Archivi del mese: novembre 2010

Armi, il Governo cerca di cambiare la legge

Fonte: Antimafia Duemila – Armi, il Governo cerca di cambiare la legge.

di Marzia Pitirra – 29 novembre 2010
Intervista a Flavio Lotti, coordinatore nazionale Tavola della Pace

Forse non tutti sanno che l’ Italia gode di un triste primato, è tra i primi paesi produttori di armi al mondo. Nonostante ciò, il nostro Governo, mediante una legge delega, ha proposto una modifica della 185/90, che regolamenta l’esportazione delle armi italiane negli altri paesi. Una normativa decisamente all’avanguardia per la tematica trattata, che da vent’anni monitora la vendita di armi, soprattutto per quanto riguarda il commercio con paesi vittime di conflitti. Le associazioni Tavola della Pace e Rete Italiana Disarmo hanno iniziato una battaglia per far fronte al rischio di modifiche di questa legge, facendo un appello al Parlamento e ai cittadini e organizzando il 23 novembre scorso una mobilitazione davanti al Senato.
Abbiamo chiesto a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace di spiegarci la situazione.

Perché una mobilitazione contro le modifiche alla 185/90?
Questa legge regola da vent’anni l’esportazioni di armi dall’Italia verso gli altri paesi. È stata una grande conquista della società civile, perché ha significato più controlli e maggiore trasparenza, onde evitare un export di armi a paesi caratterizzati da governi instabili o asserviti a regimi. Una legge all’avanguardia che adesso il Governo vuole modificare con un vero e proprio colpo di mano. Per questo insieme alla Rete Italiana Disarmo e con l’appoggio di cittadini e associazioni abbiamo lavorato per fare pressioni sul Parlamento, che sono culminate con il presidio davanti al Senato e un appello per la salvaguardia della 185/90.

Quale strada ha intrapreso il Governo per la modifica della Legge e perché?

Il Governo ha deciso di cambiare la 185/90 con un’azione che non brilla certo per trasparenza. La prima mossa è stata varare una legge delega, sottraendo al Parlamento e ai cittadini la possibilità di discutere su una materia così delicata. La seconda mossa è stata introdurre questa delega tra gli articoli della legge Comunitaria 2010, tra disposizioni alle quali spesso non viene data la giusta attenzione, con la scusa di recepire nella nostra legislazione una direttiva europea (la Direttiva 2009/43/CE) intesa a semplificare le modalità e le condizioni dei trasferimenti all’interno dell’Unione europea dei prodotti per la difesa.

Le riforme proposte dal governo vanno molto al di là della suddetta direttiva. Si parla di snellire le procedure dei controlli per facilitarne il commercio, è prevista un’ampia riorganizzazione delle strutture deputate al rilascio di tutte le autorizzazioni sui controlli attraverso la creazione di uno sportello unico. Il tutto si tradurrebbe in una diminuzione dei controlli col rischio di una vendita di armi nei Paesi da governi disastrati, spesso in un commercio sottobanco.

Quali sono i dati del nostro Paese per quanto riguarda il commercio degli armamenti?
Siamo tra i maggiori produttori di armamenti, l’Italia è passata dal settimo al quarto posto per vendita di armi nel Mondo. Le armi Italiane sono vendute in molti stati europei ma, secondo dati USA, il 90 % prende la via dei paesi in via di sviluppo, e questo è sicuramente motivo di allarme e preoccupazione. Già esportiamo armamenti in Paesi come Brasile, Emirati Arabi, Pakistan, Israele, Cina. Con il cambio della legge, la probabilità che si vadano ad armare paesi compromessi da guerre e da assetti politici instabili è altissima.

Quali reazioni avete ottenuto con la mobilitazione?
Grazie all’appello del 23 novembre e al lavoro preparatorio abbiamo aperto un confronto, per ottenere di inserire il problema nell’agenda politica del governo. Necessario è stato anche l’intervento di alcuni  senatori dell’opposizione, Di Giovanpaolo, Scanu e Amati. Siamo riusciti ad ottenere da parte della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato un rinvio sul voto della legge che delegherebbe il Governo a modificare la 185, anche perché le procedure per avviare questa delega non hanno rispettato l’iter  parlamentare.
Per il resto non siamo contrari ad una revisione della legge, e capiamo che si possano attuare delle semplificazioni procedurali, ma ci deve essere una discussione, un coinvolgimento di tutto il Parlamento e dei cittadini perché nelle norme non venga sacrificata la parte dei controlli e della trasparenza.

Quali sono gli altri temi sui quali si confronta la Tavola della Pace?
Siamo una rete di associazioni, enti e cittadini che mirano alla diffusione di una cultura e di una politica di pace. Ora la nostra battaglia non è solo quella contro le modifiche alla 185/90 ma anche contro l’aumento delle spese militari, soprattutto con quest’ultimo governo dove in maniera del tutto anacronistica troppo spesso viene celebrato l’uso dell’esercito e dove le spese militari si aggirano intorno alla vergognosa cifra di 25 miliardi di euro.

Tratto da:
liberainformazione.org

ComeDonChisciotte – MARIARCA TERRACCIANO E’ IL MIO SINDACATO

Fonte: ComeDonChisciotte – MARIARCA TERRACCIANO E’ IL MIO SINDACATO.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

LO SARA’ PER SEMPRE E SARA’ L’UNICO.

RIPUDIO OGNI ALTRO SINDACATO, CGIL, CISL, UIL, CONFSAL, RDB, CUB… LI RIPUDIO E DOVETE RIPUDIARLI ANCHE VOI, PER SEMPRE.

CI HANNO VENDUTI.

RAGAZZA, RAGAZZO, DONNA, UOMO CHE MI LEGGETE, SIAMO SOLI. NON C’E’ PIU’ NESSUNO LA’ FUORI A DIFENDERCI. SIAMO SOLI, PERCHE’…

I POTERI FINANZIARI DI UNIONE EUROPEA E STATI UNITI CI STANNO DISTRUGGENDO IL FUTURO DEL LAVORO COME NON POTETE IMMAGINARE

(l’inchiesta coi fatti, le prove, i colpevoli qui Il Più Grande Crimine)

ESSI HANNO SOTTRATTO ALL’ITALIA…

457 MILIARDI DI EURO IN 2 ANNI…

… PIU’ DI 20 FINANZIARIE SPARITE DAL TUO STIPENDIO E DAI TUOI SERVIZI ESSENZIALI… IN 2 ANNI. MENTRE NOI PER MILLE EURO IN BUSTA PAGA DOBBIAMO SUPPLICARE…

O MORIRE

MARIARCA HA DATO IL SUO SANGUE IN UNA LOTTA DISPERATA CONTRO QUESTO SCEMPIO ED E’ MORTA…

PER ME, PER TE, PER VOI.

(la sua storia Youtube)

NEL SUO SANGUE HANNO GRIDATO LE VOCI DI MARTIN LUTHER KING, DEL MAHATMA GANDHI, DI MALCOM X, DI PEPPINO IMPASTATO, DI STEVE BIKO, DI KEN SARO WIWA… DEGLI EROI DI TUTTI I TEMPI

MARIARCA ERA…

IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA, CHE E’ L’UNICA ARMA RIMASTACI. SENZA, SIAMO FINITI.

IL POTERE LO SAPEVA, E NEL 1975 LA COMMISSIONE TRILATERALE DI STATI UNITI, EUROPA E GIAPPONE SANCI’ LA MORTE DEL RADICALISMO E DEL LAVORO, CON QUESTE PAROLE: “Quando esso perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati. La concertazione produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”… ERA IL 1975.

I SINDACATI CI SONO CASCATI.

CI HANNO PRECARIZZATO IL LAVORO. IL LAVORO E’ COME I TUOI GLOBULI BIANCHI, SENZA NON VIVI. HANNO PERCARIZZATO I TUOI GLOBULI BIANCHI…

HANNO RESO PLAUSIBILE L’INIMMAGINABILE

IL PIANO PER LA DISTRUZIONE DEL LAVORO DI NOI CITTADINI PARTI’ 70 ANNI FA IN FRANCIA E GERMANIA.

I MANDANTI: LA GRANDE FINANZA SPECULATIVA E LA GRANDE INDUSTRIA.

LE ARMI: L’ECONOMIA, L’UNIONE EUROPEA DEI TECNOCRATI, E OGGI IL DISASTRO DELL’EURO (spiegato qui Il Più Grande Crimine).

LA CRISI ECONOMICA 2007-2010 E’ USATA COME STRUMENTO PER UNA…

COMPRESSIONE DEI SALARI…

… SENZA PRECEDENTI IN 50 ANNI

STA ACCADENDO IN GRECIA E IRLANDA, ACCADRA’ QUI. STANNO CREANDO…

SACCHE DI LAVORO ALLA CINESE IN EUROPA, E LO HANNO PIANIFICATO NEI DETTAGLI, PER PROFITTO

GLI OPERAI SONO DESTINATI A SCOMPARIRE, MARCHIONNE LO SA BENISSIMO, IN KOREA NON C’E’ PIU’ L’ILLUMINAZIONE NEGLI STABILIMENTI AUTO, PERCHE’ NON CI SONO PIU’ ESSERI UMANI CHE VI LAVORANO. SOLO ROBOT…

OPERAI, SIETE CONDANNATI. LORO LO SANNO

DOVETE APRIRE GLI OCCHI, CAPIRE COSA VI STA SUCCEDENDO, ED ESSERE RADICALI NELL’OPPOSIZIONE A QUESTO ATTACCO AL LAVORO…

CHE E’ IL VERO ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

MARIARCA FU RADICALE, LEI E’ LA NOSTRA UNICA ARMA PER SALVARCI…

LEI E’ IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA

MARIARCA, IO, TU, VOI, CHIEDEREMO IL RADICALISMO DEI DIRITTI FINO ALLA FINE DELLA NOSTRA VITA. CIOE’:

  1. LAVORO E SALARIO DI DIGNITA’ COME DIRITTTO UMANO IMPRESCINDIBILE DI TUTTI, SOSTENUTO DA UN PROGRAMMA GOVERNATIVO DI PIENA OCCUPAZIONE IN COLLABORAZIONE COL SETTORE PRIVATO(si legga “LA PIENA OCCUPAZIONE E’ POSSIBILE”, degli economisti WRAY, KELTON, MOSLER, MITCHELL et al. in Il Più Grande Crimine)
  2. LA FLESSIBILITA’ SOLO COME OPTIONAL SCELTO DAL LAVORATORE, MAI IMPOSTA.
  3. SANITA’, ISTRUZIONE, ACQUA, LUCE, GAS, AMBIENTE, SERVIZI SOCIALI, DIRITTO ALLA CASA, PUBBLICA INFORMAZIONE SONO BENI INTOCCABILI DA QUALSIASI INTERESSE PRIVATISTICO.
  4. IL DIRITTO DI SFIDUCIARE COL VOTO L’INTERA CLASSE POLITICA ESISTENTE CON, NELLE SCHEDE, IL RIQUADRO “NESSUNO DI QUESTI” CHE SE MARCATO DAGLI ELETTORI VENGA POI CONTEGGIATO COME SEGGI VUOTI IN PARLAMENTO.

MA SOPRATTUTTO:

  1. IL RITORNO DELLO STATO ALLA SUA UNICA FUNZIONE LEGITTIMA…

CHE E’ DI SPENDERE A DEFICIT PER CREARE LA PIENA OCCUPAZIONE E IL PIENO STATO SOCIALE

CIO’ E’ PERFETTAMENTE POSSIBILE, LO E’ STATO PER 40 ANNI, NON CE LI HANNO MAI CONCESSI SOLO PER MOTIVI IDEOLOGICI.

(lo testimoniano il Nobel P. SAMUELSON, con WRAY, KELTON, MOSLER, MITCHELL, PARGUEZ, et al. Il Più Grande Crimine)

PER OTTENERE QUESTO DOBBIAMO ABBANDONARE L’EURO CHE FU PENSATO GIA’ NEL 1943 UNICAMENTE PER PARALIZZARE GLI STATI SOCIALI. STA ACCADENDO. (pag. 31 Il Più Grande Crimine)

OFFRIREMO, IN CAMBIO, UNA NUOVA ETICA DEL LAVORO IN ITALIA, DOVE CIASCUNO FARA’ CIO’ CHE DEVE FARE AL MASSIMO DEL SUO IMPEGNO, SEMPRE.

NON ESISTE ALTRA SPERANZA DI SALVARCI DAL PIANO DI DISTRUZIONE DEL LAVORO CHE PARIGI, BERLINO E WALL STREET STANNO COMPLETANDO.

SOLO MARIARCA PUO’ SALVARCI. SOLO…

IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA

ORGANIZZATEVI E DISTRIBUITE QUESTE PAROLE A TUTTI I LAVORATORI CHE CONOSCETE, NELLE FABBRICHE, UFFICI, CAMPAGNE, LUOGHI DI COMMERCIO, E NELLE SCUOLE E UNIVERSITA’, A TAPPETO.

(per gli approfondimenti scientifici e storici PAOLO BARNARD Il Più Grande Crimine – dpbarnard@libero.it)

QUESTE PAGINE SONO LA TUA NUOVA TESSERA SINDACALE.

PERCHE’ IL TUO UNICO SINDACATO RIMASTO SI CHIAMA…

MARIARCA TERRACCIANO

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/terraciano.htm
28.11.2010

ComeDonChisciotte – I QUATTRO IMPRINTING DI WIKILEAKS

Fonte: ComeDonChisciotte – I QUATTRO IMPRINTING DI WIKILEAKS.

DI PINO CABRAS
megachip.info

Ora che ci dicono che con le prime nuove soffiate di Wikileaks sta esplodendo «l’11 settembre della diplomazia» ovvero «l’11 settembre di internet», deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali. Se di un 11 settembre si trattasse, saremmo nella fase del trauma mediatico iniziale, quella che ci dà l’imprinting, l’apprendimento base del nuovo mondo su cui ci affacciamo e delle nuove credenze sulle quali far fede. Una volta educate le menti con questo shock, le sue riletture successive andranno controcorrente e perciò partiranno sfavorite.

