Archivi del giorno: 29 settembre 2010

ComeDonChisciotte – LA SAGGEZZA DI GANDHI

Saggissime parole di Gandhi

Fonte: ComeDonChisciotte – LA SAGGEZZA DI GANDHI.

DI URI AVNERY
gush-shalom.org/

Facendo zapping alla tv, mi sono imbattuto in un’intervista con il nipote del Mahatma Gandhi su una rete americana (la Fox – pensate!).

“Mio nonno ci ha detto di amare il nemico anche quando si lotta contro di lui“, ha detto, “ha combattuto contro gli inglesi risolutamente, ma amava gli inglesi” (cito a memoria).

La mia reazione immediata è stata: sono sciocchezze, il pio desiderio dei buonisti! Tuttavia mi sono improvvisamente ricordato che nella mia giovinezza avevo avuto esattamente la stessa sensazione, quando mi sono iscritto all’Irgun (gruppo militante sionista che operò in Palestina dal 1931 al11948. ndt) all’età di 15 anni. Mi piacevano gli inglesi (come chiamavamo tutti i britannici), la cultura e la lingua inglese, ed ero pronto a mettere la mia vita in prima linea, al fine di cacciare gli inglesi fuori del nostro paese. Quando dissi questo alla commissione di reclutamento dell’Irgun, mentre sedevo con una fiammante bagliore nei miei occhi, fui sul punto di essere respinto.

Ma le parole del nipote mi hanno indotto ad approfondire il mio pensiero. Si può fare la pace con un avversario mentre lo odiamo? La pace è possibile senza un atteggiamento positivo verso la controparte?

A prima vista, la risposta è “sì”. Sedicenti “realisti” e “pragmatici”, diranno che la pace è una questione di interessi politici, che non dovrebbero coinvolgere i sentimenti. (Talii “realisti” sono persone che non possono immaginare un’altra realtà, e talii “pragmatici” sono persone che non possono pensare a lungo termine). Come è ben noto, si fa la pace con i nemici. Uno fa la pace, al fine di fermare una guerra. La guerra è il regno dell’odio, disumanizza il nemico. In ogni guerra, il nemico è rappresentato come un essere sub-umano, maligno e crudele per natura.

Si suppone che la pace ponga fine alla guerra, ma non che prometta di cambiare l’atteggiamento verso il nemico di ieri. Cessiamo di ucciderlo, ma questo non significa che cominciamo ad amarlo. Quando si arriva alla conclusione che è nel nostro interesse a fermare la guerra piuttosto che proseguirla, questo non significa che il nostro atteggiamento verso il nemico sia cambiato.

Quì abbiamo un paradosso insito: il pensiero della pace nasce mentre la guerra è ancora in corso. Ne consegue che la pace è pianificata da coloro che sono ancora in guerra, che sono ancora nella morsa della mentalità bellica. Ciò può distorcere il loro pensiero.

Il risultato può essere un mostro, come il famigerato trattato di Versailles con cu si è conclusa la prima guerra mondiale. Esso calpestò la Germania sconfitta, la spogliò e, peggio di tutto, la umiliò. Molti storici ritengono che questo trattato porta gran parte della colpa dello scoppio della seconda guerra mondiale, che fu ancora più devastante. (Da bambino sono cresciuto in Germania sotto l’ombra scura del trattato di Versailles, quindi so di cosa sto parlando).

Il MAHATMA GANDHI ha capito questo. Non era solo una persona dai grandi principi, ma anche molto saggia (se c’è davvero qualche differenza). Non ero d’accordo con la sua opposizione a resistere con la forza alla Germania nazista, ma ho sempre ammirato il suo genio come il leader della liberazione indiana. Si rese conto che il compito principale di un leader per la liberazione è quello di formare la mentalità del popolo che vuole liberare. Quando centinaia di milioni di indiani affrontarono alcune decine di migliaia di britannici, il problema principale non era quello di sconfiggere gli inglesi, ma di indurre gli stessi indiani a volere la liberazione e una vita in libertà e armonia. Per fare la pace senza odio, senza un desiderio di vendetta, con un cuore aperto, pronti a riconciliarsi con il nemico di ieri.

Gandhi stesso ottenne solo un successo parziale in questo. Ma la sua sapienza ha illuminato il cammino di molti. E formò gente come Nelson Mandela, che ha stabilito la pace senza odio e senza vendetta, e Martin Luther King, che invocò la riconciliazione tra i bianchi e i neri. Anche noi abbiamo molto da imparare da questa saggezza.

Questa settimana, un esperto in analisi di sondaggi di opinione è apparso su un talk show televisivo israeliano. Il prof. Tamar Harman non ha analizzato questo o quel sondaggio, ma l’insieme dei sondaggi nel corso di decenni.

Il prof. Harman ha confermato statisticamente ciò che tutti noi sentiamo nella nostra vita quotidiana: che vi sia uno spostamento continuo e di lungo periodo in Israele dai concetti della destra ai concetti della sinistra. La soluzione dei due Stati è ormai accettata a larga maggioranza. La grande maggioranza accetta anche che il confine debba essere basato sulla Linea Verde, con scambi di territorio che lascerà i grandi blocchi di insediamenti in Israele. Il pubblico accetta che gli altri insediamenti debbano essere evacuati. Esso riconosce anche che i quartieri arabi di Gerusalemme Est debbano essere parte del futuro Stato palestinese. La conclusione dell’esperto: questo è un processo dinamico continuo. L’opinione pubblica continua a muoversi in questa direzione.

Mi ricordo dei lontani giorni nei primi anni ‘50, quando abbiamo introdotto per primi questa soluzione. In Israele e nel mondo intero non c’era neanche un centinaio di persone che sostenesse questa idea. (La risoluzione delle Nazioni Unite del 1947, che ha proposto esattamente questo, era stata cancellata dalla coscienza pubblica dalla guerra, dopo di che la Palestina è stata divisa tra Israele, Giordania ed Egitto). Ancora nel 1970 ho vagato per i corridoi del potere a Washington DC, dalla Casa Bianca al Dipartimento di Stato, alla vana ricerca anche di un solo statista importante che la sostenesse. L’opinione pubblica israeliana si oppose quasi all’unanimità, e così fece l’Olp, che pubblicò anche un libro speciale sotto il titolo “Uri Avnery e il neo-sionismo”.

Ora questo piano è sostenuto da un consenso a livello mondiale, che include tutti gli stati membri della Lega Araba. E, secondo il professore, ha anche il consenso israeliano. La nostra estrema destra accusa ora Binyamin Netanyahu, sia in scritti che in discorsi, di eseguire ciò che essi chiamano il “progetto Avnery”. Così dovrei essere molto soddisfatto, felice di vedere i telegiornali che parlano di “due Stati per due popoli” come verità evidente.

Quindi, perché non sono soddisfatto? Sono un brontolone professionista?

Mi sono interrogato, e credo di aver identificato la fonte della mia insoddisfazione.

Quando oggi si parla di “due Stati per due popoli”, è quasi sempre legato all’idea di “separazione”. Come ha esposto Ehud Barak nel suo stile unico: “. Noi saremo qui e loro saranno là”. Si connette l’immagine di Israele con quella di “una villa nella giungla”. Tutto attorno ci sono bestie selvagge, impazienti di divorarci, e noi nella villa dobbiamo innalzare un muro di ferro per proteggere noi stessi.

Questo è il modo in cui questa idea viene venduto alle masse. Raccoglie popolarità perché promette una separazione definitiva e totale. Fateli uscire dalla nostra vista. Lasciate che abbiano uno Stato, per l’amor di Dio, e che ci lascino soli. La “soluzione dei due Stati”, sarà realizzata, noi vivremo nella “Nazione-Stato del popolo ebraico”, che farà parte dell’Occidente, e “loro” vivranno in uno stato che farà parte del mondo arabo. Tra noi ci sarà un alto muro, parte del muro tra le due civiltà. In qualche modo mi ricorda le parole che Theodor Herzl ha scritto 114 anni fa nel suo libro “Lo Stato ebraico”: “In Palestina … noi saremo per l’Europa una parte del muro contro l’Asia, serviremo come avanguardia della civiltà contro la barbarie”.

Questo non era l’idea nella mente del pugno di persone che hanno sostenuto la soluzione dei due Stati sin dall’inizio. Essi sono stati animati da due tendenze interconnesse: l’amore del Paese (nel senso tutta la terra tra il Mediterraneo e il Giordano) e il desiderio di riconciliazione tra i due popoli.

So che molti saranno scioccati dalle parole “amore per il Paese”. Come molte altre cose, sono stati dirottate e prese in ostaggio dall’estrema destra. Glielo abbiamo consentito.

La mia generazione, che ha attraversato il paese ben prima che lo Stato entrasse in essere, non ha trattato Gerico, Hebron e Nablus come se fossero all’estero. Li abbiamo amati. Ci appassionavano. Io li amo ancora oggi. Per alcuni, come il defunto scrittore di sinistra Amos Kenan, questo amore era diventato quasi un’ossessione.

I coloni, che incessantemente declamano il loro amore per il Paese, l’amano nel modo in cui uno stupratore ama la sua vittima. Essi violano il paese e lo vogliono dominare con la forza. Questo è espresso visibilmente nell’architettura della loro fortezze sulle cime delle colline, i quartieri fortificati con tetti in stile svizzero. Essi non amano il paese reale, i villaggi con i loro minareti, le case di pietra con le loro finestre ad arco adagiato sulle colline e la fusione con il paesaggio, i terrazzamenti coltivati al centimetro, i wadi e gli oliveti. Essi sognano un’altra terra e vogliono costruirla sulle rovine del paese amato. Kenan ha semplicemente detto: “Lo Stato di Israele sta distruggendo la Terra di Israele”.

Al di là di romanticismo, che ha un suo valore, abbiamo voluto riunire un paese lacerato, nel solo modo possibile: attraverso l’associazione dei due popoli che lo amano. Queste due entità nazionali, con tutte le loro somiglianze, sono differenti per cultura, religione, tradizioni, lingua, scrittura, modi di vita, struttura sociale e sviluppo economico. La nostra esperienza di vita, e l’esperienza di tutto il mondo, in questa generazione più che in ogni altra, ha dimostrato che tali popoli diversi non possono vivere in uno Stato. (L’Unione Sovietica, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Cipro, e forse anche il Belgio, Canada, Iraq.) Pertanto, sorge la necessità di vivere in due Stati, uno accanto all’altro (con la possibilità di una futura federazione).

Quando siamo arrivati a questa conclusione al termine della guerra del 1948, abbiamo modellato la soluzione a due Stati non come un piano per la separazione, ma, al contrario, come un piano per l’unità. Per decenni abbiamo parlato di due stati con un confine aperto tra di loro, un’economia comune e libera circolazione delle persone e delle merci.

Questi erano i motivi centrali in tutti i piani per la “soluzione dei due Stati”. Fino a quando non sono arrivati i cosiddetti “realisti” e hanno preso il corpo senza l’anima, riducendo un piano pieno di vita ad un cumulo di ossa secche. Anche a sinistra, molti erano pronti ad a adottare il programma di separazione nella convinzione che questo approccio pseudo-pragmatico sarebbe più facile da spacciare per buono alle masse. Ma nel momento della verità, questo approccio non è riuscito. I “colloqui di pace” sono falliti.

Propongo di tornare alla saggezza di Gandhi. E ‘impossibile spostare masse di persone senza una visione. La pace non è solo l’assenza di ostilità e neanche il prodotto di un labirinto di muri e recinzioni. Non è neppure un’utopia della “coabitazione del lupo con l’agnello”. Si tratta di un vero stato di riconciliazione, di collaborazione tra i popoli e tra gli esseri umani, dove ognuno rispetta l’altro, è pronto a soddisfarne gli interessi e a commerciare con lui, a creare relazioni sociali e – chissà – qua e là anche a piacersi l’un l’altro.

In sostanza: due Stati, uno futuro comune.

Uri Avnery
Fonte: http://zope.gush-shalom.org/
Link: http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1285413817/
26.09.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org ac ura di ETTORE MARIO BERNI

Blog di Beppe Grillo – Siamo tutti coinvolti. Lester Brown a Woodstock 5 Stelle

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Siamo tutti coinvolti. Lester Brown a Woodstock 5 Stelle.

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Il mondo è nelle nostre mani, le soluzioni per evitare una catastrofe ecologica esistono, applicarle è solo questione di volontà politica. Questa è un’ottima notizia. Il tempo che ci rimane per intervenire è però molto limitato, ci spiega Lester Brown uno dei più influenti ambientalisti del mondo. Se non interviene la nostra generazione, i nostri figli non ne avranno più la possibilità. Di questo si dovrebbe occupare la politica, non di puttane in Parlamento e della casa di Tulliani a Montecarlo. Le centrali elettriche a carbone vanno chiuse, ora e per sempre, sta già succedendo nel mondo, che si inizi anche in Italia. Organizzatevi, collegatevi ai movimenti internazionali che hanno già ottenuto la cancellazione di decine di centrali a carbone. Informatevi e agite per i vostri figli.

