Archivi del giorno: 7 settembre 2010

ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?.

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Segnatevi questa data sul calendario: per la prima volta, in Italia, la criminalità organizzata ammazza un politico ambientalista e proprio per il suo impegno sull’ambiente, la sostenibilità, la riqualificazione, l’energia. Mi auguro sia anche l’ultimo, ma qualcosa mi dice che probabilmente non sarà così. Finora, gli amministratori locali che sono finiti crivellati dalle “menti raffinatissime” si erano messi per traverso sui soliti traffici di cemento e calcestruzzo, appalti, opere pubbliche. Stavolta no.

Mi dicono amici vicini ad Acciaroli che, da quando Vassallo era sindaco, sembrava di stare in una città del Trentino. E non solo per quanto riguarda gli spazi pubblici: anche i negozi, le aree private, erano rinate ad una nuova vita. Le idee del sindaco erano penetrate profondamente nella mentalità della popolazione, che lo appoggiava e aveva imparato a valorizzare il proprio territorio. Vassallo sosteneva che non si devono buttare soldi per opere inutili che portano voti, bensì investire per sistemare i fiumi, gli acquedotti, il territorio.

Nella foto: Angelo Vassallo

La sua cittadina vanta il 70% di raccolta differenziata, in Campania.

Viene subito in mente il caso di Camigliano, il comune virtuoso sciolto perché disobbediente: faceva la differenziata invece di conferire in discarica come la legge di quella provincia comanda. Ma qui si è finiti molto diversamente, si è finiti con un morto sull’asfalto, e le mafie non ammazzano se possono farti smettere in altri modi.

Così, si cercano motivazioni più sostanziali. E ricordo Saviano, quando racconta che finché fai l’anticamorra nel tuo paesino nessuno dice nulla, ma se trovi risonanza al di fuori, se diventi insomma un simbolo, allora hai firmato la tua condanna. E proprio tra pochi giorni, Acciaroli avrebbe dovuto ospitare per la prima volta nella sua storia un importante convegno su tematiche ambientali, l’energia e la decrescita. Promosso dal Comune, organizzato da un’associazione di Parma, sponsorizzato da Slow Food, sostenuto dai MeetUp di Grillo, vedeva tra i relatori anche Maurizio Pallante del Movimento della Decrescita e, in un primo momento, anche l’economista italo-britannica Loretta Napoleoni. Oltre a sindaci di mezzo Cilento, professori universitari e artisti di fama nazionale. Saviano ci ha insegnato che non si può salire alla ribalta nazionale, perché i simboli diventano poi intoccabili: e la camorra non avrebbe mai consentito che il Cilento diventasse la Val di Susa della sostenibilità al Sud.

Ma c’è di più. Alcune fonti dirette mi hanno raccontato anche di un finanziamento regionale di ben 70 milioni di euro, destinato al Cilento, per lo sviluppo di del Parco e dell’autonomia energetica locale. Un finanziamento già assegnato a 46 Comuni della zona e a Legambiente, ed era in corso lo studio del progetto per poter poi accedere al fondo. Riportava Il Giornale del Cilento nel gennaio scorso:

L’idea progettuale, pensata dal presidente della comunità del Parco del Cilento, Angelo Vassallo, è riuscita a coinvolgere, per la prima volta, tutto un territorio che, per questo, ha smesso di pensare “per campanile”, riunendo tecnici, amministratori, privati e politici, realizzando così, l’idea del grande Parco. La Regione Campania ha messo a disposizione per l’intero sistema 70 milioni di euro, che andranno ad essere completati da interventi del privato sociale ed economico, che ammonteranno complessivamente a 128 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle PMI per gli aiuti sulle riconversioni,  per finanziare l’energia alternativa, con un ulteriore possibilità di accesso al microcredito attraverso il Fondo Verde.

Si ammazzano i simboli. Ma soprattutto, si ammazzano i simboli che si avviano a gestire decine di milioni in modo non gradito.

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/09/omicidio-vassallo-ucciso-per-i-milioni-dellenergia-verde.html
6.09.2010

OMICIDIO VASSALLO. ECCO IL PROGETTO

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Visto che a quanto pare le notizie su qualche retroscena dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica/Acciaroli, ieri vi hanno interessato pochissimo, oggi ritorno sull’argomento segnalando il sito del Parco Nazionale del Cilento.

In questa pagina si trovano tutte le informazioni relative all’Accordo di Reciprocità, quello che prevede un finanziamento di 70 milioni di euro di fondi europei via Regione Campania.  Il cuore del progetto, che vedeva il convolgimento di 73 Comuni dell’area, è l’autonomia energetica:

I tre pilastri su cui poggia l’AdR e che, complessivamente, potranno portare obiettivi di risparmio significativo per il territorio e di rilancio delle fonti energetiche alternative e di una economia leggera che si armonizza con gli indirizzi di sviluppo di un’area protetta di particolare pregio storico, culturale e naturalistico, sono:
1.      risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili;
2.      uso razionale dell’energia (URE) ed efficienza energetica (EE);
3.      uso delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

Tra le altre cose, si parla di “economia leggera” per lo sviluppo dei territori e di rispetto dei limiti dell’ecosistema. Così se ne parlava sul Giornale di Eboli:

Ad Acciaroli sarà costruita una centrale fotovoltaica di 20 Kw con la quale si illuminerà tutto il comprensorio della variante, le discese a mare e l’impianto sportivo. Un impianto minieolico sorgerà a Bellosguardo e vecchie centrali idroelettriche saranno rimesse in funzione per produrre energia azionate da potenti turbine. Questo a Sant’Angelo a Fasanella, Felitto, Omignano e Torre Orsaia. “È una sfida rivoluzionaria – conclude Vassallo – se la vinceremo il futuro del Cilento sarà garantito”.

Quello che è importante capire è che questi fondi sono già stati stanziati. Si attendeva solo il completamento del progetto per erogarli. Ciò significa che arriveranno comunque nel Cilento… ma non li gestirà più Angelo Vassallo e qualcun altro deciderà per il loro utilizzo.

La cosa che trovo strana è come di tutto ciò sui giornali non si parli. Si preferisce menzionare qualche vago “ha detto no alla camorra”, insistere sulle cementificazioni, ma che questo sindaco fosse a capo di un accordo tra sindaci che prevedeva l’uso di 70 milioni di euro per le energie alternative non lo dice nessuno.

Update: molto interessanti le segnalazioni nei commenti. Il fatto è che c’è un altro Angelo Vassallo, di 57 anni, amministratore locale, che si è occupato di appalti relativi ad un porto ed è stato denunciato per estorsione qualche mese fa… ma il porto è quello di Palermo, e tutta la vicenda si svolge in Sicilia. Omonimia, e colpa di frettolose ricerche su Google della prima ora ?

