Archivi del giorno: 7 novembre 2010

USA: pratiche di fallimento

di Giulietto Chiesa – 6 novembre 2010

La notizia del giorno, che non avete trovato sulle prime pagine dei giornali, è questa: gli Stati Uniti d’America hanno iniziato le pratiche di fallimento.

Senza dirlo esplicitamente, ma si capisce lo stesso.

Come? La Federal Reserve, cioè la Banca Centrale americana, annuncia l'”acquisto” di 600 miliardi di $. Lo chiamano acquisto (purchase) in termine tecnico, ma si deve leggere “stampa”.

Altri 350-500 miliardi di dollari verranno prelevati dal debito che la Fed ha già acquisito, proveniente dai derivati tossici dei mutui facili, e “investiti”. Leggi immessi sul mercato. Totale: all’incirca 1000 miliardi di carta, semplice carta, che la Banca Centrale USA stampa per comprare i titoli del debito pubblico americano. La mano sinistra eroga i soldi alla mano destra.

Se, a questi, si aggiungono (e occorre farlo, perchè sono a bilancio) i circa 800 miliardi già stampati per salvare le banche americane dal tracollo, si arriva a un trilione e 800 miliardi di dollari.

Una creazione di moneta che non ha precedenti nella storia di tutti i tempi.

Perchè lo fanno? Bastino alcune cifre. Nel 2007 la Cina comprava circa la metà (esattamente il 47%) delle nuove emissioni di cedole americane. Nel 2008, in piena crisi finanziaria, la Cina aveva ridotto della metà, al 20% circa. L’anno scorso gli acquisti cinesi si sono drasticamente quasi azzerati. Eravamo al 5%.

In queste condizioni non c’è più modo per pareggiare la bilancia commerciale degli Stati Uniti.

Con un debito di queste dimensioni bisogna inoltre mettere a bilancio 300 miliardi di interessi annui da pagare. Come? Non lo sa nessuno…

Leggi tutto: Antimafia Duemila – USA: pratiche di fallimento.

Come ti distruggo l’Italia – 8. Se la terra produce mostri

Fonte: Antimafia Duemila – Come ti distruggo l’Italia – 8. Se la terra produce mostri.

di Marina Bisogno – 6 novembre 2010
Le immagini del limone di Terzigno stanno facendo il giro dell’Italia, e lasciano senza parole.
Un frutto della Terra è diventato una sorta di mostro, aborto della natura che non riesce più a donare i suoi prodotti profumati.

Questa è Terzigno, con un limone che sta diventando un simbolo della drammatica emergenza rifiuti. Cava Sari è stata riaperta all’indomani dell’accordo del 29 Ottobre, in cui il Governo si impegnava alla cancellazione della clausola che prevedeva la realizzazione di Cava Vitiello.
Ancora nessun intervento sulla legge n 123 del 2008. Tutto tace, e già si teme l’ennesima presa in giro. Gli scontri sono ripresi, puntuali come l’ora che vorresti non arrivasse mai. Il sindaco di Boscoreale ha garantito che organizzerà una squadra per il controllo dei camion che sverseranno in Cava Sari, per essere sicuri che siano effettivamente solo diciotto comuni vesuviani ad usufruire della discarica. Ma la puzza resta, e con essa, l’insorgenza di malattia e patologie tumorali, per le quali i Comitati per la difesa del territorio, hanno chiesto un elenco tumori.  Nelle stesse ore è stato riaperto anche il sito presso Taverna del Re a Giugliano, dove i camion sono in fila per sversare la spazzatura di Napoli. La popolazione ha iniziato a ribellarsi: era stata infatti sancita la chiusura di quel plesso, ma la situazione è tanto drammatica, da aver stravolto completamente i patti. E niente si fa per scongiurare l’ennesimo disastro, che si presenterà puntuale, non appena le altre discariche in Campania traboccheranno di munnezza. Giorni fa una ragazza di Varese mi ha chiesto come mai fossimo incapaci, in Campania, di fare la raccolta differenziata. Le ho detto che probabilmente non si vuole, e che le stesse istituzioni sono totalmente inottemperanti. Luigi Sabino racconta perfettamente lo stato di limone mutante terzignocose, che per certi versi è uno stato di guerra. La guerra tra onesti e disonesti, tra cittadini e Stato, quello Stato che non educa, e troppo spesso è connivente. La verità è che in Campania la differenziata non si deve fare. “Perchè i clan dovrebbero bloccare l’apertura delle discariche? Che le cosche abbiano interessi nel settore dei rifiuti è un fatto ormai noto da quando nel 1992, Nunzio Perrella, boss del Rione Traiano diventato collaboratore di giustizia, in una delle sue deposizioni all’allora procuratore della DDA partenopea, Franco Roberti disse:
“Dotto’, non faccio più droga. No, adesso ho un altro affare. Rende di più e soprattutto si rischia molto meno. Si chiama monnezza, dotto’. Perché per noi la monnezza è oro”.