Intervista a Lester R. Brown, ambientalista, economista, scrittore:

Una coda di auto lunga cento miglia (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Salve Cesena e congratulazioni per il lancio di Woodstock Five-Star. Anche se non fisicamente, sono con voi con lo spirito. Il mio nome è Lester Brown. Lavoro alla ricerca e alla produzione di testi sulle questioni ambientali e sono il presidente dell’Earth Policy Institute, un istituto di ricerca ambientale no-profit a Washington, DC.
Poco tempo fa, abbiamo letto sui giornali e visto in televisione, un ingorgo stradale in Cina. C’era una fila di macchine lunga 100 miglia e durò nove giorni. Non potete neanche immaginare. Può sembrare comico, ma le persone bloccate in quell’ingorgo, per nove giorni, non l’hanno trovato per nulla divertente. Ciò che stiamo iniziando a vedere è una crescente richiesta delle risorse del pianeta, che si tratti di terra, acqua, sistema climatico o pesca. Tutto è sotto stress. Stiamo creando una situazione in cui il disboscamento delle foreste, lo sfruttamento dei pascoli, la pesca e la coltivazione della terra hanno raggiunto livelli molto elevati, aumentando le emissioni di CO2 rilasciate nell’atmosfera e generando così cambiamenti climatici a una velocità e con dimensioni mai viste prima e che, fino a pochi anni fa, erano inimmaginabili. La nostra sfida è di stabilizzare la relazione tra l’uomo e il sistema terrestre e questo sforzo coinvolge molte componenti. Io sto già attuando una possibile soluzione. Questo sforzo coinvolge molte componenti. Noi, all’Earth Policy Institute, lo chiamiamo Piano B. Il Piano A è business, come al solito. Il Piano A non sta funzionando molto bene. Il Piano B richiede riduzioni di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di combustibili fossili dell’80%, non entro il 2050, che è ciò che i politici amano dichiarare, ma entro il 2020. Stiamo cercando di stabilizzare la popolazione mondiale a un numero non superiore agli 8 miliardi. Un terzo elemento è eliminare la povertà: stabilizzare la popolazione ed eliminare la povertà sono elementi che vanno di pari passo. Più riusciamo a rallentare la crescita della popolazione e accelerare il passaggio a famiglie più ristrette, più facile sarà eliminare la povertà. Più eliminiamo la povertà, più facile sarà avere famiglie meno numerose e stabilizzare la popolazione mondiale. Il quarto componente del Piano B è ripristinare il naturale sistema di supporto all’economia: foreste, campi, terreni, falde acquifere, riserve di pesca. Questa è un’enorme sfida che la nostra generazione si trova a dover affrontare. Se non affrontiamo questa sfida, le prossime generazioni non avranno nemmeno la possibilità di farlo. Quando parliamo di ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020, la gente è piuttosto attonita perché si tratta di un risultato decisamente ambizioso. Perchè non ci siamo mai fatti questa domanda: “Cosa pensiamo che sia politicamente realizzabile?”. Al contrario, noi siamo partiti dalla scienza e abbiamo chiesto: “Cosa dobbiamo fare, e quanto poco tempo abbiamo, per ridurre le emissioni di anidride carbonica se vogliamo salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia? Quanto tempo abbiamo per chiudere, per esempio, gli stabilimenti alimentati a carbone se vogliamo salvare il ghiacciaio della Groenlandia?”. Il ghiacciaio continentale della Groenlandia si sta sciogliendo a una velocità sempre crescente. Se continuiamo con le nostre solite attività, quasi sicuramente perderemo il ghiacciaio groenlandese. La sfida è chiudere velocemente le centrali alimentate a carbone così da poter salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia. Se continua il disgelo, il livello del mare aumenterà di 7 metri. Questo significa che l’aumentare del livello del mare causato dallo scioglimento del ghiacciaio groenlandese potrebbe inondare molte delle città costiere di tutto il mondo, centinaia di città costiere, da Londra, a Shanghai, a New York.

L’energia solare dell’Algeria (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Dobbiamo pensare a come porre un freno al nostro utilizzo di carburanti fossili, in primo luogo il carbone, ma anche il petrolio. Stiamo assistendo a una situazione in cui l’innalzamento del livello del mare, causato dallo scioglimento dei ghiacciai, da solo può inondare molte città costiere, ma anche tutte le risaie sul delta dei fiumi asiatici. A pensarci è sorprendente, ma l’idea che lo scioglimento dei ghiacci su un’isola nel lontano Nord Atlantico possa minacciare la coltivazione del riso in Asia non è immediatamente ovvio. Ma questa è la situazione in cui ci troviamo oggi. La buona notizia è che stiamo assistendo ad alcuni progressi straordinari nel mondo, sia nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili – come l’eolico, il solare e il geotermico – ma anche nella prevenzione della costruzione di nuovi stabilimenti alimentati a carbone, e cominciare a chiudere quelli esistenti. Con l’eolico, per esempio, abbiamo visto che lo stato americano del Texas, uno dei produttori leader di petrolio da almeno un secolo, è oggi il leader nella produzione dell’elettricità dal vento. Se il Texas ultimasse tutti gli impianti eolici previsti, o in costruzione, genererebbe più energia di quanto i 24 milioni di abitanti del Texas potrebbero consumare. Perciò il Texas potrebbe esportare l’energia generata dall’eolico al resto degli Stati Uniti nello stesso modo in cui, tradizionalmente, esportava il petrolio. Ma oggi la storia più eclatante sull’eolico appartiene alla Cina. Nel 2009, la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti nella capacità addizionale installata in quell’anno. La Cina ha installato 12.000 megawatt contro i 10.000 degli Stati Uniti. Ma oltre a ciò, il governo Cinese ha annunciato un programma basato sull’eolico, un programma di sviluppo dell’energia eolica su larga scala, mai visto finora. Hanno pianificato 7 mega complessi eolici che, tutti insieme, avranno una capacità di generazione di oltre 130.000 megawatt. Sarebbe l’equivalente della costruzione di un nuovo stabilimento a carbone al giorno per i prossimi due anni e mezzo. È smisurato. Non abbiamo mai visto uno sviluppo di tali dimensioni prima d’ora. Ma ancora più impressionante è il risultato di un inventario che un team cinese e americano ha fatto delle risorse eoliche della Cina: il team ha pubblicato un articolo sulla rivista “Science” in cui mostra che la Cina ha sufficiente energia eolica accumulata da poter aumentare l’attuale consumo elettrico di 18 volte. Ho voluto fare questo esempio solo per dare un’idea della dimensione dell’energia eolica accumulata. Negli Stati Uniti abbiamo 50 Stati. Tre di questi stati – North Dakota, Kansas e Texas – hanno sufficiente energia eolica accumulata da poter facilmente soddisfare i bisogni elettrici nazionali. Perciò non si tratta di capire se c’è abbastanza energia eolica o meno. Esiste una riserva enorme di energia eolica. C’è inoltre una riserva enorme di energia solare, e il più importante sviluppo in questo campo fu annunciato nel luglio del 2009, quando una dozzina di società europee annunciò un nuovo progetto per lo sviluppo delle risorse del solare del Nord Africa, e per l’integrazione del Nord Africa e dell’Europa in un’unica rete di distribuzione. Questo gruppo di aziende, dirette da Munich REA, Munich Re Insurance, insieme alla Deutsch Bank, Siemens, ABB e un discreto numero di altre aziende ben conosciute, crearono questa nuova organizzazione. Lo scopo era sviluppare una strategia per accumulare le risorse del solare del Nord Africa, con un relativo piano finanziario. L’aspetto impressionante di tutto ciò è ancora una volta la dimensione del progetto. Come ha fatto notare l’Algeria, nel loro deserto, che è la parte più vasta del loro paese, hanno accumulato sufficiente energia solare da poter alimentare l’economia mondiale. Non solo l’economia algerina o quella europea: bensì l’economia mondiale. Questa affermazione potrebbe suonare come un errore matematico, ma non lo è. È un indicatore di quanta energia solare c’è nel mondo. Nella letteratura energetica si sottolinea questo punto e si evidenzia che il sole che scalda la terra produce in un’ora abbastanza energia per alimentare l’economia mondiale per un anno. Anche se abbiamo considerato solo l’energia eolica o solare, non abbiamo nemmeno menzionato l’energia geotermica, che ha un enorme potenziale di per sé. Stiamo guardando a un futuro in cui possiamo alimentare l’economia mondiale attraverso l’energia eolica, l’energia solare e l’energia geotermica e prevedere un futuro più radioso e più pulito di quello che conosciamo ora. Possiamo farlo senza distruggere il sistema climatico della terra. Un’altra interessante nuova tecnologia è sul lato dell’efficienza. Infatti esistono due nuove tecnologie che ci permettono di aumentare drasticamente l’efficienza con cui utilizziamo l’energia. Nel campo dell’illuminazione, per la maggior parte dell’ultimo secolo, abbiamo tutti utilizzato lampadine ad incandescenza, che sono notoriamente inefficienti. Non sono cambiate di molto dalla loro prima realizzazione per mano di Thomas Edison, ormai più di un secolo fa. Ma ciò che abbiamo ora, dopo parecchi anni, è un bulbo fluorescente compatto, che riduce l’uso dell’elettricità del 75% se comparato a un’incandescente. Ma abbiamo una tecnologia ancora più efficiente, chiamata LED, o diodi a emissione luminosa. I LED, se utilizzati correttamente, combinati anche a sensori di movimento, spegneranno le luci in una stanza in assenza di persone. Inoltre stiamo puntando a una potenziale riduzione dell’uso dell’elettricità per l’illuminazione del 90% rispetto al livello di utilizzo della stessa con le lampadine a incandescenza. È un enorme vantaggio. Vediamo un simile potenziale anche nell’industria automobilistica dove, per la maggior parte dell’ultimo secolo, l’unica opzione possibile era rappresentata da un motore interno a combustione, sia esso a benzina o diesel. Ora, improvvisamente vediamo auto ibride ed elettriche apparire sul mercato. La cosa eccitante è che un motore elettrico usa solamente un terzo dell’energia adoperata da un motore a combustione interna. Così ancora, abbiamo un salto qualitativo che otteniamo se cambiamo i motori delle nostre macchine da motori a combustione interna in motori elettrici. Se siete interessati a risparmiare energia, e ad aumentare l’efficienza energetica, questo è un grande momento da vivere. Perché noi ora abbiamo nuove tecnologie che ci permettono riduzioni enormi nell’uso dell’energia. Ho fatto solo due esempi, parlando di illuminazione di trasporto. Ma potremmo parlare degli elettrodomestici per i quali sono possibili anche risparmi incredibili.

Chiudere tutte le centrali elettriche a carbone (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Nel complesso dell’intera economia possiamo ridurre drasticamente l’uso di energia e le emissioni di carbonio e nel frattempo stabilizzare il clima per le generazioni future. Spesso mi sono posto questa domanda: “Visto tutti i problemi che affrontiamo nel mondo, come può uno essere ottimista? Come potete essere speranzosi per il futuro?”. Io spesso torno indietro e rileggo la storia economica della seconda guerra mondiale. 7 dicembre 1941. Attacco a sorpresa dei giapponesi a Pearl Harbor, nelle Hawai. Una grande parte della flotta del Pacifico degli Stati Uniti era ancorata a Pearl Harbor nel momento dell’attacco. Quasi tutte quelle navi vennero affondate. Fu un’iniziativa militare molto riuscita per i giapponesi. Ma quello che fece realmente fu portare gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, sia in Asia che in Europa. Il 6 gennaio 1942, un mese dopo l’attacco a Pearl Harbor, il presidente Roosevelt, nel suo “Discorso sullo Stato dell’Unione” tracciò lo schema degli obiettivi di produzione delle armi negli Stati Uniti. Egli disse: “Noi stiamo per produrre 45.000 carri armati, 60.000 aeroplani e migliaia di navi”. Gli americani non si interessarono alla cosa perché eravamo ancora nel 1942, in piena depressione economica. Quello che Roosevelt ed i suoi consulenti sapevano era che, a quel tempo, la più grande concentrazione del potere industriale nel mondo era nell’industria automobilistica degli Stati Uniti. Così dopo il suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando presentò questi obiettivi straordinari per la produzione di armi egli chiamò i capi dell’industria e disse: “Poiché voi rappresentate una così grande parte della nostra capacità industriale, vogliamo contare molto su di voi per raggiungere questi obiettivi nella produzione di armi”. E loro dissero: “Bene Signor Presidente, noi faremo tutto quello che possiamo ma sta diventando difficile produrre automobili e anche tutte queste armi…” e lui disse: “Non capite. Stiamo per vietare la vendita delle automobili negli Stati Uniti”. Ed è quello che esattamente accadde. A partire dall’inizio del 1942 fino alla fine del 1944, sostanzialmente, non ci furono automobili prodotte negli Stati Uniti. Ma abbiamo superato ognuno di quegli obiettivi per la produzione di armi. L’obiettivo era di produrre 60.000 aerei. In realtà, producemmo 229.000 aerei. Aerei da combattimento, aerei per il trasporto delle truppe, aerei per il trasporto di merce, aerei da ricognizione, voglio dire, fu straordinario. Anche oggi, l’idea di un Paese che produce 229.000 aerei è difficile da immaginare. Il punto di questa storia è che non ci vollero decine di anni per ristrutturare l’economia industriale degli Stati Uniti. Non ci vollero anni. Fu una questione di mesi. Se quindi noi potessimo fare lo stesso, se noi potessimo ristrutturare totalmente l’economia industriale degli Stati Uniti in una manciata di mesi, allora potremmo ristrutturare l’economia energetica del mondo nei prossimi dieci anni, per stabilizzare il clima della Terra. Quello che ora è nuovo è che noi siamo in una situazione dove dobbiamo andare oltre, facendo solo dei cambiamenti nel modo di vivere. Le persone spesso mi chiedono: “Cosa posso fare?” E loro si aspettano che io dica: “Ricicli i suoi giornali, cambi le sue lampadine…“. E così via. Queste cose sono importanti, ma noi adesso dobbiamo cambiare il Sistema. Dobbiamo diventare politicamente coinvolti. Scegliete un argomento che è importante per voi. Lavorate per la chiusura della centrale elettrica a carbone nella vostra comunità. Unitevi a una delle organizzazioni che lavorano per stabilizzare la popolazione nel mondo. Sviluppate un programma sistematico di riciclaggio totale nella vostra comunità, perché, se abbiamo un riciclaggio completo, riduciamo drasticamente il nostro consumo di energia. Scegliete un argomento che è importante per voi. Trovate alcuni amici che condividono quell’interesse e lavorateci sopra. Negli Stati Uniti questo è successo negli ultimi tre anni, da quando è nato un movimento potente che vieta la costruzione delle centrali elettriche a carbone. Più di 120 centrali elettriche a carbone, che erano state progettate, ora sono state cancellate dalle liste a causa di questo sforzo. Infatti, non potremo mai più concedere una licenza per un’altra centrale elettrica a carbone negli Stati Uniti. Ora questo movimento sta entrando nella fase due del programma, che prevede di chiudere le attuali centrali elettriche a carbone. C’è una lunga lista probabilmente di almeno 30, forse più, centrali elettriche a carbone negli Stati Uniti che verranno chiuse nei prossimi anni e l’obiettivo è di chiuderle tutte, non solo negli Stati Uniti, poiché questo movimento sta diventando internazionale. Così, se volete lavorare ad un obiettivo importante, lavorate per chiudere le centrali elettriche a carbone. Possiamo rimpiazzarle con i parchi eolici, con l’energia solare, con le centrali elettriche di energia geotermica, con le centrali elettriche solari. È completamente realizzabile, ma voi ed io dobbiamo esserne coinvolti. La cosa è in questione per salvare la civiltà stessa e questo non è uno sport per spettatori. Tutti dobbiamo venirne coinvolti.

