Archivi del giorno: 5 settembre 2010

ComeDonChisciotte – E’ STATA GOLDMAN SACHS A SCATENARE LA GUERRA ALIMENTARE MONDIALE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – E’ STATA GOLDMAN SACHS A SCATENARE LA GUERRA ALIMENTARE MONDIALE ?.

DI ALFREDO JALIFE-RAHME
La Jornada

Precedenti: è sufficiente ricordare il ruolo micidiale che nel Messico neoliberale giocò la multi genocida banca Golman Sachs (GS) durante il Fobaproa/IPAB – qualcosa come un Vietnam finanziario, a parere del cordobista Zedillo (uno dei suoi più cospicui soci)- le cui cambiali, che tengono il Paese in ginocchio, furono illegalmente firmate dall’israelo-argentino (nemmeno fece la parte del messicano) Martín Werner Wainfeld, che fu più tardi doppiamente premiato come socio di GS in Messico e comproprietario della banca Mifel, all’apparenza una innocua ed insignificante banca comunitaria ma che vanta una ragguardevole filiale a Metepec, sede del carcere di massima sicurezza (sig) ad Almoloya (leggere Bajo la lupa, 2/5/10, e La Lupa Politica, Voces del Periodista, núm. 207).

Sono degni di nota gli stretti legami del cordobista Zedillo, per non parlare di Werner, con l’archetipo di banca angloisraeliana , il fondo monetarista Jacob Aharón Frenkel: ex governatore della banca centrale israeliana e oggi capo supremo di JP Morgan Chase International (associati ai Rockefeller e ai Kissinger) e contemporaneamente (supersig!) vicedirettore della fraudolenta compagnia d’assicurazioni AIG.

Per qualche ragione sconosciuta, il tema alimentare -notevolmente apprezzato nei centri strategici asiatici, russi, africani ed islamici- è sparito dal dibattito latinoamericano (eccezione fatta per il Brasile e l’Argentina che primeggiano nella questione per capacità e conoscenza).

Nel Messico, l’esilarante SAM –Sistema (sig) Alimentario Messicano- del protolibrecambista López Portillo diventò un clamoroso fallimento e i successivi presidenti neoliberali del PRI e del PAN seppellirono l’agricoltura nazionale tramite la farabutta TLCAN (causa delle immigrazioni massive) per passare dopo a un alienante soggiogamento dal potente quanto sovvenzionato gruppo tecno –agricolo -alimentario anglosassone, il più grande di tutto il pianeta (Bajo la Lupa, 23/4/10).

Fatti: dopo aver avvertito della imminente quanto amara guerra alimentare che si stava preparando per la Cina (Bajo la Lupa, 23/4/10), i prezzi del grano aumentarono a dismisura dal giorno dopo in un 8% (dal Giugno scorso sono sobbalzati quasi del 50%), che nel insieme costituisce il maggior aumento avuto in più di tre decenni (The Financial Times,2/8/10).

Il temporale sarà finito, ma alla pluriletale GS lo hanno distribuito a palate, tramite la speculazione dei derivati finanziari con i quali si applicano ora i prezzi al grano (Deborah Doane, The Guardian, 22/07/10). Secondo l’organizzazione civile britannica World Development Movement (wdm.org.uk), GS ha risucchiato enormi profitti scommettendo sui profitti delle coltivazioni di mais, caffè e cacao che aggravano la povertà e la denutrizione, ma che procurano miliardi di dollari al settore bancario (anche se già palesemente disfatto). Ce la farà la carestia generalizzata in tutto il mondo, questa volta, a preservare la bancarotta della banca israeloanglosassone con le demenziali scommesse speculative sugli alimenti, nello stile alla Madoff e Soros ?
Doane elenca le principali banche partecipanti alla speculazione alimentare: GS (ma subito, diamine!!), Citigroup, Banca Americana, Deutsche Bank, Morgan Stanley, HSBC y JP Morgan Chase.