Il primo imprinting è proprio nell’idea del trauma, l’idea dell’ora zero dell’evento. Il mezzo è il messaggio. Mezzo e messaggio sono: vivere un trauma. Come se prima del percolare dei segreti attraverso Wikileaks non vi fosse modo di interpretare la politica, la diplomazia, i segreti, le normali trame degli Stati. Come se l’interpretazione storica – anch’essa basata su archivi e documenti, ma in tempi più lunghi e meditati – adesso dovesse cedere il passo e appiattirsi sull’evento emotivo.

A seguito, “I GIUDIZI DELL’IMPERO AMERICANO SUI POLITICI DEL MONDO” (Eugenio Orso, pauperclass.myblog.it)

Il secondo imprinting è sull’importanza attribuita ai temi cari alla diplomazia statunitense. Leggiamo i dispacci degli ambasciatori, scritti in modo franco e brutale, ma non per questo esenti da falsità, errori prospettici, pregiudizi, goffe banalità, chiusure. Vediamo cioè soltanto i pezzi di una visione del mondo che tuttavia non è l’unica in campo. Si continua a enfatizzare e cristallizzare per esempio la paura dell’inesistente atomica iraniana, mentre si continuano a ignorare le esistenti atomiche israeliane. Wikileaks e i media tradizionali, se combinati assieme, confermano insomma i temi dell’agenda dominante ma sconvolgono i codici della diplomazia. Proprio quel che fa la guerra, specie nella sua variante della guerra psicologica.

Il terzo imprinting è lo scompiglio sul web, talmente forte da risvegliare coloro che dal caos vorrebbero trarre un nuovo ordine sulla Rete. Due anni fa pubblicammo l’allarme del giurista che meglio conosce la Rete, Lawrence Lessig, il quale prediceva che «sta per accadere una specie di ’11 settembre di internet’», un evento che catalizzerà una radicale modifica delle norme che regolano la Rete. Lessig rivelava che il governo USA, così come aveva già pronto il Patriot Act ben prima dell’11 settembre, aveva già «un ‘Patriot Act per la Rete’ dentro qualche cassetto, in attesa di un qualunque considerevole evento da usare come pretesto per cambiare radicalmente il modo in cui funziona internet». Così come George W. Bush, anche Obama sta facendo di tutto per avere, oltre alla valigetta nucleare, anche i bottoni per spegnere il web. L’evento in corso potrebbe spingere molti governi a voler affidare a qualcuno la nuova valigetta del potere. La Cina traccia il solco da tempo, del resto.

Il quarto imprinting è l’idea che i segreti siano tutti registrati, ben custoditi dai fogli con la carta intestata degli apparati, e perciò prima o poi inevitabilmente rivelati, con tanto di numero di protocollo e firma. Gran parte del vero potere è invece fuori scena: non scrive i suoi ordini, non ha catene di comando interamente tracciabili, è silente, sta in circuiti extraistituzionali, si giova di strati di copertura, di strutture parallele, di leve lunghe. Si avvale nondimeno di apparati e procedure legali, ma senza dichiararne le vere finalità. È un’illusione tanto ingenua ritenere che Wikileaks possa scoperchiare tutti gli strati del potere, tanto quanto ritenere che i veri potenti si possano combattere solo amplificando la trasparenza liberale.

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A margine, qualche considerazione dal lato italiano sul caso Wikileaks. Il Caimandrillo (caimano e mandrillo) ha intuito che il colpo per lui c’è, ed è forte. Dice di essersi fatto una risata. Ma forse non è stata troppo fragorosa. Lui, padrone di un medium tradizionale, la Tv, che ha portato alle sue estreme conseguenze, diffida di un medium, il web, che gli è forestiero né potrà mai controllare. Nel mondo ci sono altri caimani e ora vorrebbe anche farlo sapere in giro, fra un “wild party” e un altro, quando scatena i suoi comunicatori per denunciare un complotto internazionale contro di lui. Gli inventori del “trattamento Boffo” nulla potranno però contro un trattamento Boffo al cubo. Il Caimandrillo ha voluto partecipare al grande gioco mondiale non da leader che trascina una nazione, ma da padrone che la divide, la estenua e non la porta tutta. Nel grande gioco ora appare ritratto in mutande, lo vedono per quel che è: non è il padrone dell’Italia, è solo il padrone di un suo segmento affaristico. Altri padroni si preparano a spolpare il paese diviso, senza che sia in pista una classe dirigente in grado di instaurare un minimo di sovranità nazionale capace di difendere gli interessi vitali dell’Italia.

Pino Cabras
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5150-i-quattro-imprinting-di-wikileaks.html
28.11.2010

LEGGI ANCHE: WIKILEAKS: UN ALTRO PO’ DI MANGIME PER POLLI

IL MEMO DELLA CIA ‘CELLULA ROSSA’ PUBBLICATO SU WIKILEAKS: TESTIMONIANZA DI UNA VISIONE ORWELLIANA

PERCHÉ WIKILEAKS VA PROTETTO

Le motivazioni della Corte d’appello di Palermo che ha condannato Dell’Utri. – Signori della corte I – Voglio Scendere

Fonte: Le motivazioni della Corte d’appello di Palermo che ha condannato Dell’Utri. – Signori della corte I – Voglio Scendere.

Sul sito del Fatto Quotidiano è disponibile il testo della sentenza pronunciata il 29 giugno scorso, di cui sono state pubblicate le motivazioni in questi giorni (641 pagine).

La condanna è stata così formulata: per il coimputato GAETANO CINA’, seppure non estraneo agli addebiti, pena estinta per morte del reo; per MARCELLO DELL’UTRI, conferma parziale della condanna di primo grado per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1992.

Di seguito, un breve estratto della parte decisoria della sentenza:

Risulta in conclusione provato, come in precedenza già osservato, che egli ha svolto, ricorrendo all’amico Gaetano Cinà ed alle sue “autorevoli”conoscenze e parentele, un’attività di “mediazione” quale canale di collegamento tra l’associazione mafiosa cosa nostra, in persona del suo più influente esponente dell’epoca Stefano Bontate, e Silvio Berlusconi, così apportando un consapevole rilevante contributo al rafforzamento del sodalizio criminoso al quale ha procurato una cospicua fonte di guadagno illecito rappresentata da una delle più affermate realtà imprenditoriali di quel periodo, divenuta nel volgere di pochi anni un vero e proprio impero finanziario ed economico. Va riaffermato che l’imputato non ha svolto solo un ruolo di collaborazione con l’imprenditore estorto al fine esclusivo di trovare soluzione ai suoi problemi, ma ha invece coscientemente mantenuto negli anni amichevoli rapporti con coloro che erano gli aguzzini del suo amico e datore di lavoro, incontrando e frequentando sia Gaetano Cinà che Vittorio Mangano, pranzando con loro ed a loro ricorrendo ogni qualvolta sorgevano problemi derivanti da attività criminali rispetto ai quali i suoi amici ed interlocutori avevano una sperimentata ed efficace capacità di intervento. Non dunque un reato di “amicizia” per avere frequentato un soggetto dalle parentele “ingombranti” ed un esponente mafioso in ascesa, bensi il consapevole sfruttamento di quell’amicizia e di quel rapporto che gli consentivano di porsi in diretto collegamento con i vertici della potente mafia siciliana. Marcello Dell’Utri ha così oggettivamente fornito un rilevante contributo all’associazione mafiosa cosa nostra consentendo ad essa, con piena coscienza e volontà, di perpetrare un’intensa attività estorsiva ai danni del facoltoso imprenditore milanese imponendogli sistematicamente per quasi due decenni il pagamento di ingenti somme di denaro in cambio di “protezione” personale e familiare. Infatti, anche dopo la morte di Stefano Bontate nell’aprile del 1981 e l’ascesa in seno all’associazione mafiosa di Salvatore Riina, l’imputato ha mantenuto i suoi rapporti con cosa nostra specificamente adoperandosi, fino agli inizi degli anni ’90, affinchè il gruppo imprenditoriale facente capo a Silvio Berlusconi continuasse a pagare cospicue somme di danaro a titolo estorsivo al sodalizio mafioso in cambio di “protezione” a vario titolo assicurata. Ciò Dell’Utri ha potuto fare proprio perché ha mantenuto negli anni, mai rinnegandoli ed anzi alimentandoli, amichevoli e continuativi rapporti con i due esponenti mafiosi in contatto con i vertici di cosa nostra i quali hanno accresciuto nel tempo il loro peso criminale in seno al sodalizio proprio in ragione del fatto che l’imputato ha loro consentito di accreditarsi come tramiti per giungere a Silvio Berlusconi, destinato a diventare uno dei più importanti esponenti del mondo economico-finanziario del paese, prima di determinarsi anche verso un impegno personale anche in politica. Marcello Dell’Utri, dunque, per circa due decenni, ogni volta che l’amico imprenditore Silvio Berlusconi subiva attentati ed illecite richieste ad opera della criminalità organizzata, si è proposto come soggetto capace, in forza delle sue risalenti conoscenze, di risolvere il problema con l’unico sistema che conosceva, ovvero favorire le ragioni di cosa nostra inducendo l’amico a soddisfarne le pressanti pretese estorsive. Egli è divenuto dunque costante ed insostituibile punto di riferimento sia per Silvio Berlusconi, che lo ha interpellato ogni volta che ha dovuto confrontarsi con minacce, attentati e richieste di denaro sistematicamente subite negli anni, sia soprattutto per l’associazione mafiosa cosa nostra che, sfruttando il rapporto preferenziale ed amichevole con lui intrattenuto dai suoi due membri, Gaetano Cinà e Vittorio Mangano, sapeva di disporre di un canale affidabile e proficuo per conseguire i propri illeciti scopi non rischiando denunce ed interventi delle forze dell’ordine, quanto piuttosto con la garanzia di un esito positivo e dell’accoglimento delle proprie pretese estorsive. Tale condotta dell’imputato, che anche per la sua sistematicità va fondatamente ritenuto abbia consapevolmente contribuito al consolidamento ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa, integra dunque il contestato concorso nel reato associativo che deve tuttavia ritenersi sussistente solo fino ad epoca in cui, in forza delle risultanze acquisite, può ritenersi E’ stato evidenziato come la critica ed approfondita disamina delle dichiarazioni dei collaboratori imponga di ritenere certamente provata la corresponsione, da parte del Berlusconi per il tramite di Dell’Utri, di somme di denaro a cosa nostra, fino al 1992, difettando invece elementi certi per affermare che ciò sia avvenuto anche negli anni successivi ed in particolare dopo la strage di Capaci e nel periodo in cui, dalla fine del 1993,l’imprenditore Berlusconi decise di assumere il ruolo a tutti noto nella politica del paese. Mancano infatti per il periodo successivo al 1992 prove inequivoche e certe di concrete e consapevoli condotte di contributo materiale ascrivibili a Marcello Dell’Utri aventi rilevanza causale in ordine al rafforzamento dell’organizzazione criminosa. Se infatti la giurisprudenza della Suprema Corte a Sezioni Unite impone che la prova da acquisìre ai fini della configurabilità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa debba riguardare ogni singolo contributo apportato dall’agente ed alla sua portata agevolativa rispetto agli scopi dell’associazione, risultando insufficiente ad integrare il reato una condotta che configuri mera “disponibilità” o “vicinanza”, deve concludersiche per Marcello Dell’Utri il contributo penalmente rilevante apportato agli scopi dell’associazione è stato rappresentato, per le ragioni esposte, dalla comprovata condotta di mediazione, consapevolmente svolta per circa due decenni consentendo a cosa nostra di estorcere denaro a Berlusconi, con certezza protrattasi solo sino al 1992. In difformità a quanto ritenuto dal primo Giudice, osserva infatti la Corte, all’esito dell’approfondita ed obiettiva analisi delle risultanzeacquisite, che non sussiste alcun concreto elemento ancorchè indiziario comprovante l’esistenza di contatti o rapporti, diretti o indiretti, tra Marcello Dell’Utri ed i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, essendo risultato sostanzialmente inconsistente anche il contributo offerto nel presente giudizio di appello da Gaspare Spatuzza, le cui dichiarazioni, al di là del risalto mediatico oggettivamente assunto, si sono palesate prive di ogni effettiva valenza probatoria, sia per l’inutilizzabilità processuale delle mere deduzioni ed inammissibili congetture che hanno caratterizzato l’esame del predetto, sia soprattutto per la manifesta genericità dell’unico concreto riferimento alla persona dell’imputato. La Corte infine ribadisce che l’obiettivo e rigoroso esame dei dati processuali acquisiti, costituiti prevalentemente da plurime dichiarazioni di collaboratori di giustizia, non ha evidenziato prove certe idonee a supportare la grave accusa contestata a Marcello Dell’Utri di avere stipulato nel 1994 un accordo politico-mafioso con cosa nostra nei termini richiesti per la configurabilità della fattispecie di cui agli artt.110 e 416 bis c.p. nel caso paradigmatico del patto di scambio tra l’appoggio elettorale da parte della associazione e l’appoggio promesso a questa da parte del candidato. …  L’imputato va dunque assolto dall’imputazione ascritta, relativamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992, perché il fatto non sussiste .”

Benny Calasanzio Borsellino: Anno Zero

Fonte: Benny Calasanzio Borsellino: Anno Zero.

NanoWikileaks – Passaparola – Voglio Scendere

Fonte: NanoWikileaks – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.

Una nuova diplomazia mondiale
D’ora in avanti quali che siano le conseguenze di questa ondata interminabile che durerà per mesi, pubblicazione di rapporti più o meno riservati delle diplomazie occidentali, sicuramente chiunque faccia politica nei vari stati e nei rapporti internazionali, dovrà sapere e saprà che ciò che dice in pubblico, potrà essere smentito immediatamente da ciò che magari ha detto in privato lo stesso giorno o il giorno prima perché nelle diplomazie c’è sempre la possibilità di una talpa che in un nanosecondo invia qualche file a questo sito e a altri che magari sorgeranno per emulazione.

