Quella Massoneria usata dai Fratelli di Sangue… tra troppi silenzi

Fonte: Casa della Legalita’ e della Cultura – Onlus – Quella Massoneria usata dai Fratelli di Sangue… tra troppi silenzi.

La Massoneria non è più, da tempo, quella di Mazzini e Garibaldi. Ed in Italia la Massoneria è stata strumento ed è strumento di affermazione di un Potere diverso da quello dello Stato. Vuoi di volontà straniere (a partire dall’UK), vuoi del grande Potere finanziario internazionale, vuoi dei Poteri criminali nel vero senso del termine, mafiosi ed eversivi.

La pagina mai chiusa della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, strumento di intreccio di Potere criminale che vedeva l’allora Cosa Nostra – dominante tra le mafie italiane – sedere al tavolo dei convenuti, si è evoluta ed ha fatto ricchezza dei punti deboli che permisero di scoprirla e colpirla. In parallelo, e sempre di più, è stata la ‘Ndrangheta ad usare, attraverso “i santisti”, la massoneria per costruire e rafforzare rapporti e collaborazioni (un “dettaglio” sfuggito a Saviano nel suo monologo sulla ‘ndrangheta).

Le inchieste in cui è emerso ed emerge il peso della Massoneria nella “colonizzazione” da parte delle mafie delle regioni del centro-nord Italia sono molteplici. E’ nell’ambito dei rapporti massonici che gli uomini di mafia, i fratelli di sangue, consolidano le alleanze con i professionisti, i colletti bianchi e, spesso, anche con uomini dei settori di controllo, come agenti delle forze dell’ordine e magistrati, per garantirsi sodali e coperture per il grande riciclaggio, il controllo di appalti e concessioni pubbliche…

La Massoneria avrebbe potuto (e potrebbe) spezzare via questo uso distorto dei propri Templi, pubblicando la lista dei propri iscritti; ma invece rifiuta questo atto… Ogni ordine massonico rigetta questa pratica, nel nome delle proprie origini (come se oggi avesse senso, davanti alle garanzie Costituzionali, comportarsi da “carbonari”). Non prendere quindi atto di questo uso a fini criminali e quindi non impedirlo è, di fatto, garantire quelle coperture che la criminalità finanziaria e mafiosa cerca.

Non si tratta quindi di Massoneria deviata o meno, ma di Massoneria punto e basta. Anzi, per essere più precisi, dei responsabili dei diversi Ordini, perché omettono di vedere e di provvedere. Omettono di prendere atto che la riservatezza delle proprie affiliazioni permette di coprire l’indicibile e così non si accorge che vi sono confratelli che partecipano a qualche riunione ove si scolpiscono le tavole ma ad altre no, perché si recano in altri Templi, magari oltre il confine, oppure in Templi mimetizzati in capannoni di Ortofrutta come nell’area artigianale a Villanova d’Albenga (per citare uno dei casi liguri, in quella terra savonese che fu – ed in parte è ancora – roccaforte del gruppo “teardiano”).

Ed infatti la Liguria come la Calabria, l’Emilia-Romagna (con in primis Reggio Emilia e Bologna) come la Sicilia, la Lombardia come la Campania sono terre dove il potere massonico pesa, si fa soffocante in ogni settore, a partire da quello della Sanità, dei Lavori Pubblici e della Finanza. Un potere massonico che fonde e si fonde con quell’altra sorta di loggia chiamata Opus Dei… Un potere massonico che alimenta quei conflitti di interessi che piegano la gestione della cosa pubblica agli interessi privati… Un potere massonico che garantisce i contatti con i vertici della gestione finanziaria a chi, indossato grembiulino e cappuccio, non si nota essere un fratello di sangue, un uomo d’onore… un mafioso!

Questa è la storia e questo è il presente che, al di là delle parole sulla “pulizia”, si riproduce. D’altronde le antiche figure mitologiche delle mafie (i cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso) sono stati sostituiti dall’uso (abuso) di figure massoniche quali Mazzini, Garibaldi, Lamarmora.
Anche le inchieste recenti al nord, così come le risultanze investigative, hanno messo in luce questo legame pesante. Prendiamo due esempi, uno a Savona ed uno a Pavia. Nel primo caso è il boss dei Piromalli, Antonio Fameli, ad essere uomo del Tempio; nel secondo caso il boss massone è Pino Neri. E questi signori non li ha cacciati nessuno dalle Logge!