La letale GS da sola, soltanto nel 2009 sganciò più di 5.000 milioni di dollari (più di ciò che potrebbe incassare nel 2010). Merita ricordare che la maggior parte delle banche prima citate hanno avuto a che fare con la sbiancata di soldi a livelli locali e globali.

Dimenticavo: per chiudere il cerchio mafioso, il ramo principale londinese della Morgan Stanley è in intimo rapporto con la predatrice petroliera Schumberger (con grande consenso di certi direttori della Pemex).
Anche Wikipedia, una discussa fonte di consultazione per menti pigre ed incapaci di fare ricerche per conto proprio, offre un decalogo del capo supremo della GS, Lloyd Craig Blankfein, sui rapporti con Israel Gary D. Cohn, il secondo in gerarchia di Blankfein. Basta così, è meglio.

Nel splendente rapporto “La lotteria della grande carestia”, WDM (World Developement Movement) ingenuamente reclama il ricavo finale delle transazioni segrete delle banche.
Ha voglia il gruppo WDM di annichilare i megaguadagni parassitari delle banche anglo israeliane tramite i loro derivati finanziari, applicati a tutti gli elementi tangibili e reali, che costituiscono un cancro finanziario globale?

WDM, che sorregge la giustizia sociale, sostiene che i soldi ricavati della speculazione delle materie prime negli indici dei fondi, cosi come quelli dei derivati finanziari, salirono in grande ripresa da 46.000 milioni di dollari nel 2005 a 250.000 milioni nel 2008. A che livello saranno in questo prossimo autunno di fuoco del 2010??

Non mancheranno stallieri di banche multinazionali che difendano ciò che difendibile non è ( sia dal punto di vista del comune buon senso come della armonia mondiale) -su richiesta, per guadagno personale, per ingenuità, per ignoranza o per tutto insieme-, com’ è il caso del blogger israeliano Seth Freedman (difensore del piratesco governo Netanyahu, che impedisce l’aiuto umanitario turco a Gaza, la più grande galera vivente al mondo, The Guardian, 1/06/10). Fa male, vero?

Il ciclope regolamentare statunitense (SEC, per il suo acronimo in inglese) ha appena sollecitato in ginocchio alla GS che spieghi dettagliatamente il modo col quale ebbe il superguadagno; GS risponde di non sapere come abbia fatto. Senza parole.

In un’altra delle sue leggendarie repliche, la GS si giustifica dicendo che gli incrementi nei prezzi alimentari si devono alle tendenze (sig) a lungo termine, al aumento del consumo di carne delle classi medie nei mercati emergenti, al uso dei biocombustibili e al cambiamento climatico (l’allibi perfetto). Questa replica è giusto fatta per oligofrenici, per gli ingenui e per gli ignari.

Succede lo stesso anche in tempi di preparazione alla guerra alimentare?

Si dà il caso che il blogger israeliano Freedman è molto convinto della buona fede della GS (come tutti i suoi servi che in Messico hanno tratto profitto delle sue attività omicide) un po’ meno però lo sono Cina ed India –i due Paesi più super popolati nel mondo, il cui deficit alimentare potrebbe trasformarsi in un’arma letale per mano del gruppo tecnoagricoloalimentare anglosassone.
La cosa più bella è che Gary Gensler, boss della regolatrice di matterie prime della EU, della FAO y della UNCTAD (ambedue formano parte del ONU), così come alla commissione europea dei mercati finanziari, siano d’accordo con le trovate della WDM.

In modo convincente Deborah Doane suggerisce che tutte le insinuazioni della GS no servano ad spiegare le brutali accese cosi come le brusche cadute che riflettono l’entrata e l’uscita di soldi scottanti, e conclude con preoccupazione che la gente muore di fame mentre le banche si arricchiscono speculando con gli alimenti, capo indiscussa la multi genocida Goldman Sachs

Titolo originale: “¿Desató Goldman Sachs la guerra alimentaria global?”