Naturalmente si comprende il terrore, lo sgomento, smarrimento, la bile anche degli attuali governanti, a cominciare dai nostri ridicoli, i quali spiazzati da questo terremoto dicono cose sconnesse, strane, strampalate, complotti internazionali, non so Frattini dice che Assange vuole distruggere il mondo, era dai film di Fantomas di Louis de Funés che non si sentiva una stronzata così imbecille, d’altra parte i personaggi che ci governano sono quelli che sono. In realtà Assange non vuole distruggere un bel niente, chiunque sia Assange e qualunque sia il suo scopo, ha semplicemente fatto da collettore a documenti autentici, infatti l’unica cosa che manca in tutto questo terremoto sono le smentite, se fosse stata la distribuzione di carte soltanto italiane probabilmente Berlusconi e l’Avvocato Ghedini avrebbero detto che era tutto falso e che avrebbero querelato, come di solito fanno quando escono carte e testimonianze vere, sarebbero stati gli unici al mondo a farlo, neanche i nord coreani hanno smentito l’autenticità dei documenti e quindi hanno preferito anche loro assecondare questo sdegno mondiale contro la pubblicazione di carte vere, carte che peraltro sono perlopiù non top secret, sono semplicemente carte riservate ma che non costituiscono segreti di Stato anche se in Italia ormai il concetto di segreto di Stato si estende persino al punto G del Presidente del Consiglio.

La prima cosa che balza agli occhi, secondo me, è che mentre i ritratti degli altri capi di Stato e di governo che emergono dai report fatti dai diplomatici sono ritratti tridimensionali, nel senso che riguardano sì anche il privato, ma anche e soprattutto il pubblico, l’aspetto politico dei personaggi, l’unico ritratto che è bidimensionale, è piatto, è quello del nostro, il nostro è descritto semplicemente dalla cintola in giù, è l’unica parte che rileva per le diplomazie internazionali, il fatto che si preoccupa di notte di fare festini, vengono definite “orge selvagge” questo naturalmente farà molto piacere a lui che si creda che fa orge selvagge, però gli americani si occupano di questo aspetto perché dicono che questi festini e queste orge hanno poi dei riflessi paradossali, anche un po’ tragicomici in quello che lui fa di giorno, perché lui di giorno è impegnatissimo a nascondere quello che ha fatto di notte e quindi si spiega così il fatto che trascorra le giornate al telefono con la Questura di Milano per spacciare per nipote di Mubarak una minorenne che si sarebbe detto una volta di facili costumi e il resto della giornata lo passa a scansare i processi e a nascondere, a seppellire sottoterra il suo passato, che è la sua vera ossessione insieme ai festini. Della Merkel non riescono a dire niente di male, al massimo che è un po’ noiosa, poco creativa ma tenace quando si trova in difficoltà, di Sarkozy si dice che è un imperatore nudo, autoritario, senza scrupoli con i suoi collaboratori, di Putin si dice che è un capo branco e con Medvedev ha un rapporto piuttosto da maschio dominante per cui anche se non ha, perché per la costituzione russa non può avere la carica massima in Russia, è comunque lui quello che comanda.
Di Gheddafi si parla come di un ipocondriaco che si siringa di botulino e poi si raccontano anche gli aspetti politici della sua attività, di Ahmadinejad si parla naturalmente a proposito del suo scarso equilibrio mentale, ma anche di tutto ciò che ruota intorno alla politica dell’Iran, destabilizzante per il medio Oriente, di Kwan – Jin il capo coreano si dice che è traumatizzato dal suo ictus, che è ciccione ma questo si vede a occhio nudo e poi si parla di politica e poi ci sono tutte le questioni che stanno terremotando la politica internazionale, per esempio il fatto che Hilary Clinton abbia ordinato di spiare gli ambasciatori dei vari stati all’O.N.U., compresi quelli del Consiglio Ban Ki Moon, questioni di affari, questioni di politica internazionale, la macchietta, infatti vedete che il nostro è sempre sistemato nei siti all’ultimo posto nel lungo elenco dei leader citati, è proprio Berlusconi, Berlusconi è visto come una macchietta, come un pagliaccio, come un personaggio ridicolo a livello internazionale e pericoloso a livello nazionale, la N. 2 dell’ambasciata americana, stiamo parlando di una signora che è stata per 4 anni di fatto la vice ambasciatrice e lo definisce inetto, incapace di governare, inadatto a governare, vanitoso e dedito a queste feste selvagge che poi gli rubano tempo al riposo e quindi di giorno è una specie di pugile suonato.
Naturalmente non è che siano rivelazioni sconvolgenti, semmai è più interessante scoprire che Hilary Clinton, capo della diplomazia americana ha chiesto informazioni e questo è suo diritto farlo a differenza dello spionaggio ai danni degli ambasciatori e del Segretario Comunale dell’O.N.U. che non è assolutamente suo diritto farlo perché godono mi immunità o dovrebbero godere di immunità sul suolo americano, ci sarebbe addirittura da discutere se l’O.N.U. possa avere ancora sede a New York, visto che il fatto che abbia sede a New York consente agli americani di spiare le delegazioni dei vari stati del mondo all’O.N.U., ma in ogni caso era diritto di Hilary Clinton, chiedere informazioni sugli affari privati che si sospetta esistere tra Putin e Berlusconi e credo anche tra Berlusconi e Gheddafi.
Affari privati e comunque vulnerabilità dell’Italia derivanti dal fatto che Berlusconi ha praticamente consegnato il rubinetto delle nostre forniture energetiche a due paesi come la Russia e la Libia, il che espone l’Italia naturalmente a qualsiasi tipo da rappresaglia e di vendetta e obbliga l’Italia a essere la serva dei libici e dei russi, infatti Berlusconi viene definito uno che sembra il portavoce di Putin, che è ancora peggio che dire: è il portavoce di Putin perché se fosse il portavoce di Putin vorrebbe dire che almeno Putin lo ha preso sul serio e lo ha nominato suo portavoce per l’Europa, invece sembra il portavoce di Putin, perché ? Perché Putin non si è mai sognato di nominarlo suo ambasciatore, è Berlusconi che si improvvisa in piena sindrome della mosca cocchiera, portavoce di Putin in Europa e lo fa dal 1994, quando per la prima volta, lì era portavoce della Russia, quando nel G8 di Napoli, improvvisamente disse che era Russia doveva entrare in Europa e che bisognava fare un’alleanza strategica, addirittura nucleare con i russi, lo guardarono tutti come uno squinternato, in realtà negli anni successivi non ha perso occasione per sponsorizzare gli interessi russi in Europa.
Questo direi in sintesi quello che è venuto fuori per quanto riguarda i rapporti tra il nostro paese e gli Stati Uniti, dicevo che la analista, la Signora Elisabeth Dibble N. 2 dell’ambasciata in Italia per 4 anni lo è stata anche ai tempi di Bush, quindi Berlusconi era considerato un incapace, un inetto, un pericolo pubblico per il suo paese perché la diplomazia internazionale, un portavoce di Putin anche quando governava Bush , anche quando Bush pubblicamente si profondeva in grandi elogi dell’amico Silvio, anche quando Berlusconi si accreditava come l’amico del cuore di George Bush, l’ambasciata americana mandava dei desolati e desolanti rapporti a Washington, raccontando che questo signore non è capace a far niente, non combina nulla, si occupa solo degli affari suoi privati notte e giorno. Questo è interessante perché? Perché non è che non lo si sapesse, ma attenzione a non minimizzare quello che sta venendo fuori perché un conto è che lo sappia chi lo guarda in televisione, quello chi abbia occhi per vedere l’ha sempre saputo che siamo rappresentati da un pagliaccio da 16 anni a questa parte, ma è importante il fatto che con il timbro dell’ambasciata americana in Italia, ci sia scritto che siamo governati da un vanesio, incapace, poco lucido, inadatto a governare, che non combina niente, che si crede il portavoce di Putin.


Silviolo, il nano internazionale
Il fatto che lo dica ufficialmente l’ambasciata americana al suo governo è ovvio e non ha delle conseguenze da poco tutto ciò, perché? Perché dimostra che nonostante la patina, la tappezzeria dei vertici internazionali dove ci sono sempre abbracci, baci etc., poi tutti quanti a livello internazionale, sanno misurare la statura del nostro e la statura del nostro è poco inferiore a quella di questo pupazzetto Silviolo!
E’ interessante anche il ritratto psicologico che si fa di due figure come quella di Berlusconi e di Putin, quest’ultimo viene definito il capo branco, il maschio dominante, nei confronti di Medvedev ha la stessa relazione che c’è tra Batman e Robin, la stessa cosa si potrebbe dire del rapporto che c’è tra Putin e Berlusconi, Berlusconi non è mai stato, anche se questa sindrome del nano si gonfia, si cerca in tutti i modi di diventare più grosso, è sempre stato il secondo, mai il primo, è sempre stato sempre la spalma mai il primo attore, mai il protagonista, lui si è sempre scelto un uomo potente e ci si è messo a cuccia, all’ombra, lo ha fatto con Licio Gelli, lo ha fatto con Bettino Craxi, lo ha fatto con George Bush , quando è venuto meno Bush ha cominciato a farlo con Putin, lui è sempre il secondo di qualcuno, c’è sempre un articolo “Il” lui è la “I” ma comanda la “L” questo è folclore, anche, ma questa è l’immagine dell’Italia all’estero, è il biglietto da visita dell’Italia all’estero e all’estero si nota molto meglio rispetto a quanto avviene in Italia, il pericolo che questo signore rappresenta, si dirà: che l’avessero detto prima, ci avrebbero aiutati? No,la diplomazia si chiama diplomazia proprio perché certe cose pubblicamente non le dice, non le può dire, un conto sono i rapporti tra gli stati, un conto sono i giudizi che i rappresentanti degli stati danno dei propri colleghi.
Perché gli americani privatamente parlavano male di Berlusconi e pubblicamente ne parlavano bene, almeno fino a che non è arrivato Obama che, non dimentichiamolo, ha ricevuto tutti i capi di Stato del mondo almeno 3 o 4 volte, quello che si è filato di meno è proprio il nostro, perché agli americani una figuretta come il nostro nanerottolo ha sempre fatto molto comodo quando si trattava di affermare la politica di Bush, perché? Perché praticamente Berlusconi era il suo portavoce in Europa, in un’Europa che in tempi di guerra si è schierata, parliamo del continente, quasi interamente contro la guerra in Iraq e parzialmente anche contro la guerra in Afghanistan che però dopo l’11 settembre era più difficile contrastare in base alle informazioni che si avevano all’epoca, quindi era ovvio che Bush utilizzasse il nostro nanerottolo per rompere la compattezza dell’Europa continentale, infatti fu proprio l’asse Berlusconi – Aznar a contrapporsi all’asse non interventista tedesco e francese e a fare fronte comune con gli inglesi che sono tradizionalmente il lembo d’Europa più vicino agli interessi americani.
Quindi l’hanno usato senza neanche bisogno di dirgli quello che doveva fare, perché trattandosi di una spalla naturale, sapevano benissimo che si accontentava di qualche pacca, di qualche foto con il giubbotto vicino a Bush, di qualche gaglioffata nel ranch , di qualche smargiassata alla Casa Bianca, di qualche tartina nella sala ovale per fare poi tutto quello che gli si chiedeva addirittura prima che gli venisse chiesto. Ora che la politica americana non ha più bisogno di rompere l’unità dell’Europa perché ha problemi interni ben più gravi di quelli che ha fuori, il nostro è diventato totalmente ininfluente, inutile e quindi viene considerato la barzelletta dei vertici internazionali, il vecchietto un po’ fuori di testa che semmai ti fa fare 4 risate con la solita barzelletta sporca che peraltro ha già raccontato in tutti i vertici precedenti, per cui ride solo Obama perché è nuovo nel gruppo.
Interessante il fatto che tutte queste cose da 15 anni, per chiunque segua un po’ la politica, sono note, gli italiani si dividono in due categorie: i creduloni che da 15 anni pensano che questo signore sia l’ostacolo, il baluardo contro il comunismo, il campione del libero mercato, il campione dei valori del centro-destra, il punto di riferimento imprescindibile dei movimenti conservatori e liberal democratici del mondo, il cuore pulsante del partito popolare europeo, l’alfiere della famiglia dei valori di Dio patria e famiglia e altre cose di questo genere e poi ci sono quelli che hanno gli occhi e che hanno un minimo di cervello che possono essere di destra, centro, sinistra, ma che hanno sempre saputo che questo signore è una macchietta, è un gaglioffo.
Tra quelli che lo sanno ci sono due sottospecie: quelli che l’hanno sempre detto e scritto e quelli che si sono limitati a saperlo, ma non l’hanno mai detto e mai scritto, perché quando e credo che si avvicini quel giorno, ce ne libereremo, succederà quello che succede ai ragazzi oggi, quando vedono a tarda ora sui canali History Channel o anche sui RAI 3 a “Correva l’anno” le immagini un po’ velocizzate di Mussolini a Palazzo Venezia, oppure di Hitler al Reichstadt e allora si domandano e dicono: com’è possibile che uomini così goffi, ridicoli, pagliacceschi abbiano tenuto in ostaggio i loro paesi uno per 10 anni Hitler e l’altro per 21 e un pezzo come Mussolini? Com’è possibile che tanta gente ci credesse, altro che 21, poi nella Repubblica sociale di Salò c’è stato il post scriptum durato altri mesi, com’è possibile che si siano presi sul serio dei personaggi così pericolosi ma anche così ridicoli? Si vedono le immagini tipo Ridolini di questi due dittatori, è la prima domanda che ci si pone: che ci facevano quei milioni di persone in piazza a applaudirli, la stessa cosa tra qualche anno, quando si vedrà questo signore che va in giro tutto rifatto, con il casco di bitume sagomato tipo Big Jim o Ken, con questo panzone compresso dai tiranti, ogni tanto con l’occhio chiuso perché non si sono ricordati di dargli il giro di chiave fa diesis che come le chitarre porta dietro l’orecchio, che spara cazzate a raffica dalla mattina alla sera, che minaccia di toccare il culo alle signore in pieno terremoto nei giorni successivi al terremoto, che ne combina di tutti i colori, che regala gli orologi del Milan nei vertici internazionali del G8, com’è possibile che un uomo così sia stato preso sul serio da milioni di italiani?
La risposta sarà la stessa che si è data storicamente al perché quell’altro personaggio, Mussolini, era durato così a lungo con un così ampio consesso e tenete presente che Mussolini non era Berlusconi, Mussolini era un giornalista con i fiocchi che scriveva benissimo, molto colto, politicamente molto abile, i suoi governi erano formati dal meglio della cultura italiana nei vari settori dal diritto, all’economia, alla filosofia, alla cultura, fascisti, nazionalisti ma gente come Gentile, come Balbo, come Bottai, come Stefani, come Alfredo Rocco, come Giovanni Gentile non stiamo mica parlando di Gasparri, Capezzone, Bondi, Mara Carfagna e robe del genere. Infatti quello ha lasciato cose che si vedono ancora adesso, questo per fortuna non ha lasciato neanche una pietra, tranne forse la prima pietra del ponte sullo stretto che è già stata posata 15 volte, quindi ci sono 15 prime pietre a distanza ravvicinata in quel di Messina.
La risposta è che questo signore è stato preso molto sul serio dalle classi dirigenti di questo paese e soprattutto da quelli che hanno in mano il mondo dell’informazione (che è sua) per cui per 20 anni noi abbiamo vissuto in questo incantesimo in cui Il Corriere della sera che oggi si diverte, perché oggi è facile “Leader vanitoso, stanco, inefficienza, sembra il portavoce di Putin” e fa un editoriale di Franco Venturini dove si racconta la ridicolaggine della nostra politica estera e l’inconsistenza del nostro peso politico all’estero, da 15 anni scrivono esattamente il contrario e cioè che Berlusconi tra i suoi fiori all’occhiello ha la politica estera, quante volte L’Ambasciatore romano ha scritto queste cose, quante volte gli hanno lasciato dire che Berlusconi aveva evitato la guerra tra la Russia e la Georgia, quante volte hanno raccontato che Berlusconi era il protagonista della distensione tra Russia e America, quante volte gli hanno lasciato fare e dire le cose più incredibili sottovalutandole e minimizzandole, questo è il problema, il problema è che se per 15 anni televisioni e giornali avessero raccontato quello che tutti coloro che hanno occhi e cervelli avevano visto e sapevano e l’avessero ufficializzato e l’avessero preso in giro perché non poi non va neanche preso sul serio questo signore, il favore peggiore che gli si può fare è proprio quello di prenderlo sul serio, probabilmente con questa aura di ridicolo addosso, anziché con questa aura di serietà e di credibilità, ce ne saremmo già liberati, perché? Perché gli italiani votano, sono sempre in soccorso del vincitore, quando sentono che uno comincia a puzzare di cadavere o vedono che comincia a traballare, lo impallinano, quindi non è che votino volentieri per un uomo ridicolo che sembra alla frutta, il problema è che l’immagine l’intelligentia italiana conformista, la grande stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, la televisione salvo veramente due o tre eccezioni, hanno dato in questi anni era esattamente il contrario di quello che oggi che l’omino è bollito e tutti si divertono a scrivere.


