Archivi del giorno: 2 gennaio 2011

REPORT: CENTRALI NUCLEARI IN FRANCIA

Avanti con le energie rinnovabili, stop al nucleare!
Il nucleare sicuro non esiste e di certo la tecnologia nucleare francese non è sicura, come dimostrato dal servizio qui sotto:

Fonte: YouTube – REPORT: CENTRALI NUCLEARI IN FRANCIA.

Antonio Di Pietro: Lettera aperta al Forum nucleare italiano

Fonte: Antonio Di Pietro: Lettera aperta al Forum nucleare italiano.

Illustri Signori,

anch’io, come milioni di altri cittadini italiani, ho avuto modo di leggere un interessante quesito che, da un po’ di tempo, state pubblicando quotidianamente su tutti i maggiori organi di stampa e televisivi e state reclamizzando attraverso una massiccia pubblicità in ogni luogo (anche nelle stazioni ferroviarie).

Mi riferisco all’ammiccante domanda che proponete ai lettori “e tu che posizione hai?, rispetto all’opzione “favorevole” oppure “contraria” alla produzione di energia nucleare.

Il tema è di indubbia attualità giacchè la maggioranza parlamentare che sostiene l’attuale Governo Berlusconi ha reintrodotto – con la legge 23 luglio 2009 n. 99 – la possibilità di permettere la realizzazione nel territorio nazionale delle tanto vituperate centrali nucleari.

Ho usato il termine “reintrodotto”, perché è bene ricordare che tale possibilità era già stata esclusa dal popolo italiano, chiamato nel 1987 ad esprimersi con un referendum abrogativo di una analoga legge che all’epoca pure era stata emanata dal Parlamento italiano.

La domanda “e tu che posizione hai?, rispetto alla installazione di centrali nucleari nel nostro paese sarà nel 2011 una domanda centrale nel dibattito politico, culturale e scientifico che caratterizzerà il tema della produzione energetica giacchè – nel silenzio quasi totale degli organi di informazione – l’Italia dei Valori questa estate ha promosso, raccogliendo ben oltre le prescritte 500.000 firme di elettori, un nuovo referendum abrogativo della legge che ha reintrodotto le centrali nucleari.

Orbene, il suddetto referendum certamente si farà e si dovrà obbligatoriamente svolgere entro il prossimo mese di giugno (salvo che nel frattempo non si torni a votare, nel qual caso si svolgerà l’anno prossimo). Infatti, il mese scorso la Corte di Cassazione ha sancito la regolarità della sottoscrizione delle firme da parte di quasi 800.000 cittadini che hanno promosso il nuovo referendum abrogativo e soprattutto perchè il prossimo 11 gennaio di quest’anno la Corte costituzionale è chiamata a valutarne l’ammissibilità (e difficilmente potrà negarla, atteso che il quesito del nuovo referendum è sostanzialmente identico a quello del precedente, pure dichiarato ammissibile).

La “partita” tra i “favorevoli” ed i “contrari”, dunque, è appena cominciata e – proprio per tale ragione – è bene fissare da subito i “confini” entro cui il gioco può essere aperto, superati i quali il gioco diventerebbe scorretto ed illecito.

La prima regola è “giocare ad armi pari”: come non si può pretendere che una squadra di calcio si porti in campo anche il suo arbitro di fiducia, così non si può accettare che – sotto le mentite spoglie di organismo indipendente dall’impegnativo nome “Forum nucleare italiano”, autoqualificatosi addirittura come “associazione no-profit – si celino le più importanti aziende interessate all’installazione di centrali nucleari ed alla produzione di energia nucleare (tra cui, in ordine alfabetico, Alstom Power, Ansaldo nucleare, Areva, E.ON, EDF, Edison, Enel, Federprogetti, GDF Suez, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse).

Non vorrei essere equivocato: le suddette società hanno tutto il diritto di far valere le loro ragioni (che sono appunto a favore delle centrali nucleari) ma allora uguale diritto deve essere dato anche a chi la pensa diversamente da loro, e ciò soprattutto ora che ci accingiamo ad iniziare una serrata campagna referendaria.

Invece per coloro che – come noi – sono contrari all’installazione delle centrali nucleari vi sono due grossi handicap da superare.

Innanzitutto noi non disponiamo delle stesse enormi risorse finanziarie messe a disposizione dai suddetti gruppi industriali per favorire la campagna informativa lanciata dal loro “Forum” (stiamo parlando di milioni di euro).

In secondo luogo, il quesito proposto dal “Forum” (tu che posizione hai, favorevole o contrario all’energia nucleare?) è solo apparentemente neutro ma in realtà è sostanzialmente ingannevole, giacchè finalizzato solo ad un sottile ma perverso “gioco comunicativo”: quello di invitare il lettore ad informarsi meglio attraverso il sito “www.forumnucleare.it”.

Ebbene, basta andare su tale sito, per rendersi subito conto che lì non si fa alcuna informazione indipendente, non si dà alcun sostanziale spazio alle diverse prospettazioni, ma semplicemente si reclamizza a più non posso la tesi della “lobby dei nuclearisti”: il “cittadino-lettore-futuro elettore” viene “portato per mano” verso una tesi precostituita (le centrali nucleari sono belle, sono sicure, sono produttive, non inquinano) mentre nulla di significativo (salvo qualche frase fatta, qua e là) viene illustrato a favore di coloro che non vorrebbero vedere installate nel nostro paese le centrali nucleari (che, ricordo ai sordi ed ai ciechi, in occasione della precedente consultazione referendaria erano la maggioranza dei cittadini italiani aventi diritto al voto).

Volete una riprova? Provare a cercare su quel sito se sia mai stata data qualche informazione circa l’esistenza del referendum abrogativo – promosso dal partito Italia dei Valori – della legge che ha reintrodotto le centrali nucleari. Non ne trovate traccia, eppure dovrebbe essere l’argomento di dibattito più in evidenza giacchè fra qualche mese ci potrebbe essere addirittura un referendum abrogativo e comunque in quanto se ne è di recente occupata la Corte di Cassazione ed a giorni se ne dovrebbe occupare la Corte Costituzionale.

Il dubbio, a questo punto, appare legittimo e da qui la lettera aperta che ora rivolgo a voi Illustri Signori del Forum: voi – che siete esperti del settore (e della comunicazione) – sapete benissimo dell’esistenza del referendum promosso dall’Italia dei Valori, voi sapete benissimo che esso è già stato dichiarato legittimo dalla Corte di Cassazione, voi sapete benissimo che anche la Corte Costituzionale lo dichiarerà legittimo ed ammissibile. Voi, allora vi state semplicemente premunendo con una sottile ma capillare “opera di orientamento preventivo” dell’opinione pubblica, per tentare di arrivare all’appuntamento referendario con la “partita già vinta in mano”.

