La guerra di Villaputzu con il Poligono della morte

Fonte: Antimafia Duemila – La guerra di Villaputzu con il Poligono della morte.

di Paola Medde – 31 gennaio 2011
Bambini malformati. Pastori malati di leucemia. Animali con due teste. L’hanno chiamata “sindrome di Quirra” perché le patologie sono simili a quelle dei soldati inviati nelle missioni internazionali, che partono sani e tornano con tumori e linfomi in dote. Il Salto di Quirra, costa sudorientale della Sardegna, è invece un luogo di pace, almeno apparente.
Un luogo di pascoli e di filo spinato: 12.700 ettari che ospitano il più grande poligono militare d’Europa, con la testa sprofondata a Perdasdefogu – che, tradotto dal sardo, significa “Pietre di fuoco”, una profezia nel nome – e i piedi tuffati nel mare di Quirra, nelle spiagge di Murtas e Capo San Lorenzo.
Qui, in realtà, si combattono due guerre: la guerra simulata degli eserciti internazionali, che prendono in affitto la terra sarda per sperimentare aerei, armi e missili di ultima generazione, e la guerra civile, silenziosa e muta, dei pastori, che portano al pascolo le pecore nei terreni contaminati.
Pastori divisi tra la necessità di lavorare per produrre latte che venderanno a 60 centesimi al litro e la paura, che è quasi una scommessa, di contrarre un tumore. Perché portare le greggi al pascolo a Quirra, come ha dimostrato la recente indagine condotta dai veterinari
delle Asl di Lanusei e Cagliari, significa avere il 65 per cento delle possibilità di ammalarsi di una leucemia o di linfoma.
A Quirra, piccola frazione di Villaputzu che conta neanche 150anime, epicentro dell’indagine che ha accertato un impressionante numero di tumori del sistema emolinfatico, in pochi accettano di parlare del poligono militare. Al bar del paese, il giovane che serve il caffè si trincera dietro un cupo no comment. Ed è dal tono che comprendi di camminare suunterreno minato. Un terreno su cui, in realtà, si puòpasseggiare quasi liberamente: una vasta area del poligono è aperta, non recintata dafilo spinato,maaccessibile, coltivata, adibita a pascolo. Nel cuore della base interforze sorgono agrumeti, oliveti e piccole aziende d’allevamento a conduzione familiare: si tratta di una zona cuscinetto che fino a poco tempo fa veniva sgomberata nei giorni delle esercitazioni militari. «Ci davano un indennizzo per la giornata lavorativa persa e ci mandavano via» spiega un anziano signore. «Caricavano gli abitanti di Quirra su un pullman – conferma Mariella Cao, attivista del comitato pacifista “Gettiamo le basi” – e li lasciavano suuno spiazzo per l’intera
giornata, fino ad esercitazione conclusa. Oggi no, non succede più: oggi non si preoccupano neppure di mandarli via». Oggi le pecore, i baristi, i pastori e gli olivi convivono e sconfinano, senza accorgersene, nella guerra, in questa pace impastata di guerra che è nella terra che coltivano e che pascolano.
La storia. La storia del PISQ (Poligono Interforze Salto di Quirra) nasce da unaribellione e da unaviolenza: la ribellione di Tertenia, dove la popolazione non accettò l’installazione
della base militare nel suo territorio, e la violenza che venne invece perpetrata sugli abitanti di Villaputzu, che si videro privati di ettari ed ettari di terra in cambio di pochi spiccioli, non contrattabili. «A noi espropriaronounmandorleto, tredici ettari: era tutto quello che avevamo » ricorda una anziana signora. In compenso ha avuto un posto di lavoro come donna delle pulizie nel poligono, un cognato impiegato alla Vitrociset – gruppo privato che cura la manutenzione e l’assistenza radar, ottica e informatica per la base militare: una ditta civile che ha a capo un militare, il generale Mario Arpino- e due morti in famiglia per leucemia.
La storia del più grande poligono interoforze d’Europa è tutta riassunta in quella di questa signora, che fa la cicoria accanto al filo spinato e fa la conta dei morti con ingenua naturalezza: «Sì, di leucemia è morta una coppia che abitava qui vicino, due cugini di mio marito e anche diversi pastori che conosciamo.
La causa? Non la sappiamo. Certo, è strano che ce ne siano così tanti».
Le malattie. «Così tanti», secondo il registro non ufficiale compilato dal Comitato Popolare per la Difesa dell’Ambiente e Salute nel Sarrabus, sarebbero cinquanta persone, solo tra i civili. Cinquanta persone che negli ultimi vent’anni a Villaputzu si sono ammalate di leucemia, linfomi o altri tumori. Si tratta di un dato approssimato per difetto: dall’elenco del Comitato sono esclusi i militari, che in realtà sono i più esposti al presunto killer della sindrome di Quirra. Eppure, nonostante siano dieci anni che la popolazione di Villaputzu chiede chiarezza, nonostante la rincorsa di indagini di Asl e Regione, questa lista fai-da-te è l’unica conta, parziale, sui morti, che se venissero conteggiati anche i dipendenti della base, potrebbe arrivare a triplicarsi.
Dal ‘98 ad oggi, le leucemie registrate sono state 23: un dato che fa rabbrividire se confrontato con le statistiche nazionali. Gli epidemiologi spiegano che, proiettando la media nazionale sulla popolazione di Villaputzu, che conta poco più di 5000 abitanti, si dovrebbero registrare 7 casi di leucemia ogni dieci anni. Se si restringe ilcampoalla piccola frazione di Quirra, che ospita appena 150 residenti, negli stessi dieci anni si dovrebbero rilevare statisticamente fra 0,5 e 1,6 casi. Per la maggior parte sono pastori – su 18, 10 si sono ammalati di leucemia – o dipendenti della Vitrociset. E casalinghe, studenti, figli di dipendenti del poligono. Poi ci sono i quattordici bambini nati con gravi malformazioni genetiche fra il ‘98 e il 2003a Escalaplano, piccolo centro che confina con il poligono: ermafroditismo, esadattilia, idrocefalia e ipospadia. E quelli mai nati: gli aborti spontanei.
