Archivi del giorno: 9 gennaio 2011

FUGA DI INFORMAZIONI: AUMENTO DEI PREZZI DEL CIBO PER INCENTIVARE L’APPROVAZIONE DELLE COLTURE OGM IN EUROPA

L’ultraliberismo sta distruggendo il mondo. Basta alle speculazioni sugli alimenti!

Fonte: ComeDonChisciotte – FUGA DI INFORMAZIONI: AUMENTO DEI PREZZI DEL CIBO PER INCENTIVARE L’APPROVAZIONE DELLE COLTURE OGM IN EUROPA.

DI RADY ANANDA
DissidentVoice

in un incontro nel gennaio 2008, i funzionari commerciali di Stati Uniti e Spagna hanno pianificato come aumentare l’accettazione di alimenti geneticamente modificati in Europa, compreso tramite il gonfiamento dei prezzi sui prodotti di mercato, secondo un’informazione trapelata di un diplomatico americano rilasciata da Wikileaks.

Durante l’incontro, il Segretario di Stato per il Commercio Internazionale, Pedro Mejia, ed il Segretario Generale, Alfredo Bonet, “hanno notato che l’impennata dei prezzi degli alimenti potrebbe incitare una maggiore liberalizzazione sulle importazioni biotecnologiche.”

A quanto pare i commercianti di Wall Street hanno mantenuto la parola. Entro il giugno del 2008, i prezzi degli alimenti si erano alzati in maniera così grave che “The Economist annunciò che il prezzo reale del cibo aveva raggiunto il suo livello massimo dal 1845, l’anno in cui la rivista ne fece il calcolo per la prima volta”, riporta Fred Kaufman in The Food Bubble: How Wall Street starved millions and got away with it [La Bolla Alimentare: Come Wall Street ha affamato milioni e l’ha fatta franca, ndt]

Il picco senza precedenti dei prezzi degli alimenti del 2008 ha causato la fame di 250 milioni di persone in più, spingendo il numero globale oltre il miliardo. Il 2008 è anche stato il primo anno “dal quale sono state misurate tali statistiche, in cui la proporzione della popolazione mondiale senza cibo a sufficienza è aumentata,” afferma Kaufman.

Tutto per incentivare l’accettazione di cibi OGM, e fatto tramite uno schema commerciale dal quale gli speculatori di Wall Street hanno enormemente beneficiato.

Ribellioni di massa in diverse nazioni ne furono la conseguenza, come anche l’investigazione del Comitato di Sicurezza Interna e Affari Governativi del Senato statunitense, che risultò nella scoperta che, sì, la speculazione illimitata sui prodotti alimentari ha causato il forte aumento dei prezzi.

In un commento alla fine del documento, il diplomatico ha inoltre rivelato un certo pessimismo circa l’intenzione della Spagna per aiutare ad introdurre alimenti OGM in Europa:

Questa è stata una discussione alquanto sostanziosa. Tuttavia, è chiaro che mentre la Spagna di tanto in tanto continuerà a votare a favore delle proposte di liberalizzazione biotecnologica, gli spagnoli procederanno cautamente sul problema vista le loro sensibilità interne ed altre azioni ordinarie che la Spagna ha nell’UE.

Tale pessimismo era grandemente infondato, dato che “la Spagna ha piantato l’80% di tutto il mais biotecnologico nell’Ue nel 2009 ed ha mantenuto il suo record con un tasso di adozione del 22% rispetto l’anno precedente”, nota un rapporto del Servizio Internazionale per l’Acquisizione di Applicazioni Agri-biotecnologiche (ISAAA).

I documenti diffusi, che ora sono oltre 1.300, rivelano l’ossessione degli Stati Uniti per l’espansione del mercato biotecnologico:

Un documento conferma l’interesse degli USA nel promuovere alimenti Ogm in Africa, che Richard Brenneman ha descritto come “un significativo punto nell’ordine del giorno del Dipartimento di Stato.”

In un altro documento che descrive la potenziale espansione degli interessi USA verso l’Austria “isolazionista”, viene sottolineato il divieto sui cibi OGM di quella nazione.

Secondo un documento del 2007, l’interesse era sul desiderio del presidente francese Sarkozy di realizzare un divieto sui cibi OGM in linea con il sentimento populista. Secondo la GM Free Regions, la Francia continua a tutt’oggi ad opporsi agli OGM.

