CHI C’E’ TRA CUFFARO E LA MAFIA? – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: CHI C’E’ TRA CUFFARO E LA MAFIA? – La fermata – Cadoinpiedi.

Salvatore Cuffaro, in arte Totò “vasa vasa”, ex governatore della Regione Sicilia oggi Senatore della Repubblica, è stato condannato alla pena di anni 7 dalla Corte di Cassazione per favoreggiamento aggravato a “Cosa nostra” e per aver rivelato i segreti delle indagini antimafia a boss e politici. Una sentenza che conferma la condanna inflittagli dai giudici della Corte d’Appello.
Adesso che Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento alla Mafia, assume un contorno ancora più sinistro una conversazione intercorsa tra l’ex-governatore e Silvio Berlusconi. La riportiamo alla memoria.

Sono le 19.51 del 10 gennaio del 2004. Berlusconi si trova a Palazzo Chigi, Cuffaro nella sua casa di Palermo. Ad ascoltarli c’è un carabiniere.

B.: Si, sono io presidente come stai?
C.: Benissimo.
B.: Le cose come vanno?
C.: Benissimo… benissimo… Mah, io credo bene al di là delle cose che scrivono i giornali.
B: Io ho saputo qui,…. La ragione per cui ti telefono… il ministro dell’Interno…
C: si?
B. :…mi ha parlato e mi ha detto che tutta la …. È tutto sotto controllo… sotto controllo.
C.: Va bene.
B.: sì.
C.: ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. E’ solo… bisogna solo aspettare.
B.: Lo so, ma non basta, non basta.
C.: Ci sono i giornali che fanno un poco schifo, e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
B.: Io ho appena finito di leggere “L’Unità” in cui uno psichiatra dice che io sono il diavolo. Capisci? Bisogna dimostrare che io sono il diavolo! […]

Quando intercorre questa telefonata Cuffaro è sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento alla mafia e rivelazione di notizie segrete a uomini di Cosa Nostra. Berlusconi aveva una fonte al Tribunale di Palermo che lo metteva a conoscenza delle indagini sul governatore. Lo si evince da un’altra telefonata del 12 novembre del 2003, quando chiamò Cuffaro per informarlo sugli orientamenti “all’interno dell’ufficio che si sta occupando di queste cose”.
Secondo la sentenza di Cassazione emessa oggi Cuffaro aveva una fonte di natura istituzionale che si trovava a Roma e che lo informava sulle indagini in corso. Ma se Cuffaro è stato condannato perché otteneva e rivelava i segreti delle inchieste della Procura di Palermo, logica vorrebbe che anche il Presidente del Consiglio venga almeno chiamato a dire chi lo informava da Palermo sulle indagini sull’ex-governatore. Insomma, chi c’è tra Cuffaro e Cosa Nostra?

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