A Savona, uno dei più potenti massoni è un avvocato, si chiama Paolo Marson, ed impegnato in politica piace al centrosinistra ed al centrodestra. A Genova tra i più potenti massoni vi sono di nuovo alcuni avvocati come Giuseppe Anania (grande maestro aggiunto del Governo dell’Ordine – GOI) o i fratelli Muscolo. Persone quindi che contano, che sono influenti e che soprattutto sanno chi siano certi personaggi… quei personaggi che usano l’ambiente massonico per i loro rapporti e affari che nulla avrebbero a che vedere con una Massoneria “pura”. Professionisti, oltre che massoni, che sanno, quindi, ma che non si esprimono… che dalla loro posizione non chiedono pubblicamente che le Logge si ripuliscano e si tutelino da certi usi distorti attraverso l’unico strumento che può permetterlo: la trasparenza! Perché? Perché anche alla luce di quanto sta emergendo?

Adesso la Massoneria in Liguria è tornata alla ribalta. Da una parte per l’inchiesta sulle concessioni agli stabilimenti balneari ad Alassio, dove con alcune perquisizioni sono spuntati, oltre ad ombrelloni e sdraio, simboli massonici ed i grembiulini… Dall’altra parte per quanto avevamo già scritto, in tempi ormai lontani (2005), in merito all’appartenenza massonica dei Mamone. In allora avevamo indicato l’iscrizione alla Loggia di Rito Scozzese Antico Accettato di Vincenzo Mamone, così come dei legami con massoni ex teardiani e piduisti, tra Genova, Savona e Sanremo, così come nella vicina Costa Azzurra, a Montecarlo. Avevamo indicato i rapporti con i “potenti” di questa regione, così come le “protezioni eccellenti” di cui i Mamone (insieme ai Gullace, Raso e Fazzari) godevano.

Ora, grazie ad una giornalista che si è infiltrata in una Loggia, il cui racconto è stato ripreso da Marco Preve su “La Repubblica”, si è scoperto che iscritti alla Loggia “Alberto Fortis” sono, con Vincenzo Mamone, anche il fratello Gino, il padre Luigi, oltre al figlio di Vincenzo, ovvero Luigi jr. Con loro iscritti i vertici della CONFAPI, ovvero la Confederazione delle piccole e medie imprese.
Sede della loggia una delle società dei Mamone, ovvero uno dei tasselli di quell’impero al centro di molteplici inchieste che brevemente schematizziamo: corruzione (con rinvio a giudizio), turbativa d’asta (per il controllo degli appalti con un cartello di imprese di mezza Italia), false fatturazioni… ma soprattutto indicati dalla DIA, sin dai primi anni 2000, come famiglia della ‘ndrangheta che, nel febbraio di quest’anno, è stata segnalata alla DDA per il tentativo di corruzione di un pm della Procura di Genova. Imparentati con i Raso e, attraverso cerimonie religiose, ai Gullace e Fazzari (cosca Gullace-Raso-Albanese legata ai Piromalli) e con contatti con i Fotia (cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti) e con gli Stefanelli (cosca Stefanelli-Giovinazzo), oltre che con l’Onofrio Garcea (“sgrarro” ora latitante della cosca Bonovata e legato ai Macrì).

Ebbene, Luigi Mamone, il capofamiglia, cosa ha dichiarato a Repubblica sulla Loggia massonica? Semplice: “Era un modo per passare il tempo, per far quattro chiacchiere, bere una bottiglia di vino, come al circolo”. Prendiamo atto… per loro la Massoneria sarebbe solo questo, nemmeno scolpire le tavole… Chissà come la prendono quelli che invece credono che la Massoneria sia una cosa seria. Chissà se faranno pulizia e renderanno pubblici gli elenchi (così come sono… senza epurarli dai nomi importanti) così da dimostrare che sono pronti a mettere fuori certi signori. Noi attendiamo una risposta, soprattutto da quegli massoni (e avvocati) importanti di Genova e Savona che certamente non vorranno confondersi con gente di certi “circoli”.

