Archivi del giorno: 1 ottobre 2010

Paolo Franceschetti: LA FUNZIONE DELLA TELEVISIONE

Fonte: Paolo Franceschetti: LA FUNZIONE DELLA TELEVISIONE.

Di Solange Manfredi

Al Qaeda, sventati piani attacchi in Francia, Germania e Gb

Niger: Francia attende richieste di al-Qaeda su ostaggi

‎Afghanistan/ Inglese rapita, i talebani vogliono ‘Lady Al Qaida’

‎Islamabad: ucciso il capo di al Qaida in Afghanistan e Pakistan

Donne kamikaze, Europa a rischio ”Al Qaeda punta a terrorizzarci”

‎Mali, due civili uccisi in raid Mauritania contro al Qaeda

‎Yemen, esercito libera la provincia di Shabwan da milizie di al-Qaeda

‎Niger: Kouchner, al Qaeda probabile responsabile rapimento francesi

‎Allarme negli Usa: Al Qaida cerca terroristi già residenti

‎IRAQ: AL-QAEDA RIVENDICA DUPLICE ATTENTATO DI DOMENICA A BAGHDAD

Questi sono solo alcuni dei titoli comparsi in questa settimana sui principali quotidiani nazionali.

Il problema è che Al-Qaeda non esiste più almeno dal 2002.

Proprio così.

A dirlo non sono io, ma, come già evidenziato da un precedente articolo di Maurizio Blondet (http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=9625:lal-qaeda-non-esister-i-servizi-francesi-parlano&catid=27&Itemid=133) il capo dei servizi segreti francesi davanti al senato: “Il 29 gennaio 2010 la Commissione Affari Esteri convoca Allain Chouet, già capo della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il controspionaggio francese) per dare una sua valutazione sul «Medio Oriente nell’ora del nucleare». Ecco come esordisce monsieur Chouet:

«Come molti miei colleghi professionisti nel mondo, ritengo, sulla base di informazioni serie e verificate, che Al Qaeda è morta sul piano operativo nelle tane di Tora Bora nel 2002….Sui circa 400 membri attivi dell’organizzazione che esisteva nel 2001, meno di una cinquantina di seconde scelte (a parte Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri che non hanno alcuna attiduine sul piano operativo) sono riusciti a scampare e a scomparire in zone remote, vivendo in condizioni precarie, e disponendo di mezzi di comunicazione rustici o incerti».

«Non è con tale dispositivo che si può animare una rete coordinata di violenza politica su scala planetaria. Del reso appare chiaramente che nessuno dei terroristi autori degli attentati post-11 settembre (Londra, Madrid, Sharm el-Sheikm, Bali, Casablanca, Bombay, eccetera) ha avuto contatti con l’organizzazione. …..Tuttavia, si deve constatare che tutti, a forza d’invocarla ad ogni occasione e spesso fuori proposito, appena un atto di violenza è commesso da un musulmano, o quando un musulmano si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, o anche quando non ci sono musulmani affatto (come negli attentati all’antrace in USA), a forza d’invocarla di continuo, certi media o presunti “esperti” di qua e di là dell’Atlantico, hanno finito non già di resuscitarla, ma di trasformarla come quell’Amedeo del commediografo Eugene Ionesco, quel morto il cui cadavere continua a crescere e a occultare la realtà, e di cui non si sa come sbarazzarsi».

Dunque Al qaeda non esiste più sin dal 2002. Eppure i nostri media, i nostri governi, se non ogni giorno, sicuramente ogni settimana ci ripropongono questo nemico inesistente. Perché?

La risposta è semplice: perché siamo gli obiettivi di una guerra psicologica e, in questo caso, la tecnica utilizzata si chiama “MECCANISMO DELLA RIPETIZIONE” (si ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale).

La Guerra psicologica consiste nell’uso pianificato di operazioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento delle masse.

Condizione necessaria perché le operazioni di guerra psicologica possano aver successo è quella di creare nella “popolazione obiettivo” frustrazione insicurezza e paura. Queste condizioni, infatti, riducono l’uomo ad uno stato di sottomissione in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa non solo prevedibile ma “sagomabile”.

Per creare frustrazione, insicurezza e paura si devono creare all’interno del paese le seguenti condizioni:

Inflazione

tassazione non equa

concussione e corruzione

scarsezza di uomini nelle forze dell’ordine

appoggiare forme di sanzione o altro

scarsezza di necessità primarie come di abitazioni e altro

fomentare l’intolleranza razziale e religiosa

disunità politica e mancanza di fiducia nei capi

mancanza di risorse che possono sostenere l’economia

azioni di terrorismo e di violazione dei diritti umani

Create queste condizioni l’operatore di guerra psicologica può iniziare il suo lavoro.

