Archivi del mese: gennaio 2011

I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI

Fonte: ComeDonChisciotte – I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE ESSI OBBEDISCONO AGLI ORDINI.

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il regime di Mubarak potrebbe crollare di fronte al vasto movimento nazionale di protesta… Quali Prospettive per l’Egitto e Il mondo arabo?

I “Dittatori” non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. Questo è vero in Tunisia, Algeria ed Egitto.

I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono.

Il Presidente Hosni Mubarak è stato un fedele servitore degi interessi economici occidentali e così lo è stato Ben Ali.

Il Governo nazionale e l’oggetto del movimento di protesta. L’obiettivo è quello di spodestare il burattino, piuttosto che il burattinaio. Gli slogan in Egitto sono “Abbasso Mubarak, abbasso il regime”. Nessun manifesto anti-Americano è stato segnalato … L’influenza dominante e distruttiva degli Stati Uniti in Egitto e in tutto il Medio Oriente resta nell’ombra.

Le potenze straniere che operano dietro le quinte sono schermate dal movimento di protesta.

Non si verificherà nessun cambiamento politico significativo a meno che il problema dell’interferenza straniera non sia affrontata significativamente dal movimento di protesta.

L’Ambasciata statunitense che al Cairo è un’importante soggetto politico che immancabilmente offusca il Governo nazionale, non è un obiettivo del movimento di protesta.

In Egitto è stato istituito nel 1991 un devastante programma del FMI al culmine della Guerra del Golfo. Esso è stato negoziato in cambio dell’annullamento del debito militare multimiliardario (in dollari)dell’Egitto nei confronti degli Stati Uniti in aggiunta alla sua partecipazione alla guerra. Come risultato la deregulation dei prezzi alimentari, la vasta privatizzazione e le massicce misure di austerità hanno portato a un impoverimento della popolazione egiziana e la destabilizzazione della sua economia. Il governo di Mubarak è stato elogiato come un “allievo del FMI” modello.

Il ruolo del governo di Ben Ali in Tunisia è stato quello di far rispettare la mortale medicina economica del FMI, che in un periodo di oltre venti anni è servito a destabilizzare l’economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal “Consenso” di Washington.

Sia Hosni Mubarak che Ben Ali sono rimasti al potere perché i loro governi hanno obbedito ai diktat del FMI e li hanno applicati efficacemente.

Da Pinochet e Videla a Baby Doc, Ben Ali e Mubarak, da Washington sono stati installati dittatori. Storicamente in America Latina i dittatori sono stati insediati attraverso una serie di colpi di stato militari sponsorizzati dagli USA. Nel mondo di oggi, essi sono installati attraverso “elezioni libere e corrette”, sotto la sorveglianza della “comunità internazionale”.

Il nostro messaggio al movimento di protesta:

Le decisioni operative sono prese a Washington DC, presso il Dipartimento di Stato americano, al Pentagono, a Langley, il quartier generale della CIA, in H Street NW, il quartier generale della Banca Mondiale e del FMI.

Le relazioni del “dittatore” con interessi stranieri devono essere affrontate. Spodestare i burattini politici, ma non dimenticate di mettere nel mirino i “dittatori reali”.

Il movimento di protesta dovrebbe concentrarsi sulla sede reale dell’autorità politica; dovrebbe avere come obiettivo l’ambasciata statunitense, la delegazione dell’Unione europea, le rappresentanze nazionali del FMI e della Banca mondiale.

Il cambiamento politico significativo può essere garantito solo se l’agenda di politica economica neoliberista viene gettata via.

Regime di ricambio

Se il movimento di protesta non non indirizza le proprie energie sul ruolo esercitato da potenze straniere, tra cui le pressioni esercitate dagli “investitori”, creditori esterni e istituzioni finanziarie internazionali, l’obiettivo della sovranità nazionale non sarà raggiunto. Nel qual caso, ciò che accadrà è un processo ristretto di “sostituzione di regime”, che assicura la continuità politica.

I “dittatori” vengono insediati e spodestati. Nel momento in cui sono screditati politicamente e non servono più gli interessi dei loro sponsor USA, vengono sostituiti da un nuovo leader, spesso reclutato tra le fila dell’opposizione politica.

In Tunisia, l’amministrazione Obama ha già preso posizione. Essa intende svolgere un ruolo chiave nel “programma di democratizzazione” (cioè lo svolgimento di elezioni cosiddette eque). Essa intende anche usare la crisi politica come un mezzo per indebolire il ruolo della Francia e consolidare la sua posizione in Nord Africa: “Gli Stati Uniti, che sono stati svelti a farsi un’idea dell’ondata di protesta per le strade della Tunisia, stanno cercando di ricavarne il loro tornaconto per imporre riforme democratiche nel paese e non solo.

L’inviato di alto livello degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Jeffrey Feltman, è stato il primo funzionario straniero ad arrivare nel Paese dopo che il presidente Zine El Abidine Ben Ali è stato estromesso il 14 gennaio e rapidamente ha reclamato le riforme. Martedì ha detto che solo elezioni libere e giuste possono dare credibilità alla tormentata leadership dello stato nord africano e rafforzarla.

“Certamente mi aspetto che andremo ad utilizzare l’esempio della Tunisia” in colloqui con altri governi arabi, ha aggiunto l’assistente del Segretario di Stato Feltman.

È stato spedito nel paese nordafricano per offrire l’aiuto degli Stati Uniti nella turbolenta transizione del potere, e ha incontrato i ministri tunisini e personaggi della società civile.

Feltman si reca poi a Parigi mercoledì per discutere della crisi con i dirigenti francesi, favorendo l’impressione che gli Stati Uniti stiano guidando il sostegno internazionale per una nuova Tunisia, a scapito della sua ex potenza coloniale, la Francia. …

Le nazioni occidentali hanno a lungo sostenuto la leadership tunisina ora estromessa, vedendola come un baluardo contro i militanti islamici nella regione del Nord Africa.

Nel 2006, l’allora Segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, parlando a Tunisi, ha elogiato l’evoluzione del paese.

Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton è agilmente intervenuta con un discorso a Doha il 13 gennaio ammonendo i leader arabi che se non permetteranno maggiore libertà ai loro cittadini c’è il rischio che gli estremisti sfruttino la situazione.

” Non c’è dubbio che gli Stati Uniti stanno cercando di posizionarsi molto rapidamente dalla parte conveniente ,…” ” AFP: USA aiutano il successo del modello della rivolta tunisina .

Washington avrà successo nell’installare un nuovo regime fantoccio?

Molto dipende dalla capacità del movimento di protesta di affrontare il ruolo insidioso degli Stati Uniti negli affari interni del paese.

I sovrastanti poteri dell’impero non sono menzionati. Con amara ironia, il presidente Obama ha espresso il suo sostegno al movimento di protesta.

Molte persone all’interno del movimento di protesta sono portate a credere che il presidente Obama sia impegnato per la democrazia e i diritti umani, e sostiene la risoluzione dell’opposizione di spodestare un dittatore, che è stato in primo luogo installato dagli USA.

