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Nel labirinto degli dei. Vie di uscita dalla mafia

Fonte:  Antimafia Duemila – Nel labirinto degli dei. Vie di uscita dalla mafia.

di Gian Carlo Caselli – 5 gennaio 2011
Più di un secolo fa, nel suo saggio “Che cosa è la mafia” Gaetano Mosca scriveva: “È strano notare come coloro che discorrono e scrivono di mafia raramente abbiano un concetto preciso ed esatto della cosa”. Un vecchio vizio, tutto italiano, che per fortuna contempla eccezioni.

Tra queste gli scritti di Antonio Ingroia, magistrato della Procura di Palermo che ha consolidato sul campo un patrimonio di esperienze utilissimo a tutti coloro che di mafia vogliano sapere qualcosa di più serio rispetto a certe fiction televisive. L’ultima fatica di Ingroia (preziosa come le precedenti) si intitola “Nel labirinto degli dèi” (Il Saggiatore, pagg. 181, 15 euro). E’ un libro di ricordi personali che si intrecciano con riflessioni su mafia e antimafia. Storie di vita “per esercitare la memoria: uno strumento diventato inutile nel mondo dell’eterno presente televisivo”. Un viaggio che incrocia “vite e volti di veri uomini di valore e di finti uomini di rispetto, di tanti mafiosi e di tantissimi siciliani”. Siciliani “che si sentono perfetti, come fossero dèi” (così nel “Gattopardo”). Ed è proprio il “labirinto degli dèi” che questo libro vuol percorrere: per cercare “una via d’uscita”.

Falcone e Borsellino

nel_labirinto_degli_dei_web.jpg Ovviamente campeggiano, tra i “veri uomini di valore”, le figure di Falcone e Borsellino. Dalla inarrivabile sapienza del primo Ingroia ha attinto (quand’era uditore, cioè apprendista magistrato) i “fondamentali” della professione di inquirente. Del secondo, una volta assunte le funzioni, è stato sostituto presso la Procura di Marsala fin quando chiese di essere trasferito alla Procura di Palermo, praticamente in contemporanea con Borsellino (purtroppo pochi mesi prima della strage di via d’Amelio che ne troncò la vita). Borsellino: un uomo “di destra” che si auto canzonava “quando si accorgeva di andare fin troppo spesso d’accordo con persone di sinistra”; – un magistrato capace come pochi altri di riavvicinare “lo Stato alla gente comune conquistandone la fiducia”; – una persona che “amava la vita”; – che anche quando – dopo la scomparsa di Falcone – sentiva la minaccia della morte, lottava per cambiare le cose, senza alcuna rassegnazione; -non quel “santo-martire” di una iconografia fuorviante, magari interessata ad erigere monumenti alle vittime per restituire un qualche onore alla comunità, facendo salva la possibilità di continuare quasi come prima.

Sono tutti assai avvincenti i capitoli del libro ed è perciò difficile segnalare questo piuttosto che quello. Certamente imperdibili sono le pagine (da “Il fatto quotidiano” già illustrate nel numero del 16.11.10) che rievocano l’esame a Palazzo Chigi del Presidente Berlusconi nel contesto del processo Dell‘Utri: un racconto vivace ed “istruttivo”, nonostante che il “teste-assistito” si sia avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del PM, finalizzate tra l’altro a “chiarire i tanti misteri, gli apparenti ‘buchi neri’ nelle origini del suo impero finanziario, le risultate opacità di taluni flussi di denaro in contanti in entrata nelle casse del gruppo Fininvest”. La vita “blindata” di un magistrato antimafia è ricostruita con distaccato realismo, alternando il rude incombere di mitra e autoblindo, trincee “casalinghe” complete di sacchetti di sabbia e cani antimafia, con il ricordo tenero dei momenti in cui i figli si sforzavano di vivere come un “grande gioco” il rapporto con la scorta che in realtà impediva loro “una vita normale col padre”. Ai “pentiti” Ingroia dedica pagine di estremo interesse, specie nella classificazione/periodizzazione di essi: dai “precursori” a quelli di seconda e terza generazione (questi ultimi “figli della legge bavaglio” del 2001, “traguardo della campagna di denigrazione contro i collaboratori di giustizia”).

