Archivi del giorno: 6 febbraio 2011

L’intervento di Di Matteo alla presentazione del DVD “19 luglio 1992 – Una strage di Stato”

Fonte: L’intervento di Di Matteo alla presentazione del DVD “19 luglio 1992 – Una strage di Stato”.

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LA PROPOSTA ECONOMICA DI BERLUSCONI

Fonte: ComeDonChisciotte – LA PROPOSTA ECONOMICA DI BERLUSCONI.

DI IDA MAGLI
italianiliberi.it

I politici si ostinano a tacere sui veri problemi dell’economia. Nessuno, né nei partiti di governo né in quelli di opposizione, si riferisce mai, neanche per negarne l’esistenza o l’importanza, alle questioni sollevate ormai da anni da studiosi ed economisti italiani, tedeschi, francesi, americani, che riguardano la sovranità monetaria, l’adesione all’euro, le basi dei sistemi di mercato. Questo silenzio, al quale si attengono anche tutti i giornalisti, è di per sé la prova più significativa della sopraffazione e della dittatura europea.

In questi giorni il governo Berlusconi si appresta a presentare l’ennesima “riforma dell’economia” basata, come tutte le precedenti, sull’ossequio alle direttive dei Banchieri che sono gli unici, i veri governanti dell’Unione europea: ridurre il più possibile e al più presto possibile, il “debito” al fine di rientrare nei parametri di Maastricht, legge salvifica inderogabile. Inutile aggiungere che, per quanti espedienti Berlusconi possa inventarsi, le tasse aumenteranno e il “debito” pure per due motivi fondamentali: la mancanza della sovranità monetaria con l’accumulo degli interessi sul “debito” e il fondamentalismo di un mercato basato sul circolo perverso del più consumo più produzione.

Come tutti sappiamo, l’Italia non è una nazione libera e indipendente, perché ha ceduto il diritto sovrano di creare la propria moneta ai banchieri della BCE. La moneta è fabbricata (“emessa”) dai banchieri della BCE i quali ne sono gli azionisti, ossia dei proprietari privati. A costoro, persone ricchissime, azioniste delle più importanti banche d’Europa e d’America (Rockfeller, Rothschild, Beatrice Regina d’Olanda, Sofia Regina di Spagna, e per l’Italia gli azionisti della banca d’Italia compresa l’Unicredit, Draghi ecc.) che siamo “debitori”. Per avere la quantità di denaro necessario alle spese di bilancio, l’Italia lo prende a debito dai banchieri della BCE pagandovi l’interesse fissato dagli stessi banchieri e mettendo in cambio sul mercato il corrispondente quantitativo di titoli.

In sintesi, dunque, il nostro “debito” è ciò che “dobbiamo” restituire ai banchieri cui è stato ceduto dai nostri governanti il diritto a creare la moneta. Tutto questo è naturalmente talmente assurdo da apparire addirittura paradossale, o meglio folle, ma i politici vi hanno fondato il loro vero potere, il “sistema del potere”, da cui discende quello “politico”, il governo degli Stati. Tutti i politici sanno, com’è ovvio, che non potremo mai restituire un debito che non deve essere restituito: è forse interesse dell’usuraio che un debito venga estinto? Per averne una prova è sufficiente guardare a quanto si sono dati da fare banchieri e politici, riuniti in quell’orrido nido del malaffare che è Bruxelles, per convincere gli Stati più debitori a farsi “aiutare”, accollandosi un enorme prestito carico di interessi che non potranno, appunto, mai restituire. “Lacrime e sangue” per i popoli così amorosamente beneficiati dall’animo generoso dei banchieri. Soprattutto però che non vi venga in mente di uscire dall’euro, come qualcuno ha ventilato. Non pensiate di poterci sfuggire: noi abbiamo spinto la nostra generosità fino al punto di comprare i vostri titoli e di controllare preventivamente le vostre leggi di bilancio: dunque ormai ci appartenete.

