Archivi del giorno: 6 dicembre 2010

Provenzano for President

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Provenzano for President.

Buongiorno a tutti, intanto parliamo della trattativa Stato /mafia e ci aggiorniamo: ci aggiorniamo perché succedono sempre cose nuove.

Ora scoprono la trattativa
Recentemente, come avrete notato, non solo alcuni giornali che di solito se ne infischiavano allegramente di questa trattativa, cioè i giornali berlusconiani, ma anche il TG1 ci si stanno appassionando molto: ci si stanno appassionando molto, perché?
Perché credono di avere trovato un’arma propagandistica da usare per negare i rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri e la mafia. Quale è questo appiglio? E’ il fatto che l’ex Ministro della giustizia Conso ha rilevato che nel 1993 aveva annullato, o meglio non rinnovato decine di provvedimenti di 41 bis, cioè di carcere duro e isolato per i boss mafiosi, nella speranza che la mafia si desse una calmata nella stagione delle stragi e quindi tutti questi signori a esultare “ evviva, avete visto? La trattativa non l’hanno fatta Berlusconi e Dell’Utri, l’ha fatta il governo Ciampi”, di cui era Ministro della giustizia Conso, quindi la sinistra. Intanto il governo Ciampi era un governo tecnico sostenuto dal pentapartito, cioè dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Socialista, dai liberali, dai socialdemocratici e, se non erro, anche dai repubblicani. Per cui non si capisce di quale sinistra si vada cianciando: il PDS, che doveva farne parte, si ritrasse il primo giorno, il giorno stesso in cui nacque il governo Ciampi, perché il Parlamento aveva respinto con i voti determinanti della maggioranza, che sosteneva il governo Ciampi, l’autorizzazione a procedere contro Craxi su alcune richieste della Procura di Milano. Quindi il governo Ciampi e la sinistra non c’entrano assolutamente niente, c’entra la vecchia Repubblica e c’entrano i partiti della vecchia Repubblica. Il Ministro Alfano, che evidentemente queste cose non le sa – del resto la capienza della sua scatola cranica è piuttosto ridotta, nonostante le apparenze, evidentemente non riesce a trattenere le nozioni! – adesso ha deciso di diffondere e tirare fuori le carte sugli annullamenti del 41 bis, perché dice “ immaginate che cosa sarebbe successo se quei 41 bis li avesse tolti o non rinnovati il governo Berlusconi!”. Forse gli sfugge che il governo Berlusconi per la mafia ha fatto ben di più che togliere qualche 41 bis e spostare qualche boss da un reparto carcerario a altri, ma comunque andiamo con ordine, perché ci sono novità, almeno due, che riguardano Ciancimino e una che riguarda l’iter, la storia tortuosa del papello.
Mettiamo le cose in ordine e partiamo da Ciancimino: recentemente avete letto e avete visto in tv che Ciancimino è finito di nuovo nell’occhio del ciclone per due diverse situazioni, di cui la prima è un suo incontro a Verona, senza scorta, con un certo Girolamo Strangi, professionista legato, secondo i magistrati, al clan Piromalli e quindi alla ‘ndrangheta. Questo Strangi era sotto intercettazione, aveva delle cimici nell’ufficio, per cui si è sentito il colloquio tra lui e Ciancimino e, a un certo punto, uno dei due dice all’altro “ ti do 100. 000 Euro in contanti in cambio di 70. 000 Euro in assegni”. Da quello che hanno scritto i giornali sembrerebbe che Ciancimino ci rimetta 30. 000 Euro in questa transazione, perché darebbe 100. 000 Euro in contanti a questo signore in cambio di 70 in assegni e quindi ovviamente ce ne rimetterebbe 30. Ciancimino – ma qui la storia è talmente complicata che ve la potete leggere nell’articolo di Marco Lillo, pubblicato sul sito ilfattoquotidiano.it, il titolo è “ Ciancimino contro Ciancimino”, spiega che in realtà in quell’intercettazione ambientale le voci sono state invertite e quindi certe frasi compromettenti non le direbbe lui, ma le direbbe questo Strangi, in ogni caso veniamo al sodo. Ciancimino ha incontrato una persona che non avrebbe dovuto incontrare, dovrebbe stare molto attento alle persone che incontra, ha pure una scorta, ha pure un rapporto continuo con i magistrati per le testimonianze che sta facendo e dovrebbe prendere informazioni sulle persone con le quali si mette in affari, perché Ciancimino naturalmente ha una sua attività che è di intermediazione nelle vendite di acciai e metalli, quindi sostiene che, dato che le banche non gli fanno più credito dopo che il suo nome è entrato nelle cronache nazionali a proposito di questioni molto delicate, allora si deve rivolgere a finanziatori e a soci privati e che il suo commercialista gli aveva fatto perdere un finanziamento, mettendolo in contatto con un truffatore e conseguentemente, sentendosi in debito con lui, aveva cercato altri finanziatori e l’aveva messo in contatto con questa persona. Adesso Ciancimino dice di avere rimproverato il suo commercialista per averlo messo in contatto con questa persona, che comunque lui non avrebbe dovuto incontrare: ha già tanti guai, non si vede per quale motivo andarsene a cercare degli altri, fermo restando che per sua fortuna naturalmente non è certamente in bolletta, non è certamente un uomo in miseria.
Ma che cosa comporta questo episodio ai fini della credibilità di Ciancimino? Assolutamente niente, nel senso che quello che conta nelle parole di Ciancimino è che vengano riscontrate, poi ci sono un sacco di cose che lui dice e che non sono riscontrate: vuole dire che sono false? No, vuole dire che non sono riscontrate: se ricordo che venti anni fa un tizio mi ha detto una cosa, me lo ricordo io, come faccio a dimostrare che è vero? Quella cosa me la ricordo, la dico, non ci sono possibilità di stabilire se è vera o se è falsa, rimane lì sospesa e buonanotte. Poi ci sono cose che vengono smentite o che potrebbero essere smentite e finora però, tra le cose dette da Ciancimino, questo non è avvenuto: niente di quello che ha detto Ciancimino finora è stato smentito dai fatti, molte cose sono state smentite da persone, Ciancimino dice una cosa e la persona dice “ non è vero”, ma questo non è smentire Ciancimino, smentire Ciancimino vuole dire riuscire a dimostrare che ha detto il falso e questo non è mai successo per il momento.
Ci sono delle cose che uno dice che vengono riscontrate e che quindi possono essere utilizzate dai magistrati, poi ci sono delle cose che uno dice e che non vengono riscontrate, perché non c’è la possibilità di riscontrare oggi quello che è avvenuto tanti anni fa, se non ci sono pezze d’appoggio, testimoni che aderiscono alla stessa versione e poi ci sono delle cose non riscontrate, nel senso che vengono smentite, sbugiardate e questo nel caso di Ciancimino finora non è avvenuto. Per cui quale è l’atteggiamento? E’ quello della Procura di Palermo, la quale ha detto “ noi continueremo a sentire Ciancimino e a verificare caso per caso se è attendibile o meno, se è riscontrabile o meno”. Apriti cielo! Hanno detto “ ecco, ne vogliono prendere un pezzo e non un altro”: assolutamente no, è semplicemente l’atteggiamento laico dell’inquirente che non ha pregiudizi né favorevoli né contrari, quando una persona racconta delle cose intanto verifica che quella persona possa in qualche modo averle sapute (era il figlio di Don Vito Ciancimino e può averle sapute).
Ha portato dei documenti in cui si dimostra che era a conoscenza di segreti e anche di carte, di documenti, quindi può aver saputo quelle cose, ma è vero che le ha sapute? Eh, caso per caso si va a vedere: se si trova riscontro per questa la si usa, se non si trova riscontro non la si usa, non è che lo si incrimina perché è un bugiardo, solo se si trova la prova che ha mentito lo si incrimina perché è un bugiardo e questo finora non è accaduto. Il fatto che abbia incontrato un poco di buono, che sapesse che questo signore era un poco di buono che doveva portare dei soldi, che non lo sapesse, che fosse impegnato, come insinuano alcuni giornali molto felici di poterlo fare, in un’operazione di riciclaggio o che non fosse impegnato in un’operazione di riciclaggio, ma che sia stato tutto un equivoco come sostiene lui, questo ai fini dell’attendibilità di Ciancimino con le cose che racconta su quello che è successo tra lui e suo padre ai tempi della trattativa e dopo non ha alcuna attinenza, Ciancimino potrebbe paradossalmente prendere un mitra, uscire di casa e ammazzare cinquanta persone questo non inficerebbe minimamente quello che racconta su quanto è accaduto nel periodo della trattativa, perché sono due cose separate. Uno può fare delle cose terribili e magari dire la verità, bisogna vedere se si trovano i riscontri o se si trovano le smentite, o se non si trovano né i riscontri né le smentite. Conseguentemente tutta questa storia che Ciancimino ha incontrato questa persona e quindi non è attendibile non c’entra niente, c’entra come i cavoli a merenda.
L’altra vicenda per la quale Ciancimino è finito sulle prime pagine dei giornali è quella che è stata chiamata l’accusa a Gianni De Gennaro: chi è Gianni De Gennaro? Gianni De Gennaro è stato il capo della Criminaloide a Palermo negli anni delle stragi, della lotta dura alla mafia e poi è stato il capo della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), poi è stato il capo della Polizia e adesso capeggia l’organismo che coordina tutti i servizi segreti, i servizi di sicurezza in Italia. E’ stato condannato in appello per aver indotto alla falsa testimonianza un dirigente di Polizia sui fatti di Genova, per cui è pesantemente coinvolto, in base a questa sentenza d’appello, nella mattanza del G8 del 2001 a Genova, è una specie di salamandra, di abilissima salamandra che passa nel fuoco e ne esce sempre intatta, è riuscito a attraversare indenne – caso praticamente unico in Italia – le stagioni del centrodestra, del centrosinistra, della Prima Repubblica e della Seconda Repubblica mantenendo sempre intatta la sua immagine e il suo potere, è un poliziotto di altissimo livello, che ha collaborato con Falcone, con Borsellino, con Caselli, con gli investigatori americani nelle indagini internazionali sulla mafia e il riciclaggio, tant’è che appunto, dopo il cosiddetto attacco di Ciancimino a De Gennaro, abbiamo addirittura una dichiarazione dell’FBI che ieri ha testimoniato come De Gennaro sia un fidato partner da trenta anni etc., è ovvio che De Gennaro sta muovendo le sue pedine, ha molti amici tra i giornalisti e ne vediamo i risultati sui giornali: appena l’hanno toccato è stato praticamente come se toccassero la Madonna e in effetti sarebbe sorprendente se si scoprisse che De Gennaro ha qualcosa a che fare con la trattativa del 92 /93 di cui parla il figlio di Ciancimino.

