Archivi del mese: gennaio 2011

Fortezza Davos

Fonte: Antimafia Duemila – Fortezza Davos.

di Enrico Piovesana – 27 gennaio 2011
Completamente militarizzata la località sciistica svizzera che ospita il World Economic Forum.
Cinquemila soldati armati di fucili di precisione, sci e motoslitte in pattuglia tra i boschi innevati, radar militari che spuntano tra le cime imbiancate degli abeti, lunghi rotoli di filo spinato distesi nella neve, elicotteri che sorvegliano dall’alto con telecamere e rivelatori termici.

Cartelli con sagome di soldati con su scritto ”Stop. State entrando in una zona sorvegliata militarmente. Fermarsi all’alt e seguire gli ordini della truppa, che dispone di poteri di polizia e in caso estremo aprirà il fuoco”.

In questi giorni la località sciistica di Davos, in Svizzera, sembra una zona di guerra (video). O il set cinematografico di uno di quei film di 007 in cui James Bond affronta tra i boschi alpini l’agguerrito esercito privato dispiegato dalla malvagia Spectre a protezione del suo bunker segreto.
In questo caso invece l’esercito è quello della Confederazione Svizzera, mobilitato in forze per tenere lontani curiosi, contestatori ed eventuali terroristi dall’annuale meeting dell’associazione privata World Economic Forum: la più ‘pubblica’ – e per questo la meno importante, ma anche la più esposta e quindi sorvegliata – tra le periodiche riunioni dell’élite globale.

Un insolito articolo anonimo pubblicato proprio in questi giorni sull’Economist, dal titolo traducibile come ‘Le pause-caffè mondiali – Dove la gente che conta si incontra e parla’, descrive il forum svizzero di Davos, il suo equivalente asiatico di Boao in Cina, le riunioni del Council on Foreign Relations, della Commissione Trilaterale e del Bilderberg Group come importanti occasioni, tutte private ma più o meno riservate, nelle quali i ”globocrati” della ”élite cosmopolita” possono incontrarsi e dibattere in libertà i grandi temi mondiali e prendere decisioni che poi si traducono pratica, dalle guerre alle crisi finanziare.

L’autore senza nome dell’Economist ironizza sulle teorie della cospirazione globale con il visconte belga Etienne Davignon, presidente del Bilderberg ed ex vicepresidente della Commissione europea, ma poi cita senza commenti l’ex consigliere di Bill Clinton, David Rothkopf, che nel suo libro ‘Superclasse – L’élite del potere mondiale e il mondo che stanno costruendo’ ha scritto che queste riunioni ”costituiscono il meccanismo informale del potere globale, perché sono occasione di incontro tra i più elusivi leader del mondo”. Incontri che avvengono a porte chiuse, come al Bilderberg, o in privato a margine delle conferenze pubbliche, come succede invece al forum di Davos.

Lo scopo dell’anonimo articolo del prestigioso settimanale britannico, una delle testate giornalistiche più legate all’élite globale (nello stesso articolo si ricorda la partecipazione del direttore dell’Economist alle riunioni del Bilderberg), è evidentemente quello di sdoganare come normale, ragionevole e accettabile una realtà che finora era stata sempre negata e nascosta.
”Tutti i ritrovi globocratici si stanno aprendo – si legge nel pezzo dell’Economist – perfino il Bilderberg ha recentemente iniziato a pubblicare le liste dei partecipanti sul suo sito”.

Il governo-ombra mondiale, finora denunciato da ‘no-global’ e ‘complottisti’, sembra voler uscire alla luce del sole e rivendicare la propria ragion d’essere e i propri progetti per un nuovo ordine mondiale.
Se qualcuno ha qualcosa da ridire, basta dispiegare l’esercito.

