Archivi del giorno: 3 febbraio 2011

Trattative Stato/Cosa nostra? Quadratura del cerchio

Fonte: Trattative Stato/Cosa nostra? Quadratura del cerchio.

Va riconosciuto ai PM di Palermo, Caltanissetta e Firenze, l’intensa attività certosina posta in essere per “scrivere” quello che appare evidente sulla trattativa tra Stato e mafia il cui fine era quello di fermare la stagione stragista del 92/93.

È obbligo dire che quando si sviscerano fatti riconducibili a Cosa nostra, bisogna tenere in mente che decifrare il mondo mafioso è assai più semplice di quello che spesso ci appare.

In sostanza, talvolta si cerca di sezionare e sviscerare, idee, fatti o progetti mafiosi facendoci fuorviare da leggende metropolitane che ammantano Cosa nostra, propagandate da una certa letteratura fantasiosa.

Il vero problema di fondo è che a Palermo, noi investigatori di allora e credo che sia ancora così, sapevamo molto del mondo di Cosa nostra e vorrei sfatare quella nomea che i siciliani erano e sono omertosi.

È ovvio che chi “parlava” lo faceva ad personam, ovvero perché conosceva bene l’interlocutore e si fidava ciecamente. La difficoltà per noi, era mettere “nero su bianco” quelle notizie che difficilmente potevano assurgere ad elementi di prova da confutare in un’aula di Tribunale, perché mancava la testimonianza del relato. Dovevamo salvaguardare le loro vite.

E questa era la grande forza della mafia: intimidazione! Invero, la nostra debolezza, commista ad amarezza, consisteva nell’impossibilità di “indagare” sui signori politici, anche se chiari e limpidi segnali giungevano alle nostre orecchie.

La trattativa tra Stato e Cosa nostra, rientra in quest’articolato complesso di rapporti ove gli attori dei due schieramenti in simbiosi tra loro, si giovavano di interessi particolari.

Banalmente si potrebbe sintetizzare dicendo che una mano lava l’altra e che tutte due permettevano a Cosa nostra di prosperare a dismisura, mentre allo Stato, inteso come singolo politico o come partito, di poter governare localmente o a livello nazionale. Ma, a queste due realtà, che la cronaca giudiziaria ci ha ampiamente dimostrato, si dovevano giocoforza aggiungere le “entità” che si intersecavano nel patto di non belligeranza tra Stato e mafia e cioè, la massoneria e gli iscritti alla P2.

In quest’ottica complessa ma di puerile visibilità occorre ricercare quello che oggi viene definita “trattativa” tra pezzi dello Stato e il gotha di Cosa nostra, in ordine alle stragi del 92/93. Sono convintissimo che la “trattativa” ci sia stata.

Questa mia convinzione, parte da molto, molto lontano. In primo luogo e lo affermo con forza, se abbiamo avuto una Cosa nostra nel periodo di reggenza di Totò Riina così forte, è addebitabile agli accordi intercorsi tra mafia e politica: accordi verosimilmente continuati anche dopo l’arresto di Totò Riina.

Le stragi del 92/93 sono la conseguenza di un patto concordato e non onorato. In buona sostanza, Cosa nostra, vistasi “tradita”, ha ritenuto opportuno mandare messaggi di morte col chiaro intento di piegare lo Stato. Un sorta di remake dell’operazione Lima ed esattore Di Salvo, ma questa volta, poiché gli interessi generali dei mafiosi erano preminenti e vitali per salvaguardare l’intera organizzazione, ecco che Cosa nostra si è avvalsa delle stragi.

Le trattative per fermare le stragi, sono convinto che sono avvenute, ma mi preme fare un distinguo.

È probabile che all’inizio ci siano stati “contatti” tra pezzi dello Stato e mafiosi e che i contatti facevano parte di “esigenze investigative” il cui fine era appurare con certezza chi fossero gli autori delle stragi. Una volta aperto il canale e accertato che Cosa nostra era l’autrice delle stragi, nasceva l’esigenza di fermarli: ed ecco la “trattativa”.

