Archivi del giorno: 29 gennaio 2011

QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI

Fonte: ComeDonChisciotte – QUESTA VOLTA NON C’È UN’ARCA DI NOÈ, CI SALVIAMO O MORIAMO TUTTI.

DI DANIELA PASTRANA
ipsonoticias.net

“Il mercato non può risolvere la crisi ambientale”, dice il teologo ed ecologista Leonardo Boff, professore dell’Università brasiliana dello Stato di Rio de Janeiro. La soluzione, insiste, è nell’etica e nella battaglia delle popolazioni autoctone per cambiare la relazione con la natura.”

Boff, che insegna Etica, Filosofia della Religione ed ecologia, è uno dei principali rappresentanti della Teologia della Liberazione, corrente progressista della Chiesa Cattolica nell’America Latina, e ha scritto più di 60 libri e dedicato gli ultimi 20 anni a promuovere il movimento verde.

E’ stato uno dei 23 promulgatori della Carta della Terra nel 2000, e un anno dopo, ha ricevuto il Right Livelihood Award, conosciuto come il Premio Nobel Alternativo, che viene concesso a personalità illustri nella ricerca di soluzioni ai problemi globali più urgenti.

“Se non cambiamo, andremo incontro al peggio…O ci salviamo o moriamo tutti”, ha detto Boff in un’intervista concessa a Tierramerica nella capitale messicana, dopo aver assistito come osservatore alla Conferenza sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 16), avvenuta questo mese a Cancun.

TIERRAMERICA: Come valuta la COP 16?
LEONARDO BOFF: Quello che ha predominato, tranne negli ultimi due giorni, è stata un’atmosfera di delusione, di fallimento. Ma sorprendentemente ci sono state tre ipotesi il compromesso per una lotta che limiti l’aumento della temperatura mondiale di due gradi ; la creazione del Fondo (Climatico Verde) di 30.000 di dollari (per il 2012) al fine di aiutare i paesi più vulnerabili, un interessante segnale di solidarietà; e la creazione di un gran fondo per la riduzione della deforestazione e la degradazione dei boschi, in quanto proprio la deforestazione é la causa principale del riscaldamento globale.

Come comprendere la posizione della Bolivia, l’unico paese che non ha accettato questi compromessi?
La Bolivia parte dalla convinzione che la Terra è Pachamama, un organismo vivente che bisogna rispettare, di cui bisogna prendersi cura e non solamente sfruttare. E’ una visione contraria a quella predominante, che è governata dall’economia: vendere bonus di carbonio, per esempio, il che significa avere diritto a contaminare.

Le società dominanti vedono la Terra come un baule di risorse che si possono estrarre all’infinito, anche se ora bisogna estrarle in modo sostenibile, perché sono scarse. Non riconoscono dignità e diritti agli esseri della natura, li vedono come mezzi di produzione e la loro relazione è di utilità. Questi sono temi che non sono stati trattati a Cancun e neppure in tutte le COP.

Perché dovrebbero essere trattati?
Perché il sistema che ha creato il problema non lo va a risolvere. Se ogni paese deve crescere un poco all’anno e nel farlo distrugge la natura e fa aumentare il riscaldamento globale, allora, questo sistema è ostile alla vita.

L’argomento è che è necessario per lo sviluppo…..
Cosa significa crescere? Sfruttare la natura? Esattamente questo tipo di crescita e sviluppo può portarci ad un abisso, perché noi esseri umani stiamo consumando 30 per cento più di quello che la Terra è in grado di offrire.

Qui sta il circolo vizioso. La Cina non può contaminare il 30 per cento, come sta facendo, perché la contaminazione non rimane in Cina, entra nel sistema globale.

Il problema è la relazione dell’essere umano con la Terra, perché è violenta, a tutta forza….fintanto che non cambiamo questo, andremo incontro al peggio. E questa volta non ci sarà un’Arca di Noè. O ci salviamo o moriamo tutti.

E’ tanto grave?
Ci sono regioni nel mondo che hanno cambiato tanto da diventare inabitabili. Per questo motivo ci sono 60 milioni di sfollati in Africa e nel sud est dell’Asia, che sono i più colpiti e quelli che meno contaminano. Se non ci fermiamo, nei prossimi cinque o sette anni i rifugiati climatici saranno più di 100 milioni, e questo andrà a creare anche un problema politico.

Qual è il ruolo dell’America Latina?
E’ il continente che ha più possibilità di dare un contributo positivo alla crisi ecologica: possiede i più grandi boschi umidi e con riserve d’acqua, la più grande biodiversità e forse anche le distese/superfici più grandi per i raccolti.