Ciancimino, Gianni De Gennaro e il signor Franco
Ma è vero che il figlio di Ciancimino ha accusato De Gennaro? E’ vero che il figlio di Ciancimino ha detto che il signor Franco, il misterioso signor Franco è Gianni De Gennaro?No, non è vero: quello che leggete sui giornali è falso, non c’è nessun verbale in cui Massimo Ciancimino dica che il signor Franco è Gianni De Gennaro, o che Gianni De Gennaro e il signor Franco sono la stessa persona. Chi è il signor Franco? Il signor Franco è un uomo dei servizi di sicurezza, dei servizi segreti, un rappresentante degli apparati di sicurezza dello Stato che per trenta anni è stato l’ombra di Vito Ciancimino: Massimo, il figlio, vedeva sempre arrivare questo signor Franco, a volte si faceva chiamare Franco, a volte si faceva chiamare Carlo, il cognome lui non l’ha mai conosciuto, suo padre non gli ha mai detto il cognome di questo signore, che cosa faceva questo signore? Era l’angelo custode di Ciancimino: mentre Ciancimino commetteva i suoi reati, faceva le sue trattative, il signor Franco gli dava suggerimenti, gli chiedeva informazioni e poi, quando Ciancimino aveva delle difficoltà, dei guai giudiziari, il signor Franco lo avvertiva prima, gli diceva prima che sarebbe stato arrestato, gli diceva prima che cosa avrebbe dovuto dire e che cosa non avrebbe dovuto dire quando fosse stato arrestato, gli preannunciò l’arresto di Provenzano prima che avvenisse, cose di questo genere. No, anzi: gli preannunciò l’arresto di Provenzano una volta che poi Provenzano non fu arrestato, perché quando fu arrestato Provenzano Vito Ciancimino era già morto, era il 2006. Ma per farla breve è l’uomo che, nei giorni e nei mesi della trattativa, quando Ciancimino incontra il Generale Mori, il Colonnello De Donno etc. etc., c’è anche il signor Franco in quelle.. non presente agli stessi incontri, ma presente subito prima e subito dopo. Al signor Franco viene consegnato il papello, oltre che – dice Massimo Ciancimino – ai Carabinieri del Ros e da chi portava queste notizie a Ciancimino il signor Franco, che faceva la spola tra Ciancimino e chi, quali rappresentanti dello Stato, delle forze di Polizia, dei servizi segreti? Questa è la domanda: chi era il suo referente, chi era il suo superiore, perché Vito Ciancimino quando gli uomini del Ros si fanno avanti per imbastire quella trattativa chiede al signor Franco se c’è da fidarsi di Mori e De Donno? E anche con lui parla delle coperture politiche, vuole sapere se c’è qualcuno dietro a quei due ufficiali del Ros, o se stanno facendo tutto da soli, è lì che nasce la richiesta di garanzie politiche perché, secondo Massimo Ciancimino e secondo carte scritte dal padre, il padre voleva garanzie da Mancino, che non era ancora diventato Ministro dell’Interno, ma lui voleva garanzie da Mancino e chi gli aveva detto che Mancino sarebbe diventato Ministro dell’Interno di lì a poco, nel 1992, nel cambio di passaggio tra il governo Andreotti e il governo Amato? Quando cambiò il Ministro dell’Interno inopinatamente Scotti fu silurato e arrivò Mancino e Vito Ciancimino lo sapeva prima: chi glielo aveva detto? Che cosa c’è dietro la nomina di Mancino? Perché chiede anche la garanzia da Violante, che era il rappresentante più importante nel settore della giustizia e dell’antimafia dell’ex PC, del PDS? Perché si parla di Rognoni, che era stato Ministro della Difesa? Il signor Franco è questa interfaccia di fronte, Stato e antistato, raffigura l’anello di congiunzione, è la figura di collegamento: sono mesi che si cerca di individuare questo signor Franco, si sarebbe potuto individuarlo da un numero di telefono che stava nell’agenda elettronica di un telefonino di Massimo Ciancimino, nella scheda sim di un telefono di Massimo Ciancimino che fu sequestrata in casa sua nella perquisizione dei Carabinieri del 2005; quella scheda elettronica poi è scomparsa, chissà dove l’hanno portata i Carabinieri. E è ricomparsa, ma non si è certi che sia la stessa, qualche mese fa quando i magistrati l’hanno chiesta e poi c’era una cartolina che Ciancimino junior ha trovato in casa sua, dove suo padre gli aveva fatto segnare dei nomi di uomini dei servizi di sicurezza: c’era un certo Gross, che qualcuno aveva pensato fosse il signor Franco e per questo si sono fatto delle indagini, è un signore che ha lavorato a lungo come diplomatico italiano in Israele, poi si è scoperto che probabilmente non era lui, c’erano altri nomi come quelli del Prefetto Parisi, del Prefetto Finocchiaro, se non erro, e tanti altri e, a un certo punto, da questo Gross c’è una freccetta con scritto “ De Gennaro”. Perché? Perché Massimo Ciancimino sostiene che suo padre gli aveva detto che il signor Franco era molto legato a De Gennaro: c’è chi dice “ è impossibile che sia legato a De Gennaro o che sia De Gennaro, perché se il signor Franco è stato dietro a Ciancimino per trenta anni beh, Gianni De Gennaro trenta anni fa non è che fosse questa figura così importante come è oggi e come è lo è stata negli ultimi 15 /20 anni”, ma soprattutto, come si può immaginare che un uomo che ha rischiato la pelle nella lotta alla mafia, che è sempre stato sulla linea dura nella lotta alla mafia abbia invece potuto avere a che fare con i cedimenti del 92 e del 93? E allora come è possibile che i giornali scrivano in questi giorni che Massimo Ciancimino ha detto che il signor Franco e Gianni De Gennaro sono la stessa persona, visto che nello stesso tempo ha sempre detto ai magistrati “ sapevo che si chiamava Signor Franco, ma non so il cognome, mio padre non mi ha mai detto il nome e il cognome, non gli ho mai potuto chiedere la carta d’identità, mi ricordo il volto, fatemi vedere delle facce e vi dico se è lui o non è lui”? Hanno tirato fuori tutti i possibili album fotografici di tutti gli agenti dei servizi segreti che hanno lavorato in quegli anni e purtroppo, salvo alcuni che gli somigliavano, non siamo ancora riusciti a trovare quello che Massimo Ciancimino ha visto spesso in casa di suo padre. E allora è possibile che uno che cerca per mesi sugli album la faccia del signor Franco dica “ il signor Franco è Gianni De Gennaro”, la cui foto la conosciamo tutti e la vediamo tutti i giorni sui giornali? Vi sembra normale? O Ciancimino è impazzito, o Ciancimino ha deciso di suicidarsi come testimone attendibile sputtanandosi, oppure non può aver detto che il Signor Franco e Gianni De Gennaro sono la stessa persona. E allora che cosa è successo? E’ successa una cosa molto semplice: dovete andare nelle pieghe degli articoli per trovare quello che è successo, non nei titoli, soprattutto nei titoli dei giornali, che hanno tutto l’interesse in questo momento a sputtanare Massimo Ciancimino, perché siamo arrivati al succo della questione. E’ successo che lui un giorno, dato che è un chiacchierone, parlando al bar tra un interrogatorio e l’altro con un agente della Dia deve avergli detto una roba di questo genere – non c’eravamo, quindi non sappiamo le frasi testuali, ma questo è quello che deve essere successo -: ha detto a questo dirigente della Dia “ va beh, ma non l’avete ancora capito che dietro al signor Franco si cela De Gennaro?”, quello invece di prendere quello che gli diceva Ciancimino per quello che era, una chiacchiera da bar, una sua intuizione, una sua deduzione – non era davanti a un magistrato che faceva un verbale, dove uno è tenuto a dire solo e esclusivamente quello di cui è certissimo e di cui ha le prove, uno si fa anche delle idee, ragiona, magari sragiona: un conto sono le deduzioni, le illazioni, le elucubrazioni di Massimo Ciancimino e un’altra cosa è “quando suo padre le ha detto questo? Quando lei ha scoperto questo?”, è un’altra cosa- l’ufficiale della Dia fa il rapporto ai magistrati di Caltanissetta, i quali convocano Ciancimino e gli dicono “ scusi, ma lei ha detto che il signor Franco e De Gennaro sono la stessa persona?”, lui dice “ ma no, ma quando mai?! Ho detto semplicemente che secondo mio padre il signor Franco era una sorta di ambasciatore degli apparati e che faceva riferimento a De Gennaro”. A questo punto De Gennaro si incazza e ovviamente ha ragione: dice “ ma io ho combattuto la mafia, come si permette questo qua, figlio di un mafioso..”.. anzi, dice di più, “ messaggio mafioso, attacco mafioso”, dà del mafioso anche al figlio di Ciancimino, che al momento non ha condanne per mafia. Il giorno dopo viene fuori la notizia dell’incontro con questo strano professionista a Verona, legato alla ‘ndrangheta: De Gennaro annuncia querela per calunnia nei confronti di Ciancimino e, a questo punto, c’è una divergenza tra le Procure di Palermo e di Caltanissetta, quella di Caltanissetta sta valutando se iscrivere Massimo Ciancimino per calunnia motu proprio, per propria iniziativa, senza neanche aspettare la denuncia di De Gennaro. Se uno denuncia è automatico che la persona denunciata venga indagata, altra cosa è se invece la Procura decide di incriminare lei senza la denuncia di De Gennaro, anticipando la denuncia di De Gennaro, Massimo Ciancimino per averlo calunniato. La Procura di Palermo ha un atteggiamento più laico e, secondo me, più ragionevole, ossia quello di dire che se Massimo Ciancimino ci dice che suo padre gli aveva riferito che il signor Franco era legato a De Gennaro, non si può accusarlo di calunnia: ci sta semplicemente raccontando una cosa detta dal padre, mica ci ha detto che la sa lui, mica ha detto “ io accuso Gianni De Gennaro di”, ma “ io semplicemente ricordo quello che mi diceva mio padre”. Ci saranno mai guai giudiziari per De Gennaro in base a questo ricordo? No: perché? Perché è una delle classiche cose che non sono riscontrabili, l’unico riscontro è quella cartolina che Massimo Ciancimino scrisse sotto dettatura di suo padre, nella quale di fianco al nome di quel Gross c’è una freccia con un appunto con sopra scritto “ De Gennaro”, insieme a altri validi poliziotti e dirigenti di Polizia come Parisi e come altri. Quindi dove è la calunnia, se uno riferisce una cosa dettagli da un altro? Non è che la riferisca così, andando in televisione a sputtanare questo è quello, ma la riferisce a verbale, rispondendo a una domanda del magistrato: dove è la calunnia? Ecco perché la Procura di Palermo dice “ stiamo attenti, distinguiamo le cose che Massimo Ciancimino ha visto con i suoi occhi, quelle di cui ci porta carte e documentazione, dai ricordi”, che possono essere pure utili per spiegare delle cose su ciò che il padre gli raccontava in queste conversazioni, che poi si infittirono quando addirittura il padre decise di scrivere con il figlio un libro di memoria, per cui gli riversava un sacco di nozioni, di informazioni, di carte, di documenti e di spiegazioni, di collegamenti.