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/09/omicidio-vassallo-ecco-il-progetto.html
7.09.2010

Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica.

Se i sindaci devono diventare prima eroi e poi martiri per difendere il territorio dalla speculazione significa che lo Stato è morto.
“Una di quelle notizie che non lasciano traccia e invece sono indicative di come funziona l’italia REALE: il sindaco Angelo Vassallo di un paese del Cilento, Pollica (Salerno) è stato ammazzato con 9 colpi di pistola mentre rientrava a casa. Nel comune di Pollica c’è una frazione, Acciaroli, famosa per la bandiera blu che viene assegnata alla qualità del suo mare, il massimo riconoscimento in fatto di pulizia delle acque e delle spiagge. Io SO (ma come disse Pasolini non ho le prove e non ho nemmeno indizi), perchè è stato ammazzato questo sindaco da più parti definito “una speranza per il Cilento” e “un simbolo di legalità”. Oggi i pochissimi amministratori locali che si oppongono alla speculazione selvaggia, alla predazione del territorio, alla feroce mercificazione dei beni naturali dei cittadini a fini di lucro, devono prima di tutto essere “eroi” e poi uomini politici e amministratori, quando dovrebbe essere normale tutelare il bene comune dei cittadini, e l’eccezione dovrebbe essere lo specularci sopra. In questo paese “la Colata” di cemento che ci sta sommergendo è persino argomento di letteratura (cosa che non esiste in nessun altro paese europeo) e bellissime località costiere, collinari e montane stanno diventando cantieri senza sosta, con la scusa della crescita, dell’economia (che poi significa sempre il profitto di pochi sulla fatica di molti). Il giorno in cui questo incubo di devastazione si arresterà, i nostri figli e nipoti e molte generazioni a venire, si ritroveranno in un paesaggio talmente allucinante, zeppo di asfalto, ferro e cemento e spogliato dalla sua naturale bellezza, da far desiderare una esplosione atomica per sperare n un “NUOVO INIZIO”. Forse lo sanno anche “loro” e per questo, ancora una volta contro la volontà del popolo, fanno le centrali nucleari. E poi sono “antidemocratici” sono quelli che li fischiano. Angelo Vassallo è stato ammazzato perchè con onestà e coraggio era contro gli ATTILA del nostro paese.” davide lak (davlak)

Blog di Beppe Grillo – BASTA!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – BASTA!.

Oggi sono leggermente irritato. Capita. Non me ne frega un cazzo dei politici. Continuano a farmi domande su cosa penso di Schifani o di Chiamparino, di Fini o di Bossi. Voglio dare una risposta definitiva e cumulativa anche per il futuro: “Non me ne frega un cazzzo (ho aggiunto una z di rinforzo) di qualunque politico“.
Non devono esistere i politici, ma che mestiere è? Deve esistere la politica come “servizio civile“, cittadini a tempo determinato che si dedicano al loro Paese. I quotidiani sono diventati gossip, Casini onnipresente, Fini l’uomo nuovo e lo psiconano e Bersani e D’Alema. Basta. Questa gente è responsabile dello sfacelo del Paese, vive da trent’anni di stipendi pubblici e non si è ancora tolta dalle palle da sola. E ci parla di soluzioni, di strategia europea, di alleanze programmatiche? Non sono riusciti neppure a far funzionare i servizi minimi, come le Poste e la Scuola e la Giustizia e il Fisco e la Salute.
L’altro giorno hanno riaperto le scuole. Il servizio del Tg1, il telegiornale fogna di Stato, ha fatto vedere un liceo romano, i marciapiedi invasi dalle macchine, i muri e persino le porte della scuola completamente imbrattati e nessuno che si vergognava. Che educazione, che esempio diamo ai nostri ragazzi? Come fa la Repubblica di oggi a dedicare da pagina 1 a pagina 9 alle salme della politica, da “Fini incompatibile con la sua carica” a “Quelle cene del lunedì ad Arcore” al “Poker di alternative così si può rompere la legge Porcellum” con dotti riferimenti a Calderoli, D’Alema e Casini e SOLO pagina 10 all’assassinio di una persona perbene, il sindaco Angelo Vassallo? Che informazione di merda date ai vostri lettori, cari giornalisti, stuoini dei politici di riferimento? In Italia non funziona nulla e tutto costa di più, dall’acqua, alle autostrade, alle Poste. Se viaggi ti ritrovi bloccato ogni mezz’ora dai lavori stradali, se ti connetti a Internet fai tempo a morire.
Basta con questa classe politica! Con questi nomi ammorbanti. Hanno indebitato ogni italiano con 30.000 euro, distrutto l’industria che poteva garantire un futuro alle nuove generazioni, dall’Olivetti, alla Telecom, all’Italtel, distrutto il territorio, consegnato quattro regioni alle mafie e anche gran parte del resto d’Italia. E ci vengono a far lezioni? E mi si deve chiedere cosa penso di un governo di coalizione destra-centro-sinistra o di elezioni con una legge anticostituzionale in cui non posso scegliere il candidato? Se la Nuova Destra salverà l’Italia o se la coalizione de noantri ci libererà dallo psiconano? Il cittadino deve prendere possesso della politica, della sua vita e questa massa di incapaci, nutriti dalla greppia pubblica, uscire dalla porta per non dover trovarsi a saltare dalla finestra. BASTA! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano

Il nucleare conviene solo alle aziende che costruiscono le centrali, per il resto è più costoso e più dannoso alla salute di altre fonti

Fonte: Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano.

L’Enel commissiona una ricerca di 300 pagine per dimostrare che le sue nuove centrali sono un affare

Basterebbe già il titolo (“Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”) a suscitare qualche dubbio sulla scientificità della ricerca, così viene chiamata, commissionata dall’Enel e dall’ente elettrico francese Edf alla società di consulenza The European House-Ambrosetti (e disponibile sul sito http://www.ambrosetti.eu). Ma i dubbi si tramutano in certezza quando si legge la composizione del Comitato guida della ricerca: accanto al capoeconomista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, figurano il direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Gianluca Comin, il capo dell’Edf in Italia, Bruno D’Onghia, un consulente del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, due parlamentari, Maurizio Lupi del Pdl e Nicola Rossi del Pd, il futuro presidente dell’Agenzia che dovrà vigilare sulle costruzioni nucleari, Umberto Veronesi, e, significativamente, il giornalista Carlo Rossella nella sua veste di presidente della Medusa cinematografica (gruppo Fininvest).
Molte certezzepochi numeri
Una domanda su tutte. Dopo che il governo italiano ha già deciso di costruire otto centrali elettronucleari, pari a una potenza installata di 13 mila megawatt, e l’Enel e l’Edf hanno già varato un investimento di una ventina di miliardi di euro per costruire quattro delle otto centrali, a che scopo commissionare alla prestigiosa ditta Ambrosetti uno studio di 300 pagine sulla convenienza del nucleare? Non era meglio farlo prima?

