Archivi del mese: ottobre 2010

Il papello nascosto

Fonte: Il papello nascosto.

Il documento che prova la trattativa Stato-mafia “fu ritrovato cinque anni fa dai carabinieri e rimesso a posto”

Il papello? Trovato cinque anni fa e rimesso a posto in cassaforte. Tutto “per ordini superiori”. Ma l’ufficiale dei carabinieri che se lo ritrovò tra le mani, nella peggiore tradizione dell’Arma, lo fotocopiò trattenendone la copia. Sono le clamorose rivelazioni di due militari, uno dei quali partecipò alla perquisizione a casa Ciancimino, acquisite agli atti del processo Mori e da ieri depositate e a disposizione delle parti. Protagonista è il capitano dei carabinieri Antonello Angeli che il 17 febbraio del 2005 diresse la perquisizione nella villa di Massimo Ciancimino, sul lungomare dell’Addaura, lasciandosi sfuggire il “papello” di Totò Riina.

L’ufficiale si sarebbe reso perfettamente conto che stava trascurando carte scottanti sulla trattativa tra Stato e mafia, ma avrebbe agito per “ordini superiori”. A rivelarlo ai pm di Palermo è un maresciallo, Saverio Masi, che dice di aver raccolto le confidenze dello stesso capitano poco dopo l’ “anomala” perquisizione. Presentatosi spontaneamente ai pm di Palermo Nino Di Matteo e Paolo Guido, che indagano sulla “trattativa” tra Stato e mafia, il sottufficiale ha raccontato che fu lo stesso Angeli a rivelargli come avesse rinvenuto in un soppalco di quella villa dell’Addaura, “la documentazione relativa ai rapporti tra le istituzioni e Cosa Nostra” e in particolare il “papello redatto da Totò Riina”.

Secondo il maresciallo, il papello non fu toccato perché “dai superiori arrivò l’ordine di non procedere al sequestro”, in quanto si sarebbe trattato di “documentazione già acquisita”. Ma al maresciallo, Angeli avrebbe riferito infatti di aver fotocopiato di nascosto la documentazione ufficialmente sfuggita al suo controllo grazie all’aiuto di un collaboratore. Qualche tempo dopo, allo stesso maresciallo, Angeli avrebbe chiesto di contattare un giornalista per denunciare pubblicamente la storia del mancato sequestro. Obbedendo al suo capitano, il sottufficiale, in compagnia di un collega, incontrò l’inviato di un quotidiano nazionale che però rifiutò di pubblicare la notizia. Il giornalista, chiamato dai pm, ha confermato tutto, consegnando persino un biglietto su cui i carabinieri avevano scritto i propri nomi e recapiti. Di quella “strana” perquisizione nella villa all’Addaura da parte di carabinieri incredibilmente “distratti” che avevano messo la casa sottosopra, ma si erano lasciati sfuggire il documento di Totò Riina, aveva già parlato Massimo Ciancimino, sostenendo però che la cassaforte non era stata neppure aperta.

Oggi scopriamo che quel pezzo di carta che prova la trattativa tra la mafia e lo Stato (consegnato da Massimo Ciancimino ai pm di Palermo solo l’anno scorso) in realtà è nelle mani dei carabinieri e in particolare di Angeli, da cinque anni. Un’ulteriore conferma alle parole del maresciallo è arrivata, più recentemente, dal collaboratore di Angeli, Samuele Lecca, che materialmente fotocopiò il ‘’papello’’, consegnandone la copia al capitano, direttamente in ufficio. Si tratta di un carabiniere semplice che faceva parte della squadra incaricata di perquisire la villa di Ciancimino jr in quel febbraio del 2005. Il militare, convocato nei giorni scorsi dai pm, ha raccontato che durante quel controllo in casa del figlio di don Vito il capitano Angeli gli chiese se conoscesse una copisteria dove potesse ‘’velocemente’’ fotocopiare alcuni documenti per poi riportarglieli in ufficio. Si trattava di numerosi fogli, alcuni a quadretti, molti dei quali scritti a penna e costellati di post it.

Il carabiniere rimase sospreso perché, per correre a fotocopiare quelle carte, dovette utilizzare la macchina di servizio, sottraendola ai colleghi che rischiavano di non poter tornare in caserma. Il militare, comunque, raggiunse in fretta una copisteria, fotocopiò le carte e riportò originali e fotocopie al suo capitano. Poi partecipò alla catalogazione dei documenti sequestrati in casa Ciancimino e notò che i documenti da lui fotocopiati non facevano parte dei materiali finiti sotto sequestro. Angeli, oggi colonnello dei carabinieri, per anni in servizio presso il Quirinale, è indagato a Palermo per favoreggiamento. È stato interrogato una prima volta nell’estate 2009 e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nuovamente convocato dai pm il 22 ottobre scorso, ha fatto sapere qualche giorno prima dell’interrogatorio, tramite il suo legale, l’avvocato Salvatore Orefice, di non voler rispondere. I magistrati hanno rinunciato a sentirlo. I due testimoni saranno interrogati in aula nel processo Mori.

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2010

ComeDonChisciotte – L’UTILIZZO POLITICO DEL TRAUMATISMO DELLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELL’ 11/9

Fonte: ComeDonChisciotte – L’UTILIZZO POLITICO DEL TRAUMATISMO DELLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELL’ 11/9.

DI PASCAL SACRE’
mondialisation.ca

Catherine Ashton, alto rappresentante dell’ Unione Europea per gli Affari esteri, ha definito “scandalose e inaccettabili” le affermazioni del presidente iraniano al seggio dell’ ONU il 23 settembre 2010.[1] Gli Stati Uniti e il suo presidente Barak Obama hanno utilizzato il termine “detestabili”.[2] Secondo la maggioranza dei giornali occidentali Mahmoud Ahmadinejad ha evocato giovedì prima dell’ Assemblea generale dell’ ONU la partecipazione degli Stati Uniti agli attentati dell’ 11 Settembre 2001, provocando l’ abbandono immediato della sala delle delegazioni USA, canadese e dell’ Unione Europea.

In questo discorso, Ahmadinejad non ha parlato solamente dell’ 11 Settembre 2001 ma anche del nucleare e dell’ occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Mahmoud Ahmadinejad è visto in Occidente come una sorta di “uomo nero” . Da noi, chi è che ascolta davvero ciò che ha da dire? Ci bastano le scorciatoie e le traduzioni dei nostri media. Facciamo bene a creder loro?

Nella foto: Rosa Notaro, a sinistra, e Anna Sereno, a destra, con le foto dei loro figli, Daniella Notaro e Arturo Angelo Sereno morti nelle Torri gemelle l’11 settembre 2001

Già nell’ ottobre 2005, la frase del presidente iraniano “ Imam ghoft een rezhim-e ishghalgar-e qods bayad az safheh-ye ruzgar mahv shaved” è stata tradotta in: “Bisogna cancellare Israele dalla carta geografica” . Ahmadinejad parlava del regime (rezhim-e) e non di Israele nel senso del paese o del territorio. Een rezhim-e ishghalgar-e qods significa letteralmente “questo regime occupante Gerusalemme”. La frase esatta fa riferimento ad un’ affermazione dell’ Ayatollah Khomeiny che dice “questo regime che occupa Gerusalemme deve scomparire dalla storia” [5]. Come chiunque direbbe: “è tempo che questo regime (a scelta, oppressivo, comunista, capitalista) scompaia” . Questa traduzione ‘orientata’ aveva fatto respingere ogni discorso del presidente come fu, una volta di più nel settembre 2010, quando la semplice rimessa in discussione del discorso ufficiale a proposito dell’ 11 settembre 2001 ha fatto abbandonare la sala ai delegati delle democrazie occidentali.

Il discorso del presidente iraniano, nel suo complesso, è stato ignorato ed è passato sotto silenzio dalla stampa occidentale, focalizzata sul “sacrilegio” che rappresenta ancora oggi l’aver posto la questione sull’11 settembre 2001. Mahmoud Ahmadinejad ha toccato problematiche alle quali le nostre democrazie dovrebbero essere sensibili.

“Le due guerre mondiali, l’occupazione della Palestina, le guerre di Corea e del Vietnam, la guerra dell’ Irak contro l’ Iran, l’ occupazione dell’ Afghanistan e dell’ Irak, i conflitti in Africa hanno fatto milioni di morti, di feriti e di profughi.

Il terrorismo, la produzione della droga, la povertà e l’ineguaglianza sociale sono aumentate.

Golpisti e dittature hanno commesso crimini senza precedenti in America Latina con l’ aiuto dell’Occidente.

Invece del disarmo, la proliferazione e lo stoccaggio di una marea di armi proibite, nucleari, biologiche e chimiche sono state sviluppate, esponendo il mondo ad una minaccia crescente. E’ così che sono stati raggiunti gli scopi dei colonizzatori e degli schiavisti, sotto una nuova presentazione, questa volta” [6].
Il sostegno occidentale alle dittature e ai crimini in America Latina è assodato, provato da tempo. Mahmoud Ahmadinejad non inventa niente.

La dottrina Monroe.

L’ operazione Condor in America del Sud. I diversi terrorismi di Stato negli anni ’ 70 in Argentina, in Paraguay, in Cile, in Uruguay, in Bolivia, in Brasile, hanno provocato un vero genocidio [7], con la complicità particolarmente attiva degli Stati Uniti. Ciò si è egualmente avuto in Asia, in Medio Oriente e in Africa[8].

I governi delle potenze occidentali hanno cooperato in tutti gli ambiti con il Sudafrica fino al 1994, senza preoccuparsi del sistema razzista d’ apartheid che vi regnava. Un altro alleato, Israele, la sola “ democrazia”, secondo lui del Vicino Oriente è andato ancora più lontano: ha aiutato lo stesso Sudafrica razzista e violento [9] a tentare di dotarsi della bomba atomica [10].

Cosa ha detto di così rivoltante Mahmoud Ahmadinejad? Al punto che Catherine Ashton, Barak Obama e i loro delegati trovassero ciò detestabile, scandaloso e inaccettabile?

“Si è detto che circa 3000 persone hanno trovato la morte l’ 11 settembre, e noi ne siamo profondamente rattristati..

Tuttavia ad oggi, ci sono centinaia di migliaia di persone che sono state uccise in Afghanistan e in Irak, milioni di feriti e profughi, e il conflitto continua ad estendersi.” [11]
Ha ricordato (M. Ahmadinejad), per quanto riguarda l’ identificazione dei responsabili degli attentati, che tre punti di vista si affrontano; uno di questi, la versione ufficiale del governo statunitense è sempre meno accettata dalla gente, in particolare negli Stati Uniti, come testimonia un sondaggio di Zogby International pubblicato nel settembre 2007: il 51% degli statunitensi voleva all’epoca un’ inchiesta del Congresso su Bush e Cheney a proposito degli attentati dell’ 11 settembre e più del 30%, una destituzione immediata [12]. Il 67% rimproverava alla Commissione d’ inchiesta sull’ 11 settembre di non aver investigato correttamente l’ incomprensibile crollo della torre 7 del World Trade Center.

Queste percentuali in seguito sarebbero costantemente aumentate [13].

Nelle altre principali versioni riguardanti l’ identificazione dei responsabili degli attentati, o il governo americano o le agenzie di informazione avrebbero lasciato fare ai terroristi, o “alcuni segmenti dello stesso governo statunitense” avrebbero “orchestrato questi attacchi per invertire il declino economico americano e consolidando la propria influenza sul Vicino Oriente per salvare anche il regime sionista” [14] .

Mahmoud Ahmadinejad ha posto soprattutto questa questione:

“Non avrebbe avuto senso che per identificare in modo conclusivo gli elementi implicati negli attentati fosse condotta un’ inchiesta seria da parte di gruppi indipendenti, ed in seguito fosse steso un piano razionale delle misure da prende contro questi ultimi?”.
Gruppi indipendenti.

Le delegazioni occidentali erano già uscite e non hanno sentito, né tanto meno risposto..

“Tutti i responsabili dei 27 paesi dell’ Unione Europea sono usciti dalla sala dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”, ha spiegato la Ashton, l’ alta rappresentante per gli Affari Esteri.

“A nome dell’ Unione Europea, vorrei esprimere la mia solidarietà alle famiglie e agli amici di coloro sono stati uccisi negli attentati dell’ 11 settembre” ha aggiunto [15].La Ashton conosce Mindy Kleinberg? E Kristen Breitweiser, Patty Casazza, Monica Gabrielle, Lorie Van Auken, Donna Marsh O’ Connor, Robert McIlvaine ? Questi sono i membri degli famiglie di quelli che sono stati uccisi o sono rimasti feriti negli attentati dell’ 11 settembre. “ Il 75% dei nostri quesiti [alla Commissione di inchiesta] sono rimasti senza risposta” ha dichiarato Mindy Kleinberg, vedova dell’ 11 settembre. Queste famiglie hanno rifiutato ogni risarcimento dall’ amministrazione americana in cambio del loro silenzio.

Donna Marsh O’ Connor, madre di una vittima dell’ 11 settembre ha richiesto una nuova inchiesta durante una conferenza stampa il 12 settembre 2006: http://www.dailymotion.com/video/xcpeoi_la- mere-dy1-victime-du-11-septembre_news?start=4#from=embed.

Robert McIlvaine, padre di una vittima dell’ 11 settembre, ha anche lui ha fatto appello ad una nuova inchiesta realmente indipendente sull’ 11 settembre, sul canale televisivo italiano Canale 5: http://www.dailymotion.com/video/x4sjmz.

Madame Ashton ha visto il documentario « 9/11 Press for Truth, 11 settembre, inchiesta di verità”?

E’ al corrente che più di mille architetti, ingegneri, come testimonia il Washington Times del 22 febbraio 2010, fanno appello al Congresso per l’ apertura di una nuova inchiesta sulla distruzione delle Torri Gemelle e dell’edificio 7 del World Trade Center [16] ?

La signora Ashton, e il signor Obama, e le loro delegazioni non sono affatto solidali con tutte queste persone.

Kristen Breitweiser, Patty Casazza, Monica Gabrielle, Lorie Van Auken, Donna Marsh O’ Connor, Robert McIlvaine et Mindy Kleinberg, vedove e parenti sconsolati, famiglie e amici di chi è stato ucciso o ferito negli attentati dell’ 11 settembre [18] sono stati insultati, non da Mahmoud Ahmadinejad, ma dalla reazione di Catherine Ashton, di Barack Obama e di tutti i rappresentanti delle 27 nazioni dell’ UE, del Canada e degli Stati Uniti, che rifiutano sempre di rispondere alle domande della loro gente.

