Archivi del mese: ottobre 2010

ComeDonChisciotte – WIKILEAKS: UN ALTRO PO’ DI MANGIME PER POLLI

Fonte: ComeDonChisciotte – WIKILEAKS: UN ALTRO PO’ DI MANGIME PER POLLI.

DI GORDON DUFF
veteranstoday.com

Secondo il nuovo scoop di Wikileaks, gli Stati Uniti avrebbero sottostimato di 15.000 unità il numero di civili uccisi in Iraq. Poiché le cifre fornite dai militari equivalgono al 10% o anche meno delle vittime effettive, far salire un po’ le stime è davvero uno scherzo. Ancora notizie di torture e omicidi, cioè gli irakeni che torturano e gli USA che “guardano dall’altra parte”? Ancora idiozie. Sapendo che gli Stati Uniti spediscono individui “sospetti” in tutto il mondo con i voli delle “extraordinary renditions”, che li nascondono in prigioni segrete e – come risulta ovvio a chiunque possieda un cervello – in fosse improvvisate, si può ben capire come questo scoop di Wikileaks non sia altro che l’ennesimo diversivo, solo un altro po’ di “mangime per polli”.

Tutto è già andato in rovina in Iraq. Perché lasciar filtrare queste notizie proprio adesso? I normali resoconti quotidiani si spingono ben oltre queste “rivelazioni”. Non ci vuole un fisico nucleare per capire quale sia l’obiettivo di questi scoop, un obiettivo che non ha assolutamente nulla a che fare con il fornire consapevolezza al mondo.

Che prove ci forniscono tutti questi documenti? Una cosa, di sicuro, possiamo notarla. Tutto ciò che è filtrato è stato accuratamente controllato per accertarsi che non vi fosse nulla di reale valore. Non viene spesa neanche una parola sul Mossad che si aggira per Mosul, che opera vicino Erbil, che rifornisce ed addestra i terroristi del PKK. Si parla invece di poveri iraniani che nuotano lungo l’Eufrate con esplosivi attaccati al petto. Ma siamo seri!

Migliaia di tonnellate di esplosivi sono andate “smarrite” in Iraq. Gli USA non sono riusciti a tenere sotto controllo i depositi di armi di Saddam, che sono stati saccheggiati. Si trattava di arsenali enormi. L’idea che qualcuno abbia bisogno di portare armi in Iraq di nascosto è semplicemente folle, un altro espediente israeliano per preparare la scena ad un attacco contro l’Iran. Qualunque stupido lo capisce in pochi secondi.

In realtà, in Iraq ci sono più armi d’assalto che persone.

Mentre tenta di dare la colpa all’Iran, Wikileaks sta per caso dicendoci qualcosa sulle centinaia di migliaia di armi acquistate dagli Stati Uniti che sono semplicemente scomparse in Iraq? In Iraq è più facile acquistare un fucile d’assalto o un RPG che un sacchetto di patatine. Questo bisogno di incolpare l’Iran, l’idea che misteriosi “agenti segreti” stiano contrabbandando armamenti in un paese che già straripa di esplosivi, è pura follia. Chi potrebbe bersela? Forse un’informazione controllata da idioti?

Cosa possiamo capire esaminando le storie emerse fin qui? In che direzione la stampa ha ricevuto ordine di indirizzare lo sguardo del pubblico?

Iniziano le bugie…

“Campi d’addestramento iraniani per miliziani irakeni rivelati da documenti segreti del Pentagono”

Bloomberg e il Guardian mettono la palla in campo. Immaginatevi l’Iraq, un paese con la terza milizia più grande del mondo, che ha bisogno di “addestramento” da parte dell’Iran. L’Iraq, con la sua Guardia Repubblicana e un esercito che conta un milione di unità possiede più uomini forniti di addestramento militare dell’Inghilterra, un fatto che il Guardian sembra ignorare. Un minuto prima, l’Iraq sta costruendo armi nucleari e minaccia l’intera regione con i suoi missili SCUD, un attimo dopo deve rivolgersi a “esperti iraniani” per costruire dei petardi. E’ mai accaduto prima d’ora che una nazione subisse un fenomeno così eclatante di amnesia collettiva nel campo della tecnologia degli armamenti?

Col passare dei giorni, potremo aspettarci un numero sempre maggiore di fantasiosi resoconti su spie, addestratori, sequestratori e terroristi iraniani, ogni storia più sensazionale e fasulla della precedente.

Wikileaks presenta un aspetto ancora più insidioso. Presentandosi come un sito “antimilitarista” e “al servizio del pubblico”, porta avanti in realtà un progetto globalista, promuovendo guerre e conflitti, tutti incidentalmente connessi con la “lista dei bersagli” preparata da Israele, la quale annovera le nazioni che Israele chiede apertamente ad altri di distruggere.

Si potrebbe tranquillamente descrivere Wikileaks come una PsyOp del Mossad.

In tal modo, Wikileaks risulta molto efficace nel fuorviare ogni autentico dibattito e ogni dissenso significativo.

