Spunta una seconda lista Anemone e c’è il cognome Berlusconi | Il Fatto Quotidiano

Paolo Berlusconi di professione fa il costruttore, mi pare molto improbabile che si tratti di lui, allora rimane Silvio…

Fonte: Spunta una seconda lista Anemone e c’è il cognome Berlusconi | Il Fatto Quotidiano.

C’è una seconda lista “Anemone”, sulla quale stanno indagando i pm di Perugia, e tra i cognomi noti ce n’è uno più noto degli altri: Berlusconi. Sulla lista manca il nome, però, e gli investigatori vogliono capire se si tratti del presidente del Consiglio oppure di suo fratello Paolo. La lista “due”, ancora una volta, riguarda i lavori effettuati dalle imprese di Anemone ed è più stringata della precedente, scoperta a maggio, che contava circa 400 nomi. Estrapolata dal computer del commercialista di Diego Anemone, Stefano Gazzani, l’elenco comprende un centinaio di persone, tra le quali ricompaiono l’ex ministro Claudio Scajola e la dicitura “via del Fagutale”, dove l’ex ministro aveva preso la casa con vista Colosseo – quella pagata in parte dall’architetto Angelo Zampolini per conto di Anemone. C’è anche il generale della Guardia di Finanza, ai vertici dell’Aisi fino a pochi mesi fa, Francesco Pittorru.

Paolo o Silvio? Una lista più criptica della precedente poiché, accanto ai nomi, mancano i riferimenti agli importi e alle date dei lavori effettuati. E sulla quale, gli inquirenti, lavorano ormai da mesi. È presto per dire se, e quanto, possano essere coinvolti Silvio o Paolo Berlusconi nell’inchiesta sulla “cricca” che gestiva i “grandi eventi” disposti dalla Protezione Civile. Di certo c’è soltanto che, tra i beneficiari dei lavori del principale indagato, Diego Anemone, ora si scopre anche un Berlusconi. Sul punto, i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, intendono fare chiarezza al più presto. E non soltanto su questo: la procura di Perugia, che ha ormai ripreso il suo lavoro a pieno ritmo, ha affidato alla Guardia di Finanza il compito di fare luce su almeno altre due operazioni sospette.

Assegni sostanziosi La prima riguarda Pasquale de Lise, oggi presidente aggiunto del Consiglio di Stato, alta carica istituzionale ottenuta proprio nel bel mezzo dell’inchiesta, nel giugno 2010, quando il suo nome (insieme con quello di suo genero Patrizio Leozappa) era già comparso, negli atti d’indagine, come particolarmente vicino a Balducci, l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, accusato di corruzione – sotto processo tra un mese – proprio per gli affari legati alla “cricca”. C’è un fatto nuovo, scoperto in queste settimane, che sta aprendo nuovi scenari nelle indagini di Perugia: un assegno da ben 250mila euro, versato a de Lise, nell’estate 2009, quindi in tempi piuttosto recenti che combaciano, soprattutto, con i mesi caldi dei lucrosi affari messi in moto da Anemone e Balducci sui Grandi eventi della Protezione Civile.  A suscitare l’interesse degli inquirenti, oltre il sostanzioso importo, è anche il firmatario dell’assegno: una facoltosa persona della Capitale, il cui nome è ancora coperto dal segreto istruttorio. Sul genero del giudice, Leozappa, gravano altre quattro operazioni sospette. Il punto è che Leozappa sembra un ulteriore punto di “contatto” tra de Lise e la “cricca”. È lo stesso Gazzani che, interrogato da Sottani e Tavarnesi, risponde: “Ho avuto contatti con l’avvocato Leozappa, inizialmente mi aveva chiesto di costituire una società, per costruire su alcuni terreni, in prossimità della centrale del latte”. “Ha avuto contatti con Leozappa – domandano i pm – per ‘sistemare’ qualcosa per conto di Balducci?”. “Balducci – risponde Gazzani – mi chiese di effettuare verifiche all’interno delle società dove vi era stata una cointeressenza tra Balducci e Anemone (…). Leozappa agiva per conto di Balducci nel chiedermi questa cosa”.

“Il capo” è in casa? Ma anche de Lise è in contatto con Balducci, come dimostrano le indagini dei carabinieri del Ros di Firenze, nelle 20mila pagine d’informative e intercettazioni. Secondo il Ros, nell’epoca in cui era presidente del Tar Lazio, Pasquale de Lise era in contatti stretti anche con l’imprenditore Diego Anemone. Se non bastasse, il 4 settembre 2009, è proprio il giudice a chiamare Balducci. Vuole fargli vedere un documento. E prima di riattaccare accenna a un provvedimento del Tar Lazio. In quei mesi, proprio dinanzi al Tar, pendeva un ricorso – firmato dall’associazione Italia Nostra – sui lavori per i Mondiali di Nuoto e sul Salaria Village, entrambi oggetto d’indagine, proprio per le vicende della “cricca”.