Pascal Sacré
Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=21531
20.10.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUSANNA TROJANO

Note
[1] ONU: Ashton giudica i propositi di Ahmadinejad sull’ 11 settembre “scandalosi e inaccettabili” http://www.tdg.ch/depeches/monde/onu-ashton-juge-propos-ahmadinejad-1109- scandaleux-inacceptables
[2] Ahmadinejad parla di un complotto americano negli attentati dell’ 11 settembre http:// http://www.rtbf.be/info/monde/onu/ahmadinejad-evoque-un-complot-americain-dans-les-attentats-du-11- septembre
[3] Discorsi di Mahmoud Ahmadinejad alla 65esima Assemblea generale dell’ ONU http://www.geostrategie.com/2849/discours-de-mahmoud-ahmadinejad-a-la-65eme-assemblee- generale-de-l%E2%80%99onu
[4] « Israele deve essere cancellato dalla carta geografica», Le Monde, 27 ottobre 2005.
[5] « Cancellato dalla carta ». Ciò che Mahmoud Ahmadinejad ha effettivamente detto; I discorsi : http://www.president.ir/frasi/ahmadinejad/speeches/1384/aban-84/840804sahyonizm.htm
[6] Op.cit., Discorsi di Mahmoud Ahmadinejad alla 65esima Assemblea generale dell’ ONU
[7] http://tolerance.over-blog.net/article-7295701.html .
[8] Per approfondire, consultare i libri di questi autori: Noam Chomsky (Gli Stati mancati, La guerra come politica estera degli Stati Uniti), William Blum (Le guerre scellerate), Howard Zinn (Una Storia popolare degli Stati Uniti), Jean Bricmont (Imperialismo umanitario).
[9] Tra le atrocità inflitte ai braccianti neri si può citare, farsi sparare addosso perché si è stati “ confusi” per cani, babbuini o facoceri, essere trainati da una 4×4 su una strada asfaltata fino allo scarnifica mento, essere gettati vivi in una fossa di leoni; la lista è interminabile…
[10] Hors-série Le Monde Diplomatique, L’ Atlas Histoire, pp.66-67
[11] Op.cit., Discorsi di Mahmoud Ahmadinejad alla 65esima Assemblea generale dell’ ONU
[12] http://www.zogby.com/news/readnews.cfm?ID=1354
[13] http://www.veteranstoday.com/2010/09/08/gordon-duff-do-the-majority-of-americans-blame- bush-for-911/
[14] Op.cit., Discorsi di Mahmoud Ahmadinejad alla 65esima Assemblea generale dell’ ONU
[15] Ibid. : Ashton giudica i propositi di Ahmadinejad sull’ 11 settembre “ scandalosi e inaccettabili”
[16] Washington Times : 1000 architetti ed ingegneri chiedono una nuova inchiesta sull’ 11 settembre http://www.reopen911.info/News/2010/02/26/washington-times-1000-architectes- ingenieurs-demandent-une-nouvelle-enquete-sur-le-11-septembre/
[17] http://www.reuters.com/article/idUS204116+09-Sep-2010+PRN20100909
[18] Gli avvocati dellì11 settembre : http://www.reopen911.info/News/2010/07/15/les-avocates-du- 11-septembre-lettre-112/

Antimafia Duemila – Corruzione, si ferma cosi’

È chiaro che se la corruzione è così diffusa, né destra né sinistra hanno interesse a combatterla perché la lotta alla corruzione li toccherebbe direttamente…

Fonte: Antimafia Duemila – Corruzione, si ferma cosi’.

«Non servono pene più severe, ma leggi per far emergere il reato. Il contrario di quello che avviene da noi, con la depenalizzazione dei reati finanziari». Dopo il rapporto-choc sull’Italia, parla il giudice Piercamillo Davigo.

Il Palazzo della politica, in grandissima parte, ha accolto con una scrollata di spalle una notizia che in tutti gli altri paesi sviluppati sarebbe stata un terremoto: il crollo del “rating” del nostro Paese nelle classifiche mondiali della corruzione. A segnalare il degrado italiano è stata un’organizzazione indipendente, Transparency International, che nel suo rapporto sul grado di onestà nei diversi paesi del mondo ha classificato l’Italia al 67esimo posto nel mondo con il punteggio di 3,9 su 10: mai così in basso da quando viene pubblicato il rapporto e ultima tra le democrazie occidentali. Ma, per capirci, siamo sotto perfino il Rwanda e Ghana. Nello stesso documento, l’associazione internazionale segnala l’importanza di approvare in fretta una nuova legge contro la corruzione. Una legge che in Italia corrisponde al Ddl anticorruzione, attualmente parcheggiato in Commissione al Senato e rimasto fermo per dare la priorità al Lodo Alfano. La corruzione è una piaga che, secondo la Corte dei Conti, ci costa sessanta miliardi l’anno: quasi mille euro a persona.

‘L’espresso’ ne ha parlato con Piercamillo Davigo, consigliere della Corte Suprema di Cassazione ed ex pm del Pool di Mani Pulite ai tempi di Tangentopoli, di recente autore con Grazia Mannozzi del volume “La corruzione in Italia: percezione sociale e controllo penale”.

Piercamillo Davigo Dopo l’ennesima bocciatura internazionale, si torna a parlare del disegno di legge anticorruzione. Ha senso approvarlo in fretta?

«Credo che questo disegno di legge non abbia in realtà alcuna efficacia nei confronti dei reati che dice di voler perseguire. Anche se venisse approvato non cambierebbero i veri problemi».

Perché?
«Si possono anche inserire pene più severe per la corruzione, persino l’ergastolo, ma questo non risolve nulla. Si devono invece introdurre delle norme che aiutino a far emergere la notizia di reato. Altrimenti si finisce per avere delle pene molto severe per dei reati che non si possono scoprire. Le faccio un esempio: in venti anni alla Corte di Appello di Reggio Calabria ci sono state solo due condanne per corruzione. Se si vuol credere che quella è un’isola felice va bene, ma forse c’è qualcosa che non va».

Cosa serve per una vera lotta alla corruzione?
«La corruzione è un reato che solo in minima parte viene denunciato. La differenza tra i casi denunciati e quelli che davvero accadono è molto elevata e si deve trovare un modo per far emergere questo sommerso».

E oggi non è possibile?
«E’ molto più difficile. Le leggi degli ultimi anni, approvate sia da destra sia da sinistra, hanno depenalizzato una serie di reati finanziari che aiutavano a smascherare la corruzione. L’abuso di ufficio oggi è molto difficile da provare, il falso in bilancio è stato in gran parte depenalizzato. Ed era proprio dal falso in bilancio e dai fondi neri creati in questo modo dalle aziende che partivano spesso le indagini per corruzione. Senza parlare dei tempi di prescrizione che hanno trasformato i processi in una corsa contro il tempo prima che scadano i termini».

Con quale risultato?
«La corruzione non ha effetti nefasti solo dal punto di vista etico, ma anche pratico. In altri termini, costa moltissimo a tutto il Paese e a tutti i contribuenti. Ci sono settori economici che dopo la scoperta di vicende di corruzione hanno visto crollare i prezzi degli appalti anche del 50 per cento. Senza dire che prendersi un appalto con le mazzette è una distorsione del mercato e della libera concorrenza, e ha come conseguenza una minore efficienza delle imprese».

ComeDonChisciotte – LE PROVE SCIENTIFICO-LEGALI CHE SMENTISCONO LE INDAGINI UFFICIALI SULL’11/9

La demolizione controllata delle due torri non è più un’ipotesi ma un fatto provato scientificamente.

Fonte: ComeDonChisciotte – LE PROVE SCIENTIFICO-LEGALI CHE SMENTISCONO LE INDAGINI UFFICIALI SULL’11/9.

DI RICHARD GAGE E GREGG ROBERTS
Architects & Engineers for 9/11 Truth

AE911Truth (gruppo “Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11/9”) trasmette le prove ai media: Conferenza Stampa – National Press Club – Washington DC.

Ed. – Di seguito la dichiarazione testuale della durata di 10 minuti letta da Richard Gage, AIA (American Institute of Architects), ai media durante la conferenza stampa dell’AE911Truth presso il National Press Club di Washington DC il 9 settembre 2010.

Buon pomeriggio, mi chiamo Richard Gage, AIA. Sono un membro dell’American Institute of Architects (Istituto americano degli architetti). Sono un architetto accreditato da 22 anni e ho fondato l’organizzazione no profit Architects & Engineers for 9/11 Truth (AE911Truth).

Il nostro gruppo conta attualmente oltre 1270 firmatari della petizione tra ingegneri e architetti. In tutto, abbiamo più di 25.000 anni di esperienza tecnica e di costruzione. La conferenza stampa di oggi è rilasciata dai nostri firmatari e sostenitori in 65 [in seguito risultate 67] località del mondo, compresi 30 stati e 4 nazioni.

Oggi siamo qui per informarvi che abbiamo trovato le prove che le indagini ufficiali su ciò che è accaduto ai grattacieli del World Trade Center l’11/9 erano profondamente incomplete, o anche peggio. Le prove scientifico-legali che abbiamo scoperto hanno delle implicazioni molto serie.

Ad esempio, è stato scoperto del materiale altamente energetico e tecnologicamente avanzato nella polvere del World Trade Center in seguito alla catastrofe dell’11/9.


[Frammenti rosso/grigi pirotecnici o esplosivi altamente energetici scoperti in campioni di polvere del WTC. ]

Ciò fa seguito alla scoperta, da parte dell’United States Geological Survey (Servizio geologico degli Stati Uniti) e altri, di alte concentrazioni di microsfere arricchite di ferro precedentemente fuse nella polvere del WTC. Tali microsfere possono essersi formate soltanto durante la distruzione del World Trade Center a temperature troppo alte per essere causate dal combustibile per aviogetti e dagli incendi degli uffici. Quegli incendi, a detta degli ingegneri del NIST, il National Institute of Standards and Technology, portarono con ogni probabilità alla distruzione del World Trade Center. La scoperta di questo materiale energetico avanzato, sottoforma di frammenti rosso/grigi sparsi dappertutto nella polvere, da una parte spiega le microsfere arricchite di ferro e dall’altra conferma l’inadeguatezza del resoconto ufficiale di quanto accaduto in quel tragico giorno.

Anche prima che le microsfere rosso/grigie fossero identificate e portate alla nostra attenzione, eravamo seriamente preoccupati circa altri aspetti della distruzione di questi edifici simbolici, e circa il modo in cui erano state condotte le indagini. Oltre due dozzine di vigili del fuoco, ingegneri e altri testimoni riferirono di aver visto notevoli quantità di ferro o acciaio fuso scorrere come lava nelle macerie lasciate dai tre i grattacieli del World Trade Center. Gli incendi degli uffici e il combustibile per aviogetti non avrebbero mai potuto raggiungere le temperature necessarie a fondere il ferro o l’acciaio. Una miscela chiamata termite, composta da ossido di ferro e alluminio polverizzati, PUÓ produrre temperature sopra i 4000°F, molto più di quanto serve per fondere il ferro o l’acciaio, che si liquefanno a circa 2750°F.

Il materiale energetico che è stato trovato nella polvere del WTC da una squadra internazionale di scienziati (guidati da Niels Harrit dell’Università di Copenhagen in Danimarca) è stato riportato nel Bentham Open Journal of Chemical Physics, soggetto a peer review [revisione a cura di ricercatori indipendenti n.d.t.]. Tale materiale consiste di particelle nano progettate di ossido di ferro e alluminio grandi quanto la millesima parte di un capello umano, inglobate in un’altra sostanza composta da carbonio, ossigeno e silicio. Le dimensioni delle particelle di ossido di ferro sono assai uniformi, e né queste, né le piastrine a grana finissima di alluminio potrebbero essersi formate tramite un processo naturale quale un collasso gravitazionale o per l’impatto degli aerei di linea. I frammenti rosso/grigi in cui si sono trovate queste particelle mostrano le stesse caratteristiche dei materiali energetici avanzati sviluppati nei laboratori nazionali degli Stati Uniti negli anni precedenti l’11/9. La loro presenza in questa polvere non si può spiegare. Dati i costi esagerati in termini di vite umane, libertà civili perdute e i trilioni di tasse spese a seguito del resoconto ufficiale sull’11/9, per la nostra nazione e per il mondo intero non c’è esigenza più urgente di scoprire chi mise questi materiali nel World Trade Center, e perché.

Questa esigenza rende la situazione talmente preoccupante che gli ingegneri di prim’ordine responsabili dell’indagine governativa eviterebbero di trattare in modo diretto TUTTE le prove che l’AE911Truth e altri hanno ripetutamente portato alla loro attenzione, cose che per la maggior parte si sono rese disponibili con documenti pubblici sin dall’inizio. John Gross, co-project leader del NIST, ha negato l’esistenza di ferro o acciaio fuso presso il World Trade Center, e persino ogni resoconto al riguardo.


[Uno scavatore solleva le macerie da cui cola ferro o acciaio fuso.]

Questi ingegneri hanno interrotto l’analisi della distruzione totale e altamente energetica delle torri proprio nel momento in cui tale distruzione ha avuto inizio. E hanno accantonato o evitato un’analisi seria delle altre prove che ci interessano, ossia:

1.Entrambe le Torri Gemelle furono totalmente smembrate e distrutte in un tempo che va dai 10 ai 14 secondi soltanto – cosa che avviene vicino all’accelerazione in caduta libera. Perché ciò accadesse, tutte le 47 massicce colonne centrali, così come larga parte delle colonne esterne, avrebbero dovuto essere compromesse con dell’esplosivo prima dell’evento.

2.Oltre 100 tra i primi intervistati riferirono di aver sentito delle esplosioni e di aver visto dei lampi di luce all’inizio della distruzione. I lampi di luce indicano detonazioni esplosive. Le dichiarazioni di questi testimoni sono documentate in “Oral Histories” (“Storie orali”) di NYC dal Comandante dei Vigili del Fuoco Thomas Von Essen.

3.Sezioni di muri perimetrali d’acciaio di parecchie tonnellate furono eiettate lateralmente a 100 km/h a una distanza di 180 m. Tali velocità e distanza indicano che l’eiezione fu causata da un’esplosione ad alta pressione.

4.90.000 tonnellate di cemento e copertura in metallo furono polverizzate a mezz’aria, un ulteriore indizio che si trattò di un’esplosione.

5. Il World Trade Center 7, un edificio di 47 piani che non fu colpito da nessun aereo, precipitò con un’accelerazione da caduta libera per più di 50 metri – un fatto significativo che Shyam Sunder del NIST è stato costretto ad accettare dopo essersi trovato di fronte alla nostra ricerca. Eppure il NIST aveva mancato di rivedere e riconoscere le implicazioni ovvie di questo fatto, ossia che le colonne devono essersi staccate con dell’esplosivo a distanza di un secondo l’una dall’altra.


[L’edificio 7 del WTC implode ad accelerazione in caduta-libera per 8 piani in una caduta di 6,5 secondi, sconcertando architetti e ingegneri di tutto il mondo. ]

6.La distruzione e lo smembramento totali dell’Edificio 7, crollato in soli 6,5 secondi – cioè vicino all’accelerazione in caduta libera – attraverso il percorso che era di maggior resistenza, simmetricamente verticale, compresi 2,5 secondi di assoluta caduta libera (resistenza nulla), è un fenomeno che si può verificare soltanto con degli esplosivi piazzati in modo esperto.

Nel resoconto ufficiale del NIST ci sono altre menzogne e omissioni:

1.Il NIST ingigantì la gravità e la durata degli incendi dei tre grattacieli, a quanto pare con lo scopo di attribuire in modo più credibile la loro distruzione agli incendi, senza tuttavia ritenerli i responsabili della fusione del ferro o dell’acciaio.

2. Il NIST e il FEMA (Federal Emergency Management Agency) non seguirono le procedure standard per l’indagine su incendi ed esplosioni e l’analisi delle macerie dell’edificio per i residui esplosivi, previste dalla National Fire Protection Association (Associazione nazionale protezione incendi).

