Archivi del giorno: 7 settembre 2010

ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?.

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Segnatevi questa data sul calendario: per la prima volta, in Italia, la criminalità organizzata ammazza un politico ambientalista e proprio per il suo impegno sull’ambiente, la sostenibilità, la riqualificazione, l’energia. Mi auguro sia anche l’ultimo, ma qualcosa mi dice che probabilmente non sarà così. Finora, gli amministratori locali che sono finiti crivellati dalle “menti raffinatissime” si erano messi per traverso sui soliti traffici di cemento e calcestruzzo, appalti, opere pubbliche. Stavolta no.

Mi dicono amici vicini ad Acciaroli che, da quando Vassallo era sindaco, sembrava di stare in una città del Trentino. E non solo per quanto riguarda gli spazi pubblici: anche i negozi, le aree private, erano rinate ad una nuova vita. Le idee del sindaco erano penetrate profondamente nella mentalità della popolazione, che lo appoggiava e aveva imparato a valorizzare il proprio territorio. Vassallo sosteneva che non si devono buttare soldi per opere inutili che portano voti, bensì investire per sistemare i fiumi, gli acquedotti, il territorio.

Nella foto: Angelo Vassallo

La sua cittadina vanta il 70% di raccolta differenziata, in Campania.

Viene subito in mente il caso di Camigliano, il comune virtuoso sciolto perché disobbediente: faceva la differenziata invece di conferire in discarica come la legge di quella provincia comanda. Ma qui si è finiti molto diversamente, si è finiti con un morto sull’asfalto, e le mafie non ammazzano se possono farti smettere in altri modi.

Così, si cercano motivazioni più sostanziali. E ricordo Saviano, quando racconta che finché fai l’anticamorra nel tuo paesino nessuno dice nulla, ma se trovi risonanza al di fuori, se diventi insomma un simbolo, allora hai firmato la tua condanna. E proprio tra pochi giorni, Acciaroli avrebbe dovuto ospitare per la prima volta nella sua storia un importante convegno su tematiche ambientali, l’energia e la decrescita. Promosso dal Comune, organizzato da un’associazione di Parma, sponsorizzato da Slow Food, sostenuto dai MeetUp di Grillo, vedeva tra i relatori anche Maurizio Pallante del Movimento della Decrescita e, in un primo momento, anche l’economista italo-britannica Loretta Napoleoni. Oltre a sindaci di mezzo Cilento, professori universitari e artisti di fama nazionale. Saviano ci ha insegnato che non si può salire alla ribalta nazionale, perché i simboli diventano poi intoccabili: e la camorra non avrebbe mai consentito che il Cilento diventasse la Val di Susa della sostenibilità al Sud.

Ma c’è di più. Alcune fonti dirette mi hanno raccontato anche di un finanziamento regionale di ben 70 milioni di euro, destinato al Cilento, per lo sviluppo di del Parco e dell’autonomia energetica locale. Un finanziamento già assegnato a 46 Comuni della zona e a Legambiente, ed era in corso lo studio del progetto per poter poi accedere al fondo. Riportava Il Giornale del Cilento nel gennaio scorso:

L’idea progettuale, pensata dal presidente della comunità del Parco del Cilento, Angelo Vassallo, è riuscita a coinvolgere, per la prima volta, tutto un territorio che, per questo, ha smesso di pensare “per campanile”, riunendo tecnici, amministratori, privati e politici, realizzando così, l’idea del grande Parco. La Regione Campania ha messo a disposizione per l’intero sistema 70 milioni di euro, che andranno ad essere completati da interventi del privato sociale ed economico, che ammonteranno complessivamente a 128 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle PMI per gli aiuti sulle riconversioni,  per finanziare l’energia alternativa, con un ulteriore possibilità di accesso al microcredito attraverso il Fondo Verde.

Si ammazzano i simboli. Ma soprattutto, si ammazzano i simboli che si avviano a gestire decine di milioni in modo non gradito.

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/09/omicidio-vassallo-ucciso-per-i-milioni-dellenergia-verde.html
6.09.2010

OMICIDIO VASSALLO. ECCO IL PROGETTO

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Visto che a quanto pare le notizie su qualche retroscena dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica/Acciaroli, ieri vi hanno interessato pochissimo, oggi ritorno sull’argomento segnalando il sito del Parco Nazionale del Cilento.