Fonte: http://www.jornada.unam.mx
Link: http://www.jornada.unam.mx/2010/08/04/index.php?section=opinion&article=018o1pol
4.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARISA CRUZCA

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Antimafia Duemila – Le amare verita’ sull’energia

Fonte: Antimafia Duemila – Le amare verita’ sull’energia.

di Giulietto Chiesa – 5 settembre 2010
Pubblichiamo il documento dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio (ASPO), che fu inviato l’8 maggio 2010 alle autorità nazionali e regionali del nostro paese, senza che, a quanto mi risulta, vi fossero reazioni di sorta.

E comunque senza che, nei programmi di governo, se ne riscontrasse traccia rilevante. Suggerisco di dare un’occhiata anche all’elenco delle personalità e delle qualifiche, scientifiche e professionali, che hanno firmato un tale documento (segno incoraggiante che esiste, anche in Italia, una importante colonia di cervelli pensanti, sebbene il loro potere di influire sulle scelte politiche sia altamente delimitato dalla stupidità dei  detentori di quel potere).

Pubblichiamo perché emergono continuamente (anche all’interno di Alternativa), posizioni che ci accusano di “catastrofismo” , implicitamente o esplicitamente rifiutando di fare i conti con i dati della realtà.

Alternativa nasce proprio per porre al centro dell’azione politica i dati della realtà, contrapponendoli all’immagine virtuale che ci viene proposta da ogni lato e in ogni momento.
È del tutto comprensibile che la mente umana si ritragga di fronte a scenari di estrema gravità. Tuttavia, quando questi scenari sono incontrovertibili, emerge indispensabile la necessità di affrontarli e di non nascondere la testa sotto la sabbia.

Le polemiche contro il “catastrofismo” sono l’arma principale con cui, semplicemente, si cerca di impedire la diffusione della verità.

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ASPO ITALIA

ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO
www.aspoitalia.it

Nota informativa – Petrolio, economia e società

Alla Cortese Attenzione di

– Presidenti delle Regioni e province autonome

– Presidenti delle Province

– Rappresentanti di Regioni, Province ed Enti Locali presso la Conferenza Stato – Regioni- Enti Locali.

8 maggio 2010.

Egregio Sig. Presidente,

Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITÀ DI PETROLIO A BASSO COSTO È IN DECLINO

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e acosti sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti)popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso. La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.

La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata(entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio “boom” del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica. La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO

Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE),agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.

offertacombustibili

Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE,tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.

L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili,non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l’insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell’AIE sulla domanda da oggi al 2030.

In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione.

Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.

I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l’offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi.

Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare,complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto,quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il“vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.

Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo! La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno – in modo al momento imprevedibile – generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo. Si rileva che l’attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.

Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

Con Ossequio.

ASPO ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

Membri del Comitato Scientifico e Soci ASPO

Pietro Cambi
Geologo, esperto indipendente

Domenico Coiante
Associazione Amici della Terra, Roma

Gianni Comoretto
Istituto Nazionale di Astrofisica

Massimo De Carlo
EVCG-Electric Vehicles Consultant Group, Firenze/Padova

Claudio Della Volpe
Ricercatore di Chimica Fisica Applicata
Università di Trento

Alberto Di Fazio
Istituto Nazionale di Astrofisica

Giuseppe Grazzini
Dipartimento di Energetica, Università di Firenze

Renato Guseo
Dipartimento di Scienze Statistiche, Università di Padova

Leonardo Libero
Periodico “Energia dal Sole”, Torino

Luca Lombroso
Meteorologo e divulgatore Ambientale (www.lombroso.it)
Osservatorio Geofisico, DIMA Università di Modena e Reggio Emilia

Terenzio Longobardi
Ingegnere, esperto indipendente, Pisa

Pierangela Magioncalda
ERG S.p.A., Genova

Emilio Martines

Consiglio Nazionale delle Ricerche-IGI. Padova

Francesco MeneguzzoConsiglio Nazionale delle Ricerche -IBIMET, Firenze

Luca Mercalli
Società Meteorologica Italiana, Torino
RaiTre “Che Tempo Che Fa”

Mirco Rossi
Divulgatore, studioso indipendente, Venezia

Giorgio Nebbia
Università di Bari

Massimiliano Varriale
Referente scientifico energia e rifiuti, WWF Italia Roma.