Il procuratore generale Gonzales ha detto che la tortura ci è utile

Gli americani hanno dimostrato già da molto tempo di essere immuni a qualunque senso di colpa relativo a torture e omicidi. In effetti, i sondaggi evidenziano che quanto più un americano è religioso, tanto più è disposto ad accettare la brutalità, e pochi paesi sono “religiosi” quanto l’America. Nessun altro paese al mondo, in tempi recenti, ha ucciso tante persone come l’America, facendo impallidire le pulizie etniche in Bosnia e Ruanda o la “situazione” in Israele.

Per quanto riguarda le passate “rivelazioni”, Wikileaks ha dimostrato la capacità di scrutinare centinaia di migliaia di pagine di documenti, eliminando meticolosamente ogni informazione sul mercato nero, sul traffico di droga o, nel caso dell’Iraq, sulla corruzione massiccia e sul furto di petrolio.

Ci sono dozzine di argomenti che sembrano essere stati accuratamente sottratti da Wikileaks ad ogni divulgazione. Perfino il Dipartimento della Difesa, senza farne troppo segreto, ringrazia Wikileaks per aver tenuto nascoste le informazioni davvero imbarazzanti. “Trattenere” queste informazioni rappresenta, ovviamente, una forma di ricatto. Ma chi è realmente Wikileaks?

Wikileaks è Israele?

Solo Israele possiede la presenza capillare nel Dipartimento della Difesa che potrebbe consentire questo tipo di spionaggio. E non solo è in grado di attuarlo, ma possiede così tante spie nella catena di comando americana che potrebbe anche impedirlo con facilità. Chi possiede gli strumenti logistici per raccogliere e filtrare una quantità così massiccia di dati? E chi potrebbe volerlo?

Perché Wikileaks non ci ha fornito documenti su quella che è la più importante vicenda irakena, cioè le falsificazioni dei servizi segreti sulle “armi di distruzione di massa”? Sappiamo che i militari avevano ordine di cercare di falsificare i documenti, fingendo di aver trovato impianti pienamente operativi per la fabbricazione di armi nucleari, biologiche e chimiche. Sarebbe stata un’utile lettura, insieme alle migliaia di pagine di rapporti relativi al modo in cui queste storie sono state inventate. Neanche la “stampa controllata” osa toccare questi documenti, benché essi siano ancora tutti là fuori.

Le bugie

Svelare il vero scandalo irakeno sarebbe stato molto utile, tranne per un piccolo particolare: gli amici di Israele che lavorano al Pentagono sono i veri artefici di questo programma. E’ per questo che Wikileaks evita accuratamente gli argomenti scottanti? Forse perché la traccia di buona parte di ciò che è avvenuto in Iraq conduce direttamente a Tel Aviv?

Del resto, a chi importa qualcosa dell’Iraq dopo così tanti anni?

Guardate i rapporti “annacquati” riguardanti il sostegno offerto dagli americani ad Al Qaeda. Gli Stati Uniti vengono accusati di avere accidentalmente aiutato Al Qaeda organizzando le milizie dei Figli dell’Iraq. In realtà, gli Stati Uniti hanno riorganizzato i baathisti, cioè qualcosa di infinitamente peggiore dell’immaginaria entità nota come “Al Qaeda”. Su questo argomento, neanche una parola.

Una delle più grandi truffe dell’”esperienza” irakena è stata la sottrazione di risorse petrolifere. Assai facile da verificare è il furto di petrolio dai giacimenti di Kirkuk attraverso l’oleodotto Kirkuk/Ceyhan, che arriva al Mediterraneo passando per la Turchia. I localizzatori hanno rilevato che alcune navi che caricavano petrolio erano di proprietà di compagnie assicurative e perfino della Guardia Costiera americana. Conosciamo il loro tonnellaggio, il loro numero, il periodo in cui sono state operative. Facendo un po’ di conti e confrontando le quantità di petrolio che sono state caricate con il prezzo che è stato pagato, si può notare che mancano all’appello miliardi e miliardi di dollari di greggio.

Oggi che gli americani pagano la benzina 4$ al gallone, quanti sono a conoscenza del fatto che il greggio per fabbricare quella benzina era completamente gratuito per le compagnie petrolifere? Chi ha gestito tutto questo? Chi è stato pagato? Quanto petrolio è stato rubato attraverso Basra? Sono coinvolti anche gli inglesi? E poi c’è Fallujah. Ci è stato detto che l’America ha “bombardato a tappeto” dei civili e ha poi compiuto una “pulizia etnica” nella zona, il tutto senza alcuna ragione, come oggi sappiamo. La versione dei fatti fornita dall’esercito è stata sbugiardata insieme ai resoconti fasulli della stampa “embedded”. Anche su questo, Wikileaks tace.

