Archivi del giorno: 23 dicembre 2010

L’Ungheria non può stare in Europa | PierGiorgio Gawronski | Il Fatto Quotidiano

Fonte: L’Ungheria non può stare in Europa | PierGiorgio Gawronski | Il Fatto Quotidiano.

Questa volta non è uno scherzo. In Ungheria da sei mesi governa il centro-destra. Ha il 70% dei seggi in Parlamento: la Costituzione non è più un problema! “Il popolo ha parlato: è la democrazia, bellezza!

E così, il governo ha fatto una nuova legge sull’informazione.

  • Ha soppresso tutte le redazioni che producono o diffondono informazione nelle radio e nelle televisioni: resta solo l’Agenzia di stampa governativa, che centralizzerà tutte le informazioni e le distribuirà personalmente ai media.
  • Sono previste multe salate per chi scrive articoli “non equilibrati politicamente”. L’equilibrio sarà valutato dal Garante per l’informazione. Il Garante per l’informazione sarà nominato dal Governo, sì.
  • E poi ci saranno altre multe per chi pubblica “informazioni contrarie agli interessi nazionali” (non si dice quali sono), o “lesive della dignità umana” (idem). Decide il Garante di cui sopra.
  • I giornalisti hanno, da ora in poi, l’obbligo di rivelare le loro fonti, pena sanzioni penali, quando ci sono “questioni legate alla sicurezza nazionale”, devono consegnare tutti i loro documenti e supporti elettronici su semplice richiesta del potere esecutivo. Anche se nessuno là fuori ha commesso un reato.

Mi fermo qui. Avete capito. Noto solo che da noi c’è un’arietta… come di gente che avrebbe tanto voluto fare come gli ungheresi… Andiamo al dunque.

Signor Ambasciatore della Repubblica Ungherese. Immagino che ci spiegherà che non abbiamo capito… Che è tutto un equivoco… Che il Suo Governo vuole solo razionalizzare, prevenire il terrorismo, garantire l’ordine pubblico… Ci spieghi! Qualche volta è duro persino fare il diplomatico. Qualche volta è duro essere Uomini.

Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, on. Frattini. Lei crede che un paese che si dà queste leggi sulla stampa e l’informazione possa rimanere in Europa? E assumerne addirittura la Presidenza nel primo semestre 2011? Pensa che i cittadini Europei possano accettare di essere rappresentati da un governo del genere, che ha dimostrato chiaramente in patria che cosa ha in mente per loro? Intende prendere una posizione dignitosa e ferma, a parole e nei fatti? Oppure non trova poi così male il nuovo modello ungherese di “libertà di stampa”?

Onorevole Bossi: Lei crede che la gente del posto (molto incazzata per la crisi economica e per i comportamenti della “casta” dei politici ungheresi) abbia fatto bene a mandare al governo con una valanga di voti uno che aveva dichiarato: “Preferisco fare gli interessi del popolo ungherese piuttosto che quelli dei rom, e degli ebrei che cospirano per mandare a fondo tutto il mondo e anche il mio paese”, e “Anche oggi, a Gerusalemme, si insegna l’ungherese ai bambini, dicendogli che è la lingua della loro prossima patria!”. Non è che per caso, per questi signori che si apprestano a guidare l’Europa, ha in serbo una delle Sue colorite espressioni?

Aspettiamo di sapere.

‘Ndrangheta: 11 anni a ex consigliere regionale della Calabria Domenico Crea

Fonte: Antimafia Duemila – ‘Ndrangheta: 11 anni a ex consigliere regionale della Calabria Domenico Crea.

