Metastasi – Intervista a Gianluigi Nuzzi

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Metastasi – Intervista a Gianluigi Nuzzi.

[http://www.youtube.com/watch?v=Itml3mU2DCI]

Intervista a Gianluigi Nuzzi, giornalista e autore di “Metastasi”:
“Sono Gianluigi Nuzzi, ho scritto “Metastasi” subito dopo “Vaticano Spa”. Il successo criminale della camorra da una parte e dall’altra le centinaia di arrestati che segnano la vita di questa criminalità organizzata partita dalla Campania alla conquista del mondo, ha una storia più eclatante rispetto a quella della ‘ndrangheta in termini di retate e di arresti. Per diversi motivi: innanzitutto perché nell’associazione criminale della camorra, il vincolo associativo è unicamente legato a quello dell’organizzazione. Mentre è assai difficile trovare un pentito di ‘ndrangheta perché i locali, i clan sono chiusi da patti non solo criminali, ma anche di sangue, tra ‘ndranghetisti ci si sposa tra primi cugini, molti boss della ‘ndrangheta hanno anche un vincolo massonico se appartengono per esempio alla Santa, all’organizzazione di élite dell’‘ndrangheta.

La ‘ndragheta è un virus
Tra i camorristi invece i pentiti si contano a centinaia e l’organizzazione della camorra agli occhi dei cartelli colombiani, per esempio, riscontra meno fiducia e attendibilità rispetto al cartello calabrese. Oggi la ‘ndrangheta, da associazione criminale poco valutata, da mafia non dico rurale, ma abbandonata nel territorio della punta della nostra penisola la troviamo in tutto il mondo e è quasi monopolista nell’importazione della cocaina in Europa.
C’è un po’ di sorpresa che noi giornalisti di Libero, Claudio Antonelli e io che abbiamo firmato questo libro, siamo andati a fare un’indagine di questo tipo.Libero è stato il primo in assoluto che ha scritto dell’inchiesta sui rapporti tra ‘ndrangheta e Lega e questo l’ha fatto, se non erro, a ottobre o novembre 2009, quindi oltre un anno fa.
Abbiamo di fronte un libro shock che raccoglie le testimonianze di due collaboratori di giustizia che affermano delle cose di cui si assumono le responsabilità e la magistratura ha già, su queste dichiarazioni, avviato i primi accertamenti. Claudio De Albertis che è il Presidente dell’Associazione dei costruttori milanesi ed è una persona per bene, fino a prova contraria, racconta come in realtà nella gestione di un cantiere c’è molta burocrazia da una parte e dall’altra parte però non vengono dati quei poteri preventivi per evitare che nei subappalti si infiltrino aziende chiacchierate. Al di là dei salvacondotti che danno la credibilità delle aziende, i costruttori lamentano una scarsa possibilità di percepire il pericolo, credo che questo sia scandaloso, ai costruttori bisogna dare tutti i poteri per verificare a chi vengono concessi i subappalti.
Il problema è assai grave perché il movimento terra nei cantieri in subappalto è fortemente segnato dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia e lo è sempre di più, altera le regole del gioco perché c’è uno sfruttamento forte della manodopera clandestina che viene pagata metà o 1/3 rispetto alla manodopera normale, i contributi non vengono pagati. Potenziare il servizio preventivo, i poteri dei costruttori e al tempo stesso anche quello ispettivo degli ufficiali dell’ispettorato del lavoro sarebbero dei passi importanti.