Però, per esperienza diretta, mi sento di dire che la “trattativa” non poteva essere condotta dai soli investigatori, anche se rivestivano un ruolo di primo piano. Quindi, il bene placito per condurre le trattative con ampia sicurezza di riuscita, doveva per forza essere approvato dai responsabili politici che governavano il Paese.

Per meglio far comprendere quello che dico, giova un esempio. Sono stato autore di una complessa attività investigativa, condotta con trattative e che alla fine mi ha permesso stroncare un traffico di armi da guerra (missili, mine e armamenti vari) tra l’Italia e Saddam Hussein: operazione culminata col sequestro di due container a Fiumicino carichi di micidiali bombe cluster.

Successive altre trattative, da me condotte, dovevano far uscire da una ambasciata straniera di Roma, 2 kg e mezzo di uranio che erano nella disponibilità di un diplomatico. Ebbene, mentre nel primo caso non c’era alcun bisogno d’essere autorizzato, nel secondo invece, occorreva l’autorizzazione ad alto livello, che non è mai giunta. Io sono stato stoppato e l’uranio è rimasto nell’ambasciata.

Per concludere, affermo che la “trattativa” tra mafia e Stato, in ordine alle stragi del 92/93 sia avvenuta, giacchè la mafia aveva bisogno di riaffermare la propria forza minata dall’indiscussa opera di Chinnici, Falcone e Borsellino e lo Stato doveva recuperare la “Faccia”, persa nel non aver saputo evitare le stragi. La strage di via D’Amelio potrebbe inquadrarsi in quella che è stato il diniego di Borsellino nel condividere la “trattativa”.

Ad ogni modo, Cosa nostra e pezzi dello Stato, hanno voluto riaffermare il potere mediante la quadratura del cerchio: quadratura riuscita con via D’Amelio.

Pippo Giordano

da Blogsicilia.it

Ottenuto tutto grazie a Berlusconi

Fonte: Ottenuto tutto grazie a Berlusconi.

In un incontro che si svolse in un bar di Roma, prima della tentata strage dell’Olimpico, Giuseppe Graviano disse a Gaspare Spatuzza che “avevamo ottenuto tutto quello che cercavamo” grazie alla “serieta”‘ di chi “aveva portato avanti questa cosa” e fece il nome di Silvio Berlusconi e di Marcello dell’Utri. Lo ha ribadito Gaspare Spatuzza, il ‘dichiarante’ sentito oggi nell’aula bunker di Firenze.

Graviano era “felice”, ha detto Spatuzza. Nel bar, ha aggiunto, “mi comunica che avevamo ottenuto tutto quello che cercavamo e questo grazie alla serieta’ di quelle persone che avevano portato avanti questa cosa, e che non erano come quei quattro socialisti, facendomi il nome di queste persone che avevano portato avanti questa cosa. Mi menziona nello specifico la persona di Berlusconi. Chiesi se era la persona di Canale 5 e lui me lo conferma e mi dice che c’era di mezzo anche la persona di un compaesano, Marcello Dell’utri”.
Graviano, al bar Doney, disse, ha ribadito Spatuzza, che “ci eravamo messi il paese nelle mani”, “grazie a queste persone”, cioe’ “Berlusconi e Dell’Utri”, ma che l’attentato dell’Olimpico andava fatto per “dare il colpo di grazia.

Francesco Tagliavia, dopo l’attentato di Firenze, avrebbe mandato a dire a Giuseppe Graviano di fermare le stragi. Lo ha riferito stamane a Firenze il pentito Gaspare Spatuzza nella sua deposizione al processo sulle stragi del ’93.

