Archivi del giorno: 3 novembre 2010

The European Council on Foreign Relations | ECFR’s Board and Council

L’ECFR è la filiale europea del Council on Foreign Relations, il gruppo fondato da David Rockfeller per manipolare la politica mondiale in chiave imperialista.

E’ un’organizzazzione in qualche modo parallela al gruppo bildberger.

Tra i membri ci sono lo speculatore finanziario George Soros e il direttore del fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn.

I membri italiani sono:

  1. Giuliano Amato, politico
  2. Emma Bonin, politico
  3. Massimo D’Alema, politico
  4. Marta Dassù, Director General International Activities, Aspen Institute Italia.
  5. Gianfranco Dell’Alba, dirigente di Confindustria.
  6. Gianfranco Fini, politico
  7. Leoluca Orlando, politico
  8. Tommaso Padoa-Schioppa, ex ministro ed ex dirigente del fondo monetario internazionale
  9. Giuseppe Scognamiglio, politico e dirigente bancario

La lista completa dei membri si trovano a questa pagina: The European Council on Foreign Relations | ECFR’s Board and Council.

Blog di Beppe Grillo – Il decennio perduto

Ci vuole un ricambio completo della classe dirigente, e per questo il paese si deve rendere conto dello schifo ed esigere con urgenza un miglioramento.

Blog di Beppe Grillo – Il decennio perduto.

Dove eravate? Fini e Bersani, De Benedetti e Tronchetti, D’Alema e Prodi, Berlusconi e Geronzi, Tremorti e Visco, Bossi e Casini, Marcegaglia e Benetton mentre l’Italia veniva depredata giorno dopo giorno della sua ricchezza e del suo futuro? E di quanto è cresciuto negli ultimi dieci anni il vostro patrimonio personale? Voi che ci spiegate l’economia sui giornali e televisioni? Mentre voi e i vostri compari avete vissuto dieci anni alla grande, alle spalle del Paese, l’Italia è sprofondata. La crescita ha subito un infarto. Dal 2000, da una ricerca del quotidiano El Pais, su 180 nazioni solo Haiti ha fatto peggio dell’Italia. Tutto il mondo si è sviluppato più di noi tranne Haiti, uno dei Paesi più poveri, devastato da un terremoto apocalittico.
Dal 2000 al 2010 si sono alternati nei governi di sinistra o di destra, alla guida della Confindustria e del sistema bancario, tutti i responsabili del nostro declino che è ormai irreversibile per almeno una generazione. Siamo i peggiori del pianeta, non solo del Burkina Faso, 44°, o del Montenegro, 115°. Tutti hanno fatto meglio, senza distinzione, tranne un’isola caraibica. E’ arrivato il momento di decretare il fallimento di una classe dirigente, la peggiore degli ultimi 150 anni, senza fare alcuna distinzione, senza fare prigionieri. La collusione, più ancora della corruzione, è stato il male oscuro che ha infettato il corpo del Paese. I migliori si sono adeguati con ricche buonuscite o ruoli onorifici di prestigio, i peggiori hanno divorato l’economia di comune accordo, dalla svendita di Telecom, al disastro Alitalia, alle esequie di Italtel e Olivetti.
Un debito pubblico sempre più forte bussa alle nostre porte con centinaia di miliardi di euro da collocare all’inizio del 2011 pena il default. Non si tratta di essere allarmisti, ma realisti, di guardare la realtà in faccia. Il debito arriverà a 1900 miliardi entro pochi mesi. Il debito però non può crescere per sempre. Ci sarà, è inevitabile, un punto di non ritorno. Il debito cresce mentre l’economia è ferma da un’eternità. Le malate d’Europa, i cosiddetti PIGS, si sono sviluppate in questi dieci anni più di noi. L’Irlanda è al 131° posto, la Grecia al 132° e il Portogallo, 178°, un solo posto prima di noi e da tempo di fronte al baratro.