Ciancimino è credibile?
Distinguiamo. Questo è quello che sta succedendo e per cui voi leggete sui giornali “ guerra tra Procure: Ciancimino impazzito accusa De Gennaro”, non accusa nessuno, le cose sono andate esattamente così. Del resto, scusate, facciamo finta che Ciancimino sia un bugiardo matricolato che si è inventato tutto: se si è inventato tutto perché poi le carte che porta collimano con quello che ha raccontato?Perché le carte che porta risultano autentiche? Perché ha detto “ io ho il papello” e poi ha portato il papello? E perché, dal momento in cui ha portato il papello con quelle annotazioni di suo padre, in cui si raccontavano particolari e persone che avrebbero dovuto garantire la trattativa, improvvisamente queste persone hanno ritrovato la memoria e hanno cominciato a raccontare delle cose che, prima che parlasse Ciancimino, non avevano mai voluto raccontare? Violante racconta che Mori gli voleva fare incontrare Vito Ciancimino a tutti i costi: perché non l’ha detto prima? Martelli ricorda che il suo Ministero della Giustizia nell’estate del 92 avvertì Borsellino che gli uomini del Ros erano andati a parlare, a interloquire, a trattare – chiamiamolo come vogliamo – con Vito Ciancimino per agganciare un rapporto con Cosa Nostra: perché non l’ha detto prima? E Conso recentemente dice “ beh, sì, nel novembre del 93 tolsi il 41 bis a 140 mafiosi di mia iniziativa, decisi da solo, non me l’aveva detto nessuno, non me l’aveva chiesto nessuno, perché così Provenzano, nuovo capo della mafia, rappresentante dell’ala trattativista e non stragista di Cosa Nostra, avrebbe interrotto le stragi”: ma come faceva, il Ministro della Giustizia del governo Ciampi, a sapere che il nuovo capo della mafia era Provenzano? Tra l’altro informazione falsa, perché il nuovo capo della mafia dopo l’arresto di Riina è Leoluca Bagarella, Provenzano subentra dopo l’arresto di Bagarella, ma soprattutto come fa a sapere che Provenzano è ancora vivo? A leggere i giornali dell’epoca si pensava che Provenzano fosse un po’ come Bin Laden oggi: non si sapeva bene se c’era ancora o se era morto, alcuni pentiti dicevano “ forse è morto”; come faceva a sapere che era diventato il capo della mafia? Come faceva a sapere che rappresentava l’ala trattativista? Sono tutte cose che oggi sappiamo perché sono quindici anni che i pentiti ce le raccontano, ma nel 92 /93 nessuno le sapeva, perché non c’erano ancora pentiti che parlavano: chi lo sapeva che idee aveva Provenzano rispetto a Riina e a Bagarella? Chi lo sapeva che Provenzano era contrario alle stragi da un certo momento in avanti? Chi lo sapeva che si era proposto come trattativa, se Conso dice di non averne parlato con nessuno? Chi lo sapeva che, in cambio della fine delle stragi, la mafia chiedeva la revoca dei 41 bis, se non era vero che c’era Stato il papello? Allora qualcuno aveva raccontato a Conso del papello? Vedete che Ciancimino agisce come il fosforo nella memoria svaporata di questi governanti che, diciassette /diciotto anni dopo, si ricordano cose gravissime e non riescono a motivarle, a spiegarle, perché Conso è una bravissima persona, è un insigne giurista e questo lo sappiamo benissimo, ma a chi vuole raccontarla che lui prende una decisione del genere, revocando 140 41 bis a 140 mafiosi senza sapere niente da nessuno e senza dire niente a nessuno?! Ma dico, che c’abbiamo scritto qua?! Chi glielo ha detto che revocando i 41 bis finiranno le stragi? C’ha un’apparizione dell’Arcangelo Gabriele che lo guida nei meandri di una mafia che era ancora completamente sconosciuta in quel periodo? Allora voi vedete che.. buttiamo pure via Ciancimino, se qualcuno non lo vuole, ma quello che racconta e quello che porta viene confermato dagli uomini delle istituzioni nel momento in cui non possono più tacere. Lui va avanti e loro vanno avanti fino a dove è arrivato lui, questo è quello che sta succedendo con Massimo Ciancimino e quel papello è veramente la pietra dello scandalo della Seconda Repubblica: intanto perché basta leggerlo per rendersi conto che i mafiosi non si accontentavano di togliere il 41 bis, i mafiosi hanno fatto dodici richieste in quel papello, tra le quali c’era la revoca del 41 bis, ma c’era anche la fine dell’ergastolo, la fine del sequestro dei beni (Legge Rognoni /La Torre), la fine del pentitismo, la revisione delle condanne definitive al maxiprocesso e la dissociazione sul modello brigate rosse, guarda caso tutte cose che negli anni successivi il Parlamento ha approvato o cercato di approvare. Il 41 bis in Italia diventa legge dello Stato – era già una prassi praticata un po’ prima, ma diventa legge dello Stato – con il famoso decreto antimafia votato il giorno dopo la strage di Via D’Amelio. Sapete che c’era pronto il decreto antimafia dopo la strage di Capaci, ma nel mese successivo, passata la festa, anzi la lacrima, gabbato lo santo: il decreto antimafia se l’erano insabbiato e non l’avevano convertito in legge. Fu proprio la strage di Via D’Amelio a costringere a furor di popolo governo e preliminare – parliamo del governo Amato – a varare quel decreto antimafia, che conteneva le norme sul 41 bis e, dopo la strage di Via D’Amelio, il giorno dopo, i boss vengono presi dall’Ucciardone e portati all’Asinara e a Pianosa, cioè nelle carceri sulle isole e è lì che scatta il vero isolamento che terrorizza i mafiosi. Ora Ciancimino ci dice che il papello viene consegnato agli uomini del Ros e al signor Franco prima della strage di Via D’Amelio, quando il 41 bis non dava fastidio praticamente a nessuno: era una prassi, un isolamento etc., ma non è che ci fosse il trasferimento in blocco di centinaia di mafiosi nelle isole, quello è dopo la strage di Via D’Amelio e quindi è evidente che, quando scrivono il papello, non è certamente il 41 bis il primo obiettivo della trattativa, sono ben altre le cose. Certo, quando Conso decide di dare il contentino alla mafia e di togliere i 41 bis, evidentemente sa che quella è una delle richieste, è una delle aspettative della mafia, ma non può essere quella la contropartita che chiude la stagione delle stragi: perché? Perché c’erano dodici richieste, il 41 bis era solo una di queste e era la meno importante nel periodo in cui fu portato il papello dagli uomini di Riina agli uomini del Ros. E allora? E allora tutta l’esultanza dei berlusconidi per il fatto che, se ha fatto la trattativa il governo Ciampi, non possono averla fatta Berlusconi e Dell’Utri, è del tutto destituita di fondamento: c’è qualche novità nel fatto che gli uomini della Prima Repubblica hanno trattato con la mafia? Ma neanche per sogno, l’hanno fatto per cinquanta anni: il governo Ciampi era sostenuto da gente della Prima Repubblica (Democratica Cristiana, Partito Socialista, Repubblicani, Socialdemocratici, Liberali: i soliti, quelli che per cinquanta anni avevano garantito grande prosperità alla mafia). Nel 92 /93 si spaventano, perché vedono le bombe, non sono abituati a una guerra tra Stato e mafia, i Carabinieri vanno immediatamente a trattare per vedere se si può riappattare la situazione, il contentino che in quel momento si riesce a dare da parte di Conso, che ci mette la faccia- poveretto, tanto ha 90 e passa anni – è la revoca di quei 41 bis, che non sono solo quelli che dice Conso, perché Conso dice di averne tolti 140 a novembre del 93, in realtà risulta che ne ha tolti altri 140 il giorno dopo la strage dei Parioli, della tentata strage a Maurizio Costanzo a metà maggio del 93. In totale ne ha tolti quasi 400 di 41 bis in quel 1993 e, dopo che ha tolto i primi, c’è stata la strage di Milano in Via Palestro, a fine luglio e ci sono state le bombe alle basiliche del Laterano e del Velabro, poi ne ha tolti altri a novembre, guarda caso quando doveva scoppiare la bomba all’Olimpico e chi dava la tempistica al governo? Finisce lì la trattativa? La mafia si accontenta di qualche revoca di qualche 41 bis, che non riguardavano i boss più importanti che ci sono rimasti?