3. Il NIST non analizzò gli esplosivi quando la demolizione per esplosione era l’ipotesi più plausibile.

4. Il modello animato computerizzato del NIST per riprodurre la distruzione dell’Edificio 7, che mostrava i muri esterni accartocciarsi verso l’interno come una lamiera, non somiglia affatto al crollo vero e proprio che si vede nei filmati.

5. Il NIST sostiene che la sezione cadente di ogni Torre Gemella sopra le zone d’impatto degli aerei di linea abbia schiacciato la sezione sottostante, molto più estesa e pesante. Tuttavia [nel caso della Torre Nord] l’analisi dei video rivela chiaramente che la sezione superiore si disintegrò per le onde d’urto delle esplosioni prima di qualsiasi crollo della sezione inferiore.

Ciò indica che le sezioni in alto non possono essere state la causa della distruzione delle sezioni più in basso.

6. L’analisi tecnica del NIST sul crollo delle torri gemelle si interrompe “all’inizio del crollo”. Manca un’analisi tecnica del comportamento strutturale dell’edificio durante il crollo stesso. In risposta alla nostra Richiesta di Rettifica sulla questione, il NIST ha ammesso di “non essere stato in grado di fornire una spiegazione esauriente del crollo totale.”

In breve, la spiegazione tecnica ufficiale del NIST è disonesta e in contraddizione con le leggi basilari della fisica. Al contrario, l’ipotesi di una demolizione controllata concorda con tutte le prove tecniche a disposizione.

Questa settimana, qui a Washington DC, abbiamo distribuito personalmente il nostro DVD “9/11: Blueprint for Truth – The SF Press Conference Edition,” ( 9/11: piano per la verità – L’edizione della conferenza stampa legale e scientifica), con i punti principali delle prove legali, allo staff per i consulenti scientifici di ogni rappresentante eletto di Capitol Hill. Inoltre, ci siamo messi a sedere con più di una dozzina di loro per presentare nel dettaglio l’evidenza schiacciante della demolizione per esplosione controllata. Abbiamo invitato di persona più di 400 di loro all’evento odierno. Quanti consulenti scientifici del Congresso sono presenti oggi? [Nessuno].

Vi esorto ad andare nel nostro sito web AE911Truth.org per avere maggiori informazioni, compresi i commenti dei nostri membri sui problemi riguardanti l’indagine ufficiale. A questo punto, sollecitiamo il Procuratore Generale Eric Holder a chiedere al grand jury federale di indagare sui responsabili del rapporto del NIST, compreso l’Investigatore Capo Shyam Sunder e il Co-Project Leader John Gross.

Vorremmo far sapere a tutti i cronisti che seguiranno questa storia che gli Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11/9 sono qui per darvi tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Infine, Vorrei ringraziare le migliaia di scienziati, membri di livello superiore dell’esercito, dell’intelligence e altri funzionari governativi, piloti e professionisti dell’aviazione, vigili del fuoco, studiosi e accademici, sopravvissuti all’11/9, le loro famiglie e cittadini cui sta a cuore la questione, tanto quelli qui presenti quanto quelli nel resto del mondo, per il loro continuo appoggio.

Vorremmo anche ringraziare la nostra famiglia in espansione, composta da più di tremila sostenitori finanziari. Senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile.

Ora, risponderò velocemente a qualsiasi domanda che vorrete pormi. Tenete presente che la maggior parte delle vostre domande troverà una risposta durante il Mock Debate (dibattito simulato) che inizierà tra pochi minuti. Inoltre, informazioni più dettagliate sono disponibili nel nostro DVD, 9/11: Blueprint for Truth – The Architecture of Destruction (9/11: Prove per la verità – L’architettura della distruzione), che si trova anche nel nostro sito web AE911Truth.org.

Titolo originale: “Evidence Refutes the Official 9/11 Investigation: The Scientific Forensic Facts”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
04.10.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA URONI

Le centrali nucleari non stanno in piedi senza i soldi dei contribuenti. L’analisi di The Economist | Blogeko.it

Fonte: Le centrali nucleari non stanno in piedi senza i soldi dei contribuenti. L’analisi di The Economist | Blogeko.it.

Nonostante tutto qualcuno è convinto che le centrali nucleari si reggano economicamente senza prelevare soldi dei contribuenti attraverso tasse e-o bollette più salate? Che l’atomo sia in grado di fornire energia elettrica a basso prezzo?

Se qualcuno lo crede davvero, consiglio la lettura di un articolo pubblicato qualche giorno fa da The Economist: che non è esattamente un portavoce degli ambientalisti.

Se ne evince appunto che il nucleare non si può fare senza robusto appoggio pubblico. E che con ogni probabilità il nucleare non è neanche necessario.

L’analisi dell’Economist riguarda gli Stati Uniti. Però le linee generali si adattano all’intero Occidente. Constata che le centrali nucleari hanno lunghi tempi di costruzione e costi imprevedibili.

Fino all’estate scorsa si prevedeva per gli Usa una “rinascita nucleare” con 4-8 nuovi reattori in funzione nel 2016-2018, scrive The Economist: adesso nessuno si meraviglierebbe se ne entrassero in funzione solo due entro il 2020.

Cosa è successo? La crisi economica ha ridotto il consumo di energia elettrica, spiega The Economist, mentre gli ultimi tempi di prosperità prima della gelata verificatasi nel 2008 hanno consentito di costruire centrali alimentate a gas o carbone (ahimè), e anche centrali eoliche, per venire incontro ad una domanda che si prevedeva in aumento. Ovvero: al momento l’energia nucleare non serve nemmeno.

In questo scenario, le aziende non sono propense a prendere il considerazione il nucleare. Non hanno fatto effetto neanche i 54 miliardi di dollari promessi da Obama sotto forma di prestiti garantiti dal Governo , “loan guarantees”.

Il progetto di costruire negli Usa reattori nucleari Epr come quelli che si vogliono realizzare in Italia è stato congelato a tempo indeterminato: troppo costosi, troppo rischiosi dal punto di vista economico. La restituzione dei prestiti federali (e degli annessi interessi) avrebbe distrutto ogni tornaconto.

E questo, ripercorre The Economist, è stato solo l’ultimo di una serie di flop analoghi: il nucleare può reggere, dice, solo se vengono abbassati gli interessi dei prestiti federali. Cioè, traduco io, al nucleare non bastano i soldi pubblici. Gli servono soldi pubblici a condizioni di favore.

In alternativa, sempre secopndo l’Economist, il nucleare può reggere dal punto di vista economico solo se (come in Georgia) ci si accorda sul fatto che l’elettricità venga fornita a prezzi stabiliti in anticipo e validi per molti anni.

La mia traduzione: in questo caso, il prelievo di soldi necessario per rendere economicamente vantaggioso il nucleare avviene attraverso le bollette pagate dagli utenti.

Ancora secondo l’Economist, l’atomo può reggere in un terzo e ultimo scenario: se si parte cioè dal presupposto che esso non comporti emissioni di gas serra nell’atmosfera (ma le comporta, eccome!) e se si limitano e-o si tassano le emissioni di gas serra legate alla produzione di energia dal gas e dagli altri combustibili fossili.

Anche questa sarebbe comunque una stampella pubblica, aggiungo io. Non solo. Il Governo filonucleare italiano vede come il fumo negli occhi i limiti alle emissioni di gas serra.

Significa che il conto dell’atomo sarà pagato in uno degli altri due modi: o con il denaro pubblico, o attraverso le bollette dell’elettricità. In un caso e nell’altro, con i soldi della gente.

Su The Economist la rinascita nucleare dell’America arriva piuttosto lentamente

Spatuzza: “Un uomo dei servizi nel garage dove si preparò l’autobomba per Borsellino”

Fonte: Spatuzza: “Un uomo dei servizi nel garage dove si preparò l’autobomba per Borsellino”.

Si tratta di Lorenzo Narracci, ex funzionario del Sisde attualmente in servizio all’Aisi. Per il pentito è il “soggetto estraneo a cosa nostra” visto nel garage dove una Fiat 126 veniva imbottita di tritolo per via D’Amelio. Narracci è stato riconosciuto anche da Massimo Ciancimino: incontrò il padre Vito, sindaco di Palermo colluso con la mafia

PALERMO - In una Dia di Caltanissetta blindata, il funzionario dell’Aisi Lorenzo Narracci, indagato dai pm della Procura nissena nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose del ’92, è stato riconosciuto dal pentito Gaspare Spatuzza come “il soggetto estraneo a cosa nostra visto nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata nell’attentato al giudice Paolo Borsellino”. A Spatuzza sono state mostrate più persone simili di aspetto, dietro a un vetro. Tra queste il funzionario dei Servizi. Il pentito non avrebbe avuto esitazioni.

Narracci, ex funzionario del Sisde tuttora in servizio all’Agenzia per la sicurezza interna (Aisi), è indagato dalla procura di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulla strage del ’92 in via D’ Amelio a Palermo in cui vennero fatti saltare in aria con un’autombomba il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque poliziotti di scorta. Il funzionario, dopo la notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta, è stato allontanato dal suo precedente incarico e destinato ad altri compiti all’interno dell’Aisi.

Alla Dia Narracci è stato riconosciuto anche da Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo colluso con la mafia, che da mesi racconta ai magistrati i retroscena sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra lo Stato e Cosa nostra. Per Massimo Ciancimino, Narracci è “l’uomo che in un’occasione incontrò il padre nella sua abitazione”. Oltre alla “ricognizione”, tra Ciancimino e l’agente c’è stato anche un confronto: Narracci ha negato di avere mai visto Ciancimino e suo padre.

Ma di Lorenzo Narracci si sarebbe parlato anche in una delle ultime sedute del Copasir. Il 13 ottobre, nel corso dell’audizione del direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, alcuni componenti del Comitato per la sicurezza della Repubblica avrebbero chiesto la rimozione del funzionario e in particolare dall’Aisi. Una rimozione già sollecitata precedentemente, quando a inizio luglio il comitato affrontò il caso di fronte al direttore del Dis, Gianni De Gennaro.

In una giornata forse di svolta nelle indagini sulla trattativa tra Stato e Mafia nella stagione delle stragi del ’92 si inquadra anche l’iscrizione di un nuovo indagato da parte della Procura di Palermo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratta del generale Mario Mori, ex comandante del Ros 1, già sotto processo a Palermo con l’accusa di aver favorito la latitanza del capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano.

(27 ottobre 2010)

Fonte: repubblica.it

Blog di Beppe Grillo – Perquisizioni casa per casa a Terzigno

Ma che schifo, le istituzioni dalla parte della camorra e contro i cittadini. Fuori le mafie dallo stato!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Perquisizioni casa per casa a Terzigno.

A Terzigno è partito il rallestramento casa per casa alla ricerca di nonsisacosa. E’ una forma di intimidazione. Chiunque può essere perquisito. Come direbbe il grande Totò: “Voi perquisite a scopo intimidatorio? E io non mi intimidisco!”.
“La denuncia, partita da Facebook, è stata confermata a CNRmedia dai manifestanti. “Le forze dell’ordine stanno perquisendo le nostre case, senza mandato. Sfruttano l’articolo 41 sul possesso di armi e droga per intimidirci”. Dalla questura di Napoli confermano le perquisizioni parlando però di “operazioni di routine” “Si presentano a casa e perquisiscono tutto, creando dei problemi con i genitori e con le mogli”. Con queste parole ai microfoni di CNRmedia un manifestante di Terzigno denuncia l’operato delle forze dell’ordine che starebbero perquisendo le case di alcuni manifestanti in base all’articolo 41, quello relativo al possesso di armi e droga.“L’articolo 41 – spiega ancora il manifestante – è un metodo usato dalla polizia quando vuole entrarti in casa, perché non ha bisogno di alcun mandato. Ti perquisiscono alla ricerca di armi e droga e se non trovano nulla ti rilasciano un foglio con gli estremi della perquisizione e l’esito negativo. Altrimenti ti arrestano”.Fino a questo momento, sempre secondo i cittadini anti-discarica, tutte le perquisizioni sono state negative. “Stiamo parlando di persone senza precedenti, completamente incensurate. Sono stati perquisiti circa quindici giovani manifestanti: qualcuno è stato rilasciato immediatamente, altri sono stati portati in questura di Napoli per poi essere liberato senza che sia stato trovato nulla”. Gennaro Giugliano, Napoli

ComeDonChisciotte – WIKILEAKS: UN ALTRO PO’ DI MANGIME PER POLLI

Fonte: ComeDonChisciotte – WIKILEAKS: UN ALTRO PO’ DI MANGIME PER POLLI.

DI GORDON DUFF
veteranstoday.com

Secondo il nuovo scoop di Wikileaks, gli Stati Uniti avrebbero sottostimato di 15.000 unità il numero di civili uccisi in Iraq. Poiché le cifre fornite dai militari equivalgono al 10% o anche meno delle vittime effettive, far salire un po’ le stime è davvero uno scherzo. Ancora notizie di torture e omicidi, cioè gli irakeni che torturano e gli USA che “guardano dall’altra parte”? Ancora idiozie. Sapendo che gli Stati Uniti spediscono individui “sospetti” in tutto il mondo con i voli delle “extraordinary renditions”, che li nascondono in prigioni segrete e – come risulta ovvio a chiunque possieda un cervello – in fosse improvvisate, si può ben capire come questo scoop di Wikileaks non sia altro che l’ennesimo diversivo, solo un altro po’ di “mangime per polli”.

Tutto è già andato in rovina in Iraq. Perché lasciar filtrare queste notizie proprio adesso? I normali resoconti quotidiani si spingono ben oltre queste “rivelazioni”. Non ci vuole un fisico nucleare per capire quale sia l’obiettivo di questi scoop, un obiettivo che non ha assolutamente nulla a che fare con il fornire consapevolezza al mondo.

Che prove ci forniscono tutti questi documenti? Una cosa, di sicuro, possiamo notarla. Tutto ciò che è filtrato è stato accuratamente controllato per accertarsi che non vi fosse nulla di reale valore. Non viene spesa neanche una parola sul Mossad che si aggira per Mosul, che opera vicino Erbil, che rifornisce ed addestra i terroristi del PKK. Si parla invece di poveri iraniani che nuotano lungo l’Eufrate con esplosivi attaccati al petto. Ma siamo seri!

Migliaia di tonnellate di esplosivi sono andate “smarrite” in Iraq. Gli USA non sono riusciti a tenere sotto controllo i depositi di armi di Saddam, che sono stati saccheggiati. Si trattava di arsenali enormi. L’idea che qualcuno abbia bisogno di portare armi in Iraq di nascosto è semplicemente folle, un altro espediente israeliano per preparare la scena ad un attacco contro l’Iran. Qualunque stupido lo capisce in pochi secondi.

In realtà, in Iraq ci sono più armi d’assalto che persone.

Mentre tenta di dare la colpa all’Iran, Wikileaks sta per caso dicendoci qualcosa sulle centinaia di migliaia di armi acquistate dagli Stati Uniti che sono semplicemente scomparse in Iraq? In Iraq è più facile acquistare un fucile d’assalto o un RPG che un sacchetto di patatine. Questo bisogno di incolpare l’Iran, l’idea che misteriosi “agenti segreti” stiano contrabbandando armamenti in un paese che già straripa di esplosivi, è pura follia. Chi potrebbe bersela? Forse un’informazione controllata da idioti?