I mezzi primari di manipolazione mentale sono la scuola, televisione e l’industria dell’intrattenimento (altri sono la droga, l’alcool, gli psicofarmaci e l’alimentazione).

Della scuola abbiamo già parlato in un precedente articolo sottolineando come questa operi per:

 Insegnare lo stretto necessario perché la popolazione possa essere produttiva nei termini e nei modi voluti dal potere;

 imporre sistemi d’istruzione che sono volti a uniformare e conformare la popolazione evitando accuratamente di insegnare le materie che sviluppino la capacità di ragionamento (dialettica, retorica, logica, ecc.), ovvero quelle materie che sviluppano il pensiero critico, autonomo;

 instillare nei giovani quei preconcetti, pregiudizi e stereotipi su cui poi conformeranno tutte le loro esperienze.

La funzione esercitata dalla scuola, che ha il vantaggio di poter agire sui bambini e giovani, maggiormente ricettivi all’instillazione di pregiudizi e stereotipi, è importantissima dal momento che l’operatore di guerra psicologica, per poter operare con successo, deve poter contare su una popolazione che risponde a determinate sollecitazioni, ovvero per poter manipolare deve conoscere il modello di comportamento della popolazione, i modi di comunicazione, le motivazioni poste alla base del loro agire.

Preparato il terreno dalla scuola, arriva la manipolazione attraverso i media. Strumento fondamentale di guerra psicologica dal momento che la nostra mente, tendenzialmente pigra, è attratta da tutto ciò che non richiede lo sforzo di pensare. Oltre a ciò è mediamente consapevole di di 200 bits di informazioni su 400 miliardi che il cervello elabora in un secondo. Ovvero siamo consapevoli di mezzo miliardesimo di ciò che avviene nel nostro cervello. Tutto il resto ci condiziona senza che ce ne accorgiamo.

Le principali tecniche di manipolazione attraverso i media sono:

 creare un messaggio credibile

 usare il linguaggio giusto

 creare un ampio numero di fonti di informazione

 creare “opinion leader”

 attivare il meccanismo della ripetizione

 operare debunking.

Vediamole nel dettaglio

CREARE UN MESSAGGIO CREDIBILE.

L’operatore di guerra psicologica che, come abbiamo detto, conosce gli schemi su cui si muove la popolazione, deve creare messaggi credibili. Attenzione il messaggio deve essere credibile, non vero. Anzi, spesso, la verità toglie credibilità al messaggio. Le menzogne sono più attraenti della verità perché fanno leva sulle nostre speranze, sui nostri pregiudizi, ecc… La verità, invece, ha la sconcertante abitudine di metterci davanti all’imprevisto, a ciò a cui non eravamo preparati e che, tendenzialmente quindi, rifiutiamo. L’operatore di guerra psicologica, che sa perfettamente che la maggior parte del pubblico non è alla ricerca della verità, ma di ciò che le permette di non uscire dagli schemi psichici indotti, su queste basi manipola la realtà. Facciamo un esempio.

La sera del 10 aprile 1991 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio, davanti alla televisione a vedere la semifinale di Coppa delle coppe juventus Barcellona, e non si è accorto della petroliera Agip Abruzzi entrando con questa in collisione. Tutto ciò è falso. Dagli atti e documenti processuali è emerso che:

– quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);

– nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);

– l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio. Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini visto che tutto è successo dopo le dieci di sera, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi.

Difficile conciliare tutto ciò con un impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita, ma nella memoria collettiva è rimasto quella notizia: la tragedia è avvenuta perché l’equipaggio guardava la partita di calcio. Perché? Perché il messaggio selezionato dall’operatore era assolutamente credibile, mezza Italia si ferma davanti ad una semifinale di Coppa delle Coppe.

USARE IL LINGUAGGIO GIUSTO.

Come abbiamo accennato l’uomo vede il mondo in termini di precedenti esperienze, pregiudizi e stereotipi. Oltre a ciò, avendo una mente tendenzialmente pigra è attratto da tutto ciò che gli permette di ridurre problemi complessi in formule semplicistiche (tecnica che serve anche a costruire ed alimentare a dismisura il nostro ego facendoci credere di essere intelligentissimi e di aver capito tutto). L’operatore di guerra psicologica risponde a questa esigenza usando le parole.

Gli stereotipi sono parole o frasi così intimamente associate ad idee o credenze comunemente accettate da essere di per se stesse convincenti senza bisogno della ragione o dell’apporto dell’informazione. Esse fanno appello a quelle emozioni quali l’amore per la patria, il desiderio di libertà, ecc.. Ovvero si accettano senza sottoporle ad un ragionamento operando su di esse un transfert. Proprio per questo gli stereotipi sono lasciati volutamente vaghi, affinché l’uditore possa interpretarli in maniera personale.

