Archivi del giorno: 22 novembre 2010

Un riarmo da un miliardo di euro

Fonte: Un riarmo da un miliardo di euro.

Nei giorni scorsi, nonostante le difficoltà finanziarie in cui versano le casse dello Stato, le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno approvato in fretta e furia, e con il silenzio-assenso dell’opposizione Pd, un programma di riarmo del valore di quasi un miliardo di euro, buona parte dei quali finiranno alle aziende belliche del gruppo industriale guidato Pier Francesco Guarguaglini.

Il programma pluriennale di acquisizione armamenti, legato al crescente impegno bellico dell’Italia sul fronte di guerra afgano e alle esigenze strategiche della Nato, prevede una spesa complessiva di di 933,8 milioni di euro nell’arco dei prossimi quattro/nove anni.
Vediamo il dettaglio di quella che potrebbe essere l’ultima lista della spesa del ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

200 milioni di euro sono destinati a fornire i nostri elicotteri da guerra A-129 Mangusta, operativi in Afghanistan, dei nuovi sistemi di puntamento Ots fabbricati dalla Salex Galileo di Finmeccanica, che consentiranno di colpire al meglio gli obiettivi ”nei nuovi scenari di impiego degli elicotteri, in situazioni caratterizzate da fluidità e indeterminatezza della posizione delle forze amiche e nemiche”. Nella stessa cifra è compresa una fornitura, sempre per gli elicotteri Mangusta, di nuovi missili anticarro Spike, di fabbricazione israeliana, che andranno a sostituire gli attuali missili Tow, meno potenti.

22,3 milioni di euro verranno spesi per l’acquisto di 271 mortai da 81 millimetri di nuova generazione, fabbricati all’estero, e del relativo munizionamento, prodotto invece negli stabilimenti di Colleferro (Roma) dell’azienda di armamenti italo-britannica Simmel Difesa. Pezzi d’artiglieria più precisi, destinati a ”elevare le capacità operative delle unità terrestri attualmente impiegate nei diversi teatri operativi” (leggi: sul fronte afgano).

125 milioni di euro sono stanziati per la costruzione, alla Fincantieri di Genova, di una nuova unità navale della Marina militare con funzione di appoggio alle forze di incursori, ricerca e soccorso, destinata a sostituire la vecchia nave A-5306 Anteo. Sarà una nave da guerra, armata di cannoni e mitragliatrici, di quelle con i portelloni anteriori per lo sbarco di mezzi anfibi.

87,5 milioni di euro verranno spesi per dotare i sommergibili classe U-212 (il ‘Salvatore Todaro’, lo ‘Scirè’ e altri due in costruzione) di un nuovo siluro ‘pesante’ (6 metri lunghezza per 1,2 tonnellate), evoluzione dell’attuale modello A-184. A costruire questi nuovi missili subacquei sarà la Whitehead Alenia Sistemi Subacquei (Wass) di Livorno, del gruppo Finmeccanica.

63 milioni di euro serviranno a realizzare, presso l’aeroporto militare di Pisa, un grande ‘hub’ aereo militare nazionale ”dedicato alla gestione dei flussi, via aerea, di personale e di materiale dal territorio nazionale per i teatri operativi”. In pratica, si tratterà della più grande base aera della Nato d’Europa, destinata a funzionare come piattaforma logistica di tutte le future missioni militare alleate all’estero.

236 milioni di euro sono stati stanziati per creare una rete informatica militare sperimentale, detta Defence Information Infrastructure (Dii), ”necessaria per la trasformazione net-centrica dello strumento militare, elemento essenziale ed abilitante per la pianificazione e la condotta delle operazioni”. Un progetto che vede coinvolta, tra gli altri, la Elsag Datamat, altra azienda del gruppo Finmeccanica.

200 milioni andranno infine all’AgustaWestland di Finmeccanica per l’acquisto di dieci nuovi elicotteri Aw-139: velivoli militari di soccorso da utilizzare in operazioni all’interno del territorio ”nazionale o limitrofo”.

peacereporter

ComeDonChisciotte – STORIA DELLA TIRANNIA DELLA SALUTE: IL CODEX ALIMENTARIUS

Fonte: ComeDonChisciotte – STORIA DELLA TIRANNIA DELLA SALUTE: IL CODEX ALIMENTARIUS.

DI BRANDON TURBEVILLE
activistpost.com

Il Codex Alimentarius, il controllo sulla fornitura alimentare e il governo del mondo. Estratto da: Codex Alimentarius – The End of Health Freedom

Contrariamente a quanto viene comunemente creduto, il Codex Alimentarius non è né una legge, né una politica. È in effetti un ente funzionante, una Commissione, creato dall’Organizzazione per l’Alimentazione e per l’Agricoltura e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sotto la direzione delle Nazioni Unite. La confusione in merito a questo è dovuta in gran parte alle affermazioni fatte da molti critici che si riferiscono all’ “attuazione” del Codex Alimentarius come se fosse una legislazione che aspetta di entrare in vigore. Un’espressione più accurata sarebbe l’ “attuazione delle linee guida del Codex Alimentarius”, che descriverebbe più adeguatamente la situazione.