Rientrare dal debito è la parola d’ordine di Tremonti e di Berlusconi; rientrare dal debito è la parola d’ordine degli usurai-traditori della sinistra (gli Amato, i Prodi, i Ciampi, i Monti) che ci hanno portato vittoriosamente a questo approdo. Il programma economico di Berlusconi è supportato dal suo abituale ottimismo: niente patrimoniale, per carità. Ma vendiamo quel poco di patrimonio che ancora possiede lo Stato perché è l’Italia, la nazione Italia che deve sparire. Insieme al federalismo, non ci vorrà nulla a cancellarla e, pensate: risparmieremo! Rimettiamo in marcia i consumi e vedrete: in tre anni il “debito” rientrerà, l’Europa batterà le mani davanti ai nostri miracoli. Povero Berlusconi, ci crede soltanto lui. Il “consumo” è la droga che si sono inventati quegli stessi che ci hanno espropriato della moneta per possederci: spendi, spendi, non risparmiare nulla. Adesso l’effetto-droga è finito e i popoli hanno recuperato il buon senso. Se le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 20% rispetto al gennaio dell’anno scorso, è perché nessuno cambia più l’auto quando funziona ancora bene soltanto perché gli piace un modello diverso. Il mercato vero è questo, fondato sul bisogno e sulla ragione, non sull’avidità dei banchieri.

Non dimentichiamocelo mai: i banchieri sono quelli che ci hanno portato al disastro; sono quelli che, chiamando “gioco” la propria cupidigia, si sono impadroniti del mondo.

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it
Link: http://www.italianiliberi.it/Edito11/propostaeconomica.html
3.02.2011

MURDOCH CONTRO L’ELITE GLOBALE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – MURDOCH CONTRO L’ELITE GLOBALE ?.

FONTE: PEACEREPORTER.NET

Su Market Watch (Wall Street Journal) un articolo sorprendente: ”Dietro Davos c’è una cospirazione di super-ricchi quarantennale che finora ha provocato solo disastri. Una rivoluzione violenta li rovescerà” Dietro il Wold Economic Forum di Davos opera una società segreta, una cospirazione dei super-ricchi che, come nei malvagi piani di Blofeld, il capo della Spectre, mira apertamente a dominare il mondo concentrando sempre più potere e ricchezza nelle proprie mani. Il forum di Davos è un disastro che nel corso degli ultimi quarant’anni ha creato un mondo sempre più diseguale, povero di risorse e afflitto da sempre maggiori povertà, malattie e guerre. Ma i super-ricchi di Davos non si accorgono che il capitalismo reaganiano è per sua natura autodistruttivo e, nonostante la repressione del dissenso, è fatalmente destinato a essere rovesciato da una rivoluzione violenta.

Questo non è un post anonimo pubblicato su Indymedia da qualche giovane militante anarchico no-global, ma il fedele sunto di un lungo e sorprendente articolo scritto pochi giorni fa dal principale editorialista del sito di analisi finanziaria Market Watch, collegato al Wall Street Journal e quindi di proprietà del magnate Robert Murdoch – che, tra l’altro, ha disertato il forum svizzero.

Il titolo del pezzo, a firma di Paul Farrel, è ‘I super-ricchi a Davos: 40 anni di disastri’. Merita leggerlo, almeno nelle parti salienti.

Davos, Alpi svizzere. Meeting annuale del noto World Economic Forum, club di soli invitati che dal 1971 riunisce super-ricchi e loro amici all’insegna del mantra positivo: ”Impegnati a migliorare lo stato del mondo”.

Ma stanno fallendo. Negli ultimi 40 anni i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri sono stati spazzati via. C’è qualcosa si terribilmente sbagliato. Quando si parla di economia globale, Davos è un disastro. Perché? Dentro Davos c’è una società segreta, una cospirazione di super-ricchi che coinvolge oltre metà dei 2.500 partecipanti all’evento. Hanno migliaia di miliardi. Arrivano a Davos viaggiando a 50 mila piedi sui loro jet privati Gulfstream 5 esentasse, mangiando caviale, fois gras, filetto e bevendo Dom Perignon (…).