In questo documento, il Papa dà apertamente la colpa della fame nel mondo alla speculazione sui prodotti ed ai funzionari pubblici corrotti, rifiutando fino ad ora il sostegno all’uso di alimenti OGM. (Vedere anche il mio articolo del 12 dicembre, “Leaked cables confirm Pope’s distance from GMO debate and limited stance on bioethics.” [Documenti trapelati confermano la distanza del Papa sul dibattito sugli OGM e la limitata presa di posizione sulla bioetica, ndt])

Altro ancora potrebbe essere rivelato nei documenti restanti.

Lo Sciacallaggio Lascia il Mondo Aperto ad una Futura Manipolazione dei Prezzi

La speculazione sui generi alimentari fu resa possibile nel 2000 dal Commodity Futures Modernization Act [Legge sulla Modernizzazione delle Futures sulle Merci, ndt]. Il Senatore tutto fare della deregulation Phil Gramm (Texas) introdusse la legge, co-redatto dalla lobby dell’industria finanziaria e co-sponsorizzato dal Senatore Richard Lugar (Indiana), il presidente del Comtitato per l’Agricoltura.

Mother Jones descrive il clima lesgislativo durante il quale la legge fu approvata:

Come parte di una crociata anti-normativa lunga decenni, Gramm ha spinto una subdola manovra legislativa che ha favorito la strada al crollo multimiliardario dei subprime….

Il colpo più scaltro di Gramm a beneficio dei suoi amici nell’industria dei servizi finanziari – amici che gli hanno regalato milioni nel corsi della sua carriera di 24 anni al Congresso – arrivò il 15 dicembre del 2000. allora l’aria era particolarmente tesa a Washington. Solo due giorni prima, la Corte Suprema aveva emanato le sue decisioni su Bush vs Gore. Il presidente Bill Clinton ed il Congresso controllato dai Repubblicani erano bloccati nella resa dei conti del budget. Era il momento perfetto per un Senatore astuto per prendersi gioco del sistema. Mentre il Congresso e la Casa Bianca stavano raggiungendo faticosamente e precipitosamente una legge sulle spese generali da 384 miliardi di dollari, Gramm infilò una misura di 262 pagine chiamata Commodity Futures Modernization Act.

Quella legge non solo ha permesso il crollo del subprime che ha rovinato l’economia e ha provocato milioni di pignoramenti, ma ha anche permesso agli investitori di Wall Street di aumentare artificialmente il prezzo del cibo.

“I banchieri hanno preso il controllo degli alimenti globali, il denaro andava a caccia di denaro, riducendo alla fame miliardi di persone,” ha chiarito Kaufman.

In seguito ad un anno di investigazione, ha confermato che l’impennata dei prezzi del cibo dal 2005 verso il picco del giugno 2008 non aveva niente a che fare con la catena dei rifornimenti, anzi è stata la conseguenza dello schema di investimenti di Wall Street conosciuto come Commodity Investment Funds [Fondi d’Investimento sui Prodotti, ndt]. Il primo a sviluppare l’idea è stato Goldman Sachs, che ha preso 18 diverse fonti alimentari, compresi bovini, caffè, cacao, mais, suini e frumento, ed ha creato un pacchetto di investimenti. Spiega Kaufaman:

Hanno soppesato il valore dell’investimento di ogni elemento, mescolate e messe insieme le parti in somme, poi hanno ridotto quello che era una complicata serie di cose reali in una formula matematica che poteva essere espressa come una singola manifestazione, in seguito nota come Goldman Sachs Commodity Index [Indice dei Prodotti della Goldman Sachs, ndt]. Poi hanno iniziato ad offrire azioni.

(Kaufman riassume il suo rapporto in questa intervista con Thom Hartmann dello scorso giugno ed in questa intervista a Democracy Now dello scorso luglio.)

Kaufman sottolinea che anche nel 2008, la ConAgra Foods riuscì a vendere il suo settore commerciale ad un fondo speculativo per 2.8 miliardi di dollari. Il gigante a livello mondiale per il commercio del grano e degli OGM, Cargill, ha registrato un balzo dell’85% nei guadagni annuali nel primo trimestre del 2008, attribuito alle merci di scambio ed ad un mercato di biocombustibili in espansione. Lo Star Tribune ha calcolato che la Cargill guadagnava 471.611 dollari all’ora in quel trimestre.

