Archivi del giorno: 12 settembre 2010

ComeDonChisciotte – SVENTOLARE LA BANDIERA, FALSARE LE NOTIZIE

Fonte: ComeDonChisciotte – SVENTOLARE LA BANDIERA, FALSARE LE NOTIZIE.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

Le forti polemiche provenienti da Washington sul ritiro delle truppe dall’Iraq rappresentano una povera sceneggiata per nascondere la determinazione americana nel voler proseguire la guerra. E lo stesso tipo di raggiro è in atto qui in Gran Bretagna. Si dice che Edward Bernays, il nipote americano di Sigmund Freud, abbia inventato la moderna propaganda. Durante la Prima Guerra Mondiale era membro di un gruppo di influenti liberali che montarono una segreta campagna governativa per persuadere gli Americani riluttanti all’idea di inviare l’esercito al massacro in Europa. Nel suo libro “Propaganda”, pubblicato nel 1928, Bernays scrive che una “manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica” e che i manipolatori “costituiscono un governo invisibile che è il vero potere esecutivo nel nostro paese”. Invece del termine propaganda egli coniò l’eufemismo “pubbliche relazioni”.

L’industria americana del tabacco assunse Bernays, per convincere le giovani donne che avrebbero potuto fumare in pubblico. Associando il poter fumare in pubblico all’emancipazione femminile, rese le sigarette “fiaccole di libertà”. Nel 1954 evocò l’immagine di una minaccia comunista in Guatemala come scusa per rovesciare il governo democraticamente eletto, le cui riforme sociali minacciavano il monopolio della United Fruit Company nel commercio delle banane. Lui la chiamò una “liberazione”. Barneys non fu un accanito conservatore. Fu piuttosto un elitario liberale che riteneva che “manipolare il consenso pubblico” fosse la cose migliore. Tutto ciò poteva essere ottenuto creando “false realtà” che divenivano poi “notizie fatto”. Ecco degli esempi di come lo si fa ai giorni nostri.

FALSA REALTA’: le ultima truppe USA hanno lasciato l’Iraq come previsto dal programma, secondo il Presidente Barack Obama. I telegiornali sono stati riempiti con immagini cinematografiche degli “ultimi soldati USA” stagliarsi dall’alba attraversando la frontiera del Kuwait.

FATTO: non se ne sono andati. Almeno 50,000 soldati continueranno ad operare in 94 basi militari. Gli attacchi aerei americani sono immutati in quanto sono forze speciali di sterminio. Il numero di “contractors” è di circa 100,000 e sta crescendo. La maggior parte del petrolio iracheno è sotto il controllo straniero.

FALSA REALTA’: i presentatori della BBC hanno descritto le rientranti truppe USA come un esercito vittorioso che ha provocato un importante cambiamento nel destino iracheno. Il suo comandante il generale David Petraeus è una “celebrità” affascinante, arguta e straordinaria.

ATTO: non c’è alcun tipo di vittoria. C’è solo un disastro catastrofico e i tentativi di presentarlo diversamente sono un esempio del modello di Bernays di rietichettare il massacro della Prima Guerra Mondiale come nobile e necessario. Nel 1980 Ronald Reagan, candidato presidente, ridefinì l’invasione del Vietnam, nella quale morirono più di 3 milioni di persone, una “causa nobile”, un tema poi intrapreso entusiasticamente da Hollywood. I film di oggi sull’Iraq hanno il medesimo tema purificatore: l’invasore sia idealista sia vittima.

FALSA REALTA’: non si sa quanti iracheni sono morti. Sono innumerevoli, forse nell’ordine delle “decine di migliaia”.

FATTO: come diretta conseguenza dell’invasione Anglo-americana sono morti un milione di iracheni. Questa cifra, fornita dall’Opinion Research Business segue quella della ben valutata ricerca della John Hopkins University di Washington i cui metodi furono segretamente ritenuti, da parte del consulente scientifico del governo Blair, le migliori e le più valide procedure esistenti. Tutto ciò è stato raramente comunicato e illustrato dagli “affascinanti” generali americani. Come pure l’espropriazione di 4 milioni di iracheni, la malnutrizione della maggior parte dei bambini, l’epidemia di malattie mentali o l’avvelenamento dell’ambiente.

FALSA REALTA’: l’economia britannica ha un deficit di miliardi che deve essere ridotto con tagli ai servizi pubblici ed una tassazione regressiva con lo spirito del “siamo tutti qui insieme”.