Cosa possiamo capire esaminando le storie emerse fin qui? In che direzione la stampa ha ricevuto ordine di indirizzare lo sguardo del pubblico?

Iniziano le bugie…

“Campi d’addestramento iraniani per miliziani irakeni rivelati da documenti segreti del Pentagono”

Bloomberg e il Guardian mettono la palla in campo. Immaginatevi l’Iraq, un paese con la terza milizia più grande del mondo, che ha bisogno di “addestramento” da parte dell’Iran. L’Iraq, con la sua Guardia Repubblicana e un esercito che conta un milione di unità possiede più uomini forniti di addestramento militare dell’Inghilterra, un fatto che il Guardian sembra ignorare. Un minuto prima, l’Iraq sta costruendo armi nucleari e minaccia l’intera regione con i suoi missili SCUD, un attimo dopo deve rivolgersi a “esperti iraniani” per costruire dei petardi. E’ mai accaduto prima d’ora che una nazione subisse un fenomeno così eclatante di amnesia collettiva nel campo della tecnologia degli armamenti?

Col passare dei giorni, potremo aspettarci un numero sempre maggiore di fantasiosi resoconti su spie, addestratori, sequestratori e terroristi iraniani, ogni storia più sensazionale e fasulla della precedente.

Wikileaks presenta un aspetto ancora più insidioso. Presentandosi come un sito “antimilitarista” e “al servizio del pubblico”, porta avanti in realtà un progetto globalista, promuovendo guerre e conflitti, tutti incidentalmente connessi con la “lista dei bersagli” preparata da Israele, la quale annovera le nazioni che Israele chiede apertamente ad altri di distruggere.

Si potrebbe tranquillamente descrivere Wikileaks come una PsyOp del Mossad.

In tal modo, Wikileaks risulta molto efficace nel fuorviare ogni autentico dibattito e ogni dissenso significativo.

Il procuratore generale Gonzales ha detto che la tortura ci è utile

Gli americani hanno dimostrato già da molto tempo di essere immuni a qualunque senso di colpa relativo a torture e omicidi. In effetti, i sondaggi evidenziano che quanto più un americano è religioso, tanto più è disposto ad accettare la brutalità, e pochi paesi sono “religiosi” quanto l’America. Nessun altro paese al mondo, in tempi recenti, ha ucciso tante persone come l’America, facendo impallidire le pulizie etniche in Bosnia e Ruanda o la “situazione” in Israele.

Per quanto riguarda le passate “rivelazioni”, Wikileaks ha dimostrato la capacità di scrutinare centinaia di migliaia di pagine di documenti, eliminando meticolosamente ogni informazione sul mercato nero, sul traffico di droga o, nel caso dell’Iraq, sulla corruzione massiccia e sul furto di petrolio.

Ci sono dozzine di argomenti che sembrano essere stati accuratamente sottratti da Wikileaks ad ogni divulgazione. Perfino il Dipartimento della Difesa, senza farne troppo segreto, ringrazia Wikileaks per aver tenuto nascoste le informazioni davvero imbarazzanti. “Trattenere” queste informazioni rappresenta, ovviamente, una forma di ricatto. Ma chi è realmente Wikileaks?

Wikileaks è Israele?

Solo Israele possiede la presenza capillare nel Dipartimento della Difesa che potrebbe consentire questo tipo di spionaggio. E non solo è in grado di attuarlo, ma possiede così tante spie nella catena di comando americana che potrebbe anche impedirlo con facilità. Chi possiede gli strumenti logistici per raccogliere e filtrare una quantità così massiccia di dati? E chi potrebbe volerlo?

Perché Wikileaks non ci ha fornito documenti su quella che è la più importante vicenda irakena, cioè le falsificazioni dei servizi segreti sulle “armi di distruzione di massa”? Sappiamo che i militari avevano ordine di cercare di falsificare i documenti, fingendo di aver trovato impianti pienamente operativi per la fabbricazione di armi nucleari, biologiche e chimiche. Sarebbe stata un’utile lettura, insieme alle migliaia di pagine di rapporti relativi al modo in cui queste storie sono state inventate. Neanche la “stampa controllata” osa toccare questi documenti, benché essi siano ancora tutti là fuori.

Le bugie

Svelare il vero scandalo irakeno sarebbe stato molto utile, tranne per un piccolo particolare: gli amici di Israele che lavorano al Pentagono sono i veri artefici di questo programma. E’ per questo che Wikileaks evita accuratamente gli argomenti scottanti? Forse perché la traccia di buona parte di ciò che è avvenuto in Iraq conduce direttamente a Tel Aviv?

Del resto, a chi importa qualcosa dell’Iraq dopo così tanti anni?

Guardate i rapporti “annacquati” riguardanti il sostegno offerto dagli americani ad Al Qaeda. Gli Stati Uniti vengono accusati di avere accidentalmente aiutato Al Qaeda organizzando le milizie dei Figli dell’Iraq. In realtà, gli Stati Uniti hanno riorganizzato i baathisti, cioè qualcosa di infinitamente peggiore dell’immaginaria entità nota come “Al Qaeda”. Su questo argomento, neanche una parola.

Una delle più grandi truffe dell’”esperienza” irakena è stata la sottrazione di risorse petrolifere. Assai facile da verificare è il furto di petrolio dai giacimenti di Kirkuk attraverso l’oleodotto Kirkuk/Ceyhan, che arriva al Mediterraneo passando per la Turchia. I localizzatori hanno rilevato che alcune navi che caricavano petrolio erano di proprietà di compagnie assicurative e perfino della Guardia Costiera americana. Conosciamo il loro tonnellaggio, il loro numero, il periodo in cui sono state operative. Facendo un po’ di conti e confrontando le quantità di petrolio che sono state caricate con il prezzo che è stato pagato, si può notare che mancano all’appello miliardi e miliardi di dollari di greggio.

Oggi che gli americani pagano la benzina 4$ al gallone, quanti sono a conoscenza del fatto che il greggio per fabbricare quella benzina era completamente gratuito per le compagnie petrolifere? Chi ha gestito tutto questo? Chi è stato pagato? Quanto petrolio è stato rubato attraverso Basra? Sono coinvolti anche gli inglesi? E poi c’è Fallujah. Ci è stato detto che l’America ha “bombardato a tappeto” dei civili e ha poi compiuto una “pulizia etnica” nella zona, il tutto senza alcuna ragione, come oggi sappiamo. La versione dei fatti fornita dall’esercito è stata sbugiardata insieme ai resoconti fasulli della stampa “embedded”. Anche su questo, Wikileaks tace.

Laggiù è anche possibile rilevare alti livelli di radiazioni e una crisi sanitaria che può solo essere definita agghiacciante. Dov’è Wikileaks quando si tratta di parlare di una vicenda REALE? Non vi sono molti dubbi che Wikileaks sia in realtà un “diversivo” gestito da un’agenzia di intelligence con dozzine di operatori presenti all’interno del Dipartimento della Difesa. Solo Israele possiede questa capacità, avendo ormai infiltrato a tal punto la Difesa da poterla gestire come cosa propria. Qual è il programma di Wikileaks? Quello di rivelare la verità? Se è così, allora perché la verità è stata censurata e annacquata fino al punto di diventare una “non-notizia”, come lo erano state del resto le rivelazioni precedenti? In effetti, molti commenti su queste rivelazioni sono pure speculazioni e molte delle stesse “rivelazioni” sono in realtà poco più che “cibo per polli”.

L’ultima volta, le rivelazioni dovevano servire a demonizzare il Pakistan. Wikileaks aveva cercato di suggerire che fosse il Pakistan ad addestrare i talebani in Afghanistan. Tuttavia i talebani sono Pashtun e non si curano molto del Pakistan, essendo suoi “nemici di sangue”. Grazie a queste rivelazioni, Israele e India sono riusciti a trovare utili alleati contro il Pakistan, che è l’unica potenza islamica con capacità nucleari. I talebani hanno ricevuto aiuti di ogni genere dal Mossad e dal RAW [Research and Analysis Wing, altra agenzia d’intelligence israeliana, NdT], circostanza che Wikileaks ha fatto di tutto per tenere nascosta.

In alcune vere rivelazioni, l’ex traduttore dell’FBI Sibel Edmonds aveva dimostrato l’esistenza di documenti che evidenziavano come i voli delle “extraordinary renditions” fossero in realtà utilizzati per dare passaggi ai terroristi e trasportare tonnellate di droga e di denaro contante. Ogni giorno intere casse di denaro escono dall’Afghanistan. Come mai non una sola pagina, non una sola parola relativa a questi argomenti, che sappiamo bene essere presenti nei dati americani, hanno raggiunto Wikileaks?

Perché Wikileaks dedica più tempo a tentare di nascondere i fatti che a renderli noti? Quando anche questo scoop si affievolirà, le accuse di stupro contro Julian Assange verranno forse nuovamente tirate fuori dal cassetto per tenerlo vivo ancora un po’? L’altra volta sono stati un po’ schizofrenici: prima c’erano le accuse, poi non c’erano più, poi c’erano di nuovo. Era come una telenovela mal sceneggiata. Ci è appena giunta una notizia secondo la quale Julian Assange sarebbe riuscito a sfuggire agli squadroni della morte del Pentagono. Ci dicono che egli è virtualmente scomparso dalla faccia del pianeta. Ma abbiamo anche un programma di apparizioni pubbliche e di interviste che Assange dovrà rilasciare, rimaterializzandosi misteriosamente ogni volta che ve ne sia bisogno. Ah, se avessimo un potere come questo.

E queste nuove “rivelazioni”?

Esse sono probabilmente dirette contro l’Iran

Chiunque rimanga sorpreso o sconvolto nello scoprire che le forze di sicurezza irakene uccidevano e torturavano i prigionieri, vive evidentemente su un proprio pianeta personale. Erano gli assassini e i torturatori di Saddam. Poi sono diventati i nostri. Cos’altro dovrebbero fare dei torturatori e degli assassini? C’era un motivo preciso per l’invasione dell’Iraq, al di là di tutte le menzogne, di tutti gli omicidi, di tutta la corruzione. Israele voleva l’Iraq distrutto. Riuscirà mai Wikileaks a parlarci di qualcosa di concreto?

Versione originale:

Gordon Duff
Fonte: http://www.veteranstoday.com
Link: http://www.veteranstoday.com/2010/10/23/gordon-duff-ho-hum-more-wikileaks-chickenfeed/
24.10.2010

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/post/1207165075/CHI+C%27E%27+DIETRO+WIKILEAKS+%28NON+SFORZATEVI+TROPPO%29
26.10.2010

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

Il Fatto Quotidiano » L’istruzione che vogliamo

Hanno licenziato 140 mila insegnanti, perché non c’è stato uno sciopero generale? Cosa devono fare per far ribellare il popolo italiano?

Fonte: Il Fatto Quotidiano » L’istruzione che vogliamo.

La protesta mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra“. Per questo: “bisogna avere il coraggio di cambiare”. Parla come il premier – e del resto del premier è creatura politica- il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini che non incontra i precari della scuola e i ricercatori dell’università che protestano (perché ‘comunisti’), che non si cura degli studenti che manifestano (perché sarebbero sobillati dai ‘comunisti’ in cattedra). Eppure c’è un mondo in rivolta in queste settimane: atipici della scuola e dell’università, ricercatori e presidi, studenti e insegnanti, famiglie e personale amministrativo. Un mondo che sabato 16 ottobre, a Roma, ha sfilato fianco a fianco dei metalmeccanici della Fiom, entrambi animati dal desiderio di difendere lo stato di diritto e la democrazia, che hanno nell’istruzione e nel lavoro i due assi portanti. Di questa mobilitazione lei non si cura e procede.

Procede per come è realmente: semplicemente berlusconiana e figlia della sua epoca. Ossessionata come il suo pigmaglione politico dalle ‘forze rosse’, invoca il mito del cambiamento a tutti i costi, quello retorico e roboante dei nuovisti e riformisti che circolano di questi tempi. E non riesce a capire, la Gelmini, che il cambiamento non è in se stesso un ideale e un valore, perché la sua positività dipende dal cosa esso comporta. Politica superficiale che teme il merito del dibattito, che si ferma allo slogan e non valica la soglia della materia viva del confronto. Quindi sono da spazzare via tutti coloro che dal di dentro si spingono al cuore della questione, contestando come il suo piano di riforma dell’istruzione (ormai quasi ex pubblica) non sia una rivoluzione ma una restaurazione, cioè il ritorno ad una formazione elitaria, con cui viene sacrificato il pubblico a vantaggio dei privati, con cui muore il sapere critico per il conformismo nozionistico, quello rilanciato dalla tv commerciale.

Una riforma fatta con le forbici già nella manovra economica estiva: 1miliardo e 350milioni in meno all’università, 8 miliardi in meno alla scuola, 140mila insegnanti licenziati e via elencando. E nonostante questo, il piano di distruzione ha trovato uno scoglio nei conti del ministro dell’Economia. Così un provvedimento celebrato come fiore all’occhiello di questo governo si arena davanti alla calcolatrice di Tremonti: non ci sono soldi per sostenere l’emendamento che prevedeva per 9mila ricercatori universitari la trasformazione, spalmata in sei anni, in professori associati. Servivano 1miliardo e 700mila euro, Tremonti ne mette a disposizione solo 7/800 mila. La discussione alla Camera è stata rinviata dopo la sessione di bilancio e magari alla fine i soldi per coprire tale scempio verranno magari trovati. L’esecutivo comunque se ne frega della scuola e dell’università, perchè investire in questi settori gli appare come gettare il denaro alle ortiche: l’esatto contrario di ciò che farebbe un paese normale in epoca di crisi, l’esatto contrario di ciò che fa l’Europa in tempo di crisi. Nell’Ue il nostro è il governo che meno ha investito in formazione e istruzione, nella ricerca arriva allo 0,8%.

L’Italia dei valori ha proposto una sua riforma, che abbia le sue stelle polari nel merito e nell’accesso formativo a tutti. Nella scuola primaria, attuazione del tempo pieno con ripristino dell’insegnamento modulare. Nella secondaria, attenzione alle discipline che consentono di dotare le giovani generazioni della capacità critica (le materie umanistiche e quant’altro) per evitare la massificazione dei cervelli utili al consumismo dominante. Numero di alunni massimo per classi di 24, 20 in presenza di un diversamente abile a cui deve essere garantito un insegnante di sostegno. Innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni (incluso anche l’ultimo anno di asilo), a differenza di quanto proposto dal governo sull’apprendistato a 15 anni. Lingue (almeno due) e informatica fin dalla scuola primaria, introduzione nelle medie inferiori, con potenziamento nelle superiori, di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale, con laboratori artigianali e artistici. A questo, si devono accompagnare le misure indicate dagli stessi sindacati come indispensabili nel settore dell’università: garantire le risorse umane fermate dal blocco del turn-over; bloccare il proliferare dei contratti atipici, prevedendo un percorso di stabilizzazione che abbia per l’accesso un solo tipo di contratto: quello a tempo determinato; attuare marcia indietro sull’abolizione del ruolo del ricercatore; stop alla riforma del meccanismo concorsuale per i docenti, con l’abilitazione nazionale seguita dalla chiamata delle singole sedi, perché favorisce baronie e clientele. Anche sulla governance si deve prevedere un cambiamento: il ddl concede eccessivo potere ai rettori a danno del Senato accademico, cioè ad un organismo collegiale che anzi dovrebbe veder certa la partecipazione di tutte le componenti universitarie (dai docenti ai dottorandi fino ai tecnici e gli studenti). Centrale, infine, evitare la trasformazione delle università in fondazioni con “esterni” nel cda degli atenei, che piegano gli atenei stessi alle logiche di mercato (che non vuol dire chiudere le università allo scambio con il mondo del lavoro e col territorio). C’è, poi, un tema che va affrontato definitivamente: il costo universitario. Lavorare per un reddito di cittadinanza a sostegno del diritto allo studio, rinforzare l’edilizia che ospita gli studenti, promuovere convenzioni nei trasporti e calmierare i prezzi di affitto delle case per i fuorisede sono obiettivi degni di un paese non solo democratico, ma moderno che crede nel futuro.

