Archivi del mese: gennaio 2011

I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI

Fonte: ComeDonChisciotte – I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI.

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il regime di Mubarak potrebbe crollare di fronte al vasto movimento nazionale di protesta… Quali Prospettive per l’Egitto e Il mondo arabo?

I “Dittatori” non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. Questo è vero in Tunisia, Algeria ed Egitto.

I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono.

Il Presidente Hosni Mubarak è stato un fedele servitore degi interessi economici occidentali e così lo è stato Ben Ali.

Il Governo nazionale e l’oggetto del movimento di protesta. L’obiettivo è quello di spodestare il burattino, piuttosto che il burattinaio. Gli slogan in Egitto sono “Abbasso Mubarak, abbasso il regime”. Nessun manifesto anti-Americano è stato segnalato … L’influenza dominante e distruttiva degli Stati Uniti in Egitto e in tutto il Medio Oriente resta nell’ombra.

Le potenze straniere che operano dietro le quinte sono schermate dal movimento di protesta.

Non si verificherà nessun cambiamento politico significativo a meno che il problema dell’interferenza straniera non sia affrontata significativamente dal movimento di protesta.

L’Ambasciata statunitense che al Cairo è un’importante soggetto politico che immancabilmente offusca il Governo nazionale, non è un obiettivo del movimento di protesta.

In Egitto è stato istituito nel 1991 un devastante programma del FMI al culmine della Guerra del Golfo. Esso è stato negoziato in cambio dell’annullamento del debito militare multimiliardario (in dollari)dell’Egitto nei confronti degli Stati Uniti in aggiunta alla sua partecipazione alla guerra. Come risultato la deregulation dei prezzi alimentari, la vasta privatizzazione e le massicce misure di austerità hanno portato a un impoverimento della popolazione egiziana e la destabilizzazione della sua economia. Il governo di Mubarak è stato elogiato come un “allievo del FMI” modello.

Il ruolo del governo di Ben Ali in Tunisia è stato quello di far rispettare la mortale medicina economica del FMI, che in un periodo di oltre venti anni è servito a destabilizzare l’economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal “Consenso” di Washington.

Sia Hosni Mubarak che Ben Ali sono rimasti al potere perché i loro governi hanno obbedito ai diktat del FMI e li hanno applicati efficacemente.

Da Pinochet e Videla a Baby Doc, Ben Ali e Mubarak, da Washington sono stati installati dittatori. Storicamente in America Latina i dittatori sono stati insediati attraverso una serie di colpi di stato militari sponsorizzati dagli USA. Nel mondo di oggi, essi sono installati attraverso “elezioni libere e corrette”, sotto la sorveglianza della “comunità internazionale”.

Il nostro messaggio al movimento di protesta:

Le decisioni operative sono prese a Washington DC, presso il Dipartimento di Stato americano, al Pentagono, a Langley, il quartier generale della CIA, in H Street NW, il quartier generale della Banca Mondiale e del FMI.

Le relazioni del “dittatore” con interessi stranieri devono essere affrontate. Spodestare i burattini politici, ma non dimenticate di mettere nel mirino i “dittatori reali”.

Il movimento di protesta dovrebbe concentrarsi sulla sede reale dell’autorità politica; dovrebbe avere come obiettivo l’ambasciata statunitense, la delegazione dell’Unione europea, le rappresentanze nazionali del FMI e della Banca mondiale.

Il cambiamento politico significativo può essere garantito solo se l’agenda di politica economica neoliberista viene gettata via.

Regime di ricambio

Se il movimento di protesta non non indirizza le proprie energie sul ruolo esercitato da potenze straniere, tra cui le pressioni esercitate dagli “investitori”, creditori esterni e istituzioni finanziarie internazionali, l’obiettivo della sovranità nazionale non sarà raggiunto. Nel qual caso, ciò che accadrà è un processo ristretto di “sostituzione di regime”, che assicura la continuità politica.

I “dittatori” vengono insediati e spodestati. Nel momento in cui sono screditati politicamente e non servono più gli interessi dei loro sponsor USA, vengono sostituiti da un nuovo leader, spesso reclutato tra le fila dell’opposizione politica.

In Tunisia, l’amministrazione Obama ha già preso posizione. Essa intende svolgere un ruolo chiave nel “programma di democratizzazione” (cioè lo svolgimento di elezioni cosiddette eque). Essa intende anche usare la crisi politica come un mezzo per indebolire il ruolo della Francia e consolidare la sua posizione in Nord Africa: “Gli Stati Uniti, che sono stati svelti a farsi un’idea dell’ondata di protesta per le strade della Tunisia, stanno cercando di ricavarne il loro tornaconto per imporre riforme democratiche nel paese e non solo.

L’inviato di alto livello degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Jeffrey Feltman, è stato il primo funzionario straniero ad arrivare nel Paese dopo che il presidente Zine El Abidine Ben Ali è stato estromesso il 14 gennaio e rapidamente ha reclamato le riforme. Martedì ha detto che solo elezioni libere e giuste possono dare credibilità alla tormentata leadership dello stato nord africano e rafforzarla.

“Certamente mi aspetto che andremo ad utilizzare l’esempio della Tunisia” in colloqui con altri governi arabi, ha aggiunto l’assistente del Segretario di Stato Feltman.

È stato spedito nel paese nordafricano per offrire l’aiuto degli Stati Uniti nella turbolenta transizione del potere, e ha incontrato i ministri tunisini e personaggi della società civile.

Feltman si reca poi a Parigi mercoledì per discutere della crisi con i dirigenti francesi, favorendo l’impressione che gli Stati Uniti stiano guidando il sostegno internazionale per una nuova Tunisia, a scapito della sua ex potenza coloniale, la Francia. …

Le nazioni occidentali hanno a lungo sostenuto la leadership tunisina ora estromessa, vedendola come un baluardo contro i militanti islamici nella regione del Nord Africa.

Nel 2006, l’allora Segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, parlando a Tunisi, ha elogiato l’evoluzione del paese.

Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton è agilmente intervenuta con un discorso a Doha il 13 gennaio ammonendo i leader arabi che se non permetteranno maggiore libertà ai loro cittadini c’è il rischio che gli estremisti sfruttino la situazione.

” Non c’è dubbio che gli Stati Uniti stanno cercando di posizionarsi molto rapidamente dalla parte conveniente ,…” ” AFP: USA aiutano il successo del modello della rivolta tunisina .

Washington avrà successo nell’installare un nuovo regime fantoccio?

Molto dipende dalla capacità del movimento di protesta di affrontare il ruolo insidioso degli Stati Uniti negli affari interni del paese.

I sovrastanti poteri dell’impero non sono menzionati. Con amara ironia, il presidente Obama ha espresso il suo sostegno al movimento di protesta.

Molte persone all’interno del movimento di protesta sono portate a credere che il presidente Obama sia impegnato per la democrazia e i diritti umani, e sostiene la risoluzione dell’opposizione di spodestare un dittatore, che è stato in primo luogo installato dagli USA.

Cooptazione dei leader dell’opposizione

La cooptazione dei leader dei principali partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, in previsione del crollo di un governo fantoccio autoritario fa parte del disegno di Washington, applicato in diverse regioni del mondo.

Il processo di cooptazione è attuato e finanziato da fondazioni con sede negli Stati Uniti tra cui il National Endowment for Democracy (NED) e Freedom House (FH) -sia la FH che il NED hanno legami con il Congresso degli Stati Uniti- il Council on Foreign Relations (CFR), e la classe dirigente del business negli Stati Uniti. Sia il NED e FH sono noti per avere legami con la CIA.

Il NED è coinvolta attivamente in Tunisia, Egitto e Algeria. Freedom House supporta diverse organizzazioni della società civile in Egitto.

“Il NED è stato istituito con l’amministrazione Reagan dopo il ruolo della CIA negli sforzi tesi a finanziamenti segreti per rovesciare i governi stranieri è stato portato alla luce, portando al discredito dei movimenti, partiti, riviste, libri, giornali e individui che hanno ricevuto finanziamenti dalla CIA. .. . Come dotazione bipartisan, con la partecipazione dei due maggiori partiti, così come dell’AFL-CIO e della Camera di Commercio degli Stati Uniti, il NED ha preso l’impegno per i finanziamenti atti a rovesciare i movimenti stranieri, ma apertamente e sotto la rubrica della “promozione della democrazia”. (Stephen Gowans, Gennaio 2011″ Cosa c’è di sinistra “

Mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto il governo di Mubarak negli ultimi trenta anni, le fondazioni degli Stati Uniti con legami con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il Pentagono hanno sostenuto attivamente l’opposizione politica tra cui il movimento della società civile. Secondo Freedom House: ” la società civile egiziana è sia vibrante che vincolata. Ci sono centinaia di organizzazioni non-governative destinate ad ampliare i diritti civili e politici nel paese, che operano in un ambiente altamente regolamentato.” ( Freedom House Comunicati Stampa ).

Con una amara ironia, Washington sostiene la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocità, mentre fornisce anche il sostegno e il finanziamento ai suoi detrattori, attraverso le attività di FH, la NED, tra gli altri.

Gli sforzi di Freedom House per dare autorità a una nuova generazione di sostenitori ha prodotto risultati concreti e il programma della New Generation in Egitto ha guadagnato importanza sia a livello locale che internazionale. I membri egiziani di tutti i gruppi della società civile hanno ricevuto [maggio 2008] attenzioni e riconoscimenti senza precedenti, compresi dei meeting a Washington con il segretario di Stato americano, la National Security Advisor, e importanti membri del Congresso. Nelle parole di Condoleezza Rice, essi rappresentano la “speranza per il futuro dell’Egitto”. FreedomHouse,

Doppio colloquio politico: conversare con “dittatori”, confondersi con i “dissidenti”

Sotto gli auspici della Freedom House, i dissidenti e gli oppositori egiziani di Hosni Mubarak, sono stati ricevuti nel maggio 2008 da Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato e al Congresso degli Stati Uniti

Nel maggio del 2009, Hillary Clinton ha incontrato una delegazione di dissidenti egiziani, in visita a Washington sotto l’egida della Freedom House. (Vedi sotto). Ci sono state riunioni ad alto livello. Questi gruppi dell’opposizione, che giocano un ruolo importante nel movimento di protesta, sono criticati perchè accusati di servire gli interessi americani. L’America è presentata come un modello di libertà e giustizia. L’invito di dissidenti al Dipartimento di Stato e al Congresso pretende di infondere un sentimento di impegno e fedeltà verso i valori democratici americani.

Tali riunioni ad alto livello si sono svolte una settimana prima della visita di Obama in Egitto: .

Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha elogiato il lavoro di un gruppo di attivisti della società civile egiziana ha incontrato oggi e ha detto che era in Egitto interesse a muoversi verso la democrazia e ad esporre più rispetto per i diritti umani. .

I 16 attivisti incontrato Clinton e in seguito, assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente Jeffrey Feltman a Washington al termine di una borsa di studio di due mesi organizzato dal programma di Freedom House’s New Generation. .

I borsisti sollevato preoccupazioni su ciò che essi percepiscono come il governo degli Stati Uniti le distanze dal egiziana della società civile e ha invitato il presidente Obama per incontrare i giovani attivisti della società civile indipendente, durante la sua visita al Cairo la settimana prossima. Essi hanno inoltre esortato l’amministrazione Obama di continuare a fornire politico e il sostegno finanziario per la società civile egiziana e per contribuire ad aprire lo spazio per le organizzazioni non governative, che è strettamente limitato ai sensi di emergenza legge di lunga data di Egitto.

I borsisti Clinton ha detto che il momento era già costruendo in Egitto di una maggiore e dei diritti umani civili e che sostegno degli Stati Uniti in questo momento è urgentemente necessario. Essi hanno sottolineato che la società civile rappresenta un moderato e pacifico “terza via” in Egitto, in alternativa agli elementi autoritari nel governo e quelli che sposano governo teocratico. (Freedom House, maggio 2009)

Durante la loro borsa, gli attivisti hanno trascorso una settimana a Washington, che ricevono una formazione in difesa e ottenere uno sguardo all’interno degli Stati Uniti la democrazia funziona così. Dopo la loro formazione, i borsisti sono stati abbinati con le organizzazioni della società civile in tutto il paese in cui hanno condiviso esperienze con i colleghi statunitensi. Gli attivisti si concluderà il loro programma … visitando funzionari del governo degli Stati Uniti, i membri del Congresso, i media ei gruppi di riflessione. “ ( Freedom House , maggio 2009, enfasi aggiunta)

Questi i gruppi della società civile di opposizione – che sono attualmente giocando un ruolo importante nel movimento di protesta – sono sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti. Essi indelebile servire gli interessi degli Stati Uniti.

L’invito dei dissidenti egiziani al Dipartimento di Stato e del Congresso degli Stati Uniti pretende anche di infondere un senso di impegno e di fedeltà ai valori democratici americani. L’America è presentato come un modello di libertà e giustizia. Obama è accolto come un “Role Model”.

I burattinai sostengono il movimento di protesta contro i loro stessi burattini
I burattinai supportano il dissenso contro i propri burattini?

Si chiama “effetto leva politico”, ” fabbricazione del dissenso”. Sostenere il dittatore e gli oppositori del dittatore come un mezzo per controllare l’opposizione politica.

Queste azioni da parte di Freedom House e del National Endowment for Democracy per conto delle amministrazioni Bush e Obama, garantiscono che l’opposizione della società civile finanziata dagli USA non riesce a dirigere le proprie energie contro i burattinai dietro il regime di Mubarak, e cioè il governo degli Stati Uniti.

Queste organizzazioni della società civile finanziate dagli Stati Uniti agiscono come un “cavallo di Troia”, incorporato all’interno del movimento di protesta. Esse proteggono gli interessi dei burattinai. Essi assicurano che il movimento di protesta popolare non affronterà la questione più ampia dell’ingerenza straniera negli affari degli Stati sovrani.