Tranquillizzai i mafiosi parlando di Forza Italia

In un incontro con altri mafiosi, Pietro Romeo e Francesco Giuliano, Gaspare Spatuzza ha raccontato di averli dovuto tranquillizzare dicendo che i Graviano “avevano puntato molto su questo soggetto politico che si stava formando, Forza Italia e Berlusconi”. Spatuzza l’ha detto ricordando che, in particolare Giuliano, alcuni esprimevano dubbi sull’opportunita’ delle stragi. “Cosi’ in una confidenza a tutti e due, Romeo e Giuliano, dissi a entrambi per tranquillizzarli che ‘siamo in mani buone, siccome era nato questo soggetto politico che si chiama Forza Italia”.

L’incontro ci fu dopo l’arresto di Graviano e l’affermazione di Spatuzza “come reggente – ha spiegato il pentito – della famiglia di Brancaccio”. L’udienza e’ ripresa dopo una pausa di circa mezz’ora.

Dopo Firenze stop alle stragi

Dopo l’attentato in via dei Georgofili a Firenze, “ci sono in atto dei doppi attentati – ha raccontato Spatuzza -, a Roma e a Milano. Me lo comunico’ Lo Nigro. E qui iniziano i preparativi, macinatura e quant’altro. In questa fase, Lo Nigro mi comunica che Tagliavia vuole un incontro che avviene durante un’udienza nel tribunale di Palermo, nel quale siamo entrati da un ingresso secondario. Noto Francesco Tagliavia sul banco degli imputati, quando siamo entrati ha guardato noi e ci siamo salutati. Qui avviene il colloquio tra Tagliavia e Lo Nigro.

Tagliavia mi manda un bacio a distanza muovendo il polso ‘a martello’: e’ un gesto in codice, e’ un bacio diretto a Giuseppe Graviano, che da bambino era soprannominato ‘martello’.
Tagliavia in quel modo voleva far sapere a ‘madre natura’, altro soprannome di Giuseppe Graviano come boss, di bloccare tutta la fase dei Bingo, cioe’ come chiamavamo gli attentati”. “Io non me l’aspettavo – aggiunge Spatuzza – e non sono a conoscenza di come pervenne questo messaggio  a Graviano. Per quanto mi riguarda, la questione stragista ando’ avanti”.

da: Rainews24.it

Brusca: ”Riina mi chiese di andare ad Arcore”

Fonte: Antimafia Duemila – L’Espresso: Brusca, ”Riina mi chiese di andare ad Arcore”.

Il pentito Giovanni Brusca avrebbe rivelato ai pm di Palermo di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con Silvio Berlusconi dopo le stragi del 1992 in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. È quanto scrive «L’Espresso» nel numero in edicola domani, che parla di un verbale d’interrogatorio secretato dai magistrati del capoluogo siciliano. Di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo. Le carte potrebbero confluire nell’indagine sulla presunta trattativa fra mafia e Stato, dopo che un’inchiesta di mafia che coinvolgeva l’attuale premier e Marcello Dell’Utri era stata archiviata. Un altro filone d’indagine, che coinvolge Berlusconi e Dell’Utri, è portato avanti dalla procura di Firenze, che indaga sui mandanti occulti delle stragi del ’93 e che si avvale anche delle dichiarazioni di Brusca e di Gaspare Spatuzza, l’ex killer, ora pentito, legato alla cosca palermitana dei fratelli Graviano.

ANSA

QUANDO I SERVIZI SEGRETI INGLESI PROPONEVANO DI RAPIRE I DIRIGENTI DI HAMAS…

Fonte: ComeDonChisciotte – QUANDO I SERVIZI SEGRETI INGLESI PROPONEVANO DI RAPIRE I DIRIGENTI DI HAMAS….

DI GREGG CARLSTROM
Al jazeera

Il governo britannico ha fornito un sostegno finanziario a due forze di sicurezza di Fatah, sebbene note per ricorrere alla tortura.

I documenti palestinesi rivelano che il governo britannico ha giocato un ruolo importante nell’equipaggiamento e finanziamento delle forze di sicurezza palestinesi, tra le quali molteplici sono state compromesse dal ricorso alla tortura e altri abusi.

