Archivi del giorno: 24 ottobre 2010

ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO.

DI DEVINDER SHARMA
devinder-sharma.blogspot.com

Da bambino bevevo il latte comprato direttamente da una piccola latteria di quartiere. Anche quando mi sono trasferito a Nuova Delhi sono riuscito, per qualche tempo, a comprare il latte da un alimentari del quartiere. Ben presto, però, l’allevatore di bufale si dovette spostare sotto le pressioni dei costruttori. Questo succedeva quasi vent’anni fa e da allora non ho potuto far altro che comprare il latte trattato.

Eppure ci sono milioni di persone in India, fortunate secondo me, che possono assumere latte non trattato. Mi piacerebbe ancora poter comprare tutti i giorni il latte dalle latterie di quartiere nella periferia di Nuova Delhi o in altre città.

Immaginate quanto sia rimasto scioccato nel guardare questo video su YouTube.

Per quanto offensivo, questo evento dà soltanto una vaga idea della piega che prenderanno le prossime battaglie. A differenza di quello che molti pensano, non sarà l’acqua che metterà le nazioni in guerra tra di loro ma il cibo. E ne potete ben vedere, se volete, le origini. Le grandi multinazionali del settore alimentare hanno con forza, anche se lentamente, preso il controllo sul cibo. Sanno che il controllo alimentare assoluto apre la strada al potere assoluto.

Il progressivo processo di controllo sul cibo ha avuto inizio su diversi fronti. E’ cominciato con la Rivoluzione Verde alla fine degli anni ’80 che aveva lo scopo di fornire ai paesi in via di sviluppo una tecnologia monitorata che favorisse una crescita produttiva degli allevamenti. Il passo successivo è stato il Programma di Aggiustamento Strutturale, promosso dalla Banca Mondiale e dallo FMI, atto ad apportare dei cambiamenti politici tramite le circa 150 condizionalità (vincoli di politica macroeconomica e di riforme strutturali) previsti da ogni prestito. Per aggiungere carne al fuoco, sono stati introdotti anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e gli accordi di libero scambio.

Adesso la tecnologia viene controllata attraverso il sistema dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (IPRs) e il commercio libero dei cereali è possibile solo per gli obblighi ingiusti a cui i paesi in via di sviluppo hanno dovuto sottostare all’interno del cosiddetto paradigma del libero scambio. Per estendere il controllo a tutta la catena alimentare, si sta trasferendo il venditore alimentare al dettaglio, terzo attore in gioco, fuori dai confini nazionali. Il G-20 sta richiedendo ai Paesi membri l’osservanza delle norme che facilitano l’ingresso dell’investimento diretto all’estero (IDE) per la vendita al dettaglio multibrand.

Il triangolo alimentare, composto da Monsanto/Syngenta come fornitori di tecnologie, Cargill/ADM ossia due tra le più grandi aziende per il commercio alimentare e Wal-Mart/Tesco per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, rappresenta una spaventosa alleanza internazionale. Agiscono all’unisono e fanno sì che i governi obbediscano. In tutto il mondo si stanno modificando le legislazioni alimentari per permettere al triangolo di agire. L’OMC sta contribuendo a spingere gli agricoltori fuori dall’agricoltura per spianare il terreno alle multinazionali. I diritti di proprietà intellettuale stanno generando i cambiamenti necessari all’interno degli ordinamenti nazionali, in conformità con i parametri stabiliti a livello internazionale, per assicurare il controllo privato sulla tecnologia.

A questo punto il processo di controllo è completo.

Ma ci sono ancora degli irritanti ostacoli al controllo assoluto sul cibo. I consumatori attenti e consapevoli non si arrendono così facilmente, anzi acquisiscono sempre maggiore forza. Anche negli Stati Uniti e in Europa, sempre più persone stanno prendendo coscienza della pericolosità dei cibi trattati e stanno silenziosamente spostando l’attenzione verso i prodotti biologici. La crescita annuale del mercato biologico ammonta ad un sorprendente 20%. Bisogna fermarla. I legislatori, allora, stanno lavorando senza sosta per bandire il biologico. Il motivo soggiacente è quello di voler limitare la varietà alimentare. Non potremo far altro che comprare quello che le multinazionali vogliono che compriamo. Una scelta forzata, insomma.

Sotto il vessillo della sicurezza alimentare (denominazione impropria) si stanno cambiando le legislazioni alimentari. La S 510 è una delle leggi che gli Stati Uniti stanno pensando di far entrare in vigore. La FDA (organismo di controllo degli alimenti e dei farmaci negli Stati Uniti, ndt), uno degli organismi più corrotti al mondo, è in azione. Sta lavorando senza sosta per bandire i prodotti biologici. La ricetta è semplice: mangiate gli alimenti geneticamente modificati, i prodotti biologici sono dannosi per la vostra salute. Capite che l’incursione della polizia in un negozio di biologico in California è soltanto l’inizio. Vedere per credere. Fra non molto, la polizia irromperà nella vostra cucina. Nina Fedoroff, attuale consigliere scientifico del Segretario di Stato, lavora incessantemente per arrivare a ispezionare la vostra cucina.