Tratto da:
it.peacereporter.net

Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera

Fonte: Antimafia Duemila – Pasquasia. Enna indaga sui veleni della miniera.

di Monica Centofante – 27 gennaio 2011
I veleni di Pasquasia sotto i riflettori della magistratura. A quasi vent’anni dalla chiusura della miniera di sali potassici della cittadina siciliana, la Procura di Enna ha avviato un’inchiesta per inquinamento ambientale. Delegando le indagini alla Digos della Questura e al Nucleo Operativo del Corpo Forestale. L’obiettivo è quello di verificare la presenza di percolato di rifiuti non controllati all’interno del bacino minerario e possibili sversamenti…

…negli affluenti del fiume Morello e nei terreni limitrofi, in cui sono stati disposti prelievi di materiale organico ed inorganico. Alto anche il rischio di dispersione di polveri e fibre contenenti amianto.

Nel corso di un sopralluogo tecnico, al quale ha partecipato il sostituto procuratore ennese Marina Ingoglia, sono già stati raccolti elementi utili a verificare lo stato del sito, l’eventuale contaminazione delle falde acquifere e la presenza di eternit. Mentre sono stati effettuati controlli anche nella zona in cui si trovano alcuni trasformatori sabotati all’inizio di quest’anno e dai quali sono state disperse oltre 2 tonnellate di olio elettrico nelle campagne.

Alla miniera di Pasquasia, chiusa apparentemente senza motivo nel 1992 mentre era in piena attività, si erano interessati in passato gli allora onorevoli Giuseppe Scozzari e Ugo Maria Grimaldi. Quest’ultimo, ex-assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia, fortemente ostacolato nelle sue ricerche sulla miniera, aveva citato nel corso di un’intervista rilasciata a Ennaonline i risultati dello studio epidemiologico condotto dal dott. Maurizio Cammarata, oncologo all’ospedale di Enna. Che aveva rilevato nella zona un preoccupante incremento di casi di leucemia e tumori nell’ordine del 20% nel solo biennio 1995/96.
Un dato più che allarmante, accompagnato dal sospetto, più volte emerso nel corso degli anni, che la miniera di sali potassici avrebbe cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari (vedi articolo correlato).
Diversi gli indizi raccolti in questo senso e avvolti da un preoccupante silenzio. Come le analisi effettuate già nel 1997 dall’Usl che rivelavano la presenza intorno alla miniera di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. O le dichiarazioni del pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, che lì aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dall’ex Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna – le attività illegali, in questa zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura.

Le iniziative di Grimaldi e Scozzari non approdarono all’epoca ad alcun risultato concreto, ma le indagini ora aperte dalla Procura di Enna potrebbero dare nuove risposte.

ARTICOLO CORRELATO
Sicilia radioattiva: il caso Pasquasiadi Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante

Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti

Fonte: Un favore alle mafie. Cancellato con um colpo di penna la Commissione per la protezione testimoni e collaboratori « Pietro Orsatti.

Di P. O. Un favore alle mafie. Un fatto gravissimo senza precedenti. Con un atto amministrativo si è cancellato un prezioso strumento per dare continuità a tutti i processi alle mafia.

La notizia, tenuta praticamente segreta per un mese dal governo, della cancellazione (avvenuta attraverso la non riconferma della proroga) della Commissione centrale per i collaboratori giustizia e i testimoni del Ministero degli Interni è di una gravità assoluta.

Come si può affermare che si intende lottare contro le mafie quando si toglie protezione a chi, testimoni e collaboratori di giustizia, è strumento indispensabile per la lotta contro il crimine? Quale logica c’è dietro questo atto?

Temo che sia l’ennesimo atto motivato da una precisa scelta politica di questo governo. Una scelta ad personam, come tante altre, come sempre. Che giunge dopo le recenti polemiche e attacchi da parte di settori della politica contro il valore in particolare dei pentiti quando parlano del premier o di suoi amici.

Praticamente un’intimidazione di massa a testimoni e pentiti. Nuovi o vecchi che siano. Si offende così la memoria si chi quel servizio l’ha voluto e fortemente pagando anche con la vita come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Con le dichiarazioni e gli atti del sottosegretario Mantovano dopo le deposizioni del collaboratore Spatuzza ora questo. Che questo governo da oggi non si presenti più a vantarsi dei tanti successi della magistratura e delle forze dell’ordine ottenuti nonostante lui e la sua azione dissennata. E non si lamenti dell’indignazione e delle pernacchie che gli piovono contro quando si apprende quale uso si è fatto delle scorte a latere delle feste ad Arcore.

YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità

Fonte: YouTube – Il pentito Calcara descrive le cinque entità.

Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”

Fonte: Antimafia Duemila – Messineo: ”Stiamo vincendo partita con la mafia ma lo Stato depone le armi”.

«La partita contro la mafia è ancora aperta ma lo Stato la sta vincendo, siamo sulla buona strada, anche se proprio nel momento in cui stiamo vincendo lo Stato depone le armi». È la denuncia del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Parlare di una vittoria contro Cosa nostra è un’illusione ed è fuor di luogo, perchè la strada è ancora lunga e difficile -ha aggiunto il procuratore capo- la partita è aperta ma lo Stato la sta vincendo. Però mi domando se la stiamo affrontando anche nel modo giusto. Sembra che lo Stato voglia buttare via proprio adesso la possibilità di vincere contro la mafia. La lotta a Cosa nostra non è solo un problema di risorse». E il capo del poll antimafia di Palermo fa una serie di esempi: «Da una parte c’è una Procura desertificata, siamo sotto di 18 sostituti procuratori. Nei prossimi mesi ne arriveranno solo cinque. La Direzione distrettuale antimafia viene privata ogni anno dei magistrati più esperti». Messineo nel corso del suo intervento nell’aula magna del tribunale di Palermo ha ribadito che «c’è ancora molto da fare»: «bisogna eliminare la piaga delle estorsioni e delle ‘messe a postò, bisogna confiscare i patrimoni illeciti e combattere le infiltrazioni mafiose nell’economia e della politica».

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Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”

Fonte: Antimafia Duemila – Di Matteo: ”Da politica attacco violento, scomposto e sistemico”.

«Negli ultimi anni non c’è stata una guerra reciproca tra la magistratura e la politica, c’è stato un attacco violento, scomposto, continuo, sistematico da parte di settori autorevolissimi della politica nei confronti della magistratura». Lo ha detto Antonino Di Matteo, pm della Dda di Palermo e presidente distrettuale dell’Anm di Palermo, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo Di Matteo «evidentemente della magistratura non si sopporta l’opera di controllo della legalità. C’è stata e c’è una guerra unilaterale alla quale noi comunque resisteremo aggrappandoci ai valori costituzionali sui quali abbiamo giurato, primo fra tutti il principio di uguaglianza per tutti».

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Di Matteo: ”Prospettazioni di complotto sono mistificazioni”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati hanno il dovere di agire e i pm di esercitare l’azione penale e i giudici di condannare qualsiasi cittadino nei cui confronti si è raggiunta una soglia probatoria tale da pretendere un processo o da emettere una sentenza di condanna. Questa è la verità, le altre prospettazioni diverse di complotto nei confronti dei politici sono delle mistificazioni che vogliono far credere quello che non è». Il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, replica così alle accuse del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla magistratura, in particolare sul caso Ruby. Secondo il magistrato che coordina numerose inchieste delicate della Dda di Palermo, le mistificazioni «sono finalizzate all’esercizio di un potere senza limiti e contrappesi, un potere che non è compatibile se esercitato senza limiti e contrappesi da parte delle istituzioni di garanzia, in primo luogo della magistratura, con lo spirito della nostra Costituzione».

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Di Matteo: ”Riforma farebbe diventare magistrati organo dell’esecutivo”

29 gennaio 2011
Palermo.
«I magistrati sono molto preoccupati per gli attacchi all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, sono anche preoccupati per alcuni progetti di riforma che rischierebbero di far diventare il pubblico ministero sostanzialmente un organo dell’esecutivo e di fargli perdere l’indipendenza. Ma i magistrati non sono preoccupati perchè vogliono preservare un privilegio di casta, bensì sono preoccupati per i cittadini e con i cittadini». Lo ha detto il presidente dell’Anm distrettuale di Palermo, Antonino Di Matteo, parlando, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dell’annunciata riforma della giustizia. «Un pubblico ministero che perdesse la sua autonomia e indipendenza rispetto alla classe politica farebbe venire meno le garanzie di serenità e di giudizio -ha proseguito ancora il pm Di Matteo- e di effettivo controllo di legalità nei confronti di qualsiasi cittadino italiano. Ecco perchè siamo molto preoccupati di alcune delle riforme in cantiere».

