Archivi del giorno: 1 novembre 2010

‘Via D’Amelio, regia esterna’

Fonte: ‘Via D’Amelio, regia esterna’.

Dietro la strage di via D’Amelio non c’è solo Cosa Nostra. C’è anche un’entità esterna alla mafia. E chi sa, oggi, non abbia più paura e parli: ci sono finalmente le condizioni perché si faccia chiarezza fino in fondo sull’attentato del ’92 costato la vita a Borsellino e ai cinque poliziotti della sua scorta”.

Vincenzo Calcara parla da una località del Nord Italia dove vive da ex collaboratore di giustizia. Nel ’91, da affiliato a Cosa nostra, guardò in faccia Paolo Borsellino nel carcere di Favignana e gli rivelò: “Dottore, dovevo ucciderla per ordine della famiglia mafiosa di Castelvetrano”. Calcara era un “soldato” del clan di Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo, il super-latitante oggi al vertice di Cosa nostra e protagonista della stagione delle bombe del ’92-’93. Calcara decise di collaborare con la giustizia, chiedendo di parlare proprio con Borsellino, perché si rifiutò di ucciderlo in un attentato progettato dalla potente cosca legata al sanguinario Totò Riina e a Bernardo Provenzano.

Calcara oggi segue le evoluzioni delle indagini di Caltanissetta sulla strage Borsellino, delle inchieste di Palermo sul “patto” tra pezzi deviati dei servizi segreti e Cosa nostra negli anni delle stragi, quelle di Firenze sugli attentati del ’93. E spiega: “Io l’ho sempre detto, conoscevo i movimenti e i segreti della cosca di Castelvetrano: dietro la morte di Borsellino c’è una “entità” esterna che agisce e pilota Cosa nostra. Quando parlai per primo di una valigetta piena di soldi dei boss siciliani destinata allo Ior (la banca del Vaticano, ndr), o delle complicità e dei legami dei Messina Denaro, non mentivo. E’ stato tutto riscontrato nei processi”.

E oggi che Gaspare Spatuzza sta ricostruendo le verità nascoste sull’attentato a Borsellino, lei cosa pensa?
“Che lui e anche il pentito Nino Giuffrè dicono le mie stesse parole. Se gli inquirenti mi chiamassero, ripeterei loro che non c’è solo Cosa nostra dietro l’attentato a Borsellino, che Cosa nostra da sola sarebbe vulnerabile. Ecco perché parlo di quelle “entità” esterne che fanno diventare Cosa nostra così forte”.

E sulle parole di Vincenzo Scarantino, il “falso” pentito che accusa la squadra di poliziotti guidata allora da Arnaldo La Barbera di averlo costretto a inventarsi tutto e adesso chiede scusa ad Agnese Borsellino, la vedova di Paolo?
“Scarantino dovrebbe dire molto di più rispetto a quanto scritto di recente alla signora Agnese e alla sua famiglia. Dice di essere stato costretto ad accusare? E’ bene che chiarisca tutto. Non si può correre il rischio di un nuovo depistaggio delle indagini”.

Lei è mai stato minacciato per la sua scelta di collaborare con la giustizia?
“Minacce sì, ne ho ricevute molte. Ma quella più mirata, e non credo sia un caso, è stata alla vigilia della mia testimonianza al processo per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Allora lavoravo come custode per conto del vescovo di Ivrea. Mi lasciarono davanti casa alcuni pesci morti e diversi proiettili di calibro 357 magnum. Ma io sono andato avanti: e ho raccontato di quella valigia di soldi per la banca del Vaticano partita dalla Sicilia”.

E adesso lancia un appello a chi sa qualcosa sulla strage di Borsellino…
“Io dal giorno in cui ho incontrato Borsellino in carcere sono cambiato. La sua umanità, il suo senso religioso, mi hanno provocato una rivoluzione interiore. Sì, sono cambiato grazie a Borsellino. In carcere, quando gli svelai che era in grave pericolo di vita, mi rispose: “Vincenzo, chi non ha paura muore una volta sola, chi ha paura muore ogni giorno a poco a poco”. E io adesso, riprendendo le sue parole, anche se non ne sono degno fino in fondo, dico ai mafiosi o ai pentiti: è legittimo avere paura, ma la verità va detta tutta. Dovevate farlo anni fa, ma non è mai troppo tardi… E anche se chi decise la morte di Borsellino ha eredi ancora oggi in attività, voi dovete andare avanti”.

Lei era un soldato della cosca dei Messina Denaro. Quando ha visto l’ultima volta Matteo, oggi indicato da molti come il numero uno di Cosa nostra?
“Matteo abitava a Castelvetrano a 300 metri da casa mia. Io ero latitante, era il ’91, lui mi vide in lontananza, mi sorrise e mi salutò calando la testa più volte: non aveva ancora pendenze con la giustizia, aveva 29 anni. Suo padre, Francesco, era al vertice della cosca. E fu lui a trasmettermi l’ordine di uccidere Borsellino. Un ordine che io non ho eseguito”.