Ora passiamo in una realtà parallela: (…) Nel film ‘Al servizio segreto di Sua Maestà’, James Bond vola all’Istituto di Blofeld sulle Alpi, noto per le sue avanzate attività di ricerca scientifica, ma che nasconde dietro le quinte un piano diabolico. Dopo una cena formale, Bond scopre che Blofeld fa il lavaggio del cervello a dieci splendide signore, gli Angeli della Morte, per spargere uan tossina mortale in giro per il mondo, un arma biologica di distruzione di massa, allo scopo di prendere in ostaggio il pianeta per ottenere fama, ricchezza e potere assoluto. Si gente: in sostanza la cospirazione dei super-ricchi di Davos ricorda il tentativo di Blofeld di conquistare il mondo. Ma purtroppo, nella realtà non esiste nessun eroe alla James Bond, e la flotta di jet privati può ben essere pilotata da personale dei servizi segreti e sorvegliata da agenti Cia, tutti pagati dal Congresso per proteggere i loro finanziatori nella cospirazione.

(…) Domandatevi perché la cospirazione dei super-ricchi di Davos, con la sua altisonante missione di “collaborare in modo proattivo, integrato e sistematico per affrontare le sfide globali”, ha in realtà creato un’economia globale che deteriora ad alta velocità, in cui guerra, malattia, sovrappopolazione e povertà stanno accelerando a ritmi allarmanti mentre le risorse del pianeta stanno rapidamente scomparendo? Perché? Perché Davos è veramente un disastro. La loro economia è un disastro, il capitalismo è un disastro. La visione del mondo di Davos è un disastro. Ma i super-ricchi non riescono a vedere la realtà mentre viaggiano a 50 mila piedi di quota.

(…) I super-ricchi di Davos perseguono la ricchezza personale, il potere poiltico, la gloria. A loro non interessano le masse. Sono miopi narcisisti, come gli Angeli della Morte di Blofeld, addestrati solo a concentrarsi sulle opportunità di profitto e la marginalizzazione dei rischi. (…)
La realtà sui progressi economici da quando Davos è stato lanciato nel 1971 è discutibile. Francis Fukuyama, autore di ‘La fine della storia’ e tra le principali menti della politica estera del presidente Ronald Reagan ha recentemente scritto sull’American Interest Journal: ”E’ dimostrato che la disuguaglianza retributiva negli Stati Uniti è fortemente aumentata negli ultimi trent’anni e che i frutti della prolungata crescita economica durata fino al 2007-2008 sono sproporzionatamente finiti ai vertici degli strati più ricchi della società”.

Sì, da quando Davos è stato lanciato, i super-ricchi miliardari si sono accaparrati il grosso della prosperità economica. Fukuyama scrive: “Uno studio condotto da Thomas Piketty e Emmanuel Saez mostra che tra il 1978 e il 2007, la quota di reddito Usa percepita dall’uno per cento delle famiglie americane più ricche è saltato dal 9 al 23,5 per cento del totale, con i salari dei lavoratori fermi al 1970”. L’ultima volta che la divario retributivo era così grande era alla vigilia della Grande Crisi del 1929 e della Grande Depressione.

(…) I super-ricchi vengono a Davos per trovare furbi trucchetti politici, legali, fiscali e finanziari per proteggere e accrescere le loro ricchezze personali e il loro potere, ignorando le masse. (…) Fukuyama scrive ancora: “I sostenitori dell’economia di mercato hanno ripetuto per anni che la crescita col tempo filtra giù verso tutte le classi, ma con il passare degli anni gli smisurati guadagni del vertice della piramide dei redditi non sono filtrati in alcun modo”. Insomma, le ricette del capitalismo reaganiano hanno fallito miseramente, ma ironicamente stanno tornando alla ribalta. Perché? Perché la cospirazione dei super-ricchi di Davos è ossessionata dalla ricchezza, dal potere e dal globalismo.

