Archivi del giorno: 4 settembre 2010

Blog di Beppe Grillo – Mediterraneo di Plastica

Facciamo qualcosa per l’ambiente, riduciamo l’uso della plastica, scegliamo prodotti con pochi imballaggi e spingiamo gli amministratori a fare il riciclaggio in tutte le città

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Mediterraneo di Plastica.

Chi, camminando su una spiaggia italiana, getti lo sguardo nella sabbia alla ricerca di una conchiglia o di un segno del mare lasciati dalla marea, troverà immancabilmente tracce della Civiltà della Plastica. Gli sembrerà di trovarsi in un grande supermercato con bottiglie di plastica di ogni marca e tipo, di acqua minerale, di aranciata, di Coca Cola, di succhi di frutta semi sepolte. In lontananza l’immancabile chioschetto spacciatore di bevande e di sacchetti di plastica con il bidone dei rifiuti semi vuoto (o debordante) e un cartello ammonitore sulle conseguenze per chi abbandona i rifiuti. Non è raro trovare un intero sacco di spazzatura indifferenziata sulla battigia trascinato e riportato dalle onde. Cicche di sigaretta disseminate ovunque insieme ai pacchetti, tra i più presenti Camel e Malrboro. Al largo qualche delfino, tartaruga, talvolta una balena inghiottirà la plastica scambiandola per cibo e morirà.
Ci sono per fortuna anche esempi positivi come Il Centro di recupero dei Cetacei e delle Tartarughe della Laguna di Nora, in Sardegna, dove i pescatori prelevano i rifiuti dal mare e
portano tartarughe e altri piccoli animali marini semi soffocati o feriti al Centro, dove sono salvati da volontari e ospitati prima di essere liberati. All’ingresso del Centro c’è un enorme pesce formato dalla plastica recuperata dal mare e un cartello che spiega:
Ogni anno si arena sulle nostre spiagge un’enorme quantità di rifiuti, da 400 a 4.000 kg per km di costa. L’80% di questi “macrorifiuti” arriva in mare dai fiumi e dai canali di scolo. I macrorifiuti sono composti da molti tipi di materiali e quasi tutti cedono sostanze tossiche. il materiale più pericoloso per la vita delle specie marine è la plastica. L’ONU stima che il 70% della plastica presente in mare finirà per depositarsi sul fondo, formando uno strato tossico in grado di impedire gli scambi naturali tra l’acqua e i sedimenti e di generare fenomeni di asfissia. La plastica è biodegradabile in tempi lunghissimi:
– Buste di plastica 10/20 anni
– Prodotti di nylon 30/40 anni
– Polistirolo 1.000 anni
– Bottiglie di plastica mai completamente
Per azione meccanica e a causa degli effetti della temperatura e dei raggi UV, si spezzetta in particelle sempre più piccole fino a diventare invisibile a occhio nudo. Quando assume questa forma viene chiamata “plancton di plastica” e non è più possibile rimuoverla dall’ambiente marino. I frammenti di plastica possono bloccare il sistema digerente e respiratorio di molti orgnismi marini e causarne la morte
.”
Le bottiglie di plastica uccidono il mare e galleggiano purtroppo molto più a lungo degli stronzi che le abbandonano.

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Blog di Beppe Grillo – Campania: rifiuti e tumori

Le istituzioni sono complici di questa strage degli innocenti:  gli affari legano in un unico sistema criminale camorristi, politici, funzionari pubblici, imprenditori e massoni. Bisogna cacciarli tutti, maledetti assassini.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Campania: rifiuti e tumori.