Infatti non è questo il punto. Sul nucleare il governo e l’Enel hanno solo certezze. Conviene, da tutti i punti di vista. E l’unica incognita è la resistenza di pezzi più o meno ampi di elettorato, e soprattutto delle comunità locali scelte per la localizzazione dei nuovi impianti: la propaganda ambientalista, si legge nello studio, è il nemico. E quindi, “bisogna contrastare la diffusione di disinformazione o di informazioni parziali che inevitabilmente causano il propagarsi di paure collettive, diffondendosi a grande velocità attraverso canali quali Internet”.

L’agitazione dello spettro di Internet oppio dei popoli completa il quadro: più che a una ricerca il documento reso pubblico dall’Enel assomiglia a un manuale di lobbying. Al quale gli estensori si sono applicati con tanto entusiasmo da utilizzare, con la massima serietà, per ben cinque volte l’espressione “rinascimento nucleare”, presa di peso dalla propaganda berlusconiana e, parlando al passato, scajoliana. Non solo. Secondo gli esperti messi in campo da The European House-Ambrosetti, c’è anche un “rinascimento nucleare mondiale” al quale le aziende italiane devono candidarsi a partecipare.
“Rinascimento nucleare”
Il rinascimento nucleare mondiale è così riassunto dalla ricerca a pagina 35: “Si prevede che nel 2030 saranno in funzione nel mondo 899 reattori (oggi 438)”. La nota 6 ci dice chi è la fonte del vaticinio: la WNA, nel suo Nuclear Century Outlook 2010. Ma chi questo esperto al di sopra delle parti che prevede la costruzione di 460 centrali nucleari in 20 anni, più quelle che devono sostituire quante delle 438 attuali saranno chiuse nel frattempo? Nient’altro che la World Nuclear Association, l’associazione mondiale delle imprese costruttrici di centrali nucleari. Tra i principali soci la francese Areva, quella che costruirà le quattro centrali Enel-Edf. Nel sito della WNA c’è scritto che tra i principi “etici” dell’associazione c’è la convinzione che “la tecnologia nucleare è uno strumento unico e indispensabile per lo sviluppo sostenibile globale”. Che, come tutti comprendono, non è una posizione ideologica, perché nel dibattito sul nucleare solo i dubbi sono tacciati di ideologismo, le certezze mai.
La ricerca ci consegna comunque i conti della convenienza per l’Italia. Stime abbastanza alla buona, che occupano poche righe delle 300 pagine. In sintesi: a partire da una recente stima della Commissione europea secondo la quale il chilowattora nucleare può costare tra i 50 e gli 85 centesimi di euro, la ricerca assume che la corrente prodotta dalle centrali Enel costerà 60 centesimi al chilowattora (ma già che c’erano potevano chiedere direttamente all’Enel su quale costo ha basato i suoi piani nucleari). Attualmente il costo medio della corrente prodotta nella penisola è attorno agli 80 centesimi. Su questa base si stima che dal 2020 al 2030, sostituendo il 25 per cento della produzione elettrica con fonti nucleari, il risparmio per il sistema sarà tra 1,7 e 2,4 miliardi di euro all’anno, in un’ipotesi prudente che mantiene la produzione al livello 2009, cioè 323 terawattora (miliardi di chilowattora). Negli effetti cumulati sull’economia, nell’arco di dieci anni si avrebbe un beneficio per il Paese vicino, nell’ipotesi più positiva, ai 70 miliardi.

La ricerca non affronta la questione della garanzia di prezzo che l’Enel chiederà al gestore della rete (cioè alle imprese e ai consumatori) per assicurarsi di vendere la corrente a 60 euro per una cinquantina d’anni, qualunque sia il prezzo delle altre fonti di energia nel frattempo. La convenienza economica del nucleare rimane affidata alla certezza che le altre fonti costeranno di più per almeno mezzo secolo.
Le 300 pagine della ricerca per il resto affrontano i temi secondo un ordine chiaramente ispirato a esigenze di propaganda. Basta guardare i titoli dei tre capitoli di cui si compone lo studio: “Perché all’Italia serve il nucleare”, “Come si discute di nucleare in Italia” (dedicato al pessimo lavoro di stampa e tv, condizionate ancora dalla grande paura collettiva chiamata Cernobyl 1986), “Cos’è (realmente) il nucleare”. Non si capisce quale antinuclearista potrebbe essere spinto da un documento del genere a rivedere le sue opinioni. Probabilmente gli basterà vedere titolo e sommario per decidere di non leggerlo. Peccato, un’occasione mancata.

Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’

Fonte: Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’.

«La scomparsa dagli archivi dei tabulati delle telefonate tra il boss dell’Arenella, Gaetano Scotto e agenti dei servizi segreti è un fatto di massima gravità. Scotto è considerato dagli inquirenti il tramite di Cosa nostra con pezzi deviati dei servizi coinvolti nelle stragi di mafia. È chiaro, quindi, il tentativo di impedire ai giudici di indagare per fare luce sui mandanti esterni». Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare Antimafia. «Alla riapertura dei lavori chiederò al governo di riferire in Parlamento. È indispensabile che i ministri competenti esercitino il dovere di garantire ai magistrati la possibilità di indagare senza subire sabotaggi. Contemporaneamente la commissione Antimafia utilizzi i suoi poteri d’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di apparati deviati dello Stato -conclude Lumia- che vogliono occultare la verità e impedire la giustizia».

Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere

Fonte: Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere.

di Alessandra Ziniti – 3 settembre 2010
Messina.
Il boss e il procuratore generale, il sindaco e il senatore e poi uno stuolo di avvocati, professori universitari, medici, notai.