La bolla degli investimenti è scoppiata nel giugno 2008 e “i prezzi sui prodotti aggregati crollò di circa il 60% entro la metà di novembre”, nota Steve Suppan dell’Istituto per le Politiche Agricole e Commerciali. Sebbene la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti introdusse un decreto normativo, “le scappatoie legislative esenteranno almeno il 40-45%” di tali attività commerciali. Cargill sostiene le scappatoie, insieme ad altre multinazionali. Suppan conclude:

Le previsioni che un sistema finanziario sostenibile e trasparente sottoscriva la sicurezza alimentare basata sul commercio non sono buone… Il bilancio per la Commissione di Indagine sulla Crisi Finanziaria appena lanciata dal Congresso, il cui rapporto è previsto per il 15 dicembre [2010], è solo di 8 milioni di dollari. Il bilancio delle lobby di Wall Street per sconfiggere la riforma legislativa finanziaria è finora di 344 milioni…

Il decreto definitivo fu passato a legge nel luglio 2010 (riassunto da New York Times), Commodity Futures Trading Commission [commissione che regola le borse di commercio ed il mercato dei futures, ndt] continua ad emanare nuove regole che teoricamente hanno come scopo la regolazione dei mercati finanziari. “Ma le grandi banche influenzano le norme che regolano i derivativi attraverso una varietà di gruppi industriali”, nota un altro articolo del New York Times.

L’impennata dei prezzi artificiale ha aperto le porte dell’UE ai cibi OGM?

No, infatti, la ISAAA ha notato che : “Sei paesi europei hanno piantato 94,750 ettari di colture biotecnologiche nel 2009, in minore quantità rispetto ai sette paesi ed ai 107,719 ettari del 2008, dato che la Germania ha interrotto la coltivazione.”

Uno sguardi da vicino alle azioni degli stati membri dell’UE riguardo gli OGM dopo il giugno 2008 fornisce alcuni dettagli sulla battaglia dei senza-OGM in Europa:

Nel dicembre 2008, dopo uno iato di 10 anni, l’Italia ha accettato ad aprire dei campi di prova delle colture OGM.

La Repubblica Ceca è diventata il secondo maggior coltivatore di mais biotecnologico nell’UE nel 2008, raddoppiando la superficie coltivata nel 2007. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti lo ha considerato come un obiettivo per gli investimenti non solo in campo agricolo ma anche nello sviluppo dei vaccini.

A livello di UE, “In un apparente inversione a U del suo atteggiamento come funzionario dell’UE tra i commissionari più diffidenti verso gli OGM, il capo del settore ambientale Stavros Dimas” ha redatto delle proposte di legge per altre due varietà di mais OGM, come riportato da Reuters nel dicembre 2008.

Tuttavia, entro il settembre 2008, Galles, Irlanda del Nord e Scozia era tute diventate senza-OGM e sollecitavano l’Inghilterra a fare altrettanto.

Sebbene messa sotto pressione dalla Commissione Europea, l’Ungheria ha rifiutato di rimuovere il suo divieto sui cibi OGM. Il suo diritto sovrano di rifiutare gli OGM, insieme all’Austria, fu più tardi difeso da un voto dell’UE con 20 stati membri a sostegno di tali divieti.

Nel marzo 2009, il Lussemburgo è diventato il quinto paese dell’UE a vietare i cibi OGM, dopo la Francia, l’Ungheria, la Grecia e l’Austria.

Nell’ottobre 2009, la Turchia ha vietato l’importazione di prodotti biotecnologici.

Per aggiornamenti ed un’analisi più profonda delle azioni dell’UE sui cibi OGM, vedere GMO-Free Europe. Gli stati europei gestiscono il problema in maniera diversa rispetto agli Stati Uniti, permettendo alle regioni all’interno di una nazione di mantenere zone senza-OGM. Ogni passo compiuto da una nazione verso l’approvazione degli OGM avanza invariabilmente la resistenza regionale.

Nel 2009 le colture biotecnologiche si espandono a livello mondiale

Sebbene strategia per aumentare i costi del cibo al fine di incitare gli europei ad accettare gli OGM sia fallita, ha funzionato altrove. A livello mondiale, le colture biotecnologiche si sono espanse del 7% nel 2009 rispetto alle cifre del 2008, secondo questo grafico dell’ISAAA:

Infatti, l’ISAAA ha affermato che l’espansione degli OGM è stata dovuta all’impennata dei prezzi del 2008, come ha notato il presidente e fondatore Clive James: “Con la crisi alimentare dello scorso anno, i picchi dei prezzi, la fame e la malnutrizione che affliggono più di un miliardo di persone per la prima volta, c’è stato un passaggio globale dai semplici sforzi per la sicurezza alimentare verso l’autosufficienza alimentare.”