I bloggers Twitter e Facebook sostenuti e finanziati da Washington

In relazione al movimento di protesta in Egitto, alcuni gruppi della società civile finanziati dalle fondazioni con sede negli Stati Uniti hanno portato la protesta su Twitter e Facebook:

” Gli attivisti del movimento egiziano di Kifaya Egitto (numerosi) – una coalizione di oppositori del governo – e il Movimento Giovanile 6 aprile ha organizzato le proteste sui siti web di Social networking Facebook e Twitter. Le notizie occidentali hanno riportato che Twitter sembra essere bloccato in Egitto dopo Martedì.” (Vedi Voice of America,, Egitto sconvolto da letali proteste anti-governative

Il movimento Kifaya, che ha organizzato una delle prime azioni dirette contro il regime di Mubarak nel 2004, è sostenuto dall’International Center for Non-Violent Conflict con sede negli Stati Uniti. A sua volta, Freedom House è stata coinvolta nella promozione e nella formazione dei blog Facebook e Twitter in Medio Oriente e Nord Africa:

I membri locali di Freedom House hanno acquisito competenze nella mobilitazione civica, leadership e pianificazione strategica, e su come beneficiare di opportunità di networking attraverso l’interazione con i donatori basati a Washington, le organizzazioni internazionali e i media. Dopo il ritorno in Egitto, questi soci hanno ricevuto piccole sovvenzioni destinate a realizzare iniziative innovative, come sostenere le riforme politiche attraverso Facebook e la messaggistica SMS.
www.freedomhouse.org

Dal 27 Febbraio al 13 Marzo [2010], la Freedom House ha ospitato 11 blogger provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa [da diverse organizzazioni civili] per un Advanced New Media Study Tour di due settimane a Washington, DC. Lo Study Tour ha fornito ai bloggers una formazione nella sicurezza digitale, produzione di video digitali, sviluppo di messaggi e cartografia digitale. Durante il soggiorno, hanno anche partecipato ad un briefing del Senato, e si sono incontrati con funzionari di alto livello a USAID, al [Dipartimento] di Stato e al Congresso così come con media internazionali tra cui Al-Jazeera e il Washington Post.
www.freedomhouse.org enfasi aggiunta

Si può facilmente comprendere l’importanza attribuita dal governo statunitense a questo “programma di formazione” per blogger, accoppiato con riunioni ad alto livello presso il Senato degli Stati Uniti, il Congresso, il Dipartimento di Stato, ecc.

Il ruolo del movimento di Facebook e Twitter come espressione di dissenso, deve essere attentamente valutato alla luce dei legami di varie organizzazioni della società civile con Freedom House (FH), National Endowment for Democracy (NED) e il Dipartimento di Stato americano. BBC World News (trasmesso in Medio Oriente), citando i messaggi Internet egiziani ha riferito sull’”invio di denaro ai gruppi pro-democrazia da parte degli Stati Uniti”. (BBC World News, 29 gennaio 2010)

I Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani in Egitto rappresentano il segmento più importante dell’opposizione al presidente Mubarak. Secondo i rapporti, i Fratelli Musulmani dominano il movimento di protesta.

Mentre vi è un divieto costituzionale contro i partiti politici religiosi, membri della Fratellanza eletti al parlamento egiziano come “indipendenti” rappresentano il più vasto blocco parlamentare.

La Fratellanza, tuttavia, non costituisce una minaccia diretta per gli interessi strategici e economici di Washington nella regione. Agenzie di intelligence occidentali hanno una lunga storia di collaborazione con la Fratellanza. Il sostegno della Gran Bretagna alla Confraternita attraverso il Servizio Segreto britannico risale al 1940. A partire dagli anni ‘50, secondo l’ex funzionario di intelligence William Baer, “La CIA [incanalò] sostegno ai Fratelli Musulmani a causa della” lodevole la capacità della Confraternita di rovesciare Nasser”. 1954-1970: CIA e la Fratellanza Musulmana alleati per opporsi al presidente egiziano Nasser , questi collegamenti sotto copertura per la CIA sono stati mantenuti nel periodo post-Nasser.

Considerazioni conclusive

La rimozione di Hosni Mubarak è stata, per diversi anni, sul tavolo di lavoro della politica estera statunitense.

La sostituzione del regime serve a garantire la continuità, pur fornendo l’illusione che un cambiamento politico significativo si è verificato.

L’agenda di Washington per l’Egitto è stato quella di “dirottare il movimento di protesta” e sostituire il presidente Hosni Mubarak, con un nuovo capo di Stato fantoccio compiacente.

L’obiettivo di Washington è quello di sostenere gli interessi delle potenze straniere, per sostenere il programma economico neoliberista, che è servito a impoverire la popolazione egiziana.

Dal punto di vista di Washington, la sostituzione del regime non richiede più l’installazione di un regime autoritario militare come nel periodo di massimo splendore dell’imperialismo degli Stati Uniti, ma può essere attuato dalla cooptazione dei partiti politici, tra cui la sinistra, il finanziamento dei gruppi della società civile, infiltrando il movimento di protesta e la manipolazione delle elezioni nazionali.

Con riferimento al movimento di protesta in Egitto, il presidente Obama ha dichiarato in una trasmissione video 28 gennaio su Youtube: “Il governo non deve ricorrere alla violenza”. La questione più fondamentale è: qual’è la fonte di tale violenza?
L’Egitto è il maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele. L’esercito egiziano è considerato la base di potere del regime di Mubarak.

“L’esercito egiziano e le forze di polizia sono equipaggiate con oltre un 1 miliardo di dollari in aiuti militari all’anno da Washington. … Quando gli Stati Uniti descrivono ufficialmente l’ Egitto come” un alleato importante “è accortamente riferito al ruolo di Mubarak come un avamposto per le operazioni militari americane e della loro guerra sporca in Medio Oriente e non solo. E’ evidente per i gruppi internazionali per i diritti umani che innumerevoli “persone sospette” prelevate dalle forze USA nei loro vari territori in operazioni criminali sono segretamente scaricati in Egitto per “pesanti interrogatori”.
Il paese serve come una grande “Guantanamo” del Medio Oriente, opportunamente oscurato dagli interessi pubblici degli Stati Uniti e sollevato di sottigliezza giuridica riguardo ai diritti umani “. (Finian Cunningham, Egypt: US-Backed Repression is Insight for American Public, Global Research, January 28, 2010) Le politiche degli Stati Uniti hanno imposto all’Egitto e al mondo arabo per più di 20 anni, assieme al “libero mercato”, le riforme e la militarizzazione del Medio Oriente che sono la causa principale della violenza di Stato.

L’intento dell’America è quello di utilizzare il movimento di protesta per installare un nuovo regime.

Il movimento del popolo dovrebbe reindirizzare le proprie energie: identificate il rapporto tra l’America e “il dittatore”. Disarcionate il burattino politico dell’America, ma non dimenticate di porre come obiettivo i “dittatori reali”.

Deviate il processo di cambiamento di regime.

Smantellate le riforme neoliberiste.

Chiudete le basi militari statunitensi in Egitto e nel mondo arabo.

Stabilite un governo veramente sovrano.

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22993
29.01.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

ComeDonChisciotte – IL RISVEGLIO GLOBALE TEMUTO DA BRZEZINSKI E’ ARRIVATO ?

ComeDonChisciotte – IL RISVEGLIO GLOBALE TEMUTO DA BRZEZINSKI E’ ARRIVATO ?.

DI PAUL JOSEPH WATSON
prisonplanet.com

Monumentale grido di battaglia per la libertà in tutto il mondo rischia di deragliare l’agenda del nuovo ordine mondiale

Il “risveglio politico globale” molto temuto da Zbigniew Brzezinski è in pieno svolgimento. Rivolte in Egitto, Yemen, Tunisia e altri paesi rappresentano un grido di libertà veramente imponente  in tutto il mondo  che rischia di danneggiare enormemente l’agenda per un governo mondiale, ma solo se i rivoluzionari riusciranno ad evitare di essere cooptati da una paranoica e disperata elite globale.

Durante un discorso al Council on Foreign Relations a Montreal l’anno scorso, il co-fondatore insieme a  David Rockefeller della Commissione Trilaterale e regolare partecipante alle riunioni del gruppo Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, ha lanciato l’allarme per un “risveglio politico globale”, principalmente da parte dei giovani dei paesi in via di sviluppo, che minaccia di rovesciare l’ordine internazionale esistente.

Leggere interamente le parole di Brzezinski, alla luce delle rivolte globali che ora vediamo diffondersi a macchia d’olio in tutto il pianeta, ci offre una sorprendente panoramica su quanto sia di fondamentale importanza l’esito di questa fase della storia moderna, per il futuro corso geopolitico del mondo, e di conseguenza per la sopravvivenza e la crescita della libertà umana in generale.

Per la prima volta nella storia umana, quasi tutta l’umanità è politicamente attiva, politicamente consapevole e politicamente interattiva … Il risultato globale dell’attivismo politico sta generando un impulso alla ricerca della dignità personale, del rispetto culturale e di opportunità economiche in un mondo dolorosamente segnato dai ricordi di una secolare dominazione straniera coloniale o imperiale … L’anelito alla dignità umana a livello mondiale è la sfida centrale insita nel fenomeno del risveglio politico globale … un risveglio che è socialmente imponente e politicamente radicalizzante  … L’accesso quasi universale a radio, televisione e Internet sta creando sempre più  una comunità di percezioni condivise e di invidia che può essere galvanizzata e canalizzata da demagogiche passioni politiche o religiose. Queste energie trascendono i confini sovrani e rappresentano una sfida sia per gli Stati esistenti, che per l’attuale gerarchia mondiale, su cui ancora si fonda l’America…

I giovani del Terzo Mondo sono particolarmente inquieti e risentiti. La rivoluzione demografica che essi rappresentano è quindi una bomba politica ad orologeria, come pure … Il loro potenziale rivoluzionario  potrebbe emergere tra le decine di milioni di studenti concentrati negli istituti di istruzione di “terzo livello” spesso intellettualmente discutibili dei paesi in via di sviluppo. Stando alla definizione di istruzione di terzo livello, vi sono attualmente in tutto il mondo tra 80 e 130 milioni di studenti “universitari”. In genere provenienti dalla piccola borghesia socialmente insicura e infiammata da un senso di indignazione sociale, questi milioni di studenti sono rivoluzionari-in-attesa, già semi-mobilitati in assemblee di grandi dimensioni, collegate da Internet e pre-posizionati per un replay su scala più grande di ciò che è accaduto anni prima a Città del Messico o in piazza Tiananmen. La loro energia fisica e la frustrazione emotiva è solo in attesa di essere innescata da una causa, o una fede, o un sentimento di odio …

Anche [Le] maggiori potenze mondiali, vecchie e nuove, affrontano una realtà nuova: mentre la letalità della loro forza militare è più grande che mai, la loro capacità di imporre il controllo sulle masse politicamente risvegliate del mondo è a un minimo storico. Per dirla senza mezzi termini: in tempi precedenti, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione di persone, oggi, è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che  controllare un milione di persone.

Zbigniew Brzezinski

E ‘importante sottolineare che Brzezinski non stava elogiando l’inizio di questo “risveglio politico globale”, lo stava screditando. Come uno degli dei principali architetti dell'”attuale gerarchia a livello mondiale”, a cui fa riferimento, lo stesso Brzezinski è sotto minaccia diretta, così come in generale la continua capacità dell’élite globale di controllare gli affari del mondo.

Brzezinski si rammarica del fatto che Internet ha reso quasi impossibile per le élites globali controllare l’ambiente politico, controllare i pensieri e il comportamento di un milione di persone, che è precisamente ciò per cui  l’Egitto si è mosso per fermare il world wide web ieri, in un disperato tentativo di evitare che gli attivisti si organizzassero contro lo Stato.

Come è di routine ogni volta che sommosse e rivoluzioni spuntano improvvisamente  come dal nulla, la storia ci ammonisce di non prendere alla lettera quello che si vede, e ricordare le numerose artificiose “rivoluzioni colorate” che sono servite a ben poco se non a consentire all’elite globale del FMI/Banca mondiale di rovesciare un potere canaglia e sequestrare il paese entrando dalla porta di servizio con l’aiuto di regimi fantoccio successivamente insediati.

Tuttavia, l’effetto domino della rivoluzione globale che ha subìto un’accelerazione nelle ultime settimane, sembra essere stato generato da una genuino desiderio coordinato, su base popolare, per la vera libertà, e la fine dei regimi dittatoriali che gli Stati Uniti e l’elite bancaria hanno contribuito a sostenere.

La rivolta globale che si sta diffondendo in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, avendo già toccato l’Europa con disordini e scioperi in Italia, Francia, Grecia e Regno Unito lo scorso anno, si caratterizza come una reazione contro la dittatura, la brutalità della polizia e la repressione politica. Questi fattori hanno agitato correnti sotterranee di risentimento per anni, ma solo grazie ad una maggiore educazione e ad un più facile accesso alle informazioni e alla capacità di organizzazione attraverso Internet, una nuova generazione di attivisti ha detto finalmente basta. L’aumento vertiginoso dei prezzi alimentari, l’inflazione del carburante, salari più bassi e alta disoccupazione hanno svolto un ruolo centrale.

Come scrive Andrew Gavin Marshall  nel suo ottimo articolo, Stiamo assistendo all’inizio di una rivoluzione globale? “Non dobbiamo accantonare queste proteste e rivolte come istigate dall’Occidente, ma piuttosto  come proteste emerse in maniera organica, e l’Occidente sta tentando successivamente di cooptare e controllare i movimenti emergenti”.