I pentiti: il ruolo di Buscetta

Tra i “precursori” un posto di assoluto rilievo assume Tommaso Buscetta: aneddoti sapidi (spesso inediti) fanno da sfondo all’analisi di una personalità a suo modo affascinante, sempre attenta “alle dinamiche del processo” e “alla resa processuale delle sue deposizioni”. Di qui la sua scelta – negli anni ’80 – di “tacere davanti a Falcone alcune verità di cui era in possesso, soprattutto sul versante dei rapporti mafia-politica e mafia-istituzioni”, e la diversa scelta di superare ogni remora dopo le stragi del ‘92, convinto che finalmente “lo Stato italiano ce l’avrebbe fatta a riscattarsi” (ma poi costretto, “insieme a tanti altri”, a ricredersi: posto che fin quando aveva parlato “solo” di mafiosi e di killer era stato rispettato da tutti, ma non appena aveva alzato il sipario sulle complicità tra mafia e politica, ecco scatenarsi contro di lui “la ben sperimentata campagna politico-mediatica di denigrazione”). Di fase in fase si arriva all’oggi: a Vincenzo Scarantino (probabilmente un “falso pentito”); – a Gaspare Spatuzza (per il quale sorge “il dubbio” – e sarebbe interesse di tutti fugarlo – che gli si voglia in qualche modo far pagare il fatto di “aver accusato certi personaggi”; – a Massimo Ciancimino, protagonista di una vicenda giudiziaria “tutt’altro che conclusa e che attende altre verifiche”, inestricabilmente intrecciata con quella del padre, sul quale Ingroia esprime valutazioni giustamente spietate; – per concludere con l’elenco delle troppe “sparizioni” di agende, appunti e documenti che fanno da contrappunto alla “cosiddetta ‘trattativa’ che si sarebbe sviluppata tra Stato e mafia a cavallo delle stragi del 1992”. Prezioso è il capitolo “Amicizie e tradimenti”. Soprattutto nella parte che ricorda (ciò che i giovani neppure sanno, mentre i “vecchi” tendono ormai a dimenticarlo) come Falcone – un mito, ma solo post mortem – nel “palazzo dei veleni”di Palermo fosse accusato di essere “un accentratore, un egocentrico esibizionista, un malato di protagonismo” , preparando così il terreno al “Giuda” denunziato da Borsellino come colui che “gli aveva fatto credere che lo avrebbe sostenuto al CSM per la nomina a capo dell’ufficio istruzione, al posto di Antonino Caponnetto”. E ancora nella parte in cui Ingroia (con schiettezza ma con inevitabile personale tormento) rievoca la vicenda di un suo strettissimo collaboratore rivelatosi poi gravemente infedele: con pesanti ricadute, spesso diffamatorie, professionali ed umane, sullo stesso Ingroia. Sofferta è anche la narrazione del tragico suicidio del magistrato sardo Luigi Lombardini, avvenuto subito dopo un interrogatorio nel corso del quale “di fronte al moltiplicarsi degli elementi a suo carico, che gli venivano prospettati per la prima volta”, probabilmente si era reso conto, “da magistrato, di quanto fosse compro-messa la sua posizione”. Una vicenda terribile, sulla quale, pensando “di aver trovato la grande occasione per ‘fottere’ la Procura di Palermo, in tanti si avventarono come avvoltoi”: senza immaginare che la losca manovra era destinata a fallire di fronte alla registrazione dell’interrogatorio, che ne provava “in modo inconfutabile l’assoluta regolarità, serenità e correttezza”.

Una battaglia non ancora vinta

Il bilancio di Ingroia è presto detto: c’è una “struttura gerarchico- militare di Cosa nostra che ha subito negli ultimi anni colpi durissimi; tuttavia la mafia non è vinta, perché la mafia è anche altro”. C’è anche una mafia dei “salotti buoni”, un “sistema criminale”, una “rete di relazioni, scambi e complicità” , una “osmosi tra organizzazione criminale e potere legale” (il famigerato “concorso esterno”…). Caratteri distintivi della mafia “nella sua storia plurisecolare”, che hanno “garantito impunità e favorito, nel tempo, il ricambio dei quadri”. E che oggi sono “il volto pulito con cui la mafia prevalentemente si presenta”, continuando “indisturbata ad infettare il sistema economico politico dell’intiero Paese”. Anche perché non sempre si vuole davvero combattere “tutta” la mafia. E c’è da chiedersi, con Ingroia, se ciò avvenga “per cattiva conoscenza, per cattiva volontà, o per complicità”. Certo è che valgono oggi più che mai le parole che si leggono nel diario di Rita Atria (la “picciridda” cui Ingroia dedica parole tanto tristi quanto commoventi): “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.