Le nazioni più povere colpite più duramente dalla fame – in Africa ed in America del Sud – sono più vulnerabili agli aumenti dei prezzi. Ma anche dopo il terremoto geologicamente inaspettato in gennaio, i contadini haitiani hanno rifiutato il “dono” di semi OGM di Monsanto. Tuttavia, la pressione maggiore resta in Africa e Cina.

Un futuro di cui diffidare

Sebbene è ormai largamente accettato che la speculazione di Wall Street abbia causato la bolla alimentare, affamando centinaia di milioni di persone, finora i regolatori non sono riusciti a frenare le pratiche che permettono ai bankster internazionali di manipolare i prezzi del cibo.

Intanto, l’industria biotecnologica continua a ripetere il suo mantra per cui gli alimenti OGM possono curare la fame nel mondo. Questo slogan non ha alle spalle la scienza e sembra avere poca influenza nel dibattito dei cibi OGM, specialmente con il Papa che riconosce quello che molti altri affermano: non c’è scarsità di cibo; la fame si è diffusa a causa dell’impennata dei prezzi.

Rady Ananda ha aperto il suo blog nel 2004. Il suo lavoro è comparso su diverse pubblicazioni online e cartacee, compresi i tre libri sulla frode elettorale. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera lavorando per avvocati in ricerche, indagini e come paralegale. Si è laureata alla Scuola di Agricoltura dell’Università di Stato dell’Ohio con un diploma di laurea in Risorse Naturali.

Titolo originale: “Leaked Cable: Hike Food Prices To Boost GM Crop Approval In Europe “

Fonte: http://dissidentvoice.org
Link
1612.2008

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Rivolta del pane in Tunisia, 20 morti | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Rivolta del pane in Tunisia, 20 morti | Il Fatto Quotidiano.

Rivolta in tutto il Maghreb. In Algeria decisiva la giornata di oggi per capire se le misure annunciate in serata dal governo per una “urgente” diminuzione dei prezzi di olio e zucchero, riusciranno a placare gli animi dei giovani manifestanti

E’ rivolta in tutto il Maghreb. Si aggrava il bilancio degli scontri scoppiati contro la crisi economica e la disoccupazione. In Tunisia tra sabato e domenica venti manifestanti sono stati uccisi in due città, Tala e Kasserine, negli scontri con le forze dell’ordine. Molti i feriti. Secondo un testimone le vittime di Tala – tra i 17 e i 30 anni – sono state uccise dalla polizia, che ha aperto il fuoco sui manifestanti nel centro della città. Sei feriti gravi sono stati trasferiti in un ospedale di Kasserine, capitale della regione. Sempre in Tunisia, sabato un ambulante si è dato fuoco nel mercato di Sidi Bouzid, dove il 17 dicembre un altro commerciante aveva compiuto un gesto analogo, morendo poi per le ustioni. Il gesto dell’uomo aveva dato il via a un’ondata di contestazioni. Sabato è stata la volta del 50enne, sposato e padre di famiglia: si è cosparso di benzina e dato fuoco, poi è stato portato via in ambulanza; le sue condizioni sono gravi.

Decisiva la giornata di oggi in Algeria per capire se le misure annunciate in serata dal governo per una “urgente” diminuzione dei prezzi di olio e zucchero, riusciranno a placare gli animi dei giovani manifestanti. Nei quattro giorni di scontri registrati un po’ in tutto il paese, circa mille persone, in gran parte minorenni, sono state arrestate, ha reso noto il ministro dell’interno, Daho Ould Kablia, citato oggi dalla stampa algerina. Confermata la morte di tre manifestanti, mentre 826 persone, ha precisato Ould Kablia, tra cui 763 agenti di polizia, sono rimaste ferite. Secondo il quotidiano El Watan, un quarto manifestante sarebbe morto a M’Sila.  Notte tranquilla ad Algeri, anche se alcuni incidenti, riporta El Watan, sono avvenuti ieri pomeriggio e in serata alla periferia est, a Bordj El Kiffan e Ain Taya, dove i manifestanti hanno bloccato le vie principali con barricate. Scontri sono avvenuti poi in Cabilia, nel capoluogo Tizi Ouzou, nei pressi di Bejaia, Boumerdes e Bouira, ma anche ad Annaba e Tebessa (est). Per la prima volta ieri sera, i giovani sono scesi in strada anche a Bechar e Maghnia, lungo la frontiera con il Marocco.