Nel caso di Egitto, Yemen e Tunisia, tutti e tre i regimi hanno goduto del supporto multi-decadale del complesso militare-industriale. Tutti e tre sono stati vassalli completamente compiacenti con il nuovo ordine mondiale. Non c’era bisogno di “rivoluzioni colorate” fittizie o messe in scena provocate dall’elite globale in questi paesi.

Infatti, il dado era già stato tratto quando l’amministrazione Obama ha espresso il suo sostegno al trentennale dittatore Hosni Mubarak, durante un’intervista della PBS di ieri, quando il vice-presidente Joe Biden ha lasciato intendere che le richieste dei manifestanti sono illegittime.

“L’azione riflessa delle potenze imperiali è quella di armare e sostenere ulteriormente i regimi oppressivi, come pure la possibilità di organizzare una destabilizzazione attraverso operazioni di infiltrazione o di guerra aperta (come si sta facendo in Yemen)”, scrive Marshall. “L’alternativa è quella di avviare una strategia di “democratizzazione”, in cui le Organizzazioni Non Governative-ONG- occidentali  e organizzazioni della società civile, stabiliscono contatti e relazioni forti con la società civile nazionale in queste regioni e nazioni. L’obiettivo di questa strategia è quello di organizzare, finanziare e aiutare direttamente la società civile nazionale per la creazione di un sistema democratico, sul modello occidentale e, quindi, mantenere la continuità della gerarchia internazionale. In sostanza, il progetto di “democratizzazione” implica la creazione delle strutture esteriori visibili di uno stato democratico (elezioni multipartitiche, società civile attiva, “indipendenza” dei media, ecc) e tuttavia mantenere la continuità nella sottomissione alle corporazioni, alla Banca Mondiale, al FMI, alle multinazionali e alle potenze occidentali”.

Ricordate – ogni paese che mantiene la propria sovranità, agisce principalmente nel suo interesse e tenta  di costruire se stesso come uno Stato forte, prospero e culturalmente forte è un nemico per i globalisti. La gerarchia internazionale esige il rispetto, la dipendenza, la debolezza e una diluizione del patrimonio e della cultura in modo che ogni nazione possa essere racchiusa nella sfera di controllo del governo mondiale.

Non commettete errori a questo proposito, stiamo assistendo ad una rivoluzione globale, l’età della collera è caduta su di noi come tessere di domino che raggiungono ogni angolo del pianeta. Se l’esito sarà il rovesciamento dell’attuale gerarchia globale, come teme Zbigniew Brzezinski, resta da vedere, ma sicuramente questo dipenderà da chi controllerà i nuovi governi che sostituiranno i governanti spodestati – la gente che ha iniziato il processo di cambiamento, o la Banca mondiale, o il FMI, o le ONG e il resto delle élites globali che stanno disperatamente tentando di salvare il loro programma di governo mondiale da un deragliamento.

Versione originale:

Paukl Joseph Watson
Fonte: http://www.prisonplanet.com/
Link: http://www.prisonplanet.com/brzezinskis-feared-global-awakening-has-arrived.html
28.01.2011

Versione italiana

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2011/01/il-globale-temuto-da-brzezinski-e.html
29.01.2011

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

‘Borsellino fermato anche perché indagava su Dell’Utri?’

Fonte: ‘Borsellino fermato anche perché indagava su Dell’Utri?’.

“Stiamo ancora cercando riscontri ma secondo noi Paolo Borsellino stava indagando su Marcello Dell’Utri. Anche per questo motivo c’è stata quell’accelerazione sulla sua morte. Ma di questo parleremo nel prossimo libro che stiamo già scrivendo”.
Con questa rivelazione Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila e coautore con Lorenzo Baldo del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Aliberti Editore), ha concluso la conferenza di presentazione che si è tenuta presso l’Aula Magna della Falcoltà di Giurisprudenza di Palermo. Una manifestazione intensa ed emozionante a cui hanno partecipato come relatori, oltre agli autori, i fratelli del giudice Salvatore e Rita Borsellino, i giudici Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, e il giornalista Umberto Lucentini.

Oltre a ringraziare tutti coloro che, grazie alle proprie testimonianze, hanno reso possibile la realizzazione del libro, gli autori hanno dapprima raccontato le motivazioni che li hanno spinti a scrivere un libro sugli ultimi 57 giorni di Paolo Borsellino, quindi hanno rivelato il progetto della nuova pubblicazione.
“Questo libro lo abbiamo scritto in quanto, senza trascurare le altre stragi, a nostro parere quella di via D’Amelio da la vera chiave di interpretazione per capire chi oggi è al potere”.  “Secondo noi – ha aggiunto Bongiovanni – e mi assumo la responsabilità di quello che dico, chi comanda in Italia, sotto tutti gli aspetti (politico, economico e finanziario), sono in qualche modo responsabili di questo assassinio. Mi riferisco ad un potere trasversale a cui appartengono personaggi ‘di centro, di destra e di sinistra’, personaggi che oggi comandano in Italia e di cui il Premier è l’espressione più drammatica e buffonesca. Noi pensiamo che questo potere ha fatto accordi con Cosa nostra e uno dei burattinai, ormai in fin di vita ma che ancora si esprime come Licio Gelli, parla di piano di Rinascita ed esprime giudizi. Questa persona è uno di quegli oracoli che ogni tanto ci indicano una strada. Non so se lo fa coscientemente o perché ha 93 anni, ma dice delle cose verosimili. E tornando all’accordo tra mafia e Stato secondo noi è possibile che Mancino abbia chiamato Borsellino proprio per dirgli di questa trattativa, e che il giudice si sia indignato a tal punto da frapporsi alla stessa. Pertanto è stato eliminato”.

Durante l’incontro, grazie alle domande formulate dalle due moderatrici Anna Petrozzi e Lucia Castellana, sono stati toccati diversi aspetti. Ad essere approfondite non sono state solo le tematiche del libro, che per l’appunto attraversa gli ultimi cinquantasette giorni vissuti dal giudice antimafia immediatamente dopo la Strage di Capaci fino al giorno della sua morte, ma anche un’analisi sul momento politico sociale che lo Stato italiano sta attraversando e sulla necessità di impegnarsi attivamente, ognuno con i propri mezzi, per cercare di sconfiggere questo cancro che è la Mafia. Una lotta a cui Paolo Borsellino credeva con ottimismo, così come scriveva in una lettera appena poche ore prima della propria  morte. Un episodio ricordato con emozione da Salvatore Borsellino durante la conferenza. Lui, simbolo di quella nuova resistenza che si manifesta nelle persone e nei tanti giovani coinvogliati nel movimento delle “Agende Rosse” pronte a scendere in campo per difendere i giudici che mettono a rischio la propria vita in favore della verità e della giustizia. Giudici come Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia. Quest’ultimo, procuratore aggiunto della Procura di Palermo ed autore della prefazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, ha denunciato gli attacchi che continuamente subisce la magistratura nel tentativo di stravolgerne l’indipendenza subordinandola alla politica. “La legge è uguale per tutti – ha detto il magistrato – e questo è sicuramente uno dei principi cardine per salvaguardare democrazia e legalità nel nostro Paese. Valori che vanno difesi ad ogni livello”. Un concetto condiviso pienamente anche da Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo e presidente dell’Anm Palermo, che, commentando le note finali del libro, ha detto: “Condivido ogni parola degli autori quando dicono che per rendere onore al debito morale che abbiamo nei confronti di Paolo Borsellino ognuno di noi deve pretendere giustizia e verità. Tutti noi siamo chiamati a questo passo e dobbiamo metterci impegno. Alimentando la vostra sete di giustizia e verità noi magistrati abbiamo un dovere, resistere ispirandoci al coraggio di Paolo, alla sua passione, impegnadoci con la consapevolezza di esercitare non un potere ma un servizio in favore del popolo, per dimostrare che si è davvero tutti uguali di fronte alla legge”.
Importanti sono state anche le testimonianze di Rita Borsellino, che oltre a ricordare il fratello ha ribadito l’importantza di schierarsi ed impegnarsi anche politicamente per cercare di scardinare l’attuale sistema di potere, e Umberto Lucentini, che invece ha voluto evidenziare il ruolo che in questo momento recita l’informazione.

ANTIMAFIAduemila (29 gennaio 2010)

VASSALLO, UN SANTO LAICO – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: VASSALLO, UN SANTO LAICO – La fermata – Cadoinpiedi.

Un santo laico Angelo Vassallo. Sindaco pescatore del Cilento. Architetto ecologico dello splendore della spiaggia di Acciaroli, la lingua marina, insieme a Pioppi, del comune di Pollica. Uomo giusto capace di distribuire benessere e ricchezza, nel diventare punto di riferimento non solo di un piccolo borgo ma centro di saggezza e buona politica per tutto il Cilento, straordinaria area meridionale resa celebre dal film “Benvenuti al Sud” e diventata infelice da quella notte da settembre nero per tutti i democratici nazionali quando il piombo assassino decise che bisognava farla finita con quell’uomo simbolo: con la sua funzione ostacolava la speculazione criminale del ciclo del cemento aggressivo su tutto il comprensorio.

Riccardo Iacona, uno dei migliori giornalisti d’inchiesta italiana, anche questa volta non si è lasciato sfuggire il fatto, e per il ritorno di “Presadiretta” (stasera alle 21,30 su Raitre) riparte proprio dall’omicidio Vassallo ricostruendo contesto investigativo e cornice sociale e politica in cui si disegna questa esemplare vicenda meridionale del XXI secolo nella quale il pensiero meridiano si contrappone alla gomorra criminale.

Mentre l’Italia è inchiavardata alla Sodoma-suburra di Arcore c’è un giornalismo che ancora fa il suo mestiere. Buon collega di Iacona è Antonio Manzo del Mattino, cronista vecchio stile, che dal giorno successivo all’omicidio sul suo giornale ha scritto notizie incalzanti ed esclusive. Ha identificato il presunto killer fuggito in Colombia, ha raccontato due sospetti strani suicidi della zona, i prestanome testa di legno, il milieu di Scampia dove si reclutano gli assassini ed ha raccolto la testimonianza di un assessore di un municipio vicino cui Angelo disse: «Questi si vogliono mangiare il Cilento». Le cronache di Manzo sono lontane dalla retorica. L’inviato del Mattino non tace particolari scomodi, come quello dell’abusivismo del ristorante di Vassallo in attesa di condono (chiesto e non concesso). La buona televisione di Iacona di sicuro allargherà la sfera pubblica della conoscenza.

Sul caso Vassallo indagano due magistrati di Salerno, Franco Roberti e Rosa Volpe, che non dicono una parola da mesi raccogliendo indizi e prove in attesa di chiudere il cerchio su killer, mandanti e movente.
A Napoli lunedì scorso la Procura ha eseguito 13 arresti riuscendo a risolvere dopo 21 anni la strage di Ponticelli che in un bar lasciò ammazzati quattro innocenti falcidiati da assassini imbottiti di cocaina. Nell’incipit dell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Antonella Terzi, ha scritto: “Ho cercato invano nel mio limitato vocabolario aggettivi che potessero rappresentare i sentimenti suscitati dalla vicenda oggetto della richiesta cautelare. Nessuno, tra quelli che mi venivano alla mente (feroce, folle, crudele, insensato) mi è parso adatto a descrivere l’orrore di quel tragico tardo pomeriggio di un ormai lontanissimo novembre del 1989. Ventuno anni fa. Una vita fa”. Siamo fiduciosi che non trascorra una vita prima che qualche magistrato trovi le parole adatte per la prosa giudiziaria che deve inchiodare i responsabili della morte di Angelo Vassallo, italiano giusto della nostra povera patria. Sulla pagina del sindaco di Pollica di Facebook ieri la signora Alessandra Nocerino ha scritto questo post: «Domenica sera, alle 21:30 su raitre, il programma “Presa Diretta” dedicherà una puntata a Lei, signor Sindaco. Non me lo perderò di certo! Ci manca ma non la dimentichiamo!»

Golfo del Messico, secondo studi indipendenti Bp trucca i dati sulla marea nera | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Golfo del Messico, secondo studi indipendenti Bp trucca i dati sulla marea nera | Il Fatto Quotidiano.

Gran parte del petrolio sversato sembra scomparso dai rapporti ufficiali di BP sullo stato della bonifica, ma fortunatamente numerosi studi indipendenti sono stati portati avanti dalle tante organizzazioni impegnate sul posto, con esperti nel campo per valutare i danni all’ecosistema marino

Non è passato poi tanto tempo dall’esplosione della piattaforma Deep Water Horizon di proprietà di Beyond Petrolium e – come del resto per molti altri incidenti simili – il calo di attenzione dei media sul problema diffonde quella strana convinzione che tutto sia risolto.

Dei circa 760 milioni di litri dispersi in mare, invece, solo una piccola parte è stata recuperata attraverso lo skimming superficiale. Un’altra esigua percentuale – scelta avallata dall’emergenza dovuta alla vicinanza con la costa – è stata combusta in mare, separando la parte volatile dai residui più pesanti, finiti successivamente sul fondo del mare.

I milioni di litri di solventi utilizzati, invece, hanno solo complicato la situazione. Sono infatti state immesse in mare sostanze tossiche e teratogene e pertanto molto pericolose per il delicato ecosistema marino della zona. Il Golfo del Messico non è prezioso solo dal punto di vista della biodiversità, ma anche e soprattutto perché è la riserva di pesca in grado di soddisfare il 20% della domanda interna agli Stati Uniti.

Gran parte del petrolio sversato sembra scomparso dai rapporti ufficiali di BP sullo stato della bonifica, ma fortunatamente numerosi studi indipendenti sono stati portati avanti dalle tante organizzazioni impegnate sul posto, con esperti nel campo per valutare i danni all’ecosistema marino. Ne risulta che gran parte del petrolio disperso giace ancora su un’area di oltre 270 km quadrati di fondo marino e nella sabbia dei circa 1800 km di coste della Louisiana colpite dalla marea nera. Alcune spedizioni scientifiche hanno rilevato, sotto lo strato superficiale della sabbia, una componente di greggio che ormai si è amalgamata irrimediabilmente e la cui bonifica appare molto complessa.

