.
Anzitutto perché in realtà il popolo non è affatto sovrano, in quanto non ha il potere di scegliere i suoi rappresentanti; le ultime leggi elettorali, infatti, hanno completamente azzerato il rapporto diretto tra eletti ed elettori.
In secondo luogo, i politici dipendono strettamente dal potere economico, e dai servizi segreti, di cui eseguono supinamente le direttive.

Se ciò che dico pare esagerato, vediamo di affrontare meglio la questione.

2. Come funzionano i servizi segreti in teoria.
I servizi segreti, in ogni paese, sono quegli organi deputati alla difesa dello Stato, con il compito di raccogliere informazioni rilevanti per il governo e il parlamento; la loro particolarità è che possono agire anche con mezzi non ortodossi, ovverosia illegali, commettendo reati. E dispongono di fondi, molti dei quali fuori da ogni controllo istituzionale.

Per capire come funzionano i servizi segreti sono fondamentali due libri: quello di Aldo Giannuli, divulgativo e di facile lettura, che ne spiega il funzionamento in teoria (sia pure con molti esempi pratici); e quello di Giuseppe De Lutiis, I servizi segreti in Italia, che traccia la storia dei nostri servizi segreti, dimostrando, dati e fatti alla mano, come tale organo abbia influenzato la politica italiana nel corso di questi ultimi decenni, a tal punto che si può affermare che sono loro il vero motore del paese.

Partiamo da una prima constatazione. I servizi segreti sono denominati in realtà “servizi di informazione”.
I loro nomi sono infatti attualmente AISE (agenzia di informazioni e sicurezza esterna) e AISI (agenzia di informazioni e sicurezza interna).

Il vero compito di un servizio segreto, infatti, non è solo uccidere, combattere i servizi segreti di altri paesi, sventare attentati, sequestrare e uccidere politici come Moro, ecc. Quella è una parte poco rilevante dell’attività dei servizi, tra le meno importanti.

L’attività principale di un servizio segreto è quella di raccogliere informazioni.
In teoria un servizio segreto (un servizio segreto vero, intendo), che sia al soldo di un governo veramente democratico, dovrebbe raccogliere informazioni su chiunque (anche semplici cittadini, perché no? nonché politici magistrati, ma soprattutto su criminalità organizzata, terrorismo, ecc.) e poi relazionare al governo, o agli organi che lo richiedono, affinché si neutralizzino i pericoli per la democrazia e il paese.
Il compito di neutralizzare i pericoli non spetta poi al servizio segreto, ma a tre organi diversi:
1) alla polizia (quando si tratta di pericoli derivanti dalla criminalità comune),
2) all’esercito (quando il pericolo deriva da uno stato estero),
3) o al parlamento.
Ad esempio: i ministri di un governo da poco insediato, con politici magari al loro primo incarico, saranno completamente all’oscuro dei pericoli derivanti da stati esteri, del modo di agire delle varie mafie, delle cellule terroristiche presenti nel territorio, ecc.
Spetterà quindi ai servizi segreti fare relazioni sui pericoli prioritari per la sicurezza nazionale, allertare chi di dovere di eventuali infiltrati negli apparati di governo, ecc.
E in base a queste informazioni il governo deciderà poi dove e come stanziare fondi, se per la lotta alla droga, alla mafia, al terrorismo, ecc., le zone in cui operare, ecc.

In tal modo è ovvio che si influenza in modo decisivo la linea di politica interna ed esterna.

Ora, date queste caratteristiche, le loro operazioni, nelle mani giuste (cioè con i politici giusti e con le leggi giuste) possono trasformare un paese in un’oasi di sicurezza e di pace.
In uno Stato realmente democratico, ove i funzionari dei servizi fossero scelti per meriti, per lealtà allo Stato, e per onestà, il servizio segreto sarebbe un organo vitale per la difesa dei cittadini e della democrazia.

3. Come funzionano i servizi segreti in pratica.
Fin qui la teoria.
Nella pratica però inizia il problema.
Nelle mani sbagliate i servizi segreti possono trasformarsi in un micidiale strumento di morte e di sopraffazione della popolazione.
Dal momento che sono in possesso di informazioni vitali su stati esteri, criminalità interna esterna, cittadini, politici, aziende, ecc., possono condizionare a loro piacimento la politica del paese.

Se i servizi segreti utilizzano male il loro potere, possono distorcere le informazioni, e piegare gli organi costituzionali, siano essi il governo, il parlamento o la magistratura, ai loro scopi.

Inoltre potendo operare nell’illegalità, e potendo trincerarsi dietro al “segreto” apposto sulle loro operazioni, possono compiere qualsiasi tipo di operazione illegale.

Qui nasce il pericolo.

Infatti il servizio segreto ha il potere di inventare pericoli inesistenti; di minimizzare il rischio derivanti da singoli settori della criminalità, ecc.
Inventando pericoli militari inesistenti possono ad esempio far affluire soldi al ministro della difesa piuttosto che a quello dell’istruzione.
Minimizzando la potenza delle varie mafie distoglieranno fondi dalle forze di polizia, ecc.
Confezionando scandali ad hoc potranno far saltare poltrone, promuovere la nomina di determinate persone; possono uccidere testimoni scomodi, possono ditruggere organizzazioni politiche infiltrandole ed eterodirigendone i fini, possono ricattare.

E questo pericolo è tanto più concreto, quanto più il sistema di reclutamento dei funzionari dei servizi sia poco trasparente e corrotto; ora, dal momento che è noto il grado di corruzione a tutti i livelli, dei politici e dei funzionari pubblici in generale, va da sé che con lo stesso metodo saranno reclutati i dipendenti del servizio segreto.
Con quale risultato è facile immaginare. E’ sufficiente rammentare alcuni fatti:

- in ogni strage italiana, da Capaci, a Portella della Ginestra, passando per casi eclatanti come il sequestro Moro, c’era sempre dietro lo zampino dei servizi che – quanto meno – hanno depistato e deviato le indagini.

In alcuni casi, come quello del sequestro Moro, c’è praticamente la certezza che i servizi abbiano organizzato e condotto tutto il sequestro, come abbiamo avuto modo di vedere proprio su questo blog.

Per le stragi di Capaci e via D’Amelio, è praticamente provato che il telecomando che fece saltare in aria Borsellino fu azionato dal Cerisde di Palermo, situato a Castel Utveggio, sede dei servizi segreti; e che dalla stessa sede partì la telefonata che avvertì Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi.
Di più. La strage di Via D’Amelio pare sia stata organizzata dai SOLI servizi segreti, senza la mafia, che si è solo presa la colpa, così come a suo tempo i brigatisti rossi si presero la responsabilità del sequestro Moro (ma è stato dimostrato che i brigatisti più noti erano in realtà uomini dei servizi).

E questi sono esempi.

In compenso non esiste una sola strage in Italia, o un solo evento importante, che i servizi segreti abbiano contribuito a risolvere, facendo arrestare i colpevoli.
Anzi. Nei vari processi per strage italiani, da Ustica a Piazza della Loggia al Mostro di Firenze, si riscontra sempre, inevitabilmente, con una precisione quasi chirurgica, la morte di tutti i testimoni chiave, degli investigatori, ecc. Sono morti per incidenti, per malori improvvisi, ecc., ma – come abbiamo trattato diffusamente in molti articoli del nostro blog – si tratta di morti effettuate con la stessa tecnica, con le stesse modalità, con la stessa tempistica, addirittura con identici simbolismi; e queste morti non sono attribuibili alla mafia, o alla criminalità organizzata in genere. Tecniche così sofisticate e precise possono essere il frutto unicamente di un lavoro effettuato dai servizi segreti.
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Ricordiamo poi vicende come quella del Generale Santovito, imputato nel traffico d’armi in una vicenda che coinvolgeva OLP e BR, morto prima della sentenza.
O quella del generale dei ROS Ganzer, condannato a 14 anni per traffico di stupefacenti; poi i depistaggi dei servizi nella vicenda Toni e De Palo, ecc.
L’elenco è infinito e potrebbe continuare a lungo.