(…) Non ci sono organizzazioni segrete comandate da un diabolico clone di Blofeld che complotta di distruggere il mondo. Sicuro, i super-ricchi complottano, ma lo fanno alla luce del sole. Controllano tutto. Hanno tutti i soldi e i lobbisti necessari per comprare abbastanza politici da far apparire legale e costituzionale il loro comportamento corrotto e immorale.

(…) Alla fine del brillante saggio di Chrystia Freeland, ‘L’ascesa della nuova élite globale’, pubblicato sulla rivista Atlantic, l’autrice cita il best-seller ‘Quando i mercati collidono’ dell’amministratore delegato di Pimco, Mohamed El-Erian : ”La vera minaccia per la super-élite è la possibilità che la rabbia popolare, ancora non organizzata, provochi pressioni politiche protezioniste”. O magari una rivoluzione. (…) La Freeland conclude che ”la storia ha dimostrato che le super-élite hanno solo due modi di sopravvivere: reprimere il dissenso o distribuire la propria ricchezza”. Purtroppo c’è una terza, più violenta, possibilità. (…)

Il capitalismo è in una spirale di morte, resa evidente dalla recente recrudescenza delle ricette reaganiane in America. Non sopravviverà. La storia ci dice che alla fine la repressione del dissenso fallisce sempre, e che la distribuzione della ricchezza non avviene in modo pacifico e diplomatico, ma solo dopo violente rivoluzioni che rovesciano i ‘sistemi’ esistenti, come quello della cospirazione dei super-ricchi di Davos.

Fonte: http://it.peacereporter.net/
Link: http://it.peacereporter.net/articolo/26561/Murdoch+contro+l%27%E9lite+globale%3F
27.01.2011

Traduzione a cura di ENRICO PIOVESANA

Blog di Beppe Grillo – Sardegna nucleare

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Sardegna nucleare.

Nel nord della Sardegna le spiagge sono inquinate dal petrolio della E-On. Nel sud è prevista una colata di cemento nella meravigliosa Costa Verde. I pastori vengono picchiati sia a Cagliari che a Civitavecchia, se osano sbarcare sul Continente. Per non farsi mancare niente, nel futuro di questa magica isola c’è anche il nucleare. Il prossimo 15 maggio il presidente della Regione Ugo Cappellacci chiederà ai sardi di rispondere alla domanda: “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?“. Il referendum è consultivo. Qualunque sia la risposta, le centrali le potranno fare lo stesso. Cappellacci disse nel febbraio del 2009: “Da noi nessuna centrale. Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. Berlusconi manterrà le promesse fatte“.

Rifiuti a Napoli, la ragnatela tra servizi segreti istituzioni e faccendieri della camorra | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Rifiuti a Napoli, la ragnatela tra servizi segreti istituzioni e faccendieri della camorra | Il Fatto Quotidiano.

Prosegue l’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sui rapporti oscuri che hanno giocato la partita della monnezza in Campania. Emergono altri incontri tra i clan e uomini dell’intelligence italiana

Presenze ingombranti e ombre sull’eterna emergenza campana. Nel 2005 l’incontro tra il latitante Michele Zagaria, capo indiscusso dei Casalesi, e delegati delle istituzioni per discutere di affari e rifiuti, con la mediazione di intermediari dei servizi. Le indagini dovranno chiarire i contorni di questo eventuale patto, ma un fatto è certo: gli 007 hanno avuto un ruolo nei periodi più gravi dell’emergenza. “E’ normale che ci fossero agenti dei servizi – racconta una fonte investigativa – . Se dopo anni il problema è rimasto irrisolto tutti i corpi dello stato hanno fatto il possibile, dato il proprio contributo”.