A questo petrolio nascosto va aggiunto quello accumulatosi nei cosiddetti oil plumes, ovvero degli agglomerati di composti più densi dell’acqua, che raggiungono anche 20 km di lunghezza, per 6 km di larghezza e uno spessore di 100 metri. Queste “nuvole” di petrolio galleggiano a mezz’acqua fino a circa 1000 metri di profondità, privando il delicato ecosistema marino dell’ossigeno necessario alla sopravvivenza e mettendo in pericolo l’intera catena alimentare. La notizia, confermata anche dal New York Times, lascia intendere che le cifre presentate dalla BP siano ancora frutto di manipolazioni per ridurre l’entità del danno percepito e che, al contrario, il danno reale stia minacciando seriamente la sopravvivenza di quell’ecosistema.

L’amministrazione Obama ha contribuito alla disinformazione, facendo pressione affinché fosse minimizzato il flusso di notizie provenienti dalle zone interessate, avendo a mente il pessimo fallimento di George W Bush durante il disastro dovuto all’uragano Katrina, le cui polemiche non si sono mai spente completamente negli animi degli americani. La Casa Bianca, inoltre, non è ancora intervenuta sulla debole regolamentazione sulla sicurezza degli impianti. Molte piattaforme in alto mare, infatti, fanno affidamento alla loro ubicazione in acque internazionali per registrare gli impianti nel piccolo stato delle Isole Marshall, dalle deboli norme sulle misure di controllo e sicurezza, nonostante di fatto esse siano strettamente connesse agli impianti statunitensi di trattamento e raffinazione.

E pensare che basterebbe che gli Stati Uniti solamente imponessero livelli di consumo del parco auto circolante nel Paese simili a quelli europei, perché la richiesta nazionale di greggio si riducesse di circa 1 miliardo di barili di petrolio all’anno, contribuendo alla possibile chiusura di numerose piattaforme petrolifere o meglio ancora al calo del 90% delle importazioni di greggio dai Paesi del Medio Oriente. La volontà politica, soprattutto a livello internazionale, di regolamentare i mercati secondo i criteri della sostenibilità è la chiave che può aprire le porte di un vero cambiamento nei paradigmi industriali di tutti i settori produttivi, a partire dal reperimento delle materie prime e delle fonti energetiche.

di Ascanio Vitale

LA CONFESSIONE DI UNA TOGA | BananaBis

Fonte: LA CONFESSIONE DI UNA TOGA | BananaBis.

di Liana Milella

Nelle maling list i magistrati se lo rilanciano l’un l’altro sotto la stringa “Tasto canc per chi non si sente chiamato in causa dalla confessione”. Ha già raggiunto centinaia di colleghi. E’ l’intervento che il pm di Trento Pasquale Profiti, da presidente dell’Anm, ha pronunciato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Eccolo.

“Sono un magistrato italiano e oggi rappresento molti altri magistrati come me. A nome mio e a nome loro, oggi, finalmente, confessiamo.

Confessiamo di essere effettivamente degli eversori, come qualcuno ritiene. Applichiamo, infatti, le regole della nostra Costituzione e delle nostre leggi con la stessa imparzialità e impegno agli immigrati clandestini e ai potenti, agli emarginati e a coloro che gestiscono le leve della finanza, della politica, dell’informazione. E’ vero, siamo degli eversori perché, insieme a CALAMANDREI, riteniamo la Costituzione e la Corte Costituzionale una “garanzia con cui il singolo è messo in grado di difendere il suo diritto contro gli attentati dello stesso legislatore o del governo”. Questo, oggi, vuol dire essere eversori.

Confessiamo di essere veramente, come è stato sostenuto, disturbati mentali, perché solo chi è tale continua a credere nel servizio giustizia, quando non sai se il giorno dopo ci sarà qualcuno che presterà assistenza al tuo computer, quando vedi che gli indispensabili collaboratori che vanno in pensione non sono  sostituiti, quando per poter lavorare condividi stanze anguste con colleghi o assistenti, quando in ferie scrivi sentenze o prepari provvedimenti, quando, nonostante ciò, sei accusato di protagonismo e di perder tempo in conferenze o convegni.

Confessiamo di non poter sempre soddisfare l’opinione pubblica se la Costituzione e le leggi ce lo vietano,  perché assolviamo chi riteniamo innocente anche se ciò non porta consensi,  condanniamo chi riteniamo colpevole sulla base della rigorosa valutazione delle prove anche quando i sondaggi, veri o falsi che siano, non ci confortano, e valutiamo la responsabilità dei singoli anche quando chi governa  vorrebbe una risposta dura, anche a scapito del singolo, a fenomeni di violenza collettiva.

Confessiamo, è vero, di sovvertire il voto degli italiani perché avendo giurato sulla Costituzione Repubblicana,  riteniamo, con EINAUDI, che quella Costituzione imponga  ai magistrati di utilizzare i freni che “hanno per iscopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti, scelti dalla maggioranza degli elettori. Quei freni che “tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti  agirebbe in suo nome”, quei freni che impongono la disapplicazione delle leggi in contrasto con le norme europee o l’incostituzionalità  quando violano norme di diritto internazionale.

Confessiamo di essere politicizzati e non vogliamo essere apolitici come dichiaravano di esserlo  la maggioranza dei magistrati fascisti o i magistrati iscritti alla P2 o i magistrati che per avere qualche posto direttivo o semidirettivo si appoggiano a potenti o faccendieri di turno, frequentano salotti buoni, fanno la telefonata agli amici o utilizzano il loro ruolo per avere sconti, gadget, ingressi o servizi gratuiti. Siamo politicizzati e vogliamo esserlo perché applichiamo la legge con il giusto rigore anche a chi governa, a chi potrebbe favorirci, consapevoli che saremmo apolitici solo se non disturbassimo le classi dirigenti, le élite al potere che vogliono essere al di sopra delle regole.

Confessiamo anche di fare proselitismo della nostra eversione, raccontando in Italia ed all’estero le ragioni della nostra autonomia e della nostra indipendenza, i motivi per cui riteniamo che nel nostro paese, oggi più di ieri, quell’assetto costituzionale della magistratura sia essenziale per evitare che gli interessi di parte prevalgano sempre e comunque sugli interessi della collettività, perché l’Italia non possa permettersi un diverso assetto della magistratura quando tra i suoi rappresentanti in Parlamento o negli enti locali siedono condannati per reati gravissimi e la giustizia sia terreno di aggressioni inimmaginabili per gli altri paesi democratici.

Confessiamo, una volta per tutte, di essere toghe rosse; siamo rossi, rubando ancora una volta le parole a Piero CALAMANDREI, “perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”; siamo rossi anche se non sappiamo cosa ciò esattamente significhi, perché per noi il rosso è principalmente il sangue dei colleghi uccisi per il loro lavoro.

Confessiamo anche di avere dei correi, il personale amministrativo senza il quale non potremmo commettere da soli le nostro colpe; molti di loro condividono la nostra eversione e i nostri disturbi mentali se è vero che accettano di svolgere lavori superiori alle loro mansioni e al loro stipendio, condividono le nostre stesse stanze anguste, le nostre incertezze sul futuro dei progetti organizzativi ministeriali.

Ci spiace confessare che anche numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, incredibilmente, ritengono, come noi, che nessuno sia sopra la legge e vedendoci lavorare quotidianamente si rendono conto che l’eversione di molti di noi è uguale alla loro: rendere alla collettività il servizio per il quale siamo pagati, senza concedere che qualcuno possa stare al di sopra delle regole.

Confessiamo, infine, che per noi il 29 gennaio è la data in cui ricordiamo Emilio Alessandrini, pubblico ministero a Milano che oggi, 32 anni fa, veniva ucciso dagli eversori, quelli veri, quelli che al posto della nostra arma, la Costituzione, utilizzavano le pistole. Mi piacerebbe, signor presidente, che al termine del mio intervento non vi fossero applausi, rituali o spontanei, formali o calorosi che siano, ma il silenzio, magari in piedi, dedicato al collega ucciso dai terroristi, affinché la sua memoria ci illumini oggi e, ancor di più, da domani”.

E tutti, quando Profiti ha finito di parlare, si sono alzati in piedi in silenzio.

http://milella.blogautore.repubblica.it/2011/01/29/la-confessione-di-una-toga/?ref=HREC1-1

QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI

Fonte: ComeDonChisciotte – QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI.

DI DANIELA PASTRANA
ipsonoticias.net

“Il mercato non può risolvere la crisi ambientale”, dice il teologo ed ecologista Leonardo Boff, professore dell’Università brasiliana dello Stato di Rio de Janeiro. La soluzione, insiste, è nell’etica e nella battaglia delle popolazioni autoctone per cambiare la relazione con la natura.”

Boff, che insegna Etica, Filosofia della Religione ed ecologia, è uno dei principali rappresentanti della Teologia della Liberazione, corrente progressista della Chiesa Cattolica nell’America Latina, e ha scritto più di 60 libri e dedicato gli ultimi 20 anni a promuovere il movimento verde.

E’ stato uno dei 23 promulgatori della Carta della Terra nel 2000, e un anno dopo, ha ricevuto il Right Livelihood Award, conosciuto come il Premio Nobel Alternativo, che viene concesso a personalità illustri nella ricerca di soluzioni ai problemi globali più urgenti.

“Se non cambiamo, andremo incontro al peggio…O ci salviamo o moriamo tutti”, ha detto Boff in un’intervista concessa a Tierramerica nella capitale messicana, dopo aver assistito come osservatore alla Conferenza sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 16), avvenuta questo mese a Cancun.

TIERRAMERICA: Come valuta la COP 16?
LEONARDO BOFF: Quello che ha predominato, tranne negli ultimi due giorni, è stata un’atmosfera di delusione, di fallimento. Ma sorprendentemente ci sono state tre ipotesi il compromesso per una lotta che limiti l’aumento della temperatura mondiale di due gradi ; la creazione del Fondo (Climatico Verde) di 30.000 di dollari (per il 2012) al fine di aiutare i paesi più vulnerabili, un interessante segnale di solidarietà; e la creazione di un gran fondo per la riduzione della deforestazione e la degradazione dei boschi, in quanto proprio la deforestazione é la causa principale del riscaldamento globale.

Come comprendere la posizione della Bolivia, l’unico paese che non ha accettato questi compromessi?
La Bolivia parte dalla convinzione che la Terra è Pachamama, un organismo vivente che bisogna rispettare, di cui bisogna prendersi cura e non solamente sfruttare. E’ una visione contraria a quella predominante, che è governata dall’economia: vendere bonus di carbonio, per esempio, il che significa avere diritto a contaminare.

Le società dominanti vedono la Terra come un baule di risorse che si possono estrarre all’infinito, anche se ora bisogna estrarle in modo sostenibile, perché sono scarse. Non riconoscono dignità e diritti agli esseri della natura, li vedono come mezzi di produzione e la loro relazione è di utilità. Questi sono temi che non sono stati trattati a Cancun e neppure in tutte le COP.

Perché dovrebbero essere trattati?
Perché il sistema che ha creato il problema non lo va a risolvere. Se ogni paese deve crescere un poco all’anno e nel farlo distrugge la natura e fa aumentare il riscaldamento globale, allora, questo sistema è ostile alla vita.

L’argomento è che è necessario per lo sviluppo…..
Cosa significa crescere? Sfruttare la natura? Esattamente questo tipo di crescita e sviluppo può portarci ad un abisso, perché noi esseri umani stiamo consumando 30 per cento più di quello che la Terra è in grado di offrire.

Qui sta il circolo vizioso. La Cina non può contaminare il 30 per cento, come sta facendo, perché la contaminazione non rimane in Cina, entra nel sistema globale.

Il problema è la relazione dell’essere umano con la Terra, perché è violenta, a tutta forza….fintanto che non cambiamo questo, andremo incontro al peggio. E questa volta non ci sarà un’Arca di Noè. O ci salviamo o moriamo tutti.

E’ tanto grave?
Ci sono regioni nel mondo che hanno cambiato tanto da diventare inabitabili. Per questo motivo ci sono 60 milioni di sfollati in Africa e nel sud est dell’Asia, che sono i più colpiti e quelli che meno contaminano. Se non ci fermiamo, nei prossimi cinque o sette anni i rifugiati climatici saranno più di 100 milioni, e questo andrà a creare anche un problema politico.

Qual è il ruolo dell’America Latina?
E’ il continente che ha più possibilità di dare un contributo positivo alla crisi ecologica: possiede i più grandi boschi umidi e con riserve d’acqua, la più grande biodiversità e forse anche le distese/superfici più grandi per i raccolti.

Ma ancora c’è un’insufficiente coscienza ecologica in gran parte della popolazione. E, d’altra parte c’è una rischiosa invasione di grandi imprese che si stanno appropriando di vaste regioni. E’ un’appropriazione di beni comuni in funzione di benefici particolari.

In Argentina, Brasile, Cina, Venezuela da poco si stanno rendendo conto del nuovo gioco del capitale: una grande concentrazione di mezzi di vita per garantire il futuro del sistema.

Che opzioni ci sono?
Abbiamo fondi e tecnologia, ma ci manca la volontà politica e la sensibilità con la natura e l’umanità sofferente. Questo è ciò che bisogna riscattare. Ed insieme con l’etica dell’attenzione va messa in campo l’etica della cooperazione. Ora si impone la cooperazione di tutti con tutti.

E’ possibile? Cosa bisogna fare?
Ci sono movimenti, specialmente in gruppi che vedono le proprie terre divise, come La Via Campesina e los Sin Tierra de Brasil (Senza Terra Brasile).