Il Codex è solo uno degli strumenti in mano di un gruppo elitario di individui il cui obiettivo è quello di creare un unico governo mondiale su cui esercitare il completo controllo. Il potere sulla fornitura alimentare è essenziale per raggiungere questo [scopo]. Come sarà discusso più avanti, il Codex Alimentarius sarà “attuato” quando verranno stabilite le linee guida e i governi nazionali incominceranno ad organizzare le proprie leggi interne in conformità degli standard stabiliti dall’organizzazione.

L’esistenza del Codex Alimentarius come ente che stabilisce la politica ha radici che risalgono ad oltre cento anni fa. Il nome stesso Codex Alimentarius in Latino significa “codice alimentare” [1] e deriva direttamente dal Codex Alimentarius Austriacus, un insieme di standard e descrizioni di svariati alimenti nell’Impero Austro-Ungarico tra il 1897 e il 1911. [2] Questo insieme di norme è il frutto sia dell’industria alimentare che dell’ambiente accademico ed è stato usato dai tribunali per determinare l’identità del cibo in maniera legale.

Persino dal 1897 le nazioni erano spinte all’integrazione delle leggi nazionali verso un insieme internazionale di standard che avrebbe ridotto le “barriere commerciali” create dalle differenze tra le leggi nazionali [3]. Mentre il Codex Alimentarius Austriacus guadagnava terreno all’interno della sua area localizzata, anche l’idea di avere un unico insieme di standard per tutta l’Europa ha iniziato a prendere piede. Dal 1954 al 1958 l’Austria ha perseguito con successo la creazione del Codex Alimentarius Europaeus (il codice alimentare europeo). Quasi immediatamente la FAO (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura) sotto la direzione dell’ONU è entrata in azione quando la Conferenza Regionale della FAO per l’Europa ha espresso il desiderio di un insieme internazionale globale di norme alimentari. La Conferenza Regionale della FAO ha successivamente inviato una proposta attraverso la catena di comando della FAO stessa con il suggerimento di creare un programma congiunto FAO/OMS che concernesse gli standard alimentari.

Proprio l’anno seguente, il Codex Alimentarius Europaeus ha adottato la risoluzione che il suo lavoro sugli standard alimentari fosse preso dalla FAO. Nel 1961 è stato deciso dall’OMS, dal Codex Alimentarius Europaeus, dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dalla Conferenza della FAO di creare un programma internazionale di standard alimentari noto come Codex Alimentarius. [4] Nel 1963 per effetto delle risoluzioni approvate da queste organizzazioni due anni prima, è stato ufficialmente creato il Codex Alimentarius. [5]

Sebbene sia stato creato con il patrocinio della FAO e dell’OMS, ci sono delle controversie in merito agli individui che potrebbero aver partecipato all’istituzione del Codex.
Molte organizzazioni contrarie al Codex hanno affermato che i criminali di guerra nazisti Fritz Ter Meer [6] e Hermann Schmitz [7] in particolare sarebbero stati i principali architetti dell’organizzazione.
Poiché molte di queste accuse vengono fatte con prove solamente indirette o del tutto senza prove, si potrebbe essere tentati di metterle da parte di primo impatto. Tuttavia, mentre le accuse guadagnavano sempre più sostenitori, il Codex ha tentato di confutarle. Nella sua sezione dedicata alle “Domande Frequenti”, il Codex risponde alla domanda
“È vero che il Codex è stato creato da un ex criminale di guerra per controllare la fornitura alimentare mondiale?” [8] e prosegue rispondendo quanto segue alle accuse:

No. È un’accusa falsa. Basta digitare le parole “Codex Alimentarius” in qualsiasi motore di ricerca per trovare tante di queste dicerie sul Codex. Di solito le persone che mettono in circolazione queste voci non danno alcuna prova ma chiedono di inviare donazioni o di firmare petizioni contro il Codex.

Le informazioni veritiere sul Codex http://www.codexalimentarius.net possono essere reperite su internet – non abbiamo nulla da nascondere da parte nostra – siamo un’istituzione pubblica che lavora in pubblico per il pubblico – se la gente vuole saperne di più sul nostro lavoro e fare domande ne siamo lieti. C’è un Contact Point ufficiale del Codex http://www.codexalimentarius.net/web/members/jsp in ciascuno stato membro, che sarà lieto di rispondere alle vostre domande sul Codex. [9]

Ma come si può capire dall’affermazione sopracitata, la risposta del Codex fa ben poco per evadere questa domanda a parte che dissentire. Se è vero che molte persone che fanno questa accusa forniscono poche prove a sostegno dell’accusa stessa, la presentazione delle informazioni non nega necessariamente la loro veridicità. In effetti, il Codex offre il suo stesso sito internet come fonte di informazioni accurata sull’organizzazione; tuttavia, a parte la sezione sulle Domande Frequenti, non si può trovare niente altro che sia pertinente alle accuse in merito ai “criminali di guerra”.
Per di più il sito internet http://www.codexalimentarius.net/web/index_en.jsp è letteralmente indecifrabile, quasi al punto di essere completamente inutile. In ultima istanza, questa risposta solleva più dubbi che fornire certezze. Questo perché il Codex, se lo volesse potrebbe mettere a tacere queste voci semplicemente postando un elenco degli individui e delle organizzazioni che lo hanno fondato o che hanno svolto un ruolo integrante nella sua creazione. Tuttavia, non fa nulla del genere. A parte menzionare la FAO e l’OMS, che sono del tutto allo scuro di chi, o di come, o di quanti altri individui ed organizzazioni abbiano partecipato alla creazione del Codex Alimentarius.