Ma questo è un gioco scorretto e truccato se non viene data la possibilità anche agli altri giocatori di giocarsi la proprie chances .

Chiedo allora – a nome del Comitato referendario IDV per l’abrogazione della legge che ha reintrodotto la possibilità di installare le centrali nucleari – agli organismi direttivi del “Forum nucleare italiano” di poter partecipare (unitamente ad una delegazione scientifica di antinuclearisti) ai lavori, alle discussioni e soprattutto alla stesura dell’informazione che state diffondendo per tutto il paese e ciò al fine di garantire la correttezza del referendum e le pari opportunità di valutazione per tutti i cittadini.

Chiedo anche, ma questa volta, non ai componenti del Forum ma agli organi di informazione (e soprattutto alla Rai che, in quanto servizio pubblico, ha il dovere di corretta informazione) di garantire al Comitato referendario le stesse opportunità che si sono autoassegante le aziende del Forum nucleare.

Chiedo inoltre agli organi di garanzia (AGCOM e Commissione parlamentare di vigilanza in testa) di far rispettare la legge, almeno a partire dal prossimo 11 gennaio, qualora, come speriamo, la Corte Costituzionale dovesse auspicabilmente dichiarare ammissibile il referendum abrogativo della legge che prevede le centrali nucleari.

Chiedo infine al Presidente della Repubblica di far rispettare il dettato costituzionale che garantisce ai cittadini di poter esercitare la democrazia diretta attraverso il referendum.

Posso sperare in una risposta dalle SS.LL? Non per me, ma per quegli 800.000 cittadini che hanno promosso, tramite l’Italia dei Valori, il referendum!

Grazie e buon anno!

Roma 1 gennaio 2011

Antonio Di Pietro

Tumori: il punto di non ritorno!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Tumori: il punto di non ritorno!.

E’ arrivato il punto di non ritorno, a fare ammazzare dall’inquinamento noi stessi e i nostri figli io non ci sto più. Si può fare qualcosa e da subito. Proibire tutti gli inceneritori sul suolo italiano. Eliminare la diffusione di sostanze cancerogene da parte delle aziende con nuove leggi e denunciando per procurata strage gli imprenditori che scaricano arsenico, cromo, benzene, toluene, etilbenzene e diossine nell’ambiente e i politici che lo permettono. Un dato della dottoressa Gentili è drammatico: in Italia i tumori aumentano del 3,2% all’anno nei primi dodici mesi di vita, la morte è trasmessa ai neonati dal corpo delle loro madri. L’avvelenamento dell’aria e dell’acqua è stato tollerato come se morire di tumore fosse la cosa più naturale del mondo, ma ora la musica deve cambiare. Maledetti coloro che speculano sulla salute delle persone per fini di lucro, per indifferenza o per un pugno di voti.

Caro Beppe,
dopo aver letto il post del professor Domenighetti la tentazione di cominciare a prendere un pò di aspirina è forte: una riduzione del 20% del rischio di morire di cancro dopo solo cinque anni lascia stupefatti! C’è però un problema non secondario ed è che ancora una volta si va sulla strada della “riduzione del danno” e non sull’eliminazione delle cause, sulla strada della prevenzione primaria, della assoluta ed inderogabile necessità di ridurre l’esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene. Nei dati sottostanti ti riporto le tonnellate di inquinanti – di cui alcuni cancerogeni certi per l’uomo – emessi in Italia in un anno “a norma di legge“, dai soli grandi impianti: tieni conto che si tratta di sostanze persistenti, bioaccumulabili e che anno dopo anno, generazione dopo generazione si accumulano nei nostri corpi e si trasmettono alle generazioni successive. Saprai dei limiti ampiamente derogati per l’arsenico nelle acque italiane, dello spostamento – grazie al Decreto Legge 155 del 13/08/10 – al 31 dicembre 2012 del divieto di superamento di un nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene [ e sempre a condizione che ciò non comporti costi spropositati per le aziende…], delle 150.000 tonnellate di pesticidi ogni anno utilizzati in agricoltura e che poi si ritrovano ampiamente nelle acque superficiali e profonde (vedi rapporto ISPRA “Monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque“, dati 2007-2008). Insomma, ben venga anche l’aspirina, ma non diamo l’illusione che sia la risoluzione dei problemi di salute e non dimentichiamo che non potremo certo dare l’aspirina ai nostri bambini, in particolare ai lattanti in cui, nel primo anno di vita (dati AIRTUM 2008), i tumori aumentano nel nostro Paese di ben il 3.2% ogni anno! Se non comprendiamo che il nostro sistema di vita e di sviluppo è insostenibile e non lo rallentiamo al più presto e ad ogni costo, con regole equamente distribuite e rispettate, ci comportiamo ancora una volta come scellerati predoni e se un’aspirina al giorno ridurrà il nostro personale rischio di cancro, non sarà purtroppo questa a migliorare lo stato di salute dei nostri figli e lo stato dell’ambiente in cui li costringiamo a vivere, o meglio, a sopravvivere.”
Patrizia Gentili, oncologa

ALCUNI INQUINANTI IMMESSI IN ARIA ED ACQUA IN ITALIA IN UN ANNO
Arsenico e composti: emissioni aria kg/a 1981,3, emis. in acqua 6035,3
Cadmio e composti: emissioni aria kg/a 825,5, emis. in acqua 2207,5
Cromo e composti: emissioni in aria kg/a 11063,5, emis, in acqua 128963,1
Nichel e composti: emissioni in aria kg/a37247,3, emis. in acqua 43365,8
Benzene, toluene, etilbenzene, xileni (BTEX): emissioni in aria kg/a 540499,6 (**), emis. in acqua 175067,8
Mercurio (Hg) e composti: emissioni in aria kg/a 2821,2, emis. in acqua1065,9
Piombo e composti: emissioni in aria kg/a 97063,6, emis. in acqua17903,5
Diossine (PCDD) + furani (PCDF): emissioni in aria g/a 103,0
(*)Nel 2005 (dal registro nazionale INES)
(**) solo benzene

TU SEI IN AZIENDA E TU IN MIRAFIORI

Fonte: ComeDonChisciotte – TU SEI IN AZIENDA E TU IN MIRAFIORI.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Aggiornamento Il Più Grande Crimine. 6