E gli indigeni che non vedono la Terra solamente come strumento di produzione, ma come un’estensione del proprio corpo e ne hanno bisogno per garantire la propria identità. Stiamo cercando un equilibrio e questo è il compito collettivo dell’umanità che il mercato e l’economia non possono risolvere. Ognuno deve fare la propria parte, ed avere il senso della giusta misura. Il problema non è il denaro.

Titolo originale: “”Esta vez no hay un Arca de Noé, nos salvamos o perecemos todos””

Fonte: Fonte: http://www.ipsonoticias.net
Link
29.12.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da ADRIANA DE CARO

Fortezza Davos

Fonte: Antimafia Duemila – Fortezza Davos.

di Enrico Piovesana – 27 gennaio 2011
Completamente militarizzata la località sciistica svizzera che ospita il World Economic Forum.
Cinquemila soldati armati di fucili di precisione, sci e motoslitte in pattuglia tra i boschi innevati, radar militari che spuntano tra le cime imbiancate degli abeti, lunghi rotoli di filo spinato distesi nella neve, elicotteri che sorvegliano dall’alto con telecamere e rivelatori termici.

Cartelli con sagome di soldati con su scritto ”Stop. State entrando in una zona sorvegliata militarmente. Fermarsi all’alt e seguire gli ordini della truppa, che dispone di poteri di polizia e in caso estremo aprirà il fuoco”.

In questi giorni la località sciistica di Davos, in Svizzera, sembra una zona di guerra (video). O il set cinematografico di uno di quei film di 007 in cui James Bond affronta tra i boschi alpini l’agguerrito esercito privato dispiegato dalla malvagia Spectre a protezione del suo bunker segreto.
In questo caso invece l’esercito è quello della Confederazione Svizzera, mobilitato in forze per tenere lontani curiosi, contestatori ed eventuali terroristi dall’annuale meeting dell’associazione privata World Economic Forum: la più ‘pubblica’ – e per questo la meno importante, ma anche la più esposta e quindi sorvegliata – tra le periodiche riunioni dell’élite globale.

Un insolito articolo anonimo pubblicato proprio in questi giorni sull’Economist, dal titolo traducibile come ‘Le pause-caffè mondiali – Dove la gente che conta si incontra e parla’, descrive il forum svizzero di Davos, il suo equivalente asiatico di Boao in Cina, le riunioni del Council on Foreign Relations, della Commissione Trilaterale e del Bilderberg Group come importanti occasioni, tutte private ma più o meno riservate, nelle quali i ”globocrati” della ”élite cosmopolita” possono incontrarsi e dibattere in libertà i grandi temi mondiali e prendere decisioni che poi si traducono pratica, dalle guerre alle crisi finanziare.

L’autore senza nome dell’Economist ironizza sulle teorie della cospirazione globale con il visconte belga Etienne Davignon, presidente del Bilderberg ed ex vicepresidente della Commissione europea, ma poi cita senza commenti l’ex consigliere di Bill Clinton, David Rothkopf, che nel suo libro ‘Superclasse – L’élite del potere mondiale e il mondo che stanno costruendo’ ha scritto che queste riunioni ”costituiscono il meccanismo informale del potere globale, perché sono occasione di incontro tra i più elusivi leader del mondo”. Incontri che avvengono a porte chiuse, come al Bilderberg, o in privato a margine delle conferenze pubbliche, come succede invece al forum di Davos.

Lo scopo dell’anonimo articolo del prestigioso settimanale britannico, una delle testate giornalistiche più legate all’élite globale (nello stesso articolo si ricorda la partecipazione del direttore dell’Economist alle riunioni del Bilderberg), è evidentemente quello di sdoganare come normale, ragionevole e accettabile una realtà che finora era stata sempre negata e nascosta.
”Tutti i ritrovi globocratici si stanno aprendo – si legge nel pezzo dell’Economist – perfino il Bilderberg ha recentemente iniziato a pubblicare le liste dei partecipanti sul suo sito”.

Il governo-ombra mondiale, finora denunciato da ‘no-global’ e ‘complottisti’, sembra voler uscire alla luce del sole e rivendicare la propria ragion d’essere e i propri progetti per un nuovo ordine mondiale.
Se qualcuno ha qualcosa da ridire, basta dispiegare l’esercito.

Tratto da:
it.peacereporter.net

Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera

Fonte: Antimafia Duemila – Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera.

di Monica Centofante – 27 gennaio 2011
I veleni di Pasquasia sotto i riflettori della magistratura. A quasi vent’anni dalla chiusura della miniera di sali potassici della cittadina siciliana, la Procura di Enna ha avviato un’inchiesta per inquinamento ambientale. Delegando le indagini alla Digos della Questura e al Nucleo Operativo del Corpo Forestale. L’obiettivo è quello di verificare la presenza di percolato di rifiuti non controllati all’interno del bacino minerario e possibili sversamenti…

…negli affluenti del fiume Morello e nei terreni limitrofi, in cui sono stati disposti prelievi di materiale organico ed inorganico. Alto anche il rischio di dispersione di polveri e fibre contenenti amianto.

Nel corso di un sopralluogo tecnico, al quale ha partecipato il sostituto procuratore ennese Marina Ingoglia, sono già stati raccolti elementi utili a verificare lo stato del sito, l’eventuale contaminazione delle falde acquifere e la presenza di eternit. Mentre sono stati effettuati controlli anche nella zona in cui si trovano alcuni trasformatori sabotati all’inizio di quest’anno e dai quali sono state disperse oltre 2 tonnellate di olio elettrico nelle campagne.

Alla miniera di Pasquasia, chiusa apparentemente senza motivo nel 1992 mentre era in piena attività, si erano interessati in passato gli allora onorevoli Giuseppe Scozzari e Ugo Maria Grimaldi. Quest’ultimo, ex-assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia, fortemente ostacolato nelle sue ricerche sulla miniera, aveva citato nel corso di un’intervista rilasciata a Ennaonline i risultati dello studio epidemiologico condotto dal dott. Maurizio Cammarata, oncologo all’ospedale di Enna. Che aveva rilevato nella zona un preoccupante incremento di casi di leucemia e tumori nell’ordine del 20% nel solo biennio 1995/96.
Un dato più che allarmante, accompagnato dal sospetto, più volte emerso nel corso degli anni, che la miniera di sali potassici avrebbe cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari (vedi articolo correlato).
Diversi gli indizi raccolti in questo senso e avvolti da un preoccupante silenzio. Come le analisi effettuate già nel 1997 dall’Usl che rivelavano la presenza intorno alla miniera di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. O le dichiarazioni del pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, che lì aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dall’ex Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna – le attività illegali, in questa zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura.

Le iniziative di Grimaldi e Scozzari non approdarono all’epoca ad alcun risultato concreto, ma le indagini ora aperte dalla Procura di Enna potrebbero dare nuove risposte.

ARTICOLO CORRELATO
Sicilia radioattiva: il caso Pasquasiadi Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante

Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti

Fonte: Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti.

Di P. O. Un favore alle mafie. Un fatto gravissimo senza precedenti. Con un atto amministrativo si è cancellato un prezioso strumento per dare continuità a tutti i processi alle mafia.

La notizia, tenuta praticamente segreta per un mese dal governo, della cancellazione (avvenuta attraverso la non riconferma della proroga) della Commissione centrale per i collaboratori giustizia e i testimoni del Ministero degli Interni è di una gravità assoluta.

Come si può affermare che si intende lottare contro le mafie quando si toglie protezione a chi, testimoni e collaboratori di giustizia, è strumento indispensabile per la lotta contro il crimine? Quale logica c’è dietro questo atto?

Temo che sia l’ennesimo atto motivato da una precisa scelta politica di questo governo. Una scelta ad personam, come tante altre, come sempre. Che giunge dopo le recenti polemiche e attacchi da parte di settori della politica contro il valore in particolare dei pentiti quando parlano del premier o di suoi amici.

Praticamente un’intimidazione di massa a testimoni e pentiti. Nuovi o vecchi che siano. Si offende così la memoria si chi quel servizio l’ha voluto e fortemente pagando anche con la vita come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Con le dichiarazioni e gli atti del sottosegretario Mantovano dopo le deposizioni del collaboratore Spatuzza ora questo. Che questo governo da oggi non si presenti più a vantarsi dei tanti successi della magistratura e delle forze dell’ordine ottenuti nonostante lui e la sua azione dissennata. E non si lamenti dell’indignazione e delle pernacchie che gli piovono contro quando si apprende quale uso si è fatto delle scorte a latere delle feste ad Arcore.

YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità

Fonte: YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità.

Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”

Fonte: Antimafia Duemila – Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”.

«La partita contro la mafia è ancora aperta ma lo Stato la sta vincendo, siamo sulla buona strada, anche se proprio nel momento in cui stiamo vincendo lo Stato depone le armi». È la denuncia del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Parlare di una vittoria contro Cosa nostra è un’illusione ed è fuor di luogo, perchè la strada è ancora lunga e difficile -ha aggiunto il procuratore capo- la partita è aperta ma lo Stato la sta vincendo. Però mi domando se la stiamo affrontando anche nel modo giusto. Sembra che lo Stato voglia buttare via proprio adesso la possibilità di vincere contro la mafia. La lotta a Cosa nostra non è solo un problema di risorse». E il capo del poll antimafia di Palermo fa una serie di esempi: «Da una parte c’è una Procura desertificata, siamo sotto di 18 sostituti procuratori. Nei prossimi mesi ne arriveranno solo cinque. La Direzione distrettuale antimafia viene privata ogni anno dei magistrati più esperti». Messineo nel corso del suo intervento nell’aula magna del tribunale di Palermo ha ribadito che «c’è ancora molto da fare»: «bisogna eliminare la piaga delle estorsioni e delle ‘messe a postò, bisogna confiscare i patrimoni illeciti e combattere le infiltrazioni mafiose nell’economia e della politica».

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Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”

Fonte: Antimafia Duemila – Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”.

«Negli ultimi anni non c’è stata una guerra reciproca tra la magistratura e la politica, c’è stato un attacco violento, scomposto, continuo, sistematico da parte di settori autorevolissimi della politica nei confronti della magistratura». Lo ha detto Antonino Di Matteo, pm della Dda di Palermo e presidente distrettuale dell’Anm di Palermo, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo Di Matteo «evidentemente della magistratura non si sopporta l’opera di controllo della legalità. C’è stata e c’è una guerra unilaterale alla quale noi comunque resisteremo aggrappandoci ai valori costituzionali sui quali abbiamo giurato, primo fra tutti il principio di uguaglianza per tutti».

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Di Matteo: ”Prospettazioni di complotto sono mistificazioni”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati hanno il dovere di agire e i pm di esercitare l’azione penale e i giudici di condannare qualsiasi cittadino nei cui confronti si è raggiunta una soglia probatoria tale da pretendere un processo o da emettere una sentenza di condanna. Questa è la verità, le altre prospettazioni diverse di complotto nei confronti dei politici sono delle mistificazioni che vogliono far credere quello che non è». Il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, replica così alle accuse del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla magistratura, in particolare sul caso Ruby. Secondo il magistrato che coordina numerose inchieste delicate della Dda di Palermo, le mistificazioni «sono finalizzate all’esercizio di un potere senza limiti e contrappesi, un potere che non è compatibile se esercitato senza limiti e contrappesi da parte delle istituzioni di garanzia, in primo luogo della magistratura, con lo spirito della nostra Costituzione».

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Di Matteo: ”Riforma farebbe diventare magistrati organo dell’esecutivo”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati sono molto preoccupati per gli attacchi all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, sono anche preoccupati per alcuni progetti di riforma che rischierebbero di far diventare il pubblico ministero sostanzialmente un organo dell’esecutivo e di fargli perdere l’indipendenza. Ma i magistrati non sono preoccupati perchè vogliono preservare un privilegio di casta, bensì sono preoccupati per i cittadini e con i cittadini». Lo ha detto il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, parlando, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dell’annunciata riforma della giustizia. «Un pubblico ministero che perdesse la sua autonomia e indipendenza rispetto alla classe politica farebbe venire meno le garanzie di serenità e di giudizio -ha proseguito ancora il pm Di Matteo- e di effettivo controllo di legalità nei confronti di qualsiasi cittadino italiano. Ecco perchè siamo molto preoccupati di alcune delle riforme in cantiere».

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Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano” | Paola Zanca | Il Fatto Quotidiano

Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano” | Paola Zanca | Il Fatto Quotidiano.

L’appello alla mobilitazione è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio

Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su Silvio Berlusconi, Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: tutti in piazza per difendere l’indipendenza della magistratura, della libertà d’espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L’appello è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio. Ma l’obiettivo è riportare in piazza l’indignazione dei cittadini, far uscire dalla cappa mediatica dei tg la stanchezza per gli attacchi quotidiani contro i giudici e i giornalisti con la schiena dritta. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, vorrebbe riprovarci proprio quel giorno, domenica 13, con una manifestazione in piazza Duomo in difesa del governo. La sua tesi, tristemente nota, è che la magistratura stia tentando un colpo di Stato per far cadere la maggioranza di centrodestra. Come nel 2002. Era gennaio, il 12, quando il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, denunciava l’arroganza delle “riforme annunciate”, “gli intenti punitivi” del governo – anche allora a Palazzo Chigi sedeva Berlusconi – contro la magistratura. E concludeva con parole che sembrano scritte ieri: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su una irrinunciabile linea del Piave”. Il primo girotondo arrivò due settimane dopo. Le stesse che mancano all’appuntamento di “resistenza” del 13. Questa volta, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la vicenda Annozero.