Ma ancora c’è un’insufficiente coscienza ecologica in gran parte della popolazione. E, d’altra parte c’è una rischiosa invasione di grandi imprese che si stanno appropriando di vaste regioni. E’ un’appropriazione di beni comuni in funzione di benefici particolari.

In Argentina, Brasile, Cina, Venezuela da poco si stanno rendendo conto del nuovo gioco del capitale: una grande concentrazione di mezzi di vita per garantire il futuro del sistema.

Che opzioni ci sono?
Abbiamo fondi e tecnologia, ma ci manca la volontà politica e la sensibilità con la natura e l’umanità sofferente. Questo è ciò che bisogna riscattare. Ed insieme con l’etica dell’attenzione va messa in campo l’etica della cooperazione. Ora si impone la cooperazione di tutti con tutti.

E’ possibile? Cosa bisogna fare?
Ci sono movimenti, specialmente in gruppi che vedono le proprie terre divise, come La Via Campesina e los Sin Tierra de Brasil (Senza Terra Brasile).

E gli indigeni che non vedono la Terra solamente come strumento di produzione, ma come un’estensione del proprio corpo e ne hanno bisogno per garantire la propria identità. Stiamo cercando un equilibrio e questo è il compito collettivo dell’umanità che il mercato e l’economia non possono risolvere. Ognuno deve fare la propria parte, ed avere il senso della giusta misura. Il problema non è il denaro.

Titolo originale: “”Esta vez no hay un Arca de Noé, nos salvamos o perecemos todos””

Fonte: Fonte: http://www.ipsonoticias.net
Link
29.12.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da ADRIANA DE CARO

Fortezza Davos

Fonte: Antimafia Duemila – Fortezza Davos.

di Enrico Piovesana – 27 gennaio 2011
Completamente militarizzata la località sciistica svizzera che ospita il World Economic Forum.
Cinquemila soldati armati di fucili di precisione, sci e motoslitte in pattuglia tra i boschi innevati, radar militari che spuntano tra le cime imbiancate degli abeti, lunghi rotoli di filo spinato distesi nella neve, elicotteri che sorvegliano dall’alto con telecamere e rivelatori termici.

Cartelli con sagome di soldati con su scritto ”Stop. State entrando in una zona sorvegliata militarmente. Fermarsi all’alt e seguire gli ordini della truppa, che dispone di poteri di polizia e in caso estremo aprirà il fuoco”.

In questi giorni la località sciistica di Davos, in Svizzera, sembra una zona di guerra (video). O il set cinematografico di uno di quei film di 007 in cui James Bond affronta tra i boschi alpini l’agguerrito esercito privato dispiegato dalla malvagia Spectre a protezione del suo bunker segreto.
In questo caso invece l’esercito è quello della Confederazione Svizzera, mobilitato in forze per tenere lontani curiosi, contestatori ed eventuali terroristi dall’annuale meeting dell’associazione privata World Economic Forum: la più ‘pubblica’ – e per questo la meno importante, ma anche la più esposta e quindi sorvegliata – tra le periodiche riunioni dell’élite globale.

Un insolito articolo anonimo pubblicato proprio in questi giorni sull’Economist, dal titolo traducibile come ‘Le pause-caffè mondiali – Dove la gente che conta si incontra e parla’, descrive il forum svizzero di Davos, il suo equivalente asiatico di Boao in Cina, le riunioni del Council on Foreign Relations, della Commissione Trilaterale e del Bilderberg Group come importanti occasioni, tutte private ma più o meno riservate, nelle quali i ”globocrati” della ”élite cosmopolita” possono incontrarsi e dibattere in libertà i grandi temi mondiali e prendere decisioni che poi si traducono pratica, dalle guerre alle crisi finanziare.

L’autore senza nome dell’Economist ironizza sulle teorie della cospirazione globale con il visconte belga Etienne Davignon, presidente del Bilderberg ed ex vicepresidente della Commissione europea, ma poi cita senza commenti l’ex consigliere di Bill Clinton, David Rothkopf, che nel suo libro ‘Superclasse – L’élite del potere mondiale e il mondo che stanno costruendo’ ha scritto che queste riunioni ”costituiscono il meccanismo informale del potere globale, perché sono occasione di incontro tra i più elusivi leader del mondo”. Incontri che avvengono a porte chiuse, come al Bilderberg, o in privato a margine delle conferenze pubbliche, come succede invece al forum di Davos.

