Ufficiale e trafficante

Fonte: Ufficiale e trafficante.

Se non fosse tragica, la condanna a 14 anni in primo grado di Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, sarebbe comica. Più che da un’aula di giustizia, la notizia pare uscita da una barzelletta sui carabinieri: colui che dovrebbe arrestare i narcotrafficanti, e infatti ne ha arrestati parecchi, condannato per narcotraffico perché – si legge nelle motivazioni della sentenza – aveva intrecciato uno “scandaloso accordo con i narcotrafficanti, ai quali aveva consentito di vendere la droga in Italia e arricchirsi coi proventi delle vendite protetti dai carabinieri del Ros”.
Insomma, grazie a lui “il narcotraffico non solo non è stato combattuto, ma addirittura incoraggiato e favorito”. Ora si spera che Ganzer non si guardi mai allo specchio, altrimenti dovrebbe arrestarsi da solo. Se a ciò si aggiunge che il suo predecessore Mori è imputato a Palermo per favoreggiamento a Provenzano e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa per la trattativa con Cosa nostra; che l’ex capo del Sismi, Pollari, è imputato a Milano (prosciolto in appello grazie al segreto di Stato) per il sequestro di Abu Omar e a Perugia per i dossier dell'”archivio Pompa”; e che il coordinatore dei servizi segreti, Gianni De Gennaro, è stato condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza sulle violenze del G8 a Genova, se ne deduce che la sicurezza del Paese è sempre in buone mani. Solo il “Corriere della Sera” ha messo in prima pagina le motivazioni della condanna di Ganzer, chiedendone le dimissioni.
Ma ciò che più colpisce è il silenzio di tomba delle opposizioni (eccetto l’Italia dei valori). Forse perché, nominato nel 2002 dal governo Berlusconi 2 e rinviato a giudizio nel 2005 per associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato, Ganzer fu lasciato al vertice del Ros dal governo Prodi 2. Il 12 luglio scorso arrivò la condanna. “Da cittadino mi sento offeso”, disse Guido Crosetto, sottosegretario Pdl alla Difesa, “per com’è stato trattato dalla giustizia italiana un ufficiale che incarna meglio di chiunque il galantuomo servitore dello Stato”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni riuscì a tributare contemporaneamente “piena fiducia nella magistratura e altrettanta fiducia nel comandante del Ros”. Sandro Bondi, coordinatore Pdl, senza sapere nulla né del processo né di Ganzer, dichiarò: “Non conosco l’alto ufficiale, ma ho la percezione che questa sentenza abnorme segni la disfatta dell’integrità dello Stato”. Dal Pd solo Arturo Parisi, ex ministro della Difesa, esternò: “Finché la sentenza non sarà passata in giudicato, condivido la fiducia del comando generale dell’Arma”. Poi, sulle motivazioni della sentenza, nemmeno un commento dalla classe politica più ciarliera dell’universo. Strana, l’Italia: per fare l’allievo carabiniere bisogna dimostrare di non avere condanne o indagini né parenti condannati o indagati; per fare il comandante le condanne non sono richieste, però aiutano.

Marco Travaglio (l’Espresso, 7 gennaio 2010)

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