PS: Il 29 settembre gli Amici di Beppe Grillo di Roma sono in sit in davanti Montecitorio dalle ore 10 alle 20 per ricordare che la DEMOCRAZIA NON SI COMPRA e che l’8 settembre 2007 350.000 cittadini hanno firmato una proposta di legge per un PARLAMENTO PULITO che da troppo tempo è opportunamente dimenticata in un cassetto.

Rifiuti, la politica delle pezze

Fonte: Rifiuti, la politica delle pezze.

Tutto secondo copione, poco più di due anni dopo una campagna elettorale in cui l’emergenza rifiuti in Campania era stato il tema centrale dello scontro politico ed il terreno su cui si era giocato lo spostamento di milioni di voti: nei telegiornali sono tornate le immagini dei cassonetti campani stracolmi di rifiuti, della polizia in tenuta antisommossa a presidiare le discariche, dei cittadini inferociti, per i quali ci sono sempre le due solite etichette, “fiancheggiatori della camorra” oppure “pochi isolati dell’area dell’antagonismo”. Niente di nuovo sotto il sole del Golfo.

Ancora una volta, si tratta di un’emergenza che viene sovraesposta mediaticamente per un solo aspetto, quello dei rifiuti urbani. Ma è solo l’ennesima falsa emergenza, presentata da… una sola angolazione. Infatti, non è certo questo che preoccupa. A dare pensieri seri a chi è competente in materia, è semmai la totale assenza di una progettualità, di una seppure vaga idea di un ciclo integrato dei rifiuti. Certo, qui la camorra non c’entra molto, anzi quasi nulla: la storia della mancata risoluzione del problema dei rifiuti campano (e di tante altre regioni italiane) è una storia di mala politica, di mala amministrazione, piuttosto che di malavita.

In Campania la produzione di rifiuti è nota e ben misurata. Attualmente, la regione produce in un anno 2.8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e ben 4.5 milioni di rifiuti speciali di provenienza industriale, e la Campania non è certo una delle regioni più industrializzate d’Italia. Da altre parti, spesso e volentieri i rifiuti speciali sono oltre il doppio di quelli urbani, e solo per questo dovrebbe risultare alquanto sospetto che un’emergenza rifiuti riguardi i soli rifiuti solidi provenienti dalle utenze domestiche. I sospetti aumentano se si nota che in Campania non esiste né un ciclo integrato per i rifiuti urbani né uno per i rifiuti speciali, anche se di questi ultimi si tende fin troppo spesso a non parlare. Ed è proprio in questo settore, invece, che la malavita s’innesta alla perfezione.

In questo quadro, quel che trova spazio nel panorama informativo italiano sono gli attacchi con vetri rotti ai mezzi di trasporto, gli scontri con la polizia. Cioè solo ad alcuni effetti del problema, ma non certo al problema stesso. Anche quando si parla dei rifiuti, si parla solo dello stadio finale, dello smaltimento. Come se aprire una discarica, che prima o poi si esaurirà, o un inceneritore – che chiederà maggiori quantità di rifiuti e prima o poi non basterà più – possa essere la soluzione. Sarebbe certamente più serio e costruttivo parlare di politica dei processi industriali, di come modificarli affinché generino minori quantità di scarti e scorie, di politica dei materiali e tutto il resto. Ma in Italia, si sa, si preferisce alla politica la mala politica e soprattutto si preferisce fare cose che permettano spese ingenti di capitali pubblici e che facciano girare i soldi. Soldi che oggi girano per aprire una nuova discarica a Terzigno, domani da qualche altra parte.

Nel caso particolare di questi giorni, l’attuale maggioranza di governo del Paese attribuisce la responsabilità della situazione alle aziende municipalizzate: sarebbe quindi un problema organizzativo delle singole realtà municipali. Per l’opposizione, l’Esecutivo non ha fatto altro che illudere i cittadini, non fornendo un ciclo completo e virtuoso per lo smaltimento dei rifiuti. I cittadini, in realtà, per ora si chiedono dove sia la verità; anzi, a dire il vero, sono 16 anni che se lo chiedono.

Nella Campania reduce da una gestione commissariale straordinaria che dura dal febbraio 1994, la famosa “soluzione” sbandierata da Berlusconi all’indomani della vittoria elettorale del 2008 è stata quella di mettere qualche “toppa” qua e là, costituita da qualche discarica poco capiente, spesso e volentieri di rifiuti indifferenziati. Esaurita la discarica, se n’é aperta un’altra, poi un’altra ancora, sempre con spirito “emergenziale”. Facendo sempre attenzione a rimuovere bene i rifiuti dal centro-salotto del capoluogo, visitato dai turisti e a limitare la circolazione di stampa e telecamere nelle periferie. In pratica, volendo fare un paragone con una partita a scacchi, si è scelto di giocare senza un piano. E giocare a scacchi senza un piano, è sempre una strada perdente.

Lo si vede in questi giorni a Terzigno: questo continuo andare a risolvere con delle toppe messe qua e la, poteva al massimo far tardare di qualche mese la venuta dei nodi al pettine e fa emergere in modo inconfutabile la mancanza di un vero e proprio ciclo integrato dei rifiuti. Questa è la situazione di oggi in Campania: una vera soluzione non è mai stata adottata, anzi addirittura neanche pensata. Si è preferito applicare delle pezze successive. In nome della situazione di emergenza, le discariche sono state imposte con la forza in luoghi dove non dovrebbero essere situate, come a ridosso di centri abitati o all’interno di un parco nazionale. Tutto è stato fatto nel nome dell’emergenza e del “fare presto”, sacrificando quindi continuamente il “fare bene” e, in fin dei conti, la legge stessa.

Anche per quanto riguarda la permeabilità del sistema dei rifiuti dalla criminalità organizzata, delle vere e proprie misure non sono mai state prese. Per tutta l’epoca commissariale si è agito, ancora una volta per “emergenza”, senza fare delle gare di appalto regolari, senza svolgere regolari controlli antimafia. Il risultato è che il ciclo criminale dei rifiuti speciali, compresi quelli tossico nocivi, ancora oggi (contrariamente a quel che sbandiera chi si ostina a negare) gode di ottima salute e si sovrappone non solo al ciclo del cemento, come avviene da trent’anni, ma sta invadendo in pieno il ciclo agricolo, facendo finire i rifiuti anche sulle nostre tavole.

Eppure le soluzioni esistono, ma tutte le buone soluzioni non possono certo essere imposte dall’alto da questo o quel prefetto, vanno invece concertate con tutta la società civile. Peccato che proprio la concertazione è venuta a mancare in Campania da almeno otto anni, provocando una gravissima frattura, tuttora non sanata, nella democrazia della regione. Sono le conseguenze di questa frattura democratica, quelle che ci fanno vedere nei TG, non certo le conseguenze di “fiancheggiatori della camorra”, che di solito si guardano bene dall’andare a fare tafferugli con la polizia fuori le discariche. Sono i segni della frattura democratica causata dal fatto che fino ad oggi si è sempre cercato di imporre dall’alto certi determinati modelli di soluzione al problema dei rifiuti, sempre limitatamente a quelli urbani. Ma sono modelli che non sono né accettati né ben visti dalla società civile e neanche dai tecnici, che di ciclo dei rifiuti ne capiscono.

Intanto, se oggi tocca alla Campania e alla Sicilia, si vedrà domani a chi toccherà: la Campania e la Sicilia non sono le uniche regioni italiane ad essere in emergenza rifiuti, sono in compagnia di Calabria, Puglia e Lazio e, prima o poi, toccherà anche ad altre regioni. D’altronde, in un’Italia che sembra aver perso ogni forma di memoria, sia storica sia a breve termine, pare che nessuno ricordi più dei primi anni ’90, quando l’emergenza rifiuti era in Lombardia e Milano era ricoperta di rifiuti. All’epoca il problema venne risolto da qualcuno che poi è andato a ricoprire un ruolo di primo piano anche nell’emergenza campana: lo fece circondando la città di inceneritori, che al passare degli anni non bastano più, perché hanno spinto tutta la società ad incrementare la mole dei rifiuti prodotti, ad usare prodotti usa e getta.

Tornando alla Campania, dove le cose sono molto più gravi che nella Lombardia di 15 anni fa, il territorio è martoriato da migliaia di discariche abusive, alcune delle quali hanno un’età talmente elevata da essere prossime al maturare una pensione INPS. Mai bonificate, con un traffico di rifiuti speciali e tossico-nocivi di provenienza extra-regionale mai terminato e che oggi si cerca addirittura di negare. Non esiste alcuna forma di gestione dei rifiuti, qualunque essi siano, ma si preferisce far notare che qualcuno va a fare a botte con la polizia, cercando di sdoganare il messaggio che la cittadinanza si oppone alla soluzione del problema ed alla rimozione dei rifiuti dalle strade.

Ottima scelta per fuorviare chi in Campania non ci vive, ma il vero risultato che si cerca di perseguire è duplice: nascondere l’incapacità, come la mancanza di volontà, di gestire seriamente il ciclo dei rifiuti urbani, magari con meno sprechi monetari, e soprattutto mantenere sotto silenzio e lontano dall’opinione pubblica quel che succede in tutta Italia con i rifiuti di provenienza industriale. Peccato che ancora una volta sia la politica del “metterci una pezza dopo l’altra”. Politica pericolosa e che non sempre paga.

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‘Ndrangheta e veleni a Milano, sotto sequestro il quartiere costruito dalle cosche | Il Fatto Quotidiano

Si tratta di un complesso residenziale a Buccinasco. In diverse aree sono stati trovati rifiuti tossici. Scavi e urbanizzazioni furono fatti dal clan Barbaro-Papalia

A Milano scoppia l’allarme rifiuti tossici. Quella che fino a ieri era un’ipotesi investigativa, è diventata certezza. Il quartiere di via Guido Rossa di Buccinasco, paese a sud-ovest della città, è contaminato da rifiuti pericolosi per la salute umana. Dopo le indagini della procura di Milano, ieri è arrivata la conferma della Polizia provinciale che ha messo “sotto sequestro preventivo” le aree verdi limitrofe al complesso residenziale. I lavori sono iniziati nel 2005. E molti costruttori, secondo i giudici, hanno fatto affari con la ‘ndrangheta…

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Processo Mori: Borsellino sapeva. Questa è l’unica cosa certa

Fonte: Processo Mori: Borsellino sapeva. Questa è l’unica cosa certa.

28 settembre 2010. Si trasformerà in una guerra tra periti e consulenti il processo che vede imputato il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in special modo per quanto riguarda i documenti prodotti da Massimo Ciancimino ed entrati nel faldone del pm per consolidarne i capi di imputazione.
L’udienza di oggi presso la IV sezione penale del Tribunale di Palermo si é aperta proprio con la richiesta del Pubblico Ministero Nino Di Matteo di risentire il figlio di don Vito in merito ad un’altra delle lettere del padre in cui si farebbe riferimento alla trattativa, elemento fondamentale per questo processo, consegnata il 13 settembre scorso ai magistrati.
Nelle due paginette formato A4 battute a macchina e con alcune notazioni di suo pugno Don Vito scrive: “Nonostante gli inviti ad andare avanti per l’unica strada possibile so che anche io sono a rischio. Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno, Lima Falcone Borsellino Salvo ancora la lista è lunga so che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. (…) Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada. Ho chiesto di potere incontrare in privato Violante. Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano (Giuseppe De Donno ndr) (…) Il piano folle messo a punto per la destabilizzazione del nostro sistema politico-affaristico – spiega l’ex sindaco – ha avuto inizio con l’inchiesta di tangentopoli. Oggi è stato compromesso tutto il sistema, Falcone aveva capito subito cosa e che fine gli sarebbe riservata dopo l’omicidio Lima.

Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno, forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto». «Perché – si chiede – Di Pietro è stato avvisato a chi serve che vada avanti? In questa logica si sta consumando il tutto» E si chiede: Che concreti rischi corre oggi mio figlio Massimo?». Prosegue poi: “Se i mafiosi temevano che Falcone avrebbe potuto pilotare le sorti del maxiprocesso in Cassazione lo avrebbero dovuto ammazzare prima dell’introduzione del sistema di rotazione. È stato ucciso per profilassi non per quello che aveva fatto, ma per quello che poteva fare da Roma». Il documento scritto a macchina si conclude con tre righe manoscritte: «In questa logica – si legge – è stato assassinato Falcone e lui lo ha capito tant’è che quando uccisero Lima ha scritto ‘Ora tocca a me’».
La difesa degli ufficiali rappresentata dagli avvocati Milio e Musco si è dapprincipio opposta per poi riservarsi il diritto di avanzare una richiesta di supplemento d’esame per sentire Ciancimino junior, non in merito alla lettera, ma anche su altre questioni.
Al centro del contendere vi è infatti l’autenticità delle missive consegnate da Massimo ai magistrati e depositate al processo, già oggetto di molte speculazioni da parte dei media. E tanto per fissare un punto fermo, il pm Di Matteo ha depositato la perizia che senza ombra di dubbio certifica la veridicità della firma di don Vito, scritta in calce a molte delle lettere in questione. Per ora si tratta dell’unico elemento provato, gli altri “pizzini” e lo stesso ormai famoso “papello” sono ancora in cerca di autore, ma nemmeno sono stati smentiti come la solita banda dei detrattori vorrebbe far credere.
E sulla veridicità dei documenti di Ciancimino si è dilungata la prima delle due dichiarazioni spontanee concesse oggi al generale Mori che, munito di Power Point, ha mostrato alla Corte come, a suo avviso, e secondo la sua fonte, il libro “Prego dottore”, scaricabile da internet, il rampollo di Ciancimino avrebbe manomesso la lettera indirizzata da Don Vito a Dell’Utri e per conoscenza a Berlusconi consegnata durante lo stesso processo l’8 febbraio scorso.
Secondo la dettagliata ricostruzione del generale la versione fornita alla Corte non corrisponderebbe a quella pubblicata sul libro “Don Vito” edito da Feltrinelli, che sarebbe invece frutto di manipolazione così come gli altri reperti che Mori non esita a definire falsi, tagliati, copiati e incollati da quello che è diventato il suo peggior nemico.
In effetti, taglia e cuci a parte, dopo che Massimo Ciancimino ha raccontato la storia della trattativa dal suo punto di vista, anticipandone la datazione, sono spuntati anche altri testimoni a confermare che l’operazione di avvicinamento a don Vito è scattata molto prima di agosto come invece sempre sostenuto dal generale.
Sul punto è stata sentita anche Liliana Ferraro, ex collega di Falcone all’Ufficio Affari penali, che questa mattina in aula, visibilmente tesa, ha sostanzialmente ripetuto in aula quanto aveva messo a verbale nei mesi precedenti.
Secondo i suoi ricordi, a circa un mese dalla strage di Capaci, il capitano De Donno le aveva confidato che si stavano battendo tutte le strade pur di arrivare agli assassini di Falcone, compreso un tentativo di dialogo con Vito Ciancimino, e per questo era venuto a chiedere una sponda politica. La dottoressa avrebbe replicato che più che rivolgersi alla politica avrebbe dovuto rivolgersi a Paolo Borsellino. Cosa che comunque fece lei stessa quando lo incontrò assieme alla moglie presso la saletta vip dell’aeroporto di Roma dove il magistrato era in attesa di rientrare da un viaggio a Bari, in compagnia della moglie.
Almeno un dato, dopo 17 anni è certo: Borsellino sapeva. Dettaglio che fino ad oggi si è sempre cercato di confutare, dettagli che il generale Subranni, citato come teste della difesa, ha cercato di rivoltare a suo vantaggio.
Smentendo il suo diretto sottoposto, Mori, circa la sua conoscenza e addirittura supervisione degli incontri con don Vito, Subranni ha cercato di sostenere che se, come attestano ormai le agende, la sera del 11 luglio 1992 Borsellino aveva cenato con lui e con gli altri ufficiali in clima di cordialità, significa che sebbene ne fosse a conoscenza, non vedeva nei “colloqui investigativi dell’ Arma con Ciancimino, l’intenzione dello Stato di trattare con la mafia”.
Peccato che in tutti questi anni si è cercato di dire e smentire l’impossibile pur di negare che Borsellino fosse al corrente di questi colloqui, persino spostando le date.
Si vorrebbe approfittare del passare del tempo per cercare di offuscare alle menti dei più la granitica integrità del giudice che mai e poi mai avrebbe tollerato scorciatoie che passassero attraverso patti con la mafia.
Tanto è vero che più volte in quei 57 giorni di vita residui più volte era tornato a casa stravolto e alla moglie aveva confessato: “Sto vedendo la mafia in diretta” e ancor più furente, a pochi giorni dalla morte: “Ho saputo che il generale Subranni è punciuto”, cioè mafioso.
Difficile a dirsi se queste rivelazioni, terribili, per il suo altissimo senso dello Stato gli siano giunte prima o dopo quella cena, se le avesse correlate tra di loro e ancor di più se non abbiano concorso a renderlo solo, vulnerabile e irrinunciabile merce di scambio.

La prossima udienza è prevista per il 12 ottobre. L’accusa ha deciso di non sentire il giudice Fernanda Contri, ma di limitarsi, con il consenso della difesa, all’acquisizione del verbale che vi riproponiamo qui di seguito in forma riassuntiva.

di Lorenzo Baldo – 28 settembre 2010 (antimafiaduemila, 28 settembre 2010)


Fernanda Contri: “Mori mi disse di Ciancimino”


Palermo.
Lunedì 18 gennaio 2010 l’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Fernanda Contri, viene sentita negli uffici della Procura nazionale antimafia di Roma dai procuratori nisseni Lari, Gozzo e Marino insieme ai funzionari della Dia di Caltanissetta Buceti e Ganci. «Ho chiesto di essere sentita dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta – esordisce la Contri – perché avendo visto a più riprese trasmissioni televisive sulla “trattativa” tra Stato e Cosa Nostra, mi sono ricordata di alcuni particolari relativi alle stragi del 1992 che ho avuto modo di ricostruire attraverso le mie due agende che esibisco in questa sede». L’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché grande amica di Giovanni Falcone, ricostruisce i suoi incontri con Mario Mori. Il primo avviene in un periodo a cavallo tra il 1986 e il 1990 quando la Contri faceva parte del Csm, ma di questo appuntamento non ha una traccia scritta se non un vago ricordo. Il mattino del 22 luglio 1992 Fernanda Contri, nella sua veste di Segretario Generale, appunta sulla sua agenda l’incontro con l’allora colonnello Mori. «Ricordo che Mori mi disse che stavano sviluppando importanti investigazioni, precisando che si stava incontrando con Vito Ciancimino, parlando di un’attività investigativa che a mio parere doveva ancora iniziare; ciò affermo sulla base di un mio ricordo personale». In occasione di un altro incontro con Mori avvenuto il 28 dicembre a Palazzo Chigi la dott.ssa Contri ricorda che in quell’occasione parlarono anche dell’arresto di Bruno Contrada avvenuto quattro giorni prima. «Mori mi confermò che stava incontrando Ciancimino; aggiungendo: “mi sono fatto un’idea che Ciancimino è il capo o uno dei capi della mafia”. Ricordo il momento molto bene anche perché l’arresto di Contrada fu un fatto eclatante; lo stesso Prefetto Parisi il giorno dell’arresto era venuto a Palazzo Chigi palesemente turbato per l’accaduto, ritenendo l’arresto un fatto assurdo». Il virgolettato di Fernanda Contri si interrompe. Sul fondo della pagina compare la scritta “omissis”. Nella pagina successiva la scritta in latino è ripetuta in alto. Poi il verbale prosegue con la Contri che ricorda un ulteriore incontro con Mori senza però riuscire a datarlo nè tanto meno a definirne i contorni. «Tengo a precisare – ribadisce successivamente l’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – che non avevo attribuito ai contenuti degli incontri con il col. Mori particolare rilevanza in quanto egli non aveva effettuato nessuna richiesta né di copertura né di altro rispetto al suo operato. Certamente mi aveva colpito la circostanza che egli avesse parlato di Vito Ciancimino come uno dei capi di Cosa Nostra». I magistrati fanno notare alla dott.ssa Contri l’anomalia di una simile confidenza fattale dal vice capo di una struttura investigativa come il Ros. L’ex segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri non si sa spiegare la condotta di Mori e mostra appositamente agli inquirenti l’appunto dell’incontro con l’ufficiale del Ros accanto all’annotazione “capo”. Gli investigatori le chiedono quindi se la parola “capo” possa essere riferita al Presidente del Consiglio. «Escludo che con l’annotazione “capo” volessi riferirmi al Presidente del Consiglio – afferma con fermezza la Contri – in quanto in vita mia non ho chiamato mai nessuno “capo”». Sul foglio compare nuovamente la dicitura «omissis». Fine del verbale.

di Lorenzo Baldo – 28 settembre 2010

Silvio il venerabile | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Silvio il venerabile | Il Fatto Quotidiano.

In un libro un capo massone rivela: ha la sua loggia, ne fanno parte Previti e molti leader Pdl. Gioele Magaldi: “Le decisioni ufficiali del partito vengono prese in privato dagli affiliati e poi comunicate a tutti gli altri”

Dall’altro lato del pianeta massonico (…) si leva una voce che sembra dare corpo a una interpretazione molto più “forte” della P3: non si tratta di quattro sfigati (…). A sostenerlo è Gioele Magaldi, massone a capo di una nutrita corrente di dissidenti, il Grande Oriente Democratico (…) dietro di lui non meno di settemila massoni (…). Una pesante lettera aperta compare in Internet il 26 luglio, Magaldi invita il “fratello Berlusconi” a ritirare alcuni provvedimenti, in particolare il Lodo Alfano e il disegno di legge sulle intercettazioni (…) Un terremoto silenzioso. Dal premier nessuna risposta o smentita (…). La voce di Magaldi appare ferma, sicura. (…): “I rapporti di Berlusconi con la massoneria non sono mai cessati”. Ma prima fa una premessa: quello che fu scoperto nella casa di Gelli, l’elenco di 962 nomi più documenti, è solo una parte del materiale sulla P2. Il resto – secondo lui la parte più scottante – non è stato divulgato. (…) Materiale custodito in almeno quattro parti diverse, perché potrebbe avere “conseguenze piuttosto traumatiche”. (…)

E oggi, questa P3 in che rapporti sta con quella P2?

FormalmentelaP3èun’invenzione della stampa, non è una loggia regolarmente costituita all’interno del Grande Oriente d’Italia, a differenza di quanto era avvenuto per la P2. Ma sostanzialmente esiste, eccome.

Chi sta in cima?

Si dice ci sia Berlusconi, più giù Dell’Utri e ancora Verdini, Carboni, e poi gli altri, i Martino, i Lombardi. La manovalanza…

Berlusconi e la massoneria…

Non fu un fatto superficiale l’adesione di Berlusconi alla P2 di Gel-li, come tante volte si è sentito dire. Non è finita lì. Il suo interesse alla massoneria, al mondo dell’esoterismo e dell’iniziazione lo coinvolge da sempre in modo significativo. Lui, che aveva già fatto studi esoterici prima, viene iniziato ai riti massonici da Giordano Gamberini e Licio Gelli. Entrambi in rapporti organici e strutturati con la Cia. Tramite Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu è stato in grandi e costanti rapporti con Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1982 al 1990. Poi, sempre tramite Carboni, Pisanu e Corona, è stato in rapporti stretti con lo scomparso presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Questo in gioventù, e poi?

Berlusconi è una sorta di maestro illuminato che, autonomamente, ha conquistato i gradi della sua successiva iniziazione. Ha frequentato direttamente il vertice, prima Gelli, poi il Gran Maestro Corona e altri del suo entourage. Non ha fatto vita di loggia,cessata la P2 non si è iscritto altrove. Ne ha fatta direttamente una sua…

In che senso?

Nei primi anni ’90 si dice che abbia ritenuto di aver compiuto il proprio percorso di formazione massonica in modo così adeguato da poter costituire un gruppo autonomo e indipendente (…). È una persona con un’altissima percezione di sé.

Che riconoscimento ha questa “loggia fatta in casa”, da parte delle altre logge?

Berlusconi ha rapporti con tutti gli ambienti internazionali massonici. Il problema è che oggi questi rapporti sono in crisi. È il suo problema più grande: la parte maggioritaria (…) ritiene che Berlusconi sia diventato un problema per l’Italia e non una soluzione. Perché non offre un progetto strategico che possa essere in linea con l’idea massonica della società. Non ha fatto le riforme strutturali e ha attentato alle libertà fondamentali di uno Stato democratico e occidentale.

Berlusconi a capo di un gruppo autonomo. Gli altri?

È una loggia di cui farebbero parte alcuni suoi stretti collaboratori. Gustavo Raffi mi raccontò dell’affiliazione di Cesare Previti, tramite una loggia romana.

Carboni, Confalonieri, Letta, Verdini? Magaldi sorride, non si esprime ma sembra annuire. Andiamo per esclusione: Bossi, Tremonti?

No.

Bondi?

Lo escludo categoricamente

A un certo punto sembra sfuggirgli una precisazione, al nome di Dell’Utri lui specifica.

C’è chi racconta che Marcello Dell’Utri e suo fratello siano molto, diciamo, affascinati dal milieu massonico e farebbero parte di questo ambito così riservato, costituito da Berlusconi (Marcello e Alberto Dell’Utri, quindi)

Berlusconi, Verdini, Dell’Utri… sembra un normale vertice di partito, con l’anomalia d’essere fatta in casa. Perché scandalizzarsi?

Non proprio un vertice di partito. Non se si usano i paramenti e i rituali della massoneria. Non se partecipano fratelli non appartenenti alle forze politiche ufficiali o provenienti da paesi stranieri. E, soprattutto, se ne sono esclusi altri protagonisti del Pdl.

Quindi il problema sta nella cabina di regia…

Il problema è se le decisioni vengano prese in organi ufficiali del partito Pdl o vengano prese altrove. Si dice che le riunioni avvengano in luoghi significativi nelle varie case del premier. Vi sarebbe un luogo, una loggia massonica fatta in casa da Berlusconi che pianifica le strategie più importanti in ambito politico, aziendale… su tutti i piani dei suoi interessi. È li che va cercata l’origine delle decisioni, di tutto ciò che poi tracima a diversi livelli. In questo modo le riunioni del Pdl sono svuotate di vero significato, perché non c’è una discussione, ma solo distribuzione di compiti e ordini imposti.

Ci sono persone all’interno della loggia che non fanno parte dell’entourage politico?

Direi di sì (…).

Massoni e partiti politici, quanti e dove?

Sono ovunque: nel Pdl, certo, ma in tutta la politica, anche Pd.

E nella Lega Nord?

Molti leghisti hanno il dente avvelenato perché sono stati rifiutati. (…) La massoneria ha molto caro il processo risorgimentale che ha portato all’Unità d’Italia. È interessante notare quanti leghisti di giorno suonano contro la massoneria e l’Unità e di notte vengono a chiederci di poter aderire…

Parlava di massoni dell’ex Forza Italia che sarebbero in dissenso con Berlusconi…

Quelli che ci hanno contattato sinora sono un gruppetto, ma il numero è significativo, quanto basta in questo periodo per far ballare la maggioranza.

