ECCO LE BANCHE CHE SAPEVANO – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: ECCO LE BANCHE CHE SAPEVANO – La fermata – Cadoinpiedi.

Intervista a Vittorio Malagutti

Crac Parmalat: gli istituti bancari ritenuti responsabili di aver nascosto la verità ai risparmiatori. La Procura di Milano chiede che vengano multati per 120 milioni di euro

Calisto Tanzi, per adesso, non va in carcere. Lo ha deciso la Cassazione, ritenendo inesistente il pericolo di fuga dell’ex patron della Parmalat. E’ questa l’ultima notizia relativa al crac finanziario più grave della storia italiana, che nel 2003 sbriciolò in pochi giorni un colosso che si reggeva su fondamenta di cartapesta. Intanto la procura di Milano ritiene le banche responsabili di aver nascosto una situazione drammatica ai risparmiatori. E per questo motivo ha avanzato una richiesta di multa pari a 120 milioni di euro. Vittorio Malagutti, giornalista e autore, ha risposto alle domande di Cado in piedi.

Multa da 120 milioni alle banche. Quali sono gli istituti interessati?

La Procura di Milano, con una richiesta di una multa di 120 milioni, ha chiamato in causa le 4 principali banche che secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbero state coinvolte nel crac della Parmalat. Le banche sono 3 grandi gruppi finanziari americani Citygroup, Bank of America e Morgan Stanley, e poi la tedesca Deutsche Bank. Queste 4 banche nel corso di almeno un decennio, dalla metà degli anni 90 fino al crac nel 2003, in tempi e in modi diversi l’una dall’altra, hanno lavorato tantissimo con la Parmalat della Famiglia Tanzi e hanno guadagnato enormi quantità di denaro, sotto forma di commissioni per i prestiti e per altre operazioni che hanno organizzato. La tesi della Procura è che queste banche in qualche modo sapessero o avessero sentore della situazione di grave crisi in cui si trovava la Parmalat e che nonostante questo siano andate avanti con le loro operazioni, in modo da spillare altro denaro a una società ormai finita. Per questo motivo l’accusa è di aggiotaggio. Con i prospetti informativi e con le altre informazioni rilasciate al mercato, queste banche pur consapevoli delle condizioni di Parmalat, hanno fornito in qualche modo notizie false al mercato, atte a alterare il valore del Titolo Parmalat che era quotato in borsa. Dunque la procura chiede alle banche di risarcire in qualche modo il danno con questa multa di 120 milioni che arriva al termine di un processo che dura ormai da quasi un paio di anni. Una richiesta di pena che arriva oltre 7 anni dopo il crac della Parmalat che, ricordiamo, è del dicembre 2003.

La cifra della multa corrisponde al danno causato? Come sarà suddivisa fra le diverse banche?

La richiesta di 120 milioni, che è una richiesta complessiva, viene in qualche modo spartita tra le varie banche che per 70 milioni riguarda Citygroup, per 30 milioni riguarda Bank of America, per circa 15 milioni la Deutsche Bank, e per circa 6 milioni riguarda Morgan Stanley. E’ una cifra che arriva da calcoli che sono stati fatti dalla Procura con i loro consulenti tecnici e che in questo momento è difficile valutare o sindacare. Certo è che con questa richiesta di confisca record, in qualche modo la Procura vuole segnalare un fatto che ritiene inoppugnabile, e cioè che le banche, che il sistema finanziario ha avuto un ruolo determinante nel crac della Parmalat e che quindi il crac della stesso non può essere ricondotto soltanto a dei reati, a delle mancanze da parte dei manager che la gestivano, ma che questi manager hanno fatto sponda, sempre durante il periodo di gestione fallimentare della Parmalat, con il sistema finanziario e quindi soprattutto con le banche. Banche che vengono anche punite in base a una norma, la legge 231 sull’organizzazione interna delle istituzioni. Si ritiene che le banche non abbiano messo in essere un’organizzazione interna, tale da scongiurare una malagestio che avrebbe portato poi alla collaborazione, scaturendo un crac di dimensioni enormi.

Una multa così importante può segnare una svolta nella storia della giustizia finanziaria italiana?

Certamente per l’Italia è la prima volta che la responsabilità delle banche viene chiamata in causa per una vicenda di queste dimensioni, più volte nel passato e con alterne fortune da parte della pubblica accusa, le banche sono state chiamate a rispondere per esempio di fallimenti nel caso in cui si è ipotizzato, le banche avessero tenuto artificiosamente o artificialmente in vita delle aziende che erano decotte per continuare a ricavare denaro da una serie di attività che avevano messo in atto con queste aziende. Con alterna fortuna perché non sempre poi in sentenza si è riconosciuta la colpevolezza degli istituti di credito. Nel caso della Parmalat certamente se non altro per le dimensioni della vicenda e per i nomi delle banche chiamate in causa che sono alcune tra le più grandi istituzioni finanziarie mondiali, segnerebbe certamente una svolta per la giustizia e la finanza in Italia.

Nella storia del crac Parmalat, qual è la componente che ne esce più danneggiata? L’immagine del Paese o i risparmiatori truffati?

Sul piano pratico sicuramente i più danneggiati sono stati i risparmiatori: gli azionisti, che hanno perso gran parte del loro capitale, e gli obbligazionisti che hanno perso in parte perché poi sono stati in qualche modo risarciti con azioni, titoli quotati in borsa. Sul piano dell’immagine chiaramente le banche da parte dell’opinione pubblica sono state viste in qualche modo come complici di Tanzi e quindi sicuramente la loro immagine, già abbastanza deteriorata, ha subito un altro colpo duro, ricordiamo che questa vicenda arriva con poco anticipo o quasi coincide con il grande crac della finanza del 2008 che ha esposto ancora di più un certo stile di gestione non propriamente corretto da parte delle istituzioni finanziarie, che ha innescato in qualche modo la recessione, quindi danni gravi all’immagine delle banche, danni materiali molto forti ai risparmiatori. Quanto all’immagine del paese direi che c’è poco da danneggiare. Sicuramente il fatto che un’azienda così grande sia potuta crollare come un fuscello nel giro di pochi giorni, sostanzialmente, ha fatto impressione nell’epoca in cui è successo, nel 2003. Visto quello che è successo dopo da una parte nel mondo della finanza, ricordiamo i grandi crac della Lehaman negli Stati Uniti e poi i salvataggi in serie delle grandi banche inglesi, per esempio da parte dello Stato e anche in altri paesi, e considerato quello che è successo dopo anche sul piano dell’immagine del paese, parlo a livello politico, direi che ormai il crac della Parmalat sembra veramente qualcosa di passato remoto che danni all’immagine non ne fa più di tanti.

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