Portogallo e Irlanda stanno seguendo la stessa traiettoria della Grecia, per collocare i loro titoli devono pagare interessi sempre maggiori per giustificare il rischio di investimento. L’Italia però è ottimista, pur con la peggior crescita del mondo e il debito pubblico più grande d’Europa, nega, nega sempre. E sarà così fino alla fine. Mistero di Tremorti. Alla catastrofe con ottimismo.

Classifica crescita 2000-2010 di El Pais da Italiafutura:
1 -73 esima posizione, pdf
74 – 180 esima posizione, pdf
(rielaborazione dal documento del Fondo Monetario Internazionale – FMI, pdf )

Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » “Ci fa vergognare”

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » “Ci fa vergognare”.

Lo sfogo della scorta: non siamo Carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Ci fanno fare i tassisti per i festini, quando nostri colleghi sono morti per magistrati o politici

“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”. A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta. Carabinieri allenati a difendere le “personalità” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita. “Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”. Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.

“Le feste ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto, altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.

“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.
“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità, c’è un tale via vai…”.

“Ci è capitato di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.
“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perché è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.

“A fine serata riportiamo le personalità a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà moralismo, ma non ci piace”.

Da il Fatto quotidiano del 3 novembre 2010

ComeDonChisciotte – ALTERNATIVA, DI GIULIETTO CHIESA

Interessante questo movimento di Alternativa

ComeDonChisciotte – ALTERNATIVA, DI GIULIETTO CHIESA.

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com

Sabato e domenica sono stato a Genova, per dare un’occhiata all’assemblea nazionale di Alternativa, che si definisce un “laboratorio politico”, raccolto attorno a Giulietto Chiesa.

Giulietto Chiesa lo conosco soprattutto come autore del libro, La Guerra Infinita, uscito nel 2003, che è veramente un buon libro. Che spiega con chiarezza e documentazione il quadro politico ed economico che ha portato alle guerre statunitensi dell’inizio di questo secolo.

So che in seguito, Giulietto Chiesa si è occupato di vari temi, tra cui l’11 settembre, cosa che ha suscitato una valanga di polemiche. Come spiega un sito legato alle iniziative di Giulietto Chiesa su questo tema,

“non diciamo cosa è accaduto quel giorno di settembre negli Stati Uniti d’America, ma diciamo che quello che ci hanno raccontato è chiaramente falso.”

Metto in nota cosa ne penso io della questione, e vado avanti.[1]

Nella foto: Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa, nella sua qualità di eurodeputato, è riuscito a ottenere informazioni inedite sulla complicità europea nei sequestri di persona compiuti dai servizi segreti statunitensi; e ha raccolto anche qualche chicca straordinaria, come i corsi che l’apparato di intelligence degli Stati Uniti ha organizzato, su suolo americano, subito dopo l’11 settembre, non solo per i servizi segreti italiani ma anche per i pubblici ministeri. Ribadisco il concetto: dei magistrati italiani portati negli Stati Uniti, a spese del governo americano, per imparare come dare la caccia ai presunti “terroristi islamici”.

La scorsa primavera, Megachip, rivista telematica vicina a Giulietto Chiesa, mi ha invitato a parlare a Cagliari al convegno Blogosferatu, accanto a Glauco Benigni, Michela Murgia, Federica Sgaggio e Felice Capretta. Io sono abituato ad ambienti politici che combinano la massima disorganizzazione con un linguaggio oscuro che capiscono solo loro. Qui invece, un’organizzazione efficiente e una vera curiosità di capire.

A maggio, Giulietto Chiesa mi ha invitato a parlare a Roma assieme all’avvocato Carlo Corbucci sulla costruzione del terrorismo islamico in Italia.

Si tratta di una questione che mette alla prova le persone: nell’estrema sinistra, ho visto una solidarietà, a volte cieca, con i “compagni”; una simpatia verso gli “immigrati”; ma – con alcune nobili eccezioni – un imbarazzato silenzio quando si tratta della persecuzione dei musulmani: i musulmani non si divertono alle battute di Nanni Moretti.

