CHI C’E’ DIETRO QUEL DELITTO – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: CHI C’E’ DIETRO QUEL DELITTO – La fermata – Cadoinpiedi.

Inizia oggi, a Trapani, il processo a carico dei due unici rinviati a giudizio per l’omicidio di Mauro Rostagno. Si arriva a un processo 23 anni dopo il delitto, perché parliamo di un omicidio avvenuto il 26 settembre 1988. Dei due rinviati a giudizio, uno è un personaggio molto rilevante: si chiama Vincenzo Virga (l’altro è Vito Mazza), capo mafia della cosca trapanese che all’epoca dei fatti e fino al 1994, era un perfetto sconosciuto. Un imprenditore. Non si sapeva neanche che fosse affiliato alla mafia. Lo si scoprì nel 1994 e oggi ha già alcune condanne, tant’è che in realtà il rinvio a giudizio, il mandato di custodia cautelare, tutti gli atti relativi al processo Rostagno, gli sono stati notificati in carcere, dove sta già scontando una serie di condanne tra cui la condanna per la strage di Pizzolungo dove la mafia voleva uccidere il magistrato Carlo Palermo appena trasferito a Trapani. Una tentata strage nella quale persero la vita due gemellini e la loro madre che incrociavano l’auto di Carlo Palermo lungo la strada. Ma anche altre vicende: per esempio a breve dovrebbe tornare in aula per il grado di Appello relativo alla denuncia per minacce e/o estorsione ai danni della squadra di pallacanestro di Trapani, perché doveva recuperare dei fondi extra bilancio per conto di Dell’Utri per un finanziamento in nero di Publitalia. Virga, insomma, è una figura di primissimo piano, nello scacchiere di Cosa Nostra.

Per quanto riguarda l’omicidio Rostagno, l’aspetto importante è che questo rinvio a giudizio, anche secondo le dichiarazioni del Procuratore aggiunto di Palermo Ingroia, non è in qualche modo la chiusura delle indagini. Virga e Mazza sono i primi due rinviati a giudizio su un’indagine relativa ad un omicidio che è frutto di una convergenza di interessi. Dunque, c’entra la Mafia ma c’entra anche qualcun altro che ancora la Procura non ha identificato, o forse non ha svelato. Un’indagine che “rischia” di essere la parte più interessante della faccenda, perché ricordiamo che la pista considerata da Ingroia come una delle piste promettenti per arrivare a mandanti e esecutori e movente, è quella di una delle attività che aveva sviluppato Rostagno nell’ultimo periodo, nate da casualità. Lui si era trovato vicino a una pista di un aeroporto che avrebbe dovuto essere dismesso, inutilizzato e aveva visto atterrare un aereo militare italiano, scaricare delle casse di materiale di cibo, di aiuti e caricare casse d’armi dirette in Somalia. Era tornato poi sulla pista e aveva filmato questo stesso episodio, dopodiché ne aveva parlato con Giovanni Falcone, che ovviamente non può dirci nulla su questo episodio, perché purtroppo è morto anche lui poco tempo dopo.

Le due videocassette registrate da Rostagno, l’originale più la copia che Mauro aveva voluto fare subito, sono sparite la sera stessa dell’omicidio. Una delle due cassette si trovava nella sua auto, l’altra, invece, si trovava non suo ufficio della televisione che guidava a Trapani. E quindi, come conferma adesso a distanza di tanti anni Ingroia, questa pista che parte in qualche modo dalla scomparsa di queste cassette, da questo episodio mai chiarito fino in fondo, potrebbe essere la pista più promettente, rilevante. Ovviamente su questo la Procura ha molto riserbo.

In 1994, con Luigi Grimaldi, abbiamo toccato proprio sotto questo profilo dell’aspetto dei rapporti non tanto della Comunità Saman in quanto tale, ma piuttosto di Francesca Cardella con la Somalia. E’ evidente il fatto che prima Rostagno sta per prepararsi a denunciare questo episodio e sta indagando su questo traffico d’armi. Poi, muore Rostagno e da quel momento in poi, negli anni successivi, la Comunità Saman improvvisamente viene coperta di denaro, miliardi di lire all’epoca di aiuti e Cardella diventa una persona che gravita nell’orbita craxiana. Alcune procure d’Italia hanno indagato ripetutamente su questi rapporti assolutamente misteriosi e oscuri della Saman con la Somalia, in particolare questi progetti fantasma avviati dalla Comunità Saman ma gestiti direttamente e personalmente da Cardella e dal suo braccio destro Giuseppe Cammisa. Progetti di cui lì non c’è alcuna traccia. Quindi un mistero nel mistero che col processo che si apre oggi, potrebbe essere svelato.

Le indagini sul caso Rostagno hanno avuto molti problemi, molte interruzioni, cambiamenti di mano e varie ipotesi investigative che poi si erano rivelate anche in parte fuorvianti. C’era stata la cosiddetta pista interna, si pensava che l’omicidio nascesse da questioni interne alla Comunità Saman. Ci sono stati altri periodi in cui si era indagato in altre direzioni, a un certo momento, come accade in questi casi, quando non si trovano vie d’uscita l’inchiesta tende a diventare quasi dormiente, con un’archiviazione di fatto o anche formale.

Poi c’era stato un riavvio abbastanza importante perché alcuni pentiti, collaboratori di giustizia, avevano rivelato elementi che dicevano in pratica che si trattava di un delitto di mafia e quindi dalla Procura di Trapani la questione era passata in mano alla Procura di Palermo che ha cominciato a indagare e che ha riaperto il caso ormai da diversi anni, anche lì ci si è arrivati con molta difficoltà, lentezza, anche recuperando omissioni o comunque cose che non erano state fatte prima. Per esempio una cosa che di solito si fa in un caso di omicidio come quello di Rostagno: non era neanche stata fatta la perizia balistica sui bossoli trovati sul luogo del delitto, che ha fatto poi il capo della Polizia di Trapani Linares, non più tardi di due anni fa. Quindi questo è un po’ tutto quello che ha reso difficoltosa l’indagine, tanto che è aperta da 23 anni, poi c’è da aggiungere che ci sono stati molti atti omissivi e di depistaggio vero e proprio che hanno costellato letteralmente questa vicenda come purtroppo diversi altri misteri d’Italia.

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