In questa pagina si trovano tutte le informazioni relative all’Accordo di Reciprocità, quello che prevede un finanziamento di 70 milioni di euro di fondi europei via Regione Campania.  Il cuore del progetto, che vedeva il convolgimento di 73 Comuni dell’area, è l’autonomia energetica:

I tre pilastri su cui poggia l’AdR e che, complessivamente, potranno portare obiettivi di risparmio significativo per il territorio e di rilancio delle fonti energetiche alternative e di una economia leggera che si armonizza con gli indirizzi di sviluppo di un’area protetta di particolare pregio storico, culturale e naturalistico, sono:
1.      risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili;
2.      uso razionale dell’energia (URE) ed efficienza energetica (EE);
3.      uso delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

Tra le altre cose, si parla di “economia leggera” per lo sviluppo dei territori e di rispetto dei limiti dell’ecosistema. Così se ne parlava sul Giornale di Eboli:

Ad Acciaroli sarà costruita una centrale fotovoltaica di 20 Kw con la quale si illuminerà tutto il comprensorio della variante, le discese a mare e l’impianto sportivo. Un impianto minieolico sorgerà a Bellosguardo e vecchie centrali idroelettriche saranno rimesse in funzione per produrre energia azionate da potenti turbine. Questo a Sant’Angelo a Fasanella, Felitto, Omignano e Torre Orsaia. “È una sfida rivoluzionaria – conclude Vassallo – se la vinceremo il futuro del Cilento sarà garantito”.

Quello che è importante capire è che questi fondi sono già stati stanziati. Si attendeva solo il completamento del progetto per erogarli. Ciò significa che arriveranno comunque nel Cilento… ma non li gestirà più Angelo Vassallo e qualcun altro deciderà per il loro utilizzo.

La cosa che trovo strana è come di tutto ciò sui giornali non si parli. Si preferisce menzionare qualche vago “ha detto no alla camorra”, insistere sulle cementificazioni, ma che questo sindaco fosse a capo di un accordo tra sindaci che prevedeva l’uso di 70 milioni di euro per le energie alternative non lo dice nessuno.

Update: molto interessanti le segnalazioni nei commenti. Il fatto è che c’è un altro Angelo Vassallo, di 57 anni, amministratore locale, che si è occupato di appalti relativi ad un porto ed è stato denunciato per estorsione qualche mese fa… ma il porto è quello di Palermo, e tutta la vicenda si svolge in Sicilia. Omonimia, e colpa di frettolose ricerche su Google della prima ora ?

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
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7.09.2010

Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica.

Se i sindaci devono diventare prima eroi e poi martiri per difendere il territorio dalla speculazione significa che lo Stato è morto.
“Una di quelle notizie che non lasciano traccia e invece sono indicative di come funziona l’italia REALE: il sindaco Angelo Vassallo di un paese del Cilento, Pollica (Salerno) è stato ammazzato con 9 colpi di pistola mentre rientrava a casa. Nel comune di Pollica c’è una frazione, Acciaroli, famosa per la bandiera blu che viene assegnata alla qualità del suo mare, il massimo riconoscimento in fatto di pulizia delle acque e delle spiagge. Io SO (ma come disse Pasolini non ho le prove e non ho nemmeno indizi), perchè è stato ammazzato questo sindaco da più parti definito “una speranza per il Cilento” e “un simbolo di legalità”. Oggi i pochissimi amministratori locali che si oppongono alla speculazione selvaggia, alla predazione del territorio, alla feroce mercificazione dei beni naturali dei cittadini a fini di lucro, devono prima di tutto essere “eroi” e poi uomini politici e amministratori, quando dovrebbe essere normale tutelare il bene comune dei cittadini, e l’eccezione dovrebbe essere lo specularci sopra. In questo paese “la Colata” di cemento che ci sta sommergendo è persino argomento di letteratura (cosa che non esiste in nessun altro paese europeo) e bellissime località costiere, collinari e montane stanno diventando cantieri senza sosta, con la scusa della crescita, dell’economia (che poi significa sempre il profitto di pochi sulla fatica di molti). Il giorno in cui questo incubo di devastazione si arresterà, i nostri figli e nipoti e molte generazioni a venire, si ritroveranno in un paesaggio talmente allucinante, zeppo di asfalto, ferro e cemento e spogliato dalla sua naturale bellezza, da far desiderare una esplosione atomica per sperare n un “NUOVO INIZIO”. Forse lo sanno anche “loro” e per questo, ancora una volta contro la volontà del popolo, fanno le centrali nucleari. E poi sono “antidemocratici” sono quelli che li fischiano. Angelo Vassallo è stato ammazzato perchè con onestà e coraggio era contro gli ATTILA del nostro paese.” davide lak (davlak)

Blog di Beppe Grillo – BASTA!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – BASTA!.