Giulietto Chiesa ha superato benissimo questa prova musulmani.

Torniamo alla riunione di Genova.

Una sessantina di persone, che non sono poche dati i tempi. Limiti: l’età media non è giovane; il gruppo sociale prevalente è probabilmente quello degli insegnanti.  Aspetti positivi: sono persone serie, che agiscono e che non si perdono in baroccate gergali. Una curiosità: scopro che molti leggono questo blog, cosa che indica una certa affinità istintiva.

Giulietto Chiesa ha aperto l’incontro con a fianco Franco Cardini, un segnale per indicare come  i tempi nuovi richiedono a tutte le persone migliori di unire i loro sforzi.

La tesi di Alternativa è chiara e la condivido: non stiamo attraversando una semplice crisi, ma una transizione di civiltà, qualcosa che non ha precedenti, almeno da qualche secolo a questa parte. E alla base di questa crisi, c’è l’illusione del progresso e della crescita infinita, materiale e ancora di più finanziaria, in un mondo dalle risorse finite. Una crescita in cui una minoranza sempre più ristretta dell’umanità si appropria, privatizzandole, delle risorse in diminuzione.

Di fronte a questa crisi la gente è spaventata, ma non capendo, si ritira o cerca capri espiatori.

Alternativa cerca di mettere insieme le persone, con ogni o nessun passato politico alle spalle, che abbiano coscienza di questo: “i problemi che abbiamo non possono essere risolti con lo stesso tipo di pensieri che li ha creati“.

Contro la privatizzazione del mondo, occorre promuovere la protezione della natura e della conoscenza come bene comune.

Alternativa dichiara esplicitamente di non essere di Sinistra: un’affermazione cruciale, su cui mi soffermo.

Certa gente non ha difficoltà a rinunciare a dirsi marxista, mentre reagisce in modo irrazionale quando viene messa in dubbio l’identità di Sinistra. Questo è un fatto interessante, perché “marxista” ha un significato preciso, “Sinistra” invece no.

Innanzitutto, Sinistra in Italia (non parlo per altri paesi) significa alcuni ideali ottimi ma vaghi, cose come “giustizia” o “uguaglianza”, che troverebbero d’accordo tanti, compresa probabilmente la maggior parte di coloro che sono considerati di “destra”.

Più concretamente, però, Sinistra significa alcune organizzazioni politiche realmente esistenti.

E la Sinistra realmente esistente – gente come Bertinotti, Diliberto o Vendola – finisce sempre per offrire una copertura al centrosinistra; e il centrosinistra non è altro che il braccio sinistro del capitale, per usare una metafora sintetica. A parte qualche innocua setta, ci sono poche eccezioni.

Ma è il terzo significato che suscita reazioni emotive: Sinistra indica un’inconfessata ma precisa identità antropologica.

Non ho nulla contro le persone “di Sinistra”, che sono ottime o pessime come tutte le altre. Personalmente, ho probabilmente più cose in comune con loro che con tante altre categorie sociali.

Il problema è che si tratta di un piccolo mondo in cui si entra solo da giovanissimi, cioè quando ancora non si capisce niente. In linea di massima, le iscrizioni al club sono chiuse da qualche decennio, per cui il giro è sempre quello, ed è in via di estinzione per banali motivi anagrafici.

Nel club, ci si fa strada in base al possesso di un codice particolarissimo, fatto di certe parole, certi gusti e comportamenti e certi ricordi condivisi.

Chi non ha questa storia personale viene tenuto ai margini (nel caso di un ambiente sano) o cacciato come infiltrato (nel caso di un ambiente patologico).