Cooptazione dei leader dell’opposizione

La cooptazione dei leader dei principali partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, in previsione del crollo di un governo fantoccio autoritario fa parte del disegno di Washington, applicato in diverse regioni del mondo.

Il processo di cooptazione è attuato e finanziato da fondazioni con sede negli Stati Uniti tra cui il National Endowment for Democracy (NED) e Freedom House (FH) -sia la FH che il NED hanno legami con il Congresso degli Stati Uniti- il Council on Foreign Relations (CFR), e la classe dirigente del business negli Stati Uniti. Sia il NED e FH sono noti per avere legami con la CIA.

Il NED è coinvolta attivamente in Tunisia, Egitto e Algeria. Freedom House supporta diverse organizzazioni della società civile in Egitto.

“Il NED è stato istituito con l’amministrazione Reagan dopo il ruolo della CIA negli sforzi tesi a finanziamenti segreti per rovesciare i governi stranieri è stato portato alla luce, portando al discredito dei movimenti, partiti, riviste, libri, giornali e individui che hanno ricevuto finanziamenti dalla CIA. .. . Come dotazione bipartisan, con la partecipazione dei due maggiori partiti, così come dell’AFL-CIO e della Camera di Commercio degli Stati Uniti, il NED ha preso l’impegno per i finanziamenti atti a rovesciare i movimenti stranieri, ma apertamente e sotto la rubrica della “promozione della democrazia”. (Stephen Gowans, Gennaio 2011″ Cosa c’è di sinistra “

Mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto il governo di Mubarak negli ultimi trenta anni, le fondazioni degli Stati Uniti con legami con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il Pentagono hanno sostenuto attivamente l’opposizione politica tra cui il movimento della società civile. Secondo Freedom House: ” la società civile egiziana è sia vibrante che vincolata. Ci sono centinaia di organizzazioni non-governative destinate ad ampliare i diritti civili e politici nel paese, che operano in un ambiente altamente regolamentato.” ( Freedom House Comunicati Stampa ).

Con una amara ironia, Washington sostiene la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocità, mentre fornisce anche il sostegno e il finanziamento ai suoi detrattori, attraverso le attività di FH, la NED, tra gli altri.

Gli sforzi di Freedom House per dare autorità a una nuova generazione di sostenitori ha prodotto risultati concreti e il programma della New Generation in Egitto ha guadagnato importanza sia a livello locale che internazionale. I membri egiziani di tutti i gruppi della società civile hanno ricevuto [maggio 2008] attenzioni e riconoscimenti senza precedenti, compresi dei meeting a Washington con il segretario di Stato americano, la National Security Advisor, e importanti membri del Congresso. Nelle parole di Condoleezza Rice, essi rappresentano la “speranza per il futuro dell’Egitto”. FreedomHouse,

Doppio colloquio politico: conversare con “dittatori”, confondersi con i “dissidenti”

Sotto gli auspici della Freedom House, i dissidenti e gli oppositori egiziani di Hosni Mubarak, sono stati ricevuti nel maggio 2008 da Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato e al Congresso degli Stati Uniti

Nel maggio del 2009, Hillary Clinton ha incontrato una delegazione di dissidenti egiziani, in visita a Washington sotto l’egida della Freedom House. (Vedi sotto). Ci sono state riunioni ad alto livello. Questi gruppi dell’opposizione, che giocano un ruolo importante nel movimento di protesta, sono criticati perchè accusati di servire gli interessi americani. L’America è presentata come un modello di libertà e giustizia. L’invito di dissidenti al Dipartimento di Stato e al Congresso pretende di infondere un sentimento di impegno e fedeltà verso i valori democratici americani.

Tali riunioni ad alto livello si sono svolte una settimana prima della visita di Obama in Egitto: .

Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha elogiato il lavoro di un gruppo di attivisti della società civile egiziana ha incontrato oggi e ha detto che era in Egitto interesse a muoversi verso la democrazia e ad esporre più rispetto per i diritti umani. .

I 16 attivisti incontrato Clinton e in seguito, assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente Jeffrey Feltman a Washington al termine di una borsa di studio di due mesi organizzato dal programma di Freedom House’s New Generation. .

I borsisti sollevato preoccupazioni su ciò che essi percepiscono come il governo degli Stati Uniti le distanze dal egiziana della società civile e ha invitato il presidente Obama per incontrare i giovani attivisti della società civile indipendente, durante la sua visita al Cairo la settimana prossima. Essi hanno inoltre esortato l’amministrazione Obama di continuare a fornire politico e il sostegno finanziario per la società civile egiziana e per contribuire ad aprire lo spazio per le organizzazioni non governative, che è strettamente limitato ai sensi di emergenza legge di lunga data di Egitto.

I borsisti Clinton ha detto che il momento era già costruendo in Egitto di una maggiore e dei diritti umani civili e che sostegno degli Stati Uniti in questo momento è urgentemente necessario. Essi hanno sottolineato che la società civile rappresenta un moderato e pacifico “terza via” in Egitto, in alternativa agli elementi autoritari nel governo e quelli che sposano governo teocratico. (Freedom House, maggio 2009)

Durante la loro borsa, gli attivisti hanno trascorso una settimana a Washington, che ricevono una formazione in difesa e ottenere uno sguardo all’interno degli Stati Uniti la democrazia funziona così. Dopo la loro formazione, i borsisti sono stati abbinati con le organizzazioni della società civile in tutto il paese in cui hanno condiviso esperienze con i colleghi statunitensi. Gli attivisti si concluderà il loro programma … visitando funzionari del governo degli Stati Uniti, i membri del Congresso, i media ei gruppi di riflessione. “ ( Freedom House , maggio 2009, enfasi aggiunta)

Questi i gruppi della società civile di opposizione – che sono attualmente giocando un ruolo importante nel movimento di protesta – sono sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti. Essi indelebile servire gli interessi degli Stati Uniti.

L’invito dei dissidenti egiziani al Dipartimento di Stato e del Congresso degli Stati Uniti pretende anche di infondere un senso di impegno e di fedeltà ai valori democratici americani. L’America è presentato come un modello di libertà e giustizia. Obama è accolto come un “Role Model”.

I burattinai sostengono il movimento di protesta contro i loro stessi burattini
I burattinai supportano il dissenso contro i propri burattini?

Si chiama “effetto leva politico”, ” fabbricazione del dissenso”. Sostenere il dittatore e gli oppositori del dittatore come un mezzo per controllare l’opposizione politica.

Queste azioni da parte di Freedom House e del National Endowment for Democracy per conto delle amministrazioni Bush e Obama, garantiscono che l’opposizione della società civile finanziata dagli USA non riesce a dirigere le proprie energie contro i burattinai dietro il regime di Mubarak, e cioè il governo degli Stati Uniti.

Queste organizzazioni della società civile finanziate dagli Stati Uniti agiscono come un “cavallo di Troia”, incorporato all’interno del movimento di protesta. Esse proteggono gli interessi dei burattinai. Essi assicurano che il movimento di protesta popolare non affronterà la questione più ampia dell’ingerenza straniera negli affari degli Stati sovrani.

