Verso il game over | Il blog di Daniele Martinelli

Per uscire dalla crisi bisogna tornare alla sovranità monetaria, nazionalizzazione della banca d’Italia

Fonte: Verso il game over | Il blog di Daniele Martinelli.

Tremonti scappa dal cittadino che gli chiede del signoraggio

Mai in passato un segretario al Tesoro degli Stati Uniti aveva osato evocare il rischio defalut per l’economia più ricca del pianeta: la sua“. E’ Federico Rampini che scrive queste parole sulla prima pagina di Repubblica di oggi, giornale popolare che finisce sotto le ascelle dell’italiano medio intento ad andare a messa e sui tavoli dei bar. Rampini si riferisce al Tremonti americano Tim Geithner, e al suo documento presentato al Congresso che ha già provocato un ulteriore indebolimento dell’Euro ormai sotto quota 1,3 sul dollaro. Nell’articolo si parla di “confronto tra malati Eurozona e Stati uniti” e della Cina intenta a “comprare 6 miliardi di euro di titoli del debito pubblico spagnolo per impedire che Madrid sia la prossima della lista dopo Grecia e Irlanda.” Ecco a chi si riferiva ieri Berlusconi quando ha detto che i “comunisti ci sono ancora…“. Si riferiva ai cinesi, che oltre al pieno di dollari si preparano a risanare la bancarotta sovrana delle economie occidentali diventando di fatto sovrani loro, ma allo stesso tempo “esposti a perdite consistenti sulle riserve investite nelle valute altrui.

La lettera di Geithner con “passaggi che fanno tremare” si legge a pagina uno,  invoca un innalzamento per legge del tetto di debito americano (14,3 miliardi che vale già il 99,3% del Pil Usa) altrimenti “il danno sarebbe catastrofico, la solidità dei buoni del Tesoro sarebbe a rischio, così come il ruolo del dollaro come moneta di pagamenti internazionale“. Insomma, non è più “fanta-politica” la bancarotta americana. Tanto che autorevoli economisti di “destra” bollati da Rampini “fondamentalisti” come John Tammy che “invocano l’Apocalisse del crac finanziario nazionale” scrivono: “E’ ora che impariamo ad amare l’idea di una bancarotta sovrana degli Stati Uniti. Quegli americani che temono un’insolvenza del Tesoro, sono come i genitori di un eroinomane, che paventano il momento in cui lo spacciatore smetterà di vendere la droga al loro figlio“. Anche il “moderato” Bruce Bartlett ammette che “la prospettiva di un default degli Stati Uniti, per quanto resti improbabile, non è più impossibile“.

L’articolo civetta a pagina uno di Rampini si chiude considerando che “Washington ha ancora il privilegio imperiale di stampare una moneta che il resto del mondo accetta, sia pure a malincuore. E’ il signoraggio che manca all’Eurozona. Perciò, se il 2011 dovesse essere l’anno di una bancarotta sovrana, i mercati scommettono che questo accadrà prima in Europa. E perfino l’interessata generosità della Cina non sarebbe un salvagente miracoloso.

Il ministro Tremonti ieri a Parigi ha ammesso che la crisi non è affatto finita. Ha ambientato le economie occidentali in un videogioco dove si combatte con mostri sempre più insidiosi. Il titolare del Tesoro non ha specificato quanti ometti, o se preferite quante astronavi sono rimaste disponibili prima che il giochetto dica GAME OVER. Chissà quanto ancora durerà il sonno collettivo prima della rivoluzione.

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