E anche nel 2002, insieme ai giudici, nel mirino di Berlusconi erano finiti i giornalisti: “L’uso che Biagi… Come si chiama quell’altro? Santoro… Ma l’altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Secondo Articolo21, l’associazione in difesa della libera informazione, la piazza di Berlusconi ha lo stesso obiettivo di sempre: “Colpire a morte i poteri di controllo, imbavagliare la magistratura e quello che resta della libera stampa, oscurare la pubblica opinione affinché nulla sappia, consentire a uno solo di rivolgersi al paese attraverso le sue videocassette, senza domande, senza contraddittorio alcuno, senza diritto alla replica per gli aggrediti e gli insultati”. Anche per il leader Idv, Antonio Di Pietro, c’è bisogno “di una grande manifestazione popolare che dica no a tutto questo”.

In verità, nemmeno del centrodestra sono tutti convinti che l’idea di scendere in piazza abbia ancora un senso. Il rischio di trovarsi il deserto attorno, lo valuta più di qualcuno. Per questo tra le ipotesi alternative che circolano in queste ore c’è anche quella di raccogliere delle firme o di allestire dei gazebi in varie città. La prova del bagno di folla, per esempio, non convince il ministro Ignazio La Russa: “Stavamo e stiamo considerando l’ipotesi – confessa alle agenzie – che non prevedeva comunque piazza Duomo, ma quella alle sue spalle, dove abbiamo fatto già la scorsa manifestazione, e alla quale avrebbe potuto telefonare il presidente Berlusconi”. Prende le distanze anche il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Si sta esaminando questa eventualità, che deve essere poi decisa definitivamente dalle strutture del partito”. Futuro e Libertà arriva a sostenere che l’ostinazione di Berlusconi sia sintomo del fatto che “è costretto a rincorrerci”: i finiani, infatti, lo stesso giorno sono a Milano per la loro assemblea costituente. Quel giorno si “rischia l’ingorgo” sintetizza un’Ansa: in piazza, a Roma, anche il Popolo Viola, mentre in tutte le città si troveranno le donne – da Francesca Comencini a Giulia Bongiorno, da Anna Finocchiaro a Susanna Camusso – in difesa della dignità femminile. Sarà un ingorgo, meglio di quelli del traffico con cui ci distraggono i tg.

da Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2011

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVENTO TELEFONICO DI MAURO MASI GIOVEDI’ AD ANNOZERO

Mafia, morto Salvatore Cancemi

Fonte: Mafia, morto Salvatore Cancemi.

Cancemi è deceduto per cause naturali, da tempo era malato. Raccontò che Berlusconi e Dell’Utri ebbero contati diretti con Salvatore Riina

E’ morto nella località segreta dove viveva sotto falso nome da quando, nel 1993, aveva deciso di costituirsi ai carabinieri passare dalla parte dello Stato per paura che Bernardo Provenzano lo facesse uccidere. Salvatore Cancemi, il primo collaboratore di giustizia che accusò Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di avere rapporti con i vertici di Cosa nostra, era ammalato da tempo e il 14 gennaio è stato stroncato a 69 anni da un ictus.
Boss di prima grandezza, nonostante i tanti delitti di cui era accusato, Cancemi non ha mai fatto un giorno di carcere ed ha continuato a collaborare con gli inquirenti in moltissime inchieste, a cominciare da quelle sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Cancemi fu il primo ad accusare Berlusconi e Dell’Utri di avere contatti diretti con Totò Riina ma fu anche il primo a sbugiardare il pentito Vincenzo Scarantino in un drammatico confronto agli atti dell’inchiesta che solo ora i magistrati di Caltanissetta stanno rivalutando.
Ai pm raccontò che i contatti dei vertici di Cosa nostra con i politici miravano ad ottenere una legislazione favorevole a Cosa nostra, in particolare la legge 41 bis  sul carcere duro per i mafiosi. Dichiarò inoltre che “Riina aveva ricevuto precise garanzie in favore dell’organizzazione nonostante l’effettuazione di due eclatanti attentati (strage di Capaci e di via D’Amelio) da parte di persone importanti che ha indicato nei dottori Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi”. La notizia della morte di Cancemi è stata data questa mattina dal suo avvocato nel corso di un’udienza a Palermo davanti al gup Lorenzo Matassa.

Alessandra Ziniti (la Repubblica, 27 gennaio 2010)

Sindrome di Quirra, la magistratura apre un’inchiesta sul poligono della morte | Clara Gibellini | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Sindrome di Quirra, la magistratura apre un’inchiesta sul poligono della morte | Clara Gibellini | Il Fatto Quotidiano.

Dopo la pubblicazione di una relazione dell’Asl di Cagliari sullo sproporzionato aumento di casi di tumore fra gli allevatori della zona e sulle gravi malformazioni che hanno colpito i loro animali, la procura di Lanusei ha aperto un fascicolo per capire le conseguenze sul territorio del poligono interforze nel sud della Sardegna

Stop ai bombardamenti. Da una settimana non si spara più nel poligono interforze Salto di Quirra, la più importante base europea di sperimentazione di armi belliche, a nord est di Cagliari. Ora si indaga per omicidio plurimo, omissione di atti di ufficio e inquinamento ambientale. Ma soprattutto si sta cercando finalmente la verità sul reale impatto per la popolazione e l’ambiente legati alla presenza del centro militare dove esercito italiano e aziende private collaudano armamenti, mezzi e dispositivi utilizzati in diverse guerre del pianeta. Alla base dell’inchiesta della magistratura, un fascicolo aperto contro ignoti dal procuratore capo di Lanusei, Domenico Fiordalisi, in seguito alla pubblicazione, lo scorso 13 gennaio, di una relazione della Asl di Cagliari sullo sproporzionato aumento di casi di tumore fra gli allevatori della zona e sulle gravi malformazioni che hanno colpito i loro animali.

“Il 65% del personale, impegnato con la conduzione degli animali negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla base militare di Capo San Lorenzo a Quirra, risulta colpito da gravi malattie tumorali” si legge nella relazione dell’azienda sanitaria locale, la prima che ha monitorato tutti gli allevamenti della zona. “Nel decennio 2000-2010, sono dieci le persone che risultano colpite da neoplasie tumorali su un totale di diciotto. Si evidenzia una tendenza all’incremento, negli ultimi due anni sono quattro i nuovi casi di neoplasie”. La “sindrome di Quirra”, come ormai è stata ribattezzata da cittadini e comitati locali che da anni si battono per sapere quale è il reale prezzo da pagare per ospitare la struttura nella loro terra.

Agnelli che nascono con sei zampe o senza occhi, malformazioni fetali, e un numero anomalo di casi di tumori e leucemie fra gli abitanti dei piccoli centri a ridosso del poligono che si estende per 120 chilometri quadrati in aree naturali aperte al pascolo oltre che sul mare. A Quirra, frazione di appena centocinquanta residenti, dal 2001 gli abitanti hanno contato più di 30 casi mentre almeno la metà sono stati registrati nei limitrofi centri di Villaputzu, Muravera e San Vito. Emblematico secondo la Asl, il caso di una famiglia di allevatori nella zona di Tintinau, tre dei quali hanno sviluppato un tumore nell’arco di pochi anni, mentre a Escalaplano, paese di 2.500 anime nell’entroterra, ci si interroga ancora sulla causa della nascita, nel corso degli anni ottanta, di nove bambini con gravi malformazioni.

Una sindrome che colpisce indistintamente giovani e anziani e che presenterebbe somiglianze con le patologie contratte dai militari di ritorno dai Balcani, dall’Afghanistan o dall’Iraq, alimentando il sospetto che l’alto tasso di malattie fra la popolazione possa essere riconducibile all’utilizzo, all’interno della base, di munizioni contenenti uranio impoverito o alla presenza di nano particelle di metalli pesanti, depositate nell’ambiente in seguito alle sperimentazioni di razzi, missili e altri dispositivi sulle quali la base garantisce il segreto militare e industriale.

Un sospetto su cui la Procura di Lanusei sembra ora voler andare a fondo. Dopo aver disposto il sequestro di tutti i bersagli utilizzati durante le esercitazioni e l’acquisizione di documenti sulle attività del poligono, è stata ufficializzato mercoledì a Roma l’ingresso all’interno del pool di ricerca sulla “sindrome di Quirra” di Maria Antonietta Gatti, esperta di nano particelle ed ex consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, che nei suoi studi ha messo in evidenza similitudini fra i microresidui pericolosi ritrovati negli agnelli malati nati nei dintorni di Salto di Quirra e quelli presenti nei tessuti di soldati colpiti da tumore al ritorno dalle missioni di guerra.

Prossima tappa dell’inchiesta un grande monitoraggio con il coinvolgimento della popolazione, riguardo al quale la dottoressa avrà l’incarico di “analizzare tutti i reperti relativi a soggetti residenti o operanti nell’area del poligono che abbiano contratto tumori o linfomi negli ultimi anni”, e ciò al fine di verificare la presenza di correlazioni fra le sostanze ritrovate nei tessuti e quelle presenti sui bersagli e nell’ambiente dell’area militare.

“Accogliamo in modo estremamente positivo questa nuova inchiesta– dichiara a ilfattoquotidiano.it Mariella Cao del comitato Gettiamo le Basi, che da anni si batte contro le attività del poligono. “Finalmente si vede che c’è una strage in corso, finalmente qualcuno prende atto dei morti e dei malati che nessuno ha mai voluto vedere. Abbiamo molte speranze, ma non dimentichiamo che non è la prima volta che si aprono inchieste poi finite nel porto delle nebbie. In questo momento il controllo dal basso rimane fondamentale”.

Mentre in Sardegna si aspetta la verità, l’elenco delle morti sospette continua a crescere. L’ultima vittima si chiamava Alessandro Bellisai, militare deceduto per tumore a 28 anni il 14 gennaio a Cagliari, dopo essere rientrato nell’aprile scorso dall’Afghanistan. In passato aveva anche trascorso un periodo di addestramento al poligono interforze Salto di Quirra.

8 TEORIE COMPLOTTISTICHE SULLA SALUTE Medicina CHE I MEDIA MAINSTREAM SONO STATI OBBLIGATI AD AMMETTERE ESSERE EFFETTIVAMENTE VERE

Fonte: ComeDonChisciotte – 8 TEORIE COMPLOTTISTICHE SULLA SALUTE CHE I MEDIA MAINSTREAM SONO STATI OBBLIGATI AD AMMETTERE ESSERE EFFETTIVAMENTE VERE.

FONTE: ENDOFAMERICANDREAM.COM

Chi ne sa di più sulla salute – i media mainstream o quelli che credono nelle “teorie della cospirazione”?

Bene, la verità è che dopo tempo e tempo, quelli dei “media alternativi” e quelli delle “teorie cospirative” hanno dimostrato di essere molto più avanti di quelli dei media principali su questioni di salute. Purtroppo i media mainstream ricevono così tanti finanziamenti e così tanti dollari in pubblicità provenienti dall’ industria farmaceutica, da quella medica, dalle grandi compagnie chimiche, e dal business delle assicurazioni sanitarie, che sono diventati estremamente cauti nel riportare qualsiasi informazione che possa risultare dannosa per loro. Così, per anni, i principali media si sono generalmente rifiutati di parlare dei pericoli provenienti da cose come: il floruro, l’ aspartame, i farmaci da prescrizione, le colture geneticamente modificate, e i telefoni cellulari. Ora che i media alternativi stanno facendo così tanto rumore, da così tanto tempo, su questi fatti di salute, il mainstream è stato forzato ad ammettere che alcune di queste “teorie complottistiche” sono effettivamente vere.

Non che i media mainstream di colpo abbiano voltano le spalle ai giganti della finanza, che gli pompano nelle tasche miliardi di dollari, ma la verità è che stiamo cominciando a vedere un briciolo di onestà in più nei report sui problemi di salute da parte del mainstram in questi giorni.

Di seguito ci sono 8 teorie complottistiche riguardo il tema della salute che i media mainstream sono stati obbligati ad ammettere essere effettivamente vere…..

#1Un alto tasso di Floruro nell’ acqua potabile fa male – Incredibilmente il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta in 50 anni, esce allo scoperto e sta abbassando la “percentuale raccomandata” di floruro nella nostra acqua potabile. Sicuramente sarebbe bello se vietasse e basta il floruro dalla nostra acqua, ma per il governo, ammettere addirittura che alti livelli di floruro nell’ acqua potrebbero essere un problema, è ancora un passo troppo grande. In un recente articolo sulla CNN è stato riportato che il governo sta ora dicendo che alti livelli di floruro nell’ acqua è ufficialmente collegato con la fluorosi….

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) e l’ Environmental Protection Agency (protezione ambientale e della salute umana) stanno effettuando un cambiamento a causa dell’ incremento di fluorosi — una condizione che provoca macchie e striature sui denti dei bambini.

#2 Una volta permesso alle colture geneticamente modificate di essere usate, queste si sarebbero sparse ovunque – Per anni, molti di noi hanno provato ad avvertire la gente che le colture GM sono incredibilmente pericolose. Ora un famoso giornale nel Regno Unito ammette che un particolare insetticida specifico, cresciuto nel mais GM, sta velocemente infiltrandosi nelle acque circostanti….

L’ insetticida è il prodotto di un gene batterico immesso nel mais GM, ed in altri culture di cereali, per proteggerle da insetti come la piralide del mais. Gli scienziati hanno trovato l’ insetticida in un numero significativo di flussi di drenaggioggio della grande corn-belt del Mid-West.

#3 Ci sono farmaci e sostanze chimiche cancerogene nella nostra acqua – Negli ultimi due anni, i principali media hanno effettivamente iniziato a riportare tutte quelle schifezze comparse nelle nostre acque. Per esempio, vi ricordate di una sostanza molto cancerogena come il “cromo esavalente”, reso famoso dal film “Erin Brockovich”? Bene, giusto un paio di settimane fa, il Washington Post ha riportato che alti livelli di cromo esavalente sono stati riscontrati nelle acque di 31 città americane….