- i funzionari dei servizi corrotti, o implicati in qualche scandalo, sono stati non arrestati e degradati, come dovrebbe essere, ma addirittura promossi o collocati in posti di prestigio. Ricordiamo ad esempio il caso del generale Mori che, messo sotto inchiesta per la mancata perquisizione al covo di Riina, è stato prima nominato capo della sicurezza del Porto di Gioia Tauro, e poi capo della sicurezza del Comune di Roma, da Alemanno.

Il genersale Miceli, capo del SID, arrestato per cospirazione contro lo stato, e sospettato di essere coinvolto in attentati, stragi, nel Golpe Borghese e delitti vari (in quanto faceva parte dell’organizzazione Rosa dei venti), coinvolto nella P2, fu assolto e promosso a generale d’armata. E, giusto per non farsi mancare niente, come ulteriore premio fu eletto deputato nell’MSI.

A questi dati ne dobbiamo aggiungere un altro:

- I vertici dei servizi, per anni, sono stati anche membri della P2 o della massoneria. Nella lista della P2 c’erano 22 generali dell’esercito e 12 generali dei Caraninieri. Nonchè tutti i vertici dei servizi segreti, Miceli, Santovito, Pelosi, Allavena, Grassini, La Bruna.

Che significa questo?
Significa che è fortissimo il legame tra servizi segreti e massoneria. Per dirla tutta, e con parole chiare, il sospetto è che i servizi segreti dipendano in realtà non dal ministro in carica, ma dai vertici della massoneria. E che cariche, compiti, fini, siano decisi non a livello politico ma massonico.

I risultati pratici ed operativi di questa situazione possono essere riassunti con alcuni esempi.

Si deve far saltare la poltrona su cui siede Marrazzo? Ecco confezionato ad hoc lo scandalo dei trans. La firma dei servizi è inequivocabile, non solo per la tecnica usata, ma anche perché il luogo dello scandalo era quella famosa via Gradoli, dove dicono fu tenuto Moro prigioniero, che altro non è se non uno stabile di proprietà dei servizi segreti.

Si deve mandare un pesante avvertimento ad Andreotti? Ecco lì belli e pronti alcuni falsi pentiti che dichiarano pure di aver visto Andreotti baciarsi con Riina. Beninteso: non sto dicendo che le accuse mosse ad Andreotti fossero false. Sto solo dicendo che ad essere falso era in realtà il processo, perché i sospetti sulla collusioni di Andreotti con la mafia (per non dire le certezze) esistevano da molto tempo (dai tempi in cui Nando Dalla Chiesa scrisse “Delitto imperfetto”). Il punto è che le accuse sono emerse solo dopo molto tempo, e solo quando si trattava di punire Andreotti per ben altri motivi; motivi tutti interni alla massoneria internazionale, e che nulla hanno a che vedere con ragioni come legalità e giustizia.

Stessa cosa è stata fatta per Berlusconi. Le accuse di collusioni con la mafia ci sono da anni; sono note le vicende di Mangano, la condanna di Dell’Utri per associazione a delinquere di stampo mafioso, ecc., ma la notizia delle collusioni tra mafia e Forza Italia è stata sparata su tutti i giornali e sulle stesse TV di Berlusconi solo al momento giusto, quando cioè si trattava di dare un ulteriore colpo a Berlusconi, per affossarne la leadership. C’è poco da dubitare che le dichiarazioni del pentito Spatuzza (irrilevanti a livello giuridico, come abbiamo detto in un altro nostro articolo) siano un’operazione ben congegnata dei servizi.

Si deve mandare un messaggio trasversale, un ricatto, una minaccia? Ecco pronto il dossier sull’acquisto irregolare di una casa per Fini, per D’Alema, e per chiunque, detto in parole povere, rompa i coglioni.

E’ nata un’organizzazione politica che si impegna troppo nel sociale? E’ stato creato un centro sociale che potrebbe attivarsi troppo per far capire alla gente come funziona il sistema?
Ecco inviati un bel po’ di infiltrati dei servizi, che in poco tempo distruggono l’organizzazione, o la rendono innocua uccidendo o mettendo fuori gioco i membri più pericolosi. Qualche esempio pratico? Eccolo.

Forza Nuova ha un programma troppo smaccatamente antisistema e troppo pericoloso? Ecco belli pronti e confezionati degli articoli di giornale che li presentano come razzisti e fascisti; ecco confezionato qualche bell’incidente che coinvolga i Forzanovisti, magari con qualche morto (come quello di Nicola Tommasoli) in modo che la gente associ il nome di Forza Nuova a quello di razzisti assassini. Non a caso Forza Nuova è l’unico movimento che si batte avendo tra i 9 punti del suo programma ufficiale l’abolizione dei servizi segreti.

Il centro sociale Leoncavallo è troppo attivo? Ecco qui belli e pronti incidenti stradali per i più pericolosi:

- un bel suicidio per l’avvocato del leoncavallo Lucio Iassa;
- una morte tra le fiamme, per Betty Altomare,
- un assassinio per Fausto e Iaio (ovviamente attribuito ai fascisti) ecc.
- Se poi qualche giornalista, come Mauro Brutto, inizia a sospettare che dietro ai due omicidi non ci sono i fascisti, ma i servizi segreti, no problem: lo si fa investire da una Simca 1100 che toglie di mezzo il rompicoglioni.

Delle morti sospette nei centri sociali ne abbiamo parlato più diffusamente qui.:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/lettere-da-una-lettrice-sui-centri.html

L’immenso potere dei servizi spiega, ad esempio, come possa essere eletto parlamentare un politico come D’Elia, che si è fatto venti anni di galera per aver ucciso a sangue freddo un poliziotto; non perché – come ha detto il prode difensore dei deboli Bertinotti – è un uomo che ha pagato il suo debito con la giustizia, ma perché era un uomo dei servizi, che ha agito sotto copertura, e che poi è stato premiato per il “servizio” reso ai “servizi”.

4. Il vero potere dello Stato. Il potere economico.
A questo punto però c’è da rispondere ad una domanda fondamentale.
A chi rispondono i servizi?
Se è vero infatti che sono questi l’organo più potente dello Stato, è anche vero che essi non hanno finalità proprie, ma dipendono a loro volta da altri poteri.
Per rispondere occorre conoscere la storia, il diritto, e la cronaca giudiziaria, per capire che sono tre gli enti cui fanno realmente capo i servizi, ma nessuno di essi è un organo regolare.

Andiamo con ordine.

Dal punto di vista giuridico, occorre leggere la nostra costituzione e alcune leggi che riguardano gli organi statali più importanti, e allora è facile individuare la prima risposta: le banche. Senza leggere teorie complottiste o autori notoriamente antisistema, è sufficiente leggere la legge con cui viene regolato il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE, per capire che sono le banche i veri padroni del sistema in cui viviamo (capisaldi di questa legislazione delirante sono: le immunità di cui godono gli amministratori della BCE, la completa indipendenza da parlamenti e governi, e il totale assoggettamento delle banche centrali al potere delle banche private anche estere).

