Addaura, un attentatore del giudice Falcone incastrato dopo 21 anni dalla prova del Dna

Fonte: Addaura, un attentatore del giudice Falcone incastrato dopo 21 anni dalla prova del Dna.

Ventun anni dopo, le indagini della polizia scientifica e di un pool di periti nominati dal gip di Caltanissetta incastrano Angelo Galatolo, uno dei boss dell’Acquasanta che era stato già condannato nel primo processo per la bomba piazzata da Cosa nostra davanti alla villa del giudice Giovanni Falcone, nel giugno 1989. Nuove indagini della Procura di Caltanissetta su altri tre profili genetici

Ventun anni dopo, uno degli attentatori di Giovanni Falcone all’Addaura è stato tradito da una macchia di sudore: gli esperti della polizia scientifica l’avevano trovata qualche mese fa su una maglietta che era stata abbandonata accanto alla borsa carica di esplosivo, davanti alla villa del giudice. Da alcune “cellule epiteliali di sfaldamento nella zona a contatto con le ascelle” era stato estratto un profilo genetico. Adesso, il pool di periti nominato dal gip di Caltanissetta Lirio Conti dice che quel Dna appartiene ad Angelo Galatolo, classe 1966, boss della famiglia palermitana dell’Acquasanta, già condannato nel primo processo per i fatti dell’Addaura.

Gli ultimi accertamenti, disposti nell’ambito di un incidente probatorio, sono una conferma alla ricostruzione offerta dal pentito Angelo Fontana, che ha svelato i retroscena del fallito attentato durante gli interrogatori con il pm Nicolò Marino, l’aggiunto Domenico Gozzo e il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Galatolo aveva il telecomando in mano  –  ha spiegato il collaboratore  –  era dietro uno scoglio, a circa 50 metri, in un incavo tracciato dal mare”.

Dalle ultime analisi sono emersi anche altri tre profili di Dna: la polizia scientifica, diretta da Piero Angeloni, li ha estratti dalla cinghia di una maschera, dalla muta da sub e dal telo lasciati dai sicari di Cosa nostra davanti alla villa del magistrato. Altre “cellule epiteliali di sfaldamento” hanno generato sequenze di numeri che indicano il Dna.

Gli esperti hanno fatto i confronti dei codici genetici con i  mafiosi già condannati (Salvatore Biondino, Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo), nonché con i nuovi indagati (Salvo Madonia, Gaetano Scotto, Raffaele Galatolo e Angelo Galatolo classe 1960). Ma nessuno di loro ha i Dna di quelli che per il momento restano per le indagini “Individuo 1, 2 e 3”.

Quei Dna non appartengono neanche al poliziotto Nino Agostino (ucciso il 5 agosto 1989) e al collaboratore del Sisde Emanele Piazza (scomparso nel marzo 1990), che le dichiarazioni del pentito Vito Lo Forte hanno tirato dentro la vicenda dell’Addaura in uno scenario di scontro fra servizi segreti deviati e servizi segreti “buoni”. Secondo Lo Forte, i primi avrebbero organizzato l’attentato; i secondi, con Agostino e Piazza, l’avrebbero sventato. Ma sulla ricostruzione di Lo Forte i pm di Caltanissetta si muovono con prudenza, anche perché nel suo curriculum giudiziario ci sono alcune sentenze dei giudici di Palermo che l’hanno valutato come poco attendibile.

Al momento, sul caso Addaura, l’esame del Dna conferma la versione del pentito Angelo Fontana, che ha collocato sulla scogliera dell’Addaura una squadra di mafiosi dell’Aquasanta e di Resuttana. C’era anche lui nel gruppo. “Poi, l’attentato non si fece  –  ha spiegato  –  perché Nino Madonia fece segnale a tutti di rientrare dopo aver notato la presenza della polizia sugli scogli”. Angelo Galatolo, che aveva in mano il telecomando, si gettò in mare (e il telecomando si perse). I magistrati di Caltanissetta hanno ricostruito che quei poliziotti erano di vigilanza a casa Falcone. Sentiti a verbale, hanno spiegato che non si insospettirono per quella borsa lasciata sulla scogliera: stava accanto a un telo da mare. Era il 20 giugno. Il giorno dopo, gli agenti trovarono ancora lì quella borsa. E allora fecero scattare l’allarme.

Adesso, probabilmente, i tre nuovi profili di Dna scoperti verranno inseriti nella banca dati della polizia scientifica. E intanto le indagini della Procura di Caltanissetta proseguono. Resta il giallo di una talpa: informò i mafiosi che Falcone avrebbe fatto un bagno all’Addaura durante la pausa pranzo del 20 giugno, assieme a due colleghi svizzeri. La gita era stata decisa il pomeriggio precedente. Della talpa, Angelo Fontana dice di non sapere

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