Oggi sono leggermente irritato. Capita. Non me ne frega un cazzo dei politici. Continuano a farmi domande su cosa penso di Schifani o di Chiamparino, di Fini o di Bossi. Voglio dare una risposta definitiva e cumulativa anche per il futuro: “Non me ne frega un cazzzo (ho aggiunto una z di rinforzo) di qualunque politico“.
Non devono esistere i politici, ma che mestiere è? Deve esistere la politica come “servizio civile“, cittadini a tempo determinato che si dedicano al loro Paese. I quotidiani sono diventati gossip, Casini onnipresente, Fini l’uomo nuovo e lo psiconano e Bersani e D’Alema. Basta. Questa gente è responsabile dello sfacelo del Paese, vive da trent’anni di stipendi pubblici e non si è ancora tolta dalle palle da sola. E ci parla di soluzioni, di strategia europea, di alleanze programmatiche? Non sono riusciti neppure a far funzionare i servizi minimi, come le Poste e la Scuola e la Giustizia e il Fisco e la Salute.
L’altro giorno hanno riaperto le scuole. Il servizio del Tg1, il telegiornale fogna di Stato, ha fatto vedere un liceo romano, i marciapiedi invasi dalle macchine, i muri e persino le porte della scuola completamente imbrattati e nessuno che si vergognava. Che educazione, che esempio diamo ai nostri ragazzi? Come fa la Repubblica di oggi a dedicare da pagina 1 a pagina 9 alle salme della politica, da “Fini incompatibile con la sua carica” a “Quelle cene del lunedì ad Arcore” al “Poker di alternative così si può rompere la legge Porcellum” con dotti riferimenti a Calderoli, D’Alema e Casini e SOLO pagina 10 all’assassinio di una persona perbene, il sindaco Angelo Vassallo? Che informazione di merda date ai vostri lettori, cari giornalisti, stuoini dei politici di riferimento? In Italia non funziona nulla e tutto costa di più, dall’acqua, alle autostrade, alle Poste. Se viaggi ti ritrovi bloccato ogni mezz’ora dai lavori stradali, se ti connetti a Internet fai tempo a morire.
Basta con questa classe politica! Con questi nomi ammorbanti. Hanno indebitato ogni italiano con 30.000 euro, distrutto l’industria che poteva garantire un futuro alle nuove generazioni, dall’Olivetti, alla Telecom, all’Italtel, distrutto il territorio, consegnato quattro regioni alle mafie e anche gran parte del resto d’Italia. E ci vengono a far lezioni? E mi si deve chiedere cosa penso di un governo di coalizione destra-centro-sinistra o di elezioni con una legge anticostituzionale in cui non posso scegliere il candidato? Se la Nuova Destra salverà l’Italia o se la coalizione de noantri ci libererà dallo psiconano? Il cittadino deve prendere possesso della politica, della sua vita e questa massa di incapaci, nutriti dalla greppia pubblica, uscire dalla porta per non dover trovarsi a saltare dalla finestra. BASTA! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano

Il nucleare conviene solo alle aziende che costruiscono le centrali, per il resto è più costoso e più dannoso alla salute di altre fonti

Fonte: Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano.

L’Enel commissiona una ricerca di 300 pagine per dimostrare che le sue nuove centrali sono un affare

Basterebbe già il titolo (“Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”) a suscitare qualche dubbio sulla scientificità della ricerca, così viene chiamata, commissionata dall’Enel e dall’ente elettrico francese Edf alla società di consulenza The European House-Ambrosetti (e disponibile sul sito http://www.ambrosetti.eu). Ma i dubbi si tramutano in certezza quando si legge la composizione del Comitato guida della ricerca: accanto al capoeconomista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, figurano il direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Gianluca Comin, il capo dell’Edf in Italia, Bruno D’Onghia, un consulente del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, due parlamentari, Maurizio Lupi del Pdl e Nicola Rossi del Pd, il futuro presidente dell’Agenzia che dovrà vigilare sulle costruzioni nucleari, Umberto Veronesi, e, significativamente, il giornalista Carlo Rossella nella sua veste di presidente della Medusa cinematografica (gruppo Fininvest).
Molte certezzepochi numeri
Una domanda su tutte. Dopo che il governo italiano ha già deciso di costruire otto centrali elettronucleari, pari a una potenza installata di 13 mila megawatt, e l’Enel e l’Edf hanno già varato un investimento di una ventina di miliardi di euro per costruire quattro delle otto centrali, a che scopo commissionare alla prestigiosa ditta Ambrosetti uno studio di 300 pagine sulla convenienza del nucleare? Non era meglio farlo prima?