L’accusa sui “criminali di guerra” è imperniata sul conglomerato chimico conosciuto come la I G Farben. La I G Farben era composta da svariate industrie chimiche comprese la BASF, la Bayer, la Hoechst e l’AGFA, [10] che si sono fuse insieme. Era essenzialmente l’ala industriale del Terzo Reich ed era la forza motrice della macchina bellica del Nazismo. L’azienda forniva la vasta maggioranza degli esplosivi e della gasolina sintetica usati per la conquista militare e lo sterminio di milioni di persone. Ha inoltre prodotto l’adesso malfamato gas Zyklon-B usato nelle camere a gas. E non solo, è stata inoltre influente nella conduzione di esperimenti sulle vittime dei campi di concentramento. Infatti, le vittime dei campi venivano spesso comprate fin dall’inizio su ordine dell’azienda per gli espliciti scopi della sperimentazione da parte di molte branche diverse dell’azienda, particolarmente la Bayer e la Hoechst.

Senza la I G Farben le guerre tedesche non sarebbero state sostenibili. Durante i processi di Nurember la Corte ha condannato 24 amministratori e dirigenti dell’azienda, e l’ha smembrata in molte diverse “aziende-figlie”. Precisamente, la BASF, la Hoechst (più tardi nota come Aventis) e la Bayer. Entro il 1951, letteralmente tutti questi 24 dirigenti sono stati rimessi in libertà, compresi Fritz Ter Meer e Hermann Schmitz. Ter Meer era stato membro del comitato esecutivo della I G Farben dal 1926 al 1945 ed anche membro del comitato di lavoro e del comitato tecnico, nonché direttore della malfamata Sezione II. È stato inoltre ambasciatore per l’Italia con pieni poteri conferiti dal Ministero per gli armamenti e la produzione bellica ed è stato l’industriale più responsabile per Auschwitz. Anche Schmitz è stato membro del comitato esecutivo della I G Farben dal 1926 al 1935 ed è stato presidente del consiglio di amministrazione e “capo delle finanze” dal 1935 al 1945. È stato anche capo dell’economia militare e membro del partito nazista. Entrambi sono stati giudicati colpevoli dal tribunale di Nurember nel 1948, ma Schmitz è stato rimesso in libertà nel 1950 e Ter Meer è stato liberato nel 1952. [11]

Dopo tutto ciò, Schmitz è stato nominato amministratore della banca tedesca di Berlino Ovest nel 1952, e nel 1956 presidente onorario del consiglio di amministrazione delle acciaierie della Renania. Tuttavia, Ter Meer ha avuto ancora più successo. Dopo il suo rilascio, è stato nominato amministratore della Bayer nel 1955 e nel 1956 è stato nominato presidente. Negli anni seguenti, ha assunto molti altri ruoli aggiuntivi, come presidente del consiglio di amministrazione della Theodore Goldschmidt AG, vice-presidente del consiglio della Commerzbank e della Bank-Association AG, nonché amministratore della Waggonfabrik Uerdingen, della Duesseldorfer Waggonfabrik AG, della associazione delle banche della Germania dell’Ovest e della United Industrial Enterprises AG [12]. Queste sono connessioni documentate per entrambi gli individui. Infatti, le connessioni di Ter Meer con l’azienda farmaceutica Bayer gli hanno fatto guadagnare una fondazione a lui dedicata, la Fritz Ter-Meer Foundation. [13] Tuttavia, mediante tutto questo l’autore non ha potuto confermare che né Ter-Meer né Schmitz abbiano avuto connessioni dirette con la creazione del Codex Alimentarius.

Ciononostante, il Codex non fa nulla per controbattere le accuse a parte semplicemente smentirle, e le connessioni non sono del tutto implausibili. Il Codex è molto riservato sulle sue origini, come è messo in evidenza dal suo sito, dove viene solo indicato che è stato creato su ordine della FAO e dell’OMS. È estremamente improbabile che una tale organizzazione possa essere stata creata senza l’ausilio, l’imput, e persino i finanziamenti di corporazioni internazionali private. Grazie sia alla comunità contraria al Codex, che al Codex Alimentarius stesso non c’è prova (per lo meno per l’autore) che documenti quali persone né quali corporazioni siano state coinvolte nella sua formazione. Ci sono tuttavia altri legami che danno più credibilità alla teoria che dei criminali di guerra abbiano partecipato alla creazione del Codex.

Brandon Turbeville
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21960
17.11.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Note

[1] Tips, Scott C. “Codex Alimentarius: Global Food Imperialism.” FHR. 2007. P. ii.

[2] “Opening Statement by Dr. B.P. Dutia Assistant Director-General Economic and Social Policy Department, FAO to the Nineteenth Session of the Codex Alimentarius Commission.” Food and Agricultural Organization. July 1, 1991.
http://www.fao.org/docrep/meeting/005/t0490e/T0490E04.htm See also, Taylor, Paul Anthony. “Codex Guidelines for Vitamins and Minerals – Optional or Mandatory?” Dr.Rath Health Foundation. http://www4.dr-rath-foundation.org/features/codex_wto.html

[3] “Codex Alimentarius: how it all began.” Food and Agricultural Organization.
http://www.fao.org/docrep/v7700t/v7700t09.htm Accessed April 23, 2010.