Dal punto di vista storico, un’analisi dei rapporti tra il nostro Stato e gli USA ci fa capire che noi siamo uno Stato a sovranità limitata, nel senso che dipendiamo sia economicamente sia dal punto di vista militare dagli USA, quindi dalla CIA. Lo dimostrano, a tacer d’altro, le innumerevoli basi NATO sparse sul territorio nazionale, che sarebbero impensabili in uno Stato veramente sovrano.

Infine, la cronaca giudiziaria – che ha dimostrato come i vertici dei servizi per decenni fossero tutti scelti all’interno della P2 – ha dimostrato che l’ente più potente, che comanda direttamente i servizi segreti, è un ente non statale: la massoneria.

Massoneria, banche e servizi segreti costituiscono quindi un connubio indissolubile, e sono portatori di interessi unitari; interessi che vengono perseguiti tramite i servizi segreti, che sono quindi un organo non al servizio del nostro governo (spesso i ministri in carica non sanno neanche come funzionano nella pratica, i servizi) ma al servizio del potere economico internazionale.
A tal proposito mi ricordo un colloquio che ebbi con l’onorevole Falco Accame, tempo fa, il quale mi disse che all’epoca in cui fu nominato sottosegretario alla Difesa, passando per gli uffici della Difesa notava degli uffici con scritto “Ufficio SB”; racconta che con alcuni suoi amici, non sapendo di cosa si trattasse, e non riuscendo a capire quali funzioni avessero questi uffici, ironizzava su di essi e li chiamavano “uffici servizi bassi”. Solo dopo molto tempo capì che era “ufficio Stay Behind”: Gladio, insomma.

5. Ricadute giuridiche di questa situazione.
In altre parole, e concludendo, viviamo in un paese ove l’organo più delicato e potente dello Stato non ha alcuna garanzia costituzionale e opera fuori da ogni controllo e al soldo di poteri che non sono affatto previsti dalla Costituzione.
Le ricadute di questa situazione dal punto di vista giuridico sono molteplici.

Primo. La sovranità non appartiene al popolo, ma al potere economico. Non a caso la sovranità monetaria, una delle più importanti forme di sovranità statale, è in mano alle banche private.
Se ne va a farsi benedire quindi l’articolo 1 della Costituzione.

Secondo. Il diritto all’informazione è una vana chimera. La verità è che le informazioni sono filtrate, manipolate, condizionate dai servizi segreti. Talvolta le notizie non sono semplicemente manipolate: sono addirittura create ad hoc (si pensi al falso dossier sulle famigerate armi chimiche inesistenti di Saddam Hussein, preparato dal nostro governo, che fu – ufficialmente – la scintilla che fece scoppiare la guerra in Iraq).
Viene vanificato cioè l’articolo 21 della Costituzione.

Terzo. Il diritto alla giustizia è, nei casi più gravi, nulla più che una chimera. I processi più importanti sono manipolati in modo da lasciare impuniti i colpevoli, in quanto la giustizia viene condizionata in vario modo, dall’uccisione dei testimoni alla corruzione dei magistrati, fino all’eliminazione fisica di magistrati, poliziotti o carabinieri che conducono seriamente le indagini.
Come abbiamo detto, è da spiegare nell’intervento costante dei servizi segreti in ogni strage italiana, nonché nei delitti più importanti, il motivo della mancata assicurazione alla giustizia dei responsabili.
In poche parole, viene reso come carta straccia tutto il titolo IV della Costituzione, dedicato alla magistratura.

Quarto. Una chimera senza fondamento è l’articolo 28, secondo cui i funzionari dello Stato sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti.
La recente legge sui servizi segreti, infatti, la L. 124/2007 ha addirittura rafforzato la possibilità per i dipendenti di questi organi, la possibilità di commettere reati e l’impunità per la loro commissione.
Quindi la verità è che ad essere responsabili saranno tutt’al più alcuni dipendenti pubblici in settori non vitali della Repubblica; ma i funzionari che ricoprono incarichi più delicati potranno fare quello che vogliono, sicuri della totale immunità.

6. Conclusioni e prospettive di riforma.
La situazione che abbiamo delineato sembrerebbe drammatica ma non lo è così tanto, sol che si pensi che la nostra nazione è diventata democratica da poco più di un secolo; e la monarchia è scomparsa definitivamente solo dal ’47 in poi.

Poco più di sessanta anni non possono garantire un passaggio da millenni di stato assoluto ad uno stato democratico. Per far questo ci vorranno ancora molti decenni, molto sangue, molte ingiustizie.
Presa coscienza del problema, i primi progetti politici seri dovranno essere quelli di una riforma dei servizi in senso democratico, dando a questo organo delle garanzie costituzionali; riforma non disgiunta da una completa revisione della Costituzione, in modo che siano veramente assicurati i diritto fondamentali ad ogni individuo.

In particolare, sarà necessario adeguare sempre di più i servizi al quel principio di trasparenza che, in teoria, dovrebbe permeare tutto il sistema amministrativo italiano, ricordandoci che anche tali organi sono pur sempre organi amministrativi, soggetti alle regole del diritto costituzionale e amministrativo.

Per ora, noi cittadini dobbiamo accontentarci di capire il sistema, sperando che sensibilizzando un numero maggiore di persone, venga presto il giorno in cui saranno in molti a chiedere una riforma dei servizi segreti, per trasformarli in un organo realmente a difesa del cittadino.
Tale trasformazione dovrebbe essere chiesta anche dagli appartenenti ai servizi stessi, perché i primi a pagare il prezzo di questo sistema sono i dipendenti dei servizi stessi, che – vivendo nell’illegalità e nell’ombra – possono essere uccisi da un momento all’altro quando giudicati scomodi per qualche motivo, o quando siano portatori di segreti troppo pericolosi.
Per esemplificare la drammatica situazione in cui vivono i dipendenti dei servizi stessi, concludo con il racconto di un mio amico di infanzia, il cui padre era un funzionario dei servizi segreti. All’età di dodici anni gli uccisero il padre, e la cosa – manco a dirlo – fu fatta passare per suicidio. In quello stesso periodo si “suicidarono” altri due funzionari dei servizi nel paese in cui viveva, Bracciano.

7. Una storia finale.
Per esemplificare la drammatica situazione in cui hanno sempre vissuto i dipendenti dei servizi stessi, concludo con il racconto di un mio amico di infanzia, che per comodità potremmo chiamare Giulio, Adriano o Cesare.