Sia chiaro che io sto parlando a te, tu che stai a Ospedaletto in provincia di Treviso, e che sei appena stato al bar a discutere con un amico sul piano di mobilità presentato ieri nell’azienda dove lavori, gran brutto clima, hai detto. Mi spiace per gli altri lettori, sta roba non è per loro. E sto parlando a te, che abiti a Lodi e hai passato il pomeriggio all’agenzia interinale a litigare con quella sciapa impiegata sul tuo curriculum di lavoro, poi dal padrone di casa a chiedere 15 giorni di pazienza per l’affitto. Tu, se accendi il pc, lo fai al massimo per un quarto d’ora dopo le dieci di sera ad ascoltare Ligabue o un video di Madonna, e Paolo Barnard… ma chi è?… Belpietro? Minzolini? Booo… E sono qui a scrivere per te, sì proprio tu che hai finito il turno a Mirafiori, nella bolgia della Newco di Marchionne e stasera ti ronza la testa. Per forza, per ogni parola che ti dicono te ne nascondono cinquecento. Parlo anche a voi due, che stavate a 1.400 euro al mese al commerciale e al magazzino in un’azienda di Fossatone di Budrio, ora siete a casa dai genitori di lui col bambino; e sua madre, vecchia santa, vi passa la sua invalidità, Dio grazie che c’è quella. Non che disdegni gli altri lettori, ma chi non è voi queste righe non le ‘sente’, non le ‘sentono’ quelli del web dell’informazione, quelli ancora all’università, quelli che la crisi la leggono sui giornali. Voi invece sì che la toccate, siete cinque, moltiplicati per un milione, per due, per tre, e per molto di più se si valicano in confini dell’Italia.

Voi che da qualche parte vi siete chiesti “ma cosa succede? com’è possibile che siamo conciati così?”.Ho risposto a quelle domande con una panoramica completa sulle origini di questa crisi di lacrime e sangue del tutto preordinata, goduta oggi da chi vi lucra sopra, e vi ho avvisati: “E’ in atto il più feroce assalto ai redditi da lavoro della Storia moderna”. Ma ora è bene che aggiunga a quelle pagine il dettaglio concreto di come vi hanno portato dove siete ora, e cioè in un bar con l’ansia che ti fa lasciar lì il ‘bianchetto’ prima di cena; davanti al portone del padrone di casa odiando ogni minuto; ad ascoltare i proclami della FIOM con un che dentro che ti dice “ma daiii… tanto abbiamo perso”; o a vergognarvi di spendere i 500 euro di pensione di una nonna, ma dovete.

Cioè come in pratica è accaduto parecchio tempo fa che un’epoca dove ogni aspetto dell’economia sembrava promettere un futuro migliore del giorno precedente, si è trasformata in un incubo allucinante dove ridendo e scherzando il valore del reddito e del lavoro stesso si è sbriciolato sotto i nostri occhi, portandosi dietro il valore stesso della democrazia, perché milioni di ricattati economicamente sono cittadini schiavi. Sotto gli occhi increduli dell’operaio che assieme alla moglie sarta riuscirono fra gli anni ’70 e gli anni ’80 a comprarsi due case, modeste ma case nondimeno, e gli occhi cinici delle loro due figlie che, pur impiegate e sposate, nel 2010 non arrivano neppure a scherzarci sull’idea di fare un mutuo.

Prima di leggere oltre, vi avviso che il racconto vi porterà apparentemente lontano dalla vostra quotidianità di italiani/e, magari vi sembrerà di perdere la bussola in cose astruse e aliene. Ma abbiate fiducia che invece tutta la storia vi riporterà precisamente a voi oggi, alla vostra azienda in crisi qui, al vostro stipendio o cassa integrazione, al vostro dilemma se chiedere un prestito per pagare gli affitti, al (non) futuro dei vostri figli nel mondo del lavoro. Guardate, è inutile credere di poter capire cosa vi è accaduto e cosa accade all’Italia dei redditi oggi senza sapere ciò che andrò a raccontare.

Quello che è successo inizia così: vi ricordate il giorno, diversi anni fa, in cui per la prima volta comparvero in giro dei giovani con la cravatta dal nodo sempre ipertrofico, le scarpe sempre iperlucide, i capelli impataccati di grasso, e che si chiamavano promotori finanziari? Il loro mestiere era di dire a milioni di risparmiatori che i loro soldini potevano fruttare molto di più se investiti in una sorta di contratto dal nome solitamente celestiale, tipo ‘Bluvita’, o ‘Serenity 2000’, dietro i quali si celavano non meglio precisati investimenti. E voi lo avete fatto, e con voi un oceano di altri. E cosa significava? Semplicemente che era nata l’epoca, siamo ai primi anni ’80, in cui l’economia del mondo ricco stava smettendo di scommettere sulla produzione di beni e servizi concreti (ciò che ha fatto per secoli), e iniziava a capire che giocando con il denaro e con i suoi multipli, con le percentuali sulle percentuali, con aritmetiche astruse di numeri e scommesse sui numeri, si potevano fare molti più soldi. Nasceva la finanziarizzazione della ricchezza su scala massiccia, nasceva, nelle parole del grande economista Hyman Minsky, il “money manager capitalism”, cioè il capitalismo dei gestori dei soldi, che soppiantava quello dei produttori di cose e di servizi. In parole grezze, investire e giocare con equities, stock options, shares, futures, swaps erano cose da fighi che fanno grana a pacchi e subito; produrre case, legna, macchine, scarpe, aprire negozi… sì, fate pure, ma roba da sfigati.

Negli USA e in Europa, sia i lavoratori che le aziende scommisero sui rendimenti dei fondi pensione privati (da noi, anche se con anni di ritardo, si disse: scegliete dove mettere il TFR), e questo significò che una montagna di denaro incredibile finì nelle casse di questi mostri finanziari, i Pension Funds, e nelle mani dei loro managers, cioè sempre i misteriosi investimenti. Nacque il fratello del “money manager capitalism”, e cioè il “pension funds capitalism” come lo ha definito nel 2000 l’economista italiano Riccardo Bellofiore. Ma attenzione a questo passaggio, che Bellofiore e il suo collega Joseph Halevi descrivono con efficacia: “Il piazzamento di queste somme in azioni e in titoli finanziari di vario tipo, creò un legame d’interessi fra i manager delle istituzioni finanziarie e quelli delle aziende, i quali vennero cooptati direttamente nelle strategie dei primi. Di fatto l’ipertrofismo dei Pension Funds creò una situazione dove poche istituzioni finanziarie, assieme alle agenzie di rating, finirono per controllare un intero sistema di aziende… con ripercussioni profonde sul mondo del lavoro”.

