Moby Prince: mistero irrisolto – La fermata – Voglioscendere

Fonte: Moby Prince: mistero irrisolto – La fermata – Voglioscendere.

Il caso Moby Prince è del 1991. Era il 10 aprile, una sera di primavera. Il traghetto che faceva normalmente la tratta da Livorno a Olbia, appena uscito dal piccolo golfo del porto di Livorno, andò a infilarsi in un’enorme petroliera: l’Agip Abruzzo. L’esito fu drammatico: 140 vittime. La più grave tragedia della marina civile italiana. La cosa incredibile di quella storia è che a tutt’oggi non sappiamo cos’è accaduto.
Ci sono diverse teorie, alcune poco credibili, e molti indizi per dire che quella sera sono accaduti fatti straordinari con complicità e omissioni, per quanto riguarda anche le nostre istituzioni. 140 innocenti che, a caldo, furono vittime di una tragica fatalità: nebbia, imperizia del comando del traghetto, difficoltà nei soccorsi. Questo fu in qualche modo ciò che rimase nella memoria, ormai quasi scomparsa, degli italiani.
Invece successe qualcosa di ben diverso: quella sera nel golfo di Livorno c’erano 7 navi militari e militarizzate americane che trasbordavano materiale bellico dalla base di Camp Derby (che come sappiamo è la più grande base americana in Europa). Ci fu una copertura di disturbo radio e poi ci furono una serie di altre imbarcazioni che si muovevano in questo piccolo braccio di mare, navi fantasma, alcune delle quali mai identificate.
In questo traffico incredibile, alle 22,27 il traghetto Moby Prince entrò proprio in una delle cisterne dell’Agip Abruzzo, una gigantesca petroliera illuminatissima. La cascata di liquido infiammabile che ne uscì e che investì il traghetto provocò un incendio, poi le due navi si staccarono. La Moby Prince vagò per tutta la notte senza che nessuno andasse a soccorrere gli eventuali sopravvissuti. Fu recuperata, portata in porto e le prime persone di soccorso che salirono a bordo del Moby Prince, vi salirono verso le 13 del giorno successivo. Troppo tardi.
Sul caso del Moby Prince, vi sono state diverse inchieste, alcune giudiziarie, altre ministeriali, della Capitaneria, ciascuno ha cercato per quanto di sua competenza, di accertare cos’è accaduto.
Di fatto non ci sono mai stati veri colpevoli, l’unico processo che c’è stato, si è concluso con 3 colpevoli per ragioni del tutto secondarie e tutte legate al fatto che ci fosse la nebbia. Tre colpevoli di negligenza rispetto all’accensione dei radar, ai comportamenti per via della situazione di nebbia.
Dopodiché, 3 anni fa l’ex magistrato, oggi avvocato Carlo Palermo, che aveva preso le difese di parte civile dei figli del Comandante Ugo Chessa e di altri familiari delle vittime, aveva messo insieme un ponderoso esposto con il quale aveva presentato alla Magistratura tutta una serie di nuovi elementi, piuttosto rilevanti, accertando alcune cose: che non c’era nebbia, che le navi erano 7, militari e militarizzate americane. Palermo aveva accertato anche alcuni particolari importanti sulle armi: il percorso delle armi non era come si era sempre pensato in precedenza, cioè in provenienza dalla Guerra del Golfo, la cui emergenza finiva proprio quella sera del 10 aprile 1991, e in arrivo dal teatro di guerra a Camp Derby per essere rimesse a riposo.
Tutt’altro: le armi erano in uscita dalla base di Camp Derby. Palermo aveva accertato questo anche con una serie di elementi inoppugnabili come i passaggi in uscita dei traghetti che portavano fuori da Camp Derby il materiale passando attraverso questo stretto canale che dalla base arriva fino al porto di Livorno: il cosiddetto canale dei Navicelli.
Con questo esposto la Magistratura aveva riaperto un’inchiesta dando, almeno inizialmente, molte speranze ai familiari delle vittime. Un’inchiesta che è durata più di due anni, culminata in un esito quanto mai singolare: la richiesta di archiviazione avanzata dal PM.
La cosa molto curiosa è che i magistrati ribadiscono una presenza di nebbia, così singolare da essere definita nella richiesta di archiviazione una nebbia “da avvezione”. Valutando alcuni elementi che loro stessi mettono nel testo della richiesta di rinvio a giudizio, sarebbe una nebbia che viaggia controvento, cosa quanto mai singolare, mai accaduta credo.
Quindi siamo di fronte a una nuova archiviazione, a una nuova pietra tombale su questa vicenda che non ha mai avuto spiegazioni esaurienti e che non dà giustizia a ben 140 famiglie delle vittime. Riguardo alla nebbia Carlo Palermo, come scriviamo nel libro “1994” edito da Chiarelettere, ha scovato un documento che avrebbe dovuto, anche per i magistrati, essere dirimente. Ha trovato il registro dell’avvisatore marittimo, il quale, proprio alle 22,27 di quel maledetto 10 aprile, cioè al momento della collisione del Moby Prince, indica che la visibilità era di 6/8 miglia marine. Una decina di chilometri, quindi. Un documento scritto di pugno da chi si trovava nella sede dell’avvisatore marittimo che indicherebbe in via definitiva che la nebbia non c’era.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...