FATTO: non siamo affatto insieme. Ciò che è straordinario nel trionfo della Propaganda è che solamente diciotto mesi fa l’esatto contrario riempiva gli schermi della Tv e le copertine dei giornali. In uno stato di shock, la verità divenne quindi inevitabile seppur per breve tempo. Il tesoro di Wall Street e della City of London era in bella vista per la prima volta insieme alla venalità dei musi una volta celebrati. Miliardi di denaro pubblico finirono ad assurde e disoneste organizzazioni note con il nome di banche a cui fu risparmiato di ripianare le proprie passività dai loro sponsor laburisti. Nell’arco di un anno furono accumulati profitti record e bonus personali e il “buco nero” non fu più responsabilità delle banche, il cui debito sarà pagato da chi non è per nulla responsabile: la gente. Il comune giudizio dei media di questa necessità è ora un ritornello, dalla BBC al Sun. Un colpo magistrale, direbbe sicuramente Bernays.

FALSA REALTA’: Ed Miliband, leader dei laburisti offre una genuina alternativa.

FATTO: Miliband, come suo fratello e quasi tutti gli altri candidati alla leadership dei laburisti, è immerso nel nuovo corso del Labour. Come deputato e ministro dei neolaburisti, non si è mai rifiutato di servire Blair e non si è mai schierato contro il persistente militarismo del partito. Egli definisce ora l’invasione dell’Iraq un colossale errore. Chiamandolo errore insulta la memoria dei morti. E’ stato un crimine la cui evidenza è perlomeno ingombrante. Non ha niente di nuovo da dire sulle altre guerre coloniali, nessuna di quelle fu un errore. Non ha nemmeno richiesto giustizia sociale: coloro i quali hanno causato la recessione avrebbero dovuto rimettere le cose a posto e la ricchissima classe capitalista inglese che è una minoranza avrebbe dovuto essere tassata pesantemente, a cominciare da Rupert Murdoch.

La buona notizia è che le false realtà spesso falliscono quando le masse credono nella propria intelligenza critica. Due documenti riservati pubblicati recentemente da WikiLeaks, esprimono la preoccupazione della CIA riguardo al fatto che le popolazioni europee che si oppongono alle politiche guerrafondaie dei loro governi, non stanno soccombendo alla tipica propaganda prodotta dai media.

Per i potenti del mondo tutto ciò è un rebus poiché il loro incomprensibile potere si appoggia sulle false realtà su cui nessuna resistenza popolare funziona.

John Pilger
Fonte: http://www.johnpilger.com
Link: http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=586
2.09.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO SCURCI

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ComeDonChisciotte – “LE MONDE” SCOPRE I DUBBI SULL’11 SETTEMBRE

Fonte: ComeDonChisciotte – “LE MONDE” SCOPRE I DUBBI SULL’11 SETTEMBRE.

DI GIULIETTO CHIESA
megachipdue.info/

«Le Monde» dell’11 settembre 2010 si accorge, con nove anni di ritardo, che la versione ufficiale dell’11 Settembre non sta in piedi. Quanto a tempestività giornalistica non c’è male! Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Naturalmente le carte in tavola non vengono messe: né tutte, né le più importanti. Ma, come il lettore potrà leggere da questi estratti che traduciamo dalla pagina web del più autorevole giornale francese, «Le Monde» è costretto a riconoscere che la storia ufficiale non solo puzza di marcio, ma che nemmeno l’amministrazione americana di Barack Obama è in condizione di tirarla fuori dal congelatore che non funziona più. Che cosa diranno ora i “debunkers”?

C’è solo da immaginare che metteranno anche «Le Monde» nella categoria dei cospirazionisti. Povero «Le Monde»!

Ma, a giudicare dalle prime reazioni dei lettori del giornale francese, quasi la metà non solo non protestano ma insistono, chiedono chiarimenti, si stupiscono.

L’altra metà s’indigna, naturalmente. Vorrebbero che «Le Monde» pubblicasse non solo il link a Loose Change, ma anche quelli dei siti cosiddetti debunking. Come se, in questi anni, fosse esistita una qualche par condicio tra la menzogna di tutti i media (alla quale «Le Monde» ha attivamente partecipato) e le verità delle domande che, insieme a migliaia di altri ricercatori di tutto il mondo, andavamo ponendo. Il bello è che il prossimo anno, il decimo anniversario, sarà tutto un festival di rivelazioni attorno al mistero.

«Le Monde» ha solo preso atto che la pagina, chiusa dalla versione ufficiale («è stato Osama bin Laden») si va riaprendo inesorabilmente. E si va riaprendo perché l’Impero sta sgretolandosi, giorno dopo giorno, e non c’è cemento che possa tenerlo insieme ancora molto a lungo. E, quando la nave affonda, è noto che i topi scappano.