PS
A proposito: che fine ha fatto l’inchiesta sulle nomine della Sanità in Liguria, a partire dal San Martino, dove emergeva una sistematica lottizzazione politico-massonica? Ed i fascioli che erano stati aperti sull’Ospedale Galliera, alias Opus Dei, su cui avevamo fatto un ampio approfondimento ? Sono finite in qualche tavola impolverata della Procura?

Ecco gli articoli di Marco Preve su La Repubblica

20.11.2010
La loggia massonica dei Mamone e Confapi
La “società” genovese del rito scozzese ha il suo tempio negli uffici delle aziende dei fratelli Mamone. Oltreché gli stessi imprenditori, ne fanno parte anche dirigenti di Confapi e del Cad, Centro d’ascolto del disagio, e poi professionisti e impiegati. Lo squarcio sul mondo della massoneria arriva da una giornalista “infiltrata”. Maria Teresa Falbo, ex ufficio stampa Confapi

di MARCO PREVE

Una giornalista infiltrata svela l’esistenza – e gli appartenenti – di una loggia che ha sede a Fegino proprio nella sede di alcune delle società dei Mamone, fratelli di sangue e, in questo caso, anche di obbedienza. Il tempio che ospitano è frequentato anche da numerosi dirigenti di Confapi, l’associazione di categoria che rappresenta le piccole e medie imprese. Se qualcuno pensava che i massoni liguri fossero “in sonno”, due casi attualissimi dimostrano che i “fratelli” sono ben svegli.

GUARDA IL MODULO DI ISCRIZIONE

La prima vicenda che raccontiamo oggi è relativa all’elenco ufficiale di una loggia genovese, la “Alberto Fortis”, un “muratore” dei primi dell’800. Lo scoop è di Maria Teresa Falbo, scrittrice e giornalista romana specializzata in cultura e teatro. Il suo Babilonia swing è una pubblicazione cartacea spedita a mille destinatari scelti, ed è consultabile sull’omonimo sito Internet dove si può leggere il suo reportage. Mentre lavorava come ufficio stampa per Confapi Liguria a cavallo del 2009 e del 2010, alla Falbo fu proposto di entrare nella massoneria.

“Quando mi venne fatta la proposta- spiega – pensai subito alla possibilità di poter raccontare questo mondo dall’interno”. Dopo quattro mesi di attesa Maria Teresa Falbo viene accolta nella loggia appartenente all’obbedienza del Supremo Consiglio d’Italia e San Marino del 33° e Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato. La sua sorellanza avviene con una cerimonia in cui viene incappucciata (“io non potevo vedere e quando me lo tolsero gli altri avevano i cappucci neri con i buchi per gli occhi”) e invitata a pronunciare le formule di rito nei locali di via Fegino 3. Della loggia fanno parte i padroni di casa, i fratelli Vincenzo e Gino Mamone (quest’ultimo a capo della Ecoge, sotto processo per corruzione e indagato per turbativa d’asta e false fatturazioni in un’altra inchiesta), il padre Luigi e il nipote con lo stesso nome. Vincenzo Mamone, la cui ex moglie alcuni anni fa, attraverso la Casa della Legalità aveva raccontato, ma senza poterla documentare, della sua appartenenza alla massoneria e dei suoi viaggi di “fratellanza” a Sanremo e Montecarlo, è anche uno dei dirigenti di Confapi.

E della Loggia fanno parte altri vertici di Confapi: Luigi Mamone, Pietro Capalbo, Raffaele Martino e poi il direttore Roberto Parodi. “Ricordo la signora Falbo- dice Parodi – ha lavorato per noi per qualche tempo poi il rapporto si è interrotto. Non sapevo nulla dell’articolo. Noi massoni siamo un potere occulto? Macché, e poi guardi che gli elenchi della loggia sono pubblici. Vederli? Mah credo non siano così facilmente reperibili”. Da quest’anno Confapi, dopo una battaglia di ricorsi al Tar contro Confindustria è tra l’altro presente nel consiglio della Camera di Commercio con Giuseppe De Gregori, avvocato albergatore, ed è un’associazione sempre più importante nella provincia di Genova.