E adesso anche donne, una novità assoluta che sta prendendo piede. Il circolo culturale “Corda Fratres” di Barcellona Pozzo di Gotto è il volto nuovo della massoneria della vecchia città “babba”, l’ erede più rampante di quell’ antico tessuto di fratellanza con il cappuccio che nell’ Ottocento vedeva Messina tra le città italiane più attive e che fino agli anni Novanta era nelle mani di un affiatata elite di ambasciatori che tessevano affari e rapporti che andavano dall’ Unione Sovietica agli Stati Uniti. Oggi, nella città dello Stretto, può capitare che a porgere la mano con la “toccata del polso” siano allo stesso modo esponenti di Cosa nostra e alti magistrati, tutti seduti allo stesso “tavolino” di politici, imprenditori e professionisti in grado di pilotare appalti, assunzioni, nomine e carriere. Basta scorrere gli elenchi del circolo culturale “Corda Fratres” al centro di una recentissima indagine della magistratura di Reggio Calabria che lo considera un circolo para massonico ed ecco venir fuori, uno accanto all’ altro, il nome dell’ attuale procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata e quello di Giuseppe Gullotti, boss accusato dell’ omicidio del giornalista Beppe Alfano, quello del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Candeloro Nania e di suo fratello Domenico, senatore Pdl. Ma ci sarebbe anche quello del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, lo stesso che – alle accuse rivolte dal manager del Policlinico Giuseppe Pecoraro al sistema di potere massonico che imbriglia la città – ha risposto: «Se ritiene di aver subito delle pressioni ha l’ obbligo civile, morale ed istituzionale di fare nomi, altrimenti taccia». I nomi dei massoni, coperti e scoperti, nelle stanze del potere di Messina corrono sulla bocca di tutti da molto tempo. Dal palazzo di giustizia al Comune, dagli uffici di governo ai più importanti studi legali e notarili, dai baroni dell’ Università ai medici, la categoria che – su tutte – sembra più affascinata dal cappuccio massonico. La “Corda Fratres” o la “Ausonia”, scoperta poco meno di un anno fa ancora a Barcellona dai magistrati della Dda di Messina partiti dalla denuncia di un imprenditore costretto a pagare il pizzo da dieci anni, incrociano il condizionamento degli appalti e della vita politica con la criminalità organizzata. Maè il potere per il poteree soprattutto il profumo dei soldi a fare ancora molti proseliti tra le due obbedienze ufficiali presenti a Messina, il “Grande Oriente” e il “Rito scozzese antico”, anche se il fenomeno nuovo degli ultimi anni è la polverizzazione in micrologge, divise possibilmente per appartenenza professionale, che stringono alleanza tra loro. Ci sono nomi noti e che contano negli elenchi ufficiali: dall’ ex ministro degli esteri Antonio Martino all’ ex ambasciatore Paolo Fulci, dall’ ex sottosegretario alle Finanze Dino Madaudo all’ ex assessore regionale Salvatore Natoli, dall’ avvocato Francesco Celona all’ ex presidente dell’ Opera Universitaria Carlo Mazzù, dal notaio Magno all’ ex presidente dell’ Ordine degli avvocati Carlo Vermiglio. E ci sono naturalmente tanti professori universitari. Perché, come mise in evidenza l’ indagine della commissione antimafia sul “verminaio” Messina e soprattutto l’ inchiesta per l’ omicidio del professore Matteo Bottari, della massoneria dello Stretto l’ Università degli scandali è sempre stata l’ ombelico. Massone era Bottari, massone è il suo “maestro”, l’ ex rettore Diego Cuzzocrea, massone è Giuseppe Longo, calabrese d’ origine, che per quel delitto e per altri affari con le cosche calabresi fu inquisito. Come loro decine di altri “baroni” e semplici professori decidono le sorti di assunzioni, dottorati, associati, carriere universitarie: una concorsopoli da sempre con il cappuccio quella messinese. Non a caso Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’ inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ricorda la storia di quel giovane medico messinese da lui assunto: «Quando gli chiesi come mai a Messina non avesse trovato lavoro – racconta – mi disse: “Lì se non hai i poteri forti che ti appoggiano non sei nessuno”. Logge “in chiaro” o coperte, ma soprattutto una miriade di pseudo-associazioni culturali che fanno da ombrello a “fratelli” che non possono dichiararsi tali per il ruolo pubblico e che però siedono ai tavolini dei comitati d’ affari o scendono in campo per sponsorizzare nomine o anche solo per sollecitare un pagamento o favorire un altro fratello. Ognuno ha il suo ruolo: gli uomini di legge scrivono, gli imprenditori fanno affari e poi sono riconoscenti, i professori universitari gestiscono carriere e lauree, i magistrati insabbiano le inchieste, i politici fanno da “gancio”. Basta continuare a “tastare il polso” a chi va ad occupare la sedia giusta.

Tratto da:
La Repubblica – Palermo

Il Pd, lo statuto e i mandarini | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Il Pd, lo statuto e i mandarini | Il Fatto Quotidiano.

“Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati”.
Statuto del Partito democratico. art. 21, terzo comma

Se non si azzera l’attuale gruppo dirigente del Pd non ci sarà mai la possibilità di una svolta. A cominciare da Massimo D’Alema, l’uomo dei compromessi al ribasso, della Bicamerale, del tavolo a latere Unipol-Bnl, di “Mediaset patrimonio del Paese”, della “Merchant Bank in cui non si parla inglese” a palazzo Chigi, delle due scoppole rimediate in Puglia, dello spocchioso sarcasmo contro i movimenti della società civile, dell’incapacità di intransigenza sui principi. Più bolliti di lui ce ne sono pochi in circolazione. Eppure è ancora lì, in carriera a vita a meno di terremoti politici, come un Andreotti in sedicesimo.
Il congelamento dei meccanismi del ricambio all’interno dei partiti rende possibili siffatte sventure.

Eppure lo statuto del Partito democratico prevederebbe un limite di tre mandati parlamentari. Ma vale per i peones, non per i capi. E’ la logica della Fattoria degli Animali: alcuni maiali sono più uguali degli altri. A meno di un (improbabile) cambiamento della “porcata” elettorale, ad esempio, Piero Fassino e la moglie Anna Serafini verranno ancora ricandidati in cima a liste bloccate, c’è da scommetterlo, perché “i dirigenti non nascono sotto il cavolo” (Fassino dixit). E lo stesso, a meno di una (improbabile) rinuncia volontaria, avverrà per Massimo D’Alema e compagnia brutta.

Sarebbe dunque il caso di stampare il comma 3 dell’articolo 21 dello statuto su un volantino, assieme al numero di legislature dei vari mandarini politicamente sconfitti, moralmente squalificati e inopinatamente ancora in auge, per diffonderlo alle feste del Pd e in ogni altro luogo di dibattito pubblico, a costo di incappare in tal modo nel più classico dei reati di “lesa maestà”. Dall’alto dei suoi decenni in parlamento, Giorgio Napolitano forse stigmatizzerà le “intimidatorie gazzarre”. Ma ce ne faremo una ragione: del resto, come spiegare a lui, alle guardie bianche del Corriere della Sera e a tutti coloro che in questi giorni hanno puntato l’indice contro gli “squadristi” fingendo di non capirne le ragioni, che l’impudenza di gente che arriva a trasgredire perfino le regole che si dà è una vera e propria istigazione alla contestazione?