I bloggers Twitter e Facebook sostenuti e finanziati da Washington

In relazione al movimento di protesta in Egitto, alcuni gruppi della società civile finanziati dalle fondazioni con sede negli Stati Uniti hanno portato la protesta su Twitter e Facebook:

” Gli attivisti del movimento egiziano di Kifaya Egitto (numerosi) – una coalizione di oppositori del governo – e il Movimento Giovanile 6 aprile ha organizzato le proteste sui siti web di Social networking Facebook e Twitter. Le notizie occidentali hanno riportato che Twitter sembra essere bloccato in Egitto dopo Martedì.” (Vedi Voice of America,, Egitto sconvolto da letali proteste anti-governative

Il movimento Kifaya, che ha organizzato una delle prime azioni dirette contro il regime di Mubarak nel 2004, è sostenuto dall’International Center for Non-Violent Conflict con sede negli Stati Uniti. A sua volta, Freedom House è stata coinvolta nella promozione e nella formazione dei blog Facebook e Twitter in Medio Oriente e Nord Africa:

I membri locali di Freedom House hanno acquisito competenze nella mobilitazione civica, leadership e pianificazione strategica, e su come beneficiare di opportunità di networking attraverso l’interazione con i donatori basati a Washington, le organizzazioni internazionali e i media. Dopo il ritorno in Egitto, questi soci hanno ricevuto piccole sovvenzioni destinate a realizzare iniziative innovative, come sostenere le riforme politiche attraverso Facebook e la messaggistica SMS.
www.freedomhouse.org

Dal 27 Febbraio al 13 Marzo [2010], la Freedom House ha ospitato 11 blogger provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa [da diverse organizzazioni civili] per un Advanced New Media Study Tour di due settimane a Washington, DC. Lo Study Tour ha fornito ai bloggers una formazione nella sicurezza digitale, produzione di video digitali, sviluppo di messaggi e cartografia digitale. Durante il soggiorno, hanno anche partecipato ad un briefing del Senato, e si sono incontrati con funzionari di alto livello a USAID, al [Dipartimento] di Stato e al Congresso così come con media internazionali tra cui Al-Jazeera e il Washington Post.
www.freedomhouse.org enfasi aggiunta

Si può facilmente comprendere l’importanza attribuita dal governo statunitense a questo “programma di formazione” per blogger, accoppiato con riunioni ad alto livello presso il Senato degli Stati Uniti, il Congresso, il Dipartimento di Stato, ecc.

Il ruolo del movimento di Facebook e Twitter come espressione di dissenso, deve essere attentamente valutato alla luce dei legami di varie organizzazioni della società civile con Freedom House (FH), National Endowment for Democracy (NED) e il Dipartimento di Stato americano. BBC World News (trasmesso in Medio Oriente), citando i messaggi Internet egiziani ha riferito sull’”invio di denaro ai gruppi pro-democrazia da parte degli Stati Uniti”. (BBC World News, 29 gennaio 2010)

I Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani in Egitto rappresentano il segmento più importante dell’opposizione al presidente Mubarak. Secondo i rapporti, i Fratelli Musulmani dominano il movimento di protesta.

Mentre vi è un divieto costituzionale contro i partiti politici religiosi, membri della Fratellanza eletti al parlamento egiziano come “indipendenti” rappresentano il più vasto blocco parlamentare.

La Fratellanza, tuttavia, non costituisce una minaccia diretta per gli interessi strategici e economici di Washington nella regione. Agenzie di intelligence occidentali hanno una lunga storia di collaborazione con la Fratellanza. Il sostegno della Gran Bretagna alla Confraternita attraverso il Servizio Segreto britannico risale al 1940. A partire dagli anni ‘50, secondo l’ex funzionario di intelligence William Baer, “La CIA [incanalò] sostegno ai Fratelli Musulmani a causa della” lodevole la capacità della Confraternita di rovesciare Nasser”. 1954-1970: CIA e la Fratellanza Musulmana alleati per opporsi al presidente egiziano Nasser , questi collegamenti sotto copertura per la CIA sono stati mantenuti nel periodo post-Nasser.

Considerazioni conclusive

La rimozione di Hosni Mubarak è stata, per diversi anni, sul tavolo di lavoro della politica estera statunitense.

La sostituzione del regime serve a garantire la continuità, pur fornendo l’illusione che un cambiamento politico significativo si è verificato.

L’agenda di Washington per l’Egitto è stato quella di “dirottare il movimento di protesta” e sostituire il presidente Hosni Mubarak, con un nuovo capo di Stato fantoccio compiacente.

L’obiettivo di Washington è quello di sostenere gli interessi delle potenze straniere, per sostenere il programma economico neoliberista, che è servito a impoverire la popolazione egiziana.

Dal punto di vista di Washington, la sostituzione del regime non richiede più l’installazione di un regime autoritario militare come nel periodo di massimo splendore dell’imperialismo degli Stati Uniti, ma può essere attuato dalla cooptazione dei partiti politici, tra cui la sinistra, il finanziamento dei gruppi della società civile, infiltrando il movimento di protesta e la manipolazione delle elezioni nazionali.

Con riferimento al movimento di protesta in Egitto, il presidente Obama ha dichiarato in una trasmissione video 28 gennaio su Youtube: “Il governo non deve ricorrere alla violenza”. La questione più fondamentale è: qual’è la fonte di tale violenza?
L’Egitto è il maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele. L’esercito egiziano è considerato la base di potere del regime di Mubarak.

“L’esercito egiziano e le forze di polizia sono equipaggiate con oltre un 1 miliardo di dollari in aiuti militari all’anno da Washington. … Quando gli Stati Uniti descrivono ufficialmente l’ Egitto come” un alleato importante “è accortamente riferito al ruolo di Mubarak come un avamposto per le operazioni militari americane e della loro guerra sporca in Medio Oriente e non solo. E’ evidente per i gruppi internazionali per i diritti umani che innumerevoli “persone sospette” prelevate dalle forze USA nei loro vari territori in operazioni criminali sono segretamente scaricati in Egitto per “pesanti interrogatori”.
Il paese serve come una grande “Guantanamo” del Medio Oriente, opportunamente oscurato dagli interessi pubblici degli Stati Uniti e sollevato di sottigliezza giuridica riguardo ai diritti umani “. (Finian Cunningham, Egypt: US-Backed Repression is Insight for American Public, Global Research, January 28, 2010) Le politiche degli Stati Uniti hanno imposto all’Egitto e al mondo arabo per più di 20 anni, assieme al “libero mercato”, le riforme e la militarizzazione del Medio Oriente che sono la causa principale della violenza di Stato.

L’intento dell’America è quello di utilizzare il movimento di protesta per installare un nuovo regime.

Il movimento del popolo dovrebbe reindirizzare le proprie energie: identificate il rapporto tra l’America e “il dittatore”. Disarcionate il burattino politico dell’America, ma non dimenticate di porre come obiettivo i “dittatori reali”.

Deviate il processo di cambiamento di regime.

Smantellate le riforme neoliberiste.

Chiudete le basi militari statunitensi in Egitto e nel mondo arabo.