I ritardatari
Ci volevano 15 anni? Aprendo le virgolette e citando la N. 2 dell’ambasciata americana per dire che Berlusconi è un leader vanitoso, stanco, inefficiente e sembra il portavoce di Putin?
E’ proprio il minimo quello che abbiamo scritto, mi sono preso qua per non dimenticarmelo, un libro che ho fatto e che è “Le mille balle blu” perché ogni tanto mi veniva voglia di fare il punto della situazione e quindi alla vigilia delle elezioni del 2006, quelle che lui ha perso, sia pure di poco, con Peter Gomez avevamo fatto “Le mille balle blu” per raccogliere e catalogare l’enorme mole di cazzate che questo signore era riuscito a dire nei primi 12 anni della sua vita politica e sembravano gli ultimi.
C’era un capitolo, il Presidente Gran Turismo con tutte le cose che era riuscito a fare e dire all’estero, appena varcata la cinta daziaria, con la differenza che ogni volta che passava in un paese estero, lasciava tracce indelebili, perché? Perché i giornali per giorni e giorni dicevano: ma chi è questo? Da dove arriva? Come fanno gli italiani a votarlo? Ma come fanno a sopportarlo? Ma non si vergognano a farsi rappresentante da questa barzelletta ambulante? Perché? Perché all’estero le televisioni e i giornali hanno un difetto, non sono di Berlusconi, quindi possono scrivere liberamente quello che vedono, cosa che non hanno mai potuto fare le nostre televisioni e i nostri giornali, ecco perché lui aveva una pessima reputazione nella stampa internazionale e un’ottima reputazione nella stampa italiana e ecco perché era costretto a raccontare che la stampa internazionale era a servizio del comunismo o che i corrispondenti esteri in Italia, leggono solo Repubblica e L’Unità e adesso magari anche Il Fatto Quotidiano, in realtà non leggono un bel niente, basta che guardino, scrivono quello che vedono, solo che a differenza dei nostri giornali, non hanno condizionamenti proprietari e pubblicitari e quindi possono dire chiaramente che un pagliaccio è un pagliaccio!
Immaginate quando andò in Inghilterra, andò a trovare Margaret Tatcher, ormai ex Premier inglese e disse: la Tatcher è sempre una bella gnocca! Quando gli interpreti tradussero all’impronta bella gnocca a proposito di una signora che tra l’altro è pure malata, in Inghilterra si domandarono chi fosse qua e quando scoprirono che era il Capo del Governo italiano si preoccuparono per noi! Pensate quando al vertice della Fao invitò il Presidente del Togo Gnassingbe’ che stava spiegando la tragedia del Malawi con 13 milioni di persone che stavano morendo di fame, lui lo invitò a stringere perché disse: accorciamo i tempi degli interventi perché la nostra non sarà una tragedia, ma anche noi abbiamo fame! Al vertice della Fao sulla fame del mondo, poi aggiunge “grazie di essere stati con noi, il pranzo è pronto, spero che il menù sia totalmente italiano in questo caso sarete soddisfatti” poi prese il Direttore della Fao, il senegalese Diouf, e gli disse: dovresti dimagrire un po’! Poi tutte le sparate contro l’Europa, da parte di un capo del governo di un paese europeo che a un certo punto diventò Presidente di turno dell’Unione Europea per 6 mesi da luglio a dicembre del 2003, semestre inaugurato dalla famosa uscita del Capò nazista contro un socialista tedesco Schultz e poi tutte le tournèe.
Quando disse al cancelliere tedesco Schroeder “parliamo un po’ di donne che tu te ne intendi” e lì c’era la moglie. Una volta è andato in Russia, una delle tante e gli hanno fatto visitare uno stabilimento della Merloni a qualche decina di chilometri da Mosca, c’erano lui e Putin, scrive il giorno dopo l’inviato del quotidiano Kommerzant , la visita è avvenuta a Lipetz 400 chilometri a sud da Mosca “il Premier italiano era particolarmente attivo e era chiaro che aveva un obiettivo, non sarebbe stato contento se non fosse riuscito a avvicinarsi a un gruppo di operaie, poi rivolto a Putin disse: voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella, aveva già individuato la sua vittima, si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa, lei si è scansata, ma il Signor Berlusconi in passato deve avere fatto esperienza con donne anche più rapide di questa – l’aveva capito persino il giornalista Kommerzant – con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia – pensate anche a tutto il cerone – e ha scosso l’operaia ridendo, quasi volesse buttarla a terra, l’unica cosa che la donna ha potuto fare è stata rifiutarsi di ricambiare i baci. Putin assisteva alla scena immobile, gelido, pare che non sopporti più i continui scherzi e giochetti pesanti dell’amico Silvio” queste sono le sue missioni internazionali destinate a migliorare la reputazione dell’Italia nel mondo.
Un’altra volta lui stesso, Berlusconi, quando c’era ancora Heltzin racconta “una volta ho parlato a Heltzin per 25 minuti della Csce la conferenza per la sicurezza e la cooperazione europea e non sapevo cosa fosse, eravamo a cena, Heltzin si lamentava che l’Europa non lo aiutava a risolvere la crisi in Cecenia attraverso la Csce, io mi dicevo: chissà di che parla, finisce, silenzio, finché lo svedese Bilt per toglierci di imbarazzo dice abbiamo qui il Presidente di turno Berlusconi, chiediamolo a lui! E si gira verso di me, sussulto, poi sento i tricolori che sventolano alle mie spalle, capisco che non posso fare una figuraccia per il mio paese e comincio a parlare per 25 minuti discetto di Cecenia, Europa e guerre, lui naturalmente non sa neanche dove è la Cecenia. Alla fine Mitterrand mi dice: bene la questione è nelle tue mani, quale mi chiedo io, appena finisce la cena prendo Felipe Gonzales da parte e gli chiedo: ma tu lo sai cos’è la Csce? Lui comincia a ridere, non si ferma più e finisce seduto per terra, tanto che lo devo raccogliere” c’era un vertice sulla Csce e Berlusconi non sapeva cosa era la Csce e lo diceva in giro facendo ridere gli altri e poi l’ha raccontato per fare bella figura!
Ogni tanto gli parte la mole e dice: non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la stessa storia che ho io, da un punto di vista personale, c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio e questo qualcuno sono io, quando si siedo al fianco di questo o quel primo Ministro o Capo di Stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo e questo qualcuno non sono io, la mia bravura è fuori discussione, la mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se le sognano, sono loro che devono dimostrare di essere bravi!


Sputtanamento globale
Un’altra volta saluta i capi di Stato e di governo a Bruxelles alla fine di una riunione di primi Ministri e di capi dello Stato, mancava Ciampi quella volta, allora lui di inglese a sorpresa fa un saluto a nome di Ciampi, comincia a parlare lingue sconosciute che è una cosa tipica degli indemoniati, oltre che di Berlusconi e dice testualmente “I give you the salutation of my President of the republic”.
Quello più bravo è anche poliglotta è cosmopolita proprio, parla l’inglese come Cementano svalutation etc., salutation questa è la sua traduzione di saluto! Naturalmente la battuta con Rasmussen, il danese Rasmussen che era venuto a trovarlo a Roma e lui gli disse: ma lo sa che lei è molto più bello di Cacciari, la presenterò a mia moglie con quello che si dice! Ufficializzò a livello mondiale il fatto che si diceva che sua moglie, che stava ancora con lui, stesse anche con Cacciari. Rasmussen credeva di non capire quando gli arrivava la traduzione simultanea, pensava a un’interferenza, non poteva immaginare cosa stava dicendo Berlusconi, pensate quando ha messo in imbarazzo la povera Presidente finlandese Alonen, rivelando che aveva dovuto riesumare le sue doti di playboy e fare la corte alla Alonen per sottrarre alla Finlandia l’agenzia alimentare europea che era stata affidata all’Italia, a Parma e la Alonen dovette spiegare al Parlamento europeo che non era vero niente, che Berlusconi si era inventato tutto, perché? Perché tutti volevano sapere cosa le fosse saltato in mente di cedere all’Italia un’agenzia alimentare che spettava alla Finlandia, in cambio di una notte d’amore con uno così, tra l’altro!
Allora Berlusconi per rimediare alla gaffe, disse che era normale che dessero l’agenzia alimentare europea all’Italia, perché almeno in Italia c’è buona cucina, mentre in Finlandia cosa possono mangiare questi sfigati? Prosciutto di renna affumicata, una schifezza, risultato? Per ritorsione gli allevatori finlandesi bloccarono l’importazione di generi alimentari dall’Italia, crisi commerciale con la Finlandia, non ce le ricordiamo più queste cose? E neanche come Berlusconi rimediò a quella seconda gaffe, ne fece subito una terza, mostrò a un vertice di Forza Italia, la gigantografia della Alonen che bellissima, poverina e disse: ma l’avete vista in faccia questa? Ma credete davvero che mi metta a fare la corte a una con quella faccia? Le diede della racchia in mondovisione così anche la Finlandia l’abbiamo sistemata, perché ne mancavano pochi di paesi che ancora chi consideravano.
C’è l’imbarazzo della scelta nel descrivere tutto quello che è riuscito a combinare ogni volta che ha superato i confini patri perché è all’estero che dà il meglio di sé il nostro naturalmente, non vi dico quando è stato in Iraq e quando è tornato ha detto: in Iraq ormai c’è una vita regolare, poi certo ci sono anche dei problemi, per esempio i semafori, a Baghdad non funzionano i semafori, morivano 100/200 persone al giorno in attentati, kamikaze che si facevano esplodere dappertutto, rapimenti, guerre civili, i semafori, è per quello che gli americani se ne sono andati dall’Iraq, per questo traffico insopportabile che c’è a Baghdad, un po’ come a Palermo nel film di Jhonny Stecchino, il problema è il traffico!
Questo è riuscito a fare e a dire in questi 15 anni, adesso ci voleva la N. 2 dell’ambasciata americana per spiegare a noi che ce l’abbiamo in casa da 15 anni che questo signore è un leader vanitoso, stanco e inefficiente, si potrebbero anche aggiungere altre cose, volendo, è stata buona la signora! Però stiamo attenti perché cose ridicole sono un conto e le cose serie sono un altro, gli americani si sono resi conto che anche le debolezze private del Presidente del Consiglio, hanno una rilevanza pubblica, il folclore con Gheddafi non è solo folclore, sono affari per Berlusconi e dipendenza del nostro paese da un regime assolutamente inaffidabile come quello libico e dipendenza del nostro paese al di là del folclore di Berlusconi con il peluche in testa nella Dacia con Putin, dipendenza del nostro paese da quell’altro stato come la Russia che noi sponsorizziamo, evidentemente per ragioni di affari non essendoci altri motivi e stiamo parlando di un paese, la Russia che viene definito dalle diplomazie come uno stato mafioso, uno stato che ormai è completamente in mano alle mafie e guarda un po’ tra tutti gli stati del mondo, chi è andato a scegliersi come partner privilegiato il nostro? Naturalmente l’altro stato mafioso! Quindi stiamo attenti folclore ma anche cose serie e gravissime che avevamo tutti gli strumenti per notare e per vedere noi stessi, molti hanno fatto finta di non vedere, altri sono stati sviati da un’informazione che per 15 anni ha preso sul serio questo leader vanitoso, inefficiente, incapace, inadatto a governare, che sembra il portavoce di Putin e l’hanno trasformato nel leader dei moderati e dei liberali.
Sapete quale sarà il prossimo passaggio? E’ quando su Wikileaks arriverà anche qualche dossier della diplomazia libica e russa perché vedete che prima o poi scopriremo che anche in Libia e anche in Russia questo signore è considerato un pagliaccio, che anche Putin e Gheddafi che pubblicamente lo riveriscono molto in privato lo considerano per quello che è perché non sono stupidi né Gheddafi, né Putin, sono tante altre cose ma stupidi non lo sono, a quel punto quando anche Gheddafi e Putin lo considereranno un pagliaccio, resterà soltanto una forza, un ambiente, un’organizzazione che lo prende sul serio, il Partito Democratico, quello che nelle sue precedenti reincarnazioni lo aveva scambiato addirittura per un padre costituente grazie a D’Alema e a Marini e poi a Veltroni e che per 15 anni invece di isolarlo come un corpo estraneo e come un uomo ridicolo, tragicamente ridicolo, visti i danni che ha fatto al nostro paese lo hanno continuamente invitato a fare le riforme, lo hanno continuamente elevato al rango di riformatore, anziché trattarlo come andava trattato e questo secondo me insieme al monopolio dell’informazione da parte sua, è l’altra ragione per la quale oggi questo uomo ridicolo è ancora a Palazzo Chigi.