Laggiù è anche possibile rilevare alti livelli di radiazioni e una crisi sanitaria che può solo essere definita agghiacciante. Dov’è Wikileaks quando si tratta di parlare di una vicenda REALE? Non vi sono molti dubbi che Wikileaks sia in realtà un “diversivo” gestito da un’agenzia di intelligence con dozzine di operatori presenti all’interno del Dipartimento della Difesa. Solo Israele possiede questa capacità, avendo ormai infiltrato a tal punto la Difesa da poterla gestire come cosa propria. Qual è il programma di Wikileaks? Quello di rivelare la verità? Se è così, allora perché la verità è stata censurata e annacquata fino al punto di diventare una “non-notizia”, come lo erano state del resto le rivelazioni precedenti? In effetti, molti commenti su queste rivelazioni sono pure speculazioni e molte delle stesse “rivelazioni” sono in realtà poco più che “cibo per polli”.

L’ultima volta, le rivelazioni dovevano servire a demonizzare il Pakistan. Wikileaks aveva cercato di suggerire che fosse il Pakistan ad addestrare i talebani in Afghanistan. Tuttavia i talebani sono Pashtun e non si curano molto del Pakistan, essendo suoi “nemici di sangue”. Grazie a queste rivelazioni, Israele e India sono riusciti a trovare utili alleati contro il Pakistan, che è l’unica potenza islamica con capacità nucleari. I talebani hanno ricevuto aiuti di ogni genere dal Mossad e dal RAW [Research and Analysis Wing, altra agenzia d’intelligence israeliana, NdT], circostanza che Wikileaks ha fatto di tutto per tenere nascosta.

In alcune vere rivelazioni, l’ex traduttore dell’FBI Sibel Edmonds aveva dimostrato l’esistenza di documenti che evidenziavano come i voli delle “extraordinary renditions” fossero in realtà utilizzati per dare passaggi ai terroristi e trasportare tonnellate di droga e di denaro contante. Ogni giorno intere casse di denaro escono dall’Afghanistan. Come mai non una sola pagina, non una sola parola relativa a questi argomenti, che sappiamo bene essere presenti nei dati americani, hanno raggiunto Wikileaks?

Perché Wikileaks dedica più tempo a tentare di nascondere i fatti che a renderli noti? Quando anche questo scoop si affievolirà, le accuse di stupro contro Julian Assange verranno forse nuovamente tirate fuori dal cassetto per tenerlo vivo ancora un po’? L’altra volta sono stati un po’ schizofrenici: prima c’erano le accuse, poi non c’erano più, poi c’erano di nuovo. Era come una telenovela mal sceneggiata. Ci è appena giunta una notizia secondo la quale Julian Assange sarebbe riuscito a sfuggire agli squadroni della morte del Pentagono. Ci dicono che egli è virtualmente scomparso dalla faccia del pianeta. Ma abbiamo anche un programma di apparizioni pubbliche e di interviste che Assange dovrà rilasciare, rimaterializzandosi misteriosamente ogni volta che ve ne sia bisogno. Ah, se avessimo un potere come questo.

E queste nuove “rivelazioni”?

Esse sono probabilmente dirette contro l’Iran

Chiunque rimanga sorpreso o sconvolto nello scoprire che le forze di sicurezza irakene uccidevano e torturavano i prigionieri, vive evidentemente su un proprio pianeta personale. Erano gli assassini e i torturatori di Saddam. Poi sono diventati i nostri. Cos’altro dovrebbero fare dei torturatori e degli assassini? C’era un motivo preciso per l’invasione dell’Iraq, al di là di tutte le menzogne, di tutti gli omicidi, di tutta la corruzione. Israele voleva l’Iraq distrutto. Riuscirà mai Wikileaks a parlarci di qualcosa di concreto?

Versione originale:

Gordon Duff
Fonte: http://www.veteranstoday.com
Link: http://www.veteranstoday.com/2010/10/23/gordon-duff-ho-hum-more-wikileaks-chickenfeed/
24.10.2010

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/post/1207165075/CHI+C%27E%27+DIETRO+WIKILEAKS+%28NON+SFORZATEVI+TROPPO%29
26.10.2010

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

Il Fatto Quotidiano » L’istruzione che vogliamo

Hanno licenziato 140 mila insegnanti, perché non c’è stato uno sciopero generale? Cosa devono fare per far ribellare il popolo italiano?

Fonte: Il Fatto Quotidiano » L’istruzione che vogliamo.

La protesta mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra“. Per questo: “bisogna avere il coraggio di cambiare”. Parla come il premier – e del resto del premier è creatura politica- il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini che non incontra i precari della scuola e i ricercatori dell’università che protestano (perché ‘comunisti’), che non si cura degli studenti che manifestano (perché sarebbero sobillati dai ‘comunisti’ in cattedra). Eppure c’è un mondo in rivolta in queste settimane: atipici della scuola e dell’università, ricercatori e presidi, studenti e insegnanti, famiglie e personale amministrativo. Un mondo che sabato 16 ottobre, a Roma, ha sfilato fianco a fianco dei metalmeccanici della Fiom, entrambi animati dal desiderio di difendere lo stato di diritto e la democrazia, che hanno nell’istruzione e nel lavoro i due assi portanti. Di questa mobilitazione lei non si cura e procede.