DOCUMENTO Il documento in formato PDF

Tratto da: megachip.info

ComeDonChisciotte – SEGNI DI FOLLIA DISCONTINUA

Fonte: ComeDonChisciotte – SEGNI DI FOLLIA DISCONTINUA.

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it/

Chissà cosa diranno i nostri discendenti, leggendo quello che scrivevano i commentatori politici del tempo dell’Inizio della Transizione. Difficile prevedere quanta carta avranno, se ne avranno, quei discendenti nostri. E quanti canali riusciranno a tenere accesi per passare il poco tempo a disposizione che resterà loro per divertirsi. Vicino a casa, perché la parola d’ordine “a chilometro zero” sarà divenuta un obbligo.

Leggo invece, per esempio, che le grandi compagnie aeree del mondo stanno commissionando nuovi aerei passeggeri per 26 miliardi di dollari. E penso a come saranno sbalorditi per la nostra stupidità attuale coloro che dovranno centellinare i loro viaggi aerei in base a una rigorosa distribuzione statale delle disponibilità. Sembra che siano tutti impazziti.

Possibile che non si rendano conto che il prezzo del combustibile e, di conseguenza, quello dei biglietti, salirà vertiginosamente? Come si fa a prevedere nuovi aerei o nuovi aeroporti nelle condizioni che si delineano? Ma è così che gira questo mondo senza senso, guidato da signori che in questo agosto si aggirano per i mari caldi a bordo dei loro yacht fantasmagorici e progettano il disastro futuro nostro prossimo venturo. Leggo, sul Financial Times di un giorno di luglio, che i dati statistici rivelano come decine di miliardi di euro, dollari, yen, sterline, stanno emigrando verso portafogli in cash. Le spiegazioni degli esperti: coloro che stanno a bordo di quegli yacht si aspettano un nuovo crollo delle borse di azioni e di obbligazioni.

Tengono i contanti in fondi speculativi di carattere monetario perché sanno che per investirli in una qualunque operazione produttiva significa perderli. I loro portafogli sono bene equilibrati, tra dollaro, euro e altre monete, in modo che se crolla l’una guadagneranno sull’altra. Cioè non ci perderanno niente. Ma milioni di persone, invece, continuano a investire perché gli hanno detto che la ripresa è in atto.

Naturalmente è tutto falso, così come sono falsi i rating delle famose agenzie della truffa, che assegnano voti in base a calcoli politici dei signori che bevono whisky a bordo degli yacht con i vetri fumé, in modo che nessuno ci veda dentro.

L’esperimento greco è in pieno sviluppo, cioè in pieno disastro, ma adesso è silenzio attorno alla Spagna e al Portogallo, prossime vittime designate. Se ne riparla a settembre in base a un’agenda delle notizie che viene rispettata dai grandi media del mainstream, che fanno parte della banda. Qua e là zampillano, come per caso, dalla superficie oleosa come il mare del Golfo del Messico, brandelli di realtà, dai quali emerge che non c’è nessuna vera ripresa in tutto l’Occidente. Cammina, come una locomotiva, solo la Cina. E questo sta diventando un problema sia per gli Stati Uniti, sia per il resto del mondo, sia per la Cina stessa: è ovvio che a Washington (e nelle riunioni del Bilderberg Group) ci si pone il problema di come fermarla.