Stabilite un governo veramente sovrano.

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22993
29.01.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

ComeDonChisciotte – IL RISVEGLIO GLOBALE TEMUTO DA BRZEZINSKI E’ ARRIVATO ?

ComeDonChisciotte – IL RISVEGLIO GLOBALE TEMUTO DA BRZEZINSKI E’ ARRIVATO ?.

DI PAUL JOSEPH WATSON
prisonplanet.com

Monumentale grido di battaglia per la libertà in tutto il mondo rischia di deragliare l’agenda del nuovo ordine mondiale

Il “risveglio politico globale” molto temuto da Zbigniew Brzezinski è in pieno svolgimento. Rivolte in Egitto, Yemen, Tunisia e altri paesi rappresentano un grido di libertà veramente imponente  in tutto il mondo  che rischia di danneggiare enormemente l’agenda per un governo mondiale, ma solo se i rivoluzionari riusciranno ad evitare di essere cooptati da una paranoica e disperata elite globale.

Durante un discorso al Council on Foreign Relations a Montreal l’anno scorso, il co-fondatore insieme a  David Rockefeller della Commissione Trilaterale e regolare partecipante alle riunioni del gruppo Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, ha lanciato l’allarme per un “risveglio politico globale”, principalmente da parte dei giovani dei paesi in via di sviluppo, che minaccia di rovesciare l’ordine internazionale esistente.

Leggere interamente le parole di Brzezinski, alla luce delle rivolte globali che ora vediamo diffondersi a macchia d’olio in tutto il pianeta, ci offre una sorprendente panoramica su quanto sia di fondamentale importanza l’esito di questa fase della storia moderna, per il futuro corso geopolitico del mondo, e di conseguenza per la sopravvivenza e la crescita della libertà umana in generale.

Per la prima volta nella storia umana, quasi tutta l’umanità è politicamente attiva, politicamente consapevole e politicamente interattiva … Il risultato globale dell’attivismo politico sta generando un impulso alla ricerca della dignità personale, del rispetto culturale e di opportunità economiche in un mondo dolorosamente segnato dai ricordi di una secolare dominazione straniera coloniale o imperiale … L’anelito alla dignità umana a livello mondiale è la sfida centrale insita nel fenomeno del risveglio politico globale … un risveglio che è socialmente imponente e politicamente radicalizzante  … L’accesso quasi universale a radio, televisione e Internet sta creando sempre più  una comunità di percezioni condivise e di invidia che può essere galvanizzata e canalizzata da demagogiche passioni politiche o religiose. Queste energie trascendono i confini sovrani e rappresentano una sfida sia per gli Stati esistenti, che per l’attuale gerarchia mondiale, su cui ancora si fonda l’America…

I giovani del Terzo Mondo sono particolarmente inquieti e risentiti. La rivoluzione demografica che essi rappresentano è quindi una bomba politica ad orologeria, come pure … Il loro potenziale rivoluzionario  potrebbe emergere tra le decine di milioni di studenti concentrati negli istituti di istruzione di “terzo livello” spesso intellettualmente discutibili dei paesi in via di sviluppo. Stando alla definizione di istruzione di terzo livello, vi sono attualmente in tutto il mondo tra 80 e 130 milioni di studenti “universitari”. In genere provenienti dalla piccola borghesia socialmente insicura e infiammata da un senso di indignazione sociale, questi milioni di studenti sono rivoluzionari-in-attesa, già semi-mobilitati in assemblee di grandi dimensioni, collegate da Internet e pre-posizionati per un replay su scala più grande di ciò che è accaduto anni prima a Città del Messico o in piazza Tiananmen. La loro energia fisica e la frustrazione emotiva è solo in attesa di essere innescata da una causa, o una fede, o un sentimento di odio …

Anche [Le] maggiori potenze mondiali, vecchie e nuove, affrontano una realtà nuova: mentre la letalità della loro forza militare è più grande che mai, la loro capacità di imporre il controllo sulle masse politicamente risvegliate del mondo è a un minimo storico. Per dirla senza mezzi termini: in tempi precedenti, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione di persone, oggi, è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che  controllare un milione di persone.

Zbigniew Brzezinski

E ‘importante sottolineare che Brzezinski non stava elogiando l’inizio di questo “risveglio politico globale”, lo stava screditando. Come uno degli dei principali architetti dell'”attuale gerarchia a livello mondiale”, a cui fa riferimento, lo stesso Brzezinski è sotto minaccia diretta, così come in generale la continua capacità dell’élite globale di controllare gli affari del mondo.

Brzezinski si rammarica del fatto che Internet ha reso quasi impossibile per le élites globali controllare l’ambiente politico, controllare i pensieri e il comportamento di un milione di persone, che è precisamente ciò per cui  l’Egitto si è mosso per fermare il world wide web ieri, in un disperato tentativo di evitare che gli attivisti si organizzassero contro lo Stato.

Come è di routine ogni volta che sommosse e rivoluzioni spuntano improvvisamente  come dal nulla, la storia ci ammonisce di non prendere alla lettera quello che si vede, e ricordare le numerose artificiose “rivoluzioni colorate” che sono servite a ben poco se non a consentire all’elite globale del FMI/Banca mondiale di rovesciare un potere canaglia e sequestrare il paese entrando dalla porta di servizio con l’aiuto di regimi fantoccio successivamente insediati.

Tuttavia, l’effetto domino della rivoluzione globale che ha subìto un’accelerazione nelle ultime settimane, sembra essere stato generato da una genuino desiderio coordinato, su base popolare, per la vera libertà, e la fine dei regimi dittatoriali che gli Stati Uniti e l’elite bancaria hanno contribuito a sostenere.

La rivolta globale che si sta diffondendo in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, avendo già toccato l’Europa con disordini e scioperi in Italia, Francia, Grecia e Regno Unito lo scorso anno, si caratterizza come una reazione contro la dittatura, la brutalità della polizia e la repressione politica. Questi fattori hanno agitato correnti sotterranee di risentimento per anni, ma solo grazie ad una maggiore educazione e ad un più facile accesso alle informazioni e alla capacità di organizzazione attraverso Internet, una nuova generazione di attivisti ha detto finalmente basta. L’aumento vertiginoso dei prezzi alimentari, l’inflazione del carburante, salari più bassi e alta disoccupazione hanno svolto un ruolo centrale.

Come scrive Andrew Gavin Marshall  nel suo ottimo articolo, Stiamo assistendo all’inizio di una rivoluzione globale? “Non dobbiamo accantonare queste proteste e rivolte come istigate dall’Occidente, ma piuttosto  come proteste emerse in maniera organica, e l’Occidente sta tentando successivamente di cooptare e controllare i movimenti emergenti”.

Nel caso di Egitto, Yemen e Tunisia, tutti e tre i regimi hanno goduto del supporto multi-decadale del complesso militare-industriale. Tutti e tre sono stati vassalli completamente compiacenti con il nuovo ordine mondiale. Non c’era bisogno di “rivoluzioni colorate” fittizie o messe in scena provocate dall’elite globale in questi paesi.