Un gruppo ambientalista che ha analizzato l’ acqua potabile in 35 città degli Stati Uniti, incluso Bethesda e Washington, ha riscontrato in molti casi del cromo esavalente, probabilmente cancerogeno, reso famoso dal film “Erin Brockovich.”

Ma non c’è solo il cromo esavalente nella nostra acqua, la verità è che ci sono migliaia di altri prodotti chimici e farmaci nelle nostre riserve d’ acqua, un articolo del Time Magazine di qualche mese fa diceva….

Nel complesso, ci sono circa 3000 farmaci da prescrizione in uso negli Stati Uniti ed altre migliaia di farmaci da banco, per non parlare creme e unguenti che ci spalmiamo e poi togliamo. “Tra cosmetici, farmaci e altre fonti,” dice John Spatz, commissario del dipartimento di Chicago di gestione delle risorse idriche, “ci sono 80000 potenziali combinazioni di sostanze chimiche.” E’ impossibile tenere al sicuro le nostre riserve d’ acua da un pantano come quello.

#4 I telefoni cellulari sono collegati ai tumori – I media mainstream non sono ancora pronti per uscire allo scoperto e dichiarare apertamente che i telefoni cellulari causano il cancro, ma almeno stanno iniziando a riportare risultati di studi che sembrano suggerire un collegamento fra le due cose. Per esempio, considerate la seguente frase da un recente articolo della CNN….

Alle maggiori esposizioni — usando un telefono cellulare per mezz’ ora al giorno per un 10 anni — lo studio ha riscontrato un incremento del 40% del rischio di glioma al cervello.

#5 Il Bisfenolo A (BPA) è collegato alla sterilità maschile – Per anni, molti “teorici della cospirazione” hanno urlato a gran voce che una sostanza chimica chiamata bisfenolo A, trovata in migliaia di prodotti plastici, è effettivamente molto, molto dannosa per noi. Ultimamente qualcuno nei principali media sta cominciando a parlare. Lo scorso ottobre, uno dei maggiori quotidiani inglesi ha pubblicato un articolo intitolato “Bisfenolo A ora collegato alla sterilità maschile” con la seguente dichiarazione inequivocabile riguardo il pericolo del BPA….

Il bisferolo A (BPA), conosciuto come il “gender bender” chimico per la sua connessione all’ impotenza maschile, è stato ora dimostrato ridurre la mobilità e la qualità degli spermatozoi.

#6 I farmaci prescritti uccidono un gran numero di americani ogni anno – Per anni, operatori della medicina alternativa e “cospirazionisti” hanno affermato che la cattiva reazione ai farmaci prescritti è una delle prime cause di morte negli Stati Uniti. Ora i media mainstream cominciano a mettersi in pari. Un recente articolo su Vanity Fair intitolato “Medicine mortali” inizia con la seguente frase….

I farmaci da prescrizione uccidono circa 200.000 americani ogni anno. Questo numero aumenterà, ora che molti test clinici vengono condotti all’estero – su malati russi, polacchi senza casa, e cinesi in baraccopoli – in posti dove le regolamentazioni sono virtualmente inesistenti, la Food and Drug Administration (FDA) non può arrivare, ed “errori” possono portare alla morte di poveri?br>

#7 L’ Aspartame non fa bene alla nostra salute – molti media mainstream stanno iniziando a svegliarsi sul fatto che il dolcificante artificiale aspartame possa non essere salutare per noi. Questa estate, l’ Huffington Post (che è spesso molto “mainstream”) permise al Dr. Joseph Mercola di fare un articolo sull’ aspartame che cominciava con il seguente stupendo paragrafo….

L’ Aspartame è l’ additivo per alimenti piu controverso della storia, e l’ approvazione per l’ uso alimentare fu la più contestata nella storia del FDA. Alla fine, il dolcificante artificiale fu approvato, non su basi scientifiche, ma piuttosto per pressioni politiche e finanziarie. Dopo tutto, l’ aspartame fu precedentemente elencato dal Pentagono tra gli agenti di guerra biochimica!

#8 Molti tra l’ elite cosmopolita (come Ted Turner) vogliono istituire globalmente la politica del figlio unico e vogliono ridurre la popolazione per il bene dell’ ambiente – Molti americani hanno molta difficoltà a credere che alcuni dei più ricchi e potenti uomini del mondo vogliano effettivamente istituire una politica globale del figlio unico e che siano ossessionati dalla riduzione della popolazione del mondo. Ma purtroppo,  come ho scritto precedentemente, questo è molto, molto reale. Di seguito ecco come uno dei maggiori giornali canadesi ha riassunto le osservazioni pubbliche che Ted Turner ha fatto sulla popolazione globale….

Mr. Turner – un sostenitore di lungo corso del controllo della popolazione – ha detto che lo stress ambientale della Terra richiede radicali soluzioni, suggerendo che i paesi dovrebbere seguire la Cina nell’ istituzione di una politica del figlio unico, che riduca la popolazione globale nel tempo. Ha aggiunto che il diritto di fertilità potrebbe essere venduto così la povera gente potrebbe trarre profitto dalla loro decisione di non riprodursi.

Purtroppo, su altri problemi di salute i media mainstream continuano a sostenere il programma della grandi compagnie, ad esempio il mainstream è accanito sostenitore dei vaccini.

Ma spero che i media alternativi continuino a raccontare la verità sulla salute, così che il pubblico americano richieda un’ informazione sempre più equilibrata da parte dei media principali.

Dopo tutto, è solo la salute di milioni e milioni di americani in gioco. Quando si tratta di questioni di vita o di morte, si dovrebbe pensare che non dovrebbe essere troppo chiedere di avere un’ informazione un po’ più onesta.

Fonte : endoftheamericandream.com
Link : http://endoftheamericandream.com/archives/8-conspiracy-theories-about-health-that-the-mainstream-media-has-been-forced-to-admit-are-actually-true
11.01.2011

Traduzione per http://www.comedonchsiciotte.org a cura di REIO

UNA CAMPAGNA CONTRO PUTIN O REALE ATTACCO DEI SEPARATISTI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – UNA CAMPAGNA CONTRO PUTIN O REALE ATTACCO DEI SEPARATISTI ?.

DI STEVE WATSON E PAUL WATSON
prisonplanet.com/

Le esplosioni all’aeroporto Domodedovo di Mosca. I precedenti attacchi terroristici in Russia sono stati lo sporco lavoro dei servizi di sicurezza. L’FSB sotto falsa bandiera, parte di una campagna contro Putin o reale attacco dei separatisti?

L’esplosione di una bomba che ha ucciso almeno 35 persone e ha provocato centinaia di feriti all’aeroporto Domodedovo di Mosca è stata ufficialmente attribuita dalle autorità ad uno o più attentatori kamikaze, ma è stato dimostrato che precedenti casi di terrorismo in Russia sono stati opera del servizio di sicurezza stesso, l’FSB.

Si tratta del secondo attacco in meno di un anno, dopo l’esplosione di due ordigni a bordo dei treni della metropolitana di Mosca del marzo scorso, un attacco che ha ucciso un numero simile di persone innocenti.

L’immediata speculazione, che viene promulgata senza fare tante domande dai media, è ancora una volta che le esplosioni sono da collegarsi al deterioramento delle relazioni tra il Cremlino e la volatile regione islamica del Caucaso del Nord.

Il presidente russo Dmitry Medvedev ha cancellato i suoi programmi di recarsi a Davos per il Foro Economico Mondiale, annunciando attraverso Twitter che “sarà rafforzata la sicurezza nei grandi hub del trasporto. Compiangiamo le vittime dell’attacco terroristico all’aeroporto di Domodedovo. Gli organizzatori saranno trovati e puniti”.

Il presidente ha messo in allerta il servizio di sicurezza nazionale, FSB, ha rafforzato la sicurezza sul sistema della metropolitana e il primo ministro Vladimir Putin ha anunciato che i servizi di sicurezza stanno cercando tre uomini in connessione con l’attacco.

Notizie non confermate dicono che ci fossero due bombe, entrambe piene di frammenti di metallo.

Quello che segue è il video di un testimone oculare filmato con un telefonino cellulare pochi minuti dopo l’esplosione avvenuta nel più grande aeroporto russo. Nel secondo video un reporter di Russia Today descrive come la sicurezza all’aeroporto fosse stata recentemente aumentata, provocando l’irritazione di molti viaggiatori, ma adesso non ci saranno così tante lamentele:

VIDEO 1

VIDEO 2

Dato che la spiegazione che i responsabili sarebbero stati degli attentatori kamikaze con degli esplosivi attaccati al corpo è venuta direttamente dall’FSB, col senno di poi possiamo solo trattare la storia ufficiale con il massimo sospetto.

Il notorio FSB russo ha una storia documentata di aver inscenato eventi sotto falsa bandiera per portare a compimento le agende politiche. L’FSB ha avuto un ruolo diretto in quasi tutti i maggiori attacchi verificatisi negli ultimi 10 anni.

Vladimir Putin è salito al potere per risultato del regno di terrore orchestrato dall’FSB nell’autunno del 1999, che è consistito nel far saltare in aria le case in tutta la Russia, accusando degli attacchi i separatisti ceceni, consentendo a Putin di iniziare una nuova guerra e di assicurarsi la vittoria alle elezioni presidenziali.

Degli agenti dell’FSB sono stati sorpresi mentre nascondevano esplosivi Hexogen sotto un palazzo a Ryazan. I dati indicano che la prima chiamata che i “terroristi” hanno fatto dopo aver piazzato la bomba è stata al quartier generale dell’FSB e che le autorità hanno lasciato fuggire i colpevoli dal paese.

L’FSB ha ammesso di aver nascosto dei sacchi di esplosivi, ma ha in seguito sostenuto che contenessero invece zucchero e che fossero parte di un’esercitazione per testare le procedure di sicurezza. Le autorità hanno inizialmente dichiarato che era stato sventato un attacco terroristico e che i sacchi contenevano effettivamente Hexogen, questo finché è stato scoperto il coinvolgimento dell’FSB, e la versione è stata cambiata.

Alexei Kartofelnikov, il primo testimone oculare che ha visto gli esplosivi e ha allertato la polizia, stando ai resoconti avrebbe dichiarato che la sostanza non era chiaramente zucchero, descrivendo il materiale più somigliante al riso e di colore giallo – una descrizione chiaramente coincidente con quella dell’Hexogen.

L’FSB aveva nascosto dei veri esplosivi ed è stato sorpreso nell’atto di inscenare un attacco terroristico sotto falsa bandiera, cosa che lo ha costretto a mettere insieme un’elaborata storia di copertura, bloccando al contempo qualsiasi reale investigazione e mettendo a tacere chi denunciasse la frode.

Questo e molti altri casi sono documentati nell’eccellente film documentario The Assassination of Russia, che potete guardare in versione integrale qui sotto per concessione di Google Video.

Alexander Litvinenko, l’ex agente dell’FSB che è stato poi avvelenato con polonio radioattivo -210 a Londra, muorendo nel novembre del 2006, aveva rivelato come l’FSB russo fosse coinvolto nel terrorismo, nei rapimenti e negli omicidi commissionati nel suo libro del 2002 intitolato Blowing Up Russia: Terror From Within, scritto insieme a Yuri Feltshtinsky.

La crisi degli ostaggi di Beslan del settembre 2004, che ha provocato la morte di oltre 300 persone, tra cui molti bambini è stato un altro evento attribuito ai terroristi ceceni che è pieno di contraddizioni e indizi che suggeriscono un coinvolgimento dall’interno.

Un video che è stato infine reso pubblico nel 2007 ha mostrato come le forze di sicurezza russe fossero state responsabili della prima esplosione durante l’evento.

Un video che è rimasto segreto per quasi tre anni dopo l’orribile crisi degli ostaggi di Beslan, ha sollevato nuovi dubbi sulle conclusioni ufficiali su ciò che avrebbe provocato la morte di 334 persone, di cui più della metà bambini, durante uno dei peggiori attacchi terroristici della Russia, ha riportato la Associated Press [4].

Il filmato è lungi dall’essere definitivo, ma pare dare credito alla teoria che le forze di sicurezza siano almeno in parte responsabili per l’elevato numero di vittime.

Il filmato mostra delle esplosioni che avvengono fuori dagli edifici scolastici e contraddice la spiegazione ufficiale che i militanti fossero responsabili delle esplosioni iniziali, confermando i resoconti dei sopravvissuti su quanto è successo.

Come ha evidenziato la nostra indagine a quel tempo, molti aspetti dell’assedio di Beslan forniscono sbalorditive contraddizioni della versione ufficiale ed indicano chiaramente che le forze russe hanno partecipato ad inscenare, se non almeno a provocare il massacro.

– L’indagine del Comitato Parlamentare ha rivelato il fatto che funzionari militari russi di alto rango sono stati coinvolti nel complotto [5] ed hanno agito come complici dei terroristi. Questi individui erano di rango “superiore a quello di maggiore o di colonnello”, secondo il Comitato.

– Anche un ex poliziotto è stato accusato [6] di essere stato coinvolto nel complotto. Un ulteriore coinvolgimento della polizia è stato confermato in seguito [7].

– La Commissione Parlamentare ha inoltre trovato le prove del coinvolgimento di “agenzie di intelligence straniere” [8] nel coordinamento del massacro.

– I giornalisti che hanno fatto la cronaca dell’assedio di Beslan e che hanno svelato le prove di un coinvolgimento dall’interno sono stati poi tenuti in custodia e drogati [9] dalle autorità russe, mentre partiva l’operazione di copertura.

– Durante l’assedio, le autorità russe si sono rifiutate di rivelare quali fossero le richieste dei terroristi, bloccando tutte le comunicazioni telefoniche e sostenendo che un nastro contenente le richieste dei terroristi fosse vuoto.

