L’ISLANDA CON LA FINE DELLA RECESSIONE

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ISLANDA CON LA FINE DELLA RECESSIONE.

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
telegraph.co.uk

L’Islanda è finalmente emersa da una profonda recessione dopo aver consentito alla propria valuta di crollare e di essersi lavata le mani del debito delle sue banche private suscitando un intenso dibattito, ovvero se l’Irlanda potesse subire un minor danno adottando la stessa strategia

L’economia nordica è cresciuta ad un [tasso] del 1,2 per cento nel terzo semestre e pare pronta a rimbalzare il prossimo anno. Questo pone fine ad una estenuante recessione causata in gran parte dalle pagliacciate dei “Nuovi Vichinghi” Landsbanki, Glitnir e Kaupthing, il trio di banche che ha fatto cadere il sistema finanziario dell’Islanda nel settembre del 2008.

Le economie dei due stati “con un eccesso di banche” si sono entrambe contratte di circa l’11 per cento del PIL, ma l’Islanda ha ottenuto questo con un’inflazione che svaluta il debito, mentre l’Irlanda l’ha fatto secondo un regime di deflazione dell’ UEM ( Unione Monetaria Europea), che accresce l’onere del debito.

Ciò ha portato a dinamiche del debito estremamente diverse mentre [entrambi gli stati] entrano nel terzo anno del dramma. Il deficit di bilancio dell’Islanda sarà del 6,3 per cento quest’anno, e presto in surplus: quello dell’Irlanda sarà del 12 per cento (32 per cento con i salvataggi delle banche) e non molto migliore l’anno prossimo.

Il danno è stato distribuito in modo molto diverso. La disoccupazione in Irlanda ha raggiunto il 14,1 per cento, e sta ancora aumentando. Invece in Islanda ha toccato un picco del 9,7 per cento ed è poi scesa al 7,3 per cento.

Il Fondo Monetario Internazionale ha detto che l’Islanda ha svoltato l’angolo, lodando Reykjavik per aver salvaguardato il suo “apprezzato modello nordico di welfare sociale”.

“In questo caso, la recessione si è rivelata più superficiale di quanto ci si aspettasse, e il calo di crescita dell’Islanda del circa il 7 per cento nel 2009, è minore in confronto ad altri stati colpiti duramente dalla crisi” ha detto Mark Flanigan, il capo missione del FMI per il paese.

Il debito totale toccherà il picco del 115 per cento, prima di scendere all’80 per cento entro il 2015 in quella che il FMI ha chiamato “una robusta dinamica del debito”. Nel contempo il debito dell’Irlanda continuerà ad aumentare per altri tre anni fino al 120 per cento del PIL. Il contrasto sarà molto evidente entro la metà del prossimo decennio. A quel punto l’Islanda potrebbe avere un debito sovrano minore [di quello] della Germania.

Il presidente dell’Islanda, Olafur Grimsson, ha irritato i funzionari dell’UE il mese scorso dicendo che il suo paese stava riprendendo più rapidamente perché si è rifiutato di salvare i creditori – per lo più stranieri.

“La differenza è che in Islanda abbiamo lasciato che le banche fallissero. Queste erano banche private e non abbiamo pompato soldi per farle andare avanti; lo stato non dovrebbe farsi carico della responsabilità”, ha detto.

Questi commenti sono arrivati proprio mentre le autorità europee escludevano “riduzioni delle spese” degli investitori in Irlanda, facendone una condizione per il pacchetto del prestito di €85 bilioni di euro (£72 bilioni di sterline) del paese.

Dublino ha imposto riduzioni delle spese dell’80 per cento sul debito secondario della Anglo Irish Bank, ma non ha esteso questo al credito privilegiato, considerato sacrosanto.

La stampa irlandese ha riportato che i funzionari dell’UE sarebbero “andati su tutte le furie” quando i negoziatori irlandesi hanno parlato di una condivisione più ampia dell’aggravio. La Banca Centrale Europea teme che tale mossa causerebbe un contagio istantaneo attraverso i mercati del debito dell’Europa meridionale.

I raffronti tra le banche irlandesi e quelle islandesi devono essere fatti con cautela. L’Islanda è piccola. Potrebbe cavarsela con passività pari al 900 per cento del PIL senza provocare una crisi sistemica globale.

L’Irlanda è 12 volte più grande. I fogli di bilancio delle banche irlandesi sono di $ 1,3 trilioni di dollari (£ 822 bilioni di sterline). I legami combinati con le banche tedesche, olandesi, belghe e britanniche creano un nesso di vulnerabilità. Le inadempienze degli obbligazionisti rischierebbero il contagio alla Spagna e al Portogallo, dove le banche dipendono molto dai mercati esteri del capitale.

Certamente, le banche sono solo metà della questione. Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha detto che l’Islanda è riuscita a riprendersi prima perché non si è mai unita all’eurozona.

“L’Islanda ha svalutato massicciamente la sua moneta ed ha imposto controlli sui movimenti di capitale. Ed è successa una strana cosa: sebbene abbia subito la peggiore crisi finanziaria mai accaduta (ovunque) nella storia, la sua punizione è stata sostanzialmente minore di quella delle altre nazioni,” ha detto, riferendosi agli stati baltici legati all’euro.

Due anni dopo, la krona è scesa del 30 per cento, le fonderie di alluminio sono in piena attività per soddisfare la domanda di esportazione e la produzione locale ha soppiantato le importazioni, compresi i prodotti esotici come le verdure e i pomodori coltivati in serra.

Lars Christensen della Danske Bank ha detto che l’Islanda è uscita “relativamente indenne” data la devastazione delle sue banche, ma ha avvertito che è ancora troppo presto per dare il via libera. “L’Islanda è una crisi congelata, e sono ancora preoccupato per ciò che accadrà quando elimineranno i controlli sui movimenti del capitale,” ha affermato.

C’è un modello migliore dell’Islanda per l’Irlanda, secondo Christensen. “La gente dovrebbe guardare al Kazakhstan, che non ha salvato alcun creditore e ha lasciato che le tre maggiori banche fallissero, tuttavia ha evitato una recessione lasciando che crollasse la moneta e usando lo stimolo monetario”, ha detto.

È una questione nevralgica se l’Irlanda può o meno imparare qualcosa dalla soluzione del Kazakhstan. L’Irlanda non può ricorrere al cambio e allo stimolo monetario senza lasciare l’euro, il che sarebbe traumatico per tutta una serie di ragioni, nonché illegale, secondo la BCE.

L’appartenenza dell’Irlanda all’UME non è una politica economica. Fa parte della strategia più ampia dell’Irlanda di sfuggire all’ombra della Gran Bretagna per costruire un altro tipo di stato.

Con la sua economia estremamente aperta, ha attratto investimenti da parte di aziende statunitensi ed europee, precisamente perché è completamente impegnata nel progetto dell’UE.

Tuttavia la storia alla base dell’Irlanda e dell’Islanda, e la storia degli anni ’30, è che lo shock di una svalutazione potrebbe causare una crisi violenta – che appare terribile e che si subisce terribilmente mentre accade – ma il fuoco lento della politica di austerity e la deflazione del debito provocano danni maggiori alla fine.

Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcrisis/8187476/Iceland-offers-risky-temptation-for-Ireland-as-recession-ends.html
8.12.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

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