Alcuni percepiscono l’entità della futura minaccia. Questo è uno dei commenti al video di YouTube: “prenderò tutte le scatole di cereali preconfezionati e i contenitori di alimenti geneticamente modificati dalla pattumiera, li laverò, sterilizzerò e ci metterò dentro tutta la mia bella roba biologica perché non voglio essere sbattuto in galera. Non mi posso permettere una condanna penale visto che ci tengo al posto di lavoro.

Non capisco cosa stia succedendo negli Stati Uniti. Quando guardo la Statua della Libertà, vedo le lacrime nei suoi occhi. Gli americani sono gli unici a non vederle. Come dice spesso il mio amico regista Ajay Kanchan l’America è la nazione in cui le libertà civili sono state ipotecate alle multinazionali. Le persone vivono sotto una tirannia virtuale. Sono assolutamente d’accordo. Mi spiace per gli amici americani. Ma posso assicurarvi che il resto del mondo aspetta di aiutarvi, di tirarvi fuori dal controllo della polizia. Dai, uniamo le nostre forze. Cerchiamo di riprenderci il controllo su quello che mangiamo.

E se pensate ancora che la polizia agisca nel bene, leggete questa lettera (da un utente con il nickname 12dogpal): “Non hanno bloccato l’infezione da virus H1N1, nell’allevamento di maiali in Messico dove si è innescato. La carne continuava ad essere venduta negli Stati Uniti. Non hanno chiuso l’allevamento della Wright County Egg a causa dei prodotti contaminati, non hanno chiuso Wal-Mart perché distribuiva carne con l’escherichia coli. Non hanno proibito alle case farmaceutiche di produrre medicinali pericolosi. Svegliatevi, lo Stato è il vostro peggior nemico”.

E non è forse vero?

Come disse Jawaharlal Nehru ai tempi del Raj britannico: la libertà è in pericolo, difendila con tutta la tua forza. Cominciate col dire no alla S 510. Ricordate, riprendere il controllo sul cibo è la libertà fondamentale.

Devinder Sharma
Fonte: http://devinder-sharma.blogspot.com
Link: http://devinder-sharma.blogspot.com/2010/09/absolute-power-comes-from- absolute.html
20.09.2010

Traduzione a cura di ROSARIA per http://www.comedonchisciotte.org

Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie.

Va aperta subito un’inchiesta sui danni provocati alla salute delle persone vicine alle discariche e processati i colpevoli.
“Terzigno. Rivelazione choc dell´amministratore ASIA Sabato 23 Ottobre 2010 ore 14:54. In un articolo comparso sul sito della testata giornalistica “La Stampa“, si legge una rivelazione scioccante da parte dell´amministratore delegato dell´ASIA, Daniele Fortini, sul caso della bonifica delle cave di Lo Uttaro di Caserta. La discarica di Terzigno, quella in funzione e maleodorante che ha scatenato la rivolta. “Noi i colpevoli? – si difende l’ad di ASIA, Daniele Fortini -. All’inizio dell’estate, siamo stati costretti a sversare a Terzigno migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti putrefatti della discarica Lo Uttaro di Caserta, e dell’ ex Cdr di Caivano. Avvertimmo che avrebbe provocato esalazioni moleste. La situazione è peggiorata perché ci hanno impedito di coprire i rifiuti con quaranta carichi di terra e con cisterne con enzimi che servono ad attutire la puzza e a inibire gli aggressivi gabbiani. Finora abbiamo perso 11 compattatori nuovi, per un valore di 2.176.000 euro”.” Paolo Cicerone,

Gli inceneritori: la grande bugia. Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro

Fonte: Gli inceneritori: la grande bugia. Puntata 1, Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro.

Nell’ultimo mese, dopo i tristi fatti di Napoli con la pattumiera che sommerge le strade, sembra che gli inceneritori siamo diventati la soluzione ad ogni problema. Belli, puliti, trasformano i rifiuti da problema a fonte di guadagno. Il rifiuto in energia.

Ma è veramente così ? Per 3 tonnellate di rifiuti bruciati si producono una tonnellata di ceneri altamente tossiche, che bisogna portare in discarica.

Falsa anche l’idea per cui si produca energia dai rifiuti. Facendo i calcoli e mettendo in conto anche l’energia utilizzata per bruciare e per produrre l’inceneritore, il conto è decisamente negativo.