Proviamo a capire meglio queste presenze. Uomini dei servizi segreti entravano e uscivano dal Commissariato per l’emergenza rifiuti a Napoli come se fossero stati a casa loro. Nel periodo di gestione di Guido Bertolaso, l’ex capo della protezione civile dava sempre per scontata questa presenza. Uno degli archivi viventi sullo scandalo rifiuti è Giulio Facchi. Ex sub commissario, imputato nel processo madre che vede sotto accusa anche Antonio Bassolino e i vertici (ex) di Impregilo, racconta che organizzò un incontro tra gli uomini dei servizi proprio con Antonio Bassolino, allora commissario all’emergenza. “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni – racconta Facchi – mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”.

Dopo il 2004 al commissariato di governo arriva il prefetto Corrado Catenacci (di recente coinvolto nell’inchiesta sul percolato in mare). Ma una traccia sui rapporti dei servizi con uomini chiacchierati c’è e riguarda Cipriano Chianese, avvocato faccendiere, candidato nel 1994 alla Camera dei deputati per Forza Italia con il sostegno dei Casalesi, secondo la Procura di Napoli. Chianese finisce ancora ai domiciliari nel gennaio 2010, avrebbe ricattato il commissariato: minacciava la chiusura degli impianti per ottenere soldi e pagamenti non dovuti. Viene definito imprenditore mafioso fino al 1996, il ramo di competenza quello dei rifiuti. Il caso Chianese mostra come in questi anni lo Stato, per suo conto il commissariato, abbiano bussato alla porta di chiunque e si sia piegato anche agli interessi criminali. Il primo arresto per Chianese arriva nel 2006 e in quell’ordinanza c’è traccia di alcuni incontri con gli uomini dei servizi. Non solo, emerge il ruolo e l’importanza dell’avvocato-faccendiere. Chianese si incontra con due uomini dei servizi. Anno 2003. Il primo, agente del Sisde, chiede a Chianese di intervenire per evitare un trasferimento e conta sull’amicizia pesante del faccendiere con un generale dell’arma dei carabinieri. Si comprende il potere di Chianese, braccio imprenditoriale del clan, secondo la Procura di Napoli, con amicizie ed entrature tra magistrati, forze generali dell’arma e 007. Nel secondo incontro Chianese insieme con il figlio di un affiliato al clan dei Casalesi, si reca a Latina a casa di un altro uomo dei servizi. Ma episodi e incontri non finiscono.

Torniamo a Facchi, e alla sua esperienza di sub-commissario per l’emergenza rifiuti. “Una volta fui portato dagli 007 a Gaeta. Parlammo della situazione rifiuti. Ero con tre funzionari dei servizi segreti. Si trattò, come in tutte le altre occasioni, di un incontro istituzionale. Fu tutto registrato”. Il giorno dopo Facchi fu raggiunto da una telefonata: “Dal commissariato mi chiesero di quel colloquio, a riprova che i servizi avessero un canale aperto anche con i vertici”. Quello che, spesso, Facchi suggeriva agli agenti come chiave di analisi era il livello di infiltrazione camorristico: “Io lo registravo più in alto, legato alla nuova gestione dei rifiuti e i servizi si mossero in quella direzione per individuarlo”. Non è dato sapere cosa successe dopo il 2004, se quel livello camorristico più alto diventò davvero un interlocutore per gli uomini dello stato. Di certo ci furono gli incontri tra delegati istituzionali e i vertici dei Casalesi e di certo fino al 2010, ne sono la riprova le interdittive, le aziende che hanno gestito terreni e discariche, la camorra ha ‘mangiato’ sulla munnezza. Se con l’accordo dello stato, attraverso un patto è tutto da chiarire.

di Tommaso Sodano e Nello Trocchia

Rifiuti a Napoli, adesso emerge “un tavolino” tra boss della camorra, Stato e servizi segreti | Il Fatto Quotidiano

Rifiuti a Napoli, adesso emerge “un tavolino” tra boss della camorra, Stato e servizi segreti | Il Fatto Quotidiano.