Quindi: la P3 esiste, è una loggia massonica autonoma, creata e guidata da Silvio Berlusconi, si riunisce nelle sue case dove vengono svolti riti massonici, si sovrappone e sostituisce nelle decisioni ai vertici ufficiali e legittimi del Pdl, prende decisioni sulla politica nazionale come sugli affari privati del premier e comprende i membri dell’inchiesta che abbiamo fino ad ora raccontato.
di Giusy Arena e Filippo Barone

*Autori del libro: “P3: tutta la verità” Editori Riuniti, 2010

Da il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2010

Quei simboli massonici ad Arcore e a Villa Certosa | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Quei simboli massonici ad Arcore e a Villa Certosa | Il Fatto Quotidiano.

Cerchi e dolmen nel giardino e un mausoleo per la sepoltura degli adepti a villa San Martino

Labirinti, cerchi concentrici, dolmen. Nel cuore di Silvio Berlusconi la massoneria sembra aver conservato un posto importante. Almeno dal punto di vista architettonico.

Secondo gli esperti, infatti, sia il giardino di Villa Certosa che il mausoleo fatto costruire dal presidente del Consiglio ad Arcore si ispirano alla simbologia esoterica e massonica. Esiste infatti una tomba progettata da Pietro Cascella, con un sarcofago per Berlusconi e un “dormitorio” per un’altra trentina di persone, all’interno della famosa tenuta brianzola. Ma non si tratta di una cappella di famiglia, bensì di un luogo di sepoltura per lui e i suoi collaboratori più stretti, proprio come previsto dalle regole di una setta. Composto da 12 colonne alla cui sommità si stagliano cubi, sfere e piramidi, e poi ancora compassi e squadre, tradizionali simboli massonici. Tra questi si riconosce anche una svastica, che nel paganesimo ricopre molteplici significati.

Ma il punto più alto delle rappresentazioni di origine massonica si raggiunge in Sardegna, grazie alle opere dell’architetto Gianni Gamondi. È lì che si è sfogata tutta la passione esoterica di Berlusconi: dall’anfiteatro all’orto botanico fino al lago-vulcano, che evoca il tema del battesimo del fuoco.
L’orto botanico, ad esempio, visto nelle foto dall’alto pubblicate in un servizio da L’espresso, ha una pianta quadrata ispirata a quella del Tempio di Salomone a Gerusalemme, importante per la tradizione massonica perché sarebbe stato progettato da Hiram Abif, figura allegorica di architetto, fondamentale per tutta la loggia mondiale.

Intorno al pozzo di pietra dell’Agorà, ci sono invece dodici dolmen disposti a raggiera. E poi otto pezzi di meteorite scolpiti e levigati, che Berlusconi ha acquistato da un meteorite caduto in India nel 2003 e che aveva provocato un morto. Insieme formano “la Piazza dell’altro mondo”, posti al centro di uno spiazzo circolare uno accanto all’altro, con forme che possono sembrare falliche ma in realtà richiamano le “uova cosmiche”. E della passione per questi simboli aveva parlato anche Gioele Magaldi, massone a capo della loggia Grande Oriente Democratico, nella lettera aperta al “Fratello” Silvio Berlusconi, scritta il 26 luglio:

“Di una esplicazione compiuta e filologicamente rigorosa delle realizzazioni paesaggistico-architettoniche di significato massonico-iniziatico del Fratello Silvio, ci occuperemo ben presto Noi di Grande Oriente Democratico. Per rendere effettivo omaggio al genio atomistico di questo Fratello, se non altro”.
E poi: “Vogliamo rivelare – chiede Magaldi a Berlusconi – la tua idea di come usare il “mondo delle immagini” (Maya=Magia) per formare, guidare, trasformare, manipolare pulsioni, sentimenti, convinzioni delle masse di ‘spettatori’ (…)”?

Da Il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2010

Guarda la fotogallery: il mausoleo di Arcore

ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA NASCOSTA DEGLI ESPERIMENTI DELLA CIA SUI BAMBINI

Gesù disse:

“Chi scandalizza anche uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata ad asino e fosse gettato negli abissi del mare…”

Fonte: ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA NASCOSTA DEGLI ESPERIMENTI DELLA CIA SUI BAMBINI.

DI H.P. ALBARELLI JR. E DR. JEFFREY S. KAYE
Truth-out.org

Bobby ha sette anni, ma questa non è la prima volta che viene sottoposto a elettroshock. E’ la sua terza volta. In tutto, durante il prossimo anno, Bobby sperimenterà otto sessioni di elettroshock. Posto sul tavolo, è tenuto fermo da due assistenti di sesso maschile, mentre il medico gli mette una soluzione sulle tempie. Bobby lotta con i due uomini che lo tengono giù, ma i suoi sforzi sono inutili. Grida e cerca di divincolarsi. Uno degli assistenti cerca di mettergli in bocca una spessa zeppa di gomma. Gira la testa bruscamente e grida: “Lasciami andare, ti prego. Non voglio stare qui. Per favore, lasciami andare”. Il medico di Bobby sembra irritata e gli dice: “Dai adesso, Bobby, cercare di comportarti come un ragazzo grande, sta fermo e rilassati”. Bobby gira la testa verso la donna e apre la bocca per la zeppa che gli impedisce di mordersi la lingua. Inizia a piangere in silenzio, le piccole spalle tremano e irrigidisce il corpo contro quello che sa è in arrivo.

Maria ha soltanto cinque anni. Si siede su una piccola sedia dallo schienale dritto, muovendo le gambe avanti e indietro, canticchiando le stesse quattro note continuamente. La sua testa, incorniciata in un groviglio di riccioli d’oro, si muove su e giù con ogni nota. Per i primi tre anni della sua vita, Maria ha creduto di essere una bambina per lo più normale. Poi, dopo che cominciò a comportarsi in modo strano, è stata data ad una famiglia affidataria. Il padre e la madre non la volevano più. Era diventata troppo strana per il padre, il cui alcolismo annebbiava ogni consapevolezza della sua giovane figlia.

La madre di Maria non l’aveva mai voluta comunque ed era felice di averla piazzata in un’ altra famiglia. Quando l’LSD che viene dato a Maria comincia a fare i suoi effetti, smette di muovere la testa e le gambe e si siede a guardare il muro. Non si muove affatto. Dopo circa dieci minuti, guarda il medico vicino a lei che la sta osservando, e dice: “Dio non tornerà oggi. E’ troppo occupato. Non tornerà qui di nuovo per settimane”.

Dall’inizio del 1940 al 1953, la dott.ssa Lauretta Bender, un neuropsichiatra infantile di tutto rispetto che esercitava al Bellevue Hospital di New York, usò molto una terapia con elettroshock su bambini a cui era stata diagnosticata una “schizofrenia autistica”. In tutto, fu segnalato che la Bender aveva somministrato una terapia con elettroshock ad almeno 100 bambini di età compresa tra i tre anni e i 12 anni, ma alcuni rapporti indicano che il totale potrebbe essere il doppio. Una fonte riferisce che, incluso il lavoro della Bender, il trattamento con elettroshock fu utilizzato su più di 500 bambini al Bellevue Hospital dal 1942 al 1956, e in seguito al Servizio Pediatrico del Creedmoor State Hospital dal 1956 al 1969. La Bender era una donna sicura e dogmatica, che reagiva alle critiche, spesso rifiutandosi di riconoscere la realtà anche quando essa stava nuda e cruda davanti ai suoi occhi.

Nonostante pubblicamente assicurasse buoni risultati della terapia con elettroshock, in privato la Bender diceva che era seriamente delusa degli effetti postumi apparsi nei bambini. Infatti, la condizione di alcuni dei bambini sembrava essere solo peggiorata. Un bambino di sei anni, dopo essere stato trattato più volte, è passato dall’ essere un bambino timido e chiuso a comportamenti sempre più aggressivi e violenti. Un’ altra bambina di sette anni, dopo cinque sedute di elettroshock era diventata quasi catatonica.

Anni dopo, un altro dei piccoli pazienti della Bender, che dopo circa 20 trattamenti era diventato troppo aggressivo, ormai cresciuto, fu condannato in tribunale come “pluriomicida”. Altri, in età adulta, secondo quanto riferito, furono dentro e fuori dai guai e dal carcere per una serie di piccoli crimini e violenze. Uno studio scientifico del 1954, condotto da due psicologi su 50 pazienti sottoposti da giovani a elettroshock dalla Bender, evidenziò che quasi tutti erano peggiorati dopo la “terapia” e che alcuni si erano suicidati dopo il trattamento. Uno dei bambini studiati nel 1954 era il figlio della nota scrittrice Jacqueline Susann, autrice del bestseller “La valle delle bambole”. Al figlio della Susan, Guy, fu diagnosticato l’autismo poco dopo la nascita e, quando aveva tre anni, la dott.ssa Bender convinse Susann e il marito che Guy poteva essere curato con successo sottoponendolo a terapia con elettroshock. Guy ritornò a casa dalle cure della Bender quasi senza vita. Susan raccontò poi alla gente che la Bender aveva “distrutto” suo figlio. Dopo il trattamento, Guy fu affidato alle istituzioni.

A loro merito, alcuni dei colleghi della dott.ssa Bender considerarono il suo uso con elettroshock sui bambini “scandaloso”, ma pochi si pronunciarono contro di lei, una situazione ancora oggi comune tra quelli della professione medica. Disse il dott. Leon Eisenberg, un medico ampiamente rispettato e vero pioniere nello studio dei bambini autistici, “[Lauretta Bender] ha sostenuto che alcuni di questi bambini sono guariti [a causa del suo uso di trattamento con elettroshock]. Una volta ho scritto un articolo in cui mi sono riferito a diversi studi di [dr. E. R.] Clardy. Era a Rockwin State Hospital – alle spalle di Bellevue – e ha descritto l’arrivo di questi bambini. Li considerava psicotici e forse peggiorati rispetto a prima del trattamento”. (Questo studioso non trovò neppure un caso in cui uno solo dei colleghi della Bender si fosse espresso contro il suo punto di vista decisamente razzista. La Bender disse chiaramente che riteneva che gli afro-americani fossero coloro che più si distinguevano per la loro “inclinazione alla pigrizia” e “abilità nel ballare”, essendo entrambe le caratteristiche, la Bender affermò, parte degli “impulsi cerebrali specifici” degli afro-americani).

All’incirca nello stesso periodo in cui la dott.ssa Bender conduceva i suoi esperimenti con elettroshock, stava anche ampiamente sperimentando sui bambini autistici e schizofrenici quelle che lei chiamava altre “cure alternative”. Queste includevano una vasta gamma di prodotti psico-farmaceutici, alcuni dei quali forniti dalla Sandoz Chemical Co. di Basilea, in Svizzera, come anche il Metrazol, l’ insulina per terapia sotto-shock, anfetamine e anti-convulsivanti. Metrazol era il nome commerciale del pentylenetetrazol, un farmaco usato come stimolante circolatorio e respiratorio. Dosi massicce causano convulsioni, come fu scoperto nel 1934 dal neurologo e psichiatra ungherese-americano Ladislas J. Meduna.

Il Metrazol era stato utilizzato nella terapia convulsiva, ma non era mai stato considerato efficace e gli effetti collaterali, come le convulsioni, erano difficili da evitare. Le cartelle cliniche di alcuni pazienti che erano stati rinchiusi nel Vermont State Hospital, una struttura mentale pubblica, rivelano che il Metrazol fu loro somministrato dal concessionario della CIA, il Dr. Robert Hyde, in numerose occasioni, al fine di “canalizzare un comportamento eccessivamente aggressivo”. Ad una di questi pazienti, Karen Wetmore, fu somministrato il farmaco in una serie di occasioni senza alcuna visibile ragione medica. Durante lo stesso decennio in cui fu utilizzato il Metrazol dal Vermont State Hospital, i decessi dei pazienti salirono alle stelle. Nel 1982, la FDA revocò la sua approvazione al Metrazol.

Va anche notato che, durante gli anni della guerra fredda, gli investigatori della CIA e del Counter-Intelligence Corps (CIC) dell’esercito, lavorando nell’ ambito dei progetti Bluebird e Artichoke, qualche volta iniettavano grandi quantità di Metrazol in nemici selezionati o agenti comunisti con lo scopo di spaventare a morte altri agenti sospetti, costringendoli ad osservare la procedura. Gli effetti quasi immediati del Metrazol per molti sono scioccanti da guardare: i colpiti si scuotono violentemente, contorcendosi e rigirandosi su loro stessi. Tipicamente, si inarcano, sobbalzano e contorcono i loro corpi, facendo smorfie di dolore. Con il Metrazol, come con l’elettroshock, non sono rare fratture ossee – tra cui collo e schiena spezzati – e lussazioni alle articolazioni, a meno che non vengano somministrati, anticipatamente, forti sedativi.

Un articolo della rivista Time del novembre 1936 mise seriamente in dubbio i vantaggi del Metrazol, segnalando lo “shock irreversibile” come un “grande pericolo”. L’articolo descriveva una tipica iniezione di Metrazol in questo modo: “Un paziente non riceve cibo per quattro o cinque ore. Poi gli vengono iniettati nelle vene circa cinque centimetri cubici del farmaco [Metrazol]. In circa mezzo minuto tossisce, getta sguardi terrorizzati per la stanza, si scuote violentemente, emette un nitrito da cavallo, si blocca con la bocca spalancata, le braccia e le gambe rigide come assi. Poi passa alle convulsioni. In uno o due minuti le convulsioni finiscono e passa gradualmente in un stato comatoso che dura circa un’ora. Dopo una serie di scosse, la sua mente potrebbe essere libera da delusioni …. Ad un paziente, raramente vengono somministrate più di 20 iniezioni e se non si notano miglioramenti dopo dieci trattamenti, è di solito considerato senza speranza”.