Infatti, il dado era già stato tratto quando l’amministrazione Obama ha espresso il suo sostegno al trentennale dittatore Hosni Mubarak, durante un’intervista della PBS di ieri, quando il vice-presidente Joe Biden ha lasciato intendere che le richieste dei manifestanti sono illegittime.

“L’azione riflessa delle potenze imperiali è quella di armare e sostenere ulteriormente i regimi oppressivi, come pure la possibilità di organizzare una destabilizzazione attraverso operazioni di infiltrazione o di guerra aperta (come si sta facendo in Yemen)”, scrive Marshall. “L’alternativa è quella di avviare una strategia di “democratizzazione”, in cui le Organizzazioni Non Governative-ONG- occidentali  e organizzazioni della società civile, stabiliscono contatti e relazioni forti con la società civile nazionale in queste regioni e nazioni. L’obiettivo di questa strategia è quello di organizzare, finanziare e aiutare direttamente la società civile nazionale per la creazione di un sistema democratico, sul modello occidentale e, quindi, mantenere la continuità della gerarchia internazionale. In sostanza, il progetto di “democratizzazione” implica la creazione delle strutture esteriori visibili di uno stato democratico (elezioni multipartitiche, società civile attiva, “indipendenza” dei media, ecc) e tuttavia mantenere la continuità nella sottomissione alle corporazioni, alla Banca Mondiale, al FMI, alle multinazionali e alle potenze occidentali”.

Ricordate – ogni paese che mantiene la propria sovranità, agisce principalmente nel suo interesse e tenta  di costruire se stesso come uno Stato forte, prospero e culturalmente forte è un nemico per i globalisti. La gerarchia internazionale esige il rispetto, la dipendenza, la debolezza e una diluizione del patrimonio e della cultura in modo che ogni nazione possa essere racchiusa nella sfera di controllo del governo mondiale.

Non commettete errori a questo proposito, stiamo assistendo ad una rivoluzione globale, l’età della collera è caduta su di noi come tessere di domino che raggiungono ogni angolo del pianeta. Se l’esito sarà il rovesciamento dell’attuale gerarchia globale, come teme Zbigniew Brzezinski, resta da vedere, ma sicuramente questo dipenderà da chi controllerà i nuovi governi che sostituiranno i governanti spodestati – la gente che ha iniziato il processo di cambiamento, o la Banca mondiale, o il FMI, o le ONG e il resto delle élites globali che stanno disperatamente tentando di salvare il loro programma di governo mondiale da un deragliamento.

Versione originale:

Paukl Joseph Watson
Fonte: http://www.prisonplanet.com/
Link: http://www.prisonplanet.com/brzezinskis-feared-global-awakening-has-arrived.html
28.01.2011

Versione italiana

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2011/01/il-globale-temuto-da-brzezinski-e.html
29.01.2011

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

‘Borsellino fermato anche perché indagava su Dell’Utri?’

Fonte: ‘Borsellino fermato anche perché indagava su Dell’Utri?’.

“Stiamo ancora cercando riscontri ma secondo noi Paolo Borsellino stava indagando su Marcello Dell’Utri. Anche per questo motivo c’è stata quell’accelerazione sulla sua morte. Ma di questo parleremo nel prossimo libro che stiamo già scrivendo”.
Con questa rivelazione Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila e coautore con Lorenzo Baldo del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Aliberti Editore), ha concluso la conferenza di presentazione che si è tenuta presso l’Aula Magna della Falcoltà di Giurisprudenza di Palermo. Una manifestazione intensa ed emozionante a cui hanno partecipato come relatori, oltre agli autori, i fratelli del giudice Salvatore e Rita Borsellino, i giudici Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, e il giornalista Umberto Lucentini.

Oltre a ringraziare tutti coloro che, grazie alle proprie testimonianze, hanno reso possibile la realizzazione del libro, gli autori hanno dapprima raccontato le motivazioni che li hanno spinti a scrivere un libro sugli ultimi 57 giorni di Paolo Borsellino, quindi hanno rivelato il progetto della nuova pubblicazione.
“Questo libro lo abbiamo scritto in quanto, senza trascurare le altre stragi, a nostro parere quella di via D’Amelio da la vera chiave di interpretazione per capire chi oggi è al potere”.  “Secondo noi – ha aggiunto Bongiovanni – e mi assumo la responsabilità di quello che dico, chi comanda in Italia, sotto tutti gli aspetti (politico, economico e finanziario), sono in qualche modo responsabili di questo assassinio. Mi riferisco ad un potere trasversale a cui appartengono personaggi ‘di centro, di destra e di sinistra’, personaggi che oggi comandano in Italia e di cui il Premier è l’espressione più drammatica e buffonesca. Noi pensiamo che questo potere ha fatto accordi con Cosa nostra e uno dei burattinai, ormai in fin di vita ma che ancora si esprime come Licio Gelli, parla di piano di Rinascita ed esprime giudizi. Questa persona è uno di quegli oracoli che ogni tanto ci indicano una strada. Non so se lo fa coscientemente o perché ha 93 anni, ma dice delle cose verosimili. E tornando all’accordo tra mafia e Stato secondo noi è possibile che Mancino abbia chiamato Borsellino proprio per dirgli di questa trattativa, e che il giudice si sia indignato a tal punto da frapporsi alla stessa. Pertanto è stato eliminato”.

Durante l’incontro, grazie alle domande formulate dalle due moderatrici Anna Petrozzi e Lucia Castellana, sono stati toccati diversi aspetti. Ad essere approfondite non sono state solo le tematiche del libro, che per l’appunto attraversa gli ultimi cinquantasette giorni vissuti dal giudice antimafia immediatamente dopo la Strage di Capaci fino al giorno della sua morte, ma anche un’analisi sul momento politico sociale che lo Stato italiano sta attraversando e sulla necessità di impegnarsi attivamente, ognuno con i propri mezzi, per cercare di sconfiggere questo cancro che è la Mafia. Una lotta a cui Paolo Borsellino credeva con ottimismo, così come scriveva in una lettera appena poche ore prima della propria  morte. Un episodio ricordato con emozione da Salvatore Borsellino durante la conferenza. Lui, simbolo di quella nuova resistenza che si manifesta nelle persone e nei tanti giovani coinvogliati nel movimento delle “Agende Rosse” pronte a scendere in campo per difendere i giudici che mettono a rischio la propria vita in favore della verità e della giustizia. Giudici come Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia. Quest’ultimo, procuratore aggiunto della Procura di Palermo ed autore della prefazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, ha denunciato gli attacchi che continuamente subisce la magistratura nel tentativo di stravolgerne l’indipendenza subordinandola alla politica. “La legge è uguale per tutti – ha detto il magistrato – e questo è sicuramente uno dei principi cardine per salvaguardare democrazia e legalità nel nostro Paese. Valori che vanno difesi ad ogni livello”. Un concetto condiviso pienamente anche da Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo e presidente dell’Anm Palermo, che, commentando le note finali del libro, ha detto: “Condivido ogni parola degli autori quando dicono che per rendere onore al debito morale che abbiamo nei confronti di Paolo Borsellino ognuno di noi deve pretendere giustizia e verità. Tutti noi siamo chiamati a questo passo e dobbiamo metterci impegno. Alimentando la vostra sete di giustizia e verità noi magistrati abbiamo un dovere, resistere ispirandoci al coraggio di Paolo, alla sua passione, impegnadoci con la consapevolezza di esercitare non un potere ma un servizio in favore del popolo, per dimostrare che si è davvero tutti uguali di fronte alla legge”.
Importanti sono state anche le testimonianze di Rita Borsellino, che oltre a ricordare il fratello ha ribadito l’importantza di schierarsi ed impegnarsi anche politicamente per cercare di scardinare l’attuale sistema di potere, e Umberto Lucentini, che invece ha voluto evidenziare il ruolo che in questo momento recita l’informazione.