[4] “Understanding the Codex Alimentarius.” World Health Organization. Food and Agricultural Organization. 2006. P. 7
http://www.scribd.com/doc/25710873/WHO-Understanding-the-Codex-Alimentarius Accessed April 23, 2010.

[5] Tips, Scott C. “Codex Alimentarius: Global Food Imperialism.” FHR. 2007. P.ii

[6] “The History of the ‘Business With Disease.’” Dr. Rath Health Foundation.
http://www4.dr-rath-foundation.org/PHARMACEUTICAL_BUSINESS/history_of_the_pharmaceutical_industry.htm April 26

[7] Minton, Barbara. “Codex Threatens Health of Billions.” Naturalnews. July 30, 2009.
http://www.naturalnews.com/026731_CODEX_food_health.html
[8] “FAQs – Rumours” CodexAlimentarius.net http://www.codexalimentarius.net/web/faq_rum.jsp#R1 Accessed April 26, 2010.

[9] Ibid.

[10] Behreandt, Dennis. “The crimes of I.G. Farben: during WWII, I.G. Farben, a synthetic-fuels manufacturer for the German war machine, was a major supporter of the Nazi regime and a willing co-conspirator in the Holocaust.” The New American. November 27, 2006.
http://findarticles.com/p/articles/mi_m0JZS/is_24_22/ai_n24996865/

“The Documentation About ‘Codex Alimentarius.’” Dr. Rath Health Foundation.
http://www4.dr-rath-foundation.org/PHARMACEUTICAL_BUSINESS/health_movement_against_codex/health_movement24.htm Accessed April 26, 2010.

[11] “The History of the ‘Business With Disease.’” Dr. Rath Health Foundation. http://www4.dr-rath-foundation.org/PHARMACEUTICAL_BUSINESS/history_of_the_pharmaceutical_industry.htm http://www4.dr-rath-foundation.org/PHARMACEUTICAL_BUSINESS/history_of_the_pharmaceutical_industry.htm> Accessed April 26 http://www4.dr-rath-foundation.org/PHARMACEUTICAL_BUSINESS/history_of_the_pharmaceutical_industry.htm%20Accessed%20April%2026 , 2010.

[12] Ibid.

[13] Weimbs Lab: Molecular, Cellular and Developmental Biology University of California, Santa Barbra.
http://www.lifesci.ucsb.edu/mcdb/labs/weimbs/people/weimbs/index.html
Accessed April 27, 2010. Dr. Thomas Weimbs received a scholarship from the Fritz ter Meer Foundation in 1988.

Brandon Turbeville è un autore originario di Mullins, South Carolina. Ha conseguito la laurea presso la Francis Marion University, dove ha vinto il premio Pee Dee Electric Scholar’s Award quando non era ancora laureato. Sono stati pubblicati numerosi dei suoi articoli su svariati argomenti, come la salute, l’economia e le libertà civili. È inoltre l’autore di Codex Alimentarius – the End of Health Freedom.

LEGGI ANCHE: FRANCO LIBERO MANCO – IL CODEX ALIMENTARIUS: UN INQUIETANTE PROGETTO IN CAMPO ALIMENTARE

PAOLO BARNARD – QUESTO E’ IL POTERE

Intervista ad Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo e Luca Tescaroli – 20/11/2010

Fonte: Intervista ad Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo e Luca Tescaroli – 20/11/2010.

Sabato 20 novembre 2010, in occasione della manifestazione organizzata da Salvatore Borsellino, dal Movimento delle agende rosse e della scorta civica, per tutelare i magistrati impegnati a scoprire la verità sulle stragi del ’92 e ’93, e soprattutto il magistrato Antonino Di Matteo (sottoposto ad accertamenti per opinioni espresse nella sua veste di Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo), ilfattoquotidiano.it ha intervistato a Palermo Di Matteo e il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. I due hanno analizzato il rapporto tra mafia e politica, prendendo anche in considerazione le recenti sentenze su Domenico Miceli e Marcello Dell’Utri.
Nella stessa giornata il giornalista Emiliano Morrone ha intervistato il sostituto procuratore Luca Tescaroli che ha partecipato al presidio organizzato a Roma dalle agende rosse e dalla scorta civica. ‘Credo che sia un atto significativo essere qui oggi – ha detto il dott. Tescaroli – perché viviamo in un momento in cui l’Istituzione Giudiziaria è al centro di una campagna di demonizzazione senza precedenti. Dinanzi alle aggressioni verbali io credo che sia un diritto quello di reagire ed anche un dovere etico soprattutto quando si colpisce e delegittima l’intera magistratura’.

LE CIRCOSTANZE POLITICHE DELLA MORTE DI YASSER ARAFAT

Fonte: ComeDonChisciotte – LE CIRCOSTANZE POLITICHE DELLA MORTE DI YASSER ARAFAT.

6 anni fa moriva per avvelenamento il presidente palestinese

DI THIERRY MEYSSAN
voltairenet.org

L’ 11 novembre 2004, il presidente Yasser Arafat moriva in un ospedale militare francese. Una polemica fu innescata sulla causa del suo avvelenamento. Solo molto più tardi, durante il sequestro da parte di Hamas di documenti personali negli archivi del ministro Mohamed Dahlan, furono raccolte le prove del complotto. L’uccisione del presidente palestinese era sponsorizzata da Israele e dagli Stati Uniti, ma fu commessa dai palestinesi. Thierry Meyssan descrive le circostanze politiche che hanno portato al piano di questa eliminazione.