Problema al momento insolubile in termini pacifici. Ma sappiamo che i signori degli yacht non pensano necessariamente in termini pacifici. Follie, naturalmente, che ogni persona per bene riterrebbe impraticabili. Ma – ed è questo uno dei perni centrali di ogni ragionamento realistico – non si può misurare, né prevedere, il comportamento dei signori che stanno dietro quei vetri fumé in base al politically correct.

Per la semplice e banale ragione che quella gente, che progetta il nostro disastro, ritiene normale e logico che il nostro disastro debba essere il loro trionfo. In effetti è andata così fino ad ora. Ma l’intelligenza dei signori degli yacht non arriva fino al punto di comprendere che è cominciata una “transizione” gigantesca.

E in questa transizione, sebbene loro avranno molte più chances dei comuni mortali, neanche loro (e nemmeno i loro figli) saranno al sicuro. Non avendo però nessuna bussola diversa da quella che hanno usato fino ad ora, navigano con quella del passato. Ma così non vedono più il futuro, né possono garantirsi una rotta sicura in un cielo in cui la Stella Polare americana non brilla più e un’altra stella, sconosciuta ai più, comincia ad alzarsi nel cielo accanto a una luna anch’essa irriconoscibile.

Quanto durerà questa transizione nessuno lo sa. E allora molti di coloro che stanno ai piani inferiori della torre, e non vedono il futuro, si affidano alla speranza. Cominciano le campagne tranquillizzatrici che ci invitano a stare calmi: non preoccupatevi, da qui al 2050 le energie rinnovabili sostituiranno completamente il carbone, il petrolio il gas. E il nucleare ci aiuterà a ridurre la produzione di CO2, così potremo tornare a consumare come abbiamo fatto fino a ieri.

Coraggio e in alto i cuori.

Tutto falso, naturalmente. Perché questa diagnosi fa acqua da tutte le parti, come i nostri discendenti avranno già potuto verificare, a loro spese. E sapete dove è il buco più grosso? Nella nostra incapacità di capire che non c’è una sola crisi che ci sta venendo addosso: ce ne sono tante. E tutte hanno un denominatore comune: l’apparizione del “limite”.

Prima non lo vedevamo. Adesso – basterebbe aprire gli occhi – lo vediamo.

Energia, risorse naturali, acqua, temperatura. Tutto è limitato, in forse.

E nemmeno avessimo a disposizione infinita energia potremmo superarlo. L’idea del “business verde” è, in questo contesto, l’ultimo specchietto per le allodole. Ci sono voluti oltre 100 anni per la civiltà dell’automobile. Non penserete mica che ci vorrà meno tempo per costruirne una alternativa?

E tutto ci dice che questo tempo non lo abbiamo. Ecco cosa significa la transizione e come prepararsi ad affrontarla.

Ed ecco perché dedico questo commento al nostro futuro. Anche per evitare che si continui a dare troppa attenzione al “morto che cammina” in casa nostra. Prima che smetta di camminare anche lui, dovremmo chiederci se c’è in Italia qualcuno che ha in testa un’idea della transizione che ci attende.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/rubriche/34-giulietto-chiesa-cronache-marxziane/4484-segni-di-follia-discontinua.html
5.09.2010

da «La Voce delle Voci» – settembre 2010

UNA LETTERA PER OBAMA – Mentereale

Di Antonella Randazzo

I petrolieri ringraziano, e non sono i soli. Molti sono quelli che dalla guerra in Iraq hanno ricavato parecchi guadagni. Anche personaggi che hanno fatto parte del governo o che ancora ne fanno parte. Ad esempio, l’ex vicepresidente Dick Cheney, che possiede parecchi pacchetti azionari proprio delle corporation che hanno ricavato grossi profitti, come la Halliburton (di cui è stato dirigente), la Chevron-Texaco e la Exxon-Mobil.