I cittadini campani bevono, mangiano, respirano rifiuti tossici e muoiono di tumore nella più totale indifferenza delle Istituzioni.
“Ogni giorno muovendomi per lavoro da Caserta a Napoli,mi imbatto in un rogo o in pennacchi di fumo nero, le chiamate che io e la mia ragazza facciamo al 115 sono solo un palliativo, ci vorrebbe prevenzione e vigilanza sul territorio, un nucleo di Polizia Ambientale provvisto di elicotteri, in grado di avere anche una visione notturna,si spendono fior di milioni in apparati militari per guerre senza senso quando la guerra ce l’abbiamo in casa. Quello che mi sono chiesto è che senso hanno i posti di blocco, chi si pensa di colpire? I veri delinquenti lavorano nella notte, nascosti da occhi indiscreti, lontano da strade cittadine o da grandi autostrade. La cosa più preoccupante è che ormai la maggioranza delle persone è narcotizzata, inerte, abituata a sentire nell’aria il puzzo di fumo, non ci si meraviglia più di vedere bruciare cumuli di immondizia. Ci si chiude in casa pensando di essere protetti da tutto questo… ma l’aria irrespirabile entra anche in casa, i cibi contaminati ce li troviamo sulle tavole, e sempre di più sono le persone colpite da tumori, chiunque in Campania ha o ha avuto fra i suoi parenti o amici una persona malata di cancro, e purtroppo ci siamo abituati anche a questo … ci sconcertiamo per un incidente, per una tragedia improvvisa, ma siamo del tutto indifferenti a quello che capita giorno per giorno sotto i nostri occhi.Credo che oltre alla nostra vigilanza, di ogni singolo cittadino ci sia bisogno delle Istituzioni che controllino e preservino il territorio,credo che sia venuto il momento di spingere per la costituzione di un nucleo della Polizia specializzato per l’emergenza Ambiente,atttraverso una raccolta firme oppure attraverso delle proteste forti.Abbiamo bisogno di uno Stato forte che riesca ad arrestare questo scempio perchè qui in Campania si continua a morire di indifferenza.” Umberto F.
Sito: La Terra dei Fuochi

Video: le immagini delle contestazioni a Schifani | Il Fatto Quotidiano

Fuori la mafia dallo stato. I politici in odore di mafia devono essere isolati, non invitati a dibattiti, Fassino fa la parte dell’amico dei mafiosi…

Fonte: Video: le immagini delle contestazioni a Schifani | Il Fatto Quotidiano.

Alla festa del Pd arriva il presidente del Senato che viene duramente contestato dalla folla

Il servizio d’ordine impedisce al Popolo viola e ai militanti del Movimento 5 stelle l’ingresso nel tendone dove Schifani è stato invitato a confrontarsi con Fassino. Ma tra il pubblico, composto anche da semplici cittadini, serpeggia il malumore. In prima fila alla seconda carica dello Stato, che ancora non chiarisce i suoi rapporti con personaggi legati a Cosa nostra , vengono mostrate le agende rosse

Blog di Beppe Grillo – L’inizio della fine

Fuori la mafia dallo stato!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – L’inizio della fine.

Il Pdmenoelle ha invitato Schifanibastalaparola alla Festa Nazionale dell’Unità a Torino. Lo attendeva Fassino, il plurideputato, per discutere di democrazia e Istituzioni. Schifani era una terza scelta, erano stati interpellati prima di lui Dell’Utri e Gianni Letta (lo zio di suo nipote) che dopo le uscite comasche e veneziane in cui sono stati costretti alla fuga hanno rifiutato. Non solo per quello, ma anche perchè Fassino porta leggermente sfiga. Ad ascoltare il forbito eloquio tra la seconda carica dello Stato e l’ex segretario dei Ds, c’era una folla di persone che chiedevano, tra l’altro, che fine hanno fatto le 350.000 firme che marciscono in Senato per la proposta di legge elettorale: Parlamento Pulito. Il discorso sulla tenuta della democrazia è stato interrotto dai fischi e dalle forze anti sommossa. Fassino ha parlato di squadrismo e Morfeo Napolitano di gazzarra intimidatoria. Io parlerei piuttosto del fatto che gli italiani si sono stancati di essere sempre presi per il culo.

Gli anni pericolosi di Schifani – Peter Gomez – Voglio Scendere

Fonte: Gli anni pericolosi di Schifani – Peter Gomez – Voglio Scendere.

La lettera, inviata dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna ai colleghi di Palermo porta la data del 6 luglio 1993. Poco e più venti righe per chiedere notizie su nove nomi. Nove siciliani che secondo la Guardia di Finanza avevano avuto “un ruolo decisivo nella predisposizione degli accordi tesi” all’acquisizione dell’Urafin, una holding con partecipazioni superiori a 200 miliardi di lire, fallita pochi mesi prima. L’elenco è aperto dalla voce: “Avvocato Schifani di Palermo” il quale, scrivono i pm, “avrebbe curato la fase contrattuale” dell’affare.
Un business sospetto, secondo gli investigatori, visto che uno degli acquirenti, l’imprenditore di Villabate Giovanni Costa – oggi condannato a nove anni per riciclaggio – sembrava il capocordata “di un gruppo di palermitani, alcuni dei quali pregiudicati, sprovvisti di attitudini patrimoniali idonee” per chiudere la compravendita. Anche per questo i pm emiliani vogliono sapere se i nominativi citati nella missiva siano “già comparsi in indagini aventi come oggetto tentativi d’impiego di capitali di illecita provenienza”. Ecco, se si vuole davvero capire che tipo di riscontri stia cercando oggi la Procura di Palermo alle parole del pentito Gaspare Spatuzza, bisogna partire da qui. Dalle prime inchieste in cui spunta il nome dell’attuale presidente del Senato.
Spatuzza infatti sostiene che Schifani, 18 anni fa, è stato uno dei tramite tra i fratelli Graviano, i boss di Brancaccio protagonisti delle stragi del ‘92-93, e Marcello Dell’Utri. Un’accusa respinta con sdegno dalla seconda caricadelloStato.Macheadesso,alla luce di una serie di fatti ancora tutti da chiarire, non appare immediatamente implausibile.