L’esercito, la CIA e il Metrazol

Gli interrogatori militari CIC, che lavoravano con la CIA nei campi di prigionieri di guerra e in case protette nella Germania del dopoguerra, occasionalmente usavano anche Metrazol, morfina, eroina e LSD sui soggetti incarcerati. Secondo l’ex ufficiale CIC Miles Hunt, in alcune “case protette e aree di partecipazione appena fuori Francoforte, vicino Oberursel” – un centro di interrogatorio nazista preso dagli americani – operava una “unità speciale gestita dal capitano Malcolm S. Hilty, dal mag. Mose Hart e dal capitano Herbert Sensenig. L’unità era particolarmente nota per i suoi metodi di interrogatorio [compreso l’uso di elettroshock e Metrazol, mescalina, anfetamine e altre droghe] “. Hunt disse: “L’unità era molto orgogliosa dei suoi soprannomi, i ‘Rough Boys’ e il ‘Kraut Gauntlet,’ e non si tirava indietro all’uso di qualsiasi farmaco o tecnica … bastava nominarli e li usavano”. Hunt aggiunse: “Sensenig era davvero deluso quando vide che non poteva utilizzare nulla su Herman Goering [ex Reich], che fu processato nel campo. Goering non aveva bisogno di incentivo per parlare”.

Alla fine, gli interrogatori CIC che lavoravano in Germania furono assistiti, nel loro uso di droghe per l’interrogatorio, da vari “ex” scienziati nazisti reclutati dalla CIA e dal Dipartimento di Stato americano nell’ambito del Progetto Paperclip. All’inizio del 1952, i Rough Boys del CIC facevano sistematicamente uso di Metrazol durante gli interrogatori, così come di LSD, mescalina e di elettroshock convenzionale.

Farmaci simili al Metrazol sono ancora in uso negli interrogatori di oggi. Secondo quanto riportato da vari ex sottufficiali, che hanno fornito dettagli in un rapporto relativo alla sicurezza in Turchia, Pakistan e Romania, i farmaci che producono effetti molto simili al Metrazol sono ancora stati utilizzati nel 2010 dal Pentagono e dalla CIA su militari nemici imprigionati e soggetti trattenuti nei molti “siti neri” mantenuti in tutto il mondo. Un ex ufficiale di recente ha osservato, “Si contorcevano come fossero di gomma, nelle forme più incredibili e sobbalzavano e agitavano come pazzi, con gli occhi che quasi schizzavano fuori di testa.”

Nel 2008, su ordine dei Senatori Carl Levin, Joe Biden e Chuck Hagel e in reazione ad un articolo del marzo 2008 sul Washington Post, il Pentagono ha avviato una Relazione Ispettiva Generale sull’ utilizzo di “sostanze che alterano la mente dal personale del DoD [Dipartimento della Difesa] nel corso degli interrogatori dei detenuti e/o prigionieri catturati durante la guerra al terrore “. Non è noto se l’indagine sia stata completata. Tra i più recenti casi di uso di farmaci sui detenuti, uno riguarda l’ex presunto “nemico combattente” Jose Padilla, che era stato inizialmente accusato di voler far esplodere una “sporca bomba”. L’accusa poi decadde, ma Padilla fu tenuto in isolamento per molti mesi e fu costretto a prendere LSD o altre droghe potenti mentre era trattenuto in una prigione militare della Marina a Charleston, South Carolina.

Il governo ha compiuto sforzi enormi per nascondere al pubblico l’ uso delle droghe sui detenuti. In un articolo di Carol Rosenberg del luglio del 2010 per il McClatchy News, Rosenberg ha riferito che, mentre le commissioni militari di Guantanamo svolgevano i processi, quando la domanda su “quali droghe psicotropiche fossero state date ad un altro accusato di cospirazione per l’ l1 settembre, Ramzi bin al Shibh, il giudice del tribunale premeva un rumoroso pulsante bianco così i giornalisti che guardavano da una cabina di vetro non potevano sentire i nomi dei farmaci. Sotto le attuali istruzioni della Navy per l’uso di soggetti umani nella ricerca, il sottosegretario della Marina militare è descritto come l’ autorità responsabile della ricerca in materia di “farmaci che alterano la coscienza o tecniche per il controllo mentale, mentre, allo stesso tempo, è anche responsabile di ‘argomenti di per sé controversi’ che potrebbero attirare l’ interesse dei media o di ‘contestazioni delle parti interessate “.

La dott.ssa Bender scopre l’LSD

Nel 1955 e 1956, la dott.ssa Bender iniziò a sentire entusiastiche spiegazioni sul potenziale dell’ LSD, capace di produrre notevoli risultati in bambini affetti da disturbi psichici, autismo e schizofrenia. Il precedente lavoro della Bender, mediante la terapia con elettroshock, l’aveva portata a contatto con numerosi altri medici di primo piano che, al momento, erano contrattori segreti dei progetti MK / ULTRA e Artichoke della CIA. Fondamentali fra questi medici furono i dottori Harold R. Abramson, Paul Hoch, James B. Cattell, Elkes Joel, Max Fink, Isbell Harris e Hubbard Alfred. Alcuni di questi nomi possono essere familiare ai lettori. Il dott. Abramson, un noto allergologo che clandestinamente lavorò sia per l’ esercito americano che per la Cia fin dalla fine degli anni ‘40, fu il medico condotto a vedere Frank Olson, poco prima del suo assassinio a New York, nel novembre del 1953. Circa un anno prima, i dottori Hoch e Cattell furono gli inconsapevoli responsabili dell’ iniezione ad Harold Blazer, paziente del New York State Psychiatric Institute, di una massiccia dose di mescalina che lo uccise. Il dott. Elkes fu uno dei primi medici in Europa a sperimentare l’ LSD, dopo aver chiesto i campioni del farmaco alla Sandoz Chemical Co. nel 1949. Elkes era uno stretto collaboratore del dottor Abraham Wikler, che aveva lavorato a stretto contatto con il dott. Harris Isbell presso l’ormai chiusa fattoria-carcere di Lexington, nel Kentucky, dove centinaia di detenuti tossicodipendenti ricevevano eroina in cambio della loro partecipazione a esperimenti di LSD e di mescalina, finanziati dalla CIA e dal Pentagono. Elkes lavorò a stretto contatto con la CIA, il Pentagono e la MI6 inglese sugli esperimenti con droga in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Il dottor Fink, che fu molto ammirato dalla Bender, è considerato il padre della terapia con elettroshock negli Stati Uniti. Nei primi anni ‘50 ed oltre, Fink fu consulente a tempo pieno dell’Artichoke Project della CIA. Nel 1951, funzionari della CIA sotto la direzione di Paul Allen Gaynor e Morse dell’agenzia Security Research Service (SRS) che supervisionava Artichoke, lavorarono a stretto contatto con Fink a New York nel tentativo di esplorare a fondo i vantaggi delle tecniche di elettroshock negli interrogatori. La CIA era particolarmente interessata all’uso di apparecchiature standard per l’elettroshock al fine di procurare amnesia, inducendo i soggetti a parlare e a renderli più esposti al controllo ipnotico. Secondo un documento della CIA, Fink disse ai funzionari “un individuo potrebbero essere progressivamente ridotto, con l’impiego della terapia con elettroshock, al livello di un vegetale”.

Oltre a Fink, la Bender ammirava molto anche il lavoro del dott. Lothar B. Kalinowsky, uno psichiatra consultato spesso dalla CIA in materia di elettroshock. Kalinowsky, che era per metà ebreo ed era fuggito dalla Germania nel 1933, era intimo di Fink e, come Fink, era ampiamente riconosciuto come esperto di terapia con elettroshock. Kalinowsky incontrava spesso Allen e Gaynor della CIA e qualche volta era accompagnato dal dott. Fink al New York State Psychiatric Institute, dove lavorava insieme al dottor Hoch.

Poiché dalle carte della dott.ssa Bender risulta evidente che ella considerava anche il lavoro del “dott.” Alfred M. Hubbard di Vancouver, Canada, con l’ LSD “molto consistente e utile,” è importante chiarire che Hubbard non era un medico, né aveva avuto alcuna formazione medica. Hubbard, un personaggio gioviale che a volte lavorava con l’FBI e la CIA, era un grande assertore dell’ uso di LSD. Nonostante non avesse credenziali mediche e che una volta fosse stato in prigione per contrabbando, infinocchiò la Sandoz Chemical Co. la quale gli fornì una tale quantità di LSD, che lui poi disseminò a piene mani, che si guadagnò il titolo di “Giovannino Semidimela di LSD”. L’ uso di LSD da parte di Hubbard in una presumibile cura per l’alcolismo è ancora citata oggi. Come mai Hubbard fosse così facilmente passato come medico non è noto. Anche un documento del 1961 pubblicato dal New York Medical College, Dipartimento di Psichiatria, e scritto dal dott. A.M. Freedman, diceva che l’impiego di LSD di Hubbard con “i bambini, soprattutto delinquenti” aveva avuto successo all’85%”.

Gli altri medici che la dott.ssa Bender consultò in merito agli effetti dell’ LSD sui bambini furono i dottori Ronald A. Sandison, Thomas M. Ling e John Buckman. Questi tre lavoravano in Inghilterra, sia alla Clinica Chelsea di Londra che al Potwick Hospital di Worcestershire, fuori Londra. Sandison è ritenuto la prima persona che ha portato l’ LSD in Inghilterra, questo nel 1952 dopo aver incontrato Albert Hofmann a Basilea, in Svizzera, nei laboratori di chimica Sandoz. Hofmann consegnò a Sandison una scatola di circa 600 fiale, contenenti ciascuna 100 microgrammi di LSD. Tornato in Inghilterra, Sandison condivise il suo dono psichedelico con i soci, i dottori Ling e Buckman. Prima della fine dell’anno, Sandison introdusse anche Hubbard all’ LSD, guidandolo nel suo primo “viaggio”. Sandison iniziò anche un nuovo programma di trattamento presso il complesso gotico del Potwick dove già faceva Terapia Psicolitica. I pazienti del suo programma erano per lo più schizofrenici. Nel 1958, un’ unità di trattamento con LSD fu fissata a Potwick. Nel corso degli anni, è stato segnalato che la CIA, l’MI6 e la Fondazione Macy hanno segretamente contribuito a finanziare l’unità. Il dott. Elkes aiutò portando a circa $ 75.000 il funzionamento dell’unità. Nei seguenti dieci anni, l’unità somministrò oltre 15.000 dosi di LSD a circa 900 pazienti.

I dottori Buckman e Ling lavoravano insieme a Sandison nell’unità di Potwick. Nel 1963, Buckman e Ling scrissero in una pubblicazione che descrive i “buoni esempi” del consumo di LSD in psicoterapia psicolitica: “Le esperienze dei pazienti sotto LSD non hanno appoggiato la tesi di Marx che la religione è l’oppio dei popolo, ma piuttosto che ci sia una basilare profonda fede in un Essere Supremo, sia che la religione originaria sia cristiana, ebraica o indù “.

Il dott. Buckman lavorò anche a Londra, alla Clinica Chelsea, curando spesso gli adulti e, a volte, i bambini. Buckman credeva fortemente che la “frigidità” nella donna poteva essere trattata con successo con l’ LSD. Nel 1967, disse dell’ LSD: ” Molti terapeuti credono che un’ esperienza trascendentale – la sensazione che si viva in un mondo buono e che uno sia parte di esso – è un’ esperienza curativa di per sé”. Secondo diverse fonti ben informate a Londra, per anni l’ MI6, il servizio segreto britannico, e la CIA seguirono da vicino il lavoro condotto da Sandison, Ling e Buckman sull’ LSD.

Due sorelle, l’ LSD e il dott. Buckman.

Marion McGill, oggi avvocato e professore di college negli Stati Uniti occidentali, e sua sorella Trudy, nel 1960 furono mandate dai genitori alla Clinica Chelsea di Londra, per essere intervistate dai dottori Ling e Buckman. Allora, Marion aveva 13 anni e sua sorella ne aveva 15 anni. Marion dice che sia sua madre che suo padre erano “abbastanza presi dai benefici dell’ LSD e pensarono che anche noi avremmo tratto vantaggio dalla droga”. Entrambi i genitori erano stati sottoposti a una serie di dieci “trattamenti” di LSD presso la clinica Chelsea. Marion prosegue:

“Come 13enne, al momento, la mia capacità decisionale era molto limitata. Fui, per natura, compiacente e docile, abbastanza desiderosa di compiacere i miei genitori. Non capivo nulla di ciò che veniva proposto a me e a mia sorella di 15 anni – ossia che partecipavamo ad una sorta di ‘ricerca’ a cui anche i nostri genitori avevano entrambi partecipato. Non ricordo se la parola “esperimento” fu usata. Il termine ‘LSD’ era, tuttavia, vagamente familiare, perché i miei genitori stavano ‘prendendo’ questo farmaco come una forma di ‘terapia veloce’ – il loro modo di chiamarla – raccomandata da mio zio, uno psichiatra di una ben nota scuola di medicina orientale della costa orientale. Dal mio punto di vista, entrambi i genitori avevano bisogno di terapia Sebbene di grande successo da un punto di vista professionale, mio padre era un uomo insicuro, fortemente agitato, piuttosto arrabbiato; un accademico completo, ma un ‘prodotto industriale narcisista’, come l’ho poi chiamato. Mia madre era una donna sottomessa, obbediente, cattolica senza una sua vera identità personale, se non quella di essere la moglie di un medico.

“Io e mia sorella, tuttavia, eravamo ‘normali’ come potevano esserlo due adolescenti qualsiasi. Eravamo le più brave delle nostre classi a scuola, entrambe avevamo un sacco di amici, partecipavamo ad attività extra-scolastiche. Non avevamo bisogno di ‘terapia’. Ci era stato detto che avremmo avuto un giorno libero da scuola dopo ogni pernottamento in clinica per questo LSD. E’ stata forse la prospettiva di un giorno di vacanza da una scuola cattolica femminile, che ci persuase ad accettare. Non ero consapevole di star prendendo una ‘decisione’. Lo scopo di questo programma non ci fu mai spiegato. Dovevano esserci 10 sessioni – una volta a settimana per 10 settimane. Credo che iniziarono nel gennaio 1960.