Le indagini. Nel 2003 e nel 2006 la Asl di Cagliari prima e la Regione poi hanno avviato indagini per fare luce sullo strano caso di Quirra, ma nessuno è mai arrivato a dichiarare esplicitamente il nesso fra il poligonoe lo sviluppo tumultuoso delle patologie.
Chi ci è andata più vicino è stata la responsabile del Laboratorio di biomateriali dell’università di Modena Antonietta Gatti, che dopo un’approfondita analisi biologica sui soggetti residenti a Villaputzu affetti datumori e leucemie, ha dichiarato nell’audizione della Commissione d’inchiesta del Senato del 2005: «All’interno dei tessuti si nota una pallina bianca che non è normale trovare in tessuti biologici: essa può essere prodotta soltanto con una combustione ad altissima temperatura.
Questa pallina è composta da alluminio, silicio, titanio e ferro, più carbonio ed ossigeno. Come biomaterialista posso affermare che questi corpi estranei producono sempre una reazione». Nonostante queste pesanti dichiarazioni nel più grande poligono d’Europa si è continuato a operare indisturbati.
Nel frattempo, sono stati messi in piedi quelli che più d’uno ha definito “sapienti depistaggi”. Prima sul banco degli imputati è finita la consanguineità, presunta responsabile delle malformazioni genetiche a Escalaplano, poi è toccato all’arsenico proveniente dalla vicina miniera di Baccu Locci. «Il punto – osserva Mariella Cao – è che in questi studi la Difesa è sempre stata sia controllore che controllato».
Il business. Dietro il poligono si nasconde un business i cui contorni nonsono mai stati chiariti. Qui effettuano le loro sperimentazioni non solo le forze militari italiane, ma anche gli eserciti stranieri e i giganti industriali privati, che utilizzano il Salto di Quirra come uno show room dove esporre le moderne tecnologie belliche e concludere onerosi contratti internazionali nel campo della difesa. «Con una semplice autocertificazione – sostiene l’ammiraglio Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa della Camera, che da anni si batte per le vittime militari dell’uranio impoverito – ottengono il diritto di fare tutto ciò che vogliono. Noi non sappiamo cosa viene sparato, cosa viene utilizzato da questi eserciti e da queste ditte: con l’autocertificazione si sfugge a ogni controllo». Un ex dipendente Vitrociset, che ha scelto la via dell’anonimato, ha raccontato di quello che ha visto fare a Quirra, dove si sperimentava la resistenza dei materiali attraverso le esplosioni al largo dalla costa: «Ho visto scene incredibili.
È spaventoso quello che hanno fatto al nostro mare e alla nostra terra». Per avere chiavi in mano questo pezzo di Sardegna, ditte ed eserciti stranieri versano una cifra che non è mai stata dichiarata ufficialmente, ma che secondo fonti attendibili ammonterebbe a 50.000 euro l’ora, dati del 2003.
Siccome il poligono è in attività per oltre 200 giorni l’anno, anche ipotizzando una sola ora di attività al giorno, il minimo sindacale, ciò significherebbe che dal solo affitto del terreno la Difesa percepirebbe, a stare stretti, 10 milioni di euro l’anno.
Al contrario, il Comune di Villaputzu riceve dallo Stato cinque milioni ogni quinquennio a titolo di indennizzo per le servitù militari: un milione all’anno che, divisi per i 12.700 ettari, fanno meno di un euro a metro quadro.
Il sindaco eroe. Un Don Chisciotte che si è opposto al poligono c’è stato, ma, come lui stesso ammette, ne è uscito a pezzi. Si chiama Antonio Pili, è un medico pneumologo ed è stato sindaco di Villaputzu in quota Forza Italia dal ‘97 al 2002. «Cosa ci dà la base? Sessanta buste paga, nient’altro.
In compenso ci ha mutilato per sempre da tutti i punti di vista: turistico, economico, ambientale,
pernonparlare dell’aspetto sanitario.
Ho perso il conto del numero di lettere scritte al Ministro della Sanità per denunciare l’insopportabile numero di leucemie e tumori dei miei concittadini:mairicevuto uno straccio di risposta. È una carneficina, ci stanno uccidendo. Ho avuto il coraggio di denunciare queste cose e sono riuscito a strappare 500 ettari alla base militare, ma mi sono procurato molti nemici». Ed è stato così che la Procura militare, non quella civile, lo ha denunciato per non aver avvertito
la popolazione sull’allarme arsenico della miniera di Baccu Locci, uno dei molti spettri agitati per deviare l’attenzione dalla base.
La mozione dei parlamentari sardi. La recente indagine dei veterinari Asl ha ora sollevato l’ennesimopolverone, mapochi fra i cittadini di Villaputzu credono che qualcosa cambi: «Di noi ha parlato persino la televisione svizzera, ma non è successo niente». Adesso, ed è questa la novità, Quirra non è più solo un caso giornalistico, ma politico: per la prima volta i senatori sardi, capeggiati dal democratico Gian Piero Scanu, hanno presentato una mozione parlamentare
che chiede la sospensione delle attività missilistiche a terra e in mare svolte nel poligono in base al principio della ragionevole precauzione. Analoga azione è stata mossa dai deputati sardi del Pd alla Camera.
Basi militari in Sardegna /1 puntata

Tratto da: L’Unità

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