In altre parole: dai primi anni ’80 masse crescenti di piccoli risparmiatori e di aziende si gettano a investire denaro in questi prodotti finanziari che promettevano ottime rendite. E quando una cosa attira denaro, ne attira sempre di più, e se ne attira sempre di più rende sempre di più, e se rende sempre di più tutti corrono a mungere la vacca grassa e la vacca grassa diventa un mostro fuori controllo. Cioè, questi prodotti finanziari passarono dall’essere giustamente apprezzati, all’essere apprezzati fuori di testa e a rendere da fuori di testa. Con queste parole ho appena descritto il fenomeno del asset price inflation, che sta alla base della più grave catastrofe finanziaria dal 1929 a oggi, quella che sta distruggendo il tuo lavoro e quello dei tuoi figli. Infatti la convergenza degli interessi degli speculatori (assicurazioni, finanziarie, hedge funds, pension funds ecc.) e dei manager aziendali verso nuove forme di guadagno speculativo, lasciarono il settore produttivo reale (quello dove lavori tu) abbandonato a se stesso, mentre a frotte ci si gettava nell’economia “del denaro con i suoi multipli, delle percentuali sulle percentuali, delle aritmetiche astruse di numeri e scommesse sui numeri”, che gonfiavano le economie di interi Paesi fuori da ogni reale ricchezza prodotta.

Nell’euforia, ci si buttò poi nella speculazione immobiliare, cioè milioni di risparmiatori si gettarono a comprar case che ovviamente più venivano comprate e più salivano di prezzo, e più salivano di prezzo più venivano richieste perché si sapeva che rivendendole poco dopo ci si scremava su un bel gruzzolo. Spiego: il signor A faceva il suo bel mutuo e comprava casa oggi primo Maggio per 100 denari, e siccome tutti compravano case come dannati, la sua casa il primo settembre già valeva 102 denari. Così A la vendeva, ci scremava 2 di guadagno, ripagava il primo mutuo, e ne faceva subito un altro e ricominciava il giochetto. Oppure, addirittura A rifinanziava il primo mutuo e ci comprava una seconda casa che rivendeva… ecc ecc.. Mutui su mutui a go-go, specialmente in Irlanda, Spagna e Stati Uniti, ma anche in Gran Bretagna e Francia. Negli USA poi la cosa divenne pazzesca, perché nella frenesia speculativa furono offerti mutui a qualunque Tizio Caio Sempronio squattrinato, perché si presupponeva che col meccanismo dei 100 denari che diventano 102 in un attimo e via andando, anche costoro potessero poi onorare i debiti; sto parlando dei famigerati mutui subprime americani (in realtà la cosa è molto più criminosa di così, ma non posso dilungarmi ora).

Quindi abbiamo: denari infiniti che se ne vanno dagli investimenti produttivi verso avventure finanziarie folli – Stati che registrano ricchezze così prodotte che sono tutte teoriche, cioè bolle speculative che non sono affatto sostenute da ricchezza reale di produzione – milioni di individui sempre più impegnati economicamente verso questi prodotti finanziari e speculazioni immobiliari – masse di lavoratori i cui fondi pensione sono stati investiti in questo bailamme di pazzi scommettitori in finanza – manager di aziende a centinaia di migliaia che trascurano gli investimenti produttivi per far giochetti a braccetto con gli speculatori professionisti, sapendo che in tal modo incasseranno quattrini facili. Abbiamo cioè

UNA BOLLA DI RICCHEZZA FASULLA DI PROPORZIONI IMMENSE IN TUTTO L’OCCIDENTE.

Cui si aggiunge, come già descritto ne Il Più Grande Crimine, un disegno ideologico dominante (Neoliberismo) che aveva paralizzato gli Stati togliendogli ogni possibilità di spendere a deficit per creare ricchezza nei cittadini. Inoltre, lo strapotere in Europa di Germania e Francia stava imponendo a tutti, sempre dai primi anni ’80, politiche disastrose per il mondo del lavoro. Si tratta del cosiddetto Neomercantilismo franco-tedesco, cioè una politica delle loro industrie maggiori (ma anche medie) di abbattere impietosamente i salari per poter primeggiare nell’export. Ma perché tagliare proprio i salari? Si deve comprendere che uno degli strumenti principali per uno Stato che desideri aumentare le esportazioni è la svalutazione competitiva della propria moneta (competitive devaluations). L’Italia in questo era regina: svalutavamo la lira nei confronti del marco tedesco, ed ecco che le nostre aziende si beccavano più commesse dall’estero di quelle teutoniche perché a parità di prodotto la nostra lira costava di meno del marco. La Germania corse ai ripari e impose già nel 1979 il sistema monetario europeo (SME), che di fatto incatenava le monete degli Stati aderenti a cambi fissi, per cui nessuno poteva più svalutare a piacimento. Scrivono Bellofiore e Halevi: “… e naturalmente le esportazioni dell’Italia iniziarono a crollare”. Poi, come sappiamo, sempre la Germania è stata la grande sponsor, assieme alla solita Francia, della moneta unica, l’euro, che ancor di più rende impossibili le svalutazioni competitive perché l’euro letteralmente non è di nessuno Stato, nessuno Stato lo può maneggiare a piacimento. Ma se uno Stato non può più svalutare la moneta, cosa può fare allora per essere competitivo sui mercati? Indovinate: svalutare i salari, così da rendere i suoi prodotti più a buon mercato, non c’è altra via (wage deflation). E infatti, scrivono i precedenti autori, “la forza strutturale dell’Italia (le svalutazioni competitive)  svanì, e la svalutazione dei salari è richiesta ancor più che in Germania”. Quest’ultima, contrariamente a quanto si crede, continua a primeggiare nell’export solo grazie appunto a politiche crudeli sulle buste paga:  sappiate che dall’introduzione dell’euro la Germania ha imposto ai suoi lavoratori una produttività (cioè sgobbare) del 35% superiore a quella degli altri Stati dell’Eurozona, con stipendi che crescevano della metà di quelli degli altri Stati.

E dunque se i salari vanno tagliati, e lo Stato non può intervenire spendendo a deficit per compensare le perdite di ricchezza dei lavoratori, abbiamo

INTERE FORZE LAVORO NAZIONALI STRUTTURALMENTE E PERICOLOSAMENTE INDEBOLITE.

Siamo alla fine degli anni ’90, inizio del terzo millennio, e noi europei siamo nelle due perigliose condizioni di cui sopra. A questo punto accadono due cose altrettanto sciagurate: la prima è il disastro Clinton-Wall Street, e la seconda è il disastro banche-aziende (o aziende-banche) in Europa.

