Stragi del ’93. Spatuzza: ”Berlusconi e Dell’Utri nostri interlocutori”

Fonte: Antimafia Duemila – Stragi del ’93. Spatuzza: ”Berlusconi e Dell’Utri nostri interlocutori”.

È cominciata stamani nell’aula bunker di Firenze la deposizione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza testimone chiave per la Procura di Firenze nelle stragi del ’93, in particolare la strage di via dei Georgofili. In collegamento dal carcere di Viterbo l’unico imputato Francesco Tagliavia. Il racconto di Spatuzza è partito dal primo incontro con il boss Tagliavia.
Rispondendo alle domande del pm Giuseppe Nicolosi il pentito ha dichiarato: “L’ho visto per la  prima volta nell’86-87, periodo in cui eravamo partecipi per spingere il Partito socialista. C’è stato un incontro politico in Sant’Erasmo, in un ristorantino in via del Tiro a segno”. ……”Non era una persona comune, l’ho capito subito – ha aggiunto Spatuzza parlando di Tagliavia – , quel giorno era tutto vestito di nero, non so se gli era morto il  fratello. Negli anni seguenti abbiamo poi fatto degli omicidi  insieme”.

Strage di via dei Georgofili
Sull’attentato di Firenze Spatuzza ha riferito che fu organizzato durante una riunione che si tenne in un villino a Santa Flavia, vicino a Palermo, erano presenti Giuseppe Graviano, Francesco Tagliavia, Matteo Messina Denaro, Barranca e Giuliano. “Graviano – ha proseguito Spatuzza – mi comunica che siamo lì per mettere a punto un attentato”. Da quello che il pentito intuisce però “avevano già fatto sopralluoghi a Firenze” perché “parlavano di quei posti come se fossero già a conoscenza”. Spatuzza si sofferma anche sui dettagli dei preparativi della strage: dal trasporto dell’esplosivo dalla Sicilia, all’arrivo a Firenze, dove sono ospiti dei familiari di Vincenzo Ferro fino al fiorino imbottito di esplosivo posizionato in via Georgofili. “Apprendemmo della riuscita dell’attentato dalla tv. Lo Nigro ci disse che non era proprio quello l’obiettivo che aveva dovuto mettere il furgone un po’ più lontano” dall’obiettivo perché “c’era un vigile urbano”. Dopo quel 27 maggio 1993 ci fu un incontro in un’aula del tribunale di Palermo, durante un’udienza a carico di Tagliavia, al quale lo stesso Spatuzza partecipò, fra Cosimo Lo Nigro e Francesco Tagliavia durante il quale il Tagliavia avrebbe detto a Lo Nigro di riferire a “Madre Natura, Giuseppe Graviano, di fermare il bingo, cioè la fase stragista, gli attentati”. In quell’occasione, oltre ad affidare a Cosimo Lo Nigro il messaggio per Giuseppe Graviano, Tagliavia mandò a Graviano un “bacio” attraverso Spatuzza. In particolare “Tagliavia mandò un bacio e mimò il gesto del martello – ha detto Spatuzza – un chiaro riferimento al soprannome giovanile di Graviano, cioè ‘Martello’, e capii che era un messaggio di saluto a Graviano per il tramite mio”.

Spatuzza: “Berlusconi e Dell’Utri nostri interlocutori
“Giuseppe Graviano mi disse: Berlusconi e Dell’Utri sono gli interlocutori, attraverso queste persone ci siamo messi il Paese nelle mani” . E’ quanto ha riferito Spatuzza in relazione ad un incontro da lui avuto con il boss Giuseppe Graviano al bar Doney di Via Veneto a  Roma nel gennaio del 1994. “Ci siamo incontrati con Giuseppe Graviano, era gioioso, mi disse che avevamo ottenuto tutto, grazie alla serietà di queste persone, che non erano quei quattro socialisti che ci avevano tradito nell’88. Lì, mi parla di Silvio Berlusconi. Io chiedo conferma se è quel Berlusconi di Canale 5, e lui  me lo conferma, e mi dice che c’era di mezzo anche un nostro compaesano Marcello dell’Utri, e che avevano chiuso tutto”. “Graviano ci disse che avevamo il paese nelle mani, da con questa trattativa con Berlusconi e Dell’Utri “, “una cosa in piedi, da cui avremmo avuto benefici”.
E’ nell’autunno del 1993 a Campofelice di Roccella che per la prima volta Giuseppe Graviano, Cosimo Lo Nigro e Gaspare Spatuzza hanno un incontro ‘politico’. In quell’occasione “Graviano ci chiese a me e a Lo Nigro, se capivamo di politica – ha riferito Spatuzza – perché la situazione era quella, e Graviano disse che se la situazione andava a buon fine, ne avremmo avuto giovamento tutti, e anche dei benefici per i carcerati”.
Nel 1994 mancava solo l’ultimo attentato da portare a termine, quello all’Olimpico che fallisce per un guasto al telecomando della bomba. “Per aumentare la potenzialità dell’attentato – ha spiegato il pentito – abbiamo usato una tecnica particolare, con chili di pezzettini di ferro esplosivo, schegge che avrebbero fatto davvero male”.
Il 27 gennaio 1994 i  fratelli Graviano vengono arrestati e fa la stessa fine anche il boss Nino Mangano (nel giugno 1995) Spatuzza subentra come responsabile del mandamento di Brancaccio sponsorizzato dalla famiglia Graviano e dalla famiglia Tagliavia.
Dopo l’arresto dei Graviano in un incontro con alcuni mafiosi, Pietro Romeo e Francesco Giuliano, Gaspare Spatuzza ha raccontato di averli dovuto tranquillizzare dicendo che i Graviano “avevano puntato molto su questo soggetto politico che si stava formando, Forza Italia e Berlusconi”. Così in una confidenza ad entrambi per tranquillizzarli Spatuzza ha detto ‘siamo in mani buone” perché “era nato questo soggetto politico che si chiama Forza Italia”.
Il 2 luglio 1997 viene arrestato da latitante e nel 2008 inizia a collaborare con le procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo parlando degli intrecci tra mafia e politica negli anni della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra.
Oggi, a tirare in ballo il premier sarebbe anche un verbale di interrogatorio di Giovanni Brusca nel quale sarebbero contenute nuove dichiarazioni circa presunte visite ad Arcore di mafiosi dopo le stragi del ’92. A renderlo noto è un articolo del settimanale l’Espresso, ma la procura di Palermo ne ha immediatamente smentito l’esistenza.
Di una visita di Brusca ad Arcore aveva già parlato però un altro pentito: Giuseppe Monticciolo.

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