Cosa nostra, vista da dentro

Fonte: Cosa nostra, vista da dentro.

Vorrei rivolgermi al Popolo delle Agende Rosse e a tutti gli altri non addetti ai lavori, per far comprendere, che se Cosa nostra esiste è perché la “politica” ha voluto che esistesse. Cosa nostra è figlia putativa di taluni uomini politici che almeno prima dell’avvento di uomini onesti, hanno tratto benefici di ogni sorta, compreso quello elettorale. Gli uomini che hanno realizzato l’epocale svolta di lotta contro Cosa nostra, vanno identificati in Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Loro, con tutti gli altri che si sono immolati, l’elenco è lunghissimo, ci hanno lasciato una eredità di valori e sentimenti a cui ognuno di noi deve fare riferimento.
Tuttavia, mentre loro in ossequio ad un patto d’onore stipulato con lo Stato e non tenendo conto del mito di Er, ove Platone afferma, “ognuno sarebbe artefice della propria vita, poiché sceglie lui che vita vivere”, hanno continuato imperterriti la lotta alla mafia. Di converso. c’era uno Stato e persino la Chiesa, che nei decenni scorsi, chiusero gli occhi per non vedere il fiume di sangue lastricare il cuore dei Siciliani onesti.

Oggi, abbiamo un Governo che ad ogni cattura di mafiosi si pavoneggia e si arrocca il diritto d’essere il fautore sbandierando orgogliosamente il primato di lotta contro le consorterie mafiose. Ma si dimentica e quindi disconosce che in seno al Parlamento, sono presenti personaggi in odor di mafia ed alcuni finanche condannati. Se, in questo momento il gotha di Cosa nostra e “l’ala militare” risulta essere decimata, dobbiamo ringraziare, per assurdo, Totò Riina che ci ha permesso di ottenere il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Se Totò Riina, invece della sua megalomania e sete di potere acquisito con violenza, fosse stato un “Padrino” vecchio stile, la mafia siciliana di oggi, sarebbe come quella dell’inizio e la metà del secolo scorso. U Curtu di Corleone ha voluto strafare, innescando una tale violenza da scompaginare la pax mafiosa che regnava nelle “famigghie”: pace che anch’io da picciutteddu ebbi modo di vivere, giacchè allora frequentavo alcuni esponenti di Cosa nostra.
Cos’è che ha innescato il declino dei “corleonesi”? In primis, occorre dire che la presa manu militare di Cosa nostra da parte di Totò Riina, conquistata con violenza e raggiri, ha visto Cosa nostra ampliarsi a dismisura. In sostanza, per ottenere il potere assoluto, Totò Riina ha portato a termine un’operazione degna di un navigato politicante, giacché è riuscito a mettere gli uni contro gli altri, per guadagnarsi la totale fedeltà. Le eliminazioni tipo “purghe” di uomini d’onore dissenzienti, ordinate da Riina, hanno provocato defezioni, dando la stura al pentitismo: fenomeno assolutamente sconosciuto nelle file di Cosa nostra.
Ed ecco che qui entrano in ballo Chinnici, Falcone e Borsellino e per certi versi chi scrive, insieme a Cassarà ed altri. Ci troviamo, inaspettatamente, in mano il grimaldello per entrare dalla porta principale in quel mondo sino allora omertoso di Cosa nostra. Arrivano, Totuccio Contorno, Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia e a seguire tanti emuli, che finalmente ci “raccontano” la mafia siciliana e quella americana. E, durante il nostro cammino, purtroppo, alcuni di noi “sognatori di una Sicilia libera dalla mafia” pagano con la vita e tutto avviene con un silenzio assordante di un imbelle Stato e non solo, visto che ancora la lotta a Cosa nostra si deve “scrivere” con le verità mancanti.
E’ di questi giorni l’ipotesi non tanto astrusa che vi sia stata una “trattativa” tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Io, da romantico patriota che della legalità ha fatto una ragione di vita, rimarrei colpito se fosse vero. Ma, io sono vivo e posso dolermene, ma penso a tutti i miei amici che sono stati assassinati e che non potranno mai sapere d’essere stati vigliaccamente traditi. Ed è per loro che dobbiamo ripercorrere “trentanni” di lotta alla mafia, affinchè venga riscritta la pagina della verità. Dobbiamo dare risposte alle vittime delle stragi di Capaci, Via D’Amelio, Firenze, Roma e Milano. Lottare, lottare, lottare, non si può dimenticare.

Pippo Giordano

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