A differenza di altri circoli chiusi, come ad esempio i valdesi, la Sinistra pretende però di cambiare la società. Nei fatti, questo significa che un gruppo di ex-sessantottini [2] pretende di avere il monopolio dell’opposizione sociale. Comprensibilmente, la società non ha alcuna intenzione di farsi dire da loro cosa deve fare: è uno dei motivi per cui la Sinistra viene espulsa dalle fabbriche e dai quartieri popolari, e non significa nulla per i migranti. Eppure la gente è  disperata e terrorizzata. Ne risulta un fenomeno curioso: non solo i leghisti (al governo) parlano come se fossero opposizione lo fa spesso lo stesso Berlusconi.

Si può benissimo essere contro la svendita del mondo, la mercificazione degli uomini e delle cose, contro le guerre imperiali e a favore del bene comune senza dover farsi giudicare o inquadrare dal club degli ex-sessantottini. Va benissimo che ci siano persone che provengono da Sinistra o si sentono di Sinistra, come lo stesso Giulietto Chiesa. Ma dirsi collettivamente “di Sinistra”, significa affondare assieme al club in via di estinzione.

Un movimento in grado di fare qualcosa nella nostra società deve partire dal presupposto che chiunque ci si avvicini, sia uguale in partenza. Rinunciare pubblicamente ed esplicitamente a essere “di Sinistra” significa rinunciare all’idea che debbano contare solo coloro che provengono dal club.

Alternativa non mira a fare concorrenza ai movimenti esistenti: casomai potrebbe offrire proposte sensate alle masse di persone che – in mancanza di meglio – seguono le confusionarie esternazioni di Beppe Grillo. E forse (è una mia speranza) anche a chi finisce per sostenere la Lega Nord, se solo si trovasse il linguaggio per far capire che chi ti deruba e mette in pericolo non è certo il migrante.

Negli ambienti politici, è quasi la regola che il Capo parli e il Popolo ascolti; di conseguenza, il Capo tende a circondarsi di persone, se non stupide, almeno mute. Negli incarichi attorno al capo, ci sono di solito i Servitori Zelanti.

Mi sembra piuttosto diversa l’atmosfera in Alternativa – Giulietto Chiesa non solo ascolta le persone intelligenti e indipendenti, anzi le cerca attivamente. Ad esempio, proponendo come segretario del movimento Marino Badiale, una delle menti migliori e più libere dei nostri tempi.

Insomma, per ora, Alternativa mi sembra una buona cosa; certamente più interessante di qualunque altra cosa ci sia in giro.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com
Link: http://kelebeklerblog.com/2010/11/02/alternativa-di-giulietto-chiesa/
2.11.2010

Note:

[1] Quello dell’11 settembre è un tema curioso, che suscita passioni tremende.

Non parlo di quelle legittime riguardanti i morti nella strage, bensì il groviglio di dubbi riguardanti ciò che è successo. Anche accennare al tema porta sempre con sé una valanga di commenti: da una parte, persone che ti chiedono, “ma allora come mi spieghi il fatto che al quindicesimo piano della seconda torre quel giorno la quarta porta a sinistra fosse chiusa a chiave?” e dall’altra, sghignazzanti cinici che confondono questo tipo di domande con cose come i rettiliani di David Icke.

Riassumo quindi la mia posizione personale (sapendo di scatenare così la rissa che vorrei evitare) : non so perché quella porta era chiusa a chiave e non voglio dedicare il resto della mia vita a scoprirlo; non confondo chi pone domande sull’11 settembre con chi crede ai rettiliani. Ritengo lecito mettere in dubbio la versione ufficiale.

Però non voglio entrare nel dibattito tecnico-tecnologico che sembra occupare il 90% della discussione sull’11 settembre. Perché sono laureato in lingue orientali e non in ingegneria.

Penso che, quando può impunemente manipolare i media, un gruppo di potere non correrebbe tutti i rischi che richiederebbe l’organizzazione di un autoattentato di quella portata; e mi sembra difficile che la stessa cricca, se non è riuscita a mettere una sola “arma di distruzione di massa” nel remoto Iraq, militarmente occupato, abbia potuto preparare un autoattentato al centro di New York.