Morti bianche in aumento – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: Morti bianche in aumento – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Salvatore Giannella

Sono 1.080 le persone decedute nel 2010 sul posto di lavoro. E le stragi si dimenticano troppo in fretta.

Sono stati 1.080 i lavoratori che nel 2010 hanno perso la vita in Italia perché sono morti sul lavoro. In attesa dei dati ufficiali dell’Inail, va notato che rispetto al 2009 (quando le vittime furono 1.050) i morti sul lavoro nel 2010 appaiono in aumento secondo i casi censiti dal blog “Caduti sul lavoro”.
E la soluzione per attenuare o cancellare questa emergenza nazionale non è a portata di mano. Scrive Marco Bazzoni, sull’Unità di giovedì 6 gennaio, che “il decreto del Governo Berlusconi 106/09, correttivo al Testo unico per la sicurezza sul lavoro Dlgs 81/08, ha completamente stravolto il testo voluto dal Governo Prodi, dimezzando molte sanzioni e sostituendo in alcuni casi il carcere con l’ammenda”.

Bazzoni, che è operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza in Toscana, aggiunge una cifra agghiacciante sui controlli: “Le Asl hanno un personale ispettivo ridotto all’osso che è formato da circa 1.850 tecnici della prevenzione: essi sono in continuo calo perché quando vanno in pensione non vengono rimpiazzati. Se questi ispettori dovessero controllare tutte le aziende italiane – circa 6 milioni – ognuna di esse riceverebbe un controllo ogni 33 anni, quindi (considerando la vita media di un’azienda) praticamente mai”.

Di questa “guerra a bassa intensità” mi ero occupato nel libro “Voglia di cambiare” (Chiarelettere) dove facevo una facile profezia: che presto ci saremmo dimenticati anche dei sette operai morti nel rogo della ThyssenKrupp di Torino.

Antonio Di Pietro: 2011: fuga dal tiranno

Fonte: Antonio Di Pietro: 2011: fuga dal tiranno.

Il 2011 comincia con una bella notizia per tutti noi. Entro quest’anno i processi di Berlusconi potranno ricominciare. Infatti la settimana prossima delle due l’una: o la Corte costituzionale considererà incostituzionale la norma sul Legittimo Impedimento, voluta con tutte le sue forze dal caimano, oppure – sempre la stessa Corte – dovrà necessariamente e conseguentemente dare il via libera ai referendum proposti dall’Italia dei Valori su Nucleare, Acqua pubblica e, appunto, per abrogare questa ennesima legge ad personam.

A questo punto il pallino sarà nelle mani dei cittadini italiani.
Anche in questo caso sono due le ipotesi sul piatto: Berlusconi decide di andare a elezioni anticipate e dopo il disastro di due anni e mezzo di governo che non ha governato, gli italiani sicuramente lo puniscono consentendo all’opposizione di scrollare dal groppone del cavallo Italia il peso nefasto di tutte le leggi ad personam volute dall’anziano satrapo di Arcore; oppure, nel caso in cui si decida per il prosieguo della legislatura, a Giugno si svolge il referendum da noi proposto per abrogare il Legittimo Impedimento, con gli elettori che – votando in massa per il Sì – possono decidere di eliminare questa norma altamente anticostituzionale.

Come sempre capita in questi casi il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Così il mefistofelico premier che ci ritroviamo è arrivato al momento attuale stravolgendo le regole democratiche a suo uso e consumo, utilizzando le leggi per evitare i suoi giudici naturali, depauperando il Parlamento della sua funzione legislativa e corrompendo parlamentari, ma non potrà evitare il giudizio dei cittadini che – mi auguro – non gli perdoneranno queste nefandezze e di aver pensato solo a se stesso e mai a risolvere i problemi del Paese. Si è comportato come un tiranno che ingiuria gli organi e le istituzioni democratiche, considerando i cittadini italiani come suoi sudditi.