Lo scopo dell’anonimo articolo del prestigioso settimanale britannico, una delle testate giornalistiche più legate all’élite globale (nello stesso articolo si ricorda la partecipazione del direttore dell’Economist alle riunioni del Bilderberg), è evidentemente quello di sdoganare come normale, ragionevole e accettabile una realtà che finora era stata sempre negata e nascosta.
”Tutti i ritrovi globocratici si stanno aprendo – si legge nel pezzo dell’Economist – perfino il Bilderberg ha recentemente iniziato a pubblicare le liste dei partecipanti sul suo sito”.

Il governo-ombra mondiale, finora denunciato da ‘no-global’ e ‘complottisti’, sembra voler uscire alla luce del sole e rivendicare la propria ragion d’essere e i propri progetti per un nuovo ordine mondiale.
Se qualcuno ha qualcosa da ridire, basta dispiegare l’esercito.

Tratto da:
it.peacereporter.net

Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera

Fonte: Antimafia Duemila – Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera.

di Monica Centofante – 27 gennaio 2011
I veleni di Pasquasia sotto i riflettori della magistratura. A quasi vent’anni dalla chiusura della miniera di sali potassici della cittadina siciliana, la Procura di Enna ha avviato un’inchiesta per inquinamento ambientale. Delegando le indagini alla Digos della Questura e al Nucleo Operativo del Corpo Forestale. L’obiettivo è quello di verificare la presenza di percolato di rifiuti non controllati all’interno del bacino minerario e possibili sversamenti…

…negli affluenti del fiume Morello e nei terreni limitrofi, in cui sono stati disposti prelievi di materiale organico ed inorganico. Alto anche il rischio di dispersione di polveri e fibre contenenti amianto.

Nel corso di un sopralluogo tecnico, al quale ha partecipato il sostituto procuratore ennese Marina Ingoglia, sono già stati raccolti elementi utili a verificare lo stato del sito, l’eventuale contaminazione delle falde acquifere e la presenza di eternit. Mentre sono stati effettuati controlli anche nella zona in cui si trovano alcuni trasformatori sabotati all’inizio di quest’anno e dai quali sono state disperse oltre 2 tonnellate di olio elettrico nelle campagne.

Alla miniera di Pasquasia, chiusa apparentemente senza motivo nel 1992 mentre era in piena attività, si erano interessati in passato gli allora onorevoli Giuseppe Scozzari e Ugo Maria Grimaldi. Quest’ultimo, ex-assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia, fortemente ostacolato nelle sue ricerche sulla miniera, aveva citato nel corso di un’intervista rilasciata a Ennaonline i risultati dello studio epidemiologico condotto dal dott. Maurizio Cammarata, oncologo all’ospedale di Enna. Che aveva rilevato nella zona un preoccupante incremento di casi di leucemia e tumori nell’ordine del 20% nel solo biennio 1995/96.
Un dato più che allarmante, accompagnato dal sospetto, più volte emerso nel corso degli anni, che la miniera di sali potassici avrebbe cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari (vedi articolo correlato).
Diversi gli indizi raccolti in questo senso e avvolti da un preoccupante silenzio. Come le analisi effettuate già nel 1997 dall’Usl che rivelavano la presenza intorno alla miniera di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. O le dichiarazioni del pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, che lì aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dall’ex Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna – le attività illegali, in questa zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura.

Le iniziative di Grimaldi e Scozzari non approdarono all’epoca ad alcun risultato concreto, ma le indagini ora aperte dalla Procura di Enna potrebbero dare nuove risposte.

ARTICOLO CORRELATO
Sicilia radioattiva: il caso Pasquasiadi Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante

Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti

Fonte: Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti.

Di P. O. Un favore alle mafie. Un fatto gravissimo senza precedenti. Con un atto amministrativo si è cancellato un prezioso strumento per dare continuità a tutti i processi alle mafia.

La notizia, tenuta praticamente segreta per un mese dal governo, della cancellazione (avvenuta attraverso la non riconferma della proroga) della Commissione centrale per i collaboratori giustizia e i testimoni del Ministero degli Interni è di una gravità assoluta.

Come si può affermare che si intende lottare contro le mafie quando si toglie protezione a chi, testimoni e collaboratori di giustizia, è strumento indispensabile per la lotta contro il crimine? Quale logica c’è dietro questo atto?

Temo che sia l’ennesimo atto motivato da una precisa scelta politica di questo governo. Una scelta ad personam, come tante altre, come sempre. Che giunge dopo le recenti polemiche e attacchi da parte di settori della politica contro il valore in particolare dei pentiti quando parlano del premier o di suoi amici.