Berlusconi, il riciclato della Prima Repubblica
Ma è evidente che la mafia non si può accontentare di così poco! Nello stesso periodo viene a sapere che stanno arrivando Berlusconi e Dell’Utri con un nuovo partito, immaginate gli champagne che si stappano e le feste che si fanno a Palermo!E’ ovvio che le trattative sono due: una è quella degli ultimi rantoli della Prima Repubblica e l’altra è quella dei primi vagiti della seconda, che poi Prima e Seconda Repubblica proprio questa vicenda ci dimostra che sono la stessa cosa. Perché? Perché il traghettatore della Prima Repubblica nella Seconda è il gattopardo, è Berlusconi, il quale, cascame della Prima Repubblica, si rivernicia da nuovo, fa un partito su suggerimento di Dell’Utri e instrada, tant’è che la mafia vota in massa per Forza Italia: perché? Beh, perché il programma di Forza Italia e soprattutto le dichiarazioni di certi esponenti di Forza Italia erano meglio del papello e chi viene messo alla Commissione Consiliare giustizia? Tiziana Maiolo: è una persona che non penso affatto che sia mafiosa, tutt’altro, penso però che le sue idee, a mio avviso demenziali, deliranti per l’abolizione dei pentiti, del 41 bis, del 416 bis, del reato di associazione mafiosa, dell’ergastolo e addirittura della custodia cautelare siano l’ideale per chi sogna esattamente quelle cose lì e quindi è ovvio che, mandando quei messaggi, anche se non ci fosse stata un’intesa tra Dell’Utri e Mangano – cosa che invece io continuo a pensare che ci sia stata: carta canta, ma questa è una mia idea – la trattativa sarebbe avvenuta su queste garanzie, su questi messaggi. Ecco perché il fatto che ci sia stata una trattativa ai tempi del governo Ciampi non solo non esclude che ci sia stata una trattativa dopo, ma è assolutamente ovvio che ci sia stata una trattativa dopo: altrimenti per quale motivo la mafia avrebbe dovuto interrompere le stragi, visto che le stragi aveva cominciato a farle proprio per portare alla trattativa la classe politica? C’è riuscita con una caccolina, la revoca dei 140 più 140 41 bis con il governo Ciampi e poi improvvisamente la mafia rincoglionisce e non chiede niente di più in cambio a quelli che verranno dopo? In fondo quello era un governicchio tecnico provvisorio: da parte di quelli che verranno dopo la mafia si accontenta di leggere il programma, va sulla fiducia? Un’organizzazione così seria, che si è impegnata militarmente in una guerra mai vista contro lo Stato che cosa fa: dice “ va beh, adesso stiamo fermi e aspettiamo”?! Vogliamo credere veramente a questa panzana?! Le trattative sono due: sono almeno due, ossia quella che si fa nel 92 /93 e nella quale Berlusconi, per ovvi motivi, non era al governo e quindi non c’entra e quella che si fa fra il 93 e il 94 e in quella o Berlusconi o chi per lui – e sappiamo chi per lui – per forza prosegue (ci sono tutte le piste, le carte, gli incontri: Mangano a Milano etc., checché ne dica la Corte d’Appello di Palermo nella sua sentenza minimalista) e, ancora una volta, che cosa aveva detto Vito Ciancimino a suo figlio? “ Ecco, io ho fatto la trattativa, la prima, poi a dicembre del 92 mi hanno arrestato, poi è subentrato qualcun altro” e gli disse Dell’Utri “ e io non servivo più, a me mi hanno scaricato” e era furibondo, Vito Ciancimino, perché diceva “ ma vi pare normale che io, che ho investito i miei soldi a Milano 2, finisco in galera come un mafioso, mentre quelli là che hanno preso i miei soldi appaiono come delle persone perbene?! In fondo abbiamo fatto la stessa cosa, siamo figli della stessa lupa!”. Ciancimino sarà tutto quello che volete, però guardate che tutte queste cose si sposano perfettamente con quello che è successo in questi anni.
Volevo ancora parlarvi del papello scomparso, ma non c’è il tempo e quindi troverete anche lì notizie andando sul sito de Il Fatto Quotidiano, a proposito di un articolo di Sandra Rizza e di Giuseppe Lo Bianco, intitolato proprio “ Il papello nascosto” e vedrete che ci sono altri elementi (è uscito su Il Fatto il 30 ottobre).

“Umberto magno” intervista a Leonardo Facco | Il blog di Daniele Martinelli

Fonte: “Umberto magno” intervista a Leonardo Facco | Il blog di Daniele Martinelli.

Pubblico l’intervista realizzata a Leonardo Facco, autore di “Umberto Magno” edito da Aliberti, libro che svela notizie inedite e aneddoti legati a Umberto Bossi e alla storia della Lega nord.

Blog: “eccoci qua con Leonardo Facco che è uscito in questi giorni con “Umberto Magno” un nuovo libro sulla Lega nord edito da Aliberti, perché l’idea di questo libro?”

LF: “sì, intanto grazie per l’intervista, sì esistono tanti libri sulla Lega nord che della Lega nord hanno capito poco o nulla perché non basta stare seduti a una scrivania per capire la Lega. Io l’ho vissuta sin dalla fine degli anni ’80 soprattutto qui in bergamasca che era il territorio tra i più fertili, ma poi ci sono stato dentro, sono stato segretario di sezione, ho lavorato al quotidiano La Padania, sono stato capo della redazione cultura, io ho mandato a quel paese Calderoli con il contratto da caporedattore da sottoscrivere, quindi avrei sottoscritto un contratto che mi avrebbe permesso di vivere benissimo. Ad oggi penso che una radiografia come questa non sia mai stata fatta. Una radiografia che mette in evidenza alcune cose fondamentali: intanto il fallimento politico totale della Lega, cioè la Lega che ormai ha 26 anni non ha mai ottenuto un risultato politicamente parlando. Entra, diciamo, alla grande nel ’92 in campo politico per sconquassare il paese già in crisi. Ebbene se noi prendiamo i dati macroeconomici e microeconomici del ’92, quando già si parlava di debito pubblico insostenibile, di tasse alte, di crisi governative, di spese eccessive eccetera, e li spostiamo ad oggi dopo 18 anni, ebbene tutto è peggiorato grazie alla Lega al governo. Noi ci ricordiamo di una Lega che era contro Berlusconi? Bene oggi la Lega è quella che vota tutte le leggi di Berlusconi ma bisogna capire il perché! E questo libro spiega il perché, cioè racconta quel periodo sul finire degli anni ’90, in cui la Lega era praticamente in bancarotta e qualcuno l’ha dovuta salvare. Questo libro racconta nel dettaglio tutti i fallimenti economici della Lega, e qui una prima chicca esclusiva che dico per la prima volta in pubblico: la Lega come molti partiti a volte assomiglia ad un’associazione a delinquere, ma la cosa incredibile è che i primi ad essere truffati dalla Lega sono i militanti leghisti. Il caso delle cooperative padane, una truffa di centinaia di milioni che ha coinvolto militanti leghisti. Il caso della Credieuronord, il caso di una truffa bancaria che innanzitutto ha truffato i leghisti. Il caso del villaggio in Croazia, io sono stato uno dei truffati, il caso del terreno di Pontida, altro esempio del genere, e così tutte queste cose sono passate nel dimenticatoio e non sono state approfondite. Erano 5 anni che mi chiedevano di scrivere della Lega, ho voluto farlo oggi proprio perché adesso tutti dicono che la Lega è all’apogeo, cioè che prenderà un sacco di voti ed è probabile che li prenda prossimamente, quindi si sente forte, si sente padrona del territorio. Bene, io non ho timore della loro forza e della loro padronanza, e anzi li vorrei di fronte per confrontarmi proprio sul fronte di questo libro.