Mi posso sbagliare, ovviamente, ma ho il sospetto che le contraddizioni che compaiono nella versione ufficiale siano dovute soprattutto alle dimensioni di ciò che è successo: basta pensare alla fretta, alle incomprensioni, ai ricordi falsati e confusi, alle infinite piccole magagne che la gente ha da nascondere.

[2] Ex-sessantottini in senso ampio – Bertinotti ha qualche anno in più, Vendola qualche anno in meno, ma il giro resta quello.

Blog di Beppe Grillo – Storia di un operaio

Solidarietà ai lavoratori ingiustamente licenziati. Il lavoro è un diritto costituzionale, esigiamo che la costituzione venga rispettata.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Storia di un operaio.

“Mi chiamo Rosario Monda e sono un operaio FIAT. Sono fuori dalla fabbrica da tempo a causa di un licenziamento per motivi sindacali. Un anno e cinque mesi fa, la magistratura ha dato torto all’azienda e ragione a me. Non sussistevano i motivi per il mio licenziamento e ha intimato alla FIAT, con una sentenza, di reintegrarmi nello stabilimento di Pomigliano, dove lavoro, e, finalmente, di pagarmi le spettanze. Sono passati quasi due anni e tutto questo non è avvenuto. Le ho tentate tutte. Ulteriori ricorsi legali, denunce ai carabinieri, ingiunzioni di pagamento, tentativi di denuncia sulla stampa di quello che mi sta succedendo. Niente. Sono fuori dalla fabbrica e senza un euro. Ho un bambino di sette mesi, una compagna con un lavoro precario, e tirare avanti senza salario è quantomeno complicato. Un po’ mi aiuta la solidarietà dei compagni. Ho venduto tutto quello che avevo di valore. La FIAT ha deciso di affamarmi. Me e la mia famiglia. Perché? Non tanto perché io sia un pericoloso agitatore sindacale. Ho fatto gli scioperi, ho cercato di difendere i miei diritti, questo si, ma non ho mai avuto un ruolo di responsabilità nel sindacato. Io credo che la dirigenza FIAT mi usi come esempio per gli altri operai. E’ un messaggio chiaro e preciso: “State zitti e quieti, altrimenti fate la fine di Rosario e quelli come lui”. Molti si meravigliano vedendo spesso gli operai muti all’uscita dei cancelli, davanti ai giornalisti che cercano disperatamente di intervistarli. Altri pensano invece che alla FIAT siano tutti d’accordo con Marchionne, perché le uniche interviste che si sentono, esprimono assenso con la direzione aziendale. Sia quelli che parlano, sia quelli che stanno zitti devono farlo per forza. Hanno operai come me davanti. Siamo l’esempio di quello che succede a chi esprime il dissenso. Tutto appare e quasi niente è reale. Marchionne parla di aumento dei profitti e di come vuole riuscirci e dice che lo fa perché ha a cuore la sorte degli operai FIAT a cui vuole dare, in prospettiva, gli stessi, alti stipendi, degli operai tedeschi. Ci vuole massacrare perché ci ama. Tutti parlano di diritti, di democrazia, di uguaglianza dei cittadini. Ma io sono uguale agli altri? Dov’è il mio diritto sancito dalla magistratura a lavorare e a percepire un salario? Chi deve farlo rispettare? Se sentiamo i politici sembra che i giudici abbiano poteri eccezionali in questa società. Giustamente per alcuni e ingiustamente per altri. Io penso, per esperienza diretta, che il miglior giudice conti meno dell’ultimo imprenditore. Qual è lo strapotere di un giudice se non riesce a far eseguire una sentenza che lui stesso ha emesso? O questo strapotere si esprime solo dove non crea danno ai potenti? Si può andare avanti così? Non credo per molto. Il bastone e la carota possono anche funzionare, ma il solo bastone alla fine non basta. Mi appello alla stampa affinchè possa intercettare anche il mio disagio e restituirmi un minimo di visibilità ed evitare che, oltre alla Fiat, nessuno più ricordi la mia difficile storia.”