Ed è proprio su segnalazione di suo genero, Patrizio Leozappa, che de Lise si sarebbe mosso per qualcosa: “Patrizio mi aveva parlato di quella cosa – dice – ma quella non stava né in cielo né in terra… quindi insomma… e appunto… io l’ho seguita un po’, quella storia là… ma non… eh… appunto… assolutamente”. Balducci ringrazia. E anche Leozappa, successivamente, riceve la sua fetta di complimenti – questa volta da Diego Anemone – commentando: “Eh, io il mio lo faccio”. Nelle informative del Ros, inoltre, Balducci chiama Leozappa chiedendogli se “il capo” fosse a casa. E il “capo”, secondo gli investigatori, potrebbe essere proprio de Lise. E quindi: posto che l’assegno da 250mila euro non arriva da un componente della “cricca”, i pm ora cercano di capire il motivo di questo ricco versamento, da ben 250mila euro, finito nelle casse del giudice. Grandi eventi spa Agli affari delle Grandi Opere, e della Protezione Civile, si sarebbe infine interessata anche la ministra del Turismo Michela Brambilla che, per qualche momento, avrebbe pensato di costituire un dipartimento apposito. L’ipotesi emerge da un’intercettazione: la telefonata, che parte dalla segreteria del ministero di Scajola, è indirizzata a Balducci. Dalla segreteria di Scajola giunge una notizia: c’è l’interesse della Brambilla per il settore Grandi Eventi. E la risposta di Balducci è netta: meglio lasciar perdere – questo il suo senso, in sintesi – perché potrebbero indispettire sia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, sia il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, entrambi molto sensibili all’argomento.

Una risposta a “Spunta una seconda lista Anemone e c’è il cognome Berlusconi | Il Fatto Quotidiano

  1. Su: IDV del 4.9.10 in – Vasto 2010: idee pulite, la sfida dell’IDV
    Per rispondere a qualche amico della libertà e non al partito dell’amore per le mafie. Io credo invece che il “male” non è attribuibile ai manovali, o ai muratori, ma agli architetti, i Venerabili, che hanno tramato dalla nascita della Repubblica, e ancor prima, aggiogando governi e Popolo; e nei casi dove era richiesto, si servivano della”manovalanza”, (squadristi, mafie, servizi segreti, militari ecc.). Di tutte le stragi, depistaggi, piraterie finanziarie in generale, si ritrova lo zampino della confraternita, e lo confermano: i veti sui Segreti di Stato e tutte quelle leggi che hanno assolto i colletti dei confratelli coinvolti. Oggi ci ritroviamo a capo di governo il Dux, creato dalla stessa congrega, la quale ha lasciato a lui l’eredità Rasini e P2 tutto compreso, (Vaticano, mafie, banchieri e colletti), la prima e la P2 (banchieri, esercito, servizi S, F dellordine, ministri, parlamentari, avvocati, Magistrati, Ordini tutti, e gran parte delle Istituzioni), e il Dux l’ha estesa, raggruppando nella PIOVRA, (la P3, Propaganda Fide, lo IOR dell’ex Marcincus), tutto quello che si trovava nelle due entità sopra descritte moltiplicato per 10, 100, 1000 o più? Di suo; l’aver messo a frutto l’iniziazione e l’insegnamento avviando il compito per portare a termine il “disegno” forzatamente lasciato dal Venerabile. L’inizio delle sue fortune, (la confraternita), e comunque dovrebbe appurarlo la Magistratura, legandolo alla macchina della verità, dovendolo utilizzare anche per certificare la fedeltà di tutti i dipendenti dello Stato. Il personale delle sue aziende condizionato e aggiogato per i voti barattati poi con la politica, almeno fino a quando questa gli ha garantito l’immunità e cospicui “finanziamenti” sottratti al Popolo, ma non potendogli garantire l’impunità, entrava in politica: questa è la verità. Attuando la stessa tecnica usata per le sue aziende, nella politica attiva: ricatti e corruzioni; pagando cospicue somme anche al nero, sottobanco, che per la disponibilità di denari “criminali”, che altri non potevano permettersi, quando l’acquisto riguardava: giornalisti di grido, parlamentari o altri “professionisti” , ma anche Magistrati, che all’occorrenza servivano per cause specifiche, come accadeva nel calcio, sovviando ad altre società il giocatore del momento.
    Se il Popolo vuole modificare tutto lo schifo sopportato dal paese da oltre sessanta anni, e non limitarsi a smembrare qualche “tentacolo della PIOVRA”, ma abbatterla, decapitare il cefalopode, deve: rendere illegale la massoneria e ripristinare leggi che hanno permesso ai colletti della confraternita di farla franca. Iniziare veri procedimenti contro tutto il suo apparato con leggi serie, che colpiscano i colletti con pene superiori ad un comune mortale di almeno il doppio, dopo aver applicato anche a loro il sequestro dei beni anche a quelli “donati o lasciati agli eredi”, potendo riaprire tutti i processi prescritti. Un paese serio, che aspira ad una vera democrazia e che vuole risolvere i reali problemi che lo hanno attanagliano fin qui, questo deve fare: far pagare a chi non ha mai pagato i conti della disperazione creata, anche per questo necessita stanare i nominativi degli scudati, sequestrando tutti i denari.

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