Anche in questo caso facciamo un esempio. I nostri telegiornali, parlandoci del conflitto in Iraq usano il termine “guerra di liberazione”, in realtà si tratta di una guerra di aggressione preventiva, illegale e criminale secondo il diritto internazionale. Le truppe dei paesi invasori al telegiornale diventano “truppe alleate”, mentre i combattenti iracheni vengono definiti “fedelissimi di Saddam”, per condizionare i telespettatori e far pensare che siano uomini che combattono per difendere un criminale, non il loro paese.

CREARE AMPIO NUMERO DI FONTI DI INFORMAZIONE

L’uditorio non deve avere la sensazione di essere controllato. L’operatore di guerra psicologica crea, quindi, un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, ma condizionare tutti allo stesso modo, così da dare la sensazione all’obiettivo di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi (basti pensare ai telegiornali, non solo danno le stesse notizie, ma, spesso, hanno anche la stessa scaletta).

CREARE “OPINION LEADERS”

L’operatore di guerra psicologica sa perfettamente che gli “opinion leaders”, hanno il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche ed allora li crea. Sono quelle persone che compaiono in tutte le trasmissioni televisive e la cui fama viene costruita dai media. Vengono presentati come esperti del settore, opinionisti, ma difficile per il telespettatore dire se l’opinionista sia diventato esperto del settore perché è comparso in televisione o sia comparso in televisione perché realmente era un esperto del settore.

ATTIVARE IL MECCANISMO DELLA RIPETIZIONE.

Creata la realtà voluta l’operatore di guerra psicologica deve attivare il meccanismo della ripetizione, ovvero deve ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale, come nel succitato caso di Al Quaeda.

OPERARE DUBUNKING.

Il debunking è una forma di manipolazione che consiste nello smontare e confutare teorie ed informazioni che vanno contro l’informazione (leggi manipolazione) ufficiale, ovvero la c.d. controinformazione.

L’opera del debunker è di fondamentale importanza per la guerra psicologica, egli opera con messaggi semplici, prevalentemente diretti a livello emotivo con ganci diretti all’inconscio, ovvero a quei pregiudizi e stereotipi inculcati sin dai tempi della scuola e rinforzati quotidianamente dai media.

Normalmente il messaggio teso a screditare la fonte di controinformazione del debunking si apre con un attacco sul piano personale, ovvero etichettando la persona con insinuazioni varie. Le principali etichette sono: bugiardo, paranoico, complottista, affetto da delirio di persecuzione, mitomane in cerca di pubblicità, Euroscettico, conservatore, nazionalista, xenofobo, razzista, fascista, sionista, antisemita, fondamentalista, comunista, ecc..

Tali parole (etichette) hanno la capacità, inserendosi in automatismi creati sin dalla scuola, di “impermeabilizzare” la nostra mente , ovvero neutralizzare a priori ogni possibile apporto ad un pensiero diverso.

Queste sono le principali tecniche di manipolazione mentale.

Ora che si conoscono le tecniche ci si può difendere. Come? Ad esempio:

– quando i media trasmettono notizie come quelle su Al-Quaeda ci si deve domandare cosa vogliono ottenere terrorizzando la popolazione. Vogliono far passare leggi che elidano ancora di più i diritti fondamentali dei cittadini? Si tratta di un “falso bersaglio”, ovvero desiderano attirare l’attenzione della massa su un fronte per operare indisturbati su un altro?

– Quando una persona in un dibattito non confuta i fatti ma si affida a frasi generiche e banali con ganci chiaramente emotivi si deve cambiare canale ed approfondire personalmente la questione. Stessa cosa si deve fare tutte le volte che qualcuno, invece di contestare nel merito un’affermazione, attacca sul piano personale etichettando l’interlocutore allo scopo di delegittimarlo;

– si deve analizzare sempre il contenuto di ciò che viene detto, ovvero verificare se si tratta solo di forma (parole inutili e stereotipi) o vi è anche sostanza, ecc…

Gli esempi potrebbero essere infiniti ma tutto si riduce, in fondo, ad una sola cosa: ci dobbiamo riappropriare della capacità di pensare.

Via D’Amelio, il giorno dello sciacallo.

Fonte: Via D’Amelio, il giorno dello sciacallo..

No! Non sarà di certo una sentenza della Cassazione che potrà farmi cambiare opinione e non saranno nemmeno le astruse dichiarazioni rilasciate da tutti gli attori intervenuti in quel teatro ove si è consumato uno dei tanti “misteri” italiani. Anzi, i non ricordo, le dichiarazioni ballerine, le memorie dimenticate, tipiche della scuola di pensiero mafioso, “non ho visto, non ho sentito e non c’ero”, mi lasciamo perplesso e rafforzano la mia convinzione.