Il padre era un funzionario dei servizi segreti durante gli “anni di piombo”.
All’età di dodici anni perse il padre, secondo quella che definirei una “moda intramontabile”, ovvero il suicidio. Naturalmente, con il passare del tempo e l’aumento di queste morti a dir poco sospette, la storia ufficiale ha riconosciuto, con un abile gioco di parole, che non “si suicidarono” ma “furono suicidati”. D’altronde – mi racconta Giulio – era in corso una vera e propria guerra, nella quale era difficile comprendere quali fazioni fossero al servizio dello Stato e quali invece fossero “deviate”, tanto che fin troppo spesso questa verità era ignota anche agli stessi agenti.
Il trasferimento da un nuovo incarico, anche di maggior prestigio, non rappresentava quasi mai una promozione, ma solo la morte di un collega: per questo, appena giunta la notizia del richiamo in patria, il padre di Giulio comprese immediatamente la situazione. Sapeva che sarebbe morto e ne rese partecipe la famiglia, cercando di prepararla alle difficili situazioni che sarebbero seguite.
Purtroppo al peggio non c’è limite e neanche il momento di maggior dolore è in grado di allontanare la “guerra” dai superstiti, i familiari, vittime anch’essi di questi giochi di potere. La storia delle famiglie di almeno un’ottantina di fedeli servitori dello Stato è stata sempre la stessa:
- sequestro dei corpi ed esami autoptici condotti da medici legali “autorizzati”;
- perquisizioni effettuate tra i parenti in lacrime, finalizzate alla ricerca di armi, documenti ed effetti personali;
- funerali blindati, ai quali non è mai intervenuta nessuna autorità, né collega;
- blocco dei conti bancari noti ed insabbiamento delle pratiche pensionistiche, qualora una famiglia osi chiedere il riconoscimento della morte in servizio o per cause inerenti il servizio: in questo caso, nell’ottica che infangare è più semplice che premiare (ovvero spiegare al popolo fatti oggettivamente scomodi), sono stati versati fiumi di veleno che giustificassero quanto avvenuto. Il padre di Giulio, come gli altri, fu descritto come uno che aveva avuto relazioni extraconiugali, debiti, che amava la bella vita, le auto di lusso e le donne: al tempo stesso però, la sera era sempre rientrato a casa, giocava con i figli e non litigava mai con la moglie. Aveva un orticello dove coltivava la terra e trascorreva le poche giornate libere con la famiglia e gli amici e Giulio non vide mai queste belle donne e queste macchine.
Fortunatamente però le giornate duravano solo 24 ore anche per gli agenti dei servizi segreti, e quindi Giulio non credette mai a quanto veniva riportato dai giornali. Sua madre, una donna dal carattere molto forte e legata al marito da un amore indissolubile, gli ricordò quanto aveva detto suo padre ed intraprese la strada più difficile, passando attraverso tutte le tappe, tra ricatti, difficoltà economiche e minacce di morte.
Ad ogni loro mossa venivano avvicinati da uno sconosciuto che gli consigliava di salutarsi, perché magari Giulio non sarebbe tornato da scuola o non avrebbe trovato la madre al suo ritorno. Ogni mattina Giulio trovava sul cammino da casa a scuola uno sconosciuto che gli diceva “Bambino, saluta tua madre, perchè non sai se la rivedrai al tuo ritorno”. Con questo stato d’animo Giulio veniva a scuola senza raccontare a nessuno quel che gli succedeva, perché non avrebbero capito.
In questa situazione hanno vissuto e vivono tuttora molte famiglie di persone che sono morte credendo di fare qualcosa di buono per lo stato; credendo che il loro lavoro servisse per un fine più nobile di uno sporco gioco di potere.
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A Giulio che ho rincontrato dopo oltre venti anni e che è rimasto come allora. Quando eravamo adolescenti dicevo spesso “mi sta molto simpatico ma nasconde qualcosa. Ride troppo e scherza troppo”.
Oggi ho capito cosa nascondeva.
Che il sacrificio di tuo padre in futuro si trasformi in energia positiva e possa essere un piccolo contributo per un miglioramento futuro della nostra società.

E che questa carneficina possa finire un giorno.

Italia: notizie dai confini | Il Fatto Quotidiano

Ma porca vacca, sveglia Italia, non ti rendi conto di essere governata dal crimine?

Italia: notizie dai confini | Il Fatto Quotidiano.

La frase è questa: “Lo so che poi tocca a me. Non è che mi faccio illusioni. Dico solo che qui siamo soli. Io vado avanti. Faccio il mio lavoro ma lo so che ogni giorno può succedere. Qui è così”. Voce di uomo, appena un po’ stanca, ma senza costernazione e senza lamento. È una mattina di settembre (mercoledì 22) , è un programma giornalistico quotidiano della radio di stato italiana (“Tutta la città ne parla”, RadioTre, ore 10, conduce Giorgio Zanchini – ascolta la puntata). La voce appena un poco stanca l’ho ascoltata dal luogo in cui una donna, Teresa Bonocore, era stata assassinata due giorni prima per aver denunciato e fatto condannare l’uomo che ha stuprato la sua bambina (e un’altra bambina) di otto anni. Colpevole o no, qui come nella vita politica della capitale, non importa il delitto, ma chi ti fiancheggia e chi ti protegge. E così Teresa Bonocore è stata uccisa da due ragazzi ventenni dietro compenso di cinquemila euro e la promessa di un posto di lavoro. Pochi giorni prima era stato ucciso il sindaco di Pollica (periferia di Salerno), Angelo Vassallo. Era solo, nove di sera, tornava a casa.

La voce appena un po’ stanca che riflette su questi delitti con il giornalista Zanchini è di Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici, il borgo napoletano di Teresa Bonocore. Il sindaco parla alla radio di Stato della sua possibile uccisione, oggi, in Italia. E per quanto la trasmissione che diffonde quella voce sia unica per precisione e coraggio, non c’è, né sul momento né dopo, alcuna reazione o conseguenza o emozione o commento. Non so: un vescovo, un sociologo, la firma di un giornale, i cittadini.

Il caso Cosentino
C’è però una coincidenza. Quella stessa mattina la Camera dei deputati ha dovuto votare se permettere ai giudici di  utilizzare le intercettazioni di un politico di rilievo, l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, tuttora coordinatore del partito di governo (PDL) per la Campania, ovvero della regione di Pollica, di Portici, del sindaco ucciso e di quello che parla della sua possibile uccisione. E’ la regione di Teresa Bonocore e del ben difeso stupratore di bambini, che però – si capisce – nella vita ha ben altri impegni. C’è esagerazione in queste righe?  No, direi che c’è una triste pedanteria. Perché quelle intercettazioni richieste come prova processuale riguardavano l’accusa e l’arresto di un deputato potente per gravi reati di camorra. Non violavano il divieto di intercettare deputati perché le intercettazioni discusse riguardavano altre persone, e la presenza del deputato, allora al Governo (e il legame intimo con la malavita che le conversazioni registrate hanno dimostrato) è stata un importante imprevisto investigativo. Ma nessuno si preoccupi per eventuali offese ai diritti di personaggi eletti. Nonostante il peso e l’evidenza delle accuse e il legame di diretta responsabilità politica di Cosentino nei territori della morte di cui aveva parlato la mattina di quel giorno il programma di RadioTre dal titolo esemplare “Tutta la città ne parla”, la libera decisione dei deputati della Repubblica italiana è stata la seguente: 308 voti a sostegno di Nicola Cosentino, per impedire ai giudici di usare le intercettazioni che provano lo stretto legame del notabile politico con la camorra. 265 a sostegno dei giudici. Voto segreto che lascia capire che non tutti coloro che avevano annunciato di votare secondo la legge (che accusa Cosentino) lo hanno fatto. Evidentemente – voto segreto o no – qualcuno si è sentito a rischio. Chi ha verificato i tabulati suggerisce che persino dall’opposizione qualcuno si è messo al riparo dal rischio Berlusconi-Cosentino-camorra che, ammettiamolo, nell’Italia di oggi non è poca cosa.

Però qualcosa deve essersi incrinato nel filo di lunga armonia fra camorra e Governo. Tornano all’improvviso i cumuli di immondizia che bloccano Napoli. Ciascuna di queste storie spiega l’altra. I telegiornali mostrano le strade di Napoli come negli ultimi giorni di Prodi. Barricate di immondizia, popolazioni in rivolta nelle strade, camion di rifiuti incendiati, tumulti di donne contro i battaglioni di polizia in tenuta da sommossa, cronache concitate che non raccontano né l’inizio, né l’esito di ciò che sta accadendo. Si direbbe che il dio della camorra non è stato placato dai delitti, perché il sangue è il suo business (il sindaco di Portici, mentre parlava a RadioTre, ha elencato senza enfasi i nomi di altri sindaci uccisi, non la storia di anni, ma la cronaca di giorni). Il dio della camorra, che aveva realizzato il celebre miracolo (attenzione, è arrivato Berlusconi, oggi l’immondizia c’è, domani è sparita, strade pulite e cassonetti in ordine, mai vista una cosa simile?) adesso non si fida. Infatti il padrone di Cosentino appare rimpicciolito, spaventato dai suoi ribelli, troppa gente infida che lo sta abbandonando. Se c’è un patto, come farà – con tutta la buona volontà – a mantenere quel patto?  La camorra non è un alleato politico che compensa questo con quello. È un socio d’affari . Se non vede dividendi, va a prenderseli. Per prenderseli entra in azione. Come fai a continuare a fidarti di un capo di Governo così piccolo, così debole, così distratto dalle vendette private? Ecco dunque che è guerra.