La salita al potere di George W. Bush, nel gennaio 2001, e quella del generale Ariel Sharon, nel marzo 2001, in piena Intifada, segnano un cambiamento radicale della politica nei confronti dei palestinesi. Il periodo coincide con la presentazione del rapporto del senatore George Mitchell sulle responsabilità condivise nella continuazione del conflitto. Il presidente Bush designa un diplomatico provetto, Williams Burns, per essere rappresentato in Medio Oriente. Insieme al direttore della CIA, George Tenet, elaborano un protocollo in sei punti per il cessate il fuoco. Sharon e Bush lo esaminano il 26 giugno 2001 alla Casa Bianca.

Si tratta in realtà di una messa in scena. La riapertura delle vie di transito nei territori occupati è subordinata al totale ed immediato arresto delle ostilità. In altre parole le misure di repressione nei Territori occupati saranno interrotte se i palestinesi rinunceranno, senza contropartita, alla resistenza armata. Sharon e Bush si accordano su un discorso che stigmatizzi il presidente Yasser Arafat e lo renda responsabile della prosecuzione delle ostilità: lui è il “terrorista” per eccellenza e i due paesi debbono unirsi per dare scacco al “terrorismo”. Di conseguenza, il generale Sharon decide di applicare da quel momento la strategia degli “assassinii mirati” dei dirigenti politici palestinesi. Il primo eliminato sarà Abou Ali Moustapha, un dei capi dell’OLP.

In più quando sopraggiungono gli attentati dell’11 settembre. Questa retorica si fonde senza problemi in quella della “guerra al terrorismo”. Quella mattina d’altronde, i media diffondono una rivendicazione da parte di un gruppo palestinese e Israele chiude tutte le rappresentanze diplomatiche nel mondo. Le immagini di una quindicina di palestinesi gridanti di gioia davanti ai danni inflitti agli Stati Uniti fanno il giro del mondo. Comunque sia la responsabilità palestinese sarà scartata/ nel corso della giornata e gli attentati saranno attribuiti a un gruppuscolo dell’Afghanistan.

Per chiudere questo capitolo, Yasser Arafat si recherà in un ospedale per donare il sangue per le vittime statunitensi. Ma l’occasione è troppo ghiotta: i dirigenti israeliani moltiplicano le dichiarazioni di compassione nei confronti delle vittime stabilendo un parallelo tra ciò che sopportavano gli statunitensi e gli israeliani. Ariel Sharon qualifica l’Autorità palestinese come un’ “organizzazione che sostiene il terrorismo”, tanto che il portavoce della Casa Bianca sottolinea che Israele ha il diritto di difendersi. Il miscuglio tra Resistenza e terrorismo è completo.

Tel Aviv moltiplica le misure per isolare “il terrorista” Yasser Arafat. Tuttavia i ministri degli Affari Esteri dell’Unione europea riaffermano che il presidente dell’Autorità palestinese è un partner per la pace, mentre Washington mantiene i suoi contatti con li vecchio leader.

Constatando l’impossibilità di una soluzione militare, il generale Sharon immagina un piano di ri-suddivisione della Palestina che assicuri la continuità territoriale di Israele e delle sue colonie e che, al contrario divida i Territori palestinesi in due zone discontinue. Con discrezione, inizia dei grandi lavori, in particolare la costruzione di un muro che marcherà la nuova frontiera. Il piano d’insieme non sarà svelato se non in seguito. Il generale Sharon si accontenta in un primo momento di annunciare la creazione di “zone tampone” ritagliate nei territori occupati. Allo stesso tempo un’associazione di vecchi ufficiali conduce una campagna di propaganda per una separazione unilaterale degli ebrei dagli arabi. Ci si orienta verso una forma di apartheid in cui Gaza e la Cisgiordania giocheranno il ruolo di Bantustan[1]

Per spostare le linee (la frontiera) sul territorio, il gabinetto israeliano lancia l’operazione “Muro di protezione” (a volte tradotto con operazione “Muraglia”) la cui inutilità non sarà colta che in seguito. Tsahal rade al suolo una parte di Jennina e assedia la Basilica della Natività a Betlemme dove la Chiesa cattolica ha accordato asilo a uomini della resistenza palestinese. Il generale Sharon designa Yasser Arafat come il “nemico di Israele”, ciò che molti interpretano come il segnale della sua eliminazione imminente. In un’esternazione televisiva solenne, il primo ministro israeliano dichiara: “Lo Stato di Israele è in guerra (…) Una guerra senza compromessi contro il terrorismo (…) attività coordinata e diretta da Yasser Arafat”. Per cinque mesi, le forze israeliane assediano il palazzo presidenziale a Ramallah e dichiarano la città “zona militare vietata”. Il vecchio leader viene isolato in alcune stanze (del palazzo), mentre vengono tagliate acqua ed elettricità. Sharon gli offre di partire, “con un biglietto sola andata”. Alla fine dell’assedio, rimosso sotto la pressione internazionale, Arafat resta agli arresti domiciliari nelle rovine del palazzo presidenziale.