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Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » “Summit notturni e telefonate: ecco i rapporti tra Lombardo e la mafia”

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Archivio cartaceo Giustizia & impunità » “Summit notturni e telefonate: ecco i rapporti tra Lombardo e la mafia”.

I pm: legami provati, uomini dei clan nelle liste Mpa. Il governatore incontrò con un esponente di primo piano dei Santapaola per avere appoggio elettorale

“Non scordatevelo che gli ho dato i soldi nostri, quelli del Pigno, glieli ho dati a lui per la campagna elettorale”. Parole di Vincenzo Aiello, capo di Cosa Nostra a Catania, intercettato dai Ros mentre discute con gli affiliati della destinazione dei proventi del pizzo di un centro commerciale “alla campagna elettorale – sottolineano i pm – di Raffaele Lombardo”. Dietro le sbarre sono finiti in 50 tra imprenditori, politici e boss del clan mafioso Ercolano Santapaola, il più potente nella Sicilia orientale che ha sulle spalle una lunga storia di stragi, omicidi e affari. Il governatore della Sicilia è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, ha sempre negato ogni coinvolgimento, la sua posizione è in corso di valutazione, ma agli atti del procedimento Iblis ci sono le intercettazioni dei principali padrini e picciotti siciliani. Coinvolti diversi esponenti politici, anche nazionali. Documentata ad esempio la visita in carcere con cui Nino Strano – fino a poche settimane fa assessore regionale al Turismo e noto per la sua abbuffata di mortadella in Parlamento il giorno della caduta di Prodi – ha omaggiato il boss Marsiglione. “Era Natale, solo una visita di carità” si è difeso.Lo scorso 31 luglio nella richiesta d’arresto nei confronti dei 50 indagati vistata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata, i pm Giuseppe Gennaro, Antonino Fanara, Agata Santonocito e Iole Boscarino hanno scritto che sarebbe “provata in punto di fatto, l’esistenza di risalenti rapporti – diretti e indiretti – degli esponenti di Cosa Nostra della provincia di Catania con Raffaele Lombardo e con Angelo Lombardo“. Il rapporto sarebbe “non occasionale né marginale – aggiungono i magistrati – ma cospicuo, diretto e continuativo grazie al quale l’uomo politico poteva avvalersi del costante e consistente appoggio elettorale della criminalità organizzata di stampo mafioso a lui vicina”.

La festa con i boss
“Onorevole, questo rosé?” Vino di qualità e auto di lusso posteggiate davanti la villa in campagna del geologo Giovanni Barbagallo, militante Mpa, arrestato perché considerato anello di congiunzione tra i Lombardo e i boss Rosario di Di Dio e Vincenzo Aiello. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, bisogna festeggiare l’elezione al Parlamento nazionale del fratello di Raffaele, secondo i pm la festa sarebbe “significativa della compenetrazione tra esponenti del crimine organizzato, amministratori della cosa pubblica, politici e imprenditori”. Angelo Lombardo arriva con un’Audi Q7 intestata all’Mpa. Ad attenderlo c’è Alfio Stiro, referente del boss Salvatore Tuccio detto “Turi di l’ova”, condannato definitivamente per associazione mafiosa, precedenti per detenzione e porto d’arma da fuoco, già sottoposto a sorveglianza speciale. I caraninieri del Ros filmano tutto, le cimici registrano.