Bill Clinton domina la politica USA per quasi tutti gli anni novanta. E cosa fa? Decide (gli viene fatto decidere) di pareggiare il bilancio dello Stato, cioè spendere tanto quanto tassa, conti pari. Secondo il comprovato principio di economia (Keynes, Samuelson, Minsky, Wray et al. ne Il Più Grande Crimine) per cui la spesa a deficit dello Stato con moneta sovrana è, al contrario di quanto si crede, la ricchezza dei cittadini, quando Clinton smise di spendere a deficit gli americani si impoverirono. Ma gli americani non rinunciano al loro stile di vita, e quindi dalla metà degli anni ’90 per poter spendere si affidarono in massa alle loro carte di credito, ai prestiti, a scommesse finanziare azzardatissime e a quei mutui scellerati di cui parlavo sopra. In altre parole, l’economia più potente del mondo si gonfiò come un pallone mostruoso di debiti e di speculazioni finanziarie per cifre inimmaginabili. Ma se da una parte milioni di persone scommettono e impegnano denaro (che non hanno), significa che dall’altra qualcuno crea quelle scommesse e accetta quegli impegni, cioè prodotti finanziari di ogni sorta e tipo, a milioni appunto. E cosa successe? Successe che i furboni di Wall  Street che creavano tutti quei prodotti e che prendevano tutti quegli impegni, decisero che potevano re-impacchettare tutta quella roba e rivenderla a tutto il mondo, e peggio, la re-re-impacchettarono, e peggio, la suddivisero in sub-pacchetti di pacchetti, re-re-resuddivisi in altri pacchetti con nomi esotici… insomma, un caos di roba ‘tossica’ (toxic assets) che approdava qui da noi come prodotti d’investimento che sia le nostre banche, sia i nostri Comuni, sia noi europei abbiano comprato convinti di profittare in modo succulento. Questi investimenti sciagurati, si andarono ad aggiungere a quelli che già avevano formato, come scritto all’inizio, la bolla di ricchezza fasulla del “money manager capitalism”, e del “pension funds capitalism”.

A questo punto siamo in Europa, sempre in questi anni cruciali che sono le due decadi 1990-2010. Di fatto accade una cosa grave: calano vistosamente, nel tempo, i prestiti delle banche alle aziende. Questo porta a reazioni da parte delle banche e delle aziende che sono prevedibili: entrambe, per racimolare denaro, si gettano ancor più nelle speculazioni finanziarie di cui abbiamo trattato finora. Le aziende lo fecero per motivi ovvi, appunto trovare denaro che non gli veniva più dalle banche, ma soprattutto lucrare soldi facili per i managers e non per i lavoratori; le banche lo fecero perché per esse i prestiti alle aziende sono un attivo, cioè il loro guadagno, e dunque se non prestavano più tanto alle aziende dovevano prestare a chi faceva giochi finanziari o a chi s’indebitava con il credito al consumo. Ma attenzione, avrete notato che in entrambi i casi il risultato è lo stesso: di fatto meno soldi agli investimenti di produzione, cioè all’economia vera. Questo è cruciale.

Si badi a una cosa: se gli Stati con moneta sovrana avessero (fino all’arrivo dell’euro) svolto la loro funzione di creatori di ricchezza per il settore privato spendendo a deficit quanto necessario – cioè comprando cose, finanziando progetti, e quindi accreditando i c/c di aziende e di lavoratori italiani – forse le aziende non sarebbero così dipese dalle banche e le banche dalle aziende, ed entrambe dalle speculazioni in finanza. Ma in Europa, scrive l’economista Alain Parguez, “Francia e Germania decisero di imporre a tutti i governi un crollo di spesa pubblica permanente (fiscal deflation) per deprimere i consumi e da ciò ottenere alta disoccupazione per infine deprimere i salari”. Ne ho scritto poco più sopra, siamo sempre al Neomercantilismo franco-tedesco, cioè la politica delle loro industrie maggiori di abbattere i salari per poter primeggiare nell’export.

Quindi in queste acque agitate, il salvataggio della spesa dello Stato non esisteva più, e di fatto la tendenza alla finanziarizzazione sia di banche che di aziende non fece altro che esacerbare ulteriormente due dei fenomeni disastrosi che ci hanno rovinati: la corsa a ingigantire sempre più la colossale bolla speculativa di denaro-aria fritta sparsa per il mondo – e la sottrazione degli investimenti, che i manager e le banche destinavano ai giochetti col denaro invece che a creare occupazione.

Ok, stop e ricapitolo, abbiamo:

DAL 1980 NASCE IL CAPITALISMO DEI GESTORI DEI SOLDI, CHE PENALIZZA LA CREAZIONE DI RICCHEZZA CONCRETA, E CREA UNA BOLLA DI RICCHEZZA FASULLA DI PROPORZIONI IMMENSE IN TUTTO L’OCCIDENTE.

IL NEOMERCANTILISMO IMPOSTO DA FRANCIA E GERMANIA DOMINA L’EUROPA, CIOE’: DEPRIMERE I SALARI PER ESPORTARE E LEGARE LE MANI AGLI STATI CHE NON POSSONO PIU’ SOCCORRERE I CITTADINI CON LA CREAZIONE DI RICCHEZZA PUBBLICA. NE CONSEGUONO INTERE FORZE LAVORO NAZIONALI PERICOLOSAMENTE INDEBOLITE.

IL PIU’ GRANDE MOTORE ECONOMICO DEL PIANETA (USA) SI REGGE SU UN OCEANO DI DEBITI PRIVATI INSTABILI E SCOMMMESSE FINANZIARIE/TRUFFA, CHE HA SPARSO IN TUTTO IL MONDO E CHE SI AGGIUNGONO ALLA BOLLA SPECULATIVA EUROPEA.

IN EUROPA LE BANCHE E LE AZIENDE SPEZZANO IL CIRCOLO VIRTUOSO DEL DENARO PRESTATO PER LA PRODUTTIVITA’ E GIOCANO IN FINANZA SPECULATIVA, CHI CI RIMETTE E’ L’IMPIEGO.

E quando l’economia di tutto il mondo che conta si regge su bolle di denaro aria fritta, mentre i lavoratori perdono sempre più redditi e occupazione, basta un cerino per far saltare in aria il pianeta. E puntualmente è accaduto. Tutto parte dagli USA e arriva come uno Tsunami abominevole a Ospedaletto di Treviso, a Lodi, a Fossatone di Budrio, a Mirafiori, sul tuo posto di lavoro e sul futuro dell’occupazione di tutti, ma soprattutto sulla stessa democrazia, dove masse enormi non hanno più voce in capitolo perché troppo oppresse dalla precarietà economica, e devono letteralmente sopravvivere senza più un’oncia di energia per partecipare alla vita pubblica.