Il principe Abdullah d’Arabia saudita presenta un ragionevole piano di pace, tenendo conto degli interessi sei diversi protagonisti. Lo presenta al summit della Lega araba a Beirut, mentre Yasser Arafat è prigioniero a Ramallah, ed ottiene il sostegno degli Stati arabi. George Bush, – che faceva il duro da una parte con Williams Burns e Donald Rumsfeld, dall’altra con Antohony Zini e Colin Powell – sabota il progetto di pace arabo. Il 24 giugno 2001, si pronuncia a favore della creazione di uno Stato palestinese, ma pone come premessa l’uscita di scena del presidente Arafat e la creazione di una nuova direzione palestinese che non sia compromessa “col terrorismo”.

La logica che porterà all’assassinio del vecchio leader è oramai in moto. Nulla potrà arrestarla.

Washington sollecita invano i suoi partner del Quartet (ONU, Unione Europea, Russia) affinché appoggino la partenza di Arafat. In seguito all’attentato a Tel Aviv che fa 7 morti, il generale Sharon ordina di riprendere l’assedio del palazzo presidenziale. Tsahal distrugge quasi tutto il complesso governativo e i dirigenti israeliani non nascondono di volerla finire con il loro “nemico” Arafat. Tutta la popolazione palestinese manifesta il sostegno al vecchio leader, mentre il Consiglio di Sicurezza vota la risoluzione 1435 intimando ad Israele di cessare immediatamente l’operazione. Tsahal va via.

In Israele vengono convocate elezioni anticipate. Il loro risultato rafforza il potere d’Ariel Sharon. Componendo il suo nuovo gabinetto, dichiara senza giri di parole che “porterà a termine la guerra contro il terrorismo, allontanerà la direzione terrorista e creerà le condizioni per la nascita di una nuova direzione con la quale sarà possibile raggiungere una vera pace”.

La Russia e la Francia spingono Arafat a liberarsi della zavorra per evitare il peggio. Il vecchio leader acconsente alla creazione di un posto di primo ministro e ad affidarla ad una personalità accettata da Tel-Aviv e Washington e potrà discutere con loro per rompere l’isolamento. Designa Mahmoud Abbas. I due uomini hanno grandi difficoltà ad accordarsi per la formazione del governo. Abbas vuole affidare le relazioni con le organizzazioni della Resistenza militare al generale Mohammed Dahlan che Arafat respinge. Alla fine convengono a nominare Dahlan a capo della polizia.

Comunque sia, la formazione di questo governo non cambia nulla. La decisione di uccidere Arafat è stata presa. E’ proprio il programma ufficiale del nuovo gabinetto Sharon. L’ambasciatore Williams Burns e il primo ministro Ariel Sharon organizzano un incontro segreto con il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas e il futuro ministro dell’Interno Mohammed Dahlan. I congiurati mettono a punto i dettagli del crimine. Si mettono d’accordo per assassinare il vecchio leader e i capi di Hamas, così che non possano più innescare nuov e reazioni.

Il Quartet accoglie la nomina del nuovo governo palestinese pubblicando la “roadmap”. Il gabinetto Sharon approva pubblicamente questa pratica, ma trasmette in segreto alla Casa Bianca una nota esplicitando in essa 14 riserve che svuotano in sostanza la “roadmap” del suo senso. Per sei mesi, Mahmoud Abbas partecipa a numerosi incontri internazionali per mettere in opera le raccomandazioni del Quartet e viene ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca. Tuttavia, appare subito prendere impegni oltre le proprie competenze. Avrebbe così promesso al summit d’Akaba la fine della Resistenza armata, senza contropartita. Comunque sia, Jacques Chirac viene informato del complotto. Allerta il suo omologo russo, Vladimir Putin. La Francia e la Russia propongono al presidente Arafat di lasciare immediatamente Ramallah e di accordargli asilo politico nel paese di sua scelta. Il vecchio leader declina l’offerta. Sa che se lascerà la Palestina, non vi farà più ritorno.

Per garantire la propria sicurezza, Arafat crea un Consigliere nazionale di sicurezza che usurpa le prerogative di Abbas e Dahlan. Lo affida a Jibril Rajoub. La tensione arriva al suo massimo. Abbas da le dimissioni portando con sé Dahlan.

E’ in questo periodo che Mohammed Dahlan invia una lettera al ministro israeliano della Difesa Shaul Mozaf; un documento la cui copia è stata ritrovata negli archivi privati di Dahlan dopo la sua fuga. Scriveva: “Siate certi che i giorni di Yasser Arafat sono contati. Ma lasciatecelo abbattere a modo nostro, non vostro (…) manterrò le promesse fatte davanti al presidente Bush”.

Yasser Arafat nomina Ahmed Qorei Primo Ministro. Il gabinetto Sharon replica adottando il principio dell’espulsione del presidente dell’Autorità palestinese fuori dalla Palestina. I palestinesi manifestano di nuovo a sostegno del loro leader. La Siria chiede al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di vietare l’espulsione del presidente Arafat, la gli Stati Uniti oppongono il veto al progetto di risoluzione. Per ritorsione, gli aerei israeliani sorvolano il palazzo presidenziale siriano e bombardano un antico campo (profughi) palestinese vicino Damasco.

Nel marzo 2004, Tsahal assassina Ahmed Yassine, capo spirituale di Hmas. Questo omicidio non può essere compreso se non come la volontà di decapitare il ramo musulmano della Resistenza così che non possa subentrare quando il ramo laico verrà anch’esso decapitato. All’ONU, Washington oppone il veto a una risoluzione condannando questo crimine. Proseguendo sullo slancio iniziale, Tsahal assassina il mese successivo Abdel Aziz al-Rantissi, capo civile di Hamas.

