Fuori le carte riservate dagli armadi della vergogna – parola d’autore – Voglioscendere

Fonte: Fuori le carte riservate dagli armadi della vergogna – parola d’autore – Voglioscendere.

Maggio 1994, a Roma. Sapete quante cose si possono stipare in un armadio? Provate a immaginare.
Un armadio rimasto dimenticato dentro un palazzo del Cinquecento, sede degli Uffici di vertice della Magistratura Militare, Palazzo Cesi, via degli Acquasparta. Un armadio con le ante rivolte verso il muro, chiuso a chiave, protetto da un cancello e da un lucchetto.
Nell’armadio vengono ritrovati seicentonovantacinque fascicoli. Un registro composto da duemila duecento settantatré voci. C’erano le testimonianze dei sopravvissuti alle stragi dei nazisti e dei fascisti, quelli che hanno colpito nel 1944 in molti borghi e paesi d’Italia: Sant’Anna di Stazzema, Vinca, Fivizzano, Fucecchio, Benedicta, Fosse Ardeatine, piazzale Loreto e Hotel Regina di Milano, Gubbio, Civitella val di Chiana. Prove sepolte per mere ragioni di Stato. C’erano i nomi dei colpevoli. Al numero 1, l’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma. In testa Herbert Kappler, seguito dai nomi di altri assassini.
C’erano Erich Priebke e Carl Hass. Tutto ordinato con una puntigliosità quasi encomiabile in una storia di vera ingiustizia, una delle più tremende ingiustizie che un popolo possa subire.
Come è stato possibile nascondere per tutto quel tempo una verità così importante e scomoda? Chi ha deciso lo spostamento di quei fascicoli? Sapete qual è la verità? Quei fascicoli rimasti sepolti per quasi 50 anni portavano due timbri: Comando alleato e Comando tedesco. Archiviati per sempre in nome del trattato di Yalta e della spartizione del mondo. Un silenzio colpevole dei governi italiani che si sono avvicendati fino al 1994 e che in nome di quegli accordi hanno tenuto nascosta la storia del paese ai loro cittadini.
Roma: 2 novembre 1996, sulla Via Appia viene scoperto un archivio segreto dei servizi di sicurezza. Vengono ritrovati quintali di carta tra cui intere annate di veline, fotografie, momento per momento, di come i servizi monitoravano certi ambienti.
Una struttura informativa parallela si trovava all’interno del Viminale: squadre operative composte da agenti di polizia e da civili, infiltrati tra gruppi di terroristi e sovversivi. Sid (Servizio Informazioni della Difesa) e Affari Riservati (servizio civile che dipende dal Ministero degli Interni), erano entrambi presenti nella strategia tramite la raccolta di informazioni che non venivano date all’autorità giudiziaria, ma spedite a Roma, dove i dati erano riveduti e corretti se necessario. Solo in seguito venivano rispedite agli uffici periferici e inoltrati alle procure.
Per trent’anni sono stati la fonte esclusiva delle notizie degli atti di terrorismo e delle stragi. Il centro era l’ufficio Affari Riservati con a capo Federico Umberto D’Amato. In caso di stragi o grandi eventi era la squadra centrale che si recava sui posti ed assumeva la direzione delle indagini. La pista anarchica per la strage di Piazza Fontana nacque proprio all’interno della squadra operante a Milano degli Affari Riservati. L’autore della strage doveva essere l’anarchico Pietro Valpreda, un colpevole fabbricato a tavolino.
E oggi, dopo l’assoluzione degli imputati del processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia, dopo tutte le altre assoluzioni per tutte le altre stragi (piazza Fontana, Italicus, Questura di Milano), sorge una domanda spontanea: quanti sono gli archivi disseminati nelle varie stanze degli uffici dei funzionari dei servizi segreti militari e civili? Oggi ci sono 108 archivi inacessibili dove nessun magistrato, nessun giudice, storico, ricercatore può visionare.
Lo ha dovuto ammettere il Copasir, l comitato di controllo sull’intelligence a composizione bicamerale e presieduto da Massimo D’Alema. 108 archivi, vuole dire 108 buchi neri della storia d’Italia. Cosa vi è nascosto? Faldoni segreti? Documenti riservati? Testimonianze inedite? Missive tra organi competenti dello Stato? Sulla rete delle reti trovate un appello firmato da scrittori, giornalisti, magistrati, semplici cittadini. I relatori dell’appello chiedono che siano aperti tutti gli archivi, che vengano fatte decadere le classificazioni di segretezza su tutti i documenti relativi all’evento in possesso in particolare dei servizi segreti, della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, che sia data piena attuazione alla legge del 3 agosto 2007, n.124 che regola il segreto di Stato. E’ l’ultima battaglia civile del nostro Paese, prima dell’oblio.

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Una risposta a “Fuori le carte riservate dagli armadi della vergogna – parola d’autore – Voglioscendere

  1. Ho appena firmato l’appello anche se sono convinto che il popolo dovrebbe richiedere una legge nella quale si abolisce detto obbrobrio, degno di paesi totalitari e non di una democrazia. In democrazia i crimini si debbono pagare; altrimenti si legittima il Dux a perseguire detti crimini all’infinito e a giustificare la sua “ascesa” in politica per farsi leggi che i “fratelli” del grembiule e quelli del porporato non gli garantivano.

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