Procede per come è realmente: semplicemente berlusconiana e figlia della sua epoca. Ossessionata come il suo pigmaglione politico dalle ‘forze rosse’, invoca il mito del cambiamento a tutti i costi, quello retorico e roboante dei nuovisti e riformisti che circolano di questi tempi. E non riesce a capire, la Gelmini, che il cambiamento non è in se stesso un ideale e un valore, perché la sua positività dipende dal cosa esso comporta. Politica superficiale che teme il merito del dibattito, che si ferma allo slogan e non valica la soglia della materia viva del confronto. Quindi sono da spazzare via tutti coloro che dal di dentro si spingono al cuore della questione, contestando come il suo piano di riforma dell’istruzione (ormai quasi ex pubblica) non sia una rivoluzione ma una restaurazione, cioè il ritorno ad una formazione elitaria, con cui viene sacrificato il pubblico a vantaggio dei privati, con cui muore il sapere critico per il conformismo nozionistico, quello rilanciato dalla tv commerciale.

Una riforma fatta con le forbici già nella manovra economica estiva: 1miliardo e 350milioni in meno all’università, 8 miliardi in meno alla scuola, 140mila insegnanti licenziati e via elencando. E nonostante questo, il piano di distruzione ha trovato uno scoglio nei conti del ministro dell’Economia. Così un provvedimento celebrato come fiore all’occhiello di questo governo si arena davanti alla calcolatrice di Tremonti: non ci sono soldi per sostenere l’emendamento che prevedeva per 9mila ricercatori universitari la trasformazione, spalmata in sei anni, in professori associati. Servivano 1miliardo e 700mila euro, Tremonti ne mette a disposizione solo 7/800 mila. La discussione alla Camera è stata rinviata dopo la sessione di bilancio e magari alla fine i soldi per coprire tale scempio verranno magari trovati. L’esecutivo comunque se ne frega della scuola e dell’università, perchè investire in questi settori gli appare come gettare il denaro alle ortiche: l’esatto contrario di ciò che farebbe un paese normale in epoca di crisi, l’esatto contrario di ciò che fa l’Europa in tempo di crisi. Nell’Ue il nostro è il governo che meno ha investito in formazione e istruzione, nella ricerca arriva allo 0,8%.

L’Italia dei valori ha proposto una sua riforma, che abbia le sue stelle polari nel merito e nell’accesso formativo a tutti. Nella scuola primaria, attuazione del tempo pieno con ripristino dell’insegnamento modulare. Nella secondaria, attenzione alle discipline che consentono di dotare le giovani generazioni della capacità critica (le materie umanistiche e quant’altro) per evitare la massificazione dei cervelli utili al consumismo dominante. Numero di alunni massimo per classi di 24, 20 in presenza di un diversamente abile a cui deve essere garantito un insegnante di sostegno. Innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni (incluso anche l’ultimo anno di asilo), a differenza di quanto proposto dal governo sull’apprendistato a 15 anni. Lingue (almeno due) e informatica fin dalla scuola primaria, introduzione nelle medie inferiori, con potenziamento nelle superiori, di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale, con laboratori artigianali e artistici. A questo, si devono accompagnare le misure indicate dagli stessi sindacati come indispensabili nel settore dell’università: garantire le risorse umane fermate dal blocco del turn-over; bloccare il proliferare dei contratti atipici, prevedendo un percorso di stabilizzazione che abbia per l’accesso un solo tipo di contratto: quello a tempo determinato; attuare marcia indietro sull’abolizione del ruolo del ricercatore; stop alla riforma del meccanismo concorsuale per i docenti, con l’abilitazione nazionale seguita dalla chiamata delle singole sedi, perché favorisce baronie e clientele. Anche sulla governance si deve prevedere un cambiamento: il ddl concede eccessivo potere ai rettori a danno del Senato accademico, cioè ad un organismo collegiale che anzi dovrebbe veder certa la partecipazione di tutte le componenti universitarie (dai docenti ai dottorandi fino ai tecnici e gli studenti). Centrale, infine, evitare la trasformazione delle università in fondazioni con “esterni” nel cda degli atenei, che piegano gli atenei stessi alle logiche di mercato (che non vuol dire chiudere le università allo scambio con il mondo del lavoro e col territorio). C’è, poi, un tema che va affrontato definitivamente: il costo universitario. Lavorare per un reddito di cittadinanza a sostegno del diritto allo studio, rinforzare l’edilizia che ospita gli studenti, promuovere convenzioni nei trasporti e calmierare i prezzi di affitto delle case per i fuorisede sono obiettivi degni di un paese non solo democratico, ma moderno che crede nel futuro.

Il Fatto Quotidiano » Corruzione, l’Italia scende nell’indice di Transparency International

Pubblicato il rapporto sulla corruzione percepita da uomini d’affari e analisti politici. L’emergenza rifiuti in Campania e la “cricca” hanno aggravato la situazione

In Italia la corruzione dilaga. Il nostro Paese perde quattro posti rispetto al 2009, dodici rispetto al 2008, e scivola al 67esimo posto nell’indice sulla percezione della corruzione dell’ong Transparency International, il Corruption Perceptions Index (Cpi)…

Leggi tutto: Il Fatto Quotidiano » Corruzione, l’Italia scende nell’indice di Transparency International.