Non gli perdoneranno di aver portato il nostro Paese sull’orlo del baratro distruggendo la scuola pubblica, calpestando i diritti dei lavoratori, dimenticando i terremotati abruzzesi, chiudendo le porte ai giovani, lasciando le forze dell’ordine senza soldi, aumentando le spese di guerra, per citare solo alcune delle porcate perpetrate dal suo governo.

Per questo il referendum sul legittimo impedimento promosso dalle migliaia di iscritti dell’Italia dei Valori che si sono mobilitati questa estate sarà il nostro grimaldello, che utilizzeremo per scardinare il progetto dittatoriale, e fuggire così dal tiranno (o farlo fuggire). In ogni caso ci sarà bisogno dell’aiuto dell’Italia democratica e legalitaria.

Parole di Pippo Fava: ”I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri…”

Fonte: Antimafia Duemila – Parole di Pippo Fava: ”I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri…”.

In memoria di un uomo libero
di
Giorgio Bongiovanni – 5 gennaio 2011
Oggi ricorre il ventisettesimo anniversario dell’omicidio di Pippo Fava assassinato da Cosa Nostra a Catania, il 5 gennaio 1984, con il beneplacito connivente dei mandanti esterni, quel grumo di potere politico-imprenditoriale che il suo giornalismo libero e impegnato osava sfidare.

 
Anche a costo di sembrare ripetitivi riproponiamo la sua ultima e profetica intervista rilasciata ad un altro grande del giornalismo italiano: Enzo Biagi.
Dopo tanti anni non possiamo che fare nostre le sue parole e testimoniare come e quanto siano state precise e reali nell’indicare in Cosa Nostra un potere che va molto al di là di quello che la solita propaganda vuole far credere all’opinione pubblica.
Cosa Nostra era ed è tuttora un comodo braccio armato e un braccio economico di una parte dello Stato che con la mafia, con le mafie ha scelto di convivere.
A futura memoria e con profondo rispetto ricordiamo quest’altro grande italiano sperando di onorarne l’esempio nella quotidianità delle nostre scelte.

Giorgio Bongiovanni

Beppe Alfano, un giornalista scomodo

Fonte: Antimafia Duemila – Beppe Alfano, un giornalista scomodo.

18 anni dopo la morte del cronista ancora sconosciuti i ”mandanti politici”

di Norma Ferrara – 8 gennaio 2011
«Ieri il paese era avvolto da una cappa di piombo non solo per la calura, ma soprattutto per la grave tensione che l’episodio ha suscitato. La salma del giovane Lorenzo dunque è stata accolta solo dai parenti più stretti mentre tutti gli abitanti del comune tirrenico erano intanati in casa».

E’ il 28 luglio del 1991 e a Terme Vigliatore (Me) il figlio del boss Pino Chiofalo, Lorenzo, viene trovato morto insieme ad un altro ragazzo, Maurizio Cambria, sulla spiaggia di Acquitta, mentre tutto intorno erano in corso i festeggiamenti per la festa della Santa Patrona del paese. A scrivere è Beppe Alfano, un insegnate con la passione per la politica e il giornalismo, che quel giorno si trovava nei dintorni con la famiglia. Ebbe inizio così, dopo l’attività in radio e tv locali, l’esperienza giornalistica di Alfano come corrispondente per un giornale regionale. Quelle sull’omicidio di Lorenzo Chiofalo, furono solo le prime righe di molti articoli che, in pochi anni, raccontarono al resto della Sicilia quello che stava accadendo nel comprensorio che circondava la città di Barcellona Pozzo di Gotto (Me): centro di potere nevralgico per mafie, massonerie deviate, illegalità di vario tipo che operavano in un regime di paura e silenzio. Beppe Alfano veniva ucciso diciotto anni fa, l’8 gennaio 1993, secondo quanto emerso dal processo, da Antonino Merlino su ordine del boss della “famiglia” di Barcellona, Giuseppe Gullotti.