Ecco la sequenza del crollo: verso il 2004 i prezzi delle case negli Stati Uniti iniziano a scendere, anche perché nell’euforia della bolla speculativa immobiliare i palazzinari ne avevano costruite troppe, che rimanevano invendute. Infine, i prezzi delle materie prime (legno, minerali, cotone, cereali…) iniziarono a salire fuori dal controllo americano, rendendo ancor più costosa la vita dei cittadini USA e ancor più pesante il loro ricorso al debito. Cosa era accaduto? Che Cina e India promettevano crescite economiche favolose, e quindi i mercati si aspettavano che i due giganti asiatici avrebbero richiesto molte materie prime; l’aspettativa crea speculazione, e la speculazione fa schizzare in alto i prezzi di quelle materie. E cosa fece il governo USA per rimediare? La solita cosa: tagliò gli stipendi, perché con paghe meno grosse la gente spende di meno, quindi circola meno denaro e quindi c’è meno inflazione. Cioè: bilanciare l’inflazione dei prezzi generata dall’aumento delle materie prime, abbattendo l’inflazione generata dallo spendere gli stipendi (Bellofiore, Halevi 2010). Il cerino era stato acceso nella stanza piena di gas… Booooommmm! L’effetto domino partì con una violenza inaudita:

–       crollo del valore degli immobili USA

–       crollo della scommessa di milioni di americani che speravano con quei valori di pagare i loro debiti , e infatti smettono di ripagare i mutui

–       crollo dei libri contabili delle banche e di chiunque aveva fatto mutui facili (circa 65 milioni di essi)

–       crollo degli stipendi, crollo della domanda interna USA e quindi licenziamenti nelle aziende

–       panico da “Oddio! Qui andiamo tutti sotto!” e la scoperta che nell’euforia dei giochetti col denaro alcuni immensi istituti finanziari americani avevano fatto cose turche, peggio, infernali, al punto che il quotatissimo economista Nouriel Roubini dichiarò a New York che “in sostanza l’intero sistema bancario americano è fallito”.

Come già detto, l’Europa è a questo punto (primi anni 2000) legata a doppio filo agli USA, soprattutto per due motivi: primo, abbiamo anche noi comprato masse di prodotti finanziari ‘tossici’ americani che infettano i bilanci delle nostre banche, di privati, di aziende e di Comuni; e secondo, a causa della compressione della ricchezza pubblica (e anche privata) voluta da Francia e Germania, il Vecchio Continente conta molto sulla spesa degli statunitensi per incassare denaro. Terzo elemento, e sempre a causa delle politiche franco-germaniche e dell’ideologia economica neoliberale, l’Europa si trova insaccata nel pantano di economie stagnanti da anni, con alta disoccupazione, alto precariato, stipendi depressi, Stati disattivati. E dunque quando l’ondata della crisi americana si abbatté qui, ci fece a pezzi. Bellofiore: “L’Eurozona era impantanata in una depressione competitiva dei salari e in budget di Stato assai avari. La ricchezza interna era debole, contavamo sull’export. Non ci volle molto a capire che il contagio americano sarebbe diventato europeo… l’infezione attecchì partendo dalla crisi dei mutui inglesi, poi dal crollo della bolla immobiliare spagnola… ci prendevamo sberle finanziarie dall’America bloccati nella nostra gabbia neomercantile, senza una via di fuga”.

Di colpo i mercati, gli onnipotenti mercati, si svegliano di fronte all’incubo che trent’anni di capitalismo dei gestori dei soldi non valga più nulla, che tutta quella carta firmata, quei gochetti con “denaro e coi suoi multipli, con le percentuali sulle percentuali, con aritmetiche astruse di numeri e scommesse sui numeri” sia un immenso buco nero nei bilanci delle banche e di chiunque li abbia voluti. Poi l’incubo diventa verità, le cose stanno proprio così, la bolla è scoppiata e dentro c’era solo aria fritta. A questo punto il Vero Potere fa la solita cosa: si appella al consolidato principio per cui i profitti sono i suoi, ma le perdite sono degli Stati, e batte cassa alla Casa Bianca, all’Eliseo, a Downing Street, a Palazzo Chigi… Gli Stati europei e l’America sborsano per salvare le voragini delle grandi banche criminali, quelle dei giochi infernali di cui sopra, qualcosa come 12 mila miliardi di dollari, ma nessuno sa veramente quanto è stato speso. L’Italia ne sborsa 52, di miliardi in euro, ma anche qui non sappiamo la verità, e vede sparire dalla sua ricchezza nazionale 457 miliardi di euro dal 2007 al 2009 (prendi nota tu che lavori a Pomegliano per 1050 euro al mese, e ti dicono pure che c’è la crisi dell’auto).

Dunque:

IL MOTORE DELL’AMERICA SI PIANTA E SMETTE DI CREARCI RICCHEZZA

L’EUROPA SCOPRE DI AVERE BUCHI FINANZIARI VISIBILI DALLO SPAZIO, LE SUE BANCHE PEGGIO. INDEBOLITA DAL NEOMERCANTILISMO, ESSA NON PUO’ REAGIRE

PARTE LA CRISI ECONOMICA IN CODA ALLA CRISI FINANZIARIA DELL’IMMENSA BOLLA ESPLOSA. MILIARDI DI DOLLARI O EURO VANNO A SALVARE LE GRANDI BANCHE E NON I LAVORATORI.

Eccoci a casa nostra, già da anni indeboliti, senza più uno Stato in grado di spendere per salvarci come fece il presidente americano Roosevelt dopo la crisi del 1929 coi suoi cittadini, ed eccoci ad affrontare un futuro nero, dove redditi e lavoro sono già merce deprezzata che dobbiamo dirci stracontenti se ce la offrono o comprano a prezzi da straccioni.

E tutto questo accade mentre un’altra cosa accade.