Inoltre, alcuni esponenti di Confapi fanno anche parte del Cad, i Centri di Ascolto del Disagio, associazione nazionale di volontariato (ma a Genova scrive lettere anti moschea al sindaco, organizza corsi di lingue a pagamento e offre attestazioni energetiche) presieduta in Liguria da Enrico Sivori, radici democristiane e diverse militanze in quell’area politica. Ultimi tentativi (entrambi abortiti dopo annunci e conferenze stampa) di Sivori e degli amici della loggia e di Confapi quelli di dar vita alla Lista Centro per Biasotti alle ultime Regionali e poi di far decollare in Liguria la lista “Noi nord” del sottosegretario Vincenzo Scotti. Pare che i duemila iscritti fossero legati alle aziende Confapi e ai volontari del Cad, e il partito a maggio aveva già trovato la sua sede: nell’ospitale tempio massonico di via Fegino.

21.11.2010
Mamone: “Sì, casa nostra è una loggia ma siamo solo un circolo di amici”
Il patriarca della famiglia di imprenditori minimizza: “Ci si vede solo per bere una bottiglia di vino”

di MARCO PREVE

“Loggia? Ma no è solo un circolo”. Guardi che è uno degli stessi affiliati ad aver detto che nei vostri uffici c’era il tempio, la signora Maria Teresa Falbo. “E allora, mica è un reato. Era un modo per passare il tempo, per far quattro chiacchiere, bere una bottiglia di vino, come al circolo”.

Luigi Mamone, 75 anni, è il padre dei fratelli Vincenzo e Gino, imprenditori a capo di un impero delle bonifiche industriali, grandi fatturati, decine di dipendenti e alcuni guai giudiziari per Gino (a processo per corruzione e indagato per turbativa d’asta). Tutta la famiglia, come rivelato ieri da Repubblica, appartiene alla loggia massonica “Aberto Fortis” del rito scozzese che ha il tempio proprio negli uffici delle loro società in via Fegino. A squarciare il velo di segretezza della massoneria genovese è stata appunto la scrittrice e giornalista Maria Teresa Falbo che sul sito Babiloniaswing ha raccontato il cerimoniale dell’iniziazione e i nomi dei principali affiliati.

Tra i quali, oltre ai Mamone, ci sono anche i vertici di Confapi, l’associazione delle piccole medie imprese che, quasi dal nulla, in pochi anni ha saputo crearsi uno spazio importante nel capoluogo ligure fino ad occupare, pochi mesi fa, dopo una dura battaglia a colpi di ricorsi alla giustizia amministrativa, un seggio nel consiglio della Camera di Commercio.
“E’ vero ci sono anche quelli di Confapi – prosegue Luigi Mamone – ma non c’è nulla di male. Ripeto, è come un circolo tra amici, e adesso manco ci si vede più tanto”.

21.11.2010
Alassio, la spiaggia dei massoni
dodici indagati e sospetti di mazzette
L’inchiesta sulle concessioni facili: parla il Gran Maestro. Fracchia: “Avere in casa un grembiule non è un reato. E comunque non si indaga su questo”

dal nostro inviato MARCO PREVE

ALASSIO – La riviera dei massoni? È ad Alassio, uno dei comuni a maggior tasso di avvisi di garanzia per i politici della Liguria. Un’inchiesta della procura di Savona si sta occupando di uno dei nervi scoperti dell’economia ligure: la privatizzazione delle spiagge mascherata da gestione pubblica. Ma mentre la polizia giudiziaria, la guardia di finanza e gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, cercavano di capire perché uno dei tratti di costa più cari d’Italia non rendesse quasi nulla alle casse comunali, ecco saltar fuori la massoneria. Intendiamoci, non che cappucci e grembiuli siano una novità in questa zona.