ANTIMAFIAduemila (29 gennaio 2010)

VASSALLO, UN SANTO LAICO – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: VASSALLO, UN SANTO LAICO – La fermata – Cadoinpiedi.

Un santo laico Angelo Vassallo. Sindaco pescatore del Cilento. Architetto ecologico dello splendore della spiaggia di Acciaroli, la lingua marina, insieme a Pioppi, del comune di Pollica. Uomo giusto capace di distribuire benessere e ricchezza, nel diventare punto di riferimento non solo di un piccolo borgo ma centro di saggezza e buona politica per tutto il Cilento, straordinaria area meridionale resa celebre dal film “Benvenuti al Sud” e diventata infelice da quella notte da settembre nero per tutti i democratici nazionali quando il piombo assassino decise che bisognava farla finita con quell’uomo simbolo: con la sua funzione ostacolava la speculazione criminale del ciclo del cemento aggressivo su tutto il comprensorio.

Riccardo Iacona, uno dei migliori giornalisti d’inchiesta italiana, anche questa volta non si è lasciato sfuggire il fatto, e per il ritorno di “Presadiretta” (stasera alle 21,30 su Raitre) riparte proprio dall’omicidio Vassallo ricostruendo contesto investigativo e cornice sociale e politica in cui si disegna questa esemplare vicenda meridionale del XXI secolo nella quale il pensiero meridiano si contrappone alla gomorra criminale.

Mentre l’Italia è inchiavardata alla Sodoma-suburra di Arcore c’è un giornalismo che ancora fa il suo mestiere. Buon collega di Iacona è Antonio Manzo del Mattino, cronista vecchio stile, che dal giorno successivo all’omicidio sul suo giornale ha scritto notizie incalzanti ed esclusive. Ha identificato il presunto killer fuggito in Colombia, ha raccontato due sospetti strani suicidi della zona, i prestanome testa di legno, il milieu di Scampia dove si reclutano gli assassini ed ha raccolto la testimonianza di un assessore di un municipio vicino cui Angelo disse: «Questi si vogliono mangiare il Cilento». Le cronache di Manzo sono lontane dalla retorica. L’inviato del Mattino non tace particolari scomodi, come quello dell’abusivismo del ristorante di Vassallo in attesa di condono (chiesto e non concesso). La buona televisione di Iacona di sicuro allargherà la sfera pubblica della conoscenza.

Sul caso Vassallo indagano due magistrati di Salerno, Franco Roberti e Rosa Volpe, che non dicono una parola da mesi raccogliendo indizi e prove in attesa di chiudere il cerchio su killer, mandanti e movente.
A Napoli lunedì scorso la Procura ha eseguito 13 arresti riuscendo a risolvere dopo 21 anni la strage di Ponticelli che in un bar lasciò ammazzati quattro innocenti falcidiati da assassini imbottiti di cocaina. Nell’incipit dell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Antonella Terzi, ha scritto: “Ho cercato invano nel mio limitato vocabolario aggettivi che potessero rappresentare i sentimenti suscitati dalla vicenda oggetto della richiesta cautelare. Nessuno, tra quelli che mi venivano alla mente (feroce, folle, crudele, insensato) mi è parso adatto a descrivere l’orrore di quel tragico tardo pomeriggio di un ormai lontanissimo novembre del 1989. Ventuno anni fa. Una vita fa”. Siamo fiduciosi che non trascorra una vita prima che qualche magistrato trovi le parole adatte per la prosa giudiziaria che deve inchiodare i responsabili della morte di Angelo Vassallo, italiano giusto della nostra povera patria. Sulla pagina del sindaco di Pollica di Facebook ieri la signora Alessandra Nocerino ha scritto questo post: «Domenica sera, alle 21:30 su raitre, il programma “Presa Diretta” dedicherà una puntata a Lei, signor Sindaco. Non me lo perderò di certo! Ci manca ma non la dimentichiamo!»

Golfo del Messico, secondo studi indipendenti Bp trucca i dati sulla marea nera | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Golfo del Messico, secondo studi indipendenti Bp trucca i dati sulla marea nera | Il Fatto Quotidiano.

Gran parte del petrolio sversato sembra scomparso dai rapporti ufficiali di BP sullo stato della bonifica, ma fortunatamente numerosi studi indipendenti sono stati portati avanti dalle tante organizzazioni impegnate sul posto, con esperti nel campo per valutare i danni all’ecosistema marino

Non è passato poi tanto tempo dall’esplosione della piattaforma Deep Water Horizon di proprietà di Beyond Petrolium e – come del resto per molti altri incidenti simili – il calo di attenzione dei media sul problema diffonde quella strana convinzione che tutto sia risolto.

Dei circa 760 milioni di litri dispersi in mare, invece, solo una piccola parte è stata recuperata attraverso lo skimming superficiale. Un’altra esigua percentuale – scelta avallata dall’emergenza dovuta alla vicinanza con la costa – è stata combusta in mare, separando la parte volatile dai residui più pesanti, finiti successivamente sul fondo del mare.

I milioni di litri di solventi utilizzati, invece, hanno solo complicato la situazione. Sono infatti state immesse in mare sostanze tossiche e teratogene e pertanto molto pericolose per il delicato ecosistema marino della zona. Il Golfo del Messico non è prezioso solo dal punto di vista della biodiversità, ma anche e soprattutto perché è la riserva di pesca in grado di soddisfare il 20% della domanda interna agli Stati Uniti.

Gran parte del petrolio sversato sembra scomparso dai rapporti ufficiali di BP sullo stato della bonifica, ma fortunatamente numerosi studi indipendenti sono stati portati avanti dalle tante organizzazioni impegnate sul posto, con esperti nel campo per valutare i danni all’ecosistema marino. Ne risulta che gran parte del petrolio disperso giace ancora su un’area di oltre 270 km quadrati di fondo marino e nella sabbia dei circa 1800 km di coste della Louisiana colpite dalla marea nera. Alcune spedizioni scientifiche hanno rilevato, sotto lo strato superficiale della sabbia, una componente di greggio che ormai si è amalgamata irrimediabilmente e la cui bonifica appare molto complessa.