Praticamente un’intimidazione di massa a testimoni e pentiti. Nuovi o vecchi che siano. Si offende così la memoria si chi quel servizio l’ha voluto e fortemente pagando anche con la vita come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Con le dichiarazioni e gli atti del sottosegretario Mantovano dopo le deposizioni del collaboratore Spatuzza ora questo. Che questo governo da oggi non si presenti più a vantarsi dei tanti successi della magistratura e delle forze dell’ordine ottenuti nonostante lui e la sua azione dissennata. E non si lamenti dell’indignazione e delle pernacchie che gli piovono contro quando si apprende quale uso si è fatto delle scorte a latere delle feste ad Arcore.

YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità

Fonte: YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità.

Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”

Fonte: Antimafia Duemila – Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”.

«La partita contro la mafia è ancora aperta ma lo Stato la sta vincendo, siamo sulla buona strada, anche se proprio nel momento in cui stiamo vincendo lo Stato depone le armi». È la denuncia del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Parlare di una vittoria contro Cosa nostra è un’illusione ed è fuor di luogo, perchè la strada è ancora lunga e difficile -ha aggiunto il procuratore capo- la partita è aperta ma lo Stato la sta vincendo. Però mi domando se la stiamo affrontando anche nel modo giusto. Sembra che lo Stato voglia buttare via proprio adesso la possibilità di vincere contro la mafia. La lotta a Cosa nostra non è solo un problema di risorse». E il capo del poll antimafia di Palermo fa una serie di esempi: «Da una parte c’è una Procura desertificata, siamo sotto di 18 sostituti procuratori. Nei prossimi mesi ne arriveranno solo cinque. La Direzione distrettuale antimafia viene privata ogni anno dei magistrati più esperti». Messineo nel corso del suo intervento nell’aula magna del tribunale di Palermo ha ribadito che «c’è ancora molto da fare»: «bisogna eliminare la piaga delle estorsioni e delle ‘messe a postò, bisogna confiscare i patrimoni illeciti e combattere le infiltrazioni mafiose nell’economia e della politica».

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Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”

Fonte: Antimafia Duemila – Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”.

«Negli ultimi anni non c’è stata una guerra reciproca tra la magistratura e la politica, c’è stato un attacco violento, scomposto, continuo, sistematico da parte di settori autorevolissimi della politica nei confronti della magistratura». Lo ha detto Antonino Di Matteo, pm della Dda di Palermo e presidente distrettuale dell’Anm di Palermo, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo Di Matteo «evidentemente della magistratura non si sopporta l’opera di controllo della legalità. C’è stata e c’è una guerra unilaterale alla quale noi comunque resisteremo aggrappandoci ai valori costituzionali sui quali abbiamo giurato, primo fra tutti il principio di uguaglianza per tutti».

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Di Matteo: ”Prospettazioni di complotto sono mistificazioni”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati hanno il dovere di agire e i pm di esercitare l’azione penale e i giudici di condannare qualsiasi cittadino nei cui confronti si è raggiunta una soglia probatoria tale da pretendere un processo o da emettere una sentenza di condanna. Questa è la verità, le altre prospettazioni diverse di complotto nei confronti dei politici sono delle mistificazioni che vogliono far credere quello che non è». Il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, replica così alle accuse del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla magistratura, in particolare sul caso Ruby. Secondo il magistrato che coordina numerose inchieste delicate della Dda di Palermo, le mistificazioni «sono finalizzate all’esercizio di un potere senza limiti e contrappesi, un potere che non è compatibile se esercitato senza limiti e contrappesi da parte delle istituzioni di garanzia, in primo luogo della magistratura, con lo spirito della nostra Costituzione».

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Di Matteo: ”Riforma farebbe diventare magistrati organo dell’esecutivo”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati sono molto preoccupati per gli attacchi all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, sono anche preoccupati per alcuni progetti di riforma che rischierebbero di far diventare il pubblico ministero sostanzialmente un organo dell’esecutivo e di fargli perdere l’indipendenza. Ma i magistrati non sono preoccupati perchè vogliono preservare un privilegio di casta, bensì sono preoccupati per i cittadini e con i cittadini». Lo ha detto il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, parlando, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dell’annunciata riforma della giustizia. «Un pubblico ministero che perdesse la sua autonomia e indipendenza rispetto alla classe politica farebbe venire meno le garanzie di serenità e di giudizio -ha proseguito ancora il pm Di Matteo- e di effettivo controllo di legalità nei confronti di qualsiasi cittadino italiano. Ecco perchè siamo molto preoccupati di alcune delle riforme in cantiere».

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