Accade che i medesimi mercati si rendono anche conto che l’Europa dell’euro, cioè i sedici Paesi truffati nell’adesione a questa moneta assurda, ha governi che non possono più usare una moneta sovrana per salvarsi dai crolli di ricchezza che la crisi gli sta infliggendo (i dettagli ne Il Più Grande Crimine). Nuovo panico, perché si sparge la voce che per quel motivo i titoli di Stato emessi dai Paesi euro più deboli sono a rischio di non essere mai più rimborsati. Chiunque li possiede trema, soprattutto le banche tedesche e francesi, ma anche una miriade di altri investitori. Gli occhi severi dei tecnocrati europei come Draghi, Trichet, Rehn, Von Rompuy e degli speculatori internazionali sono puntati su Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia, e viene loro detto che per riguadagnare la credibilità come debitori devono risanare i famosi conti. Significa ridurre il deficit di bilancio, il debito pubblico, e l’inflazione, attraverso misure di austerità economica. Sapete che significa in realtà? Tagli, tagli, tagli, tagli a tutto ciò che invece in un’economia sana, in un mondo sano, crea sana ricchezza per i cittadini. Tagli ai salari pubblici (ma anche privati), alla scuola e università, alle infrastrutture, alla sanità, agli investimenti pubblici di ogni sorta, ai programmi di piena occupazione, a tutto lo Stato sociale. E ci risiamo: Neomercantilismo per milioni di lavoratori i cui stipendi saranno depressi, e se i loro redditi sono depressi, costoro non potranno spendere, per cui saranno depressi anche i commerci, e con essi le attività produttive che li alimentano, e con esse le aziende di quelle attività, che licenzieranno e/o cassa integrazione e/o mobilità, in un nuovo girone di deflazione della ricchezza che porta sempre più licenziamenti e disoccupazione, che porta sempre più precarietà, che porta sempre meno diritti che portano a sempre meno democrazia… e che faranno la fortuna del Vero Potere nelle modalità spiegate alla fine del mio saggio Il Più Grande Crimine. E che ci riportano a voi, in quel bar di Ospedaletto, sotto quella casa di Lodi, a sopravvivere coi soldi di un’invalida a Fossatone di Budrio, a sentire la testa che ti scoppia a Mirafiori.

Questo vi hanno fatto ed è per questo che siete lì in quelle condizioni. Lasciate perdere le cretinate di facciata che vi raccontano i giornali, Tremonti, o i vostri sindacalisti. Non ci sarà ripresa, nessun Paese da solo farà il trucchetto della ripresa, anzi, sarà sempre peggio. Perché? Perché tutte le strutture sciagurate che vi hanno rovinato in 50 anni – il Neoliberismo; il divieto ai governi di spendere a deficit con moneta sovrana per avere piena occupazione; il primato dell’economia speculativa su quella che produce cose vere; l’impunità delle grandi banche; e soprattutto il Neomercantilismo con la sua depressione dei salari e le aziende che non investono in lavoro – sono tutte lì intatte, pronte a divorarti la vita ancora.

Di voi cinque, lascio in pace la ragazza di Lodi e i due sposini di Fossatone di Budrio, perché obiettivamente siete troppo sott’acqua per aver la forza di fare qualsiasi cosa. Ma tu che sei in azienda a Ospedaletto e tu di Mirafiori, voi ancora avete il potenziale di smuovere le cose fra i lavoratori. Dovete prima di tutto:

DIVULGARE COSA REALMENTE E’ SUCCESSO, AIUTARE I LAVORATORI A SMETTERE DI FISSARSI SU MICRO REALTA’ NAZIONALI DI POCA IMPORTANZA

SFIDARE I SINDACATI AD AGGIORNARSI, A CAPIRE CHE SONO SCONFITTI E A RIPENSARE TUTTA LA STRATEGIA

CONCENTRARVI SUI MALI STRUTTURALI, SUI MACRO PROBLEMI E SUI GRANDI MANOVRATORI INTERNAZIONALI, PERCHE’ SONO QUELLI CHE VI STANNO DIVORANDO LA VITA (leggere Il Più Grande Crimine)

Prima cosa fate questo, poi per le soluzioni apriamo un altro capitolo. Ci sono.

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=200
31.12.2010

Lettera aperta a Totò Riina, Leoluca Bagarella e fratelli Graviano

E’ giunto il momento della verità…

Lettera aperta a Totò Riina, Leoluca Bagarella e fratelli Graviano.

Non vi è dubbio che il tradimento è il peggior atto che si possa compiere e spesso il tradimento fa più male di una pugnalata, soprattutto quando ad essere tradita è l’amicizia. Nel mio bagaglio culturale, pregnante di quel retaggio giovanile fatto di ancestrali regole non scritte e che avevano valore assoluto di cieca e incondizionata osservanza, l’uso della parola, come l’udito e la vista, era ridotta all’essenziale.

Le “regole” veicolavano il nostro essere palermitani e infarcivano quei tipici comportamenti ove la sicilianità veniva ostentata platealmente per “santificare” l’appartenenza e la piena condivisione di valori. L’innata mia convinzione di non tradire, scaturisce, appunto, dalla summa di valori, ereditati in quel meraviglioso mondo della Palermo degli anni ’50/60. E, in ragione di ciò, negli anni avvenire, allorché sbirro, non accettai da parte di uomini d’onore di Cosa nostra, tanti, ma tanti denari, affinchè io tradissi. Non ero in vendita!

E, per rendere ancor più marcata questa mia convinzione, affermo sin da ora che non ho condiviso, dal punto di vista della mia sicilianità, il proliferarsi, in maniera spropositata, del pentitismo mafioso. Invero, come poliziotto, fui ben lieto del mutamento disgregante posto in essere dai cosiddetti pentiti. E’ necessario un distinguo, perché per conoscenza diretta, ebbi modo di verificare che solo pochi uomini, transitati nelle nostre file, potevano essere definiti “pentiti”. Altri, ed è la stragrande maggioranza, salirono sul torpedone della libertà, scegliendo la strada di collaborare con la Giustizia, per convenienza personale, ovvero spazzare il 41/bis ed azzerare le relative condanne.

Ma, tutto questo, fa parte del mio vecchio mondo investigativo. Oggi, rimembrando con lucida imparzialità, sento la necessità di rivolgermi ad altri uomini affinchè si rendano conto che i mutamenti nel corso di questa vita terrena, sono possibili.

E, quindi, vengo al dunque.

Signori Riina, Bagarella, fratelli Graviano, mi rivolgo a voi perché possiate in tutta coscienza riflettere sul vostro passato: un passato irto, senza ombra di dubbio, di violenza, ma che ora avete la possibilità di guardare con ottica diversa, il futuro. Occorre che la ragione della vita prenda il sopravvento su quella che fu di morte. Non sono qui a chiedervi, né di pentirvi, né tanto meno di divenire collaboratori di giustizia: non potrei mai chiedervelo in ragione del mio concetto poc’anzi espresso. E, se nel post “Io resto….Perché..” pubblicato su 19luglio1992.com auspicavo il pentimento di Totò Riina, era un modo di sintetizzare quello che sto dicendo. Tuttavia, vorrei rimarcare che oltre al male esiste il bene e che voi avete l’opportunità di riscattare un periodo fatto di tragedie e lutti.

Signor Riina, lei ha dichiarato più volte d’essere il “capro espiatorio” giacché rigetta alcune colpe a lei addebitate ed in particolare quelle sulla strage di via D’Amelio. Io non ho ragione di dubitare delle sue affermazioni, anche se mi riesce difficile immaginarlo, però le rispondo come feci con la moglie del suo precedessore che, in occasione di una perquisizione, affermava con forza l’innocenza del marito. Le dissi: “Suo marito si costituisca ed in Tribunale farà valere la propria innocenza”.