ComeDonChisciotte – LETTERA APERTA A ISRAELE DA LAUREN BOOTH, REGNO UNITO

Fonte: ComeDonChisciotte – LETTERA APERTA A ISRAELE DA LAUREN BOOTH, REGNO UNITO.

A CURA DI GILAD ATZMON

Questa mattina avevo l’intenzione di scrivere un articolo sul saccheggio della flottiglia di aiuti diretta a Gaza da parte di vostri soldati. Come avrete potuto leggere, un ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane è stato rinviato a giudizio da un tribunale militare, sospettato di aver rubato dei computer portatili ai passeggeri. E’ da notare come il quotidiano Haretz ora si riferisca alla flottiglia denominandola “flottiglia di aiuti”. Proprio com’era. Invece della flottiglia del “terrore”, come avrebbero voluto i vostri leader che fosse chiamata. Ma faccio una digressione. Dunque, eccomi, pronta per scrivere il mio pezzo, quando mi sono imbattuta in un articolo uscito su ynetnews. Cercava di spiegare nei dettagli lo sgomento forse provato da qualcuno per via del saccheggio. Un ufficiale di rilievo delle Forze di Difesa Israeliane ha dichiarato a proposito dei furti verificatisi sulle navi: “Ci dev’essere un grave problema all’interno delle IDF per quanto riguarda i valori”.

Ho fissato quelle parole a lungo. E, invece di scrivere il mio pezzo, ho deciso di scrivervi. Perché non posso fare a meno di domandarmi: ma chi, sulla faccia della terra, ha ancora riserve di “sgomento” messe da parte di fronte al comportamento delle vostre forze armate? Voglio dire, ma suvvia ragazzi. Al di là dei confortevoli viali di Tel Aviv, il resto del mondo trova che la frase “Esercito Morale”, quando usata per riferirsi alle IDF, sia in pratica uno scherzo grosso, (tristemente catastrofico), e di portata globale. Sullo stesso piano di, ad esempio, il rifiuto del riscaldamento globale oppure i due mandati di George Bush.
Ora, qui l’ho fatto ancora una volta. Vi ho fatto arrabbiare molto. Ma, per favore, datemi ancora qualche attimo in più per spiegare perché sto scrivendo questa lettera. Perché non ho l’intenzione e non voglio nemmeno insultarvi. Di certo non più di quanto ho fatto in passato. Sono seduta qui, con la lavatrice e tante altre cose ancora da fare in casa, per farvi una domanda. Come madre e come essere umano che sono ho bisogno di sapere perché non vedete il male che viene fatto nel vostro nome?

Come fate a non vedere?

Come forse sapete già, ho partecipato alla prima missione Freegaza nel 2008. Questo vuol dire che non solo ho il piacere di conoscere personalmente le brave donne che hanno fondato il FGM (Freegaza Movement). Vuole anche dire che avevo molti amici e colleghi sulla flotta attaccata dalle vostre forze armate a maggio.
Sapete, (di nuovo per un secondo consideratemi una madre e non una “nemica”) nessuno tra quelle brave persone è un terrorista che vuol introdurre armi illegalmente per gli “estremisti”. Sono uomini e donne di estrema umanità e preoccupate per lo stato del mondo. Persone che non riescono a condurre una vita normale mentre il vostro stato, il vostro esercito, i vostri coloni, tormentano altri esseri umani. Ogni minuto ogni giorno. Di ogni mese e ogni anno.
Da sessantadue anni.

Non vorrei essere scortese. Ma arriva un momento in cui dire “Non sapevo cosa stesse succedendo” comincia ad essere trito e ritrito. Si capisce, vero? Tutta questa farsa di essere “scioccati” dal comportamento pessimo di vostri soldati, ha fatto ridere tutti i non israeliani; in effetti, ci fa ridere.

Il saccheggio di questa settimana da parte di vostri soldati, non è la prima volta che si verifica, non è vero? Forza. Ripensateci. Ce ne sono state tante, ma tante altre. Ve ne siete dimenticati? Vi do una mano. Prendete un computer e digitate le parole “IDF looting” (saccheggi IDF) nel motore di ricerca google. Potreste (o forse no) essere sorpresi nel ritrovarvi di fronte a più di 64.000 risultati. Ora prima che perdiate il controllo urlando che “i nostri nemici dicono falsità nei nostri confronti”. Fatemi il piacere. Leggete alcuni dei risultati sulla prima pagina. Non vi prenderà troppo tempo. Va bene perché non prendere tutta la mattina per leggerli? Dopo tutto, è in qualche modo il vostro dovere sapere che cosa si sta facendo nel vostro nome, non vii pare? Voglio dire, quando si commettono delle atrocità in guerra con i shekel delle vostre tasse, avete il diritto di sapere.

Uno dei risultati google ha rivelato che un soldato delle Forze di Difesa Israeliane confessò di aver rubato una carta di credito da una abitazione posta a nord della striscia di Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso. Vi ricordate? Il soldato, appartenente al battaglione di ricognizione della fanteria Givati, la usò per prelevare 1.600 shekel in Israele. Un piccolo atto criminale. Parte di una criminalità molto più ampia.

Un crimine contro l’umanità, sia perché lo ignorate oppure perché siete tenuti all’oscuro volutamente da parte delle vostre autorità. E come già ho avuto modo di menzionare, voi avete accesso a internet, non siete costretti a rimanere al buio. A meno che, ovviamente, non vi troviate a vostro agio lì dentro.

L’ultimo saccheggio da parte delle IDF a danno della proprietà di civili, mi ha fatto pensare alle donne Al Samouni che ho incontrato l’anno scorso sulle macerie delle loro abitazioni preso Al Zaytoun (vi mando qualche foto in allegato). Voi potreste vagamente ricordare quel nome, “Al Samouni”. Facciamo un esercizio della memoria. Il sabato 3 gennaio 2009 è iniziata l’incursione israeliana nel quartiere Al Zaytoun. Il giorno dopo, 4 gennaio 2009, le vostre forze hanno bombardato la stessa zona.
Lunedì 5 gennaio 2009 alle ore 7:00, di nuovo le vostre forze bombardano la stessa area di Hay nel (quartiere) Al Zaytoun. Uno dei razzi ha colpito il terzo piano della casa di Tallal Hilmi Al Samouni. Successivamente sono arrivati i soldati a sparare per uccidere.