Più incredibile ancora, il servizio d’informazione britannico MI-6 ha proposto di rapire i membri di Hamas e della Jihad Islamica palestinese, un progetto straordinario – e illegale – per il quale l’Unione Europea avrebbe sostenuto i costi della loro detenzione.

Alla voce “degradare le capacità dei gruppi oppositori”, il documento dell’MI-6 suggerisce:

Nella foto: poliziotti britannici nella Palestina occupata

“ … la rottura delle comunicazioni tra i loro dirigenti e delle capacità di comando e di controllo, la detenzione dei principali ufficiali di rango intermedio e la confisca dei loro arsenali e risorse finanziarie detenute all’interno dei Territori Occupati. Gli Stati Uniti e – ufficiosamente – gli osservatori del Regno Unito faranno i loro rapporti a Israele e allo stesso tempo al Quartetto. Potremmo anche esplorare la possibilità d’un internamento momentaneo dei leader di Hamas e della PIJ (Jihad Islamica), assicurandosi che siano trattati correttamente, con un finanziamento dell’Unione Europea.”

Un allegato al documento descrive il modo in cui il governo britannico potrebbe aiutare l’Autorità Palestinese. Include piani britannici di confisca di armi da fuoco e razzi in Cisgiordania e a Gaza, tagli delle risorse finanziarie ai “gruppi di rifiuto” come Hamas e la riduzione del contrabbando d’armi attraverso tunnel nella banda di Gaza.

E difficile dire quali di queste idee siano state effettivamente messe in pratica. Ma due ulteriori documenti dell’anno seguente suggeriscono che, almeno, il governo britannico ha fornito fondi per le forze di sicurezza palestinesi.

Un documento del Foreign Office britannico fornisce “una sintesi dei lavori riguardanti il progetto in cui il Regno Unito é impegnato con le Forze di sicurezza palestinesi”. Precisa l’uso di centinaia di migliaia di dollari forniti in assistenza alla sicurezza dell’Autorità palestinese.

Noteremo in particolare due sussidi di 90 000 dollari: uno per la “Forza di sicurezza preventiva”, l’altro per il “Servizio generale d’informazione”.

Questi due servizi sono stati collegati a violazioni in larga scala dei diritti civili nei Territori Occupati.

Human Rights Watch (HRW) ha segnalato in luglio 2008 che é la Sicurezza preventiva ad aver realizzato la maggior parte degli arresti dei militanti di Hamas in Cisgiordania.

“La maggior parte degli arresti erano illegali”, ha riportato il gruppo, “e gli individui arrestati sono a volte sottoposti a maltrattamenti al momento dell’arresto o alla tortura durante gli interrogatori.” Il Servizio generale d’informazione è stato allo stesso modo coinvolto in casi di tortura.

“Le forze più violente nei loro abusi, a detta delle associazioni locali, sono la Sicurezza preventiva e il Servizio generale d’informazione. La più parte delle violazioni descritte nel presente rapporto sono state commesse da una di queste due forze”, ha concluso HRW.

In una dichiarazione ad Al Jazeera, l’ufficio degli Affari esteri britannico ha fatto finta di prendere “molto seriamente” le dichiarazioni di tortura.

“(L’ufficio del ministro degli Affari esteri Alistair) Burt ha sollevato la questione delle violazioni dei diritti umani quando ha incontrato (il Primo Ministro palestinese Salam) Fayyad la settimana scorsa e ha richiesto una certezza concreta che le dichiarazioni saranno oggetto di un’inchiesta e che saranno prese misure adeguate. Il Primo Ministro Fayyad ha garantito tutto”.

Titolo originale: “MI6 offered to detain Hamas figures”

Fonte: http://english.aljazeera.net
Link
27.01.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA VIGNUDELLI

Di Matteo: ”Su Cuffaro Massimo Ciancimino attendibile”

Fonte: Di Matteo: ”Su Cuffaro Massimo Ciancimino attendibile”.