A questo petrolio nascosto va aggiunto quello accumulatosi nei cosiddetti oil plumes, ovvero degli agglomerati di composti più densi dell’acqua, che raggiungono anche 20 km di lunghezza, per 6 km di larghezza e uno spessore di 100 metri. Queste “nuvole” di petrolio galleggiano a mezz’acqua fino a circa 1000 metri di profondità, privando il delicato ecosistema marino dell’ossigeno necessario alla sopravvivenza e mettendo in pericolo l’intera catena alimentare. La notizia, confermata anche dal New York Times, lascia intendere che le cifre presentate dalla BP siano ancora frutto di manipolazioni per ridurre l’entità del danno percepito e che, al contrario, il danno reale stia minacciando seriamente la sopravvivenza di quell’ecosistema.

L’amministrazione Obama ha contribuito alla disinformazione, facendo pressione affinché fosse minimizzato il flusso di notizie provenienti dalle zone interessate, avendo a mente il pessimo fallimento di George W Bush durante il disastro dovuto all’uragano Katrina, le cui polemiche non si sono mai spente completamente negli animi degli americani. La Casa Bianca, inoltre, non è ancora intervenuta sulla debole regolamentazione sulla sicurezza degli impianti. Molte piattaforme in alto mare, infatti, fanno affidamento alla loro ubicazione in acque internazionali per registrare gli impianti nel piccolo stato delle Isole Marshall, dalle deboli norme sulle misure di controllo e sicurezza, nonostante di fatto esse siano strettamente connesse agli impianti statunitensi di trattamento e raffinazione.

E pensare che basterebbe che gli Stati Uniti solamente imponessero livelli di consumo del parco auto circolante nel Paese simili a quelli europei, perché la richiesta nazionale di greggio si riducesse di circa 1 miliardo di barili di petrolio all’anno, contribuendo alla possibile chiusura di numerose piattaforme petrolifere o meglio ancora al calo del 90% delle importazioni di greggio dai Paesi del Medio Oriente. La volontà politica, soprattutto a livello internazionale, di regolamentare i mercati secondo i criteri della sostenibilità è la chiave che può aprire le porte di un vero cambiamento nei paradigmi industriali di tutti i settori produttivi, a partire dal reperimento delle materie prime e delle fonti energetiche.

di Ascanio Vitale

LA CONFESSIONE DI UNA TOGA | BananaBis

Fonte: LA CONFESSIONE DI UNA TOGA | BananaBis.

di Liana Milella

Nelle maling list i magistrati se lo rilanciano l’un l’altro sotto la stringa “Tasto canc per chi non si sente chiamato in causa dalla confessione”. Ha già raggiunto centinaia di colleghi. E’ l’intervento che il pm di Trento Pasquale Profiti, da presidente dell’Anm, ha pronunciato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Eccolo.

“Sono un magistrato italiano e oggi rappresento molti altri magistrati come me. A nome mio e a nome loro, oggi, finalmente, confessiamo.

Confessiamo di essere effettivamente degli eversori, come qualcuno ritiene. Applichiamo, infatti, le regole della nostra Costituzione e delle nostre leggi con la stessa imparzialità e impegno agli immigrati clandestini e ai potenti, agli emarginati e a coloro che gestiscono le leve della finanza, della politica, dell’informazione. E’ vero, siamo degli eversori perché, insieme a CALAMANDREI, riteniamo la Costituzione e la Corte Costituzionale una “garanzia con cui il singolo è messo in grado di difendere il suo diritto contro gli attentati dello stesso legislatore o del governo”. Questo, oggi, vuol dire essere eversori.

Confessiamo di essere veramente, come è stato sostenuto, disturbati mentali, perché solo chi è tale continua a credere nel servizio giustizia, quando non sai se il giorno dopo ci sarà qualcuno che presterà assistenza al tuo computer, quando vedi che gli indispensabili collaboratori che vanno in pensione non sono  sostituiti, quando per poter lavorare condividi stanze anguste con colleghi o assistenti, quando in ferie scrivi sentenze o prepari provvedimenti, quando, nonostante ciò, sei accusato di protagonismo e di perder tempo in conferenze o convegni.

Confessiamo di non poter sempre soddisfare l’opinione pubblica se la Costituzione e le leggi ce lo vietano,  perché assolviamo chi riteniamo innocente anche se ciò non porta consensi,  condanniamo chi riteniamo colpevole sulla base della rigorosa valutazione delle prove anche quando i sondaggi, veri o falsi che siano, non ci confortano, e valutiamo la responsabilità dei singoli anche quando chi governa  vorrebbe una risposta dura, anche a scapito del singolo, a fenomeni di violenza collettiva.

Confessiamo, è vero, di sovvertire il voto degli italiani perché avendo giurato sulla Costituzione Repubblicana,  riteniamo, con EINAUDI, che quella Costituzione imponga  ai magistrati di utilizzare i freni che “hanno per iscopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti, scelti dalla maggioranza degli elettori. Quei freni che “tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti  agirebbe in suo nome”, quei freni che impongono la disapplicazione delle leggi in contrasto con le norme europee o l’incostituzionalità  quando violano norme di diritto internazionale.

Confessiamo di essere politicizzati e non vogliamo essere apolitici come dichiaravano di esserlo  la maggioranza dei magistrati fascisti o i magistrati iscritti alla P2 o i magistrati che per avere qualche posto direttivo o semidirettivo si appoggiano a potenti o faccendieri di turno, frequentano salotti buoni, fanno la telefonata agli amici o utilizzano il loro ruolo per avere sconti, gadget, ingressi o servizi gratuiti. Siamo politicizzati e vogliamo esserlo perché applichiamo la legge con il giusto rigore anche a chi governa, a chi potrebbe favorirci, consapevoli che saremmo apolitici solo se non disturbassimo le classi dirigenti, le élite al potere che vogliono essere al di sopra delle regole.

Confessiamo anche di fare proselitismo della nostra eversione, raccontando in Italia ed all’estero le ragioni della nostra autonomia e della nostra indipendenza, i motivi per cui riteniamo che nel nostro paese, oggi più di ieri, quell’assetto costituzionale della magistratura sia essenziale per evitare che gli interessi di parte prevalgano sempre e comunque sugli interessi della collettività, perché l’Italia non possa permettersi un diverso assetto della magistratura quando tra i suoi rappresentanti in Parlamento o negli enti locali siedono condannati per reati gravissimi e la giustizia sia terreno di aggressioni inimmaginabili per gli altri paesi democratici.

Confessiamo, una volta per tutte, di essere toghe rosse; siamo rossi, rubando ancora una volta le parole a Piero CALAMANDREI, “perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”; siamo rossi anche se non sappiamo cosa ciò esattamente significhi, perché per noi il rosso è principalmente il sangue dei colleghi uccisi per il loro lavoro.

Confessiamo anche di avere dei correi, il personale amministrativo senza il quale non potremmo commettere da soli le nostro colpe; molti di loro condividono la nostra eversione e i nostri disturbi mentali se è vero che accettano di svolgere lavori superiori alle loro mansioni e al loro stipendio, condividono le nostre stesse stanze anguste, le nostre incertezze sul futuro dei progetti organizzativi ministeriali.