Complessivamente, 26 membri della famiglia Al Samouni sono stati uccisi, compresi 10 bambini e 7 donne. La Croce Rossa ha potuto accedere all’area soltanto tre giorni dopo per evacuare i morti e i feriti, la maggior parte dei quali erano in condizioni così gravi che sono stati portati in Belgio, Egitto e Arabia Saudita per ricevere le cure adeguate.

Permettetemi di elencarvi i loro nomi visto che probabilmente non li conoscete. Poiché siete delle persone gentili, sono sicuro che volete portare loro i vostri rispetti e forse anche pregare per loro.

Elenco dei bambini uccisi

• Azza Salah Al Samouni, anni 3.
• Waleed Rashad Al Samouni, anni 17.
• Ishaq Ibrahim Al Samouni, anni 14.
• Ismail Ibrahim Al Samouni, anni 16.
• Rifka Wael Al Samouni, anni 8.
• Fares Wael Al Samouni, anni 12.
• Huda Nael Al Samouni, anni 17.
• Ahmad Atieh Al Samouni, anni 14.
• Mu’tassim Mohammed Al Samouni, anni 6.
• Mohammed Hilmi Al Samouni, anni 5.

Elenco delle donne uccise

• Rahma Mohammed Al Samouni, anni 50.
• Safa’ Hilmi Al Samouni, anni 25.
• Maha Mohammed Al Samouni, anni 22.
• Rabbab Azzat Al Samouni, anni 32.
• Laila Nabih Al Samouni, anni 40.
• Rifqa Mohammed Al Samouni, anni 50.
• Hannan Khamis Al Samouni, anni 36.

Elenco degli uomini uccisi

• Tallal Hilmi Al Samouni, anni 55.
• Attieh Hilmi Al Samouni, anni 25.
• Rashad Hilmi Al Samouni, anni 42.
• Tawfiq Rashad Al Samouni, anni 23.
• Mohammed Ibrahim, anni 26.
• Ziyad Izzat Al Samouni, anni 28.
• Nidal Ahmad Al Samouni, anni 30.
• Hamdi Maher Al Samouni, anni 23.
• Hamdi Mahmoud Al Samouni, anni 70.

Lo scorso marzo le donne e i bambini mi hanno portato in giro tra le macerie della loro comunità. Ho visto i graffitti razzisti lasciati sui muri di una stanza dove una ragazza adolescente doveva ancora dormire. Un ricordo lasciatole da niente meno che dall’“Esercito Morale”. C’erano scritte “torneremo” sia in ebraico, sia in inglese, e poi ho visto una vignetta volgare che mostrava una casa che esplodeva con le parole “siete qui” spiritosamente aggiunte. Una bella ragazza mi ha raccontato di come si stesse per sposare prima dell’attacco. La sua famiglia aveva messo da parte diverse migliaia di dollari per la sua dote (i risparmi messi da parte da molte persone all’interno di una stessa famiglia per molti anni, come potete immaginare). Era stata nascosta sotto un letto dentro una valigia per la felice occasione. Sua madre aveva alcuni gioelli antichi appartenuti per generazioni alla famiglia, anche sotto forma d’oro. Bene, ecco, i vostri soldati, hanno bombardato queste persone, dopo hanno sparato ai loro figli, in seguito hanno razziato tutto quello che avevano i sopravvissuti. Vi giuro, controllate su google, guardate dentro ai vostri cuori, sappiate che questo succede.

Sapete che questo è il modo in cui il vostro esercito tratta volutamente i palestinesi.

Prima che urliate “menzonga” o “antisemiti”, per favore, vi prego. Da genitore a genitore. Da essere umano a essere umano. Nel nome del Dio di tutte le fedi, fatte un respiro, sospendete la vostra incredulità e poi continuate a leggere. Perché, oh Israele. Cosa succederebbe se, supponiamo, io non fossi l’antisemita come hanno cercato di dipingermi i vostri estremisti informati su wikipedia. E cosa succederebbe se, soltanto il dieci per cento dei 64.000 risultati google per “saccheggi IDF” fosse completamente vero? Cosa succederebbe allora? Di che cosa vi rendete complici? Cosa farete se solo per un secondo la verità vista da tutto il resto del mondo sulla brutalità di vostri leader riempisse le vostre menti e i vostri cuori come succederà sicuramente un giorno?

Le mie parole, trovandomi all’esterno, sembreranno senz’altro dure, perfino ingenue. Allora ecco quest’articolo dal Jerusalem Post di oggi.

“Secondo le informazioni analizzate dall’organizzazione per i diritti dell’uomo Yesh Din, tra il settembre del 2000 e la fine del 2009, meno del sei per cento tra le quasi 2.000 inchieste aperte contro i soldati dell’IDF sospettati di crimini contro i palestinesi hanno ricevuto un atto d’accusa formale. Durante lo stesso periodo, secondo diverse stime, migliaia di civili palestinesi venivano uccisi come risultato delle attività delle IDF. Quante tra queste uccisioni hanno avuto come esito un atto d’accusa? Quattro. Non il quattro per cento – soltanto quattro”.

Diventa sempre più chiaro come i vostri giovani uomini e le vostre giovani donne siano allenati per comportarsi come animali. Questi fatti, le razzie, le fotografie pubblicate su internet da Eden Abergil, non possono più essere catalogati con la dicitura “casi isolati”.

Spetta a voi di chiedervi che cosa vogliano dire.

Sono veramente dispiaciuta se le mie parole vi hanno offeso. Volevo soltanto parlare con voi direttamente per una volta.

A proposito, c’erano circa 400 computer portatili, 600 cellulari e inoltre denaro in contanti ed effetti personali, materiale trattenuto dal vostro esercito che non è ancora tornato in possesso dei passeggeri della flottiglia di aiuti. Vedete, quando si sono imbarcati, per qualche motivo, quelle brave persone, non avevano pensato che sarebbero state derubate dalle IDF.

Vostra con speranza,

Lauren Booth

Titolo originale: “An open letter to Israel From: Lauren Booth, UK “

Fonte: http://www.gilad.co.uk
Link
22.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di NIKLAUS47

ComeDonChisciotte – “E’ UNO STATO FASCISTA”

Fonte: ComeDonChisciotte – “E’ UNO STATO FASCISTA”.

DI PETER KORNBLUH
solidarite-internationale

Registrazioni inedite di Nixon e Kissinger sui maneggi della CIA e degli Stati Uniti in Cile e il suo ruolo nella politica del terrore che ha portato al rovesciamento di Allende.