Blog: “come ti spieghi questa continua leadership di una persona moribonda come Umberto Bossi?”

LF: “perché la Lega è Bossi e Bossi è la Lega. In Lega non si è mai dibattuto. Le correnti in Lega non è vero che non sono esistite. Esistevano al suo interno gruppi che si scontravano tra di loro come lo sono oggi ad esempio il gruppo di Maroni contro quello di Reguzzoni, piuttosto che quello di un tempo di Castelli contro quello di Calderoli, lupi che si scontrano fra di loro ma solo esclusivamente per apparire migliori rispetto al capo perché sempre e solo il capo, così viene chiamato Bossi da sempre in Lega, era quello che decideva vita, morte e fortune di qualsiasi leghista. Chi più era capace a leccare il culo a Umberto Bossi, più faceva carriera. Però l’azienda è talmente familiare che lo dimostra il fatto che adesso hanno inventato il modo di far eleggere alla grande il figlio di Umberto Bossi, cioè Renzo Bossi a Brescia proprio perché ciò che conta per cercare di prendere voti è il nome Bossi. Anche se Bossi oggi effettivamente nelle condizioni in cui è ha un’autonomia limitata, penso ad un paio di ore al giorno.

Blog: “perché la Lega continua a rimanere legata a Berlusconi?”

LF: “Ah… e rimarrà, come giustamente dici tu, legata al presidente del consiglio! Voi avrete notato nei giorni scorsi quest’idea di Bossi che cercava di smarcarsi da Berlusconi per andare a fare il paciere con Fini. No! la realtà è che la moglie di Umberto Bossi che gli sta dietro perché è quella che gli tira le fila assieme a Reguzzoni perché oggi il gruppo dominante è Reguzzoni e Manuela Marrone la moglie di Bossi, non possono permettersi questo perché tra il 1998 e il 1999 Umberto Bossi in grande crisi economica per i fallimenti continui di cui abbiamo parlato prima, o dichiarava fallimento del partito oppure cercava in qualche modo di riagganciarsi a Berlusconi, che è quello che con i soldi che ha si è comprato la Lega. E io parlo infatti di un particolare che non è nuovo però ci sono tutta una serie di riscontri che è quella della cessione del simbolo della Lega a Froza Italia. Bossi è teleguidato da Berlusconi.

Blog: “in questo libro si parla di Credieuronord che è quella banca di formazione padana di cui sappiamo i trascorsi giudiziari per altro non ancora terminati, cosa racconti nel libro che non sappiamo di questa Credieuronord?

LF: “intanto ci sono tutti i fatti che riguardano i prodromi che facevano capire che la Lega nord nel momento in cui stava creando Credieuronord avrebbe dato vita ad un fallimento, dopo questo c’è tutta l’inchiesta legata a Fiorani che è abbastanza recente, che ha coinvolto Brancher, che guarda caso anche lì, quando si era deciso di promuovere Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo, la Lega ha fatto finta di stupirsi: ‘Come? abbiamo già noi
il ministro del federalismo che è Umberto Bossi…’ No! era la Lega che voleva Brancher ministro per avere il famoso decreto Alfano come protezione perché Brancher, se avesse parlato al processo come avrebbe dovuto fare, sarebbe stato un disastro. E infatti il legame è tale che quando Brancher, ovviamente dopo lo scandalo pubblico, non ha potuto fare il ministro e quindi non ha potuto usare lo scudo Alfano, ha scelto il rito abbreviato, il quale ha evitato le testimonianze di personaggi importanti come Calderoli, soprattutto, che era uno di quelli presenti con Fiorani. Calderoli si salva dicendo che lui quel giorno in cui sono state consegnate le buste era in testa alla fila uscendo dagli uffici di Fiorani, e quindi non si era voltato indietro e dunque non ha visto che cosa avevano gli altri, ma la vicenda è invece molto più complicata perché Credieuronord intanto ricorda i legami che si riallacciano fra la Lega e Berlusconi. Berlusconi ha messo i soldi in Credieuronord, questa è un’altra cosa che io testimonio nel libro, e in più legami che erano legati a chi? a personaggi Fininvest che non sono mai usciti dall’orbita gravitazionale della Lega. Vi cito un altro scoop citato nel libro: il quotidiano La Padania è stato realizzato grazie al know how che arrivava da Fininvest. Quindi signori miei, il legame fra Berlusconi e Bossi è un legame che viene veramente da lontano, forse ancor prima del famoso 1994 quando loro fecero l’accordo, perché anche qui racconto dei fatti e delle testimonianze in cui si ricorda di incontri di Umberto Bossi che frequentava certi ambienti romani legati a Maria Pia Fanfani Dell’Utri, cioè a chi? alla moglie del fratello di Dell’Utri, il famoso Dell’Utri che è uno dei bracci destri di Berlusconi. La cognata. E in più Credieuronord è una storia tutta aperta perché si lega alle famose quote latte. Sapete che c’è ancora molto da scoprire, ci sono dei processi in corso tra l’altro con 2 condanne con un ex uomo molto importante ex parlamentare della Lega Giovanni Robusti, il quale è sempre stato a capo del mondo agricolo di quello che si rivoltava contro le quote latte, lombardo, che aveva creato tutta una serie di cooperative particolari e fittizie tra il Piemonte e il Friuli ed è già stato condannato 2 volte in primo grado sia in Piemonte sia in Friuli a Pordenone proprio per una truffa e una malversazione di fondi pubblici europei, i quali guardacaso passavano attraverso questa banca.
Quando qualcuno ama un mito è difficile dissacrare quel mito, però io racconto fatti, quindi i leghisti farebbero bene a leggerlo, e dovrebberlo leggerlo anche e soprattutto chi di Bossi ha antipatia, ma non ha le ragioni solide e concrete per dimostrare che questa antipatia è qualcosa di più rispetto a una semplice idiosincrasia di pelle, ma dev’essere legata proprio al fatto che questo personaggio è un personaggio dal quale non ci si dovrebbe mai far governare.”

Le bugie del terrorismo di Stato

Fonte: Le bugie del terrorismo di Stato.

Un governo mondiale invisibile muove le fila dei governi nazionali, dei centri di potere economici e militari e, con i media subalterni, alimenta il terrorismo in funzione di ulteriori guerre, per realizzare un nuovo ordine planetario a guida americana.

LE BUGIE DEL TERRORISMO DI STATO

di Ferdinando Imposimato [07/11/2010]

A pochi giorni dalla morte dei quattro alpini in Afghanistan, il problema della missione italiana in quella zona e’ stato rimosso dai media. Impegnati a risolvere il caso di Sara Scazzi e quello delle case di Gianfranco Fini a Montecarlo o delle tenute di Silvio Berlusconi ad Antigua. Ma noi dobbiamo parlare dell’Afghanistan, tentando una analisi della situazione a tutto campo. Senza enfasi ne’ retorica.Da mesi i militari italiani sono in prima linea, impegnati in azioni di guerra. E nell’addestramento dell’esercito afghano. La percentuale dei morti italiani e’ aumentata sensibilmente nel 2010. A differenza che in passato, gli italiani sono considerati dai talebani nemici da abbattere, al pari di inglesi ed americani. Purtroppo l’azione degli italiani viene associata dagli afghani agli attacchi americani con aerei senza piloti. Ogni operazione aerea, anziche’ di improbabili terroristi, fa strage di gruppi di civili inermi, uomini, donne e bambini estranei alla guerra. E i massacri civili, che non sono errori, sono essi si’ vero e proprio terrorismo di Stato; e producono una crescita del consenso ai talebani per la rabbia dei villaggi colpiti. Ne’ li salva dagli attacchi talebani il fatto che gli italiani svolgano molti compiti di sviluppo e di dialogo: che parlino con la popolazione locale, creino scuole, aiutino la ripresa dei commerci, il miglioramento dell’agricoltura e l’addestramento del personale del luogo. E che i circa 4000 uomini e donne del contingente italiano siano impegnati soprattutto nel tentativo di ricostruzione civile. La guerriglia talebana ci pone tra gli obiettivi primari. Mentre il denaro profuso nelle opere pubbliche finisce in gran parte nelle mani dei talebani, che acquistano armi ed esplosivi sempre piu’ potenti. A cio’ si aggiungono la corruzione del governo di Karzai, la coltivazione di papaveri per la produzione di eroina, il traffico di oppio e la paura di popolazioni che temono rappresaglie dei talebani per la collaborazione con gli occidentali.Tutto questo rende non solo improbabile, come afferma Sergio Romano, ma impossibile la vittoria militare della Nato ed inutile il sacrificio dei giovani militari italiani che vanno a combattere per ideali che non esistono. E per una guerra che alimenta il terrorismo internazionale. Terrorismo che esiste ed e’ sempre piu’ pericoloso. E va combattuto senza ricorrere ad attacchi indiscriminati, principali fattori dell’espansione del terrorismo.