Probabilmente tutti abbiamo sentito parlare dei pm 10 , sono le polveri sottili che infestano l’aria e ci costringono a targhe alterne e a Domeniche a piedi. Forse però non tutti conoscono le nanoparticelle , molto più piccole, raggiungono i 2,5 micron di diametro (2,5 millesimi di millimetro) o addirittura 1 micron. Queste sono molto più pericolose perchè entrano nell’organismo e si fermano all’interno del sangue. Queste micropolveri di metalli pesanti vengono prodotte proprio dagli inceneritori, nella combustione dei rifiuti.

Parte con questo post una piccola inchiesta su inceneritori, grazie a Paul Connett, professore di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, che abbiamo incontrato durante uno dei suo numerosi viaggi in Italia. Il professore gira il mondo denunciando la grande bugia che sta dietro agli inceneritori e proponendo, invece, la sua soluzione: “Zero rifiuti”.

L’obiettivo si può raggiungere tramite la raccolta differenziata porta a porta e la concezione, a monte, di prodotti che siano totalmente riciclabili e riutilizzabili una volta esaurita la loro utilità.

In questa prima puntata Paul Connett si scaglia contro le bugie di Umberto Veronesi.

Seconda puntata della nostra inchiesta sugli inceneritori.

Di fronte ai tristi fatti di Napoli, con le strade invase da montagne di rifiuti, gli inceneritori sembrano l’unica strada percorribile. Cerchiamo di capire se le cose stanno proprio così.

Nella prima puntata dell’inchiesta Paul Connett ci ha introdotti nel dorato mondo delle nanoparticelle, ora il professore di chimica ambientale alla st. Lawrence University di New York ci mostra come le nanoparticelle e la diossina prodotte dall’inceneritore finiscano nel sangue e da lì si trasmettano a tutto l’organismo. Nella donna incinta, gran parte della diossina accumulata negli anni viene trasmessa al feto.

Secondo Paul Connett non bisognerebbe costruire inceneritori a meno di 50 Km dai luoghi dove vengono allevati gli animali. Basta bere un litro di latte ottenuto da mucche allevate vicino ad un inceneritore per immettere nel proprio organismo la stessa dose di diossina che assumeremmo respirando vicino alla mucca per 8 mesi.

Andatevi a leggere il racconto di Alex321 che ha fatto una bella gita all’inceneritore di Brescia, il migliore al mondo. Così possiamo farci un’idea di come sono tutti gli altri.

Da tre tonnellate di rifiuti bruciati nel così detto termovalorizzatore si producono una tonnellata di polveri altamente tossiche che non si sa poi dove mettere.

A parità di rifiuti smaltiti la quantità di anidride carbonica prodotta grazie al riciclaggio e al compostaggio è 46 volte minore rispetto a quella che si produrrebbe bruciando i rifiuti nell’inceneritore.

In Italia non bisognerebbe più costruire inceneritori. Questo il pensiero del professore universitario. Anche negli Stati Uniti, dove il livello di sensibilità ecologica non è il più alto al mondo, oltre 300 proposte di inceneritori sono state sconfitte tra il 1985 e il 1995 e dal 1995 non sono stati più costruiti inceneritori.

Questi i mali degli inceneritori. Nelle prossime puntate vedremo qual è la ricetta di Connett per gestire il problema rifiuti.

Terza e penultima puntata della nostra inchiesta su inceneritori, rifiuti e modi per risolvere i problemi legati al loro smaltimento.

Strategia Rifiuti Zero: questa la ricetta che Paul Connett propone in giro per il mondo. Un mix di riciclaggio, compostaggio e riutilizzo per eliminare il problema alla radice, per non produrre più rifiuti.

In questa puntata Connett presenta diversi esempi di città, all’estero, ma anche in Italia, che hanno ridotto fortemente la produzione di rifiuti. Fino al 60-70% in un arco di tempo di pochi anni. Novara è arrivata a ridurre la produzione di rifiuti del 70% in soli 18 mesi.

Nella prima puntata avevamo parlato delle bugie di Veronesi rispetto agli inceneritori. Da Fazio a Che Tempo che Fa l’oncologo più famoso d’Italia sosteneva che gli inceneritori non avessero alcuna relazione con il cancro.

Paul Connet, professore di chimica molecolare in una prestigiosa università di New York ribatteva dicendo che le motivazioni che potevano spingere Veronesi a dire una cosa del genere potevano essere solo 2: avere un collegamento diretto con Dio, oppure con aziende che si occupassero del business degli inceneritori.

Ora grazie a Matt sappiamo che Veronesi è finanziato da Veolia, multinazionale che costruisce e detiene inceneritori e la fondazione Veronesi ha tra i suoi finanziatori anche Acea, multiutility che gestisce inceneritori e l’Enel che controlla centrali a carbone ed olii pesanti e nucleare.

La seconda che hai detto !