Beppe Alfano nasce in una casa in cui, da sempre, si respira l’aria di una cultura di destra e milita negli anni nella Giovane Italia, in Ordine Nuovo, nel Movimento Sociale e infine ripone le sue speranze politiche, poi deluse,  in Alleanza nazionale (che a Barcellona Pozzo di Gotto era incarnata nell’ astro nascente del politico, Domenico Nania). Alfano muore senza tesserino giornalistico (rilasciato postumo) come corrispondente di provincia, uno del quale, se non fosse morto probabilmente non si sarebbe mai scritto. Così come di tanti altri cronisti locali, giornalisti in trincea in territori governati dalle mafie e corruzione. Delle sue corrispondenze precise, di quell’integrità morale, di quell’onesta intellettuale e soprattutto di quell’intuito e quella conoscenza profonda di un territorio, che prima degli anni Novanta, era persino privo di un Tribunale e di una Procura, non avremmo saputo nulla. La provincia di Messina sino agli anni ’90 era ritenuta un luogo “tranquillo” ma sarà fra la fine del 1990 e il 1993 che tutti i nodi verranno al pettine. La provincia “babba” (sciocca, ndr) , com’era stata definita per intendere una “bassa densità di mafiosi”, si scoprirà (e ancora oggi si scopre) gradualmente un luogo in cui i mafiosi avevano già in mano la gestione delle principali attività economiche e gli appoggi politico – istituzionali.
LA “SCATOLA NERA” DELLA MAFIA MESSINESE

Un territorio caratterizzato da un fattore fra tanti: qui non governava una sola mafia ma un mix di interessi facenti capo a Cosa nostra palermitana, catanese, e alla ‘ndrangheta calabrese che aveva sede oltre lo Stretto. Negli anni Novanta però, saltarono gli equilibri che avevano sempre garantito, affari sicuri senza rischio, traffico d’armi e di droga, latitanze dorate (ricordiamo fra i tanti, i boss Michelangelo Alfano e Santo Sfameni, ma anche Nitto Santapaola, capomafia Catania e tanti altri in seguito).  A contendersi il controllo del territorio “gli uomini di Pino Chiofalo” e quelli della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto, guidata in quel periodo da Giuseppe Gullotti. Chiofalo provò ad intensificare gli affari formando delle “ndrine” che controllano il territorio e finiranno per entrare in contrasto con gli affari dei “catanesi” e della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto, sempre molto attenta agli equilibri da mantenere con il clan dei Santapaola. Così prima e dopo l’arresto di Pino Chiofalo scattò la ritorsione verso “i venduti” coloro che avevano tradito la famiglia ed erano entrati nel clan rivale.  Chiofalo è un personaggio chiave per la provincia poiché diventerà, dopo il suo arresto, uno dei primi collaboratori di giustizia di Messina. Alfano vede, indaga e racconta questa “la mafia in diretta”. «E’ una mattanza – scrive  il 2 agosto del 1991– una mattanza che adesso per la prima volta non risparmia neanche le donne». Beppe Alfano diventa il cronista che meglio conosce il territorio, vicino alle fonti investigative e giudiziarie (collabora spesso con l’allora magistrato giunto del Nord, Olindo Canali, in seguito al centro di polemiche) segue con loro i tanti casi di “lupara bianca” e il ritrovamento di alcuni corpi di giovani «uccisi senza scarpe, con le mani e i piedi legati, bendati prima del corpo di grazia – scrive». Spesso Alfano e i carabinieri giungono allo stesso momento sul luogo di un delitto, poiché utilizza molto spesso fonti indipendenti dall’attività investigativa.  Saranno la determinazione e la sua integrità morale a decretarne la morte. Molte le inchieste seguite da Alfano: dallo scandalo all’Aias di Milazzo (assunzioni clientelari e mancato pagamento di stipendi ai lavoratori) sino alle truffe Ue sul commercio degli agrumi, ed infine l’ipotesi, poi provata, che il boss Nitto Santapaola fosse latitante proprio nella cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto.  Tante le intimidazioni di cui è stato oggetto prima dell’uccisione: dalle “raccomandazioni degli “amici degli amici”, passando per un tentativo di corruzione, respinto dal cronista, sino all’incendio dell’autovettura.
ALFANO, 18 ANNI DOPO