‘Ndragheta international
Credo che le capacità di mimetismo della ‘ndrangheta sfuggano, credo che noi abbiamo un problema culturale a tutti i livelli come giornalisti, politici, non addetti ai lavori, al di là dei magistrati e delle forze dell’ ordine, Avvocati, commercialisti, a Milano c’è un problema con i commercialisti, l’ordine dei commercialisti di Milano ha istituito un ufficio di consultazione per i casi di riciclaggio,dato che adesso con la nuova normativa i commercialisti devono segnalare i casi sospetti di clienti, pena l’azione di ogni tipo, non c’è bisogno di allarmarsi, c’è bisogno però di metterci la testa su questi fatti, se la Lea Garofalo, che è una collaboratrice di giustizia, viene sciolta nell’acido a pochi chilometri dalla Madonnina, questa è una tattica corleonese che Milano è impreparata a capire e la gravità di quanto accade.
Quanto è accaduto a Lea Garofalo, l’ho chiesto esattamente a Filippo Barreca e in “Metastasi” nel libro c’è la risposta. A uno tra i pentiti più importanti della ‘ndrangheta ho chiesto di decifrare questa violenza inaudita perché sciogliere una donna nell’acido a Milano. Lui unisce tutti gli episodi, quando è esplosa quell’autobomba davanti alla casa del Procuratore Regionale a Reggio Calabria, quando nel passaggio del corteo del Presidente della Repubblica a gennaio scorso è stata trovata nei prassi del passaggio del corteo un’auto con dentro armi e esplosivo, poi la Procura di Reggio Calabria ha dato delle dimensioni, delle risposte anche in maniera rapida, individuando delle ‘ndrine che sgomitavano per un controllo, però Barreca dice: attenzione quello che è accaduto, Lea Garofalo compresa, non può essere accaduto senza valutare un messaggio alle istituzioni.
Questa interpretazione non combacia con quanto dice invece Gratteri, quest’ultimo dice: no, non si tratta di una strategia della tensione, per usare una pessima affermazione. Credo che quando si mette un’autobomba davanti alla casa del Procuratore Generale, penso che la Commissione avalla o ha avallato o avallerà perché altrimenti si finisce nei pilastri di cemento. Fin tanto che la Magistratura e la politica non torneranno in equilibrio non ci sarà un dialogo e quindi questo può pregiudicare tutta l’attività preventiva sia della magistratura, sia della politica perché l’attività preventiva spetta alla politica, la magistratura dovrebbe avere il compito di essere il pronto soccorso del Paese Italia, non la direzione sanitaria.
Spetta alla politica dare leggi forti per combattere per esempio il riciclaggio. Siamo uno dei pochi Paesi in Europa che non punisce l’autoriciclaggio che è un reato importante, il denaro bisogna colpire. Va bene arrestare i boss, arrestare i picciotti, ma tolti 100 ne arrivano altri 100 quindi la ‘ndrangheta non è più un problema calabrese o un problema italiano, certo ci sono i vecchi di San Luca, di Platì, di Carreri, di Bovalino, ma ci sono le generazioni seconde, terze, quarte che sono all’università, nel pubblico impiego, nella diplomazia, sono ovunque, hanno studiato!
E se gli studi più recenti indicano proprio la ‘ndrangheta come l’organizzazione monopolista nell’importazione della cocaina in Europa, vuol dire che è un problema europeo e se 44 miliardi di Euro sono il fatturato di questo traffico di droga, parliamo del bilancio di Microsoft o dell’Estonia, vuol dire che questa massa di soldi pregiudica la libertà dei mercati finanziari, economici e le interrelazioni tra le imprese e i Paesi stessi, ferisce la loro economia, la libera concorrenza. Per me è inaccettabile che qualcuno possa competere con me con capitali sporchi e possa abbattere la concorrenza e fare chiudere l’azienda.

La Lega e la ‘ndragheta
La ‘ndrangheta è molto attenta, nel libro si raccontano molti episodi sulla valutazione di società in crisi per fagocitarle. Credo che i narcotrafficanti dovrebbero essere equiparati a chi attenta all’integrità degli Stati e quindi dei terroristi e fare una battaglia culturale sicuramente, una battaglia giudiziaria, ma anche una battaglia politica e comunitaria, un po’ come ha fatto Washington dopo l’11 settembre.Credo che la Lega Nord abbia fatto battaglie importanti per la legalità, non parlo mai, non ho le conoscenze per criticare un partito, non è neanche il mio ruolo. Ho il ruolo di sottoporre dei fatti, degli episodi, qui abbiamo un collaboratore di giustizia, sempre ritenuto attendibile. Il sostituto procuratore della Procura nazionale antimafia Alberto Cisterna in merito a Giuseppe Di Bella, quindi alla voce narrante del libro ha detto: “Giuseppe Di Bella è stato un ottimo collaboratore di giustizia” ritenuto sicuramente attendibile, quindi non si discute della qualità del collaboratore. Lo ha detto un magistrato dopo l’uscita del libro e gli ha fatto eco il magistrato che ha raccolto le confessioni di Di Bella che hanno portato a centinaia di condanne. Sia da me, sia dai giudici Di Bella è stato ritenuto credibile, vi sono stati riscontri obiettivi con le indagini condotte dai Carabinieri, è indubbio che il suo contributo nell’indagine sia stato fondamentale. Non sono né leghista, né antileghista, la politica mi interessa veramente molto poco, mi interessano i fatti. Se un collaboratore di giustizia si dice testimone oculare di un incontro tra un politico di qualsiasi partito e un boss, se questo boss poi avrebbe imposto ai suoi uomini di votare quel determinato partito… per me questa è una notizia, se poi questo pentito dice una balla, allora verrà perseguito giustamente, però l’attendibilità di un collaboratore è una cosa seria, costruita in anni di verifiche.”

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