Per il guadagno di queste persone e per la difesa di un sistema di potere che è sempre più marcio e alla deriva, sono morte moltissime persone, molte di più hanno avuto la vita completamente rovinata, e porteranno sempre con loro le scene di assurda violenza a cui hanno assistito.

Ricordiamo che in Iraq sono morti misteriosamente diversi giornalisti, come David Bloom e Gaby Rado. Il giornalista Terry Lloyd (della Itn) fu ucciso da soldati americani perché stava preparando un servizio su una città (Umm Qasr) che la propaganda aveva dato per conquistata. Ciò non era vero, e Lloyd lo stava provando. Alcuni giornalisti sono andati via dall’Iraq dopo aver ricevuto intimidazioni e minacce.

Ricordiamo che il calvario dell’Iraq iniziò nel 1991, quando Bush e i suoi complici organizzarono la Guerra del Golfo, dapprima provocando Saddam Hussein, e poi fingendo che non sarebbero intervenuti in caso di guerra con il Kuwait. I media occidentali nascosero le provocazioni verso l’Iraq e descrissero Saddam come un dittatore che voleva conquistare i paesi vicini.

La dittatura di Saddam è stata sostenuta a lungo proprio dagli Usa e dalla Gran Bretagna…

Leggi tutto: UNA LETTERA PER OBAMA – Mentereale.

Libero fischio in libero Stato | Il Fatto Quotidiano

La contestazione a Schifani è più che legittima. In un paese sano i politici in odore di mafia vengono isolati.

Anche se non avesse commesso nessun reato, un tipo con quella storia personale sarebbe comunque da isolare, una sana quarantena democratica, non da eleggere a presidente del Senato.

Le contestazioni come quella di ieri rappresentano gli anticorpi della democrazia.

è inaudito che il PD e Fassino invitino ad un dibattito amichevole un tipo che è stato socio in affari di mafiosi e ha curato gli interessi economici e legali di mafiosi.

E mi pare ancora più assurdo il tema del dibattito organizzato con Schifani: le riforme condivise. Ma stanno dando i numeri? Il partito di Schifani sta sbudellando la democrazia e gettando sul lastrico il paese e questi li invitano a prendere il te delle cinque? Ci vuole una opposizione ferma a questa banda di manigoldi e massoni.

Comunque le reazioni isteriche della casta sono un buon segno, si sentono accerchiati, il palazzo sta per crollare.

Una cosa però mi lascia perplesso: perché gli altri giornali cosiddetti di opposizione, “la Repubblica” in testa, fanno censura su tutte le magagne di Schifani e si impegnano molto a diffamare chi protesta? Che cosa rappresenta Schifani per loro? Perchè è un intoccabile nonostante i fatti concreti che dicono chiaramente quale è la sua provenienza? Altro che statista, a me pare che sia il simbolo della piovra che si è fatta stato, la garanzia che gli interessi di cosa nostra sono tenuti bene in conto.

L’articolo che segue è ripreso da: Libero fischio in libero Stato | Il Fatto Quotidiano.

Ieri a Torino, la festa del partito democratico è stata teatro di una lezione di democrazia che i manifestanti hanno dato agli “inciucisti” del partito (non)democratico e soprattutto al giornalista del Tg3, Giuliano Giubilei.

“Libero fischio in libero Stato” diceva Sandro Pertini, nella Costituzione del nostro paese non c’è traccia di un articolo che vieti il dissenso, c’è però un ampio articolo 21 che sancisce la libertà di espressione, a prescindere dall’opinione che si vuole affermare. Impedire le contestazioni, invece, è un tratto caratterizzante del Fascismo.

Persino nella stessa definizione di dibattito si contempla il dissenso, il dibattito è discussione, lo stesso contraddittorio è tesi e antitesi, quindi affermazioni che dissentono tra loro con lo scopo di far prevalere, con la forza dei fatti, la propria idea.

