L’Aquila ingannata – La fermata – Cadoinpiedi

L’Aquila ingannata – La fermata – Cadoinpiedi.

di Samanta Di Persio – 8 Gennaio 2011
La ricostruzione non c’è. Il centro storico è ancora zona rossa. Le poche strade riaperte sono ornate da bulloni e ferri. Il terremoto ha arricchito solo le organizzazioni criminali

L’Aquila, 6 aprile 2009. Giunto nel primo pomeriggio, il presidente del Consiglio dichiara: «Farò una new town». Sì, mentre si scava fra le macerie per cercare il respiro dei propri figli, genitori, parenti ancora dispersi. Mentre io e gli altri aquilani cerchiamo di renderci conto dell’entità del danno.
Come nelle migliori dittature, le decisioni stavano per esser prese dall’alto. Da lì a poco, un unico messaggio avrebbe girato per il mondo: «Gli aquilani stanno bene, presto Berlusconi gli farà le case», con l’idea che non ci sarebbe stata un’altra Irpinia (qui arrivarono una pioggia di soldi 63 mila miliardi pari a 32.363.593.779 euro).

Quella notte uomini e donne hanno perso tutto: affetti, un’abitazione, un centro storico, piccoli borghi, forse anche l’identità. In televisione andava in onda una fiction: emergenza gestita a meraviglia, ricostruzione in tempi record. Il sindaco Massimo Cialente e Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, con righello e squadra sulla mappa della città scelgono i terreni che non appartengono a clero e baronie. Il bando di gara dà tempi ristrettissimi per rispondere: dal 22 maggio al 5 giugno. Gare false? Immediatamente c’è il sospetto, per la certezza bisogna aspettare che il cemento coli sulla città. Subappalto al 50 percento, in deroga al 30 percento che prevede la legge, certificazione antimafia posticipata. C’è fretta, a settembre bisogna consegnare le case, i terremotati sono al freddo nelle tende, a disagio negli alberghi, non si può farli aspettare, poverini. Le imprese che si aggiudicano gli appalti tutte di fuori, tranne tre. La torta è di 800 milioni di euro per 19 new town. Queste case devono essere meglio di una reggia. Se Berlusconi non ha mantenuto la promessa di ospitarci a casa sua, avrà davvero fatto un ottimo lavoro: il tetto per gli aquilani ha un costo di 2.700 euro al metroquadro. Una pioggia di avvisi di garanzia dalla consegna in poi, e disagi. I tubi dell’acqua sono esterni.
Nella città più fredda d’Italia Bertolaso dev’essersi confuso coi massaggi brasiliani. Si sono ghiacciati, niente acqua per alcuni giorni. Poi le prime crepe, non nelle case già inagibili ma in quelle nuove. Gli esperti dicono che fra un pannello e l’altro del cartongesso va messa una retina. Sarà stata la fretta, ma non c’è in nessuno degli oltre 4mila alloggi. Poi si staccano le mattonelle, poi la cappa d’una cucina, il parquet si solleva e s’allarga, le porte lievitano: gli 800 milioni di euro degli italiani sono finiti alle imprese colluse con la criminalità organizzata. Sono solo 132 le imprese irregolari ai controlli. Non ci siamo fatti mancare nulla. Un esempio per tutti. I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, a Tagliacozzo, il «tesoro» di Vito Ciancimino.
Proprio mentre il Presidente della regione Gianni Chiodi dichiarava: «L’Abruzzo non è mafioso. Va bene la task force e altre iniziative simili, io sono contento perché noi vogliamo essere protetti da queste possibili infiltrazioni mafiose, ma voglio che sia chiaro che oggi non c’è nulla: è sbagliata l’equazione Abruzzo uguale mafia». Deve aver perso qualche passaggio o forse non conosce la regione che amministra. L’associazione Libera da anni denuncia infiltrazioni mafiose con tanto di immobili e terreni confiscati.
Infine l’alluvione. Quei terreni scelti accuratamente dagli esperti erano a rischio idrogeologico, argillosi e a falda superficiale. Lo dichiara da subito Antonio Perrotti, architetto della Regione. Resterà inascoltato, e i terremotati diventeranno alluvionati. Intanto le case inagibili sono lì (chi ha il mutuo sta ripagando con tanto di interessi relativi al periodo della sospensione), alcune messe in sicurezza dai vigili del fuoco, altre con strumenti fai da te (bastoni, tavole), altre abbandonate come il 6 aprile. Il centro storico è ancora zona rossa, per gran parte; le poche vie riaperte sono ornate da bulloni, ferri, legni.
E la ricostruzione? Non c’è.
Buon inizio di anno, all’insegna della verità.

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