«Massimo Ciancimino ha consegnato un documento che è un ulteriore elemento di riscontro sul canale aperto tra Cuffaro e Bernardo Provenzano». Lo ha detto il pm Antonino Di Matteo proseguendo le repliche nel processo all’ex Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per Di Matteo Ciancimino junior è «attendibile» anche perche c’è «una perizia della Polizia scientifica secondo cui è certa l’attribuibilità a Vito Ciancimino dei manoscritti consegnati dal figlio Masimo. Questi documento rivelano il giudizio di attendibilità di Massimo Ciancimino». Il riferimento del magistrato è a un ‘pizzinò consegnato da Ciancimino jr e che sarebbe stato scritto da Provenzano e indirizzato a Vito Ciancimino su un presunto interessamento di alcuni politici, tra cui «il nuovo Pres.» Per un’amnistia dei detenuti. Secondo Ciancimino il ‘Pres.’ In questione sarebbe proprio Cuffaro. Il ‘pizzinò è datato 11 settembre 2001. «Carissimo ingegnere, ho letto quello che mi ha dato M. ma a scanso di equivoci ho riferito che ne parlerò quando ci sarà possibile vederci. Mi è stato detto dal nostro sen. e dal nuovo pres. che spiegheranno la nuova soluzione per la sua sofferenza», inizia così il ‘pizzinò. «Appena ho notizie ve le farò avere. So che l’avv. è bene intenzionato. Il nostro amico Z. ha chiesto di incontrare il sen., ho letto che a lei non ha piacere e bisogna prendere tempo. Si tratta di nomine nel gas. M. mi ha detto che vi trovate in ospedale, che la salute vi ritorni presto e che il buon Dio ci assista». Massimo Ciancimino, nell’interrogatorio del 22 dicembre 2009, davanti ai magistrati della Procura antimafia di Palermo, spiega i contenuti del ‘pizzinò consegnato dallo stesso ai magistrati. «Volevo produrre questo appunto – dice Ciancimino – che è stato personalmente da me ritirato da Lo Verde (il boss Provenzano, ndr) in busta chiusa e consegnato a mio padre in un periodo di degenza che stava effettuando presso la struttura sanitaria, una clinica privata ai Parioli, una delle due strutture dove mio padre era ricoverato in un periodo per una serie di accertamenti clinici». Secondo Ciancimino junior, il ‘pizzinò sarebbe stato consegnato da Provenzano qualche giorno prima dell’abbattimento delle Torri gemelle di New York l’11 settembre 2001. Ma Massimo Ciancimino l’avrebbe consegnato al padre Vito proprio il giorno della strage in America. Alla domanda a chi si riferisce Provenzano quando dice ‘sen.’ e ‘pres.’, Ciancimino risponse: «Il sen. è riferito sempre al senatore Marcello Dell’Utri»,e su ‘pres.’ spiega: «È il presidente Cuffaro, perchè mio padre diceva che nell’Udc poteva, era sicuramente un bell’ago della bilancia». Sarebbe stato il padre, Vito Ciancimino a dirgli che si trattava di Cuffaro. «Lo ha detto nel 2001, avevo incontrato l’onorevole Cuffaro a una festa elettorale a casa dell’onorevole Gunnella proprio nel 2001. Devo dire che in precedenza non avevo mai visto l’onorevole Cuffaro. Si è venuto a presentare da me, mi ha baciato e ho detto ‘come mai mi bacia?’. Poi ho capito perchè mi baciava, ho visto che baciava tutti, mio padre mi ha detto: ‘come, non ti ricordi?. E mi ha ricordato che faceva l’autista a Mannino quando pure io accompagnavo mio padre alle riunioni». Per Di Matteo «Ciancimino ha reso queste dichiarazioni dopo una condanna in buona parte condonata mentre per la parte restante non rischia di finire in carcere, inoltre non ha mai chiesto nessun beneficio. Con le sue dichiarazioni si è autoaccusato di un reato grave come il concorso esterno esponendosi alla certezza di un ulteriore processo e aggravando la sua posizione anche per le misure di prevenzione. Quindi queste dichiarazioni valorizzano la serietà di quanto detto».