Trent’anni fa il ponente savonese era il cuore della massoneria legata all’allora presidente della Regione, il socialista Alberto Teardo coinvolto nella prima tangentopoli italiana. Uno dei nomi dei “fratelli” dell’epoca è quello di Gianpaolo Fracchia, già vicesindaco, assessore, e vicepresidente regionale dell’Udc. Oggi, uno dei 12 indagati per il caso spiagge è suo figlio Gianemanuele Fracchia. Altra coincidenza curiosa, il giudice istruttore dell’epoca era Francantonio Granero che oggi guida le indagini nella sua veste di procuratore capo.

“È vero, in casa di mio figlio la polizia ha trovato un grembiule da massone ma non è un reato, non si indaga su quello e sinceramente mi sembra che si voglia creare un caso dove non esista” spiega Gianpaolo Fracchia, ex consigliere di Gescomare, la società partecipata dal Comune che controllava le 14 spiagge libere “attrezzate” affidate dal Comune a cooperative e società. La Gescomare da un anno è stata sostituita dalla “Bagni di mare”, società in house al centro dell’inchiesta della procura. Gli indagati sono 12, tra i quali assessori, funzionari, dirigenti della società e sub concessionari.

Come Gianemanuele Fracchia. L’ombra della massoneria si è così allungata sull’inchiesta e si è parlato della nascita di una nuova loggia. “Macché nuova – sbotta il Gran Maestro Fracchia senior – esiste da dieci anni e non c’è niente di segreto. Se vuole la invito a partecipare a una riunione”. In realtà pare che gli inquirenti non ritengano affatto secondari i rapporti di loggia in questa vicenda. Il dato di partenza, per la procura, è che le 14 cooperative commettono occupazioni abusive visto che il Comune la concessione l’ha data alla “Bagni di mare” (l’amministratore delegato Corrado Barbero, indagato, si è dimesso da segretario locale della Lega Nord) e il codice della navigazione non prevede sub concessioni. E poi il canone complessivo incassato per 14 spiagge è di appena 200 mila euro, in una città in cui il costo uno stabilimento balneare privato di medie dimensioni supera i due milioni di euro.

L’Agenzia delle Entrate ritiene che almeno un milione e mezzo di euro proveniente dall’affitto di lettini e ombrelloni si sia smarrito sulla sabbia invece di arrivare nelle casse del Comune. Se sia solo evasione fiscale o ci siano invece anche rivoli di tangenti è quanto vogliono capire gli investigatori.

Tra le accuse contestate c’è quella di peculato: i soldi provenienti della gestione di un bene pubblico sono finiti in tasche diverse da quelle previste dalla legge. E poi ci sono gli aspetti burocratici relativi alle pratiche di affidamento delle spiagge. Sempre gli stessi soggetti, con buona pace di gare e bandi. Roba da amici, insomma. O da fratelli.

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2 risposte a “Quella Massoneria usata dai Fratelli di Sangue… tra troppi silenzi

  1. Finalmente si trova qualcuno che denuncia fatti e chi dietro i fatti si nascondono da sempre questa accozzaglia di fetentoni.
    Ai “delitti cristiani”; i “fratelli” porporati come per le tonache del confessionale, è sufficiente, lavare dette bestialità con un Ave Pater Gloria, senza che passino nella mannaia della giustizia, proprio come i “fratelli” opusdeisti e i “fratelli” parlamentari e politici, di destra centro e sinistra, e quando il Popolo se ne renderà conto sarà sempre troppo tardi.
    E’ lodevole il lavoro di quei pochi giornalisti che denunciano le atrocità accadute che non hanno mai avuto risposte, ma come convincere il cittadino a reagire diversamente da come ha fatto fino ad ora dando sempre la stessa fiducia a chi l’ha vessato e preso per i fondelli?

  2. Gentile sig. Maria Teresa,
    è difficile in un mondo di struzzi, avere il coraggio di dire le cose.

    Forse più che coraggio è orgoglio.

    Orgoglio e rifiuto di considerare la Calabria ed i suoi frutti, in negativo.

    Ma guarda caso proprio quelle terre che generano le mafie sono anche madri di persone grandi come Falcone e Borsellino ad esempio a Palermo.

    Queste persone ridanno credibilità a queste meravigliose terre.

    Complimenti.

    Falbo Domenico

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