Il Fatto Quotidiano è andato a recuperare le carte della vecchia indagine sull’Urafin e quelle del processo a Costa. E ha scoperto, sentenze e verbali d’udienza alla mano, che davvero Renato Schifani ha assistito Costa per anni, seguendo come professionista gran parte degli affari per cui è stato poi condannato. Ieri abbiamo ricostruito le compravendite immobiliari di Costa nel villaggio turistico di Portorosa in provincia di Messina. E abbiamo raccontato come grazie a preliminari di vendita, poi sostituti da procure speciali, Costa sia riuscito a entrare in possesso di 60 appartamenti senza che il suo nome comparisse mai in atti ufficiali o nei rogiti. Anche perché il corrispettivo (quasi tre miliardi) veniva quasi sempre versato in contanti. Denaro che, stando alla sentenza che ha condannato l’imprenditore, sarebbe stato di  proprietà della mafia. Per i giudici, Costa che attualmente è sotto processo in appello, sarebbe infatti uno degli ultimi custodi del tesoro del celebre Mago dei Soldi, Giovanni Sucato. Un ragazzo di Villabate che con l’appoggio di Cosa Nostra ha raccolto a inizio 1990 decine miliardi di lire tra i siciliani, promettendo loro di raddoppiare nel giro di un mese il capitale investito. Costa, che pure ammette di essersi dovuto confrontare a causa del suo lavoro con boss di ogni ordine e grado, nega. Ma gli investigatori sono rimasti colpiti da un fatto.
Già nel 2004, quando cioè nessuno aveva mai parlato di Schifani e dei suoi presunti rapporti con i Graviano, c’era chi invece raccontava che tra gli uomini d’onore interessati alla truffa del Mago dei Soldi comparivano pure i boss stragisti di Brancaccio. Anche per questo la storia di Costa, dipinto dalla sentenza come un uomo legato al clan Montalto di Villabate (paese quasi confinante con il quartiere Brancaccio), è giudicata interessante. E lo è ancor più alla luce di quanto emerge dai dibattimenti bolognesi sull’Urafin.

In un colloquio con Lirio Abbate de L’Espresso ieri l’imprenditore ha spiegato di aver avuto al suo fianco Schifani come avvocato sin dal 1986. E ha aggiunto di averlo a lungo stipendiato con un mensile di due milioni di lire al mese. Poi Costa, che non è un pentito, si è inalberato ricordando che Schifani nel 2007, quando fu convocato dalla sua difesa in aula come testimone a discarico, era sembrato prendere le distanze da lui. Tanto da arrivare a sostenere di essere stato nominato “a propria insaputa” consigliere di amministrazione della Alpi assicurazioni (incarico poi rifiutato), una delle società partecipate dall’Urafin. Per Costa invece quella nomina, che risale al 21 dicembre 1992, sarebbe stata espressamente richiesta da Schifani. L’attuale presidente del Senato, dopo l’omicidio di Paolo Borsellino del 19 luglio, voleva infatti allontanarsi da Palermo. Probabilmente, dice l’imprenditore, per paura.

Fatto sta che Schifani segue tutte le fasi dell’acquisto dell’Urafin, un gruppo che a quell’epoca faceva capo all’expresidente del Bologna calcio, Tommaso Fabbretti. Lo fa a Palermo, a Milano e a Bologna. In Sicilia, Costa tratta a lungo con i rappresentati della Parabancaria Cosulting, di proprietà della famiglia di Mario Niceta, un importante commerciante di abiti descritto da Massimo Ciancimino in un suo libro come “conoscente di Bernardo Provenzano” e del padre don Vito Ciancimino.