Protagonista dell’incontro il boss latitante Michele Zagaria. Il tutto è avvenuto a ridosso delle regionali del 2005. Con lui anche uomini legati ai servizi d’intelligence italiana

Dietro lo scandalo rifiuti si allunga l’ombra di un accordo tra i vertici dei Casalesi, uomini dello Stato, con un ruolo decisivo svolto dagli 007. Tutti protagonisti dell’inquietante tavolino. La prima inchiesta del Mattino ha parlato di un incontro tra Michele Zagaria, latitante e capo indiscusso del clan casertano alla presenza di un uomo legato ai servizi segreti, con un delegato istituzionale, del commissariato straordinario di Governo o della regione. L’incontro si sarebbe svolto nel 2006. Il boss dei Casalesi avrebbe discusso della costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa, nel casertano, in un’area dove sono presenti numerose aziende zootecniche. Come contropartita, la camorra avrebbe chiesto un ristoro, un pezzo dell’affare.

Il Fattoquotidiano.it ha avuto la conferma di un altro incontro, datato nel 2005, nel periodo pre-elettorale durante le competizioni per le regionali. Si sarebbe svolto a Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli. Nulla vieta, come ormai appare sempre più evidente, che gli incontri siano stati diversi. Il tema di confronto: affari e accordi, senza trascurare la questione rifiuti: trasporto, aree per lo stoccaggio dei rifiuti e riqualificazioni. Ditte colluse pronte per i nuovi affari, come successo per le opere dell’alta velocità.

Presente al tavolo Michele Zagaria, latitante da oltre 15 anni, primula rossa dei Casalesi, con lui un rappresentante istituzionale e intermediari. La direzione distrettuale antimafia di Napoli ha aperto un’indagine per individuare le responsabilità ed eventuali coperture anche nella latitanza di Zagaria. Non è un caso che l’incontro si sarebbe svolto a Pomigliano, nel napoletano. I clan di zona, raccontano alcuni inquirenti, non hanno mai rinunciato a mantenere rapporti con i Casalesi e quella città rappresenta un punto nodale anche politicamente. Nel 1998 Sergio Orsi, imprenditore casertano dei rifiuti, socio privato del consorzio Ce4, di recente condannato per collusione con i Casalesi, fu controllato in compagnia di Nicola Foria, esponente di primo piano dello storico clan omonimo pomiglianese. Per i ‘casertani’ quello è un territorio amico”. In fondo da quelle parti, nello stesso luogo dell’incontro, avrebbe trascorso parte della sua latitanza anche un altro boss di primo piano della camorra partenopea Mario Fabbrocino.

Un luogo riservato alle occasioni che contano. Napoli e Caserta si incontrano nella sentenza che condanna Sergio Orsi a quattro anni e otto mesi. Si legge: “ Ha stretto un accordo con Giuseppe Valente al fine di essere sicuro di vincere la gara per l’individuazione del partner privato da affiancare al consorzio Ce4 nella formazione della costituenda società mista Eco4. Ha altresì stretto accordi con il clan dei Casalesi e in particolare modo con la fazione facente capo a Francesco Bidognetti”. Valente è l’uomo di Cosentino in quel consorzio. Non solo. Giuseppe Valente, anche lui condannato a 4 anni e due mesi, è stato anche il presidente di Impregeco, il superconsorzio poi raggiunto da interdittiva antimafia, che metteva insieme i consorzi casertani ( vicini al centro-destra) e quelli napoletani( vicini al centrosinistra),al vertice uomini di Cosentino e Bassolino. Impregeco doveva occuparsi della gestione delle discariche e della costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa. Consociativismo sancito tra i rifiuti.

di Nello Trocchia e Tommaso Sodano

I rifiuti che distruggono il Paese

Fonte: Antimafia Duemila – I rifiuti che distruggono il Paese.