Se vi interessa, dato che siamo in vena di riepiloghi, siamo alla fine dell’anno, forse siamo anche alla fine del regime, noi abbiamo messo insieme un Dvd che devo dire ha una bella copertina anche, non per merito mio, ma per merito di chi segue il blog di Grillo e che quindi lo ha allestito e che si intitola “Berluscoma 2010 il tramonto della seconda repubblica” cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto la storia di questo anno, la storia che di questo, ci auguriamo, non costa niente farsi gli auguri, sia l’ultimo infestato da lui.
Il tramonto della seconda repubblica, tutti gli episodi cruciali che hanno costellato quest’anno dall’inizio alla fine, l’anno 2010 è cominciato con lo scandalo della protezione civile, con lo scandalo Scajola, poi c’è lo scandalo della P3 , questo rigurgito di tangentopoli perché adesso sta approdando addirittura a un mostro come Finmeccanica e che ha provocato la crisi nel centro-destra proprio sulla questione morale e la legalità e il distacco di Fini, il linciaggio di Fini per essersi distaccato, la maggioranza più ampia mai vista che diventa improvvisamente minoranza alla Camera, i tentativi di ricomprare e adesso vedremo il 14 dicembre cosa succederà.
Ci sono delle mie parti di racconto in questo Dvd e poi ci sono dei filmati in modo da avere un quadro complessivo dell’anno che è appena passato, con tutto ciò naturalmente che è successo, si chiama “Berluscoma” voi come lo trovate se lo volete comprare? Lo potete comprare sul sito di Beppe Grillo, sul sito de Il Fatto Quotidiano ordinandolo via Internet, oppure lo potete prendere in edicola insieme a Il Fatto Quotidiano, su Fatto Quotidiano, sul sito de Il Fatto e sul blog di Grillo trovate tutte le istruzioni, è una cosa molto semplice, si intitola “Berluscoma 2010” passate parola e ci vediamo lunedì prossimo.


Blog di Beppe Grillo – Il segreto di Stato

Fonte: Il segreto di Stato.

Quando i cittadini NON devono venire a conoscenza di azioni (crimini?) delle Istituzioni, allora arriva, immancabile, il segreto di Stato, più inconoscibile del terzo segreto di Fatima. Il segreto di Stato viene sciolto di solito alla morte dei responsabili. Perché il cittadino non deve sapere SUBITO fatti che riguardano la sua nazione? Ad esempio chi ha abbattuto l’aereo diretto a Ustica o chi ha lasciato che venisse ucciso Aldo Moro? Uno Stato senza segreti tutela i cittadini, con i segreti, le oligarchie al potere.
“La prassi del “segreto di stato” considerando l’argomento a mente libera, è quanto di più umiliante possa esistere nei rapporti fra Cittadino vittima e Stato prevaricatore. Per chi, per cosa, necessita il bollo “secretato” su cose che riguardano la gestione delle faccende nazionali e non. Si è pervertito il ruolo fondamentale che chi governa, lo fa con l’unico obiettivo del benessere dei governati in democrazia , in trasparenza in onestà. Il segreto di stato nega o mette in dubbio questi presupposti sancendo il concetto che chi governa forma in “automatico” una controimmagine che vive in autonomia anche in contrapposizione a coloro che SONO nel reale lo Stato cioè i cittadini ai quali si fa sapere solo quello che conviene e viceversa si nasconde quello che non conviene. L’ABOLIZIONE di questo strumento di potere illegittimo dovrebbe essere ai primi punti di un’azione riformatrice che scompiglierebbe le carte a tutte le caste del mondo.” giovanni borrelli (giovrelli), Livorno

ComeDonChisciotte – GLI AFGANI DEL SUD NON HANNO MAI SENTITO PARLARE DELL’ 11 SETTEMBRE

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI AFGANI DEL SUD NON HANNO MAI SENTITO PARLARE DELL’ 11 SETTEMBRE.

DI JUAN COLE
.juancole.com

Secondo un sondaggio condotto nelle province di Helmand e Kandahar, il 92% degli afghani intervistati (1000 uomini) non ha mai sentito parlare del 11 settembre.

La maggior parte degli americani è indecisa sulla guerra in Afghanistan, per loro è difficile accantonare la tesi secondo cui gli attacchi dell’11 settembre furono pianificati in alcuni dei 40 campi di addestramento per terroristi che miravano a dichiarare guerra agli Stati Uniti.

Se gli afgani, il 72% dei quali analfabeta, non hanno mai sentito parlare dell’ 11 settembre, di conseguenza non hanno la più pallida idea del perché gli Stati Uniti e la NATO si trovano nel loro paese !

Ed è la totale mancanza di queste informazioni, probabilmente, a renderli più ostili alla presenza americana. Per loro è del tutto ingiustificato e assurdo lasciare che la loro terra venga occupata.

La conoscenza del mondo esterno è collegato, in parte, all’infrastruttura informativa.

In Afghanistan in molte zone non c’è elettricità, ciò limita l’accesso alla televisione e ad internet. L’ accesso ad Internet infatti è solo del 3% , sia a causa dei costi elevati della comunicazione via satellite, sia perché mancano i più moderni cavi di fibra ottica.

I segnali satellitari hanno fatto sì che il 30% degli afghani potesse avere un telefono cellulare.

Tuttavia l’accesso all’informazione è più facile nelle aree urbane come Kabul e Mazar piuttosto che nelle zone rurali meridionali Pashtun.

Ma è anche possibile che i Pashtun, che avevano sostenuto i talebani, si vergognino così’ tanto dei fatti del 11 settembre, e quindi le loro negoziazioni siano solo un modo di salvarsi la faccia.

Juan Cole
Fonte: http://www.juancole.com/2010
Link: http://www.juancole.com/2010/11/southern-afghans-have-never-heard-of-911.html
20.11.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciootte.org a cura di CINZIA IACOMINO

Wikileaks. L’Italia? Non conta nulla | Pietro Orsatti

Fonte: Wikileaks. L’Italia? Non conta nulla | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti

E diciamolo. “Si tratta di informazioni che dovevano rimanere riservate, probabilmente sono frutto di un’azione illegale, e, con mia sorpresa, sembrano uscire da giornaletti specializzati nei gossip”. Questo ha dichiarato il nostro ministro della Difesa dopo una prima lettura di ciò che è stato reso pubblico da Wikileaks. Ovviamente La Russa si è concentrato su quello che è emerso finora sull’Italia, ovvero sui giudizi sulle feste e sugli atteggiamenti non proprio da statista del premier Silvio Berlusconi. Cose che noi italiani conosciamo bene senza che ce lo raccontino gli americani. Di gossip La Russa proprio non può parlare invece sulle preoccupazioni della Clinton a riguardo degli affari e dei possibili investimenti energetici di Berlusconi con Putin. Quella è altra roba, e La Russa lo sa. E quindi svicola.

E diciamolo, come ci insegna La Russa, dopo tutto quello che è uscito in questi anni su Berlusconi quello che emerge dalle rivelazioni di Wikileaks sono quisquiglie. E una conferma. Contiamo sempre meno sul piano internazionale. Da un’analisi statistica sui documenti rilasciati da Wikileaks ieri sera noi siamo fra i paesi meno “attenzionati” del gruppo dei big, dell’esclusivo club del G8. Insomma contiamo poco, preoccupiamo anche meno. L’unica questione aperta, e che allarmerebbe l’amministrazione Usa, è quella energetica con la Russia. O meglio, i possibili affari privati fra Berlusconi e Putin. Privati, non nazionali. E poi quell’iper attivismo di Berlusconi al massimo definibile come portavoce in sede internazionale dell’amico (il sospetto della Clintono è “socio”) Vladimir.

Insomma, leggendo oggi i documenti di Wikileaks, abbiamo solo una conferma. Sul piano internazionale contiamo poco se non nulla, preoccupiamo solo per quanto riguarda le vicende personali del nostro premier e complessivamente siamo ritenuti la periferia dell’Impero. Perché non abbiamo ruolo, perché i problemi reali sono altri, la Cina e il Medio Oriente in particolare, perché Obama, e la Clinton, ci ritengono solo dei furbacchioni un po’ rumorosi, gente che non sa stare educatamente a tavola, ospiti scomodi. Perfino sul piano delle rivelazioni di Wikileaks siamo assolutamente irrilevanti.

Che colpo per l’ego smisurato di Berlusconi.

su Gli Italiani

Blog di Beppe Grillo – Gromo “Game Free Zone” – Intervista al sindaco Luigi Santos

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Gromo “Game Free Zone” – Intervista al sindaco Luigi Santos.

La malattia del gioco, o ludopatia, è alimentata dallo Stato Italiano attraverso le macchinette che ha distribuito ovunque: da città come Roma o Milano, ai piccoli paesi di provincia. Le macchinette vampiro succhiano i soldi ai pensionati e ai più deboli per darli a Tremorti. I poveri, diventati più poveri, chiedono aiuto al Comune. 280.000 italiani spendono 500 euro al mese (140 milioni di euro), una cifra spesso equivalente alla loro pensione. Il sindaco di Gromo, Luigi Solinas vuole proibire con un’ordinanza l’uso delle macchinette nel suo comune. Sarà il primo comune d’Italia ad essere “Game Free Zone“. Un’iniziativa da imitare ovunque.

Intervista a Luigi Santos, Sindaco di Gromo:
“Sono Santos Luigi Sindaco in un paese di Gromo, in alta Val Seriana, in Provincia di Bergamo, è un paesino piccolissimo, sono 1250 abitanti con due frazioni annesse.
Parliamo di slot machine e di macchinette, stiamo studiando un’ordinanza che possa vietare sul territorio comunale quello che è l’uso di queste macchinette, perché? La motivazione principe è nata dal fatto che ci siamo trovati famiglie che chiedevano sussistenza sociale tramite l’assistente sociale. Purtroppo cosa succede? Spesso e volentieri all’interno di queste famiglie ci sono persone che spendono al gioco delle macchinette qualcosa come 500/600 Euro al mese, allora ci siamo posti questo interrogativo: “Non è il caso di far fermare questo cane che si morde la coda?“. Perché è vero che lo Stato prende dei soldi dalle macchinette, è anche vero che poi lo Stato deve dare dei sussidi sociali a persone che effettivamente ne hanno necessità. Tant’è vero che in Bergamo ci sono dei corsi tenuti dall’ASL., dal Sert, dal patronato San Vincenzo per recuperare veramente queste persone che soffrono di ludopatia. Tenete presente che in Italia ci sono qualcosa come 700 mila persone che soffrono di ludopatia e il 40% di loro, pertanto 280 mila persone, spendono più di 500 Euro al mese in queste macchinette, vuol dire veramente una finanziaria. Forse è il caso di mettere mano a queste cose, decidere veramente cosa si vuole fare, anche perché effettivamente le persone che giocano con queste macchinette sono persone più deboli o meglio, a me piace definirle meno attente: si fanno abbindolare dalla facile possibilità di portare a casa dei soldini, quando invece buttano dalla finestra tanti soldi e nessuno poi glieli rende. Parlando la settimana scorsa con un commerciante vicino al mio paese, questi mi raccontava l’esperienza di una persona che si è fermata presso la sua attività, dalle 15 fino alle 19 a giocare con questa macchinetta e lui ha stimato che possa avere buttato qualcosa come 600 Euro. La cosa è improponibile, ingiustificabile ed è il caso che di dire “Basta!” a questo sperpero di denaro. Oltretutto è uno sperpero di denaro che si ripercuote su tutte le casse e comunali, dei cittadini e dello Stato.
Signori, ricordiamoci che lo Stato non è il Sindaco o il palazzo comunale o i dipendenti comunali, ma lo Stato siamo tutti noi, lo sono io, l’intervistatore, sono tutti, pertanto tutti partecipiamo a questa cosa, forse è il caso di prendere il toro per le corna e dire “Basta, voltiamo pagina!”. Diciamo che i cittadini di Gromo hanno reagito con sensibilità a questa provocazione, nel senso che cominciano a chiederci cosa possono fare per evitare che persone meno attente giochino a queste infernali macchinette. Certo è difficile quando entra qualcuno in un’attività dire: “Tu giochi, tu non giochi“. Non si potrà mai ad arrivare a questo, ecco perché si pensa di vietare l’uso di queste macchinette. So che qualcuno ha messo dei cartelli sopra le macchinette dove c’è scritto “Attenzione è un gioco, fate attenzione perché ci può essere sperpero di denaro”. Bella operazione, bella mossa, però ricordiamoci che abbiamo a che fare con delle persone meno attente; magari il cartello non lo leggono neanche. E’ come il fumatore incallito che il fatto che ci sia scritto sul pacchetto di sigarette che il fumo nuoce alla salute o provoca il cancro, non gliene può fregare di meno. Lui continua a fumare perché è convinto che gli faccia bene! In merito all’ordinanza, la si sta studiando con un ufficio legale che possa porre fine all’utilizzo delle macchinette sul Comune di Gromo, è un’ordinanza non di facile promulgazione anche perché si va a ledere parzialmente quella che è una legge dello Stato, però si pensa che tramite un’ordinanza di ordine pubblico, piuttosto che di salute, dedicata proprio alle persone meno attente si possa riuscire a evitare che nel Comune di Gromo queste macchinette siano utilizzate da tutti.”

Blog di Beppe Grillo – L’inceneritore dei Castelli Romani

Fonte: Blog di Beppe Grillo – L’inceneritore dei Castelli Romani.