Proprio Costa, ricorda in un suo colloquio con Il Fatto Quotidiano, che il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci lui e Schifani sono riuniti negli uffici della società dei Niceta. Un rappresentante della Parabancaria (Nicola Picone) entra così nella compagine che tenta di rilevare l’Urafin. Ma l’affare, secondo Costa, si rivela ben presto una truffa. Dopo aver concluso a Milano, con l’aiuto professionale di Schifani, l’acquisizione della partecipata Alpi Assicurazioni, il 22 dicembre Costa, il suo consulente e l’altro professionista che ha seguito l’affare, si presentano nella sede della compagnia, ma scoprono che un po’ ovunque ci sono i sigilli della Guardia di Finanza. Da molti mesi era in corso una verifica delle Fiamme Gialle di cui l’imprenditore sostiene di non essere stato avvertito. È l’inizio dell’inchiesta che negli anni porterà a ricostruire buona parte delle attività economiche di Costa, il presunto uomo dei soldi del Mago dei Soldi.

Un’avventura straordinaria e per certi versi indimenticabile. Una storia che però la seconda carica dello Stato rammenta poco e male. Tanto che nel 2007, quando verrà chiamato a testimoniare, si limiterà ad assicurare di non essersi “mai occupato degli aspetti finanziari dell’affare”. E a dire: “Ricordo che a un certo punto io interruppi la mia attività complessiva nei confronti del Costa. Ma non ricordo i motivi, ripeto, è passato del tempo”. E così oggi il problema di Schifani è soprattutto uno. C’è chi sostiene di ricordare per lui.

Spunta una seconda lista Anemone e c’è il cognome Berlusconi | Il Fatto Quotidiano

Paolo Berlusconi di professione fa il costruttore, mi pare molto improbabile che si tratti di lui, allora rimane Silvio…

Fonte: Spunta una seconda lista Anemone e c’è il cognome Berlusconi | Il Fatto Quotidiano.

C’è una seconda lista “Anemone”, sulla quale stanno indagando i pm di Perugia, e tra i cognomi noti ce n’è uno più noto degli altri: Berlusconi. Sulla lista manca il nome, però, e gli investigatori vogliono capire se si tratti del presidente del Consiglio oppure di suo fratello Paolo. La lista “due”, ancora una volta, riguarda i lavori effettuati dalle imprese di Anemone ed è più stringata della precedente, scoperta a maggio, che contava circa 400 nomi. Estrapolata dal computer del commercialista di Diego Anemone, Stefano Gazzani, l’elenco comprende un centinaio di persone, tra le quali ricompaiono l’ex ministro Claudio Scajola e la dicitura “via del Fagutale”, dove l’ex ministro aveva preso la casa con vista Colosseo – quella pagata in parte dall’architetto Angelo Zampolini per conto di Anemone. C’è anche il generale della Guardia di Finanza, ai vertici dell’Aisi fino a pochi mesi fa, Francesco Pittorru.

Paolo o Silvio? Una lista più criptica della precedente poiché, accanto ai nomi, mancano i riferimenti agli importi e alle date dei lavori effettuati. E sulla quale, gli inquirenti, lavorano ormai da mesi. È presto per dire se, e quanto, possano essere coinvolti Silvio o Paolo Berlusconi nell’inchiesta sulla “cricca” che gestiva i “grandi eventi” disposti dalla Protezione Civile. Di certo c’è soltanto che, tra i beneficiari dei lavori del principale indagato, Diego Anemone, ora si scopre anche un Berlusconi. Sul punto, i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, intendono fare chiarezza al più presto. E non soltanto su questo: la procura di Perugia, che ha ormai ripreso il suo lavoro a pieno ritmo, ha affidato alla Guardia di Finanza il compito di fare luce su almeno altre due operazioni sospette.

