La sentenza di Brescia e la strage di piazza della loggia

Fonte: Paolo Franceschetti: La sentenza di Brescia e la strage di piazza della loggia.

Di Solange Manfredi

28 maggio 1974, Brescia, Piazza della Loggia un ordigno esplode durante una manifestazione. E’ strage: 8 morti e più di 90 feriti.

Oggi, dopo 36 anni, la strage è ancora senza colpevoli.

Martedì 16 novembre 2010 il tribunale di Brescia ha assolto per “insufficienza di prove” in primo grado i 5 imputati: Il generale dei Carabinieri Francesco Delfino, il senatore Pino Rauti (unico imputato per il cui i pm avevano chiesto l’assoluzione), Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Maurizio Tramonte.

Un processo durato due anni, 150 udienze di cui i media non hanno mai parlato. L’unica volta che i giornalisti si sono precipitati in aula è stato in occasione della deposizione di Angelo Izzo, il mostro del Circeo. L’interesse della stampa, peraltro, era rivolto non alla deposizione nel processo di Izzo, ma al suo matrimonio con la giornalista Donatella Papi celebratosi il giorno prima.

Peccato perché è stato un processo importante cui sono emersi con chiarezza i rapporti del movimenti estremisti con i servizi segreti e le istituzioni militari. Ma non solo. In questo processo è stata ripercorsa, e riscritta con nuovi documenti, parte della storia d’Italia. Nel corso della requisitoria il pm ha ricordato come nel corso del processo sia emerso quali politici sapevano dov’era la prigione di Moro, come Kappler sia stato fatto scappare dal Celio dai nostri servizi segreti e barattato con la Germania per un prestito, come la liberazione di Cirillo sia stata trattata da Cutolo, come non vi fosse un solo estremista che non avesse un referente nei servizi. Ed ancora come alcuni estremisti cui era demandato il c.d. “lavoro sporco” non solo concordassero con uomini dei servizi le azioni da compiere, ma da questi ricevessero l’esplosivo per compiere gli attentati. E’ emerso come, per depistare le indagini e salvare gli autori delle stragi, venissero stilati rapporti falsi da inviare alla magistratura, come imprenditori mettessero a disposizione ingenti capitali per finanziare queste attività eversive, ecc..

Tutto pubblico, tutto agli atti del processo

Cose sicuramente più interessanti del matrimonio di Angelo Izzo, ma non per il c.d. “quarto potere”, ovvero quella che ancora, e senza vergogna, ci ostiniamo a chiamare “informazione”.

Oggi, nonostante la mole impressionante di documenti e informative dei servizi, è arrivata l’ennesima sentenza di assoluzione. Il perché la Corte abbia deciso in tal senso lo sapremo solo leggendo le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra 90 giorni.

Lo diciamo subito, l’assoluzione non era attesa. Chi ha seguito il processo (le cui udienze è possibile ascoltare su radio radicale o leggere sul sito http://www.28maggio74.brescia.it/) , riteneva fosse possibile arrivare ad una condanna.

La Corte ha assolto per insufficienza e contraddittorietà delle prove. Probabilmente nel corso del processo ha giocato un ruolo importante la ritrattazione operata in aula da Maurizio Tramonte, informatore del SID dal 1973 al 1977, nome in codice “Tritone”.

Tramonte in aula ha affermato che le dichiarazioni rilasciate precedentemente agli organi inquirenti, in cui confermava quanto successo nel 1974 e le sue responsabilità, erano false: “non ce la facevo ad andare…, non riuscivo a muovermi senza cocaina…molto influiva la droga, l’alcool….mi inventavo tante storie. “

Domanda del PM: “lo scopo di queste invenzioni?”

Risposta di Tramonte: “Io dico che non ero normale…partivo con una idea la mattina ed a mezzogiorno non era più quella…ho detto una gran serie di sciocchezze…io so quanto male ho fatto alle persone, ho tirato dentro tutte le persone che conoscevo…gente che non c’entrava, il dottor Maggi che non conoscevo, il dottor Zorzi che non conosco, Delfino che non conoscevo nel ’74 e non conosco neanche oggi. Cioè ho tirato dentro di tutto e di più…Io do la colpa al mio stato di alcolista e drogato” (udienza del 01/06/2010).

Tutto inventato dunque. Ma quali conseguenze ha, nel processo, la ritrattazione? Nel nostro sistema processuale la prova si forma in dibattimento in contraddittorio con le parti; ovvero, tutte le dichiarazioni fatte nel corso delle indagini preliminari non hanno valore di prova, perché per assurgere a valore di prova devono essere riconfermate in dibattimento. Certo, se nella deposizione in aula la persona non riconferma quanto messo a verbale precedentemente gli si può contestare la difformità con quanto dichiarato all’organo inquirente, ma tale contestazione ha la sola funzione di controllo della credibilità del teste, ma non ha valore di prova.

A questo punto una domanda sorge spontanea: visto che in precedenti dichiarazioni rilasciate all’autorità inquirente Tramonte ha accusato persone di gravi reati pur sapendole innocenti (così ha detto in aula durante la ritrattazione) verrà condannato per calunnia? No, perché visto il tempo trascorso dalle dichiarazioni il reato di calunnia è prescritto. Una ritrattazione che, quindi, Tramonte ha potuto operare con tranquillità e senza nessuna conseguenza penale.

Comunque, anche in questo caso, come è sempre successo nella storia della nostra Repubblica, quando nei processi sono coinvolti i servizi segreti le sentenze sono sempre assolutorie. La cosa non sorprende gli storici, tanto che nello straordinario libro “I servizi segreti in Italia” di Giuseppe De Lutiis, uno dei più autorevoli studiosi di terrorismo e servizi segreti, si legge: “I servizi segreti sono, in tutto il mondo, organi clandestini del potere politico ed economico. La loro funzione sarebbe quella di garantire la sicurezza dello stato, ma accade spesso che la democrazia sia messa in pericolo proprio dalle attività illegali….Crediamo di poter affermare che esse si identificano, salvo alcune eccezioni, in una costante tutela dell’illegalità, intesa come protezione dei responsabili di gravi fatti eversivi, sia come abituale depistaggio delle indagini su quei fatti, sia infine come continuo ricorso al comodo paravento del “segreto politico-militare” anche quando è evidente che esso viene invocato per coprire verità scottanti. Da questa continua opera di intralcio sono poi inevitabilmente venute le varie sentenze assolutorie…”

Ma se questa appena riportata è un’analisi generica, ecco cosa dice Miguel Gotor, storico dell’Università di Torino, in ordine a questa assoluzione in una intervista rilasciata al TG2 delle ore 20.30 del 16/11/2010 :

Oggi a Brescia, ancora una volta una strage senza colpevoli. Gli imputati sono stati assolti in base all’art. 530 c.p.p., comma 2, assimilabile alla vecchia insufficienza di prove, con una sentenza che richiama ad una prova contraddittoria e non sufficiente. Certo le sentenze vanno rispettate. Certo bisognerà attendere la lettura delle motivazioni della sentenza, ma l’indignazione è tanta. A distanza di 36 anni c’è ancora bisogno di giustizia, ci sarà la possibilità di un appello, ma la coscienza civile dei cittadini ed i risultati della coscienza storica, mi sento di dire, in questo caso, sono più avanti, e più consapevoli, di questa sentenza”.

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