Il Fatto Quotidiano » Facciamo deragliare il treno del nucleare

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Facciamo deragliare il treno del nucleare.

È partito il treno del nucleare”, titolava giorni fa un giornale aziendale dell’Enel. Per la verità, più che un treno lo definirei una littorina, ma avendo il governo approntato un solo binario (non sono ammessi contradditori alla comunicazione filo-nucleare) il rischio che arrivi a destinazione traballante e con macchinisti inesperti – tipo l’ancor ambizioso Veronesi alla guida dell’Agenzia – è più che reale. Bisogna allora che ci si doti di una strategia comunicativa adeguata, sapendo che il Cavaliere farà di tutto per “convincere gli Italiani” che guardano le sue televisioni. Innanzitutto, bisogna non essere ripetitivi e non dar nulla per scontato, oltre a delineare alternative desiderabili. Così, di tanto in tanto, su questo blog riprenderò distinti argomenti su cui sembra concentrarsi la ricerca di consenso per il cosiddetto Rinascimento (!) nucleare. Oggi mi vorrei concentrare sulle ragioni politico-culturali del rilancio dell’atomo e sulla propaganda bugiarda sulla riduzione dei costi e delle bollette elettriche che ci regaleranno i megareattori francesi.

Perché mai i leader di governo occidentali che nel perdurare della crisi constatano un declino di consenso tra gli elettori, si ostinano a scaricarne i costi sui lavoratori e i pensionati, a difendere strenuamente le banche, mentre, contemporaneamente, ridanno attualità al nucleare? Vale per il tentennante Obama che sulla scia di Bush riapre all’atomo, per la Merkel che guida la svolta liberista in Europa e prolunga di 12 anni la vita dei suoi reattori, per l’impopolare e antipopolare Sarkozy che piazza all’estero, ovunque possibile, gli Epr francesi sempre più costosi. E, naturalmente, vale per il Cavaliere e i suoi sodali, che imbarcano medici, scienziati, giornalisti ed economisti per una operazione mediatica in grande stile a favore del “nucleare meno costoso e più sicuro”, che dovrebbe piazzare impianti e scorie dalla pianura padana alle coste adriatiche e tirreniche.

Chi predica tagli e rigore a senso unico e alimenta l’illusione di una crescita a dispetto della salute e dell’ambiente naturale, in realtà ha deciso di non cambiare nulla e di curare la malattia con le ricette che l’hanno provocata, prospettando un futuro che, per mantenere il dominio dei poteri attuali, comporterà più autoritarismo, più ingiustizia sociale, guasti climatici sempre maggiori. E quale tecnologia è più congeniale a questo scenario di una produzione di energia militarizzata come quella nucleare e celebrativa fino al gigantismo del modello centralizzato delle fonti fossili oggi alla frutta? Non c’è bisogno di consenso democratico, ma basta il controllo dei media per assicurare un ordine che ha nella continuità del mito della crescita e nell’immutabilità della politica economica e industriale la sua giustificazione. E qui casca l’asino. È vero che le centrali atomiche hanno un fascino simbolico ed evocano illimitata potenza, ma solo in un immaginario che non regge alla prova dei fatti. Perciò i loro sostenitori sono obbligati a manipolare e nascondere l’informazione e a fare della bugia mediatica il terreno su cui giocare la partita. Spiegare che si lavora per un prossimo nucleare sicuro significa ammettere che quello attuale non lo è. Ed equivale a impedire che si realizzi un sistema energetico già disponibile, alternativo alle infrastrutture degli affari, decentrato, rinnovabile, integrato nei cicli naturali, governato democraticamente.

Per quanto riguarda i costi, i giornali hanno dato grande evidenza a uno studio commissionato da Enel e Edf e presentato dallo Studio Ambrosetti al Forum di Cernobbio per convincerci degli effetti miracolosi del nucleare sull’economia agonizzante. Il rapporto appare francamente bugiardo, poiché fa riferimento ad alcuni studi non propriamente aggiornati per prevedere un costo di produzione nucleare pari a 60 €/MWh, quando le stime più recenti del governo statunitense (Energy Outlook 2010) indicano che nel 2020 l’elettricità nucleare (86 €/MWh) sarà più costosa dell’eolico, del gas e del carbone. Inoltre, quando si parla di mettere in linea 13 mila MW di nucleare come nel piano del Governo, significa pensare di mandare in pensione una bella fetta di centrali esistenti, visto che attualmente abbiamo il doppio delle centrali necessarie e che anche per questo il costo del MW termico è alto, non potendo sfruttare appieno la potenza degli impianti. A proposito di bolletta non è mai sufficiente ripetere che i prezzi italiani dei consumi domestici (la bolletta che ciascuno di noi riceve a casa) sono mediamente inferiori del 4% ai livelli medi europei per consumi popolari. Solo per consumi superiori (2.500-5.000 kWh) i prezzi si collocano sopra della media europea, a livello di danesi, irlandesi, austriaci e tedeschi (che il nucleare ce l’hanno). E allora, perché nella crisi in corso dovremmo desiderare che da una parte ci abbassino salari e pensioni, e dall’altra ci tolgano diritti e democrazia, facendoci anche pagare più cara la luce?

ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL POTERE ASSOLUTO PROVIENE DAL CONTROLLO ASSOLUTO SUL CIBO.

DI DEVINDER SHARMA
devinder-sharma.blogspot.com

Da bambino bevevo il latte comprato direttamente da una piccola latteria di quartiere. Anche quando mi sono trasferito a Nuova Delhi sono riuscito, per qualche tempo, a comprare il latte da un alimentari del quartiere. Ben presto, però, l’allevatore di bufale si dovette spostare sotto le pressioni dei costruttori. Questo succedeva quasi vent’anni fa e da allora non ho potuto far altro che comprare il latte trattato.

Eppure ci sono milioni di persone in India, fortunate secondo me, che possono assumere latte non trattato. Mi piacerebbe ancora poter comprare tutti i giorni il latte dalle latterie di quartiere nella periferia di Nuova Delhi o in altre città.

Immaginate quanto sia rimasto scioccato nel guardare questo video su YouTube.

Per quanto offensivo, questo evento dà soltanto una vaga idea della piega che prenderanno le prossime battaglie. A differenza di quello che molti pensano, non sarà l’acqua che metterà le nazioni in guerra tra di loro ma il cibo. E ne potete ben vedere, se volete, le origini. Le grandi multinazionali del settore alimentare hanno con forza, anche se lentamente, preso il controllo sul cibo. Sanno che il controllo alimentare assoluto apre la strada al potere assoluto.

Il progressivo processo di controllo sul cibo ha avuto inizio su diversi fronti. E’ cominciato con la Rivoluzione Verde alla fine degli anni ’80 che aveva lo scopo di fornire ai paesi in via di sviluppo una tecnologia monitorata che favorisse una crescita produttiva degli allevamenti. Il passo successivo è stato il Programma di Aggiustamento Strutturale, promosso dalla Banca Mondiale e dallo FMI, atto ad apportare dei cambiamenti politici tramite le circa 150 condizionalità (vincoli di politica macroeconomica e di riforme strutturali) previsti da ogni prestito. Per aggiungere carne al fuoco, sono stati introdotti anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e gli accordi di libero scambio.

Adesso la tecnologia viene controllata attraverso il sistema dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (IPRs) e il commercio libero dei cereali è possibile solo per gli obblighi ingiusti a cui i paesi in via di sviluppo hanno dovuto sottostare all’interno del cosiddetto paradigma del libero scambio. Per estendere il controllo a tutta la catena alimentare, si sta trasferendo il venditore alimentare al dettaglio, terzo attore in gioco, fuori dai confini nazionali. Il G-20 sta richiedendo ai Paesi membri l’osservanza delle norme che facilitano l’ingresso dell’investimento diretto all’estero (IDE) per la vendita al dettaglio multibrand.

Il triangolo alimentare, composto da Monsanto/Syngenta come fornitori di tecnologie, Cargill/ADM ossia due tra le più grandi aziende per il commercio alimentare e Wal-Mart/Tesco per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, rappresenta una spaventosa alleanza internazionale. Agiscono all’unisono e fanno sì che i governi obbediscano. In tutto il mondo si stanno modificando le legislazioni alimentari per permettere al triangolo di agire. L’OMC sta contribuendo a spingere gli agricoltori fuori dall’agricoltura per spianare il terreno alle multinazionali. I diritti di proprietà intellettuale stanno generando i cambiamenti necessari all’interno degli ordinamenti nazionali, in conformità con i parametri stabiliti a livello internazionale, per assicurare il controllo privato sulla tecnologia.

A questo punto il processo di controllo è completo.

Ma ci sono ancora degli irritanti ostacoli al controllo assoluto sul cibo. I consumatori attenti e consapevoli non si arrendono così facilmente, anzi acquisiscono sempre maggiore forza. Anche negli Stati Uniti e in Europa, sempre più persone stanno prendendo coscienza della pericolosità dei cibi trattati e stanno silenziosamente spostando l’attenzione verso i prodotti biologici. La crescita annuale del mercato biologico ammonta ad un sorprendente 20%. Bisogna fermarla. I legislatori, allora, stanno lavorando senza sosta per bandire il biologico. Il motivo soggiacente è quello di voler limitare la varietà alimentare. Non potremo far altro che comprare quello che le multinazionali vogliono che compriamo. Una scelta forzata, insomma.