Colpisce la sequenza dei fatti e la coincidenza dei tempi. Forse molti di noi, nell’euforia di avere notato l’inizio della caduta di Berlusconi, avevano prestato un’angosciata attenzione al furibondo vandalismo istituzionale che sta segnando quella caduta (distruggere dal bunker la terza carica dello Stato come modo di destabilizzare anche gli aspetti ordinari e quotidiani della vita pubblica e renderla impossibile). Ma non avevano previsto le conseguenze del frantumarsi di un patto fra illegalità e malavita, che controlla indisturbata un terzo dell’Italia, nonostante il tarlo di giudici ostinati, di sindaci che conoscono il proprio destino e lo possono anche raccontare a un Paese inerte, di poliziotti senza mezzi, persino senza benzina, che non hanno mai smesso di fare il proprio lavoro impossibile.

I precari del crimine
Eccoci dunque al momento in cui la Repubblica Italiana fa il suo incontro, accanto al cadavere di Teresa Bonocore, con Enrico Perillo, di professione camorrista, che dal carcere è in grado di uccidere chi lo ha denunciato per lo stupro di una bambina e ci accorgiamo che – in questa scena – lo stupro è un dettaglio, l’uccisione è un lavoro quotidiano, (Roberto Saviano) gli esecutori di quel lavoro sono precari del crimine, che sparano a prezzi stracciati con la promessa di un posto, mentre sullo sfondo si accendono i fuochi di montagne di immondizia che rischiarano la torbida scena  e danno un senso alla vita che stiamo vivendo e a quella che sta per venire. Ah, se avessimo un partito o uno schieramento politico per ritrovarci insieme a parlare di queste cose, a domandarci (ma per rispondere chiaro, subito): “Che cosa fare adesso? Che cosa fare dopo?”.

Rostagno: un rivoluzionario in Sicilia

Fonte: Rostagno: un rivoluzionario in Sicilia.

Oggi Valderice, Trapani e l’Italia tutta commemorano una persona scomparsa ventidue anni fa, un rivoluzionario torinese che piantò la bandiera della Libertà nelle infestate coste trapanasi e pagò il suo impegno di giornalista con la morte, come tanti che, nella ricerca della Verità, vengono fermati dai tentacoli di Cosa nostra.

Il giornalista in questione si chiamava Mauro Rostagno e nacque a Torino nel marzo del 1942. A diciotto anni non conseguì il diploma scientifico perché sposò la donna che gli diede una bambina. Negli anni successivi lasciò l’Italia per lavorare in Germania e in Inghilterra, dopodiché tornò in patria, stabilendosi a Milano. Il suo spirito rivoluzionario lo portò quasi alla morte quando, mentre protestava sotto il consolato spagnolo per l’uccisione di un ragazzo da parte del regime franchista, rischiò di essere investito da un tram e, qualche anno più tardi, sempre per lo stesso motivo, venne espulso dalla Francia, in seguito ad una manifestazione giovanile di protesta.

Negli anni Sessanta ebbe inizio la sua esperienza a Trento, presso la facoltà di Sociologia, dove si laureò a pieni voti nel ’70. Seguirono la fondazione di Lotta Continua e gli anni di protesta della sinistra extraparlamentare. Tra il ’72 e il ’76 gli venne assegnata una cattedra di sociologia presso l’Università di Palermo, ma la sua avventura in Sicilia era destinata a proseguire negli anni successivi, al suo ritorno dal viaggio in India, dove si era unito agli arancioni di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho).

Nell’81 il ritorno in terra di mafia, nel trapanese. “La rivoluzione è qui adesso, a Trapani contro la mafia” amava dire, mentre si occupava della comunità Saman, centro terapeutico per il recupero di tossicodipendenti, che aveva appena fondato insieme alla compagna.

Mostrare il proprio dissenso in Sicilia significa attentare alla propria vita, perché quando si inizia a denunciare certi ambienti collusi e criminali, Cosa nostra non gradisce e scrive il tuo nome su registro nero. Mauro Rostagno però, era convinto che mostrare il proprio dissenso alla mafia significasse anche dare un senso alla propria esistenza, difendere la propria dignità di uomo e servire una nobile causa. Non potendo fare altrimenti, iniziò a lavorare come giornalista e conduttore per l’emittente televisiva locale, RTC (RadioTeleCine), denunciando i rapporti tra mafia e politica, quelli che, ancor di più, ti costano la vita.

La sera del 26 settembre del 1988, alcuni sicari lo uccisero mentre era a bordo della sua auto, in contrada Lenza, a meno di un chilometro dalla sede Saman. Per anni, le indagini sull’omicidio di quel giornalista che voleva portare la rivoluzione in Sicilia, hanno percorso piste diverse e talvolta hanno assunto i tratti di un giallo cinematografico. Inizialmente si imboccò la pista giusta, quella della mafia, poi vennero i depistaggi. C’era chi supponeva che un membro stesso del Saman fosse stato l’autore del suo omicidio, altri avevano intrapreso la pista del traffico di droga, valutando l’ipotesi che Rostagno avesse scoperto traffici illeciti di armi con la Somalia, da parte di Francesco Cardella e Sismi, e avesse intenzione di denunciare il tutto.

Nel 1988 i faldoni vengono inviati alla Dda di Palermo, che scrive nel registro degli indagati il nome di Vincenzo Virga, il quale, secondo quanto confessato nel 1997 dal pentito Vincenzo Sinacori ai magistrati, “è stato lui a organizzare tuttodopo che i suoi amici di Mazara del Vallo gli chiesero la cortesia di farlo fuori perché stava sulle scatole a Mariano Agate…non sopportavano Rostagno per i commenti che faceva ogni giorno dalla sua televisione…dissero a Virga di uccidere Rostagno, toccava a lui perché Trapani era il suo territorio”.

Nel 2007, Antonio Ingroia chiede l’archiviazione per scadenza dei termini, ma il caso non era destinato a chiudersi così, senza colpevoli, né innocenti. È del 21 settembre scorso la notizia dell’ANSA che la Procura antimafia del capoluogo è pronta a chiedere il processo contro Vincenzo Virga e Vito Mazzara, accusati di essere rispettivamente il mandante e l’assassino del giornalista torinese. Una perizia balistica avrebbe infatti confermato i sospetti su Vito Mazzara, indicato come esecutore materiale del delitto e nei confronti del capo mandamento di Trapani, il boss Vincenzo Virga, in qualita’ di mandante.

Un delitto, in ogni caso, costellato di misteri. Non si capisce il perché, ad esempio, non siano mai state ritrovate le registrazioni delle trasmissioni di Rostagno, in particolare una cassetta audio e una cassetta video su cui torreggiava la scritta “non toccare”. Sono troppi gli eroi scomparsi dietro un alone trascendente di mistero. Sono troppi gli eroi scomparsi, ecco tutto.