Assegni sostanziosi La prima riguarda Pasquale de Lise, oggi presidente aggiunto del Consiglio di Stato, alta carica istituzionale ottenuta proprio nel bel mezzo dell’inchiesta, nel giugno 2010, quando il suo nome (insieme con quello di suo genero Patrizio Leozappa) era già comparso, negli atti d’indagine, come particolarmente vicino a Balducci, l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, accusato di corruzione – sotto processo tra un mese – proprio per gli affari legati alla “cricca”. C’è un fatto nuovo, scoperto in queste settimane, che sta aprendo nuovi scenari nelle indagini di Perugia: un assegno da ben 250mila euro, versato a de Lise, nell’estate 2009, quindi in tempi piuttosto recenti che combaciano, soprattutto, con i mesi caldi dei lucrosi affari messi in moto da Anemone e Balducci sui Grandi eventi della Protezione Civile.  A suscitare l’interesse degli inquirenti, oltre il sostanzioso importo, è anche il firmatario dell’assegno: una facoltosa persona della Capitale, il cui nome è ancora coperto dal segreto istruttorio. Sul genero del giudice, Leozappa, gravano altre quattro operazioni sospette. Il punto è che Leozappa sembra un ulteriore punto di “contatto” tra de Lise e la “cricca”. È lo stesso Gazzani che, interrogato da Sottani e Tavarnesi, risponde: “Ho avuto contatti con l’avvocato Leozappa, inizialmente mi aveva chiesto di costituire una società, per costruire su alcuni terreni, in prossimità della centrale del latte”. “Ha avuto contatti con Leozappa – domandano i pm – per ‘sistemare’ qualcosa per conto di Balducci?”. “Balducci – risponde Gazzani – mi chiese di effettuare verifiche all’interno delle società dove vi era stata una cointeressenza tra Balducci e Anemone (…). Leozappa agiva per conto di Balducci nel chiedermi questa cosa”.

“Il capo” è in casa? Ma anche de Lise è in contatto con Balducci, come dimostrano le indagini dei carabinieri del Ros di Firenze, nelle 20mila pagine d’informative e intercettazioni. Secondo il Ros, nell’epoca in cui era presidente del Tar Lazio, Pasquale de Lise era in contatti stretti anche con l’imprenditore Diego Anemone. Se non bastasse, il 4 settembre 2009, è proprio il giudice a chiamare Balducci. Vuole fargli vedere un documento. E prima di riattaccare accenna a un provvedimento del Tar Lazio. In quei mesi, proprio dinanzi al Tar, pendeva un ricorso – firmato dall’associazione Italia Nostra – sui lavori per i Mondiali di Nuoto e sul Salaria Village, entrambi oggetto d’indagine, proprio per le vicende della “cricca”.

Ed è proprio su segnalazione di suo genero, Patrizio Leozappa, che de Lise si sarebbe mosso per qualcosa: “Patrizio mi aveva parlato di quella cosa – dice – ma quella non stava né in cielo né in terra… quindi insomma… e appunto… io l’ho seguita un po’, quella storia là… ma non… eh… appunto… assolutamente”. Balducci ringrazia. E anche Leozappa, successivamente, riceve la sua fetta di complimenti – questa volta da Diego Anemone – commentando: “Eh, io il mio lo faccio”. Nelle informative del Ros, inoltre, Balducci chiama Leozappa chiedendogli se “il capo” fosse a casa. E il “capo”, secondo gli investigatori, potrebbe essere proprio de Lise. E quindi: posto che l’assegno da 250mila euro non arriva da un componente della “cricca”, i pm ora cercano di capire il motivo di questo ricco versamento, da ben 250mila euro, finito nelle casse del giudice. Grandi eventi spa Agli affari delle Grandi Opere, e della Protezione Civile, si sarebbe infine interessata anche la ministra del Turismo Michela Brambilla che, per qualche momento, avrebbe pensato di costituire un dipartimento apposito. L’ipotesi emerge da un’intercettazione: la telefonata, che parte dalla segreteria del ministero di Scajola, è indirizzata a Balducci. Dalla segreteria di Scajola giunge una notizia: c’è l’interesse della Brambilla per il settore Grandi Eventi. E la risposta di Balducci è netta: meglio lasciar perdere – questo il suo senso, in sintesi – perché potrebbero indispettire sia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, sia il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, entrambi molto sensibili all’argomento.

Alto magistrato nella cricca? | Il blog di Daniele Martinelli

Fonte: Alto magistrato nella cricca? | Il blog di Daniele Martinelli.