Il Fatto Quotidiano » Corruzione, l’Italia scende nell’indice di Transparency International

Pubblicato il rapporto sulla corruzione percepita da uomini d’affari e analisti politici. L’emergenza rifiuti in Campania e la “cricca” hanno aggravato la situazione

In Italia la corruzione dilaga. Il nostro Paese perde quattro posti rispetto al 2009, dodici rispetto al 2008, e scivola al 67esimo posto nell’indice sulla percezione della corruzione dell’ong Transparency International, il Corruption Perceptions Index (Cpi)…

Leggi tutto: Il Fatto Quotidiano » Corruzione, l’Italia scende nell’indice di Transparency International.

Il Fatto Quotidiano » Facciamo deragliare il treno del nucleare

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Facciamo deragliare il treno del nucleare.

È partito il treno del nucleare”, titolava giorni fa un giornale aziendale dell’Enel. Per la verità, più che un treno lo definirei una littorina, ma avendo il governo approntato un solo binario (non sono ammessi contradditori alla comunicazione filo-nucleare) il rischio che arrivi a destinazione traballante e con macchinisti inesperti – tipo l’ancor ambizioso Veronesi alla guida dell’Agenzia – è più che reale. Bisogna allora che ci si doti di una strategia comunicativa adeguata, sapendo che il Cavaliere farà di tutto per “convincere gli Italiani” che guardano le sue televisioni. Innanzitutto, bisogna non essere ripetitivi e non dar nulla per scontato, oltre a delineare alternative desiderabili. Così, di tanto in tanto, su questo blog riprenderò distinti argomenti su cui sembra concentrarsi la ricerca di consenso per il cosiddetto Rinascimento (!) nucleare. Oggi mi vorrei concentrare sulle ragioni politico-culturali del rilancio dell’atomo e sulla propaganda bugiarda sulla riduzione dei costi e delle bollette elettriche che ci regaleranno i megareattori francesi.

Perché mai i leader di governo occidentali che nel perdurare della crisi constatano un declino di consenso tra gli elettori, si ostinano a scaricarne i costi sui lavoratori e i pensionati, a difendere strenuamente le banche, mentre, contemporaneamente, ridanno attualità al nucleare? Vale per il tentennante Obama che sulla scia di Bush riapre all’atomo, per la Merkel che guida la svolta liberista in Europa e prolunga di 12 anni la vita dei suoi reattori, per l’impopolare e antipopolare Sarkozy che piazza all’estero, ovunque possibile, gli Epr francesi sempre più costosi. E, naturalmente, vale per il Cavaliere e i suoi sodali, che imbarcano medici, scienziati, giornalisti ed economisti per una operazione mediatica in grande stile a favore del “nucleare meno costoso e più sicuro”, che dovrebbe piazzare impianti e scorie dalla pianura padana alle coste adriatiche e tirreniche.

Chi predica tagli e rigore a senso unico e alimenta l’illusione di una crescita a dispetto della salute e dell’ambiente naturale, in realtà ha deciso di non cambiare nulla e di curare la malattia con le ricette che l’hanno provocata, prospettando un futuro che, per mantenere il dominio dei poteri attuali, comporterà più autoritarismo, più ingiustizia sociale, guasti climatici sempre maggiori. E quale tecnologia è più congeniale a questo scenario di una produzione di energia militarizzata come quella nucleare e celebrativa fino al gigantismo del modello centralizzato delle fonti fossili oggi alla frutta? Non c’è bisogno di consenso democratico, ma basta il controllo dei media per assicurare un ordine che ha nella continuità del mito della crescita e nell’immutabilità della politica economica e industriale la sua giustificazione. E qui casca l’asino. È vero che le centrali atomiche hanno un fascino simbolico ed evocano illimitata potenza, ma solo in un immaginario che non regge alla prova dei fatti. Perciò i loro sostenitori sono obbligati a manipolare e nascondere l’informazione e a fare della bugia mediatica il terreno su cui giocare la partita. Spiegare che si lavora per un prossimo nucleare sicuro significa ammettere che quello attuale non lo è. Ed equivale a impedire che si realizzi un sistema energetico già disponibile, alternativo alle infrastrutture degli affari, decentrato, rinnovabile, integrato nei cicli naturali, governato democraticamente.

Per quanto riguarda i costi, i giornali hanno dato grande evidenza a uno studio commissionato da Enel e Edf e presentato dallo Studio Ambrosetti al Forum di Cernobbio per convincerci degli effetti miracolosi del nucleare sull’economia agonizzante. Il rapporto appare francamente bugiardo, poiché fa riferimento ad alcuni studi non propriamente aggiornati per prevedere un costo di produzione nucleare pari a 60 €/MWh, quando le stime più recenti del governo statunitense (Energy Outlook 2010) indicano che nel 2020 l’elettricità nucleare (86 €/MWh) sarà più costosa dell’eolico, del gas e del carbone. Inoltre, quando si parla di mettere in linea 13 mila MW di nucleare come nel piano del Governo, significa pensare di mandare in pensione una bella fetta di centrali esistenti, visto che attualmente abbiamo il doppio delle centrali necessarie e che anche per questo il costo del MW termico è alto, non potendo sfruttare appieno la potenza degli impianti. A proposito di bolletta non è mai sufficiente ripetere che i prezzi italiani dei consumi domestici (la bolletta che ciascuno di noi riceve a casa) sono mediamente inferiori del 4% ai livelli medi europei per consumi popolari. Solo per consumi superiori (2.500-5.000 kWh) i prezzi si collocano sopra della media europea, a livello di danesi, irlandesi, austriaci e tedeschi (che il nucleare ce l’hanno). E allora, perché nella crisi in corso dovremmo desiderare che da una parte ci abbassino salari e pensioni, e dall’altra ci tolgano diritti e democrazia, facendoci anche pagare più cara la luce?

ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO.

DI DEVINDER SHARMA
devinder-sharma.blogspot.com

Da bambino bevevo il latte comprato direttamente da una piccola latteria di quartiere. Anche quando mi sono trasferito a Nuova Delhi sono riuscito, per qualche tempo, a comprare il latte da un alimentari del quartiere. Ben presto, però, l’allevatore di bufale si dovette spostare sotto le pressioni dei costruttori. Questo succedeva quasi vent’anni fa e da allora non ho potuto far altro che comprare il latte trattato.

Eppure ci sono milioni di persone in India, fortunate secondo me, che possono assumere latte non trattato. Mi piacerebbe ancora poter comprare tutti i giorni il latte dalle latterie di quartiere nella periferia di Nuova Delhi o in altre città.

Immaginate quanto sia rimasto scioccato nel guardare questo video su YouTube.

Per quanto offensivo, questo evento dà soltanto una vaga idea della piega che prenderanno le prossime battaglie. A differenza di quello che molti pensano, non sarà l’acqua che metterà le nazioni in guerra tra di loro ma il cibo. E ne potete ben vedere, se volete, le origini. Le grandi multinazionali del settore alimentare hanno con forza, anche se lentamente, preso il controllo sul cibo. Sanno che il controllo alimentare assoluto apre la strada al potere assoluto.

Il progressivo processo di controllo sul cibo ha avuto inizio su diversi fronti. E’ cominciato con la Rivoluzione Verde alla fine degli anni ’80 che aveva lo scopo di fornire ai paesi in via di sviluppo una tecnologia monitorata che favorisse una crescita produttiva degli allevamenti. Il passo successivo è stato il Programma di Aggiustamento Strutturale, promosso dalla Banca Mondiale e dallo FMI, atto ad apportare dei cambiamenti politici tramite le circa 150 condizionalità (vincoli di politica macroeconomica e di riforme strutturali) previsti da ogni prestito. Per aggiungere carne al fuoco, sono stati introdotti anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e gli accordi di libero scambio.

Adesso la tecnologia viene controllata attraverso il sistema dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (IPRs) e il commercio libero dei cereali è possibile solo per gli obblighi ingiusti a cui i paesi in via di sviluppo hanno dovuto sottostare all’interno del cosiddetto paradigma del libero scambio. Per estendere il controllo a tutta la catena alimentare, si sta trasferendo il venditore alimentare al dettaglio, terzo attore in gioco, fuori dai confini nazionali. Il G-20 sta richiedendo ai Paesi membri l’osservanza delle norme che facilitano l’ingresso dell’investimento diretto all’estero (IDE) per la vendita al dettaglio multibrand.

Il triangolo alimentare, composto da Monsanto/Syngenta come fornitori di tecnologie, Cargill/ADM ossia due tra le più grandi aziende per il commercio alimentare e Wal-Mart/Tesco per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, rappresenta una spaventosa alleanza internazionale. Agiscono all’unisono e fanno sì che i governi obbediscano. In tutto il mondo si stanno modificando le legislazioni alimentari per permettere al triangolo di agire. L’OMC sta contribuendo a spingere gli agricoltori fuori dall’agricoltura per spianare il terreno alle multinazionali. I diritti di proprietà intellettuale stanno generando i cambiamenti necessari all’interno degli ordinamenti nazionali, in conformità con i parametri stabiliti a livello internazionale, per assicurare il controllo privato sulla tecnologia.

A questo punto il processo di controllo è completo.

Ma ci sono ancora degli irritanti ostacoli al controllo assoluto sul cibo. I consumatori attenti e consapevoli non si arrendono così facilmente, anzi acquisiscono sempre maggiore forza. Anche negli Stati Uniti e in Europa, sempre più persone stanno prendendo coscienza della pericolosità dei cibi trattati e stanno silenziosamente spostando l’attenzione verso i prodotti biologici. La crescita annuale del mercato biologico ammonta ad un sorprendente 20%. Bisogna fermarla. I legislatori, allora, stanno lavorando senza sosta per bandire il biologico. Il motivo soggiacente è quello di voler limitare la varietà alimentare. Non potremo far altro che comprare quello che le multinazionali vogliono che compriamo. Una scelta forzata, insomma.

Sotto il vessillo della sicurezza alimentare (denominazione impropria) si stanno cambiando le legislazioni alimentari. La S 510 è una delle leggi che gli Stati Uniti stanno pensando di far entrare in vigore. La FDA (organismo di controllo degli alimenti e dei farmaci negli Stati Uniti, ndt), uno degli organismi più corrotti al mondo, è in azione. Sta lavorando senza sosta per bandire i prodotti biologici. La ricetta è semplice: mangiate gli alimenti geneticamente modificati, i prodotti biologici sono dannosi per la vostra salute. Capite che l’incursione della polizia in un negozio di biologico in California è soltanto l’inizio. Vedere per credere. Fra non molto, la polizia irromperà nella vostra cucina. Nina Fedoroff, attuale consigliere scientifico del Segretario di Stato, lavora incessantemente per arrivare a ispezionare la vostra cucina.

Alcuni percepiscono l’entità della futura minaccia. Questo è uno dei commenti al video di YouTube: “prenderò tutte le scatole di cereali preconfezionati e i contenitori di alimenti geneticamente modificati dalla pattumiera, li laverò, sterilizzerò e ci metterò dentro tutta la mia bella roba biologica perché non voglio essere sbattuto in galera. Non mi posso permettere una condanna penale visto che ci tengo al posto di lavoro.

Non capisco cosa stia succedendo negli Stati Uniti. Quando guardo la Statua della Libertà, vedo le lacrime nei suoi occhi. Gli americani sono gli unici a non vederle. Come dice spesso il mio amico regista Ajay Kanchan l’America è la nazione in cui le libertà civili sono state ipotecate alle multinazionali. Le persone vivono sotto una tirannia virtuale. Sono assolutamente d’accordo. Mi spiace per gli amici americani. Ma posso assicurarvi che il resto del mondo aspetta di aiutarvi, di tirarvi fuori dal controllo della polizia. Dai, uniamo le nostre forze. Cerchiamo di riprenderci il controllo su quello che mangiamo.

E se pensate ancora che la polizia agisca nel bene, leggete questa lettera (da un utente con il nickname 12dogpal): “Non hanno bloccato l’infezione da virus H1N1, nell’allevamento di maiali in Messico dove si è innescato. La carne continuava ad essere venduta negli Stati Uniti. Non hanno chiuso l’allevamento della Wright County Egg a causa dei prodotti contaminati, non hanno chiuso Wal-Mart perché distribuiva carne con l’escherichia coli. Non hanno proibito alle case farmaceutiche di produrre medicinali pericolosi. Svegliatevi, lo Stato è il vostro peggior nemico”.

E non è forse vero?

Come disse Jawaharlal Nehru ai tempi del Raj britannico: la libertà è in pericolo, difendila con tutta la tua forza. Cominciate col dire no alla S 510. Ricordate, riprendere il controllo sul cibo è la libertà fondamentale.

Devinder Sharma
Fonte: http://devinder-sharma.blogspot.com
Link: http://devinder-sharma.blogspot.com/2010/09/absolute-power-comes-from- absolute.html
20.09.2010

Traduzione a cura di ROSARIA per http://www.comedonchisciotte.org

Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie.

Va aperta subito un’inchiesta sui danni provocati alla salute delle persone vicine alle discariche e processati i colpevoli.
“Terzigno. Rivelazione choc dell´amministratore ASIA Sabato 23 Ottobre 2010 ore 14:54. In un articolo comparso sul sito della testata giornalistica “La Stampa“, si legge una rivelazione scioccante da parte dell´amministratore delegato dell´ASIA, Daniele Fortini, sul caso della bonifica delle cave di Lo Uttaro di Caserta. La discarica di Terzigno, quella in funzione e maleodorante che ha scatenato la rivolta. “Noi i colpevoli? – si difende l’ad di ASIA, Daniele Fortini -. All’inizio dell’estate, siamo stati costretti a sversare a Terzigno migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti putrefatti della discarica Lo Uttaro di Caserta, e dell’ ex Cdr di Caivano. Avvertimmo che avrebbe provocato esalazioni moleste. La situazione è peggiorata perché ci hanno impedito di coprire i rifiuti con quaranta carichi di terra e con cisterne con enzimi che servono ad attutire la puzza e a inibire gli aggressivi gabbiani. Finora abbiamo perso 11 compattatori nuovi, per un valore di 2.176.000 euro”.” Paolo Cicerone,

Gli inceneritori: la grande bugia. Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro

Fonte: Gli inceneritori: la grande bugia. Puntata 1, Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro.