Mauro Rostagno è stato uno dei tanti rivoluzionari degli anni Settanta, ma il solo che ebbe il coraggio di portare la rivoluzione tra i tentacoli della mafia. “Questo è stato Mauro per i trapanesi: uno tsunami sotto un cielo plumbeo di conformismo e rassegnazione, che con la sua onda lunga incitava i trapanesi a guardarsi intorno e a diventare protagonisti del loro futuro.” È così che lo ricordano quelli che ancora oggi, a distanza di ventidue anni dalla sua morte, fanno tesoro dei suoi insegnamenti per costruire una società migliore perché, come diceva Mauro, “noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto.”

Serena Verrecchia

Video approfondimenti:
Lo speciale di Rainews24
Rostagno su Blu Notte (fonte Fragen79)

L’ultima lettera di Mauro Rostagno scritta a Renato Curcio (citata dal libro di Bolzoni, D’Avanzo):

Ho cominciato a mandare le telecamere tra la gente, farla parlare, ho fatto un gran casino sull’acqua (che manca ed è inquinata), sulla monnezza (le città sporche, i traffici loschi della nettezza urbana), sulle case popolari, sulle scuole antigieniche e carenti, sui palazzi di giustizia lasciati deserti di sostituti procuratori, soprattutto sulla sanità pubblica.Si getta alle spalle il lungo sonno agitato, i lacci e le catene. L’unica cosa che rimane delle sue molte vite, felici e agre, è il meglio che Mauro ha: l’insopprimibile desiderio di vivere.

E questo desiderio la natura, lo stile del suo modo di fare giornalismo.Non gli interessa la cronaca, che informa ma non fa conoscere. Vuole comunicare la vita.

Ho scelto di non fare televisione seduto dietro a una scrivania, ma in mezzo alla gente, con un microfono in pugno, mentre i fatti succedono.

Sociologicamente si chiama “primato dell’esistenziale sul teorico”: e già questo, a Trapani, è profondamente antimafioso. Mauro, che ha sempre voluto sfuggire alla prigionia della coerenza, avverte che questo lavoro è coerente con la sua vita passata e le idee che ha coltivato.Vede la sottile trama che annoda i nuovi giorni, la nuova fatica, alle speranze di un tempo.

La vera rivoluzione è qui a Trapani.Le tensioni che mi sentivo dentro nel Sessantotto culturalmente possedevano già un vestito, la rivoluzione.

E avevano pure una biancheria intima, l’ideologia marxista.Tutto il movimento di quegli anni è stato una grande emersione del nuovo che si vestiva di vecchio.Non siamo neppure riusciti a inventarci un linguaggio: usavamo parole antiche, terrificanti, inutili. Adesso, questa cosa non la chiamo più rivoluzione, non ci vedo più alcun rapporto col marxismo.

Però la vivo come una sfida molto più impegnativa: è la vita, il diritto di vivere.E la lotta alla mafia esprime la stessa identica esigenza di un tempo: la gioia di vivere. è un altro Mauro o è sempre lo stesso? Chissà.

Mauro Rostagno

ComeDonChisciotte – LA FALSA INFORMAZIONE SULL’ ECONOMIA DEL VENEZUELA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA FALSA INFORMAZIONE SULL’ ECONOMIA DEL VENEZUELA.

DI MARK WEISBROT
The Guardian

Se volete una perfetta immagine di come i media seguano la linea ufficiale (del governo degli U.S.A.), basta non guardare oltre alle previsioni di rovina dell’ economia Venezuelana.

Quando il governo degli Stati Uniti deve affrontare una seria campagna di politica estera, spesso si trascina con se la maggior parte dei media, che quasi da nessuna parte è cosi compatta come nei confronti del Venezuela. Durante il periodo precedente alla guerra in Iraq, ci furono diversi giornalisti che non si bevvero la storia ufficiale, invece per quanto riguarda il Venezuela, i media sono come una giuria di 12 persone ma con un unico cervello.

Da quando l’opposizione venezuelana ha deciso di affrontare la campagna elettorale di settembre puntando sull’ elevato tasso di omicidi, la stampa internazionale ci ha riempiti di storie su questo tema, alcune molto esagerate.

A SEGUITO, “IL BOMBARDAMENTO DI INFORMAZIONI FALSE O DEFORMATE CHE RIGUARDANO IL VENEZUELA” (Eva Golinger, aporrea.org);

Questo, in realtà, è un successo sorprendente per le pubbliche relazioni dell’ opposizione venezuelana proprietaria dei maggiori media venezuelani, misurati in termini di audience, ma non della stampa internazionale. Normalmente ci vuole una notizia d’impatto, come il 10.000esimo omicidio o una dichiarazione dalla Casa Bianca, per far decollare una campagna mediatica di tale portata. Ma in questo caso è bastata la decisione presa dall’ opposizione politica venezuelana di fare degli omicidi il punto principale della loro campagna politica e la stampa internazionale gli ha dato corda.

Che le notizie dovessero essere sempre e solo cattive era il tema principale anche durante l’espansione record dell’ economia venezuelana dal 2003 al 2008. L’economia è cresciuta come mai prima, la povertà è stata dimezzata, ci sono stati grandi progressi nell occupazione, la spesa sociale pro capite è piu che triplicata e l’assistenza sanitaria gratuita è stata estesa a milioni di persone. Dovrete cercare duramente per trovare questi fatti principali riportati dai mass media, anche se i dati non sono in discussione fra gli economisti delle organizzazioni internazionali che si occupano di statistiche.

Per esempio, in maggio, la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) delle Nazioni Unite ha dichiarato che il Venezuela ha ridotto la diseguaglianza economica piu di ogni altro paese in America Latina tra il 2002 e il 2008, finendo con la distribuzione del reddito più equa della regione. Questo deve ancora essere menzionato dalla grande stampa internazionale.

Il Venezuela è entrato in recessione nel 2009, e potete immaginarvi quanta piu attenzione sia stata dedicata alla crescita del PIL ora, rispetto a quando l’ economia Venezuelana andava più forte di qualsiasi altra nell’ emisfero. Poi, a gennaio, il governo ha svalutato la sua moneta, e la stampa previde un enorme aumento dell’ inflazione, circa piu del 60% quest’ anno. “Stagflation”- recessione con una inflazione galoppante – è diventata la nuova parola di moda.

L’ inflazione non è andata fuori controllo, infatti negli ultimi 3 mesi è del 21% l’ anno, notevolmente inferiore rispetto a prima della svalutazione. Questo è un altro indicatore che gli economisti citati dai grandi media come fonti fidate hanno una conoscenza limitata dell’ attuale funzionamento dell’ economia venezuelana.

Ora, sembra che il Venezuela potrebbe essere emerso dalla recessione nel secondo trimestre dell’ anno. Su base stagionale annua corretta, l’ economia è cresciuta del 5,2% nel secondo trimestre. A giugno, la Morgan Stanley ha stimato che l’ economia si sarebbe ridotta del 6,2% quest’anno e del 1,2% il prossimo. Il Fondo Monetario Internazionale (IMF) sta stimando una rovinosa depressione per il Venezuela: crescita negativa del PIL pro capite nei prossimi 5 anni. Vale la pena notare che il IMF, con le sue ripetute e estremamente errate sottovalutazioni dell’ economia venezuelana durante l’espansione, compete con gli autori di “DOW 36,000” in quanto a previsioni creative.