Alla fine si è conosciuto il contenuto delle registrazioni segrete delle conversazioni sul Cile tra il vecchio presidente Richard Nixon e il suo consigliere alla Sicurezza Nazionale Henry Kissinger. Le cassette rendono conto del linguaggio sboccato con il quale si tramava il rovesciamento di Salvador Allende, che trattavano da “figlio di puttana” e di cui dicevano volerlo “prendere a calci in culo”. Malgrado le imprecisioni sulle date, uno dei dialoghi potrebbe costituire il primo riconoscimento del ruolo della CIA nell’assassinio del generale René Schneider.

“E’ uno Stato fascista”, dichiarava il presidente Nixon durante una conversazione sul Cile nello Studio Ovale della Casa Bianca. Non parlava del regime sanguinario del generale Augusto Pinochet. Al contrario, lui e il suo consigliere alla Sicurezza nazionale, Henry Kissinger, si lamentavano del trionfo della coalizione di Salvador Allende, l’Unità popolare, alle elezioni municipali dell’aprile del 1971.
Il solo modo per loro di capire la crescente popolarità di Allende era quello di comparare il presidente cileno -socialista durante tutto il corso della sua vita- ad Adolf Hitler. “Questa assomiglia ad una strategia tedesca” dice Kissinger a Nixon il 6 aprile 1971, durante una riunione durata un’ora. Qualche settimana più tardi, il sistema segreto di intercettazione di Nixon capta il fatto che Kissinger lasciava intendere che i cileni “agiscono qui come agivano i nazisti con il Reichstag”.

Quasi 40 anni dopo essere state registrate di nascosto, le cassette di Nixon sono ancora un regalo che aspetta di essere offerto a storici e studiosi di Storia. Il sistema di registrazione è conosciuto per l’infamante conversazione riguardo lo scandalo Watergate, quando questo è stato scoperto e ha portato alle dimissioni di Nixon, posto davanti ad un inevitabile impeachment.

Le registrazioni di Nixon, 3 700 ore di conversazioni, hanno avuto luogo, per la maggior parte, nello Studio Ovale per un periodo di 883 giorni, tra febbraio ‘71 e metà luglio del 1973, che corrisponde anche in gran parte al tempo in cui Salvador Allende è stato il presidente del Cile, costituzionalmente eletto. E hanno catturato le voci senza ritocchi, a volte teatrali, di un presidente imperialista e dei suoi consiglieri di alto rango che si riferivano ad Allende definendolo “figlio di puttana”e discutendo su come “metterglielo nel culo” e come “rovesciarlo”.

Negli Stati Uniti, un gruppo di storici ed ex funzionari del dipartimento di Stato, conosciuti come nixontapes.org, ha pubblicato circa 100 pagine di trascrizioni e i legami con i documenti audio di Nixon , Kissinger, del segretario del Tesoro John Connally e di altri alti funzionari mentre discutevano del Cile. Le registrazioni e le trascrizioni ci permettono di origliare come spie i funzionari più potenti del più potente paese del mondo, discutere su cosa fare dei paesi dell’America Latina che sfidavano l’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti. Anche se tutti i riferimenti ad operazioni segrete che la Cia ha condotto per destabilizzare Allende, restano classificate e (cancellati alcuni nastri), le discussioni che ormai si possono ascoltare sono un esempio della mentalità imperialista del presidente e dei suoi uomini.

Il problema dell’espropriazione

Secondo le trascrizioni delle registrazioni, nulla pareva aver contrariato tanto Nixon quanto la decisione del governo di Allende di avviare la nazionalizzazione delle imprese statunitensi che avevano dominato l’economia cilena per decenni. Nixon credeva che la risposta degli Stati Uniti dovesse essere quella di tagliare con il Cile tutti i crediti bilaterali, compresi i prestiti bancari per esportazioni ed importazioni, bloccare i crediti multilaterali ed evitare che il Cile rinegoziasse il suo debito estero. “Voglio che tu sappia”, dice Nixon a Kissinger, “ che non voglio fare niente per il Cile. Niente.”.

Il Dipartimento di Stato, che era più sensibile alle leggi internazionali e agli obblighi degli Stati Uniti con gli organismi multilaterali, non era d’accordo. Ma Nixon, ha trovato un alleato potente nel suo segretario conservatore del Tesoro, John Connally, che gli aveva detto che se Washington non si fosse opposta ad Allende, altri paesi dell’America latina avrebbero cominciato a nazionalizzare le imprese americane. La posizione di Connelly, che Nixon ha espresso a Kissinger nella riunione dell’11 giugno 1971, era che: “l’effetto sul resto l’America Latina, indipendentemente da quello che sostengono il Dipartimento di Stato e gli altri, sarà per noi nocivo, se smettiamo di opporci ai cileni e ci mettiamo ad essere tanto gentili con loro”. Inoltre, proseguiva Nixon, “per quanto riguarda l’opinione pubblica americana, gli americani muoiono dalla voglia di metterlo in culo a qualcuno”.

“ Le mie convinzioni a questo proposito sono molto forti”, affermava Nixon. “ tutto quello che facciamo con il governo cileno sarà osservato da altri governi e gruppi rivoluzionari in America Latina come un segnale del fatto che possono fare lo stesso e cavarsela. Quindi, tenderei a non fare nulla per loro”. Mentre la riunione proseguiva, Nixon dice a Kissinger e Connelly: “Forse dovremmo trovare un posto dove metterlo in culo a qualcuno”.

Poi i tre hanno discusso di Salvador Allende, il suo sforzo per evitare un confronto con Washington in una sorta di manovra deliberata:

Nixon: Ah per la miseria, John, è (Allende) un furbo.
Kissinger: … molto furbo
Nixon: Davvero.
Connelly:molto furbo
Kissinger quindi-
Connelly: ed è anche un osso duro quello.
Kissinger:– dando un’occhiata al dossier,- questo deve fargli capire che per i suoi piani non esiste confronto [con gli Stati Uniti]
Nixon: giusto.

Solo qualche mese più tardi, dopo che Allende aveva deciso di creare una tassa sui benefici supplementari” per le compagnie minerarie Annaconda e Kennecott e di non pagare i compensi per aver nazionalizzato le miniere, il 5 ottobre 1971, Nixon dice a Kissinger “ho deciso di eliminare Allende. Connally, pone poi la questione di un colpo di Stato “la sola cosa che possiamo sperare, è che venga rovesciato e, nel frattempo, potete riuscirci provando che le vostre azioni contro di lui, sono in difesa degli interessi degli Stati Uniti”. Per Nixon, gli Stati Uniti hanno finalmente trovato qualcuno da poter prendere a calci. Ha esortato i suoi assistenti a “consegnarci un piano. Lo voglio picchiare duro!”.