IL FALLIMENTO DELL’ AUSTERITA’ IN EUROLANDIA, E’ GIUNTA L’ORA DI “ALLEGGERIRE IL DEFICIT”?

Concordo con quest’articolo, due tecniche da usare insieme per uscire dalla crisi sono:

1) Che gli stati riocomincino ad emettere moneta in proprio senza prenderla in prestito dalle banche centrali (che tra l’altro sono private e creano moneta dal nulla a costo zero)

2) Che gli stati istituiscano delle banche di stato da cui prendere prestiti a tasso zero.

Fonte:  ComeDonChisciotte – IL FALLIMENTO DELL’ AUSTERITA’ IN EUROLANDIA, E’ GIUNTA L’ORA DI “ALLEGGERIRE IL DEFICIT”?.

DI ELLEN BROWN
globalresearch.ca

“Incerte erano ancora le sue sorti, come due nuotatori che, sfiniti, cercano d’avvinghiarsi l’uno all’altro, affogando la loro abilità” – Shakespeare, “Macbeth”

Si pensava che il salvataggio greco fosse stato un caso isolato, una prova della capacità dell’UE di mettere in quarantena un membro contagiato, impedendogli di diffondere l’”infezione del debito”.

Ma questo accadeva prima che fallisse l’Irlanda. L’Irlanda è stata l’esempio del modo di condurre un programma di austerità di successo. A differenza dei greci, che erano considerati degli irrefrenabili spendaccioni, gli irlandesi hanno fatto tutto quello che i creditori hanno chiesto loro. La gente si è sacrificata per pagare gli eccessi delle loro banche e malgrado ciò questo sforzo è fallito. L’Irlanda è stata la seconda tessera del domino a cadere in un salvataggio del FMI/UE. Il 17 dicembre, il servizio investitori di Moody’s l’ha ricompensata per aver votato l’approvazione di un pacchetto di salvataggio con un bel declassamento a cinque stelle del credito, da AA2 a BAA1, con l’ammonimento che potrebbero esserci altri declassamenti.

Ci sono voci del fatto che la Spagna possa essere la prossima tessera del domino a cadere. E se cadesse, potrebbe far crollare l’UE.

Un difetto di progettazione nel programma Euro?

Richard Douthwaite è co-fondatore di un centro studi economico in Irlanda chiamato FEASTA (Foundation for the Economics of Sustainability). Egli riferisce che il deficit collettivo dei paesi dell’eurozona era ad un accettabile 1,9% nel 2008. E solamente nel 2009 è schizzato al 6,3%, superando la soglia imposta ai membri dell’UE (il 3% del PIL). Questo picco non è stato causato da un improvviso aumento della spesa governativa ma dalla crisi finanziaria globale, che ha ridotto globalmente l’offerta monetaria.

Douthwaite scrive:

Un’offerta monetaria in contrazione equivale alla contrazione dei profitti delle imprese perché c’è meno denaro a disposizione nei conti delle aziende alla fine dell’anno. Questo significa meno tasse da pagare.

Quando le tasse diminuiscono, le entrate diminuiscono, ma non i bilanci.

In un articolo intitolato “Understanding Modern Monetary Systems”, Cullen Roche spiega che il sistema Euro è l’equivalente moderno del gold standard. Entrambi sono “vincolati dalle entrate” ed i paese all’interno di questi sistemi vincolati non possono espandere le proprie entrate perché non si può prelevare denaro da nessuna parte. Non si possono avere altri euro se non prestandoseli a vicenda, e tutti i paesi membri sono in debito. A giugno 2010, 26 dei 27 paesi dell’UE – tutti tranne il Lussemburgo – erano nella “lista di sorveglianza del debito” per aver superato la soglia del 3%. Gli euro possono essere trasferiti per mandare avanti il giochino ma alla fine, come diceva Shakespeare, i paesi dell’eurozona sono come “due nuotatori sfiniti che si avvinghiano l’uno all’altro”, affogando.