Nell’ultimo mese, dopo i tristi fatti di Napoli con la pattumiera che sommerge le strade, sembra che gli inceneritori siamo diventati la soluzione ad ogni problema. Belli, puliti, trasformano i rifiuti da problema a fonte di guadagno. Il rifiuto in energia.

Ma è veramente così ? Per 3 tonnellate di rifiuti bruciati si producono una tonnellata di ceneri altamente tossiche, che bisogna portare in discarica.

Falsa anche l’idea per cui si produca energia dai rifiuti. Facendo i calcoli e mettendo in conto anche l’energia utilizzata per bruciare e per produrre l’inceneritore, il conto è decisamente negativo.

Probabilmente tutti abbiamo sentito parlare dei pm 10 , sono le polveri sottili che infestano l’aria e ci costringono a targhe alterne e a Domeniche a piedi. Forse però non tutti conoscono le nanoparticelle , molto più piccole, raggiungono i 2,5 micron di diametro (2,5 millesimi di millimetro) o addirittura 1 micron. Queste sono molto più pericolose perchè entrano nell’organismo e si fermano all’interno del sangue. Queste micropolveri di metalli pesanti vengono prodotte proprio dagli inceneritori, nella combustione dei rifiuti.

Parte con questo post una piccola inchiesta su inceneritori, grazie a Paul Connett, professore di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, che abbiamo incontrato durante uno dei suo numerosi viaggi in Italia. Il professore gira il mondo denunciando la grande bugia che sta dietro agli inceneritori e proponendo, invece, la sua soluzione: “Zero rifiuti”.

L’obiettivo si può raggiungere tramite la raccolta differenziata porta a porta e la concezione, a monte, di prodotti che siano totalmente riciclabili e riutilizzabili una volta esaurita la loro utilità.

In questa prima puntata Paul Connett si scaglia contro le bugie di Umberto Veronesi.

Seconda puntata della nostra inchiesta sugli inceneritori.

Di fronte ai tristi fatti di Napoli, con le strade invase da montagne di rifiuti, gli inceneritori sembrano l’unica strada percorribile. Cerchiamo di capire se le cose stanno proprio così.

Nella prima puntata dell’inchiesta Paul Connett ci ha introdotti nel dorato mondo delle nanoparticelle, ora il professore di chimica ambientale alla st. Lawrence University di New York ci mostra come le nanoparticelle e la diossina prodotte dall’inceneritore finiscano nel sangue e da lì si trasmettano a tutto l’organismo. Nella donna incinta, gran parte della diossina accumulata negli anni viene trasmessa al feto.

Secondo Paul Connett non bisognerebbe costruire inceneritori a meno di 50 Km dai luoghi dove vengono allevati gli animali. Basta bere un litro di latte ottenuto da mucche allevate vicino ad un inceneritore per immettere nel proprio organismo la stessa dose di diossina che assumeremmo respirando vicino alla mucca per 8 mesi.

Andatevi a leggere il racconto di Alex321 che ha fatto una bella gita all’inceneritore di Brescia, il migliore al mondo. Così possiamo farci un’idea di come sono tutti gli altri.

Da tre tonnellate di rifiuti bruciati nel così detto termovalorizzatore si producono una tonnellata di polveri altamente tossiche che non si sa poi dove mettere.

A parità di rifiuti smaltiti la quantità di anidride carbonica prodotta grazie al riciclaggio e al compostaggio è 46 volte minore rispetto a quella che si produrrebbe bruciando i rifiuti nell’inceneritore.

In Italia non bisognerebbe più costruire inceneritori. Questo il pensiero del professore universitario. Anche negli Stati Uniti, dove il livello di sensibilità ecologica non è il più alto al mondo, oltre 300 proposte di inceneritori sono state sconfitte tra il 1985 e il 1995 e dal 1995 non sono stati più costruiti inceneritori.

Questi i mali degli inceneritori. Nelle prossime puntate vedremo qual è la ricetta di Connett per gestire il problema rifiuti.

Terza e penultima puntata della nostra inchiesta su inceneritori, rifiuti e modi per risolvere i problemi legati al loro smaltimento.

Strategia Rifiuti Zero: questa la ricetta che Paul Connett propone in giro per il mondo. Un mix di riciclaggio, compostaggio e riutilizzo per eliminare il problema alla radice, per non produrre più rifiuti.

In questa puntata Connett presenta diversi esempi di città, all’estero, ma anche in Italia, che hanno ridotto fortemente la produzione di rifiuti. Fino al 60-70% in un arco di tempo di pochi anni. Novara è arrivata a ridurre la produzione di rifiuti del 70% in soli 18 mesi.

Nella prima puntata avevamo parlato delle bugie di Veronesi rispetto agli inceneritori. Da Fazio a Che Tempo che Fa l’oncologo più famoso d’Italia sosteneva che gli inceneritori non avessero alcuna relazione con il cancro.

Paul Connet, professore di chimica molecolare in una prestigiosa università di New York ribatteva dicendo che le motivazioni che potevano spingere Veronesi a dire una cosa del genere potevano essere solo 2: avere un collegamento diretto con Dio, oppure con aziende che si occupassero del business degli inceneritori.

Ora grazie a Matt sappiamo che Veronesi è finanziato da Veolia, multinazionale che costruisce e detiene inceneritori e la fondazione Veronesi ha tra i suoi finanziatori anche Acea, multiutility che gestisce inceneritori e l’Enel che controlla centrali a carbone ed olii pesanti e nucleare.

La seconda che hai detto !

Capannori è l’unica città italiana che aderisce al progetto Zero rifiuti e Leo ci fornisce un sacco di dati sulla riduzione dei rifiuti nella sua città, potete leggerli qui.

Blog di Beppe Grillo – Una capanna sul Monte Rosa

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Una capanna sul Monte Rosa.

Lino Guzzella, professore alla Swiss Federal Institute of Technology ha spiegato a Cesena il valore dell’energia e ha dimostrato come ha realizzato una capanna autosufficiente per l’energia ed ecosostenibile sul Monte Rosa. Il tutto in pochi mesi. Se è possibile sulle vette è possibile ovunque. Non perdetevi il video.

Lino Guzzella.
L’energia è vita
Credo che non devo convincere nessuno che abbiamo un problema di energia che il futuro non può essere fossile, che dobbiamo trovare delle nuove soluzioni, la soluzione che vedo e che credo tanti altri vedono come unica è l’intelligenza, dobbiamo sostituire carburante con intelligenza ragazzi! Vorrei farvi vedere un esempio di come si può fare una piccola, piccola cosa che abbiamo fatto nel mio gruppo, ma vorrei veramente anche prima dire una cosa che mi è molto importante, non sono italiano, ma vivo spesso in Italia, non ho mai visto (a Woodstock 5 Stelle, ndr) un gruppo di gente così grande che si occupa così bene dell’ambiente, che è così responsabile, sono veramente sorpreso ma molto, molto positivamente, complimenti, andate avanti così!
Quello che vedete dietro a me è molto, molto inquietante: oggi consumiamo una certa quantità di energia, non è importante sapere il numero assoluto, ma quello che vedete è che tra 40/50 anni se non facciamo niente avremo bisogno del doppio di energia primaria nel nostro pianeta, ci sono due ragioni: 1) diventeremo un po’ di più su questo pianeta, 6,5 miliardi e andremo verso i 10 miliardi, ma non è la ragione più importante. 2) oggi non tutti hanno lo stesso lusso che voi e io abbiamo, energia è uguale a vita buona, senza energia e senza tecnologia siamo degli schiavi, dobbiamo lavorare nel fiume, dobbiamo cercare legna per cucinare, dobbiamo portare l’acqua da chilometri e ci sono più di un miliardo, quasi due miliardi di persone in questo pianeta che non hanno accesso all’energia elettrica, non lo dimentichiamo.
Vedete la nuova capanna del Monte Rosa, 2883 metri sopra il livello del mare, abbiamo fatto col mio Politecnico una capanna che è quasi autosufficiente in energia, non lo è ancora del tutto, ci stiamo lavorando, è un bellissimo esempio per ispirare tanta altra gente a pensare a questi concetti, di lavorare a soluzioni intelligenti, che non usano tanto carburante e vorrei farvi vedere adesso un piccolo filmato dove si vede come questa capanna è stata costruita, è molto divertente, perciò ho scelto di farlo vedere.
Abbiamo dovuto fare tutto con l’elicottero, non abbiamo portato su i pannelli, tutto è stato aerotrasportato. Abbiamo cominciato nel maggio 2009 con le fondamenta che vedete, una ventina di persone che hanno vissuto là sopra per delle settimane, vedrete che devono essere abbastanza agili questi muratori, guardate questo tipo, quasi, quasi poteva andare al circo invece di essere un muratore! Bellissimo il Monte Cervino, da dietro il Matterhorn. Vedrete adesso il bellissimo ghiacciaio, la capanna che comincia a crescere, nel giugno, abbiamo avuto molta fortuna, in quell’anno c’era molto bel tempo, hanno potuto costruire tutto l’anno senza pausa. Vedete qua adesso com’è fatta dentro una capanna per un rifugio, tutto in legno, molto confortevole, da vivere dentro per una capanna, un’architettura bellissima. Le cose non devono solo essere buone, devono anche essere belle, la vita ha anche questo aspetto estetico che è molto importante.

Una capanna sul Monte Rosa
Qua vedete, si mette un piccolo pino quando si arriva alla massima quota, un segno che la capanna è quasi finita, ma non del tutto, tanta elettronica, tanta informatica, tanti sensori, è molto importante che capiate che questo è il futuro, dobbiamo diventare più intelligenti e questo ci aiuta con dei sistemi tecnici a esserlo,qua la capanna è finita, la facciata solare, tutti i pannelli solari, da dietro vedete il ghiacciaio, ancora una volta da dentro dove questa fascia si entra con la scala che il sole porta anche tanto calore nella capanna dentro.
Per chi non sa dove è il massimo del Monte Rosa, là dove c’è quel punto rosso è bellissimo, proprio la frontiera tra la Svizzera e l’Italia, è di tutte e due i Paesi questo gioiello.
L’elettricità è fatta con dei pannelli solari di 80 metri quadrati, il calore è fatto con dei pannelli solari, 60 metri quadrati, è molto ben isolata la casa, il calore viene utilizzato molto bene, qui un importante aspetto, non solo l’energia diventerà una risorsa molto importante, ma anche l’acqua. L’acqua diventerà una cosa molto importante, la capanna crea e purifica la sua acqua, niente di sporco esce dalla capanna. Qua vedete questa bellissima immagine con i pannelli termici.
Pannelli fotovoltaici, la notte questo simbolo nelle Alpi. Chi vede la capanna? Dove è? Piccolissima, quello che dobbiamo capire che la natura è molto più forte di noi, qua sotto è la capanna, la bellezza di questo progetto è la natura e non la capanna, questo è veramente il dono che abbiamo! Con questi ingredienti che vedete, le previsioni del tempo, sopra a destra le previsione della gente che verrà nella capanna, sappiamo già tre giorni avanti chi arriva, sotto la capanna e a destra un modello matematico, non andrò a spiegarvi cos’è, ma con un personal computer siamo capaci di predire cosa succederà nella capanna nei prossimi 3, 4 giorni e con questo possiamo pianificare in un modo più intelligente l’uso dell’energia e risparmiamo l’energia che non vogliamo usare, l’energia fossile, sostituendola con l’energia solare che possiamo invece utilizzare ad limitum, che non si spegnerà mai!
Forse vi domandate perché ho messo una bicicletta qua, come ultimo lucido, vorrei chiaramente dirvi un concetto importante: il valore dell’energia è molto più importante del suo prezzo, se voi dovreste guadagnare la vostra vita producendo energia elettrica meccanica, avreste più o meno una paga sui 6/7 cent. Incredibile quanto poco costa la nostra energia e devo dire che è bene che l’energia sia a così buon mercato perché ancora una volta energia è vita. Solo se abbiamo sufficiente energia a nostra disposizione abbiamo una vita civile, però anche se costa poco dobbiamo renderci conto del valore dell’energia, è molto più grande il valore del suo prezzo. Non ho nessuna idea come farò come ingegnere a convincere la gente, di una cosa sono convintissimo: se abbiamo una chance di fare qualcosa di sensato, siete voi, non sono gli scienziati, gli ingegneri, ma il pubblico, la grande popolazione che deve cambiare la testa, aiutatemi, aiutate Beppe Grillo, fate qualcosa di buono, grazie mille per la vostra attenzione, buona notte e arrivederci!

Blog di Beppe Grillo – Terzigno international

Italiani, è ora di chiedere a gran voce una gestione del paese in favore del bene pubblico, non della camorra. Dobbiamo innanzitutto responsabilizzarci e chiedere agli amministratori locali di avviare la raccolta differenziata. Raggiungere il 70% di differenziata è fattibile in ogni comune in meno di un anno.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Terzigno international.

Terzigno è l’immagine planetaria del fallimento di una Nazione che non riesce a gestire la spazzatura e vuole costruire centrali nucleari e il Ponte di Messina.
“Vi rendete conto che gli eventi trucidi di questa discarica imposta con la forza da un governo nefasto contro ogni legge ambientale e contro le direttive UE stanno girando su tutte le televisioni del mondo come un fatto deprecabile e schifoso? Vi rendete conto che siamo l’unico paese al mondo in cui per portare i rifiuti in una discarica illegittima si devono scortare i camion della munnezza dalla polizia? Su tutti gli schermi del mondo stanno passando le immagini, inqualificabili per il governo Berlusconi, di madri che piangono abbracciate in ginocchio davanti alla polizia con i manganelli e gli scudi, e di bambini anche piccoli col viso coperto da un fazzoletto come piccoli palestinesi che tirano sassi alla polizia, e del tricolore fatto e pezzi e bruciato perché il simbolo ormai di questo paese non è più la bandiera nazionale ma un odio verso la popolazione del sud che sembra delirante e selvaggio? Vi rendete conto che, anche davanti a due anni di lotta di una popolazione che vuole salvare la sua vita, ci sono dei delinquenti che dicono che la loro rivolta è gestita dalla camorra quando è esattamente il contrario? Sky ha detto che, se i Casalesi non avessero avuto l’enorme e incontrollato business dei rifiuti, sarebbero rimasti probabilmente una piccola banda di campagna. Ma qualcuno se lo vuole ricordare o no che quando Berlusconi andrò dal compleanno della Naomi Letizia stava pagando un pegno di rispetto al clan dei Casalesi? E ce lo vogliamo ricordare o no che quel Cosentino protetto da Berlusconi che gli ha riconfermato la carica di coordinatore del Pdl in Campania era un uomo legato da stretti rapporti con la camorra del clan dei Casalesi? Ma per Cosentino, per quanto fossero pesantisisme le prove raccolte dalle procure, il Parlamento compatto ha negato qualsiasi autorizzazione a procedere”. viviana v., Bologna

Il Fatto Quotidiano » Blog Economia & Lobby » Chi mette i soldi nei paradisi fiscali

I paradisi fiscali sono un bubbone pestilenziale che permette ai criminali di lucrare sui traffici illeciti: l’unione europea dovrebbe chiedere a gran voce di ottenere trasparenza al 100%.

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Chi mette i soldi nei paradisi fiscali.