“Le esperienze presso la clinica dove veniva somministrato l’ LSD erano abbastanza strane. Ci fu una breve ‘intervista’ del dott. John Buckman, che faceva domande banali su temi di salute (nessuno), ma che non forniva nessuna informazione su cosa aspettarsi dall’ LSD. Non vi fu alcuna menzione, ad esempio, di allucinazioni o distorsioni percettive o qualcosa di spaventoso. Non fui informata di alcun effetto persistente, come gli incubi. Certamente la possibilità di un danno permanente non fu menzionata. La parola ‘esperimento’ non fu utilizzata. In altre parole, non c’era nessun consenso consapevole di sorta o cose simili. Non mi fu detto che avrei potuto rifiutarmi di partecipare, che avrei potuto uscire in qualsiasi momento (come previsto dal Codice di Norimberga). Visto che ero al di sotto dell’ età consentita, saranno stati i miei genitori ad acconsentire a questo. In effetti, furono loro a suggerire che noi fossimo utilizzate in questi esperimenti. Altrimenti non sarebbe successo. Ma i miei genitori non hanno mai parlato di questo negli anni successivi e non hanno mai spiegato perché l’ abbiano fatto.

“Durante le 10 sessioni, ognuna delle quali prevedeva un’ iniezione, io e mia sorella eravamo tenute in stanze separate, buie, di solito con qualcuno presente nella stanza, ma non so chi fosse. Occasionalmente, era presente anche mia madre A volte ero così spaventata dalle allucinazioni che urlavo e cercavo di scappare dalla stanza. Ricordo che una volta effettivamente raggiunsi il corridoio e fui rimessa a letto a forza da mia madre. Vedevo una serie di immagini feroci – visioni da incubo, che a volte mi provocavano una risata isterica, seguita immediatamente da singhiozzi strazianti. Non avevo idea di quello che mi stava succedendo. Era terrificante.

“Non ci fu nessuno tentativo di consigliarci durante o dopo ciascuna di queste sessioni. Non ci fu interrogatorio, nessuna spiegazione di quanto stava accadendo o perché ci veniva fatto. Perché non mi rifiutai di partecipare, dopo averlo sperimentato la prima volta, non lo so. Ma, da adulta e poi da studiosa di etica professionale dei medici, ho riconosciuto questa mancanza di resistenza come una funzione della stessa infanzia. La maggior parte dei bambini vittime degli abusi dei genitori, non sa come resistere. A quanto pare, temono il rifiuto dei genitori più di quanto ne temano l’abuso. Il ‘differenziale di potere e’ enorme tra genitori e figli e la dipendenza dai genitori è praticamente assoluta. Al momento, vivevamo a Londra, lontano dai nostri amici. A mia sorella e me era stato detto di non parlare di quello che stavamo facendo. Eravamo cattolici, obbediente ai genitori, ecc. Nostro padre era un medico, dopo tutto – era difficile comprendere che ci avrebbe fatto del male o che lo avrebbe fatto nostra madre. I bambini non pensano in questo modo inizialmente. Di solito, la dipendenza di un bambino significa fidarsi dei propri genitori o di chi si prende cura di lui.

“Anche se ogni sessione individuale era spesso terrificante, le prolungate conseguenze dell’ LSD svanivano gradualmente. Nelle settimane immediatamente successive alla sessione finale, ho avuto incubi frequenti – visioni di insetti striscianti, maschere orribili, ecc. Non riuscivo a dormire. Avevo paura di chiudere gli occhi. Ho cominciato ad avere paura del buio. I miei genitori erano sprezzanti e insensibili. Il loro atteggiamento fu, per certi versi, più inquietante per me che gli stessi esperimenti perché voleva dire che i miei genitori era perfettamente consapevoli che l’esperimento sarebbe stato molto probabilmente spaventoso – e non se ne erano importati.

“Ho scoperto che i miei genitori sono stati disonesti e insensibili in un modo che non riuscivo a comprendere. Dissero a mia sorella e me, di non parlare degli esperimenti con l’ LSD, di non rivelare quanto era accaduto a Londra. Questo ruppe ulteriormente il nostro rapporto con loro, un rapporto che era stato, da allora, irrimediabilmente danneggiato. Ero però ancora a loro carico, e così lo era mia sorella.

“Due anni dopo questi esperimenti, durante il suo primo anno di università, mia sorella ebbe un esaurimento nervoso. Non so fino a che punto l’ LSD possa averlo condizionato. Ma la risposta dei miei genitori a quello che era probabilmente un danno di lieve entità che mia sorella avrebbe potuto recuperare, fu coercitiva e drastica. Questa volta fu lei a fare domande sull’ LSD. Era arrabbiata. Lo eravamo entrambe. Ne abbiamo parlato insieme, ma io avevo paura di affrontare i nostri genitori. Mia sorella no. Più si arrabbiava, più veniva ‘diagnosticata’ come un caso “psichiatrico” e più le venivano dati farmaci. A tutt’oggi, mia sorella è ancora in cura. Non si è mai ripresa completamente da quel primo episodio.

“I nostri genitori risposero alla rabbia di mia sorella in un modo che mi spaventò ulteriormente. Anch’io provavo un tremendo senso di colpa per non essere stata in grado di evitare gli orrori che mia sorella aveva subito. Una volta che era ‘classificata’ come una paziente psichiatrica, era perduta. Ogni cosa che le veniva fatta come ‘trattamento’ mi sembrava una forma continua di abuso e di tortura.

“Il fatto che nostro padre fosse un medico importante, di fama internazionale e ampiamente rispettato – e suo fratello, che ci aveva introdotto a questo orrore con LSD, fosse un eminente psichiatra, conosciuto a livello internazionale e ampiamente rispettato – rese impossibile esporli o andare contro di loro. Per loro la reputazione era più importante della salute e del benessere di mia sorella.

“La mia risposta fu semplicemente quella di andarmene di casa. Non mi sono mai fidata di nuovo dei miei genitori dopo l’esperienza londinese con l’ LSD. Ho scoperto molti altri modi in cui mio padre e mio zio mentivano, coprivano, dissimulavano e infine mi minacciavano, al fine di evitare che questa storia venisse raccontata.

“Su una nota positiva, l’esperienza ha influenzato le mie scelte professionali sia verso i diritti umani che verso l’etica medica, ma mi ha anche messo in allerta verso i modi in cui la medicina accademica era – ed è – danneggiata dall’ industria della droga stessa e dall’ abuso continuo su soggetti umani per favorire lo sviluppo di farmaci come armi – per il potenziale interrogatorio, ma anche per il controllo, in maniera più sottile, del comportamento su larga scala. La mia esperienza mi ha sensibilizzato anche verso la particolare vulnerabilità dei bambini e degli adolescenti in ambiente medico.

“Anche quando affrontai mio padre, con le prove che l’ LSD era stata sperimentata dalla CIA per usarla come arma militare negli anni ‘50 e ‘60, egli respinse il suo coinvolgimento, dicendo che si era trattato di un ‘esperienza illuminante, come visitare una galleria d’ arte’. Quando gli feci notare che non era stata quella la mia esperienza di bambina, lo negò, includendo la presunzione che io dovevo essere un ‘teorico della cospirazione’ per proporre una cosa del genere. All’ età di 91, ha finalmente ammesso che forse non fu una buona idea sottoporre me e mia sorella all’ LSD.

“Il dottor Buckman e Ling conoscevano i partecipanti della continua attività della CIA con farmaci che alterano la mente. “Incontrai” Buckman a Londra quando avevo 13, ma lo incontrai di nuovo anni più tardi, negli Stati Uniti presso la facoltà di medicina dove era docente.

“Andai a vedere il dottor Buckman nel suo ufficio. Gli chiesi cosa pensasse dell’ etica di utilizzare i bambini in un esperimento con l’ LSD. In un primo momento non sembrava capire chi fossi. Mi presentai come uno dei suoi ‘soggetti’ e gli diedi il mio biglietto da visita di studioso di etica medica e avvocato. Era chiaramente sconvolto, si alzò in piedi, rifiutò di parlare con me e mi disse di lasciare il suo ufficio. Poco dopo, ricevetti una telefonata da mio padre. Suo fratello, lo psichiatra e collega del dott. Buckman, era stato avvertito della mia visita improvvisa. Successivamente, sia mio zio che mio padre mi minacciarono dicendo che mi avrebbero sicuramente fatto perdere la mia posizione universitaria se avessi rivelato pubblicamente qualcosa sugli esperimenti con l’LSD a Londra.

“‘Non potrai mai lavorare in bioetica di nuovo’, dissero.

“La risposta di tutti questi uomini per la minaccia di divulgazione indica la loro mancanza di scrupoli etici, la loro mancanza di empatia, la loro stessa patologia. Non so quale potrebbe essere il termine esatto, ma sospetto che ci sia una forma di ‘sdoppiamento’ psicologico sul lavoro – il genere di cosa che è stata descritta nel libro di Robert Jay Lifton, I Medici Nazisti i quali erano in grado di ignorare il loro giuramento di Ippocrate ‘primo, non nuocere’, e di infliggere orrori inimmaginabili ad altri esseri umani.

“La perdita di mia sorella è stata causa di dolore per tutta la vita per me. Io l’ attribuiscono all’ LSD e alla sua copertura, sia che le sostanze chimiche abbiano ‘provocato’ o no la sua disgregazione. Da un punto di vista legale, questa viene chiamato ‘concausa’. Ho imparato che le persone coprono le cose più terribili, non solo all’ interno di una famiglia, ma nelle comunità, nelle università, nella ‘buona società’. Probabilmente non esiste nessuna barriera assoluta che impedisca che queste cose vengano fatte, ma esse devono essere rese note e chiamate per quello che sono, ogni volta che si verificano. ”


[Un documento declassificato riguardante la sperimentazione dell’LSD durante il programma segreto CIA MK-ULTRA]

Gli esperimenti con LSD della dott.ssa Bender sui bambini

Poco dopo la scelta di iniziare i suoi esperimenti con l’ LSD sui bambini, la Bender partecipò ad una conferenza sponsorizzata da un gruppo di copertura della CIA, la Fondazione Josiah Macy. La conferenza era incentrata sulla ricerca LSD e aveva come relatore il dottor Harold A. Abramson. Nel 1960, Abramson condusse i suoi esperimenti con LSD su un gruppo di sei bambini d’ età compresa tra i 5 e i 14 anni. Pochi mesi dopo la conferenza della Fondazione Macy, alla dott.ssa Bender fu comunicato che i suoi previsti esperimenti con LSD sarebbero stati parzialmente e segretamente finanziati dalla Società per le Indagini di Ecologia Umana (Sihe), un altro gruppo di copertura della CIA che all’ epoca aveva sede a Forest Hills, New York. La Società, presieduta da James L. Monroe, un ex ufficiale dell’aviazione americana che aveva collaborato ai progetti top-secret di guerra psicologica e di propaganda, supervisionò circa 55 esperimenti top-secret finanziati dalla CIA. Questi progetti riguardavano l’ LSD, l’ ESP, la magia nera, l’ astrologia, la guerra psicologica, la manipolazione dei media e altri soggetti. A quanto pare, il lavoro della Bender con i bambini e l’ LSD sollevarono alcune preoccupazioni presso la Divisione dei Servizi Tecnici (TSD) della CIA. Una nota della TSD del 1961 scritta da Monroe metteva in dubbio i “vantaggi operativi del lavoro della dott.ssa Bender con i bambini e l’ LSD,” e chiedeva di essere tenuto “strettamente a conoscenza dei possibili legami tra il progetto della dott.ssa. Bender e quelli condotti con finanziamento separato dell’ MK / ULTRA nelle prigioni selezionate a New York e altrove “.

Nel 1960, la dott.ssa Bender diede il via ai suoi primi esperimenti con l’ LSD e i bambini. Essi si svolsero all’interno dell’ Unità Pediatrica del Creedmoor State Hospital nel Queens, New York. L’ LSD che ella usò fu fornito dal dott. Rudolph P. Bircher della Sandoz Pharmaceutical Company. (Il dott. Bircher rifornì la Bender anche con UML-491, un farmaco anch’esso prodotto dalla Sandoz, molto simile all’ LSD, ma a volte dall’effetto più “sognante” e più durevole.) Il suo gruppo iniziale di giovani soggetti era formato da 14 bambini diagnosticati schizofrenici, tutti al di sotto degli 11 anni. (Poiché i criteri diagnostici per la schizofrenia, l’autismo e altri disturbi sono cambiati nel corso dei decenni, non è possibile valutare quali fossero le condizioni effettive di questi bambini.) Erano 11 ragazzi e tre ragazze, di età compresa tra i sei e i dieci anni.

Jean Marie ha quasi sette anni. E’ venuta qui quasi un anno fa, dopo che i suoi genitori l’ hanno abbandonata alle cure di una zia che non aveva alcun interesse a tirarla su. Marie, che preferisce essere chiamato Jean, è timida, chiusa e diffidente della maggior parte degli adulti che incontra. Si rapporta che potrebbe essere stata sessualmente molestata da suo zio… Nonostante la sua natura introversa, sorride facilmente e le piace la compagnia di altri bambini. Dopo aver ricevuto l’ LSD per tre volte all’ inizio di questo mese, Marie ha smesso di sorridere a tutti e ha perso ogni interesse per gli altri della sua età … La scorsa settimana, sembrava diventare facilmente agitata e ha perso qualsiasi interesse per la lettura, cosa che sembrava piacerle molto prima del trattamento.

In un rapporto pubblicato sui suoi 196 esperimenti con LSD su 14 bambini “schizofrenici autistici”, la Bender afferma che inizialmente diede a ciascuno dei bambini 25 mcg. di LSD “per via intramuscolare, sotto continua osservazione”. Scrive: “I due ragazzi più grandi, più di dieci anni, in prossimità o durante la pubertà precoce, hanno reagito con disturbato comportamento ansioso. Il più grande e disturbato ha ricevuto 150 mg di sodio Amytal intramuscolare ed è tornato al suo comportamento abituale”. Entrambi i ragazzi furono poi esclusi dalla sperimentazione.

Ai 12 bambini rimasti furono poi fatte iniezioni di 25 mcg. di LSD e poi, qualche giorno dopo sono state date 100 mcg. di LSD, una volta alla settimana. La relazione della Bender afferma: “Poi è stato aumentato gradualmente fino a due e tre volte alla settimana in quanto non sono stati osservati pregiudizievoli effetti collaterali…. Infine, è stato dato ogni giorno e questo ha continuato per sei settimane, fino al momento della presente relazione”.