Uomini graditi ai clan nelle liste Mpa
Il capo di Cosa Nostra catanese Vincenzo Aiello sarebbe intervenuto anche sulla scelta dei candidati nelle liste Mpa. I Ros, mentre è in corso la campagna elettorale delle comunali di Gravina, grosso centro in provincia di Catania, intercettano le conversazioni tra il geologo Giovanni Barbagallo dell’Mpa e Alfio Stiro il cui genero viene candidato con l’approvazione del capo di Cosa Nostra Vincenzo Aiello. Quest’ultimo sembra conoscere bene il territorio: parlando di Gravina comunica a Barbagallo che presto gli avrebbe presentato Fabio Bacciulli, “un amico”, già assessore col sindaco Mpa. Sullo sfondo gli “affari” del “piano regolatore” e la costruzione di un nuovo “cimitero” dice Aiello.

La notte in bianco con il capomafia
Rosario Di Dio, “esponente di primissimo piano della famiglia Santapaola”, secondo i pm avrebbe intrattenuto “rapporti diretti” con Raffaele Lombardo. “…Da me – dice il boss intercettato riferendosi a Lombardo – all’una e mezza di notte è venuto ed è stato due ore e mezza, qua da me, dall’una e mezza alle quattro di mattina… si è mangiato sette sigarette”. “Recandosi nottetempo – scrivono i pm – a casa dell’amico mafioso per chiedere il suo appoggio elettorale sapeva che una richiesta di voto proveniente da un soggetto dotato di indiscusso prestigio criminale non poteva essere tanto facilmente disattesa… la circostanza che l’incontro si sia svolto dall’una e mezza alle quattro di notte può spiegarsi soltanto con la consapevolezza che i fratelli Lombardo avevano di recarsi a casa di un mafioso”. In una delle conversazioni il boss racconta della richiesta di voti dell’assessore provinciale Orazio Pellegrino dell’Mpa “uomo di Raffaele Lombardo”.

I rapporti con il boss di Enna
Agli atti ci sono anche i rapporti definiti “desolanti” dai pm, tra Raffaele Lombardo e il boss di Enna Raffaele Bevilacqua. Nell’agenda personale il boss Bevilacqua scrive: “Ore 8 da Raf”. Poi un nuovo appuntamento pochi giorni dopo: “Ore 8.30 da Raf… a chi fare domanda per aeroporto?”. Lombardo sarebbe “consapevole” di incontrare un “impresentabile”, secondo i pm. Relazioni pericolose vengono documentate anche attraverso Salvatore Bonfirrario, “personaggio di sicura caratura criminale affiliato all’associazione criminale del Bevilacqua” che viene anche redarguito da Lombardo: “Ma che cazzo ti hanno fatto e fatto – dice Lombardo – ti hanno chiesto di votare Palermo e stai votando Palermo…”. E Bonfirrario riferendosi al boss Raffaele Bevilacqua rispondeva: “Diciamo che Raffaelluccio, Raffaelluccio si è schierato con Palermo su input di Silviuccio Cuffaro e quindi tu stai eseguendo questa cosa”. Emblematico un ulteriore episodio considerato dagli investigatori: “La telefonata tra il Bonfirrario e il Bevilacqua intercettata il 17 maggio 2003, nel corso della quale Lombardo si rifiuta di  parlare al telefono con il Bevilacqua se non per il tramite del Bonfirrario!”.

Al momento non sussisterebbero elementi per l’arresto di Raffaele Lombardo secondo quanto hanno comunicato i legali del governatore siciliano e il procuratore capo Vincenzo D’Agata. Nel corso degli interrogatori dei 50 arrestati nell’operazione Iblis però, potrebbero emergere dei riscontri determinanti nell’accertamento della verità processuale. Raffaele Lombardo si ritiene vittima “dell’odio criminale”, secondo il Governatore siciliano sarebbe in atto una manovra politica per bloccare le riforme della sua amministrazione.

Di Antonio Condorelli

Da il Fatto quotidiano del 7 novembre 2010