Sotto il vessillo della sicurezza alimentare (denominazione impropria) si stanno cambiando le legislazioni alimentari. La S 510 è una delle leggi che gli Stati Uniti stanno pensando di far entrare in vigore. La FDA (organismo di controllo degli alimenti e dei farmaci negli Stati Uniti, ndt), uno degli organismi più corrotti al mondo, è in azione. Sta lavorando senza sosta per bandire i prodotti biologici. La ricetta è semplice: mangiate gli alimenti geneticamente modificati, i prodotti biologici sono dannosi per la vostra salute. Capite che l’incursione della polizia in un negozio di biologico in California è soltanto l’inizio. Vedere per credere. Fra non molto, la polizia irromperà nella vostra cucina. Nina Fedoroff, attuale consigliere scientifico del Segretario di Stato, lavora incessantemente per arrivare a ispezionare la vostra cucina.

Alcuni percepiscono l’entità della futura minaccia. Questo è uno dei commenti al video di YouTube: “prenderò tutte le scatole di cereali preconfezionati e i contenitori di alimenti geneticamente modificati dalla pattumiera, li laverò, sterilizzerò e ci metterò dentro tutta la mia bella roba biologica perché non voglio essere sbattuto in galera. Non mi posso permettere una condanna penale visto che ci tengo al posto di lavoro.

Non capisco cosa stia succedendo negli Stati Uniti. Quando guardo la Statua della Libertà, vedo le lacrime nei suoi occhi. Gli americani sono gli unici a non vederle. Come dice spesso il mio amico regista Ajay Kanchan l’America è la nazione in cui le libertà civili sono state ipotecate alle multinazionali. Le persone vivono sotto una tirannia virtuale. Sono assolutamente d’accordo. Mi spiace per gli amici americani. Ma posso assicurarvi che il resto del mondo aspetta di aiutarvi, di tirarvi fuori dal controllo della polizia. Dai, uniamo le nostre forze. Cerchiamo di riprenderci il controllo su quello che mangiamo.

E se pensate ancora che la polizia agisca nel bene, leggete questa lettera (da un utente con il nickname 12dogpal): “Non hanno bloccato l’infezione da virus H1N1, nell’allevamento di maiali in Messico dove si è innescato. La carne continuava ad essere venduta negli Stati Uniti. Non hanno chiuso l’allevamento della Wright County Egg a causa dei prodotti contaminati, non hanno chiuso Wal-Mart perché distribuiva carne con l’escherichia coli. Non hanno proibito alle case farmaceutiche di produrre medicinali pericolosi. Svegliatevi, lo Stato è il vostro peggior nemico”.

E non è forse vero?

Come disse Jawaharlal Nehru ai tempi del Raj britannico: la libertà è in pericolo, difendila con tutta la tua forza. Cominciate col dire no alla S 510. Ricordate, riprendere il controllo sul cibo è la libertà fondamentale.

Devinder Sharma
Fonte: http://devinder-sharma.blogspot.com
Link: http://devinder-sharma.blogspot.com/2010/09/absolute-power-comes-from- absolute.html
20.09.2010

Traduzione a cura di ROSARIA per http://www.comedonchisciotte.org

Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Rifiuti e neoplasie.

Va aperta subito un’inchiesta sui danni provocati alla salute delle persone vicine alle discariche e processati i colpevoli.
“Terzigno. Rivelazione choc dell´amministratore ASIA Sabato 23 Ottobre 2010 ore 14:54. In un articolo comparso sul sito della testata giornalistica “La Stampa“, si legge una rivelazione scioccante da parte dell´amministratore delegato dell´ASIA, Daniele Fortini, sul caso della bonifica delle cave di Lo Uttaro di Caserta. La discarica di Terzigno, quella in funzione e maleodorante che ha scatenato la rivolta. “Noi i colpevoli? – si difende l’ad di ASIA, Daniele Fortini -. All’inizio dell’estate, siamo stati costretti a sversare a Terzigno migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti putrefatti della discarica Lo Uttaro di Caserta, e dell’ ex Cdr di Caivano. Avvertimmo che avrebbe provocato esalazioni moleste. La situazione è peggiorata perché ci hanno impedito di coprire i rifiuti con quaranta carichi di terra e con cisterne con enzimi che servono ad attutire la puzza e a inibire gli aggressivi gabbiani. Finora abbiamo perso 11 compattatori nuovi, per un valore di 2.176.000 euro”.” Paolo Cicerone,

Gli inceneritori: la grande bugia. Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro

Fonte: Gli inceneritori: la grande bugia. Puntata 1, Paul Connett contro Veronesi – Schegge di Vetro.

Nell’ultimo mese, dopo i tristi fatti di Napoli con la pattumiera che sommerge le strade, sembra che gli inceneritori siamo diventati la soluzione ad ogni problema. Belli, puliti, trasformano i rifiuti da problema a fonte di guadagno. Il rifiuto in energia.

Ma è veramente così ? Per 3 tonnellate di rifiuti bruciati si producono una tonnellata di ceneri altamente tossiche, che bisogna portare in discarica.

Falsa anche l’idea per cui si produca energia dai rifiuti. Facendo i calcoli e mettendo in conto anche l’energia utilizzata per bruciare e per produrre l’inceneritore, il conto è decisamente negativo.