Le risultanze e le conclusioni della Bender riguardo i suoi esperimenti con LSD indicavano che ella trovava l’uso del farmaco promettente. La Bender riferiva: “In generale, essi [i bambini] erano più felici, il loro stato d’animo era ‘alto’ nelle ore seguenti l’ ingestione del farmaco … giocavano più spontaneamente con palle e palloncini … il loro colore è roseo piuttosto che blu o pallido e hanno guadagnato peso “. La Bender concludeva: “L’uso di questi farmaci [LSD, UML-401, UML-491] … ci darà più conoscenza sia per il processo schizofrenico di base che per l’autismo difensivo nei bambini e anche a riguardo della reazione di questi derivati dell’acido lisergico come stimolanti del sistema nervoso centrale autonomo e degli antagonisti della serotonina. Speriamo che queste droghe daranno un contributo anche ai nostri sforzi nel trovare migliori agenti terapeutici per la schizofrenia della prima infanzia. ”

In un articolo pubblicato nel 1970, la dott.ssa Bender riportò i risultati di dosaggio di LSD su “due adolescenti che erano leggermente schizofrenici”. Ella riferì che i ragazzi sperimentarono distorsioni percettive. Pensavano che i ricercatori stavano facendo loro smorfie, che le loro matite stavano diventando “gommose”, e un ragazzo segnalò che la faccia dell’ altro ragazzo era diventata verde. I ragazzi cominciarono a lamentarsi degli esperimenti fatti su di loro. Ma anche così, la Bender e il suo socio mantennero i due adolescenti, di sesso maschile, su un regime di 150 mcg. di LSD al giorno, in dosi suddivise. Mentre uno dei ragazzi apparentemente “trasse molto beneficio” la Bender riportò che, più tardi, egli era ritornato in ospedale come ” adulto schizofrenicamente disturbato”. L’ altro ragazzo continuava a lamentarsi degli esperimenti su di lui e che smettessero di dargli l’ LSD, non a causa degli effetti del farmaco stesso, Bender spiegò, ma “a causa del comportamento del ragazzo stesso verso il farmaco”, che attribuì alla “sua personale psicopatologia”.

Gli esperimenti con LSD della dott.ssa Bender continuarono fine alla fine del 1960 e, durante quel periodo, continuò ad eseguire esperimenti multipli sui bambini con UML-401, una droga poco conosciuta, dello stesso tipo dell’ LSD fornitole dalla Società Sandoz, così come anche con l’ UML-491, altro prodotto della Sandoz. Le relazioni della Bender sui suoi esperimenti con LSD non danno alcuna indicazione se i genitori o i tutori legali dei bambini fossero a conoscenza o meno degli esperimenti, o li autorizzassero. Senza dubbio, i genitori o i tutori non furono mai informati del fatto che la CIA finanziava il lavoro della Bender. Nel corso degli anni, ci sono stati molteplici rapporti sul fatto che molti dei soggetti-bambini della Bender erano o “figli dello Stato” o orfani, ma la letteratura disponibile sugli esperimenti non rivela nulla su questo. La letteratura stessa rende evidente che i bambini venivano confinati nel Creedmoor State Hospital per lunghi periodi di tempo e che molti, se rilasciati, avevano bisogno di “case o sistemazioni adeguate nella comunità”. Non c’è alcuna prova che successivi studi furono condotti su uno qualsiasi dei bambini-cavia della dott.ssa Bender. Oggi, la dott.ssa Bender è più conosciuta e apprezzata in alcuni ambienti come creatrice del Test Bender-Gestalt, che misura le capacità motorie nei bambini.

Sull’ uso di LSD che la Bender operava sui bambini, il dottor Leon Eisenberg anni più tardi disse: “Ha fatto un sacco di cose. Lauretta Bender ha raggiunto il successo nella sua carriera molto prima che degli studi a campione controllati si fosse sentito parlare. Lei non vedeva la necessità di sperimentare farmaci perché era convinta di sapere ciò che funzionava “. (Vedi: “A History of Autism: Conversazioni con i pionieri” di Adam Feinstein, Wiley-Blanchard, 2010.) Molti altri medici, parlando in privato, furono molto meno diplomatici nel condannare il lavoro della Bender con l’ LSD, ma, ancora oggi, molti sono riluttanti a criticarla, e, incredibilmente, molti dei vecchi sostenitori delle discutibili “virtù” e “potenziali” dell’ LSD continuano a citare il suo lavoro con i bambini come scienza innovativa.

Oggi, dopo quasi 60 anni dagli orrori degli esperimenti finanziati dalla CIA della dott.ssa Bender sui bambini, poche persone sono consapevoli del fatto che essi furono eseguiti. Per molte persone, indipendentemente dalla loro consapevolezza degli esperimenti, è difficile capire come medici e scienziati intelligenti, altamente istruiti potessero partecipare a tale brutali, insensibili, immorali e illegali esperimenti sui bambini. Qual fu la base della loro motivazione? Fu forse la ricerca di una sorta di inafferrabile Graal medico? Fu per un guadagno economico? O fu semplicemente il risultato di una fuorviata ricerca per la conoscenza che appariva così infinitamente importante che qualsiasi senso di compassione e di rispetto verso i diritti e la dignità umana fu messo da parte in nome di un obiettivo più alto o buono – una ricerca, a volte così esaltante per la sensazione di essere sul punto di una scoperta importante che ogni parvenza di rispetto per il genere umano fu gettato via?

Si può facilmente arrivare ad una e tutte queste conclusioni solo leggendo i documenti professionali di scienziati e ricercatori. Nemmeno una volta uno qualsiasi di questi documenti esprime preoccupazione per i soggetti coinvolti o indica eventuali rimorsi di coscienza nel violare i giuramenti, i codici e le leggi in materia di diritti dei pazienti, di diritti umani e di dignità umana. Il fatto che il periodo più vergognoso d’America della sperimentazione sull’uomo, dagli anni 1950 fin quasi al 1979, sia scaturito sulla scia della preparazione e adozione del Codice di Norimberga, non fa che aumentare la vergogna e l’ipocrisia. Oggi, la sperimentazione umana è ancora condotta aggressivamente dai governi finanziati dagli USA e che impiegano medici e scienziati, indipendentemente da questo Codice, che deriva direttamente dalla scioccante follia dell’ era nazista. Il fatto che la sperimentazione finanziata dal governo ancora si verifichi, si fa beffe di tutti gli sforzi governativi, comunque validi, fatti per proteggere le persone da una scienza fuori controllo – e una nazione che usa i suoi giovani, i suoi figli, per tali conseguimenti è una nazione il cui impegno per i diritti umani e per i principi democratici dovrebbe essere seriamente messo in discussione e contestato.

(I nomi Marion McGill e di sua sorella, Trudy, sono pseudonimi. Marion è un avvocato molto rispettato e un professore universitario, che ha chiesto che il suo vero nome non venga usato in questo articolo. Tutti gli altri nomi in questo articolo sono reali.)

H.P. Albarelli Jr. è l’autore di “Un Terribile Errore: l’omicidio di Frank Olson e gli esperimenti segreti della CIA della guerra fredda”, (TrineDay, 2010). Il suo libro documenta e dettaglia numerosi esperimenti militari finanziati dalla CIA su persone inconsapevoli. E’ socio fondatore del North American Truth e Accountability Commission on Human Experimentation.

Jeff Kaye è uno psicologo molto rispettato a San Francisco e un esperto sulle tecniche e gli sviluppi interpretativi della tortura attuale. Scrive in materia di tortura e di altri argomenti per i siti web Firedoglake e Truthout.

Titolo originale: “The Hidden Tragedy of the CIA’s Experiments on Children “

Fonte: http://www.truth-out.org
Link
11.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO

Padre Pio sapeva del sosia di Giuliano | Blog di Giuseppe Casarrubea

Fonte: Padre Pio sapeva del sosia di Giuliano | Blog di Giuseppe Casarrubea.

Di Lello Vecchiarino

Dopo sessant’anni, il mito di «Turiddu», Salvatore Giuliano, torna a calamitare l’attenzione di storici, ricercatori e giornalisti. Si discute, infatti, se il corpo crivellato di colpi la notte tra il 4 e il 5 luglio 1950 e fatto trovare a Castelvetrano, nel cortile dell’abitazione dell’avvocato De Maria sia stato davvero quello del «re di Montelepre» come i giornali avevano preso a chiamare Salvatore Giuliano il più noto bandito d’Italia accusato di aver eseguito, insieme agli uomini della sua banda, la strage («la prima strage di Stato», si dirà in seguito) di Portella della Ginestra, avvenuta il 1maggio del ’47.

Due accreditati studiosi come Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino, che da anni si occupano di rapporti tra mafia e politica hanno consultato migliaia di documenti desecretati negli archivi americani e londinesi e sono giunti alla conclusione che il corpo senza vita fatto trovare nel cortile De Maria non era quello di Salvatore Giuliano, ma di un suo sosia. Una messinscena per «proteggere » l’espatrio clandestino di Turiddu negli Usa per evitare che in Italia potesse svelare segreti inconfessabili sugli apparati statali.

E non deve trattarsi di una semplice ipotesi di studio, quella di Casarrubea e Cereghino, visto che la stessa Procura di Palermo ha aperto un apposito fascicolo a seguito di una formale segnalazione fatta dai due al questore palermitano e poi giunta nelle mani del procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, il dinamico magistrato che si occupa di scottanti inchieste sulla mafia.

La polizia scientifica sta quindi lavorando su alcune foto che, dieci anni, fa sono state rinvenute in un archivio privato dal giornalista della Rai Franco Cuozzo. Quelle foto ritraggono il cadavere del bandito di Montelepre nel cortile di de Maria e poi quando viene portato all’obitorio. Tra quelle immagini ci sarebbero delle discrepanze; le stesse sulle quali sta lavorando il prof. Alberto Bellocco, docente di Medicina legale alla Cattolica di Milano, che è stato già sentito dai magistrati. Gli stessi magistrati che, se potessero, ascolterebbero, come persona informata dei fatti, nientemeno che Padre Pio.

Il santo del Gargano, infatti – come certificò per prima la «Gazzetta del Mezzzogiorno» attraverso testimonianze dirette e contenute nello «speciale» sui trent’anni dalla morte del Frate stigmatizzato, pubblicato il 23 settembre 1998, pag.13 – senza mezzi termini aveva parlato di un sosia, «un povero figlio di mamma» fatto morire al posto del bandito siciliano.

Il quale Turiddu, secondo i ricercatori Casarrubea e Cereghino, essendo organico alla destra in funzione anticomunista s’incontrava spesso a Roma con il principe Junio Valerio Borghese, capo della Decima Mas. Pasquale Sciortino, cognato d Giuliano, in un libro del 1985, rivela che un giovane di Altofonte, sosia di Giuliano, veniva pagato per farsi vedere in giro e confondere le acque. Ed è lo stesso che è ritratto in una foto a fianco a Junio Valerio Borghese e davanti a Mauro De Mauro, il giornalista foggiano che, quando lavorava a «L’Ora» di Palermo, fu rapito e ucciso il 16 settembre del 1970 (per quei fatti è in corso a Palermo il processo contro un unico imputato: Totò Riina).

Ma torniamo a Padre Pio. E’ ancora vivente un testimone di quei giorni. Si chiama Giovanni Siena, scrittore e giornalista. Le sue parole sono inequivocabili: «Per una ventina di volte mi sono trovato davanti alla scena, diciamo, in un salottino del convento, e Padre Pio, ogni volta che individuava fra i presenti un siciliano, un palermitano, gli poneva la questione: se lui era dell’avviso, secondo quanto pubblicato dai giornali, che Giuliano era morto. E quelli rispondevano: “Ma sì, è tanto evidente. L’abbiamo crivellato di colpi, sul catafalco, la mamma che piangeva disperatamente sul figlio morto”. Ma Padre Pio si burlava di questa versione facendo capire che sotto c’era una cosa losca, una messa in scena. Quella della cattura e dell’uccisione di Giuliano, diceva, era una messa in scena che era costata la vita a un povero innocente che gli somigliava. Salvatore Giuliano non è morto, aggiungeva. Lui ora se ne sta in America».

Evidentemente, la «santa arrabbiatura » del Frate dovette giungere in alcune stanze della Capitale, e l’allora ministro Mario Scelba giunse a San Giovanni Rotondo, voleva parlare col Frate. «Padre Pio – spiega Siena – non volle riceverlo. Si diede malato». Anche Mariannina, la sorella di Giuliano, confidandosi con Padre Pellegrino, il Cappuccino che assistette in punto di morte il Frate stigmatizzato, disse che suo fratello si trovava in America: «Gli è stato detto di tacere, altrimenti a tanti troppi pezzi grossi potrebbe nuocere».

Per un momento, quindi, la vita di un santo si è incrociata con quella di un fuorilegge, fino al punto che – come rivelò Padre Pio allo scrittore Pier Carpi – lo stesso Turiddu scrisse una lettera al Frate offrendogli l’incarico di cappellano della propria banda. E non era certo un sosia quello che, travestito da Cappuccino, giunse a San Giovani Rotondo. Era Turiddu. Possibile? «Di questo, in famiglia se ne parlava spesso», sostiene Giuseppe Sciortino Giuliano, nipote del bandito che a Montelepre gestisce l’albergo-ristorante dal nome «Giuliano’s castle».

La Gazzetta del Mezzogiorno.it

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Studio legale camorra, la zona grigia che fa affari con il clan dei Casalesi | Il Fatto Quotidiano

Michele Santonastaso, avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere, è stato arrestato con le accuse di corruzione, falsa perizia, falsa testimonianza

Corrompeva periti per far assolvere dei colpevoli di omicidio, faceva l’ambasciatore dei messaggi tra camorristi in galera e camorristi a piede libero, suggeriva la demolizione di un capannone per alterare la scena di un crimine e mandare in cavalleria le indagini accusatorie. E se necessario faceva un passo indietro e consigliava di farsi revocare il mandato, in favore di colleghi che a suo dire avevano feeling col presidente della Corte di turno. Benvenuti presso lo studio legale di Michele Santonastaso, del foro di Santa Maria Capua Vetere, arrestato dalla Dia di Napoli con le accuse di corruzione, falsa perizia, falsa testimonianza…

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