Qualche giorno dopo l’11 settembre si scoprì che alcuni misteriosi speculatori finanziari avevano scommesso sul crollo delle aziende che furono colpite dagli attentati: linee aeree e compagnie assicurative.

Una scommessa che fruttò, dissero alcuni, più di 7 miliardi di dollari.

Anche le teste di legno dell’Fbi capirono che dietro quella speculazione c’erano gli organizzatori degli attentati. Solo loro potevano sapere in anticipo cosa sarebbe successo.

Quindi dissero: se vogliamo battere il terrorismo dobbiamo abolire il segreto bancario e i paradisi fiscali. Dissero: la forza del nuovo terrorismo è nel suo enorme potere finanziario.

Poi se ne dimenticarono e non se ne fece niente.

Isole Vergini Britanniche delle Antille. Carabi. Un tempo erano rifugio dei pirati. Oggi è la grotta di criminali ben peggiori. E’ un governatorato britannico. Cioè è un’emanazione del sistema di potere mondiale. Come è possibile che la Regina sia invischiata in simili storie?

Nell’800 la corona britannica mandò le navi a bombardare Nanchino, in Cina. Vinsero così due guerre con le quali riuscirono a imporre ai cinesi il loro diritto di commerciare oppio. Cioè di venderlo ai cinesi. Spacciatori di droga a livello industriale con cannoniere al seguito. Non è cambiato molto. Un po’ si ma non molto.

In un anno nelle isole Vergini Britanniche delle Antille hanno registrato 70 mila nuove società.

350 mila società, 19 società per abitante, gestite da 90 studi legali specializzati.

Ci sono 72 paradisi fiscali nel mondo. Si stima che siano nascosti lì decine di migliaia di miliardi di dollari.

Da dove vengono questi soldi?

Da diverse fonti: un uomo ruba, uccide, riduce in schiavitù, vende droga, vende armi al mercato nero e poi nasconde i soldi in un paradiso fiscale, intasca bustarelle e poi li nasconde in un paradiso fiscale, da lì i soldi escono in maniera anonima e, ripuliti vengono investiti in attività legali.

Così la criminalità organizzata mette le sue mani sull’economia. E non è un bene.

Oppure compri banane in Nigeria a 1 euro e le rivendi a 10. Dovresti pagare le tasse su 9 euro. Allora le banane vengono comprate da una società domiciliata in un paradiso fiscale a due euro e poi rivendute in Europa a 8 euro a una società che ha lo stesso proprietario. Vendono a sé stessi e poi rivendono a 10 euro. Così pagano le tasse su 1 euro in Nigeria e su 2 euro in Europa. In totale pagano le tasse su 3 euro invece che su 9. Il grosso del guadagno lo fa la società domiciliata in un paradiso fiscale dove non si pagano tasse.

Ci sono poi quelli che fanno affari in nero nel loro paese, truffano il fisco. Magari mettono su un sistema di società finte che emettono fatture false per decine di milioni di euro. Ingegnoso. Poi i soldi li nascondono in un paradiso fiscale.

Infine ci sono i terroristi che usano i meccanismi finanziari per speculare sugli sbalzi del mercato determinati dai loro attentati. E usano il segreto bancario per finanziare con tranquillità e efficienza la loro rete di killer.

Quel che voglio dire è che non ci sono brave persone che mettono i loro soldi nei paradisi fiscali.

O comunque sono molto rare. Generalmente non metti in un paradiso fiscale del denaro pulito.

Dovresti avere dei motivi molto contorti per farlo.

Nei paradisi fiscali ci sono le ricchezze rubate, le tasse evase, le mazzette.

Il crimine organizzato, le guerre, le grandi speculazioni sulle materie prime che affamano i popoli hanno lì le loro radici. Lì ci sono le ricchezze del mondo.

Se non c’è nessun posto dove nascondere i soldi che rubi a fare?

Ci sarà un grande cambiamento quando manderemo delle belle cannoniere a riprendere i nostri soldi e chiuderemo così i paradisi fiscali.

Non è legale?

Beh, per una faremo uno strappo all’etica….

(Lo so che oggi come oggi pare utopistico parlare di cancellazione dei paradisi fiscali e del segreto bancario. Ci vorrà tempo. Ma possiamo star sicuri che prima o poi succederà. Intanto è importante spargere la voce che è questo il nostro obiettivo strategico a lungo termine. Sapere che prima o poi dovranno restituire tutto li demotiva e quindi li indebolisce).

Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » L’onore dei soldi

Vogliamo un paese governato da gente che non abbia rapporti con la mafia, fuori la mafia dallo stato!

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » L’onore dei soldi.

Parla il banchiere Scilabra: “L’ex sindaco di Palermo Ciancimino venne da me insieme a Dell’Utri a chiedere 20 miliardi per Berlusconi”

Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”. A raccontare l’incontro che proverebbe i rapporti tra il gruppo Berlusconi e don Vito, sempre negati dal Cavaliere, non è Massimo Ciancimino o un pentito qualsiasi ma un manager di banca in pensione, che ha passato metà della sua vita nel cuore del potere siciliano e che ora ha deciso di aprire l’album dei ricordi. Si chiama Giovanni Scilabra, oggi ha 72 anni e allora era direttore generale della Banca Popolare di Palermo del conte Arturo Cassina, il re degli appalti stradali, amico e sodale di Ciancimino. L’ex manager è abbastanza deciso nel collocare l’incontro nel 1986. Don Vito era stato arrestato da Giovanni Falcone per mafia nel 1985 e aveva l’obbligo di risiedere a Roma. Ma il figlio Massimo ha raccontato che, grazie alle sue coperture, circolava indisturbato a Palermo. “Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, cerca di riannodare i ricordi l’ex manager, “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”. In pensione dal 1999, Scilabra ha più tempo da dedicare alla lettura. L’ex manager ha seguito con attenzione le rivelazioni del Fatto sugli affari e gli incontri milanesi tra il Cavaliere e Ciancimino. E, quando l’avvocato-onorevole Niccolò Ghedini ha dichiarato: “Nessun rapporto né diretto né indiretto né tantomeno economico vi è mai stato fra Berlusconi e Vito Ciancimino. All’’epoca Berlusconi non sapeva chi fosse il sindaco di Palermo”, Scilabra ci ha aperto la sua bella casa palermitana per dire quello che ha visto con i suoi occhi.

Dottor Scilabra quando ha conosciuto Marcello Dell’Utri?
Nei primi mesi del 1986, il Cavaliere Arturo Cassina, mi disse: ‘Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grande gruppo del Nord. Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste’. Dopo alcuni giorni Vito Ciancimino è venuto insieme al signor Marcello Dell’Utri. Mentre Ciancimino lo conoscevo bene, era stato già assessore e sindaco, Dell’Utri per me era uno sconosciuto. Per accreditarsi mi disse che era palermitano, aggiunse che aveva un fratello gemello. Poi entrò nel vivo. Veniva a chiedere un finanziamento per il Cavaliere Berlusconi.

Perché la Fininvest di Milano chiedeva prestiti a Palermo?
Dell’Utri mi disse: ‘Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane’.

La richiesta di finanziamento a quanto ammontava?
Circa 20 miliardi di vecchie lire. Il rischio però sarebbe stato suddiviso tra tutte le banche popolari della Sicilia. Feci presente a Dell’Utri che per noi, piccole banche siciliane, quelle richieste erano troppo onerose.

Cosa le disse per convincerla?
Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione. Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione. Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi.

Lei cosa rispose?
Io dissi: ‘Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche’. Però aggiunsi che una restituzione a 36 mesi mi sembrava poco fattibile anche perché la Banca d’Italia e gli organi di vigilanza ci stavano con il fiato sul collo e avrebbero sicuramente avuto qualcosa da ridire. Proposi allora di adottare il metodo revolving, cioè con dei rientri ogni 4 mesi del capitale. In modo da permetterci anche di vedere come andavano queste aziende nel frattempo.

E in questa conversazione tra lei e Dell’Utri, che atteggiamento adottò Vito Ciancimino?
La mia impressione è che il ruolo di Ciancimino fosse un po’ quello del sensale dell’operazione.

In che rapporti erano Dell’Utri e Vito Ciancimino?
Cordiali. Si vedeva che si conoscevano bene. Comunque io mi riservai di decidere e passammo ai saluti. Da allora non ho più visto di persona Dell’Utri.

E il finanziamento?
Dall’indomani io mi misi all’opera. Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me. Tutti dissero che l’operazione non era fattibile. Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.

Perché il gruppo Berlusconi aveva bisogno di capitali?
Non capii esattamente se dovevano servire per la Edilnord, per la Fininvest o per la Standa (in realtà la Standa sarà comprata da Berlusconi solo anni dopo, ndr). Comunque il gruppo Fininvest allora era indebitato per migliaia di miliardi.

Chi erano questi colleghi delle altre banche con i quali ha parlato del finanziamento a Berlusconi?
Contattai Francesco Garsia, direttore della Banca Popolare di Augusta; il barone Carlo La Lumia e il direttore Giuseppe Di Fede della Banca di Canicattì; l’avvocato Gaetano Trigilia della Banca di Siracusa; il barone Gangitano della Banca dell’Agricoltura, sempre di Canicattì; Francesco Romano della Popolare di Carini. Allora erano le banche più rappresentative della Sicilia, con tanti sportelli e attivi congrui. Feci’ da regista all’operazione perché ero nel capoluogo, Palermo, ed ero il più giovane, tanto che gli altri sono quasi tutti morti.

E come è finita la storia?
Ciancimino tornò da me, da solo. E gli dissi che l’operazione non poteva andare avanti per i motivi che ho detto.

Come la prese Ciancimino?
Molto male. Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere. Fu sgradevole come suo solito. Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.

E Cassina come la prese?
Ovviamente io avevo riferito tutto al commendatore che mi disse di fare tutto il possibile ma – comunque – sempre tutelando l’interesse della banca.

Ci può raccontare chi era secondo lei il Conte Cassina, come lo chiamavano allora?
Era in realtà un signore venuto da Como che usurpò il titolo nobiliare al fratello e che iniziò a lavorare nelle manutenzioni stradali nel dopoguerra. Così entrò in rapporti con Ciancimino, assessore ai lavori pubblici e poi sindaco di Palermo.

E chi erano gli altri soci della banca?
La banca era una piccola popolare con dei soci di riferimento. Oltre a Cassina c’era il cavaliere Alfredo Spatafora, ricchissimo titolare di una catena di negozi di scarpe in tutta Italia e il commendatore D’Agostino che operava nel campo delle opere marittime.

Sta parlando di quel Benni D’Agostino, arrestato nel 1997 e poi condannato per mafia, già socio nel periodo 1979-80 del presidente del Senato Renato Schifani?
Sì, lui era il figlio del commendatore ma si occupava anche lui dell’azienda e lo conoscevo, come il padre.

Perché Cassina era così potente?
Cassina a Palermo era come Costanzo, Rendo e Graci messi insieme a Catania. A Palermo era come Agnelli a Torino. Nella sua villa aveva impiantato uno zoo con centinaia di animali: leoni, leopardi, coccodrilli, giraffe e zebre. Gestiva l’Ordine del Grande Sepolcro di Palermo dove faceva entrare chi diceva lui. Funzionari di polizia, prefetti, politici e mafiosi e colletti bianchi facevano la fila mentre io, ovviamente, me ne fottevo. Cassina era molto amico anche di Gheddafi, che gli affidava gli appalti in Libia. Uno dei primi libretti verdi della rivoluzione del Colonnello finì nelle mie mani perché Gheddafi lo aveva donato personalmente a Cassina che aveva fatto impiantare le tende nei suoi saloni in suo onore.

Ma perché Cassina aveva il monopolio degli appalti?
Nella sua ditta c’era addirittura un distributore delle tangenti. Si chiamava ragioniere D’Agostina, detto manuzza. Il commendatore mi chiamava la sera e mi chiedeva di far preparare al cassiere decine di milioni di vecchie lire in contanti. Al mattino si presentava il ragioniere e mi lasciava un assegno che veniva addebitato sui conti di Cassina. Quei soldi servivano per politici e funzionari. Il ragioniere mi diceva: ‘Assai ci costano i politici al conte Cassina’”.

Chi erano i correntisti della banca?
Prima che io diventassi direttore c’era il papa della mafia, Michele Greco. Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.

Cosa pensa dei racconti di Massimo Ciancimino sui rapporti economici tra il padre e Silvio Berlusconi?
Per me, al 99 per cento, Massimo Ciancimino dice la verità. Comunque da quello che ho visto io, Ciancimino era un uomo venale. A lui interessava l’argent , cioè i soldi della mediazione. Non era una persona raffinata. Il raffinatissimo, secondo me, era Marcello Dell’Utri.

Quali erano i rapporti tra Ciancimino e Cassina?
Erano culo e camicia. Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina. Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro. Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui. Fu proprio il capomastro a spiegarmi il meccanismo. Un giorno si presentò nel mio ufficio e mi chiese un prestito di 500 milioni di lire dell’epoca, che ovviamente gli rifiutai. Lui allora si inalberò e mi spiegò che non era un capomastro qualsiasi ma quello che aveva le mappe. Alla fine ottenne il prestito, anche se molto inferiore.

A proposito di prestiti rischiosi, lei si è pentito di non avere dato quei 20 miliardi all’uomo più potente d’Italia?
No. Ma che scherziamo? La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi. Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.

Perché oggi racconta questa storia?
Perché sono stufo delle bugie. Per capire l’Italia di oggi bisogna partire dalle storie come quella di Cassina, che io ho vissuto. E per costruire un paese migliore bisogna cominciare a raccontare tutta la verità.

da Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2010

In Germania si incrina il muro dell’omertà mediatica sull’11 settembre

La verità si fa strada…

Fonte: In Germania si incrina il muro dell’omertà mediatica sull’11 settembre.

di Roberto Quaglia
www.edicola.biz

In occasione del nono anniversario dei tragici fatti dell’11 settembre, è apparso sulla stampa tedesca di serie A un articolo davvero rivoluzionario e significativo: “”11 Settembre 2001, la sequenza dei fatti”. Lo ha pubblicato Focus-Money, una delle più importanti riviste tedesche di economia, a firma di Oliver Janich.

La cosa incredibile di questo articolo, è che per la prima volta sulla grande stampa occidentale, la sequenza degli eventi riportati è quella vera, senza gravi omissioni, ed essi sono stati scelti fra i più significativi, anziché come di solito, fra quelli più irrilevanti (quando non addirittura falsi). Un precedente in verità c’era stato, mesi prima, ma ad opera dello stesso giornalista sulla stessa rivista.

E’ risaputo che il giornalismo italiano è in genere di così bassa lega, che spesso gli articoli più belli e significativi che vi leggiamo sono stati in realtà comprati e tradotti da qualche fonte anglosassone. Ciò avviene sia sulla carta stampata, che in televisione. I migliori documentari storici o sul mondo della natura che vediamo in tivù sono quasi sempre di matrice straniera, tradotti ed inglobati in contenitori pseudo-italiani dove il pseudo-giornalista italiano di turno si limita a quattro ciance superflue prima e dopo il documentario che non è farina del suo sacco, al solo scopo di giustificare il suo lauto ed immeritato stipendio. Del nulla assoluto che ormai riempie qualsiasi telegiornale, inutile parlare.