“E’ tutto sistemato per il Cile. Gliela mettiamo in culo, ok?”. domanda Nixon a Kissinger alla fine della riunione. “D’accordo”, risponde Kissinger.

L’assassinio di Pérez Zujovic

L’8 giugno 1971, l’ex ministro dell’Interno democristiano, Edmundo Pérez Zujovic, venne ucciso in un attentato politico, in pieno giorno. In Cile, il suo assassinio ha fatto ricordare il recente atto di forza sostenuto dalla CIA contro il comandante in capo cileno René Schneider, avvenuto meno di nove mesi prima, quando la CIA aveva tentato di impedire il giuramento presidenziale di Allende, creando un clima da “colpo di Stato”. A Washington, la trascrizione delle registrazioni declassificate rivelano che Nixon, Kissinger e il capo di Gabinetto della Casa Bianca, H.r. Haldeman, avevano un particolare interesse nella reazione cilena all’assassinio di Pérez Zujovic, e li si può ascoltare mentre scherzano sulla situazione:

Kissinger: Questi figli di puttana , ci accusano. A noi.
Haldeman: Accusano la CIA?[risate]
issinger: Accusano la CIA.
Nixon: e perché mai avremmo dovuto assassinarlo?
Kissinger: ebbene, A) noi non potevamo. Siamo-
Nixon: si
Kissinger: La CIA è troppo incompetente per farlo. Ricordati-
Nixon: Certo , è proprio questa la cosa migliore
Kissinger: -quando hanno cercato di ammazzare qualcuno hanno dovuto provarci tre volte
Nixon: e già.
Kissinger:-e poi, è rimasto vivo ancora per tre settimane.

Qui, Kissinger, pareva fare riferimento e per la prima volta ammettendo realmente, il ruolo della CIA nell’omicidio del generale Schneider. Dopo molti tentativi abortiti di un gruppo di militari in pensione e officiali in attività che avevano ricevuto armi e fondi dalla CIA, Schneider fu intercettato e abbattuto mentre si recava al lavoro, il 22 ottobre 1970. Morì tre giorni dopo- e non tre settimane come diceva Kissinger- in seguito alle ferite.

Secondo le registrazioni, la conversione ha ruotato in torno al modo in cui l’amministrazione Nixon poteva trasformare l’assassinio in un’ occasione per realizzare un colpo di Stato contro Allende. Il governo di Unità popolare, riferì Kissinger al presidente, aveva utilizzato l’omicidio di Pérez Zujovic “per imporre la legge marziale e per realizzare un massiccio attacco contro di noi”. La risposta del presidente: “allora gli daremo quello che vogliono- e se ne accorgeranno”. Come ci si poteva aspettare, Kissinger era d’accordo. “ credo che dovremmo utilizzarlo come pretesto” e più avanti nella conversazione, Nixon e Kissinger ne traevano che i compagni di Allende erano dietro l’assassinio, in una manovra politica destinata ad aiutarlo a stabilirsi; erano d’accordo sul fatto che: “L’omicidio provava che” Allende “ stava andando nella direzione di uno Stato a partito unico, il più rapidamente possibile”.

“Credo che questo tizio stia prendendo il controllo totale del paese”, dichiara erroneamente Nixon.”Lasciami dire che in tutte le azioni che avverranno con il Cile, preferisco la linea più dura”.

Purtroppo per il bene della storia, nel momento in cui Allende fu rovesciato l’11 settembre 1973, Nixon aveva già spento il suo microfono dello Studio Ovale. Nel luglio dello stesso anno, durante le udienze drammatiche dell’affare Watergate al Congresso, un consigliere della Casa Bianca rivelò l’esistenza di un sistema di ascolto segreto. Il Congresso ha immediatamente preteso che la Casa Bianca consegnasse tutti i nastri; Nixon ha rivendicato il privilegio dell’esecutivo e gli è stato negato. E’ stato solo dopo che la Corte Suprema ha pronunciato il verdetto secondo cui non si poteva nasconderle più a lungo agli occhi dell’autorità, che il presidente le ha prodotte. Queste hanno rilevato che aveva mentito sul suo ruolo nell’assalto alla sede del Partito Democratico nell’ edificio del Watergate, cosa che lo ha costretto, in seguito, a dimissionare.

Tuttavia, un altro sistema di ascolti segreti non fu scoperto e si mantenne attivo: quello di Henry Kissinger. Il 16 settembre 1973, il sistema di ascolti di Kissinger ha registrato la sua prima conversazione telefonica con Nixon dopo il colpo di Stato in Cile. La sua conversazione (declassificata a seguito della petizione della mia organizzazione, « National Security Archive » con sede a Washington D.C., diretta da Peter Kornbluh) rende conto di quale fosse l’atteggiamento mentre un regime autenticamente fascista consolidava il suo potere con un bagno di sangue in Cile:

Kissinger: Le cose stanno tornando a posto in Cile ed evidentemente i giornali urlano perché un governo filocomunista è stato rovesciato.
Nixon: E non è di questo che si tratta?
Kissinger: Voglio dire che al posto di felicitarsene- all’epoca di Eisenhower saremmo stati degli eroi.
Nixon: ebbene, noi no – come sai- non compare neppure la nostra mano.
Kissinger: non l’abbiamo fatto noi. Voglio dire che noi li abbiamo aiutati( riferimento cancellato alla CIA) per creare le migliori condizioni possibili.
Nixon: E’ giusto E’ il modo in cui si giudicherà la cosa. Ma ascolta bene, quando le persone sono inquiete, lasciami dire che questa volta non si berranno le cazzate dei liberali.
Kissinger:esattamente
Nixon: anno che è un governo filocomunista ed è proprio così.
Kissinger:e pure filo Castro
Nixon: Dimentichi il fatto che lui era filocomunista. Cioè un governo dichiaratamente antiamericano.

*Peter Kornbluh autore di Pinochet: Los Archivos Secretos. (Barcelona: 2004).Dirige il « Chile Documentation Project » nell’organizzazione « National Security Archive » a Washington D.C.

Fonte: http://solidarite-internationale
Link: : http://solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
14.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

Note:

Nei dialoghi il trattino a fine frase indica delle interruzioni; a metà frase, invece, significa che gli interlocutori ricominciano una frase o una conversazione incompleta.
Tutte le registrazioni appartengono al sito nixontapes.org