Tutto questo può sembrare normale se lo compariamo alla copertura della piu grande economia del mondo: gli Stati Uniti, dove la stragrande maggioranza dei media, in qualche modo, ha mancato le due piu grandi bolle speculative della storia – quella dell mercato azionario e quella del mercato immobiliare. In questo caso ci furono importanti eccezioni (per esempio il New York Times nel 2006), ma per quanto riguarda il Venezuela – beh, avete capito la situazione.

Di sicuro la continua crescita del Venezuela non è assicurata; dipenderà dagli impegni che il governo farà per mantenere alti i livelli di domanda aggregata. In questo senso la sua prossima situazione sarà simile a quella di Stati Uniti, Eurozona e molte altre economie sviluppate, la loro ripresa economica è lenta e ancora non certa.

Il Venezuela ha adeguate riserve internazionali, un surplus nella bilancia dei pagamenti, sta commerciando, ha bassi livelli di debito pubblico, e un bel po’ di capacità di debito estero se necassario. Questo è stato dimostrato piu recentemente, ad aprile, con un credito da 20 miliardi di dollari (circa il 6% del PIL venezuelano) da parte della Cina. In quanto tale, è estremamente improbabile imbattersi in ristrettezza di cambio. Puo’ quindi usare la spesa pubblica e d’ investimento, per quanto è necessario, per assicurarsi che l’ economia cresca sufficentemente per aumentare l’ occupazione e il tenore di vita, come era stato fatto prima della recessione del 2009. (Il nostro governo potrebe fare lo stesso negli Stati Uniti, anche piu semplicemente – ma ciò non pare nei programmi al momento.) Tutto questo può proseguire per molti anni.

Qualunque cosa succeda, da parte dei media, ci possiamo aspettare una completa copertura di solo una parte della storia. Tenetelo bene a mente: quando state leggendo il New York Times o state ascoltando NPR sul Venezuela, state ricevendo le notizie della Fox. Se volete qualcosa di piu equilibrato, dovrete cercare sul Web.

Titolo originale: “Misreporting Venezuela’s economy”

Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link
11.09.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di REIO

ComeDonChisciotte – AHMADINEJAD E L’ 11/9

ComeDonChisciotte – AHMADINEJAD E L’ 11/9.

DI PINO CABRAS
megachipdue.info/

In qualche modo è giunta a tutti la notizia che il 24 settembre 2010 il presidente iraniano Mahmūd Ahmadinejād ha posto la questione della verità sull’11 settembre 2001 in una sede solenne, l’Assemblea Generale dell’Onu. Sia lo speaker sia l’argomento sono fra i più difficili da trattare nella sfera del pubblico dibattito in Occidente, perché quando si parla di loro i media si mettono l’elmetto in testa, dentro una logica militarizzata, la stessa che ha portato in altre circostanze – che so, «La Repubblica», «Le Monde» – a chiudere un occhio sulle menzogne che poi sostennero l’Occidente nel dare inizio ai massacri iracheni. Sfumature, concessioni, parziali apprezzamenti, atteggiamenti spassionati, sono tutte cose scoraggiate, quando si va come alla guerra.

Nella foto: Il presidente iraniano, Mahmūd Ahmadinejād, parla durante la 65esima Assemblea Generale dell’ONU

Gli ostacoli alla guerra diventano altrettanti nuovi Hitler, anche quando dicono cose comprensibilmente politiche, ragionevoli, discutibili, controverse, ma ancora perfettamente dentro il campo del razionale. I nostri giornali non hanno quasi più corrispondenti in Medio Oriente, e al nostro pubblico (ma ho l’impressione anche alle élite) rimangono idee vaghe delle ragioni politiche di quelle comunità.

Se dovesse servire lo ribadisco ancora, per capire come la penso: Ahmadinejād non mi piace, così come non mi piace il suo sottostare a quella specie di Vaticano moltiplicato per dieci che condiziona clericalmente la vivace e dialettica vita politica iraniana. Penso che la società e la repubblica iraniana debbano e possano trovare un modo per “costituzionalizzare” la forte opposizione interna al regime politico degli ayatollah dentro un nuovo compromesso che garantisca certo la sovranità nazionale dell’Iran, ma nei termini di una società con istituti democratici più solidi.

Tuttavia guardo freddamente a come in Occidente viene affrontato Ahmadinejād e scopro abnormi distorsioni del suo pensiero. Vorrei poterlo leggere senza i troppi aggettivi con cui viene filtrato. Magari leggendo il testo autentico e criticarlo con il mio giudizio. Non voglio capitolare davanti all’istupidimento della propaganda di ogni risma, voglio vedere le carte.

[Lo faccio spesso su Ahmadinejād e pertanto, per non farla lunga qui, vi propongo di leggere, quando vi va bene, altri articoli in cui analizzavo i meccanismi con cui sono manipolati i suoi discorsi (QUI e QUI ), o alcune considerazioni sull’uso della recente vicenda Sakineh (QUI ).]Il discorso al Palazzo di Vetro è stato presentato dai media più importanti secondo la linea poi riassunta da Obama: parole «odiose e offensive».

Per chi voglia leggersi l’intero discorso, c’è invece la traduzione di Massimo Mazzucco.

Per quel che in particolare riguarda il ragionamento del presidente iraniano sull’11 settembre, vi proponiamo qui direttamente gli estratti da noi tradotti. Come potrete vedere, non si tratta di parole «odiose e offensive». Riportano un dubbio che si fa strada sempre di più in merito alle verità correnti della vicenda 11/9 proposte da governi e media occidentali. Sappiamo che questo dubbio può essere utilizzato da Ahmadinejād per criticare l’impianto delle guerre volute dai paesi che hanno invaso i paesi confinanti al suo.

Ma occorre andare oltre i suoi interessi. Porre fine a quei massacri e pericoli è interesse suo come nostro. La guerra afghana e quella irachena non sono risolte. L’evento fondante della Guerra Infinita, la rappresentazione mitologica dell’11/9, va rivisto, senza fermarsi alle verità fin qui ufficializzate. Per fare un esempio storico: in Italia si tentò di ragionare sulla Strategia della tensione che coinvolse nello stragismo pezzi importanti degli apparati statali in un disegno politico dagli effetti duraturi: parlare di settori deviati e complici con coperture statali fu il primo passo di un’ipotesi investigativa seria, anche nel caso delle stragi del 1992-1993. Sono segreti difficili da scardinare. Pensate cosa ha detto il procuratore Roberto Scarpinato in un’intervista a Marco Travaglio in merito alle complicità dello stragismo italiano: «Molte stragi d’Italia nascondono retroscena che coinvolgono decine, se non centinaia di persone. Pensi a Portella della Ginestra: la banda Giuliano, i mafiosi, i servizi segreti, esponenti delle Forze dell’ordine, il ministero dell’Interno. Pensi alle stragi della destra eversiva. Così quelle politico-mafiose del 1992-93. La storia insegna che quando un segreto dura nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su quel segreto è impresso il sigillo del potere. Un potere che cavalca la storia riproducendosi nelle sue componenti fondamentali e che eleva intorno al proprio operato un muro invalicabile di omertà, perché è così forte da poter depistare le indagini, alimentare la disinformazione, distruggere la vita delle persone».

Per molti versi è anche il ritratto dello stragismo globale conosciuto a partire dalla fase inaugurata l’11 settembre 2001 (si pensi al 7 luglio 2005 londinese).

Nell’intrico bellico mediorientale non potranno mai funzionare delle “exit strategy” che vogliano fare a meno di questi elementi: 1) un coinvolgimento politico dell’Iran; 2) una revisione delle ragioni fondanti della “guerra al terrorismo”, ossia una seria inchiesta; 3) un piano di lungo termine per la questione della Terra Santa.