ESTRATTI DELL’ARTICOLO DI «LE MONDE»:

Titolo: Gli Stati Uniti non hanno ancora finito con l’11 settembre

di Heléne Bekmezian – [lemonde.fr] – 11 settembre 2010.

Già nove anni. Nove anni che gli aerei della American Airlines hanno colpito le torri gemelle del World Trade Center di Manhattan, uccidendo più di tremila persone e ferendone più di seimila in un attentato rivendicato da Al-Qa‛ida.

(almeno tre gravi imprecisioni sono contenute in queste tre righe iniziali, per finire con l’affermazione, completamente destituita di fondamento, secondo cui Al-Qaida avrebbe rivendicato l’attentato, ma non ne segnaleremo le altre per non perdere tempo, ndr).

Oppure si trattava di aerei militari? E non ci sono state anche, piuttosto, settantamila feriti, se noi contassimo le vittime delle polveri tossiche? E quanto si dovrà attendere per giudicare gli autori presunti di tutto ciò? E perché Ground Zero è ancora un cantiere? Nove anni dopo, dunque, le domande rimangono e gli Stati Uniti sono ancora lontani dall’aver tratto le somme con l’11 settembre.

Ancora nessun processo. Un anno dopo aver annunciato che cinque presunti autori degli attentati dell’11 settembre 2001 saranno giudicati da un tribunale federale di New York, e non da un tribunale militare, la Casa Bianca non sembra oggi avere premura di giudicare questi uomini.

Secondo il «Daily News», il governo ha difficoltà a trovare una città pronta ad accogliere questo processo, che potrebbe durare anni e avere conseguenze sulla vita locale. Peggio ancora, con le elezioni di mezzo termine che si annunciano delicate per i democratici, questi ultimi non hanno interesse a riportare questo dossier dinnanzi a agli occhi del pubblico. (…)

Migliaia di vittime sono all’abbandono. Sono i dimenticati dell’11 settembre: circa settantamila persone – pompieri e squadre di soccorso – sono tuttora censite come vittime delle polveri tossiche prodotte dal crollo delle torri, con sintomi di difficoltà respiratorie, malattie dei polmoni, disturbi psicologici.

(…)

Domande senza risposte. Immediatamente dopo gli attentati sono apparsi dubbi sulla versione ufficiale dei fatti, in primo luogo i dubbi sollevati dalle famiglie delle vittime. In seguito sono fiorite su internet le teorie della cospirazione, attraverso video e siti web. Quasi ogni giorno, si può dire, decine di nuovi video vengono scoperti e pubblicati, alimentando i dubbi. Sebbene, puntualmente, le autorità abbiano contraddetto alcune teorie del complotto pubblicando nuovi documenti o nuovi video, non c’è mai stata una spiegazione globale e ufficiale capace di rispondere, una buona volta per tutte a tutte le domande che venivano poste (versioni contraddittorie sulla natura degli aerei, immagini che mostrano esplosioni sospette…).

I dubbi non hanno fatto che svilupparsi, tanto più che le autorità non hanno mai accettato di aprire un’inchiesta indipendente, che era chiesta dalle famiglie delle vittime.

In uno dei primi e più celebri filmati di questo genere, la serie “Loose Change” (dell’Associazione Reopen 911) , venivano evidenziati fatti giudicati sospetti e basati su dati documentati e testimonianze.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachipdue.info
Link: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/4529-lle-monder-scopre-i-dubbi-sull11-settembre.html
12.09.2010

Blog di Beppe Grillo – Effetti senza cause

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Effetti senza cause.