Quindi, signori Riina, Bagarella e fratelli Graviano, senza pentimenti o astruse furbizie voi potreste riscrivere la pagina nera degli ultimi cinquantanni della Sicilia e non solo. Voi, potreste davvero illuminarci e chiarirci i trascorsi di una stagione che ha più ombre che luci. Certo non sta a me indicare il percorso e credo che voi tutti non abbiate bisogno di suggerimenti, ma vi prego di riflettere sul mio invito.

Giuseppe Graviano, lei ha chiesto di parlare al processo per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e allora colga l’occasione una volta per tutte di cambiare pagina, lo faccia oltre che per l’innocenza di Giuseppe, per tutti gli altri periti nelle stragi ed in particolare per la neonata Caterina Nencioni di appena 50 giorni di vita e di sua sorella Nadia di 9 anni. Dia un forte segnale ai giovani palermitani a non percorrere la strada della violenza, lo faccia per la sua famiglia. Dimostri al mondo che il cambiamento è possibile e si ricordi di quel sorriso angelico che Don Pino Puglisi mostrò ai suoi carnefici prima di essere assassinato. Nel suo mondo, come quello di Riina, dei suoi fratelli e di Luchino Bagarella, non può esistere solo la violenza: occorre che lei e i suoi fratelli e gli altri ne prendiate coscienza.

Signor Bagarella, negli anni scorsi, quando indagavo su di lei, sovente mi sono chiesto come sarebbe stata la sua vita ne non si fosse incuneata in una spirale di violenza. Io la conosco più di quanto lei immagini ed in virtù di questa conoscenza, anche se virtuale, rivolgo anche a lei l’invito fatto a suo cognato Totò Riina e ai Graviano: riscriva le parti mancanti di un’epoca tragica e intrisa di sangue. Voi tutti, come siete stati artefici del male, oggi potete essere cultori del bene e di verità.

Signor Riina si è mai chiesto perché la quasi totalità degli uomini, giudici, poliziotti e politici, assassinati dalla sua organizzazione Cosa nostra, erano siciliani?

Glielo dico, io! Perché erano uomini che facevano riferimento a quell’onore tipico di noi siciliani: un onore che non fu mai messo in vendita e che nemmeno la paura di perdere la vita, fermò il loro e il nostro l’ideale: avere Palermo, libera e senza mafia.

Tante volte senza “scruscio e batteria” mi avvicinai a lei, a suo cognato Luchino e ai fratelli Graviano, più di quanto voi pensiate e solo circostanze a voi favorevoli impedirono l’arresto.

Il vostro mondo mafioso faceva parte, insieme al mio di sbirro, del gioco delle parti: solo che voi avevate le carte truccate colme di tritolo e pallottole, e in più avevate i collusi, mentre noi potevamo anteporre alla vostra violenza, la nostra cristallina onestà. Avevamo, di contro, anche uno Stato sordo e incapace di darci gli strumenti necessari per combattervi: dolosamente o negligentemente? Credo che soltanto voi potreste darci la risposta.

Signori Riina, Bagarella e Graviano, penso che sia giunto il momento che voi abiurate il vostro passato ed auspico che questa mia lettera vi faccia riflettere. Non vi chiedo di tradire qualcuno, non lo sogno nemmeno, tuttavia, evidenzio che voi avete in mano la penna con la quale riscrivere la storia della mafia siciliana: scriverla senza se e senza ma per fare finire tutte le “pupiate” di questi giorni.

Pippo Giordano
ex ispettore DIA
che ha coadiuvato Paolo Borsellino negli interrogatori di Gaspare Mutolo, compreso l’ultimo di venerdì 17 luglio 1992.

Gravissimo incidente nucleare in Africa, nessuno ne parla

Il nucleare è pericoloso a partire dall’estrazione dell’uranio che crea gravi danni ambientali

Fonte: nocensura.com: Gravissimo incidente nucleare in Africa, nessuno ne parla.

Lo scorso 11 dicembre presso la miniera d’uranio Somair in Niger oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell’ambiente. Una catastrofe radioattiva nel silenzio.
In Africa pochi giorni fa è accaduta una vera e propria catastrofe radioattiva nel disinteresse del mondo occidentale che pretende energia “pulita” dall’atomo (che è una contraddizione in termini). Secondo rapporti di ONG e di Greenpeace, proprio in questi giorni di grande spolvero di comunicazione del nucleare italiano, dove al Forum Nucleare Italiano arriva una notizia che fa venire ancora più dubbi sulle centrali nucleari, riprendendo il tema dello spot tv. Difatti, come riporta il blog di Greenpeace, “Il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair”. Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione. Per chi ha ancora dubbi che l'”energia nucleare” sia pulita (e non solo trerribilmente readioattiva). Il nucleare quindi dimostra ancora una volta di soffrire di una filiera “sporca” (dalla miniera al reattore sino allo smantellamento) che ne fa una sorgente di energia non sostenibile.

Pannello fotovoltaico a film sottile da record: 15,7% di efficienza complessiva – Corriere della Sera

Non ci sono alibi per il nucleare, le tecnologie delle energie rinnovabili sono già più convenienti…

Fonte: Pannello fotovoltaico a film sottile da record: 15,7% di efficienza complessiva – Corriere della Sera.

Con un’efficienza complessiva del 15,7% la società californiana MiaSolé ha conquistato il record per un pannello fotovoltaico a film sottile prodotto su scala industriale. Il National Renewable Energy Laboratory del dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti ha confermato il nuovo record. Il primato precedente era del 14,3%, anch’esso ottenuto dalla MiaSolé in settembre: valori più alti sono stati ottenuti solo da modelli sperimentali in condizioni di laboratorio. In agosto infatti un modello sperimentale realizzato dal Centro ricerca energia solare e idrogeno (Zsw) di Stoccarda aveva raggiunto in laboratorio un’efficienza del 20,3%. COME IL SILICIO CRISTALLINO – I pannelli della MiaSolé sono composti dal materiale polimerico Cigs (rame, indio, gallio, selenio). Per la prima volta l’efficienza delle celle a film sottile raggiunge a livello commerciale quella delle celle al silicio cristallino, che hanno però costi più alti. «Siamo soddisfatti di aver realizzato questi progressi in anticipo rispetto ai tempi previsti», ha dichiarato Joseph Laia, amministratore delegato della MiaSolé. «Siamo fiduciosi nella nostra capacità di portare sul mercato la tecnologia delle celle Cigs ad alta efficienza», ha aggiunto Laia, ricordando che nei programmi della società era originariamente previsto la commercializzazione di pannelli con efficienza del 13% entro la metà del 2011.