Ci spiace confessare che anche numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, incredibilmente, ritengono, come noi, che nessuno sia sopra la legge e vedendoci lavorare quotidianamente si rendono conto che l’eversione di molti di noi è uguale alla loro: rendere alla collettività il servizio per il quale siamo pagati, senza concedere che qualcuno possa stare al di sopra delle regole.

Confessiamo, infine, che per noi il 29 gennaio è la data in cui ricordiamo Emilio Alessandrini, pubblico ministero a Milano che oggi, 32 anni fa, veniva ucciso dagli eversori, quelli veri, quelli che al posto della nostra arma, la Costituzione, utilizzavano le pistole. Mi piacerebbe, signor presidente, che al termine del mio intervento non vi fossero applausi, rituali o spontanei, formali o calorosi che siano, ma il silenzio, magari in piedi, dedicato al collega ucciso dai terroristi, affinché la sua memoria ci illumini oggi e, ancor di più, da domani”.

E tutti, quando Profiti ha finito di parlare, si sono alzati in piedi in silenzio.

http://milella.blogautore.repubblica.it/2011/01/29/la-confessione-di-una-toga/?ref=HREC1-1

QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI

Fonte: ComeDonChisciotte – QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI.

DI DANIELA PASTRANA
ipsonoticias.net

“Il mercato non può risolvere la crisi ambientale”, dice il teologo ed ecologista Leonardo Boff, professore dell’Università brasiliana dello Stato di Rio de Janeiro. La soluzione, insiste, è nell’etica e nella battaglia delle popolazioni autoctone per cambiare la relazione con la natura.”

Boff, che insegna Etica, Filosofia della Religione ed ecologia, è uno dei principali rappresentanti della Teologia della Liberazione, corrente progressista della Chiesa Cattolica nell’America Latina, e ha scritto più di 60 libri e dedicato gli ultimi 20 anni a promuovere il movimento verde.

E’ stato uno dei 23 promulgatori della Carta della Terra nel 2000, e un anno dopo, ha ricevuto il Right Livelihood Award, conosciuto come il Premio Nobel Alternativo, che viene concesso a personalità illustri nella ricerca di soluzioni ai problemi globali più urgenti.

“Se non cambiamo, andremo incontro al peggio…O ci salviamo o moriamo tutti”, ha detto Boff in un’intervista concessa a Tierramerica nella capitale messicana, dopo aver assistito come osservatore alla Conferenza sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 16), avvenuta questo mese a Cancun.

TIERRAMERICA: Come valuta la COP 16?
LEONARDO BOFF: Quello che ha predominato, tranne negli ultimi due giorni, è stata un’atmosfera di delusione, di fallimento. Ma sorprendentemente ci sono state tre ipotesi il compromesso per una lotta che limiti l’aumento della temperatura mondiale di due gradi ; la creazione del Fondo (Climatico Verde) di 30.000 di dollari (per il 2012) al fine di aiutare i paesi più vulnerabili, un interessante segnale di solidarietà; e la creazione di un gran fondo per la riduzione della deforestazione e la degradazione dei boschi, in quanto proprio la deforestazione é la causa principale del riscaldamento globale.

Come comprendere la posizione della Bolivia, l’unico paese che non ha accettato questi compromessi?
La Bolivia parte dalla convinzione che la Terra è Pachamama, un organismo vivente che bisogna rispettare, di cui bisogna prendersi cura e non solamente sfruttare. E’ una visione contraria a quella predominante, che è governata dall’economia: vendere bonus di carbonio, per esempio, il che significa avere diritto a contaminare.

Le società dominanti vedono la Terra come un baule di risorse che si possono estrarre all’infinito, anche se ora bisogna estrarle in modo sostenibile, perché sono scarse. Non riconoscono dignità e diritti agli esseri della natura, li vedono come mezzi di produzione e la loro relazione è di utilità. Questi sono temi che non sono stati trattati a Cancun e neppure in tutte le COP.

Perché dovrebbero essere trattati?
Perché il sistema che ha creato il problema non lo va a risolvere. Se ogni paese deve crescere un poco all’anno e nel farlo distrugge la natura e fa aumentare il riscaldamento globale, allora, questo sistema è ostile alla vita.

L’argomento è che è necessario per lo sviluppo…..
Cosa significa crescere? Sfruttare la natura? Esattamente questo tipo di crescita e sviluppo può portarci ad un abisso, perché noi esseri umani stiamo consumando 30 per cento più di quello che la Terra è in grado di offrire.

Qui sta il circolo vizioso. La Cina non può contaminare il 30 per cento, come sta facendo, perché la contaminazione non rimane in Cina, entra nel sistema globale.

Il problema è la relazione dell’essere umano con la Terra, perché è violenta, a tutta forza….fintanto che non cambiamo questo, andremo incontro al peggio. E questa volta non ci sarà un’Arca di Noè. O ci salviamo o moriamo tutti.

E’ tanto grave?
Ci sono regioni nel mondo che hanno cambiato tanto da diventare inabitabili. Per questo motivo ci sono 60 milioni di sfollati in Africa e nel sud est dell’Asia, che sono i più colpiti e quelli che meno contaminano. Se non ci fermiamo, nei prossimi cinque o sette anni i rifugiati climatici saranno più di 100 milioni, e questo andrà a creare anche un problema politico.

Qual è il ruolo dell’America Latina?
E’ il continente che ha più possibilità di dare un contributo positivo alla crisi ecologica: possiede i più grandi boschi umidi e con riserve d’acqua, la più grande biodiversità e forse anche le distese/superfici più grandi per i raccolti.

Ma ancora c’è un’insufficiente coscienza ecologica in gran parte della popolazione. E, d’altra parte c’è una rischiosa invasione di grandi imprese che si stanno appropriando di vaste regioni. E’ un’appropriazione di beni comuni in funzione di benefici particolari.

In Argentina, Brasile, Cina, Venezuela da poco si stanno rendendo conto del nuovo gioco del capitale: una grande concentrazione di mezzi di vita per garantire il futuro del sistema.

Che opzioni ci sono?
Abbiamo fondi e tecnologia, ma ci manca la volontà politica e la sensibilità con la natura e l’umanità sofferente. Questo è ciò che bisogna riscattare. Ed insieme con l’etica dell’attenzione va messa in campo l’etica della cooperazione. Ora si impone la cooperazione di tutti con tutti.

E’ possibile? Cosa bisogna fare?
Ci sono movimenti, specialmente in gruppi che vedono le proprie terre divise, come La Via Campesina e los Sin Tierra de Brasil (Senza Terra Brasile).

E gli indigeni che non vedono la Terra solamente come strumento di produzione, ma come un’estensione del proprio corpo e ne hanno bisogno per garantire la propria identità. Stiamo cercando un equilibrio e questo è il compito collettivo dell’umanità che il mercato e l’economia non possono risolvere. Ognuno deve fare la propria parte, ed avere il senso della giusta misura. Il problema non è il denaro.

Titolo originale: “”Esta vez no hay un Arca de Noé, nos salvamos o perecemos todos””

Fonte: Fonte: http://www.ipsonoticias.net
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29.12.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da ADRIANA DE CARO