Gli indignati a orologeria per Battisti

Un’utile richiamo alla realtà

Fonte: Antimafia Duemila – Gli indignati a orologeria per Battisti.

di Claudio Fava – 8 gennaio 2011
Sbaglia l’esecutivo brasiliano a considerare Battisti un rifugiato politico ma quanta miopia tra chi scende in piazza con l’ok del governo.
Io credo che Battisti andrebbe estradato, come qualsiasi altro cittadino italiano che sia stato colpito da una condanna definitiva per reati di sangue.
Andrebbe estradato non per la spocchia, per le parole sprezzanti lanciate addosso alle cose che ha fatto o per il coro untuoso dei suoi esegeti: andrebbe, va estradato perché diverse condanne, tutte definitive, lo considerano un assassino.
E se accettiamo che un processo per omicidio possa essere derubricato, nella lettura superficiale di alcune cancellerie, in un atto di persecuzione politica, dovremo accettare lo stesso trattamento per qualsiasi altra condanna comminata da un nostro tribunale, magari per quei processi per concorso esterno in associazione mafiosa che già in patria trovano tanti benpensanti pronti a stracciarsi le vesti: Dell’Utri? Cuffaro?
Persecuzioni, accanimenti, reati ideologici…
Detto questo, le rumorose proteste sotto l’ambasciata brasiliana, i cori patriottici e l’esibizione del dolore dei parenti delle vittime sono state una pagina ignobile.
Non perché quel dolore non fosse vero ma per l’ipocrisia di chi lo ha raccolto e accompagnato in piazza. Chi oggi si batte il petto contro Lula, se fosse animato da sentimenti e pensieri onesti, il petto se lo sarebbe dovuto percuotere in piazza molte volte e al cospetto di molte ambasciate. Cominciando da quella americana.
I piloti che giocando alla guerra tranciarono i cavi della funivia del Cermis continuano a fare il loro mestiere a casa loro. Colpiti da una sentenza di condanna, sono stati protetti dall’omertà del loro governo che ha considerato quella strage e il processo che l’ha giudicato poco più che carta straccia.
Venti morti non sono valsi, per l’amministrazione di Washington, il dovere morale di consegnare quei militari alle autorità italiane. E quando questo atto di arroganza e di impunità ci è stato notificato a mezzo stampa, non uno dei tanti che oggi si accaldano contro Lula ha speso una sola parola contro il governo americano.
Non una manifestazione, non un comunicato stampa, non una parola fuori dai ranghi dai fieri partiti del centrodestra che oggi hanno così a cuore la vicenda di Battisti e le prudenze del governo brasiliano.
Un silenzio tombale anche quando da Milano s’è appreso che ventitré agenti della CIA erano stati giudicati e condannati per unsequestro di persona compiuto sul nostro territorio (considerato, nelle sensibilità dei servizi americani, poco più che il loro cortile di casa). Sentenza confermata in appello ma gli agenti americani non sono stati e non saranno mai estradati.
Peggio: al governo italiano fu caldamente suggerito (e i nostri governanti accolsero la richiesta) di provare ad ammorbidire quel processo, magari lanciandogli tra le gambe lo sgambetto di un presunto segreto di Stato. Prodi e Berlusconi accolsero la richiesta, il segreto di Stato fu invocatomaa Milano gli uomini della Cia furono condannati egualmente. Inutilmente: sono a casa loro, liberi cittadini, condannati in Italiamaprotetti nel loro paese senza che nessuno dei partiti oggi presenti in Parlamento, dalla PDL al PD, abbia alzato la voce per pretendere e ottenere la loro estradizione.
Non c’è indignazione più bugiarda di quell’indignazione presbite che guarda cose lontane ma non s’accorge mai di quelle vicine, domestiche, quotidiane. Sbaglia il governo brasiliano a considerare Battistiun perseguitato politico; ma la politica italiana, che tante volte ha taciuto nei confronti di governi ben più autorevoli e robusti, dovrebbe tacere anche stavolta, sgombrare le piazze, ammainare le bandiere e i cartelli,. A meno che non ritrovi il coraggio civile e politico di tirar fuori quei cartelli e quelli slogan anche quando a prendere a pernacchie la giustizia italiana non c’è un rosso governo sudamericanomal’ineffabile diplomazia degli Stati Uniti d’America.
Un’ultima nota. Anzi, un dubbio: se sia legittimo presentare il conto della giustizia venti, venticinque anni dopo le cose accadute, quando la vita dei colpevoli sia sostanzialmente e definitivamente cambiata. Non è un dubbio che riguarda solo Battisti né solo gli ex terroristi. Riguarda la vita e il destino di ogni uomo che una colpa e una sentenza pretendono di legare per sempre al suo passato, anche se di quel passato restano poche tracce. Non ho risposte, e non mi accontento delle risposte dei codici sull’istituto della prescrizione.
Ho solo questa domanda, un po’ sfacciata ma onesta e necessaria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...