«Non avrò pace finche non andranno in carcere anche i mandanti “politici” dell’omicidio di mio padre, quelli che si nascondono tra le istituzioni e i professionisti, il livello dei cosiddetti “colletti bianchi”». Così  Sonia Alfano europarlamentare dell’Idv e figlia di Beppe  ricorda e chiede giustizia diciotto anni dopo la morte del padre. Da un punto di vista giudiziario, nonostante i tanti misteri che circondano ancora il caso, per l’omicidio  sono stati condannati il killer e il mandante mafioso: un lungo processo nel 1999 ha portato alla condanna a trent’anni di reclusione del boss locale Giuseppe Gullotti; nel 2006, poi la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 21 anni e sei mesi, come esecutore materiale, ad Antonino Merlino. Ma per la figlia del cronista il caso non si è chiuso.  « […] Mio padre quando è stato ucciso stava indagando su una truffa agrumicola all’Ue, e sono certa che questo ha dato fastidio non solo ai boss. Inoltre come ha ammesso lo stesso procuratore dell’epoca, Olindo Canali, a Barcellona Pozzo di Gotto, il giorno in cui fu ucciso mio padre, c’era la presenza di Ros, Sisde e Sco: questo non credo sia casuale». Oggi a nel paese si svolgerà la giornata in memoria di Beppe Afano: una funzione religiosa si è svolta stamani  al Duomo di Santa Maria Assunta di Pozzo di Gotto, nel pomeriggio si terrà un incontro – dibattito alle 17.30, al Palacultura “Bartolo Cattafi”. A quest’ ultimo appuntamento parteciperanno, tra gli altri, anche il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, l’eurodeputato Luigi de Magistris, il gip di Palermo Piergiorgio Morosini e Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, assassinato dalla mafia nel 1992.

Mattarella, un passo oltre il giudizio penale

Fonte: Antimafia Duemila – Mattarella, un passo oltre il giudizio penale.

Ancora una volta il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso torna a ribadire un concetto chiave: “Cosa nostra è stata spesso il braccio armato di certi poteri”. Il contesto è la commemorazione del presidente della regione Pier Santi Mattarella assassinato a Palermo domenica 6 gennaio 1980.

Anche in questo caso il delitto – spiega Grasso – “è di origine politico-mafioso, non solo mafioso, non solo politico. Anche se non si è potuto dimostrare”.
Se in parte questo è vero, all’ergastolo sono finiti esclusivamente i boss mafiosi, dall’altra non è difficile intuire quale fosse l’ambiente politico in cui è maturato l’omicidio.
La sentenza definitiva che ritiene colpevole il senatore a vita Giulio Andreotti fino al 1980 di partecipazione in associazione mafiosa, ritiene provati due incontri che il politico intrattenne con il capo di Cosa Nostra dell’epoca, Stefano Bontade, nella tenuta di caccia degli imprenditori catanesi Costanzo, nei quali venne discussa animatamente la pericolosa spinta innovativa che il giovane presidente della Regione voleva attuare nell’isola, soprattutto nello smantellamento del sistema politico-economico-mafioso concentrato in particolare sul grande affare degli appalti pubblici.
Secondo la ricostruzione Bontade chiese ad Andreotti di intervenire affinché Mattarella venisse fermato politicamente altrimenti sarebbero ricorsi alle cattive maniere. Visto come si sono svolti i fatti è da dedurre che non venne fatto nulla per salvare la vita al presidente, ( e nemmeno Andreotti profferì una singola parola dopo l’omicidio) il quale sapeva benissimo quale rischio stava correndo tanto da confidare, verso la fine di ottobre del 1979, alla sua collaboratrice Maria Grazia Trizzino:
“Questa mattina sono stato con il ministro Rognoni e ho avuto con lui un colloquio riservato su problemi siciliani. Se dovesse succedere qualcosa di molto grave per la mia persona, si ricordi questo incontro con il ministro Rognoni, perché a questo incontro è da collegare quanto di grave mi potrà accadere».

Le indagini nell’immediato vennero dirette altrove, sulla pista terroristica giacché quelli erano i tempi e soprattutto perché Mattarella si muoveva sul percorso del “compromesso storico”, già tracciato da Moro, con una notevole apertura nei confronti di Pio La Torre con cui condividerà l’amara sorte. Grasso ha ricordato il tentativo di depistaggio effettuato da Ciancimino, rivale politico di Mattarella, proprio in questo senso e per anni si indagò sul possibile ruolo del neofascista Giusva Fioravanti, ma non se ne venne mai a capo.
Il delitto Mattarella si infila come un anello nella solita catena dei misteri politico-criminali che costituiscono l’ossatura difettosa del nostro Paese e se dopo 31 anni non si potrà ottenere una giustizia processuale non è invece affatto impossibile cominciare a metabolizzare una verità storica e politica che almeno serva alla coscienza civile e culturale del Paese.