Sono scomparse le cause, rimangono solo gli effetti. Viviamo in una società di effetti senza cause. Il fumogeno lanciato verso Bonanni è un effetto chiuso in sé stesso, di padre ignoto e di morti sul lavoro, e così i fischi a FassinoinSerafini (plurideputati a vita) e a Schifani. Le cause rimangono sempre misteriose, inesplorate, mai raccontate. L’effetto senza causa è propaganda, indigna a senso unico, è l’ultima parte di un racconto, il capitolo finale. L’intera storia, gli avvenimenti che portano alla (logica) conclusione: all’effetto, sono cancellati dai media.
L’Italia non è solo un Paese senza memoria, è anche un Paese senza cause. L’effetto arriva sempre improvviso, come un fulmine a ciel sereno, che sia una disgrazia o una contestazione a questa democrazia di cartone. Il terremoto dell’Aquila, le frane in provincia di Messina, il rogo di Viareggio sono eventi che nascono e muoiono in sé stessi. Avvenuti qui e ora come in una nuova teoria creazionista, all’improvviso, senza una ragione. Chi indaga sulle cause è trattato da eretico, da novello Galileo Galilei: o abiura o è cancellato dall’informazione, perseguitato, eliminato. L’effetto senza causa è un dogma come il Sole che girava intorno alla Terra. Talvolta, quando l’effetto e la causa sono coincidenti, l’effetto scompare insieme alla causa. E’ l’eccezione che conferma la regola che un effetto si può raccontare solo se non si rivela la causa. In questi casi, effetti come le condanne al processo Mills o Mondadori svaniscono, non sono mai successi. Un non evento, per definizione, non ha cause.
Può succedere che un effetto sia tale da dover essere costretti, sotto la spinta dell’opinione pubblica, a cercare la sua origine. Allora la causa diventa metafisica, di origini sovrannaturali, senza responsabili. E’ più un effetto che genera un effetto che una vera e propria causa. La prova provata di questa tesi è la legge porcata elettorale che quasi tutti i partiti ora vogliono cambiare, da Casini, al tempo della sua approvazione presidente della Camera, a Fini, che non pronunciò una sillaba contraria alla legge, al Pdmenoelle che ostacolò in ogni modo la proposta Parlamento Pulito che restituiva la libertà di voto ai cittadini. La causa, della legge porcata o di situazioni simili, se c’è, è inconoscibile e quindi trascurabile, mai riconducibile a una persona, a un’organizzazione, un partito.
Un mondo senza cause è un mondo senza colpevoli e senza soluzioni. Come si può intervenire infatti sugli effetti senza conoscere le cause? Come si possono perseguire i mandanti degli assassinii di Borsellino e di Falcone senza conoscerne le vere cause, le motivazioni? Il debito pubblico è anch’esso figlio della teoria creazionista di Craxi, Berlusconi e Tremorti. Il debito è nato dal nulla. Nessuno può dire quali siano le cause di 1800 miliardi di euro di debito (30.000 euro a italiano). Viviamo così, in un continuo presente a sorpresa, un giorno dopo l’altro, per vedere l’effetto che fa.

Antimafia Duemila – P3, l’inchiesta tocca Berlusconi

Fonte: Antimafia Duemila – P3, l’inchiesta tocca Berlusconi.

di Maria Elena Vincenzi – 12 settembre 2010
ROMA – La procura di Roma potrebbe presto convocare Silvio Berlusconi come testimone nell’inchiesta sulla P3.  Per la precisione, il presidente del Consiglio potrebbe essere sentito dai magistrati come persona informata sui fatti.

Una svolta che arriva dopo che Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati della “loggia P3”, durante un interrogatorio del 19 agosto non ha lasciato dubbi sul fatto che il “Cesare” citato nell’ordinanza dei carabinieri è, effettivamente, il premier. Parole che confermano la contestata nota a piè di pagina in cui gli investigatori dei carabinieri scrivevano che “Cesare” era l’appellativo con cui la loggia chiamava il presidente del Consiglio. La notizia uscì a metà luglio e l’entourage del capo dell’esecutivo, primo fra tutti il suo legale e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, si affrettò a precisare che “Cesare” non era Berlusconi. Che le date, citate dagli indagati, non coincidevano e che si “trattava di un’ipotesi oltre che inveritiera, ridicola”.

Ma ora le dichiarazioni dell’imprenditore arrestato danno nuova forza agli elementi che gli inquirenti hanno raccolto in questi mesi. Ed è per questo che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno valutando la convocazione del presidente del Consiglio a palazzo di Giustizia. D’altronde, tutte le persone citate dagli indagati sono state sentite dai magistrati. All’appello mancava solo Berlusconi. E, a questo punto, la convocazione si fa concreta.

La novità si affaccia nel giorno in cui il legale di Arcangelo Martino, Giuseppe De Angelis, fa sapere di essere pronto “a presentare appello al Riesame contro l’ordinanza del gip che ha respinto l’istanza di scarcerazione sulla quale la procura aveva espresso parere favorevole”. Mentre Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, parla di notizie fatte filtrare “ad arte” dopo la decisione della Cassazione: “Tutto questo quadro denuncia il nervosismo di una tesi accusatoria che inizia a scricchiolare pesantemente”.

Indagati costretti a fare dichiarazioni, tesi che viene sposata anche dalla maggioranza. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto ha detto: “Le dichiarazioni dell’avvocato di Martino sono molto inquietanti: oramai è evidente che c’è una ulteriore ipotesi che riguarda l’arresto ed è quella di forzare le dichiarazioni dell’imputato”. Così Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del partito di maggioranza al Senato che, come il collega, definisce le notizie apparse ieri sui giornali “inquietanti perché evidenziano quanta attualità abbiano ancora talune pratiche inquisitorie che speravamo fossero confinate ai periodi bui dei primi anni ’90”.

Tratto da: repubblica.it