LA PROFEZIA DI SLOAN

Stephen Sloan, esperto americano ignorato dai media, ammoniva fin dal 1986: «Esistono gruppi di terroristi distinti per ideologia e religione; alcuni si limitano al terrorismo interno, il cui obiettivo e’ la presa del potere, dall’altra parte ci sono gruppi che praticano il terrorismo internazionale non territoriale, il cui fine non e’ la presa del potere, bensi’ la destabilizzazione di una zona o dell’ordine politico e sociale internazionale». La preoccupazione di Sloan riguardava il tipo di armi usate dai terroristi. «Il fatto piu’ allarmante per gli interessi Usa sul territorio nazionale ed all’estero e’ che la prossima generazione di terroristi probabilmente sara’ in grado di procurarsi non solo armi sofisticate, ma anche missili. E che i terroristi nazionali e internazionali possano decidere di far uso di sostanze chimiche e biologiche o nucleari».Ma questo tipo di terrorismo non viene affatto contrastato con la guerra in Afghanistan. Anzi viene rafforzato con nuovi adepti e grazie al sostegno della popolazione locale. Oggi Al Qaeda trova nel Pakistan il suo principale supporto logistico e militare. Lo provano i cinque attacchi consecutivi e devastanti, in una settimana, ai convogli che portavano rifornimenti alle truppe Nato. Lo confermano l’inerzia delle forze armate pakistane e la instaurazione della sharia in un’area sempre piu’ vasta. Il fondamentalismo islamico si sta espandendo anche in regioni come Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan, ricche di gas naturale, petrolio e minerali strategici, con azioni di guerriglieri addestrati in Afghanistan e Pakistan. E l’Italia risponde al dilagare del terrorismo islamico con un aumento del contingente militare, passato da 1000 uomini a 3950 e un costo della missione che tocchera’ 675 milioni di euro l’anno: oltre tre miliardi di euro dall’inizio della guerra. Risorse che potrebbero essere destinate a investimenti in Italia in campi come la ricerca, la scuola, il lavoro.

LE BOMBE DI LA RUSSA

Le possibilita’ di una vittoria contro il terrorismo o di una sua riduzione sono pari a zero. L’impantanamento nell’inferno afghano e’ opera dei governi di centro destra e di centro sinistra, che hanno autorizzato operazioni offensive di ricerca e distruzione del nemico (search and destroy). Queste furono varate dal governo Prodi con il sostegno della destra. Ed e’ evidente che anche in Afghanistan, come in passato in Iraq, l’Italia stia combattendo una guerra impossibile ed illegittima, non la lotta al terrorismo. Che invece cresce per i bombardamenti indiscriminati.L’ultima scelta suicida del ministro della Difesa Ignazio La Russa e’ quella di dotare gli aerei italiani in Afghanistan di bombe. Gli effetti sarebbero esattamente opposti a quelli sperati: aumento delle vittime civili, incremento del terrorismo, crescita del consenso della popolazione civile ai talebani e aumento delle spese. E crescita degli attacchi ai militari italiani. Lo ha capito Piero Fassino che, tuttavia, ribadisce la legittimita’ della presenza dei militari italiani in Afghanistan, solo perche’ la missione avviene sotto l’egida dell’Onu. La scelta migliore e’ quella del ritiro delle nostre forze armate in coerenza con il programma del presidente Barack Obama, che ha annunziato il ritiro delle truppe entro il prossimo luglio 2011, spingendo Karzai ad avviare un dialogo con il complesso schieramento talebano per il raggiungimento di un compromesso. E respingendo la strategia del generale David Petraeus, che chiede altre truppe, armi e investimenti.Il silenzio e le bugie dei media ci condizionano ancora. Nell’antichita’ gia’ Tucidide metteva in luce gli effetti distruttivi della guerra sulla popolazione civile dei paesi coinvolti. Oggi e’ in atto la nuova strategia della tensione basata come sempre sulla menzogna planetaria del concetto di terrorismo. A differenza del passato, essa e’ globale e si fonda soprattutto sui media. E chi la attua, strumentalizza il terrorismo, quello proprio e quello del nemico, e strumentalizza i media, per stabilizzare il potere politico mondiale e conquistare nuove posizioni. I media orientano una pubblica opinione resa incapace di capire cio’ che accade e discernere il vero dal falso. Il punto e’ proprio questo: prevedere il futuro per trovare i provvedimenti necessari ad evitare errori. Si puo’ modificare il corso della storia ed evitare una futura guerra? Stando ad Einstein, no. «Finche’ ci saranno nazioni sovrane dotate di grande potenza, la guerra sara’ inevitabile. Con cio’ non si vuole tentare di dire quando scoppiera’, ma solo che e’ sicuro che scoppiera’. Questo era gia’ vero prima che arrivasse la bomba. Il cambiamento riguarda la distruttivita’ della guerra».

UN PENTAGONO PER CLIENTE

La guerra ai talebani sarebbe, secondo alcuni storici, la risposta giusta ed inevitabile del Bene contro il Male, della civilta’ contro la barbarie, delle vittime contro i carnefici. Al culmine di questo “circuito virtuoso”, innescato da Usa e Gran Bretagna con l’appoggio dell’Italia, sta, dicono gli “esperti”, la guerra, anch’essa inevitabile, ad un altro nemico mortale dell’occidente, l’Iran. Ma, a ben vedere, la storia e’ diversa. La guerra all’Afghanistan non e’ una guerra giusta. Perche’ non e’ la conseguenza dell’11 settembre ma, sebbene scatenata dopo, fu decisa molto prima dell’attacco alle torri gemelle. Gli avvenimenti smentiscono la verita’ ufficiale. Certo, non e’ facile demolire la “storia” imposta dal potere politico-economico che controlla il potere mediatico. Ma bisogna tentare di capire. La conclusione certa e’ una sola: la guerra all’Afghanistan non e’ la risposta al terrorismo, alla “Jihad”, alla guerra santa, ma venne decisa per conquistare le risorse petrolifere di quell’area ed allargare il dominio degli Stati Uniti, oltre che per sostenere l’industria militare.L’industria bellica americana fattura da sola 450 miliardi di dollari l’anno, la stessa cifra che il comparto bellico raggiunge in tutto il resto del mondo. Ed ha un solo cliente: il Pentagono. E’ questa gente che ha scatenato la guerra mondiale al terrorismo con la scusa dell’11 settembre. Un governo mondiale invisibile muove le fila dei governi nazionali, dei centri di potere economici e militari e, con i media subalterni, alimenta il terrorismo in funzione di ulteriori guerre, per realizzare un nuovo ordine planetario a guida americana.Ma un’altra guerra sarebbe devastante per il genere umano. Dal 1946, dopo Hiroshima e Nagasaki, «le armi distruttive a disposizione del genere umano – ammonisce Einstein – sono di una pericolosita’ tale che nessun luogo della terra e’ salvaguardato dal rischio di una distruzione totale improvvisa».

Ferdinando Imposimato

http://lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=346%EF%BB%BF

Stato e Mafia viaggiano insieme – parola d’autore – Voglioscendere

Fonte: Stato e Mafia viaggiano insieme – parola d’autore – Voglioscendere.

di Nicola Biondo

Dovunque vivi, la tua vita è di chi comanda davvero, di chi ha permesso a un Riina qualsiasi di far paura ad un intero paese per fargli dimenticare il resto.

Si può arrivare a Palermo e non vedere nulla. Oltre la bellezza accecante, che ti sazia e ti affama continuamente, puoi fottertene di tutto il resto e mettere in pace la tua coscienza. Tutto il rosario verboso dell’antimafia ufficiale è lì che ti aspetta. Bearti degli arresti dei latitanti e di Addio Pizzo, spremere qualche stilla di commozione a via D’Amelio e maledire Castello Utveggio. Tutto per farti vivere in pace, anestetizzato, e credere che la mafia sia solo “una montagna di merda”.
Osserva bene quello che il panorama ti permette: ti hanno insegnato ad odiare Riina e Provenzano. Ma è solo una proiezione oleografica, un’immagine virtuale, proiettata per schermare l’essenza stessa, quella più violenta e disgustosa, di un sistema di potere. I soldi che hanno prodotto sono serviti a tutti. Sono dovunque, girano in mani buone e in quelle cattive.
Immagina per un attimo se tutto il fatturato che ogni giorno la mafia produce finisse in un attimo. Pensi che lo Stato, qualcuno, riuscirebbe a sostituire questo welfare parallelo? Quante aziende e brillanti carriere “legali” finirebbero?
Credi ancora che il termine “legalità” abbia senso? In uno Stato che ha permesso alle mafie di governare metà del paese e di investire nell’altra metà? Pensi davvero che un gruppo di semianalfabeti da soli possano fare scempio di un intero Paese e uccidere per 50 anni prefetti, magistrati, giornalisti, medici, imprenditori, poliziotti?
Svegliati, questa non è una gomorra qualsiasi. Qui, ormai, i marciapiedi sono stati ripuliti dal sangue. Non ci sono né buoni né cattivi. Puoi anche venire a Palermo, sceglierti i santini che vuoi, le parole d’ordine da ripetere come una litania e persino i miti in cui credere. Ma il resto, la tua vita, è roba loro. Dovunque vivi, a Palermo o a Milano. La tua vita è di chi comanda davvero, di chi ha permesso a un Riina qualsiasi di far paura ad un intero Paese per fargli dimenticare il resto. E magari, alla fine del viaggio, potresti sentirti come l’idiota che indica il dito e dimentica la luna.

O la Borsa o la vita: quando il ladro è lo Stato

Fonte: O la Borsa o la vita: quando il ladro è lo Stato.

Che in ultima analisi i nostri governanti (europei/occidentali intendo) stiano barattando le vite presenti e future dei loro cittadini nel sovrumano, inumano ed inane tentativo di salvare il sistema finanziario internazionale ancora un pochetto, cosi giustificando il titolo del presente post, è un dato di fatto.