“Volete impedire a due personalità politiche di parlare” grida Giubilei, peccato che dimentichi o non abbia ben presente il sistema della “rappresentatività politica” che vige in Italia (anche se eluso dalla legge elettorale che permette ai rappresentanti di autonominarsi), i politici in questione devono essere l’espressione degli elettori, non dei propri interessi, sono sottoposti al giudizio del popolo italiano che ha come mezzi per esprimere un’opinione negativa nei confronti del loro operato: il voto e il dissenso pubblico.

La protesta di Agende Rosse, Grillini e Popolo Viola si è svolta inizialmente in modo molto costruttivo ed è degenerata a causa dell’aggressività e dell’atteggiamento, questo sì, squadrista degli organizzatori e di qualche elemento delle forze dell’ordine un po’ troppo esaltato. Come ci racconta Luisa Carlucci, movimento delle Agende Rosse di Torino, presa per i capelli da un agente di Polizia durante la protesta, l’obiettivo dei manifestanti era quello di porre a Renato Schifani delle domande, le stesse domande che i giornali, “Il Fatto Quotidiano” in primis, stanno rivolgendo al Presidente del Senato in questi giorni, in relazione ai suoi trascorsi da avvocato difensore dei patrimoni illeciti dei boss mafiosi, e ai suoi presunti rapporti di mediazione tra Berlusconi, Dell’Utri e alcuni membri di spicco dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra come i fratelli Graviano.

I manifestanti avevano preparato dei cartelli che ponevano questi interrogativi e dei “pizzini” da far girare che raccoglievano i principali articoli dei vari giornali riguardanti tali rivelazioni. La risposta delle forze dell’ordine è stata quella di strattonare per i capelli una ragazza di 20 anni con in mano un arma letale, una semplice agenda rossa in ricordo di Paolo Borsellino. La reazione dei democratici organizzatori del partito (non)democratico è stata, invece, di dire ai ragazzi in prima fila, che stavano svolgendo una contestazione silenziosa, alzando solo l’agenda rossa al cielo: “tu con quel libricino alzato non devi aprire bocca o ti butto fuori”, oppure il più elegante: “hai rotto i coglioni con quell’agenda alzata!”.

Questa sì che è democrazia, democrazia nostrana!

Piero Ricca » La Casta degli Ipocriti

Piero Ricca » La Casta degli Ipocriti.

“Troppo semplicistico affermare che chi ha contestato Prodi a Bologna è solo un gruppo di propagandisti. Il professore chiude gli occhi di fronte ad una realtà che non gli piace e che ha colpevolmente determinato. I fischi al Motor Show sono l’ennesimo segnale della protesta diffusa in tutto il Paese contro questa Finanziaria”.
Renato Schifani, 10 dicembre 2006

Che cosa dovremmo fare per piacere a lorsignori: basterà starsene zitti tra un’elezione e l’altra oppure occorrerà invocare a gran voce più collusioni mafiose e più leggi su misura? Vorrebbero il silenzio intorno, interrotto solo dagli applausi. La Casta degli Ipocriti ieri si è compattata, a reti unificate e sotto l’alto patrocinio del presidente della repubblica, contro quei cittadini che esigendo trasparenza osano chiedere chiarezza sulle ombre di Schifani o denunciare i collegamenti di Dell’Utri. Altro che oltraggio alle istituzioni: per molto meno di quel che accade in Italia in un paese abitato da un popolo moralmente vivo ci scoppierebbero rivolte di piazza. Qui da noi accade il contrario: quei pochi che, non essendosi assuefatti al marciume generale, manifestano un legittimo e ben motivato sdegno vengono fatti passare per nemici della democrazia da un sistema politico e mediatico che ha perso ogni contatto con la realtà. Il vero attacco alla libertà è questo. Completa l’opera lo sguinzagliamento della polizia in tenuta antisommossa. Ribadiamolo: contestare con buoni argomenti questa oligarchia trasversale ogni volta che se ne presenta la possibilità non è un diritto: è un dovere.