Adnkronos

Pm: ”Cuffaro non e’ un ingenuo in balia dei boss”

3 febbraio 2011
Palermo.
«La difesa ci ha dipinto Cuffaro come un ingenuo in balia delle millanterie di questo o quel mafioso, come una persona costretta a subire amicizie che non cercava». Contesta le tesi dei legali dell’ex governatore siciliano il pm Nino Di Matteo, pubblica accusa al processo per concorso in associazione mafiosa a carico dell’ex presidente della Regione che si celebra davanti al gup. «Cuffaro – ha proseguito il magistrato nell’udienza dedicata alle repliche dell’accusa- non era un involontario recettore di notizie segrete di riservatissime indagini antimafia che divulgava solo per evitare pregiudizi a se stesso». Di Matteo, nel suo intervento, ha poi preso in esame la carriera politica e le condotte di Cuffaro dal 2001, anno in cui l’imputato si candidò alla presidenza della Regione, sfruttando, secondo l’accusa, l’appoggio elettorale di Cosa nostra. Un aiuto, quello dato dai clan in cambio del quale, poi, l’ex senatore fu «costretto a pagare cambiali a Cosa nostra». Il pm ha poi ricordato le dichiarazioni del pentito Giuffrè che ha parlato di un accordo di tutta Cosa nostra per sostenere elettoralmente Cuffaro. Progetto voluto dal boss Bernardo Provenzano in persona. Rilevanti per l’accusa anche le parole dei pentiti agrigentini come Maurizio Di Gati, che ha raccontato che in Cosa Nostra era notorio l’accordo tra l’ala provenzaniana di Cosa nostra e Cuffaro. La mafia si sarebbe impegnata a votare l’imputato e lui, una volta eletto, avrebbe garantito finanziamenti di progetti, assunzioni. E poi ci sono i documenti consegnati da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito. Il teste della trattativa, di cui il pm ha ribadito l’attendibilità, ha dato ai magistrati un pizzino dattiloscritto del 2001 del padrino di Corleone, indirizzato a don Vito, in cui si faceva riferimento a un presunto interessamento del «nuovo pres. e del sen.», che secondo l’accusa sarebbero l’allora presidente Cuffaro e il senatore del Pdl Dell’Utri, a un provvedimento di amnistia per detenuti di cui avrebbe potuto beneficiare pure l’ex sindaco mafioso.

ANSA

Fonte: AntimafiaDuemila

COSI’ CEMENTIFICANO MILANO – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: COSI’ CEMENTIFICANO MILANO – La fermata – Cadoinpiedi.

di Ferruccio Sansa – 3 Febbraio 2011

La giunta Moratti pronta ad approvare un Piano che sverserà 35 milioni di metri cubi di cemento. Chi ci guadagna: dalle cooperative (bianche e rosse), a Ligresti, fino ai La Russa