Ariel Sharon si reca a Washington e svela il nuovo piano di divisione della Palestina che sta mettendo in atto da tre anni. Insiste sul fatto che la continuità territoriale israeliana esige lo smantellamento delle colonie troppo avanzate e indifendibili; e che le truppe israeliane si ritirino dai territori destinati ai palestinesi. Ammette il progetto di separazione delle popolazioni in entità etnicamente omogenee e il tracciato completo del muro di separazione. Il presidente Bush gli da per iscritto il via libera di Washington e aggiunge che, tenuto conto della “nuova realtà sul territorio” il principio di ritorno alle frontiere stabilite dalla comunità internazionale è oramai “irrealistico”. Il fatto compiuto prima del diritto. Il Consiglio di sicurezza rifiuta di condannare le annessioni di territori dietro il muro di separazione, l’Assemblea generale interpella la Corte dell’Aja perché si pronunci.

A Ramallah, Yasser Arafat teme che il ministro dell’Interno del governo Qorei abbia preso parte al complotto. Decide di dimetterlo. Ahmed Qorei, sentendosi sconfessato, presenta le dimissioni. Alla fine Arafat rinuncia. Qorei e la sua equipe restano, compresi i traditori. Errore fatale.

Il 21 ottobre 20014, Yasser Arafat viene preso da spasmi (attacchi di vomito), I medici credono dapprima ad una semplice influenza. Il suo stato peggiora rapidamente e il suo sistema immunitario si indebolisce gravemente. Su proposta del suo omologo francese, Jacques Chirac, accetta di lasciare la Palestina per farsi curare. Sa che la sua vita è in pericolo e che anche se se la caverà, non ritornerà più nella sua terra. E’ preso a carico di un ospedale militare specializzato. I medici non riescono ad isolare il veleno dal momento che i suoi assassini gli hanno inoculato anche il retrovirus dell’HIV rendendo illeggibili tutti gli esami. Entra in coma. La sua morte viene annunciata l’11 novembre 2004 alle 3.30, ora di Parigi. L’Eliseo si occupa che l’atto di decesso dichiari che il presidente dell’Autorità palestinese è nato a Gerusalemme.

Il gabinetto Sharon si oppone all’inumazione a Gerusalmme; esequie internazionali hanno luogo al Cairo e la sepoltura a Ramallah. I Collaboratori che hanno complottato con l’Occupante per farlo uccidere non si attardano ad impossessarsi del potere.

Thierry Meyssan, analista politico francese, presidente fondatore della Rete Voltaire e della conferenza Asse per la Pace. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera nella stampa araba e russa. Ultima opera pubblicata: L’Effroyable imposture 2 (L’orribile impostura 2), JP Bertand editore (2007)

Fonte: http://www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article162429.html
11.11.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUSANNA TROIANO

[1] Termine che si riferisce ai territori del Sudafrica e della Namibia assegnati alle etnie nere dal governo sudafricano nell’epoca dell’apartheid

Mafia e Stato: il patto

Fonte: Il Fatto Quotidiano » Blog Giustizia & impunità » Mafia e Stato: il patto.

Andreotti Giulio, anni dieci. Berlusconi Silvio, anni otto. Cuffaro Salvatore detto Totò, anni sette. Lombardo Raffaele, anni due e mesi sei…”.

No, non è quello che stavate pensando. E’ semplicemente il numero degli anni in cui la Repubblica Italiana e la Regione Siciliana sono state governate da politici ufficialmente e giudiziariamente in contatto con mafiosi. Per un terzo della nostra  storia civile, quindi, siamo stati comandati da gente che s’intendeva coi mafiosi. Questo è il Patto.

Il Patto non esclude patti minori – anzi, li esalta – ma non coincide con essi. Questi ultimi possono essere considerati delle patologie del sistema, ma il Patto è una fisiologia.

Uccidere Falcone, ad esempio, può essere stata una scelta eccezionale, una patologia. Ma se ciò è stato fatto per  impedirgli di portare Badalamenti (tramite Buscetta) a rivelare gli incontri tra Cosa Nostra e il Governo – rivelazioni che ora sono agli atti della Storia ma vent’anni fa avrebbero rivoluzionato il Paese – uccidere Falcone allora non sarebbe più una decisione occasionale, un caso estremo, ma una componente fisiologica, necessitata, del Patto. Lo stesso per Borsellino, ucciso dalla mafia ma non per essa.

Il Patto, agli albori della Repubblica, consiste in questo: l’Italia è un paese civile, con libere elezioni, ma fino a un certo punto. Mezza Italia resta pre-repubblicana, feudo senza diritti del grande latifondo. L’altra metà è repubblica, ma con un confine preciso: in nessun caso può andare al governo il partito dei lavoratori dipendenti, che per ragioni storiche si chiamava comunista.

Entro questi binari, la vita della repubblica andava avanti tranquilla. Un nord corporativo e democratico, e tutto sommato europeo, in cui lo Stato finanziava gli imprenditori e questi garantivano la piena occupazione. Un sud largamente autonomo ma non ribelle, in cui i grandi proprietari terrieri si evolvevano in “imprenditori” e i loro armati in moderni mafiosi. Due insiemi collegati dalla Dc e dall’emigrazione.