La discarica di Malagrotta di Roma, che non ha nulla da invidiare alle discariche campane (anzi…), è satura. La soluzione ovvia per i politici del fronte unito Pdl e Pdmenoelle, Marrazzo docet, è quella di appestare la zona dei Castelli Romani, come è già avvenuto a Napoli per i Comuni Vesuviani. Ad Albano Laziale sono in arrivo i rifiuti della capitale e i fumi dell’inceneritore con gli immancabili tumori. Chi pagherà per l’inquinamento e per le malattie? Insomma, chi ci guadagnerà?
Caro Beppe,
ti scrivo per informarti che anche ad Albano Laziale è arrivato, più forte che mai, il pro-fumo di monnezza. Quella “buona” però, dei Castelli Romani, alle porte di Roma, che odora, come sai bene, di mafia-connection. L’impianto che vogliono localizzare ad Albano Laziale si poggia, a livello legale, sul solo decreto di pubblica utilità di Marrazzo (N.147/2007) non essendo passato per il voto dell’ex consiglio regionale. Ora siamo in attesa di conoscere il piano rifiuti del neo assessore della Polverini, con delega ai rifiuti, di Paolantonio. Chi, oggi, potrebbe sottoscrivere i frutti avvelenati della politica marrazziana? Un impianto, caro Beppe, privo d’una gara d’appalto, costruito per intero con soldi pubblici che ruba attraverso il raggiro legale dei CIP6, con una VIA (valutazione d’impatto ambientale), due sospensive in autotutela della VIA, un A.I.A. (autorizzazione integrata ambientale) frutto di logiche e politiche alla matriciana, appunto. Solo la Azienda Usl Rm-H s’è schierata a difesa del territorio, della salute dei cittadini e dell’ambiente. Il coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale (www.noinceneritorealbano.it) sta dando battaglia da tre anni contro questo impianto e queste logiche politiche con tre ricorsi al Tar Lazio, per le quali siamo in attesa della sentenza. L’ultimo corteo che abbiamo organizzato, 23 Settembre 2010, ha visto la presenza di oltre 5.000 persone, il più partecipato della storia dei Castelli Romani.” Daniele Castri (Referente legale Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale)

Sergio Lari: ‘Per noi Gaspare Spatuzza è attendibile’

Fonte: Sergio Lari: ‘Per noi Gaspare Spatuzza è attendibile’.

27 novembre 2010, Palermo. «Il mio ufficio giudiziario ha sviluppato e trovato riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza su un tema ampio, quello di un segmento esecutivo della strage di via d’Amelio, di cui lo stesso Spatuzza è stato diretto protagonista». Lo ha detto ai microfoni dell’emittente Tgs il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, commentando la posizione dei giudici della Corte d’appello di Palermo, che nella sentenza del processo Dell’Utri lo ritengono inattendibile. «Non è mia abitudine commentare le sentenze, che vanno lette e rispettate – ha spiegato Lari – ma mi limito solo ad osservare che quel giudizio si riferisce a una vicenda circoscritta e specifica, l’incontro tra Spatuzza e Graviano in un bar nel gennaio del 1994, e a dichiarazioni de relato: è su quel tema che si è pronunciata la Corte d’Appello».

Adnkronos e Antimafiaduemila

Mafia: procuratore Lari, quasi certa revisione processo su stragi 1992

27 novembre 2010, Palermo. «La prospettiva dopo i recenti sviluppi delle indagini sulle stragi del 1992 è quella di celebrare a Caltanissetta un processo basato sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Processo che può portare anche la rilettura delle precedenti indagini, in relazione alle quali si sono registrate le ritrattazioni di quelli che furono i cardini di quei processi». A dirlo è stato il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, intervistato dall’emittente televisiva regionale Tgs. Il neo pentito di mafia Gaspare Spatuzza si è autoaccusato, raccontando una versione diversa da quella finora conosciuta sulla strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. «Sicuramente a Caltanissetta questo processo di farà – aggiunge Lari – Parallelamente offriremo i risultati di queste indagini articolate e complesse alla Procura generale di Caltanissetta, che li trasmetterà alla Procura generale competente, che potrebbe essere quella di Catania o di Messina per valutare la possibilità, o la quasi certezza se vogliamo, di apertura di un processo di revisione – conclude Lari – nei confronti di alcune delle posizioni delle persone accusate ingiustamente e che hanno avuto condanne all’ergastolo».

Adnkronos e Antimafiaduemila

Distrazioni di massa sul biennio stragista ’92-’93

Fonte: Distrazioni di massa sul biennio stragista ’92-’93.

“Possibile che l’ex presidente del Consiglio, Carlo Azelio Ciampi, fosse stato tenuto all’oscuro di tutto, come il suo ex Guardasigilli Conso afferma? E che rapporto di causa-effetto c’è tra la lettera che alcuni boss indirizzarono nei primi mesi del ’93 al Presidente della Repubblica di allora, Scalfaro, nella quale chiedevano un provvedimento di clemenza e l’effettiva revoca del 41 bis?”. Questi inquietanti, quanto leciti, interrogativi rimbalzano con prepotenza sulle agenzie di stampa nazionali.

Peccato che a porli con meri fini propagandistici sia il parlamentare del Pdl Maurizio Gasparri. Davanti ad un’opinione pubblica che a stento cerca di uscire dall’anestesia totale nella quale è stata indotta dai vari governi che si sono succeduti, si assiste ad una sorta di farsa tragicomica su questioni che imporrebbero invece il rispetto assoluto della verità. Dopo la pubblicazione di stralci delle dichiarazioni di Giovanni Conso, Nicolò Amato e Nicola Mancino (sulle revoche delle centinaia di provvedimenti di regime di carcere duro durante il periodo stragista del ’93 in una sorta di do ut des per fermare le stragi, ndr), il centrodestra si è posto l’obiettivo di dimostrare che la “trattativa” tra Stato e mafia si sarebbe consumata a suon di revoche di 41 bis durante la “reggenza” del centro-sinistra al Parlamento e al Quirinale. Lo scaltro tentativo di spostare l’attenzione da quei contatti tra Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra, quali trait-d’union con Berlusconi (di cui si parla ampiamente nella sentenza di I grado, in maniera “ridotta” e alquanto schizofrenica in quella di appello) è fin troppo evidente.
E in questo contesto di rivisitazione storica la disinformazione galoppa spedita attraverso una vera e propria “interpretazione” dei  fatti succedutisi nel biennio ’92-’93. Le dichiarazioni dell’ex Guardasigilli, Giovanni Conso, sul mancato rinnovo del 41-bis a centinaia di mafiosi detenuti nel ’93, secondo alcune teorie ben precise, diventerebbero quindi la prova del coinvolgimento del centrosinistra di allora nella questione della “trattativa”. Una di queste teorie viene inglobata nel recente editoriale del vicedirettore delCorriere della Sera, Pier Luigi Battista, secondo il quale l’alleggerimento sul 41 bis, realizzato dai governi “di centrosinistra”, Amato e Ciampi, non poteva “far parte di un ‘complotto’ orchestrato dalla mafia e dalla nuova politica dell’utrian-berlusconiana”. Ma la stridente versione dei fatti viene di fatto smentita dalle indagini pluriennali degli inquirenti di diverse procure. Partiamo dalla fine. “Mio padre fu il tramite fra Stato e mafia fino al dicembre del ’92, quando fu arrestato; poi mi disse che, nella primavera-estate del ‘93, gli era subentrato Dell’Utri”. A parlare ai magistrati è Massimo Ciancimino, siamo agli inizi del 2010. La possibile conferma dell’esistenza di due “trattative” tra Stato e mafia prende forma attraverso le dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco di Palermo. La prima “trattativa” (’92-’93) sarebbe stata finalizzata per fermare le stragi in corso, mentre la seconda (’93-’94) sarebbe stata utilizzata per soppiantare gli uomini della cosiddetta Prima Repubblica, ponendo nei posti chiave determinati personaggi che avrebbero perseguito alla lettera gli obiettivi già prefissati di quell’accordo tra Cosa Nostra e lo Stato. Nicola Mancino sarebbe uno di questi? Le indagini della magistratura puntano esattamente a fare luce sui lati oscuri che ruotano attorno alla sua figura, così come a quella di altri protagonisti di quella stagione come l’ex capo del Dap Nicolò Amato e l’ex capo della polizia Vincenzo Parisi (deceduto nel ’94). Gli inquirenti stanno lavorando incessantemente per dipanare quella “cortina fumogena” che sovrasta quelle “riserve” sulle proroghe dei 41 bis manifestate dallo stesso Mancino unitamente a Parisi nel ’93. Le decisioni “solitarie” sulle revoche del 41 bis di Giovanni Conso si inseriscono perfettamente all’interno di un disegno che a tutti gli effetti appare sempre di più criminale. Ma non è solo la questione del carcere duro quella attorno alla quale si gioca la partita tra lo Stato e la mafia ignobilmente accreditata a sedersi allo stesso tavolo delle istituzioni. Nel 1992 siamo sotto il governo Amato ed è in quello stesso periodo che il Ros decide di “tastare il terreno” con Salvatore Riina per valutare le sue eventuali richieste per far cessare le stragi. Riina dal canto suo presenta allo Stato il famoso “papello”, quei 12 punti scritti su un pezzo di carta che sanciscono una vera e propria resa dello Stato. Il capo di Cosa Nostra pretende che venga eliminato il 41 bis, ma soprattutto mira a ottenere la garanzia che entro pochi anni i boss detenuti possano uscire. Riina punta alla revisione del Maxi-processo, allo svuotamento dell’istituto dei collaboratori di giustizia e introduce quella che più avanti verrà definita la “dissociazione”, un’arma potenzialmente potentissima che più volte mafiosi “irriducibili” del calibro di Pietro Aglieri cercheranno di utilizzare per “fottere” lo Stato. Le ultime inchieste sulla “trattativa” stanno portando a riscrivere la storia della stessa cattura di Salvatore Riina, possibilmente “venduto” da Bernardo Provenzano sull’altare della nuova fase di quel patto scellerato tra mafia e Stato. Ma in quel maledetto 1993 le stragi non si fermano: Roma, Firenze e Milano portano con sé morti, feriti e distruzione del patrimonio artistico. La linea stragista di Cosa Nostra viene portata avanti da boss sanguinari come Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano, insieme a Matteo Messina Denaro. Il rischio di un vero e proprio colpo di Stato aleggia nei timori dello stesso presidente del Consiglio Ciampi. Ed è in quel preciso momento storico che Giovanni Conso, sotto il Governo Ciampi, firma quei provvedimenti di revoche del 41 bis. Dopo il fallito attentato allo Stadio Olimpico le stragi si arrestano improvvisamente. Nei mesi successivi si assiste alla vittoria elettorale di Forza Italia. Una concomitanza di eventi che alcuni editorialisti tentano ora di recludere nell’ambito delle mere “coincidenze”. Per i giudici di I grado che hanno processato il senatore Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa l’anello di congiunzione prima e dopo le stragi del ’92/’93 tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi è proprio il suo braccio destro Marcello Dell’Utri. Ma per i loro colleghi dell’Appello il periodo viene però limitato fino al 1992. Di fronte ad una tale congettura lo stesso imputato ha sottolineato, in sua difesa, l’assurdità di un ragionamento simile che prevede un contatto interrotto prima che lo stesso aumenti di potere scendendo in politica. Resta un dato di fatto che negli anni a venire Forza Italia ha proposto norme per agevolare la revisione dei processi, non ha ostacolato minimamente le proposte di “dissociazione” e soprattutto ha sostenuto una campagna da guerra contro i collaboratori di giustizia. Il centrosinistra dal canto suo ha inferto il colpo di grazia aggiungendo il limite dei 180 giorni quale tempo limite per la collaborazione di un mafioso, per non parlare della proposta dell’abolizione dell’ergastolo o del cosiddetto “giusto processo”. Si tratta di risposte precise alle richieste di Riina contenute nel papello? Saranno gli investigatori a chiarire questi dubbi che minano la credibilità delle istituzioni. Ma lo scenario passato e presente che si offre agli occhi dell’opinione pubblica racchiude le gesta di politicanti di entrambi gli schieramenti finalizzate a spostare l’attenzione mediatica dal reale problema: quante trattative tra mafia e Stato ci sono state? Chi le ha autorizzate? E soprattutto chi le ha coperte depistando le indagini sulle stragi? Colpire i magistrati che stanno cercando di arrivare ad una verità completa su quelle che a tutti gli effetti sono stragi di Stato è indegno. Magistrati come Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo o altri non hanno certamente bisogno di difese “di ufficio”, ma di fronte alle gravi esternazioni che gli sono state rivolte da chi ha definito la trattativa “una pagliacciata”, definendo lo stesso Ingroia come un personaggio sostenuto da una “lobby mediatica” che “ha distrutto il fronte antimafia”, non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro totale biasimo nei confronti di simili delegittimazioni. Che, queste si, fanno il gioco di chi ha tutto l’interesse a deviare l’attenzione sui pezzi mancanti della nostra storia, impedendo così che certe verità “scomode” vengano a galla.

Fonte: Antimafia2000

La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica

Fonte: La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica.

Se la mafia favorisce i cretini, l’antidoto sono gli uomini retti

”A chi fa il suo dover”. “Recita così la dedica dell’ultimo libro di Nando Dalla Chiesa, dal titolo “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica” pubblicato dalla Melampo editore e in uscita oggi, venerdì 26 novembre. “Se ognuno di noi facesse il proprio dovere al meglio, la mafia sarebbe debellata – spiega l’autore, che raggiungiamo telefonicamente per commentare l’uscita del volume -. Invece troppo spesso accade che chi compie il proprio dovere scrupolosamente venga additato come eretico, intruso: è allontanato dai propri incarichi, delegittimato, isolato, fino ad arrivare all’eliminazione fisica”. Come è avvenuto anche per il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Nando (e di Rita e Simona), ucciso la sera del 3 settembre 1982 insieme alla moglie e all’agente di scorta. “Sono fermamente convinto che la mafia sia riuscita a infiltrarsi ad ogni livello: sociale, politico, istituzionale; è presente nelle perizie dei colletti bianchi, siano essi architetti, avvocati o medici; sta nella disponibilità di quei sindaci che negavano la presenza delle mafie al Nord e che adesso si trovano con l’acqua alla gola, perché devono giustificare la cavalcata della ‘ndrangheta sui propri territori”.