Per Milano e per il suo ambiente è un momento assolutamente decisivo. Non dobbiamo lasciare sola Milano in questi giorni perché altrimenti rischia di subire un danno definitivo. In Consiglio Comunale entro il 14 febbraio prossimo, dovrebbe essere approvato quello che possiamo chiamare il “Piano di San Valentino“, anche se è un piano che dimostra tutto tranne che amore nei confronti di Milano.
Letizia Moratti vuole far approvare in tempi rapidissimi – termine tassativo, il 14 febbraio – il Piano generale del territorio, il famigerato Pgt. Deve farlo approvare entro il 14 altrimenti decade.
La Giunta Moratti in questi 5 anni in cui ha governato Milano, purtroppo, di risultati ne ha portati a casa pochissimi. Purtroppo per tutti perché se avesse governato bene avrebbe giovato anche a chi non l’ha votata. Ha portato a casa un Expo molto contestato in cui è stato denunciato più volte il rischio enorme dell’infiltrazione della criminalità organizzata, nonostante il Prefetto di Milano, amico di Berlusconi che riceveva le ragazze indicate da Berlusconi in Prefettura, dica che la criminalità organizzata a Milano non esiste. La Giunta Moratti ha incassato questo Expo molto contestat e poco altro, se pensiamo che negli ultimi 20 giorni, Milano praticamente ha tutti i giorni sforato i limiti di inquinamento previsti dall’Unione Europea. Un disastro!
Milano è una città che vive un paradosso incredibile: è la città più ricca d’Italia, è una città dove i ricchi che ci abitano, ma anche i poveri ovviamente, sono costretti a respirare polveri sottili, i bambini e gli anziani vivono male e la media della vita è inferiore di 3 anni rispetto al resto degli italiani perché i milanesi respirano pm10.
E adesso? Altro colpo di grazia finale, il Piano di governo del territorio, quest’ultimo dovrebbe riportare addirittura a costruire 35 milioni di metri cubi di case, l’equivalente di 340 pirelloni, il grattacielo simbolo della Milano degli anni 50/60. Di tutto c’è bisogno a Milano, di verde, di ambiente, di piste ciclabili, ma non di cemento. Invece saranno realizzate case che potrebbero ospitare 400 mila nuovi abitanti, quando Milano invece da qui al 2030 crescerà soltanto di 60 mila abitanti (lo dice lo stesso comune). Una follia, dunque. Ma non per tutti!
Senz’altro non è un’operazione utile per gli abitanti, per la gente comune. Mentre invece sarà accolta benissimo dagli imprenditori del mattone.
Ci sono alcune parole chiave che sono utili per cercare di capire questo nuovo piano di governo del territorio. Le parole chiave possono essere alcune come “destinazioni d’uso“, che è quella formula che viene utilizzata per fare sì che la pianificazione del territorio sia lasciata agli enti pubblici, che si decida dove si abita, dove si produce, dove andranno gli alberghi, è lo strumento più essenziale perché facendo così il pubblico può decidere e stabilire lo sviluppo ordinato della città, uno sviluppo a vantaggio di tutti. La Moratti le vuole abolire, dicendo che facendo così si ottiene uno sviluppo meno vincolato e uno sviluppo più a vantaggio di chi davvero vuole investire sul territorio. Per molti invece sembra il contrario che facendo così si riuscirà a fare sì che si trasformi la città in una specie di far west urbanistico, in cui tutti potranno di fatto costruire case, perché poi scompariranno le aree produttive che sono bene o male i posti dove la gente trova lavoro. Tutto diventerà case, anche se poi le case restano vuote.
L’altra parola chiave, per capire a vantaggio di chi va questo piano, è “cooperative” infatti le cooperative sono le destinatarie nel nuovo Piano regolatore generale della Moratti. E’ previsto che una parte consistente, il 35% delle costruzioni siano destinate al social housing, le case per i meno abbienti. Ma bisogna andare a leggere attentamente quanto è scritto nel documento e si scopre che poi in realtà un buon 20% sarà affidato alle cooperative bianche e rosse, le cooperative quindi che godono dell’appoggio incrociato: quelle bianche l’appoggio di Comunione e Liberazione, e non dimentichiamoci che l’assessorato all’urbanistica di Milano ormai è appannaggio di Comunione e Liberazione da anni, prima c’era Maurizio Lupi (oggi Vicepresidente della Camera, fedelissimo di Berlusconi) oggi c’è Carlo Massaroli. E poi ci sono le cooperative ovviamente rosse che costruiscono e cementificano l’Italia da anni e che qui stanno facendo sostanzialmente quasi un’alleanza. Qui come in altre regioni, come nel Veneto, come in Emilia, come in Liguria.