Nei momenti di crisi (l’occupazione delle terre, l’autunno caldo) s’interveniva con mezzi forti: Portella delle Ginestre, Piazza Fontana. Ma erano casi estremi. A poco a poco la crisi rientrava (i contadini emigravano, gli operai accettavano la ristrutturazione industriale) e tutto tornava nella normalità. Che era una normalità italiana, legata al Patto.

* * *

Il nostro – sto parlando del Sud: ma ormai arriva a Milano – è un Paese antichissimo, molto più antico della politica. Da noi la destra non è quella parte del parlamento che siede alla destra dell’onorevole speaker, è proprio il padrone feroce, nato sulla zolla; e la sinistra non è un club di gentlemen riformisti, è generazioni infinite di contadini. La paura, la fame, muovevano reciprocamente i due mondi.

Certo: poi venne De Gasperi, venne Togliatti; ci siamo inciviliti parecchio, nei nostri anni belli, prima di diventare quel che siamo. Ma l’imprinting è quello: una lotta di classe a volte umanamente “politica”, altre volte feroce. In altri Paesi simili (la Grecia del dopo-guerra, la Spagna di Franco) questa lotta di classe fu risolta con stragi di centinaia di migliaia di cittadini. In Italia col Patto.

* * *

A Brescia, in questi giorni, sono accadute – per singolare coincidenza, quasi insieme – due cose che ci ricordano cos’è stato in pratica, e cosa ancora è ogni volta che gli si lascia via libera, la gestione del potere in questo paese. Sono stati esiliati d’autorità, con un ottocentesco foglio di polizia, i capi di una pacifica manifestazione di operai; ché  tali erano i senegalesi della gru, prima ancora che forestieri o immigrati: operai.

Ed è stata definitivamente dichiarata impunita la strage del maggio ’74 di Brescia, di trentasei anni fa. Otto italiani ammazzati, feriti più di cento: la giustizia, impotente, alza le braccia.

Perseguitati gli operai, liberi e trionfanti gli stragisti: questo è lo stato del mio Paese nell’anno di grazia 2010. Non sarà la politica piccola a sollevarlo.

Maroni, spingendo Tremonti, tradisce Berlusconi in proprio o per conto di Bossi? Chi ha spinto la Carfagna a quest’ultima storia di Bocchino? Lombardo è più o meno mafioso di Cuffaro?

E che ce ne frega. Pensiamo alla politica seria, almeno noi. Cacciare Berlusconi, deridere i suoi cortigiani, sberlursconizzare  la sinistra: vi pare un programma da niente?

COME SI DISTRUGGONO LE BANCHE ? RITIRANDO IL NOSTRO DENARO

Fonte: ComeDonChisciotte – COME SI DISTRUGGONO LE BANCHE ? RITIRANDO IL NOSTRO DENARO.

FONTE: ILSOLE24ORE.COM

Cantona guida la rivolta contro le banche: ritiriamo i risparmi il 7 dicembre.

L’ex stella del Manchester United Eric Cantona, che i tifosi inglesi chiamavano «Dio», si ritrova in Francia alla testa di un movimento di protesta contro le banche, che ha già raccolto migliaia di simpatizzanti. Tutto è iniziato – ricostruisce il Guardian – con una intervista al quotidiano Presse Ocean di Nantes, l’8 ottobre scorso.

Rispondendo a una domanda sulle dimostrazioni contro la riforma delle pensioni in Francia, Cantona, che indossava una maglietta rosso fuoco, ha criticato gli episodi di violenza spiegando che i dimostranti farebbero meglio a far nascere un movimento economico rivoluzionario, «iniziando a ritirare i propri soldi dalle banche».

Nella foto: Eric Cantona

«Che senso ha scendere in piazza? Per dimostrare? Non è più questa la strada – ha detto Cantona -. La rivoluzione è veramente facile oggi: il sistema è costruito sulle banche, quindi deve essere distrutto attraverso le banche. Se i tre milioni di persone che hanno dimostrato andassero in banca e ritirassero i propri soldi le banche collasserebbero».

Il video è finito su Youtube: 40.000 i clic in poche ore, con il movimento francese “StopBanque” pronto a concretizzare l’iniziativa, fissando al prossimo 7 dicembre il «D-day», il giorno in cui gli aderenti andranno in banca a ritirare i propri risparmi.

E sarebbero già 14.000 quelli pronti a farlo, aderendo al manifesto di StopBanque firmato da una regista belga, Geraldine Feullein, e da uno francese, Yann Sarfati. Il movimento si è propagato velocemente in tutta Europa, grazie ai social network, arrivando fino in Corea del Sud. Interesse anche in Italia: quasi 20.000 i clic sulla versione con sottotitoli in italiano e numerose pagine Facebook che invitano, il prossimo 7 dicembre, a ritirare i propri soldi dalle banche.

Un responsabile della federazione bancaria francese ha liquidato l’iniziativa con una risata, «è una cosa stupida», e ricordato con ironia che se Cantona, che nel ’95 venne condannato a due settimane di carcere per aver colpito un tifoso avversario con un calcio stile Kung fu, vuole veramente ritirare i propri soldi «avrebbe bisogno di molte valigie».

Fonte: http://www.ilsole24ore.com
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-21/stella-manchester-cantona-attacca-190546.shtml?uuid=AYxYfflC
22.11.2010