Pasquale De Lise, napoletano, 73 anni, magistrato da 50, è un pezzo grosso. Già ex capo di gabinetto di molti ministri, dai tempi di Giovanni Goria e Guido Carli, è presidente del Consiglio di Stato dal 22 giugno scorso nominato su proposta di Tremonti, proposta prontamente accolta da Gianni Letta e ovviamente dal corruttore. Il Consiglio di Stato è organo consultivo del governo che decide in appello le sentenze dei Tar da cui passano tutte le delibere dei ministri e delle amministrazioni: un potere grandissimo.
De Lise è citato da mesi sui giornali in rapporti con Angelo Balducci (di cui è amico), ma nonostante ciò è stato promosso presidente della Commissione Tributaria Centrale, la corte di massimo grado della giustizia fiscale.
Al “concorso delle mogli” per il Tar nel 2008, furono assunti parenti di personaggi potenti della giustizia amministrativa. Tra le vincitrici c’era anche la moglie del giudice amministrativo nonché capo di gabinetto di Tremonti, Vincenzo Fortunato, membro del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa che ha promosso De Lise presidente.
De Lise, oltre a lauto stipendio da presidente del Consiglio di Stato, incassa cospicui gettoni per ogni decisione in qualità di arbitro. Per esempio 401 mila euro lordi per la causa tra Anas e Asfalti Sintex.

De Lise, già membro del comitato etico Agcom, nel 2008 con Riccardo Chieppa non riscontrò cattiva condotta al comportamento vergognoso del commissario Giancarlo Innocenzi al telefono con Berlusconi, che nel 2007 chiamava “grande capo”.
De Lise è consultore di Propaganda Fide, l’ente vaticano che gestisce 2.000 appartamenti soltanto a Roma e ha un genero avvocato amministrativista che si chiama Patrizio Leozappa, nominato nelle intercettazioni della cricca. Si sarebbe interessato del ricorso al Tar presentato dal circolo sportivo abusivo di Anemone andato alla ribalta grazie all’ex ministro Lunardi, che spiegò l’affare di un intero palazzo a soli 3 milioni di euro ottenuto da Propaganda Fide dicendo che “Angelo Balducci, il presidente del Tar De Lise e suo genero avvocato Leozappa, gestivano il patrimonio di Propaganda Fide perché a Roma tutti fanno 3 lavori”. De Lise, al Fatto ha detto di non essersi mai interessato di immobili.

Ebbene, oggi sappiamo dai pm Tavernisi e Sottani dalla procura di Perugia, che indagano sugli appalti pilotati del G8, che il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise ha incassato un assegno di 250 mila euro ai tempi di quan’era ancora capo del Tar del Lazio. La segnalazione “sospetta” è della Banca d’Italia e di un supplemento di indagine del Ros di Firenze su alcune intercettazioni telefoniche che lo riguardano. L’accredito dell’assegno sul conto corrente di De Lise avvenne nel luglio del 2009, il traente di quell’assegno è un noto avvocato amministrativista, “di cui non si comprende il tipo di rapporto e nemmno l’entità dell’importo“.

L’ombra sul ruolo di De Lise come presunto fulcro degli interessi della cricca Anemone-Balducci viene da un’intercettazione del 26 febbraio 2008, in cui il costruttore Emiliano Cerasi (titolare della “Sac” che si è aggiudicato l’appalto per il nuovo teatro di Firenze) dice preoccupato all’allora provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis: ”Carducci utilizza l’avvocato Izzo che è molto pericoloso specialmente in Consiglio di Stato! Io metterò Patrizio”. L’avvocato Izzo difendeva Valerio Carducci che era ricorso al Tar del Lazio per l’aggiudicazione dell’appalto considerata illegittima. Patrizio, invece, è Leozappa, genero di De Lise, crocevia degli incontri tra Balducci, Anemone e il suo commerciatlista Stefano Gazzani. L’ufficio legale di Leozappa è di proprietà di Propaganda Fide di cui suo suocero è consultore. E’ in via Bocca di Leone 78. Cerasi puntava sul genero di De Lise per ottenere sentenza favorevole dal Tar. Che infatti arrivò  il 16 aprile 2008, con la bocciatura del ricorso di Carducci. A firma del presidente De Lise.

Secondo il Ros la decisione del Tar è pilotata. Infatti, 2 anni dopo, senza più De Lise presidente, la sentenza viene ribaltata dal Tar del Lazio che ha accolto il ricorso di Carducci. Sentenza confermata dal Consiglio di Stato che ha ritenuto di trasmetteere gli atti dell’intera vicenda alla Corte dei Conti per “le macroscopiche irregolarità di aggiudicazione della gara.
Per ora Pasquale De Lise non è indagato Se i pm decidessero di indagarlo sarebbe il secondo magistrato, dopo Achille Toro, ad essere coinvolto nella ormai maxi inchiesta sulla cricca.
Auguriamoci davvero che i magistrati non si siano lasciati corrompere…(!!) perché davvero questo Paese non avrebbe speranza di ripresa.