Infatti non è questo il punto. Sul nucleare il governo e l’Enel hanno solo certezze. Conviene, da tutti i punti di vista. E l’unica incognita è la resistenza di pezzi più o meno ampi di elettorato, e soprattutto delle comunità locali scelte per la localizzazione dei nuovi impianti: la propaganda ambientalista, si legge nello studio, è il nemico. E quindi, “bisogna contrastare la diffusione di disinformazione o di informazioni parziali che inevitabilmente causano il propagarsi di paure collettive, diffondendosi a grande velocità attraverso canali quali Internet”.

L’agitazione dello spettro di Internet oppio dei popoli completa il quadro: più che a una ricerca il documento reso pubblico dall’Enel assomiglia a un manuale di lobbying. Al quale gli estensori si sono applicati con tanto entusiasmo da utilizzare, con la massima serietà, per ben cinque volte l’espressione “rinascimento nucleare”, presa di peso dalla propaganda berlusconiana e, parlando al passato, scajoliana. Non solo. Secondo gli esperti messi in campo da The European House-Ambrosetti, c’è anche un “rinascimento nucleare mondiale” al quale le aziende italiane devono candidarsi a partecipare.
“Rinascimento nucleare”
Il rinascimento nucleare mondiale è così riassunto dalla ricerca a pagina 35: “Si prevede che nel 2030 saranno in funzione nel mondo 899 reattori (oggi 438)”. La nota 6 ci dice chi è la fonte del vaticinio: la WNA, nel suo Nuclear Century Outlook 2010. Ma chi questo esperto al di sopra delle parti che prevede la costruzione di 460 centrali nucleari in 20 anni, più quelle che devono sostituire quante delle 438 attuali saranno chiuse nel frattempo? Nient’altro che la World Nuclear Association, l’associazione mondiale delle imprese costruttrici di centrali nucleari. Tra i principali soci la francese Areva, quella che costruirà le quattro centrali Enel-Edf. Nel sito della WNA c’è scritto che tra i principi “etici” dell’associazione c’è la convinzione che “la tecnologia nucleare è uno strumento unico e indispensabile per lo sviluppo sostenibile globale”. Che, come tutti comprendono, non è una posizione ideologica, perché nel dibattito sul nucleare solo i dubbi sono tacciati di ideologismo, le certezze mai.
La ricerca ci consegna comunque i conti della convenienza per l’Italia. Stime abbastanza alla buona, che occupano poche righe delle 300 pagine. In sintesi: a partire da una recente stima della Commissione europea secondo la quale il chilowattora nucleare può costare tra i 50 e gli 85 centesimi di euro, la ricerca assume che la corrente prodotta dalle centrali Enel costerà 60 centesimi al chilowattora (ma già che c’erano potevano chiedere direttamente all’Enel su quale costo ha basato i suoi piani nucleari). Attualmente il costo medio della corrente prodotta nella penisola è attorno agli 80 centesimi. Su questa base si stima che dal 2020 al 2030, sostituendo il 25 per cento della produzione elettrica con fonti nucleari, il risparmio per il sistema sarà tra 1,7 e 2,4 miliardi di euro all’anno, in un’ipotesi prudente che mantiene la produzione al livello 2009, cioè 323 terawattora (miliardi di chilowattora). Negli effetti cumulati sull’economia, nell’arco di dieci anni si avrebbe un beneficio per il Paese vicino, nell’ipotesi più positiva, ai 70 miliardi.

La ricerca non affronta la questione della garanzia di prezzo che l’Enel chiederà al gestore della rete (cioè alle imprese e ai consumatori) per assicurarsi di vendere la corrente a 60 euro per una cinquantina d’anni, qualunque sia il prezzo delle altre fonti di energia nel frattempo. La convenienza economica del nucleare rimane affidata alla certezza che le altre fonti costeranno di più per almeno mezzo secolo.
Le 300 pagine della ricerca per il resto affrontano i temi secondo un ordine chiaramente ispirato a esigenze di propaganda. Basta guardare i titoli dei tre capitoli di cui si compone lo studio: “Perché all’Italia serve il nucleare”, “Come si discute di nucleare in Italia” (dedicato al pessimo lavoro di stampa e tv, condizionate ancora dalla grande paura collettiva chiamata Cernobyl 1986), “Cos’è (realmente) il nucleare”. Non si capisce quale antinuclearista potrebbe essere spinto da un documento del genere a rivedere le sue opinioni. Probabilmente gli basterà vedere titolo e sommario per decidere di non leggerlo. Peccato, un’occasione mancata.

Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’

Fonte: Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’.

«La scomparsa dagli archivi dei tabulati delle telefonate tra il boss dell’Arenella, Gaetano Scotto e agenti dei servizi segreti è un fatto di massima gravità. Scotto è considerato dagli inquirenti il tramite di Cosa nostra con pezzi deviati dei servizi coinvolti nelle stragi di mafia. È chiaro, quindi, il tentativo di impedire ai giudici di indagare per fare luce sui mandanti esterni». Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare Antimafia. «Alla riapertura dei lavori chiederò al governo di riferire in Parlamento. È indispensabile che i ministri competenti esercitino il dovere di garantire ai magistrati la possibilità di indagare senza subire sabotaggi. Contemporaneamente la commissione Antimafia utilizzi i suoi poteri d’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di apparati deviati dello Stato -conclude Lumia- che vogliono occultare la verità e impedire la giustizia».

Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere

Fonte: Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere.

di Alessandra Ziniti – 3 settembre 2010
Messina.
Il boss e il procuratore generale, il sindaco e il senatore e poi uno stuolo di avvocati, professori universitari, medici, notai.

E adesso anche donne, una novità assoluta che sta prendendo piede. Il circolo culturale “Corda Fratres” di Barcellona Pozzo di Gotto è il volto nuovo della massoneria della vecchia città “babba”, l’ erede più rampante di quell’ antico tessuto di fratellanza con il cappuccio che nell’ Ottocento vedeva Messina tra le città italiane più attive e che fino agli anni Novanta era nelle mani di un affiatata elite di ambasciatori che tessevano affari e rapporti che andavano dall’ Unione Sovietica agli Stati Uniti. Oggi, nella città dello Stretto, può capitare che a porgere la mano con la “toccata del polso” siano allo stesso modo esponenti di Cosa nostra e alti magistrati, tutti seduti allo stesso “tavolino” di politici, imprenditori e professionisti in grado di pilotare appalti, assunzioni, nomine e carriere. Basta scorrere gli elenchi del circolo culturale “Corda Fratres” al centro di una recentissima indagine della magistratura di Reggio Calabria che lo considera un circolo para massonico ed ecco venir fuori, uno accanto all’ altro, il nome dell’ attuale procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata e quello di Giuseppe Gullotti, boss accusato dell’ omicidio del giornalista Beppe Alfano, quello del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Candeloro Nania e di suo fratello Domenico, senatore Pdl. Ma ci sarebbe anche quello del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, lo stesso che – alle accuse rivolte dal manager del Policlinico Giuseppe Pecoraro al sistema di potere massonico che imbriglia la città – ha risposto: «Se ritiene di aver subito delle pressioni ha l’ obbligo civile, morale ed istituzionale di fare nomi, altrimenti taccia». I nomi dei massoni, coperti e scoperti, nelle stanze del potere di Messina corrono sulla bocca di tutti da molto tempo. Dal palazzo di giustizia al Comune, dagli uffici di governo ai più importanti studi legali e notarili, dai baroni dell’ Università ai medici, la categoria che – su tutte – sembra più affascinata dal cappuccio massonico. La “Corda Fratres” o la “Ausonia”, scoperta poco meno di un anno fa ancora a Barcellona dai magistrati della Dda di Messina partiti dalla denuncia di un imprenditore costretto a pagare il pizzo da dieci anni, incrociano il condizionamento degli appalti e della vita politica con la criminalità organizzata. Maè il potere per il poteree soprattutto il profumo dei soldi a fare ancora molti proseliti tra le due obbedienze ufficiali presenti a Messina, il “Grande Oriente” e il “Rito scozzese antico”, anche se il fenomeno nuovo degli ultimi anni è la polverizzazione in micrologge, divise possibilmente per appartenenza professionale, che stringono alleanza tra loro. Ci sono nomi noti e che contano negli elenchi ufficiali: dall’ ex ministro degli esteri Antonio Martino all’ ex ambasciatore Paolo Fulci, dall’ ex sottosegretario alle Finanze Dino Madaudo all’ ex assessore regionale Salvatore Natoli, dall’ avvocato Francesco Celona all’ ex presidente dell’ Opera Universitaria Carlo Mazzù, dal notaio Magno all’ ex presidente dell’ Ordine degli avvocati Carlo Vermiglio. E ci sono naturalmente tanti professori universitari. Perché, come mise in evidenza l’ indagine della commissione antimafia sul “verminaio” Messina e soprattutto l’ inchiesta per l’ omicidio del professore Matteo Bottari, della massoneria dello Stretto l’ Università degli scandali è sempre stata l’ ombelico. Massone era Bottari, massone è il suo “maestro”, l’ ex rettore Diego Cuzzocrea, massone è Giuseppe Longo, calabrese d’ origine, che per quel delitto e per altri affari con le cosche calabresi fu inquisito. Come loro decine di altri “baroni” e semplici professori decidono le sorti di assunzioni, dottorati, associati, carriere universitarie: una concorsopoli da sempre con il cappuccio quella messinese. Non a caso Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’ inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ricorda la storia di quel giovane medico messinese da lui assunto: «Quando gli chiesi come mai a Messina non avesse trovato lavoro – racconta – mi disse: “Lì se non hai i poteri forti che ti appoggiano non sei nessuno”. Logge “in chiaro” o coperte, ma soprattutto una miriade di pseudo-associazioni culturali che fanno da ombrello a “fratelli” che non possono dichiararsi tali per il ruolo pubblico e che però siedono ai tavolini dei comitati d’ affari o scendono in campo per sponsorizzare nomine o anche solo per sollecitare un pagamento o favorire un altro fratello. Ognuno ha il suo ruolo: gli uomini di legge scrivono, gli imprenditori fanno affari e poi sono riconoscenti, i professori universitari gestiscono carriere e lauree, i magistrati insabbiano le inchieste, i politici fanno da “gancio”. Basta continuare a “tastare il polso” a chi va ad occupare la sedia giusta.