Convergenza” è il termine in cui si racchiude il focus del libro, utilizzato per la prima volta, nell’ambito dell’analisi giudiziaria del fenomeno mafioso, in occasione del maxiprocesso aperto il 10 febbraio 1986. Il volume presenta l’analisi e il racconto di come la mafia e la politica, negli ultimi venti anni, siano andate nella stessa direzione, in maniera bipartisan. Con una destra che “fa alla mafia il regalo più grande, la dissoluzione del senso dello Stato, mentre la sinistra fa le leggi che servono alla mafia”. Nando Dalla Chiesa scrive che “una società che abbia, nei vari livelli, delle buone riserve di cretini, è funzionale ai disegni delle organizzazioni malavitose”. Cretino quale sinonimo di idiota: uomo inetto a partecipare alla cosa pubblica, secondo l’etimologia greca della parola e riferito a un contesto considerato terreno fertile per l’insediamento mafioso. “A tal proposito – sottolinea l’autore – è bene ricordare l’insegnamento di Falcone, il quale raccontava che Frank Coppola, alla domanda posta da un collega magistrato su cosa fosse la mafia, rispose con un esempio: tre magistrati vorrebbero diventare procuratore della Repubblica. Uno è molto intelligente, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”.

In maniera attenta e critica, il libro analizza come la malapolitica abbia spianato la strada a mafia, camorra e ‘ndrangheta. Illuminanti gli schemi di approfondimento all’interno dei vari capitoli (come quello che contrappone i requisiti di forza della mafia agli spazi dell’antimafia nel sistema delle influenze), i focus sulle diverse tipologie di convergenze (giudiziarie, mentali, giornalistiche, semantiche, filosofiche, padane, istituzionali, retoriche, divergenti), i suggerimenti bibliografici, gli estratti di sentenze del maxiprocesso o di relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia. “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica” è un libro che aiuta a ricordare gli eventi dell’ultimo ventennio (ma non solo), a meglio comprenderli: per chi li ha vissuti, per chi era giovane e quindi non aveva gli strumenti, la cognizione di causa per decodificarli, per i ragazzi di oggi affinché siano più consapevoli della società in cui vivono. Con un decalogo finale dell’antimafia che Nando Dalla Chiesa, presidente onorario dell’associazione “Libera” e presidente della scuola di formazione politica dedicata alla figura del magistrato Antonino Caponnetto, declina rivolgendosi ai cittadini, ricordando che bisogna formarsi sulla mafia, informarsi e diffondere l’informazione, coltivare la sensibilità civile, controllare la legalità, usare al meglio il proprio voto, non agendo mai da soli ma appoggiando chi lotta per non lasciarli soli. “E’ il lavoro ben fatto – conclude l’autore –  dell’impiegato pubblico come dell’insegnante, dell’imprenditore, del sindacalista, del dirigente di banca, dell’architetto come del giudice, dell’edicolante e dell’ortolano, che dà la trama della società inospitale alla mafia. Il fare bene il proprio dovere è il più efficace anticorpo, la mina silenziosa che si può mettere sotto l’edificio delle convergenze”.

26.11.10 – Marika Demaria – Narcomafie

MEMO PER L’IRLANDA: DITE ALL’UNIONE EUROPEA ED AL FMI DI “FARLA FINITA”

I paesi non si conquistano più con l’esercito, ma stritolandoli col debito…

Fonte: ComeDonChisciotte – MEMO PER L’IRLANDA: DITE ALL’UNIONE EUROPEA ED AL FMI DI “FARLA FINITA”.

DI MIKE WHITNEY
informationclearinghouse.info

Immaginate che Yasser Arafat fosse riuscito a porre fine all’occupazione israeliana e ad arrivare alla creazione di uno stato Palestinese in Cisgiordania ed a Gaza. Ora immaginate che 10 o 15 anni dopo, il nuovo presidente palestinese Mahmoud Abbas abbia accettato di consegnare il controllo del bilancio del suo paese all’ FMI (Fondo Monetario Internazionale) così il futuro del suo popolo sarebbe stato controllato da soggetti esterni. Pensate che i palestinesi vorrebbero lodare Abbas come un patriota o vorrebbero denunciarlo come un traditore?

Il Primo Ministro Brian Cowen è Mahmoud Abbas. Ha ceduto alle richieste del capitale straniero ed ha trasferito il controllo del bilancio nazionale all’UE e all’ FMI. Ecco un estratto dell’articolo del 24 Novembre su Reuters:

“Il traballante governo irlandese mercoledì annuncerà i piani per tagliare drasticamente la spesa sociale ed aumentare le tasse per far fronte alla catastrofica crisi bancaria del paese e soddisfare i termini del salvataggio internazionale.

Il piano quadriennale per risparmiare 15 miliardi di euro è la condizione per il salvataggio dell’UE e dell’ FMI in corso di negoziazione, per un paese a lungo acclamato come un modello di sviluppo economico che è in agonia. Il Primo Ministro Brian Cowen ha detto al Parlamento che non è stata concordata nessuna cifra definitiva per l’assistenza finanziaria, ma che è stato discusso un importo dell’ordine di 85 miliardi di euro. Il Ministero delle Finanze ha detto che il piano di austerità sarebbe stato pubblicato alle 14:00 sul sito web ufficiale del Governo.” (Reuters)

Questo è un giorno nero per l’Irlanda. Il popolo irlandese si trova ora ad affrontare un decennio o più di grande povertà e di depressione grazie al suo leader venale. Non appena l’inchiostro sui prestiti dell’FMI asciugherà inizierà la seconda occupazione irlandese, solo che questa volta non ci saranno auto blindate e paramilitari in uniforme, ma burocrati insignificanti addestrati a diffondere la miseria. Infatti, i prestiti non sono ancora nemmeno stati firmati e già i funzionari dell’FMI stanno chiedendo al governo di tagliare gli aiuti ai disoccupati ed il salario minimo.

Stanno letteralmente scalpitando. Semplicemente non vedono l’ora di mettere le mani sul bilancio e attuare tagli considerevoli.

E non crediate alla montatura dell’unità europea o della salvezza dell’ l’Irlanda. Col cavolo. Si tratta di salvare le banche. Gli obbligazionisti ottengono un investimento gratis mentre i lavoratori vengono presi a calci. Ecco una clip dal Financial Times che lo espone nero su bianco:

“Secondo i dati forniti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, i tre maggiori creditori dell’economia irlandese alla fine di giugno…erano la Germania per la somma di 109 miliardi di euro, il Regno Unito per 100 miliardi di euro e la Francia per 40 miliardi di euro. Queste somme ammontano al 2% del prodotto interno lordo della Francia, al 4,5% del PIL della Germania ed al 7% del PIL britannico.

Vedete? Un altro piano di salvataggio bancario. All’Irlanda è stato chiesto di tagliare sui servizi sociali, un taglio considerevole sui salari, di rinegoziare i contratti e di smantellare lo stato sociale in modo che le banche sottocapitalizzate in Francia ed in Germania possano ottenere la loro libbra di carne. Ma perchè? Sono loro che hanno comprato le obbligazioni. Nessuno punta loro una pistola alla testa. Sapevano che avrebbero potuto perdere dei soldi se le banche irlandesi fossero andate giù. E’ il rischio che si sono presi. “Paghi e cogli un’opportunità”. Giusto? Ecco come funziona il capitalismo.

Non è più così. Almeno non mentre Cowen è in carica. Il Premier irlandese ha deciso di intervenire in loro aiuto. Rendere gli azionisti di nuovo in attivo. Ma chi ha reso Cowen il Dio? Chi ha dato a Cowen il diritto di cedere il suo paese all’FMI?

Nessuno. Cowen è un agente canaglia schiavo del capitale internazionale. Dopo aver concluso il suo mandato in Irlanda, probabilmente si unirà al globalista Tony Blair sulla Riviera francese per tuffarsi tra le folle in smoking.

Tutto ciò è rivelato dal modo in cui Cowen lavora, come se gli interessi dei banchieri stranieri per lui significassero di più di quelli del suo stesso popolo. Ad esempio il Partito dei Verdi è uscito dal governo notte scorsa chiedendo nuove elezioni, anche se questo è in grande difficoltà, l’opportunista Taoiseach vuole rimanere al potere abbastanza a lungo per fare un nuovo bilancio quadriennale che lascerà i lavoratori irlandesi sull’orlo della miseria. Chi vuole che Cowen lavori in ogni caso? Questo dall’Irish Times:

“I partiti d’opposizione hanno oggi intensificato la pressione sul governo che cerca di andare avanti per approvare il bilancio del prossimo mese.

Fine Gael è stato di nuovo chiamato per un’immediata elezione generale e ha detto che il piano quadriennale di bilancio deve essere attuato solo da un governo con un giusto mandato….”

“La cosa più giusta per il paese sarebbe che la negoziazione di un programma per quattro anni fosse fatta da un governo che ha quattro anni per attuarlo, che è stato eletto dal popolo in modo da avere l’autorità e la credibilità non solo per svilupparlo e negoziarlo, ma anche per attuarlo. Penso sia nel miglior interesse dell’Irlanda”, ha detto. (“Opposition steps up pressure” [“L’opposizione aumenta la pressione”], Charlie Taylor, Irish Times)

Le misure prospettate per stringere la cinghia comprendono il licenziamento di 28.000 dipendenti pubblici, un aumento delle tasse di proprietà, un taglio del 10% sulle prestazioni assistenziali e maggiori tasse sui lavoratori a basso salario. Cowen è convinto che tassare le famiglie e basso reddito sia meglio che far digerire le loro perdite agli azionisti miliardari. Tutto ciò suona strano.

C’è una via d’uscita per l’Irlanda? L’economista Mark Weisbrot pensa di sì. Ecco cosa pensa che dovrebbe accadere:

“Le autorità europee e l’FMI possono prestare all’Irlanda i fondi necessari per il prossimo anno o due a tassi d’interesse molto bassi…. Una volta che queste esigenze di prestito sono garantite, l’Irlanda non dovrebbe preoccuparsi degli oneri legati ai costi del prestito, come quello che ha provocato l’attuale crisi…. Le autorità europee potrebbero rompere le condizioni cicliche a loro favorevoli e, quindi, consentite all’Irlanda di ricevere uno stimolo fiscale temporaneo per ottenere una ripresa economica. Questa è la più fattibile e concreta alternativa alla recessione continua.

Invece le autorità europee stanno cercando ciò che l’FMI…chiama una “svalutazione interna”. Questo è un processo di contrazione dell’economia e di creazione di così tanta disoccupazione per cui i salari subiscono un calo drastico e l’economia irlandese diventa più competitiva a livello internazionale sulla base di più bassi costi di lavoro unitario. (“There is another way for bullied Ireland” [“Esiste un altro modo per fare un’angheria dell’Irlanda”], Mark Weisbrot, The Guardian) Questo è il rigore per l’FMI. Non ci sarebbe un programma dell’FMI se qualcuno non stesse morendo di fame. E’ il punto di partenza per il successo.

L’Irlanda non ha bisogno di programmi di aggiustamento strutturale quando i finanziamenti a basso interesse e lo stimolo fiscale possono riportare l’economia in vita. Questa è politica, non economia. L’UE e l’FMI stanno sfruttando la crisi per far andare avanti la i propri programmi. Il loro vero obiettivo è quello di schiacciare i sindacati, sminuzzare la rete di sicurezza sociale e allontanare le conquiste della Progressive Era.

Al popolo irlandese non resta altra scelta che resistere. Attualmente il governo di Cowen sta crollando. Ora si deve lottare per vedere se il danno fatto può essere annullato. L’Irlanda ha bisogno di ritirarsi dall’UE e ricominciare daccapo. All’inizio sarà una strada difficile, ma non c’è altro modo. L’economista Dean Baker lo riassume così in un articolo sul The Guardian. Ecco cosa ha detto:

“Anche un paese relativamente piccolo come l’Irlanda ha delle opportunità. In particolare potrebbe abbandonare l’euro e l’inadempienza sul proprio debito…. Come l’Irlanda, anche l’Argentina è stata il risultato della cricca neoliberista prima di andare incontro alle difficoltà.

Ma l’FMI può cambiare rapidamente. Il suo programma di austerità ha abbassato il PIL di quasi il 10% e ha spinto il tasso di disoccupazione ad un numero a due cifre. Alla fine del 2001 era praticamente impossibile per il governo argentino accettare maggiore austerità. Come risultato si ruppe il legame praticamente indissolubile tra la sua moneta e il dollaro e il debito non fu più saldato.

L’effetto immediato fu quello di rendere peggiore l’economia, ma nella seconda metà del 2002 l’economia era di nuovo in crescita. Questo fu l’inizio di cinque anni e mezzo di solida crescita, fino a quando alla fine l’economia si riprese nel 2009.” (“Ireland should do an Argentina” [“L’Irlanda potrebbe fare come l’Argentina”], Dean Baker, The Guardian).

Il popolo irlandese non ha lottato per secoli contro la fame e l’occupazione straniera per poter risultare in debito con i paesi dell’UE. Come presidente del Sinn Fain, Gerry Adams ha detto: “Non abbiamo bisogno di nessuno che corra per noi. Possiamo correre da soli”. Giusto. Dite ai plutocrati dell’UE che si prendano il loro utopistico “stato bancario” e che la facciano finita.

Mike Whitney
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article26909.htm
24.11.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA RENGHI

Verità sulle stragi di mafia e politica

Piero Ricca » Verità sulle stragi di mafia e politica.

Grazie alla volontà ostinata di un pugno di magistrati, per effetto del contributo di nuovi collaboratori di giustizia, le inchieste sulla strage di via d’Amelio, sul biennio stragista e sulla trattativa Stato-Mafia sono andate avanti, e pur tra molte difficoltà, a distanza di quasi vent’anni, stanno aprendo qualche varco alla verità.

Da un passato che l’establishment riteneva ormai archiviato, e che probabilmente in tutti questi anni ha alimentato un sistema di ricatti incrociati, stanno emergendo nomi, fatti e circostanze di una scomoda verità: pezzi dei servizi di sicurezza e della politica trattavano con gli emissari di Cosa Nostra mentre fedeli servitori dello Stato e vittime innocenti andavano incontro al massacro. Sullo sfondo, la creazione di un nuovo partito di massa per mano di un buon amico dei clan, che dopo lo scombussolamento della stagione di Mani Pulite andrà al governo e dominerà la scena per oltre quindici anni.

Accanto alle indagini giudiziarie anche l’inchiesta giornalistica è andata avanti e ha prodotto un intero scaffale di libri che ricostruiscono il contesto e mettono in fila i dati di fatto fino ad ora acquisiti. L’indagine giudiziaria cerca le prove per individuare le responsabilità penali, quella giornalistica fornisce documenti per consentire alla collettività di farsi un’opinione. Sono due binari che devono procedere in parallelo, in modo indipendente (e in questo caso inevitabilmente contrario) rispetto al potere politico dominante.