Douthwaite scrive:

I singoli paesi dell’eurozona non possono creare denaro dal nulla tramite l’alleggerimento quantitativo. Solamente la Banca Centrale Europa ha quel potere ma non l’ha ancora utilizzato per iniettare denaro nel sistema ritirandone una quantità equivalente. Di conseguenza, ogni centesimo in uso nelle economie dell’eurozona deve essere preso a prestito da qualcun altro da qualche parte, internamente o all’estero. Come risultato, mentre i paesi che hanno una propria valuta nazionale possono far fronte ad un rapporto debito-PIL superiore al 100% perché hanno gli strumenti per farlo (quello del Giappone sta raggiungendo il 200%), i paesi che usano una moneta condivisa devono rimanere ben al di sotto di quella cifra a meno che convengano sul fatto che la loro banca centrale condivisa debba usare il suo tasso di interesse, il tasso di cambio e i suoi strumenti di creazione della moneta nello stesso modo in cui opererebbe un singolo paese.

Roche commenta:

Il sistema Euro, che è anche un sistema a moneta unica (come il gold standard), aggiunge una gran confusione alla situazione attuale ed è spesso frainteso come un difetto della moneta a corso forzoso. In realtà, l’euro mostra le ragioni per le quali i sistemi a moneta unica sono intrinsicamente imperfetti.

Per “sistema a moneta unica” Roche intende più nazioni che condividono un’unica moneta (che sia questa l’euro o l’oro). I governi hanno bisogno della possibilità di espandere all’occorrenza le loro offerte monetarie per soddisfare le esigenze delle proprie economie. Senza questa flessibilità sono ridotte a cercare di tenere in equilibrio i bilanci con brutali misure di austerità. In un articolo pubblicato il 19 novembre sul britannico Guardian dal titolo “There Is Another Way for Bullied Ireland”, Mark Weisbrot ha fatto notare:

Le autorità europee potrebbero… consentire all’Irlanda di intraprendere un incentivo fiscale temporaneo per consentire alla sua economia di crescere ancora. Quella è l’alternativa più praticabile in una prolungata recessione.

Invece le autorità europee stanno tentando quello che il FMI… definisce una “svalutazione interna”. Si tratta di un processo che causa una contrazione dell’economia e la creazione di una così forte disoccupazione tale per cui i salari diminuiscono drasticamente e l’economia irlandese diventa più competitiva a livello internazionale sulla base dei costi inferiori delle unità lavorative…

A parte gli enormi costi sociali e lo spreco economico che una simile strategia comporta, difficilmente vengono in mente altri esempi dove tutto questo ha davvero funzionato…

Se volete vedere come le autorità europee siano così di destra e ferocemente ottocententesche, confrontatele con Ben Bernanke, il presidente Repubblicano della Federal Reserve degli Stati Uniti. Bernanke di recente ha iniziato un secondo giro di “alleggerimento quantitativo”, ovvero creazione di moneta – altri 600 miliardi di dollari nei prossimi sei mesi. E… ha chiarito che lo scopo di una tale creazione di denaro serve al governo federale per essere utilizzata in un’altra tornata di incentivi fiscali. La BCE potrebbe fare qualcosa di simile – se non altro, per la propria ideologia e politica di destra.

Alleggerimento del deficit

Per l’Irlanda, Douthwaite consiglia una forma modificata di alleggerimento quantitativo che chiama “alleggerimento del deficit”. Che spiega così:

Entrambi gli approcci richiedono che le banche centrali creino denaro. Con l’alleggerimento quantitativo, il nuovo denaro viene in genere impiegato per acquistare titoli dal sistema bancario, fornendo pertanto alle banche altro denaro da poter prestare. Purtroppo è qui che sono insorti i problemi negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dato che la gente è stata riluttante a richiedere prestiti, o che le banche sono state riluttanti ad erogarne, l’alleggerimento quantitativo non ha aumentato l’offerta di moneta in circolazione negli Stati Uniti, dove l’M3 ha iniziato a diminuire nella seconda metà del 2009 e un anno dopo stava ancora scendendo…

L’alleggerimento del deficit evita questo collo di bottiglia del “non-voglio-prestiti-non-concedo-prestiti” fornendo il nuovo denaro da spendere ai governi, oppure trasferendolo ai cittadini per ridurre i loro debiti o per investirlo secondo le modalità autorizzate.