Almeno per chiunque non sia cosi forsennatamente addetto all’affettatura del gran biscotto da non essersi accorto che due fette belle spesse gli sono appena cadute sugli occhi.

La cosa si cura, sempre in ultima analisi ed in modo nient’affatto indolore, con la backlash economy, con cui vi ho ampiamente ammorbato; quindi per ora non sfrucuglierò oltre.

L’argomento del giorno, che merita lo stesso titolo, verte invece…

sugli italiani “brava gente” (non lo siamo più, ammesso che lo si sia mai stati, ma certo di illusioni ce ne facciamo ancora qualcuna) che versano il loro 5 per mille destinandolo, pia illusione, ad una associazione no profit di loro fiducia e sui loro turpi decisori.

Perchè raggranellare una miseria di 300 milioni di euro strappandoli a fondazioni benefiche, centri di ricerca, accoglienza, soccorso ed assistenza a cui questi fondi erano destinati per espressa volontà degli italiani, con il loro 5 per mille, supera di gran lunga qualunque turpitudine della prima e seconda Repubblica fin qui vista.

In pratica siamo al livello Sceriffo di Nottingham e alla conseguente necessità di adottare forme poco ortodosse di difesa ed autodifesa.

Poichè ancora non conosciamo cosa salterà fuoi nella finanziaria 2011 vi dico cosa AVREMMO dovuto fare , se avessimo voluto essere SICURI che i nostri 5 per mille andassero DAVVERO a coloro a cui li avevamo destinati, senza particolari extracosti.

Vi ricordate dello Scudo fiscale, vero?

Avremmo dovuto evadere circa il 2% del nostro reddito, convertirlo in denaro sonante, portarlo all’estero, che ne so, a San Marino, aprendo un conticino per l’occasione e poi scudarlo, pagando un obolo, in tutto e per tutto di circa il 5% di quanto scudato.

Cosi facendo avremmo risparmiato circa il 30-35% di tasse su questo 2% che, guarda caso, detratti i costi della faccenda, avrebbero potuto grosso modo corrispondere al 5 per mille del nostro reddito.

A questo punto, avremmo potuto/dovuto ritirare questa cifra dalla banca e portarla brevi manu alla nostra associazione di fiducia.

Cosi avremmo dovuto fare, se fossimo stati sottoposti all’arbitrio vessatorio e fedifrago di uno sceriffo di Nottingham di quarto ordine.

Invece, noi italiani, brava gente ed anche incorreggibilmente poco furbi ( perchè solo un popolo di bischeri sedicenti furbi sopporterebbe quello che sopportiamo noi senza fare le barricate o almeno smetterla di votare per le bipartisan cause del verminaio) ci siamo cascati anche questa volta.

La cosa importante, a questo punto è stare con gli occhi aperti: lo sceriffo, ormai senza maschere o infrucugliamenti/infingimenti vari, non solo mette mano nelle vostre tasche ma ve le taglia, si frega di nascosto quel che in teoria vi aveva garantito essere nella vostra disponibilità e poi vi strappa il cappotto e lo usa per far passare sul fango che ha lasciato nella vostra strada la sua protetta di turno.

Se volete DAVVERO che il vs 5 per mille vada DAVVERO ad una associazione a cui tenete dovete essere proattivi. Creativi.

Fate politica con i vostri soldi. E l’unica musica che lo Sceriffo comprende.

Crisis

ComeDonChisciotte – LA CRISI EUROPEA: INFORMAZIONI E PROPOSTE

Fonte: ComeDonChisciotte – LA CRISI EUROPEA: INFORMAZIONI E PROPOSTE.

DI IDA MAGLI
italianiliberi.it

La gravissima situazione della crisi attuale non è soltanto monetaria. Dobbiamo convincerci, per quanto possa apparire incredibile, che la crisi monetaria è uno strumento, il più forte e il più appariscente, fra i molti che sono stati messi in atto, per raggiungere un solo scopo: eliminare dalla scena politica, economica, culturale del mondo, le Nazioni d’Europa, riducendole ad un angolo asfittico di sopravvivenza marginale. I meccanismi, gli antefatti, i “segreti” di questa operazione si trovano ampiamente analizzati e spiegati nel mio libro “La dittatura europea”, pubblicato in questi giorni da Rizzoli (è il motivo per il quale sono stata assente in quest’ultimo periodo dal mio appuntamento con il sito degli Italiani Liberi e con la posta, ma spero che l’avrete compreso e perdonato) e al quale rinvio tutti i lettori in quanto si tratta effettivamente di un testo di assoluta denuncia e di un vero e proprio manifesto di battaglia, che ho temuto fino all’ultimo giorno che non sarebbe riuscito a vedere la luce.

Troverete lì, perciò, non soltanto il racconto di quanto io ho sperimentato di persona durante i lunghi anni della mia guerra contro l’unificazione europea, ma i nomi di tutti i traditori dell’Italia, da quelli dei politici a quelli dei banchieri, e infine anche la proposta per i governi dell’UE di abbandonare Maastricht prima che l’euro crolli del tutto.

Qui, però, voglio invitare i miei lettori a fare propria questa proposta con ogni mezzo che abbiano a disposizione, parlando, scrivendo, concretizzandola per l’Italia, senza aspettare le decisioni di nessun altro Stato.

Nazionalizzare la Banca d’Italia e simultaneamente creare la propria moneta (una specie di “italeuro”, se non si vuole tornare a chiamarla “lira”, ma sarebbe meglio tornare alla lira in quanto esiste tutt’ora il riferimento del rapporto di cambio, rapporto che naturalmente va calibrato sulla situazione odierna dal Ministro dell’Economia). Riservare soltanto alla Borsa nazionale le emissioni dei Titoli di Stato e ai cittadini italiani il loro acquisto (sul modello attuato dalla Cina) così da impedire che se ne impadroniscano gli speculatori per provocarne il fallimento e che siano alla mercé delle agenzie di rating come sta avvenendo all’Irlanda, Grecia, Portogallo, ecc. Gli Italiani certamente comprerebbero i titoli di Stato con maggior fiducia e a un interesse maggiore di quello odierno quasi inesistente, mentre è veramente vessatorio (ma non è il termine adeguato) quello che succede con i “prestiti” del Fondo europeo e mondiale per i quali è richiesto un interesse annuale superiore al 5%

Insomma, separare il destino economico dell’Italia da quello catastrofico degli Stati dell’UE, destino catastrofico che è stato voluto, programmato, perseguito e che alcune persone (non soltanto Ida Magli) ben più competenti, soprattutto a “sinistra”, avevano previsto fin dall’inizio della ventilata moneta unica. Il Direttore di Limes, per esempio, Lucio Caracciolo, titolava pochi mesi fa la sua rivista: ; “Dove va la moneta senza Stato?”; ma la sua voce era rimasta inascoltata già da quando, prima della fabbricazione dell’euro, pubblicava il suo polemico “Euro no”.

Io, però, vado molto al di là dei supposti errori di valutazione e so con assoluta certezza, così come ho dimostrato nella “Dittatura europea”, che lo scopo era proprio questo: il fallimento, in tutti i campi, dell’Europa, anche se la maggioranza dei cittadini ovviamente non poteva neanche minimamente immaginarlo. Quindi bisogna ritirarsi subito anche da tutti gli altri provvedimenti di Maastricht, che sono tanto disfunzionali da far supporre che siano stati inventati da persone in preda ad accessi di follia. Le “quote”, tanto per fare un solo esempio, in base alle quali noi buttiamo il latte e la frutta che poi dobbiamo acquistare da altri, e altri Stati, per stare nelle quote, ributtano in mare quasi tutto il pesce che hanno pescato, e così via, mentre ci sono popoli che muoiono di fame. Ristabilire i dazi e le dogane per le merci che ci portano danno, come si è sempre fatto in base alla saggezza di secoli e secoli di scambi commerciali. Che senso ha correre dietro di negozio in negozio o da magazzino in magazzino agli articoli contraffatti o pericolosi della Cina, invece che bloccarli prima che entrino?

Ritirarsi immediatamente dal trattato di Schengen, ripristinando i confini che ogni Stato sovrano deve possedere se vuole essere sovrano, e impedire così l’invasione immigratoria e i danni e le spese assurde che questa comporta.

Insomma: rientrare in se stessi, nel buon senso, nella ragionevolezza, convincendosi che nella costruzione dell’UE siamo stati governati da due gruppi di persone: i pochi che guidano il mondo e che perseguono la nostra fine elaborando le leggi apposite, e una maggioranza che ha obbedito a ordini “folli” senza accorgersi che erano folli. Se vogliamo avere qualche piccola speranza di salvezza, dobbiamo rinsavire subito, cosa che forse aiuterà anche gli altri popoli a salvarsi. Purtroppo non c’è nessun Partito in Italia che abbia mosso neanche un’obiezione (salvo nei primissimi tempi la Lega) ai programmi dell’unificazione europea, quindi dai politici non possiamo aspettarci che facciano nulla se non vi sono costretti. Bisogna trovare un modo per pretendere con forza, con rumore, perlomeno la cosa più urgente: ritirarsi dall’euro. Non so chi organizzi le proteste contro la riforma dell’Università, questione di nessunissima importanza in confronto a ciò di cui stiamo parlando, però bisognerebbe riuscire a fare qualcosa del genere. Chiunque sia in grado di farlo, lo faccia.