Ovviamente, nel caso del bell’articolo sull’11 settembre, la stampa italiana si è guardata bene dal farne menzione. Non parliamo neppure dell’opzione di tradurlo! Eppure, l’articolo in questione è davvero clamoroso. Ed ignorarlo non è un’opzione. E’ uscito a settembre, quindi la scusa delle vacanze non vale. Lo hanno visto, lo hanno letto, fanno finta di niente.

In precedenza, quando la grande stampa si occupava delle versioni “non allineate” dei fatti dell’11 settembre, ad un occhio attento traspariva chiaramente la volontà di disinformare, di confondere le acque nel merito, di annacquare le verità scomode. Questo lavoro si chiama ”controllo del danno”. Si finge di informare, così da dare agli ignari l’impressione di avere appreso qualcosa in merito ai fatti, così che ogni eventuale interesse all’approfondimento si spenga.

Tutto un altro discorso nell’articolo su Focus-Money. Oliver Janic non ha trascurato nessuno dei fatti più rilevanti, né soprattutto ha cercato di confondere le acque con le solite ciance con cui gli pseudo-giornalisti subdolamente discreditano le notizie che a malavoglia sono costretti a dare. La sua esposizione dei fatti è intensa ed efficace, e nel suo lungo articolo essa tiene perfettamente il passo con lo stato dell’investigazione collettiva da parte dei ricercatori indipendenti su Internet.

Per esempio leggiamo:

“Trovate tracce di esplosivi. Vi sono prove univoche a riguardo. Più di 1200 architetti ed ingegneri sotto la conduzione di Richard Gage fanno notare come un crollo simmetrico dei tre grattacieli WTC 1,2 e 7 è stato possibile, nel rispetto delle leggi di Newton, solo se le strutture portanti sono state rimosse in modo mirato e contemporaneo, mediante esplosioni. A tale proposito, il professore di fisica  Steven Jones ha trovato nella polvere del World Trade Center tracce di Nanotermite.” (…)  A Giugno 2009 il rinomato Istituto Britannico di Nanotecnologia ha confermato i risultati delle analisi: Lo studio, dichiara l’Istituto, «fornisce la prova incontrovertibile  (indisputable) che nella polvere di tutti e tre gli edifici che l’11 settembre 2001 sono crollati a New York è stato trovato un esplosivo ad alto livello tecnologico, dal nome di nanotermite. Questo esplosivo d’alta tecnologia può venire prodotto solo in laboratori militari specializzati.» Questo dato di fatto toglie sgonfia la tempesta di critiche di cui era oggetto Steven Jones, secondo le quali il professore avrebbe messo in gioco la propria fama fabbricandosi le prove da solo, pur di dimostrare la propria tesi della demolizione controllata.”

Con buona pace dei cretini (o delinquenti) che (anche in Italia) se ne erano usciti con l’affermazione che le fotografie delle particelle di termite erano in realtà immagini di pittura antiruggine. E degli stormi di allocchi che se la sono bevuta.

ed ancora:

“Il 10 settembre [Rumsfeld] dichiarò in una conferenza stampa, come riportato da CBS il 29 Gennaio 2002, che dal bilancio del Pentagono erano scomparsi nel nulla 2,3 miliardi di dollari. Il giorno dopo il mondo cambiò, e nessuno mai più chiese di rendere conto di questa incredibile somma. Secondo la “Pittsburg Post Gazette” del 20 dicembre 2001, 34 dei 65 impiegati dell’ufficio risorse dell’esercito morirono quel giorno al Pentagono. La maggior parte dei deceduti in quell’ufficio erano contabili privati, ragionieri ed analisti di budget.”

Non traduco di più, visto che tutte queste cose (e molte altre) ci sono anche nel mio libro sull’11 settembre e mi sento scemo a faticare adesso per tradurle dette da un altro.

Tuttavia scrivo questo pezzo poiché è importante sottolineare l’importanza di questa breccia nel muro di omertà con il quale la libera stampa dei paesi democratici si è in tutto e per tutto resa complice dell’insabbiamento dei fatti dell’11 settembre e di riflesso dei milioni di morti prodotti dalle guerre che ne sono seguite.  Non importa che una percentuale in costante rialzo dei cittadini occidentali non creda più alle menzogne ufficiali. Analogamente a Hitler ed il suo entourage negli ultimi giorni dell’assedio di Berlino, i giornalisti asserragliati nel bunker mediatico vivono ormai in un mondo tutto loro. Persistono a vaneggiare di una realtà alla quale nel mondo  esterno al bunker sempre più gente non crede più. Ma adesso che è iniziata la defezione  di qualcuno di loro, come reagiranno? Prima o poi dovranno consultare degli psicologi che li aiuti a superare lo stress post-traumatico. Psicoanalisi obbligatoria per la classe dei giornalisti, dunque, purché non a carico della mutua!

Di colpo non sono più i cosiddetti “complottisti di internet” a raccontare la vera storia dell’11 settembre, ma la stampa ufficiale. Una parte, una piccola parte, della stampa ufficiale. Ma pur sempre stampa ufficiale, quella per intenderci che si fregia dei crismi della professionalità e della credibilità. Quella che si illudeva di poter stabilire indefinitamente gli standard della realtà condivisa.

I dileggiamenti e sorrisetti di compatimento, quando non espliciti insulti riservati a quelli di noi che già anni fa osarono rifiutarsi di credere alle assurdità della narrazione ufficiale, non colpiscono stavolta il coraggioso Oliver Janic. Gli pseudo-giornalisti stavolta ammutoliscono e come struzzi ficcano il capo più a fondo che mai nel terreno. Dov’è adesso quel loro umorismo insultante e triviale, con il quale sono soliti irridere i blogghisti che fanno il lavoro che sarebbe toccato a loro? Gli pseudo-giornalisti non parlano dell’articolo apparso su Focus-Money, non cercano di smontarlo, non tentano contro di esso i loro abili giochetti delle tre carte, nei quali la verità ti viene mostrata per un attimo al solo scopo di fartela subito dopo sparire alla vista per sempre. No. Il mondo del giornalismo tace intensamente di fronte a questa defezione che implicitamente è un’accusa per tutti loro.

Ma il silenzio non è più un’opzione. Ha funzionato benissimo, ad esempio, per tenere il mio libro nell’ombra – in parecchi anni non ho avuto neppure una recensione negativa, chi voleva affossarlo semplicemente lo ignorava del tutto.  Ma adesso che la storia si è intrufolata nei media ufficiali, questi signori si ritrovano con un elefante incazzato nella cristalleria, e nascondere la testa sotto la sabbia non lo farà sparire.

A dire il vero ci fu un precedente, in Germania. Nel 2003, i giornalisti Gerhard Wisnewski e Willy Brunner realizzarono per la rete pubblica tedesca WDR una seria inchiesta giornalistica sui misteri dell’aereo che l’11 settembre 2001 si schiantò in Pennsylvania, inchiesta che andò in onda e riscosse parecchio successo presso il pubblico. Tuttavia, da lì a poco la rivista Der Spiegel pubblicò una spietata requisitoria contro i “visionari” che vedono cospirazioni nei fatti dell’11 settembre. L’articolo si intitolava ”Panoptikum des Absurdum, e delle esemplari tecniche di manipolazione utilizzate in questo articolo mi dilungo in dettaglio nel mio libro Il Mito dell’11 settembre.  Come conseguenza, Wisnewski e Brunner furono “epurati” e non fu più loro consentito di lavorare per la televisione tedesca. Secondo Wisnewski, il suo documentario è stato addirittura eliminato dagli archivi della WDR. Tutto questo, nel 2003.

Oggi, nel 2010, dopo l’articolo su Focus-Money, Der Spiegel – così come tutte le altre Zeitungen, i giornali tedeschi -  tace. O piuttosto, riecheggia a gran voce il monito di Londra e Washington secondo il quale sarebbe di colpo cresciuto soprattutto in Germania  il pericolo di attacchi terroristici. Tutto ciò non è scevro di una certa logica, il cui filo lascio indovinare ai miei lettori.

La verità nuda e cruda pubblicata su un’importante rivista economica tedesca spazza via ogni alibi residuo per gli pseudo-giornalisti, che un domani non potranno un giorno rifugiarsi dietro alla solita scusa “ma noi non sapevamo”. I fatti nudi e crudi sono sempre di più sotto gli occhi di tutti. Il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad ha ufficialmente chiesto in sede ONU l’istituzione di una inchiesta internazionale sui fatti dell’11 settembre, dicendo che nella stessa America due terzi della popolazione non crede più alla versione governativa, e che molta gente si è convinta che ad organizzare gli attentati siano stati gli americani stessi. Due terzi della popolazione americana mi sembra effettivamente una stima azzardata, ma a New York probabilmente siamo già a più della metà. Sapendo che effettivamente sempre più gente si sta convincendo che l’11 settembre fu un’operazione made in USA, l’abbandono della sala da parte della delegazione americana non è esattamente la cosa più opportuna da fare per convincere i dubbiosi della propria innocenza a riguardo. Se sai di essere innocente rispetto ad una accusa che sempre più gente ti rivolge, non scappi – chiaro sintomo di coda di paglia. Rispondi invece per le rime e smentisci con argomenti solidi alla mano chi ti ha accusato. Soprattutto quando ciò si verifica all’ONU, sede creata al precipuo scopo di permettere alle nazioni di discutere ed ascoltarsi. Quando si inizia a non essere in grado di fare l’uno e l’altro, il problema è evidentemente serio.
Un efficace video in inglese che mette a confronto la parole all’ONU di Ahmadinejad con la infelice replica di Obama

In conclusione, il bell’articolo di Oliver Janic su Focus Money è una vistosa crepa nella diga che tuttora tiene separati i due mondi – quello di chi ha capito, e quello di ancora si fida dei giornali “autorevoli”. Qualcosa mi dice che il giorno in cui la diga fatalmente cederà – perché un giorno essa verrà giù, piaccia o non piaccia, e non possono esserci dubbi a riguardo –  il nostro mondo si ritroverà sommerso da un autentico tsunami. Di purissima merda.

Roberto Quaglia
www.roberto.info

Un articolo precedente di Focus Money, risalente a Gennaio 2010, nel quale per la prima volta si affrontava in modo critico l’argomento 11 settembre. Il titolo è “NON VI CREDIAMO”. Nalla galleria di personaggi raffigurati, spicca anche la foto di Francesco Cossiga, che come è noto dichiarò anni fa al Corriere della Sera che l’11 settembre era stato un inside job. Chissà perché, nessun giornalista italiano volle riprendere o approfondire questa clamorosa notizia.

Originalmente pubblicato su Edicola.biz e Newspapers Online
Qui potete scaricare il PDF della versione cartacea sell’articolo, che si presenta molto meglio della versione online.

articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di immagini e link in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale

Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Blog Economia & Lobby Media & regime Politica & Palazzo » Un missionario in paradiso

Ma questo B, ma quando capiranno gli italiani che sta distruggendo il paese?

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Un missionario in paradiso.

L’Italia è ultima dei paesi industrializzati, a pari merito con la Corea del Sud, negli aiuti ai paesi poveri. Nell’ultimo anno il governo ha addirittura ridotto a un terzo i suoi già miseri stanziamenti rispetto al 2009, quando ospitammo il G8 e B. s’impegnò ad aumentarli. Ma c’è una piccola eccezione, nella nostra proverbiale taccagneria: lo Stato caraibico di Antigua e Barbuda, che fin dal 2005 dirama comunicati grondanti gratitudine per il nostro premier-missionario: “Mr. Berlusconi si è offerto di aiutare Antigua e Barbuda a ridurre ulteriormente il loro debito nei confronti di altri Paesi del mondo. In un incontro bilaterale col premier Spencer alle Nazioni Unite, il premier italiano ha dichiarato che parlerà personalmente con altri capi di governo europei con i quali Antigua e Barbuda hanno impegni debitori, per convincerli a condonare il dovuto”. Che tesoro.

Tre anni dopo, in vacanza ad Antigua, B. svelava all’inviato del Corriere i nobili motivi di quello slancio di generosità verso l’indigente popolazione del noto paradiso fiscale (in cima alla lista grigia dell’Ocse) costretta a vivere di stenti in apposite bidonville a forma di caveau e società off-shore: le nuove ville in costruzione per sé, la prole e i calciatori del Milan. “Guardi qui che spettacolo, quell’altra casa su quel promontorio è di Shevchenko. Ci sono state praticate ottime condizioni perché i nostri nomi fungono da calamita per il mercato europeo e americano. Ma la decisione finale l’ho presa per dare un sostegno al mio amico Gianni Gamondi (già architetto di villa Certosa, con relativi abusi, ndr), che è il regista di tutta la progettazione ambientale e architettonica… Lì ci sarà una grande piscina-lago, poi i negozi, la Marina, il golf da 18 buche, il ristorante. Davvero un posto da sogno. Ieri ero a pranzo col premier Baldwin Spencer, gli ho chiesto il voto per l’Expo di Milano. Abbiamo parlato anche di questo complesso, uno dei fiori all’occhiello dell’isola… La baia ha un nome strano, Nonsuch Bay, sembra napoletano, nun saccio. Per ovviare, Spencer (che parla un napoletano fluente, ndr) ha buttato lì un’idea: cambiargli il nome. Farla diventare, in mio onore, The President Bay”.

Ora, grazie a Report, scopriamo che l’ex premier Lester Bird ha autorizzato B&C a cementificare il promontorio e la baia, poi B&C han regalato una bella villa anche a lui. Intanto B. si batteva come un leone per convincere l’Europa a ristrutturare i due terzi del debito estero di Antigua. E il sito di Milano Expo 2015 annunciava progetti per “l’impiego del sistema satellitare per prevenire terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche… in Bangladesh, Sudafrica e Isole Caraibiche” e “utilizzare specialità ittiche nell’industria della pesca… in Gabon, Fiji, Togo, Antigua e Barbuda”.

Nel 2008 il Comune di Milano finanziava “il progetto ‘Accendi la luce nel tuo quartiere’ per l’illuminazione delle strade a St John’s”, capitale di Antigua. Iniziativa che la sindaca Lottizia Moratti, dopo un vertice con Spencer, spiegava come un passo decisivo “nella lotta alla delinquenza”. Ai Caraibi, s’intende. Il Comune di Milano finanziava pure “iniziative nei campi dell’istruzione, dello sport, delle risorse marine e costiere, dei collegamenti aerei”. Già nel 2004 il governo B. aveva investito 9 milioni di dollari (soldi nostri) per sviluppare l’ICT nei Caraibi, compresa Antigua, ma anche St. Lucia (toh). Che potrebbero persino avere la banda larga prima dell’Italia. In attesa di sapere se il fratello della compagna di Fini possieda un’off-shore a St. Lucia e un alloggio di 55 mq a Montecarlo, già sappiamo che B. ha varie ville in un paradiso fiscale, costruite da una società di prestanomi e intestate a off-shore su terreni pagati 22 milioni a chissà chi tramite l’Arner Bank indagata per riciclaggio a Milano e Palermo. Si attendono ora 90 prime pagine del Giornale e di Libero, con raccolte di firme per le dimissioni di B., più servizi speciali su Panorama, Porta a Porta, Matrix, Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Studio Aperto. Ma anche no.

Il Fatto Quotidiano, 19 ottobre 2010