La Federal Reserve americana starebbe considerando un approccio simile. Così sostiene il professor David Blanchflower, un ex membro della Commissione sulla Politica Monetaria della Banca d’Inghilterra, che il 18 ottobre ha dichiarato di essere stato alla Fed a Washigton per uno dei suoi consueti incontri con gli altri accademici.

“L’alleggerimento quantitativo rimane l’unica attrattiva economica in vista”, ha detto “dato che il Congresso e il Presidente Barack Obama sono stati intimiditi fino all’inazione”.

Che cosa comprerà la Fed con il suo strumento di alleggerimento quantitativo?

“Sono limitati alla carta garantita a livello federale”, ha detto Blanchflower “il che comprende Buoni del Tesoro e titoli garantiti da mutui emessi da Fannie Mae e Freddie Mac. Ma possono anche acquistare obbligazioni comunali a breve termine, e considerate le difficoltà che stanno affrontando le amministrazioni locali e statali, questa potrebbe essere benissimo la strada che sceglieranno, almeno per una buona parte dell’alleggerimento quantitativo”.

La Fed potrebbe acquistare obbligazioni comunali a breve termine dagli stati, alleggerendo le loro crisi di bilancio. Potrebbe costituire una struttura per salvare gli stati a bassissimi tassi di interesse, secondo la falsariga di quelle strutture costituite per trarre in salvo le banche di Wall Street.

Un piano simile potrebbe essere messo in piedi nell’eurozona. La Banca Centrale Europea (BCE) si è già impegnata in qualcosa di simile all’”alleggerimento quantitativo”. In un post intitolato “L’alleggerimento del credito della BCE che compra debito da Grecia e Spagna è simile alla Fed che compra fondi della California e dell’Illinois” Ed Harrison fa notare:

Proprio quando l’esperimento europeo stava per svelarsi, la BCE ha scelto l’opzione nucleare ed è scesa in campo iniziando a comprare il debito dei suoi stati debitori più fragili. Ora, la BCE sostiene che queste azioni non siano sterili, cioè non si tratta solamente di stampare moneta. Ma ho i miei dubbi. Ad ogni modo, come dice Marshall Auerback la BCE è la Nuova “Stati Uniti d’Europa”.

Douthwaite aggiunge:

La soluzione più pulita per la Banca Centrale Europea sarebbe quella di creare denaro e darlo (invece che prestarlo) ai governi in rapporto alla loro popolazione. Questo permetterebbe di evitare altri tagli alla spesa pubblica e, nei paesi con deficit di bilancio relativamente modesti, di ridurre i debiti nazionali.

Stampare euro e darli, invece che prestarli, ai paesi membri sarebbe una soluzione analoga ai “greeback” – vale a dire permettere ai governi di stampare direttamente il denaro necessario, senza interessi e senza debito. Come osservava Thomas Edison:

Se la Nazione può emettere un’obbligazione di dollari allora può emettere una banconota di dollari. L’elemento che rende valida l’obbligazione rende valida anche la banconota. La differenza tra l’obbligazione e la banconota è che l’obbligazione permette all’intermediario di credito di incassare due volte l’ammontare dell’obbligazione e un ulteriore 20%. Mentre la valuta, del tipo più genuino stabilito dalla Costituzione non paga nessuno eccetto coloro che contribuiscono in un modo proficuo.

Per evitare un’inflazione dei prezzi quando l’economia raggiunge la piena occupazione, il denaro potrebbe essere tassato oppure restituito come tasse pagate dagli utenti per i servizi pubblici.

Ripristinare il credito con una banca di proprietà pubblica: il modello della Banca del Nord Dakota

Esiste un’altra possibile soluzione al problema. Né gli stati degli Stati Uniti né quelli dell’eurozona possono stampare moneta propria ma POSSONO possedere delle banche, le quali possono creare credito bancario sui loro libri contabili come fanno tutte le banche. La maggior parte del nostro denaro viene ora creata dalle banche sotto forma di credito bancario, prestato ad interesse. I governi potrebbero anticipare il loro credito e tenere l’interesse. Questo rappresenterebbe un enorme risparmio per la gente. E’ stato dimostrato che l’interesse costituisce quasi la metà del prezzo di tutto ciò che compriamo ogni giorno.