Capannori è l’unica città italiana che aderisce al progetto Zero rifiuti e Leo ci fornisce un sacco di dati sulla riduzione dei rifiuti nella sua città, potete leggerli qui.

Blog di Beppe Grillo – Una capanna sul Monte Rosa

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Una capanna sul Monte Rosa.

Lino Guzzella, professore alla Swiss Federal Institute of Technology ha spiegato a Cesena il valore dell’energia e ha dimostrato come ha realizzato una capanna autosufficiente per l’energia ed ecosostenibile sul Monte Rosa. Il tutto in pochi mesi. Se è possibile sulle vette è possibile ovunque. Non perdetevi il video.

Lino Guzzella.
L’energia è vita
Credo che non devo convincere nessuno che abbiamo un problema di energia che il futuro non può essere fossile, che dobbiamo trovare delle nuove soluzioni, la soluzione che vedo e che credo tanti altri vedono come unica è l’intelligenza, dobbiamo sostituire carburante con intelligenza ragazzi! Vorrei farvi vedere un esempio di come si può fare una piccola, piccola cosa che abbiamo fatto nel mio gruppo, ma vorrei veramente anche prima dire una cosa che mi è molto importante, non sono italiano, ma vivo spesso in Italia, non ho mai visto (a Woodstock 5 Stelle, ndr) un gruppo di gente così grande che si occupa così bene dell’ambiente, che è così responsabile, sono veramente sorpreso ma molto, molto positivamente, complimenti, andate avanti così!
Quello che vedete dietro a me è molto, molto inquietante: oggi consumiamo una certa quantità di energia, non è importante sapere il numero assoluto, ma quello che vedete è che tra 40/50 anni se non facciamo niente avremo bisogno del doppio di energia primaria nel nostro pianeta, ci sono due ragioni: 1) diventeremo un po’ di più su questo pianeta, 6,5 miliardi e andremo verso i 10 miliardi, ma non è la ragione più importante. 2) oggi non tutti hanno lo stesso lusso che voi e io abbiamo, energia è uguale a vita buona, senza energia e senza tecnologia siamo degli schiavi, dobbiamo lavorare nel fiume, dobbiamo cercare legna per cucinare, dobbiamo portare l’acqua da chilometri e ci sono più di un miliardo, quasi due miliardi di persone in questo pianeta che non hanno accesso all’energia elettrica, non lo dimentichiamo.
Vedete la nuova capanna del Monte Rosa, 2883 metri sopra il livello del mare, abbiamo fatto col mio Politecnico una capanna che è quasi autosufficiente in energia, non lo è ancora del tutto, ci stiamo lavorando, è un bellissimo esempio per ispirare tanta altra gente a pensare a questi concetti, di lavorare a soluzioni intelligenti, che non usano tanto carburante e vorrei farvi vedere adesso un piccolo filmato dove si vede come questa capanna è stata costruita, è molto divertente, perciò ho scelto di farlo vedere.
Abbiamo dovuto fare tutto con l’elicottero, non abbiamo portato su i pannelli, tutto è stato aerotrasportato. Abbiamo cominciato nel maggio 2009 con le fondamenta che vedete, una ventina di persone che hanno vissuto là sopra per delle settimane, vedrete che devono essere abbastanza agili questi muratori, guardate questo tipo, quasi, quasi poteva andare al circo invece di essere un muratore! Bellissimo il Monte Cervino, da dietro il Matterhorn. Vedrete adesso il bellissimo ghiacciaio, la capanna che comincia a crescere, nel giugno, abbiamo avuto molta fortuna, in quell’anno c’era molto bel tempo, hanno potuto costruire tutto l’anno senza pausa. Vedete qua adesso com’è fatta dentro una capanna per un rifugio, tutto in legno, molto confortevole, da vivere dentro per una capanna, un’architettura bellissima. Le cose non devono solo essere buone, devono anche essere belle, la vita ha anche questo aspetto estetico che è molto importante.