Quel che la parte sana della società italiana deve e può fare è sostenere l’indagine giudiziaria, difendendola dai continui attacchi e sabotaggi (come intendere in altro senso, per esempio, la revoca del dispositivo di protezione nei confronti di Gaspare Spatuzza, uno dei collaboratori considerati più attendibili dagli inquirenti?) e mettere a frutto l’indagine giornalistica, per alfabetizzarsi e diffondere informazione e consapevolezza.

E’ un compito fondamentale, perché – come dice spesso Antonio Ingroia, del quale nel video è riportato l’intervento al presidio delle Agende Rosse di sabato scorso a Palermo – “occorre ritrovare la volontà collettiva di fare verità e giustizia, a cominciare dalle stragi di mafia, perché senza questa volontà collettiva, come dimostra la storia dell’antimafia, neanche la magistratura riesce a scoprire la verità”.

La sequenza di “stragi di Stato” depistate e impunite non induce all’ottimismo, anzi sta a dimostrare che il sistema di potere nazionale non è compatibile con l’accertamento della verità. Ma provarci è irrinunciabile. “Io non credo”, sostiene ancora Ingroia, “che si possa costruire una Repubblica dalle fondamenta solide se non si fa chiarezza sul sangue delle stragi del 92-93 e sulla trattativa fra Cosa nostra e settori dello Stato”.

Da pochi giorni è in libreria il suo libro “Nel labirinto degli dei” (Il Saggiatore)

(Le citazioni sono tratte da una conferenza tenuta a Milano nel marzo 2008)

Due trattative, cioè nessuna – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Due trattative, cioè nessuna – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Da quando si crede un esperto di mafia senz’aver mai seguito un processo di mafia in vita sua, Pigi Battista riesce, se possibile, ad accumulare più figure barbine della sua pur ragguardevole collezione. In perfetta simbiosi con i trombettieri berlusconiani, scrive sul Corriere che “i teoremi vacillano”, tutto eccitato per le dichiarazioni dell’ex ministro Conso sul mancato rinnovo del 41-bis a centinaia di mafiosi detenuti nel ’93. Il che, a suo avviso, “smentisce facilonerie e interpretazioni che godono di molta popolarità, specialmente a sinistra”. Quali? Che la trattativa Stato-mafia nel 1992-93 fosse finalizzata a “creare una nuova forza politica di cui si preconizzava con incredibile intuito profetico l’egemonia sulla Seconda Repubblica”.
La tecnica è esemplare: si attribuisce a una misteriosa “sinistra” facilonerie e interpretazioni mai dette da nessuno, poi si usa Conso per smentirle: “L’alleggerimento sul 41-bis era già stato realizzato da un mondo lontanissimo dal berlusconismo politico in nascita”. Cioè dai governi Amato e Ciampi che, essendo “di centrosinistra” (in realtà di pentapartito, il Pds non c’era), non potevano “far parte di un ‘complotto’ orchestrato dalla mafia e dalla nuova politica dell’utrian-berlusconiana”. Il pover’uomo, approdato in tarda età a occuparsi di queste vicende, non ha mai letto un libro né una pagina di atti giudiziari. E, da buon orecchiante, fa due più due: siccome il 41-bis l’ha alleggerito Conso, la nascita di Forza Italia non c’entra con la trattativa.

Non sa che da 15 anni i magistrati lavorano intorno ad almeno due trattative: quella degli ultimi scampoli di Prima Repubblica (1992-93) per fermare le stragi, e quella dei primi vagiti della presunta Seconda (1993-94), per rimpiazzare gattopardescamente la Prima con una nuova classe politica ancor più compromessa con la mafia, ma dotata di un potere contrattuale più forte di quello dei partiti agonizzanti per Tangentopoli. È quel che dice Massimo Ciancimino: “Mio padre fu il tramite fra Stato e mafia fino al dicembre del ’92, quando fu arrestato; poi mi disse che, nella primavera-estate del ‘93, gli era subentrato Dell’Utri”. In mezzo ci sono le decisioni “solitarie” (per chi ci crede) di Conso sul 41-bis.
Lungi dallo smentire le ricostruzioni delle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, Conso le conferma a pennello, in un perfetto incastro che solo chi non sa o non vuole vedere può negare. Nel 1992 (governo Amato), dopo Capaci, i vertici del Ros si attivano per cercare un contatto con i boss tramite don Vito, il quale, per saggiare la loro rappresentatività, pretende coperture politiche da Mancino, Rognoni e Violante. Alla fine si fida, come pure Riina, che consegna il papello con 12 richieste che sono la resa senza condizioni dello Stato alla mafia: via il 41-bis, ma soprattutto tre leggi che non si limitino ad alleggerire il carcere duro, ma portino entro pochi anni i boss detenuti fuori dal carcere (revisione del maxi-processo, depotenziamento dei pentiti e soprattutto “dissociazione” modello Br). Provenzano “vende” Riina e si propone come interlocutore, ma la guida di Cosa Nostra l’assume per qualche mese Bagarella, con le stragi nel continente firmate Graviano. Il 41-bis viene addolcito da Conso (governo Ciampi).

Ma per soddisfare le richieste più sostanziose occorre una nuova classe politica. E questa – che la mafia l’abbia ispirata o solo cavalcata – si chiama Forza Italia, ideata da un signore che persino per la Corte d’appello di Palermo ha trattato per vent’anni con Cosa Nostra, almeno fino al ‘92 (dopo c’è l’insufficienza di prove). Sarà un caso, ma Forza Italia proporrà norme per agevolare la revisione dei processi, trafficherà in ogni modo per la dissociazione e bombarderà per anni i pentiti (poi sterilizzati da una legge vergogna votata da sinistra e destra nel 2001). A casa nostra, una trattativa più una trattativa fa due trattative. A casa Battista, zero trattative. Prima di dare un’occhiata alla storia della mafia, forse è consigliabile un ripasso di aritmetica.

Dalle piccole cose nascono le grandi cose

Fonte: Antimafia Duemila – Dalle piccole cose nascono le grandi cose.

di Giorgio Bongiovanni – 25 novembre 2010
Il sindaco di Ortonovo, piccolo comune in provincia di La Spezia ha annullato a sorpresa la presentazione del libro di Massimo Ciancimino “Don Vito” scritto con Francesco La Licata,  prevista per domani sera. Secondo quanto si apprende il primo cittadino avrebbe agito su pressione dei vertici del partito nazionale del Pd, suscitando lo sdegno del vicesindaco Marcesini che ha rassegnato le dimissione dall’incarico all’Assessorato alla Cultura (il sindaco ha poi smentito).

Dalle piccole cose nascono le grandi cose e se ciò fosse vero sarebbe il chiaro segnale che al Pd manca la lettera “L”. Possiamo soltanto provare ad immaginare, pensando in grande, come questi ambigui personaggi  agirebbero se andassero al Governo. Massimo Ciancimino non ha la peste, né tantomeno la rogna ma forse il Pd teme le sue ingombranti e inquietanti rivelazioni sulle stagioni di sangue degli anni Novanta. E visto l’atteggiamento equivoco che ha assunto il Pd in certe scelte di campo e nella promulgazione di certe leggi quando era al potere (vedasi alleggerimento del 41 bis, proposta di abolizione dell’ergastolo, giusto processo, limite dei 180 giorni come tempo massimo per i collaboratori di giustizia, mancato sostegno alla Procura di Caselli, tardivi ritorni di memoria di illustri esponenti come l’on. Violante ma anche altri…) possiamo solo immaginare quali informazioni potrebbero voler coprire.

Gino Strada e la guerra: “La più grande vergogna del genere umano” HD

Una grandissima lezione di Gino Strada, fondatore di Emergency, intervistato da Maurizio Decollanz. Da vedere.

Fonte: YouTube – Gino Strada e la guerra: “La più grande vergogna del genere umano” HD.

io penso che la guerra sia la più grande vergogna del genere umano, penso che nel terzo millennio soltanto dei cervelli poco sviluppati possono continuare a ritenere che la guerra sia uno strumento accettabile; chiunque la guerra l’ha vista, mi riferisco ai nostri nonni, non solo alle nostre esperienze, è in grado di raccontare gli orrori. Io sono convinto che bisognerebbe riuscire ad abolire la guerra, buttarla fuori dalla storia, e sono convinto che questa non sia una opzione etica, ma che sia una necessità vitale per questo pianeta, se la guerra non viene buttata fuori dalla storia degli uomini sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia, questa è la mia ferma convinzione…

Il Fatto Quotidiano » Ambiente & Veleni » Centrali nucleari, oltre ventimila aborti negli ultimi quarant’anni

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Ambiente & Veleni » Centrali nucleari, oltre ventimila aborti negli ultimi quarant’anni.

L’allarme è stato lanciato da uno studio tedesco. I numeri riguardano soprattutto bambine. Tante non ne sono nate attorno ai 35 chilometri delle 31 centrali europee analizzate

Gravidanza a rischio se la madre abita nelle vicinanze di una centrale nucleare. In numeri: ventimila aborti spontanei negli ultimi 40 anni. Il tutto attorno a 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri. Senza contare un netto aumento di deformità e tumori infantili. Questo si legge in uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco. Eppure non tutte le statistiche sono eseguite in modo trasparente.

Effetti collaterali

Negli scorsi giorni i ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb hanno pubblicato un report tra nascite e prossimità alle centrali nucleari in Germania e Svizzera, in modo da capire se la sola vicinanza delle centrali ha effetto sulla salute dei cittadini, anche in mancanza di grandi incidenti. Lo studio è partito dai dati sugli effetti della catastrofe di Cernobyl, sulle nascite in Ucraina (si stima che un milione di bambine e bambini non siano mai nati in tutta Europa a causa del disastro di Cernobyl) e nelle regioni toccate dalla nuvola radioattiva. Luoghi in cui già in passato si erano riscontrate significative anomalie sia nel numero delle nascite che nel rapporto di nascite fra maschi e femmine.

L’obiettivo degli studiosi era quindi di verificare gli effetti delle centrali nucleari sulle nascite, e i risultati sono stati sconcertanti: nei 35 chilometri attorno alle centrali, negli ultimi quarant’anni sono mancate all’appello ventimila bambine. Normalmente nascono 105/106 femmine per ogni 100 maschi, mentre nelle regioni in questione le nascite di bambine, appunto, sono state molto inferiori. Questo perché gli embrioni femminili sono ancora più sensibili alla radioattività rispetto a quelli maschili. Non solo, gli studiosi tedeschi hanno anche evidenziato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze delle centrali nucleari.

Disguidi nucleari

Ma come si spiegano questi 20.000 aborti spontanei “in eccesso”, in assenza di incidenti conclamati presso le centrali di queste zone? Con il fatto che le centrali nucleari, anche quando non esplodono, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche o radioattive. La risposta è quindi negli incidenti ritenuti di “basso livello”, quei numerosissimi “disguidi” (in Francia se ne verifica circa uno ogni tre giorni) che portano a una esposizione alla radioattività della popolazione “entro i limiti di sicurezza”. Limiti stabiliti dalle autorità nazionali, ma che per la loro frequenza e i loro effetti cumulati possono nuocere alla salute ben più di quanto i produttori di energia e le stesse autorità siano disposti ad ammettere.

Anche le sole attività legate alla produzione di energia hanno effetti sull’ecosistema e sulle popolazioni circostanti, e la lista dei possibili “incidenti di basso livello” è lunga: si va dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie, agli scarichi di acque contaminate nei corsi d’acqua, fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera che, è vero, non contiene CO2, ma non è certo il più salubre, in quanto proveniente da acqua evaporata entrando in contatto con un nucleo radioattivo.

Rassicurazioni o inganni?

È impossibile ignorare che senza l’energia nucleare molti sistemi-Paese rischierebbero di fermarsi, con effetti gravissimi sulle loro economie. È anche comprensibile, di conseguenza, l’enorme impegno di questi Paesi nel rassicurare le popolazioni sulla sicurezza degli impianti. Recentemente nella regione inglese del Somerset EDF energy ha diffuso la notizia sul consenso della popolazione locale relativo all’ampliamento della centrale di Hinkley Point (la cui chiusura è prevista nel 2016). Un consenso ottenuto non con la forza, ma con un sondaggio, commissionato dalla stessa EDF. Anche la Bbc ci era cascata, diffondendo insieme alla stampa locale la notizia che sei persone su dieci, nelle zone di Sedgemoor, Taunton Deane e West Somerset supportano l’ampliamento della centrale di Hinkley, nel sud ovest dell’Inghilterra.

Un sondaggio considerato però da più parti ambiguo. Secondo Leo Barasi di Climate Sock domande quali: “Fino a che punto è d’accordo con la seguente affermazione: l’energia nucleare ha degli svantaggi, ma la nazione ha bisogno di energia nucleare come parte di un bilanciamento energetico con carbone, gas ed energia eolica”, sono poste in modo da rendere difficile un disaccordo (calcolato infatti nel 13% dei rispondenti a questa domanda), e chi oggi vede i risultati è portato a pensare che le persone intervistate nella zona in questione ritengano necessaria l’energia nucleare. Lo stesso vale per domande in cui, mentre si chiede di pensare agli aspetti positivi e negativi di un nuovo reattore ad Hinkley Point, rientrano sempre in qualche modo i benefici che un nuovo reattore avrebbe sull’economia e l’occupazione locali.

“A me sembra chiaro che questa lunga serie di domande guidi le persone verso un percorso mentale che le porta a pensare ad una centrale nucleare in modo ben diverso da quanto esse normalmente farebbero”, accusa Ben Goldacre dalle pagine del quotidiano The Guardian. Secondo il giornalista inglese ha infatti un effetto ben diverso chiedere: “Volete che i vostri figli restino disoccupati?”, invece che: “Siete tutti segretamente terrorizzati all’idea che potremmo farvi prendere il cancro?”. Gli statistici sanno bene che il diverso ordine dato a certe domande potrebbe far variare l’andamento di un questionario, e per Goldacre quello di EDF contravviene a molte delle regole di base da tenere in considerazione nella compilazione di un questionario statistico. In particolare quella che consiglia di “stare attenti a non influenzare le risposte”.

di Andrea Bertaglio