Come si fa a non ricordarsi cosa si è fatto, attimo dopo attimo, nel luogo ove era stata appena consumata una tragedia e con i corpi resi a brandelli da una violenza inaudita? Come è stato possibile aggirarsi, magari facendo slalom sui corpi martoriati di Paolo e dei miei colleghi di scorta, per raggiungere uno spregevole fine? Rubare l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Io, non riesco a dimenticare, ed è vivo il ricordo di Paolo Borsellino, dal primo giorno che ci siamo ritrovati dopo oltre 10 anni, sino all’ultimo venerdì della sua vita. Ed è appunto per questo che non riesco a capire il black out della memoria collettiva.

Non capisco e mi riesce difficile comprendere come nessuno degli intervenuti abbia sentito la necessità di rivolgersi al Magistrato a proposito della borsa di Paolo Borsellino che, è passata di mano in mano. Ed è ancor più inquietante pensare che la persona fotografata con la borsa di Borsellino, non ne avrebbe parlato se non anni dopo quando il suo ruolo è apparso nell’inconfutabile istantanea.

Io non posso e non dimentico nulla, sono in me vivi i ricordi di tutti i servitori dello Stato, assassinati da mano mafiosa, con la “distrazione” del latitante Stato.

E, vorrei qui far capire, seppure con sentimento emozionale, che la domenica del 19 luglio 1992 in via D’Amelio, oltre a Paolo Borsellino e i miei colleghi, è morta l’intera dignità di un Popolo.

L’essersi impossessati dell’Agenda Rossa è stato il peggior sciacallaggio di tutti i tempi.

I costruttori di violenza e non mi riferisco solo a Cosa nostra, con la strage di via D’Amelio, sono riusciti a far quadrare il cerchio: hanno, verosimilmente, fatto la chiosa di un periodo che doveva assolutamente concludersi, col programmato e per fortuna sventato attentato nei confronti del giudice Grasso. E, per mettere la parola fine ad un arco temporale che va da Dalla Chiesa sino a via D’Amelio, si doveva giocoforza sottrarre, come è stato per Dalla Chiesa, l’Agenda Rossa di Borsellino. Un filo conduttore lega Dalla Chiesa a Paolo Borsellino: al Generale sarebbero stati sottratti documenti che deteneva nella sua cassaforte, mentre sembra che era urgente e vitale “rubare” l’Agenda Rossa di Borsellino.

L’Agenda Rossa rappresentava il “Santo Graal” ove gli Italiani onesti avrebbero potuto attingere e bere il nettare della verità: verità soppressa con doloso disegno criminoso e portato verosimilmente a termine ad opera di uno sciacallo.

Io, come altre volte ho dichiarato, non sono avvezzo a far riferimento a teoremi, ma nel caso di specie, mi avvalgo del mio passato ed ecco perché non credo ad una sola delle parole pronunciate negli interrogatori. O per lo meno c’è qualcuno che mente spudoratamente. Intanto, ci tengo a far rilevare un’incongruenza macroscopica che definisco omissiva da parte di chi aveva il compito di illustrare con dovizia di particolari tutto il contenuto della borsa di Paolo Borsellino, e non l’ha fatto. Mi riesce davvero difficile comprendere perchè non è stato inventariato il contenuto della borsa, ma soprattutto mi riesce ancor più difficile comprendere come si è potuto negligentemente abbandonare la borsa di Borsellino. Non trovo plausibile spiegazione, se non quella originaria, che dalla borsa sia stata sottratta l’Agenda Rossa. La Cassazione può affermare il contrario, ma io sono in disaccordo. E’ vero che non ci sono elementi probatori per affermare che l’Agenda Rossa era nella borsa, ma è anche vero il contrario, ovvero che l’Agenda poteva essere all’interno. Chi lo può escludere?

Io, sono pienamente convinto che nella borsa di Paolo Borsellino ci fosse l’Agenda Rossa, con annotati fatti e circostanze che avrebbero potuto illuminarci sulle stesse motivazioni che resero possibili la strage di via D’Amelio.

L’Agenda Rossa non è stata rubata da un turista di passaggio o da un extracomunitario desideroso di conoscere intimi pensieri di Borsellino; l’Agenda Rossa rappresentava, probabilmente, un serio pericolo.

Le annotazioni apocrife vergate da Paolo Borsellino, fatte anche in mia presenza, dovevano togliere sonno a parecchi ed ecco perché era necessario eliminare un passepartout capace di aprire lo scrigno contenente i misteri palermitani e non solo.

L’operazione “Agenda Rossa” sarebbe stata portata a termine con successo ed io mi chiedo come possano costoro essere in pace con la loro coscienza e siccome non credo alla giustizia divina, spero che quella terrena riesca un giorno, non tanto lontano, a dissipare tutti i miei dubbi.

Credo che sia il desiderio di milioni di Italiani onesti.

Pippo Giordano