Probabilmente tutti abbiamo sentito parlare dei pm 10 , sono le polveri sottili che infestano l’aria e ci costringono a targhe alterne e a Domeniche a piedi. Forse però non tutti conoscono le nanoparticelle , molto più piccole, raggiungono i 2,5 micron di diametro (2,5 millesimi di millimetro) o addirittura 1 micron. Queste sono molto più pericolose perchè entrano nell’organismo e si fermano all’interno del sangue. Queste micropolveri di metalli pesanti vengono prodotte proprio dagli inceneritori, nella combustione dei rifiuti.

Parte con questo post una piccola inchiesta su inceneritori, grazie a Paul Connett, professore di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, che abbiamo incontrato durante uno dei suo numerosi viaggi in Italia. Il professore gira il mondo denunciando la grande bugia che sta dietro agli inceneritori e proponendo, invece, la sua soluzione: “Zero rifiuti”.

L’obiettivo si può raggiungere tramite la raccolta differenziata porta a porta e la concezione, a monte, di prodotti che siano totalmente riciclabili e riutilizzabili una volta esaurita la loro utilità.

In questa prima puntata Paul Connett si scaglia contro le bugie di Umberto Veronesi.

Seconda puntata della nostra inchiesta sugli inceneritori.

Di fronte ai tristi fatti di Napoli, con le strade invase da montagne di rifiuti, gli inceneritori sembrano l’unica strada percorribile. Cerchiamo di capire se le cose stanno proprio così.

Nella prima puntata dell’inchiesta Paul Connett ci ha introdotti nel dorato mondo delle nanoparticelle, ora il professore di chimica ambientale alla st. Lawrence University di New York ci mostra come le nanoparticelle e la diossina prodotte dall’inceneritore finiscano nel sangue e da lì si trasmettano a tutto l’organismo. Nella donna incinta, gran parte della diossina accumulata negli anni viene trasmessa al feto.

Secondo Paul Connett non bisognerebbe costruire inceneritori a meno di 50 Km dai luoghi dove vengono allevati gli animali. Basta bere un litro di latte ottenuto da mucche allevate vicino ad un inceneritore per immettere nel proprio organismo la stessa dose di diossina che assumeremmo respirando vicino alla mucca per 8 mesi.

Andatevi a leggere il racconto di Alex321 che ha fatto una bella gita all’inceneritore di Brescia, il migliore al mondo. Così possiamo farci un’idea di come sono tutti gli altri.

Da tre tonnellate di rifiuti bruciati nel così detto termovalorizzatore si producono una tonnellata di polveri altamente tossiche che non si sa poi dove mettere.

A parità di rifiuti smaltiti la quantità di anidride carbonica prodotta grazie al riciclaggio e al compostaggio è 46 volte minore rispetto a quella che si produrrebbe bruciando i rifiuti nell’inceneritore.

In Italia non bisognerebbe più costruire inceneritori. Questo il pensiero del professore universitario. Anche negli Stati Uniti, dove il livello di sensibilità ecologica non è il più alto al mondo, oltre 300 proposte di inceneritori sono state sconfitte tra il 1985 e il 1995 e dal 1995 non sono stati più costruiti inceneritori.

Questi i mali degli inceneritori. Nelle prossime puntate vedremo qual è la ricetta di Connett per gestire il problema rifiuti.

Terza e penultima puntata della nostra inchiesta su inceneritori, rifiuti e modi per risolvere i problemi legati al loro smaltimento.

Strategia Rifiuti Zero: questa la ricetta che Paul Connett propone in giro per il mondo. Un mix di riciclaggio, compostaggio e riutilizzo per eliminare il problema alla radice, per non produrre più rifiuti.

In questa puntata Connett presenta diversi esempi di città, all’estero, ma anche in Italia, che hanno ridotto fortemente la produzione di rifiuti. Fino al 60-70% in un arco di tempo di pochi anni. Novara è arrivata a ridurre la produzione di rifiuti del 70% in soli 18 mesi.

Nella prima puntata avevamo parlato delle bugie di Veronesi rispetto agli inceneritori. Da Fazio a Che Tempo che Fa l’oncologo più famoso d’Italia sosteneva che gli inceneritori non avessero alcuna relazione con il cancro.

Paul Connet, professore di chimica molecolare in una prestigiosa università di New York ribatteva dicendo che le motivazioni che potevano spingere Veronesi a dire una cosa del genere potevano essere solo 2: avere un collegamento diretto con Dio, oppure con aziende che si occupassero del business degli inceneritori.

Ora grazie a Matt sappiamo che Veronesi è finanziato da Veolia, multinazionale che costruisce e detiene inceneritori e la fondazione Veronesi ha tra i suoi finanziatori anche Acea, multiutility che gestisce inceneritori e l’Enel che controlla centrali a carbone ed olii pesanti e nucleare.

La seconda che hai detto !

Capannori è l’unica città italiana che aderisce al progetto Zero rifiuti e Leo ci fornisce un sacco di dati sulla riduzione dei rifiuti nella sua città, potete leggerli qui.