In realtà, solamente uno degli stati degli Stati Uniti possiede una banca propria – il Nord Dakota. Dalla scorsa primavera, inoltre, il Nord Dakota è l’unico stato degli Stati Uniti a poter vantare un avanzo di bilancio, il tasso più basso di disoccupazione del paese e il livello più basso di insolvenze sui prestiti. Il Nord Dakota, in effetti, è sfuggito alla crisi del credito.

La Banca del Nord Dakota (BND) è una grande generatrice di profitti per lo stato e ha reso un dividendo del 26% nel 2008. La BND è stata costituita come “Banca del Nord Dakota di proprietà del Nord Dakota”, trasformando gli asset dello stato in asset della banca. La BND ha anche una quantità complessiva di depositi blindata. Per legge, tutte le entrate del Nord Dakota sono depositate presso la BND e vengono accettati anche i depositi comunali e dei privati cittadini. Oggi, la BND ha una media di 4.000 dollari di depositi pro capite, e prestiti in essere per circa la stessa somma.

Estrapolando quelle cifre per una popolazione irlandese di 4,2 milioni, un sistema bancario di proprietà pubblica potrebbe generare credito per 16,8 miliardi di dollari. E questo sarebbe sufficiente a finanziare la maggior parte del deficit irlandese di 14,4 miliardi di euro (19,6 miliardi di dollari). Questi soldi sarebbero effettivamente senza interesse, poiché la banca di proprietà del governo restituirebbe i suoi profitti allo stato. I finanziamenti tramite una banca propria eliminerebbero buona parte del deficit irlandese dal mercato privato delle obbligazioni, che è altamente vulnerabile alla manipolazione, alla speculazione e a rovinosi declassamenti. In alternativa, questo credito bancario potrebbero essere utilizzato per costruire infrastrutture sostenibili e ridare un lavoro alla gente.

Ovunque i governi sono vincolati in modo artificiale a dover prendere a prestito a tassi di interesse di mercato, il che significa qualsiasi interesse che le banche possono ricavare. I governi possono liberarsi dalle restrizioni di questo disegno, nel quale le banche private creano l’offerta monetaria nazionale e la prestano ad interesse, costituendo banche di proprietà pubblica. Queste banche possono quindi anticipare il credito della nazione alla nazione, senza interesse. E se questo credito viene anticipato in previsione di una futura produttività, i prezzi non subiranno inflazione. L’offerta (beni e servizi) aumenterà insieme alla domanda (moneta), mantenendo i prezzi stabili.

Ellen Brown
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22488
22.12.2010

Traduzione a cura di JJULES per http://www.comedonchisciotte.org

Ridate la scorta a Clementina Forleo!

Sento puzza di servizi segreti…

Fonte:  Blog di Beppe Grillo – Ridate la scorta a Clementina Forleo!.

Un incendio doloso ha distrutto la masseria di Clementina Forleo. I suoi genitori morirono in un incidente stradale dopo delle minacce telefoniche. Clementina è stata coinvolta in un incidente a Cremona a fine 2009, forse un attentato o un avvertimento. Clementina non ha la scorta (a differenza di Fede e Belpietro ad esempio). Le è stata tolta nel 2010. Chiedo che le sia immediatamente restituita.
“Brindisi, a fuoco la villa di Clementina Forleo “Ancora ignote le cause”. proprio sfortunata la Forleo! Dopo essersi beccata la maledizione sinistra, il trasferimento d’ufficio, il “declassamento”dal CSM (dichiarata buona solo per organismi collegiali, non monocratici), la querela da parte della collega prestata alla politica Finocchiaro, ora pure la casa! Si tratta forse della stessa Forleo che distingueva tra guerriglieri e terroristi? Di quella Forleo che aveva depositato i testi (che poi non poté utilizzare al processo) delle intercettazioni di Giovanni Consorte le cui telefonate con Fassino e D’Alema erano finite su tutti i giornali? Quello stesso giudice che per tale richiesta fu giudicato incompatibile col suo ruolo dal CSM e quindi trasferita?”. Amedeo Ronchi