– I presunti terroristi ceceni non parlavano nemmeno il Ceceno e ricevevano ordini dall’estero, secondo quanto riportato [10].

Il massacro di Beslan è accaduto nel mezzo di un’ondata di attacchi terroristici in Russia e poco dopo i due disastri degli aerei passeggeri Tupolev, che sono stati attribuiti ai terroristi ceceni dalle autorità. Tuttavia, citando il fatto che i resti degli aerei sono sparsi su vaste aree, i media indipendenti russi hanno accusato Vladimir Putin di aver ordinato che gli aeromobili fossero abbattuti in un crudo complotto sotto falsa bandiera per assicurare la vittoria alle elezioni, due giorni dopo [11] del presidente ceceno favorevole al Cremlino Alu Alkhanov.

Il leader separatista ceceno Aslan Maskhadov ha negato ogni coinvolgimento [12] nei disastri aerei e nell’assedio alle scuole, citando “una terza forza che ha portato il presidente russo Vladimir Putin al potere” come responsabile della carneficina.

La storia palesemente comprovabile dei funzionari russi dell’FSB che inscenano attacchi terroristici, che sono poi attribuiti ai loro nemici politici, illustra il fatto che saremmo sciocchi ad accettare immediatamente la versione degli eventi del governo sull’odierna esplosione letale di Mosca, finché altri dettagli potranno essere confermati da parti indipendenti.

Certamente ci sono altre possibilità.

Lo stimato analista geopolitico Webster Tarpley ha più volte indicato una campagna in corso portata avanti dall’opposizione russa e sostenuta dall’Occidente per estromettere il primo ministro Putin. Appena qualche giorno fa Tarpley ha parlato al Russia Today di questo sforzo di destabilizzazione.

È possibile che l’attacco possa essere stato organizzato per evidenziare i buchi nella sicurezza che sono stati esagerati nelle recenti settimane?

Certamente, è peraltro perfettamente possibile che l’attacco fosse un atto commesso dai separatisti violenti. Si devono considerare tutte le possibilità.

Steve Watson & Paul Watson
Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link: http://www.prisonplanet.com/moscow-airport-blasts-fsb-false-flag-part-of-anti-putin-campaign-or-real-separatist-attack.html
24.01.2011

Traduzione per www,comedonchisciotte.org a cuar di MICAELA MARRI

[1] Prisonplanet.com: http://Prisonplanet.com
[2] Stock up with Fresh Food that lasts with eFoodsDirect: http://www.efoodsdirect.com/
[3] Image: http://prisonplanet.tv/
[4] Associated Press: http://www.prisonplanet.com/articles/july2007/310707_b_Beslan.htm
[5] high-ranking Russian military officers were involved in the plot : http://www.prisonplanet.com/articles/january2005/280105officershelped.htm
[6] was also exposed: http://www.prisonplanet.com/articles/november2004/031104schoolsiege.htm
[7] later confirmed.: http://www.prisonplanet.com/articles/september2004/070904helpedterrorists.htm
[8] “foreign intelligence agency” was involved: http://www.prisonplanet.com/articles/november2004/281104russianssuggest.htm
[9] uncovered evidence of inside involvement were later drugged and detained : http://www.prisonplanet.com/articles/september2004/100904journalistdrugged.htm
[10] according to reports: http://www.prisonplanet.com/articles/september2004/070904ordersfromabroad.htm
[11] secure an election victory: http://www.guardian.co.uk/chechnya/Story/0,2763,1293568,00.html
[12] Chechen separatist leader Aslan Maskhadov denied any involvement : http://www.prisonplanet.com/articles/september2004/040904thirdforce.htm

Il Vajont 47 anni dopo – Micaela Coletti

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il Vajont 47 anni dopo – Micaela Coletti.

L’Italia è sempre uguale a sé stessa. Dalla tragedia del Vajont, avvenuta 47 anni fa, non è cambiato nulla. La testimonianza di Micaela, una sopravvissuta di Longarone, assomiglia in modo impressionante a quelle dei terremotati de L’Aquila. Ciò che più colpisce è l’eterna mancanza dello Stato che, come riportato nell’intervista, negò persino il diritto ereditario ai parenti delle vittime con un cavillo legale. Oltre allo Stato è assente anche la sua gemella, la Giustizia, ieri come oggi. L’ONU decretò il Vajont come la più grande tragedia dell’umanità dovuta all’incuria dell’uomo. Morirono dalle 2.000 alle 4.000 persone. I responsabili furono condannati “per inondazione” e scontarono solo un anno e mezzo di prigione. Oggi, forse, sarebbero in Parlamento.

Intervista a Micaela Coletti, Presidente Comitato Sopravvissuti del Vajont

Il cimitero telematico del Vajont (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
“Sono Micaela Coletti, Presidente del “Comitato per i sopravvissuti del Vajont” e sopravvissuta alla tragedia del 9 ottobre 1963. Siamo nel cimitero delle vittime a Fortogna dove riposano tutti coloro che quella notte sono morti, questo è un cimitero però che nel 40° è stato rifatto in pratica, inizialmente il cimitero non era così, mentre questo è un cimitero che è un falso storico perché non ricorda la cosa più emozionale e più importante che è il discorso dei non riconosciuti perché se è vero, com’è vero che sono morti 2.000, anche se 2.000 è un numero convenzionale, dobbiamo ricordare che meno della metà sono stati riconosciuti, tutti gli altri non hanno un nome. Noi per 39 anni abbiamo fatto un certo percorso per andare a trovare i nostri, adesso facciamo lo stesso percorso e non ci troviamo più con il cippo e il nome, addirittura all’interno del portale hanno messo un personal computer, noi digitiamo il nostro cognome e ci viene detto che strada percorrere per andare a trovare il cippo che rappresenta i nostri cari e questa è sicurezza matematica che nella realtà è stato stravolto anche questo e per noi è un dolore grandissimo, abbiamo perso per la seconda volta la nostra identità.
Poi si vede quello che è successo, persino la terra si è alzata di parecchi metri, proprio per la forza dell’acqua. Qui si era formato addirittura un lago, proprio davanti alla diga, grande 40 metri, erano entrati anche i sommozzatori. Qua c’era il paese di Vajont, questo è quello che è rimasto. E questo è il luogo in cui adesso vorrebbero fare la centralina, è importante non soltanto perché si ha l’idea di quello che era Longarone, per esempio abitavo qua vicino proprio alla chiesa e quella notte ho fatto un volo di 350 metri in linea d’aria, mi hanno trovato proprio qua davanti dove erano le scuole.
Siamo ai piedi della diga, vediamo l’acqua che continua a uscire e questa è l’acqua che vorrebbero usare, incanalare per fare la centralina e usufruirla per il beneficio dei longaronesi. Noi siamo contrari perché quest’acqua continua comunque a passare per tutta la frana e a lavare le ossa di quelle 100 persone che insieme alla frana sono cadute dentro nella diga. Ecco perché noi diciamo che questo è un luogo sacro e questa è un’acqua sacra, però se è vero com’è vero che l’ONU nel 2008 ha decretato la tragedia del Vajont la più grande tragedia dell’umanità creata dall’incuria dell’uomo, non credo si possa smentire tutto questo, usando un’altra volta l’acqua per mano dell’uomo e soprattutto per interesse. Allora vuol dire che il Vajont niente ha insegnato.
La centralina dovrebbe essere fatta qua, usando l’acqua di scarico della frana. Se i vari comuni, soprattutto il comune di Longarone che nel 1999 per la conclusione del processo ha avuto addirittura 77 miliardi nel 2010 e nel 2011 ha un così bisogno estremo di soldi, 300 mila Euro all’anno, mi domando che fine hanno fatto gli altri soldi, perché non credo sia capibile come un comune possa buttare 77 miliardi che non erano per la gestione normale di un paese, questa era una specie di regalia dei soldi, sopra i soldi normali della gestione del paese, perché nessuno ha chiesto a noi come avrebbero dovuto essere gestiti?

Nessun risarcimento ai sopravvissuti (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Come si vede c’è un pezzo della diga e poi dove ci sono i pini, quella non è una montagna, ma quella è un pezzo della frana che quella notte si è staccata, in realtà poi è davvero una montagna e c’è una difficoltà proprio fisica anche nel capire, almeno alle 22,45 il 9 ottobre 1963 si è staccata la frana, quando la frana si è staccata e è entrata nel bacino, l’acqua si è alzata più di 200 metri, ha scavalcato queste due montagne, le ha grattate, è piombata a più di 90 km/h. Proprio qui davanti, dove c’era il paese di Vajont, l’acqua si è divisa in due. La prima parte ha immediatamente lavato Longarone, la seconda ondata è andata verso Pieve di Cadore per cinque km, poi è ritornata indietro, il danno più grande dicono sia stato procurato dallo spostamento dell’aria che è stato equiparato a due bombe di Hiroshima. Il mattino dopo qua era tutta una spianata di fango, non esisteva più niente e nessuno, addirittura il territorio, il terreno dove sorgeva prima Longarone anche quello si era alzato di parecchi metri perché proprio la forza dell’acqua aveva alzato, grattato totalmente tutto. C’erano soltanto sassi bianchi e niente altro e tanto fango, tanto fango e tanto fango. Il fatto che siano morti, si ritenga che siano morti tutti nello stesso momento ha avvalorato una legge del 1926, che è stata scovata dall’allora capo del Governo Leone e quando è arrivato a Longarone e ha parlato con quei pochi superstiti che chiedevano giustizia, lui è andato a Roma e ha detto: porterò a Roma la vostra giusta richiesta di giustizia, tant’è vero che appena arrivato a Roma cosa ha fatto? E’ diventato addirittura il capo degli Avvocati della Sade diventata Enel e è lui che ha scovato questa legge del 1926 che non era mai stata applicata la legge sulla comorienza, la quale dice che quando due persone di stretta parentela come un madre e un figlio muoiono nello stesso momento non lasciano eredi.
Proprio per merito di questa legge noi non abbiamo avuto il diritto di ereditare da parte dei nostri parenti, per cui non abbiamo avuto nessun tipo di diritto, assolutamente, tant’è che noi non abbiamo avuto neanche una casa, la cosa più semplice e normale era poter avere almeno una casa, non abbiamo il diritto di avere un aiuto psicologico, l’abbiamo chiesto tante volte ma non l’abbiamo ancora ottenuto, non abbiamo il diritto di essere curati in maniera gratuita perché comunque noi non abbiamo neanche una cartella clinica che dimostra le problematiche fisiche che abbiamo dovute subire quella notte, quando un bambino o una bambina come me a 12 anni si trova a dover fare 350 metri in linea d’aria di volo, trovarsi totalmente sottoterra, avere fuori soltanto un piede e una mano, penso che qualche problema non soltanto psicologico ma anche fisico abbia da averlo. Però noi non abbiamo nessun documento per cui non possiamo neanche chiedere un aiuto in questo senso. Noi non abbiamo avuto assolutamente niente, l’unica cosa che abbiamo avuto è stata la fortuna, dicono, di esserci salvati, ma questa poi adesso viene ritorta contro di noi e sembra quasi che la nostra sia una grandissima colpa!

I colpevoli di “inondazione” hanno fatto un solo anno di galera (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
I presunti colpevoli sono stati giudicati colpevoli di inondazione, hanno avuto 6 anni come pena, hanno fatto un anno e mezzo e sono stati rilasciati per buona condotta, questa è la giustizia per quanto riguarda la tragedia del Vajont. Longarone, bellissima, era chiamata la piccola Milano, sono ancora tanto orgogliosa di quello che era Longaronee questo è quello che è rimasto in realtà, questa sarebbe questa casa l’ex scuola.
Pirago: come si vede tutta la spianata, questa era la chiesa, è rimasto soltanto il campanile, qua sono i primi giornali dove si parlava di 4 mila vittime, poi 3.500, poi sono diventate 2 mila perché comunque 4 mila erano un numero talmente grande che spaventava proprio… la mia famiglia, questa sono io, questo è il mio papà, mia mamma, aveva 40 anni compiuti da 4 giorni, mio papà ne aveva 43, questa è mia nonna, questa sono io a Pieve di Cadore con la Titti Di Savoia. Questo è l’unico documento che ho che riguarda il fatto che io sia stata ricoverata a Pieve di Cadore, perché altrimenti documenti non ne esistono.
Questo è mio papà e questo è mio papà la mattina dopo, questa è la morte del Vajont, così si muore nel Vajont e questo è quello che vorremmo far sapere, nessuno è morto nel loro letto, assolutamente nessuno, nessuno è morto perché ha avuto un incidente in macchina, nessuno ha perso quello che ha perso, casa compresa perché è andato a giocare a scopone o quant’altro, sono stati assassinati e ci hanno rubato tutto! Lo Stato ci ha depredato di qualsiasi cosa, mio padre? E’ stato riconosciuto il 20 febbraio 1964 e dopo 47 anni noi ancora non sappiamo come sono morti, vorrei tanto saperlo.”

Vedi Milano e poi muori prima

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Vedi Milano e poi muori prima.

Milano ha 1.314.158 abitanti (fonte Wikipedia). Ognuno di loro ha un’aspettativa di vita di tre anni in meno rispetto alla media a causa dell’aria inquinata. L’amministrazione comunale è responsabile dell’aria inquinata. Le uniche misure che è stata capace di prendere sono il blocco delle auto la domenica (il giorno in cui Milano è deserta per la fuga dei milanesi di ogni fine settimana), l’Ecopass che consente di inquinare a termini di legge se si paga e la costruzione di decine di parcheggi che attirano le macchine dall’hinterland. La Moratti ha persino inventato le biciclette comunali senza piste ciclabili. Un genio. 1.314.158 abitanti moltiplicati per tre anni di vita in meno fanno la colossale sottrazione di vita di 3.942.474 anni. La cosa straordinaria è che sembra che non interessi a nessuno. Vedi Milano e poi muori prima.