L’alternativa è più guerra ancora. In quest’ottica, le parole che seguono non appaiono affatto gli insulti del pazzo che qualcuno dipinge, bensì i ragionamenti di un uomo politico con cui converrà parlare.

Ecco gli estratti sull’11 settembre del discorso di Mahmūd Ahmadinejād all’Assemblea Generale dell’Onu:

L’evento dell’11 settembre (…) ha condizionato il mondo intero per circa un decennio.

Tutto ad un tratto, le notizie dell’attacco alle torri gemelle sono state trasmesse utilizzando numerosi filmati dell’incidente.

Quasi tutti i governi e i personaggi noti condannarono duramente questo incidente.

Ma poi si attivò una macchina della propaganda in tutta la sua potenza; si considerò implicito che tutto il mondo fosse esposto a un grandissimo pericolo, chiamato terrorismo, e che l’unico modo per salvare il mondo fosse quello di dispiegare delle forze in Afghanistan.

Alla fine l’Afghanistan, e subito dopo l’Iraq, sono stati occupati.

Prego prendete nota:

È stato detto che circa tremila persone sono state uccise l’11 Settembre e per questo tutti noi ci siamo tutti molto rattristati. Come, fino ad oggi, in Afghanistan e in Iraq centinaia di migliaia di persone sono state uccise, ci sono milioni di feriti e sfollati, e il conflitto è ancora in atto e si sta espandendo.

Nell’identificare quei responsabili degli attacchi, ci sono state tre versioni.

1) Che un potentissimo e complesso gruppo terroristico, capace di raggirare con successo tutti i livelli dell’intelligence e della sicurezza americana, effettuò l’attacco. Questa è la versione ufficiale sostenuta dagli statisti americani.

2) Che qualche segmento all’interno del governo USA ha orchestrato l’attacco per invertire il declino dell’economia americana e la sua influenza in Medio Oriente con lo scopo di salvare il regime sionista. La maggioranza del popolo americano così come delle altre nazioni e politici concordano con questa versione.

3) E’ stato commesso da un gruppo terroristico, ma il governo americano lo ha supportato e ha approfittato dalla situazione. Apparentemente, questa versione ha pochi sostenitori.

La prova principale di colpevolezza che viene collegata all’incidente erano alcuni passaporti trovati in mezzo a un’enorme massa di detriti e un video di un individuo il cui domicilio era sconosciuto ma era noto che fosse coinvolto in affari petroliferi con alcuni funzionari americani. È stato anche omesso e detto che, a causa dell’esplosione e del fuoco, nessuna traccia degli attentatori suicidi è stata trovata.

Rimangono, comunque, alcune questioni a cui occorre rispondere:

1) Non sarebbe stato ragionevole che una prima indagine approfondita fosse condotta da gruppi indipendenti per identificare definitivamente gli elementi coinvolti nell’attacco e poi elaborare un piano razionale per prendere dei provvedimenti contro di loro?

2) Prendendo per buona la versione del governo americano, è razionale scatenare una guerra classica con un amplissimo dispiego di truppe che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone per combattere un gruppo terroristico?

3) Non è stato possibile agire nel modo in cui l’Iran ha combattuto il gruppo terroristico Riggi che ha ucciso e ferito 400 persone innocenti in Iran? Nell’operazione iraniana a nessun innocente è stato fatto del male.

Si propone che le Nazioni Unite istituiscano una commissione d’inchiesta indipendente sugli eventi dell’11 settembre affinché in futuro non sia proibito esporre punti di vista sulla questione.

Desidero annunciare qui che l’anno prossimo la Repubblica Islamica dell’Iran ospiterà una conferenza di studio sul terrorismo e sui mezzi per affrontarlo. Invito funzionari, studenti, intellettuali, ricercatori e istituti di ricerca di tutti i paesi a partecipare a questa conferenza.

Traduzione per Megachip a cura di Cipriano Tulli

Il testo completo del discorso di Ahmadinejad all’Onu: IRNA.

La traduzione per luogocomune.net a cura di Massimo Mazzucco: (QUI)

La traduzione e trasmissione curata da Russia Today:

Pino Cabras
Fonte: http://www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/4631-ahmadinejd-e-l119.html
25.09.2010

Quel Drago di deputato – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Travaglio ironizzava che la L di pdL starebbe per ladri. Ebbene questo Drago è ladro condannato in via definitiva e adesso il pdL lo vuole arruolare… quando si dice le coincidenze…

Fonte: Quel Drago di deputato – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Nel 2008, alla vigilia delle ultime elezioni, Berlusconi dichiarò solennemente: “Non candideremo supposti autori di reati”. Infatti i supposti non li candidò: solo quelli certi. Anche Casini, nella campagna elettorale del 2006, aveva giurato a “L’espresso”: “A parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito”. Infatti, fra gli altri, candidò Giuseppe Drago, ragusano, all’epoca condannato in appello per peculato. Nel maggio 2009 Drago è stato condannato pure in Cassazione: tre anni di reclusione (coperti dall’indulto) e interdizione perpetua dai pubblici uffici (poi ridotta anch’essa a tre anni). In un Paese serio, sarebbe stato subito accompagnato all’uscio di Montecitorio: “Arrivederci alle prossime elezioni”. Invece la giurisprudenza domestica vigente tra i politici italiani prevede che, anche sulle sentenze definitive, si pronunci il Parlamento. La giunta per le elezioni della Camera ha cincischiato 14 mesi, poi finalmente il 29 luglio ha deciso ciò che aveva già stabilito la Cassazione: Drago è ineleggibile, dunque deve sloggiare sino a fine legislatura. Se n’è andato? Nemmeno per sogno: deve ancora pronunciarsi l’aula. Nell’attesa, il deputato abusivo è entrato di diritto nel “gruppo di responsabilità nazionale” corteggiato dal premier per colmare il vuoto aperto dai finiani e votargli lo scudo spaziale. Drago non si è fatto pregare e, insieme ai corregionali Cuffaro, Mannino e Romano, ha preso a contestare la scelta dell’Udc di non vendersi al governo. Nella sua posizione, restare all’opposizione potrebbe rivelarsi rischioso. Meglio trasvolare nella maggioranza: chissà che, fra un’impunità e l’altra, non ci scappi qualcosa anche per lui. Ma che ha fatto Drago per buscarsi tre anni per peculato? Semplice. Nel 1998, allo scadere del suo breve mandato di presidente della Regione Sicilia, svuotò la cassa dei fondi riservati e si portò via i 268 milioni di lire ivi contenuti. Così, quando arrivò il nuovo governatore, il Ds Angelo Capodicasa, trovò le casse vuote. Se ne accorse quando dispose l’acquisto di lenzuola nuove per l’appartamento presidenziale, ma si sentì rispondere che non c’era più una lira. E dovette metter mano al portafogli.

“Quei soldi li ho spesi in beneficenza”, balbettò Drago. E portò alcune pezze giustificative. Ma i giudici scoprirono che erano state fabbricate a posteriori. Così lo condannarono. Come pure la Corte dei Conti, che gli impose di restituire il maltolto “usato arbitrariamente per spese personali”. Casini lo premiò con la vicepresidenza del gruppo Udc. E Berlusconi con una poltrona di sottosegretario. Ora che è ufficialmente un pregiudicato, il premier lo vuole tutto per sé. Forse non sa che Drago, come gli yogurt, ha la data di scadenza: appena la Camera vota la sua ineleggibilità, diventa inservibile e bisogna comprarne un altro. A meno che la maggioranza non voglia ribaltare il voto della giunta e lasciarlo in Parlamento. In fondo, non c’è nulla di più provvisorio delle sentenze definitive.