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Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano” | Paola Zanca | Il Fatto Quotidiano

Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano” | Paola Zanca | Il Fatto Quotidiano.

L’appello alla mobilitazione è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio

Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su Silvio Berlusconi, Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: tutti in piazza per difendere l’indipendenza della magistratura, della libertà d’espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L’appello è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio. Ma l’obiettivo è riportare in piazza l’indignazione dei cittadini, far uscire dalla cappa mediatica dei tg la stanchezza per gli attacchi quotidiani contro i giudici e i giornalisti con la schiena dritta. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, vorrebbe riprovarci proprio quel giorno, domenica 13, con una manifestazione in piazza Duomo in difesa del governo. La sua tesi, tristemente nota, è che la magistratura stia tentando un colpo di Stato per far cadere la maggioranza di centrodestra. Come nel 2002. Era gennaio, il 12, quando il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, denunciava l’arroganza delle “riforme annunciate”, “gli intenti punitivi” del governo – anche allora a Palazzo Chigi sedeva Berlusconi – contro la magistratura. E concludeva con parole che sembrano scritte ieri: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su una irrinunciabile linea del Piave”. Il primo girotondo arrivò due settimane dopo. Le stesse che mancano all’appuntamento di “resistenza” del 13. Questa volta, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la vicenda Annozero.

E anche nel 2002, insieme ai giudici, nel mirino di Berlusconi erano finiti i giornalisti: “L’uso che Biagi… Come si chiama quell’altro? Santoro… Ma l’altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Secondo Articolo21, l’associazione in difesa della libera informazione, la piazza di Berlusconi ha lo stesso obiettivo di sempre: “Colpire a morte i poteri di controllo, imbavagliare la magistratura e quello che resta della libera stampa, oscurare la pubblica opinione affinché nulla sappia, consentire a uno solo di rivolgersi al paese attraverso le sue videocassette, senza domande, senza contraddittorio alcuno, senza diritto alla replica per gli aggrediti e gli insultati”. Anche per il leader Idv, Antonio Di Pietro, c’è bisogno “di una grande manifestazione popolare che dica no a tutto questo”.

In verità, nemmeno del centrodestra sono tutti convinti che l’idea di scendere in piazza abbia ancora un senso. Il rischio di trovarsi il deserto attorno, lo valuta più di qualcuno. Per questo tra le ipotesi alternative che circolano in queste ore c’è anche quella di raccogliere delle firme o di allestire dei gazebi in varie città. La prova del bagno di folla, per esempio, non convince il ministro Ignazio La Russa: “Stavamo e stiamo considerando l’ipotesi – confessa alle agenzie – che non prevedeva comunque piazza Duomo, ma quella alle sue spalle, dove abbiamo fatto già la scorsa manifestazione, e alla quale avrebbe potuto telefonare il presidente Berlusconi”. Prende le distanze anche il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Si sta esaminando questa eventualità, che deve essere poi decisa definitivamente dalle strutture del partito”. Futuro e Libertà arriva a sostenere che l’ostinazione di Berlusconi sia sintomo del fatto che “è costretto a rincorrerci”: i finiani, infatti, lo stesso giorno sono a Milano per la loro assemblea costituente. Quel giorno si “rischia l’ingorgo” sintetizza un’Ansa: in piazza, a Roma, anche il Popolo Viola, mentre in tutte le città si troveranno le donne – da Francesca Comencini a Giulia Bongiorno, da Anna Finocchiaro a Susanna Camusso – in difesa della dignità femminile. Sarà un ingorgo, meglio di quelli del traffico con cui ci distraggono i tg.

da Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2011

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