Undici anni e tre mesi di reclusione: è la condanna inflitta dal Tribunale di Reggio Calabria all’ex consigliere regionale della Calabria Domenico Crea, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del procedimento chiamato «Onorata sanità». Il processo è scaturito da un’inchiesta riguardante presunti intrecci tra politica e ‘ndrangheta nella gestione del settore della sanità nel reggino che, nel gennaio del 2008, portò ad una serie di arresti tra cui quello di Crea. Nella passata legislatura Domenico Crea era entrato in Consiglio regionale subentrando, come primo dei non eletti, a Francesco Fortugno, il vice presidente dell’Assemblea ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre del 2005. Il Tribunale ha poi condannato a tre anni e tre mesi di reclusione il figlio di Crea, Antonio, attualmente detenuto, e a nove mesi la moglie di Domenico Crea, Angela Familiari, accusata di truffa. Nove mesi di reclusione sono stati inflitti all’ex direttore dell’Azienda sanitaria di Reggio Calabria poi divenuto collaboratore di Domenico Crea, Antonino Iacopino. Assolti da ogni addebito la figlia di Crea, Annunziata, due suoi collaboratori, Paolo Attinà e Giuseppe Scordo, per i quali era stata chiesta la condanna a sette anni di reclusione, ed il dirigente dell’Azienda sanitaria Mario Neri. Il Tribunale ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per Crea e la confisca del patrimonio sequestrato tra cui la clinica della famiglia Crea, Villa Anya. Per Domenico Crea l’accusa, sostenuta dai pm Mario Andrigo e Marco Colamonici, avevano chiesto la condanna a 16 anni di reclusione, mentre per il figlio erano stati chiesti 11 anni.

Le mani morte

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Le mani morte.

Quando leggo i titoli dei giornali, di carta o on line, penso, non so perché, alla “mano morta“. Quella pratica di lasciar ciondolare la propria mano nei luoghi affollati alla “dove prendo prendo” il cui bersaglio è il culo di una signora (o di una “signorina“, come si usava dire un tempo). L’informazione è molesta, lasciva, disgustosa, come la bava di un vecchio porco. Infatti, non a caso, un vecchio porco è oggi la panacea dei quotidiani, che riempiono i fogli inchiostrati con le sue foto. Alcuni, i più devoti, gli dedicano 10/15 titoli al giorno. Un’informazione che mette una nullità assoluta come Gasparri in prima pagina e che dedica le sue inchieste a un pacco bomba nella metropolitana di Roma rivelatosi “materiale inerte“.
Una volta, negli anni ’70, c’era un grande giornale di satira politica. Si chiamava: “Il Male“. Sono rimaste celebri una foto di Aldo Moro prigioniero delle BR, trasandato, la barba incolta, con la frase “Scusate, abitualmente vesto Marzotto” e una vignetta dove una donna vietnamita in fuga tra le onde, come tanti boat people, alla domanda del figlio: “Cos’è il comunismo, mamma?“, risponde “Zitto e nuota“. In seguito venne “Cuore” con una rubrica dal titolo “E chi se ne frega” che riportava titoli come: “Un gattone di Treviglio forse rapito in cortile. La Notte” e “Facevo politica nell’Unione goliardica. Claudio Martelli. L’Espresso“. I giornalisti di quell’epoca scrivono ora sui giornali più importanti. Il “E chi se ne frega” si è trasferito con loro nelle redazioni, è diventato la notizia principale, quella di cui non ci può fregare di meno. In compenso i fatti si sono trasferiti nei trafiletti in ventesima pagina. E’ un travaso avvenuto sotto i nostri occhi. La merda è venuta a galla piano piano e li si è fermata. Nelle edicole, nei siti on line, nella lettura dei quotidiani alla radio, nella sottolineatura con il pennarello dei titoli dei quotidiani nelle trasmissioni televisive, l’informazione è morta.
In ordine sparso sulle testate nazionali odierne: “Barbara Berlusconi attacca la Carfagna: ‘Almeno abbia il pudore di tacere‘.” “Bondi pianista” “Cinema, aumento biglietti“. Un circuito chiuso dove si ricicla l’ovvio e si addormentano le coscienze al servizio dei partiti, della Confindustria e della propria fazione. L’opinione che sostituiva e manipolava i fatti è roba ormai di un’altra epoca. I fatti non esistono più, sono stati sostituiti dal gossip. Dagospia è meglio di qualunque giornale. I 329 milioni di euro regalati all’editoria nella Finanziaria e sottratti alla scuola e alla sanità sono uno spreco ormai intollerabile per produrre rifiuti tossici non riciclabili.