Chinnici e Borsellino. Due stragi annunciate!

Fonte: Chinnici e Borsellino. Due stragi annunciate!.

Scritto da Pippo Giordano e Serena Verrecchia

Nel giorno del compleanno di Paolo Borsellino e Rocco Chinnici, Pippo e Serena, il “nonno” e la “nipotina” del nostro sito, hanno voluto lasciare il loro messaggio.

Quando l’amarezza d’aver perso uomini che dimostrarono alto senso dello Stato viene attutita dalla certezza che si immolarono per la propria terra, allora vuol dire che il loro esempio è il faro che illumina il cammino delle persone oneste. E, in questa attuale società dove tutto è imperniato al pressappochismo e al facile arricchimento, l’immatura scomparsa di uomini come Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ha creato un vuoto incolmabile. Ma, per fortuna altri Magistrati, taluni discepoli, si sono fatti carico degli insegnamenti profusi proprio dai Magistrati assassinati da Cosa nostra. Cito per tutti Antonio Ingroia e per certi versi Ilda Boccassini: ad entrambi, che ho avuto l’onore e il privilegio di collaborare, va la mia incondizionata gratitudine. Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio ’83 mediante un’auto imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo. Io c’ero, io conoscevo bene il Consigliere Istruttore Chinnici, tante volte ho accompagnato nell’ufficio di Chinnici, Ninni Cassarà per sviluppare e rendere noto gli esiti delle investigazioni compiute. Rocco Chinnici, poteva essere salvato? Sì! Come poteva essere salvato Paolo Borsellino e tanti altri servitori dello Stato. Mi duole affermarlo, ma nell’apparato di sicurezza di quegli anni a Palermo,  qualcosa non ha funzionato. Vorrei che fosse chiaro a tutti e lo dico assumendomi tutte le mie responsabilità, che dagli inizi degli anni ottanta e sino al 19 luglio del ’92, l’azione di contrasto a Cosa nostra era esercitata da personaggi che dimostrarono incapacità professionale. Era inconcepibile, inammissibile che, mentre pure i “picciriddi” erano a conoscenza di chi fosse il Capo mafia a Palermo, questi poteva vantarsi di avere il porto d’armi o che addirittura la sua dimora, fosse frequentata dai politici. Se questo non era strabismo investigativo, cos’era? Se qualcuno si sentirà offeso, può benissimo adire a vie legali e in quella sede dimostrerò quello che affermo. A Palermo, in quegli anni si è verificata la più grande sottovalutazione del problema Cosa nostra e mi viene il dubbio se tutto ciò non fosse stato dolosamente precostituito da imput proveninete dal mondo politico. Rocco Chinnici poteva essere salvato, perché una telefonata, non anonima, che preannunciava l’attentato con un’autobomba non è stata presa in considerazione. Quella telefonata, io l’ho ascoltata a strage compiuta ed ho anche interrogato l’autore della stessa. Certo, nella telefonata non si faceva riferimento a Chinnici, ma chi aveva da poco fatto arrestare 161 mafiosi, se non proprio lui? Ed era la prima volta che un’operazione del genere avveniva nel capoluogo siciliano in quel momento pervaso da centinaia di “picciotti” ammazzati. Inoltre, i mandati di cattura erano stati firmati dal solo Chinnici. Stessa cosa per Paolo Borsellino. E, qui chiamo in causa non solo i responsabili dell’ordine e della sicurezza palermitani, ma anche coloro che avevano compiti nazionali. Ma era davvero difficile ipotizzare la susseguente mossa di Cosa nostra? E, perché non furono adottate tutte quelle misure per evitare la strage di via D’Amelio?  Perché questa “disattenzione”? Comprendo e condivido la volontà di Salvatore Borsellino che nessuno sciacallo si rechi in via D’Amelio ad onorare uomini che hanno pagato con la vita la loro determinazione e l’attaccamento allo Stato. Che stiano nel loro antro buio e maleodorante, ove di sicuro gozzovigliano in danno degli italiani onesti. Oggi, Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, se fossero in vita, potrebbero festeggiare il loro compleanno. Noi cari Rocco e Paolo, permettetemi l’espressione familiare, festeggiamo lo stesso, perché siete vivi nei nostri cuori: siete vivi nei cuori di milioni di Italiani ma non certamente nei cuori di taluni politici che stanno distruggendo l’anima onesta dell’Italia intera. Pippo Giordano

a Paolo (di Serena Verrecchia)


“Il bene che ti voglio è grande, grandissimo, immenso…
E’ più grande dell’universo senza fine, della storia conosciuta e sconosciuta, dell’immensa distesa dell’Oceano.
E’ più forte di un mare in tempesta, della voglia di pace di un uomo in guerra.
E’ più costante del ticchettìo di un orologio, più intenso di una scarica elettrica, più devastante di dieci miliardi di testate nucleari, più temibile del divino, più caloroso delle fiamme dell’Inferno, più bello di un tramonto, di un arcobaleno, della pace.
E’ più significativo del sorriso di un bambino, più gratificante di un premio Nobel, di una pacca sulla spalla, di una medaglia d’oro.
Più consapevole della scienza, più certo della morte, del sorgere del Sole, del trascorrere dei giorni.
Più indistruttibile di una roccia, più profondo della fede, più irraggiungibile del cielo, più immenso dell’immensità…
Ti voglio bene Paolo!”
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...