di Riccardo Iacona – 6 febbraio 2011
Percolato in mare, discariche colme, malapolitica: stasera torna PRESADIRETTA

È tornata la spazzatura per le strade di Napoli, avete visto le immagini sui telegiornali. Altre migliaia di tonnellate (già 1’250 ieri rispetto alle 1’210 di venerdì) dimostrano che il sistema di raccolta dei rifiuti semplicemente non funziona, non è capace nemmeno di togliere dalla strada il “tal quale” smentendo così nei fatti tutta la propaganda politica che ci siamo dovuti subire in questi ultimi anni. Dopo 17 anni di commissari straordinari, prefetti e presidenti della Regione, di destra e di sinistra e 8 miliardi di euro gettati nell’emergenza rifiuti, siamo ancora lì, con le montagne di immondizia che coprono Napoli, una delle città più belle del nostro Paese. Non solo l’emergenza non è mai finita, ma le scene che vediamo in questi giorni sono destinate a ripetersi: stasera a PRESADIRETTA vi faremo vedere come Chiaiano, l’ultima discarica di Napoli in funzione, è ormai quasi piena. E quando la dovranno chiudere per forza, dove si butteranno i rifiuti? Così tutti i paesi della provincia sono già sul piede di guerra, pronti a seguire l’esempio di Terzigno per resistere all’apertura di nuove discariche. La storia della spazzatura di Napoli è forse il più grande esempio di come la malapolitica sta distruggendo il Paese, il suo territorio, le sue risorse, rischiando di far pagare alle nuove generazioni i disastri che ha prodotto per parecchi decenni ancora. Ed è per questo che abbiamo deciso di dedicarle tutta la puntata di stasera. E lo faremo con precisione, senza fare sconti a nessuno.

Vi faremo vedere come hanno buttato per anni direttamente a mare e senza trattarle migliaia di tonnellate di percolato, quel terribile liquido nero che si produce nelle discariche quando dentro ci finisce tutto, distruggendo il mare del litorale domizio e riempiendo la spiaggia di vermi (per questi reati, anche se scarcerati ieri, sono indagati Marta Di Gennaro, ex vice di Bertolaso alla Protezione Civile, e Corrado Catenacci, ex commissario per l’emergenza rifiuti in Campania). Su questo scempio le ditte private ci hanno fatto soldi e i politici hanno raccolto potere e voti. Vi porteremo in mezzo alle terre dei contadini del Parco del Vesuvio, una volta un vero e proprio paradiso: lo sapete che oggi su quella terra non cresce più niente e quel poco che cresce fa paura solo a vederlo? Vi racconteremo come la camorra e lo Stato abbiano attuato la stessa politica, quella di moltiplicare i “buchi” e di ficcarci dentro tutto. E poi vi faremo vedere da vicino tutta l’industria che è nata attorno al fallimento del ciclo dei rifiuti in Campania: 18 mila addetti, il doppio di quelli che servono nel resto di Italia per raccogliere e differenziare i rifiuti, 18 consorzi di bacino che dovevano servire a implementare la raccolta differenziata e che invece sono serviti solo ad assumere le persone. Sono scene incredibili quelle che Domenico Iannacone ha girato dentro uno di questi consorzi: compattatori e camion, nuovi di zecca e abbandonati, e centinaia di persone che sono state pagate per anni per non fare niente. E ancora, ma avete solo un’idea di quanti soldi si buttano per portare tutta questa immondizia avanti e indietro per tutta la Regione, adesso anche per tutta l’Italia? E sapete che in Campania sono stati costruiti diversi impianti di compostaggio, anche con fondi europei, ma che sono lì, abbandonati? Con il risultato paradossale che se a Napoli si cominciasse a fare la raccolta differenziataspintanonsaprebberodovemettere l’umido, perché mancano gli impianti che lo possono trattare? Perché la mala politica ha trasformato la spazzatura in oro e il territorio, la salute e la vita dei cittadini in spazzatura. Grazie e a stasera.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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