Umberto Lucentini
da espresso.repubblica.it

Si alza il sipario e resta la monnezza!

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Si alza il sipario e resta la monnezza!.

L’ennesima promessa di rimuovere i rifiuti in pochi giorni  è miseramente fallita. Questa volta non è riuscito il giochino di nascondere la polvere sotto il tappeto, spostando i rifiuti dalle strade in discariche o depositi “temporanei” in spregio a leggi, regolamenti e buonsenso. Uomini irresponsabili che stanno distruggendo l’immagine del nostro Paese è che dobbiamo cacciare il prima possibile.

La situazione è drammatica  con oltre 2000 tonnellate di rifiuti per le strade di Napoli, e tremila nei comuni della Provincia a cui bisogna aggiungere le 3500 tons che si producono ogni giorno tra Napoli e provincia, e una capacità di smaltimento che non supera le 2000 tonnellate/giorno. Quello che è emerso in questa ennesima emergenza è il grave deficit strutturale che interessa il settore rifiuti in Campania.

Sono 10  anni che denuncio l’esigenza di mettere al primo posto il tema di un piano regionale e dei piani provinciali dei rifiuti che affrontino a monte il problema, intervenendo sull’intero ciclo e non solo a valle con la ricerca di “buchi” per discariche sempre più grandi o con l’illusione degli inceneritori. Senza una politica e atti concreti per ridurre  la quantità di rifiuti prodotti e una seria raccolta differenziata e impianti a valle per il trattamento a freddo dei rifiuti, non c’è scampo in una Regione come la Campania con 6 milioni di abitanti.

Le tecnologie ci sono ed è giunta l’ora che le Istituzioni locali facciano il proprio dovere investendo sugli impianti necessari con un patto con le popolazioni per costruire insieme un piano per uscire definitivamente dall’emergenza.

Questa è la strada, abbandonando le scelte scellerate di luoghi come il Parco del Vesuvio o Giugliano che versa in condizioni ambientali disastrose, con una catastrofe ambientale già annunciata.
Il presidente Caldoro e il Presidente Cesaro che hanno vinto le elezioni sulla “monnezza” dimostrino anche di avere qualche idea e di non continuare ad avallare le decisioni della coppia Berlusconi & Bertolaso che già tanto male hanno fatto in questa Regione. A Cesaro vorrei ricordare che è inadempiente non avendo ancora presentato il Piano provinciale dei rifiuti e continua a sperperare denaro pubblico con una società provinciale per la gestione dei rifiuti che, vista la condizione in cui versa il territorio provinciale, non si capisce a cosa serve.

I cittadini sono esausti e credo che ora occorrano parole di verità è non più promesse che non potranno mai essere mantenute. E’ l’ora della responsabilità a tutti i livelli. Le nostre proposte sono pronte e in grado di dare una svolta definitiva a questo problema che è stato fonte di affari per una politica corrotta e consociativa, per alcune imprese incapaci e per la camorra che ha trasformato la “mondezza” in oro.

In questo quadro le dimissioni di Bertolaso, anche per le affermazioni razziste che ha espresso nei giorni scorsi, sono un atto dovuto, una condizione minima per ripristinare la fiducia della gente.

Blog di Beppe Grillo – Italia superpotenza nucleare

Fuori le armi nucleari dall’Italia! La guerra fredda è finita e non servono nemmeno come deterrente.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Italia superpotenza nucleare.

Secondo il sito www.voltairenet.org l’Italia si appresta a diventare una nuova superpotenza nucleare. Tutte le armi nucleari non strategiche degli Stati Uniti presenti in Europa dovrebbero essere trasferite a breve ad Aviano. In Italia sono già presenti un centinaio tra basi e presidi militari della NATO o degli USA. Disponiamo di una sessantina di ordigni nucleari americani nelle basi di Ghedi Torre e di Aviano. E’in costruzione la più grande base americana d’Europa a Dal Molin-Vicenza. Chi ci ferma più?
“Le armi nucleari statunitensi presto raccolte in Italia. Il vertice NATO si terrà il 19 novembre a Lisbona per la riorganizzazione delle sue forze nucleari. Tutte le armi nucleari non strategiche USA stoccate in Europa saranno trasferite in Italia. L’Italia diventerà di fatto ed in violazione dei trattati internazionali una grande potenza nucleare. In occasione della riunione dei ministri degli esteri della NATO in aprile 2010 il rapporto sulla questione delle armi nucleari statunitensi in Europa è stato sollevato da Germania, Belgio e Paesi Bassi Paesi Bassi, mentre l’Italia e la Turchia sono rimasti in silenzio. Ciò suggerisce che il governo italiano ha già approvato il progetto di spostare le armi nucleari degli Stati Uniti dalla Germania, il Belgio ed i Paesi Bassi e raccoglierle ad Aviano. Un caro saluto a tutti.” Alina F., Varese