Tratto da:
La Repubblica – Palermo

Il Pd, lo statuto e i mandarini | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Il Pd, lo statuto e i mandarini | Il Fatto Quotidiano.

“Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati”.
Statuto del Partito democratico. art. 21, terzo comma

Se non si azzera l’attuale gruppo dirigente del Pd non ci sarà mai la possibilità di una svolta. A cominciare da Massimo D’Alema, l’uomo dei compromessi al ribasso, della Bicamerale, del tavolo a latere Unipol-Bnl, di “Mediaset patrimonio del Paese”, della “Merchant Bank in cui non si parla inglese” a palazzo Chigi, delle due scoppole rimediate in Puglia, dello spocchioso sarcasmo contro i movimenti della società civile, dell’incapacità di intransigenza sui principi. Più bolliti di lui ce ne sono pochi in circolazione. Eppure è ancora lì, in carriera a vita a meno di terremoti politici, come un Andreotti in sedicesimo.
Il congelamento dei meccanismi del ricambio all’interno dei partiti rende possibili siffatte sventure.

Eppure lo statuto del Partito democratico prevederebbe un limite di tre mandati parlamentari. Ma vale per i peones, non per i capi. E’ la logica della Fattoria degli Animali: alcuni maiali sono più uguali degli altri. A meno di un (improbabile) cambiamento della “porcata” elettorale, ad esempio, Piero Fassino e la moglie Anna Serafini verranno ancora ricandidati in cima a liste bloccate, c’è da scommetterlo, perché “i dirigenti non nascono sotto il cavolo” (Fassino dixit). E lo stesso, a meno di una (improbabile) rinuncia volontaria, avverrà per Massimo D’Alema e compagnia brutta.

Sarebbe dunque il caso di stampare il comma 3 dell’articolo 21 dello statuto su un volantino, assieme al numero di legislature dei vari mandarini politicamente sconfitti, moralmente squalificati e inopinatamente ancora in auge, per diffonderlo alle feste del Pd e in ogni altro luogo di dibattito pubblico, a costo di incappare in tal modo nel più classico dei reati di “lesa maestà”. Dall’alto dei suoi decenni in parlamento, Giorgio Napolitano forse stigmatizzerà le “intimidatorie gazzarre”. Ma ce ne faremo una ragione: del resto, come spiegare a lui, alle guardie bianche del Corriere della Sera e a tutti coloro che in questi giorni hanno puntato l’indice contro gli “squadristi” fingendo di non capirne le ragioni, che l’impudenza di gente che arriva a trasgredire perfino le regole che si dà è una vera e propria istigazione alla contestazione?