Poi la grande parolina magica del Pgt è “perequazione”, perequazione vuole dire: si prende un’area vincolata, come il Parco sud, si dice che improvvisamente diventa edificabile, persino una zona vincolata, un parco,. Poi si dice: no, bisogna salvarlo, non si può costruire in questa zona, quindi gli indici di edificabilità che i proprietari hanno maturato in questa zona, vengono trasferiti in città, “volano” in città. Usano questa parola gli amministratori “volano” che è molto evocativa, però poi alla fine è molto poco volatile il cemento, e qui si scopre chi sono i grandi beneficiari del piano di governo della città. Sono i grandi imprenditori del mattone, primo tra tutti Salvatore Ligrestri, quest’ultimo – questo è il grande paradosso di Milano – è il più grande proprietario di terreni agricoli a sud di Milano, nel Parco sud. Lui ha sempre comprato questi terreni, non perché si sia convertito al verde, ma perché sperava che arrivasse il giorno in cui avrebbe potuto costruire. Il Pgt è questo giorno che lui aspettava da anni. Tutte le superfici che lui possiede a sud di Milano potranno essere riconvertite: o investirà direttamente costruendo nel parco sud l’ultimo grande polmone verde di Milano, oppure potrà trasferire questi volumi in città. Ma chi è Salvatore Ligresti? E’ l’uomo che ha costruito forse più di tutti nella Milano degli ultimi anni. Ma andiamo a vedere i consigli di amministrazione delle società di Ligrestri e troveremo mezza famiglia di Ignazio La Russa che a Roma è abbastanza potente, perché è Ministro della Difesa, ma a Milano è molto più potente.
Nel cda di Fondiaria Sai si trova suo fratello Vincenzo che siede anche nell’Immobiliare Lombarda. Il figlio Geronimo è nel Cda della Premafin al posto che era di suo nonno Antonino. Questo è importantissimo ed è paradossale. La famiglia La Russa è una famiglia potentissima a Milano, è qui si pone questione di opportunità enorme, perché La Russa è un rappresentante di primo piano del partito che poi negli enti locali approva i progetti. Ergo: il partito di La Russa approva progetti che sono proposti dalle società di cui fanno parte i suoi familiari. E una grossa questione di opportunità, anche se ormai non se la pone più nessuno a Milano.
I progetti sono ovunque, qui si vogliono costruire case per 400 mila persone. Andate a vedere Milano in questo periodo, stanno costruendo ovunque, ci sono delle gru alte centinaia di metri ovunque, c’è l’Expo, c’è City Life, costruiscono 3 grattacieli, uno dei quali tra l’altro è un progetto, un grattacielo “usato” perché l’Architetto l’aveva progettato per il Giappone, poi l’ha rifilato a Milano. Tre grattacieli in quella zona che doveva diventare il Central Park di Milano e invece è diventata l’ennesima colata di cemento e non importa se poi nessuno riesce a trovare gente che compra in questa zona.
Poi c’è il mega-insediamento di Santa Giulia, impantanato per le note vicissitudini del gruppo Zunino, c’è Porta Garibaldi, la sede della Regione che dovrà immortalare l’era di Formigoni che non finisce mai perché lui continua a farsi rieleggere nonostante i termini previsti dalla legge, il Pir (un’altra realizzazione di Salvatore Ligrestri) il progetto dell’isola, le Varesine, tutti realizzati da grandissimi architetti che mettono la loro firma, così non si può dire di no, architetti che calano dall’estero, mettono la firma e poi se ne vanno, dimenticandosi che l’architetto ha una grandissima responsabilità anche sociale sui progetti che fa.
Poi la parola d’ordine è “costruire, costruire e costruire” anche se poi, come è successo recentemente, la Procura scopre che si costruisce su aree non bonificate. Ma tanto chi se ne frega, perché poi in queste aree ci andranno a studiare i bambini che andranno in asili costruiti su mercurio e cloroetilene. I grandi imprenditori se ne saranno andati e i bambini resteranno per anni a studiare sul mercurio!