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it
Link: http://www.italianiliberi.it/Edito10/crisi_euro.html
27.11.2010

STATI UNITI: I LOBBISTI HANNO COMPRATO IL CONGRESSO

Fonte: ComeDonChisciotte – STATI UNITI: I LOBBISTI HANNO COMPRATO IL CONGRESSO.

DI LINDSAY RENICK MAYER
voltairenet.org

Se da un punto di vista democratico, il Congresso degli Stati Uniti è l’istituzione più corrotta del mondo, non vi è nulla però sul piano penale. In tutta legalità i gruppi di interesse hanno speso 32 523 dollari per ogni parlamentare e ogni giorno di sessione per comprare i loro voti. Ciò che altrove è giudicato come un’attività criminale è ammessa come un semplice affare in un paese che rifiuta la nozione di interesse generale e fonda la rappresentatività parlamentare su coalizioni di interessi particolari.

Gli “interessi particolari” [1]hanno versato più di 3,2 miliardi di dollari ai lobbisti di Washington nel 2008, più di ogni altro anno oggetto di studio,informa una ONG, il Center for Responsive Politics. [2] Questa cifra rappresenta un aumento record del 13,7% rispetto al 2007, quando si era già speso il 7,7% di più del 2006.

Il Centro calcola che i gruppi di interesse abbiano speso in attività di lobbying 17,4 milioni di dollari al giorno di lavoro parlamentare nel 2008, cioè in media 32 523 dollari al giorno e per legislatore. Sheila Krumholz, direttrice del Centro, indica: “il governo federale distribuisce miliardi ogni giorno; ciò rappresenta un lavoro sicuro per agenti capaci di staccare una parte della torta al profitto delle grandi società e dei settori di attività”.

I gruppi di interesse delle industrie legate alla sanità hanno speso più di ogni altro settore economico per il lobbying federale. L’”investimento” di 478,5 milioni di dollari gli vale la palma per il terzo anno consecutivo. Superano il settore finanziario (insieme alle compagnie d’assicurazione e immobiliari), che ha sborsato 453,5 milioni nelle attività di lobbying.

L’industria dei prodotti farmaceutici/sanità ha sborsato 230,9 milioni di dollari, portando ad un ammontare totale degli ultimi undici anni a più di 1,6 miliardi. Questa (l’industria dei prodotti farmaceutici/sanità) è seguita, per il 2008 dal settore particolarmente redditizio delle istallazioni elettriche, con 156,7 milioni; poi le assicurazioni, con 153,2 milioni, e alla fine il petrolio e il gas con 133,2 milioni. I gruppi pro-israeliani, le imprese di trasformazione alimentare e l’industria del petrolio e del gas sono i settori che hanno maggiormente aumentato la loro contribuzione all’attività di lobbying nel 2008, in percentuale rispetto a l’anno precedente.

Il settore finanziario, quello delle assicurazioni e le compagnie immobiliari hanno sgomitato per ottenere dal Congresso una buona parte del pacchetto di aiuti di urgenza di 700 miliardi, approvato alla fine del 2008. La maggior parte delle società che hanno ridotto le proprie contribuzioni all’attività di lobbying sono quelle che hanno depositato il bilancio o il cui controllo è passato nelle mani del governo federale, mettendo fine alle loro attività di lobby.

“Sebbene alcuni interessi finanziari,di compagnie d’assicurazione e di beni immobiliari si siano ritirati l’anno scorso, hanno ancora distribuito più di 450 milioni di dollari per influenzare le politiche di mercato. Questo danaro può comprare una buona dose di influenza, è una parte di ciò che il settore finanziario raccoglie in cambio con il programma governativo d’aiuto d’urgenza”, fa notare Krumholz.

Le associazioni legate ai mercati finanziari e immobiliari, così come i gruppi di proprietari immobiliari figurano tra le organizzazioni che hanno maggiormente aumentato le loro spese in lobbying, nel 2008: l’Associazione nazionale degli agenti immobiliari del 25%, passando dal 13,9 al 17,3 milioni, l’Associazione americana dei banchieri ha sborsato 9,1 milioni di dollari nel 2008, cioè il 47% in più rispetto al 2007.
Tra gli altri gruppi industriali che hanno maggiormente fatto circolare mazzette nel 2008 figurano: il Consiglio privato di equità, l’Associazione dei banchieri ipotecari degli Stati Uniti e la Tavola rotonda dei servizi finanziari.

La Camera di Commercio degli Stati Uniti resta il primo investitore in lobbying per l’anno 2008, con circa 92 milioni, cioè più di 350 000 dollari a giorno lavorativo ed un aumento del 73% rispetto al 2007. Le associazioni patronali nel loro insieme hanno aumentato le loro spese di lobbying del 47% tra il 2007 e il 2008.

Alcune industrie sembrano aver operato forti tagli in questo genere di spese, ma non hanno per questo totalmente rinunciato a queste pratiche. La contribuzione delle compagnie automobilistiche è diminuita del 7,6% passando da 70,9 a 65,5 milioni di dollari, un netto cambiamento rispetto agli anni precedenti dal momento che i fabbricanti e i distributori avevano aumentato questo tipo di spese del 21% tra il 2006 e il 2007. Tra il 2007 e il 2008, la lega dei fabbricanti di automobili, che insieme ai “tre grandi di Detroit” (General Motors, Ford, e Chrysler) è stata ricevuta al Congresso per chiedere gli aiuti, ha ribassato le proprie spese di lobbying del 43%, passando così da un totale di 12,8 a 7,3 milioni di dollari. Solo Ford ha leggermente accresciuto le sue spese, ma solamente dell’8% (da 7,1 a 7,7 milioni).

Tra le imprese di lobbying di Washington, Patton Boggs ha comunicato il reddito in lobbying dichiarato più elevato per il quinto anno consecutivo: 41,9 milioni di dollari, ciò che rappresenta un aumento superiore al 20% rispetto al 2006. Tra i clienti più generosi dell’azienda figurano Cerberus Capital Management, fabbricante di dolciumi e mangimi per animali Mars, il gruppo di comunicazioni Verizon, i gruppi farmaceutici Bristol-Myers Squibb e Roche, così come l’Associazione americana per la giustizia (un tempo conosciuta sotto il nome di Associazione degli avvocati difensori degli Stati Uniti).

Un annuncio diceva: ”Licenziato e in cerca di impiego? L’industria di lobbying ha bisogno di voi!” Da quando abbiamo pubblicato questo articolo su OpenSecrets.org nel gennaio 2008, l’industria del lobbying non ha smesso di crescere, mentre le altre entravano in recessione, condannando centinaia di migliaia di cittadini statunitensi alla disoccupazione. Questa crescita si spiega in parte con la recessione economica: molti quadri cercano l’aiuto del governo per rimettere in sesto le loro imprese. Altre traggono semplicemente i vantaggi dei numerosi pacchetti paracadute governativi.

Finché esisterà un governo federale che distribuisce fondi, gli agenti del lobbying aumenteranno le loro spese di anno in anno per guadagnare i favori di quelli che fanno le leggi. Vediamo questo genere di spese crescere di anno in anno – più del cento per cento negli ultimi dieci anni – e l’aumento di attività che ha caratterizzato il primo trimestre del 2009 indica che la tendenza si manterrà anche nel prossimo futuro. Basandosi sui dossier dell’Ufficio dei registri pubblici del Senato, il Center for Responsive politics (CRP) ha constatato tra gennaio e marzo una crescita del lobbying rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente dell’ordine di 2,4 milioni di dollari. I sindacati professionali, organizzazioni e imprese hanno versato per il primo trimestre 2009 almeno799,7 milioni di dollari ai venditori di influenza al Congresso degli Stati Uniti, contro 797,2 milioni per lo stesso trimestre 2008. L’aumento può sembrare irrisorio rispetto ai miliardi investiti ogni anno in questa attività, ma in questa epoca di turbolenze economiche è innegabile che ciò rappresenti un forte flusso di reddito per una sola industria.

Detto ciò, le industrie avendo riportato sulla stampa con grande rilievo la questione dei fondi richiesti e ricevuti dal governo federale, hanno diminuito le loro spese di lobbying durante il primo trimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008. I beneficiari delle liquidità distribuite in virtù del programma di salvataggio degli attivi finanziai del governo federale (Troubled Asset Relief Program, TARP) hanno distribuito meno danaro ai loro agenti che nel corso di qualsiasi trimestre 2008, forse perché hanno dovuto far fronte alle nuove regole restringendo i loro contatti con i funzionari pubblici in cambio di un programma di aiuti urgenti. Il CRP ha constatato che i beneficiari del TARD hanno speso 13,9 milioni di dollari al primo trimestre 2009, contro 20,2 milioni dal gennaio al marzo 2008 e 17,8 milioni dell’ultimo trimestre 2008. Mentre il governo distribuisce miliardi, queste somme sembrano irrisorie in confronto ai pagamenti raccolti dalle società.

Lindsay Renick Mayer
Fonte: http://www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article167029.html
18.11.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUSANNA TROIANO

NOTE
[1] Nota del traduttore: eufemismo che indica i gruppi di pressione che esercitano la loro influenza sui poteri pubblici: il ongresso, la Casa Bianca e i tribunali
[2] Open Secrets.org, “Washington Lobbying Grew to $3.2 Billion Last Year, Despite Economy”, di Lindsay Renick Mayer Center per Responsive Politics.
[3] Per saperne di più sul funzionamento del lobbying negli Stati Uniti e il traffico di influenze, consultare il blog CRP, su :http://www.opensecrets.org/news/

Aggiornamento di Lindsay Renick Mayer su Open Secrets.or)