Una capanna sul Monte Rosa
Qua vedete, si mette un piccolo pino quando si arriva alla massima quota, un segno che la capanna è quasi finita, ma non del tutto, tanta elettronica, tanta informatica, tanti sensori, è molto importante che capiate che questo è il futuro, dobbiamo diventare più intelligenti e questo ci aiuta con dei sistemi tecnici a esserlo,qua la capanna è finita, la facciata solare, tutti i pannelli solari, da dietro vedete il ghiacciaio, ancora una volta da dentro dove questa fascia si entra con la scala che il sole porta anche tanto calore nella capanna dentro.
Per chi non sa dove è il massimo del Monte Rosa, là dove c’è quel punto rosso è bellissimo, proprio la frontiera tra la Svizzera e l’Italia, è di tutte e due i Paesi questo gioiello.
L’elettricità è fatta con dei pannelli solari di 80 metri quadrati, il calore è fatto con dei pannelli solari, 60 metri quadrati, è molto ben isolata la casa, il calore viene utilizzato molto bene, qui un importante aspetto, non solo l’energia diventerà una risorsa molto importante, ma anche l’acqua. L’acqua diventerà una cosa molto importante, la capanna crea e purifica la sua acqua, niente di sporco esce dalla capanna. Qua vedete questa bellissima immagine con i pannelli termici.
Pannelli fotovoltaici, la notte questo simbolo nelle Alpi. Chi vede la capanna? Dove è? Piccolissima, quello che dobbiamo capire che la natura è molto più forte di noi, qua sotto è la capanna, la bellezza di questo progetto è la natura e non la capanna, questo è veramente il dono che abbiamo! Con questi ingredienti che vedete, le previsioni del tempo, sopra a destra le previsione della gente che verrà nella capanna, sappiamo già tre giorni avanti chi arriva, sotto la capanna e a destra un modello matematico, non andrò a spiegarvi cos’è, ma con un personal computer siamo capaci di predire cosa succederà nella capanna nei prossimi 3, 4 giorni e con questo possiamo pianificare in un modo più intelligente l’uso dell’energia e risparmiamo l’energia che non vogliamo usare, l’energia fossile, sostituendola con l’energia solare che possiamo invece utilizzare ad limitum, che non si spegnerà mai!
Forse vi domandate perché ho messo una bicicletta qua, come ultimo lucido, vorrei chiaramente dirvi un concetto importante: il valore dell’energia è molto più importante del suo prezzo, se voi dovreste guadagnare la vostra vita producendo energia elettrica meccanica, avreste più o meno una paga sui 6/7 cent. Incredibile quanto poco costa la nostra energia e devo dire che è bene che l’energia sia a così buon mercato perché ancora una volta energia è vita. Solo se abbiamo sufficiente energia a nostra disposizione abbiamo una vita civile, però anche se costa poco dobbiamo renderci conto del valore dell’energia, è molto più grande il valore del suo prezzo. Non ho nessuna idea come farò come ingegnere a convincere la gente, di una cosa sono convintissimo: se abbiamo una chance di fare qualcosa di sensato, siete voi, non sono gli scienziati, gli ingegneri, ma il pubblico, la grande popolazione che deve cambiare la testa, aiutatemi, aiutate Beppe Grillo, fate qualcosa di buono, grazie mille per la vostra attenzione, buona notte e arrivederci!

Blog di Beppe Grillo – Terzigno international

Italiani, è ora di chiedere a gran voce una gestione del paese in favore del bene pubblico, non della camorra. Dobbiamo innanzitutto responsabilizzarci e chiedere agli amministratori locali di avviare la raccolta differenziata. Raggiungere il 70% di differenziata è fattibile in ogni comune in meno di un anno.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Terzigno international.

Terzigno è l’immagine planetaria del fallimento di una Nazione che non riesce a gestire la spazzatura e vuole costruire centrali nucleari e il Ponte di Messina.
“Vi rendete conto che gli eventi trucidi di questa discarica imposta con la forza da un governo nefasto contro ogni legge ambientale e contro le direttive UE stanno girando su tutte le televisioni del mondo come un fatto deprecabile e schifoso? Vi rendete conto che siamo l’unico paese al mondo in cui per portare i rifiuti in una discarica illegittima si devono scortare i camion della munnezza dalla polizia? Su tutti gli schermi del mondo stanno passando le immagini, inqualificabili per il governo Berlusconi, di madri che piangono abbracciate in ginocchio davanti alla polizia con i manganelli e gli scudi, e di bambini anche piccoli col viso coperto da un fazzoletto come piccoli palestinesi che tirano sassi alla polizia, e del tricolore fatto e pezzi e bruciato perché il simbolo ormai di questo paese non è più la bandiera nazionale ma un odio verso la popolazione del sud che sembra delirante e selvaggio? Vi rendete conto che, anche davanti a due anni di lotta di una popolazione che vuole salvare la sua vita, ci sono dei delinquenti che dicono che la loro rivolta è gestita dalla camorra quando è esattamente il contrario? Sky ha detto che, se i Casalesi non avessero avuto l’enorme e incontrollato business dei rifiuti, sarebbero rimasti probabilmente una piccola banda di campagna. Ma qualcuno se lo vuole ricordare o no che quando Berlusconi andrò dal compleanno della Naomi Letizia stava pagando un pegno di rispetto al clan dei Casalesi? E ce lo vogliamo ricordare o no che quel Cosentino protetto da Berlusconi che gli ha riconfermato la carica di coordinatore del Pdl in Campania era un uomo legato da stretti rapporti con la camorra del clan dei Casalesi? Ma per Cosentino, per quanto fossero pesantisisme le prove raccolte dalle procure, il Parlamento compatto ha negato qualsiasi autorizzazione a procedere”. viviana v., Bologna

Il Fatto Quotidiano » Blog Economia & Lobby » Chi mette i soldi nei paradisi fiscali

I paradisi fiscali sono un bubbone pestilenziale che permette ai criminali di lucrare sui traffici illeciti: l’unione europea dovrebbe chiedere a gran voce di ottenere trasparenza al 100%.

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Chi mette i soldi nei paradisi fiscali.

Qualche giorno dopo l’11 settembre si scoprì che alcuni misteriosi speculatori finanziari avevano scommesso sul crollo delle aziende che furono colpite dagli attentati: linee aeree e compagnie assicurative.

Una scommessa che fruttò, dissero alcuni, più di 7 miliardi di dollari.

Anche le teste di legno dell’Fbi capirono che dietro quella speculazione c’erano gli organizzatori degli attentati. Solo loro potevano sapere in anticipo cosa sarebbe successo.

Quindi dissero: se vogliamo battere il terrorismo dobbiamo abolire il segreto bancario e i paradisi fiscali. Dissero: la forza del nuovo terrorismo è nel suo enorme potere finanziario.

Poi se ne dimenticarono e non se ne fece niente.

Isole Vergini Britanniche delle Antille. Carabi. Un tempo erano rifugio dei pirati. Oggi è la grotta di criminali ben peggiori. E’ un governatorato britannico. Cioè è un’emanazione del sistema di potere mondiale. Come è possibile che la Regina sia invischiata in simili storie?

Nell’800 la corona britannica mandò le navi a bombardare Nanchino, in Cina. Vinsero così due guerre con le quali riuscirono a imporre ai cinesi il loro diritto di commerciare oppio. Cioè di venderlo ai cinesi. Spacciatori di droga a livello industriale con cannoniere al seguito. Non è cambiato molto. Un po’ si ma non molto.

In un anno nelle isole Vergini Britanniche delle Antille hanno registrato 70 mila nuove società.

350 mila società, 19 società per abitante, gestite da 90 studi legali specializzati.

Ci sono 72 paradisi fiscali nel mondo. Si stima che siano nascosti lì decine di migliaia di miliardi di dollari.

Da dove vengono questi soldi?

Da diverse fonti: un uomo ruba, uccide, riduce in schiavitù, vende droga, vende armi al mercato nero e poi nasconde i soldi in un paradiso fiscale, intasca bustarelle e poi li nasconde in un paradiso fiscale, da lì i soldi escono in maniera anonima e, ripuliti vengono investiti in attività legali.

Così la criminalità organizzata mette le sue mani sull’economia. E non è un bene.

Oppure compri banane in Nigeria a 1 euro e le rivendi a 10. Dovresti pagare le tasse su 9 euro. Allora le banane vengono comprate da una società domiciliata in un paradiso fiscale a due euro e poi rivendute in Europa a 8 euro a una società che ha lo stesso proprietario. Vendono a sé stessi e poi rivendono a 10 euro. Così pagano le tasse su 1 euro in Nigeria e su 2 euro in Europa. In totale pagano le tasse su 3 euro invece che su 9. Il grosso del guadagno lo fa la società domiciliata in un paradiso fiscale dove non si pagano tasse.

Ci sono poi quelli che fanno affari in nero nel loro paese, truffano il fisco. Magari mettono su un sistema di società finte che emettono fatture false per decine di milioni di euro. Ingegnoso. Poi i soldi li nascondono in un paradiso fiscale.

Infine ci sono i terroristi che usano i meccanismi finanziari per speculare sugli sbalzi del mercato determinati dai loro attentati. E usano il segreto bancario per finanziare con tranquillità e efficienza la loro rete di killer.

Quel che voglio dire è che non ci sono brave persone che mettono i loro soldi nei paradisi fiscali.

O comunque sono molto rare. Generalmente non metti in un paradiso fiscale del denaro pulito.

Dovresti avere dei motivi molto contorti per farlo.

Nei paradisi fiscali ci sono le ricchezze rubate, le tasse evase, le mazzette.

Il crimine organizzato, le guerre, le grandi speculazioni sulle materie prime che affamano i popoli hanno lì le loro radici. Lì ci sono le ricchezze del mondo.

Se non c’è nessun posto dove nascondere i soldi che rubi a fare?

Ci sarà un grande cambiamento quando manderemo delle belle cannoniere a riprendere i nostri soldi e chiuderemo così i paradisi fiscali.

Non è legale?

Beh, per una faremo uno strappo all’etica….

(Lo so che oggi come oggi pare utopistico parlare di cancellazione dei paradisi fiscali e del segreto bancario. Ci vorrà tempo. Ma possiamo star sicuri che prima o poi succederà. Intanto è importante spargere la voce che è questo il nostro obiettivo strategico a lungo termine. Sapere che prima o poi dovranno restituire tutto li demotiva e quindi li indebolisce).

Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » L’onore dei soldi

Vogliamo un paese governato da gente che non abbia rapporti con la mafia, fuori la mafia dallo stato!

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » L’onore dei soldi.

Parla il banchiere Scilabra: “L’ex sindaco di Palermo Ciancimino venne da me insieme a Dell’Utri a chiedere 20 miliardi per Berlusconi”

Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”. A raccontare l’incontro che proverebbe i rapporti tra il gruppo Berlusconi e don Vito, sempre negati dal Cavaliere, non è Massimo Ciancimino o un pentito qualsiasi ma un manager di banca in pensione, che ha passato metà della sua vita nel cuore del potere siciliano e che ora ha deciso di aprire l’album dei ricordi. Si chiama Giovanni Scilabra, oggi ha 72 anni e allora era direttore generale della Banca Popolare di Palermo del conte Arturo Cassina, il re degli appalti stradali, amico e sodale di Ciancimino. L’ex manager è abbastanza deciso nel collocare l’incontro nel 1986. Don Vito era stato arrestato da Giovanni Falcone per mafia nel 1985 e aveva l’obbligo di risiedere a Roma. Ma il figlio Massimo ha raccontato che, grazie alle sue coperture, circolava indisturbato a Palermo. “Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, cerca di riannodare i ricordi l’ex manager, “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”. In pensione dal 1999, Scilabra ha più tempo da dedicare alla lettura. L’ex manager ha seguito con attenzione le rivelazioni del Fatto sugli affari e gli incontri milanesi tra il Cavaliere e Ciancimino. E, quando l’avvocato-onorevole Niccolò Ghedini ha dichiarato: “Nessun rapporto né diretto né indiretto né tantomeno economico vi è mai stato fra Berlusconi e Vito Ciancimino. All’’epoca Berlusconi non sapeva chi fosse il sindaco di Palermo”, Scilabra ci ha aperto la sua bella casa palermitana per dire quello che ha visto con i suoi occhi.

Dottor Scilabra quando ha conosciuto Marcello Dell’Utri?
Nei primi mesi del 1986, il Cavaliere Arturo Cassina, mi disse: ‘Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grande gruppo del Nord. Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste’. Dopo alcuni giorni Vito Ciancimino è venuto insieme al signor Marcello Dell’Utri. Mentre Ciancimino lo conoscevo bene, era stato già assessore e sindaco, Dell’Utri per me era uno sconosciuto. Per accreditarsi mi disse che era palermitano, aggiunse che aveva un fratello gemello. Poi entrò nel vivo. Veniva a chiedere un finanziamento per il Cavaliere Berlusconi.

Perché la Fininvest di Milano chiedeva prestiti a Palermo?
Dell’Utri mi disse: ‘Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane’.

La richiesta di finanziamento a quanto ammontava?
Circa 20 miliardi di vecchie lire. Il rischio però sarebbe stato suddiviso tra tutte le banche popolari della Sicilia. Feci presente a Dell’Utri che per noi, piccole banche siciliane, quelle richieste erano troppo onerose.

Cosa le disse per convincerla?
Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione. Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione. Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi.

Lei cosa rispose?
Io dissi: ‘Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche’. Però aggiunsi che una restituzione a 36 mesi mi sembrava poco fattibile anche perché la Banca d’Italia e gli organi di vigilanza ci stavano con il fiato sul collo e avrebbero sicuramente avuto qualcosa da ridire. Proposi allora di adottare il metodo revolving, cioè con dei rientri ogni 4 mesi del capitale. In modo da permetterci anche di vedere come andavano queste aziende nel frattempo.

E in questa conversazione tra lei e Dell’Utri, che atteggiamento adottò Vito Ciancimino?
La mia impressione è che il ruolo di Ciancimino fosse un po’ quello del sensale dell’operazione.

In che rapporti erano Dell’Utri e Vito Ciancimino?
Cordiali. Si vedeva che si conoscevano bene. Comunque io mi riservai di decidere e passammo ai saluti. Da allora non ho più visto di persona Dell’Utri.

E il finanziamento?
Dall’indomani io mi misi all’opera. Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me. Tutti dissero che l’operazione non era fattibile. Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.

Perché il gruppo Berlusconi aveva bisogno di capitali?
Non capii esattamente se dovevano servire per la Edilnord, per la Fininvest o per la Standa (in realtà la Standa sarà comprata da Berlusconi solo anni dopo, ndr). Comunque il gruppo Fininvest allora era indebitato per migliaia di miliardi.

Chi erano questi colleghi delle altre banche con i quali ha parlato del finanziamento a Berlusconi?
Contattai Francesco Garsia, direttore della Banca Popolare di Augusta; il barone Carlo La Lumia e il direttore Giuseppe Di Fede della Banca di Canicattì; l’avvocato Gaetano Trigilia della Banca di Siracusa; il barone Gangitano della Banca dell’Agricoltura, sempre di Canicattì; Francesco Romano della Popolare di Carini. Allora erano le banche più rappresentative della Sicilia, con tanti sportelli e attivi congrui. Feci’ da regista all’operazione perché ero nel capoluogo, Palermo, ed ero il più giovane, tanto che gli altri sono quasi tutti morti.

E come è finita la storia?
Ciancimino tornò da me, da solo. E gli dissi che l’operazione non poteva andare avanti per i motivi che ho detto.

Come la prese Ciancimino?
Molto male. Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere. Fu sgradevole come suo solito. Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.

E Cassina come la prese?
Ovviamente io avevo riferito tutto al commendatore che mi disse di fare tutto il possibile ma – comunque – sempre tutelando l’interesse della banca.

Ci può raccontare chi era secondo lei il Conte Cassina, come lo chiamavano allora?
Era in realtà un signore venuto da Como che usurpò il titolo nobiliare al fratello e che iniziò a lavorare nelle manutenzioni stradali nel dopoguerra. Così entrò in rapporti con Ciancimino, assessore ai lavori pubblici e poi sindaco di Palermo.

E chi erano gli altri soci della banca?
La banca era una piccola popolare con dei soci di riferimento. Oltre a Cassina c’era il cavaliere Alfredo Spatafora, ricchissimo titolare di una catena di negozi di scarpe in tutta Italia e il commendatore D’Agostino che operava nel campo delle opere marittime.

Sta parlando di quel Benni D’Agostino, arrestato nel 1997 e poi condannato per mafia, già socio nel periodo 1979-80 del presidente del Senato Renato Schifani?
Sì, lui era il figlio del commendatore ma si occupava anche lui dell’azienda e lo conoscevo, come il padre.

Perché Cassina era così potente?
Cassina a Palermo era come Costanzo, Rendo e Graci messi insieme a Catania. A Palermo era come Agnelli a Torino. Nella sua villa aveva impiantato uno zoo con centinaia di animali: leoni, leopardi, coccodrilli, giraffe e zebre. Gestiva l’Ordine del Grande Sepolcro di Palermo dove faceva entrare chi diceva lui. Funzionari di polizia, prefetti, politici e mafiosi e colletti bianchi facevano la fila mentre io, ovviamente, me ne fottevo. Cassina era molto amico anche di Gheddafi, che gli affidava gli appalti in Libia. Uno dei primi libretti verdi della rivoluzione del Colonnello finì nelle mie mani perché Gheddafi lo aveva donato personalmente a Cassina che aveva fatto impiantare le tende nei suoi saloni in suo onore.

Ma perché Cassina aveva il monopolio degli appalti?
Nella sua ditta c’era addirittura un distributore delle tangenti. Si chiamava ragioniere D’Agostina, detto manuzza. Il commendatore mi chiamava la sera e mi chiedeva di far preparare al cassiere decine di milioni di vecchie lire in contanti. Al mattino si presentava il ragioniere e mi lasciava un assegno che veniva addebitato sui conti di Cassina. Quei soldi servivano per politici e funzionari. Il ragioniere mi diceva: ‘Assai ci costano i politici al conte Cassina’”.

Chi erano i correntisti della banca?
Prima che io diventassi direttore c’era il papa della mafia, Michele Greco. Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.

Cosa pensa dei racconti di Massimo Ciancimino sui rapporti economici tra il padre e Silvio Berlusconi?
Per me, al 99 per cento, Massimo Ciancimino dice la verità. Comunque da quello che ho visto io, Ciancimino era un uomo venale. A lui interessava l’argent , cioè i soldi della mediazione. Non era una persona raffinata. Il raffinatissimo, secondo me, era Marcello Dell’Utri.

Quali erano i rapporti tra Ciancimino e Cassina?
Erano culo e camicia. Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina. Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro. Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui. Fu proprio il capomastro a spiegarmi il meccanismo. Un giorno si presentò nel mio ufficio e mi chiese un prestito di 500 milioni di lire dell’epoca, che ovviamente gli rifiutai. Lui allora si inalberò e mi spiegò che non era un capomastro qualsiasi ma quello che aveva le mappe. Alla fine ottenne il prestito, anche se molto inferiore.

A proposito di prestiti rischiosi, lei si è pentito di non avere dato quei 20 miliardi all’uomo più potente d’Italia?
No. Ma che scherziamo? La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi. Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.

Perché oggi racconta questa storia?
Perché sono stufo delle bugie. Per capire l’Italia di oggi bisogna partire dalle storie come quella di Cassina, che io ho vissuto. E per costruire un paese migliore bisogna cominciare a raccontare tutta la verità.

da Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2010